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#ravenna — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #ravenna, aggregated by home.social.

  1. NAKBA

    Piazza del Popolo (RA), venerdì 15 maggio alle ore 18:00 CEST

    Venerdì 15 maggio alle ore 18, saremo in piazza insieme alla rete La via maestra di cui siamo parte per ricordare il 78° anniversario della Nakba per il popolo palestinese.

    La parola Nakba in arabo significa "catastrofe" e con questa parola i palestinesi indicano l'espulsione forzata dalla propria terra iniziata il 15 maggio del 1948, il giorno dopo alla proclamazione dello stato di Israele. Oltre 800.000 palestinesi furono cacciati dalle loro case, l'80% della popolazione dell'epoca, più di 530 villaggi e città distrutte, con massacri e furto di terra che ha reso i palestinesi un popolo profugo. Da allora la Palestina ha subito 78 anni di occupazione militare, massacri, pulizia etnica, apartheid e moltiplicazione delle colonie illegali.

    Da 78 anni i palestinesi insistono a dire che la Nakba non è mai finita, è una realtà quotidiana che va avanti da decenni, non è un evento relegato al passato. Il genocidio in corso a Gaza da 2 anni e mezzo è solo l'ultimo capitolo della Nakba.

    Casa delle Donne Ravenna

    fuorinellanebbia.it/event/nakba

  2. NAKBA

    Piazza del Popolo (RA), venerdì 15 maggio alle ore 18:00 CEST

    Venerdì 15 maggio alle ore 18, saremo in piazza insieme alla rete La via maestra di cui siamo parte per ricordare il 78° anniversario della Nakba per il popolo palestinese.

    La parola Nakba in arabo significa "catastrofe" e con questa parola i palestinesi indicano l'espulsione forzata dalla propria terra iniziata il 15 maggio del 1948, il giorno dopo alla proclamazione dello stato di Israele. Oltre 800.000 palestinesi furono cacciati dalle loro case, l'80% della popolazione dell'epoca, più di 530 villaggi e città distrutte, con massacri e furto di terra che ha reso i palestinesi un popolo profugo. Da allora la Palestina ha subito 78 anni di occupazione militare, massacri, pulizia etnica, apartheid e moltiplicazione delle colonie illegali.

    Da 78 anni i palestinesi insistono a dire che la Nakba non è mai finita, è una realtà quotidiana che va avanti da decenni, non è un evento relegato al passato. Il genocidio in corso a Gaza da 2 anni e mezzo è solo l'ultimo capitolo della Nakba.

    Casa delle Donne Ravenna

    fuorinellanebbia.it/event/nakba

  3. NAKBA

    Piazza del Popolo (RA), venerdì 15 maggio alle ore 18:00 CEST

    Venerdì 15 maggio alle ore 18, saremo in piazza insieme alla rete La via maestra di cui siamo parte per ricordare il 78° anniversario della Nakba per il popolo palestinese.

    La parola Nakba in arabo significa "catastrofe" e con questa parola i palestinesi indicano l'espulsione forzata dalla propria terra iniziata il 15 maggio del 1948, il giorno dopo alla proclamazione dello stato di Israele. Oltre 800.000 palestinesi furono cacciati dalle loro case, l'80% della popolazione dell'epoca, più di 530 villaggi e città distrutte, con massacri e furto di terra che ha reso i palestinesi un popolo profugo. Da allora la Palestina ha subito 78 anni di occupazione militare, massacri, pulizia etnica, apartheid e moltiplicazione delle colonie illegali.

    Da 78 anni i palestinesi insistono a dire che la Nakba non è mai finita, è una realtà quotidiana che va avanti da decenni, non è un evento relegato al passato. Il genocidio in corso a Gaza da 2 anni e mezzo è solo l'ultimo capitolo della Nakba.

    Casa delle Donne Ravenna

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  4. NAKBA

    Piazza del Popolo (RA), venerdì 15 maggio alle ore 18:00 CEST

    Venerdì 15 maggio alle ore 18, saremo in piazza insieme alla rete La via maestra di cui siamo parte per ricordare il 78° anniversario della Nakba per il popolo palestinese.

    La parola Nakba in arabo significa "catastrofe" e con questa parola i palestinesi indicano l'espulsione forzata dalla propria terra iniziata il 15 maggio del 1948, il giorno dopo alla proclamazione dello stato di Israele. Oltre 800.000 palestinesi furono cacciati dalle loro case, l'80% della popolazione dell'epoca, più di 530 villaggi e città distrutte, con massacri e furto di terra che ha reso i palestinesi un popolo profugo. Da allora la Palestina ha subito 78 anni di occupazione militare, massacri, pulizia etnica, apartheid e moltiplicazione delle colonie illegali.

