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#deleuze — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #deleuze, aggregated by home.social.

  1. AI is a Prostitute

    The video shook me up, like no other video on AI had. Since it handled the problem at its root, at what reality this AI was: radical opposition to despair of enforcement. It tackles the problem of having a select few channels of information, providing only limited subset of what may be of specific interest to one, by providing only questions.
  2. Now I tried to understand the #BodyWithoutOrgans term of #Deleuze and #FélixGuattari . So far I guess it's an anti idea of unorganized things. It's just for orientation. A potential and unspecific. This to all who search this term as a hashtag ;-)

  3. Now I tried to understand the #BodyWithoutOrgans term of #Deleuze and #FélixGuattari . So far I guess it's an anti idea of unorganized things. It's just for orientation. A potential and unspecific. This to all who search this term as a hashtag ;-)

  4. Now I tried to understand the #BodyWithoutOrgans term of #Deleuze and #FélixGuattari . So far I guess it's an anti idea of unorganized things. It's just for orientation. A potential and unspecific. This to all who search this term as a hashtag ;-)

  5. Now I tried to understand the #BodyWithoutOrgans term of #Deleuze and #FélixGuattari . So far I guess it's an anti idea of unorganized things. It's just for orientation. A potential and unspecific. This to all who search this term as a hashtag ;-)

  6. Now I tried to understand the #BodyWithoutOrgans term of #Deleuze and #FélixGuattari . So far I guess it's an anti idea of unorganized things. It's just for orientation. A potential and unspecific. This to all who search this term as a hashtag ;-)

  7. Deleuze: Die Wirklichkeit ist ein Rhizom, offen, ohne Zentrum, ohne Anfang und Ende.
    Mein Wochenende: auch offen, frei, ohne Struktur.
    Mein Montagmorgen: Kommt recht linear daher.

    #philosophie #deleuze #alltag #schicksalsjahreeineskaisers

  8. Deleuze: Die Wirklichkeit ist ein Rhizom, offen, ohne Zentrum, ohne Anfang und Ende.
    Mein Wochenende: auch offen, frei, ohne Struktur.
    Mein Montagmorgen: Kommt recht linear daher.

    #philosophie #deleuze #alltag #schicksalsjahreeineskaisers

  9. Commento a #Intellighenzia de #IlNemico:

    O non hanno capito Deleuze e Guattari, oppure l'hanno capito magistralmente.
    La canzone sembra un autentico gesto deleuziano quando prende in giro le correnti culturali, le etichette ideologiche, il bisogno di avere sempre un'opinione o l'intellettuale che cita Deleuze e Guattari per fare bella figura.

    Dicono "non ci ho capito niente di Deleuze e Guattari..." ma poi continuano a far saltare i confini semiotici tra teoria, politica, desiderio, amore, lavoro e vita quotidiana.

    Le possibilità sono due, o veramente non hanno capito per niente Deleuze e Guattari oppure li hanno compresi così bene da scrivere una canzone che praticamente prende per il culo chi pensa di averli capiti!

    Cosa ne pensate? Qua il link alla canzone: inv.nadeko.net/PZH8B6Y1AH0

    #Deleuze #Guattari #DeleuzeGuattari

  10. Commento a #Intellighenzia de #IlNemico:

    O non hanno capito Deleuze e Guattari, oppure l'hanno capito magistralmente.
    La canzone sembra un autentico gesto deleuziano quando prende in giro le correnti culturali, le etichette ideologiche, il bisogno di avere sempre un'opinione o l'intellettuale che cita Deleuze e Guattari per fare bella figura.

    Dicono "non ci ho capito niente di Deleuze e Guattari..." ma poi continuano a far saltare i confini semiotici tra teoria, politica, desiderio, amore, lavoro e vita quotidiana.

    Le possibilità sono due, o veramente non hanno capito per niente Deleuze e Guattari oppure li hanno compresi così bene da scrivere una canzone che praticamente prende per il culo chi pensa di averli capiti!

    Cosa ne pensate? Qua il link alla canzone: inv.nadeko.net/PZH8B6Y1AH0

    #Deleuze #Guattari #DeleuzeGuattari

  11. Commento a #Intellighenzia de #IlNemico:

    O non hanno capito Deleuze e Guattari, oppure l'hanno capito magistralmente.
    La canzone sembra un autentico gesto deleuziano quando prende in giro le correnti culturali, le etichette ideologiche, il bisogno di avere sempre un'opinione o l'intellettuale che cita Deleuze e Guattari per fare bella figura.

