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#solidarieta — Public Fediverse posts

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  1. Gaza, rompere il blocco, rompere il silenzio

    Il sostegno unitario della sinistra politica e sociale francese alla Global Sumud Flotilla Com'è noto, dopo giorni di detenzione illegale, isolamento e sciopero della fame, Saif Abukeshek e Thiago Ávila, i due esponenti della Global Sumud Flotilla sequestrati in maniera piratesca dalla marina israeliana, sono stati liberati e saranno espulsi da Israele. La loro liberazione è una vittoria politica, tale da essere salutata dalla GSF con la seguente dichiarazione: […]

    andream94.wordpress.com/2026/0

  2. Palestina e Diritti Umani

    Arci Brigante Pieve Cesato, lunedì 11 maggio alle ore 19:30 CEST

    • 19:30 CENA SOLIDALE per i 32 denunciati del porto di Ravenna, offerta minima 10 €

    • Palestina e Diritti Umani con:

      Carlo Biasioli skipper della "Morgana" della Global Sumud Flotilla

      Linda Maggiori giornalista freelance e attivista per i diritti umani e per la Palestina

    fuorinellanebbia.it/event/pale

  3. Palestina e Diritti Umani

    Arci Brigante Pieve Cesato, lunedì 11 maggio alle ore 19:30 CEST

    • 19:30 CENA SOLIDALE per i 32 denunciati del porto di Ravenna, offerta minima 10 €

    • Palestina e Diritti Umani con:

      Carlo Biasioli skipper della "Morgana" della Global Sumud Flotilla

      Linda Maggiori giornalista freelance e attivista per i diritti umani e per la Palestina

    fuorinellanebbia.it/event/pale

  4. Palestina e Diritti Umani

    Arci Brigante Pieve Cesato, lunedì 11 maggio alle ore 19:30 CEST

    • 19:30 CENA SOLIDALE per i 32 denunciati del porto di Ravenna, offerta minima 10 €

    • Palestina e Diritti Umani con:

      Carlo Biasioli skipper della "Morgana" della Global Sumud Flotilla

      Linda Maggiori giornalista freelance e attivista per i diritti umani e per la Palestina

    fuorinellanebbia.it/event/pale

  5. Palestina e Diritti Umani

    Arci Brigante Pieve Cesato, lunedì 11 maggio alle ore 19:30 CEST

    • 19:30 CENA SOLIDALE per i 32 denunciati del porto di Ravenna, offerta minima 10 €

    • Palestina e Diritti Umani con:

      Carlo Biasioli skipper della "Morgana" della Global Sumud Flotilla

      Linda Maggiori giornalista freelance e attivista per i diritti umani e per la Palestina

    fuorinellanebbia.it/event/pale

  6. Internazionalisti verso l’Ucraina

    Riceviamo e pubblichiamo Dal 9 al 17 maggio un viaggio per rompere le narrazioni semplicistiche e raccontare un’Ucraina viva, attraversata da conflitti, solidarietà e bisogno di internazionalismo. […]

