#annisettanta — Public Fediverse posts
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Antonio Syxty su Balestrini / D’Amico, “Ci abbiamo provato”
https://youtu.be/DpqiqePpBlg
https://differx.noblogs.org/2026/04/02/antonio-syxty-su-balestrini-damico-ci-abbiamo-provato/
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newslow: slowforward dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026
oggi ho spedito per mail newslow ovvero la (piuttosto lenta) newsletter (a)periodica di slowforward, con link a post pubblicati dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026. la mail, come sempre, viene compilata manualmente da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere informazioni e articoli che giocoforza sono recuperabili ma apparentemente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta scrivendo a https://slowforward.net/contact/
e… tra un paio di giorni uscirà un’altra newsletter, che arriva fino a marzo. stay tuned. statevi tonni.
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chi poi volesse sostenere il lavoro di slowforward & mg / differx (che dal 2003 con operosa lena figge il guardo nel contemporaneo & intende continuare a farlo finché morte non lo separi dalla rete) può elargire via ko-fi oppure paypal
https://ko-fi.com/differx57119
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newslow: slowforward dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026
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newslow: slowforward dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026
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newslow: slowforward dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026
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newslow: slowforward dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026
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il fondo rosanna chiessi presso la biblioteca panizzi di reggio emilia
Questo mese cadono i dieci anni dalla scomparsa della gallerista, studiosa, coordinatrice di eventi, collezionista e – in sostanza – insostituibile promotrice di cultura Rosanna Chiessi. Un articolo, dedicato anche al Fondo bibliotecario che porta il suo nome, depositato presso la Biblioteca Panizzi, ne parla diffusamente, a questo indirizzo: https://www.comune.reggioemilia.it/novita/comunicati/rosanna-chiessi-dieci-anni-dopo-uneredita-viva-tra-arte-archivio-e-memoria
cliccare per leggere
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il fondo rosanna chiessi presso la biblioteca panizzi di reggio emilia
Questo mese cadono i dieci anni dalla scomparsa della gallerista, studiosa, coordinatrice di eventi, collezionista e – in sostanza – insostituibile promotrice di cultura Rosanna Chiessi. Un articolo, dedicato anche al Fondo bibliotecario che porta il suo nome, depositato presso la Biblioteca Panizzi, ne parla diffusamente, a questo indirizzo: https://www.comune.reggioemilia.it/novita/comunicati/rosanna-chiessi-dieci-anni-dopo-uneredita-viva-tra-arte-archivio-e-memoria
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newslow: slowforward dal 24 dicembre 2025 al 20 gennaio 2026
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newslow: slowforward dal 24 dicembre 2025 al 20 gennaio 2026
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newslow: slowforward dal 14 ottobre al 20 novembre 2025
poco fa ho spedito per mail newslow ovvero la (evidentemente lenta) newsletter (a)periodica di slowforward, con link a post pubblicati dal 14 ottobre al 20 novembre scorso. la mail viene manualmente compilata da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere informazioni e articoli che giocoforza sono recuperabili ma visivamente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta scrivendo a https://slowforward.net/contact/
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mettiamola (daccapo e daccapo) così: sono fermo a uno dei semafori della rete, e vi faccio cenno indicando il parabrezza… bon: se voi apprezzate e vi fa piacere che io da 22 quasi 23 anni quotidianamente vi aiuti a renderlo ben trasparente e sensibile a informazioni & notizie su #scritturadiricerca #scritturasperimentale #palestina #asemicwriting #scritturaasemica #antifascismo #prosa #prosabreve #prosainprosa #artecontemporanea #materialiverbovisivi #audio #podcast #video #presentazioni #criticaletteraria #teorialetteraria #letturepubbliche #progettiletterari, #archivi #anni70 … non avete da fare altro che offrirmi un caffè oppure, se preferite, un pranzo.
#2003 #Anni70 #anniSettanta #anni70 #annisettanta #antifascismo #archivi #archivio #arteContemporanea #artecontemporanea #asemic #asemicWriting #asemicwriting #audio #caffè #CarmeloBene #contact #controinformazione #CorradoCosta #criticaLetteraria #CriticaLetteraria #differx #diffusioneDiTesti #EmilioGarroni #EmilioVilla #flarf #glitch #googlism #informazione #informazioni #koFi #kofi #lavoro #letturePubbliche #letturepubbliche #link #MagdaloMussio #mail #materialiVerbovisivi #materialiverbovisivi #MG #NanniBalestrini #newsletter #newsletterPeriodica #notizie #orizzonteDegliEventi #Palestina #parabrezza #paypal #podAlPopolo #podalpopolo #podcast #post #presentazioni #PrimaDellOggetto #progettiLetterari #progettiletterari #prosa #prosaBreve #ProsaInProsa #prosabreve #prosainprosa #raccoltaDiMateriali #reading #scritturaAsemica #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scritturaasemica #scritturadiricerca #scritturasperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #slowforward #slowforwardDal2003 #sostieniSlowforward #teoriaLetteraria #teorialetteraria #unCaffèASlowforward #video #videopresentazioni
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newslow: slowforward dal 14 ottobre al 20 novembre 2025
poco fa ho spedito per mail newslow ovvero la (evidentemente lenta) newsletter (a)periodica di slowforward, con link a post pubblicati dal 14 ottobre al 20 novembre scorso. la mail viene manualmente compilata da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere informazioni e articoli che giocoforza sono recuperabili ma visivamente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta scrivendo a https://slowforward.net/contact/
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Toni e Anna Negri
Ho capito una cosa: voi siete una generazione che ha vissuto anni in cui tutto era possibile, e noi, dopo la repressione, siamo quelli che hanno vissuto in un mondo dove tutto era impossibilehttps://www.globalproje
https://differx.noblogs.org/2025/11/17/toni-e-anna-negri/
#archivi #audiovideo #cinema #Resistenza #ricostruzioni #SegnalazioniEAvvistamenti #SegnaliEAzioni #AnnaNegri #Anni60 #Anni70 #AnniSessanta #AnniSettanta #Movimento #politica #sinistra #ToniNegri -
Toni e Anna Negri
Ho capito una cosa: voi siete una generazione che ha vissuto anni in cui tutto era possibile, e noi, dopo la repressione, siamo quelli che hanno vissuto in un mondo dove tutto era impossibilehttps://www.globalproje
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newsletter slowforward 10 agosto – 9 settembre 2025 + sostieni l’ultraventennale intrapresa del sito
stamattina verso le nove ho spedito per mail – alle persone registrate – la newsletter (a)periodica di slowforward, con link a post pubblicati dal 10 agosto a oggi, 9 settembre. la newsletter non ha (ancora) un nome, e viene manualmente compilata da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere informazioni e articoli che giocoforza sono recuperabili ma visivamente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta scrivendo a https://slowforward.net/contact/
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e… dal 9 al 30 settembre, chi intende sostenere tramite paypal o ko-fi il lavoro di mg / differx / slowforward con cifre generosamente uguali o superiori a 20 euro,
(1) riceve – con posta tracciata – una copia del mio recente Prima dell’oggetto;
(2) la riceve autografata, se lo desidera;
(3) viene iscritto alla newsletter, nel caso non lo fosse già;
(4) entra a pieno titolo nel regesto dei benefattori magari non dell’umanità ma di slowforward sicuramente.