    Da 78 anni i palestinesi insistono a dire che la Nakba non è mai finita, è una realtà quotidiana che va avanti da decenni, non è un evento relegato al passato. Il genocidio in corso a Gaza da 2 anni e mezzo è solo l'ultimo capitolo della Nakba.

    Casa delle Donne Ravenna

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  5. Cutaway of a Byzantine warehouse in Ravenna, Italy, 7th century AD

  6. Palestina e Diritti Umani

    Arci Brigante Pieve Cesato, lunedì 11 maggio alle ore 19:30 CEST

    • 19:30 CENA SOLIDALE per i 32 denunciati del porto di Ravenna, offerta minima 10 €

    • Palestina e Diritti Umani con:

      Carlo Biasioli skipper della "Morgana" della Global Sumud Flotilla

      Linda Maggiori giornalista freelance e attivista per i diritti umani e per la Palestina

    fuorinellanebbia.it/event/pale

  7. Palestina e Diritti Umani

    Arci Brigante Pieve Cesato, lunedì 11 maggio alle ore 19:30 CEST

    • 19:30 CENA SOLIDALE per i 32 denunciati del porto di Ravenna, offerta minima 10 €

    • Palestina e Diritti Umani con:

      Carlo Biasioli skipper della "Morgana" della Global Sumud Flotilla

      Linda Maggiori giornalista freelance e attivista per i diritti umani e per la Palestina

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  8. Palestina e Diritti Umani

    Arci Brigante Pieve Cesato, lunedì 11 maggio alle ore 19:30 CEST

    • 19:30 CENA SOLIDALE per i 32 denunciati del porto di Ravenna, offerta minima 10 €

    • Palestina e Diritti Umani con:

      Carlo Biasioli skipper della "Morgana" della Global Sumud Flotilla

      Linda Maggiori giornalista freelance e attivista per i diritti umani e per la Palestina

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  9. Palestina e Diritti Umani

    Arci Brigante Pieve Cesato, lunedì 11 maggio alle ore 19:30 CEST

    • 19:30 CENA SOLIDALE per i 32 denunciati del porto di Ravenna, offerta minima 10 €

    • Palestina e Diritti Umani con:

      Carlo Biasioli skipper della "Morgana" della Global Sumud Flotilla

      Linda Maggiori giornalista freelance e attivista per i diritti umani e per la Palestina

    fuorinellanebbia.it/event/pale

  10. "Mary Magdalene and the other Mary came to see the tomb. And behold, there was a great earthquake; for an angel of the Lord descended from heaven, approached, rolled back the stone, and sat upon it." (Matt. 28:1-2) S. Apollinare Nuovo, #Ravenna 📷🇮🇹 flic.kr/p/necqUy #photography #Easter #Pasqua #art

    The Empty Tomb (Ravenna, Italy...

  11. Jesus on trial before Pilate, as Pilate washes his hands. Mosaic from Sant'Apollinare Nuovo in #Ravenna, early 6th century. 📷🇮🇹 flic.kr/p/FycnST #photography #GoodFriday #HolyWeek #art #Italy

    Jesus before Pilate (Ravenna, ...