    Dicono "non ci ho capito niente di Deleuze e Guattari..." ma poi continuano a far saltare i confini semiotici tra teoria, politica, desiderio, amore, lavoro e vita quotidiana.

    Le possibilità sono due, o veramente non hanno capito per niente Deleuze e Guattari oppure li hanno compresi così bene da scrivere una canzone che praticamente prende per il culo chi pensa di averli capiti!

    Cosa ne pensate? Qua il link alla canzone: inv.nadeko.net/PZH8B6Y1AH0

    #Deleuze #Guattari #DeleuzeGuattari

  12. Commento a #Intellighenzia de #IlNemico:

    O non hanno capito Deleuze e Guattari, oppure l'hanno capito magistralmente.
    La canzone sembra un autentico gesto deleuziano quando prende in giro le correnti culturali, le etichette ideologiche, il bisogno di avere sempre un'opinione o l'intellettuale che cita Deleuze e Guattari per fare bella figura.

    Dicono "non ci ho capito niente di Deleuze e Guattari..." ma poi continuano a far saltare i confini semiotici tra teoria, politica, desiderio, amore, lavoro e vita quotidiana.

    Le possibilità sono due, o veramente non hanno capito per niente Deleuze e Guattari oppure li hanno compresi così bene da scrivere una canzone che praticamente prende per il culo chi pensa di averli capiti!

    Cosa ne pensate? Qua il link alla canzone: inv.nadeko.net/PZH8B6Y1AH0

    #Deleuze #Guattari #DeleuzeGuattari

  13. Commento a #Intellighenzia de #IlNemico:

    O non hanno capito Deleuze e Guattari, oppure l'hanno capito magistralmente.
    La canzone sembra un autentico gesto deleuziano quando prende in giro le correnti culturali, le etichette ideologiche, il bisogno di avere sempre un'opinione o l'intellettuale che cita Deleuze e Guattari per fare bella figura.

    Dicono "non ci ho capito niente di Deleuze e Guattari..." ma poi continuano a far saltare i confini semiotici tra teoria, politica, desiderio, amore, lavoro e vita quotidiana.

    Le possibilità sono due, o veramente non hanno capito per niente Deleuze e Guattari oppure li hanno compresi così bene da scrivere una canzone che praticamente prende per il culo chi pensa di averli capiti!

    Cosa ne pensate? Qua il link alla canzone: inv.nadeko.net/PZH8B6Y1AH0

    #Deleuze #Guattari #DeleuzeGuattari

  14. Dezső has a short story "The Kleptomaniac Translator" where the protagonist steals stuff from the writing he translates: 10 000 pounds in original becomes 4500 in translation etc. Google AI, on the other hand, for some reason always tends to exaggerate and inflate stuff. A minor advantage becomes "huge". And now 's and 's "A Thousand Plateaus" became "A Million Plateaus".

  15. Dezső #Kosztolányi has a short story "The Kleptomaniac Translator" where the protagonist steals stuff from the writing he translates: 10 000 pounds in original becomes 4500 in translation etc. Google AI, on the other hand, for some reason always tends to exaggerate and inflate stuff. A minor advantage becomes "huge". And now #Deleuze's and #Guattari's "A Thousand Plateaus" became "A Million Plateaus".

  16. #newissue

    Che cosa esprime il #silenzio? Nella letteratura, nelle pratiche religiose, nell’esperienza estetica e in molti altri ambiti, il silenzio assume forme e significati diversi. Il nuovo numero tematico di #Lebenswelt esplora l’assenza di suono da una prospettiva fenomenologica e in differenti contesti, attingendo al lavoro di #Wittgenstein e #Nietzsche come di #Deleuze e #Guattari

    ⬇️ Disponibile in #openaccess: riviste.unimi.it/index.php/Leb

    #filosofia #fenomenologia
    @cultura

  17. #newissue

    Che cosa esprime il #silenzio? Nella letteratura, nelle pratiche religiose, nell’esperienza estetica e in molti altri ambiti, il silenzio assume forme e significati diversi. Il nuovo numero tematico di #Lebenswelt esplora l’assenza di suono da una prospettiva fenomenologica e in differenti contesti, attingendo al lavoro di #Wittgenstein e #Nietzsche come di #Deleuze e #Guattari

