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  1. 25 maggio 2026, roma, giornata del premio pagliarani: convegno sul teatro della neoavanguardia + premiazione dei testi èditi e inediti dell’xi edizione

    La Presidente Cetta Petrollo e Lia Pagliarani sono liete di annunciare la

    GIORNATA PAGLIARANI

    che si svolgerà lunedì 25 maggio 2026, nella Sala Cinema del Palazzo Esposizioni di Roma
    (Ingresso dalla scalinata di via Milano 9a)

    Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, giunto nel 2026 alla sua undicesima edizione, è lieto di comunicare il programma della giornata del 25 maggio. Il Premio alla carriera è stato attribuito, su proposta della Presidente, a Giulio Ferroni che sarà premiato con un’opera dell’artista Marzia Migliora. La giornata si aprirà con un convegno dedicato al Teatro della neoavanguardia, per proseguire nel pomeriggio con la cerimonia di premiazione.

    Giulio Ferroni_ Foto (C) Dino Ignani

    ____________________ PROGRAMMA DELLA GIORNATA ____________________

    Ore 10:30 – 13:00

    Teatro e poesia. Riflessioni sul Teatro della neoavanguardia

    Interventi di
    Marianna Marrucci, Francesco Muzzioli, Carlo Petruzzi, Chiara Portesine,
    Marta Previti, Camilla Protti, Gianluca Rizzo, Valentina Valentini
    [ titoli e argomenti delle relazioni a questo link ]

    Coordina i lavori
    Gianluca Rizzo

     

    Ore 17:00 – 19:30

    Cerimonia di premiazione della undicesima edizione del
    Premio Nazionale Elio Pagliarani

    Saluti istituzionali, presentazione dei finalisti e lettura di una loro poesia.
    Conferimento del premio alla carriera a Giulio Ferroni e
    consegna dell’opera di Marzia Migliora.

    A seguire, premiazione dell’opera di poesia
    vincitrice della sez. inediti e di quella della sez. editi.

    Opere èdite finaliste:
    Tiziana Colusso, Corpo conduttore – XXXIII variazioni (Edizioni Progetto Cultura)
    Antonella Antonia Paolini, Il macello moderno (Nino Aragno)
    Ivan Schiavone, Didascalie venatorie (La Vita Felice)

    Opere inedite finaliste:
    Cinzia Colazzo, Sperimentale sarai tu / soda caustica
    Lidia Popolano, De vacuum natura
    Roberto Ranieri, Il ratto di Schrödinger

    Conduce
    Arnaldo Colasanti

    *

    CARTELLA STAMPA COMPLETA disponibile all’indirizzo:
    https://tinyurl.com/pagliarani2026

    Il premio è una delle attività dell’Associazione letteraria Elio Pagliarani
    dedicata allo studio della poesia contemporanea.

    Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, nato nel 2015, ha per scopo il promuovere e valorizzare, nello spirito sperimentale del poeta, la scrittura poetica e la ricerca letteraria che dimostrino qualità creative ed espressive originali nell’innovazione linguistica.

    *


    sito: www.premionazionaleeliopagliarani.it
    uff. stampa: Gisella Blanco, Marco Giovenale, Irma Serra
    uffstampapremioeliopagliarani [at] gmail.com

    #25Maggio #25Maggio2026 #AntonellaAntoniaPaolini #AntonellaPaolini #Aragno #ArnaldoColasanti #AssociazioneLetterariaElioPagliarani #CamillaProtti #CarloPetruzzi #CettaPetrollo #ChiaraPortesine #CinziaColazzo #comunicatoStampaPremioPagliarani #EdizioniLaVitaFelice #EdizioniProgettoCultura #FrancescoMuzzioli #GianlucaRizzo #GisellaBlanco #GiulioFerroni #IrmaSerra #IvanSchiavone #LaVitaFelice #letturaDiPoesie #letture #lettureDiPoesie #LiaPagliarani #LidiaPopolano #MarcoGiovenale #MariannaMarrucci #MartaPreviti #MarziaMigliora #neoavanguardia #NinoAragno #NinoAragnoEditore #opereEdite #opereInedite #PalazzoDelleEsposizioni #PalazzoEsposizioni #poesia #poeti #premiDiPoesia #premiazioneDiPoesia #premioAllaCarriera #premioDiPoesia #PremioNazionaleElioPagliarani #PremioPagliarani #raccolteDiPoesia #raccolteDiPoesie #reading #readingDiPoesia #readingDiPoesie #RobertoRanieri #teatroDellaNeoavanguardia #TizianaColusso #ValentinaValentini
  2. 25 maggio 2026, roma, giornata del premio pagliarani: convegno sul teatro della neoavanguardia + conferimento del premio alla carriera a giulio ferroni + premiazione dei testi èditi e inediti dei finalisti dell’xi edizione

    La Presidente Cetta Petrollo e Lia Pagliarani sono liete di annunciare la

    GIORNATA PAGLIARANI

    che si svolgerà lunedì 25 maggio 2026, nella Sala Cinema del Palazzo Esposizioni di Roma
    (Ingresso dalla scalinata di via Milano 9a)

    Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, giunto nel 2026 alla sua undicesima edizione, è lieto di comunicare il programma della giornata del 25 maggio. Il Premio alla carriera è stato attribuito, su proposta della Presidente, a Giulio Ferroni che sarà premiato con un’opera dell’artista Marzia Migliora. La giornata si aprirà con un convegno dedicato al Teatro della neoavanguardia, per proseguire nel pomeriggio con la cerimonia di premiazione.

    Giulio Ferroni_ Foto (C) Dino Ignani

    PROGRAMMA DELLA GIORNATA 

    Ore 10:30 – 13:00

    Teatro e poesia. Riflessioni sul Teatro della neoavanguardia

    Interventi di
    Marianna Marrucci, Francesco Muzzioli, Carlo Petruzzi, Chiara Portesine,
    Marta Previti, Camilla Protti, Gianluca Rizzo, Valentina Valentini
    [ titoli e argomenti delle relazioni a questo link ]

    Coordina i lavori
    Gianluca Rizzo

     

    Ore 17:00 – 19:30

    Cerimonia di premiazione della undicesima edizione del
    Premio Nazionale Elio Pagliarani

    Saluti istituzionali, presentazione dei finalisti e lettura di una loro poesia.
    Conferimento del premio alla carriera a Giulio Ferroni e
    consegna dell’opera di Marzia Migliora.

    A seguire, premiazione dell’opera di poesia
    vincitrice della sez. inediti e di quella della sez. editi.
    [informazioni sui finalisti a questo link]

    Opere èdite finaliste:
    Tiziana Colusso, Corpo conduttore – XXXIII variazioni (Edizioni Progetto Cultura)
    Antonella Antonia Paolini, Il macello moderno (Nino Aragno)
    Ivan Schiavone, Didascalie venatorie (La Vita Felice)

    Opere inedite finaliste:
    Cinzia Colazzo, Sperimentale sarai tu / soda caustica
    Lidia Popolano, De vacuum natura
    Roberto Ranieri, Il ratto di Schrödinger

    Conduce
    Arnaldo Colasanti

    *

    CARTELLA STAMPA COMPLETA disponibile all’indirizzo:
    tinyurl.com/pagliarani2026

    Il premio è una delle attività dell’Associazione letteraria Elio Pagliarani
    dedicata allo studio della poesia contemporanea.

    Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, nato nel 2015, ha per scopo il promuovere e valorizzare, nello spirito sperimentale del poeta, la scrittura poetica e la ricerca letteraria che dimostrino qualità creative ed espressive originali nell’innovazione linguistica.

    *


    sito: www.premionazionaleeliopagliarani.it
    uff. stampa: Gisella Blanco, Marco Giovenale, Irma Serra
    uffstampapremioeliopagliarani [at] gmail.com

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  3. 25 maggio 2026, roma, giornata del premio pagliarani: convegno sul teatro della neoavanguardia + premiazione dei testi èditi e inediti dell’xi edizione

    La Presidente Cetta Petrollo e Lia Pagliarani sono liete di annunciare la

    GIORNATA PAGLIARANI

    che si svolgerà lunedì 25 maggio 2026, nella Sala Cinema del Palazzo Esposizioni di Roma
    (Ingresso dalla scalinata di via Milano 9a)

    Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, giunto nel 2026 alla sua undicesima edizione, è lieto di comunicare il programma della giornata del 25 maggio. Il Premio alla carriera è stato attribuito, su proposta della Presidente, a Giulio Ferroni che sarà premiato con un’opera dell’artista Marzia Migliora. La giornata si aprirà con un convegno dedicato al Teatro della neoavanguardia, per proseguire nel pomeriggio con la cerimonia di premiazione.

    Giulio Ferroni_ Foto (C) Dino Ignani

    ____________________ PROGRAMMA DELLA GIORNATA ____________________

    Ore 10:30 – 13:00

    Teatro e poesia. Riflessioni sul Teatro della neoavanguardia

    Interventi di
    Marianna Marrucci, Francesco Muzzioli, Carlo Petruzzi, Chiara Portesine,
    Marta Previti, Camilla Protti, Gianluca Rizzo, Valentina Valentini
    [ titoli e argomenti delle relazioni a questo link ]

    Coordina i lavori
    Gianluca Rizzo

     

    Ore 17:00 – 19:30

    Cerimonia di premiazione della undicesima edizione del
    Premio Nazionale Elio Pagliarani

    Saluti istituzionali, presentazione dei finalisti e lettura di una loro poesia.
    Conferimento del premio alla carriera a Giulio Ferroni e
    consegna dell’opera di Marzia Migliora.