(n.b.: dopo il 30 settembre sarà sempre possibile – e da me auspicatissimo – sostenere mg, ovviamente, ma senza ricevere il libro).#2003 #Anni70 #anniSettanta #anni70 #annisettanta #antifascismo #archivi #archivio #arteContemporanea #artecontemporanea #asemic #asemicWriting #asemicwriting #audio #caffè #CarmeloBene #contact #controinformazione #CorradoCosta #criticaLetteraria #CriticaLetteraria #differx #diffusioneDiTesti #EmilioGarroni #EmilioVilla #flarf #glitch #googlism #informazione #informazioni #koFi #kofi #lavoro #letturePubbliche #letturepubbliche #link #MagdaloMussio #mail #materialiVerbovisivi #materialiverbovisivi #MG #NanniBalestrini #newsletter #newsletterPeriodica #notizie #orizzonteDegliEventi #Palestina #parabrezza #paypal #podAlPopolo #podalpopolo #podcast #post #presentazioni #PrimaDellOggetto #progettiLetterari #progettiletterari #prosa #prosaBreve #ProsaInProsa #prosabreve #prosainprosa #raccoltaDiMateriali #reading #scritturaAsemica #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scritturaasemica #scritturadiricerca #scritturasperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #slowforward #slowforwardDal2003 #sostieniSlowforward #teoriaLetteraria #teorialetteraria #unCaffèASlowforward #video #videopresentazioni
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e… dal 9 al 30 settembre, chi intende sostenere tramite paypal o ko-fi il lavoro di mg / differx / slowforward con cifre generosamente uguali o superiori a 20 euro,
(1) riceve – con posta tracciata – una copia del mio recente Prima dell’oggetto;
(2) la riceve autografata, se lo desidera;
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(n.b.: dopo il 30 settembre sarà sempre possibile – e da me auspicatissimo – sostenere mg, ovviamente, ma senza ricevere il libro).#2003 #Anni70 #anniSettanta #anni70 #annisettanta #antifascismo #archivi #archivio #arteContemporanea #artecontemporanea #asemic #asemicWriting #asemicwriting #audio #caffè #CarmeloBene #contact #controinformazione #CorradoCosta #criticaLetteraria #CriticaLetteraria #differx #diffusioneDiTesti #EmilioGarroni #EmilioVilla #flarf #glitch #googlism #informazione #informazioni #koFi #kofi #lavoro #letturePubbliche #letturepubbliche #link #MagdaloMussio #mail #materialiVerbovisivi #materialiverbovisivi #MG #NanniBalestrini #newsletter #newsletterPeriodica #notizie #orizzonteDegliEventi #Palestina #parabrezza #paypal #podAlPopolo #podalpopolo #podcast #post #presentazioni #PrimaDellOggetto #progettiLetterari #progettiletterari #prosa #prosaBreve #ProsaInProsa #prosabreve #prosainprosa #raccoltaDiMateriali #reading #scritturaAsemica #scritturaComplessa #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scritturaasemica #scritturadiricerca #scritturasperimentale #scrittureComplesse #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #slowforward #slowforwardDal2003 #sostieniSlowforward #teoriaLetteraria #teorialetteraria #unCaffèASlowforward #video #videopresentazioni
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una recensione a cui rubo alcune righe, per sintesi
[…] Ma è soprattutto l’azione della P2 a bloccare l’Italia: rileggendo il Piano di Rinascita Democratica trovato nei documenti della figlia di Licio Gelli, è chiaro che l’egemonizzazione da parte degli USA della società italiana si afferma in questi anni e produce l’Italia in cui viviamo. Com’è ormai noto per le sentenze e le ricostruzioni dei movimenti di capitali che transitano per i conti di Gelli, la P2 agisce orchestrando una campagna di terrore con manovalanza neofascista che da Piazza Fontana all’omicidio di Aldo Moro segue una strategia che è stata studiata ormai in molti dettagli […]
il Piano di Rinascita Democratica ha vinto: siamo governati da eredi di Gelli e della destra fascista […].
