#finanza — Public Fediverse posts
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#Electrolux che "ha beneficiato negli ultimi 10 anni di oltre 12 milioni di € di contributi pubblici, ha annunciato 1.700 esuberi e la chiusura di diversi stabilimenti."
Una scelta che premia i fondi come #BlackRock e #AMF.
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#Electrolux che "ha beneficiato negli ultimi 10 anni di oltre 12 milioni di € di contributi pubblici, ha annunciato 1.700 esuberi e la chiusura di diversi stabilimenti."
Una scelta che premia i fondi come #BlackRock e #AMF.
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#Electrolux che "ha beneficiato negli ultimi 10 anni di oltre 12 milioni di € di contributi pubblici, ha annunciato 1.700 esuberi e la chiusura di diversi stabilimenti."
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Una scelta che premia i fondi come #BlackRock e #AMF.
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#Electrolux che "ha beneficiato negli ultimi 10 anni di oltre 12 milioni di € di contributi pubblici, ha annunciato 1.700 esuberi e la chiusura di diversi stabilimenti."
Una scelta che premia i fondi come #BlackRock e #AMF.
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https://www.europesays.com/it/488235/ Spread Btp-Bund a 77 punti base, i rendimenti nel giorno dell’emissione #aste #btp #bund #Cronaca #Finanza #Headlines #IT #Italia #Italy #News #Notizie #NotizieDiCronaca #NotiziePrincipali #NotizieDiCronaca #NotiziePrincipali #Titoli #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiCronaca #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiCronaca #UltimeNotizieEnewsDiOggi #UnioneEuropea
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L’argento vola ai massimi di due settimane mentre si complica il dialogo USA-Iran
https://www.metallirari.com/breakingnews36/
#Argento #Silver #MetalliPreziosi #PrezzoArgento #Commodity #MateriePrime #Mercati #Trading #Investimenti #Geopolitica #Iran #USA #MiddleEast #SafeHaven #Inflazione #Economia #Finanza #MercatiFinanziari #PrezziMetalli #GoldAndSilver -
https://www.europesays.com/it/484299/ Dalle bollette al cibo, allarme rincari:+1.000 euro #Affari #AffariEFinanza #agricoltura #Business #CgiaDiMestre #cna #confagricoltura #DarioCostantini #Economia #energia #Finanza(generico) #FrancescoLollobrigida #IT #Italia #Italy #LuigiScordamaglia #mef #politica #Politica(generico)
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https://www.europesays.com/it/470910/ Sequestrati 32 chili di droga e 300mila euro #AffariEFinanza #Agitazioni #conflitti #Criminalità #CriminalitàOrganizzata #Cronaca #CronacaItaliana #CronacaItaliana #Economia #Finanza(generico) #GiovaneDi27Anni #giustizia #guerre #IT #Italia #Italy #News #Notizie #PoliziaDiStato #terrorismo #UltimeNotizie #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizieItalia #UltimeNotizie #UltimeNotizieEnewsDiOggi #UltimeNotizieItalia
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Quando la #finanza smette di essere solo numeri e inizia a evolversi davvero, succede qualcosa di interessante.
Non è più solo questione di banche, app o carte.
È il momento in cui mondi diversi iniziano a parlarsi: tradizione e innovazione, valore e #tecnologia, quotidianità e futuro.
Quello che fino a ieri sembrava distante — complesso, tecnico, quasi “per pochi” — oggi si avvicina. Si semplifica. Si integra.
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Quando la #finanza smette di essere solo numeri e inizia a evolversi davvero, succede qualcosa di interessante.
Non è più solo questione di banche, app o carte.
È il momento in cui mondi diversi iniziano a parlarsi: tradizione e innovazione, valore e #tecnologia, quotidianità e futuro.
Quello che fino a ieri sembrava distante — complesso, tecnico, quasi “per pochi” — oggi si avvicina. Si semplifica. Si integra.
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Quando la #finanza smette di essere solo numeri e inizia a evolversi davvero, succede qualcosa di interessante.
Non è più solo questione di banche, app o carte.
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Quello che fino a ieri sembrava distante — complesso, tecnico, quasi “per pochi” — oggi si avvicina. Si semplifica. Si integra.
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Quando la #finanza smette di essere solo numeri e inizia a evolversi davvero, succede qualcosa di interessante.
Non è più solo questione di banche, app o carte.
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Quello che fino a ieri sembrava distante — complesso, tecnico, quasi “per pochi” — oggi si avvicina. Si semplifica. Si integra.
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Quando la #finanza smette di essere solo numeri e inizia a evolversi davvero, succede qualcosa di interessante.
Non è più solo questione di banche, app o carte.
È il momento in cui mondi diversi iniziano a parlarsi: tradizione e innovazione, valore e #tecnologia, quotidianità e futuro.
Quello che fino a ieri sembrava distante — complesso, tecnico, quasi “per pochi” — oggi si avvicina. Si semplifica. Si integra.
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Short selling: Cos’è, come funziona la vendita allo scoperto e quali rischi comporta
Nel vasto mondo della finanza, la maggior parte degli investitori opera con una strategia "long" (lunga), ovvero acquista un’azione sperando che il suo valore cresca nel tempo. Tuttavia, esiste una strategia speculare e più complessa chiamata short selling, o vendita allo scoperto, che permette di trarre profitto quando il prezzo di un titolo diminuisce. Sebbene possa sembrare controintuitivo vendere qualcosa che non si possiede, questa pratica è una componente fondamentale dei mercati […]https://www.psicospace.it/short-selling-cos-e-come-funziona/
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La questione vera è il precedente che crea: accesso diretto a una figura politica attraverso il possesso di un #asset speculativo.
È #marketing? È innovazione nel #fundraising?
O è una zona grigia tra #politica, #finanza e influenza?In un momento in cui le #criptovalute cercano legittimità, episodi come questo rischiano di alimentare più dubbi che fiducia.
Cosa ne pensate? 2/2
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La questione vera è il precedente che crea: accesso diretto a una figura politica attraverso il possesso di un #asset speculativo.
È #marketing? È innovazione nel #fundraising?
O è una zona grigia tra #politica, #finanza e influenza?In un momento in cui le #criptovalute cercano legittimità, episodi come questo rischiano di alimentare più dubbi che fiducia.
Cosa ne pensate? 2/2
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È #marketing? È innovazione nel #fundraising?
O è una zona grigia tra #politica, #finanza e influenza?In un momento in cui le #criptovalute cercano legittimità, episodi come questo rischiano di alimentare più dubbi che fiducia.
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pubblico.
Sempre più spesso, lo fanno anche attori privati nati fuori dal sistema.Tether non è più solo una stablecoin.
È un nuovo tipo di attore finanziario, a metà tra innovazione e rischio sistemico.
E questo, inevitabilmente, porterà a una domanda:
servono nuove regole? 3/3#Finanza #Crypto #Tether #Stablecoin #Economia #Geopolitica #Mercati #Innovazione
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Metalli industriali a livelli record, mentre si teme un “buco nero” sull’alluminio
https://www.metallirari.com/breakingnews39/
#Metalli #MetalliIndustriali #Alluminio #Rame #LME #LondonMetalExchange #Commodities #MateriePrime #Mercati #Trading #Investimenti #Finanza #Economia #Geopolitica #MedioOriente #Iran #StrettoDiHormuz #SupplyChain #Energia #Industria #Prezzi #Inflazione #MercatiGlobali #Bloomberg #JPMorgan #Mercuria #BMO #Cina #Domanda #Offerta -
Metalli industriali a livelli record, mentre si teme un “buco nero” sull’alluminio
https://www.metallirari.com/breakingnews39/
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ilfattoquotidiano - “L’intelligenza artificiale è un impero: il potere in mano a pochi che sfruttano le risorse della comunità”: la scenario devastante descritto da Karen Hao
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Cos’è un investimento (e cosa non lo è)
Oggi sentiamo parlare di investimenti ovunque: nelle pubblicità online, nelle conversazioni al bar e sui social media. Spesso, però, il termine viene usato a sproposito, confondendo la costruzione di un futuro finanziario con la scommessa o, peggio ancora, con il gioco d'azzardo. Ma cosa significa davvero investire i propri risparmi? È solo un modo per "fare soldi" o c'è una logica più profonda dietro questo concetto? Capire la differenza tra un investimento reale e una promessa […] -
Un'analisi dettagliata sulle città che trainano l'economia europea. 🏙️
Non si tratta solo di capitali politiche; il motore dell'Europa risiede in quegli hub finanziari e industriali che determinano i flussi di investimento globali. Scopriamo insieme le caratteristiche che rendono città come Francoforte, Londra e Parigi i pilastri del sistema economico continentale.
#Economia #Europa #Finanza #Business #Lavoro #Sviluppo #UE #Investimenti
Link all'articolo: https://europa.tips/it/capitali-economiche-europa
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Un'analisi dettagliata sulle città che trainano l'economia europea. 🏙️
Non si tratta solo di capitali politiche; il motore dell'Europa risiede in quegli hub finanziari e industriali che determinano i flussi di investimento globali. Scopriamo insieme le caratteristiche che rendono città come Francoforte, Londra e Parigi i pilastri del sistema economico continentale.
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Un'analisi dettagliata sulle città che trainano l'economia europea. 🏙️
Non si tratta solo di capitali politiche; il motore dell'Europa risiede in quegli hub finanziari e industriali che determinano i flussi di investimento globali. Scopriamo insieme le caratteristiche che rendono città come Francoforte, Londra e Parigi i pilastri del sistema economico continentale.
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Un'analisi dettagliata sulle città che trainano l'economia europea. 🏙️
Non si tratta solo di capitali politiche; il motore dell'Europa risiede in quegli hub finanziari e industriali che determinano i flussi di investimento globali. Scopriamo insieme le caratteristiche che rendono città come Francoforte, Londra e Parigi i pilastri del sistema economico continentale.
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Link all'articolo: https://europa.tips/it/capitali-economiche-europa
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VENERDÌ 3 APRILE: ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI https://www.radiondadurto.org/2026/04/03/venerdi-3-aprile-analisi-critica-dei-fatti-economici-della-settimana-con-andrea-fumagalli/ #AndreaFumagalli #INTERNAZIONALI #patrimoniale #rifondazione #occupazione #statiuniti #finanza #israele #guerra #lavoro #borsa #istat #CGIL #dati #iran
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VENERDÌ 3 APRILE: ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI https://www.radiondadurto.org/2026/04/03/venerdi-3-aprile-analisi-critica-dei-fatti-economici-della-settimana-con-andrea-fumagalli/ #AndreaFumagalli #INTERNAZIONALI #patrimoniale #rifondazione #occupazione #statiuniti #finanza #israele #guerra #lavoro #borsa #istat #CGIL #dati #iran
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VENERDÌ 3 APRILE: ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI https://www.radiondadurto.org/2026/04/03/venerdi-3-aprile-analisi-critica-dei-fatti-economici-della-settimana-con-andrea-fumagalli/ #AndreaFumagalli #INTERNAZIONALI #patrimoniale #rifondazione #occupazione #statiuniti #finanza #israele #guerra #lavoro #borsa #istat #CGIL #dati #iran
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VENERDÌ 3 APRILE: ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI https://www.radiondadurto.org/2026/04/03/venerdi-3-aprile-analisi-critica-dei-fatti-economici-della-settimana-con-andrea-fumagalli/ #AndreaFumagalli #INTERNAZIONALI #patrimoniale #rifondazione #occupazione #statiuniti #finanza #israele #guerra #lavoro #borsa #istat #CGIL #dati #iran
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l’intero sistema finanziario.