    ⬇️ Disponibile in #openaccess: riviste.unimi.it/index.php/Leb

    #filosofia #fenomenologia
    @cultura

  18. #newissue

    Che cosa esprime il #silenzio? Nella letteratura, nelle pratiche religiose, nell’esperienza estetica e in molti altri ambiti, il silenzio assume forme e significati diversi. Il nuovo numero tematico di #Lebenswelt esplora l’assenza di suono da una prospettiva fenomenologica e in differenti contesti, attingendo al lavoro di #Wittgenstein e #Nietzsche come di #Deleuze e #Guattari

    ⬇️ Disponibile in #openaccess: riviste.unimi.it/index.php/Leb

    #filosofia #fenomenologia
    @cultura

  19. #newissue

    Che cosa esprime il #silenzio? Nella letteratura, nelle pratiche religiose, nell’esperienza estetica e in molti altri ambiti, il silenzio assume forme e significati diversi. Il nuovo numero tematico di #Lebenswelt esplora l’assenza di suono da una prospettiva fenomenologica e in differenti contesti, attingendo al lavoro di #Wittgenstein e #Nietzsche come di #Deleuze e #Guattari

    ⬇️ Disponibile in #openaccess: riviste.unimi.it/index.php/Leb

    #filosofia #fenomenologia
    @cultura

  20. #newissue

    Che cosa esprime il #silenzio? Nella letteratura, nelle pratiche religiose, nell’esperienza estetica e in molti altri ambiti, il silenzio assume forme e significati diversi. Il nuovo numero tematico di #Lebenswelt esplora l’assenza di suono da una prospettiva fenomenologica e in differenti contesti, attingendo al lavoro di #Wittgenstein e #Nietzsche come di #Deleuze e #Guattari

    ⬇️ Disponibile in #openaccess: riviste.unimi.it/index.php/Leb

    #filosofia #fenomenologia
    @cultura

  21. (FR) "N’imaginez pas qu’il faille être triste pour être militant, même si la chose qu’on combat est abominable."

    (IT) "Non crediate che si debba essere tristi per essere militanti, anche se ciò che si combatte è abominevole."

    (Tratta dalla prefazione di Michel #Foucault all'edizione americana del 1977 di L'Anti-Edipo di Gilles #Deleuze e Félix #Guattari nota anche come "Introduzione alla vita non fascista")

    #DeleuzeGuattari

  22. (FR) "N’imaginez pas qu’il faille être triste pour être militant, même si la chose qu’on combat est abominable."

    (IT) "Non crediate che si debba essere tristi per essere militanti, anche se ciò che si combatte è abominevole."

    (Tratta dalla prefazione di Michel #Foucault all'edizione americana del 1977 di L'Anti-Edipo di Gilles #Deleuze e Félix #Guattari nota anche come "Introduzione alla vita non fascista")

    #DeleuzeGuattari

  23. "Il desiderio produce sé stesso e produce il reale, ancor prima di ogni rappresentazione", affermano Deleuze & Guattari. Il desiderio non è una mancanza che cerca soddisfazione esterna, ma un processo di autoproduzione che crea la realtà stessa.

    #psicologia #psicoanalisi #schizoanalisi #DeleuzeGuattari #deleuze #Guattari

  24. "Il desiderio produce sé stesso e produce il reale, ancor prima di ogni rappresentazione", affermano Deleuze & Guattari. Il desiderio non è una mancanza che cerca soddisfazione esterna, ma un processo di autoproduzione che crea la realtà stessa.

    #psicologia #psicoanalisi #schizoanalisi #DeleuzeGuattari #deleuze #Guattari

  25. "Il desiderio produce sé stesso e produce il reale, ancor prima di ogni rappresentazione", affermano Deleuze & Guattari. Il desiderio non è una mancanza che cerca soddisfazione esterna, ma un processo di autoproduzione che crea la realtà stessa.

    #psicologia #psicoanalisi #schizoanalisi #DeleuzeGuattari #deleuze #Guattari

  26. "Il desiderio produce sé stesso e produce il reale, ancor prima di ogni rappresentazione", affermano Deleuze & Guattari. Il desiderio non è una mancanza che cerca soddisfazione esterna, ma un processo di autoproduzione che crea la realtà stessa.