    A seguire, premiazione dell’opera di poesia
    vincitrice della sez. inediti e di quella della sez. editi.

    Opere èdite finaliste:
    Tiziana Colusso, Corpo conduttore – XXXIII variazioni (Edizioni Progetto Cultura)
    Antonella Antonia Paolini, Il macello moderno (Nino Aragno)
    Ivan Schiavone, Didascalie venatorie (La Vita Felice)

    Opere inedite finaliste:
    Cinzia Colazzo, Sperimentale sarai tu / soda caustica
    Lidia Popolano, De vacuum natura
    Roberto Ranieri, Il ratto di Schrödinger

    Conduce
    Arnaldo Colasanti

    *

    CARTELLA STAMPA COMPLETA disponibile all’indirizzo:
    https://tinyurl.com/pagliarani2026

    Il premio è una delle attività dell’Associazione letteraria Elio Pagliarani
    dedicata allo studio della poesia contemporanea.

    Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, nato nel 2015, ha per scopo il promuovere e valorizzare, nello spirito sperimentale del poeta, la scrittura poetica e la ricerca letteraria che dimostrino qualità creative ed espressive originali nell’innovazione linguistica.

    *


    sito: www.premionazionaleeliopagliarani.it
    uff. stampa: Gisella Blanco, Marco Giovenale, Irma Serra
    uffstampapremioeliopagliarani [at] gmail.com

    #25Maggio #25Maggio2026 #AntonellaAntoniaPaolini #AntonellaPaolini #Aragno #ArnaldoColasanti #AssociazioneLetterariaElioPagliarani #CamillaProtti #CarloPetruzzi #CettaPetrollo #ChiaraPortesine #CinziaColazzo #comunicatoStampaPremioPagliarani #EdizioniLaVitaFelice #EdizioniProgettoCultura #FrancescoMuzzioli #GianlucaRizzo #GisellaBlanco #GiulioFerroni #IrmaSerra #IvanSchiavone #LaVitaFelice #letturaDiPoesie #letture #lettureDiPoesie #LiaPagliarani #LidiaPopolano #MarcoGiovenale #MariannaMarrucci #MartaPreviti #MarziaMigliora #neoavanguardia #NinoAragno #NinoAragnoEditore #opereEdite #opereInedite #PalazzoDelleEsposizioni #PalazzoEsposizioni #poesia #poeti #premiDiPoesia #premiazioneDiPoesia #premioAllaCarriera #premioDiPoesia #PremioNazionaleElioPagliarani #PremioPagliarani #raccolteDiPoesia #raccolteDiPoesie #reading #readingDiPoesia #readingDiPoesie #RobertoRanieri #teatroDellaNeoavanguardia #TizianaColusso #ValentinaValentini
  4. 25 maggio 2026, roma, giornata del premio pagliarani: convegno sul teatro della neoavanguardia + premiazione dei testi èditi e inediti dell’xi edizione

    La Presidente Cetta Petrollo e Lia Pagliarani sono liete di annunciare la

    GIORNATA PAGLIARANI

    che si svolgerà lunedì 25 maggio 2026, nella Sala Cinema del Palazzo Esposizioni di Roma
    (Ingresso dalla scalinata di via Milano 9a)

    Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, giunto nel 2026 alla sua undicesima edizione, è lieto di comunicare il programma della giornata del 25 maggio. Il Premio alla carriera è stato attribuito, su proposta della Presidente, a Giulio Ferroni che sarà premiato con un’opera dell’artista Marzia Migliora. La giornata si aprirà con un convegno dedicato al Teatro della neoavanguardia, per proseguire nel pomeriggio con la cerimonia di premiazione.

    Giulio Ferroni_ Foto (C) Dino Ignani

    ____________________ PROGRAMMA DELLA GIORNATA ____________________

    Ore 10:30 – 13:00

    Teatro e poesia. Riflessioni sul Teatro della neoavanguardia

    Interventi di
    Marianna Marrucci, Francesco Muzzioli, Carlo Petruzzi, Chiara Portesine,
    Marta Previti, Camilla Protti, Gianluca Rizzo, Valentina Valentini
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    Coordina i lavori
    Gianluca Rizzo

     

    Ore 17:00 – 19:30

    Cerimonia di premiazione della undicesima edizione del
    Premio Nazionale Elio Pagliarani

    Saluti istituzionali, presentazione dei finalisti e lettura di una loro poesia.
    Conferimento del premio alla carriera a Giulio Ferroni e
    consegna dell’opera di Marzia Migliora.

    A seguire, premiazione dell’opera di poesia
    vincitrice della sez. inediti e di quella della sez. editi.

    Opere èdite finaliste:
    Tiziana Colusso, Corpo conduttore – XXXIII variazioni (Edizioni Progetto Cultura)
    Antonella Antonia Paolini, Il macello moderno (Nino Aragno)
    Ivan Schiavone, Didascalie venatorie (La Vita Felice)

    Opere inedite finaliste:
    Cinzia Colazzo, Sperimentale sarai tu / soda caustica
    Lidia Popolano, De vacuum natura
    Roberto Ranieri, Il ratto di Schrödinger

    Conduce
    Arnaldo Colasanti

    *

    CARTELLA STAMPA COMPLETA disponibile all’indirizzo:
    https://tinyurl.com/pagliarani2026

    Il premio è una delle attività dell’Associazione letteraria Elio Pagliarani
    dedicata allo studio della poesia contemporanea.

    Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, nato nel 2015, ha per scopo il promuovere e valorizzare, nello spirito sperimentale del poeta, la scrittura poetica e la ricerca letteraria che dimostrino qualità creative ed espressive originali nell’innovazione linguistica.

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    sito: www.premionazionaleeliopagliarani.it
    uff. stampa: Gisella Blanco, Marco Giovenale, Irma Serra
    uffstampapremioeliopagliarani [at] gmail.com

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  5. 25 maggio 2026, roma, giornata del premio pagliarani: convegno sul teatro della neoavanguardia + premiazione dei testi èditi e inediti dell’xi edizione

    La Presidente Cetta Petrollo e Lia Pagliarani sono liete di annunciare la

    GIORNATA PAGLIARANI

    che si svolgerà lunedì 25 maggio 2026, nella Sala Cinema del Palazzo Esposizioni di Roma
    (Ingresso dalla scalinata di via Milano 9a)

    Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, giunto nel 2026 alla sua undicesima edizione, è lieto di comunicare il programma della giornata del 25 maggio. Il Premio alla carriera è stato attribuito, su proposta della Presidente, a Giulio Ferroni che sarà premiato con un’opera dell’artista Marzia Migliora. La giornata si aprirà con un convegno dedicato al Teatro della neoavanguardia, per proseguire nel pomeriggio con la cerimonia di premiazione.

    Giulio Ferroni_ Foto (C) Dino Ignani

    ____________________ PROGRAMMA DELLA GIORNATA ____________________

    Ore 10:30 – 13:00

    Teatro e poesia. Riflessioni sul Teatro della neoavanguardia

    Interventi di
    Marianna Marrucci, Francesco Muzzioli, Carlo Petruzzi, Chiara Portesine,
    Marta Previti, Camilla Protti, Gianluca Rizzo, Valentina Valentini
    [ titoli e argomenti delle relazioni a questo link ]

    Coordina i lavori
    Gianluca Rizzo

     

    Ore 17:00 – 19:30

    Cerimonia di premiazione della undicesima edizione del
    Premio Nazionale Elio Pagliarani

    Saluti istituzionali, presentazione dei finalisti e lettura di una loro poesia.
    Conferimento del premio alla carriera a Giulio Ferroni e
    consegna dell’opera di Marzia Migliora.

    A seguire, premiazione dell’opera di poesia
    vincitrice della sez. inediti e di quella della sez. editi.

    Opere èdite finaliste:
    Tiziana Colusso, Corpo conduttore – XXXIII variazioni (Edizioni Progetto Cultura)
    Antonella Antonia Paolini, Il macello moderno (Nino Aragno)
    Ivan Schiavone, Didascalie venatorie (La Vita Felice)

    Opere inedite finaliste:
    Cinzia Colazzo, Sperimentale sarai tu / soda caustica
    Lidia Popolano, De vacuum natura
    Roberto Ranieri, Il ratto di Schrödinger

    Conduce
    Arnaldo Colasanti

    *

    CARTELLA STAMPA COMPLETA disponibile all’indirizzo:
    https://tinyurl.com/pagliarani2026

    Il premio è una delle attività dell’Associazione letteraria Elio Pagliarani
    dedicata allo studio della poesia contemporanea.

    Il Premio Nazionale Elio Pagliarani, nato nel 2015, ha per scopo il promuovere e valorizzare, nello spirito sperimentale del poeta, la scrittura poetica e la ricerca letteraria che dimostrino qualità creative ed espressive originali nell’innovazione linguistica.