L’euro digitale sarà solo uno strumento.
La vera partita è il controllo dell’infrastruttura.E la domanda resta aperta:
i cittadini lo useranno davvero… o sarà una rivoluzione calata dall’alto? 2/2#EuroDigitale #BCE #Finanza #Crypto #Tokenizzazione #CBDC #Economia #Innovazione #Stablecoin #BigTec
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Perché è importante
Questa decisione potrebbe influenzare:
•il futuro delle criptovalute
•il ruolo delle banche
•il modo in cui usiamo il denaro digitaleIn gioco non c’è solo una legge, ma il controllo del sistema finanziario del futuro.
#Crypto #Finanza #Innovazione #Stablecoin #Economia #Senato #ClarityAct #Banche
3/3
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https://www.europesays.com/it/413768/ Spread Btp-Bund a 91 punti base, rendimenti al 3,91%: oggi Bot in asta #accise #btp #bund #Cronaca #Finanza #gas #Headlines #IT #Italia #Italy #News #Notizie #NotizieDiCronaca #NotiziePrincipali #NotizieDiCronaca #NotiziePrincipali #spread #Titoli #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiCronaca #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiCronaca #UltimeNotizieEnewsDiOggi
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RE: https://www.psicospace.it/schema-ponzi-cos-e-come-funziona/
Lo schema Ponzi è uno dei sistemi fraudolenti più conosciuti.
Eppure, nonostante sia noto, continua a ingannare molte persone.Capirlo non serve solo a riconoscere una truffa, ma anche a distinguere cosa è davvero un investimento da ciò che non lo è.
#SchemaPonzi EducazioneFinanziaria #CapireIlDenaro #Investimenti #Finanza #Economia #TruffeFinanziarie
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https://www.europesays.com/it/410975/ Remo Ruffini entra nel gruppo Da Vittorio #Affari #Affari(generico) #AffariEFinanza #Business #DaVittorio #Economia #Finanza(generico) #gastronomia #GiorgioLazzari #IT #Italia #Italy #Moncler #TempoLibero #turismo #VittorioCerea
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I discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli
Prendendo in esame la politica culturale di Milano tra anni Settanta e Ottanta, non possiamo non verificare come essa venne egemonizzata da due personalità di spicco del PSI: Aldo Aniasi, eletto sindaco di Milano il 16 novembre 1967, e restato in carica per tre mandati fino al 12 maggio 1976, al quale succedette Carlo Tognoli, rimasto in carica sino al 19 dicembre 1986. Vero spartiacque nella storia amministrativa di palazzo Marino, tuttavia, furono le elezioni del 1975 che segnarono una netta vittoria del PCI il cui gruppo consiliare risultò ampliato di sei unità, passando dalle 19 del mandato precedente, alle 25, effetto di un aumento percentuale di sette punti rispetto alle elezioni comunali del 1970. Elezioni che, del resto, videro per la prima volta la presenza del cartello politico di Democrazia Proletaria, formato da Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, il Movimento Studentesco, nonché Avanguardia Operaia. In questo clima, che vide in ogni caso la rielezione di Aniasi a sindaco, si profilava uno scenario nebuloso e instabile, con il programma di Giunta sempre soggetto a ritrattazioni e rimodulazioni.
#1967 #1975 #1976 #1977 #1981 #1986 #70 #80 #AldoAniasi #AndreaCapriolo #anni #CarloTognoli #criminalità #culturale #DC #economia #finanza #imprenditori #industria #maggioranza #Milano #PCI #piombo #politica #Psdi #PSI #silenziosa #sindaci #sociale #strategia #tensione #teppismo #terrorismo #violenza
In quegli anni Milano era forse la vera capitale italiana della strategia della tensione: ogni settimana il capoluogo lombardo si trovava suo malgrado a ospitare episodi di violenza politica e a rappresentare la sede privilegiata del processo di costruzione e consolidamento della già citata maggioranza silenziosa, desiderosa di far confluire all’interno di un fronte unico tutte le forze conservatrici e reazionarie della società italiana. A tal proposito, l’obiettivo precipuo del PCI era quello di creare uno schieramento unitario ed il più compatto possibile, aperto anche ai moderati-conservatori, purché manifestamente antifascisti, al fine di scongiurare la formazione di questo fronte compatto delle forze reazionarie. Per pervenire a questo obiettivo, il PCI si schierò a fianco di altre forze antifasciste, all’interno del Comitato Permanente Antifascista per la Difesa dell’Ordine Repubblicano, che si era prodigato in difesa dell’agibilità degli atenei milanesi, quello della Statale in particolare. Si registrava dunque, soprattutto da parte comunista, una tendenza a far coincidere la maggioranza costituzionale e elettorale presente in città con quella consiliare. Secondo Luigi Vertemati e Gianni Cervetti, con l’inizio degli anni Settanta era venuta a formarsi una Giunta tanto “informale” quanto “armonica” – ovvero in grado di lavorare in serenità, seppur le possibili cause di attrito erano ben presenti – composta da Cervetti stesso in qualità di segretario provinciale del PCI, Vertemati come segretario socialista, Colombo come segretario cittadino della DC, Massari come segretario provinciale del PSDI e Aniasi, in qualità di Sindaco.
Non solo “piombo” tuttavia – secondo un recente volume curato da Irene Piazzoni: Milano, durante gli anni Settanta, e nel periodo di avvicendamento tra Aniasi e Tognoli, fu il centro propulsore italiano di nuove sperimentazioni sociali dove, come sottolineava Walter Tobagi in una inchiesta sul “Corriere della sera”, si stava affermando una struttura economica e sociale diversificata che non vedeva più nei grandi capitani d’industria e nelle fabbriche delle periferie della città la grandezza del territorio, ma un “vulcano in ebollizione” costituito da un intricato reticolo di piccole e medie imprese costrette a entrare in relazione con un mondo che ormai poteva definirsi “planetario”: dalle radio di “movimento” (o libere), come Radio Milano International, alle radio commerciali, dai vecchi capitani d’industria, sorti durante il Ventennio, a novelli imprenditori – Berlusconi e Armani su tutti – fino a una precisa riorganizzazione urbanistica, che vide nella Variante generale del 1976-1980 una profonda riorganizzazione territoriale. Questo nuovo piano regolatore, difatti, venne proposto dall’amministrazione comunale per tentare di risanare il tessuto edilizio preesistente, atto anche al recupero delle aree urbane allora in disuso e soggette, come vedremo, a occupazioni abusive; non ultimo, in questa logica, la pianificazione di un decentramento amministrativo degli uffici della pubblica
amministrazione. Allo stesso tempo, il Comune tentò di attuare un progetto di miglioramento della vita quotidiana dei cittadini: progetto un processo di calmierazione degli affitti attraverso l’istituzione dell’Istituto case popolari, e cercò di migliorare la viabilità urbana dando avvio nel 1979 al prolungamento delle metropolitane 1 e 2, nonché impostando i lavori per la terza linea, che venne aperta solo un decennio più tardi, nel 1990; nel 1980-1981, infine, l’amministrazione di Tognoli concentrò le proprie finanze per la municipalizzazione del gas e nella metanizzazione utile a ridurre l’inquinamento atmosferico.
Anche la cultura stava rapidamente cambiando; se interventi come la “Mostra incessante per il Cile” organizzata nel corso di 5 anni presso la Galleria di Porta Ticinese di Gigliola Rovasino – vero e proprio centro di ricerca autogestito e autofinanziato per l’arte “impegnata”, i vari murales che organizzazioni della sinistra giovanile dipingevano sui muri del centro cittadino, come quelli fatti dal Collettivo Pittori di Porta Ticinese o dal Gruppo Femminista per il salario domestico, o i momenti di appropriazione urbana attraverso la pratica artistica – Franco Mazzucchelli, solo per citare una delle esperienze più interessanti <112, afferivano ancora a un mondo politicamente connotato, tali momenti convivevano con esperienze del tutto svincolate da una pratica “militante”. Le gallerie private, che sempre maggiormente venivano a caratterizzare la cultura cittadina, fornivano una lettura differente dell’arte degli anni Settanta, passando dall’ospitare artisti tipicamente nazionali, con altri di interesse internazionale: se all’Annunciata di Bruno Grossetti aperta a fine anni Trenta, nel corso dei Settanta, durante l’affiancamento degli figlio Sergio, si proposero mostre di De Pisis, Lilloni, Del Bon, Cassinari, ma anche i “vecchi” surrealisti, nel 1975 alla galleria Salvatore Ala Gordon Matta-Clark proponeva – dopo aver tentato la rimozione di una parte del pavimento dello spazio della galleria via Mameli – “Untitled Wal and Floor Cutting”: un filo d’acciaio installato lungo le pareti dello spazio, che dalla corte d’ingresso passava attraverso finestre e luoghi di servizio. Anche presso Toselli, Michael Asher, nel settembre del 1973 esportava l’intonaco delle pareti interne tramite una sabbiatrice per mostrare le alterazioni subite dalla struttura nel corso del tempo. Come abbiamo visto, dunque, non si può dare una visione unilaterale di quello che avveniva nel campo artistico negli anni Settanta: la figura portata in scena da Crispolti alla Biennale del 1976 – ovvero quella dell’operatore culturale quale “provocatore di autocoscienza culturale altrui” <113 – conviveva con altre esperienze d’arte per l’arte, che si richiamavano alla più classica storia dell’arte dei secoli passati.
Anche il comune, del resto, fece la sua parte in questo campo: l’organizzazione e l’avviamento di nuovi spazi espositivi, come il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, la quale programmazione, dopo la nuova apertura del 1979, fu affidata a Zeno Birolli, Vittorio Gregotti e Germano Celant: uno spazio, e un progetto, “multidisciplinare attento alle interrelazioni della ricerca artistica d’avanguardia con la progettazione architettonica e con gli altri settori della cultura contemporanea, in primo luogo quello letterario” <114, ma aperto anche ai musei stranieri <115. Da ricordare, inoltre, anche la riapertura, il 24 aprile del 1980 – alla presenza del Presidente Pertini – della Pinacoteca Civica (riallestita per l’occasione di Franco Albini, Franca Helg e Antonio Piva). E ancora: gli spazi dell’antico convento delle Stelline di corso Magenta, riutilizzati dal 1980 quale luogo adibito a esposizioni temporanee; il riallestimento e riammodernamento dei sotterranei e del piano terra di Palazzo Reale, che avrebbero dovuto ospitare, ancora, mostre di giovani artisti, ma non solo – come l’ormai celebre “Anni trenta: arte e cultura in Italia” – nell’attesa che i piani superiori del palazzo piermariniano avrebbero potuto ospitare la collezione del CIMAC, il Civico Museo d’Arte contemporanea, che effettivamente venne aperto nel 1984.
Tutto questo ambiente, politico, culturale e sociale, fu il “basso continuo” della politica milanese tra anni Settanta e Ottanta, e occupò le discussioni dell’amministrazione comunale. Interessante a tale proposito vedere come nel 1985 per la casa editrice SugarCo veniva pubblicato il volume “Amare Milano” il quale conteneva le trascrizioni dei discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli dal 1976 al 1984, tramite i quali il Primo cittadino faceva un sunto “morale” <116 dell’anno trascorso. Già nella prefazione al volume, scritta da Alberto Dell’Ora, si faceva un punto sulla situazione di circa dieci anni di governo cittadino, sottolineando come, seppur sotto il profilo terroristico gli anni precedenti furono drammatici, i discorsi di Tognoli “registrano una costante positiva evoluzione economica e sociale della nostra città, un continuo miglioramento del clima generale, nel quale si avvertono ora i riferimenti di una ritrovata solidarietà civile e i segni ceti di una nuova vitalità e di una sicura fiducia nell’economia e nel lavoro” <117. Questa, tuttavia, non è la mia opinione, in quanto, seppur a fasi alterne negli anni – che si manifestano una sorta di ripresa “emotiva” positiva tra il 1977 e il 1980, dopo gli anni forse più drammatici per l’economia cittadina – si evince nelle parole del sindaco un forte senso di scoramento sia in campo economico, che in quello legato alla cultura giovanile e del terrorismo, vere “spine nel fianco” dell’amministrazione comunale anche negli anni Ottanta. Vale la pena, in questo contesto, sottolineare la lunga citazione inerente alla relazione tenuta dal sindaco nel 1976, la quale dava conto di questo clima rovente; discorso tenuto, per altro, lo stesso giorno degli incidenti della prima scaligera: “non trascorre quasi giorno senza che noi dobbiamo lamentare atti di violenza, crimini, intolleranze e arbitri, dove spesso movimenti politici si confondono con espressioni di delinquenza comunque, in un coacervo di propositi il più delle volte insensati. La violenza, la criminalità, il teppismo trovano un terreno favorevole nella crisi in cui ci troviamo. La difesa dell’ordine pubblico diventa difficile malgrado i sacrifici delle forze dell’ordine, cui va la gratitudine della cittadinanza. E tuttavia è giusto ricordare che Milano ha attraversato momenti terribili superandoli con grande forza d’animo, proprio quando sembrava che la nostra città fosse l’epicentro di una rivolta o di un colpo di stato. Oggi è possibile, oltre che opportuno, ripetere l’appello ai cittadini perché non si facciano intimorire, perché accolgano la sfida di chi mira a gettare la città nella paralisi e nel caos, con disprezzo della libertà e della convivenza civile. Siamo convinti che in una società evoluta la violenza alla fine non paga, si ritorce anzi contro chi la promuove. Tuttavia non bisogna mostrarsi deboli, bisogna reagire con fermezza, anche se con giustizia. Ciò non significa invocare la cieca repressione ignorando le cause economiche e sociali dei fenomeni, ma respingere ogni azione eversiva e sovversiva che, lungi dall’affrontare alla radice i problemi, tende a strumentalizzare per fini antidemocratici.” <118.
Se questo il sindaco esprimeva nel 1976, il proclama dell’anno successivo appariva più disteso e di prospettiva ottimista, nonostante il Settantasette milanese aveva visto numerosi episodi di “giustizia proletaria”. Come non ricordare il ferimento di Montanelli e del consigliere comunale democristiano Carlo Arienti, il “12 marzo” milanese, con l’assalto alla sede dell’Assolombarda, che precede di qualche mese la sparatoria di via De Amicis con l’uccisione dell’agente Custra, nonché la morte del vigile urbano Vincenzo Ugga e della giovane Ada Fornaro durante un tentativo di rapina a uno sportello bancario. Così parlava il Primo cittadino nel 1977, ricordando l’anno passato, facendo cenno anche ai “fatti” della Scala: “l’anno scorso, in occasione della festività di Sant’Ambrogio, nel breve indirizzo che rivolsi ai benemeriti, risultava nel complesso prevalente una intonazione pessimistica e di critico realismo” <119, tuttavia, proseguiva ricordando che “a un anno di distanza, il consuntivo che possiamo offrire non può avere i toni dell’ottimismo, ma può portare qualche segno di fiducia. […] questa crisi non ha prodotto quella temuta disgregazione dell’equilibrio sociale e politico che molti avevano pronosticato.” <120. Parole, queste ultime, confermate anche negli anni successivi: nel 1978, Tognoli difatti dichiarava – nonostante avesse dovuto registrare “fenomeni di disgregazione e di violenza” <121 – che “se oggi l’orizzonte è meno fosco, se le ragione della speranza e della fiducia fanno primo sui richiami al pessimismo e alla rassegnazione, ciò non è dovuto al verificarsi di circostanze occasionali ma alla tenace volontà costruttiva dei nostri concittadini, i quali hanno testimoniato nei fatti in questo scorcio di mesi un rigore morale, un impegno civile e sociale, una operosità fervida in tutto all’altezza della storia della nostra città.” <122. Stesso sentimento espresso nel 1979, seppur si ricordava come “il quadro complessivo in cui si svolge la vita nazionale non appare positivo”: “accanto a fenomeni di decadenza” – ricordava Tognoli – “si registrano segni di consolidata ripresa nel campo dell’economia e della vita culturale.” <123, nel tentativo di dare al giovane nuove occasioni di partecipazione alla vita pubblica cittadina, nonché momenti di incontro e di svago <124. Una funzione educativa, quella promossa dall’autorità comunale, che il Primo cittadino espresse anche nel “saluto” del 1980, quando dichiarava come fondamentale eradicare nel giovane la cultura della violenza, e i fattori di
emarginazione ed esclusione sociale che avrebbero potuto creare ingiustizie e tensioni <125. Seppur i proclami degli anni precedenti, dove pareva di cogliere un certo ottimismo del sindaco nei confronti della ripresa economica, anche nei primi Ottanta problemi in questo campo in ogni caso permanevano: Tognoli, infatti, pur palesandosi come fiducioso nei confronti di un rilancio dell’economia cittadina, e nazionale, ricordava nel 1981 che “bisogna praticare seriamente una politica di austerità” <126; il problema che, tuttavia, si palesava come di più difficile eradicazione era la violenza politica giovanile: “Stiamo per lasciarci alle spalle un altro anno di crisi e di difficoltà per il paese e per Milano. Anche nel 1981 violenza e terrorismo hanno accompagnato la nostra vita quotidiana. Delinquenza comune è criminalità politica hanno mietuto vittime innocenti in tutta Italia e nella nostra città, provocando non solo costernazione ma profondo turbamento” <127. Sulla medesima scia degli anni precedenti, il discorso del Primo cittadino del 1982, simbolicamente intitolato “Fare quadrato attorno alle istituzioni”: l’uccisione in quell’anno da parte mafiosa di Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie, colpì profondamente la pubblica opinione italiana; il titolo della prolusione di Tognoli si definiva proprio in questo contesto. Tuttavia, pare di leggere, nelle parole di cordoglio di Tognoli, più che un ricordo alla matrice mafiosa dell’assassinio, un velato richiamo al terrorismo di matrice politica comunista: Dalla Chiesa, del resto, durante gli anni Settanta si prodigò incessantemente per reprimere i disordini movimentati da questo settore sociale, creando anche il Nucleo Speciale Antiterrorismo. Così, difatti, veniva da Tognoli descritto il generale: “un eroe positivo dei nostri tempi, il simbolo della capacità di difesa dello stato dalla offensiva del terrorismo, della criminalità e della mafia” <128. Nella restante parte del discorso, inoltre, nessuna menzione veniva fatta all’ostacolo posto dal generale alle organizzazioni mafiose, ma veniva unicamente ricordata la sua dedizione a combattere il terrorismo politico. Tale richiamo, tuttavia, veniva preso a pretesto da Tognoli per riallacciarsi, ancora una volta, alla crisi economica, nonché sociale e morale, che colpiva in quell’anno la cittadinanza milanese, quasi come se la “devianza” politica definisce le cause della crisi economica. Sebbene il sindaco sottolineava che il settore terziario era in espansione, il comparto industriale si mostrava in profonda crisi: “l’orizzonte dunque non si presenta sereno e tutti i nostri sforzi, nei limiti delle nostre possibilità, devono puntare al risanamento della spesa pubblica e al rilancio degli investimenti.” <129.
[NOTE]
112 Una ricognizione di queste esperienze nella Milano degli anni Settanta la si può trovare nel volume: La parola agli artisti. Arte e impegno a Milano negli anni Settanta, (Lissone, MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, 24 settembre – 25 novembre 2016), a c. di Cristina Casero e Elena Di Raddo, Milano, Postmedia books, 2016. Il volume nient’altro è che la pubblicazione a corredo di una esposizione tenuta a Lissone su tali momenti artistici.
113 Enrico Crispolti, Padiglione Italia, in La Biennale di Venezia 1976. Ambiente, partecipazione, strutture culturali, vol. 1, Venezia, Alfieri, 1976, p. 106.
114 Maria Fratelli, Paolo Rusconi, Mostre e spazi espostivi pubblici a Milano dal 1945, in Storia di Milano. Il Novecento, vol. III, Istituto della Ecnciclopedia italiana, Roma, 1996, p. 445.
115 Irene Piazzoni, Introduzione, in Non solo piombo. Politica e cultura nella Milano degli anni Settanta, a c. di Irene Piazzoni, Milano-Udine, Mimesis, 2017, p. 25
116 Alberto dell’Ora, Il Sant’Ambrogio di un laico, in Amare Milano. Discorsi di Sant’Ambrogio dal 1976 al 1984, Milano, SugarCo Edizioni, 1985, p. 9.
117 Ivi, p, 10.
118 Carlo Tognoli, Una città che guarda al futuro, in Amare Milano, cit., p. 18.
119 Carlo Tognoli, Realismo e fiducia dello spirito ambrosiano, in Amare Milano, cit., p. 27.
120 Ivi, p. 28.
121 Carlo Tognoli, Rigore morale e razionalità costruttiva, in Amare Milano, cit., p. 36.
122 Ivi, p. 35.
123 Carlo Tognoli, Scoprire nuovi valori, in Amare Milano, cit., p. 45.
124 Cfr., ivi, p. 49.
125 Cfr., Carlo Tognoli, Un profondo corso riformatore, in Amare Milano, cit., p. 59.
126 Carlo Tognoli, Rilanciare il ruolo della città, in Amare Milano, cit., p. 68.
127 Ivi, p. 63.
128 Carlo Tognoli, Fare quadrato attorno alle istituzioni, in Amare Milano, cit., p. 73.
129 Ivi, p. 75.
Andrea Capriolo, Manifestazioni artistiche nei centri sociali autogestiti della Milano tra anni Settanta e Ottanta. Dai Circoli del proletariato giovanile al movimento punk, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Udine, 2013 -
I discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli
Prendendo in esame la politica culturale di Milano tra anni Settanta e Ottanta, non possiamo non verificare come essa venne egemonizzata da due personalità di spicco del PSI: Aldo Aniasi, eletto sindaco di Milano il 16 novembre 1967, e restato in carica per tre mandati fino al 12 maggio 1976, al quale succedette Carlo Tognoli, rimasto in carica sino al 19 dicembre 1986. Vero spartiacque nella storia amministrativa di palazzo Marino, tuttavia, furono le elezioni del 1975 che segnarono una netta vittoria del PCI il cui gruppo consiliare risultò ampliato di sei unità, passando dalle 19 del mandato precedente, alle 25, effetto di un aumento percentuale di sette punti rispetto alle elezioni comunali del 1970. Elezioni che, del resto, videro per la prima volta la presenza del cartello politico di Democrazia Proletaria, formato da Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, il Movimento Studentesco, nonché Avanguardia Operaia. In questo clima, che vide in ogni caso la rielezione di Aniasi a sindaco, si profilava uno scenario nebuloso e instabile, con il programma di Giunta sempre soggetto a ritrattazioni e rimodulazioni.
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In quegli anni Milano era forse la vera capitale italiana della strategia della tensione: ogni settimana il capoluogo lombardo si trovava suo malgrado a ospitare episodi di violenza politica e a rappresentare la sede privilegiata del processo di costruzione e consolidamento della già citata maggioranza silenziosa, desiderosa di far confluire all’interno di un fronte unico tutte le forze conservatrici e reazionarie della società italiana. A tal proposito, l’obiettivo precipuo del PCI era quello di creare uno schieramento unitario ed il più compatto possibile, aperto anche ai moderati-conservatori, purché manifestamente antifascisti, al fine di scongiurare la formazione di questo fronte compatto delle forze reazionarie. Per pervenire a questo obiettivo, il PCI si schierò a fianco di altre forze antifasciste, all’interno del Comitato Permanente Antifascista per la Difesa dell’Ordine Repubblicano, che si era prodigato in difesa dell’agibilità degli atenei milanesi, quello della Statale in particolare. Si registrava dunque, soprattutto da parte comunista, una tendenza a far coincidere la maggioranza costituzionale e elettorale presente in città con quella consiliare. Secondo Luigi Vertemati e Gianni Cervetti, con l’inizio degli anni Settanta era venuta a formarsi una Giunta tanto “informale” quanto “armonica” – ovvero in grado di lavorare in serenità, seppur le possibili cause di attrito erano ben presenti – composta da Cervetti stesso in qualità di segretario provinciale del PCI, Vertemati come segretario socialista, Colombo come segretario cittadino della DC, Massari come segretario provinciale del PSDI e Aniasi, in qualità di Sindaco.
Non solo “piombo” tuttavia – secondo un recente volume curato da Irene Piazzoni: Milano, durante gli anni Settanta, e nel periodo di avvicendamento tra Aniasi e Tognoli, fu il centro propulsore italiano di nuove sperimentazioni sociali dove, come sottolineava Walter Tobagi in una inchiesta sul “Corriere della sera”, si stava affermando una struttura economica e sociale diversificata che non vedeva più nei grandi capitani d’industria e nelle fabbriche delle periferie della città la grandezza del territorio, ma un “vulcano in ebollizione” costituito da un intricato reticolo di piccole e medie imprese costrette a entrare in relazione con un mondo che ormai poteva definirsi “planetario”: dalle radio di “movimento” (o libere), come Radio Milano International, alle radio commerciali, dai vecchi capitani d’industria, sorti durante il Ventennio, a novelli imprenditori – Berlusconi e Armani su tutti – fino a una precisa riorganizzazione urbanistica, che vide nella Variante generale del 1976-1980 una profonda riorganizzazione territoriale. Questo nuovo piano regolatore, difatti, venne proposto dall’amministrazione comunale per tentare di risanare il tessuto edilizio preesistente, atto anche al recupero delle aree urbane allora in disuso e soggette, come vedremo, a occupazioni abusive; non ultimo, in questa logica, la pianificazione di un decentramento amministrativo degli uffici della pubblica
amministrazione. Allo stesso tempo, il Comune tentò di attuare un progetto di miglioramento della vita quotidiana dei cittadini: progetto un processo di calmierazione degli affitti attraverso l’istituzione dell’Istituto case popolari, e cercò di migliorare la viabilità urbana dando avvio nel 1979 al prolungamento delle metropolitane 1 e 2, nonché impostando i lavori per la terza linea, che venne aperta solo un decennio più tardi, nel 1990; nel 1980-1981, infine, l’amministrazione di Tognoli concentrò le proprie finanze per la municipalizzazione del gas e nella metanizzazione utile a ridurre l’inquinamento atmosferico.
Anche la cultura stava rapidamente cambiando; se interventi come la “Mostra incessante per il Cile” organizzata nel corso di 5 anni presso la Galleria di Porta Ticinese di Gigliola Rovasino – vero e proprio centro di ricerca autogestito e autofinanziato per l’arte “impegnata”, i vari murales che organizzazioni della sinistra giovanile dipingevano sui muri del centro cittadino, come quelli fatti dal Collettivo Pittori di Porta Ticinese o dal Gruppo Femminista per il salario domestico, o i momenti di appropriazione urbana attraverso la pratica artistica – Franco Mazzucchelli, solo per citare una delle esperienze più interessanti <112, afferivano ancora a un mondo politicamente connotato, tali momenti convivevano con esperienze del tutto svincolate da una pratica “militante”. Le gallerie private, che sempre maggiormente venivano a caratterizzare la cultura cittadina, fornivano una lettura differente dell’arte degli anni Settanta, passando dall’ospitare artisti tipicamente nazionali, con altri di interesse internazionale: se all’Annunciata di Bruno Grossetti aperta a fine anni Trenta, nel corso dei Settanta, durante l’affiancamento degli figlio Sergio, si proposero mostre di De Pisis, Lilloni, Del Bon, Cassinari, ma anche i “vecchi” surrealisti, nel 1975 alla galleria Salvatore Ala Gordon Matta-Clark proponeva – dopo aver tentato la rimozione di una parte del pavimento dello spazio della galleria via Mameli – “Untitled Wal and Floor Cutting”: un filo d’acciaio installato lungo le pareti dello spazio, che dalla corte d’ingresso passava attraverso finestre e luoghi di servizio. Anche presso Toselli, Michael Asher, nel settembre del 1973 esportava l’intonaco delle pareti interne tramite una sabbiatrice per mostrare le alterazioni subite dalla struttura nel corso del tempo. Come abbiamo visto, dunque, non si può dare una visione unilaterale di quello che avveniva nel campo artistico negli anni Settanta: la figura portata in scena da Crispolti alla Biennale del 1976 – ovvero quella dell’operatore culturale quale “provocatore di autocoscienza culturale altrui” <113 – conviveva con altre esperienze d’arte per l’arte, che si richiamavano alla più classica storia dell’arte dei secoli passati.
Anche il comune, del resto, fece la sua parte in questo campo: l’organizzazione e l’avviamento di nuovi spazi espositivi, come il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, la quale programmazione, dopo la nuova apertura del 1979, fu affidata a Zeno Birolli, Vittorio Gregotti e Germano Celant: uno spazio, e un progetto, “multidisciplinare attento alle interrelazioni della ricerca artistica d’avanguardia con la progettazione architettonica e con gli altri settori della cultura contemporanea, in primo luogo quello letterario” <114, ma aperto anche ai musei stranieri <115. Da ricordare, inoltre, anche la riapertura, il 24 aprile del 1980 – alla presenza del Presidente Pertini – della Pinacoteca Civica (riallestita per l’occasione di Franco Albini, Franca Helg e Antonio Piva). E ancora: gli spazi dell’antico convento delle Stelline di corso Magenta, riutilizzati dal 1980 quale luogo adibito a esposizioni temporanee; il riallestimento e riammodernamento dei sotterranei e del piano terra di Palazzo Reale, che avrebbero dovuto ospitare, ancora, mostre di giovani artisti, ma non solo – come l’ormai celebre “Anni trenta: arte e cultura in Italia” – nell’attesa che i piani superiori del palazzo piermariniano avrebbero potuto ospitare la collezione del CIMAC, il Civico Museo d’Arte contemporanea, che effettivamente venne aperto nel 1984.
Tutto questo ambiente, politico, culturale e sociale, fu il “basso continuo” della politica milanese tra anni Settanta e Ottanta, e occupò le discussioni dell’amministrazione comunale. Interessante a tale proposito vedere come nel 1985 per la casa editrice SugarCo veniva pubblicato il volume “Amare Milano” il quale conteneva le trascrizioni dei discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli dal 1976 al 1984, tramite i quali il Primo cittadino faceva un sunto “morale” <116 dell’anno trascorso. Già nella prefazione al volume, scritta da Alberto Dell’Ora, si faceva un punto sulla situazione di circa dieci anni di governo cittadino, sottolineando come, seppur sotto il profilo terroristico gli anni precedenti furono drammatici, i discorsi di Tognoli “registrano una costante positiva evoluzione economica e sociale della nostra città, un continuo miglioramento del clima generale, nel quale si avvertono ora i riferimenti di una ritrovata solidarietà civile e i segni ceti di una nuova vitalità e di una sicura fiducia nell’economia e nel lavoro” <117. Questa, tuttavia, non è la mia opinione, in quanto, seppur a fasi alterne negli anni – che si manifestano una sorta di ripresa “emotiva” positiva tra il 1977 e il 1980, dopo gli anni forse più drammatici per l’economia cittadina – si evince nelle parole del sindaco un forte senso di scoramento sia in campo economico, che in quello legato alla cultura giovanile e del terrorismo, vere “spine nel fianco” dell’amministrazione comunale anche negli anni Ottanta. Vale la pena, in questo contesto, sottolineare la lunga citazione inerente alla relazione tenuta dal sindaco nel 1976, la quale dava conto di questo clima rovente; discorso tenuto, per altro, lo stesso giorno degli incidenti della prima scaligera: “non trascorre quasi giorno senza che noi dobbiamo lamentare atti di violenza, crimini, intolleranze e arbitri, dove spesso movimenti politici si confondono con espressioni di delinquenza comunque, in un coacervo di propositi il più delle volte insensati. La violenza, la criminalità, il teppismo trovano un terreno favorevole nella crisi in cui ci troviamo. La difesa dell’ordine pubblico diventa difficile malgrado i sacrifici delle forze dell’ordine, cui va la gratitudine della cittadinanza. E tuttavia è giusto ricordare che Milano ha attraversato momenti terribili superandoli con grande forza d’animo, proprio quando sembrava che la nostra città fosse l’epicentro di una rivolta o di un colpo di stato. Oggi è possibile, oltre che opportuno, ripetere l’appello ai cittadini perché non si facciano intimorire, perché accolgano la sfida di chi mira a gettare la città nella paralisi e nel caos, con disprezzo della libertà e della convivenza civile. Siamo convinti che in una società evoluta la violenza alla fine non paga, si ritorce anzi contro chi la promuove. Tuttavia non bisogna mostrarsi deboli, bisogna reagire con fermezza, anche se con giustizia. Ciò non significa invocare la cieca repressione ignorando le cause economiche e sociali dei fenomeni, ma respingere ogni azione eversiva e sovversiva che, lungi dall’affrontare alla radice i problemi, tende a strumentalizzare per fini antidemocratici.” <118.
Se questo il sindaco esprimeva nel 1976, il proclama dell’anno successivo appariva più disteso e di prospettiva ottimista, nonostante il Settantasette milanese aveva visto numerosi episodi di “giustizia proletaria”. Come non ricordare il ferimento di Montanelli e del consigliere comunale democristiano Carlo Arienti, il “12 marzo” milanese, con l’assalto alla sede dell’Assolombarda, che precede di qualche mese la sparatoria di via De Amicis con l’uccisione dell’agente Custra, nonché la morte del vigile urbano Vincenzo Ugga e della giovane Ada Fornaro durante un tentativo di rapina a uno sportello bancario. Così parlava il Primo cittadino nel 1977, ricordando l’anno passato, facendo cenno anche ai “fatti” della Scala: “l’anno scorso, in occasione della festività di Sant’Ambrogio, nel breve indirizzo che rivolsi ai benemeriti, risultava nel complesso prevalente una intonazione pessimistica e di critico realismo” <119, tuttavia, proseguiva ricordando che “a un anno di distanza, il consuntivo che possiamo offrire non può avere i toni dell’ottimismo, ma può portare qualche segno di fiducia. […] questa crisi non ha prodotto quella temuta disgregazione dell’equilibrio sociale e politico che molti avevano pronosticato.” <120. Parole, queste ultime, confermate anche negli anni successivi: nel 1978, Tognoli difatti dichiarava – nonostante avesse dovuto registrare “fenomeni di disgregazione e di violenza” <121 – che “se oggi l’orizzonte è meno fosco, se le ragione della speranza e della fiducia fanno primo sui richiami al pessimismo e alla rassegnazione, ciò non è dovuto al verificarsi di circostanze occasionali ma alla tenace volontà costruttiva dei nostri concittadini, i quali hanno testimoniato nei fatti in questo scorcio di mesi un rigore morale, un impegno civile e sociale, una operosità fervida in tutto all’altezza della storia della nostra città.” <122. Stesso sentimento espresso nel 1979, seppur si ricordava come “il quadro complessivo in cui si svolge la vita nazionale non appare positivo”: “accanto a fenomeni di decadenza” – ricordava Tognoli – “si registrano segni di consolidata ripresa nel campo dell’economia e della vita culturale.” <123, nel tentativo di dare al giovane nuove occasioni di partecipazione alla vita pubblica cittadina, nonché momenti di incontro e di svago <124. Una funzione educativa, quella promossa dall’autorità comunale, che il Primo cittadino espresse anche nel “saluto” del 1980, quando dichiarava come fondamentale eradicare nel giovane la cultura della violenza, e i fattori di
emarginazione ed esclusione sociale che avrebbero potuto creare ingiustizie e tensioni <125. Seppur i proclami degli anni precedenti, dove pareva di cogliere un certo ottimismo del sindaco nei confronti della ripresa economica, anche nei primi Ottanta problemi in questo campo in ogni caso permanevano: Tognoli, infatti, pur palesandosi come fiducioso nei confronti di un rilancio dell’economia cittadina, e nazionale, ricordava nel 1981 che “bisogna praticare seriamente una politica di austerità” <126; il problema che, tuttavia, si palesava come di più difficile eradicazione era la violenza politica giovanile: “Stiamo per lasciarci alle spalle un altro anno di crisi e di difficoltà per il paese e per Milano. Anche nel 1981 violenza e terrorismo hanno accompagnato la nostra vita quotidiana. Delinquenza comune è criminalità politica hanno mietuto vittime innocenti in tutta Italia e nella nostra città, provocando non solo costernazione ma profondo turbamento” <127. Sulla medesima scia degli anni precedenti, il discorso del Primo cittadino del 1982, simbolicamente intitolato “Fare quadrato attorno alle istituzioni”: l’uccisione in quell’anno da parte mafiosa di Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie, colpì profondamente la pubblica opinione italiana; il titolo della prolusione di Tognoli si definiva proprio in questo contesto. Tuttavia, pare di leggere, nelle parole di cordoglio di Tognoli, più che un ricordo alla matrice mafiosa dell’assassinio, un velato richiamo al terrorismo di matrice politica comunista: Dalla Chiesa, del resto, durante gli anni Settanta si prodigò incessantemente per reprimere i disordini movimentati da questo settore sociale, creando anche il Nucleo Speciale Antiterrorismo. Così, difatti, veniva da Tognoli descritto il generale: “un eroe positivo dei nostri tempi, il simbolo della capacità di difesa dello stato dalla offensiva del terrorismo, della criminalità e della mafia” <128. Nella restante parte del discorso, inoltre, nessuna menzione veniva fatta all’ostacolo posto dal generale alle organizzazioni mafiose, ma veniva unicamente ricordata la sua dedizione a combattere il terrorismo politico. Tale richiamo, tuttavia, veniva preso a pretesto da Tognoli per riallacciarsi, ancora una volta, alla crisi economica, nonché sociale e morale, che colpiva in quell’anno la cittadinanza milanese, quasi come se la “devianza” politica definisce le cause della crisi economica. Sebbene il sindaco sottolineava che il settore terziario era in espansione, il comparto industriale si mostrava in profonda crisi: “l’orizzonte dunque non si presenta sereno e tutti i nostri sforzi, nei limiti delle nostre possibilità, devono puntare al risanamento della spesa pubblica e al rilancio degli investimenti.” <129.
[NOTE]
112 Una ricognizione di queste esperienze nella Milano degli anni Settanta la si può trovare nel volume: La parola agli artisti. Arte e impegno a Milano negli anni Settanta, (Lissone, MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, 24 settembre – 25 novembre 2016), a c. di Cristina Casero e Elena Di Raddo, Milano, Postmedia books, 2016. Il volume nient’altro è che la pubblicazione a corredo di una esposizione tenuta a Lissone su tali momenti artistici.
113 Enrico Crispolti, Padiglione Italia, in La Biennale di Venezia 1976. Ambiente, partecipazione, strutture culturali, vol. 1, Venezia, Alfieri, 1976, p. 106.
114 Maria Fratelli, Paolo Rusconi, Mostre e spazi espostivi pubblici a Milano dal 1945, in Storia di Milano. Il Novecento, vol. III, Istituto della Ecnciclopedia italiana, Roma, 1996, p. 445.
115 Irene Piazzoni, Introduzione, in Non solo piombo. Politica e cultura nella Milano degli anni Settanta, a c. di Irene Piazzoni, Milano-Udine, Mimesis, 2017, p. 25
116 Alberto dell’Ora, Il Sant’Ambrogio di un laico, in Amare Milano. Discorsi di Sant’Ambrogio dal 1976 al 1984, Milano, SugarCo Edizioni, 1985, p. 9.
117 Ivi, p, 10.
118 Carlo Tognoli, Una città che guarda al futuro, in Amare Milano, cit., p. 18.
119 Carlo Tognoli, Realismo e fiducia dello spirito ambrosiano, in Amare Milano, cit., p. 27.
120 Ivi, p. 28.
121 Carlo Tognoli, Rigore morale e razionalità costruttiva, in Amare Milano, cit., p. 36.
122 Ivi, p. 35.
123 Carlo Tognoli, Scoprire nuovi valori, in Amare Milano, cit., p. 45.
124 Cfr., ivi, p. 49.
125 Cfr., Carlo Tognoli, Un profondo corso riformatore, in Amare Milano, cit., p. 59.
126 Carlo Tognoli, Rilanciare il ruolo della città, in Amare Milano, cit., p. 68.
127 Ivi, p. 63.
128 Carlo Tognoli, Fare quadrato attorno alle istituzioni, in Amare Milano, cit., p. 73.
129 Ivi, p. 75.
Andrea Capriolo, Manifestazioni artistiche nei centri sociali autogestiti della Milano tra anni Settanta e Ottanta. Dai Circoli del proletariato giovanile al movimento punk, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Udine, 2013 -
I discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli
Prendendo in esame la politica culturale di Milano tra anni Settanta e Ottanta, non possiamo non verificare come essa venne egemonizzata da due personalità di spicco del PSI: Aldo Aniasi, eletto sindaco di Milano il 16 novembre 1967, e restato in carica per tre mandati fino al 12 maggio 1976, al quale succedette Carlo Tognoli, rimasto in carica sino al 19 dicembre 1986. Vero spartiacque nella storia amministrativa di palazzo Marino, tuttavia, furono le elezioni del 1975 che segnarono una netta vittoria del PCI il cui gruppo consiliare risultò ampliato di sei unità, passando dalle 19 del mandato precedente, alle 25, effetto di un aumento percentuale di sette punti rispetto alle elezioni comunali del 1970. Elezioni che, del resto, videro per la prima volta la presenza del cartello politico di Democrazia Proletaria, formato da Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, il Movimento Studentesco, nonché Avanguardia Operaia. In questo clima, che vide in ogni caso la rielezione di Aniasi a sindaco, si profilava uno scenario nebuloso e instabile, con il programma di Giunta sempre soggetto a ritrattazioni e rimodulazioni.
#1967 #1975 #1976 #1977 #1981 #1986 #70 #80 #AldoAniasi #AndreaCapriolo #anni #CarloTognoli #criminalità #culturale #DC #economia #finanza #imprenditori #industria #maggioranza #Milano #PCI #piombo #politica #Psdi #PSI #silenziosa #sindaci #sociale #strategia #tensione #teppismo #terrorismo #violenza
In quegli anni Milano era forse la vera capitale italiana della strategia della tensione: ogni settimana il capoluogo lombardo si trovava suo malgrado a ospitare episodi di violenza politica e a rappresentare la sede privilegiata del processo di costruzione e consolidamento della già citata maggioranza silenziosa, desiderosa di far confluire all’interno di un fronte unico tutte le forze conservatrici e reazionarie della società italiana. A tal proposito, l’obiettivo precipuo del PCI era quello di creare uno schieramento unitario ed il più compatto possibile, aperto anche ai moderati-conservatori, purché manifestamente antifascisti, al fine di scongiurare la formazione di questo fronte compatto delle forze reazionarie. Per pervenire a questo obiettivo, il PCI si schierò a fianco di altre forze antifasciste, all’interno del Comitato Permanente Antifascista per la Difesa dell’Ordine Repubblicano, che si era prodigato in difesa dell’agibilità degli atenei milanesi, quello della Statale in particolare. Si registrava dunque, soprattutto da parte comunista, una tendenza a far coincidere la maggioranza costituzionale e elettorale presente in città con quella consiliare. Secondo Luigi Vertemati e Gianni Cervetti, con l’inizio degli anni Settanta era venuta a formarsi una Giunta tanto “informale” quanto “armonica” – ovvero in grado di lavorare in serenità, seppur le possibili cause di attrito erano ben presenti – composta da Cervetti stesso in qualità di segretario provinciale del PCI, Vertemati come segretario socialista, Colombo come segretario cittadino della DC, Massari come segretario provinciale del PSDI e Aniasi, in qualità di Sindaco.
Non solo “piombo” tuttavia – secondo un recente volume curato da Irene Piazzoni: Milano, durante gli anni Settanta, e nel periodo di avvicendamento tra Aniasi e Tognoli, fu il centro propulsore italiano di nuove sperimentazioni sociali dove, come sottolineava Walter Tobagi in una inchiesta sul “Corriere della sera”, si stava affermando una struttura economica e sociale diversificata che non vedeva più nei grandi capitani d’industria e nelle fabbriche delle periferie della città la grandezza del territorio, ma un “vulcano in ebollizione” costituito da un intricato reticolo di piccole e medie imprese costrette a entrare in relazione con un mondo che ormai poteva definirsi “planetario”: dalle radio di “movimento” (o libere), come Radio Milano International, alle radio commerciali, dai vecchi capitani d’industria, sorti durante il Ventennio, a novelli imprenditori – Berlusconi e Armani su tutti – fino a una precisa riorganizzazione urbanistica, che vide nella Variante generale del 1976-1980 una profonda riorganizzazione territoriale. Questo nuovo piano regolatore, difatti, venne proposto dall’amministrazione comunale per tentare di risanare il tessuto edilizio preesistente, atto anche al recupero delle aree urbane allora in disuso e soggette, come vedremo, a occupazioni abusive; non ultimo, in questa logica, la pianificazione di un decentramento amministrativo degli uffici della pubblica
amministrazione. Allo stesso tempo, il Comune tentò di attuare un progetto di miglioramento della vita quotidiana dei cittadini: progetto un processo di calmierazione degli affitti attraverso l’istituzione dell’Istituto case popolari, e cercò di migliorare la viabilità urbana dando avvio nel 1979 al prolungamento delle metropolitane 1 e 2, nonché impostando i lavori per la terza linea, che venne aperta solo un decennio più tardi, nel 1990; nel 1980-1981, infine, l’amministrazione di Tognoli concentrò le proprie finanze per la municipalizzazione del gas e nella metanizzazione utile a ridurre l’inquinamento atmosferico.
Anche la cultura stava rapidamente cambiando; se interventi come la “Mostra incessante per il Cile” organizzata nel corso di 5 anni presso la Galleria di Porta Ticinese di Gigliola Rovasino – vero e proprio centro di ricerca autogestito e autofinanziato per l’arte “impegnata”, i vari murales che organizzazioni della sinistra giovanile dipingevano sui muri del centro cittadino, come quelli fatti dal Collettivo Pittori di Porta Ticinese o dal Gruppo Femminista per il salario domestico, o i momenti di appropriazione urbana attraverso la pratica artistica – Franco Mazzucchelli, solo per citare una delle esperienze più interessanti <112, afferivano ancora a un mondo politicamente connotato, tali momenti convivevano con esperienze del tutto svincolate da una pratica “militante”. Le gallerie private, che sempre maggiormente venivano a caratterizzare la cultura cittadina, fornivano una lettura differente dell’arte degli anni Settanta, passando dall’ospitare artisti tipicamente nazionali, con altri di interesse internazionale: se all’Annunciata di Bruno Grossetti aperta a fine anni Trenta, nel corso dei Settanta, durante l’affiancamento degli figlio Sergio, si proposero mostre di De Pisis, Lilloni, Del Bon, Cassinari, ma anche i “vecchi” surrealisti, nel 1975 alla galleria Salvatore Ala Gordon Matta-Clark proponeva – dopo aver tentato la rimozione di una parte del pavimento dello spazio della galleria via Mameli – “Untitled Wal and Floor Cutting”: un filo d’acciaio installato lungo le pareti dello spazio, che dalla corte d’ingresso passava attraverso finestre e luoghi di servizio. Anche presso Toselli, Michael Asher, nel settembre del 1973 esportava l’intonaco delle pareti interne tramite una sabbiatrice per mostrare le alterazioni subite dalla struttura nel corso del tempo. Come abbiamo visto, dunque, non si può dare una visione unilaterale di quello che avveniva nel campo artistico negli anni Settanta: la figura portata in scena da Crispolti alla Biennale del 1976 – ovvero quella dell’operatore culturale quale “provocatore di autocoscienza culturale altrui” <113 – conviveva con altre esperienze d’arte per l’arte, che si richiamavano alla più classica storia dell’arte dei secoli passati.
Anche il comune, del resto, fece la sua parte in questo campo: l’organizzazione e l’avviamento di nuovi spazi espositivi, come il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, la quale programmazione, dopo la nuova apertura del 1979, fu affidata a Zeno Birolli, Vittorio Gregotti e Germano Celant: uno spazio, e un progetto, “multidisciplinare attento alle interrelazioni della ricerca artistica d’avanguardia con la progettazione architettonica e con gli altri settori della cultura contemporanea, in primo luogo quello letterario” <114, ma aperto anche ai musei stranieri <115. Da ricordare, inoltre, anche la riapertura, il 24 aprile del 1980 – alla presenza del Presidente Pertini – della Pinacoteca Civica (riallestita per l’occasione di Franco Albini, Franca Helg e Antonio Piva). E ancora: gli spazi dell’antico convento delle Stelline di corso Magenta, riutilizzati dal 1980 quale luogo adibito a esposizioni temporanee; il riallestimento e riammodernamento dei sotterranei e del piano terra di Palazzo Reale, che avrebbero dovuto ospitare, ancora, mostre di giovani artisti, ma non solo – come l’ormai celebre “Anni trenta: arte e cultura in Italia” – nell’attesa che i piani superiori del palazzo piermariniano avrebbero potuto ospitare la collezione del CIMAC, il Civico Museo d’Arte contemporanea, che effettivamente venne aperto nel 1984.
Tutto questo ambiente, politico, culturale e sociale, fu il “basso continuo” della politica milanese tra anni Settanta e Ottanta, e occupò le discussioni dell’amministrazione comunale. Interessante a tale proposito vedere come nel 1985 per la casa editrice SugarCo veniva pubblicato il volume “Amare Milano” il quale conteneva le trascrizioni dei discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli dal 1976 al 1984, tramite i quali il Primo cittadino faceva un sunto “morale” <116 dell’anno trascorso. Già nella prefazione al volume, scritta da Alberto Dell’Ora, si faceva un punto sulla situazione di circa dieci anni di governo cittadino, sottolineando come, seppur sotto il profilo terroristico gli anni precedenti furono drammatici, i discorsi di Tognoli “registrano una costante positiva evoluzione economica e sociale della nostra città, un continuo miglioramento del clima generale, nel quale si avvertono ora i riferimenti di una ritrovata solidarietà civile e i segni ceti di una nuova vitalità e di una sicura fiducia nell’economia e nel lavoro” <117. Questa, tuttavia, non è la mia opinione, in quanto, seppur a fasi alterne negli anni – che si manifestano una sorta di ripresa “emotiva” positiva tra il 1977 e il 1980, dopo gli anni forse più drammatici per l’economia cittadina – si evince nelle parole del sindaco un forte senso di scoramento sia in campo economico, che in quello legato alla cultura giovanile e del terrorismo, vere “spine nel fianco” dell’amministrazione comunale anche negli anni Ottanta. Vale la pena, in questo contesto, sottolineare la lunga citazione inerente alla relazione tenuta dal sindaco nel 1976, la quale dava conto di questo clima rovente; discorso tenuto, per altro, lo stesso giorno degli incidenti della prima scaligera: “non trascorre quasi giorno senza che noi dobbiamo lamentare atti di violenza, crimini, intolleranze e arbitri, dove spesso movimenti politici si confondono con espressioni di delinquenza comunque, in un coacervo di propositi il più delle volte insensati. La violenza, la criminalità, il teppismo trovano un terreno favorevole nella crisi in cui ci troviamo. La difesa dell’ordine pubblico diventa difficile malgrado i sacrifici delle forze dell’ordine, cui va la gratitudine della cittadinanza. E tuttavia è giusto ricordare che Milano ha attraversato momenti terribili superandoli con grande forza d’animo, proprio quando sembrava che la nostra città fosse l’epicentro di una rivolta o di un colpo di stato. Oggi è possibile, oltre che opportuno, ripetere l’appello ai cittadini perché non si facciano intimorire, perché accolgano la sfida di chi mira a gettare la città nella paralisi e nel caos, con disprezzo della libertà e della convivenza civile. Siamo convinti che in una società evoluta la violenza alla fine non paga, si ritorce anzi contro chi la promuove. Tuttavia non bisogna mostrarsi deboli, bisogna reagire con fermezza, anche se con giustizia. Ciò non significa invocare la cieca repressione ignorando le cause economiche e sociali dei fenomeni, ma respingere ogni azione eversiva e sovversiva che, lungi dall’affrontare alla radice i problemi, tende a strumentalizzare per fini antidemocratici.” <118.
Se questo il sindaco esprimeva nel 1976, il proclama dell’anno successivo appariva più disteso e di prospettiva ottimista, nonostante il Settantasette milanese aveva visto numerosi episodi di “giustizia proletaria”. Come non ricordare il ferimento di Montanelli e del consigliere comunale democristiano Carlo Arienti, il “12 marzo” milanese, con l’assalto alla sede dell’Assolombarda, che precede di qualche mese la sparatoria di via De Amicis con l’uccisione dell’agente Custra, nonché la morte del vigile urbano Vincenzo Ugga e della giovane Ada Fornaro durante un tentativo di rapina a uno sportello bancario. Così parlava il Primo cittadino nel 1977, ricordando l’anno passato, facendo cenno anche ai “fatti” della Scala: “l’anno scorso, in occasione della festività di Sant’Ambrogio, nel breve indirizzo che rivolsi ai benemeriti, risultava nel complesso prevalente una intonazione pessimistica e di critico realismo” <119, tuttavia, proseguiva ricordando che “a un anno di distanza, il consuntivo che possiamo offrire non può avere i toni dell’ottimismo, ma può portare qualche segno di fiducia. […] questa crisi non ha prodotto quella temuta disgregazione dell’equilibrio sociale e politico che molti avevano pronosticato.” <120. Parole, queste ultime, confermate anche negli anni successivi: nel 1978, Tognoli difatti dichiarava – nonostante avesse dovuto registrare “fenomeni di disgregazione e di violenza” <121 – che “se oggi l’orizzonte è meno fosco, se le ragione della speranza e della fiducia fanno primo sui richiami al pessimismo e alla rassegnazione, ciò non è dovuto al verificarsi di circostanze occasionali ma alla tenace volontà costruttiva dei nostri concittadini, i quali hanno testimoniato nei fatti in questo scorcio di mesi un rigore morale, un impegno civile e sociale, una operosità fervida in tutto all’altezza della storia della nostra città.” <122. Stesso sentimento espresso nel 1979, seppur si ricordava come “il quadro complessivo in cui si svolge la vita nazionale non appare positivo”: “accanto a fenomeni di decadenza” – ricordava Tognoli – “si registrano segni di consolidata ripresa nel campo dell’economia e della vita culturale.” <123, nel tentativo di dare al giovane nuove occasioni di partecipazione alla vita pubblica cittadina, nonché momenti di incontro e di svago <124. Una funzione educativa, quella promossa dall’autorità comunale, che il Primo cittadino espresse anche nel “saluto” del 1980, quando dichiarava come fondamentale eradicare nel giovane la cultura della violenza, e i fattori di
emarginazione ed esclusione sociale che avrebbero potuto creare ingiustizie e tensioni <125. Seppur i proclami degli anni precedenti, dove pareva di cogliere un certo ottimismo del sindaco nei confronti della ripresa economica, anche nei primi Ottanta problemi in questo campo in ogni caso permanevano: Tognoli, infatti, pur palesandosi come fiducioso nei confronti di un rilancio dell’economia cittadina, e nazionale, ricordava nel 1981 che “bisogna praticare seriamente una politica di austerità” <126; il problema che, tuttavia, si palesava come di più difficile eradicazione era la violenza politica giovanile: “Stiamo per lasciarci alle spalle un altro anno di crisi e di difficoltà per il paese e per Milano. Anche nel 1981 violenza e terrorismo hanno accompagnato la nostra vita quotidiana. Delinquenza comune è criminalità politica hanno mietuto vittime innocenti in tutta Italia e nella nostra città, provocando non solo costernazione ma profondo turbamento” <127. Sulla medesima scia degli anni precedenti, il discorso del Primo cittadino del 1982, simbolicamente intitolato “Fare quadrato attorno alle istituzioni”: l’uccisione in quell’anno da parte mafiosa di Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie, colpì profondamente la pubblica opinione italiana; il titolo della prolusione di Tognoli si definiva proprio in questo contesto. Tuttavia, pare di leggere, nelle parole di cordoglio di Tognoli, più che un ricordo alla matrice mafiosa dell’assassinio, un velato richiamo al terrorismo di matrice politica comunista: Dalla Chiesa, del resto, durante gli anni Settanta si prodigò incessantemente per reprimere i disordini movimentati da questo settore sociale, creando anche il Nucleo Speciale Antiterrorismo. Così, difatti, veniva da Tognoli descritto il generale: “un eroe positivo dei nostri tempi, il simbolo della capacità di difesa dello stato dalla offensiva del terrorismo, della criminalità e della mafia” <128. Nella restante parte del discorso, inoltre, nessuna menzione veniva fatta all’ostacolo posto dal generale alle organizzazioni mafiose, ma veniva unicamente ricordata la sua dedizione a combattere il terrorismo politico. Tale richiamo, tuttavia, veniva preso a pretesto da Tognoli per riallacciarsi, ancora una volta, alla crisi economica, nonché sociale e morale, che colpiva in quell’anno la cittadinanza milanese, quasi come se la “devianza” politica definisce le cause della crisi economica. Sebbene il sindaco sottolineava che il settore terziario era in espansione, il comparto industriale si mostrava in profonda crisi: “l’orizzonte dunque non si presenta sereno e tutti i nostri sforzi, nei limiti delle nostre possibilità, devono puntare al risanamento della spesa pubblica e al rilancio degli investimenti.” <129.
[NOTE]
112 Una ricognizione di queste esperienze nella Milano degli anni Settanta la si può trovare nel volume: La parola agli artisti. Arte e impegno a Milano negli anni Settanta, (Lissone, MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, 24 settembre – 25 novembre 2016), a c. di Cristina Casero e Elena Di Raddo, Milano, Postmedia books, 2016. Il volume nient’altro è che la pubblicazione a corredo di una esposizione tenuta a Lissone su tali momenti artistici.
113 Enrico Crispolti, Padiglione Italia, in La Biennale di Venezia 1976. Ambiente, partecipazione, strutture culturali, vol. 1, Venezia, Alfieri, 1976, p. 106.
114 Maria Fratelli, Paolo Rusconi, Mostre e spazi espostivi pubblici a Milano dal 1945, in Storia di Milano. Il Novecento, vol. III, Istituto della Ecnciclopedia italiana, Roma, 1996, p. 445.
115 Irene Piazzoni, Introduzione, in Non solo piombo. Politica e cultura nella Milano degli anni Settanta, a c. di Irene Piazzoni, Milano-Udine, Mimesis, 2017, p. 25
116 Alberto dell’Ora, Il Sant’Ambrogio di un laico, in Amare Milano. Discorsi di Sant’Ambrogio dal 1976 al 1984, Milano, SugarCo Edizioni, 1985, p. 9.
117 Ivi, p, 10.
118 Carlo Tognoli, Una città che guarda al futuro, in Amare Milano, cit., p. 18.
119 Carlo Tognoli, Realismo e fiducia dello spirito ambrosiano, in Amare Milano, cit., p. 27.
120 Ivi, p. 28.
121 Carlo Tognoli, Rigore morale e razionalità costruttiva, in Amare Milano, cit., p. 36.
122 Ivi, p. 35.
123 Carlo Tognoli, Scoprire nuovi valori, in Amare Milano, cit., p. 45.
124 Cfr., ivi, p. 49.
125 Cfr., Carlo Tognoli, Un profondo corso riformatore, in Amare Milano, cit., p. 59.
126 Carlo Tognoli, Rilanciare il ruolo della città, in Amare Milano, cit., p. 68.
127 Ivi, p. 63.
128 Carlo Tognoli, Fare quadrato attorno alle istituzioni, in Amare Milano, cit., p. 73.
129 Ivi, p. 75.
Andrea Capriolo, Manifestazioni artistiche nei centri sociali autogestiti della Milano tra anni Settanta e Ottanta. Dai Circoli del proletariato giovanile al movimento punk, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Udine, 2013 -
I discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli
Prendendo in esame la politica culturale di Milano tra anni Settanta e Ottanta, non possiamo non verificare come essa venne egemonizzata da due personalità di spicco del PSI: Aldo Aniasi, eletto sindaco di Milano il 16 novembre 1967, e restato in carica per tre mandati fino al 12 maggio 1976, al quale succedette Carlo Tognoli, rimasto in carica sino al 19 dicembre 1986. Vero spartiacque nella storia amministrativa di palazzo Marino, tuttavia, furono le elezioni del 1975 che segnarono una netta vittoria del PCI il cui gruppo consiliare risultò ampliato di sei unità, passando dalle 19 del mandato precedente, alle 25, effetto di un aumento percentuale di sette punti rispetto alle elezioni comunali del 1970. Elezioni che, del resto, videro per la prima volta la presenza del cartello politico di Democrazia Proletaria, formato da Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, il Movimento Studentesco, nonché Avanguardia Operaia. In questo clima, che vide in ogni caso la rielezione di Aniasi a sindaco, si profilava uno scenario nebuloso e instabile, con il programma di Giunta sempre soggetto a ritrattazioni e rimodulazioni.
#1967 #1975 #1976 #1977 #1981 #1986 #70 #80 #AldoAniasi #AndreaCapriolo #anni #CarloTognoli #criminalità #culturale #DC #economia #finanza #imprenditori #industria #maggioranza #Milano #PCI #piombo #politica #Psdi #PSI #silenziosa #sindaci #sociale #strategia #tensione #teppismo #terrorismo #violenza
In quegli anni Milano era forse la vera capitale italiana della strategia della tensione: ogni settimana il capoluogo lombardo si trovava suo malgrado a ospitare episodi di violenza politica e a rappresentare la sede privilegiata del processo di costruzione e consolidamento della già citata maggioranza silenziosa, desiderosa di far confluire all’interno di un fronte unico tutte le forze conservatrici e reazionarie della società italiana. A tal proposito, l’obiettivo precipuo del PCI era quello di creare uno schieramento unitario ed il più compatto possibile, aperto anche ai moderati-conservatori, purché manifestamente antifascisti, al fine di scongiurare la formazione di questo fronte compatto delle forze reazionarie. Per pervenire a questo obiettivo, il PCI si schierò a fianco di altre forze antifasciste, all’interno del Comitato Permanente Antifascista per la Difesa dell’Ordine Repubblicano, che si era prodigato in difesa dell’agibilità degli atenei milanesi, quello della Statale in particolare. Si registrava dunque, soprattutto da parte comunista, una tendenza a far coincidere la maggioranza costituzionale e elettorale presente in città con quella consiliare. Secondo Luigi Vertemati e Gianni Cervetti, con l’inizio degli anni Settanta era venuta a formarsi una Giunta tanto “informale” quanto “armonica” – ovvero in grado di lavorare in serenità, seppur le possibili cause di attrito erano ben presenti – composta da Cervetti stesso in qualità di segretario provinciale del PCI, Vertemati come segretario socialista, Colombo come segretario cittadino della DC, Massari come segretario provinciale del PSDI e Aniasi, in qualità di Sindaco.
Non solo “piombo” tuttavia – secondo un recente volume curato da Irene Piazzoni: Milano, durante gli anni Settanta, e nel periodo di avvicendamento tra Aniasi e Tognoli, fu il centro propulsore italiano di nuove sperimentazioni sociali dove, come sottolineava Walter Tobagi in una inchiesta sul “Corriere della sera”, si stava affermando una struttura economica e sociale diversificata che non vedeva più nei grandi capitani d’industria e nelle fabbriche delle periferie della città la grandezza del territorio, ma un “vulcano in ebollizione” costituito da un intricato reticolo di piccole e medie imprese costrette a entrare in relazione con un mondo che ormai poteva definirsi “planetario”: dalle radio di “movimento” (o libere), come Radio Milano International, alle radio commerciali, dai vecchi capitani d’industria, sorti durante il Ventennio, a novelli imprenditori – Berlusconi e Armani su tutti – fino a una precisa riorganizzazione urbanistica, che vide nella Variante generale del 1976-1980 una profonda riorganizzazione territoriale. Questo nuovo piano regolatore, difatti, venne proposto dall’amministrazione comunale per tentare di risanare il tessuto edilizio preesistente, atto anche al recupero delle aree urbane allora in disuso e soggette, come vedremo, a occupazioni abusive; non ultimo, in questa logica, la pianificazione di un decentramento amministrativo degli uffici della pubblica
amministrazione. Allo stesso tempo, il Comune tentò di attuare un progetto di miglioramento della vita quotidiana dei cittadini: progetto un processo di calmierazione degli affitti attraverso l’istituzione dell’Istituto case popolari, e cercò di migliorare la viabilità urbana dando avvio nel 1979 al prolungamento delle metropolitane 1 e 2, nonché impostando i lavori per la terza linea, che venne aperta solo un decennio più tardi, nel 1990; nel 1980-1981, infine, l’amministrazione di Tognoli concentrò le proprie finanze per la municipalizzazione del gas e nella metanizzazione utile a ridurre l’inquinamento atmosferico.
Anche la cultura stava rapidamente cambiando; se interventi come la “Mostra incessante per il Cile” organizzata nel corso di 5 anni presso la Galleria di Porta Ticinese di Gigliola Rovasino – vero e proprio centro di ricerca autogestito e autofinanziato per l’arte “impegnata”, i vari murales che organizzazioni della sinistra giovanile dipingevano sui muri del centro cittadino, come quelli fatti dal Collettivo Pittori di Porta Ticinese o dal Gruppo Femminista per il salario domestico, o i momenti di appropriazione urbana attraverso la pratica artistica – Franco Mazzucchelli, solo per citare una delle esperienze più interessanti <112, afferivano ancora a un mondo politicamente connotato, tali momenti convivevano con esperienze del tutto svincolate da una pratica “militante”. Le gallerie private, che sempre maggiormente venivano a caratterizzare la cultura cittadina, fornivano una lettura differente dell’arte degli anni Settanta, passando dall’ospitare artisti tipicamente nazionali, con altri di interesse internazionale: se all’Annunciata di Bruno Grossetti aperta a fine anni Trenta, nel corso dei Settanta, durante l’affiancamento degli figlio Sergio, si proposero mostre di De Pisis, Lilloni, Del Bon, Cassinari, ma anche i “vecchi” surrealisti, nel 1975 alla galleria Salvatore Ala Gordon Matta-Clark proponeva – dopo aver tentato la rimozione di una parte del pavimento dello spazio della galleria via Mameli – “Untitled Wal and Floor Cutting”: un filo d’acciaio installato lungo le pareti dello spazio, che dalla corte d’ingresso passava attraverso finestre e luoghi di servizio. Anche presso Toselli, Michael Asher, nel settembre del 1973 esportava l’intonaco delle pareti interne tramite una sabbiatrice per mostrare le alterazioni subite dalla struttura nel corso del tempo. Come abbiamo visto, dunque, non si può dare una visione unilaterale di quello che avveniva nel campo artistico negli anni Settanta: la figura portata in scena da Crispolti alla Biennale del 1976 – ovvero quella dell’operatore culturale quale “provocatore di autocoscienza culturale altrui” <113 – conviveva con altre esperienze d’arte per l’arte, che si richiamavano alla più classica storia dell’arte dei secoli passati.
Anche il comune, del resto, fece la sua parte in questo campo: l’organizzazione e l’avviamento di nuovi spazi espositivi, come il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, la quale programmazione, dopo la nuova apertura del 1979, fu affidata a Zeno Birolli, Vittorio Gregotti e Germano Celant: uno spazio, e un progetto, “multidisciplinare attento alle interrelazioni della ricerca artistica d’avanguardia con la progettazione architettonica e con gli altri settori della cultura contemporanea, in primo luogo quello letterario” <114, ma aperto anche ai musei stranieri <115. Da ricordare, inoltre, anche la riapertura, il 24 aprile del 1980 – alla presenza del Presidente Pertini – della Pinacoteca Civica (riallestita per l’occasione di Franco Albini, Franca Helg e Antonio Piva). E ancora: gli spazi dell’antico convento delle Stelline di corso Magenta, riutilizzati dal 1980 quale luogo adibito a esposizioni temporanee; il riallestimento e riammodernamento dei sotterranei e del piano terra di Palazzo Reale, che avrebbero dovuto ospitare, ancora, mostre di giovani artisti, ma non solo – come l’ormai celebre “Anni trenta: arte e cultura in Italia” – nell’attesa che i piani superiori del palazzo piermariniano avrebbero potuto ospitare la collezione del CIMAC, il Civico Museo d’Arte contemporanea, che effettivamente venne aperto nel 1984.
Tutto questo ambiente, politico, culturale e sociale, fu il “basso continuo” della politica milanese tra anni Settanta e Ottanta, e occupò le discussioni dell’amministrazione comunale. Interessante a tale proposito vedere come nel 1985 per la casa editrice SugarCo veniva pubblicato il volume “Amare Milano” il quale conteneva le trascrizioni dei discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli dal 1976 al 1984, tramite i quali il Primo cittadino faceva un sunto “morale” <116 dell’anno trascorso. Già nella prefazione al volume, scritta da Alberto Dell’Ora, si faceva un punto sulla situazione di circa dieci anni di governo cittadino, sottolineando come, seppur sotto il profilo terroristico gli anni precedenti furono drammatici, i discorsi di Tognoli “registrano una costante positiva evoluzione economica e sociale della nostra città, un continuo miglioramento del clima generale, nel quale si avvertono ora i riferimenti di una ritrovata solidarietà civile e i segni ceti di una nuova vitalità e di una sicura fiducia nell’economia e nel lavoro” <117. Questa, tuttavia, non è la mia opinione, in quanto, seppur a fasi alterne negli anni – che si manifestano una sorta di ripresa “emotiva” positiva tra il 1977 e il 1980, dopo gli anni forse più drammatici per l’economia cittadina – si evince nelle parole del sindaco un forte senso di scoramento sia in campo economico, che in quello legato alla cultura giovanile e del terrorismo, vere “spine nel fianco” dell’amministrazione comunale anche negli anni Ottanta. Vale la pena, in questo contesto, sottolineare la lunga citazione inerente alla relazione tenuta dal sindaco nel 1976, la quale dava conto di questo clima rovente; discorso tenuto, per altro, lo stesso giorno degli incidenti della prima scaligera: “non trascorre quasi giorno senza che noi dobbiamo lamentare atti di violenza, crimini, intolleranze e arbitri, dove spesso movimenti politici si confondono con espressioni di delinquenza comunque, in un coacervo di propositi il più delle volte insensati. La violenza, la criminalità, il teppismo trovano un terreno favorevole nella crisi in cui ci troviamo. La difesa dell’ordine pubblico diventa difficile malgrado i sacrifici delle forze dell’ordine, cui va la gratitudine della cittadinanza. E tuttavia è giusto ricordare che Milano ha attraversato momenti terribili superandoli con grande forza d’animo, proprio quando sembrava che la nostra città fosse l’epicentro di una rivolta o di un colpo di stato. Oggi è possibile, oltre che opportuno, ripetere l’appello ai cittadini perché non si facciano intimorire, perché accolgano la sfida di chi mira a gettare la città nella paralisi e nel caos, con disprezzo della libertà e della convivenza civile. Siamo convinti che in una società evoluta la violenza alla fine non paga, si ritorce anzi contro chi la promuove. Tuttavia non bisogna mostrarsi deboli, bisogna reagire con fermezza, anche se con giustizia. Ciò non significa invocare la cieca repressione ignorando le cause economiche e sociali dei fenomeni, ma respingere ogni azione eversiva e sovversiva che, lungi dall’affrontare alla radice i problemi, tende a strumentalizzare per fini antidemocratici.” <118.
Se questo il sindaco esprimeva nel 1976, il proclama dell’anno successivo appariva più disteso e di prospettiva ottimista, nonostante il Settantasette milanese aveva visto numerosi episodi di “giustizia proletaria”. Come non ricordare il ferimento di Montanelli e del consigliere comunale democristiano Carlo Arienti, il “12 marzo” milanese, con l’assalto alla sede dell’Assolombarda, che precede di qualche mese la sparatoria di via De Amicis con l’uccisione dell’agente Custra, nonché la morte del vigile urbano Vincenzo Ugga e della giovane Ada Fornaro durante un tentativo di rapina a uno sportello bancario. Così parlava il Primo cittadino nel 1977, ricordando l’anno passato, facendo cenno anche ai “fatti” della Scala: “l’anno scorso, in occasione della festività di Sant’Ambrogio, nel breve indirizzo che rivolsi ai benemeriti, risultava nel complesso prevalente una intonazione pessimistica e di critico realismo” <119, tuttavia, proseguiva ricordando che “a un anno di distanza, il consuntivo che possiamo offrire non può avere i toni dell’ottimismo, ma può portare qualche segno di fiducia. […] questa crisi non ha prodotto quella temuta disgregazione dell’equilibrio sociale e politico che molti avevano pronosticato.” <120. Parole, queste ultime, confermate anche negli anni successivi: nel 1978, Tognoli difatti dichiarava – nonostante avesse dovuto registrare “fenomeni di disgregazione e di violenza” <121 – che “se oggi l’orizzonte è meno fosco, se le ragione della speranza e della fiducia fanno primo sui richiami al pessimismo e alla rassegnazione, ciò non è dovuto al verificarsi di circostanze occasionali ma alla tenace volontà costruttiva dei nostri concittadini, i quali hanno testimoniato nei fatti in questo scorcio di mesi un rigore morale, un impegno civile e sociale, una operosità fervida in tutto all’altezza della storia della nostra città.” <122. Stesso sentimento espresso nel 1979, seppur si ricordava come “il quadro complessivo in cui si svolge la vita nazionale non appare positivo”: “accanto a fenomeni di decadenza” – ricordava Tognoli – “si registrano segni di consolidata ripresa nel campo dell’economia e della vita culturale.” <123, nel tentativo di dare al giovane nuove occasioni di partecipazione alla vita pubblica cittadina, nonché momenti di incontro e di svago <124. Una funzione educativa, quella promossa dall’autorità comunale, che il Primo cittadino espresse anche nel “saluto” del 1980, quando dichiarava come fondamentale eradicare nel giovane la cultura della violenza, e i fattori di
emarginazione ed esclusione sociale che avrebbero potuto creare ingiustizie e tensioni <125. Seppur i proclami degli anni precedenti, dove pareva di cogliere un certo ottimismo del sindaco nei confronti della ripresa economica, anche nei primi Ottanta problemi in questo campo in ogni caso permanevano: Tognoli, infatti, pur palesandosi come fiducioso nei confronti di un rilancio dell’economia cittadina, e nazionale, ricordava nel 1981 che “bisogna praticare seriamente una politica di austerità” <126; il problema che, tuttavia, si palesava come di più difficile eradicazione era la violenza politica giovanile: “Stiamo per lasciarci alle spalle un altro anno di crisi e di difficoltà per il paese e per Milano. Anche nel 1981 violenza e terrorismo hanno accompagnato la nostra vita quotidiana. Delinquenza comune è criminalità politica hanno mietuto vittime innocenti in tutta Italia e nella nostra città, provocando non solo costernazione ma profondo turbamento” <127. Sulla medesima scia degli anni precedenti, il discorso del Primo cittadino del 1982, simbolicamente intitolato “Fare quadrato attorno alle istituzioni”: l’uccisione in quell’anno da parte mafiosa di Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie, colpì profondamente la pubblica opinione italiana; il titolo della prolusione di Tognoli si definiva proprio in questo contesto. Tuttavia, pare di leggere, nelle parole di cordoglio di Tognoli, più che un ricordo alla matrice mafiosa dell’assassinio, un velato richiamo al terrorismo di matrice politica comunista: Dalla Chiesa, del resto, durante gli anni Settanta si prodigò incessantemente per reprimere i disordini movimentati da questo settore sociale, creando anche il Nucleo Speciale Antiterrorismo. Così, difatti, veniva da Tognoli descritto il generale: “un eroe positivo dei nostri tempi, il simbolo della capacità di difesa dello stato dalla offensiva del terrorismo, della criminalità e della mafia” <128. Nella restante parte del discorso, inoltre, nessuna menzione veniva fatta all’ostacolo posto dal generale alle organizzazioni mafiose, ma veniva unicamente ricordata la sua dedizione a combattere il terrorismo politico. Tale richiamo, tuttavia, veniva preso a pretesto da Tognoli per riallacciarsi, ancora una volta, alla crisi economica, nonché sociale e morale, che colpiva in quell’anno la cittadinanza milanese, quasi come se la “devianza” politica definisce le cause della crisi economica. Sebbene il sindaco sottolineava che il settore terziario era in espansione, il comparto industriale si mostrava in profonda crisi: “l’orizzonte dunque non si presenta sereno e tutti i nostri sforzi, nei limiti delle nostre possibilità, devono puntare al risanamento della spesa pubblica e al rilancio degli investimenti.” <129.
[NOTE]
112 Una ricognizione di queste esperienze nella Milano degli anni Settanta la si può trovare nel volume: La parola agli artisti. Arte e impegno a Milano negli anni Settanta, (Lissone, MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, 24 settembre – 25 novembre 2016), a c. di Cristina Casero e Elena Di Raddo, Milano, Postmedia books, 2016. Il volume nient’altro è che la pubblicazione a corredo di una esposizione tenuta a Lissone su tali momenti artistici.
113 Enrico Crispolti, Padiglione Italia, in La Biennale di Venezia 1976. Ambiente, partecipazione, strutture culturali, vol. 1, Venezia, Alfieri, 1976, p. 106.
114 Maria Fratelli, Paolo Rusconi, Mostre e spazi espostivi pubblici a Milano dal 1945, in Storia di Milano. Il Novecento, vol. III, Istituto della Ecnciclopedia italiana, Roma, 1996, p. 445.
115 Irene Piazzoni, Introduzione, in Non solo piombo. Politica e cultura nella Milano degli anni Settanta, a c. di Irene Piazzoni, Milano-Udine, Mimesis, 2017, p. 25
116 Alberto dell’Ora, Il Sant’Ambrogio di un laico, in Amare Milano. Discorsi di Sant’Ambrogio dal 1976 al 1984, Milano, SugarCo Edizioni, 1985, p. 9.
117 Ivi, p, 10.
118 Carlo Tognoli, Una città che guarda al futuro, in Amare Milano, cit., p. 18.
119 Carlo Tognoli, Realismo e fiducia dello spirito ambrosiano, in Amare Milano, cit., p. 27.
120 Ivi, p. 28.
121 Carlo Tognoli, Rigore morale e razionalità costruttiva, in Amare Milano, cit., p. 36.
122 Ivi, p. 35.
123 Carlo Tognoli, Scoprire nuovi valori, in Amare Milano, cit., p. 45.
124 Cfr., ivi, p. 49.
125 Cfr., Carlo Tognoli, Un profondo corso riformatore, in Amare Milano, cit., p. 59.
126 Carlo Tognoli, Rilanciare il ruolo della città, in Amare Milano, cit., p. 68.
127 Ivi, p. 63.
128 Carlo Tognoli, Fare quadrato attorno alle istituzioni, in Amare Milano, cit., p. 73.
129 Ivi, p. 75.
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