Affermazione degli Usa in Italia: Le bombe da noi le han messe negli anni ‘70. Se le prospettive che erano ancora reali negli anni settanta sono diventate oggi utopiche, è perché la nostra vita sociale, collettiva, è rientrata nell’amministrazione ordinaria di una provincia americana […]da https://www.doppiozero.com/il-male-gli-anni-al-contrario
(Enrico Palandri, doppiozero, 16 lug. 2025)#AldoMoro #anniSettanta #Cia #destraEversiva #destraFascista #Doppiozero #EnricoPalandri #fascismo #Gelli #LicioGelli #neofascismo #P2 #PianoDiRinascitaDemocratica #PiazzaFontana #stragismo #USA
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una recensione a cui rubo alcune righe, per sintesi
[…] Ma è soprattutto l’azione della P2 a bloccare l’Italia: rileggendo il Piano di Rinascita Democratica trovato nei documenti della figlia di Licio Gelli, è chiaro che l’egemonizzazione da parte degli USA della società italiana si afferma in questi anni e produce l’Italia in cui viviamo. Com’è ormai noto per le sentenze e le ricostruzioni dei movimenti di capitali che transitano per i conti di Gelli, la P2 agisce orchestrando una campagna di terrore con manovalanza neofascista che da Piazza Fontana all’omicidio di Aldo Moro segue una strategia che è stata studiata ormai in molti dettagli […]
il Piano di Rinascita Democratica ha vinto: siamo governati da eredi di Gelli e della destra fascista […].
Affermazione degli Usa in Italia: Le bombe da noi le han messe negli anni ‘70. Se le prospettive che erano ancora reali negli anni settanta sono diventate oggi utopiche, è perché la nostra vita sociale, collettiva, è rientrata nell’amministrazione ordinaria di una provincia americana […]da https://www.doppiozero.com/il-male-gli-anni-al-contrario
(Enrico Palandri, doppiozero, 16 lug. 2025)#AldoMoro #anniSettanta #Cia #destraEversiva #destraFascista #Doppiozero #EnricoPalandri #fascismo #Gelli #LicioGelli #neofascismo #P2 #PianoDiRinascitaDemocratica #PiazzaFontana #stragismo #USA
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igort racconta andrea pazienza
https://youtu.be/RjBxBojpoaU?si=rcNhA2lss2fVhbwW
#77 #AndreaPazienza #Anni70 #anniSettanta #art #arte #Bologna #Igort
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igort racconta andrea pazienza
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igort racconta andrea pazienza
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oggi, 17 maggio, a torino: la cooperativa scrittori, una storia degli anni ’70 (e di oggi)
Sabato 17 maggio
Salone del libro di Torino Off
Domori, Piani Culturali Domori, Piazza San Carlo 177, h 18
GLI SCRITTORI IN COOPERATIVA. UNA STORIA DEGLI ANNI ’70 (E DI OGGI)
Maria Teresa Carbone, Andrea Cortellessa e Bruno Gambarotta, letture
di Mariella Fabriscliccare per ingrandire
*
Nei primi anni ’70 Luigi Malerba, Elio Pagliarani, Nanni Balestrini e altri intellettuali fondarono la Cooperativa Scrittori come alternativa al potere dei grandi marchi editoriali. In poco tempo uscirono opere importanti, dalla relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia a libri di autori come Umberto Eco o Alberto Arbasino. Ricordare oggi quell’iniziativa è uno stimolo a cercare nuove forme di cooperazione culturale.
#AndreaCortellessa #Anni70 #anniSettanta #anni70 #art #arte #arteContemporanea #BrunoGambarotta #CoopScrittori #CooperativaScrittori #CulturMediaLegaCoop #Domori #ElioPagliarani #LIndice #LIndiceDeiLibriDelMese #LuigiMalerba #MariaTeresaCarbone #MariellaFabris #NanniBalestrini
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17 maggio a torino: la cooperativa scrittori, una storia degli anni ’70 (e di oggi)
Sabato 17 maggio
Salone del libro di Torino Off
Domori, Piani Culturali Domori, Piazza San Carlo 177, h 18
GLI SCRITTORI IN COOPERATIVA. UNA STORIA DEGLI ANNI ’70 (E DI OGGI)
Maria Teresa Carbone, Andrea Cortellessa e Bruno Gambarotta, letture
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Nei primi anni ’70 Luigi Malerba, Elio Pagliarani, Nanni Balestrini e altri intellettuali fondarono la Cooperativa Scrittori come alternativa al potere dei grandi marchi editoriali. In poco tempo uscirono opere importanti, dalla relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia a libri di autori come Umberto Eco o Alberto Arbasino. Ricordare oggi quell’iniziativa è uno stimolo a cercare nuove forme di cooperazione culturale.
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11 aprile, roma, studio campo boario: “lavorare con lentezza”, di guido chiesa
cliccare per ingrandire.
#Anni70 #anniSettanta #Bologna #cinema #colloquio #film #GuidoChiesa #LavorareConLentezza #proiezione #RadioAlice
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[r] _ post-1968 o post-1974? forse la domanda ha senso
slowforward.net/2025/02/11/r-_…
#post1968 #post1974 #1968 #1974 #1977 #annisessanta #annisettanta #pantera #occupazioni
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[r] _ post-1968 o post-1974? forse la domanda ha senso
https://slowforward.net/2025/02/11/r-_-post-1968-o-post-1974-forse-la-domanda-ha-senso/
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[r] _ post-1968 o post-1974? forse la domanda ha senso
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pod al popolo, #054, audio completo della presentazione di “oggettistica” @ libreria tomo, roma, 28 feb. 2025
Ieri, 28 febbraio 2025, nella operosa città di Roma, presso la Libreria Tomo, a San Lorenzo, Guido Mazzoni, Fabrizio Pelli e Fabrizio Scrivano hanno presentato OGGETTISTICA, di Marco Giovenale (Tic, 2024), presente & leggente l’autore. La risultante sonora è ascoltabile qui su Pod al popolo. Il podcast irregolare, ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto.