    *


    sito: www.premionazionaleeliopagliarani.it
    uff. stampa: Gisella Blanco, Marco Giovenale, Irma Serra
    uffstampapremioeliopagliarani [at] gmail.com

    #25Maggio #25Maggio2026 #AntonellaAntoniaPaolini #AntonellaPaolini #Aragno #ArnaldoColasanti #AssociazioneLetterariaElioPagliarani #CamillaProtti #CarloPetruzzi #CettaPetrollo #ChiaraPortesine #CinziaColazzo #comunicatoStampaPremioPagliarani #EdizioniLaVitaFelice #EdizioniProgettoCultura #FrancescoMuzzioli #GianlucaRizzo #GisellaBlanco #GiulioFerroni #IrmaSerra #IvanSchiavone #LaVitaFelice #letturaDiPoesie #letture #lettureDiPoesie #LiaPagliarani #LidiaPopolano #MarcoGiovenale #MariannaMarrucci #MartaPreviti #MarziaMigliora #neoavanguardia #NinoAragno #NinoAragnoEditore #opereEdite #opereInedite #PalazzoDelleEsposizioni #PalazzoEsposizioni #poesia #poeti #premiDiPoesia #premiazioneDiPoesia #premioAllaCarriera #premioDiPoesia #PremioNazionaleElioPagliarani #PremioPagliarani #raccolteDiPoesia #raccolteDiPoesie #reading #readingDiPoesia #readingDiPoesie #RobertoRanieri #teatroDellaNeoavanguardia #TizianaColusso #ValentinaValentini
  6. oggi, 11 dicembre, a milano: convegno “‘andate, mie parole’. antonio porta poeta, intellettuale, editore (1935.2025)”

    Antonio Porta – foto Rose (Apice)

    Si tiene oggi, giovedì 11 dicembre 2025, alle ore 10:00, nella Sala lauree di via Conservatorio 7 dell’Università Statale di Milano, il convegno di studi «Andate, mie parole». Antonio Porta poeta, intellettuale, editore (1935-2025). Poeta, narratore, autore teatrale, critico e instancabile organizzatore culturale, Antonio Porta – pseudonimo di Leo Paolazzi (Vicenza, 1935 – Roma, 1989) – è stato tra i maggiori esponenti della Neoavanguardia italiana, presente nell’antologia dei Novissimi e membro del Gruppo 63. Dagli anni Ottanta avvia un originale percorso centrato sulla “sfida orizzontale della comunicazione” e sulla centralità della voce.

    Organizzato da Stefano Ghidinelli, docente di Letteratura italiana contemporanea, e Roberta Cesana, docente di Archivistica, bibliografia e biblioteconomia, per il novantesimo anniversario della nascita e promosso da APICE – Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione Editoriale, prende le mosse dalla ricchissima documentazione conservata nel suo archivio: materiali preparatori, abbozzi, progetti, un vasto epistolario e una biblioteca di circa 4500 volumi, che permettono di esplorare le molte dimensioni della sua attività.

    Il programma prevede interventi sulle prime raccolte poetiche (Federico Francucci), sulla produzione teatrale (Giovanna Lo Monaco), sulle sperimentazioni verbo-visive (Alessandro Moro), oltre alla rilettura del poemetto Balene delfini bambini (Alessandro Terreni), alla ricostruzione del rapporto con Giovanni Raboni (Luca Daino) e a un approfondimento sul lavoro editoriale di Porta (Roberta Cesana). La giornata si chiuderà con una tavola rotonda coordinata da Paolo Giovannetti, con Maria Pia Quintavalla, Laura Di Corcia, Stefano Raimondi e Tommaso Di Dio.

    L’archivio Antonio Porta ad APICE 
    Acquisito nel 2003, il Fondo Porta comprende la biblioteca personale del poeta – circa 4500 volumi di poesia e letteratura italiana e straniera – e un articolato archivio di carte preparatorie, prime stesure, varianti e materiali relativi a romanzi, racconti, testi teatrali, articoli e interventi pubblici. Di grande rilievo l’epistolario, che copre dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta e documenta i rapporti con i principali protagonisti della Neoavanguardia, tra cui Renato Barilli, Michele Perriera, John Picchione, Paolo Ruffilli e Adriano Spatola. Completano il Fondo una raccolta completa degli scritti pubblicati, una ricca rassegna stampa e materiale iconografico, tra cui manifesti teatrali e opere originali di poesia visiva.

    L’iniziativa sarà accessibile anche in diretta streaming.

    Contatti

    • Centro Apice – Archivi della parola, dell’immagine e della comunicazione editoriale
      [email protected]
      Tel. 02 503 32053 – 32054

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  7. oggi, 11 dicembre, a milano: convegno “‘andate, mie parole’. antonio porta poeta, intellettuale, editore (1935.2025)”

    Antonio Porta – foto Rose (Apice)

    Si tiene oggi, giovedì 11 dicembre 2025, alle ore 10:00, nella Sala lauree di via Conservatorio 7 dell’Università Statale di Milano, il convegno di studi «Andate, mie parole». Antonio Porta poeta, intellettuale, editore (1935-2025). Poeta, narratore, autore teatrale, critico e instancabile organizzatore culturale, Antonio Porta – pseudonimo di Leo Paolazzi (Vicenza, 1935 – Roma, 1989) – è stato tra i maggiori esponenti della Neoavanguardia italiana, presente nell’antologia dei Novissimi e membro del Gruppo 63. Dagli anni Ottanta avvia un originale percorso centrato sulla “sfida orizzontale della comunicazione” e sulla centralità della voce.

    Organizzato da Stefano Ghidinelli, docente di Letteratura italiana contemporanea, e Roberta Cesana, docente di Archivistica, bibliografia e biblioteconomia, per il novantesimo anniversario della nascita e promosso da APICE – Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione Editoriale, prende le mosse dalla ricchissima documentazione conservata nel suo archivio: materiali preparatori, abbozzi, progetti, un vasto epistolario e una biblioteca di circa 4500 volumi, che permettono di esplorare le molte dimensioni della sua attività.

    Il programma prevede interventi sulle prime raccolte poetiche (Federico Francucci), sulla produzione teatrale (Giovanna Lo Monaco), sulle sperimentazioni verbo-visive (Alessandro Moro), oltre alla rilettura del poemetto Balene delfini bambini (Alessandro Terreni), alla ricostruzione del rapporto con Giovanni Raboni (Luca Daino) e a un approfondimento sul lavoro editoriale di Porta (Roberta Cesana). La giornata si chiuderà con una tavola rotonda coordinata da Paolo Giovannetti, con Maria Pia Quintavalla, Laura Di Corcia, Stefano Raimondi e Tommaso Di Dio.

    L’archivio Antonio Porta ad APICE 
    Acquisito nel 2003, il Fondo Porta comprende la biblioteca personale del poeta – circa 4500 volumi di poesia e letteratura italiana e straniera – e un articolato archivio di carte preparatorie, prime stesure, varianti e materiali relativi a romanzi, racconti, testi teatrali, articoli e interventi pubblici. Di grande rilievo l’epistolario, che copre dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta e documenta i rapporti con i principali protagonisti della Neoavanguardia, tra cui Renato Barilli, Michele Perriera, John Picchione, Paolo Ruffilli e Adriano Spatola. Completano il Fondo una raccolta completa degli scritti pubblicati, una ricca rassegna stampa e materiale iconografico, tra cui manifesti teatrali e opere originali di poesia visiva.

    L’iniziativa sarà accessibile anche in diretta streaming.

    Contatti

    • Centro Apice – Archivi della parola, dell’immagine e della comunicazione editoriale
      [email protected]
      Tel. 02 503 32053 – 32054

    #abbozzi #adrianoSpatola #alessandroTerreni #alessandroMoro #antonioPorta #apice #apiceArchiviDellaParolaDellimmagineEDellaComunicazioneEditoriale #archiviDellaParolaDellimmagineEDellaComunicazioneEditoriale #archivio #baleneDelfiniBambini #biblioteca #convegno #critica #criticaLetteraria #direttaStreaming #epistolario #federicoFrancucci #fondoAntonioPorta #fondoPorta #giovannaLoMonaco #giovanniRaboni #gruppo63 #johnPicchione #lauraDiCorcia #lavoroEditoriale #leoPaolazzi #lettere #lucaDaino #mariaPiaQuintavalla #materialiPreparatori #materialiVerboVisivi #materialiVerbovisivi #michelePerriera #neoavanguardia #novissimi #paoloGiovannetti #paoloRuffilli #poesia #primeRaccoltePoetiche #progetti #renatoBarilli #robertaCesana #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #sperimentazioneLetteraria #sperimentazioniVerboVisive #sperimentazioniVerbovisive #stefanoGhidinelli #stefanoRaimondi #teatro #tommasoDiDio #unimi #universitaStatale #universitaStataleDiMilano

  8. 11 dicembre, milano: convegno “‘andate, mie parole’. antonio porta poeta, intellettuale, editore (1935.2025)”

    Antonio Porta – foto Rose (Apice)

    Si tiene giovedì 11 dicembre 2025, alle ore 10:00, nella Sala lauree di via Conservatorio 7 dell’Università Statale di Milano, il convegno di studi «Andate, mie parole». Antonio Porta poeta, intellettuale, editore (1935-2025). Poeta, narratore, autore teatrale, critico e instancabile organizzatore culturale, Antonio Porta – pseudonimo di Leo Paolazzi (Vicenza, 1935 – Roma, 1989) – è stato tra i maggiori esponenti della Neoavanguardia italiana, presente nell’antologia dei Novissimi e membro del Gruppo 63. Dagli anni Ottanta avvia un originale percorso centrato sulla “sfida orizzontale della comunicazione” e sulla centralità della voce.

