#riviste — Public Fediverse posts
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“cosmopolitismo femminile plurale”, a cura di giulia tellini, diego salvadori, salomé vuelta garcìa
Affrontare il tema del cosmopolitismo al femminile significa parlare di donne che per i motivi più vari hanno vissuto in più luoghi, che hanno scelto come loro patria d’elezione il mondo intero, che hanno sviluppato uno sguardo multi-prospettico e trans-nazionale su una pluralità di questioni. Si tratta di poetesse, drammaturghe, pubbliciste, pedagogiste, dottoresse, scienziate, saggiste, filosofe, che, fra l’Otto e il Novecento, sono riuscite non solo a integrarsi in un paese diverso rispetto a quello d’origine (sia in quanto donne, sia in quanto straniere), ma anche a studiare, a lavorare, a combattere contro le dittature e gli integralismi, a far ascoltare forte e chiara la propria voce di libertà e di rivolta.
#AdaMilani #AmeliaPincherleRosselli #AngelicaPalli #AriannaFiore #ÁgnesHeller #CamillaBencini #cosmopolitismo #CosmopolitismoFemminilePlurale #criticaLetteraria #DiegoSalvadori #divorzio #donne #donneScrittrici #dottoresse #drammaturghe #dualismi #ElenaRaffalovichComparetti #emancipazione #filosofe #filosofia #FiorenzaToccafondi #Firenze #GeneraciónDel27 #GiovannaAmato #GiuliaTellini #IdolinaLandolfi #letteratura #LucíaSánchezSaornilb #MarcoCiardi #MariaJuditeDeCarvalho #MichelaGraziani #NinaOlivettiModona #Novecento #OleksandraRekutLiberatore #Ottocento #ParigiFinDeSiècle #pedagogia #pedagogiste #peerReview #poesia #poete #poetesse #pubbliciste #riviste #RomanceroDeMujeresLibres #saggiste #SaloméVueltaGarcía #SchizziParigini #scienza #scienziate #scrittrici #SEF #SefEditrice #SocietàEditriceFiorentina #societàPortoghese #StudiERicercheDelDipartimentoDiLettereEFilosofia #teatro #ucroniaEmancipazionista #UniversitàDiFirenze -
“cosmopolitismo femminile plurale”, a cura di giulia tellini, diego salvadori, salomé vuelta garcìa
Affrontare il tema del cosmopolitismo al femminile significa parlare di donne che per i motivi più vari hanno vissuto in più luoghi, che hanno scelto come loro patria d’elezione il mondo intero, che hanno sviluppato uno sguardo multi-prospettico e trans-nazionale su una pluralità di questioni. Si tratta di poetesse, drammaturghe, pubbliciste, pedagogiste, dottoresse, scienziate, saggiste, filosofe, che, fra l’Otto e il Novecento, sono riuscite non solo a integrarsi in un paese diverso rispetto a quello d’origine (sia in quanto donne, sia in quanto straniere), ma anche a studiare, a lavorare, a combattere contro le dittature e gli integralismi, a far ascoltare forte e chiara la propria voce di libertà e di rivolta.
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Firenze University Press entra in ScienceOpen: Open Access globale per oltre 1.700 libri e 60 riviste
Redazione
Firenze University Press (FUP) annuncia il proprio ingresso in ScienceOpen, la piattaforma globale di scoperta e diffusione della ricerca scientifica. Con oltre 1.700 libri e più di 60 riviste peer-reviewed ora indicizzate nelle collezioni FUP Books e FUP Journals, la produzione accademica di FUP e di USienaPress entrano in un ecosistema che raccoglie oltre 100 milioni di pubblicazioni, ampliando la visibilità e l’impatto internazionale delle proprie opere.
Visibilità e impatto globali
La collaborazione con ScienceOpen consolida il ruolo di FUP come editore di riferimento nell’Open Access e promotore dell’innovazione nella comunicazione scientifica. Grazie all’arricchimento dei metadati e agli strumenti di scoperta contestuale, le pubblicazioni FUP dialogano con reti di ricerca internazionali, rafforzando la diffusione e l’impatto interdisciplinare.
Un editore accademico aperto e sostenibile
FUP, editore open e non profit dell’Università di Firenze, opera secondo i principi di Open Science e della conoscenza come bene comune, reinvestendo ogni surplus nelle proprie finalità culturali e pubbliche. Promuove un modello editoriale trasparente, equo e sostenibile, al servizio della comunità scientifica e della società civile.
Un modello collaborativo tra University Press
Nell’ambito di una strategia di cooperazione tra le University Press italiane, FUP ha avviato una partnership con USiena Press come primo editore associato. L’iniziativa si fonda sulla totale autonomia editoriale di ciascun partner e sulla condivisione di infrastrutture e competenze per valorizzare la produzione scientifica pubblica.
Un catalogo aperto e interdisciplinare
Il programma editoriale FUP copre un ampio spettro di discipline, dalle scienze umane e sociali alle discipline tecniche e naturali, promuovendo la circolazione libera del sapere e il dialogo tra ambiti di ricerca diversi. La casa editrice è aperta a proposte di pubblicazione da parte di studiosi, ricercatori e istituzioni che condividano i principi dell’accesso aperto e della responsabilità pubblica della conoscenza.
Un ecosistema editoriale aperto e connesso
Attraverso ScienceOpen e la partecipazione all’Association of European University Presses (AEUP), FUP contribuisce allo sviluppo di standard europei di qualità e interoperabilità dei dati, consolidando il proprio ruolo nel panorama dell’editoria accademica aperta.
“L’inclusione in ScienceOpen rafforza la nostra missione di rendere la ricerca più accessibile e visibile a livello globale,” dichiara Firenze University Press. “Continueremo a promuovere la collaborazione, la trasparenza e il valore pubblico della conoscenza.”
CONSULTA IL CATALOGO DELLE PUBBLICAZIONIFonte: Comunicato FUP
#AEUP #editoriaAccademica #FirenzeUniversityPress #impattoGlobale #interoperabilitàDati #libri #OpenAccess #ricercaScientifica #Riviste #ScienceOpen #Università #UniversitàDiFirenze #UniversityPressItaliane #USienaPress
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La pubblicazione di una nuova rivista cartacea è sempre una buona notizia, se poi si tratta di una rivista a fumetti, pubblicata da il manifesto e curata da @maicolemirco , la notizia è incredibilmente buona 😃 : https://ilmanifesto.it/ce-una-nuova-rivista-che-e-la-fine-del-mondo?t=A9QEb7YtMgylTv73Oe3Gq
Ecco "La fine del mondo", da dicembre in edicola il numero 0 e a gennaio 2026 il numero 1
Nell'articolo una bella intervista al curatore Maicol& Mirco
➡️ P.s. Maicol&Mirco glielo dici tu al Manifesto che sarebbe anche ora di crearsi un account su #Mastodon ? :mastodon_mascot:
Grazie 🙏
#fumetti #riviste #ilmanifesto #GoodNews #Maicolemirco #stampa #Mastodon #ComingSoon
@maupao
@goofy
@alephoto85
@lindasartini
@mauriziocarnago
@skariko
@macfranc
@scuola
@filippodb
@RFancio
@dado
@DarioZanette -
mattina di letture @ esiste la ricerca: allo studio campo boario
OGGI, domenica 7 settembre, dalle 10 alle 14, a Roma, presso lo Studio Campo Boario
Viale del Campo Boario 3
METRO B – Fermata Piramideterzo giorno di
ESISTE LA RICERCA
Allo Studio Campo Boario, stamattina, letture dai libri presenti sui banchetti, pubblicati da editori come Tic, déclic, ikonaLíber, pièdimosca, Camera verde, Zacinto, Edizioni CentroScritture, Ifix, [dia•foria e molti altri; e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta.