un intervento da me citato nella conversazione: https://operavivamagazine.org/6070-2/
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informazioni e link sul libro:https://slowforward.net/2024/04/15/link-e-materiali-per-oggettistica-tic-edizioni-collana-ultrachapbooks-marzo-2024/
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gianfranco faina, ludd, settanta/milieu
● in preparazione, nella collana Settanta delle edizioni Mileu: Gianfranco Faina. Difendere la libertà diffondere la libertà ovunque, di Anna Marsilii e Giorgio Moroni
● qui di seguito, un testo di Alfredo Passadore su Ludd a Genova (1969-1971)
[…] [Nel ’68 a genova] poteva accadere che, iscrivendosi a Filosofia, si inciampasse in qualcosa di imprevisto e si venisse finalmente a contatto con qualcuno che lo spirito radicale dei tempi sembrava davvero incarnarlo. Era un gruppo di amici che ruotava attorno a Gianfranco Faina, docente di Storia Moderna, personaggio di spicco della sinistra non allineata. Uscito dal Pci dell’invasione dell’Ungheria, coerentemente radicale ma mai stalinista, Faina aveva dato vita prima al circolo Rosa Luxemburg e poi, ai tempi in cui lo conobbi, alla Lega degli operai e degli studenti, trasformatasi in Ludd. Rispetto alle solite prediche più o meno progressiste e alle critiche su posizioni oltranziste ai partiti tradizionali della sinistra (erano gli anni in cui Pajetta bollava gli studenti di «lupi mannari» e Pasolini si scioglieva in lodi insensate dei giovani poliziotti, a suo dire ben più autentici dei borghesi studenti) i luddisti citavano Paul Cardan, Socialisme ou Barbarie e la prima critica radicale al delirio burocratico sovietico, parlavano di autogestione e soprattutto, per bocca di Mario Lippolis, ironico e sarcastico oratore nelle assemblee di Filosofia, dei situazionisti francesi, gruppo allora sconosciuto ai più e ben lungi dal profluvio di citazioni a sproposito di cui sarebbero diventati vittime in futuro.
Immediatamente attratto da un discorso che finalmente pareva tener conto dello spirito dei tempi, e del nuovo che prepotentemente si affacciava, ricordo ancora i consigli non richiesti di qualche compagno di allora che suggeriva di non prestar loro ascolto in quanto provocatori, ingenui spontaneisti, predicatori del nulla e via insultando. Fortunatamente non lo feci e venni così a conoscenza di concetti sicuramente cruciali, come quello di critica della vita quotidiana (non aspettiamo la rivoluzione a venire, ma combattiamo già da subito il potere dell’alienazione all’interno delle nostre singole esistenze), di comunismo consigliare (non serve un partito egemone, guida e coscienza, ma piuttosto una miriade di consigli che si autogestiscono e decidono sul loro immediato futuro), di società dello spettacolo (la teoria di Debord sulla spettacolarizzazione della merce e sulle deflagranti conseguenze nelle società contemporanee) di «detournement» (la capacità di rovesciare la realtà, mostrandone in controluce gli autentici significati), di deriva metropolitana (il vagabondaggio creativo che trasforma concretamente il modo di vivere nelle città). Così, mentre all’indomani dell’invasione di Praga da parte dei sovietici, qualcuno arrivava a scrivere che «il socialismo si difende anche con i carri armati», mentre tanti inneggiavano al libretto rosso e alla «rivoluzione culturale», che altro non era se non una spietata epurazione voluta dallo strapotere maoista, i luddisti, in modo ironico e giocoso, lanciavano le loro provocazioni, dimostrandosi eccentrici rispetto a tanto neo conformismo di maniera.
Oltre all’Internazionale situazionista, si leggevano «Do It» di Jerry Rubin che raccontava le forme creative della lotta alle lobby negli Usa, i romanzi di Victor Serge che descrivevano dall’interno l’incubo staliniano, si pubblicava un opuscolo sulla cui copertina campeggiava ironicamente il motto «Il lavoro rende liberi» del lager di Aushwitz. E nella sede di Ludd in via San Luca, nel triennio in cui Ludd ebbe vita dal ’69 fino al ’71, transitavano personaggi dello spessore di Giorgio Cesarano, poeta anarchico e analista attento della contemporaneità, Mario Perniola, allora responsabile della rivista «Agar Agar», Jacques Camatte, a sua volta editore di «Invariance», divenuto poi psicogeografo e sostenitore di soluzioni assai simili a quelle pensate dai comontisti, mentre si allacciavano rapporti con gruppi milanesi, torinesi e romani.
A Roma, nella sede del Film Studio 70 di Amerigo Sbardella e Annabella Miscuglio, ricordo fumose riunioni interrotte dal passare di bellezze eteree succintamente vestite, accolte da improvvisi e attenti silenzi. E il sapore dolciastro e intenso di un «fumo» mai provato fino allora. Circolo e abitazione sorgevano a Trastevere, a pochi passi da Regina Coeli e disponevano di una sala dove si proiettavano film dell’avanguardia internazionale, tutto aveva orari assurdi e ti faceva sentire terribilmente provinciale.
