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#neofascisti — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #neofascisti, aggregated by home.social.

  1. L'Italia è finita, in un giostra si mette allegramente facetta nera, si permettono raduni #neofascisti e #neonazisti come quello di #ritornoacamelot , si permette a personaggi abietti come #vanacci di sedere nelle istituzioni , poi però in un locale dove sta andando una playlist a caso di YouTube parte una rivisitazione spagnola di #bellaciao si affrettano maldestramente ad interrompere il tutto...

  2. L'Italia è finita, in un giostra si mette allegramente facetta nera, si permettono raduni #neofascisti e #neonazisti come quello di #ritornoacamelot , si permette a personaggi abietti come #vanacci di sedere nelle istituzioni , poi però in un locale dove sta andando una playlist a caso di YouTube parte una rivisitazione spagnola di #bellaciao si affrettano maldestramente ad interrompere il tutto...

  3. L'Italia è finita, in un giostra si mette allegramente facetta nera, si permettono raduni #neofascisti e #neonazisti come quello di #ritornoacamelot , si permette a personaggi abietti come #vanacci di sedere nelle istituzioni , poi però in un locale dove sta andando una playlist a caso di YouTube parte una rivisitazione spagnola di #bellaciao si affrettano maldestramente ad interrompere il tutto...

  4. L'Italia è finita, in un giostra si mette allegramente facetta nera, si permettono raduni #neofascisti e #neonazisti come quello di #ritornoacamelot , si permette a personaggi abietti come #vanacci di sedere nelle istituzioni , poi però in un locale dove sta andando una playlist a caso di YouTube parte una rivisitazione spagnola di #bellaciao si affrettano maldestramente ad interrompere il tutto...

  5. Gran Bretagna, fascisti in azione nell’indifferenza della polizia

    Sabato a Dover si è verificata la più grande azione fascista in uniforme dagli anni '30. Il movimento deve prenderla sul serio. La reazione è di banalizzazione con un'evidente uso di due pesi e due misure da parte delle "forze dell'ordine". di Dave Kellaway, da Anti*capitalist Resistance […]

    andream94.wordpress.com/2026/0

  6. Gran Bretagna, fascisti in azione nell’indifferenza della polizia

    Sabato a Dover si è verificata la più grande azione fascista in uniforme dagli anni '30. Il movimento deve prenderla sul serio. La reazione è di banalizzazione con un'evidente uso di due pesi e due misure da parte delle "forze dell'ordine". di Dave Kellaway, da Anti*capitalist Resistance […]

    andream94.wordpress.com/2026/0

  7. Proprio ora (10:25), 46 anni fa, assassini #neofascisti mettevano una bomba su ordine della #P2 alla stazione di #Bologna, con la complicità di elementi dei #servizi #segreti. Non dimentichiamo gli 85 morti e 200 feriti.

  8. Proprio ora (10:25), 46 anni fa, assassini #neofascisti mettevano una bomba su ordine della #P2 alla stazione di #Bologna, con la complicità di elementi dei #servizi #segreti. Non dimentichiamo gli 85 morti e 200 feriti.

  9. Proprio ora (10:25), 46 anni fa, assassini #neofascisti mettevano una bomba su ordine della #P2 alla stazione di #Bologna, con la complicità di elementi dei #servizi #segreti. Non dimentichiamo gli 85 morti e 200 feriti.

  10. Proprio ora (10:25), 46 anni fa, assassini #neofascisti mettevano una bomba su ordine della #P2 alla stazione di #Bologna, con la complicità di elementi dei #servizi #segreti. Non dimentichiamo gli 85 morti e 200 feriti.

  11. "Le prove sulla matrice e sulle responsabilità sono sterminate, assai più cospicue di quanto emerge nel dibattito pubblico. Non si celebrano quattro processi e non si pronunciano decine di sentenze di condanna in dibattimenti pubblici senza robusti apparati di prova. Il problema è che parlare è più facile che leggere e conoscere le carte".
    Dice il magistrato Caruso della strage di Bologna.

    #stragediBologna #neofascisti #P2

  12. "Le prove sulla matrice e sulle responsabilità sono sterminate, assai più cospicue di quanto emerge nel dibattito pubblico. Non si celebrano quattro processi e non si pronunciano decine di sentenze di condanna in dibattimenti pubblici senza robusti apparati di prova. Il problema è che parlare è più facile che leggere e conoscere le carte".
    Dice il magistrato Caruso della strage di Bologna.

    #stragediBologna #neofascisti #P2

  13. "Le prove sulla matrice e sulle responsabilità sono sterminate, assai più cospicue di quanto emerge nel dibattito pubblico. Non si celebrano quattro processi e non si pronunciano decine di sentenze di condanna in dibattimenti pubblici senza robusti apparati di prova. Il problema è che parlare è più facile che leggere e conoscere le carte".
    Dice il magistrato Caruso della strage di Bologna.

    #stragediBologna #neofascisti #P2

  14. "Le prove sulla matrice e sulle responsabilità sono sterminate, assai più cospicue di quanto emerge nel dibattito pubblico. Non si celebrano quattro processi e non si pronunciano decine di sentenze di condanna in dibattimenti pubblici senza robusti apparati di prova. Il problema è che parlare è più facile che leggere e conoscere le carte".
    Dice il magistrato Caruso della strage di Bologna.

    #stragediBologna #neofascisti #P2

  15. "Le prove sulla matrice e sulle responsabilità sono sterminate, assai più cospicue di quanto emerge nel dibattito pubblico. Non si celebrano quattro processi e non si pronunciano decine di sentenze di condanna in dibattimenti pubblici senza robusti apparati di prova. Il problema è che parlare è più facile che leggere e conoscere le carte".
    Dice il magistrato Caruso della strage di Bologna.