#AlbertoDAmico #AntonioSyxty #blog #CameraVerde #comunità #confronto #correnti #déclic #diaforia #dialogo #EdizioniCentroScritture #ELR #ELREsisteLaRicerca #ELR2025 #EsisteLaRicerca #EsisteLaRicerca2025 #gruppi #IFIX #IkonaLíber #ilGiocoDelleComunità #LaScuolaDelleCose #laboratori #letture #Lyceum #LyceumMudima #MarcoGiovenale #Mudima #Pièdimosca #reading #ricercaLetteraria #riviste #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #siti #sperimentazioneLetteraria #StudioCampoBoario #Tic #Zacinto
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mattina di letture @ esiste la ricerca: allo studio campo boario
OGGI, domenica 7 settembre, dalle 10 alle 14, a Roma, presso lo Studio Campo Boario
Viale del Campo Boario 3
METRO B – Fermata Piramideterzo giorno di
ESISTE LA RICERCA
Allo Studio Campo Boario, stamattina, letture dai libri presenti sui banchetti, pubblicati da editori come Tic, déclic, ikonaLíber, pièdimosca, Camera verde, Zacinto, Edizioni CentroScritture, Ifix, [dia•foria e molti altri; e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta.
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mattina di letture @ esiste la ricerca: allo studio campo boario
OGGI, domenica 7 settembre, dalle 10 alle 14, a Roma, presso lo Studio Campo Boario
Viale del Campo Boario 3
METRO B – Fermata Piramideterzo giorno di
ESISTE LA RICERCA
Allo Studio Campo Boario, stamattina, letture dai libri presenti sui banchetti, pubblicati da editori come Tic, déclic, ikonaLíber, pièdimosca, Camera verde, Zacinto, Edizioni CentroScritture, Ifix, [dia•foria e molti altri; e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta.
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da oggi, 5 settembre, gli incontri di “esiste la ricerca” @ studio campo boario
cliccare per ingrandire — errata corrige: l’anno è ovviamente il 2025 (non il 2005)
R.S.V.P.: https://slowforward.net/contact/
§
Venerdì 5 e sabato 6 settembre 2025, dalle 10 alle 18
– e domenica 7, dalle 10 alle 14a Roma, presso lo Studio Campo Boario
Viale del Campo Boario 4/a
METRO B – Fermata PiramideESISTE LA RICERCA
quinto incontro (2025):
IL GIOCO DELLE COMUNITÀ: rapporti e costruzioniEsiste la ricerca torna, grazie all’ospitalità di Alberto D’Amico, nel suo luogo di nascita, lo Studio Campo Boario, per una nuova – quinta – occasione di dialogo e confronto. Le modalità sono invariate: un libero estemporaneo scambio di idee e formazione di ipotesi, senza microfoni, senza registratori o videocamere, e senza gerarchie, a partire da alcune tracce fondamentali. Sarà insomma un dialogo aperto e orizzontale in cui potranno prendere la parola sia le persone invitate sia il pubblico. È importante sottolineare che tutti sono benvenuti ad ascoltare e intervenire, a prescindere dalla propria collocazione nel campo letterario.
Il tema o questione di fondo sarà stavolta IL GIOCO DELLE COMUNITÀ, su cui ci si interrogherà collettivamente nei primi due giorni, per riservare invece la mattina della domenica ad alcune letture/discussioni non programmate (che si definiranno il giorno stesso).
Le comunità, gli ensemble, i gruppi, le correnti, i laboratori, i siti, le riviste, le tante libere unioni di persone nel mondo delle lettere (delle arti, più in generale) sottolineano e marcano i propri confini o li disegnano come linee spezzate, tratteggiate, aperte? Quanto conta – e come – il contesto storico-politico in cui si trovano a nascere? Quali sono le influenze di cui risentono e le identità che esprimono? Con che quota di libertà? Cosa fanno, di cosa parlano, cosa materialmente & virtualmente fabbricano? Come si costruiscono al loro interno? Come articolano o disarticolano le categorie attraverso le quali in generale leggono sé stesse e le opere che in un dato periodo compaiono?
Il 5 settembre si parlerà di RAPPORTI interni ed esterni alle comunità, mentre il 6 ci si concentrerà più sulla loro COSTRUZIONE. Ma l’ordine degli addendi può essere variato senza che il risultato cambi, oppure uno dei giorni può sconfinare nell’altro, e i percorsi delle discussioni alterare il programma, che non è rigido. Il 7 settembre, infine, alcune LETTURE – e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta – segneranno la conclusione dell’incontro.
Come sempre, alcuni editori e collane saranno invitati e sarà dunque possibile sfogliare e acquistare le opere di cui si parla. Non mancheranno inoltre copie del n.19 del tabloid gratuito «La scuola delle cose» (Lyceum/Mudima, aprile 2025), interamente dedicato alla scrittura di ricerca.
R.S.V.P.
slowforward.net/contactPDF del comunicato stampa:
ESISTE LA RICERCA 2025 – il gioco delle comunitàEvento su Mobilizon:
https://mobilizon.it/events/cd4c6dab-6357-4460-846b-8ea148fcef56Evento fb:
https://www.facebook.com/events/1527943968202472/
#2025 #AlbertoDAmico #AntonioSyxty #blog #comunità #confronto #correnti #dialogo #ELR #ELREsisteLaRicerca #ELR2025 #EsisteLaRicerca #EsisteLaRicerca2025 #gruppi #ilGiocoDelleComunità #LaScuolaDelleCose #laboratori #letture #Lyceum #LyceumMudima #MarcoGiovenale #Mudima #reading #ricercaLetteraria #riviste #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #siti #sperimentazioneLetteraria #StudioCampoBoario -
da oggi, 5 settembre, gli incontri di “esiste la ricerca” @ studio campo boario
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Venerdì 5 e sabato 6 settembre 2005, dalle 10 alle 18
– e domenica 7, dalle 10 alle 14a Roma, presso lo Studio Campo Boario
Viale del Campo Boario 4/a
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quinto incontro (2025):
IL GIOCO DELLE COMUNITÀ: rapporti e costruzioniEsiste la ricerca torna, grazie all’ospitalità di Alberto D’Amico, nel suo luogo di nascita, lo Studio Campo Boario, per una nuova – quinta – occasione di dialogo e confronto. Le modalità sono invariate: un libero estemporaneo scambio di idee e formazione di ipotesi, senza microfoni, senza registratori o videocamere, e senza gerarchie, a partire da alcune tracce fondamentali. Sarà insomma un dialogo aperto e orizzontale in cui potranno prendere la parola sia le persone invitate sia il pubblico. È importante sottolineare che tutti sono benvenuti ad ascoltare e intervenire, a prescindere dalla propria collocazione nel campo letterario.