    Organizzato da Stefano Ghidinelli, docente di Letteratura italiana contemporanea, e Roberta Cesana, docente di Archivistica, bibliografia e biblioteconomia, per il novantesimo anniversario della nascita e promosso da APICE – Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione Editoriale, prende le mosse dalla ricchissima documentazione conservata nel suo archivio: materiali preparatori, abbozzi, progetti, un vasto epistolario e una biblioteca di circa 4500 volumi, che permettono di esplorare le molte dimensioni della sua attività.

    Il programma prevede interventi sulle prime raccolte poetiche (Federico Francucci), sulla produzione teatrale (Giovanna Lo Monaco), sulle sperimentazioni verbo-visive (Alessandro Moro), oltre alla rilettura del poemetto Balene delfini bambini (Alessandro Terreni), alla ricostruzione del rapporto con Giovanni Raboni (Luca Daino) e a un approfondimento sul lavoro editoriale di Porta (Roberta Cesana). La giornata si chiuderà con una tavola rotonda coordinata da Paolo Giovannetti, con Maria Pia Quintavalla, Laura Di Corcia, Stefano Raimondi e Tommaso Di Dio.

    L’archivio Antonio Porta ad APICE 
    Acquisito nel 2003, il Fondo Porta comprende la biblioteca personale del poeta – circa 4500 volumi di poesia e letteratura italiana e straniera – e un articolato archivio di carte preparatorie, prime stesure, varianti e materiali relativi a romanzi, racconti, testi teatrali, articoli e interventi pubblici. Di grande rilievo l’epistolario, che copre dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta e documenta i rapporti con i principali protagonisti della Neoavanguardia, tra cui Renato Barilli, Michele Perriera, John Picchione, Paolo Ruffilli e Adriano Spatola. Completano il Fondo una raccolta completa degli scritti pubblicati, una ricca rassegna stampa e materiale iconografico, tra cui manifesti teatrali e opere originali di poesia visiva.

    L’iniziativa sarà accessibile anche in diretta streaming.

    Contatti

    • Centro Apice – Archivi della parola, dell’immagine e della comunicazione editoriale
      [email protected]
      Tel. 02 503 32053 – 32054

    #abbozzi #adrianoSpatola #alessandroTerreni #alessandroMoro #antonioPorta #apice #apiceArchiviDellaParolaDellimmagineEDellaComunicazioneEditoriale #archiviDellaParolaDellimmagineEDellaComunicazioneEditoriale #archivio #baleneDelfiniBambini #biblioteca #convegno #critica #criticaLetteraria #direttaStreaming #epistolario #federicoFrancucci #fondoAntonioPorta #fondoPorta #giovannaLoMonaco #giovanniRaboni #gruppo632 #johnPicchione #lauraDiCorcia #lavoroEditoriale #leoPaolazzi #lettere #lucaDaino #mariaPiaQuintavalla #materialiPreparatori #materialiVerboVisivi #materialiVerbovisivi #michelePerriera #neoavanguardia #novissimi #paoloGiovannetti #paoloRuffilli #poesia #primeRaccoltePoetiche #progetti #renatoBarilli #robertaCesana #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #sperimentazioneLetteraria #sperimentazioniVerboVisive #sperimentazioniVerbovisive #stefanoGhidinelli #stefanoRaimondi #teatro #tommasoDiDio #unimi #universitaStatale #universitaStataleDiMilano

  9. 11 dicembre, milano: convegno “‘andate, mie parole’. antonio porta poeta, intellettuale, editore (1935.2025)”

    Antonio Porta – foto Rose (Apice)

    Si tiene giovedì 11 dicembre 2025, alle ore 10:00, nella Sala lauree di via Conservatorio 7 dell’Università Statale di Milano, il convegno di studi «Andate, mie parole». Antonio Porta poeta, intellettuale, editore (1935-2025). Poeta, narratore, autore teatrale, critico e instancabile organizzatore culturale, Antonio Porta – pseudonimo di Leo Paolazzi (Vicenza, 1935 – Roma, 1989) – è stato tra i maggiori esponenti della Neoavanguardia italiana, presente nell’antologia dei Novissimi e membro del Gruppo 63. Dagli anni Ottanta avvia un originale percorso centrato sulla “sfida orizzontale della comunicazione” e sulla centralità della voce.

    Organizzato da Stefano Ghidinelli, docente di Letteratura italiana contemporanea, e Roberta Cesana, docente di Archivistica, bibliografia e biblioteconomia, per il novantesimo anniversario della nascita e promosso da APICE – Archivi della Parola, dell’Immagine e della Comunicazione Editoriale, prende le mosse dalla ricchissima documentazione conservata nel suo archivio: materiali preparatori, abbozzi, progetti, un vasto epistolario e una biblioteca di circa 4500 volumi, che permettono di esplorare le molte dimensioni della sua attività.

    Il programma prevede interventi sulle prime raccolte poetiche (Federico Francucci), sulla produzione teatrale (Giovanna Lo Monaco), sulle sperimentazioni verbo-visive (Alessandro Moro), oltre alla rilettura del poemetto Balene delfini bambini (Alessandro Terreni), alla ricostruzione del rapporto con Giovanni Raboni (Luca Daino) e a un approfondimento sul lavoro editoriale di Porta (Roberta Cesana). La giornata si chiuderà con una tavola rotonda coordinata da Paolo Giovannetti, con Maria Pia Quintavalla, Laura Di Corcia, Stefano Raimondi e Tommaso Di Dio.

    L’archivio Antonio Porta ad APICE 
    Acquisito nel 2003, il Fondo Porta comprende la biblioteca personale del poeta – circa 4500 volumi di poesia e letteratura italiana e straniera – e un articolato archivio di carte preparatorie, prime stesure, varianti e materiali relativi a romanzi, racconti, testi teatrali, articoli e interventi pubblici. Di grande rilievo l’epistolario, che copre dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta e documenta i rapporti con i principali protagonisti della Neoavanguardia, tra cui Renato Barilli, Michele Perriera, John Picchione, Paolo Ruffilli e Adriano Spatola. Completano il Fondo una raccolta completa degli scritti pubblicati, una ricca rassegna stampa e materiale iconografico, tra cui manifesti teatrali e opere originali di poesia visiva.

    L’iniziativa sarà accessibile anche in diretta streaming.

    Contatti

    • Centro Apice – Archivi della parola, dell’immagine e della comunicazione editoriale
      [email protected]
      Tel. 02 503 32053 – 32054

    #abbozzi #adrianoSpatola #alessandroTerreni #alessandroMoro #antonioPorta #apice #apiceArchiviDellaParolaDellimmagineEDellaComunicazioneEditoriale #archiviDellaParolaDellimmagineEDellaComunicazioneEditoriale #archivio #baleneDelfiniBambini #biblioteca #convegno #critica #criticaLetteraria #direttaStreaming #epistolario #federicoFrancucci #fondoAntonioPorta #fondoPorta #giovannaLoMonaco #giovanniRaboni #gruppo632 #johnPicchione #lauraDiCorcia #lavoroEditoriale #leoPaolazzi #lettere #lucaDaino #mariaPiaQuintavalla #materialiPreparatori #materialiVerboVisivi #materialiVerbovisivi #michelePerriera #neoavanguardia #novissimi #paoloGiovannetti #paoloRuffilli #poesia #primeRaccoltePoetiche #progetti #renatoBarilli #robertaCesana #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #sperimentazioneLetteraria #sperimentazioniVerboVisive #sperimentazioniVerbovisive #stefanoGhidinelli #stefanoRaimondi #teatro #tommasoDiDio #unimi #universitaStatale #universitaStataleDiMilano

  10. oggi, 28 ottobre, a roma, fondazione baruchello: convegno su “luoghi, oggetti, arredi e case d’autore” (archivi degli artisti e degli scrittori)

    Domani, 28 ottobre, presso la Fondazione Baruchello  si svolge il Convegno Luoghi, oggetti, arredi e case d’autore. Il contesto degli archivi degli artisti e degli scrittori.

    Saranno trattati argomenti  intimamente connessi alla storia degli archivi e a quella della  creazione letteraria ed artistica.

    Qui una breve spiegazione del progetto:

    Gli archivi privati degli artisti e degli scrittori conservano materiale documentario di grande interesse per lo studio delle fonti della cultura e della storia della seconda metà del Novecento e per ritessere la fitta trama dei rapporti amicali, intellettuali, sociali e letterari che ha attraversato la ricca e densa sostanza della cultura novecentesca.

    I fondi fotografici presenti all’interno degli archivi, il cosiddetto materiale minore, agende, agendine, appunti, quaderni, calendari, gli oggetti e degli arredi delle dimore e delle case d’autore, i luoghi da loro frequentati e amati sono ancora territori inesplorati che molto possono svelare sulla complessità e le radici delle opere e per la ricostruzione del contesto e di una mappa geo-culturale e storica che può illuminare il percorso, anche biografico, della creazione.I

    Il Convegno tratterà queste aree tematiche all’apparenza marginali ma pienamente significative e fondamentali per la ricostruzione, la visibilità e la valorizzazione delle fonti storiche.”

    Si prega di confermare la presenza scrivendo a
    muraca.marcelladalila [at] gmail.com
    e a info [at] fondazionebaruchello.com

    PROGRAMMA

    Modera Barbara Mancini
    Ore 10:30 – 13:30

    INTRODUZIONE
    Carla Subrizi, Cetta Petrollo Pagliarani

    SESSIONE I. Le case e le stanze d’autore: artisti, poeti, scrittori

    Caterina Borelli
    Case, oggetti e arredi: autobiografie o archivi? Luoghi pubblici o privati?

    Eleonora Cardinale
    Ricostruire le stanze degli scrittori: Spazi900 della Biblioteca nazionale centrale di Roma

    Monica Fabbri
    L’Archivio Giovannino Guareschi a Roncole Verdi

    SESSIONE II. I dialoghi amicali, le dediche negli epistolari e nei libri

    Federico Milone
    Scaffali privati e scaffali digitali: il caso della biblioteca di Alfredo Giuliani

    Barbara Mancini
    A Elio, maestro d’arte e di vita”: le dediche nei libri della Biblioteca Pagliarani

    Francesco Pascali
    «Gli anni ‘80 sono nostri», Giuseppe Bertolucci e Marco Tullio Giordana, carte da
    un’amicizia

    Ore 15:30 -19:00
    SESSIONE III. Gli incontri: agende agendine quaderni e calendari

    Antonio D’Ambrosio
    Attraversare l’Europa dagli avantesti del Fondo Claudio Magris

    Sara Gregori
    Ada Negri nell’Archivio del Novecento

    Chiara Portesine
    Archiviare la Neoavanguardia: lo sperimentalismo tra anarchia e documento

    Mauro Distefano
    Appunti, quaderni e ritagli: il laboratorio nascosto di Federico De Roberto

    SESSIONE IV. Gli arredi, gli oggetti

    Giuseppe Garrera
    Immagini devozionali. Le Gioconde di Luca Maria Patella.Alcune considerazioni sulle Gioconde di Leonardo disseminate sulle pareti e nei cassetti della casa di Luca Maria Patella

    Arianna Saggio
    Speranzella di Bernari attraverso la fotografia: tra documento e finzione

    SESSIONE V. I Luoghi

    Ilaria Serra
    La casa e il bosco di Mario Rigoni Stern

    Silvia Moretti
    Memorie e rappresentazioni della casa di via dei giornalisti di Gianni Toti

    Convegno a cura di
    Cetta Petrollo Pagliarani – Associazione Letteraria Elio Pagliarani
    Coordinamento
    Marcella Muraca
    Moderatrice
    Barbara Mancini

     

    #AdaNegri #agende #agendine #anarchia #AntonioDAmbrosio #appunti #archivi #archivio #archivioDelNovecento #AriannaSaggio #arredi #artisti #AssociazioneLetterariaElioPagliarani #AssociazionePagliarani #calendari #case #caseDAutore #CettaPetrollo #CettaPetrolloPagliarani #CettaPetrolloPagliaraniAssociazioneLetterariaElioPagliarani #ChiaraPortesine #ClaudioMagris #documenti #documento #ElioPagliarani #FedericoDeRoberto #FondoClaudioMagris #GiuseppeBertolucci #GiuseppeGarrera #Gruppo63 #laboratorio #LucaMariaPatella #luoghiOggettiArredi #MarcoTullioGiordana #materialeMinore #MauroDistefano #neoavanguardia #oggetti #oggettiMinori #quaderni #SaraGregori #scrittori #sperimentalismo

  11. oggi, 28 ottobre, a roma, fondazione baruchello: convegno su “luoghi, oggetti, arredi e case d’autore” (archivi degli artisti e degli scrittori)

    Domani, 28 ottobre, presso la Fondazione Baruchello  si svolge il Convegno Luoghi, oggetti, arredi e case d’autore. Il contesto degli archivi degli artisti e degli scrittori.

    Saranno trattati argomenti  intimamente connessi alla storia degli archivi e a quella della  creazione letteraria ed artistica.

    Qui una breve spiegazione del progetto:

    Gli archivi privati degli artisti e degli scrittori conservano materiale documentario di grande interesse per lo studio delle fonti della cultura e della storia della seconda metà del Novecento e per ritessere la fitta trama dei rapporti amicali, intellettuali, sociali e letterari che ha attraversato la ricca e densa sostanza della cultura novecentesca.

    I fondi fotografici presenti all’interno degli archivi, il cosiddetto materiale minore, agende, agendine, appunti, quaderni, calendari, gli oggetti e degli arredi delle dimore e delle case d’autore, i luoghi da loro frequentati e amati sono ancora territori inesplorati che molto possono svelare sulla complessità e le radici delle opere e per la ricostruzione del contesto e di una mappa geo-culturale e storica che può illuminare il percorso, anche biografico, della creazione.I

    Il Convegno tratterà queste aree tematiche all’apparenza marginali ma pienamente significative e fondamentali per la ricostruzione, la visibilità e la valorizzazione delle fonti storiche.”

    Si prega di confermare la presenza scrivendo a
    muraca.marcelladalila [at] gmail.com
    e a info [at] fondazionebaruchello.com

    PROGRAMMA

    Modera Barbara Mancini
    Ore 10:30 – 13:30

    INTRODUZIONE
    Carla Subrizi, Cetta Petrollo Pagliarani

    SESSIONE I. Le case e le stanze d’autore: artisti, poeti, scrittori

    Caterina Borelli
    Case, oggetti e arredi: autobiografie o archivi? Luoghi pubblici o privati?

    Eleonora Cardinale
    Ricostruire le stanze degli scrittori: Spazi900 della Biblioteca nazionale centrale di Roma

    Monica Fabbri
    L’Archivio Giovannino Guareschi a Roncole Verdi

    SESSIONE II. I dialoghi amicali, le dediche negli epistolari e nei libri

    Federico Milone
    Scaffali privati e scaffali digitali: il caso della biblioteca di Alfredo Giuliani

    Barbara Mancini
    A Elio, maestro d’arte e di vita”: le dediche nei libri della Biblioteca Pagliarani

    Francesco Pascali
    «Gli anni ‘80 sono nostri», Giuseppe Bertolucci e Marco Tullio Giordana, carte da
    un’amicizia

    Ore 15:30 -19:00
    SESSIONE III. Gli incontri: agende agendine quaderni e calendari

    Antonio D’Ambrosio
    Attraversare l’Europa dagli avantesti del Fondo Claudio Magris

    Sara Gregori
    Ada Negri nell’Archivio del Novecento

    Chiara Portesine
    Archiviare la Neoavanguardia: lo sperimentalismo tra anarchia e documento

    Mauro Distefano
    Appunti, quaderni e ritagli: il laboratorio nascosto di Federico De Roberto

    SESSIONE IV. Gli arredi, gli oggetti

    Giuseppe Garrera
    Immagini devozionali. Le Gioconde di Luca Maria Patella.Alcune considerazioni sulle Gioconde di Leonardo disseminate sulle pareti e nei cassetti della casa di Luca Maria Patella

    Arianna Saggio
    Speranzella di Bernari attraverso la fotografia: tra documento e finzione

    SESSIONE V. I Luoghi

    Ilaria Serra
    La casa e il bosco di Mario Rigoni Stern

    Silvia Moretti
    Memorie e rappresentazioni della casa di via dei giornalisti di Gianni Toti

    Convegno a cura di
    Cetta Petrollo Pagliarani – Associazione Letteraria Elio Pagliarani
    Coordinamento
    Marcella Muraca
    Moderatrice
    Barbara Mancini

     

    #AdaNegri #agende #agendine #anarchia #AntonioDAmbrosio #appunti #archivi #archivio #archivioDelNovecento #AriannaSaggio #arredi #artisti #AssociazioneLetterariaElioPagliarani #AssociazionePagliarani #calendari #case #caseDAutore #CettaPetrollo #CettaPetrolloPagliarani #CettaPetrolloPagliaraniAssociazioneLetterariaElioPagliarani #ChiaraPortesine #ClaudioMagris #documenti #documento #ElioPagliarani #FedericoDeRoberto #FondoClaudioMagris #GiuseppeBertolucci #GiuseppeGarrera #Gruppo63 #laboratorio #LucaMariaPatella #luoghiOggettiArredi #MarcoTullioGiordana #materialeMinore #MauroDistefano #neoavanguardia #oggetti #oggettiMinori #quaderni #SaraGregori #scrittori #sperimentalismo

  12. 28 ottobre, roma, fondazione baruchello: convegno su “luoghi, oggetti, arredi e case d’autore” (archivi degli artisti e degli scrittori)

    Domani, 28 ottobre, presso la Fondazione Baruchello  si svolge il Convegno Luoghi, oggetti, arredi e case d’autore. Il contesto degli archivi degli artisti e degli scrittori.

    Saranno trattati argomenti  intimamente connessi alla storia degli archivi e a quella della  creazione letteraria ed artistica.

    Qui una breve spiegazione del progetto:

    Gli archivi privati degli artisti e degli scrittori conservano materiale documentario di grande interesse per lo studio delle fonti della cultura e della storia della seconda metà del Novecento e per ritessere la fitta trama dei rapporti amicali, intellettuali, sociali e letterari che ha attraversato la ricca e densa sostanza della cultura novecentesca.

    I fondi fotografici presenti all’interno degli archivi, il cosiddetto materiale minore, agende, agendine, appunti, quaderni, calendari, gli oggetti e degli arredi delle dimore e delle case d’autore, i luoghi da loro frequentati e amati sono ancora territori inesplorati che molto possono svelare sulla complessità e le radici delle opere e per la ricostruzione del contesto e di una mappa geo-culturale e storica che può illuminare il percorso, anche biografico, della creazione.I

    Il Convegno tratterà queste aree tematiche all’apparenza marginali ma pienamente significative e fondamentali per la ricostruzione, la visibilità e la valorizzazione delle fonti storiche.”