    #stragediBologna #neofascisti #P2

  16. Il movente della strage di Bologna? "E' quello eversivo collegato all'introduzione di una seconda Repubblica, governata da lobby, massoneria e poteri criminali; gli autori si individuano nell'arcipelago delle organizzazioni neofasciste, manovrate da servizi e P2, sviluppatesi nella seconda metà degli anni settanta, a partire dal tronco di Ordine nuovo a Avanguardia nazionale", dice il magistrato Caruso.

    #stragediBologna #P2 #neofascisti #servizisegreti

  17. Il movente della strage di Bologna? "E' quello eversivo collegato all'introduzione di una seconda Repubblica, governata da lobby, massoneria e poteri criminali; gli autori si individuano nell'arcipelago delle organizzazioni neofasciste, manovrate da servizi e P2, sviluppatesi nella seconda metà degli anni settanta, a partire dal tronco di Ordine nuovo a Avanguardia nazionale", dice il magistrato Caruso.

    #stragediBologna #P2 #neofascisti #servizisegreti

  18. Il movente della strage di Bologna? "E' quello eversivo collegato all'introduzione di una seconda Repubblica, governata da lobby, massoneria e poteri criminali; gli autori si individuano nell'arcipelago delle organizzazioni neofasciste, manovrate da servizi e P2, sviluppatesi nella seconda metà degli anni settanta, a partire dal tronco di Ordine nuovo a Avanguardia nazionale", dice il magistrato Caruso.

    #stragediBologna #P2 #neofascisti #servizisegreti

  19. Il movente della strage di Bologna? "E' quello eversivo collegato all'introduzione di una seconda Repubblica, governata da lobby, massoneria e poteri criminali; gli autori si individuano nell'arcipelago delle organizzazioni neofasciste, manovrate da servizi e P2, sviluppatesi nella seconda metà degli anni settanta, a partire dal tronco di Ordine nuovo a Avanguardia nazionale", dice il magistrato Caruso.

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  20. Il movente della strage di Bologna? "E' quello eversivo collegato all'introduzione di una seconda Repubblica, governata da lobby, massoneria e poteri criminali; gli autori si individuano nell'arcipelago delle organizzazioni neofasciste, manovrate da servizi e P2, sviluppatesi nella seconda metà degli anni settanta, a partire dal tronco di Ordine nuovo a Avanguardia nazionale", dice il magistrato Caruso.

    #stragediBologna #P2 #neofascisti #servizisegreti

  21. Nell'intervista al giornalista Daniele Predieri, il giudice Francesco Maria Caruso dice che ancora oggi "depistaggi, prove occultate, distrutte, documenti dispersi e la protezione goduta ieri e ancora oggi dagli autori della strage, le collusioni tra destra eversiva, apparati militari, massoneria deviata, gruppi politici ed economici lasciano zone d'ombra".

    #stragediBologna #P2 #neofascisti

  22. Nell'intervista al giornalista Daniele Predieri, il giudice Francesco Maria Caruso dice che ancora oggi "depistaggi, prove occultate, distrutte, documenti dispersi e la protezione goduta ieri e ancora oggi dagli autori della strage, le collusioni tra destra eversiva, apparati militari, massoneria deviata, gruppi politici ed economici lasciano zone d'ombra".

    #stragediBologna #P2 #neofascisti

  23. Nell'intervista al giornalista Daniele Predieri, il giudice Francesco Maria Caruso dice che ancora oggi "depistaggi, prove occultate, distrutte, documenti dispersi e la protezione goduta ieri e ancora oggi dagli autori della strage, le collusioni tra destra eversiva, apparati militari, massoneria deviata, gruppi politici ed economici lasciano zone d'ombra".

    #stragediBologna #P2 #neofascisti

  24. Nell'intervista al giornalista Daniele Predieri, il giudice Francesco Maria Caruso dice che ancora oggi "depistaggi, prove occultate, distrutte, documenti dispersi e la protezione goduta ieri e ancora oggi dagli autori della strage, le collusioni tra destra eversiva, apparati militari, massoneria deviata, gruppi politici ed economici lasciano zone d'ombra".

    #stragediBologna #P2 #neofascisti

  25. Nell'intervista al giornalista Daniele Predieri, il giudice Francesco Maria Caruso dice che ancora oggi "depistaggi, prove occultate, distrutte, documenti dispersi e la protezione goduta ieri e ancora oggi dagli autori della strage, le collusioni tra destra eversiva, apparati militari, massoneria deviata, gruppi politici ed economici lasciano zone d'ombra".

    #stragediBologna #P2 #neofascisti

  26. “Difficile sostenere che questa carovana di richiedenti asilo, ancora fisicamente lontana dal continente, possa rappresentare una minaccia per il nostro Paese: le coscienze cristiane di chi ci governa devono essersi distratte.”
    #Ceuta è in Africa, un territorio spagnolo non in Europa ma in Africa! Prima di arrivare a invaderci… ma la propaganda conviene anche come distrazione.
    Non dimentichiamo:
    - #salari mai adeguati.
    - #accise su benzina e gasolio
    - #diritti civili
    - #pensionati come bancomat
    - #giustizia allo sbando
    - …
    E noi seguiamo come pecoroni questa massa che ci governa, questa massa di #neofascisti capitanati da furbacchioni.
    Poveri noi. Meglio i #democristiani di 50 anni fa, ladri ma capaci di leggere e scrivere.