    andream94.wordpress.com/2026/0

  7. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale

    Il governo “della non sfiducia” Andreotti III e il governo Andreotti IV
    In seguito alle consultazioni presidenziali, nel corso delle quali vengono sentiti i segretari e presidenti di partito (per la prima volta anche non parlamentari <248), viene formato il governo Andreotti III, un monocolore democristiano detto della “non sfiducia” o “delle astensioni”, perché votano la fiducia soltanto Dc e Sud-Tiroler Volkspartei, si oppongono Msi, Dp e Pri, mentre tutti gli altri (compreso il partito comunista) si astengono (i voti a favore alla Camera sono 258, mentre 303 sono gli astenuti; al Senato sono 136 i voti favorevoli, 69 le astensioni, 92 gli assenti) <249. Il III ministero Andreotti nasce quindi come governo dettato dallo stato di necessità, dalla confluenza di forze politiche che si collocano su posizioni programmatiche diametralmente opposte e privo di una maggioranza precostituita. Nonostante questo, permane in carica per ben 19 mesi, un arco temporale piuttosto lungo per gli standard del tempo. E’ la fine della conventio ad excludendum e l’inizio della breve epoca della solidarietà nazionale, ossia della costituzione di governi sostenuti da ampie alleanze aventi lo scopo di garantire al Paese una stabilità governativa in un periodo di forte disagio economico-sociale. Sotto questo punto di vista, il ministero di Andreotti viene assimilato al governo delle “convergenze parallele” per preparare il terreno politico all’ingresso dei socialisti al governo <250.
    L’iter di formazione del governo è molto lungo (le elezioni si tengono il 20 giugno, le consultazioni iniziano il 12 luglio, mentre il voto di fiducia si svolge il 4 agosto), in quanto le forze politiche necessitano di tempo per accordarsi sul riparto delle cariche e delle poltrone in modo favorire la partecipazione di tutte le principali forze politiche (ad esempio, Amintore Fanfani diventa presidente del Senato, mentre la presidenza della Camera viene per la prima volta assegnata a un comunista, Pietro Ingrao), senza tuttavia che il partito comunista abbia strumenti per intromettersi nelle decisioni di indirizzo politico governative. Anche la scelta di Andreotti quale Presidente del Consiglio è dettata da questa necessità: egli è infatti tra i pochi che durante la crisi di governo hanno mantenuto un atteggiamento accomodante nei confronti dei socialisti. Secondo altri, peraltro, la designazione di Andreotti è volta ad alleggerire i contrasti interni alla Dc, percorsa da tre movimenti che si oppongono alle decisioni della segreteria Zaccagnini: dorotei, andreottiani e forlaniani <251.
    La prevedibile crisi del governo Andreotti, nella più totale inconciliabilità delle posizioni politiche, vede il contrapporsi di due blocchi: da un lato, i comunisti chiedono la costituzione di un governo di emergenza, o, in alternativa, di un governo dalla maggioranza precostituita con la partecipazione del Pci o di un governo delle sinistre con l’appoggio esterno della Dc; dall’altro lato, la Dc, contraria a un governo con il Pci, è stretta nella morsa dei socialisti, che si dichiarano favorevoli soltanto a un governo che veda il coinvolgimento del partito comunista <252. Andreotti, reincaricato, si muove quindi nel tentativo di trovare una “soluzione intermedia tra la maggioranza di programma e il governo d’emergenza” <253.
    In questa fase di difficile compromesso politico, Andreotti riesce a costituire il suo IV governo, un monocolore che il 16 marzo 1978 ottiene la fiducia con i voti favorevoli del partito comunista. Ma la fiducia a un governo monocolore è concessa soltanto a causa dell’allarme creato, proprio il giorno della votazione, dal rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, che rilancia in tutta la sua gravità il tema del terrorismo sul tavolo dello scontro politico <254.
    Verso la fine della solidarietà nazionale e il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti
    La morte di Moro, il cui cadavere viene ritrovato il 9 maggio 1978, scuote le fondamenta della politica nazionale non soltanto per la gravissima portata eversiva di un atto terroristico rivolto contro uno dei principali leader del partito di maggioranza relativa, ma anche perché sancisce il declino del “compromesso storico”. Moro era il principale interlocutore politico di Berlinguer e la sua morte rende impraticabile il cammino avviato. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale proviene dalle elezioni amministrative che nel maggio e giugno del 1978 si tengono in alcune province e nelle regioni a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta. La Dc ha un grande successo, ottenendo il 42,6% dei voti, contro il 26,4% dei comunisti. Anche il Psi aumenta, accaparrandosi il 13%, mentre il Msi diminuisce ulteriormente <255. Nello stesso periodo, l’11 giugno 1978, il partito comunista subisce un’altra sconfitta in occasione della consultazione referendaria promossa dai radicali per l’abrogazione di due leggi: a) la legge Reale (152 del 1975) sull’ordine pubblico, che determina un accrescimento dei poteri delle forze dell’ordine, alla cui abrogazione sono contrari Dc, Psi, Pri e Psdi; b) la legge sul finanziamento pubblico ai partiti (195 del 1974), che vede contrarie all’abrogazione tutte le forze politiche, fatta eccezione per i promotori. In entrambi i casi i “no” all’abrogazione prevalgono sui voti favorevoli alla stessa, attenendosi quindi al volere della maggioranza dei partiti. Tuttavia, il voto contrario all’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti è solo del 56% dei votanti, che rappresenta una minoranza rispetto all’intero corpo elettorale <256. E’ la denuncia di un elettorato stanco degli intrighi di palazzo e di un sistema politico la cui inefficienza si fa sempre più esasperata.
    [NOTE]
    48 Già nel corso della crisi del IV governo Moro viene sentito per il partito liberale il vice-segretario, non parlamentare. La sua convocazione, inizialmente negata, è ammessa, tuttavia, in quanto egli viene sentito in rappresentanza del segretario di partito – deputato – che a causa di un’indisposizione non avrebbe potuto partecipare. E’ quindi con la crisi del governo Moro che per la prima volta viene inserita a pieno titolo la consultazione di un presidente di partito (quello liberale) non più parlamentare (cfr. Appunto. Crisi di governo – Personalità consultate, in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38).
    249 Cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 36; G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167.
    250 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, p. 244.
    251 Cfr. D. Porena, Il Governo della “non sfiducia”: le elezioni del 1976 e la formazione del governo Andreotti III, in Aa. Vv., La nascita dei governi, I Presidenti della Repubblica tra Carta costituzionale e prassi, Focus, in http://www.federalismi.it, n. 14/2013, pp. 3-7.
    252 Per la ricostruzione della crisi cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
    253 F. Bassanini, Il mandato di Andreotti, in Il Messaggero del 23 gennaio 1978, consultabile in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
    254 Cfr. G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167. Per i drammatici mesi successivi al rapimento e al ritrovamento del cadavere di Moro, cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 271 ss. Il rapimento di Moro divide le forze politiche sulla strategia da adottare. Infatti, le Brigate Rosse chiedono in riscatto la liberazione di alti esponenti del terrorismo: alcune forze politiche sono disposte al baratto per il salvataggio di Moro (c.d. “fronte della trattativa”, su cui si schierano Psi, Pli e il gruppo conservatore della Dc, guidato da Forlani), altre, invece, scelgono la via della “fermezza” non accettando di scendere a patti con i terroristi (Pci, la segreteria della Dc, guidata da Zaccagnini, il leader del Pri, Ugo La Malfa). Leone, dal canto suo, si dice disposto a firmare la grazia per i rapitori. I due diversi atteggiamenti con cui le forze politiche affrontano il problema del rapimento di Moro è rappresentativo, del resto, delle divisioni tra due fazioni politiche nel delicato periodo storico di riferimento: il “fronte della trattativa” è per lo più composto da personalità contrarie alla formula politica della “solidarietà nazionale”, mentre sul “fronte della fermezza” si schierano le forze politiche fautrici della “solidarietà nazionale” e promotrici di una strategia di rigida intransigenza nei confronti di qualsivoglia fenomeno terroristico (cfr. A. Baldassarre – C. Mezzanotte, op. cit., pp. 221-222).
    255 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 293-294.
    256 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 295-298.
    Elena Pattaro, I “governi del Presidente”, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2015