    Si prega di confermare la presenza scrivendo a
    muraca.marcelladalila [at] gmail.com
    e a info [at] fondazionebaruchello.com

    PROGRAMMA

    Modera Barbara Mancini
    Ore 10:30 – 13:30

    INTRODUZIONE
    Carla Subrizi, Cetta Petrollo Pagliarani

    SESSIONE I. Le case e le stanze d’autore: artisti, poeti, scrittori

    Caterina Borelli
    Case, oggetti e arredi: autobiografie o archivi? Luoghi pubblici o privati?

    Eleonora Cardinale
    Ricostruire le stanze degli scrittori: Spazi900 della Biblioteca nazionale centrale di Roma

    Monica Fabbri
    L’Archivio Giovannino Guareschi a Roncole Verdi

    SESSIONE II. I dialoghi amicali, le dediche negli epistolari e nei libri

    Federico Milone
    Scaffali privati e scaffali digitali: il caso della biblioteca di Alfredo Giuliani

    Barbara Mancini
    A Elio, maestro d’arte e di vita”: le dediche nei libri della Biblioteca Pagliarani

    Francesco Pascali
    «Gli anni ‘80 sono nostri», Giuseppe Bertolucci e Marco Tullio Giordana, carte da
    un’amicizia

    Ore 15:30 -19:00
    SESSIONE III. Gli incontri: agende agendine quaderni e calendari

    Antonio D’Ambrosio
    Attraversare l’Europa dagli avantesti del Fondo Claudio Magris

    Sara Gregori
    Ada Negri nell’Archivio del Novecento

    Chiara Portesine
    Archiviare la Neoavanguardia: lo sperimentalismo tra anarchia e documento

    Mauro Distefano
    Appunti, quaderni e ritagli: il laboratorio nascosto di Federico De Roberto

    SESSIONE IV. Gli arredi, gli oggetti

    Giuseppe Garrera
    Immagini devozionali. Le Gioconde di Luca Maria Patella.Alcune considerazioni sulle Gioconde di Leonardo disseminate sulle pareti e nei cassetti della casa di Luca Maria Patella

    Arianna Saggio
    Speranzella di Bernari attraverso la fotografia: tra documento e finzione

    SESSIONE V. I Luoghi

    Ilaria Serra
    La casa e il bosco di Mario Rigoni Stern

    Silvia Moretti
    Memorie e rappresentazioni della casa di via dei giornalisti di Gianni Toti

    Convegno a cura di
    Cetta Petrollo Pagliarani – Associazione Letteraria Elio Pagliarani
    Coordinamento
    Marcella Muraca
    Moderatrice
    Barbara Mancini

     

    #AdaNegri #agende #agendine #anarchia #AntonioDAmbrosio #appunti #archivi #archivio #archivioDelNovecento #AriannaSaggio #arredi #artisti #AssociazioneLetterariaElioPagliarani #AssociazionePagliarani #calendari #case #caseDAutore #CettaPetrollo #CettaPetrolloPagliarani #CettaPetrolloPagliaraniAssociazioneLetterariaElioPagliarani #ChiaraPortesine #ClaudioMagris #documenti #documento #ElioPagliarani #FedericoDeRoberto #FondoClaudioMagris #GiuseppeBertolucci #GiuseppeGarrera #Gruppo63 #laboratorio #LucaMariaPatella #luoghiOggettiArredi #MarcoTullioGiordana #materialeMinore #MauroDistefano #neoavanguardia #oggetti #oggettiMinori #quaderni #SaraGregori #scrittori #sperimentalismo

  13. 28 ottobre, roma, fondazione baruchello: convegno su “luoghi, oggetti, arredi e case d’autore” (archivi degli artisti e degli scrittori)

    Domani, 28 ottobre, presso la Fondazione Baruchello  si svolge il Convegno Luoghi, oggetti, arredi e case d’autore. Il contesto degli archivi degli artisti e degli scrittori.

    Saranno trattati argomenti  intimamente connessi alla storia degli archivi e a quella della  creazione letteraria ed artistica.

    Qui una breve spiegazione del progetto:

    Gli archivi privati degli artisti e degli scrittori conservano materiale documentario di grande interesse per lo studio delle fonti della cultura e della storia della seconda metà del Novecento e per ritessere la fitta trama dei rapporti amicali, intellettuali, sociali e letterari che ha attraversato la ricca e densa sostanza della cultura novecentesca.

    I fondi fotografici presenti all’interno degli archivi, il cosiddetto materiale minore, agende, agendine, appunti, quaderni, calendari, gli oggetti e degli arredi delle dimore e delle case d’autore, i luoghi da loro frequentati e amati sono ancora territori inesplorati che molto possono svelare sulla complessità e le radici delle opere e per la ricostruzione del contesto e di una mappa geo-culturale e storica che può illuminare il percorso, anche biografico, della creazione.I

    Il Convegno tratterà queste aree tematiche all’apparenza marginali ma pienamente significative e fondamentali per la ricostruzione, la visibilità e la valorizzazione delle fonti storiche.”

    Si prega di confermare la presenza scrivendo a
    muraca.marcelladalila [at] gmail.com
    e a info [at] fondazionebaruchello.com

    PROGRAMMA

    Modera Barbara Mancini
    Ore 10:30 – 13:30

    INTRODUZIONE
    Carla Subrizi, Cetta Petrollo Pagliarani

    SESSIONE I. Le case e le stanze d’autore: artisti, poeti, scrittori

    Caterina Borelli
    Case, oggetti e arredi: autobiografie o archivi? Luoghi pubblici o privati?

    Eleonora Cardinale
    Ricostruire le stanze degli scrittori: Spazi900 della Biblioteca nazionale centrale di Roma

    Monica Fabbri
    L’Archivio Giovannino Guareschi a Roncole Verdi

    SESSIONE II. I dialoghi amicali, le dediche negli epistolari e nei libri

    Federico Milone
    Scaffali privati e scaffali digitali: il caso della biblioteca di Alfredo Giuliani

    Barbara Mancini
    A Elio, maestro d’arte e di vita”: le dediche nei libri della Biblioteca Pagliarani

    Francesco Pascali
    «Gli anni ‘80 sono nostri», Giuseppe Bertolucci e Marco Tullio Giordana, carte da
    un’amicizia

    Ore 15:30 -19:00
    SESSIONE III. Gli incontri: agende agendine quaderni e calendari

    Antonio D’Ambrosio
    Attraversare l’Europa dagli avantesti del Fondo Claudio Magris

    Sara Gregori
    Ada Negri nell’Archivio del Novecento

    Chiara Portesine
    Archiviare la Neoavanguardia: lo sperimentalismo tra anarchia e documento

    Mauro Distefano
    Appunti, quaderni e ritagli: il laboratorio nascosto di Federico De Roberto

    SESSIONE IV. Gli arredi, gli oggetti

    Giuseppe Garrera
    Immagini devozionali. Le Gioconde di Luca Maria Patella.Alcune considerazioni sulle Gioconde di Leonardo disseminate sulle pareti e nei cassetti della casa di Luca Maria Patella

    Arianna Saggio
    Speranzella di Bernari attraverso la fotografia: tra documento e finzione

    SESSIONE V. I Luoghi

    Ilaria Serra
    La casa e il bosco di Mario Rigoni Stern

    Silvia Moretti
    Memorie e rappresentazioni della casa di via dei giornalisti di Gianni Toti

    Convegno a cura di
    Cetta Petrollo Pagliarani – Associazione Letteraria Elio Pagliarani
    Coordinamento
    Marcella Muraca
    Moderatrice
    Barbara Mancini

     

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  14. oggi, h. 14: “prendi un piccolo fatto vero”, monologo da testi di edoardo sanguineti

    Tutta Scena Teatro ★ Radio Onda Rossa 87.9 fm

    oggi, martedì 13 maggio 2025, ore 14

    ● PRENDI UN PICCOLO FATTO VERO

    monologo drammaturgico da testi di Edoardo Sanguineti
    a cura di Luca Micheletti
    con Lino Guanciale

    Una tambureggiante cavalcata lungo i sessant’anni di storia dell’Italia
    repubblicana.
    Tra musiche e canzoni d’epoca, vengono rivisitati tutti i miti, le
    contraddizioni, le tragedie e le miserie del caro Bel Paese: Mike
    Bongiorno e la comparsa della televisione, il boom economico e l’avvento
    del benessere, gli anni di piombo, la caduta del muro di Berlino e la
    nascita della seconda repubblica, fino alla nostra storia più recente.
    Il tutto attraversole parole lucide e l’ironia affilata del grande poeta
    Edoardo Sanguineti, all’insegna del sua considerazione: “Il nostro vero
    lavoro, oggi, se amiamo l’umanità e il mondo in cui viviamo, è la
    rivoluzione”.

    http://archive.org/details/Radioteatro.PrendiUnPiccoloFattoVero (1h 09′)
    info
    http://www.teatroecritica.net/2011/10/sanguineti-uomo-novecento-prendi-un-piccolo-fatto-vero/

    #audio #avanguardia #boomEconomico #EdoardoSanguineti #italia #LinoGuanciale #LucaMicheletti #muroDiBerlino #neoavanguardia #Novissimi #prendiUnPiccoloFattoVero #radio #RadioOndaRossa #ricercaLetteraria #rivoluzione #ROR #RORRadioOndaRossa #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #TuttaScenaTeatro #unPiccoloFattoVero

  15. oggi, h. 14: “prendi un piccolo fatto vero”, monologo da testi di edoardo sanguineti

    Tutta Scena Teatro ★ Radio Onda Rossa 87.9 fm

    oggi, martedì 13 maggio 2025, ore 14

    ● PRENDI UN PICCOLO FATTO VERO

    monologo drammaturgico da testi di Edoardo Sanguineti
    a cura di Luca Micheletti
    con Lino Guanciale

    Una tambureggiante cavalcata lungo i sessant’anni di storia dell’Italia
    repubblicana.
    Tra musiche e canzoni d’epoca, vengono rivisitati tutti i miti, le
    contraddizioni, le tragedie e le miserie del caro Bel Paese: Mike
    Bongiorno e la comparsa della televisione, il boom economico e l’avvento
    del benessere, gli anni di piombo, la caduta del muro di Berlino e la
    nascita della seconda repubblica, fino alla nostra storia più recente.
    Il tutto attraversole parole lucide e l’ironia affilata del grande poeta
    Edoardo Sanguineti, all’insegna del sua considerazione: “Il nostro vero
    lavoro, oggi, se amiamo l’umanità e il mondo in cui viviamo, è la
    rivoluzione”.