    #psicologia #psicoanalisi #schizoanalisi #DeleuzeGuattari #deleuze #Guattari

  27. Good news for everyone who’s been following this unfolding of “Nomadology,” or trying to, who would prefer the convenience of a single long piece: I’ve now published Part I of Notes on “Nomadology” as a free post on my Patreon: patreon.com/posts/notes-on-par

    Feel free to share the link with friends, or anyone else you think might be interested!

    #deleuze #guattari #deleuzeandguattari #nomadology #athousandplateaus #theory #philosophy

  28. Good news for everyone who’s been following this unfolding of “Nomadology,” or trying to, who would prefer the convenience of a single long piece: I’ve now published Part I of Notes on “Nomadology” as a free post on my Patreon: patreon.com/posts/notes-on-par

    Feel free to share the link with friends, or anyone else you think might be interested!

    #deleuze #guattari #deleuzeandguattari #nomadology #athousandplateaus #theory #philosophy

  29. 2016, rencontre #HouriaBouteldja + #IsabelleStengers, "Les Blancs, les #Juifs et nous : vers une politique de l' #amour #révolutionnaire", les #Indigènes de la République, l' #universalité, le #féminisme universaliste, la dignité, le provincialisme de la #France et la provincialité de la #Belgique, l' #antisémitisme, "il faut", "il faudrait", "dans la gueule", les #Justes, #MohammedV, la gauche radicale, la #gauche qui a besoin que les gens pensent et la #droite qui a besoin que les gens se soumettent, un autre clivage, le #conformisme rationaliste, le "on", #Starhawk, les #sorcières américaines, les #indiens, les #philosophes grecs, les ravages, #Deleuze, "souchiens", l' #homophobie, la Déclaration des Droits de l'Homme, la #blanchité, #MohammedAli, #Estrosi, #Marianne, retrouver sa dignité en apprenant à la perdre, dire "nous", difficile, vivre les #ruines, entre autres celles des sécurités dont nous étions fiers, mais aussi des ruines vivables, faire avec ces précarités, générer des agencements compliqués et lents, "toutes les dimensions brassées autrement, choisir de ne pas aller du côté de celles qui humilient les hommes et il s'agirait que les hommes comprennent que c'est un choix, et c'est le devenir qui passe, dans la #complexité pour faire bouger ce qui vous étrangle".
    youtube.com/watch?v=RN3dDXOcnX

  30. oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera

  31. 7 febbraio, bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) il 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera

  32. "La maîtresse d’école ne s’informe pas quand elle interroge un élève, pas plus qu’elle n’informe quand elle enseigne une règle de grammaire ou de calcul. Elle « enseigne », elle donne des ordres, elle commande."

    Et, pourrions-nous ajouter, elle assigne, comme on peut lire plus loin :
    "La machine de l’enseignement obligatoire ne communique pas des informations, mais impose à l’enfant des coordonnées sémiotiques avec toutes les bases duelles de la grammaire (masculin-féminin, singulier-pluriel, sujet d’énoncé-sujet d’énonciation, etc.). L’unité élémentaire du langage, c’est le mot d’ordre."

    (Deleuze, Guattari, 1980, p. 95-96)

    #éduquer #obéir #obéissance #croyances #école #éducation #imagination #formation #lesInstitutionsMentent #apprendre #enseignement #enseigner #adultisme #enseignants #Deleuze #Guattari #language #sémiotique #domination

  33. "La maîtresse d’école ne s’informe pas quand elle interroge un élève, pas plus qu’elle n’informe quand elle enseigne une règle de grammaire ou de calcul. Elle « enseigne », elle donne des ordres, elle commande."

    Et, pourrions-nous ajouter, elle assigne, comme on peut lire plus loin :
    "La machine de l’enseignement obligatoire ne communique pas des informations, mais impose à l’enfant des coordonnées sémiotiques avec toutes les bases duelles de la grammaire (masculin-féminin, singulier-pluriel, sujet d’énoncé-sujet d’énonciation, etc.). L’unité élémentaire du langage, c’est le mot d’ordre."

    (Deleuze, Guattari, 1980, p. 95-96)

    #éduquer #obéir #obéissance #croyances #école #éducation #imagination #formation #lesInstitutionsMentent #apprendre #enseignement #enseigner #adultisme #enseignants #Deleuze #Guattari #language #sémiotique #domination