  27. “Difficile sostenere che questa carovana di richiedenti asilo, ancora fisicamente lontana dal continente, possa rappresentare una minaccia per il nostro Paese: le coscienze cristiane di chi ci governa devono essersi distratte.”
    #Ceuta è in Africa, un territorio spagnolo non in Europa ma in Africa! Prima di arrivare a invaderci… ma la propaganda conviene anche come distrazione.
    Non dimentichiamo:
    - #salari mai adeguati.
    - #accise su benzina e gasolio
    - #diritti civili
    - #pensionati come bancomat
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    - …
    E noi seguiamo come pecoroni questa massa che ci governa, questa massa di #neofascisti capitanati da furbacchioni.
    Poveri noi. Meglio i #democristiani di 50 anni fa, ladri ma capaci di leggere e scrivere.

  28. “Difficile sostenere che questa carovana di richiedenti asilo, ancora fisicamente lontana dal continente, possa rappresentare una minaccia per il nostro Paese: le coscienze cristiane di chi ci governa devono essersi distratte.”
    #Ceuta è in Africa, un territorio spagnolo non in Europa ma in Africa! Prima di arrivare a invaderci… ma la propaganda conviene anche come distrazione.
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    Poveri noi. Meglio i #democristiani di 50 anni fa, ladri ma capaci di leggere e scrivere.

  29. “Difficile sostenere che questa carovana di richiedenti asilo, ancora fisicamente lontana dal continente, possa rappresentare una minaccia per il nostro Paese: le coscienze cristiane di chi ci governa devono essersi distratte.”
    #Ceuta è in Africa, un territorio spagnolo non in Europa ma in Africa! Prima di arrivare a invaderci… ma la propaganda conviene anche come distrazione.
    Non dimentichiamo:
    - #salari mai adeguati.
    - #accise su benzina e gasolio
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    - #pensionati come bancomat
    - #giustizia allo sbando
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    E noi seguiamo come pecoroni questa massa che ci governa, questa massa di #neofascisti capitanati da furbacchioni.
    Poveri noi. Meglio i #democristiani di 50 anni fa, ladri ma capaci di leggere e scrivere.

  30. “Difficile sostenere che questa carovana di richiedenti asilo, ancora fisicamente lontana dal continente, possa rappresentare una minaccia per il nostro Paese: le coscienze cristiane di chi ci governa devono essersi distratte.”
    #Ceuta è in Africa, un territorio spagnolo non in Europa ma in Africa! Prima di arrivare a invaderci… ma la propaganda conviene anche come distrazione.
    Non dimentichiamo:
    - #salari mai adeguati.
    - #accise su benzina e gasolio
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  31. Quanto accaduto a Peteano rimarrà alla memoria più come un’azione dimostrativa