Il tema o questione di fondo sarà stavolta IL GIOCO DELLE COMUNITÀ, su cui ci si interrogherà collettivamente nei primi due giorni, per riservare invece la mattina della domenica ad alcune letture/discussioni non programmate (che si definiranno il giorno stesso).
Le comunità, gli ensemble, i gruppi, le correnti, i laboratori, i siti, le riviste, le tante libere unioni di persone nel mondo delle lettere (delle arti, più in generale) sottolineano e marcano i propri confini o li disegnano come linee spezzate, tratteggiate, aperte? Quanto conta – e come – il contesto storico-politico in cui si trovano a nascere? Quali sono le influenze di cui risentono e le identità che esprimono? Con che quota di libertà? Cosa fanno, di cosa parlano, cosa materialmente & virtualmente fabbricano? Come si costruiscono al loro interno? Come articolano o disarticolano le categorie attraverso le quali in generale leggono sé stesse e le opere che in un dato periodo compaiono?
Il 5 settembre si parlerà di RAPPORTI interni ed esterni alle comunità, mentre il 6 ci si concentrerà più sulla loro COSTRUZIONE. Ma l’ordine degli addendi può essere variato senza che il risultato cambi, oppure uno dei giorni può sconfinare nell’altro, e i percorsi delle discussioni alterare il programma, che non è rigido. Il 7 settembre, infine, alcune LETTURE – e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta – segneranno la conclusione dell’incontro.
Come sempre, alcuni editori e collane saranno invitati e sarà dunque possibile sfogliare e acquistare le opere di cui si parla. Non mancheranno inoltre copie del n.19 del tabloid gratuito «La scuola delle cose» (Lyceum/Mudima, aprile 2025), interamente dedicato alla scrittura di ricerca.
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IL GIOCO DELLE COMUNITÀ: rapporti e costruzioniEsiste la ricerca torna, grazie all’ospitalità di Alberto D’Amico, nel suo luogo di nascita, lo Studio Campo Boario, per una nuova – quinta – occasione di dialogo e confronto. Le modalità sono invariate: un libero estemporaneo scambio di idee e formazione di ipotesi, senza microfoni, senza registratori o videocamere, e senza gerarchie, a partire da alcune tracce fondamentali. Sarà insomma un dialogo aperto e orizzontale in cui potranno prendere la parola sia le persone invitate sia il pubblico. È importante sottolineare che tutti sono benvenuti ad ascoltare e intervenire, a prescindere dalla propria collocazione nel campo letterario.
Il tema o questione di fondo sarà stavolta IL GIOCO DELLE COMUNITÀ, su cui ci si interrogherà collettivamente nei primi due giorni, per riservare invece la mattina della domenica ad alcune letture/discussioni non programmate (che si definiranno il giorno stesso).
Le comunità, gli ensemble, i gruppi, le correnti, i laboratori, i siti, le riviste, le tante libere unioni di persone nel mondo delle lettere (delle arti, più in generale) sottolineano e marcano i propri confini o li disegnano come linee spezzate, tratteggiate, aperte? Quanto conta – e come – il contesto storico-politico in cui si trovano a nascere? Quali sono le influenze di cui risentono e le identità che esprimono? Con che quota di libertà? Cosa fanno, di cosa parlano, cosa materialmente & virtualmente fabbricano? Come si costruiscono al loro interno? Come articolano o disarticolano le categorie attraverso le quali in generale leggono sé stesse e le opere che in un dato periodo compaiono?
Il 5 settembre si parlerà di RAPPORTI interni ed esterni alle comunità, mentre il 6 ci si concentrerà più sulla loro COSTRUZIONE. Ma l’ordine degli addendi può essere variato senza che il risultato cambi, oppure uno dei giorni può sconfinare nell’altro, e i percorsi delle discussioni alterare il programma, che non è rigido. Il 7 settembre, infine, alcune LETTURE – e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta – segneranno la conclusione dell’incontro.
Come sempre, alcuni editori e collane saranno invitati e sarà dunque possibile sfogliare e acquistare le opere di cui si parla. Non mancheranno inoltre copie del n.19 del tabloid gratuito «La scuola delle cose» (Lyceum/Mudima, aprile 2025), interamente dedicato alla scrittura di ricerca.
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esiste la ricerca, quinto incontro: a roma, 5-6-7 settembre 2025 @ studio campo boario
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Il tema o questione di fondo sarà stavolta IL GIOCO DELLE COMUNITÀ, su cui ci si interrogherà collettivamente nei primi due giorni, per riservare invece la mattina della domenica ad alcune letture/discussioni non programmate (che si definiranno il giorno stesso).
Le comunità, gli ensemble, i gruppi, le correnti, i laboratori, i siti, le riviste, le tante libere unioni di persone nel mondo delle lettere (delle arti, più in generale) sottolineano e marcano i propri confini o li disegnano come linee spezzate, tratteggiate, aperte? Quanto conta – e come – il contesto storico-politico in cui si trovano a nascere? Quali sono le influenze di cui risentono e le identità che esprimono? Con che quota di libertà? Cosa fanno, di cosa parlano, cosa materialmente & virtualmente fabbricano? Come si costruiscono al loro interno? Come articolano o disarticolano le categorie attraverso le quali in generale leggono sé stesse e le opere che in un dato periodo compaiono?
Il 5 settembre si parlerà di RAPPORTI interni ed esterni alle comunità, mentre il 6 ci si concentrerà più sulla loro COSTRUZIONE. Ma l’ordine degli addendi può essere variato senza che il risultato cambi, oppure uno dei giorni può sconfinare nell’altro, e i percorsi delle discussioni alterare il programma, che non è rigido. Il 7 settembre, infine, alcune LETTURE – e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta – segneranno la conclusione dell’incontro.
Come sempre, alcuni editori e collane saranno invitati e sarà dunque possibile sfogliare e acquistare le opere di cui si parla. Non mancheranno inoltre copie del n.19 del tabloid gratuito «La scuola delle cose» (Lyceum/Mudima, aprile 2025), interamente dedicato alla scrittura di ricerca.