Tra i gruppi amici quello dei torinesi spiccava per il radicalismo non solo predicato ma apparentemente anche duramente praticato. Editavano una rivista, «Acheronte»: il «fiume infernale si è rimesso in moto» procedendo spedito verso la rivoluzione, e avevano dato vita all’Organizzazione consigliare, in linea con le teorie di autogestione praticate anche a Genova. Il personaggio di spicco, Riccardo D’Este, era stato allora in galera e si diceva fosse stato tra i protagonisti della rivolta carceraria delle Nuove. Aveva fama ambigua, perché da sempre molti lo accusavano apertamente di essere un provocatore, addirittura, sosteneva qualcuno, un cripto fascista mascherato da gauchista. Quando finalmente comparve a Genova, lo fece in occasione di uno spettacolo teatrale recitato tra i vicoli del centro storico, il «Genovese Liberale» credo si intitolasse, e Riccardo e i suoi proposero di parteciparvi direttamente, trasformandolo dall’interno in una provocazione in presa diretta. Fu divertente, a tratti anche pericoloso, perché in qualche occasione si rischiò quasi il linciaggio. Per i torinesi il concetto di critica della vita quotidiana diventava spesso e volentieri un processo immediato alla vita di ogni giorno dei singoli individui: com’era possibile definirsi rivoluzionari e continuare a praticare il tran tran quotidiano come se nulla fosse? Tra i luddisti genovesi vigeva in effetti una stretta divisione tra vita famigliare e dimensione politica, le donne non partecipavano alle attività del gruppo e raramente venivano coinvolte, se si eccettuano i membri più giovani che invece tendevano a vivere tutto in coppia. D’Este al proposito aveva buon gioco nella sua critica radicale, anche se spesso i toni cadevano nell’eccesso e si facevano violenti, finendo per impaurire più che convincere. […]● Tratto da: Gli anni del ’68. Voci e carte dall’Archivio dei Movimenti, il canneto editore, Genova 2017. (Si ringrazia).
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video della presentazione di “inappropriabili. relazioni, opere e lotte nelle arti performative in italia (1959-1979)”, di annalisa sacchi
6 settembre 2024 | La Pelanda – Mattatoio di Roma ANTICIPATION OF THE NIGHT_
Inappropriabili. Relazioni, opere e lotte nelle arti performative in Italia (1959-1979), di Annalisa Sacchi (Marsilio) – in dialogo con Giuseppe Allegri, Viola Lo Moro e Nicolas Martino“Inappropriabili” sono le esperienze di chi, negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, trovò nella performance territori di sperimentazioni capaci di abbattere i confini disciplinari. Nel libro si affollano biografie, eventi e idee, azioni e opere che ricostruiscono una storia di relazioni: l’Autunno caldo, l’antipsichiatria e la militanza poetica di Giuliano Scabia, la guerra d’Algeria nel teatro musicale di Luigi Nono, le ecopolitiche di John Cage e di Aldo Braibanti, le persecuzioni, i processi, le carcerazioni. E poi la poesia sonora di Patrizia Vicinelli e il cinema-performance di Alberto Grifi, il teatro come “tumore della società” e le lotte meridionaliste di Leo de Berardinis e Perla Peragallo, il femminismo e le alleanze tra soggetti imprevisti, l’opera aperta, gli scandali e le apoteosi di Carmelo Bene, Emilio Villa, Jean-Jacques Lebel. Si tratta di ricostruire genealogie artistiche e rimettere la potenza generativa delle lotte e quella delle relazioni al centro dei due decenni che hanno cambiato quello che si credeva possibile per l’arte, e quindi per la vita.
Annalisa Sacchi insegna all’Università Iuav di Venezia, dove dirige dal 2017 il corso di laurea magistrale in Teatro e arti performative. Ulteriori informazioni: https://www.youtube.com/watch?v=fENsaVdkhdg
Il libro: https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2978942/inappropriabili
#AlbertoGrifi #AldoBraibanti #AnnalisaSacchi #anni60 #Anni70 #anniSessanta #anniSettanta #art #arte #artiPerformative #CarmeloBene #EmilioVilla #GiulianoScabia #GiuseppeAllegri #JeanJacquesLebel #JohnCage #LeoDeBerardinis #LuigiNono #NicolasMartino #PatriziaVicinelli #performance #PerlaPeragallo #politica #UniversitàIuav #ViolaLoMoro
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6 settembre 2024 | La Pelanda – Mattatoio di Roma ANTICIPATION OF THE NIGHT_
Inappropriabili. Relazioni, opere e lotte nelle arti performative in Italia (1959-1979), di Annalisa Sacchi (Marsilio) – in dialogo con Giuseppe Allegri, Viola Lo Moro e Nicolas Martino“Inappropriabili” sono le esperienze di chi, negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, trovò nella performance territori di sperimentazioni capaci di abbattere i confini disciplinari. Nel libro si affollano biografie, eventi e idee, azioni e opere che ricostruiscono una storia di relazioni: l’Autunno caldo, l’antipsichiatria e la militanza poetica di Giuliano Scabia, la guerra d’Algeria nel teatro musicale di Luigi Nono, le ecopolitiche di John Cage e di Aldo Braibanti, le persecuzioni, i processi, le carcerazioni. E poi la poesia sonora di Patrizia Vicinelli e il cinema-performance di Alberto Grifi, il teatro come “tumore della società” e le lotte meridionaliste di Leo de Berardinis e Perla Peragallo, il femminismo e le alleanze tra soggetti imprevisti, l’opera aperta, gli scandali e le apoteosi di Carmelo Bene, Emilio Villa, Jean-Jacques Lebel. Si tratta di ricostruire genealogie artistiche e rimettere la potenza generativa delle lotte e quella delle relazioni al centro dei due decenni che hanno cambiato quello che si credeva possibile per l’arte, e quindi per la vita.