    Nonostante quella di Piazza Fontana non sia stata, come si potrà osservare, la più sanguinosa delle azioni eversive avvenute, viene comunque definita come la “madre di tutte le stragi” in quanto probabile terreno di prova e apertura del sipario per tutta la cosiddetta stagione delle stragi. Da quel momento fino ai primi anni ’80 vi saranno numerosi eventi attribuibili o meno alla strategia della tensione e numerose furono le vittime, sia per la destra che per la sinistra extraparlamentare ma anche per i servitori e gli esponenti dello Stato. Circa a metà del 1970 venne pubblicato un libro che permise di coniare l’espressione da allora usata in seguito “Strage di Stato” dall’omonimo titolo, edito da alcuni esponenti di Lotta Continua <76. Costoro intenzionati ad attuare una contro-inchiesta, puntarono da un lato il dito contro i neofascisti in chiave di esecutori ma dall’altro riconobbero lo Stato stesso come mandante, arrivando in alcuni casi a riconoscere il coinvolgimento di alcune delle forze atlantiche, per quanto spesso suddette indicazioni siano spesso tese a generalizzare in un unico grande insieme gli antagonisti <77.
    Nell’arco dei tumulti non vi furono solo attentati o attacchi diretti a una fazione più che ad un altra e per comprendere appieno gli equilibri di quel momento storico è necessario parlare anche di quanto accadde durante la notte tra 7 e 8 dicembre 1970: circa ventimila persone tra militari dai più alti ranghi fino alla fanteria, esponenti di varie fronde della destra così come gruppi di industriali e politici, tentarono un colpo di stato che sarà poi conosciuto come Golpe Borghese prendendo il nome dal suo organizzatore Junio Valerio Borghese, conosciuto anche come il principe nero, fondatore del Fronte Nazionale <78, legato in amicizia ad Avanguardia Nazionale di Delle Chiaie. L’obiettivo di questa azione era prendere il controllo della nazione istituendo un governo militare: procedendo con l’arresto di Saragat allora presidente della Repubblica, l’uccisione di Vicari al comando della Polizia e l’occupazione da parte di una reparto dei forestali degli studi Rai dai quali Borghese avrebbe condotto il suo discorso di insediamento per l’attivazione della Giunta Nazionale <79. Senza dimenticare una presunta occupazione del Ministero dell’Interno ad opera dei militanti di AN <80. Il putsch non ebbe esito in quanto Borghese, allertato da una telefonata, comunicò a tutti i partecipanti di abortire il piano, nonostante fosse già in attuazione. Probabilmente era stato avvisato da qualcuno di un’eventuale trappola tesa a sventare il tutto: nonostante ancora oggi non sia stata fatta chiarezza riguardo le motivazioni del dietro front, si suppone che gli americani, a conoscenza di tutto, abbiano ritirato il loro appoggio. L’intera faccenda fu sottoposta ad un’indagine segreta, nascosta all’opinione pubblica per mesi fino al 17 marzo 1971 momento in cui Paese Sera con uno scoop titolò “Complotto Neofascista” in prima pagina svelando in parte quanto accaduto. La risposta delle sinistre fu quella di manifestare e chiarire, seppur in maniera non violenta, che il risultato di un’insurrezione fascista sarebbe stato quello di portare ad una guerra civile <81. Ad oggi si suppone un coinvolgimento atlantico molto più forte in questa vicenda, riconoscendo la possibilità che Borghese sia stato coadiuvato da potenti politici italiani come Tanassi e Andreotti, supponendo che quest’ultimo fosse la figura chiave e il demiurgo dell’attentato alla Nazione <82. L’idea di rischiare un eventuale governo, simile a quello “dei colonnelli” greco, non portò ad altro se non ad una maggiore preoccupazione da parte delle sinistre a volte sfociata in violenza. Dall’altro lato per i movimenti di destra extra-parlamentare si iniziava a scegliere spesso la lotta di strada basata su raid e contrasto agli attacchi rivolti ai propri membri.
    Invece il comportamento di Avanguardia Nazionale e Ordine Nuovo prima e Nero poi si inasprirà sempre più minando all’ordine pubblico e alle vite civili, come d’altronde in previsione si sarebbe dovuto sviluppare l’inizio di un’ipotetica strategia della tensione.
    Una delle più controverse stragi avviene il 31 marzo del 1972 durante la notte, a Peteano parte del comune di Sagrado in Gorizia. Alle ore 22:35 le forze dell’ordine vengono allertate anonimamente della scoperta di una 500 con evidenti segni di una sparatoria sul parabrezza <83, all’arrivo dei carabinieri vengono appurati dei fori di proiettile di calibro 22, pistola che in seguito si sarebbe scoperta appartenere ad uno degli autori dell’attentato: Cicuttini e detenuta dal complice Ivano Boccaccio <84. Durante l’ispezione della vettura, gli inquirenti aprirono il cofano scatenando l’esplosione di una bomba ad innesco collegata alla vettura. Saranno tre i morti e due i feriti. Quanto accadde nelle indagini è un esempio del meccanismo di protezione costruito da fronde deviate: in quanto vennero attivati numerosi tentativi di depistaggio da parte degli stessi carabinieri e polizia: infatti la colpevolezza di una cellula extra-parlamentare nera avrebbe causato numerosi danni sia alla destra sia alle forze dell’ordine, principalmente perché si rischiava uno spostamento politico dei moderati sia contro la destra sia contro i militari nell’opinione pubblica <85.
    Ad alzare il velo di nebbia sull’avvenimento vi fu anche la natura dell’esplosivo: a partire dalla perizia di Marco Morin, spesso al servizio dei giudici di Venezia, il quale dichiarò l’utilizzo nell’attentato del Semtex-H <86, esplosivo al plastico di approvvigionamento militare di origine cecoslovacca, spesso utilizzato in quegli anni per attacchi terroristici. Venne poi appurato sotto sospetto del giudice istruttore Casson la falsità delle perizie, in quanto il suddetto reperto aveva la funzione di depistare le indagini sulla sinistra, sospetto in seguito il coinvolgimento di Morin all’interno di Gladio, per non parlare del suo rapporto di amicizia con Carlo Maria Maggi, una delle figure di riferimento di Ordine Nuovo a livello nazionale <87. Scoperta la falsificazione delle prove da parte del giudice venne messa in campo l’ipotesi che la componente deflagrante utilizzata fosse stata presa da un “Nasco” di Gladio presso Aurisina depredato di cinque kg di esplosivo C4. Essendo numerosi sul territorio i depositi di questo tipo che iniziavano a venire alla luce senza l’apparente controllo degli originari proprietari <88.
    La reale paternità dell’ordigno si è ottenuta con la finale analisi del giudice Guido Salvini, che negò la provenienza dell’esplosivo da Aurisina, anzi ritenne le affermazioni di Casson infondate. In quanto convinto dell’utilizzo di materiale esplosivo civile utilizzato nelle cave, probabilmente sottratto dall’altopiano di Piancavallo intorno al 1970, come si evince nella sentenza del 1998: «Per quanto concerne l’esplosivo, infatti, la perizia ha evidenzia che quello utilizzato per l’ordigno era esplosivo civile da cava (e non l’esplosivo militare del tipo “C4” presente nei Nasco) e perdipiù Vinciguerra ha spiegato con abbondanza di particolari e dettagli come egli se lo sia procurato, nell’estate del 1970, insieme ad alcuni camerati anche originari della zona, sull’altipiano del Piancavallo, rubandolo da una baracchetta del tutto incustodita di una ditta che stava effettuando lavori di sbancamento». <89
    La dichiarazione di Vinciguerra tagliò i ponti con la teoria di una possibile collaborazione con Gladio, almeno per questo evento, nonostante fosse più cara all’opinione pubblica. I colpevoli vennero riconosciuti dopo tempo e numerosi depistaggi, in Cicuttini, Boccaccio e Vinciguerra. Il loro obiettivo era quello di causare una frattura nei buoni rapporti tra Ordine Nuovo e i carabinieri, in quanto visti come un semplice prolungamento della NATO e più in generale dell’ordine <90.
    Quanto accaduto a Peteano rimarrà alla memoria più come un’azione dimostrativa, in quanto per i poteri in gioco e per ciò che avvenne in seguito, non era possibile, per una piccola cellula rivoluzionaria, portare un cambiamento nelle alleanze al di sotto di un movimento esteso come quello di Ordine Nuovo. L’organizzazione a seguito di questi eventi venne messa a processo essendo considerata un pericolo che rischiava di prendere forza. Nel 1973 erano quarantadue membri di Ordine Nuovo <91 ad essere sotto l’accusa di aver violato la legge Scelba e dunque di essere intenzionati a ricostruire il disciolto partito fascista. Il 21 novembre dello stesso anno vennero tra questi, sentenziate trenta condanne per i dirigenti a seguito della violazione degli articoli 1, 2, 3 e 7 della suddetta norma <92.
    [NOTE]
    76 Gruppo di sinistra extra-parlamentare attivo tra gli anni ’60 e ’70 con ideali rivoluzionari di stampo marxista
    77 M.Liggini, E. Di Giovanni, “La Strage di Stato”, Samonà e Savelli, Roma, 1970
    78 Gruppo politico di estrema destra con all’interno numerosi veterani di Salò
    79 Per completezza riportato di seguito “Italiani, l’auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di stato ha avuto luogo. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, e ha portato l’Italia sull’orlo dello sfacelo economico e morale ha cessato di esistere. Nelle prossime ore, con successivi bollettini, vi saranno indicati i provvedimenti più importanti ed idonei a fronteggiare gli attuali squilibri della Nazione. Le forze armate, le forze dell’ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d’altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi, quelli che per intendersi, volevano asservire la patria allo straniero, sono stati resi inoffensivi. Italiani, lo stato che creeremo sarà un’Italia senza aggettivi né colori politici. Essa avrà una sola bandiera. Il nostro glorioso tricolore! Soldati di terra, di mare e dell’aria, Forze dell’Ordine, a voi affidiamo la difesa della Patria e il ristabilimento dell’ordine interno. Non saranno promulgate leggi speciali né verranno istituiti tribunali speciali, vi chiediamo solo di far rispettare le leggi vigenti. Da questo momento nessuno potrà impunemente deridervi, offendervi, ferirvi nello spirito e nel corpo, uccidervi. Nel riconsegnare nelle vostre mani il glorioso tricolore, vi invitiamo a gridare il nostro prorompente inno all’amore: Italia, Italia, viva l’Italia!” Disponibile in L. Telese, “Cuori Neri”, Sperling Paperback, Milano, 2010, pp. 151-152
    80 A. Giannuli, “Bombe a inchiostro”, BUR, Milano, 2008, p.142
    81 M. Dondi, “L’eco del boato”, Laterza, Roma, 2015, pp.210-217
    82 G. M. Bellu, “E la Cia disse: sì al golpe Borghese ma soltanto con Andreotti premier”, Repubblica, 5 dicembre 2005
    83 Nel dettaglio la trascrizione: “Vorrei dirle che gh’è, che la xè una una machina che ga due buchi, eh sul parabressa, no? Fra la strada da Poggio Terza Armata a Savogna la xè una cinquecento da Poggio Terza Armata per venire giù a Savogna una cinquecento bianca e la ga due busi, due, due busi, sembra de palotola”, presente in G. Salvi, “La strategia delle stragi: dalla sentenza della Corte d’Assise di Venezia per la strage di Peteano”, Editori Riuniti, Roma, 1989, p. 34
    84 “Doc. XXIII n.64 Volume Primo Tomo I”, Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Decisioni adottate dalla Commissione, Seduta 22 marzo 2001, in merito alla pubblicazione degli atti e dei documenti prodotti e acquisiti, p.145
    85 A. Giannuli, “La strategia della tensione”, Ponte delle Grazie, Milano, 2018, p. 416-417
    86 “Doc. XXIII n.64 Volume Primo Tomo I”, Commissione parlamentare d’inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, “Doc. XXIII n.64 Volume Primo Tomo I”, Decisioni adottate dalla Commissione, Seduta del 22 marzo 2001 in merito alla pubblicazione degli atti e dei documenti prodotti e acquisiti, p.35
    87 A. Silj, “Malpaese”, Donzelli, Roma,1994, p.178 e “Mentirono sulla strage”, Repubblica, 29 ottobre 1993
    88 R. Bianchin, G. Cecchetti, “Il grande sospetto di Casson: quanti utilizzarono l’arsenale?”, Repubblica, 20 Dicembre 1990 e dagli stessi autori “Gladio: non tornano i conti sui Nasco”, Repubblica, 20 Gennaio 1991 e M. Griner, “Anime
    Nere”, Sperling Kupfer, Milano, 2014
    89 Sentenza Ordinanza N. 9/92 A.R.G.P.M., N. 2/92 F.R.G.G.I:, 3 febbraio 1998
    90 V. Vinciguerra, “Ergastolo per la libertà”, Arnaud, Firenze, 1989, pp. 198-200
    91 “I cento giorni di Ordine Nuovo”, Paese Sera, 30 gennaio 1972
    92 Sentenza N. 5863/73, Tribunale di Roma, 21 Novembre 1973
    Enrico Forlino, L’eversione nera negli anni di piombo: lo spontaneismo armato, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno accademico 2019-2020