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IL GIOCO DELLE COMUNITÀ: rapporti e costruzioniEsiste la ricerca torna, grazie all’ospitalità di Alberto D’Amico, nel suo luogo di nascita, lo Studio Campo Boario, per una nuova – quinta – occasione di dialogo e confronto. Le modalità sono invariate: un libero estemporaneo scambio di idee e formazione di ipotesi, senza microfoni, senza registratori o videocamere, e senza gerarchie, a partire da alcune tracce fondamentali. Sarà insomma un dialogo aperto e orizzontale in cui potranno prendere la parola sia le persone invitate sia il pubblico. È importante sottolineare che tutti sono benvenuti ad ascoltare e intervenire, a prescindere dalla propria collocazione nel campo letterario.
Il tema o questione di fondo sarà stavolta IL GIOCO DELLE COMUNITÀ, su cui ci si interrogherà collettivamente nei primi due giorni, per riservare invece la mattina della domenica ad alcune letture/discussioni non programmate (che si definiranno il giorno stesso).
Le comunità, gli ensemble, i gruppi, le correnti, i laboratori, i siti, le riviste, le tante libere unioni di persone nel mondo delle lettere (delle arti, più in generale) sottolineano e marcano i propri confini o li disegnano come linee spezzate, tratteggiate, aperte? Quanto conta – e come – il contesto storico-politico in cui si trovano a nascere? Quali sono le influenze di cui risentono e le identità che esprimono? Con che quota di libertà? Cosa fanno, di cosa parlano, cosa materialmente & virtualmente fabbricano? Come si costruiscono al loro interno? Come articolano o disarticolano le categorie attraverso le quali in generale leggono sé stesse e le opere che in un dato periodo compaiono?
Il 5 settembre si parlerà di RAPPORTI interni ed esterni alle comunità, mentre il 6 ci si concentrerà più sulla loro COSTRUZIONE. Ma l’ordine degli addendi può essere variato senza che il risultato cambi, oppure uno dei giorni può sconfinare nell’altro, e i percorsi delle discussioni alterare il programma, che non è rigido. Il 7 settembre, infine, alcune LETTURE – e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta – segneranno la conclusione dell’incontro.
Come sempre, alcuni editori e collane saranno invitati e sarà dunque possibile sfogliare e acquistare le opere di cui si parla. Non mancheranno inoltre copie del n.19 del tabloid gratuito «La scuola delle cose» (Lyceum/Mudima, aprile 2025), interamente dedicato alla scrittura di ricerca.
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ESISTE LA RICERCA 2025 – il gioco delle comunitàEvento su Mobilizon:
https://mobilizon.it/events/cd4c6dab-6357-4460-846b-8ea148fcef56Evento fb:
https://www.facebook.com/events/1527943968202472/#AlbertoDAmico #AntonioSyxty #blog #comunità #confronto #correnti #dialogo #ELR #ELREsisteLaRicerca #ELR2025 #EsisteLaRicerca #EsisteLaRicerca2025 #gruppi #ilGiocoDelleComunità #LaScuolaDelleCose #laboratori #letture #Lyceum #LyceumMudima #MarcoGiovenale #Mudima #reading #ricercaLetteraria #riviste #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #siti #sperimentazioneLetteraria #StudioCampoBoario
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esiste la ricerca, quinto incontro: a roma, 5-6-7 settembre 2025 @ studio campo boario
cliccare per ingrandire
R.S.V.P.: https://slowforward.net/contact/
§
Venerdì 5 e sabato 6 settembre 2005, dalle 10 alle 18
– e domenica 7, dalle 10 alle 14a Roma, presso lo Studio Campo Boario
Viale del Campo Boario 4/a
METRO B – Fermata PiramideESISTE LA RICERCA
quinto incontro (2025):
IL GIOCO DELLE COMUNITÀ: rapporti e costruzioniEsiste la ricerca torna, grazie all’ospitalità di Alberto D’Amico, nel suo luogo di nascita, lo Studio Campo Boario, per una nuova – quinta – occasione di dialogo e confronto. Le modalità sono invariate: un libero estemporaneo scambio di idee e formazione di ipotesi, senza microfoni, senza registratori o videocamere, e senza gerarchie, a partire da alcune tracce fondamentali. Sarà insomma un dialogo aperto e orizzontale in cui potranno prendere la parola sia le persone invitate sia il pubblico. È importante sottolineare che tutti sono benvenuti ad ascoltare e intervenire, a prescindere dalla propria collocazione nel campo letterario.
Il tema o questione di fondo sarà stavolta IL GIOCO DELLE COMUNITÀ, su cui ci si interrogherà collettivamente nei primi due giorni, per riservare invece la mattina della domenica ad alcune letture/discussioni non programmate (che si definiranno il giorno stesso).
Le comunità, gli ensemble, i gruppi, le correnti, i laboratori, i siti, le riviste, le tante libere unioni di persone nel mondo delle lettere (delle arti, più in generale) sottolineano e marcano i propri confini o li disegnano come linee spezzate, tratteggiate, aperte? Quanto conta – e come – il contesto storico-politico in cui si trovano a nascere? Quali sono le influenze di cui risentono e le identità che esprimono? Con che quota di libertà? Cosa fanno, di cosa parlano, cosa materialmente & virtualmente fabbricano? Come si costruiscono al loro interno? Come articolano o disarticolano le categorie attraverso le quali in generale leggono sé stesse e le opere che in un dato periodo compaiono?
Il 5 settembre si parlerà di RAPPORTI interni ed esterni alle comunità, mentre il 6 ci si concentrerà più sulla loro COSTRUZIONE. Ma l’ordine degli addendi può essere variato senza che il risultato cambi, oppure uno dei giorni può sconfinare nell’altro, e i percorsi delle discussioni alterare il programma, che non è rigido. Il 7 settembre, infine, alcune LETTURE – e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta – segneranno la conclusione dell’incontro.
Come sempre, alcuni editori e collane saranno invitati e sarà dunque possibile sfogliare e acquistare le opere di cui si parla. Non mancheranno inoltre copie del n.19 del tabloid gratuito «La scuola delle cose» (Lyceum/Mudima, aprile 2025), interamente dedicato alla scrittura di ricerca.
R.S.V.P.
slowforward.net/contactPDF del comunicato stampa:
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esiste la ricerca, quinto incontro: a roma, 5-6-7 settembre 2025 @ studio campo boario
cliccare per ingrandire — errata corrige: l’anno è ovviamente il 2025 (non il 2005)
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Venerdì 5 e sabato 6 settembre 2025, dalle 10 alle 18
– e domenica 7, dalle 10 alle 14a Roma, presso lo Studio Campo Boario
Viale del Campo Boario 4/a
METRO B – Fermata PiramideESISTE LA RICERCA
quinto incontro (2025):
IL GIOCO DELLE COMUNITÀ: rapporti e costruzioniEsiste la ricerca torna, grazie all’ospitalità di Alberto D’Amico, nel suo luogo di nascita, lo Studio Campo Boario, per una nuova – quinta – occasione di dialogo e confronto. Le modalità sono invariate: un libero estemporaneo scambio di idee e formazione di ipotesi, senza microfoni, senza registratori o videocamere, e senza gerarchie, a partire da alcune tracce fondamentali. Sarà insomma un dialogo aperto e orizzontale in cui potranno prendere la parola sia le persone invitate sia il pubblico. È importante sottolineare che tutti sono benvenuti ad ascoltare e intervenire, a prescindere dalla propria collocazione nel campo letterario.