  12. A partire dai fatti di Genova l’antifascismo è diventato il sale della democrazia

    Nei giorni successivi [primi di luglio 1960] divenne chiaro che Genova, anziché essere il culmine della violenza, era solo l’inizio. I disordini e gli scioperi toccarono diverse città in tutta Italia. Il governo inasprì il suo comportamento. E le ragioni dei dimostranti si declinarono con diverse modalità a seconda dei contesti. Palermo e Licata, dove il ritardo e il disagio economico avevano raggiunto livelli insopportabili, versavano in condizioni particolarmente gravi. In situazioni del genere bastava poco per scatenare la rabbia popolare. In Sicilia, quindi, si saldavano elementi della politica nazionale e locale. Secondo Tambroni, il Pci era pronto a sfruttare queste dimostrazioni di natura sindacale per screditare ulteriormente il governo e la Dc. C’è da dire, poi, che la polizia, dopo la “sconfitta” di Genova, intendeva rifarsi. In quell’occasione, come ha notato Accame, «non si poteva sparare per difendere i fascisti» <138. Ma di fronte agli eventi successivi, il Viminale avrebbe dimostrato di essere pronto ad usare la forza. Per il 6 luglio, il Consiglio federativo della Resistenza – creato a Genova – promosse un raduno a Porta San Paolo a Roma. Nonostante fosse stato proibito il giorno stesso dalla prefettura, il comizio ebbe luogo. Il segretario d’ambasciata [degli Stati Uniti] Lister si trovò casualmente nel bel mezzo degli scontri, e il suo racconto quasi in presa diretta ci restituisce il clima dell’epoca. Stando al suo resoconto, la situazione apparve subito estremamente caotica: manifestanti che si impadronivano dei filobus, raffiche di pietre, urla, cariche della polizia. Poi l’arrivo della cavalleria e la fuga. I tanti ragazzi presenti venivano liquidati come «giovani gangster forse assunti per l’occasione». Tuttavia, uno degli aspetti che più aveva colpito l’ufficiale dell’ambasciata era la scomparsa «dell’apatia della base di dieci anni prima». Chi aveva preso parte alla rivolta «sentiva l’entusiasmo di “avere fatto qualcosa” contro il governo» <139.
    Dopo i fatti di Porta San Paolo vennero indetti numerosi scioperi dalle Camere del Lavoro. Tra le varie città, Napoli, Parma, Bologna, Ravenna e Reggio Emilia si fermarono il 7 luglio 1960. Proprio Reggio avrebbe drammaticamente legato il suo nome a quella data. La questura aveva concesso l’autorizzazione a svolgere un comizio, a patto che si tenesse all’interno, precisamente nella sala Verdi (600 posti) del teatro Ariosto. Com’era prevedibile, la folla si stava accalcando già diverse ore prima dell’inizio, ed era immensamente superiore alla capienza della sala: circa seimila persone. Nella centrale piazza della Libertà, in attesa del comizio, la tensione tra forze dell’ordine e manifestanti era cresciuta. Le cronache dell’epoca non lasciano dubbi sulle reazioni spropositate degli agenti. Il fuoco aperto sui dimostranti durò venti minuti. Afro Tondelli, poco prima di morire, disse alla moglie di aver visto l’uomo che gli aveva sparato: «prendeva la mira come se fosse a caccia». La drammatica sequenza fotografica apparve su «Paese Sera» <140. Difficilmente i cinque morti lasciati sul campo – manifestanti tra i 19 e i 41 anni – possono trovare una qualche giustificazione. La spiegazione più convincente e scevra da ideologie è, a nostro avviso, quella di Radi, che ha posto l’accento sull’adunata antifascista del 4 luglio, davanti alla sede del Msi reggiano. Quel giorno, molti agenti erano rimasti contusi, e si era creato nei reparti «il proposito di rifarsi, di dare una lezione» <141. Il tenente colonnello dei carabinieri Giudici, il questore e il prefetto dichiararono che il 7 luglio nessuno aveva dato l’ordine di sparare. Il questore Greco ricordava la presenza di fitte sassaiole e insulti contro gli agenti. Con ogni probabilità, a Reggio, la situazione locale era già molto tesa e qualcuno perse il controllo. La città emiliana era «un contesto politico e sociale quasi unico nel Paese» <142, dove le contrapposizioni trovarono un terreno fertile. Più che ipotizzare disordini organizzati da Mosca o degenerazioni squadriste, ci sembra ragionevole pensare a poliziotti in cerca di rivincita.