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  32. A partire dai fatti di Genova l’antifascismo è diventato il sale della democrazia

    Nei giorni successivi [primi di luglio 1960] divenne chiaro che Genova, anziché essere il culmine della violenza, era solo l’inizio. I disordini e gli scioperi toccarono diverse città in tutta Italia. Il governo inasprì il suo comportamento. E le ragioni dei dimostranti si declinarono con diverse modalità a seconda dei contesti. Palermo e Licata, dove il ritardo e il disagio economico avevano raggiunto livelli insopportabili, versavano in condizioni particolarmente gravi. In situazioni del genere bastava poco per scatenare la rabbia popolare. In Sicilia, quindi, si saldavano elementi della politica nazionale e locale. Secondo Tambroni, il Pci era pronto a sfruttare queste dimostrazioni di natura sindacale per screditare ulteriormente il governo e la Dc. C’è da dire, poi, che la polizia, dopo la “sconfitta” di Genova, intendeva rifarsi. In quell’occasione, come ha notato Accame, «non si poteva sparare per difendere i fascisti» <138. Ma di fronte agli eventi successivi, il Viminale avrebbe dimostrato di essere pronto ad usare la forza. Per il 6 luglio, il Consiglio federativo della Resistenza – creato a Genova – promosse un raduno a Porta San Paolo a Roma. Nonostante fosse stato proibito il giorno stesso dalla prefettura, il comizio ebbe luogo. Il segretario d’ambasciata [degli Stati Uniti] Lister si trovò casualmente nel bel mezzo degli scontri, e il suo racconto quasi in presa diretta ci restituisce il clima dell’epoca. Stando al suo resoconto, la situazione apparve subito estremamente caotica: manifestanti che si impadronivano dei filobus, raffiche di pietre, urla, cariche della polizia. Poi l’arrivo della cavalleria e la fuga. I tanti ragazzi presenti venivano liquidati come «giovani gangster forse assunti per l’occasione». Tuttavia, uno degli aspetti che più aveva colpito l’ufficiale dell’ambasciata era la scomparsa «dell’apatia della base di dieci anni prima». Chi aveva preso parte alla rivolta «sentiva l’entusiasmo di “avere fatto qualcosa” contro il governo» <139.
    Dopo i fatti di Porta San Paolo vennero indetti numerosi scioperi dalle Camere del Lavoro. Tra le varie città, Napoli, Parma, Bologna, Ravenna e Reggio Emilia si fermarono il 7 luglio 1960. Proprio Reggio avrebbe drammaticamente legato il suo nome a quella data. La questura aveva concesso l’autorizzazione a svolgere un comizio, a patto che si tenesse all’interno, precisamente nella sala Verdi (600 posti) del teatro Ariosto. Com’era prevedibile, la folla si stava accalcando già diverse ore prima dell’inizio, ed era immensamente superiore alla capienza della sala: circa seimila persone. Nella centrale piazza della Libertà, in attesa del comizio, la tensione tra forze dell’ordine e manifestanti era cresciuta. Le cronache dell’epoca non lasciano dubbi sulle reazioni spropositate degli agenti. Il fuoco aperto sui dimostranti durò venti minuti. Afro Tondelli, poco prima di morire, disse alla moglie di aver visto l’uomo che gli aveva sparato: «prendeva la mira come se fosse a caccia». La drammatica sequenza fotografica apparve su «Paese Sera» <140. Difficilmente i cinque morti lasciati sul campo – manifestanti tra i 19 e i 41 anni – possono trovare una qualche giustificazione. La spiegazione più convincente e scevra da ideologie è, a nostro avviso, quella di Radi, che ha posto l’accento sull’adunata antifascista del 4 luglio, davanti alla sede del Msi reggiano. Quel giorno, molti agenti erano rimasti contusi, e si era creato nei reparti «il proposito di rifarsi, di dare una lezione» <141. Il tenente colonnello dei carabinieri Giudici, il questore e il prefetto dichiararono che il 7 luglio nessuno aveva dato l’ordine di sparare. Il questore Greco ricordava la presenza di fitte sassaiole e insulti contro gli agenti. Con ogni probabilità, a Reggio, la situazione locale era già molto tesa e qualcuno perse il controllo. La città emiliana era «un contesto politico e sociale quasi unico nel Paese» <142, dove le contrapposizioni trovarono un terreno fertile. Più che ipotizzare disordini organizzati da Mosca o degenerazioni squadriste, ci sembra ragionevole pensare a poliziotti in cerca di rivincita.
    Dopo il tragico bilancio di sangue di Reggio Emilia, fu ancora la Sicilia ad essere tristemente protagonista: il giorno seguente, durante manifestazioni legate allo sciopero generale, ci furono tre vittime a Palermo e una a Catania <143. Il numero dei morti saliva a dieci. Anche in questo frangente, non è privo di significato sottolineare la vicinanza tra il punto di vista delle forze dell’ordine e dei funzionari americani, tanto dell’ambasciata quanto del Dipartimento di Stato. Lanciando pietre e altri oggetti, i dimostranti – si legge in un commento – avevano «costretto la polizia ad usare le mitragliatrici». Di fronte alle «dure provocazioni», la polizia si stava addirittura comportando con «grande moderazione [considerable restraint]». Il governo e il suo braccio armato, secondo queste analisi, sarebbero riusciti senza problemi a «domare la tempesta politica in atto», almeno per il momento <144.