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  16. oggi, h. 14: “prendi un piccolo fatto vero”, monologo da testi di edoardo sanguineti

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    oggi, martedì 13 maggio 2025, ore 14

    ● PRENDI UN PICCOLO FATTO VERO

    monologo drammaturgico da testi di Edoardo Sanguineti
    a cura di Luca Micheletti
    con Lino Guanciale

    Una tambureggiante cavalcata lungo i sessant’anni di storia dell’Italia
    repubblicana.
    Tra musiche e canzoni d’epoca, vengono rivisitati tutti i miti, le
    contraddizioni, le tragedie e le miserie del caro Bel Paese: Mike
    Bongiorno e la comparsa della televisione, il boom economico e l’avvento
    del benessere, gli anni di piombo, la caduta del muro di Berlino e la
    nascita della seconda repubblica, fino alla nostra storia più recente.
    Il tutto attraversole parole lucide e l’ironia affilata del grande poeta
    Edoardo Sanguineti, all’insegna del sua considerazione: “Il nostro vero
    lavoro, oggi, se amiamo l’umanità e il mondo in cui viviamo, è la
    rivoluzione”.

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  17. oggi, h. 14: “prendi un piccolo fatto vero”, monologo da testi di edoardo sanguineti

    Tutta Scena Teatro ★ Radio Onda Rossa 87.9 fm

    oggi, martedì 13 maggio 2025, ore 14

    ● PRENDI UN PICCOLO FATTO VERO

    monologo drammaturgico da testi di Edoardo Sanguineti
    a cura di Luca Micheletti
    con Lino Guanciale

    Una tambureggiante cavalcata lungo i sessant’anni di storia dell’Italia
    repubblicana.
    Tra musiche e canzoni d’epoca, vengono rivisitati tutti i miti, le
    contraddizioni, le tragedie e le miserie del caro Bel Paese: Mike
    Bongiorno e la comparsa della televisione, il boom economico e l’avvento
    del benessere, gli anni di piombo, la caduta del muro di Berlino e la
    nascita della seconda repubblica, fino alla nostra storia più recente.
    Il tutto attraversole parole lucide e l’ironia affilata del grande poeta
    Edoardo Sanguineti, all’insegna del sua considerazione: “Il nostro vero
    lavoro, oggi, se amiamo l’umanità e il mondo in cui viviamo, è la
    rivoluzione”.

    http://archive.org/details/Radioteatro.PrendiUnPiccoloFattoVero (1h 09′)
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  18. un’intervista a leonardo canella, a cura di maurizio teroni (blog ‘strade possibili’, maggio 2024)

    Leonardo Canella (1971) è autore di due saggi d’arte (Pendragon 2005 e 2008) e del volume complessivo Nughette. Da RicercaBO al 2021, Edizioni AE 2022, prefazione di Renato Barilli e antologia critica.  Insieme a Renato Barilli ha curato l’Antologia di RicercaBO. Laboratorio di nuove scritture (2007-2023), Manni 2024. È anche pittore.

     

     Buongiorno Leonardo. Dialogando con diversi poeti attuali, posso dire che il panorama di scrittura è molto variegato. Non c’è una linea dominante e oggi la poesia si presenta in moltissime forme. Se pensi alla parola “poesia”, qual è la tua idea? Cos’è per te?

    Il termine poesia lo sento un po’ come il capello che troviamo sulla pizza che ci hanno appena portato…ha qualcosa di fastidioso, di stonato. Magari la persona che ti ha servito quella pizza è bellissima (leggi la nostra tradizione poetica), ma quello è sempre un capello sulla tua pizza. E tu non lo vorresti. Ma ci pensi un attimo e ti dici: perché no? Ecco, gli ultimi cento anni di poesia, quelli che per me significano di più, hanno amato quel capello sulla pizza….Quando prendo una pizza spero così di trovarci sempre un capello, possibilmente lungo e sporco. E dorato.

    Nella tua risposta usi una metafora, che è una figura tipica della poesia. Mi interesserebbe capire cosa intendi con quella metafora “del capello lungo e sporco. E dorato”. O meglio: cosa ti aspetti di trovare in una poesia contemporanea?

    Forse, caro Maurizio, la verità sulla poesia è tutta in un capello lungo e sporco (ma dorato) sulla pizza? Qui scattano copyright e super convegno internazionale di estetica (con pizzette pelose!). Vediamo. ‘Erano i capei d’oro a l’aura sparsi’ è diventato in molta letteratura ‘C’è un capello sulla pizza lungo e sporco’, lo sappiamo. Ma quel capello sulla pizza c’è ormai da più di 150 anni nella ricerca letteraria. Certo, l’editoria e i gusti del pubblico medio vogliono “i capei d’oro”, si veda la lista di opere ammesse alla selezione del Premio Strega Poesia del 2024, dove  di capelli lunghi e sporchi sulla pizza ce ne sono pochini. Ma è anche vero che la pizza in qualche modo si è raffreddata, 150 anni di capelli lunghi e sporchi non sono pochi…Forse una via stimolante mira oggi ad una convergenza che in qualche modo, diciamo, riscaldi la pizza al microonde, la renda nuovamente croccante. E allora il nostro capello lungo e sporco trovato su di essa può farsi dorato e croccantino, petrarchesco, pronto per essere ingerito e ritrovato ready made il giorno dopo nel wc, pronto per un reimpiego profumato su un’altra pizza… Diciamo una nuova aura petrarchesca, presente già d’altronde in quanto chiamiamo postmoderno.

    Un aspetto che è già emerso in questi dialoghi è che gran parte della poesia contemporanea sembra ignorare tutto quel tentativo di rinnovamento della poesia che c’è stato nel Secondo Dopoguerra. Forse è semplicemente un segno dei tempi. Forse siamo in una fase storica tutto sommato conservatrice o addirittura reazionaria? Oppure, più semplicemente, il mercato editoriale vuole oggetti vendibili?

    Devo dirti che di mio rifuggo dal lamento dei due poli, diciamo, conservatore e progressista. Ognuno ha le sue belle lamentele che scaglia al fronte opposto, coinvolgendo l’editoria. Vecchia storia (vedi addirittura cosa ne dice Orazio nelle sue Satire). A me tutto questo interessa terribilmente solo perché il confronto acceso, quando c’è, evita almeno la noia. Di mio me ne sto attento a guardare spaparanzato sul divano con pop-corn e coca (o pizza pelosa…), e aspetto di vedere qualche coltellata… Mi piacciono un sacco le coltellate fra poeti, anche gli spari…Di meno i suicidi. Trovo le coltellate intriganti… Insomma, metto tutti, conservatori e progressisti, in un bel cassonetto della spazzatura e mi riservo di pescare quello che mi interessa… La rete è questo straordinario cassonetto della spazzatura in cui ognuno ha la possibilità, in realtà, di avere un possibile lettore. Insomma, evviva le lamentele (mercato editoriale conservatore, pubblico medio italiano un po’ di bocca buona, voi astrusi, illeggibili, tu sei un autore di merda, tu leccaculo ecc…), purché ci siano le coltellate…La situazione oggi? Beh sì, ci sono poche coltellate. Un peccato. Un gruppo di amici poeti che stimo e a cui voglio bene (Marco Giovenale, Michele Zaffarano e Antonio Syxty) sta provando da due annetti col progetto ‘Esiste la ricerca’ a riportare in auge le coltellate…Voglio loro bene anche per questo.

    Ma sai, Leonardo, in fondo, delle coltellate tra poeti importa solo ai poeti, che sono un nicchia. Voglio dire: della ricerca stilistica, della scrittura, il mondo se frega. La gente vuole non pensare e il nostro sistema funziona proprio su “non pensare”.