Il tema o questione di fondo sarà stavolta IL GIOCO DELLE COMUNITÀ, su cui ci si interrogherà collettivamente nei primi due giorni, per riservare invece la mattina della domenica ad alcune letture/discussioni non programmate (che si definiranno il giorno stesso).
Le comunità, gli ensemble, i gruppi, le correnti, i laboratori, i siti, le riviste, le tante libere unioni di persone nel mondo delle lettere (delle arti, più in generale) sottolineano e marcano i propri confini o li disegnano come linee spezzate, tratteggiate, aperte? Quanto conta – e come – il contesto storico-politico in cui si trovano a nascere? Quali sono le influenze di cui risentono e le identità che esprimono? Con che quota di libertà? Cosa fanno, di cosa parlano, cosa materialmente & virtualmente fabbricano? Come si costruiscono al loro interno? Come articolano o disarticolano le categorie attraverso le quali in generale leggono sé stesse e le opere che in un dato periodo compaiono?
Il 5 settembre si parlerà di RAPPORTI interni ed esterni alle comunità, mentre il 6 ci si concentrerà più sulla loro COSTRUZIONE. Ma l’ordine degli addendi può essere variato senza che il risultato cambi, oppure uno dei giorni può sconfinare nell’altro, e i percorsi delle discussioni alterare il programma, che non è rigido. Il 7 settembre, infine, alcune LETTURE – e relativo dialogo/commento/confronto con chi in sala ascolta – segneranno la conclusione dell’incontro.
Come sempre, alcuni editori e collane saranno invitati e sarà dunque possibile sfogliare e acquistare le opere di cui si parla. Non mancheranno inoltre copie del n.19 del tabloid gratuito «La scuola delle cose» (Lyceum/Mudima, aprile 2025), interamente dedicato alla scrittura di ricerca.
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Le comunità, gli ensemble, i gruppi, le correnti, i laboratori, i siti, le riviste, le tante libere unioni di persone nel mondo delle lettere (delle arti, più in generale) sottolineano e marcano i propri confini o li disegnano come linee spezzate, tratteggiate, aperte? Quanto conta – e come – il contesto storico-politico in cui si trovano a nascere? Quali sono le influenze di cui risentono e le identità che esprimono? Con che quota di libertà? Cosa fanno, di cosa parlano, cosa materialmente & virtualmente fabbricano? Come si costruiscono al loro interno? Come articolano o disarticolano le categorie attraverso le quali in generale leggono sé stesse e le opere che in un dato periodo compaiono?
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L'editoriale di Internazionale di questa settimana è dedicato al ricordo di Goffredo Fofi, l'articolo del direttore Giovanni De Mauro si conclude così:
"Però se si dovesse
provare a riassumere cos' ha fatto per tutta
la vita Goffredo Fofi, queste sue poche
parole, dette in un'intervista a Felice
Pesoli nel documentario Suole di vento,
sono perfette, e sono anche un invito da
tenere sempre a mente: "Che fare?
Resistere, che è già una gran fatica.
Studiare, guai a non studiare. Fare rete,
ma non quella porcata che è il web (web
vuol dire anche ragnatela: c'è il grande
ragno del capitale, i moscerini finiscono
nella rete e lui se li mangia tutti). E
un'ultima cosa: rompere i coglioni".Il bellissimo documentario Suole di vento. Storie di Goffredo Fofi si può vedere su RaiPlay:
https://www.raiplay.it/video/2024/02/Suole-di-vento-Storie-di-Goffredo-Fofi-5939f9c8-dbb4-450b-a9e9-af248cb440e4.html#GoffredoFofi #Internazionale #storia #memoria #sinistra #riviste #resistere #studiare #FareRete #RaiPlay #cinema
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Regalo riviste di cinema vintage.
Servizi dedicati a Gwyneth Paltrow Meg Ryan Sabrina Ferilli Meryl Streep
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Nel mio blog potete consultare la lista degli articoli in regalo.
Attenzione! Non effettuo consegne a mano.
Pagamento dei costi di spedizione tramite donazione con Paypal.
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Riviste Unimi ha raggiunto i 10.000.000 di DOWNLOAD da ogni parte del mondo!
Un importantissimo traguardo che non sarebbe stato raggiunto senza i nostri autori e i nostri editor, grazie a tutti voi!
Consultabile qui una mappa dettagliata e costantemente aggiornata delle nostre statistiche:
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Riviste Unimi ha raggiunto i 10.000.000 di DOWNLOAD da ogni parte del mondo!
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“after words: visual and experimental poetry in little mags and small presses, 1960-2025”: exhibition and book
After Words: Visual and Experimental Poetry in Little Magazines and Small Presses, 1960-2025, (catalogue and exhibition), Curated by Steve Clay and M. C. Kinniburgh of Granary Press, The Grolier Club, New York, NY, April 23 – July 26, 2025
Clay, Steve and M.C. Kinniburgh:
[from garadinervi & Granary Books]AFTER WORDS: VISUAL AND EXPERIMENTAL POETRY IN LITTLE MAGAZINES AND SMALL PRESSES, 1960–2025
Granary Books, 2025. Item #3913
click to enlarge
10.75 x 8.25 in., 232 pp. smyth-sewn in wrappers. Printed full color.
This book offers a visual and thematic journey through avant-garde, concrete, visual, and experimental poetics as they appeared in ephemeral little magazines and small press publications from the 1960s onward. This book serves as an exhibition catalog for After Words: Visual and Experimental Poetry in Little Magazines and Small Presses, 1960–2025 from April 23rd to July 26, 2025, at The Grolier Club exhibition in New York City. [«The exhibition presents a wide range of international works with approximately 150 publications, including Assembling, Kontexts, Poor.Old.Tired.Horse., blewointment, Rhinozeros, The Marrahwanna Quarterly, Granary Books, Something Else Press, Edition Hansjörg Mayer, Ou, and Stereo Headphones. Poets presented include Cecilia Vicuña, bpNichol, Johanna Drucker, Tom Phillips, Emily McVarish, d.a. levy, Mirtha Dermisache, and Philip Gallo among many others»]
Small presses include: 7 Flowers Press, Agentzia, Anabasis, Asylum’s Press, Ayizan Press, Beach Books Texts & Documents, Beau Geste Press, blewointmentpress, Burning Press, C Press, Chax Press, Coach House Press, Edition Hansjörg Mayer, Edizioni Geiger, Expanded Media Editions, Fleye Press, Goliard Press, Grabhorn-Hoyem, Granary Books, Druckwerk, Hawk’s Well Press, Heiner Friedrich, The Hermetic Press, Hermetic Gallery, John Martin, Joseph Melzer Verlag, Kickshaws, Kontexts Publications, Letter Edged in Black Press, Luna Bisonte Productions, Membrane Press, Milano: East 128, New Wilderness Foundation, Nietzsche’s Brolly, Nova News, Open Book, Openings Press, PANic Press, Phenomenon Press, Poltroon Press, Renegade Press, Roaring Fork Press, Scorribanda Productions, Seedorn Verlag, Seripress, Siglio Press, Station Hill, Tarasque Press, Tetrad Press, Visual Poetry Workshop National Poetry Society of London, Wild Hawthorn Press, and Xexoxial Editions.