    Restano da capire le intenzioni e i margini di manovra dei due “contendenti”: il fronte antifascista e Tambroni. Nella storiografia non sono mancate le interpretazioni anche molto distanti tra loro, e grazie ai documenti americani è possibile aggiungere un ulteriore tassello alla ricostruzione degli eventi. Gli antifascisti più attivi erano, com’è noto, socialisti e comunisti. I rapporti tra i due partiti, da tempo non idilliaci, si raffreddarono ulteriormente al momento di “capitalizzare” le proteste di piazza. Basta guardare quanto scrisse Nenni sul suo diario, il 3 luglio ’60: la vittoria di Genova era usata dai comunisti «in termini di frontismo, di ginnastica rivoluzionaria, di vittoria di piazza, tutto il bagaglio estremista che pagammo caro nel 1919» <145. Secondo il leader socialista i fatti di quei giorni erano da intendersi come stimoli per la svolta a sinistra, non certo per una contrapposizione violenta. Nei dispacci dell’ambasciata si riconosceva il grande appeal dell’antifascismo ma l’attenzione era perlopiù concentrata sull’abilità del Pci nello sfruttare la situazione. I comunisti – citiamo da un documento inedito americano – erano riusciti a creare un «nuovo mito, un vero e proprio articolo di fede: le forze armate clerico-fasciste avevano attaccato una manifestazione pacifica di operai e altri elementi democratici». La speranza degli Usa, comunque, era l’isolamento di comunisti e neofascisti per coinvolgere tutti i partiti anti-totalitari e arrivare ad un governo di elementi moderati <146. Si capisce, in questo senso, il disorientamento generato da un governo col sostegno dei neofascisti e duramente osteggiato, in primis, da socialisti e comunisti. Alla tesi del complotto sovietico, denunciato da Tambroni, non venne mai dato molto credito <147. Inoltre, sembrava «altamente improbabile» che il Pci volesse minacciare un’insurrezione. L’unico risultato che poteva ottenere, visti i livelli di tensione raggiunti, era la soppressione del partito per attività illegali <148. La dirigenza era ben lontana dal minacciare un’insurrezione, ma questo non significava l’assenza di pulsioni violente o l’estraneità all’organizzazione delle rivolte, come è stato scritto <149. Recentemente, grazie alla testimonianza di un ex dirigente di alto livello come Luciano Barca, è stata sottolineata l’attenta regia comunista delle manifestazioni <150. Il principale problema dei vertici di partito era «frenare un movimento che vuol procedere oltre la mobilitazione di piazza» <151. Lo stesso Togliatti prese le distanze dai compagni più estremisti intenzionati a portare fino in fondo lo scontro. In questo senso può essere letta l’accettazione della tregua – proposta dal presidente del Senato Merzagora – da parte del segretario del partito comunista <152. Del resto, furono proprio i dirigenti di Pci e Cgil a dichiarare che il movimento, fin da Genova, era sfuggito loro di mano.
    L’insoddisfazione dell’avanguardia leninista risiedeva nel fatto che, malgrado gli sforzi profusi, Tambroni era ancora al suo posto. Armando Cossutta confessò la fatica a sedare gli animi di chi intendeva continuare lo scontro nelle piazze, senza curarsi dell’opinione dei vertici o addirittura senza conoscere gli stessi dirigenti <153. Secondo questa lettura, la Dc era una forma mascherata di fascismo. Di più. Era il vero fascismo, il referente dei ceti dominanti in grado di mobilitare un apparato repressivo e autoritario. Quindi la Resistenza doveva continuare ad ogni costo la sua lotta antifascista <154.
    Il movimento del 30 giugno si proponeva di combattere la confusione tra potere fittizio, cioè «l’ombra del potere rappresentato dal seggio parlamentare» e potere reale, costituito dal «controllo operaio delle fabbriche». Contro il «cretinismo parlamentare» e il «rivendicazionismo spicciolo». Chi aveva creduto di utilizzare la protesta a scopi dimostrativi rimase deluso. L’anonimo operaio redattore del documento scrive: «non si poteva più comandarci a bacchetta, valutando che la nostra collera potesse sfogarsi nel corteo approvato dalla prefettura». Gli stati maggiori della sinistra, che tuonavano contro il revisionismo, erano in realtà «peggiori dei revisionisti». In questo scollamento tra partito comunista legalitario e classe operaia rivoluzionaria, Baget Bozzo ha individuato l’inizio del movimentismo extra-parlamentare <155. Le pur legittime richieste di cambiamento venivano inghiottite dai movimenti estremisti.
    A partire dai fatti di Genova l’antifascismo è diventato il sale della democrazia. E se all’inizio era stato il partito socialista a trarre i maggiori vantaggi, intanto il Pci «usciva dall’angolo» e conquistava il ruolo di componente irrinunciabile della politica nazionale. Da quel momento si insinuava il dubbio che anticomunismo e democrazia non potessero convivere pacificamente. Chi si esprimeva diversamente attirava sospetti di fascismo <156. Si tratta di un passaggio decisivo per la cultura politica del nostro Paese. Alla luce di queste considerazioni, il mito dei ragazzi con le “magliette a strisce”, su cui ha prosperato la prima storiografia sui fatti di Genova (ma anche tante opere successive), va in buona parte ridimensionato. Certamente, a quindici anni dalla guerra, l’Italia nuova dei giovani, alla ricerca di un «momento positivo», si faceva sentire. Ma il luglio ’60, nel bene e nel male, andò al di là di qualsiasi previsione <157.
    [NOTE]
    138 G. Formigoni, A. Guiso (a cura di), Tambroni e la crisi del 1960, cit., p. 379. Accame ipotizza addirittura che il ministero degli Interni, a Genova, lasciò «mano libera ai comunisti». Sul sentimento di «rivincita» della polizia si veda G. Baget Bozzo, Il partito cristiano e l’apertura a sinistra, cit., p. 294.
    139 The Porta San Paolo riot, G. Lister (First Secretary of Embassy) to the Department of State, July 21, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917, 765.00/7-2160. Sulla guida comunista delle manifestazioni di Roma si veda G. Mammarella, L’Italia contemporanea, cit., p. 260.