    Dopo il tragico bilancio di sangue di Reggio Emilia, fu ancora la Sicilia ad essere tristemente protagonista: il giorno seguente, durante manifestazioni legate allo sciopero generale, ci furono tre vittime a Palermo e una a Catania <143. Il numero dei morti saliva a dieci. Anche in questo frangente, non è privo di significato sottolineare la vicinanza tra il punto di vista delle forze dell’ordine e dei funzionari americani, tanto dell’ambasciata quanto del Dipartimento di Stato. Lanciando pietre e altri oggetti, i dimostranti – si legge in un commento – avevano «costretto la polizia ad usare le mitragliatrici». Di fronte alle «dure provocazioni», la polizia si stava addirittura comportando con «grande moderazione [considerable restraint]». Il governo e il suo braccio armato, secondo queste analisi, sarebbero riusciti senza problemi a «domare la tempesta politica in atto», almeno per il momento <144.
    Restano da capire le intenzioni e i margini di manovra dei due “contendenti”: il fronte antifascista e Tambroni. Nella storiografia non sono mancate le interpretazioni anche molto distanti tra loro, e grazie ai documenti americani è possibile aggiungere un ulteriore tassello alla ricostruzione degli eventi. Gli antifascisti più attivi erano, com’è noto, socialisti e comunisti. I rapporti tra i due partiti, da tempo non idilliaci, si raffreddarono ulteriormente al momento di “capitalizzare” le proteste di piazza. Basta guardare quanto scrisse Nenni sul suo diario, il 3 luglio ’60: la vittoria di Genova era usata dai comunisti «in termini di frontismo, di ginnastica rivoluzionaria, di vittoria di piazza, tutto il bagaglio estremista che pagammo caro nel 1919» <145. Secondo il leader socialista i fatti di quei giorni erano da intendersi come stimoli per la svolta a sinistra, non certo per una contrapposizione violenta. Nei dispacci dell’ambasciata si riconosceva il grande appeal dell’antifascismo ma l’attenzione era perlopiù concentrata sull’abilità del Pci nello sfruttare la situazione. I comunisti – citiamo da un documento inedito americano – erano riusciti a creare un «nuovo mito, un vero e proprio articolo di fede: le forze armate clerico-fasciste avevano attaccato una manifestazione pacifica di operai e altri elementi democratici». La speranza degli Usa, comunque, era l’isolamento di comunisti e neofascisti per coinvolgere tutti i partiti anti-totalitari e arrivare ad un governo di elementi moderati <146. Si capisce, in questo senso, il disorientamento generato da un governo col sostegno dei neofascisti e duramente osteggiato, in primis, da socialisti e comunisti. Alla tesi del complotto sovietico, denunciato da Tambroni, non venne mai dato molto credito <147. Inoltre, sembrava «altamente improbabile» che il Pci volesse minacciare un’insurrezione. L’unico risultato che poteva ottenere, visti i livelli di tensione raggiunti, era la soppressione del partito per attività illegali <148. La dirigenza era ben lontana dal minacciare un’insurrezione, ma questo non significava l’assenza di pulsioni violente o l’estraneità all’organizzazione delle rivolte, come è stato scritto <149. Recentemente, grazie alla testimonianza di un ex dirigente di alto livello come Luciano Barca, è stata sottolineata l’attenta regia comunista delle manifestazioni <150. Il principale problema dei vertici di partito era «frenare un movimento che vuol procedere oltre la mobilitazione di piazza» <151. Lo stesso Togliatti prese le distanze dai compagni più estremisti intenzionati a portare fino in fondo lo scontro. In questo senso può essere letta l’accettazione della tregua – proposta dal presidente del Senato Merzagora – da parte del segretario del partito comunista <152. Del resto, furono proprio i dirigenti di Pci e Cgil a dichiarare che il movimento, fin da Genova, era sfuggito loro di mano.
    L’insoddisfazione dell’avanguardia leninista risiedeva nel fatto che, malgrado gli sforzi profusi, Tambroni era ancora al suo posto. Armando Cossutta confessò la fatica a sedare gli animi di chi intendeva continuare lo scontro nelle piazze, senza curarsi dell’opinione dei vertici o addirittura senza conoscere gli stessi dirigenti <153. Secondo questa lettura, la Dc era una forma mascherata di fascismo. Di più. Era il vero fascismo, il referente dei ceti dominanti in grado di mobilitare un apparato repressivo e autoritario. Quindi la Resistenza doveva continuare ad ogni costo la sua lotta antifascista <154.
    Il movimento del 30 giugno si proponeva di combattere la confusione tra potere fittizio, cioè «l’ombra del potere rappresentato dal seggio parlamentare» e potere reale, costituito dal «controllo operaio delle fabbriche». Contro il «cretinismo parlamentare» e il «rivendicazionismo spicciolo». Chi aveva creduto di utilizzare la protesta a scopi dimostrativi rimase deluso. L’anonimo operaio redattore del documento scrive: «non si poteva più comandarci a bacchetta, valutando che la nostra collera potesse sfogarsi nel corteo approvato dalla prefettura». Gli stati maggiori della sinistra, che tuonavano contro il revisionismo, erano in realtà «peggiori dei revisionisti». In questo scollamento tra partito comunista legalitario e classe operaia rivoluzionaria, Baget Bozzo ha individuato l’inizio del movimentismo extra-parlamentare <155. Le pur legittime richieste di cambiamento venivano inghiottite dai movimenti estremisti.
    A partire dai fatti di Genova l’antifascismo è diventato il sale della democrazia. E se all’inizio era stato il partito socialista a trarre i maggiori vantaggi, intanto il Pci «usciva dall’angolo» e conquistava il ruolo di componente irrinunciabile della politica nazionale. Da quel momento si insinuava il dubbio che anticomunismo e democrazia non potessero convivere pacificamente. Chi si esprimeva diversamente attirava sospetti di fascismo <156. Si tratta di un passaggio decisivo per la cultura politica del nostro Paese. Alla luce di queste considerazioni, il mito dei ragazzi con le “magliette a strisce”, su cui ha prosperato la prima storiografia sui fatti di Genova (ma anche tante opere successive), va in buona parte ridimensionato. Certamente, a quindici anni dalla guerra, l’Italia nuova dei giovani, alla ricerca di un «momento positivo», si faceva sentire. Ma il luglio ’60, nel bene e nel male, andò al di là di qualsiasi previsione <157.
    [NOTE]
    138 G. Formigoni, A. Guiso (a cura di), Tambroni e la crisi del 1960, cit., p. 379. Accame ipotizza addirittura che il ministero degli Interni, a Genova, lasciò «mano libera ai comunisti». Sul sentimento di «rivincita» della polizia si veda G. Baget Bozzo, Il partito cristiano e l’apertura a sinistra, cit., p. 294.
    139 The Porta San Paolo riot, G. Lister (First Secretary of Embassy) to the Department of State, July 21, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917, 765.00/7-2160. Sulla guida comunista delle manifestazioni di Roma si veda G. Mammarella, L’Italia contemporanea, cit., p. 260.
    140 V. Notarnicola, Venti minuti di fuoco fra la polizia e i dimostranti in piazza della Libertà, «Corriere della Sera», 8 luglio 1960. Per le reazioni di parte comunista si vedano le foto pubblicate su «Paese Sera», 12 luglio 1960 e il commento alla registrazione degli scontri (27 minuti): Abbiamo ascoltato la registrazione di Reggio Emilia, «Paese Sera», 14 luglio 1960.
    141 L. Radi, Tambroni trent’anni dopo, cit., pp. 111-113. Sul proposito di rivincita dei poliziotti reggiani, si veda l’interessante testimonianza di Italo Bonezzi (autista del servizio pubblico) al processo, riportata in P.G. Murgia, Il
    luglio 1960, cit., p. 126.
    142 P. Cooke, Luglio 1960, cit., p. 105.
    143 Sui fatti di Catania si veda A. Miccichè, Catania, luglio ’60, Ediesse, Roma, 2010.
    144 Italian situation, H. McBride to F. Kohler, July 8, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917.
    145 P. Nenni, Gli anni del centro sinistra. Diari 1957-1966, Sugarco, Milano, 1982, p. 129.
    146 Communist-led rioters succeed, cit.; The present disorders in Italy, H. Cumming (Department of State, Director of Intelligence and Research) to the Secretary of State, July 8, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917. Sui timori per una deriva autoritaria di destra si veda U.S. Policy toward Italy, July 13, 1960, DDEL, WHO, Office of the Special Assistant for National Security Affairs, Records 1952-1961, NSC Series, Briefing notes Subseries, Box 11, f. Italian political situation and U.S. Policy toward Italy, 1953-60.
    147 Central Intelligence Bulletin, CIA, July 8, 1960, CIA-RDP79T00975A005200070001-6, NARA, CIA Records Search Tool ( d’ora in poi CREST); L. Nuti, Gli Stati Uniti e l’apertura a sinistra, cit., p. 295.
    148 Severe Communist-led rioting in Italy threatens life of Tambroni government, F. Kohler to the Secretary of State, July 8, 1960, NARA, RG 59, CDF, Box 1917. Tambroni avrebbe poi esposto nella seduta del 14 luglio alla Camera la sua versione più critica nei confronti del complotto comunista, si veda AP, CdD, III Legislatura, Discussioni, Seduta pomeridiana del 14 luglio 1960, pp. 15963-15970.
    149 Pur cogliendo l’ambivalenza del Pci, Cooke non convince quando liquida la strategia togliattiana in poche righe e senza argomentazioni. Tale strategia, scrive, «non permette l’identificazione del suo partito con la violenza e l’insurrezione», si veda P. Cooke, Luglio 1960, cit., p. 43. Se il giudizio sulle tendenze rivoluzionarie è consolidato, altrettanto non può dirsi per l’uso della violenza. Utile in proposito la lettura del quotidiano comunista e le frequenti dispute con i socialisti nei mesi di giugno-luglio ’60.
    150 L. Barca, Cronache dall’interno del vertice del Pci, vol. I, Con Togliatti e Longo, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2005, pp. 235-238.
    151 P. Di Loreto, La difficile transizione, cit., p. 387; N. Minuzzo, L’aria del ’48, «L’Europeo», 17 luglio 1960.
    152 G. Baget Bozzo, Il partito cristiano e l’apertura a sinistra, cit., p. 294; Anche i funzionari americani notarono questo aspetto: «l’accettazione comunista della proposta di tregua di Merzagora è una prova forte del fatto che il Pci starà attento a non andare oltre i limiti della violenza che ha già raggiunto», si veda Severe Communist-led rioting, cit.
    153 P. Di Loreto, La difficile transizione, cit., pp. 387-388.
    154 Si veda L. Radi, Tambroni trent’anni dopo, cit., pp. 126-127; G. Baget Bozzo, recensione a P. Cooke, Luglio 1960, cit., 25 maggio 2001, http://www.ragionpolitica.it/testo.92.html. La necessità di portare a termine la nuova Resistenza e la continuità tra fascismo, Dc e Chiesa cattolica sono elementi ricorrenti nel lavoro di Murgia, secondo il quale Tambroni «è un frutto maturato nel giardino clericale», P.G. Murgia, Il luglio 1960, cit., p. 170.
    155 Citazioni tratte da Movimento 30 giugno, Genova, 1960, in P. Cooke, Luglio 1960, cit., pp. 132-143. Le osservazioni di Baget Bozzo sono su http://www.ragionpolitica.it/testo.92.html
    156 Un esempio eclatante di questo clima è il libro di Murgia, apparso nel 1968, si veda P.G. Murgia, Il luglio 1960, cit., pp. 111-112. Osservazioni pregevoli su questo in E. Galli della Loggia, La perpetuazione del fascismo e della sua minaccia come elemento strutturale della lotta politica nell’Italia repubblicana, in E. Galli della Loggia, L. Di Nucci (a cura di), Due nazioni. Legittimazione e delegittimazione nella storia dell’Italia contemporanea, Il Mulino, Bologna, 2003, pp. 248-252. Si veda anche R. Pertici, Il vario anticomunismo italiano (1936-1960): lineamenti di una storia, in E. Galli della Loggia, L. Di Nucci (a cura di), Due nazioni, cit., pp. 331-332.
    157 Sui grandi cambiamenti legati al boom economico e sull’attesa di qualcosa di nuovo si vedano G. Crainz, Storia del miracolo italiano, cit., pp. 173-174; G. Tamburrano, Storia e cronaca del centro-sinistra, Rizzoli, Milano, 1990, pp. 91-92. Secondo il giornalista comunista Falaschi nel luglio ’60 si possono individuare i prodromi del ’68 e dell’autunno caldo, si veda G. Formigoni, A. Guiso (a cura di), Tambroni e la crisi del 1960, cit., p. 383.
    Federico Robbe, Gli Stati Uniti e la Destra italiana negli anni Cinquanta, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2009-2010

    #1960 #3 #30 #6 #8 #AfroTondelli #ambasciata #antifascisti #Bologna #camere #comunisti #cortei #FedericoRobbe #FernandoTambroni #Genova #giugno #governo #lavoro #Licata #luglio #morti #MSI #Napoli #neofascisti #Parma #Piazza #polizia #Ravenna #ReggioEmilia #repressione #Roma #scioperi #socialisti #StatiUniti #violenze
  13. #Piombino (FSRU): Nave rigassificatrice BW Singapore (Snam), capacità 5 miliardi m³/anno; scarichi USA frequenti per flessibilità offshore.

    #Livorno (OLT Toscana): FSRU galleggiante (Snam 49%), 3,75 miliardi m³/anno; primo hub per navi USA da 2023.

    #Ravenna (offshore): Nuova FSRU BW Singapore (Snam), 5 miliardi m³/anno attiva dal 2025; prioritaria per GNL extra-UE inclusi USA.

    #GNL #USA

  14. I terminali di rigassificazione italiani che gestiscono il GNL statunitense sono principalmente Piombino, Livorno, Ravenna, Panigaglia e Rovigo, gestiti da Snam e società collegate.

    #GNL #USA #Piombino #Ravenna #Panigaglia #Rovigo

  15. Saints Perpetua and Felicity. Mosaic from the church of Sant'Apollinary Nuovo in #Ravenna. 6th century #Byzantine redecoration after seizure from the Arians. The saints are processing towards the Virgin Mary and Christ child. 📷🇮🇹 flic.kr/p/GR3Pvb #photography #art #Italy #LateAntiquity #travel

    Saints Perpetua and Felicity (...

  16. Incontrare il mondo per salvare il Pianeta

    Casa delle Donne - Ravenna, giovedì 26 febbraio alle ore 20:30 CET

    Fare rete tra popoli, movimenti e comunità per affrontare la crisi climatica globale

    La serata nasce dall’esperienza della COP30 di Belém, il vertice sul clima che si è svolto nel novembre 2025 in Brasile. Accanto al summit ufficiale dei governi – giudicato dai promotori ancora troppo condizionato dagli interessi dell’industria fossile – si è sviluppato un “Vertice dei Popoli”, spazio di confronto tra realtà sociali e ambientali provenienti da tutto il mondo.

    Proprio da quell’esperienza prende forma l’iniziativa ravennate, che punta a condividere testimonianze dirette e a rilanciare un impegno collettivo sul territorio. Interverranno Renato Di Nicola della Campagna Per il Clima Fuori dal Fossile, Michela Piccoli del movimento Mamme No Pfas e Claudia Terra, ricercatrice e attivista.

    Casa delle Donne Ravenna

    Coordinamento ravennate Per il Clima – Fuori dal Fossile

    fuorinellanebbia.it/event/inco

  17. Ragazze per sempre

    Biblioteca “Terzo Casadio”, venerdì 27 febbraio alle ore 20:30 CET

    proiezione di “Ragazze per sempre”, docufilm scritto e diretto da Giuseppe Masetti e dedicato al ruolo delle giovani donne nella Resistenza ravennate.

    “Parlammo con loro scoprendo ogni giorno di più che le loro idee erano anche le nostre. Poi partì anche mio fratello. Noi ragazze incominciammo una alla volta a lottare con loro. La nostra fede e la nostra decisione aumentavano ad ogni rischio superato. Dai servizi più semplici ed umili passammo gradatamente a quelli più delicati e pericolosi. Poi imparammo anche a maneggiare le armi. Ora siamo in linea con loro. E ci sembra la cosa più naturale del mondo”.

    Il passaggio, tratto da “Radio VIII Armata” e trasmesso nel ravennate all’inizio del 1945, introduce il cuore del racconto.

    Il filmato, della durata di 65 minuti, si avvale dei materiali d’archivio conservati presso l’Istituto storico della resistenza di Ravenna, l’Istituto LUCE, l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (AAMOD) di Roma, intercalati da riprese sul campo nei paesaggi di memoria, intende portare lo spettatore a contatto con i sentimenti e le passioni civili che durante la guerra animarono le protagoniste dei Gruppi di Difesa della Donna e di assistenza ai Combattenti, maturando percorsi di emancipazione che avrebbero poi trovato seguito nella Costituzione repubblicana e nelle battaglie civili del dopoguerra.

    La voce off di Elena Bucci (“Le belle bandiere”) che accompagna tutto il filmato, unitamente alle riprese video curate da Shilan Shamil dello Studio Biroke, rendono del tutto attuale e stimolante la riflessione su una storia di genere che tutti dovrebbero conoscere.

    fuorinellanebbia.it/event/raga

  18. CURA E SOLIDARIETÀ NON SONO REATO

    Ospedale Santa Maria delle Croci - ingresso via Missiroli, giovedì 26 febbraio alle ore 13:30 CET

    Flash Mob davanti ai Pronto Soccorso di

    • Faenza: 14:00

    • Ravenna: 13:30

    Contro il bando di Israele alle ONG che non forniscono il nome del personale palestinese, contro ddl antisemitismo e decreto sicurezza

    fuorinellanebbia.it/event/cura

  19. CURA E SOLIDARIETÀ NON SONO REATO

    Ospedale Santa Maria delle Croci - ingresso via Missiroli, giovedì 26 febbraio alle ore 13:30 CET

    Flash Mob davanti ai Pronto Soccorso di

    • Faenza: 14:00

    • Ravenna: 13:30

    Contro il bando di Israele alle ONG che non forniscono il nome del personale palestinese, contro ddl antisemitismo e decreto sicurezza

    fuorinellanebbia.it/event/cura

  20. CURA E SOLIDARIETÀ NON SONO REATO

    Ospedale Santa Maria delle Croci - ingresso via Missiroli, giovedì 26 febbraio alle ore 13:30 CET

    Flash Mob davanti ai Pronto Soccorso di

    • Faenza: 14:00

    • Ravenna: 13:30

    Contro il bando di Israele alle ONG che non forniscono il nome del personale palestinese, contro ddl antisemitismo e decreto sicurezza

    fuorinellanebbia.it/event/cura

  21. CURA E SOLIDARIETÀ NON SONO REATO

    Ospedale Santa Maria delle Croci - ingresso via Missiroli, giovedì 26 febbraio alle ore 13:30 CET

    Flash Mob davanti ai Pronto Soccorso di

    • Faenza: 14:00

    • Ravenna: 13:30

    Contro il bando di Israele alle ONG che non forniscono il nome del personale palestinese, contro ddl antisemitismo e decreto sicurezza

    fuorinellanebbia.it/event/cura

  22. #DeepDarkBlue, das aktuelle Album von RYF, auf dem #MoorMother & #SkunkAnansie-Sängerin Skin mitwirken & das von #BoyHarsher-Produzent Maurizio "Icio" Baggio produzierte wurde, ist ein elektrischer Schlag, von dem man gewaltsam-glücklich getroffen wird.

    Am 25.02. live bei uns.
    #EintrittFrei, anmelden: [email protected], 0234-9117790

    youtube.com/watch?v=7YeHoYJ6PUQ

    #Electropunk #Disco #Queer #NonBinär #FeministischeSubversion #DeepDarkBlue #Ravenna #Bochum #StayingUndergroundSince2002

  23. #DeepDarkBlue, das aktuelle Album von RYF, auf dem #MoorMother & #SkunkAnansie-Sängerin Skin mitwirken & das von #BoyHarsher-Produzent Maurizio "Icio" Baggio produzierte wurde, ist ein elektrischer Schlag, von dem man gewaltsam-glücklich getroffen wird.

    Am 25.02. live bei uns.
    #EintrittFrei, anmelden: [email protected], 0234-9117790

    youtube.com/watch?v=7YeHoYJ6PUQ

    #Electropunk #Disco #Queer #NonBinär #FeministischeSubversion #DeepDarkBlue #Ravenna #Bochum #StayingUndergroundSince2002

  24. #DeepDarkBlue, das aktuelle Album von RYF, auf dem #MoorMother & #SkunkAnansie-Sängerin Skin mitwirken & das von #BoyHarsher-Produzent Maurizio "Icio" Baggio produzierte wurde, ist ein elektrischer Schlag, von dem man gewaltsam-glücklich getroffen wird.

    Am 25.02. live bei uns.
    #EintrittFrei, anmelden: [email protected], 0234-9117790

    youtube.com/watch?v=7YeHoYJ6PUQ

    #Electropunk #Disco #Queer #NonBinär #FeministischeSubversion #DeepDarkBlue #Ravenna #Bochum #StayingUndergroundSince2002

  25. #DeepDarkBlue, das aktuelle Album von RYF, auf dem #MoorMother & #SkunkAnansie-Sängerin Skin mitwirken & das von #BoyHarsher-Produzent Maurizio "Icio" Baggio produzierte wurde, ist ein elektrischer Schlag, von dem man gewaltsam-glücklich getroffen wird.

    Am 25.02. live bei uns.
    #EintrittFrei, anmelden: [email protected], 0234-9117790

    youtube.com/watch?v=7YeHoYJ6PUQ

    #Electropunk #Disco #Queer #NonBinär #FeministischeSubversion #DeepDarkBlue #Ravenna #Bochum #StayingUndergroundSince2002

  26. #DeepDarkBlue, das aktuelle Album von RYF, auf dem #MoorMother & #SkunkAnansie-Sängerin Skin mitwirken & das von #BoyHarsher-Produzent Maurizio "Icio" Baggio produzierte wurde, ist ein elektrischer Schlag, von dem man gewaltsam-glücklich getroffen wird.

    Am 25.02. live bei uns.
    #EintrittFrei, anmelden: [email protected], 0234-9117790

    youtube.com/watch?v=7YeHoYJ6PUQ

    #Electropunk #Disco #Queer #NonBinär #FeministischeSubversion #DeepDarkBlue #Ravenna #Bochum #StayingUndergroundSince2002