Little magazines include: “before your very eyes!”, A: An Envelope Magazine of Visual Poetry, Abracadabra, Alcheringa, Anti-Isolation, Approches, AQ, Assembling, Blank Tape, Bulletin From Nothing, Cenizas, Diagonal Cero, E pod, Fruit Cup, Ganglia, Geiger, Gnaoua, Industrial Sabotage, Interstate, Journeyman, Kaldron, Klacto 23, Kontakte, Kontexts, Kroklok, L=A=N=G=U=A=G=E, Libellus, Life Begins with Love, Lines, Lost and Found Times, Lost Paper, Mini, New Wilderness Letter, Pages, Poor.Old.Tired.Horse., Rawz, Revue OU, Rhinozeros, Sammelband Futura, Schmuck, Shi Shi: Concrete & Visual Poetry, Signal, Soft Need, Sondern, Spanish Fleye, Stereo Headphones, Taproot Reviews, The Acts: The Shelf Life, The Difficulties, The Improbable, The Insect Trust Gazette, The Marrahwanna Quarterly, The San Francisco Earthquake, The Subtle Journal of Raw Coinage, Toothpick Lisbon & the Orcas Islands, Unarmed: Adventurous Poetry Journal, UNI/vers(;), WhiteWalls, Xerolage, and xtant.
#19602025 #3913 #7FlowersPress #AAnEnvelopeMagazineOfVisualPoetry #Abracadabra #AfterWords #AfterWordsVisualAndExperimentalPoetryInLittleMagazinesAndSmallPresses #Agentzia #Alcheringa #Anabasis #AntiIsolation #Approches #AQ #Assembling #AsylumSPress #avantGarde #AyizanPress #BeforeYourVeryEyes_ #BeachBooksTextsDocuments #BeauGestePress #BlankTape #blewointment #blewointmentpress #bpNichol #BulletinFromNothing #BurningPress #CPress #CeciliaVicuña #Cenizas #ChaxPress #CoachHousePress #concrete #dALevy #DiagonalCero #Druckwerk #EPod #EditionHansjörgMayer #EdizioniGeiger #EmilyMcVarish #exhibit #exhibition #exhibitionCatalog #ExpandedMediaEditions #experimentalWriting #FleyePress #FruitCup #Ganglia #Geiger #Gnaoua #GoliardPress #GrabhornHoyem #GranaryBooks #HawkSWellPress #HeinerFriedrich #HermeticGallery #IndustrialSabotage #Interstate #JohannaDrucker #JohnMartin #JosephMelzerVerlag #Journeyman #Kaldron #Kickshaws #Klacto23 #Kontakte #Kontexts #KontextsPublications #Kroklok #LANGUAGE #LetterEdgedInBlackPress #Libellus #LifeBeginsWithLove #lines #lostAndFoundTimes #LostPaper #LunaBisonteProductions #MCKinniburgh #materialiVerbovisivi #MembranePress #MilanoEast128 #Mini #MirthaDermisache #NewWildernessFoundation #NewWildernessLetter #NietzscheSBrolly #NovaNews #OpenBook #OpeningsPress #Ou #Pages #PANicPress #PhenomenonPress #PhilipGallo #poets #PoltroonPress #PoorOldTiredHorse_ #Rawz #RenegadePress #RevueOU #Rhinozeros #riviste #RoaringForkPress #SammelbandFutura #Schmuck #ScorribandaProductions #SeedornVerlag #Seripress #ShiShiConcreteVisualPoetry #SiglioPress #Signal #smallPresses #SoftNeed #SomethingElsePress #Sondern #SpanishFleye #StationHill #StereoHeadphones #SteveClay #TaprootReviews #TarasquePress #TetradPress #TheActsTheShelfLife #TheDifficulties #TheGrolierClub #TheHermeticPress #TheImprobable #TheInsectTrustGazette #TheMarrahwannaQuarterly #TheSanFranciscoEarthquake #TheSubtleJournalOfRawCoinage #TomPhillips #ToothpickLisbonTheOrcasIslands #UnarmedAdventurousPoetryJournal #UNIVers_ #vispo #visualPoetry #VisualPoetryWorkshopNationalPoetrySocietyOfLondon #WhiteWalls #WildHawthornPress #xerolage #XexoxialEditions #xtant #zines
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oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.#AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera
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oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.#AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera
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oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.#AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera
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oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.#AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera
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7 febbraio, bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) il 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.#AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera
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7 febbraio, bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) il 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.#AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera
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7 febbraio, bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) il 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.#AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera
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7 febbraio, bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) il 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.#AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera
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“out of the grid”, a cura di dafne boggeri
OUT OF THE GRID. Italian zines 1978—2006 è un volume, realizzato con il bando Italian Council 11° edizione 2022, immaginato come una mappatura di quelle realtà indipendenti che dalla fine degli anni ’70 al primo decennio del 2000 si sono sviluppate sul territorio italiano attraverso l’autoproduzione di riviste amatoriali o fanzine (dall’abbreviazione di Fan Magazine).
Con una selezione di 100 progetti la pubblicazione mette in luce un ampio movimento intergenerazionale con una pluralità di estetiche, approcci stilistici e immaginari. Il lavoro di ricerca e catalogazione restituisce così una ricchezza finora inesplorata di percorsi, accomunati dalla stessa passione per le scene underground e dal desiderio di creare alternative per mezzo della musica e delle espressioni creative del periodo.
Tra i titoli inclusi nella pubblicazione: Harpo’s Bulletin [Bologna], Mazquerade [Perugia], Megawave [Napoli], T.V.O.R. [Como], Drynamil [Milano], Rebel Soul [Bari], Skate or Sucks! [Vercelli], Trance [Pisa], CROM! [Grosseto], Gommina [Alessandria], Tribe [Milano], Tendencies [Siena], Adenoidi [Perugia], Neoclima [Torino], Aelle [Genova], GOSH! [Bologna], Trap [Milano/Treviso], Bad Attitude [Torino], Zap [Catania], Link Project [Bologna], Clit Rocket [Roma], Speed Demon [Milano], Equilibrio Precario [Trento], Codici Immaginari [Roma], TRAX [Forte dei Marmi], Xerox [Milano].