    140 V. Notarnicola, Venti minuti di fuoco fra la polizia e i dimostranti in piazza della Libertà, «Corriere della Sera», 8 luglio 1960. Per le reazioni di parte comunista si vedano le foto pubblicate su «Paese Sera», 12 luglio 1960 e il commento alla registrazione degli scontri (27 minuti): Abbiamo ascoltato la registrazione di Reggio Emilia, «Paese Sera», 14 luglio 1960.
    141 L. Radi, Tambroni trent’anni dopo, cit., pp. 111-113. Sul proposito di rivincita dei poliziotti reggiani, si veda l’interessante testimonianza di Italo Bonezzi (autista del servizio pubblico) al processo, riportata in P.G. Murgia, Il
    luglio 1960, cit., p. 126.
    142 P. Cooke, Luglio 1960, cit., p. 105.
    143 Sui fatti di Catania si veda A. Miccichè, Catania, luglio ’60, Ediesse, Roma, 2010.
    144 Italian situation, H. McBride to F. Kohler, July 8, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917.
    145 P. Nenni, Gli anni del centro sinistra. Diari 1957-1966, Sugarco, Milano, 1982, p. 129.
    146 Communist-led rioters succeed, cit.; The present disorders in Italy, H. Cumming (Department of State, Director of Intelligence and Research) to the Secretary of State, July 8, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917. Sui timori per una deriva autoritaria di destra si veda U.S. Policy toward Italy, July 13, 1960, DDEL, WHO, Office of the Special Assistant for National Security Affairs, Records 1952-1961, NSC Series, Briefing notes Subseries, Box 11, f. Italian political situation and U.S. Policy toward Italy, 1953-60.
    147 Central Intelligence Bulletin, CIA, July 8, 1960, CIA-RDP79T00975A005200070001-6, NARA, CIA Records Search Tool ( d’ora in poi CREST); L. Nuti, Gli Stati Uniti e l’apertura a sinistra, cit., p. 295.
    148 Severe Communist-led rioting in Italy threatens life of Tambroni government, F. Kohler to the Secretary of State, July 8, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917. Tambroni avrebbe poi esposto nella seduta del 14 luglio alla Camera la sua versione più critica nei confronti del complotto comunista, si veda AP, CdD, III Legislatura, Discussioni, Seduta pomeridiana del 14 luglio 1960, pp. 15963-15970.
    149 Pur cogliendo l’ambivalenza del Pci, Cooke non convince quando liquida la strategia togliattiana in poche righe e senza argomentazioni. Tale strategia, scrive, «non permette l’identificazione del suo partito con la violenza e l’insurrezione», si veda P. Cooke, Luglio 1960, cit., p. 43. Se il giudizio sulle tendenze rivoluzionarie è consolidato, altrettanto non può dirsi per l’uso della violenza. Utile in proposito la lettura del quotidiano comunista e le frequenti dispute con i socialisti nei mesi di giugno-luglio ’60.
    150 L. Barca, Cronache dall’interno del vertice del Pci, vol. I, Con Togliatti e Longo, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2005, pp. 235-238.
    151 P. Di Loreto, La difficile transizione, cit., p. 387; N. Minuzzo, L’aria del ’48, «L’Europeo», 17 luglio 1960.
    152 G. Baget Bozzo, Il partito cristiano e l’apertura a sinistra, cit., p. 294; Anche i funzionari americani notarono questo aspetto: «l’accettazione comunista della proposta di tregua di Merzagora è una prova forte del fatto che il Pci starà attento a non andare oltre i limiti della violenza che ha già raggiunto», si veda Severe Communist-led rioting, cit.
    153 P. Di Loreto, La difficile transizione, cit., pp. 387-388.
    154 Si veda L. Radi, Tambroni trent’anni dopo, cit., pp. 126-127; G. Baget Bozzo, recensione a P. Cooke, Luglio 1960, cit., 25 maggio 2001, http://www.ragionpolitica.it/testo.92.html. La necessità di portare a termine la nuova Resistenza e la continuità tra fascismo, Dc e Chiesa cattolica sono elementi ricorrenti nel lavoro di Murgia, secondo il quale Tambroni «è un frutto maturato nel giardino clericale», P.G. Murgia, Il luglio 1960, cit., p. 170.
    155 Citazioni tratte da Movimento 30 giugno, Genova, 1960, in P. Cooke, Luglio 1960, cit., pp. 132-143. Le osservazioni di Baget Bozzo sono su http://www.ragionpolitica.it/testo.92.html
    156 Un esempio eclatante di questo clima è il libro di Murgia, apparso nel 1968, si veda P.G. Murgia, Il luglio 1960, cit., pp. 111-112. Osservazioni pregevoli su questo in E. Galli della Loggia, La perpetuazione del fascismo e della sua minaccia come elemento strutturale della lotta politica nell’Italia repubblicana, in E. Galli della Loggia, L. Di Nucci (a cura di), Due nazioni. Legittimazione e delegittimazione nella storia dell’Italia contemporanea, Il Mulino, Bologna, 2003, pp. 248-252. Si veda anche R. Pertici, Il vario anticomunismo italiano (1936-1960): lineamenti di una storia, in E. Galli della Loggia, L. Di Nucci (a cura di), Due nazioni, cit., pp. 331-332.
    157 Sui grandi cambiamenti legati al boom economico e sull’attesa di qualcosa di nuovo si vedano G. Crainz, Storia del miracolo italiano, cit., pp. 173-174; G. Tamburrano, Storia e cronaca del centro-sinistra, Rizzoli, Milano, 1990, pp. 91-92. Secondo il giornalista comunista Falaschi nel luglio ’60 si possono individuare i prodromi del ’68 e dell’autunno caldo, si veda G. Formigoni, A. Guiso (a cura di), Tambroni e la crisi del 1960, cit., p. 383.
    Federico Robbe, Gli Stati Uniti e la Destra italiana negli anni Cinquanta, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2009-2010

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