Annalisa Sacchi insegna all’Università Iuav di Venezia, dove dirige dal 2017 il corso di laurea magistrale in Teatro e arti performative. Ulteriori informazioni: https://www.youtube.com/watch?v=fENsaVdkhdg
Il libro: https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2978942/inappropriabili
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Inappropriabili. Relazioni, opere e lotte nelle arti performative in Italia (1959-1979), di Annalisa Sacchi (Marsilio) – in dialogo con Giuseppe Allegri, Viola Lo Moro e Nicolas Martino“Inappropriabili” sono le esperienze di chi, negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, trovò nella performance territori di sperimentazioni capaci di abbattere i confini disciplinari. Nel libro si affollano biografie, eventi e idee, azioni e opere che ricostruiscono una storia di relazioni: l’Autunno caldo, l’antipsichiatria e la militanza poetica di Giuliano Scabia, la guerra d’Algeria nel teatro musicale di Luigi Nono, le ecopolitiche di John Cage e di Aldo Braibanti, le persecuzioni, i processi, le carcerazioni. E poi la poesia sonora di Patrizia Vicinelli e il cinema-performance di Alberto Grifi, il teatro come “tumore della società” e le lotte meridionaliste di Leo de Berardinis e Perla Peragallo, il femminismo e le alleanze tra soggetti imprevisti, l’opera aperta, gli scandali e le apoteosi di Carmelo Bene, Emilio Villa, Jean-Jacques Lebel. Si tratta di ricostruire genealogie artistiche e rimettere la potenza generativa delle lotte e quella delle relazioni al centro dei due decenni che hanno cambiato quello che si credeva possibile per l’arte, e quindi per la vita.
Annalisa Sacchi insegna all’Università Iuav di Venezia, dove dirige dal 2017 il corso di laurea magistrale in Teatro e arti performative. Ulteriori informazioni: https://www.youtube.com/watch?v=fENsaVdkhdg
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Inappropriabili. Relazioni, opere e lotte nelle arti performative in Italia (1959-1979), di Annalisa Sacchi (Marsilio) – in dialogo con Giuseppe Allegri, Viola Lo Moro e Nicolas Martino“Inappropriabili” sono le esperienze di chi, negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, trovò nella performance territori di sperimentazioni capaci di abbattere i confini disciplinari. Nel libro si affollano biografie, eventi e idee, azioni e opere che ricostruiscono una storia di relazioni: l’Autunno caldo, l’antipsichiatria e la militanza poetica di Giuliano Scabia, la guerra d’Algeria nel teatro musicale di Luigi Nono, le ecopolitiche di John Cage e di Aldo Braibanti, le persecuzioni, i processi, le carcerazioni. E poi la poesia sonora di Patrizia Vicinelli e il cinema-performance di Alberto Grifi, il teatro come “tumore della società” e le lotte meridionaliste di Leo de Berardinis e Perla Peragallo, il femminismo e le alleanze tra soggetti imprevisti, l’opera aperta, gli scandali e le apoteosi di Carmelo Bene, Emilio Villa, Jean-Jacques Lebel. Si tratta di ricostruire genealogie artistiche e rimettere la potenza generativa delle lotte e quella delle relazioni al centro dei due decenni che hanno cambiato quello che si credeva possibile per l’arte, e quindi per la vita.
Annalisa Sacchi insegna all’Università Iuav di Venezia, dove dirige dal 2017 il corso di laurea magistrale in Teatro e arti performative. Ulteriori informazioni: https://www.youtube.com/watch?v=fENsaVdkhdg
Il libro: https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2978942/inappropriabili
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oggi, 13 febbraio, a roma: “ricreazione immaginativa del reale. l’eredità di alighiero boetti”
Convegno
Ricreazione immaginativa del reale
L’eredità di Alighiero Boettia cura della
Fondazione Alighiero e Boetti
OGGI, giovedì 13 febbraio 2025
Sala Dante, Istituto Centrale per la Grafica, Roma
ore 14:00 – 18:00
Accademia Nazionale di San Luca, Roma
ore 18:00 – 19:00cliccare per ingrandire
cliccare per ingrandire
#AccademiaDiBelleArtiDellAquila #AccademiaNazionaleDiSanLuca #AlbertoDiFabio #AlighieroBoetti #AndreaMastrovito #AndreaAquilanti #AngelaVettese #anni60 #Anni70 #anniSessanta #anniSettanta #art #arte #artePovera #CaterinaBoetti #convegno #DeBoucheàOreille #FondazioneAlighieroEBoetti #fotografia #fotografie #FrancescaFranco #FrancoLosvizzero #GaiaCerianaFranchetti #GiordanoBoetti #IstitutoCentralePerLaGrafica #LEreditàDiAlighieroBoetti #Manifesto #MarcoTirelli #OperaPostale #OraCheNonSiamoPiùBambini #PaoloMussatSartor #RicreazioneImmaginativaDelReale #ScuolaPrimariaStataleLeopoldoFranchetti #StefanoArienti #StrumentoMusicale
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[r] _ post-1968 o post-1974? forse la domanda ha senso
leggere questa intervista ad E. Donzelli è a mio avviso importante, per vari motivi, anche come addendum non secondario a un suo precedente intervento, che si può trovare qui: https://t.ly/sTgY.
tuttavia segnalo, allo stesso tempo, un punto di dubbio per me cruciale, non solo in riferimento a un discorso sulla poesia contemporanea.
riguarda l’idea di una possibile uniformità o somiglianza di identità (e di biografie) tra autori “nati dopo il ’68”.
ecco: sono convinto del fatto che (soprattutto se si stringe il focus sul versante politico e sul rapporto tra vicenda collettiva e imprinting individuale, e tra questi e una qualsiasi attività linguistica orale e scritta intesa alla produzione di senso) l’onda lunga di una generazione ancora politicamente connotata continua, a mio avviso, almeno fino al 1974. (come scrivevo in 6070).
ovvero: sostituirei a “i nati dopo il 1968” l’espressione “i nati dopo il 1974”.
e mi spiego: fino almeno al 1974, in linea di massima, chi nasceva sarebbe stato (volente o nolente) esposto, negli anni della sua maggiore plasticità e sensibilità (proprio neuronale), a situazioni estremamente diverse, radicalmente diverse, rispetto a quelle che avrebbero vissuto i nati negli anni successivi. (non voglio con questo stabilire una barriera netta & adamantina, né deterministica, ma solo identificare un terminus post quem, che so arbitrario come tutte le schematizzazioni, spostato in qua di almeno cinque-sei anni rispetto al ’68).cliccare per ingrandire
chi ha formato il proprio lessico e le proprie strutture mentali di base nell’amnio avvelenato dei pieni Ottanta (diciamo dal 1984, anno scelto non a caso: cfr. https://t.ly/MlXa e https://t.ly/P98e) ha avuto a che fare con un mostro di non poco conto.