Il volume di 400 pagine, in lingua inglese, curato in collaborazione con Sara Serighelli è edito da Les Presses du réel, realizzato e pubblicato a seguito della vittoria della XI edizione del bando Italian Council, stampato su carta Sappi, con il supporto di VANS
*
Out Of The Grid presents a critical selection of 100 Italian zines from 1978 to 2006 that display a broad spectrum of social, political, aesthetic, and technological changes in the use of language and communication strategies across the territory of self publishing. Widely mapping Italian society, particularly youth culture – over an extended period that can be symbolically defined as the post-movement and pre-internet3.0 – this outpouring of creativity give visibility to small, imaginative and technical shifts on paper that made mimeographs, photocopiers and offset machines tremble, and often erupted into the need to communicate through other mediums. The titles selected originated from different scenes – musical, social, artistic, literary… – within which the distances between authors and readers is eliminated. To help navigate this multitude of subcultures, each zine is introduced by a profile that provides further analysis and information and a generous iconographic apparatus. No specific structure has been imposed, leaving room for the specific characteristics of each project to emerge. 100 titles ∞ paths.
Project realized thanks to the support of the Directorate-General for Contemporary Creativity of the Italian Ministry of Culture under the Italian Council program [11th edition, 2022]
Paper supplied by Sappi
Supported by VANS
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A project by Dafne Boggeri
for SPRINT, O’ associazione non profit
Curated by Dafne Boggeri with the collaboration of Sara Serighelli
Contribution by Marta Zanoni
Interviews with Dafne Boggeri, Gino Gianuizzi, Stefano Gilardino, Glezös,
Fabiola Naldi, Lorenza Pignatti, Pietro Rivasi, Giulia Vallicelli [Compulsive Archive]
Photoeditor: Ilenia Arosio
Fundraiser & Project Coordinator: Leonardo Caldana
Editorial Assistant: Maddalena Manera
Art Direction: Dafne Boggeri
Translations: Marina Calvaresi, Georgeanne Kalweit, Vicky Milleris, Daniela Travaglini
Proofreading: Bradford Bailey
Type: Apfel Grotezk by Luigi Gorlero for Collletttivo
Published by Les Presses du réelPrinted by Ediprima [Piacenza]
Dedicated to – Francesca Alinovi, Marcello Baraghini, Betty S.Q.O.T.T., Chiara Fumai, Matteo Guarnaccia, Giorgio Maffei, Bruna Miorelli, Primo Moroni, Phase 2, RAMMELLZEE, Marika Rock
Thanks to – Vilma Bruno e Paolo Vitolo, Silvia Carollo, Giuseppe Fabio Berrettini, Srdjan Brankovic, Fabio Carboni, Filippo Cauz, Marco Cendron, Andrea Cernotto, Giulia Kimberly Colombo, Mauro Corbetta, Dan Edman, Fabrizio Floris, Luca Font, Funkly, La Guenda Di Genova, Marco Gulino, Teresa Macrì, Marco Maniglia, Laura Marino, Klaus Miser, Ludovico Pratesi, Iolanda Ratti, Andrea Rebecchi Mari, Cristiano Renzoni, Stefano Ricetti, Oderso Rubini, Giorgio Senesi, Felice Serreli, Olimpia Zagnoli
Special Thanks to – Pierluigi Arosio, Vittore Baroni, Anna Bolena, Leonardo Caldana, Martina Censi, S. Gustav Hägglund, Anna Levati, MP5, Ludovico Pratesi, Giacomo Spazio, Stefano Gilardino, Francesco Shadrack Magnocavallo
Archives – Brenna Alinovi; Archivio dello Spazio di via Lazzaro Palazzi – Museo del Novecento di Milano; Archivio Primo Moroni c/o c.s.o.a. COX18, Milano; Associazione Culturale RetroEdicola Videoludica, Bergamo; Compulsive Archive, Milano; Dafne Boggeri, Milano; Stefano Gilardino, Milano; MuseoTeo, Milano; Alessandro Pacella, Napoli; Andrea Rebecchi Mari, Milano; Alberto Scabbia ‘Adstar’ Milano; Sara Serighelli, Milano; Felice Serreli, Milano; as well as all the authors of the zines whose names are included in the respective text sheets
Paper : Magno Volume 130 g/m2 [pages] + Algro Design Advanced 350 g/m2 [cover] by Sappi
This book is printed on Sappi’s Magno Volume 130 g/m2, a superior high bulk matt paper combining a natural uncoated feel with coated image reproduction. The cover uses Sappi’s Algro Design Advanced 350 g/m2 paperboard which delivers ultimate quality consistency on its full coated top side and new levels of colour brilliance through advanced ink lift on the light coated reverse side.
Sappi, a leading global provider of sustainable woodfibre products and solutions, delivers the papers, services and expertise that place print at the heart of modern communication. Sappi also integrates sustainability into all operational aspects of their business and maintains a suite of certifications to ensure their actions are independently assessed and validated.
#autoproduzione #DafneBoggeri #fanzines #ItalianCouncil #ItalianZines #lesPressesDuRéel #MAMbo #music #musicA_ #OutOfTheGrid #riviste #SaraSerighelli #underground #video #zines
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“out of the grid”, a cura di dafne boggeri
OUT OF THE GRID. Italian zines 1978—2006 è un volume, realizzato con il bando Italian Council 11° edizione 2022, immaginato come una mappatura di quelle realtà indipendenti che dalla fine degli anni ’70 al primo decennio del 2000 si sono sviluppate sul territorio italiano attraverso l’autoproduzione di riviste amatoriali o fanzine (dall’abbreviazione di Fan Magazine).
Con una selezione di 100 progetti la pubblicazione mette in luce un ampio movimento intergenerazionale con una pluralità di estetiche, approcci stilistici e immaginari. Il lavoro di ricerca e catalogazione restituisce così una ricchezza finora inesplorata di percorsi, accomunati dalla stessa passione per le scene underground e dal desiderio di creare alternative per mezzo della musica e delle espressioni creative del periodo.
Tra i titoli inclusi nella pubblicazione: Harpo’s Bulletin [Bologna], Mazquerade [Perugia], Megawave [Napoli], T.V.O.R. [Como], Drynamil [Milano], Rebel Soul [Bari], Skate or Sucks! [Vercelli], Trance [Pisa], CROM! [Grosseto], Gommina [Alessandria], Tribe [Milano], Tendencies [Siena], Adenoidi [Perugia], Neoclima [Torino], Aelle [Genova], GOSH! [Bologna], Trap [Milano/Treviso], Bad Attitude [Torino], Zap [Catania], Link Project [Bologna], Clit Rocket [Roma], Speed Demon [Milano], Equilibrio Precario [Trento], Codici Immaginari [Roma], TRAX [Forte dei Marmi], Xerox [Milano].