    Sì, comprendo molto bene le tue parole Maurizio, ma direi che è il mondo dei media a dare la visione negativa di cui dici. Sembra cioè esserci un piacere diffuso nella masturbazione in pubblico che mira solo al piacere del proprio io. Chi si affida ai media lo sa, che sia politico, poeta, filosofo, semplice youtuber ecc…Ma questo non è straordinario? Un’ enorme discarica a cielo aperto su cui sbocciano fiorellini da raccogliere…(sono i Bruno Vespa la mia grande amica la poetessa Lalla, Denny Puzzone, Dildy giaguaro con cui popolo le mie Nughette…). Il mondo se ne frega della scrittura, dei poeti? Non credo, ma chi è più sperimentale deve conoscere il destino che si è scelto…e in fondo ai poeti, che sono anche delle puttane, piace tirarsela e dire che sono degli incompresi, che la grande editoria è tanto cattiva… Per dire ho letto un’intervista a Canella, quello delle Nughette, e lui si lamenta che non gli danno il Premio Strega Poesia che gli è assolutamente dovuto. Missa’ che è un po’ una puttana (ma non voglio offendere nessuno, sia chiaro). Quando mi leggerà penserà che l’ho accoltellato? Che belle sono le coltellate fra poeti!

    Già che parli di coltellate tra poeti, mi viene in mente il duello tra Ungaretti e Bontempelli, che si è svolto in casa di Pirandello. Sembra una storia così letteraria da non essere reale. Eppure pare lo sia. E pare che tutto sia nato per una diatriba appunto letteraria, tra due riviste. Pare che Bontempelli abbia raggiunto Ungaretti in un locale e lo abbia schiaffeggiato, da qui il duello.
    Chi vorresti sfidare a duello?

    Peccato che non c’è il video su YouTube che me lo andavo subito a vedere spalmato sul divano con pop-corn e coca… peccato che Pirandello non aveva lo smartphone… glielo devo dire. E allora: quello scontro è meglio raccontato a parole o ripreso in un video? Finzione in entrambi i casi. E non a caso erano a casa di Pirandello, un mago. Uhi, guarda guarda che ho detto casi caso casa… non sono un poeta? E poi Ungaretti aveva i foruncoli (lo dice Bontempelli da qualche parte…).

    Prima hai fatto riferimento a  Marco Giovenale, Michele Zaffarano e Antonio Syxty. Mi sai dire cosa ti piace del loro modo di scrivere?

    Sento una certa sintonia con loro, come dire li leggo e ci trovo qualcosa che è anche mio. Tieni conto che, soprattutto con Zaffarano e Giovenale, apparteniamo alla stessa generazione per cui ci sono ricordi comuni nella fase della crescita pur senza conoscerci ed esserci frequentati allora. Poi, a livello di formazione culturale, sentiamo nelle esperienze delle avanguardie storiche e delle neoavanguardie qualcosa di veramente importante e di terribilmente vivo. Un tronco comune insomma da cui poi ognuno sboccia come singolo.

    Ti faccio un’ultima domanda (prima del gioco della torre) e te la faccio sulla tua raccolta intitolata Nughette. Il titolo rimanda, volendo, a Petrarca, quando definiva le proprie poesie “nugae”, traducibile come “cosette”, “roba da poco”, “inezie”. Sono poesie ma sono prosa. A me paiono anche brevi narrazioni oniriche. C’è nel titolo, mi pare, una voglia ironica di dissacrazione. E questo mi pare emerga anche in questo dialogo. Mi pare che il tuo intento sia far saltare i ponti della sacralità e forse anche della ragione. È così? Se è così, ti chiedo, far saltare tutto, con quale fine?

    Prima di salutarci, caro Maurizio, voglio ringraziarti di cuore. Un gesto di generosità il tuo. Quanto dici è giusto, direi. Una parte della risposta sta sicuramente in quello che mi appartiene come persona, dovrei parlare di me. Ma è un terreno scivoloso e a mio avviso inutile. Non penso possa ad esempio essere utile sapere che prendo ragni dove mi capita e li chiudo dentro barattoli che ho in salotto. In una specie di bacheca/scaffale. La sera mi metto lì e li osservo. Me li metto sul viso perché mi piace sentirli camminare sulla mia pelle. Piccole zampette titillanti. Quasi un piacere erotico direi. Pensa che non ho la TV perché mi basta avere i barattoli dei ragni da guardare, la sera. E anche loro fanno i loro bei talk show, e Grande Fratello e Barattolo dei Famosi. Ho anche dei barattoli pieni di pelo, anche con baffi di donna. Sono quelli a cui tengo di più. La Polly mi guarda strano ma mi vuole bene lo stesso. Ecco può servire dire tutto questo? Non credo proprio, anche perché non c’è niente di vero in quello che ti ho appena scritto (è vero solo che non ho la TV). Un autore è sempre una puttana, ti dicevo.

    Poi c’è una parte legata agli strumenti che un autore utilizza, pinze, cacciavite ecc…Questa è la parte che mi interessa di più. Strumenti/parole con cui lavorare facendo sembrare vero ciò che è inevitabilmente finto. Tutto finto ma vero, insomma. Tu ci vedi dissacrazione, volere distruggere tutto? Ma è tutto finzione, caro Maurizio. Sempre. Un abbraccio, Leo

    (Gioco della torre) Sanguineti o Balestrini. Devi salvarne uno. Chi salvi e perché?

    Sanguineti è sicuramente più brillante, acuto, penetrante. E allora largo ai secondi, salvo Balestrini per il suo essere meno brillante (cosa certo discutibile) ma forse più sottilmente inquieto. E direi anche generoso verso molto altri autori, anche molto più giovani di lui. Penso al laboratorio delle nuove scritture di RicercaRE poi RicercaBO, organizzato insieme a Renato Barilli con cui sto curando adesso proprio l’antologia di RicercaBO che uscirà fra poco da Manni Editore.

    *

    Nughetta

    donna tenuta in freezer per 19 anni. Mitico Ciclope, leggo questo sul corrierepuntoit e penso alla tua isola che mi piacevano un sacco le capre. E le bacche, nere. E davanti alla TV c’eravamo noi, io tu e le capre. E il rumore del freezer. E stavamo la sera così, davanti alla TV, davanti al mare. Col rumore del freezer. A pensare, a fare poesia. Poi il freezer si è rotto e c’hanno trovato dentro una donna. Dopo 19 anni. E non so se sono stato io o sei stato tu che la Polly dice che sono un mostro quando in casa non ci do retta. E oggi quando l’ho rivista tornare coi sacchetti della spesa, ho pensato che anche lei era uscita di casa 19 anni fa. Sì, ora ricordo, era uscita di casa diciannove anni fa.

    #AntologiaDiRicercaBO #Balestrini #EsisteLaRicerca #LeoCanella #LeonardoCanella #Manni #MaurizioTeroni #neoavanguardia #Orazio #Petrarca #pizza #Sanguineti #scrittureDiRicerca #StradePossibili #unCapelloSullaPizza

  19. oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera

  20. oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera

  21. oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera

  22. oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera

  23. oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera

  24. 7 febbraio, bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) il 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera

  25. 7 febbraio, bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) il 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera

  26. 7 febbraio, bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) il 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera

  27. 7 febbraio, bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) il 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera

  28. 7 febbraio, bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) il 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera

  29. oggi, 9 gennaio, in partenza il corso su edoardo sanguineti @ centroscritture.it

    Con Maria Teresa Carbone, Massimiliano Manganelli, Francesco Muzzioli, Angelo Petrella, Gian Luca Picconi, Gilda Policastro

    Info e iscrizioni ancora effettuabili, su
    www.centroscritture.it

    #AngeloPetrella #CentroScritture #centroscrittureIt #EdoardoSanguineti #FrancescoMuzzioli #GianLucaPicconi #GildaPolicastro #MariaTeresaCarbone #MassimilianoManganelli #neoavanguardia #Novissimi #OperaPoetica #poesia #prosa #Sanguineti #scritturaDiRicerca

  30. due nuovi corsi del ‘centroscritture’ a partire dal 7 gennaio: su sanguineti e su pasolini

    NUOVI CORSI

    PASOLINI, SANGUINETI

    DAL 7 GENNAIO 2025

    per il ciclo MONOGRAFIE

    Due anniversari: 50 anni e 15 anni. La scomparsa di Pier Paolo Pasolini (1975) e quella di Edoardo Sanguineti (2010). Fin dalle pagine di “Officina” alla metà del secolo scorso, due dei massimi poeti e intellettuali italiani ingaggiano una disputa – quella tra sperimentalismo e avanguardia – che è più di un conflitto tra poetiche: sono due visioni del rapporto tra letteratura e tradizione, tra letteratura e società, tra letteratura e impegno; sono due visioni del mondo. Apriamo il 2025 con due corsi paralleli: discutere Pasolini e Sanguineti alla prova dei testi, tracciare il bilancio di una storia, di una battaglia artistica e culturale, i cui effetti dirompenti scontiamo ancora oggi.

    Con Stefano Colangelo, Maria Teresa Carbone, Bernardo De Luca, Emanuele Franceschetti, Giuseppe Garrera, Massimiliano Manganelli, Valerio Massaroni, Francesco Muzzioli, Angelo Petrella, Gian Luca Picconi, Gilda Policastro, Francesca Santucci.

    informazioni e iscrizioni qui:
    https://www.centroscritture.it/corsi

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    #AngeloPetrella #avanguardia #BernardoDeLuca #CentroScritture #centroscrittureIt #conflittoDiPoetiche #corsi #EdoardoSanguineti #EmanueleFranceschetti #FrancescaSantucci #FrancescoMuzzioli #GianLucaPicconi #GildaPolicastro #GiuseppeGarrera #MariaTeresaCarbone #MassimilianoManganelli #neoavanguardia #nuoviCorsi #Officina #Pasolini #PierPaoloPasolini #poesia #poesiaItaliana #poetiche #Sanguineti #sperimentalismo #StefanoColangelo #ValerioMassaroni