diversamente, chi giocoforza, per anagrafe, ha vissuto la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta da preadolescente o adolescente, critico [magari pure clinico-disturbato] e pieno di insofferenze e rifiuti, e quindi politicamente nemico del proprio tempo, magari in sodalizio (eccome!) con compagn* di riflessione e azione politica [magari esplicitatesi, queste azioni, con la Pantera nel 1990], non può in nessun modo essere accostato con troppa facilità a chi, bambino, è stato letteralmente aggredito e sommerso dal contesto del decennio maledetto, e dalle radiazioni delle nascenti tv private in Italia, oltre che dall’aria di “normalità” della corruttela craxiana che le ha fatte prosperare.[da non dimenticare, poi: il 1990 di Ruberti è anche l’anno della legge Mammì, e della rivelazione dell’esistenza di Gladio. ergo, l’adolescente inquieto di metà anni Ottanta non poteva non essere – parlo da testimone, non voglio imporre un’autobiografia – un adulto infuriato, nel 1990]
senza parlare del clima politico mondiale.
ovvio, credo. inutile nominare i due criminali di spicco, targati ’80: Tatcher, Reagan. chi già era politicamente insofferente, oltre che ormonalmente fibrillante (!), nel tempo dell’ascesa del liberismo scatenato, non poteva in nessun modo accettare la deriva post-1980, fosse pure nella mera forma estetica. chi invece era bambino, difficilmente era in grado di non assorbire le tossine del decennio. anche linguistiche. drogate, sedative.
(per altro fatte proprie e rilanciate dall’editoria di grande distribuzione, che in libreria mandava e promuoveva solo e soltanto gli autori di cui parlavo qui: https://slowforward.net/2022/02/21/poesia-per-il-pubblico-a-k/). (chi compiva 20 anni nel 1990, aveva trovato nell’adolescenza e trovava ancora in libreria testi che, meno di dieci anni dopo, cioè entro il 1999 e prima, la distribuzione generalista, la protervia o pavidità dei direttori di collana e l’editoria dell’ormai maturo riflusso [nonché – perché no? – il primo quinquennio forzitaliota] avrebbero spazzato via dagli scaffali).*
in conclusione.
per il bambino del 1980-90 la ribellione sarebbe (forse) arrivata dopo.
bon.
ma, nello stesso decennio, per l’adolescente o giovane adulto veniva vissuta già e ancora (per quanto con difficoltà e diversità rispetto a chi aveva fatto il ’77) dentro quel periodo storico, in conflitto, e con un insieme di esperienze e impressioni (e imprinting, sì) stabilmente presenti ormai, in termini di formazione individuale/collettiva. era insomma una inquietudine fattiva possibile, praticabile e praticata: esisteva.
così come in letteratura, negli stessi anni, nonostante tutto, esisteva la ricerca (letteraria).
(e non solo perché ne scriveva Antonio Porta: https://slowforward.net/2022/08/20/ricerca-letteraria-spazio-di-ricerca-antonio-porta-1983/).cliccare per ingrandire
nel 1984 nascevano “L’ombra d’Argo” e “l’immaginazione”, per dire.
nel 1989 si stampava Poesia italiana della contraddizione, per dire.
la rivista “Baldus” sarebbe uscita per sette anni: 1990-1996.
ma gli esempi sarebbero dozzine. (tutti regolarmente ignorati da editoria e intellettuali mainstream, e da parecchi critici di scarsa – intenzionalmente scarsa – memoria; scarsi anche in termini di sguardo sul presente, se è per questo).…
(e infine, e appunto, fra parentesi: la ricerca esiste anche oggi. ma questo è un discorso che affronteremo poi).
_#1974 #1990 #77 #allegoria #analisiDelContemporaneo #Anni70 #anni80 #anniOttanta #anniSettanta #AntonioPorta #AntonioRuberti #Baldus #corruzione #Craxi #criminali #CriticaEClinica #criticaLettteraria #decretiBerlusconi #ElisaDonzelli #EsisteLaRicerca #esisteLaRicercaLetteraria #generazioni #gladio #infanziaEAdolescenza #intervista #lImmaginazione #LOmbraDArgo #LeggeMammì #letteratura #Movimento #MovimentoDel90 #natiDopoIl68 #natiDopoIl74 #NewtonCompton #occupazione #Occupazioni #opposizione #Pantera #PieroManniEditore #poesia #PoesiaItalianaDellaContraddizione #politica #produzioneDiSenso #Reagan #ricercaLetteraria #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #settantasette #sperimentazioneLetteraria #Tatcher #terminusPostQuem #tvPrivate #universitàOccupate
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13 febbraio, roma, “ricreazione immaginativa del reale. l’eredità di alighiero boetti”
Convegno
Ricreazione immaginativa del reale
L’eredità di Alighiero Boettia cura della
Fondazione Alighiero e Boetti
Giovedì 13 febbraio 2025
Sala Dante, Istituto Centrale per la Grafica, Roma
ore 14:00 – 18:00
Accademia Nazionale di San Luca, Roma
ore 18:00 – 19:00cliccare per ingrandire
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oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.#AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera
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oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.#AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera
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oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.#AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera
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oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.#AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera
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oggi, 7 febbraio, a bologna: “nanni balestrini: una lunga primavera”
Nanni Balestrini: Una lunga Primavera. Mostra collage a cura di Marco Scotini presso AF Gallery, a Bologna (via dei Bersaglieri 5/E) da oggi, 7 febbraio 2025: https://www.af-artecontemporanea.it/
Nell’immagine in alto, una fotografia a piena parete di Tano D’Amico realizzata nel corso del «convegno contro la repressione» tenutosi a Bologna nel settembre 1977.
