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  1. ‘tutta scena teatro’, su radio onda rossa, presenta: “oltre lo sguardo”, reading dal libro di tano d’amico “di cosa sono fatti i ricordi”

    Radio Onda Rossa: OLTRE LO SGUARDO reading tratto dal libro di Tano D’Amico 'Di cosa sono fatti i ricordi' (Postcart, 2011):

    slowforward.net/2026/08/16/ric

    #tanodamico #ricordi

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  2. ‘tutta scena teatro’, su radio onda rossa, presenta: “oltre lo sguardo”, reading dal libro di tano d’amico “di cosa sono fatti i ricordi”

    Tutta Scena Teatro ★ Radio Onda Rossa
    
    ● OLTRE LO SGUARDO
    
    reading tratto dal libro di Tano D’Amico 
    'Di cosa sono fatti i ricordi' (Postcart, 2011)
    a cura di Alessandra Magrini
    chitarra e voce Michelangelo Ricci
    
    Giornalista e fotoreporter, Tano D’Amico ha realizzato reportages su 
    carceri, manicomi, Rom, e ha documentato le manifestazioni di piazza a 
    partire dagli anni '60. Una vita passata in strada, a fissare l’eternità 
    di momenti che hanno lasciato il solco nella storia del nostro Paese. 
    Immagini indelebili che non solo documentano con la forza della verità, 
    ma riescono con la loro potenza a penetrare oltre lo sguardo per 
    imprimersi nella memoria dell’anima. Un reading tratto dal libro 'Di 
    Cosa Sono Fatti I Ricordi', 63varticoli scritti con stile 
    lucido e poetico, come "personali lettere alla società", permeati da un 
    profondo senso critico verso le ingiustizie che da sempre colpiscono gli 
    sconfitti, coloro che vivono ai margini della società e di cui si tenta 
    di rimuoverne il ricordo. In scena, l’interpretazione di Alessandra 
    Magrini e le inedite canzoni di Michelangelo Ricci, che con chitarra e 
    testi accompagna il pubblico che non è solo spettatore, ma viene 
    catapultato dentro l’atmosfera di un passato ancora presente.
    «Ho guardato tante foto di Carlo Giuliani sdraiato sull’asfalto il 20 
    luglio, in quasi tutte sembrava intatto, in quella scattata da Tano ho 
    visto con nitidezza lo scempio, per la prima volta il dolore che ho 
    provato è stato più forte della rabbia» Alessandra Magrini
    
    http://archive.org/details/Radioteatro.OltreLoSguardo (51')
    
    #AlessandraMagrini #articoli #canzoni #CarloGiuliani #DiCosaSonoFattiIRicordi #Genova2001 #lettura #MichelangeloRicci #movimenti #Movimento #Postcart #RadioOndaRossa #reading #Resistenza #ROR #RORRadioOndaRossa #TanoDAmico #TuttaScenaTeatro
  3. roma, 22-23 novembre, festa dell’arte a monteverde .

    FESTA DELL’ARTE A MONTEVERDE
    5^ edizione
    Centro Culturale AgorArt
    (Clivo Rutario, 53)
    sabato 22 e domenica 23 novembre 2025
    ingresso libero

    mostra collettiva, presentazioni di libri, proiezioni e musica.

    una collaborazione Libreria Raponi, Teatro Villa Pamphilj, Kulturjam, C.A.S.A. – Community Autogestita Scrittori Artisti

    per i libri:
    sabato 22 novembre 2025
    ● ore 16
    Amedeo Giuliani – IN NOME DEL RE (2024)
    https://www.riccardoedizioni.it/it/marsili/26-in-nome-del-re/
    ● ore 17
    Giada Carboni – I VILLINI SOCIALI DI MONTEVERDE (2025)
    https://pavedizioni.it/prodotto/i-villini-sociali-di-monteverde-lottizzazione-della-vigna-baldini-e-della-vigna-martini-e-il-lotto-monteverde
    ● ore 18
    Tano D’Amico – I NOSTRI ANNI (2025) e  Maurizio ‘Gibo’ Gibertini – NON MI SONO FATTO NIENTE (2025)
    https://tuttascena1.wordpress.com/2025/03/24/tano-damico-i-nostri-anni/
    https://tuttascena1.wordpress.com/2025/03/30/maurizio-gibo-gibertini-non-mi-sono-fatto-niente/

    domenica 23 novembre 2025
    ● ore 16
    Elena Fanucci – STATALE 515 (2025)
    https://www.edizionicroce.it/catalogo/statale-515/
    ● ore 17
    Annalisa Venditti – ANDREA BARONI, il Cavaliere delle rose e delle nuvole (nuova edizione, 2024)
    https://giunti.it/products/andrea-baroni-9791223203149
    ● ore 18
    Cecilia Lavatore – AMORI E NO (2025)
    https://www.lafeltrinelli.it/amori-non-libro-cecilia-lavatore/e/9788867184781

    Archivio delle edizioni precedenti:
    ● 4^ edizione – sabato 31 maggio e domenica 1 giugno 2025
    https://www.teatriincomune.roma.it/events/festa-dellarte-a-monteverde-3/
    ● 3^ edizione – sabato 9 e domenica 10 novembre 2024
    https://www.teatriincomune.roma.it/events/festa-dellarte-a-monteverde-2/
    ● 2^ edizione – sabato 25 e domenica 26 maggio 2024
    https://www.teatriincomune.roma.it/events/festa-dellarte-a-monteverde/
    ● 1^ edizione – domenica 12 novembre 2023
    https://www.teatriincomune.roma.it/events/festa-dell-arte-a-monteverde/

    #amedeoGiuliani #annalisaVenditti #cASACommunityAutogestitaScrittoriArtisti #ceciliaLavatore #centroCulturaleAgorart #elenaFanucci #giadaCarboni #kulturjam #libreriaRaponi #maurizioGiboGibertini #mostraCollettiva #musica #presentazioniDiLibri #proiezioni #tanoDamico #teatroVillaPamphilj

  4. oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera

  5. 7 febbraio, bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”

    Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) il 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
    Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
    Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):

    Assemblare i pezzi

    […] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
    Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
    Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.

    Il nuovo Meccano

    […] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.

    Verso i collage

    […] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
    I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
    In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.

    #AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera