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  1. Censura e libertà d’informazione: storia, media e social network

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    La censura accompagna la storia dell’informazione, della letteratura, dell’arte e della politica da secoli.

    Libri proibiti, giornali sequestrati, opere teatrali vietate, programmi radiofonici controllati, musicisti ostacolati e, più recentemente, post rimossi e account sospesi appartengono però a situazioni molto differenti.

    Non ogni limitazione della possibilità di comunicare è automaticamente censura.

    E non ogni forma di moderazione di un contenuto equivale alla censura esercitata da uno Stato.

    Comprendere queste differenze è fondamentale per discutere seriamente di libertà d’informazione e libertà di espressione.

    Nella Costituzione italiana il punto di partenza è l’articolo 21:

    Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

    Lo stesso articolo stabilisce inoltre che la stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure, pur prevedendo specifici casi e procedure per il sequestro.

    A livello europeo, l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo tutela non soltanto il diritto di esprimere opinioni, ma anche quello di ricevere e comunicare informazioni e idee. La libertà di espressione non è tuttavia assoluta: eventuali restrizioni devono essere previste dalla legge, perseguire finalità legittime e risultare necessarie in una società democratica.

    Questo articolo fa parte del percorso di Magozine dedicato alla controinformazione, ai media indipendenti e alla verifica delle fonti.

    Censura: significato

    Nel significato più immediato, la censura consiste nel controllo o nella soppressione della circolazione di idee, informazioni o opere da parte di un’autorità.

    Storicamente è stata esercitata soprattutto dallo Stato, dalle autorità religiose e da altre istituzioni dotate del potere necessario per impedire la pubblicazione o la diffusione di determinati contenuti.

    La forma più evidente è la censura preventiva.

    Un libro, un giornale, un film o uno spettacolo devono essere approvati prima di poter raggiungere il pubblico.

    Esistono però anche forme successive di controllo: sequestri, divieti di distribuzione, chiusura di giornali, revoca delle autorizzazioni, persecuzione degli autori.

    La censura può quindi agire sia prima che un contenuto venga pubblicato sia dopo la sua diffusione.

    Libertà di espressione e libertà d’informazione

    Libertà di espressione e libertà d’informazione sono strettamente collegate, ma non completamente identiche.

    La prima riguarda il diritto di esprimere e comunicare idee e opinioni.

    La seconda riguarda anche la possibilità di cercare, ricevere e diffondere informazioni.

    Per questo la libertà dei media assume una funzione particolare.

    Il Consiglio d’Europa considera la libertà di espressione una delle basi di una società democratica e pluralista e attribuisce ai media un ruolo fondamentale nella ricerca, verifica e diffusione delle informazioni.

    Una società nella quale formalmente tutti possono parlare, ma nella quale le informazioni necessarie per valutare le decisioni pubbliche sono inaccessibili o fortemente controllate, presenta comunque un problema di libertà informativa.

    La libertà di espressione non è illimitata

    Difendere la libertà d’espressione non significa sostenere che qualsiasi contenuto debba poter circolare senza alcuna regola.

    Lo stesso articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo ammette limitazioni previste dalla legge quando siano necessarie, tra l’altro, per la sicurezza pubblica, la prevenzione dei reati, la tutela della salute, della reputazione e dei diritti altrui o per impedire la divulgazione di informazioni riservate.

    Il problema centrale diventa quindi quello della proporzionalità.

    Non basta affermare che una restrizione serve a proteggere un interesse legittimo.

    Bisogna domandarsi se sia realmente necessaria e se non vada oltre ciò che serve per raggiungere quell’obiettivo.

    È qui che libertà di espressione, tutela dei diritti e potere di limitare la comunicazione entrano continuamente in tensione.

    Censura e potere

    La censura diventa particolarmente importante quando il soggetto che può limitare l’informazione coincide con il soggetto che quell’informazione dovrebbe poter criticare.

    Un governo che controlla ciò che può essere pubblicato sul proprio operato dispone evidentemente di un vantaggio enorme.

    Per questo la libertà di stampa non riguarda soltanto i giornalisti.

    Riguarda la possibilità dei cittadini di conoscere decisioni pubbliche, contestare chi governa, discutere informazioni scomode e confrontare versioni differenti degli avvenimenti.

    Il rapporto tra censura e controinformazione nasce proprio qui.

    Quando alcuni canali vengono controllati o chiusi, spesso si sviluppano forme alternative di circolazione delle informazioni: stampa clandestina, volantini, radio indipendenti, editoria sotterranea e successivamente reti digitali.

    Una lunga storia di libri proibiti

    Uno dei terreni storici più importanti della censura è stato il libro.

    La diffusione della stampa aumentò enormemente la possibilità di far circolare idee religiose, filosofiche e politiche.

    Aumentò contemporaneamente l’interesse delle autorità verso il loro controllo.

    La storia europea è attraversata da elenchi di opere proibite, autorizzazioni preventive, sequestri e persecuzioni di autori ed editori.

    Uno degli esempi più conosciuti è l’Indice dei libri proibiti della Chiesa cattolica.

    Su Magozine abbiamo ricostruito questa esperienza nell’approfondimento L’Indice dei libri proibiti: la censura nella storia.

    Il caso è interessante non soltanto per la storia religiosa.

    Mostra un problema che attraverserà tutta la modernità:

    chi possiede l’autorità di stabilire quali idee possano raggiungere il pubblico?

    Censura, propaganda e fascismo

    Il Novecento mostra con particolare evidenza come censura e propaganda possano funzionare insieme.

    La propaganda cerca di aumentare la presenza di determinati messaggi.

    La censura può contemporaneamente ridurre o impedire la circolazione di quelli contrari.

    Il fascismo italiano costruì progressivamente un sistema di controllo della stampa. Treccani ricostruisce il processo iniziato già nei primi anni del governo Mussolini e intensificatosi dopo il 1925: i giornali di opposizione vennero soppressi, mentre altre testate furono sottoposte a cambi di proprietà e controllo politico.

    La legge sulla stampa del 31 dicembre 1925 introdusse un forte controllo politico su ciò che veniva pubblicato. Negli anni successivi il sistema interessò non soltanto la stampa, ma anche radio, cinema, teatro e altre forme di produzione culturale.

    Questo permette di comprendere perché nel nostro cluster Propaganda e Censura rimangano due percorsi distinti ma profondamente collegati.

    La propaganda studia soprattutto quali messaggi vengono costruiti e diffusi.

    La censura riguarda soprattutto quali messaggi vengono ostacolati o esclusi.

    La stampa clandestina

    La censura non elimina necessariamente la circolazione dell’informazione.

    Può spingerla verso altri canali.

    Durante il fascismo continuarono a esistere forme clandestine di opposizione e, durante la Resistenza, si sviluppò un’estesa stampa clandestina prodotta dai partiti antifascisti e dalle formazioni partigiane. Treccani ricorda come, dopo la soppressione della libertà di stampa sotto il regime, la Resistenza abbia prodotto numerosi fogli e giornali clandestini.

    Questo rapporto tra controllo dell’informazione e nascita di reti alternative è uno dei legami storici più forti tra censura e controinformazione.

    Dopo il fascismo: l’articolo 21 della Costituzione

    L’esperienza della dittatura spiega anche il rilievo attribuito alla libertà di espressione nella Costituzione repubblicana.

    L’articolo 21 afferma la libertà di manifestazione del pensiero e stabilisce esplicitamente:

    “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.”

    Non significa che la stampa sia completamente sottratta alla legge.

    Lo stesso articolo disciplina il sequestro e prevede garanzie specifiche, tra cui l’intervento dell’autorità giudiziaria nei casi previsti.

    La differenza fondamentale rispetto alla censura preventiva è che l’esistenza di un potere pubblico non comporta automaticamente il diritto di decidere in anticipo quali opinioni possano essere pubblicate.

    Censura nella musica e nella cultura

    Il controllo dell’espressione non riguarda soltanto giornali e libri.

    Musica, cinema, teatro e arti visive possono diventare oggetto di restrizioni quando affrontano:

    politica;

    religione;

    sessualità;

    guerra;

    conflitti sociali;

    costumi considerati scandalosi.

    La musica costituisce un caso particolarmente interessante perché una canzone può circolare con enorme rapidità e trasformarsi in una forma di identità collettiva, protesta o dissenso.

    Per questo abbiamo dedicato un approfondimento specifico alle storie di censura nella musica.

    Il tema collega direttamente questo percorso a quello dedicato a musica e controcultura.

    Dalla censura statale alle piattaforme digitali

    Internet sembrava inizialmente promettere una decentralizzazione quasi completa dell’informazione.

    Chiunque poteva aprire un sito, un blog o un forum senza possedere un giornale, una stazione radio o una rete televisiva.

    Questa possibilità esiste ancora.

    Ma una parte crescente della comunicazione pubblica passa oggi attraverso grandi piattaforme private.

    Questo produce una situazione nuova.

    Facebook, Instagram, YouTube, TikTok, X e altri servizi non sono governi.

    Ma possono stabilire condizioni di utilizzo, rimuovere contenuti, sospendere account e decidere quali comportamenti siano ammessi sulle proprie piattaforme.

    Il Consiglio d’Europa distingue espressamente le restrizioni imposte dalle autorità pubbliche dalle regole applicate dai servizi online: i provider possono limitare determinati contenuti secondo le proprie policy, ma gli utenti dovrebbero essere informati chiaramente delle restrizioni e dei meccanismi disponibili per contestarle.

    Questa distinzione è fondamentale.

    Moderazione dei contenuti e censura non sono sinonimi

    Quando un social network elimina un post, nel linguaggio comune si parla frequentemente di “censura”.

    Il termine può descrivere l’esperienza soggettiva di chi non riesce più a pubblicare un contenuto.

    Sul piano politico e giuridico, però, conviene distinguere.

    La censura statale implica l’esercizio di un potere pubblico sulla libertà di espressione.

    La moderazione privata deriva invece dalle regole del servizio utilizzato.

    Questo non significa che la moderazione delle piattaforme sia irrilevante.

    Quando pochi soggetti privati controllano spazi utilizzati da milioni di persone per informarsi e discutere, le loro decisioni acquistano inevitabilmente una rilevanza pubblica.

    Ma chiamare automaticamente censura qualsiasi rimozione impedisce di comprendere un problema più complesso:

    quali responsabilità e quali garanzie devono avere le piattaforme che amministrano grandi spazi della comunicazione pubblica?

    Il Digital Services Act e la moderazione online

    L’Unione europea ha affrontato parte di questo problema attraverso il Digital Services Act.

    Il regolamento, pienamente applicabile dal febbraio 2024, stabilisce tra l’altro obblighi di maggiore trasparenza per i servizi digitali.

    Quando una piattaforma rimuove un contenuto o sospende un account deve fornire spiegazioni sulla decisione; l’utente può inoltre utilizzare strumenti interni di contestazione e, in determinati casi, meccanismi extragiudiziali.

    Questo non elimina le controversie sulla moderazione.

    Introduce però un principio importante:

    il potere di limitare la visibilità o l’accesso a un contenuto dovrebbe essere accompagnato da trasparenza e possibilità di ricorso.

    La censura silenziosa dei social media?

    Su Magozine abbiamo già affrontato il problema nell’articolo La censura silenziosa dei social media.

    Quel testo racconta un caso specifico e pone il problema del rapporto tra piattaforme private, contenuti politici e libertà di espressione.

    Oggi aggiungerei però una distinzione.

    Una rimozione esplicita è relativamente semplice da individuare.

    Più complesso è stabilire quando una riduzione della visibilità dipenda da:

    una decisione deliberata;

    un algoritmo di raccomandazione;

    la scarsa interazione degli utenti;

    le regole pubblicitarie;

    una modifica tecnica della piattaforma.

    Per questo espressioni come shadow banning o “censura algoritmica” richiedono prudenza.

    Una diminuzione della diffusione non dimostra da sola l’esistenza di un intervento censorio.

    Algoritmi e libertà d’informazione

    Esiste però un problema reale anche quando nessuno vieta formalmente un contenuto.

    I sistemi di raccomandazione decidono una parte significativa di ciò che vediamo.

    Due persone che utilizzano la stessa piattaforma possono incontrare informazioni molto differenti.

    Ciò significa che alla tradizionale domanda:

    “Posso pubblicarlo?”

    se ne aggiunge un’altra:

    “Qualcuno riuscirà a vederlo?”

    Libertà di pubblicazione e visibilità non sono la stessa cosa.

    Un contenuto può essere perfettamente accessibile e contemporaneamente raggiungere pochissime persone.

    Questo non equivale automaticamente alla censura, ma mostra come nell’ambiente digitale il potere informativo riguardi sempre più anche la distribuzione dell’attenzione.

    Proprietà dei media e pluralismo

    La libertà dell’informazione non dipende esclusivamente dall’assenza di censura.

    Conta anche il pluralismo.

    Se molte testate appartengono agli stessi soggetti o dipendono da poche fonti di finanziamento, alcune voci possono avere maggiori possibilità di raggiungere il pubblico rispetto ad altre senza che esista alcun censore ufficiale.

    È importante però distinguere anche questo fenomeno dalla censura in senso stretto.

    Concentrazione proprietaria, dipendenza pubblicitaria e scarsità di risorse possono influenzare ciò che viene pubblicato senza comportare necessariamente un divieto diretto.

    L’Unione europea ha affrontato anche questi aspetti con l’European Media Freedom Act, entrato in vigore nel 2024 e in larga parte applicabile dall’8 agosto 2025, che introduce norme rivolte alla protezione dell’indipendenza e del pluralismo dei media.

    L’autocensura

    Esiste infine una forma di limitazione più difficile da misurare:

    l’autocensura.

    Un giornalista, uno scrittore o un cittadino può decidere di non esprimersi pur non avendo ricevuto un divieto formale.

    Le ragioni possono essere molto diverse:

    paura di conseguenze professionali;

    pressioni sociali;

    timore di azioni legali;

    rischio di molestie;

    dipendenza economica;

    paura della repressione in contesti autoritari.

    Non ogni scelta di non parlare è autocensura.

    Possiamo decidere liberamente che qualcosa non meriti di essere detto.

    Il problema nasce quando l’ambiente rende particolarmente costoso esprimere determinate informazioni o opinioni.

    Censura e disinformazione

    Il rapporto tra censura e disinformazione è particolarmente delicato.

    La diffusione intenzionale di informazioni false può produrre danni reali.

    Ma il tentativo di contrastarla può a sua volta creare problemi quando definizioni troppo ampie di “informazione falsa” vengono utilizzate per limitare il dissenso legittimo.

    Per questo non basta chiedersi:

    “Come eliminiamo la disinformazione?”

    Bisogna chiedersi anche:

    “Chi decide che un contenuto è falso, con quali prove e quali possibilità esistono di contestare quella decisione?”

    Abbiamo approfondito il primo lato del problema nell’articolo dedicato a disinformazione, fake news e verifica delle fonti.

    Censura e propaganda

    Anche il rapporto tra censura e propaganda è stretto.

    La propaganda aumenta la presenza di determinate rappresentazioni.

    La censura può diminuire la presenza delle rappresentazioni concorrenti.

    Quando i due strumenti vengono controllati dallo stesso soggetto, possono rafforzarsi reciprocamente.

    Ma è importante mantenere i concetti distinti.

    Un messaggio propagandistico può circolare in una società con ampia libertà di espressione.

    E una restrizione della libertà di espressione può esistere senza che venga contemporaneamente prodotta propaganda.

    Per questo Magozine dedica alla propaganda, alle sue tecniche e alla sua storia un percorso autonomo all’interno del cluster sulla controinformazione.

    Il problema non è soltanto poter parlare

    La libertà d’informazione non può essere ridotta alla semplice assenza di un censore.

    Occorre considerare almeno tre domande.

    Possiamo produrre informazioni?

    Possiamo accedere a informazioni differenti?

    Possiamo sapere perché un contenuto viene limitato o escluso?

    Una società pluralista deve confrontarsi continuamente con il rapporto tra questi problemi e altri diritti: reputazione, privacy, sicurezza, tutela dei minori, protezione da minacce e discriminazioni.

    Non esiste una soluzione valida per ogni situazione.

    Per questo servono regole verificabili, proporzionate e contestabili.

    Come valutare un caso di presunta censura

    Prima di definire una vicenda come censura può essere utile verificare alcuni elementi: chi ha limitato il contenuto; quale potere possiede; quale regola è stata applicata; se la limitazione era conosciuta in anticipo; se è stata fornita una motivazione; se esiste una possibilità di ricorso; se la misura riguarda il contenuto in sé o un comportamento specifico; se altre informazioni sullo stesso tema continuano a essere accessibili.

    Queste domande non risolvono automaticamente il problema.

    Aiutano però a distinguere fenomeni differenti che nel dibattito pubblico vengono spesso confusi.

    Percorsi sulla censura e la libertà d’informazione

    La storia della censura attraversa molti ambiti che su Magozine abbiamo iniziato ad approfondire separatamente.

    Per la censura storica e religiosa:

    → L’Indice dei libri proibiti: la censura nella storia

    Per il rapporto tra piattaforme digitali e libertà di espressione:

    → La censura silenziosa dei social media

    Per il rapporto tra espressione artistica e controllo:

    → Storie di censura nella musica

    Per il contesto più ampio:

    → Controinformazione: siti, giornali e media indipendenti

    → Disinformazione: significato, esempi e come riconoscere le fake news

    Libertà d’informazione significa anche pluralismo

    La censura più evidente è relativamente semplice da riconoscere.

    Un libro viene proibito.

    Un giornale viene chiuso.

    Un articolo non può essere pubblicato.

    Un giornalista viene perseguito per ciò che scrive.

    L’ambiente contemporaneo è più complesso.

    Accanto ai governi esistono piattaforme private, algoritmi, sistemi pubblicitari, concentrazioni editoriali e nuovi intermediari capaci di influire sulla circolazione delle informazioni.

    Non tutti questi fenomeni sono censura.

    Ma tutti possono contribuire a determinare quali voci riescono effettivamente a raggiungere il pubblico.

    Per questo difendere la libertà d’informazione non significa pretendere l’assenza di qualunque regola.

    Significa soprattutto evitare che il potere di limitare la comunicazione diventi arbitrario e incontrollabile.

    Significa poter conoscere le regole.

    Chiedere spiegazioni.

    Contestare una decisione.

    Accedere a fonti differenti.

    E mantenere aperto uno spazio nel quale chi esercita il potere possa essere criticato da chi ne subisce le conseguenze.

    È proprio in questo spazio che libertà d’informazione e controinformazione finiscono per incontrarsi.

    #censura #controinformazione #Informazione
  2. Propaganda: significato, tecniche e storia della propaganda politica

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    La propaganda è una forma di comunicazione organizzata che cerca di orientare opinioni, atteggiamenti e comportamenti verso un determinato obiettivo.

    Può essere politica, religiosa, militare, sociale o ideologica. Può utilizzare parole, immagini, simboli, musica, cinema, radio, manifesti, giornali e, oggi, social network e piattaforme digitali.

    Non coincide necessariamente con la menzogna.

    Una campagna propagandistica può utilizzare informazioni false, ma può anche servirsi esclusivamente di fatti autentici, selezionandoli e presentandoli in modo da rafforzare una determinata interpretazione della realtà.

    Per questo propaganda e disinformazione possono sovrapporsi, ma non sono sinonimi.

    La domanda centrale della propaganda non è soltanto:

    “Questa informazione è vera?”

    ma anche:

    “Perché mi viene mostrata proprio questa informazione, in questo modo e con quale obiettivo?”

    Questo articolo fa parte del percorso di Magozine dedicato alla controinformazione, ai media indipendenti e alla verifica delle fonti.

    Propaganda: significato

    Treccani definisce la propaganda come un’azione che tende a influire sull’opinione pubblica orientandola verso determinati comportamenti collettivi.

    La caratteristica fondamentale è quindi l’intenzione persuasiva.

    Chi produce propaganda non si limita a trasmettere informazioni.

    Vuole ottenere qualcosa:

    • rafforzare un’opinione;
    • modificare un atteggiamento;
    • mobilitare una popolazione;
    • costruire consenso;
    • convincere a sostenere una causa;
    • consolidare l’identità di un gruppo;
    • delegittimare un avversario;
    • indurre un determinato comportamento.

    La propaganda appartiene perciò alla più ampia famiglia della persuasione.

    Ma rispetto alla normale argomentazione tende a essere più sistematica, ripetitiva e orientata verso un risultato prestabilito.

    Da dove viene la parola propaganda?

    La parola ha un’origine molto precedente alla propaganda politica contemporanea.

    Deriva dalla denominazione della Congregatio de propaganda fide, istituita dalla Chiesa cattolica nel 1622 per coordinare la diffusione della fede cattolica. Il termine latino propaganda rimanda quindi originariamente a qualcosa che deve essere “propagato” o diffuso.

    Nel tempo il significato si è ampliato.

    La parola ha iniziato a indicare la diffusione organizzata di idee religiose, politiche, sociali e successivamente anche commerciali.

    È soprattutto con la nascita della politica di massa e dei moderni mezzi di comunicazione che la propaganda assume però il significato che oggi le attribuiamo più frequentemente.

    Propaganda politica: che cos’è?

    La propaganda politica cerca di orientare il pubblico verso un’ideologia, un partito, un governo, un movimento, una guerra o una determinata interpretazione della società.

    Può essere utilizzata:

    • da governi;
    • partiti;
    • movimenti;
    • organizzazioni;
    • eserciti;
    • gruppi di interesse;
    • movimenti rivoluzionari o di opposizione.

    Non appartiene quindi esclusivamente a un’unica forma di governo o a un’unica ideologia.

    La propaganda può essere particolarmente pervasiva nei regimi autoritari, soprattutto quando lo Stato controlla gran parte dei mezzi di comunicazione, ma viene utilizzata anche nelle democrazie, soprattutto durante guerre, campagne elettorali e grandi mobilitazioni pubbliche. Treccani sottolinea proprio come la propaganda politica si sia sviluppata insieme alla crescente importanza dell’opinione pubblica e della partecipazione delle masse.

    Propaganda e pubblicità sono la stessa cosa?

    Esistono somiglianze importanti.

    Entrambe utilizzano:

    • slogan;
    • ripetizione;
    • immagini;
    • associazioni emotive;
    • testimonial;
    • simboli;
    • tecniche di persuasione.

    Ma l’obiettivo è generalmente differente.

    La pubblicità cerca prevalentemente di promuovere prodotti, servizi o marchi.

    La propaganda politica vuole invece influenzare opinioni, identità, convinzioni e comportamenti collettivi.

    Il confine non è sempre netto.

    Le campagne politiche moderne hanno spesso adottato tecniche nate nel marketing e nella pubblicità, mentre la comunicazione commerciale può utilizzare valori, identità e visioni del mondo molto simili a quelli della propaganda.

    Propaganda e disinformazione: qual è la differenza?

    Questa è una delle distinzioni più importanti.

    La disinformazione consiste nella produzione o diffusione intenzionale di informazioni false o fuorvianti con lo scopo di ingannare.

    La propaganda ha invece come obiettivo principale persuadere.

    Può quindi utilizzare disinformazione, ma non è obbligata a farlo.

    Immaginiamo, per esempio, che durante una guerra due Stati raccontino esclusivamente:

    • le vittorie del proprio esercito;
    • le perdite provocate dal nemico;
    • gli atti eroici dei propri soldati;
    • gli errori dell’avversario.

    Tutti questi fatti potrebbero essere autentici.

    Eppure la selezione sistematica produce una rappresentazione fortemente orientata della realtà.

    La propaganda può quindi funzionare anche attraverso ciò che sceglie di non mostrare.

    Abbiamo approfondito il problema generale nell’articolo dedicato alla disinformazione, al significato del termine e alla verifica delle fake news.

    Come funziona la propaganda

    Non esiste una formula universale.

    Molte campagne propagandistiche, però, utilizzano alcuni meccanismi ricorrenti.

    Semplificare

    La realtà sociale e politica è complessa.

    La propaganda tende invece a trasformare questioni complesse in messaggi semplici.

    Da una parte:

    noi.

    Dall’altra:

    loro.

    Un problema può essere ricondotto a una causa unica.

    Una soluzione può essere presentata come inevitabile.

    Una persona o un gruppo possono diventare il simbolo di un’intera situazione.

    La semplificazione rende il messaggio facile da ricordare e da ripetere, ma può cancellare informazioni indispensabili per comprenderlo.

    Ripetere

    La ripetizione è una delle caratteristiche storiche della propaganda di massa.

    Uno slogan breve può essere riproposto su:

    manifesti;

    giornali;

    radio;

    televisione;

    discorsi;

    video;

    social network.

    La familiarità prodotta dalla ripetizione non dimostra naturalmente la verità di un’affermazione.

    Può però renderla progressivamente più riconoscibile e intuitiva.

    Utilizzare slogan

    Uno slogan riduce un messaggio complesso a poche parole.

    Può condensare:

    • un’identità;
    • una promessa;
    • un nemico;
    • un obiettivo;
    • un sentimento.

    Proprio perché deve essere facilmente memorizzabile, tende a eliminare sfumature e condizioni.

    La domanda critica diventa quindi:

    che cosa scompare quando un problema viene ridotto a questa formula?

    Fare leva sulle emozioni

    La propaganda non parla soltanto alla ragione.

    Può utilizzare:

    • paura;
    • orgoglio;
    • speranza;
    • rabbia;
    • umiliazione;
    • senso di appartenenza;
    • nostalgia;
    • desiderio di sicurezza.

    Questo non rende automaticamente falso un messaggio.

    Le emozioni fanno parte della comunicazione umana.

    Il problema nasce quando l’emozione sostituisce la possibilità di valutare informazioni e argomenti.

    Costruire un “noi”

    Una propaganda efficace tende spesso a costruire un’identità collettiva.

    Può definire:

    chi siamo

    e contemporaneamente:

    chi non appartiene al gruppo.

    Simboli, bandiere, inni, rituali, immagini e riferimenti storici possono rafforzare questo processo.

    L’appartenenza permette di trasformare una scelta politica in qualcosa di più profondo:

    una questione di identità.

    Costruire il nemico

    La costruzione dell’avversario è uno dei meccanismi più ricorrenti nella propaganda politica e soprattutto nella propaganda di guerra.

    Il nemico può essere descritto come:

    • pericoloso;
    • irrazionale;
    • moralmente inferiore;
    • responsabile di tutti i problemi;
    • incompatibile con la comunità.

    Nei casi estremi questo processo può arrivare alla disumanizzazione.

    La propaganda nazista ne rappresenta uno degli esempi storici più studiati. Il regime utilizzò stampa, radio, cinema, scuola, arte e manifesti per diffondere stereotipi antisemiti e costruire consenso o accettazione intorno alla persecuzione degli ebrei e di altri gruppi.

    Selezionare i fatti

    La propaganda non deve necessariamente inventare.

    Può semplicemente selezionare.

    Immaginiamo cento avvenimenti.

    Una campagna ne mostra dieci.

    Se quei dieci sono tutti compatibili con la stessa tesi, il pubblico può ricevere un’immagine molto diversa da quella che emergerebbe osservando l’insieme.

    Per questo verificare singolarmente una notizia non sempre basta.

    Bisogna domandarsi anche:

    quali informazioni non sono state incluse?

    Utilizzare simboli

    La propaganda lavora spesso attraverso simboli capaci di concentrare significati complessi.

    Una bandiera.

    Un colore.

    Un monumento.

    Un’uniforme.

    Un’immagine del leader.

    Un gesto.

    Una figura storica.

    La forza del simbolo consiste proprio nella capacità di comunicare rapidamente valori e appartenenze senza doverli spiegare ogni volta.

    Fare appello all’autorità

    Un messaggio può essere rafforzato associandolo a:

    • leader politici;
    • scienziati;
    • militari;
    • personalità culturali;
    • celebrità;
    • istituzioni.

    La presenza di una figura autorevole non dimostra però automaticamente la validità dell’affermazione.

    Bisogna sempre chiedersi se quella persona possieda competenze rilevanti e che cosa abbia effettivamente dichiarato.

    Creare l’impressione del consenso

    Un’altra tecnica consiste nel presentare un’opinione come già condivisa dalla maggioranza.

    L’idea implicita è:

    “Tutti lo pensano.”

    Questo può produrre pressione sociale.

    Ma la popolarità di una convinzione e la sua fondatezza sono due questioni differenti.

    Propaganda bianca, grigia e nera

    Gli studi sulla propaganda utilizzano talvolta una distinzione tra propaganda bianca, grigia e nera.

    Nella propaganda bianca il mittente è sostanzialmente riconoscibile.

    Un governo pubblica apertamente una propria campagna.

    Un partito firma un manifesto.

    Un’organizzazione diffonde un messaggio con il proprio nome.

    Nella propaganda grigia la provenienza è meno chiara o deliberatamente ambigua.

    Nella propaganda nera il messaggio viene invece presentato come proveniente da una fonte diversa da quella reale.

    Queste categorie riguardano soprattutto la trasparenza dell’origine, non necessariamente la verità o falsità del contenuto.

    La propaganda prima dei mass media

    La propaganda non nasce nel Novecento.

    Sovrani, Stati, religioni e movimenti hanno sempre cercato di rappresentare se stessi e i propri avversari.

    Monete, monumenti, celebrazioni, cronache, opere d’arte e cerimonie pubbliche potevano comunicare:

    potere;

    legittimità;

    vittorie;

    origine divina;

    continuità con il passato.

    Ciò che cambia nell’età contemporanea è soprattutto la capacità di raggiungere contemporaneamente milioni di persone.

    Stampa di massa, cinema, radio e successivamente televisione trasformano radicalmente la scala del fenomeno.

    La Prima guerra mondiale e la propaganda moderna

    La Prima guerra mondiale rappresenta uno dei momenti decisivi nello sviluppo della propaganda contemporanea.

    Gli Stati coinvolti dovevano mobilitare intere società.

    La guerra richiedeva:

    soldati;

    produzione industriale;

    prestiti;

    risparmio;

    disciplina;

    sostegno delle famiglie;

    accettazione di enormi sacrifici.

    I manifesti diventarono uno strumento centrale.

    Servivano per arruolare soldati, raccogliere fondi, sostenere la produzione, incoraggiare il risparmio e rappresentare il nemico.

    La Library of Congress conserva circa 1.900 manifesti della Prima guerra mondiale provenienti da numerosi paesi e sottolinea come in quel conflitto il manifesto abbia raggiunto un’importanza eccezionale come mezzo per informare, motivare e persuadere.

    È in questo periodo che molte tecniche della moderna comunicazione politica vengono sviluppate su una scala mai vista prima.

    Su Magozine abbiamo affrontato alcuni aspetti della costruzione delle narrazioni nazionali nell’articolo Propaganda: irredentismo e fake news storiche.

    Propaganda e fascismo in Italia

    Il fascismo italiano comprese molto presto l’importanza dei nuovi mezzi di comunicazione di massa.

    Uno degli strumenti principali fu l’Istituto Luce, nato nel 1924 e trasformato l’anno successivo in ente parastatale.

    I suoi cinegiornali e documentari furono utilizzati per informazione, educazione e propaganda; dal 1926 la proiezione dei cinegiornali divenne obbligatoria nelle sale cinematografiche italiane.

    Cinema, radio, stampa, manifestazioni pubbliche e simboli contribuirono alla rappresentazione del regime, delle sue realizzazioni e della figura di Benito Mussolini.

    Nel 1937 il Ministero della Cultura Popolare riunì importanti funzioni di controllo della stampa, propaganda, cinema e altri settori della comunicazione.

    Il caso italiano permette di osservare una caratteristica fondamentale della propaganda:

    quando chi produce il messaggio controlla anche una parte sostanziale dei mezzi attraverso cui il pubblico può ricevere informazioni alternative, propaganda e censura possono rafforzarsi reciprocamente.

    Per questo nel nostro cluster teniamo distinti ma collegati i percorsi dedicati alla propaganda e alla censura e libertà d’informazione.

    La propaganda nazista

    La Germania nazista sviluppò un apparato propagandistico ancora più centralizzato.

    Dopo l’arrivo di Hitler al potere nel 1933 fu creato il Ministero del Reich per l’Illuminazione pubblica e la Propaganda, guidato da Joseph Goebbels.

    Il regime utilizzò:

    radio;

    cinema;

    giornali;

    arte;

    scuola;

    manifesti;

    cerimonie;

    simboli.

    La propaganda contribuì alla costruzione del culto politico, alla mobilitazione della società e alla diffusione dell’antisemitismo. Lo United States Holocaust Memorial Museum documenta come stereotipi e campagne propagandistiche abbiano contribuito a creare un clima favorevole o indifferente alla persecuzione e, successivamente, allo sterminio degli ebrei europei.

    Questo esempio mostra perché studiare la propaganda non significa occuparsi soltanto di comunicazione.

    In determinate condizioni, il modo in cui un gruppo viene rappresentato può contribuire a rendere socialmente accettabili discriminazione e violenza.

    Propaganda durante la Seconda guerra mondiale

    La Seconda guerra mondiale vide un’ulteriore espansione della propaganda.

    Radio e cinema avevano ormai una diffusione molto maggiore rispetto al conflitto precedente.

    Gli Stati belligeranti utilizzarono la propaganda per:

    • sostenere il morale;
    • promuovere l’arruolamento;
    • raccogliere risorse;
    • mantenere la produzione;
    • rappresentare il nemico;
    • giustificare le proprie scelte;
    • influenzare popolazioni straniere.

    Treccani ricorda che la propaganda assunse durante la guerra dimensioni qualitative e quantitative enormi, tanto sul fronte interno quanto nei confronti del nemico.

    Guerra fredda e guerra dell’informazione

    Dopo il 1945 la propaganda non scompare.

    La Guerra fredda produce una competizione permanente anche sul piano culturale e informativo.

    Radio internazionali, cinema, editoria, manifesti, organizzazioni culturali e campagne informative diventano strumenti attraverso cui Stati Uniti, Unione Sovietica e rispettivi alleati cercano di presentare il proprio sistema politico e sociale come superiore.

    In questo periodo diventa sempre più evidente che una competizione geopolitica può essere combattuta non soltanto attraverso eserciti e armi, ma anche attraverso informazioni, cultura e rappresentazioni del mondo.

    Propaganda e contropropaganda

    La propaganda genera spesso una risposta.

    Un gruppo produce un messaggio.

    Il gruppo avversario cerca di contestarlo, decostruirlo o ribaltarlo.

    Nasce così la contropropaganda.

    Può:

    • smentire informazioni;
    • ridicolizzare il messaggio avversario;
    • mostrare contraddizioni;
    • diffondere una narrazione alternativa;
    • rivolgersi allo stesso pubblico con simboli differenti.

    La contropropaganda non è automaticamente più vera della propaganda alla quale risponde.

    Può utilizzare gli stessi strumenti di selezione, semplificazione e persuasione.

    Il fatto di stare dalla parte opposta non costituisce quindi una garanzia di affidabilità.

    Propaganda e controinformazione

    Qui si trova uno dei punti centrali per il percorso di Magozine.

    La controinformazione cerca idealmente di ampliare le informazioni disponibili, recuperare fonti trascurate e mettere in discussione una narrazione dominante.

    La propaganda cerca invece di orientare il pubblico verso una determinata conclusione.

    Ma i confini possono diventare sottili.

    Una controinformazione che:

    seleziona soltanto ciò che conferma le proprie convinzioni;

    ignora sistematicamente elementi contrari;

    utilizza informazioni emotive senza verificarle;

    trasforma ogni fatto in conferma della propria tesi;

    può progressivamente trasformarsi in propaganda.

    Per questo una cultura della controinformazione credibile dovrebbe applicare anche a se stessa gli stessi criteri critici utilizzati verso le fonti dominanti.

    La propaganda nell’era dei social network

    Internet non ha eliminato la propaganda.

    Ne ha modificato strumenti e distribuzione.

    Prima della rete, raggiungere milioni di persone richiedeva generalmente accesso a:

    giornali;

    radio;

    televisione;

    grandi strutture organizzative.

    Oggi un contenuto può circolare rapidamente attraverso:

    social network;

    video;

    meme;

    messaggistica;

    podcast;

    influencer;

    community online.

    La comunicazione può inoltre essere adattata a pubblici differenti.

    Lo stesso soggetto può formulare messaggi diversi per gruppi diversi invece di utilizzare una campagna identica per tutti.

    Meme e propaganda

    Il meme possiede molte caratteristiche che lo rendono adatto alla comunicazione propagandistica.

    È:

    breve;

    visuale;

    facilmente riconoscibile;

    replicabile;

    modificabile;

    condivisibile.

    Può trasformare una questione complessa in una battuta o in un’immagine.

    Questo non significa che ogni meme politico sia propaganda.

    Ma il formato è particolarmente efficace nel condensare identità, stereotipi e messaggi politici in pochissimo spazio.

    Algoritmi e visibilità

    Le piattaforme digitali introducono inoltre un nuovo elemento.

    Non tutti i contenuti raggiungono automaticamente lo stesso numero di persone.

    Sistemi di raccomandazione e algoritmi decidono quali contenuti mostrare con maggiore frequenza sulla base di numerosi fattori.

    Questo significa che il successo della propaganda contemporanea non dipende soltanto dalla capacità di produrre un messaggio.

    Dipende anche dalla possibilità di ottenere visibilità.

    Intelligenza artificiale e propaganda

    L’intelligenza artificiale generativa permette di produrre rapidamente:

    testi;

    immagini;

    voci sintetiche;

    video;

    traduzioni;

    varianti dello stesso messaggio.

    Questo può abbassare enormemente i costi necessari per realizzare grandi quantità di contenuti.

    Ma è importante distinguere lo strumento dall’utilizzo.

    Un’immagine generata con intelligenza artificiale non è propaganda semplicemente perché è artificiale.

    Lo diventa quando viene inserita in una strategia comunicativa orientata a influenzare opinioni o comportamenti.

    Se viene inoltre presentata falsamente come documentazione autentica di un fatto realmente avvenuto, propaganda e disinformazione possono sovrapporsi.

    Come riconoscere la propaganda

    Riconoscere la propaganda non significa semplicemente identificare una bugia.

    Può essere molto più utile porsi alcune domande.

    Chi sta parlando?

    Individua il mittente.

    È:

    un governo?

    un partito?

    un’associazione?

    un’azienda?

    un movimento?

    un account anonimo?

    Capire chi comunica aiuta a comprendere quali interessi potrebbero essere coinvolti.

    A chi è rivolto il messaggio?

    Un messaggio propagandistico viene spesso costruito per un pubblico specifico.

    Giovani.

    Lavoratori.

    Elettori.

    Soldati.

    Famiglie.

    Persone impaurite da un determinato fenomeno.

    Capire il destinatario permette di comprendere perché vengano utilizzate determinate parole o immagini.

    Quale comportamento vuole ottenere?

    Questa è forse la domanda più importante.

    Il messaggio vuole che io:

    voti?

    acquisti?

    abbia paura?

    sostenga una guerra?

    consideri qualcuno un nemico?

    accetti una misura?

    partecipi a una mobilitazione?

    rimanga passivo?

    La propaganda diventa molto più leggibile quando individuiamo l’azione desiderata.

    Quali emozioni utilizza?

    Paura e indignazione sono molto efficaci.

    Ma anche:

    orgoglio;

    speranza;

    nostalgia;

    appartenenza;

    umiliazione.

    Un forte contenuto emotivo non rende automaticamente il messaggio propagandistico, ma deve spingerci a rallentare l’analisi.

    Quali informazioni mancano?

    Una delle verifiche più utili consiste nel cercare ciò che il messaggio non mostra.

    Quali fatti potrebbero complicare questa storia?

    Quali fonti sono assenti?

    Quale sarebbe la migliore argomentazione della parte opposta?

    Il messaggio permette dubbi?

    La propaganda tende spesso a presentare il mondo attraverso certezze.

    Il linguaggio dell’analisi, invece, può includere:

    incertezza;

    probabilità;

    limiti;

    contraddizioni;

    elementi ancora sconosciuti.

    Quando qualsiasi obiezione viene trasformata automaticamente in prova dell’esistenza del nemico, diventa quasi impossibile verificare l’affermazione.

    Propaganda non significa automaticamente falso

    Questo punto merita di essere ripetuto.

    Definire qualcosa come propaganda non dimostra che sia falso.

    Un manifesto che invita a sostenere una causa può riportare un fatto perfettamente corretto.

    Una campagna governativa può utilizzare dati autentici.

    Un movimento sociale può raccontare una situazione realmente esistente.

    La domanda riguarda soprattutto la funzione comunicativa del messaggio.

    Sta cercando semplicemente di informarci?

    Oppure le informazioni sono organizzate per portarci verso una determinata conclusione o comportamento?

    Molti messaggi reali svolgono entrambe le funzioni contemporaneamente.

    Studiare la propaganda senza cercare una parte immune

    C’è un rischio quando analizziamo la propaganda:

    vederla soltanto negli avversari.

    È relativamente facile individuare semplificazioni, slogan e manipolazioni nelle idee che non condividiamo.

    È molto più difficile riconoscere gli stessi meccanismi quando rafforzano la nostra visione del mondo.

    Per questo lo studio della propaganda diventa realmente utile soltanto quando il criterio viene applicato in maniera coerente.

    Non bisogna chiedersi soltanto:

    “Come cercano di manipolare gli altri?”

    ma anche:

    “Quali messaggi potrebbero influenzare me proprio perché sono già compatibili con quello che penso?”

    Approfondimenti sulla propaganda

    Su Magozine abbiamo già affrontato diversi aspetti del tema.

    Propaganda e storia

    → Propaganda: irredentismo e fake news storiche

    L’articolo analizza il rapporto tra propaganda, costruzione delle identità nazionali e narrazioni storiche.

    Disinformazione storica

    → La menzogna alimentata ad arte: disinformazione storica

    Un approfondimento sui modi attraverso cui narrazioni consolidate possono essere costruite e trasmesse nel tempo.

    Disinformazione e fake news

    → Disinformazione: significato, esempi e come riconoscere le fake news

    Per approfondire la differenza tra disinformazione, misinformazione, fake news e propaganda e imparare a verificare una fonte.

    Controinformazione

    → Controinformazione: siti, giornali e media indipendenti

    → Storia della controinformazione in Italia

    Imparare a vedere il messaggio

    La propaganda non è semplicemente una collezione di bugie.

    È soprattutto un modo di organizzare la comunicazione per orientare il pubblico.

    Può utilizzare fatti veri e falsi.

    Può parlare attraverso parole oppure immagini.

    Può fare paura oppure promettere un futuro migliore.

    Può provenire dallo Stato oppure da chi si oppone allo Stato.

    Può essere evidente oppure confondersi con l’informazione quotidiana.

    Per questo non esiste una formula capace di renderci completamente immuni.

    Esiste però un metodo.

    Chiedersi:

    chi comunica?

    a chi?

    con quale obiettivo?

    quali emozioni utilizza?

    quali fatti seleziona?

    quali fatti lascia fuori?

    quale comportamento vuole ottenere?

    Studiare la propaganda non serve necessariamente a smettere di avere idee o prendere posizione.

    Serve a comprendere meglio come quelle idee vengono costruite, rafforzate e diffuse.

    Ed è uno degli strumenti attraverso cui possiamo diventare lettori meno passivi dell’informazione che incontriamo ogni giorno.

    #controinformazione #Propaganda
  3. 6 saggi e articoli recenti su ‘ahida’ (10 ago. 2026)

    cliccare per accedere

    https://www.ahidaonline.com/

    alcuni frammenti dall’articolo di Sergio Bianchi sulla rivista “Frankenstein” (il cui primo numero è disponibile su ahida in pdf liberamente scaricabile):

    «Frankenstein – trimestrale di tecnologia, poesia e mercato», è una pubblicazione di difficile reperibilità archivistica, singolare e dalla vita relativamente breve; da quel che ci risulta ne sono stati stampati – nonostante la promessa del sottotitolo – solo quattro numeri tra il 1971 e il 1973.
    Il periodo è quello successivo alla missione Apollo 11, quando insieme all’uomo sulla Luna sbarca nell’immaginario collettivo una nuova forma di positivismo, nel quale la tecnologia assume un ruolo centrale.
    […]
    La rivista «Frankenstein» si muove quindi sul crinale di questi due aspetti: la decostruzione ideologica e un’analisi economica e politica.
    A rendere il tutto più interessante è l’approccio trasversale tipico delle avanguardie artistiche degli anni Sessanta. Significativamente, l’editore di «Frankenstein» è l’agenzia pubblicitaria Al.Sa., fondata da Sergio Albergoni e Gianni Sassi, un duo (la sigla Al.Sa. sta proprio per Al.bergoni/Sa.ssi) di artisti e agitatori culturali attivi a partire dal 1963 e tra i principali redattori della pubblicazione.

     

    #6Articoli #6Saggi #ahida #ahidaonline #ahidaonlineCom #archivi #autoproduzione #autoproduzioneEditoriale #controinformazione #Frankenstein #MarcoSommariva #Palestina #RobertoCarcano #RossanaDeSimone #SergioBianchi #Telestreet
  4. reinsisto (è fondamentale): diventare agenzie stampa noi stessi

    l'importanza di diventare (ciascuno = per tutti) "agenzie stampa indipendenti" è tra le cose più urgenti che questi ultimi anni hanno messo in evidenza. #agenziestampa #notizie #controinformazione

    marcogiovenale.me/2026/04/26/r

  5. esortazione (ingenua & a filo del cringe, va bene) a diventare agenzie stampa indipendenti

    dal differxdiario

    giocoforza bisogna essere / diventare *agenzie stampa in proprio* e trovare e diffondere le notizie VERE dal disastro. non bastano, non sono *mai* bastati i canali sedicenti ufficiali. (come il disgustoso Corriere della sera che, davanti all’assassinio da parte dello stato genocida della giornalista Amal Khalil, scrive semplicemente che è “morta”, non che è stata minacciata, le è stata data la caccia, ed è infine stata uccisa).

    la controinformazione sta a noi. va fatta con tutti i mezzi necessari. qui su noblogo come su WordPress, BlueSky e altri spazi, anche Substack (gratis), ma soprattutto, possibilmente, su Mastodon, Friendica, e grazie a noblogs.org.
    (questo post comparirà su vari spazi miei).

    adesso vedo la notizia degli ottomila licenziamenti di Meta, e bisogna parlarne per forza. almeno a partire da un link: https://marcogiovenale.wordpress.com/2026/04/24/meta-licenzia-altri-ottomila-dipendenti/ che rimanda al lancio di Adn Kronos.

    #agenziestampa #indipendenza
    #controinformazione #informazioneindipendente
    #AmalKhalil #genocidio #Libano
    #CorseraVergognoso #Meta
    #licenziamenti #AdnKronos #noblogo
    #noblogs #noblogsorg #BlueSky
    #Substack #Wordpress

    #AdnKronos #agenziestampa #AmalKhalil #Bluesky #controinformazione #CorseraVergognoso #differxdiario #genocidio #indipendenza #informazioneindipendente #Libano #licenziamenti #Meta #noblogo #noblogs #noblogsorg #substack #WordPress
  6. La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale

    La storia de «L’Ora» non si concluse con la partenza di Nisticò, il quale peraltro nel ’79 venne eletto presidente della cooperativa di giornalisti subentrata al Pci come proprietaria della testata. In sede conclusiva sembra opportuno dare conto per sommi capi di ciò che accadde negli anni successivi (che nondimeno meriterebbero un approfondimento specifico). Etrio Fidora successe a Nisticò come direttore alla fine del ‘75, accompagnando la fallimentare esperienza di una edizione del mattino (resa necessaria dalla crisi generale della stampa pomeridiana). Iniziò allora l’epoca del declino, con il Pci sempre meno disposto a fornire finanziamenti e l’allontanamento di molti professionisti storici dal giornale. Alla guida de «L’Ora» seguirono Alfonso Madeo (1978-79), Nino Cattedra (1978-84), Bruno Carbone (1984-89), ultimo direttore designato dalla cooperativa presieduta da Nisticò. Avvenne quindi che la gestione editoriale passasse alla Nuova editrice meridionale, che si procedesse alla ristrutturazione della sede, con l’acquisto di nuovi macchinari, e che il Pci rivendicasse il controllo della testata. La direzione toccò a un certo punto ad Alfonso Calasciura, ma intanto le tensioni interne al partito iniziarono a riflettersi pesantemente sulla redazione, provocando smottamenti e contrasti. Un ultimo tentativo di portare il giornale agli antichi fasti si ebbe nel 1991, con la direzione di Vincenzo Vasile, già “biondino” a «L’Ora» nei primi anni Settanta e in seguito giornalista de «L’Unità», e la vicedirezione di Franco Nicastro. Con al timone due esponenti della scuola di Nisticò il quotidiano sembrò riprendersi, raddoppiando la tiratura, rilanciando la sua storica vocazione al giornalismo d’inchiesta e alle campagne corrosive, quando venne chiuso definitivamente l’8 maggio 1992, a due settimane dall’eccidio di Capaci. Fu così che l’antico quotidiano dei Florio terminò per sempre la sua lunga e complessa esistenza <625.
    Giornalismo politico, giornalismo civile
    Nell’autunno del 2019 – come accennato all’inizio di questo lavoro – gli ex giornalisti de «L’Ora» hanno celebrato con alcune iniziative (tutte patrocinate dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando) il decennale dalla morte di Vittorio Nisticò (come anche il centenario dalla nascita), mostrando così riconoscenza verso l’antico direttore e maestro, nonché un forte senso di appartenenza alla comunità intellettuale in cui professionalmente e politicamente si formarono: una comunità – si direbbe dalla pagina Facebook creata per l’occasione – ancora viva e combattiva <626. È interessante notare come nei loro racconti, apparsi sul web e in un volume di recente pubblicazione <627, definiscano la storica battaglia del giornale contro la mafia – il tratto più caratteristico de «L’Ora» di Nisticò e che in questo lavoro si è tentato di ricostruire – come una battaglia insieme civile e politica, con una qualche prevalenza del primo termine sul secondo: un po’ all’opposto di quanto avveniva in passato, quando l’enfasi “civile” si affacciava per lo più in occasione di eventi drammatici (come l’eccidio di Ciaculli o l’assassinio di Scaglione) mentre predominante era la dimensione politica dello scontro in corso. D’altro canto, “Romanzo civile” s’intitola il pregevole libro postumo di Giuliana Saladino, firma tra le più autorevoli e rappresentative del giornale palermitano. L’opera ripercorre con intelligenza e disincanto la vicenda storica della sinistra siciliana, partendo dall’epopea contadina per arrivare all’inizio degli anni Ottanta, restituendo passioni, aspettative e angosce di una generazione di militanti <628. L’impressione è che lo slittamento di prospettiva – e di lessico – risalga proprio al periodo in cui la giornalista scrisse il romanzo, il 1983, quando l’offensiva della mafia contro lo Stato e il sistema politico assunse proporzioni senza precedenti. Tra il 1979 e il 1983 furono infatti assassinati uno dopo l’altro il vicequestore Boris Giuliano (1979), il magistrato Cesare Terranova (1979), il presidente della Regione Piersanti Mattarella (1980), il capitano dei carabinieri Emanuele Basile (1980), il procuratore Gaetano Costa (1980), il segretario del Pci Pio La Torre (1982), il generale Carlo Alberto dalla Chiesa (1982), il giudice Rocco Chinnici (1983). Così la Saladino commentò la tragica sequenza di eventi di quegli anni: “Capisco. Nel 1983 capisco che non esiste città o cittadina o villaggio d’Europa che possa vantare – senza golpe, senza eserciti in armi, né assedio e irruzione entro le mura – l’intero establishment
    politico burocratico militarpoliziesco massacrato: capo della procura, vicequestore, capo dell’opposizione, capo della regione, medico legale, generale prefetto. In quest’era nostra forse è accaduto – ma non è detto – in qualche villaggio georgiano sotto Stalin, forse accade – non sappiamo con precisione – in qualche Macondo dell’America centrale o meridionale, forse, supponiamo, in qualche insediamento del centro dell’Africa. In Europa, nazismo eccettuato, non accade, credo, da oltre due secoli”. <629 L’escalation diede luogo a una prima, grande mobilitazione civile, segnata da iniziative di piazza, dal decisivo contributo dell’associazionismo e del mondo della scuola, dunque non riconducibile come in passato (si pensi alle lotte contadine) a uno specifico fronte politico <630. Accadde insomma che l’istanza antimafia diventasse – da tema tipico delle sinistre e segnatamente del Pci – risorsa “diffusa”, con qualche cedimento all’antipolitica motivato dal progressivo discredito dei partiti, per tornare a giocare un ruolo “politico” soprattutto nella fase di transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica <631; che la “società civile” venisse assunta a serbatoio sano di una politica inesorabilmente corrotta. Non sorprende allora che alcuni giornalisti formatisi con Nisticò tendano a rileggere quel loro passato (e la stessa esperienza degli “anni ruggenti”) alla luce degli eventi e della sensibilità successivi <632. La battaglia storica de «L’Ora», in realtà, si svolse in assenza dell’opposizione politico/civile, anche perché i protagonisti della stagione di Nisticò credevano che gli obiettivi di qualunque battaglia civile fossero raggiungibili soltanto attraverso la lotta politica. Come ha scritto Vincenzo Vasile: “Fatto sta che «L’Ora» di Nisticò è frutto e insieme simbolo di un periodo abbastanza lungo, ma circoscritto e ormai chiuso, che in Sicilia vede l’identificazione quasi piena del movimento antimafia con il movimento contadino e popolare che fa capo al Pci e alla sinistra […] Superata la metà degli anni Settanta, e soprattutto dopo la campagna di delitti politici e le stragi, il movimento antimafia risorgerà e crescerà invece – come si dice – dal basso, segnato da sempre minori caratterizzazioni politiche, partitiche, o addirittura ideologiche. L’Ora di Nisticò invece è antimafiosa, perché in quegli anni eroici è di sinistra apertamente e dichiaratamente, e l’antimafia è di sinistra <633.
    Un’esperienza peculiare
    Si può a questo punto delineare un sintetico prospetto delle peculiarità de «L’Ora» sotto la direzione di Vittorio Nisticò, con particolare riferimento al ruolo da esso giocato nell’approntamento di conoscenze sul fenomeno mafioso e nella formazione di una moderna coscienza antimafia: si intende così dare conto della funzione storica svolta dal giornale nel campo della questione mafiosa.
    Continuità della linea politica. Il giornale si mosse lungo tutto il ventennio di Nisticò secondo le direttive del Pci siciliano, aventi come obiettivi fondamentali la rottura dell’isolamento e l’interlocuzione con le forze politiche, sociali e culturali tese al progresso democratico ed economico della Sicilia. In ciò consisté il sicilianismo della testata, il quale andò collocandosi in perfetta continuità con la formulazione datane da Togliatti nel secondo dopoguerra e che, mutatis mutandis, rimase pressoché identico sia al tempo del milazzismo – non a caso convintamente sostenuto dal quotidiano – sia negli anni Settanta, all’epoca del “patto autonomistico” con la Dc e delle larghe intese. Nelle
    pagine precedenti si è tentato di registrare le contraddizioni cui tale politica espose i comunisti e (in via indiretta) anche il giornale: in entrambe le stagioni storiche citate, infatti, la retorica sicilianista fece sì che l’autonomismo diventasse sinonimo di progressismo e che il Pci abbassasse la propria capacità di contrasto delle degenerazioni politiche regionali.
    Autonomia editoriale. La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale. Ciò permise al giornalista calabrese di radunare un collettivo di giornalisti-intellettuali di estrazione composita: in esso prevalsero, com’era naturale che fosse, le figure politicamente riconducibili al Blocco del popolo (Pci e Psi) e alle lotte contadine del dopoguerra (il mito fondativo della sinistra siciliana e anche de «L’Ora»), esperienza che assicurò al quotidiano uno staff dirigente di eccezionale livello culturale. Aspetto costitutivo del giornalismo de «L’Ora», però, fu anche l’apertura verso aree politiche diverse, tanto che al suo interno poterono trovarsi comunisti, socialisti, democristiani e persino ex fascisti come De Mauro. Lo stesso criterio di selezione venne adottato sul fronte dei collaboratori esterni, dove spiccarono giornalisti e uomini di cultura non inquadrabili in alcun partito (si pensi a Sciascia, a Dolci, a Chilanti e in parte a Pantaleone). Dal punto di vista della conoscenza della mafia, la predilezione di Nisticò per i professionisti irregolari ebbe un effetto positivo, in quanto dal loro posizionamento politico dipesero (spesso fortemente) le rispettive interpretazioni della realtà mafiosa. L’eterogeneità delle prospettive d’osservazione, insomma, fece in modo che l’ottica del giornale non si appiattisse su quella del suo editore.
    Giornalismo investigativo. Altro aspetto peculiare del giornale palermitano fu quello di essere particolarmente votato alle indagini sul campo, alle inchieste, condotte attraverso complessi (e talora rischiosi) sistemi di ricognizione delle notizie. In un contesto caratterizzato da gravi e organici rapporti della mafia con le istituzioni pubbliche e con alcuni partiti (a cominciare dalla Democrazia cristiana), nonché dalla tolleranza delle agenzie di contrasto, la denuncia della mafia e delle complicità politiche restò a lungo appannaggio delle sinistre e in particolare del Pci. Merito de «L’Ora» fu dunque quello di innescare un potente flusso di contro-opinione (o contro-informazione), teso a sgomberare il terreno dalla convinzione – fatta propria da numerosi esponenti dei partiti di governo, da avvocati e intellettuali – che la mafia non esistesse o che corrispondesse a un comportamento, a un modo di regolare le relazioni sociali tipico dei siciliani e non a un’organizzazione formalizzata, gerarchicamente articolata in Famiglie e regolata al suo interno da codici normativi e meccanismi sanzionatori. Per il reperimento delle informazioni il giornale si servì, a seconda delle circostanze, delle strutture territoriali dei partiti di sinistra, e nello specifico del Pci, nonché delle sue organizzazioni collaterali (a partire dalla Cgil), ma anche di singoli esponenti delle forze dell’ordine, talora di mafiosi stessi. Il risultato fu che «L’Ora» indagasse non a rimorchio dei reparti investigativi, ma, per lo più, in autonomia, “supplendo” alle carenze degli organi ufficiali e non di rado pagandone le spese. Questa sensibilità, dunque, portò spesso il giornale a introdursi nel “sottomondo” mafioso, a portare alla luce testimonianze dal di dentro, con l’effetto di svelare al pubblico (e per la prima volta in Italia) il carattere strutturato della mafia siciliana. Nonostante qualche cedimento al fascino mitografico del fenomeno (penso a certe ricostruzioni di Pantaleone o ad altre di Farinella o Chilanti) il suo sforzo investigativo rimase d’importanza cruciale per l’avanzamento delle cognizioni sul tema e, a distanza di tanti anni, resta probabilmente il migliore (almeno fino alle deposizioni di Buscetta).
    Il ruolo di cerniera tra vecchia e nuova antimafia. «L’Ora» rappresentò il passaggio – e in ciò sta forse la sua funzione più importante – tra due concezioni diverse di lotta alla mafia. La prima, risalente al movimento contadino, si fondava sulla lotta al latifondo e inquadrava la battaglia antimafia in una più vasta contestazione dell’intreccio di poteri sociali (i proprietari terrieri e la mafia) e istituzionali (i partiti di destra, le forze dell’ordine e della magistratura). Questo tipo di antimafia aveva come motivi caratteristici, da un lato, la subordinazione della questione mafiosa alle lotte di massa, intese come mezzo di superamento degli equilibri sociali tradizionali e, dall’altro, l’ostilità nei confronti delle agenzie investigative (della polizia, dei carabinieri), percepite come antagonisti fondamentali, come il nemico. L’attività di denuncia e di sensibilizzazione portata avanti da «L’Ora» venne invece a
    incrociarsi con la nascita della Commissione antimafia: si determinò così una circolarità di sollecitazioni tra opinione pubblica, forze politiche e istituzioni che, rispetto al passato, rappresentava indubbiamente un’innovazione. Si era, insomma, alle origini dell’antimafia per come generalmente la si intende oggi, ossia come sostegno alle forze della repressione. Tale circolarità, espressasi soprattutto a livello informativo (nello scambio di materiali, notizie, documenti tra gli apparati di sicurezza, l’Antimafia e il giornale) ebbe l’effetto, oltre che di far progredire le cognizioni sul tema, di saldare «L’Ora» al giornalismo nazionale: avvenne cioè che progressivamente i maggiori quotidiani del paese considerassero il quotidiano palermitano un’affidabile opinion maker, appoggiandosi su di esso per avere informazioni sulla mafia. Fu così che il piccolo giornale palermitano riuscì a ritagliarsi un ruolo ben superiore ai suoi mezzi, un ruolo di conoscenza, di lotta e di responsabilità politica e civile.
    La scuola di giornalismo. Un ultimo elemento da sottolineare – e che consente di tracciare un filo tra passato e presente – riguarda la funzione di scuola di giornalismo svolta da «L’Ora» verso numerosi cronisti tuttora operativi. Indubbiamente il giornale palermitano rappresentò una palestra dura e formativa per diverse ragioni: il contesto “difficile” e di frontiera nel quale i cronisti operarono, segnato dall’ostilità di buona parte delle istituzioni e dei partiti; il giornalismo tecnicamente rigoroso richiesto da Nisticò (il quale chiedeva spasmodicamente riscontri, controllo delle fonti, correttezza linguistica); il piglio militante che i cronisti più anziani ed esperti trasmisero alle generazioni più giovani; il senso di missione che pervadeva la redazione. Tutti questi aspetti concorsero a formare giornalisti capaci di lavorare in ogni situazione, di portare all’esterno, in altri quotidiani, un giornalismo battagliero e coraggioso, preciso, colto, documentato, politicamente schierato, intellettualmente pregevole.
    [NOTE]
    625 R. S. Rossi, Era L’Ora, cit., p. 254.
    626 Cfr. la pagina Facebook L’Ora, edizione straordinaria, gestita dal cronista di «Repubblica» Roberto Leone (ex de «L’Ora»): https://www.facebook.com/leone4040/.
    627 Aa. Vv., L’Ora, edizione straordinaria, cit.
    628 G. Saladino, Romanzo civile, cit.
    629 Ivi, p. 142.
    630 U. Santino, Storia del movimento antimafia, cit.
    631 A. Blando, L’antimafia come risorsa politica, cit.. Su questa linea si colloca in parte l’esperienza della Rete, ricostruita in D. Saresella, Tra politica e antipolitica: la nuova «società civile» e il movimento della Rete (1985-1994), Le Monnier, Firenze 2016.
    632 Sulla dimensione fortemente politica del giornalismo di Nisticò insiste nei suoi vari interventi Franco Nicastro.
    633 Vasile, Ma gli altri no, cit., p. 192.
    Ciro Dovizio, Scrivere di mafia. «L’Ora» di Palermo tra politica, cultura e istituzioni (1954-75), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2018-2019

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  7. PeaceLink opera nel campo del giornalismo partecipativo. La sua azione si fonda sulla cultura della solidarietà e della nonviolenza, con un forte impegno nella controinformazione.

    #PeaceLink #controinformazione #nonviolenza

  8. La rete telematica PeaceLink nel marzo 2026 si è concentrata sulla controinformazione pacifista, l'arresto del pacifista ucraino Yurii Sheliazhenko, le mobilitazioni internazionali contro Trump (No Kings), le conseguenze della guerra in Medio Oriente con focus su basi USA nel Golfo e la lotta contro la sorveglianza di massa ("Chat Control").

    #PeaceLink #controinformazione #pcknews

  9. newslow: slowforward dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026

    oggi ho spedito per mail newslow ovvero la (piuttosto lenta) newsletter (a)periodica di slowforward, con link a post pubblicati dal 20 gennaio al 22 febbraio 2026. la mail, come sempre, viene compilata manualmente da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere informazioni e articoli che giocoforza sono recuperabili ma apparentemente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta scrivendo a https://slowforward.net/contact/

    e… tra un paio di giorni uscirà un’altra newsletter, che arriva fino a marzo. stay tuned. statevi tonni.

    *

    chi poi volesse sostenere il lavoro di slowforward & mg / differx (che dal 2003 con operosa lena figge il guardo nel contemporaneo & intende continuare a farlo finché morte non lo separi dalla rete) può elargire via ko-fi oppure paypal

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  10. Cuba Resiste y Vencerá!

    Zazie nel metrò, domenica 22 febbraio alle ore 16:00 CET

    Cuba Resiste y Vencerá!

    Rompiamo il blocco mediatico e la guerra cognitiva. Lottiamo contro le minacce di una aggressione militare dell' imperialismo a Cuba.

    Domenica 22 febbraio ore 16.00 iniziative di controinformazione, siete tutti invitati.

    Si connettono tra loro:

    CSOA Ipò Via Capo d'Acqua, 2 Marino.

    Baccelli Net via Orciano pisano 9 Trullo, Roma.

    Zazie nel metrò via Ettore Giovenale 16 Roma

    Ex Snia via Prenestina 173-175 Roma.

    Parteciperanno: un rappresentante dell' Ambasciata della Repubblica di Cuba.

    In collegamento, dal Venezuela Geraldina Colotti, giornalista; da Cuba Michele, internazionalista.

    roma.convoca.la/event/cuba-res

  11. newslow: slowforward dal 24 dicembre 2025 al 20 gennaio 2026

    oggi ho spedito per mail newslow ovvero la (piuttosto lenta) newsletter (a)periodica di slowforward, con link a post pubblicati dal 24 dicembre 2025 a oggi, 20 gennaio. la mail, come sempre, viene compilata manualmente da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere informazioni e articoli che giocoforza sono recuperabili ma apparentemente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta scrivendo a https://slowforward.net/contact/

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  12. 10 Libri su Giordano Bruno: vita, opere e misteri dell’eretico

    Indice dei contenuti

    Toggle

    • Chi era veramente Giordano Bruno? Le migliori biografie per iniziare
    • L’universo infinito e il panteismo: libri per capire la teoria di Giordano Bruno
      • ​Giordano Bruno era davvero un mago? L’occultismo e i testi di Frances Yates
    • Perché Giordano Bruno fu accusato di eresia? Il difficile rapporto con la Chiesa e con Gesù
    • ​“Forse tremate più voi”: il processo dell’Inquisizione e il rifiuto di abiurare
    • ​Giordano Bruno e Galileo Galilei: perché il destino fu diverso?​
    • La morte per rogo a Campo de’ Fiori: cosa disse il filosofo prima di morire
      • ​Una frase famosa per un’eredità immortale: il simbolo del libero pensiero
    • ​Giordano Bruno tra le pagine: i romanzi storici e i thriller più avvincenti
    • Le opere principali di Giordano Bruno: cosa leggere del “Nolano”
    • ​Quale libro leggere per approfondire oggi il pensiero del Nolano?

    Chi era veramente Giordano Bruno? Le migliori biografie per iniziare

    Definire chi fosse davvero il “Nolano” non è semplice: per alcuni fu un martire della libertà di pensiero, per altri un mago ermetico o un filosofo ribelle che scosse le fondamenta del XVI secolo. Nato all’ombra del Vesuvio e cresciuto nel convento di San Domenico Maggiore a Napoli, Giordano Bruno trascorse gran parte della sua vita in fuga attraverso l’Europa — tra Francia, Inghilterra e Germania — inseguito dalle accuse di eresia per le sue idee rivoluzionarie sull’universo infinito. Nonostante sia spesso ricordato per la sua tragica fine sul rogo in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600, la sua figura è ben più complessa di un semplice simbolo laico; era un intellettuale poliedrico che univa mnemotecnica, poesia e una metafisica audace.

    Spesso il pensiero di Giordano Bruno viene spiegato in modo semplice nelle scuole come il momento di rottura definitiva con il Medioevo. Per gli studenti che cercano un riassunto di Giordano Bruno, i libri che seguono non sono solo biografie, ma chiavi per decifrare il passaggio verso la modernità.

    ​Per chi desidera approfondire la sua vicenda umana e intellettuale, due testi sono assolutamente imprescindibili:

    • ​Il sapiente furore. Vita di Giordano Bruno di Michele Ciliberto: Considerata una delle opere più complete e documentate, questa biografia analizza il legame inscindibile tra la vita errabonda del filosofo e lo sviluppo del suo pensiero, evitando facili mitizzazioni.
    • ​Un fuoco sulla terra. Vita di Giordano Bruno di Ingrid D. Rowland: Un volume di grande accessibilità che restituisce il ritratto di un uomo “moderno”, capace di anticipare concetti scientifici e filosofici che avrebbero influenzato i secoli a venire.

    L’universo infinito e il panteismo: libri per capire la teoria di Giordano Bruno

    ​Per rispondere alla domanda che molti si pongono — ovvero qual è la teoria di Giordano Bruno? — bisogna partire dal concetto di rottura dei confini. Bruno fu tra i primi a ipotizzare che l’universo non avesse un centro né un limite, superando la visione aristotelica di un cosmo chiuso. Egli sosteneva l’esistenza di infiniti mondi simili al nostro, popolati da esseri viventi, una visione che all’epoca scardinava totalmente la centralità dell’uomo e della Terra.

    ​A questo si lega strettamente il concetto teologico: che cos’è il panteismo di Giordano Bruno? Per il Nolano, Dio non è un’entità separata dalla creazione che osserva dall’alto, ma è “l’anima del mondo”, una forza vitale immanente che permea ogni singola fibra della materia. La natura stessa è divina perché in essa abita il principio creatore.

    ​Se vuoi approfondire questi temi complessi, ecco i testi che offrono la chiave di lettura più chiara:

    • ​La soglia dell’ombra di Nuccio Ordine: Un saggio fondamentale che spiega come la filosofia bruniana non sia solo speculazione astratta, ma un modo per abitare il mondo con “eroico furore”. Ordine è stato uno dei massimi esperti mondiali del filosofo e in questo libro chiarisce magistralmente il legame tra letteratura e filosofia.
    • ​Giordano Bruno e la scienza del Rinascimento di Hilary Gatti: Questo libro è perfetto per chi vuole capire il lato più “scientifico” di Bruno. L’autrice analizza come le sue intuizioni sull’infinito abbiano influenzato la nascita della scienza moderna, pur restando radicate in una visione magica del reale.

    ​Giordano Bruno era davvero un mago? L’occultismo e i testi di Frances Yates

    ​Oltre alla filosofia e all’astronomia, un tema che affascina e divide i lettori è quello del Giordano Bruno mago. Era davvero un praticante di arti oscure? La risposta non è un semplice sì o no, ma risiede nella complessa cultura del Rinascimento. Per approfondire questo aspetto, il testo fondamentale è senza dubbio:

    • ​“Giordano Bruno e la tradizione ermetica” di Frances Yates: Questo libro ha rivoluzionato gli studi su Bruno, dimostrando che il filosofo non era un “martire della scienza” in senso moderno, ma un esponente della magia rinascimentale e dell’occultismo.

    ​Secondo la Yates, Bruno utilizzava l’arte della memoria (una tecnica per ricordare enormi quantità di dati tramite immagini mentali) non solo come esercizio intellettuale, ma come strumento magico per riflettere l’universo nella propria mente e acquisire poteri divini. Egli sognava una riforma del mondo basata sull’antica sapienza egizia di Ermete Trismegisto. Leggere la Yates è essenziale per capire come, per il Nolano, la scienza, la memoria e la magia fossero in realtà un’unica, grande disciplina per comprendere l’infinito.

    Perché Giordano Bruno fu accusato di eresia? Il difficile rapporto con la Chiesa e con Gesù

    ​La condanna di Bruno non fu dovuta a un singolo errore, ma a un’intera impalcatura di pensiero giudicata incompatibile con il dogma cattolico. Molti lettori si chiedono spesso: cosa pensava Giordano Bruno di Gesù? Per il Nolano, la figura del Cristo non era quella del Figlio di Dio incarnato nel senso ortodosso, ma piuttosto quella di un “divino mago” o di un sapiente capace di manipolare le forze della natura.

    ​Le accuse di eresia furono molteplici e pesantissime: negava il dogma della Trinità (che considerava una metafora filosofica), dubitava della verginità di Maria e, soprattutto, sosteneva che la materia fosse divina in sé, eliminando la distinzione tra Creatore e Creatura. Inoltre, la sua teoria degli infiniti mondi poneva un problema teologico enorme: se esistono altri mondi, Cristo è morto anche per loro?

    ​Per approfondire i dettagli tecnici e teologici delle accuse, questi sono i testi di riferimento:

    • ​Il processo di Giordano Bruno di Luigi Firpo: È l’opera monumentale per eccellenza. Firpo ha ricostruito con rigore filologico gli atti del processo, permettendo di leggere i capi d’accusa e le risposte del filosofo. Un libro denso, ma essenziale per capire la macchina burocratica dell’Inquisizione.
    • ​Giordano Bruno. Il filosofo di fronte all’Inquisizione di autori vari (a cura di M. Ciliberto): Un’analisi più agile che mette a confronto le tesi di Bruno con il pensiero dei suoi inquisitori, tra cui il cardinale Bellarmino, l’uomo che anni dopo avrebbe processato anche Galileo Galilei.

    ​“Forse tremate più voi”: il processo dell’Inquisizione e il rifiuto di abiurare

    ​Il processo a Giordano Bruno durò ben otto anni, trascorsi nelle carceri di Venezia prima e di Roma poi. Non fu un dibattito filosofico, ma un estenuante braccio di ferro psicologico. Alla domanda cruciale — Giordano Bruno ha abiurato? — la storia risponde con un secco no. Nonostante i tentativi dei padri domenicani di fargli ritrattare le sue “proposizioni eretiche”, Bruno scelse la fedeltà assoluta alla propria verità.

    ​Il momento culminante avvenne l’8 febbraio 1600, quando gli fu letta la sentenza di morte. In quell’istante, il filosofo pronunciò la sua frase più celebre: “Maiori forsan cum timore in me sententiam dicitis quam ego accipiam” (Forse tremate più voi nel pronunciar la sentenza che io nel riceverla). Era la sfida finale di un uomo che considerava la morte fisica solo un passaggio verso l’infinito.

    ​I libri consigliati per questa fase:

    • ​L’ultimo inquisitore di Michael White: Un testo che si legge quasi come un romanzo, ma basato su solide ricerche storiche, che esplora la psicologia dei protagonisti e il clima di terrore della Roma controriformista.
    • ​Giordano Bruno: l’eretico che scosse il mondo di Anacleto Verrecchia: Un saggio appassionato che ripercorre l’ostinazione di Bruno e la sua incapacità di piegarsi al dogma, rendendolo l’icona del libero pensiero che conosciamo oggi.

    ​Giordano Bruno e Galileo Galilei: perché il destino fu diverso?​

    Qual è la differenza tra Giordano Bruno e Galileo Galilei? Sebbene entrambi siano stati perseguitati dall’Inquisizione, il loro approccio fu opposto. Galileo scelse la via della scienza sperimentale e, alla fine, accettò di abiurare per salvare la vita e continuare i suoi studi in privato. Bruno, al contrario, non era un osservatore del cielo con il cannocchiale, ma un filosofo della mente. Per lui, rinnegare le proprie idee significava distruggere la propria identità. Ecco perché Galileo non fu bruciato e Bruno sì: il primo trattava di leggi fisiche, il secondo di una verità filosofica e teologica che non ammetteva compromessi.

    La morte per rogo a Campo de’ Fiori: cosa disse il filosofo prima di morire

    ​Il 17 febbraio 1600, Giordano Bruno fu condotto a Campo de’ Fiori a Roma per l’esecuzione della sentenza. Molti si chiedono cos’è la morte per rogo in quel contesto: era un rituale di purificazione estrema, pensato per cancellare non solo il corpo ma anche la “peste” dell’eresia. Bruno affrontò il supplizio con una sfida finale: gli fu applicata la “lingua in giova” (una morsa di legno sulla lingua) per impedirgli di parlare alla folla e continuare a diffondere le sue idee.

    ​Nonostante il silenzio forzato, i testimoni dell’epoca riportarono che il filosofo distolse lo sguardo con sdegno quando gli fu presentato il crocifisso prima che le fiamme divampassero. Morì senza un grido, confermando la sua immagine di uomo d’acciaio davanti alle proprie convinzioni.

    ​Una frase famosa per un’eredità immortale: il simbolo del libero pensiero

    ​Oggi Bruno è considerato un’icona laica. La sua frase “Forse tremate più voi…” è incisa metaforicamente nella base del monumento che oggi domina Campo de’ Fiori, eretto nel 1889 nonostante le proteste del Vaticano. Bruno è diventato il simbolo di chi non rinuncia alla propria verità, anche a costo della vita, rendendo la sua eredità attuale in ogni dibattito sulla libertà di espressione e sulla ricerca scientifica libera da dogmi.

    ​Giordano Bruno tra le pagine: i romanzi storici e i thriller più avvincenti

    ​Se la saggistica ti sembra troppo impegnativa, esistono splendidi modi per scoprire il Nolano attraverso la finzione letteraria, che ricostruisce il fascino e il mistero del personaggio.

    • ​La serie di S.J. Parris (Stephanie Merritt): Cominciando con Eretico, questa serie di thriller storici vede Giordano Bruno nel ruolo di una sorta di “detective” filosofico alla corte di Elisabetta I in Inghilterra. È un modo eccellente per immergersi nelle atmosfere cupe e affascinanti del Cinquecento.
    • ​L’eretico di Carlo A. Martigli: Un romanzo che intreccia fatti storici e finzione, esplorando il lato più umano e tormentato di Bruno, perfetto per chi cerca una narrazione incalzante.

    Le opere principali di Giordano Bruno: cosa leggere del “Nolano”

    ​Oltre ai saggi che parlano di lui, è fondamentale leggere i libri scritti da Giordano Bruno per sentire la sua voce originale, potente e spesso satirica. Ecco le sue opere principali da avere in libreria:

    • ​La cena de le Ceneri: Un dialogo filosofico ambientato a Londra dove Bruno difende la teoria copernicana e attacca l’ignoranza dei dotti del suo tempo.
    • ​De l’infinito, universo e mondi: Il testo chiave dove espone la sua visione di un cosmo senza confini e popolato da infiniti astri.
    • ​Lo spaccio de la bestia trionfante: Un’opera allegorica e graffiante in cui Bruno critica duramente la morale cristiana e le religioni rivelate, proponendo una riforma dei valori umani.

    ​Quale libro leggere per approfondire oggi il pensiero del Nolano?

    ​Siamo arrivati alla fine della nostra lista dei 10 libri su Giordano Bruno. Ma da dove iniziare?

    • ​Se cerchi la verità storica assoluta, punta su Luigi Firpo o Michele Ciliberto.
    • ​Se ti affascina il lato magico e misterioso, il classico della Yates è il tuo punto di partenza.
    • ​Se invece vuoi vivere un’avventura tra le strade della storia, i romanzi di S.J. Parris ti conquisteranno.

    ​Indipendentemente dalla scelta, leggere Bruno oggi significa riscoprire la meraviglia per un universo senza confini e il coraggio di pensare fuori dagli schemi.

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  13. newslow: slowforward dal 14 ottobre al 20 novembre 2025

    poco fa ho spedito per mail newslow ovvero la (evidentemente lenta) newsletter (a)periodica di slowforward, con link a post pubblicati dal 14 ottobre al 20 novembre scorso. la mail viene manualmente compilata da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere informazioni e articoli che giocoforza sono recuperabili ma visivamente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta scrivendo a https://slowforward.net/contact/

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    mettiamola (daccapo e daccapo) così: sono fermo a uno dei semafori della rete, e vi faccio cenno indicando il parabrezza… bon: se voi apprezzate e vi fa piacere che io da 22 quasi 23 anni quotidianamente vi aiuti a renderlo ben trasparente e sensibile a informazioni & notizie su #scritturadiricerca #scritturasperimentale #palestina #asemicwriting #scritturaasemica #antifascismo #prosa #prosabreve #prosainprosa #artecontemporanea #materialiverbovisivi #audio #podcast #video #presentazioni  #criticaletteraria #teorialetteraria #letturepubbliche #progettiletterari, #archivi #anni70 … non avete da fare altro che offrirmi un caffè oppure, se preferite, un pranzo.

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  14. Il coinvolgimento della Rosa dei Venti nella realizzazione della strage alla Questura di Milano appare dunque evidente

    La strage, che costituisce uno degli episodi più oscuri della strategia della tensione, giunse al termine di una lunga serie di attentati che avevano insanguinato il paese a partire dal ‘69 di cui i più rilevanti, oltre naturalmente a piazza Fontana, furono la strage di Gioia Tauro del 22 luglio del ‘70 e quella di Peteano del 31 maggio del ‘72. L’attentato avvenne giovedì 17 maggio 1973, alle ore 10:55, presso la Questura di via Fatebenefratelli quando Gianfranco Bertoli lanciò una bomba contro il portone d’ingresso del palazzo. Il bilancio fu di quattro morti e cinquantatré feriti. Quella mattina si era da poco conclusa la commemorazione del primo anniversario dell’assassinio del commissario Luigi Calabresi. Dopo l’arresto Bertoli si professò anarchico sostenendo di aver compiuto l’attentato per vendicare Pinelli; le sue dichiarazioni, a cui si sarebbe sempre attenuto, seguivano alla lettera le istruzioni che gli erano state impartite nei mesi antecedenti da alcuni dei più importanti membri di Ordine Nuovo durante i giorni di indottrinamento trascorsi a Verona dove l’uomo, in vista dell’imminente attentato, era stato tenuto sotto stretta osservazione. Il coinvolgimento della figura di Calabresi naturalmente serviva ad occultare meglio la mano degli ideatori rendendo più credibile la paternità anarchica della strage. L’obbiettivo dell’attacco, poi mancato, era il ministro dell’interno Mariano Rumor colpevole, secondo gli ordinovisti, di non aver proclamato lo stato di emergenza dopo la bomba del 12 dicembre del ‘69. L’eliminazione del ministro, nei piani degli ideatori della strage, avrebbe dovuto servire anche ad evitare una riedizione del centro-sinistra che si stava profilando come altamente probabile sulla base degli equilibri politici interni alla DC.
    […] I principali attentati che precedettero l’attacco alla Questura di Milano furono, come sopra ricordato, essenzialmente due. In primo luogo si ricorda il fallito attentato del 7 aprile del 1973 sul direttissimo Torino-Genova-Roma ad opera del gruppo La Fenice. <32 L’esecutore materiale, Nico Azzi, giovane missino, nel tentativo di controllare l’ordigno, temendo che questo non fosse stato impostato correttamente, aveva fatto scoppiare inavvertitamente un detonatore tra le sue gambe, rendendo impraticabile l’innesco dell’ordigno. Nell’ipotesi iniziale all’attentato avrebbe dovuto seguire la solita operazione di attribuzione della paternità a sinistra. In quell’occasione si era deciso di far
    ricadere la responsabilità del gesto sul gruppo genovese “XXII ottobre”, collegato significativamente all’editore Giangiacomo Feltrinelli. Secondo il progetto iniziale, a questa strage doveva far seguito una seconda sul treno Monaco-Roma che poi non venne attuata a causa del fallito attentato sul primo treno, considerato che Azzi, colto in flagrante, era chiaramente di destra, per cui la messa in scena non poteva più essere orchestrata.
    Un secondo snodo significativo nella strategia perseguita prima dell’attentato a Rumor fu il cosiddetto “giovedì nero di Milano”. Il 12 aprile 1973 era stata indetta dall’MSI e dal Fronte della gioventù, l’organizzazione giovanile del partito, una manifestazione di protesta che, a causa dei fatti dei giorni precedenti, era stata limitata dal prefetto Libero Mazza al solo comizio. Nonostante ciò, centinaia di militanti del Movimento Sociale Italiano e delle principali organizzazioni dell’estrema destra scesero in piazza e si scontrarono con le forze dell’ordine. Nel corso della manifestazione rimase ucciso l’agente di polizia Antonio Marino, in seguito all’esplosione di una bomba a mano lanciata da Vittorio Loi, giovane missino che venne immediatamente identificato. Dalle testimonianze di Loi, che sentendosi abbandonato dal suo partito cominciò a parlare, si comprese che i disordini erano stati volontariamente provocati dalla dirigenza missina. <33
    Al di sopra degli attentatori, come è stato ormai accertato dalla Magistratura, operava il già citato gruppo golpista la Rosa dei Venti che svolgeva una funzione di coordinamento tra i diversi gruppi eversivi. <34 Si trattava di un’organizzazione atlantica intersecata con gli apparati dello stato, il cui nome conteneva un chiaro richiamo al simbolo della NATO, oltre ad evocare il numero dei gruppi di estrema destra associati alla stessa organizzazione. <35 Facevano parte dell’organizzazione diversi militari, quali ad esempio il maggiore Amos Spiazzi e il generale Francesco Nardella, oltre ad estremisti neri: tra i nomi più rilevanti ricordiamo il principale promotore del gruppo Dario Zagolin – informatore degli americani e del SID -, Eugenio Rizzato, Sandro Sedona e Sandro Rampazzo. Tra i membri risultavano anche diversi industriali ed esponenti del Fronte nazionale che avevano preso parte al golpe Borghese, tra cui occorre ricordare l’avvocato Giancarlo De Marchi, che come noto aveva già giocato un ruolo rilevante in qualità di collettore dei finanziamenti per il progetto golpista del principe Borghese.
    La figura di De Marchi ricompare proprio nel marzo 1973 quando, nell’ambito della riproposizione di un piano eversivo, venne contattato dal maggiore Amos Spiazzi, su indicazione di un agente del SID. Il compito era quello di valutare affidabilità e la serietà dell’avvocato genovese, che si era dichiarato disponibile a reperire fondi a sostegno della strategia stragista, rassicurandolo al contempo sulla concretezza e fattibilità del disegno golpista, stante l’esistenza di un rilevante numero di militari disposti a proseguire il fallito golpe Borghese.
    L’esistenza di un nuovo progetto golpista è stata confermata d’altra parte anche dalle indagini del giudice Giovanni Tamburino, dalle quali si evince chiaramente che la Rosa dei Venti nel 1973 aveva come obbiettivo quello di promuovere interventi tesi all’istaurazione di un regime autoritario in Italia attraverso la realizzazione di un colpo di stato. Secondo le dichiarazioni di Remo Orlandini, uomo di fiducia del principe Borghese, ai già citati eventi dell’aprile-maggio 1973 – l’attentato al treno Torino-Roma, la manifestazione del 12 aprile e la bomba alla Questura – doveva seguire, l’instaurazione di un clima di forte tensione sociale in Valtellina alla cui direzione avrebbe dovuto esserci il leader del Movimento di azione rivoluzionaria (MAR) Carlo Fumagalli, altro nome di fondamentale importanza nel mondo dell’estrema destra in quella stagione. Altro passaggio teso a creare un clima adatto ad un colpo di stato.
    Nell’aprile del 1973 l’attività della Rosa Dei Venti era strettamente connessa alle attività di Ordine Nuovo. Da fonti provenienti dai carabinieri e dal SID risulta infatti che il giorno della strage Bertoli era atteso da Sandro Rampazzo fuori dalla questura, che come abbiamo già sottolineato avrebbe dovuto farlo scappare a bordo della sua auto. <36 Il coinvolgimento della Rosa dei Venti nella realizzazione della strage alla Questura di Milano appare dunque evidente e questo conferma il fatto che la strage di Bertoli si inserisse in un disegno di ben più ampia portata di quanto per lungo tempo abbiano voluto far credere sia parte dei Servizi Segreti sia una parte della stampa. Come avvenuto con il golpe Borghese, l’opinione pubblica sarebbe però venuta a conoscenza del progetto ordito dalla Rosa dei Venti, peraltro in modo parziale, solo nell’autunno del 1974 grazie all’evoluzione dell’inchiesta condotta dal giudice Tamburino.
    Al compimento dell’attentato avrebbe dovuto seguire l’intervento delle Forze Armate, in modo analogo a quanto era stato previsto dopo la strage alla Banca dell’Agricoltura di Milano. Nonostante l’atto stragista non avesse raggiunto gli obbiettivi che si era prefissato, – Rumor rimase illeso – la Rosa dei Venti avrebbe comunque allertato le strutture civili e militari per passare all’azione il 2 giugno del 1973. Anche in questa occasione l’esecuzione del golpe rientrò soltanto a causa di un intervento esterno.
    Contrariamente a quel che sperava la destra, la bomba alla questura non determinò comunque uno spostamento a destra del governo, ma finì anzi per rafforzare all’interno della DC la linea favorevole ad una riedizione del centro-sinistra.
    Rispetto alle altre stragi che hanno insanguinato il nostro paese, l’attentato alla questura costituisce uno snodo rilevante nella storia della strategia della tensione. Come ha sottolineato in modo chiaro Dondi, esso costituì «l’ultima strage costruita cercando di attuare il meccanismo di provocazione con lo scambio di attribuzione». <37
    Contrariamente a quanto avevano sperato gli ordinovisti e diversamente da quanto era accaduto con la strage di Piazza Fontana, gran parte dell’opinione pubblica diffidò da subito della paternità anarchica dell’attentato. Probabilmente la lunga scia di sangue che aveva attraversato il Paese e l’attività sempre più incisiva della controinformazione avevano cambiato in modo profondo la sensibilità degli italiani. D’altro canto anche la stampa d’opinione, sia pure con le dovute eccezioni, non poté non ravvisare le evidenti incongruenze di una riconduzione della strage alla pista anarchica. Troppi erano gli elementi che non tornavano. Innanzitutto il profilo biografico-politico dell’attentatore, le cui frequentazioni di uomini e organizzazioni della destra eversiva erano difficilmente occultabili. «L’Unità» e «Paese Sera» già dal 18 maggio avevano rilevato i legami del Bertoli con Pace e Libertà, l’organizzazione finanziata dalla Cia.
    In secondo luogo, non si capiva come Bertoli avesse potuto sapere della commemorazione di Calabresi con una settimana di anticipo, cioè al momento di lasciare Israele, quando invece la cerimonia era stata resa pubblica soltanto il 15 maggio. Era evidente che ci doveva essere un coinvolgimento di qualcuno all’interno delle istituzioni. Risultava infine decisamente poco credibile non ipotizzare una trama internazionale alla luce dei numerosi spostamenti di Bertoli. Come era stato possibile infatti che il Mossad non fosse stato in grado di identificare un pregiudicato che operava sul suo territorio, che intratteneva rapporti con uomini dell’estrema desta francese e che andava e veniva dallo stato ebraico con un passaporto falso?
    Insomma, troppi elementi non quadravano nella strage di via Fatebenefratelli. Proprio per questo si può dire che l’attentato costituisce in senso tecnico la fine della strategia della tensione, almeno come era stata delineata nell’ambito del convegno dell’Istituto Pollio tenuto all’hotel Parco dei Principi di Roma del maggio 1965.
    [NOTE]
    32 A. Giannuli, E. Rosati, Storia di ordine nuovo. La più pericolosa organizzazione neo-fascista degli anni settanta, cit., p. 162. La Fenice fu un’organizzazione dell’estrema destra milanese fondata da Giancarlo Rognoni nel 1971. Il gruppo nel febbraio 1973, rientrò sotto l’ombrello del MSI, grazie all’accordo con Franco Servello, cosa avvenuta anche per Ordine Nuovo alla vigilia della strage di Piazza Fontana. Ai membri de La Fenice erano state infatti promesse alcune cariche all’interno del partito. Tra i principali militanti ricordiamo Nico Azzi, Francesco De Min e Mauro Marzorati. Il gruppo godeva della protezione di Pino Rauti.
    33 M. Dondi, op. cit., p.308-309.
    34 G. Tamburino, La Rosa dei Venti nel quadro dell’eversione stabilizzante, https://memoria.cultura.gov.it (consultato il 20 novembre 2024).
    35 M. Dondi, op. cit., p. 330. Le organizzazioni legate alla Rosa dei Venti, inizialmente venti, divennero poi ventitré. Tra queste ricordiamo Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo, Fronte nazionale, Mar.
    36 Cfr. S. Ferrari, Le stragi di stato. Piccola enciclopedia del terrorismo nero da piazza Fontana alla stazione di Bologna, Nuova iniziativa editoriale, Roma 2006, p. 95.
    37 M. Dondi, op. cit., p. 327.
    Marta Cicchinelli, Stampa e strategia della tensione: la strage alla Questura di Milano sui settimanali italiani, Tesi di laurea, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2023-2024

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  15. Economia del genocidio: aziende complici, rapporti ONU e boicottaggio dei prodotti israeliani

    Indice dei contenuti

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    • Settore alimentare e beni di consumo
    • Le aziende italiane e la Difesa
    • Tecnologia, logistica e sponsorizzazioni
    • Infrastrutture, energia e finanza B2B
    • Energia e logistica marittima
      • Guida al consumo critico e consapevole

    Il dibattito sulla complicità aziendale nel conflitto israelo-palestinese ha ricevuto un nuovo impulso con la pubblicazione del rapporto “From the Economy of Occupation to the Economy of Genocide” (2025), redatto da Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati.

    Questo rapporto, chiave per la comprensione di chi finanzia la guerra a Gaza, ha delineato la transizione da una semplice economia dell’occupazione a una vera e propria economia del genocidio. Il rapporto analizza in dettaglio le aziende coinvolte nel genocidio a Gaza, evidenziando come i flussi economici globali contribuiscano al mantenimento dell’assedio e alla distruzione delle infrastrutture civili palestinesi.

    Parallelamente, il database indipendente Who Profits e il movimento BDS – Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni hanno documentato i legami di numerose aziende globali con l’occupazione israeliana e gli insediamenti illegali.

    Questa lista aggiornata di aziende complici dell’occupazione israeliana incrocia i dati fondamentali per il consumo critico e consapevole in Italia:

    • Rapporto Albanese (ONU, 2025) – Economia del genocidio, analisi
    • Database Who Profits – Aziende e occupazione
    • Campagne BDS internazionali – Marchi da evitare secondo il movimento BDS

    L’obiettivo è offrire una panoramica verificata delle aziende complici dell’occupazione israeliana, permettendo ai cittadini di orientare le proprie scelte economiche e adottare un consumo realmente consapevole.

    ⚠️ Avvertenza importante:

    La presenza di un’azienda in queste fonti non implica una condanna legale, ma indica segnalazioni o campagne pubbliche basate su analisi indipendenti, inchieste giornalistiche o rapporti di ONG. Molte aziende contestano le accuse o hanno modificato le proprie politiche.

    Settore alimentare e beni di consumo

    In questa sezione si concentrano i marchi di largo consumo e i prodotti più facilmente individuabili nei supermercati italiani, al centro del boicottaggio alimentare etico.

    Azienda / MarcaProdotti e Marchi in ItaliaLegame ContestatoFonteNestléBaci Perugina, KitKat, Nescafé, S.Pellegrino, Levissima, Buitoni, PurinaDetiene una quota di controllo (>50%) del gruppo israeliano Osem, attivo anche nei Territori Occupati.Who Profits – Osem GroupPepsiCoLay’s, Gatorade, 7Up, Quaker, TropicanaJoint venture con Strauss Group (israeliana), accusata di sostegno economico all’esercito israeliano.BDS Movement – SabraMcDonald’s / Coca-ColaFast food / BevandeLe filiali israeliane hanno fornito pasti e supporto logistico alle forze armate.Al JazeeraSodaStreamMacchine per bibite gassateEx fabbrica in insediamento in Cisgiordania (chiusa nel 2015, ma simbolo storico del boicottaggio).Who Profits – SodaStreamProdotti agricoli israeliani (Jaffa, Carmel)Datteri, avocado, agrumiProduzioni provenienti da insediamenti nella Valle del Giordano.Who Profits – Agricultural Exports

    Le aziende italiane e la Difesa

    Sebbene in misura minore rispetto ai colossi internazionali, esistono aziende italiane coinvolte nel conflitto israelo-palestinese, sia per collaborazioni industriali sia per progetti di difesa congiunti. Il loro ruolo è stato oggetto di indagine nel Rapporto ONU Francesca Albanese (2025).

    Azienda ItalianaSettoreSegnalazione / CoinvolgimentoLeonardo S.p.A.Aerospazio e difesaCitata nel Rapporto Albanese per partnership con Elbit Systems e programmi congiunti di difesa (droni e radar).BarillaAlimentareNon risulta citata né in Who Profits né tra i target BDS.

    Tecnologia, logistica e sponsorizzazioni

    Molte aziende che finanziano Israele lo fanno attraverso partnership tecnologiche, servizi cloud o infrastrutture di sicurezza, rendendo il boicottaggio tecnologico una delle aree più discusse del movimento BDS.

    AziendaTipo di CoinvolgimentoFonteMicrosoft, Amazon Web Services, Google (Alphabet)Fornitura di servizi cloud e AI per il Progetto Nimbus, a supporto delle infrastrutture militari israeliane.The InterceptHewlett-Packard (HP)Servizi IT per database e sistemi biometrici nei checkpoint.Who Profits – HPCaterpillarFornitura di bulldozer usati nella demolizione di case palestinesi.Who Profits – CaterpillarPuma e ReebokSponsorizzazione della Israel Football Association (IFA), che include squadre in insediamenti illegali.BDS Movement – PumaAirbnb, Booking.comPromozione di strutture turistiche negli insediamenti.Who Profits – TourismTeva PharmaceuticalsMultinazionale israeliana boicottata per il suo ruolo economico nei territori occupati.Who Profits – Teva

    Infrastrutture, energia e finanza B2B

    Questa sezione include aziende essenziali per l’infrastruttura israeliana e gli investimenti nelle colonie, menzionate nel Rapporto ONU 2025 di Francesca Albanese per il loro ruolo nel sostegno strutturale all’occupazione.

    Azienda / SettoreTipo di CoinvolgimentoFonteGlencore / Drummond CompanyEnergia e carbone: principali fornitori di carbone per Israele.UN Report, 2025 – A/HRC/59/23ChevronEstrazione di gas naturale dai giacimenti di Leviathan e Tamar.UN Report, 2025 – A/HRC/59/23SiemensCoinvolta in progetti elettrici come l’Interconnettore Euro-Asia.BDS MovementBanche e Fondi d’InvestimentoInvestimenti in aziende attive negli insediamenti.UN Report, 2025 – A/HRC/59/23CAF (Spagna)Costruzione della ferrovia leggera di Gerusalemme.Who Profits – CAF

    Energia e logistica marittima

    Azienda / SettoreTipo di CoinvolgimentoFonteEni S.p.A. (Italia)Esplorazione Gas: Ha ottenuto licenze per l’esplorazione di gas (Blocco 9/Alon D) nel Mediterraneo orientale, per conto di Israele, vicino alle aree marittime contese.[Rapporto Greenpeace / Stampa Italiana]ZIM Integrated Shipping (Israele)Logistica Marittima: Principale compagnia di navigazione israeliana, considerata vitale per l’economia israeliana e obiettivo primario del boicottaggio logistico per le sue operazioni globali.[BDS Movement]APL, ZIM, OOCL (Logistica Container)Assicurazione/Riasicurazione: Molte compagnie marittime e assicurative sono citate per il trasporto di merci da/per insediamenti o per la copertura di rischi di infrastrutture militari.[Who Profits / Rapporto Albanese]Axon Enterprise (Taser)Sicurezza/Polizia: Fornitura di bodycam e armi non letali utilizzate dalle forze di sicurezza israeliane (Polizia, IDF, Amministrazione Penitenziaria).[Who Profits]

    Guida al consumo critico e consapevole

    Il boicottaggio etico dei prodotti israeliani è oggi uno strumento di pressione civile sempre più utilizzato.

    Per i consumatori che cercano di agire tramite il consumo consapevole, queste indicazioni pratiche possono essere d’aiuto:

    • 🔍 Verificare l’origine: evitare prodotti etichettati “Israele” o marchi agricoli noti (Jaffa, Carmel, Jordan River).
    • 📦 Codice a barre 729: è l’identificativo dei prodotti israeliani.
    • 📱 App utili: Boycat e No Thanks permettono di scansionare i prodotti e verificare se sono tra gli obiettivi BDS.
    • 🌍 Database ufficiali: consultare WhoProfits.org e il Rapporto ONU di Francesca Albanese per approfondire i legami economici e di investimento.

    #boicottaggio #controinformazione #Israele #Palestina

  16. newsletter slowforward 10 agosto – 9 settembre 2025 + sostieni l’ultraventennale intrapresa del sito

    stamattina verso le nove ho spedito per mail – alle persone registrate – la newsletter (a)periodica di slowforward, con link a post pubblicati dal 10 agosto a oggi, 9 settembre. la newsletter non ha (ancora) un nome, e viene manualmente compilata da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere informazioni e articoli che giocoforza sono recuperabili ma visivamente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta scrivendo a https://slowforward.net/contact/

    chi volesse sostenere il lavoro di slowforward & mg / differx (che dal 2003 operosamente battaglia & intende continuare a farlo finché morte non lo separi dalla rete) può farlo via ko-fi oppure paypal

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    mettiamola (daccapo e daccapo) così: sono fermo a uno dei semafori della rete, e vi faccio cenno indicando il parabrezza… bon: se voi apprezzate e vi fa piacere che io da 22 anni quotidianamente vi aiuti a renderlo ben trasparente e sensibile a informazioni & notizie su #scritturadiricerca #scritturasperimentale #palestina #asemicwriting #scritturaasemica #antifascismo #prosa #prosabreve #prosainprosa #artecontemporanea #materialiverbovisivi #audio #podcast #video #presentazioni  #criticaletteraria #teorialetteraria #letturepubbliche #progettiletterari, #archivi #anni70 … non avete da fare altro che offrirmi un caffè oppure, se preferite, un pranzo.

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    e… dal 9 al 30 settembre, chi intende sostenere tramite paypal o ko-fi il lavoro di mg / differx / slowforward con cifre generosamente uguali o superiori a 20 euro,

    (1) riceve – con posta tracciata – una copia del mio recente Prima dell’oggetto;
    (2) la riceve autografata, se lo desidera;
    (3) viene iscritto alla newsletter, nel caso non lo fosse già;
    (4) entra a pieno titolo nel regesto dei benefattori magari non dell’umanità ma di slowforward sicuramente.
     
    (n.b.: dopo il 30 settembre sarà sempre possibile – e da me auspicatissimo – sostenere mg, ovviamente, ma senza ricevere il libro).

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  17. newsletter slowforward 22 giugno – 10 agosto 2025 + sostieni l’eroica opra ultraventennale del sito!!

    poco fa ho spedito per mail – alle persone registrate – la newsletter (a)periodica di slowforward, con link a post pubblicati qui dal 22 giugno al 10 agosto. la newsletter non ha (ancora) un nome, e viene manualmente compilata da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere informazioni e articoli che giocoforza sono recuperabili ma visivamente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta scrivendo a https://slowforward.net/contact/

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    e… dal 9 al 30 settembre, chi intende sostenere tramite paypal o ko-fi il lavoro di mg / differx / slowforward con cifre uguali o superiori a 20 euro, riceve gratuitamente – con posta tracciata – una copia del mio recente Prima dell’oggetto.
    autografata, if they want.

    (n.b.: dopo il 30 settembre sarà sempre possibile – e da me auspicatissimo – sostenere mg, ovviamente, ma senza ricevere il libro).

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  18. Alla ricerca di utenti che condividono i miei interessi: #controinformazione (ma no fake), #storia anche alternativa ed episodi curiosi (ma non fantasiosi), #simbologia e #arte, #occultismo, studio di sette segrete e #Massoneria (con sguardo critico ma serio), #esoterismo, #letteratura di ogni tipo, #film particolari (con messaggi non banali), religiosità e #spiritualismo (in modo laico), analisi socio-politica attuale (senza -ismi o preconcetti).

  19. #20luglio2001
    Il #genoasocialforum manifesta contro la #globalizzazione mentre il #g8 si riunisce a #genova.
    Al centro del saggio di Diego Cavallotti su #cinemaetcie il ruolo di #controinformazione svolto da #indymedia, che, grazie all'uso delle nuove tecnologie digitali e di internet, riesce a raccontare il movimento dal punto di vista dei manifestanti, creando un archivio di testimonianze utili a individuare le responsabilità dei disordini nella gestione della piazza

    🔗riviste.unimi.it/index.php/cin

  20. Presentazione libro "Il nero dei giorni" di Mario Di Vito allo Spazio Anarchico Vettor Fausto

    Gruppo Anarchico Bakunin, venerdì 27 giugno alle ore 19:00 CEST

    IL NERO DEI GIORNI

     

    Venerdì 27 giugno dalle 19:00 allo Spazio Anarchico Vettor Fausto presenteremo il nuovo libro di Mario Di Vito "Il nero dei giorni".

     

    Il libro racconta la storia delle stragi fasciste e delle connivenze con i servizi segreti, la banda della Magliana e settori importanti delle istituzioni su cui indagò il giudice Mario Amato e per le quali fu assassinato.

     

    In un periodo in cui esponenti del neofascismo di quegli anni sono al governo ed in cui cercano di mettere in pratica, attraverso una legislazione intimidatoria e repressiva, quello che ieri cercavano di ottenere con gli omicidi e con le stragi, pensiamo che sia importante ripercorrere un pezzo di storia che arriva fino ai giorni nostri.

     

    Ci vediamo

     

    Venerdì 27/06 ore 19 presso lo Spazio Anarchico Vettor Fausto

     

    Via Vettor Fausto, 3 Roma - Garbatella

    (Entrare nel portone e scendere le scale)

     

    A seguire un momento di convivialità e condivisione solidale a sottoscrizione.

     

    Gruppo Anarchico "M. Bakunin" - FAI Roma e Lazio

     

    [email protected]

     

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  21. newsletter slowforward 9 maggio – 21 giugno 2025 + sostieni l’eroica opra ultraventennale del sito

    tra ieri e oggi ho spedito per mail – alle persone registrate – la newsletter (a)periodica di slowforward, con link a post pubblicati qui dal 9 maggio al 21 giugno. la newsletter non ha (ancora) un nome, e viene manualmente compilata da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere informazioni e articoli che giocoforza sono recuperabili ma visivamente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta scrivendo a https://slowforward.net/contact/

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  22. newsletter slowforward 9 marzo – 9 aprile 2025 + sostieni l’eroica opra ultraventennale del sito

    tra 26 e 27 aprile ho spedito per mail – alle persone registrate – la newsletter periodica di slowforward, con tutti i link ai post pubblicati qui tra 9 marzo e 9 aprile. la newsletter non ha (ancora) un nome, e viene manualmente compilata da me. chi volesse riceverla, per leggere o rileggere post che giocoforza sono recuperabili ma visivamente scomparsi oltre l’orizzonte degli eventi, può farmene richiesta qui: https://slowforward.net/contact/

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  23. Noam Chomsky: la forza della ragione contro il potere

    La ragione contro il potereNoam Chomsky e Jean Bricmont saggioPonte alle graze2019137

    Noam Chomsky, in dialogo con Jean Bricmont, analizza il rapporto tra ragione e potere in un mondo dominato da ingiustizie e controllo. Attraverso due interviste illuminanti, l’

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    #ArteECultura #RecensioniLibri #chomsky #controinformazione #PonteAlleGrazie #saggio

  24. 2 Minuti all’apocalisse – Guerra nucleare e catastrofe ambientale

    2 minuti all'Apocalisse. Guerra nucleare & catastrofe ambientaleNoam Chomsky e Laray PolksaggioPiemmemaggio 2018164https://www.edizpiemme.it/libri/2-minuti-allapocalisse/

    Noam Chomsky e Laray Polk

    Noam Chomsky, nato a

    magozine.it/2-minuti-allapocal

    #Controinformazione #CrisiAmbientale #RecensioniLibri #anarchia #chomsky #ecologismo #unolibri

  25. Il meraviglioso Mago di Oz, la psicologia sociale di Kurt Lewin e la politica

    La favola de “Il meraviglioso mago di Oz”

    La favola “Il meraviglioso mago di Oz” è tra le storie più singolari e uniche di fine 800. È un romanzo per ragazzi di L.Frank Baum, illustrato la

    magozine.it/il-meraviglioso-ma

    #ArteECultura #Controinformazione #FilosofieEPsicologia #allegoria #IlMagoDiOz #letteratura #politica #psicologia

  26. Il nuovo codice degli appalti e la rivoluzione nella Pubblica Amministrazione 

    Di Riccardo Renzi1 

    Il cittadino, non vivendo attivamente la Pubblica Amministrazione, spesso, anche a ragione, la vede come un’enorme macchina burocratica, i cui ingranaggi spesso non funzionano bene e i cui passaggi all’interno del procedimento amministrativo sono poco chiari.

    magozine.it/il-nuovo-codice-de

    #Controinformazione

  27. Abolire il carcere: una sfida per la riforma della giustizia penale

    L'Italia di fronte a un bivio: riformare il sistema carcerario o abolirlo?

    Il sistema carcerario italiano soffre da tempo di mali cronici: sovraffollamento, costi esorbitanti, recidiva dilagante e condizioni di vita spesso precarie. Questi problemi no

    magozine.it/abolire-il-carcere

    #Controinformazione #Guide #RecensioniLibri #carcere #foucault #goffman

  28. Controinformazione: scopri quello che gli altri non dicono

    Ti sei mai chiesto cosa potrebbe nascondersi dietro le notizie che leggi quotidianamente? È tempo di scoprire la controinformazione e svelare ciò che gli altri non dicono. La controinformazione è diventata sempre più rilevante nella nostra società, in quanto fornisce una prospettiva altern

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    #ArteECultura #Controinformazione #controinformazione

  29. Controinformazione: quello che i media mainstream non ti dicono

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    Ti sei mai chiesto cosa potrebbe nascondersi dietro le notizie che leggi quotidianamente? È tempo di scoprire la controinformazione e svelare ciò che gli altri non dicono. La controinformazione è diventata sempre più rilevante nella nostra società, in quanto fornisce una prospettiva alternativa su argomenti controversi e spesso censurati. Conoscere i fatti nascosti e capire le dinamiche dietro le notizie tradizionali può cambiare completamente la tua visione dei fatti. In questo articolo, analizzeremo l’importanza della controinformazione e come può influenzare il tuo punto di vista su questioni politiche, sociali ed economiche. Scoprirai strategie chiave per identificare la disinformazione e come navigare nel mare dei media, in modo da poter prendere decisioni informate e critiche su ciò che leggi e condividi online. Se sei interessato a sviluppare una coscienza critica e a scoprire la verità oltre ciò che ti viene presentato, allora non puoi perderti questa guida sulla controinformazione.

    La pillola rossa: cos’è davvero la controinformazione oggi

    La controinformazione è un termine che si riferisce alla divulgazione di informazioni alternative o nascoste, che contrastano con ciò che viene presentato dai media mainstream. Mentre i media tradizionali spesso enfatizzano un punto di vista specifico o presentano solo una parte della verità, la controinformazione cerca di fornire una visione più completa e diversificata degli eventi. Questo aspetto in particolare lo osserviamo nelle guerre e nei conflitti in cui sono impegnati i paesi occidentali. Questa pratica è cruciale per un dibattito pubblico sano e una democrazia informata, in quanto permette alle persone di avere accesso a una varietà più ampia di opinioni e argomentazioni.

    La controinformazione può provenire da una varietà di fonti, compresi giornalisti indipendenti, attivisti, esperti di settore e cittadini comuni. Queste fonti spesso svolgono un ruolo importante nel portare alla luce questioni che vengono ignorate o minimizzate dai media tradizionali. La controinformazione può riguardare argomenti come gli abusi di potere, le ingiustizie sociali, le violazioni dei diritti umani, ma anche questioni economiche, ambientali e scientifiche. È un mezzo attraverso il quale le persone possono ottenere una visione più completa e critica della realtà che le circonda.

    La controinformazione non dovrebbe essere confusa con la disinformazione o la propaganda intenzionale. Mentre la disinformazione cerca di manipolare e ingannare intenzionalmente le persone, la controinformazione cerca di fornire informazioni accurate e alternative per promuovere una comprensione più approfondita degli eventi e delle questioni che influenzano la società. Qualche anno fa abbiamo pubblicato una storia della controinformazione in Italia dalle origini a oggi.

    In fondo, il bisogno di controinformazione risponde allo stesso archetipo che troviamo nel mito della caverna di Platone o nel cinema visionario di Matrix. I media mainstream tendono spesso a proiettare sul muro ombre rassicuranti e bidimensionali. Scegliere la controinformazione significa scegliere la pillola rossa: rifiutare il racconto preconfezionato, uscire dalla caverna dell’omologazione e imparare a decodificare il linguaggio segreto della realtà, accettando che la verità è quasi sempre più complessa e scomoda di come ci viene raccontata.

    Perché il potere ha paura del giornalismo indipendente

    La controinformazione svolge un ruolo fondamentale nel garantire una società informata e consapevole. Mentre i media tradizionali hanno spesso interessi commerciali o politici che influenzano la loro copertura delle notizie, la controinformazione offre una visione più equilibrata e critica degli eventi. Questa diversità di opinioni e punti di vista è essenziale per un dibattito pubblico sano e per evitare l’omogeneizzazione del pensiero.

    La controinformazione può anche svolgere un ruolo cruciale nel mettere in luce questioni che altrimenti verrebbero ignorate o nascoste. Spesso le istituzioni e i poteri dominanti cercano di controllare il flusso delle informazioni e nascondere la verità. Questo avviene sull’utilizzo di risorse pubbliche e i metodi di scelta delle aziende a cui appaltare lavori. Le grandi opere nascondono interessi di questo tipo. La controinformazione può essere un antidoto a questa manipolazione e censura, consentendo alle persone di accedere a informazioni che altrimenti non avrebbero modo di conoscere.

    Inoltre, la controinformazione può promuovere una maggiore consapevolezza e mobilitazione sociale. Quando le persone vengono a conoscenza di ingiustizie o violazioni dei diritti umani attraverso fonti di controinformazione, possono essere spinte ad agire, a mobilitarsi e a cercare il cambiamento. La controinformazione può quindi svolgere un ruolo cruciale nel promuovere la giustizia sociale e l’uguaglianza.

    I rischi della disinformazione

    La disinformazione è una minaccia sempre più diffusa nella società di oggi. Con l’avvento dei social media e l’abbondanza di informazioni online, è diventato sempre più difficile distinguere tra notizie accurate e false. La disinformazione può venire da varie fonti, compresi siti web, account di social media, ma anche da organizzazioni o governi intenzionati a manipolare l’opinione pubblica.

    I rischi della disinformazione sono molteplici. In primo luogo, può influenzare la percezione pubblica di eventi e questioni importanti. Quando la disinformazione viene diffusa su larga scala, può creare confusione e alimentare la polarizzazione. Le persone possono trovarsi ad essere indotte in errore o a credere a teorie del complotto senza basi solide. Questo può avere gravi conseguenze per la società nel suo complesso, minando la fiducia nelle istituzioni e nel giornalismo professionale.

    In secondo luogo, la disinformazione può danneggiare la reputazione di individui o organizzazioni. Quando informazioni false o fuorvianti vengono diffuse, possono causare danni irreparabili alla reputazione di una persona o di un’azienda. Anche se la verità viene successivamente rivelata, i danni possono essere già stati fatti.

    Infine, la disinformazione può alimentare la diffusione di teorie del complotto e dell’odio online. Quando le persone credono a notizie false o distorte, possono sviluppare una visione distorta del mondo e alimentare l’odio e la divisione. Questo può portare a conseguenze negative per la coesione sociale e la democrazia stessa.

    Critiche alla controinformazione: come affrontare le contro-argomentazioni

    La controinformazione, pur essendo vitale per bilanciare le narrative dominanti, è spesso criticata per vari motivi. Una critica frequente riguarda la presunta mancanza di verificabilità delle fonti, con l’accusa che molte informazioni alternative non siano supportate da dati concreti. Per affrontare questa critica, è essenziale fornire fonti affidabili e verificabili, citando studi scientifici e rapporti ufficiali per rafforzare la credibilità delle affermazioni. Un’altra critica riguarda le distorsioni ideologiche, poiché la controinformazione può essere vista come influenzata da visioni politiche specifiche. Mantenere un approccio equilibrato, presentando diverse prospettive e invitando esperti con opinioni contrastanti, può aiutare a mitigare questa percezione.

    Inoltre, la controinformazione è talvolta accusata di ricorrere al sensazionalismo per attirare l’attenzione del pubblico, sacrificando l’accuratezza per titoli accattivanti. Per combattere il sensazionalismo, è cruciale verificare le informazioni prima della pubblicazione e scegliere titoli che riflettano accuratamente il contenuto. Infine, la controinformazione può contribuire alla creazione di “echo chambers” (camere dell’eco), dove le persone sono esposte solo a informazioni che confermano le loro convinzioni preesistenti. Per evitare questo, è utile promuovere il dialogo e il confronto tra diverse opinioni, creando spazi per discussioni aperte e rispettose.

    Affrontare queste critiche con trasparenza e rigore può migliorare la qualità e la credibilità della controinformazione, garantendo che le voci alternative continuino a contribuire in modo significativo al discorso pubblico.

    La mappa del dissenso: i siti e le fonti per leggere oltre il mainstream

    Quando si tratta di cercare fonti affidabili di controinformazione, è importante adottare un approccio critico e fare ricerche approfondite. Ecco alcuni suggerimenti per individuare fonti affidabili:

    1. Controlla la reputazione della fonte: cerca informazioni sulla fonte e verifica la sua reputazione. Cerca anche eventuali segnalazioni di distorsioni o inaffidabilità.
    2. Confronta diverse fonti: confronta le informazioni fornite dalla fonte con altre fonti indipendenti. Se trovi discrepanze significative, potrebbe essere un segnale di allarme.
    3. Verifica le fonti delle citazioni: se la fonte cita altre fonti, verificalo. Controlla se le citazioni sono accurate e se le fonti citate sono attendibili.
    4. Fai ricerche sul giornalista o autore: cerca informazioni sul giornalista o l’autore dell’articolo. Verifica se hanno una reputazione affidabile e se sono considerati esperti nel campo di cui stanno scrivendo.
    5. Considera il contesto e la coerenza: valuta se le informazioni fornite dalla fonte sono coerenti con il contesto e le conoscenze generali sull’argomento. Se sembrano fuori luogo o contraddittorie, potrebbe essere necessario ulteriori indagini.

    Tenendo presente questi suggerimenti, sarai in grado di identificare fonti affidabili di controinformazione che ti forniranno una prospettiva più ampia e critica sugli eventi. Noi abbiamo fatto una selezione di siti web, giornali e riviste di controinformazione.

    Il manuale di autodifesa: come decodificare fake news e propaganda

    Distinguere un’inchiesta indipendente da un pezzo di propaganda è un atto di autodifesa intellettuale. Come ci ha insegnato George Orwell in 1984, chi controlla il linguaggio controlla il pensiero. La “neolingua” di cui parlava il romanzo non è fantascienza, ma la base del clickbait e della disinformazione moderna, dove le parole vengono svuotate del loro senso per manipolare l’emotività del lettore.

    Per non finire intrappolati in questa rete, occorre smettere di essere lettori passivi e diventare veri e propri “detective” del testo. Ecco le strategie essenziali per smontare le narrazioni tossiche:

    1. Verifica le fonti: controlla la fonte delle notizie. Se proviene da un sito poco conosciuto o senza una reputazione affidabile, è un segnale di allarme.
    2. Controlla la data: assicurati che le notizie siano aggiornate e che non siano state prese fuori contesto.
    3. Cerca conferme: cerca altre fonti indipendenti che confermino le notizie. Se non riesci a trovare conferme da altre fonti affidabili, potrebbe essere una fake news.
    4. Fai fact-checking: utilizza siti web affidabili per fare fact-checking sulle notizie che incontri. Ci sono numerosi siti web specializzati che verificano la veridicità delle notizie e dei fatti.
    5. Controlla il tono e il linguaggio: prestare attenzione al tono e al linguaggio utilizzati nell’articolo. Se sembra troppo sensazionalistico o emotivo, potrebbe essere un segnale di allarme.
    6. Sii consapevole dei pregiudizi personali: ricorda di essere consapevole dei tuoi pregiudizi personali e di come possono influenzare la tua percezione delle notizie. Cerca di valutare le notizie in modo obiettivo, senza farti influenzare eccessivamente dalle tue convinzioni personali.
    7. Fai attenzione alle immagini e ai video: le immagini e i video possono essere facilmente manipolati per diffondere disinformazione. Assicurati di verificare l’autenticità delle immagini e dei video prima di condividerli.

    Seguendo queste strategie, sarai in grado di individuare fake news e disinformazione e di proteggerti da informazioni fuorvianti.

    Strategie per diffondere efficacemente la controinformazione

    Diffondere efficacemente la controinformazione è fondamentale per garantire che le informazioni alternative raggiungano un pubblico più ampio. Ecco alcune strategie utili da considerare:

    1. Utilizza i social media: i social media possono essere un potente strumento per diffondere la controinformazione. Utilizza piattaforme come Facebook, Twitter e Instagram per condividere notizie alternative e opinioni critiche sugli eventi.
    2. Crea contenuti coinvolgenti: crea contenuti coinvolgenti e di alta qualità che attirino l’attenzione del pubblico. Utilizza immagini, video e grafici per rendere i tuoi messaggi più accattivanti e facilmente condivisibili.
    3. Collabora con altri attivisti o giornalisti: lavora con altre persone che condividono le tue idee e obiettivi. Collaborare con attivisti o giornalisti può aumentare la visibilità della tua controinformazione e raggiungere un pubblico più ampio.
    4. Coinvolgi le persone: invita le persone a condividere le tue informazioni e a partecipare alle discussioni. Chiedi loro di fare domande, di esprimere le loro opinioni e di condividere le tue informazioni con gli altri.
    5. Sii trasparente: assicurati di essere trasparente sulle tue fonti e sulle tue intenzioni. Fornisci informazioni sulle fonti delle tue notizie, su come hai raccolto le informazioni e su quali sono le tue motivazioni.
    6. Educare gli altri: cerca di educare gli altri sulla controinformazione e sull’importanza di valutare criticamente le notizie che leggono. Organizza eventi, scrivi articoli o condividi risorse educative che aiutino le persone a sviluppare una coscienza critica.
    7. Seguendo queste strategie, sarai in grado di diffondere efficacemente la controinformazione e di raggiungere un pubblico più vasto.

    L’impatto della controinformazione nella società

    La controinformazione può avere un impatto significativo sulla società e sul modo in cui le persone comprendono gli eventi e le questioni importanti. Ecco alcuni degli impatti che la controinformazione può avere:

    1. Promuovere una visione più critica: la controinformazione può aiutare le persone a sviluppare una visione più critica degli eventi e delle questioni che influenzano la società. Offre una prospettiva alternativa che può essere essenziale per una comprensione più completa della realtà.
    2. Favorire un dibattito pubblico sano: la controinformazione promuove un dibattito pubblico sano e diversificato. Offre una gamma più ampia di opinioni e punti di vista, che possono arricchire il dibattito e portare a soluzioni più efficaci.
    3. Svelare ingiustizie e abusi di potere: la controinformazione può svelare ingiustizie e abusi di potere che altrimenti verrebbero ignorati o minimizzati. Può mettere in luce questioni che le istituzioni e i poteri dominanti cercano di nascondere.
    4. Promuovere la giustizia sociale: la controinformazione può contribuire a promuovere la giustizia sociale e l’uguaglianza. Quando le persone vengono a conoscenza di ingiustizie attraverso fonti di controinformazione, possono essere spinte ad agire e a cercare il cambiamento.
    5. Ridurre l’influenza della disinformazione: la controinformazione può contribuire a contrastare la diffusione della disinformazione. Offre un’alternativa alle notizie false e ai contenuti fuorvianti, consentendo alle persone di avere accesso a informazioni accurate e affidabili.
    6. L’impatto della controinformazione può essere significativo, influenzando la percezione pubblica degli eventi e promuovendo una società più informata e consapevole.

    I media mainstream e la controinformazione

    I media mainstream hanno un ruolo importante nella diffusione delle notizie e nell’informare il pubblico. Tuttavia, è importante essere consapevoli delle limitazioni e delle potenziali distorsioni presenti nei media tradizionali. La controinformazione svolge un ruolo cruciale nel fornire una visione alternativa e critica degli eventi, bilanciando e ampliando la copertura mediatica.

    I media mainstream spesso hanno interessi commerciali o politici che possono influenzare la loro copertura delle notizie. Possono essere soggetti a pressioni da parte di aziende, governi o gruppi di potere, che possono influenzare la presentazione delle informazioni. Inoltre, i media mainstream possono concentrarsi su determinati argomenti a discapito di altri, creando un’immagine distorta della realtà.

    La controinformazione offre una prospettiva alternativa e critica su questi argomenti, fornendo informazioni che altrimenti verrebbero ignorate o nascoste. Questa diversità di opinioni e punti di vista è essenziale per un dibattito pubblico sano e per garantire che le informazioni siano accuratamente valutate.

    È importante notare che la controinformazione non cerca di sostituire i media mainstream, ma piuttosto di fornire una prospettiva complementare e alternativa. Entrambi i tipi di media possono coesistere e offrire al pubblico una visione più completa degli eventi.

    L’importanza del giornalismo indipendente nella controinformazione

    Il giornalismo indipendente svolge un ruolo fondamentale nella controinformazione. I giornalisti indipendenti sono spesso in grado di fare un lavoro più approfondito e critico rispetto ai media mainstream. Sono liberi da influenze commerciali o politiche e possono concentrarsi su argomenti che altrimenti verrebbero trascurati.

    Il giornalismo indipendente può portare alla luce questioni che altrimenti verrebbero ignorate o nascoste. I giornalisti indipendenti possono dedicarsi a investigazioni approfondite, a raccogliere testimonianze e a mettere insieme una visione più completa degli eventi. Questo tipo di giornalismo può essere cruciale per smascherare abusi di potere, ingiustizie sociali o violazioni dei diritti umani.

    Tuttavia, il giornalismo indipendente spesso affronta sfide significative. La mancanza di risorse finanziarie e il rischio di persecuzione possono limitare la portata e l’impatto del giornalismo indipendente. È importante sostenere e difendere il giornalismo indipendente, in modo che possa continuare a svolgere un ruolo fondamentale nella controinformazione.

    Il ruolo della controinformazione nella difesa della verità

    La controinformazione svolge un ruolo cruciale nel garantire un dibattito pubblico sano e una società informata e consapevole. Fornisce un’alternativa alle narrazioni mainstream e promuove una visione più critica degli eventi. La controinformazione può svelare ingiustizie, promuovere la giustizia sociale e contrastare la diffusione della disinformazione.

    È importante adottare un approccio critico quando si leggono le notizie e valutare attentamente le fonti di informazione. La controinformazione può fornire una visione più ampia e critica della realtà, ma è importante anche confrontare diverse fonti e fare ricerche approfondite.

    Infine, il giornalismo indipendente svolge un ruolo cruciale nella controinformazione. Dobbiamo sostenere e difendere il giornalismo indipendente, in modo che possa continuare a mettere in luce questioni importanti e promuovere una società più informata e consapevole. La verità può essere nascosta, ma con la controinformazione possiamo svelarla e difenderla.

    Storia della controinformazione in Italia: dalle origini ad oggi Siti web, giornali e riviste di controinformazione in Italia

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    #controinformazione
  30. Controinformazione: quello che i media mainstream non ti dicono

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    Ti sei mai chiesto cosa potrebbe nascondersi dietro le notizie che leggi quotidianamente? È tempo di scoprire la controinformazione e svelare ciò che gli altri non dicono. La controinformazione è diventata sempre più rilevante nella nostra società, in quanto fornisce una prospettiva alternativa su argomenti controversi e spesso censurati. Conoscere i fatti nascosti e capire le dinamiche dietro le notizie tradizionali può cambiare completamente la tua visione dei fatti. In questo articolo, analizzeremo l’importanza della controinformazione e come può influenzare il tuo punto di vista su questioni politiche, sociali ed economiche. Scoprirai strategie chiave per identificare la disinformazione e come navigare nel mare dei media, in modo da poter prendere decisioni informate e critiche su ciò che leggi e condividi online. Se sei interessato a sviluppare una coscienza critica e a scoprire la verità oltre ciò che ti viene presentato, allora non puoi perderti questa guida sulla controinformazione.

    La pillola rossa: cos’è davvero la controinformazione oggi

    La controinformazione è un termine che si riferisce alla divulgazione di informazioni alternative o nascoste, che contrastano con ciò che viene presentato dai media mainstream. Mentre i media tradizionali spesso enfatizzano un punto di vista specifico o presentano solo una parte della verità, la controinformazione cerca di fornire una visione più completa e diversificata degli eventi. Questo aspetto in particolare lo osserviamo nelle guerre e nei conflitti in cui sono impegnati i paesi occidentali. Questa pratica è cruciale per un dibattito pubblico sano e una democrazia informata, in quanto permette alle persone di avere accesso a una varietà più ampia di opinioni e argomentazioni.

    La controinformazione può provenire da una varietà di fonti, compresi giornalisti indipendenti, attivisti, esperti di settore e cittadini comuni. Queste fonti spesso svolgono un ruolo importante nel portare alla luce questioni che vengono ignorate o minimizzate dai media tradizionali. La controinformazione può riguardare argomenti come gli abusi di potere, le ingiustizie sociali, le violazioni dei diritti umani, ma anche questioni economiche, ambientali e scientifiche. È un mezzo attraverso il quale le persone possono ottenere una visione più completa e critica della realtà che le circonda.

    La controinformazione non dovrebbe essere confusa con la disinformazione o la propaganda intenzionale. Mentre la disinformazione cerca di manipolare e ingannare intenzionalmente le persone, la controinformazione cerca di fornire informazioni accurate e alternative per promuovere una comprensione più approfondita degli eventi e delle questioni che influenzano la società. Qualche anno fa abbiamo pubblicato una storia della controinformazione in Italia dalle origini a oggi.

    In fondo, il bisogno di controinformazione risponde allo stesso archetipo che troviamo nel mito della caverna di Platone o nel cinema visionario di Matrix. I media mainstream tendono spesso a proiettare sul muro ombre rassicuranti e bidimensionali. Scegliere la controinformazione significa scegliere la pillola rossa: rifiutare il racconto preconfezionato, uscire dalla caverna dell’omologazione e imparare a decodificare il linguaggio segreto della realtà, accettando che la verità è quasi sempre più complessa e scomoda di come ci viene raccontata.

    Perché il potere ha paura del giornalismo indipendente

    La controinformazione svolge un ruolo fondamentale nel garantire una società informata e consapevole. Mentre i media tradizionali hanno spesso interessi commerciali o politici che influenzano la loro copertura delle notizie, la controinformazione offre una visione più equilibrata e critica degli eventi. Questa diversità di opinioni e punti di vista è essenziale per un dibattito pubblico sano e per evitare l’omogeneizzazione del pensiero.

    La controinformazione può anche svolgere un ruolo cruciale nel mettere in luce questioni che altrimenti verrebbero ignorate o nascoste. Spesso le istituzioni e i poteri dominanti cercano di controllare il flusso delle informazioni e nascondere la verità. Questo avviene sull’utilizzo di risorse pubbliche e i metodi di scelta delle aziende a cui appaltare lavori. Le grandi opere nascondono interessi di questo tipo. La controinformazione può essere un antidoto a questa manipolazione e censura, consentendo alle persone di accedere a informazioni che altrimenti non avrebbero modo di conoscere.

    Inoltre, la controinformazione può promuovere una maggiore consapevolezza e mobilitazione sociale. Quando le persone vengono a conoscenza di ingiustizie o violazioni dei diritti umani attraverso fonti di controinformazione, possono essere spinte ad agire, a mobilitarsi e a cercare il cambiamento. La controinformazione può quindi svolgere un ruolo cruciale nel promuovere la giustizia sociale e l’uguaglianza.

    I rischi della disinformazione

    La disinformazione è una minaccia sempre più diffusa nella società di oggi. Con l’avvento dei social media e l’abbondanza di informazioni online, è diventato sempre più difficile distinguere tra notizie accurate e false. La disinformazione può venire da varie fonti, compresi siti web, account di social media, ma anche da organizzazioni o governi intenzionati a manipolare l’opinione pubblica.

    I rischi della disinformazione sono molteplici. In primo luogo, può influenzare la percezione pubblica di eventi e questioni importanti. Quando la disinformazione viene diffusa su larga scala, può creare confusione e alimentare la polarizzazione. Le persone possono trovarsi ad essere indotte in errore o a credere a teorie del complotto senza basi solide. Questo può avere gravi conseguenze per la società nel suo complesso, minando la fiducia nelle istituzioni e nel giornalismo professionale.

    In secondo luogo, la disinformazione può danneggiare la reputazione di individui o organizzazioni. Quando informazioni false o fuorvianti vengono diffuse, possono causare danni irreparabili alla reputazione di una persona o di un’azienda. Anche se la verità viene successivamente rivelata, i danni possono essere già stati fatti.

    Infine, la disinformazione può alimentare la diffusione di teorie del complotto e dell’odio online. Quando le persone credono a notizie false o distorte, possono sviluppare una visione distorta del mondo e alimentare l’odio e la divisione. Questo può portare a conseguenze negative per la coesione sociale e la democrazia stessa.

    Critiche alla controinformazione: come affrontare le contro-argomentazioni

    La controinformazione, pur essendo vitale per bilanciare le narrative dominanti, è spesso criticata per vari motivi. Una critica frequente riguarda la presunta mancanza di verificabilità delle fonti, con l’accusa che molte informazioni alternative non siano supportate da dati concreti. Per affrontare questa critica, è essenziale fornire fonti affidabili e verificabili, citando studi scientifici e rapporti ufficiali per rafforzare la credibilità delle affermazioni. Un’altra critica riguarda le distorsioni ideologiche, poiché la controinformazione può essere vista come influenzata da visioni politiche specifiche. Mantenere un approccio equilibrato, presentando diverse prospettive e invitando esperti con opinioni contrastanti, può aiutare a mitigare questa percezione.

    Inoltre, la controinformazione è talvolta accusata di ricorrere al sensazionalismo per attirare l’attenzione del pubblico, sacrificando l’accuratezza per titoli accattivanti. Per combattere il sensazionalismo, è cruciale verificare le informazioni prima della pubblicazione e scegliere titoli che riflettano accuratamente il contenuto. Infine, la controinformazione può contribuire alla creazione di “echo chambers” (camere dell’eco), dove le persone sono esposte solo a informazioni che confermano le loro convinzioni preesistenti. Per evitare questo, è utile promuovere il dialogo e il confronto tra diverse opinioni, creando spazi per discussioni aperte e rispettose.

    Affrontare queste critiche con trasparenza e rigore può migliorare la qualità e la credibilità della controinformazione, garantendo che le voci alternative continuino a contribuire in modo significativo al discorso pubblico.

    La mappa del dissenso: i siti e le fonti per leggere oltre il mainstream

    Quando si tratta di cercare fonti affidabili di controinformazione, è importante adottare un approccio critico e fare ricerche approfondite. Ecco alcuni suggerimenti per individuare fonti affidabili:

    1. Controlla la reputazione della fonte: cerca informazioni sulla fonte e verifica la sua reputazione. Cerca anche eventuali segnalazioni di distorsioni o inaffidabilità.
    2. Confronta diverse fonti: confronta le informazioni fornite dalla fonte con altre fonti indipendenti. Se trovi discrepanze significative, potrebbe essere un segnale di allarme.
    3. Verifica le fonti delle citazioni: se la fonte cita altre fonti, verificalo. Controlla se le citazioni sono accurate e se le fonti citate sono attendibili.
    4. Fai ricerche sul giornalista o autore: cerca informazioni sul giornalista o l’autore dell’articolo. Verifica se hanno una reputazione affidabile e se sono considerati esperti nel campo di cui stanno scrivendo.
    5. Considera il contesto e la coerenza: valuta se le informazioni fornite dalla fonte sono coerenti con il contesto e le conoscenze generali sull’argomento. Se sembrano fuori luogo o contraddittorie, potrebbe essere necessario ulteriori indagini.

    Tenendo presente questi suggerimenti, sarai in grado di identificare fonti affidabili di controinformazione che ti forniranno una prospettiva più ampia e critica sugli eventi. Noi abbiamo fatto una selezione di siti web, giornali e riviste di controinformazione.

    Il manuale di autodifesa: come decodificare fake news e propaganda

    Distinguere un’inchiesta indipendente da un pezzo di propaganda è un atto di autodifesa intellettuale. Come ci ha insegnato George Orwell in 1984, chi controlla il linguaggio controlla il pensiero. La “neolingua” di cui parlava il romanzo non è fantascienza, ma la base del clickbait e della disinformazione moderna, dove le parole vengono svuotate del loro senso per manipolare l’emotività del lettore.

    Per non finire intrappolati in questa rete, occorre smettere di essere lettori passivi e diventare veri e propri “detective” del testo. Ecco le strategie essenziali per smontare le narrazioni tossiche:

    1. Verifica le fonti: controlla la fonte delle notizie. Se proviene da un sito poco conosciuto o senza una reputazione affidabile, è un segnale di allarme.
    2. Controlla la data: assicurati che le notizie siano aggiornate e che non siano state prese fuori contesto.
    3. Cerca conferme: cerca altre fonti indipendenti che confermino le notizie. Se non riesci a trovare conferme da altre fonti affidabili, potrebbe essere una fake news.
    4. Fai fact-checking: utilizza siti web affidabili per fare fact-checking sulle notizie che incontri. Ci sono numerosi siti web specializzati che verificano la veridicità delle notizie e dei fatti.
    5. Controlla il tono e il linguaggio: prestare attenzione al tono e al linguaggio utilizzati nell’articolo. Se sembra troppo sensazionalistico o emotivo, potrebbe essere un segnale di allarme.
    6. Sii consapevole dei pregiudizi personali: ricorda di essere consapevole dei tuoi pregiudizi personali e di come possono influenzare la tua percezione delle notizie. Cerca di valutare le notizie in modo obiettivo, senza farti influenzare eccessivamente dalle tue convinzioni personali.
    7. Fai attenzione alle immagini e ai video: le immagini e i video possono essere facilmente manipolati per diffondere disinformazione. Assicurati di verificare l’autenticità delle immagini e dei video prima di condividerli.

    Seguendo queste strategie, sarai in grado di individuare fake news e disinformazione e di proteggerti da informazioni fuorvianti.

    Strategie per diffondere efficacemente la controinformazione

    Diffondere efficacemente la controinformazione è fondamentale per garantire che le informazioni alternative raggiungano un pubblico più ampio. Ecco alcune strategie utili da considerare:

    1. Utilizza i social media: i social media possono essere un potente strumento per diffondere la controinformazione. Utilizza piattaforme come Facebook, Twitter e Instagram per condividere notizie alternative e opinioni critiche sugli eventi.
    2. Crea contenuti coinvolgenti: crea contenuti coinvolgenti e di alta qualità che attirino l’attenzione del pubblico. Utilizza immagini, video e grafici per rendere i tuoi messaggi più accattivanti e facilmente condivisibili.
    3. Collabora con altri attivisti o giornalisti: lavora con altre persone che condividono le tue idee e obiettivi. Collaborare con attivisti o giornalisti può aumentare la visibilità della tua controinformazione e raggiungere un pubblico più ampio.
    4. Coinvolgi le persone: invita le persone a condividere le tue informazioni e a partecipare alle discussioni. Chiedi loro di fare domande, di esprimere le loro opinioni e di condividere le tue informazioni con gli altri.
    5. Sii trasparente: assicurati di essere trasparente sulle tue fonti e sulle tue intenzioni. Fornisci informazioni sulle fonti delle tue notizie, su come hai raccolto le informazioni e su quali sono le tue motivazioni.
    6. Educare gli altri: cerca di educare gli altri sulla controinformazione e sull’importanza di valutare criticamente le notizie che leggono. Organizza eventi, scrivi articoli o condividi risorse educative che aiutino le persone a sviluppare una coscienza critica.
    7. Seguendo queste strategie, sarai in grado di diffondere efficacemente la controinformazione e di raggiungere un pubblico più vasto.

    L’impatto della controinformazione nella società

    La controinformazione può avere un impatto significativo sulla società e sul modo in cui le persone comprendono gli eventi e le questioni importanti. Ecco alcuni degli impatti che la controinformazione può avere:

    1. Promuovere una visione più critica: la controinformazione può aiutare le persone a sviluppare una visione più critica degli eventi e delle questioni che influenzano la società. Offre una prospettiva alternativa che può essere essenziale per una comprensione più completa della realtà.
    2. Favorire un dibattito pubblico sano: la controinformazione promuove un dibattito pubblico sano e diversificato. Offre una gamma più ampia di opinioni e punti di vista, che possono arricchire il dibattito e portare a soluzioni più efficaci.
    3. Svelare ingiustizie e abusi di potere: la controinformazione può svelare ingiustizie e abusi di potere che altrimenti verrebbero ignorati o minimizzati. Può mettere in luce questioni che le istituzioni e i poteri dominanti cercano di nascondere.
    4. Promuovere la giustizia sociale: la controinformazione può contribuire a promuovere la giustizia sociale e l’uguaglianza. Quando le persone vengono a conoscenza di ingiustizie attraverso fonti di controinformazione, possono essere spinte ad agire e a cercare il cambiamento.
    5. Ridurre l’influenza della disinformazione: la controinformazione può contribuire a contrastare la diffusione della disinformazione. Offre un’alternativa alle notizie false e ai contenuti fuorvianti, consentendo alle persone di avere accesso a informazioni accurate e affidabili.
    6. L’impatto della controinformazione può essere significativo, influenzando la percezione pubblica degli eventi e promuovendo una società più informata e consapevole.

    I media mainstream e la controinformazione

    I media mainstream hanno un ruolo importante nella diffusione delle notizie e nell’informare il pubblico. Tuttavia, è importante essere consapevoli delle limitazioni e delle potenziali distorsioni presenti nei media tradizionali. La controinformazione svolge un ruolo cruciale nel fornire una visione alternativa e critica degli eventi, bilanciando e ampliando la copertura mediatica.

    I media mainstream spesso hanno interessi commerciali o politici che possono influenzare la loro copertura delle notizie. Possono essere soggetti a pressioni da parte di aziende, governi o gruppi di potere, che possono influenzare la presentazione delle informazioni. Inoltre, i media mainstream possono concentrarsi su determinati argomenti a discapito di altri, creando un’immagine distorta della realtà.

    La controinformazione offre una prospettiva alternativa e critica su questi argomenti, fornendo informazioni che altrimenti verrebbero ignorate o nascoste. Questa diversità di opinioni e punti di vista è essenziale per un dibattito pubblico sano e per garantire che le informazioni siano accuratamente valutate.

    È importante notare che la controinformazione non cerca di sostituire i media mainstream, ma piuttosto di fornire una prospettiva complementare e alternativa. Entrambi i tipi di media possono coesistere e offrire al pubblico una visione più completa degli eventi.

    L’importanza del giornalismo indipendente nella controinformazione

    Il giornalismo indipendente svolge un ruolo fondamentale nella controinformazione. I giornalisti indipendenti sono spesso in grado di fare un lavoro più approfondito e critico rispetto ai media mainstream. Sono liberi da influenze commerciali o politiche e possono concentrarsi su argomenti che altrimenti verrebbero trascurati.

    Il giornalismo indipendente può portare alla luce questioni che altrimenti verrebbero ignorate o nascoste. I giornalisti indipendenti possono dedicarsi a investigazioni approfondite, a raccogliere testimonianze e a mettere insieme una visione più completa degli eventi. Questo tipo di giornalismo può essere cruciale per smascherare abusi di potere, ingiustizie sociali o violazioni dei diritti umani.

    Tuttavia, il giornalismo indipendente spesso affronta sfide significative. La mancanza di risorse finanziarie e il rischio di persecuzione possono limitare la portata e l’impatto del giornalismo indipendente. È importante sostenere e difendere il giornalismo indipendente, in modo che possa continuare a svolgere un ruolo fondamentale nella controinformazione.

    Il ruolo della controinformazione nella difesa della verità

    La controinformazione svolge un ruolo cruciale nel garantire un dibattito pubblico sano e una società informata e consapevole. Fornisce un’alternativa alle narrazioni mainstream e promuove una visione più critica degli eventi. La controinformazione può svelare ingiustizie, promuovere la giustizia sociale e contrastare la diffusione della disinformazione.

    È importante adottare un approccio critico quando si leggono le notizie e valutare attentamente le fonti di informazione. La controinformazione può fornire una visione più ampia e critica della realtà, ma è importante anche confrontare diverse fonti e fare ricerche approfondite.

    Infine, il giornalismo indipendente svolge un ruolo cruciale nella controinformazione. Dobbiamo sostenere e difendere il giornalismo indipendente, in modo che possa continuare a mettere in luce questioni importanti e promuovere una società più informata e consapevole. La verità può essere nascosta, ma con la controinformazione possiamo svelarla e difenderla.

    Storia della controinformazione in Italia: dalle origini ad oggi Siti web, giornali e riviste di controinformazione in Italia

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    #controinformazione
  31. Polizia internazionale e nazifascismo

    di Silvio Marconi

    La cooperazione internazionale tra forze di polizia fa i primi passi nel 1851 con la nascita della Unione di Polizia che riunisce 7 stati della Confederazione Germanica per lottare contro anarchici, socialisti e liberali.

    Coordinamento delle polizie contro gli anarchici

    Nel 1898 si svolge la

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    #Storia #controinformazione #fascismo #nazismo #nazisti #polizia

  32. “Mi sono perso in Appennino” – viaggio lungo la spina dorsale dell’Italia

    "Mi sono perso in Appennino" Serie "Altri viaggi"Gian Luca GascaReportage di viaggioEdiciclo editoreMarzo 2018Brossura228 paginehttps://www.ediciclo.it/it/libri/dettaglio/mi-sono-perso-in-appennino/

    Chi sono

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    #Controinformazione #RecensioniLibri #ambiente #appennini #ecologia #natura #reportage #viaggio

  33. Ilaria Salis: storia della lotta per la libertà e di un padre coraggioso

    Il caso Ilaria Salis

    Il caso di Ilaria Salis, detenuta in Ungheria da quasi un anno, rappresenta un caso emblematico nella lotta contro la repressione antifascista in Europa. Figura significativa di questo conflitto è Ilaria

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    #Controinformazione #DalMondo #carcere #fascismo #IlariaSalis #nazismo #Orban #ungheria

  34. Ricordo della strage di Addis Abeba nel colonialismo italiano

    Ricordare chi? Cosa?

    Il 19 febbraio (Yekatit 12, secondo il calendario della Chiesa Cristiana Etiopica) è l’anniversario dell’avvio della orrenda strage durata almeno tre giorni perpetrata da truppe, camicie nere e civili italiani nel 1937 ad Adiss Abeba occupata, in seguit

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    #Storia #colonialismo #controinformazione #fascismo #storia

  35. Protesta agricoltori: analisi delle contraddizioni e delle richieste

    Contesto delle proteste: breve panoramica delle proteste in Europa

    L'Europa è testimone di una nuova ondata di proteste degli agricoltori, che evidenzia un crescente malcontento nel settore. Da Berlino a Roma, i trattori invadono le strade, simbolo tangib

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    #Controinformazione #Editoriale #agricoltura #governo #produzione

  36. Il lavoro in Italia tra precarietà, stress e sfruttamento

    Il diritto al lavoro 

    L’ Articolo 4 della Costituzione: La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. 

    Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, s

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    #Controinformazione #Editoriale #governo #lavoro #LavoroSalariato #PoliticheAttiveDelLavoro #potere #Precariato

  37. Il Germinal di Carrara sulla repressione di stato contro gli anarchici

    Il gruppo anarchico Germinal di Carrara aderente alla Federazione Anarchica Italiana condanna aspramente le forche di Stato che si sono abbattute a Carrara su alcune persone definite anarchici insurrezionali, indagati, perquisiti ed arrestati con la p

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    #DaiMovimenti #anarchia #Anarchici #controinformazione #repressione

  38. Una festa del giornalismo a Reggio Calabria con “bizzòlo”

    Racconti fotografici, testimonianze in diretta e le lezioni popolari di Valentino Santagati, Gioacchino Criaco e Daniele Castrizio. La spoliazione sarà il tema al centro degli eventi proposti dal Lavoratorio dell’associazione MORE, editrice del periodico bizzòlo. 

    Si terrà tra

    magozine.it/una-festa-del-gior

    #ArteECultura #controinformazione #festival #giornalismo

  39. Cos’è la Controcultura? Una guida alla sua storia e rilevanza

    La controcultura è uno degli elementi che più hanno permeato la cultura contemporanea. Dal linguaggio allo stile e alla musica, la controcultura ha avuto una forte influenza sulla cultura pop attuale. In questo articolo, esploreremo i temi chiave caratteristici della controcult

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    #Guide #controinformazione #cultura #editoriaindipendente

  40. Indice dei contenuti

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    • Cosa si intende per Controcultura?
    • L’impatto della Controcultura sui movimenti politici e sociali
    • Cultura contro ma mai contro la cultura
    • La controcultura è ancora attuale oggi?
    • Un nuovo movimento di controcultura oggi
    • Controcultura nella musica italiana
      • Federico Fiumani dei Diaframma e Massimo Zamboni dei CCCP
      • Rosa Balistreri e Dodi Moscati
    • Controcultura, complottismo e Trump

    La controcultura è uno degli elementi che più hanno permeato la cultura contemporanea. Dal linguaggio allo stile e alla musica, la controcultura ha avuto una forte influenza sulla cultura pop attuale. In questo articolo, esploreremo i temi chiave caratteristici della controcultura e come ha influenzato la società attuale.

    Cosa si intende per Controcultura?

    Controcultura è un termine usato per descrivere un fenomeno di movimenti controculturali originari dei paesi dell’America Latina e di altre parti del mondo. Cerca di sfidare le norme accettate e proporre forme alternative di espressione.

    La sua influenza si è fatta sentire nel rap, nell’hip-hop, nel punk rock e in altri generi musicali, oltre ad aver ispirato l’arte popolare e la moda. La controcultura non è intrinsecamente radicale, piuttosto la sua forza risiede nella sua capacità di esplorare creativamente le possibilità della cultura al di fuori delle norme tradizionali.

    L’impatto della Controcultura sui movimenti politici e sociali

    Controcultura è stato anche influente in vari movimenti sociali e politici. Alimenta un senso di comunità, creando spazi in cui gli individui possono esprimersi apertamente senza timore di giudizio o punizione.

    Ha contribuito a portare l’attenzione su una varietà di questioni che tradizionalmente non sono state discusse nel discorso mainstream come il razzismo, il sessismo, la disuguaglianza economica, la povertà e la corruzione politica. È diventato uno strumento importante per mobilitare le persone riguardo questi problemi e per chiedere un cambiamento del sistema.

    Cultura contro ma mai contro la cultura

    La ControCultura ha permeato gli stessi scatti evolutivi dell’uomo. Il principio della “disobbedienza a prescindere” è connaturato profondamente con l’idea libertaria del dubbio in quanto rifiuto dell’autorità. O meglio del rifiuto di cercare strade meno battute per timore del disordine. La controcultura abbraccia il disordine perché l’uomo stesso è disordine. Anzi, di fronte a questa stessa enunciazione si chiede filosoficamente: cos’è l’ordine? Una domanda aperta a infinite possibile risposte tranne una; ipse dixit. Controcultura quindi è un metodo non metodo di ricerca che arricchisce la cultura. Come nel caso degli studi sulle società plurimillenarie gilaniche (8.000-2500 a.c) basate sull’uguaglianza dei sessi e l’assenza di gerarchia. Società assenti nella storiografia occidentale perché poco funzionali alla teoria Hobbesiana e antiumanista che funge da giustificazione all’esistenza del potere.

    La controcultura è ancora attuale oggi?

    La controcultura è stata a lungo una parte importante della storia culturale, e la sua influenza è ancora visibile in varie forme di espressione oggi. Dalla promozione di idee radicali alla sfida dello status quo e alla messa in discussione delle norme sociali tradizionali, la controcultura mantiene la rilevanza come modalità di ribellione contro i vincoli sociali.

    In un mondo che sta diventando sempre più digitale, controcultura offre un modo per spingere contro lo status quo e creare spazi alternativi per esprimersi ed esplorare stili di vita diversi.

    Un nuovo movimento di controcultura oggi

    La controcultura continua ad avere un impatto profondo sulla società. Anche se le forme di espressione possono cambiare, può essere fatta oggi creando un nuovo movimento che esprima la propria identità ed opinioni contro la cultura dominante. Avviare una rivoluzione digitale, utilizzare i social media e influenzare i media tradizionali sono modi efficaci per far sentire le tue idee e contribuire ad avviare un movimento di controcultura.

    Oggi la controcultura si affida principalmente a strumenti di comunicazione come i social media, la musica, e le emissioni televisive per diffondere i propri messaggi. I sostenitori della cultura alternativa abbracciano anche l’uso di forme di espressione come l’arte visiva, il teatro e la poesia per raggiungere con i loro punti di vista un pubblico più vasto. Gli artisti e i collettivi di controcultura si affidano anche a blog, podcast, video su Youtube ed eventi dal vivo per raggiungere un pubblico più ampio possibile.

    Controcultura nella musica italiana

    Nei decenni passati, diversi musicisti hanno usato la loro voce e le loro opere per sfidare lo status quo. Negli anni ’60 e ’70, figure come Francesco De Gregori e Fabrizio De André hanno creato brani teatrali che trattavano tematiche socialmente odiate o tabù negli anni precedenti.

    Ma la controcultura musicale italiana la si osserva soprattutto da quando è nata la scena musicale underground degli anni ’90 con il fiorire di numerose etichette indipendenti che si sono poste il problema di offrire una via alternativa alle grandi case discografiche e di incoraggiare gli artisti a sperimentare nuovi stili musicali.

    Federico Fiumani dei Diaframma e Massimo Zamboni dei CCCP

    Federico Fiumani è diventato una figura di spicco nel panorama culturale italiano, mescolando elementi di musica rock, poesia, performance art e film per creare opere che sfidano le norme e le pratiche sociali tradizionali. Di Fiumani abbiamo recensito Odio Springsteen e gli U2.

    Massimo Zamboni e Lindo Ferretti sono stati due importanti figure nella cultura controculturale italiana negli anni Settanta. Il loro progetto musicale CCCP-Fedeli alla linea ha rappresentato un nuovo inizio per la scena musicale italiana, con l’uso audace di differenze stilistiche e tematiche. La loro influenza ha ispirato generazioni successive di artisti italiani che hanno continuato ad esplorare e reinventare le sonorità del rock. Di Massimo Zamboni abbiamo recensito il libro La macchia mongolica, scritto con sua figlia Caterina Zamboni Russia.

    Rosa Balistreri e Dodi Moscati

    Rosa Balistreri è stata una cantautrice e poeta italiana che ha espresso le sue idee attraverso canzoni di protesta sociale. Ha rappresentato la voce della società siciliana nel movimento di controcultura degli anni Sessanta e Settanta. Attraverso il canto ha affrontato temi come l’emancipazione femminile, la difesa dell’ambiente naturale, il rifiuto della violenza, l’uguaglianza tra i sessi e la critica ai pregiudizi sociali.

    Dodi Moscati è stata una giornalista e cantante italiana, nota per aver fatto un lavoro di ricerca sulla musica popolare. La sua musica prestava particolare attenzione a movimenti giovanili, ambiente e diritti sociali.

    Controcultura, complottismo e Trump

    Si, in alcuni casi. La controcultura può alimentare il complottismo quando le persone sono esposte a informazioni non verificate o anche false, che possono formare false credenze e creare false narrazioni sul mondo attraverso i media. I canali di controcultura in alcuni casi diffondono teorie alternative e falsi miti che possono anche sfruttare i sentimenti di delusione rappresentati dalla cultura dominante, creando interpretazioni alternative e non veritiere della realtà.

    La controcultura può essere utilizzata come strumento politico per sostenere interessi specifici, spesso a scopi elettorali. La diffusione di tali teorie e false informazioni può contribuire alla divisione sociale ed etnica, rendendo i media più polarizzati. L’utilizzo di questa forma di espressione creativa può essere usata con abile destrezza come tattica di campagna elettorale per creare isteria collettiva e influenzare il risultato delle votazioni.

    Lo dimostra l’esempio di Steve Bannon in cui ha incoraggiato la costruzione di una controcultura politica a scopo elettorale. Attraverso l’uso di teorie complottiste, narrazioni fuorvianti e retorica polarizzante, Bannon è riuscito a trasformare l’atmosfera politica negli Stati Uniti ed influenzare molte delle idee chiave che hanno definito il movimento Trump.

    https://www.magozine.it/cose-la-controcultura-una-guida-alla-sua-storia-e-rilevanza/

    #controinformazione #cultura #editoriaIndipendente

  41. Torna in pompa magna il #complottismo di #HAARP. Con gli autori di un articolo di #satira che si chiedono quanto si sia imbarbarito un dibattito in cui la loro opera viene usata dai "giornalisti" di #controinformazione
    #snowden

    bufale.net/snowden-rivela-lass

  42. Tutti gli errori dei giornali riguardo gli anarchici

    In questi giorni gli anarchici sono sotto l'attenzione mediatica per il caso di Alfredo Cospito, detenuto al 41 bis e in sciopero della fame da oltre cento giorni ed in precarie condizioni di salute. Molte sono le imprecisioni che stanno creando molta confusione nei lettori che co

    magozine.it/tutti-gli-errori-d

    #Editoriale #anarchia #Anarchici #anarchismo #controinformazione #Cospito

  43. <strong>Un’altra visione. L’autorità come atto creativo</strong>

    Cosa ti viene in mente quando pensi all’autorità? Io per qualche motivo ne ho un’immagine ottocentesca. Mi si paventa un uomo terribilmente rispettabile, con i baffi, dietro a una cattedra. Magari pure con un bastoncino. Dev’essere un’immagine che mi hanno trasmesso i miei dal loro subco

    magozine.it/unaltra-visione-la

    #Filosofieepratiche #anarchia #controinformazione #potere

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