Di seguito un testo che Toni Negri scrisse in occasione della scomparsa di Nanni Balestrini (da Settanta/Milieu):Assemblare i pezzi
[…] Eccolo dunque, Nanni, organizzatore di cultura sovversiva, produttore di riviste politiche. Quelle cose, quelle macchine non erano mai «sue» ma appunto «dei compagni» che lui metteva al lavoro. La sua generosità era vincente, sempre, il suo lavoro quello di un’impresa comunista. Qualche tempo fa, lavorando su «Assemblea», e discutendo con Michael Hardt la figura di una nuova proposta teorica, quella dell’«imprenditore politico della moltitudine», mi sono venute in mente le esperienze di Nanni negli anni ’70. Come definire un imprenditore della moltitudine? Come un «meccanico» che assembla i pezzi di una macchina, meglio, per stare nella letteratura, come un autore che trasforma il «volgare» in lingua. Non è un inventore, ma qualcuno che recupera quanto fa parte dell’esperienza comune, in essa collaudato, e ne fa cosa praticabile, una nuova macchina. Ecco l’opera di Nanni messa in luce, questa sua capacità di far diventare «arte» il mettere insieme cose ed eventi, linguaggi ed emozioni politiche e di trasformare pallide avanguardie comuniste in macchine da guerra.
Nanni, il meccanico, non ha mai sognato orizzonti gloriosi nel comunismo realizzato. Nanni ha sempre vissuto la realtà quotidiana del lavoro militante. Disdegnava radicalmente l’utopia e vantava la propria amoralità comunista. Non pensava al futuro ma già viveva nell’avvenire. Ci ho pensato tanto a questa capacità di Nanni di farti sentire «naturale» nelle situazioni più avventurose e a confronto del pensiero critico. […]
Era così semplice stare assieme, fare le cose assieme. Io, Nanni, l’ho davvero amato. Mi ci ritrovavo, con lui, in quel suo «fare» senza troppo pensarci su, perché era più importante pensare facendo, costruendo. Il criterio, la misura stavano nel fare. La laicità di Nanni era tutta qui: una laicità sovversiva, un piacere della «superficie» in tumulto, alla Deleuze, alla Guattari (con i quali da vicino l’avrebbe poi condiviso), un’allegria della singolarità, dell’immanenza, senza il problema (o l’ossessione) di negare quel che non c’era o non valeva, come la trascendenza o l’autorità.Il nuovo Meccano
[…] Siamo stati bene, passando le notti a comporre «Potere operaio», o a discutere senza costrutto su come riempire «Compagni,». Abbiamo girato l’Italia per contattare amici intellettuali dispersi e mezz’Europa alla ricerca di un Osvaldo furioso, abbiamo lavorato insieme (un nuovo «meccano» balestriniano) a costruire Ae&a – una piattaforma logistica, oggi si direbbe, per le mille imprese editoriali della moltitudine autonoma. «alfabeta» nascerà anch’essa di lì. Calogero trasformò presto questa iniziativa in «associazione di malfattori», in delinquenza organizzata. Poi vennero Rebibbia, Fossombrone, Palmi, Trani, per me. Per Nanni, Parigi, e poi Aix-en-Provence. Che cosa avrebbe fatto, isolato da quel suo Heimat che aveva costruito? Ce lo chiedevamo, ritenendo che il poeta fosse più in difficoltà dei suoi rozzi compagni. E invece, con Giairo a lato, Nanni associò gli intellettuali attorno a Deleuze e a Faye in «trasversali» letterarie e politiche – «Change International» – che permisero alla sinistra sovversiva di togliere spazio e fortuna (comunque di resistere) all’ennesima invasione dei Rosacroce, all’irrazionalismo reazionario dei nouveaux philosophes.
Verso i collage
[…] Una nuova primavera, questa, per Nanni, che nella fuga dalla repressione feroce dei Calogero, dei Dalla Chiesa, del «compromesso storico» ritrovava il senso del gioco e dell’avventura.
I collage cominciano allora. Un’incredibile agilità dell’epico e dell’ironico si combinano dentro questo nuovo meccano. Quei giornali che aveva organizzato, ora Nanni comincia (e lo farà tanto più rientrando in Italia alla fine degli ’80) a ritagliarli e a ricostruire figure e manifesti di un’avventura già repressa, ma sempre di nuovo risorgente e sempre più radicalmente sovversiva! Un insegnamento deleuziano: quanto rivoluzionari potevano essere, quanto potenti quei semplici frammenti di materia varia, in superficie danzanti.
In Italia intanto il potere e i letterati del «Corriere della Sera» puntavano sull’oblio di «Vogliamo tutto». Non c’è intervista fatta a Nanni in quei tempi nella quale, benevolmente e ipocritamente, non gli si chiedesse se non era pentito di aver scritto «Vogliamo tutto», quel capolavoro della letteratura operaista che resta, a oggi, uno dei più bei romanzi del Novecento. Bisognava dimenticarlo, cancellarlo quel romanzo che cantava una rivoluzione operaia – che, se non era stata vincente nella società, aveva comunque distrutto quell’indecente luogo di sfruttamento che era la fabbrica fordista.#AFGallery #Anni70 #anniSettanta #art #arte #collage #Deleuze #frammenti #frammento #Guattari #MarcoScotini #Milieu #militanza #mostra #mostraCollage #Movimento #NanniBalestrini #neoavanguardia #operaismo #politica #riviste #scritturaDiRicerca #scritturaSperimentale #scrittureDiRicerca #scrittureSperimentali #Settanta #SettantaMilieu #TanoDAmico #ToniNegri #UnaLungaPrimavera