Il volume di 400 pagine, in lingua inglese, curato in collaborazione con Sara Serighelli è edito da Les Presses du réel, realizzato e pubblicato a seguito della vittoria della XI edizione del bando Italian Council, stampato su carta Sappi, con il supporto di VANS
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Out Of The Grid presents a critical selection of 100 Italian zines from 1978 to 2006 that display a broad spectrum of social, political, aesthetic, and technological changes in the use of language and communication strategies across the territory of self publishing. Widely mapping Italian society, particularly youth culture – over an extended period that can be symbolically defined as the post-movement and pre-internet3.0 – this outpouring of creativity give visibility to small, imaginative and technical shifts on paper that made mimeographs, photocopiers and offset machines tremble, and often erupted into the need to communicate through other mediums. The titles selected originated from different scenes – musical, social, artistic, literary… – within which the distances between authors and readers is eliminated. To help navigate this multitude of subcultures, each zine is introduced by a profile that provides further analysis and information and a generous iconographic apparatus. No specific structure has been imposed, leaving room for the specific characteristics of each project to emerge. 100 titles ∞ paths.
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OUT OF THE GRID. Italian zines 1978—2006 è un volume, realizzato con il bando Italian Council 11° edizione 2022, immaginato come una mappatura di quelle realtà indipendenti che dalla fine degli anni ’70 al primo decennio del 2000 si sono sviluppate sul territorio italiano attraverso l’autoproduzione di riviste amatoriali o fanzine (dall’abbreviazione di Fan Magazine).
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“out of the grid”, a cura di dafne boggeri
OUT OF THE GRID. Italian zines 1978—2006 è un volume, realizzato con il bando Italian Council 11° edizione 2022, immaginato come una mappatura di quelle realtà indipendenti che dalla fine degli anni ’70 al primo decennio del 2000 si sono sviluppate sul territorio italiano attraverso l’autoproduzione di riviste amatoriali o fanzine (dall’abbreviazione di Fan Magazine).
Con una selezione di 100 progetti la pubblicazione mette in luce un ampio movimento intergenerazionale con una pluralità di estetiche, approcci stilistici e immaginari. Il lavoro di ricerca e catalogazione restituisce così una ricchezza finora inesplorata di percorsi, accomunati dalla stessa passione per le scene underground e dal desiderio di creare alternative per mezzo della musica e delle espressioni creative del periodo.
Tra i titoli inclusi nella pubblicazione: Harpo’s Bulletin [Bologna], Mazquerade [Perugia], Megawave [Napoli], T.V.O.R. [Como], Drynamil [Milano], Rebel Soul [Bari], Skate or Sucks! [Vercelli], Trance [Pisa], CROM! [Grosseto], Gommina [Alessandria], Tribe [Milano], Tendencies [Siena], Adenoidi [Perugia], Neoclima [Torino], Aelle [Genova], GOSH! [Bologna], Trap [Milano/Treviso], Bad Attitude [Torino], Zap [Catania], Link Project [Bologna], Clit Rocket [Roma], Speed Demon [Milano], Equilibrio Precario [Trento], Codici Immaginari [Roma], TRAX [Forte dei Marmi], Xerox [Milano].
Il volume di 400 pagine, in lingua inglese, curato in collaborazione con Sara Serighelli è edito da Les Presses du réel, realizzato e pubblicato a seguito della vittoria della XI edizione del bando Italian Council, stampato su carta Sappi, con il supporto di VANS
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Out Of The Grid presents a critical selection of 100 Italian zines from 1978 to 2006 that display a broad spectrum of social, political, aesthetic, and technological changes in the use of language and communication strategies across the territory of self publishing. Widely mapping Italian society, particularly youth culture – over an extended period that can be symbolically defined as the post-movement and pre-internet3.0 – this outpouring of creativity give visibility to small, imaginative and technical shifts on paper that made mimeographs, photocopiers and offset machines tremble, and often erupted into the need to communicate through other mediums. The titles selected originated from different scenes – musical, social, artistic, literary… – within which the distances between authors and readers is eliminated. To help navigate this multitude of subcultures, each zine is introduced by a profile that provides further analysis and information and a generous iconographic apparatus. No specific structure has been imposed, leaving room for the specific characteristics of each project to emerge. 100 titles ∞ paths.
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Paper : Magno Volume 130 g/m2 [pages] + Algro Design Advanced 350 g/m2 [cover] by Sappi
This book is printed on Sappi’s Magno Volume 130 g/m2, a superior high bulk matt paper combining a natural uncoated feel with coated image reproduction. The cover uses Sappi’s Algro Design Advanced 350 g/m2 paperboard which delivers ultimate quality consistency on its full coated top side and new levels of colour brilliance through advanced ink lift on the light coated reverse side.
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an exhibition at printed matter till jan 8th: “out of the grid: italian zines (1978–2006)”
Printed Matter is pleased to present Out of the Grid: Italian Zines (1978–2006), an exhibition (also from a —sadly sold-out— book) bringing together a selection of historical underground publications that exemplify the aesthetic language and approaches of various subcultural movements across Italy. The exhibition is developed by artist Dafne Boggeri and photographer Alien, drawn from the research for the publication of the same name. The publication, published by Les presses du réel (2023), was created by Boggeri for SPRINT and O’ non-profit association, in collaboration with Sara Serighelli and Marta Zanoni.
The work on view—including original fanzines, facsimiles, in-progress materials and related tools—traces the ways in which independent publishing in Italy was shaped by social, political, aesthetic, and technological shifts across three decades. The zines are of an era characterized by Boggeri as ‘post-movement to pre-internet3.0’—a period of time shaped by the loss of collective political purpose following the uprisings of ‘68, the subsequent rise of 80s punk mentality, and a lively print culture that thrived before digital space became a primary mode for communication and the dissemination of ideas. This outpouring of creativity was captured by mimeographs, photocopiers and offset machines, resulting in printed works that articulate a shared language around subcultural identity, as well as an evolving visual and typographic sensibility, often grounded in cut-and-paste.
The publications on display include projects like the Metal zine Fireball, queer productions Fuck bloc, PH+TXT and Clit Rocket, and role-playing game zines like Spell Book and Crom! alongside their original paste-ups. Also on view are some international publications that played a pivotal role in shaping local movements and served as precursors to the emergence of a distinct Italian scene.
On the walls, metal offset plates from the printing of Out of the Grid offer insight into the materiality of industrial print production in contrast to a DIY zine-making.
A selection of posters draws attention to scanned fragments from the zines themselves—amplified illustrations, slogans, and typographic experiments that convey the raw energy and attitude of the movements they represent.
On occasion of the presentation, Printed Matter releases ‘Mattone,’ an A2-sized poster by Boggeri available for free takeaway. The work features a brick-texture borrowed from a found 1980s Letratone sheet, once used by architects and graphic designers for dry transfers of letters, numbers, and motifs. The wall is reminiscent of typical gathering spots for young people across Italy, known colloquially as the ‘muretto’ (‘small wall’) and evokes references such as the iconic 1976 Ramones album cover and historic divisions like the Berlin Wall, serving as a potent symbol of rebellion and counterculture.
Special thanks to Roberto Di Meglio and Roberto Rog Gigli for lending their original material.
This exhibition is supported by the National Endowment for the Arts.
The exhibition graphic uses a cropped image from the cover of the zine Clit Rocket n.03, 2004, edited by Veruska Outlaw.
https://slowforward.net/wp-content/uploads/2024/12/out-of-the-grid-zines.pdf
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