    #1978 #AldoMoro #DC #ElenaPattaro #finanziamento #GiovanniLeone #GiulioAndreotti #governi #morte #nazionale #ordine #partiti #PCI #Presidente #PSI #pubblico #rapimento #referendum #solidarietà
  8. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale

    Il governo “della non sfiducia” Andreotti III e il governo Andreotti IV
    In seguito alle consultazioni presidenziali, nel corso delle quali vengono sentiti i segretari e presidenti di partito (per la prima volta anche non parlamentari <248), viene formato il governo Andreotti III, un monocolore democristiano detto della “non sfiducia” o “delle astensioni”, perché votano la fiducia soltanto Dc e Sud-Tiroler Volkspartei, si oppongono Msi, Dp e Pri, mentre tutti gli altri (compreso il partito comunista) si astengono (i voti a favore alla Camera sono 258, mentre 303 sono gli astenuti; al Senato sono 136 i voti favorevoli, 69 le astensioni, 92 gli assenti) <249. Il III ministero Andreotti nasce quindi come governo dettato dallo stato di necessità, dalla confluenza di forze politiche che si collocano su posizioni programmatiche diametralmente opposte e privo di una maggioranza precostituita. Nonostante questo, permane in carica per ben 19 mesi, un arco temporale piuttosto lungo per gli standard del tempo. E’ la fine della conventio ad excludendum e l’inizio della breve epoca della solidarietà nazionale, ossia della costituzione di governi sostenuti da ampie alleanze aventi lo scopo di garantire al Paese una stabilità governativa in un periodo di forte disagio economico-sociale. Sotto questo punto di vista, il ministero di Andreotti viene assimilato al governo delle “convergenze parallele” per preparare il terreno politico all’ingresso dei socialisti al governo <250.
    L’iter di formazione del governo è molto lungo (le elezioni si tengono il 20 giugno, le consultazioni iniziano il 12 luglio, mentre il voto di fiducia si svolge il 4 agosto), in quanto le forze politiche necessitano di tempo per accordarsi sul riparto delle cariche e delle poltrone in modo favorire la partecipazione di tutte le principali forze politiche (ad esempio, Amintore Fanfani diventa presidente del Senato, mentre la presidenza della Camera viene per la prima volta assegnata a un comunista, Pietro Ingrao), senza tuttavia che il partito comunista abbia strumenti per intromettersi nelle decisioni di indirizzo politico governative. Anche la scelta di Andreotti quale Presidente del Consiglio è dettata da questa necessità: egli è infatti tra i pochi che durante la crisi di governo hanno mantenuto un atteggiamento accomodante nei confronti dei socialisti. Secondo altri, peraltro, la designazione di Andreotti è volta ad alleggerire i contrasti interni alla Dc, percorsa da tre movimenti che si oppongono alle decisioni della segreteria Zaccagnini: dorotei, andreottiani e forlaniani <251.
    La prevedibile crisi del governo Andreotti, nella più totale inconciliabilità delle posizioni politiche, vede il contrapporsi di due blocchi: da un lato, i comunisti chiedono la costituzione di un governo di emergenza, o, in alternativa, di un governo dalla maggioranza precostituita con la partecipazione del Pci o di un governo delle sinistre con l’appoggio esterno della Dc; dall’altro lato, la Dc, contraria a un governo con il Pci, è stretta nella morsa dei socialisti, che si dichiarano favorevoli soltanto a un governo che veda il coinvolgimento del partito comunista <252. Andreotti, reincaricato, si muove quindi nel tentativo di trovare una “soluzione intermedia tra la maggioranza di programma e il governo d’emergenza” <253.
    In questa fase di difficile compromesso politico, Andreotti riesce a costituire il suo IV governo, un monocolore che il 16 marzo 1978 ottiene la fiducia con i voti favorevoli del partito comunista. Ma la fiducia a un governo monocolore è concessa soltanto a causa dell’allarme creato, proprio il giorno della votazione, dal rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, che rilancia in tutta la sua gravità il tema del terrorismo sul tavolo dello scontro politico <254.
    Verso la fine della solidarietà nazionale e il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti
    La morte di Moro, il cui cadavere viene ritrovato il 9 maggio 1978, scuote le fondamenta della politica nazionale non soltanto per la gravissima portata eversiva di un atto terroristico rivolto contro uno dei principali leader del partito di maggioranza relativa, ma anche perché sancisce il declino del “compromesso storico”. Moro era il principale interlocutore politico di Berlinguer e la sua morte rende impraticabile il cammino avviato. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale proviene dalle elezioni amministrative che nel maggio e giugno del 1978 si tengono in alcune province e nelle regioni a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta. La Dc ha un grande successo, ottenendo il 42,6% dei voti, contro il 26,4% dei comunisti. Anche il Psi aumenta, accaparrandosi il 13%, mentre il Msi diminuisce ulteriormente <255. Nello stesso periodo, l’11 giugno 1978, il partito comunista subisce un’altra sconfitta in occasione della consultazione referendaria promossa dai radicali per l’abrogazione di due leggi: a) la legge Reale (152 del 1975) sull’ordine pubblico, che determina un accrescimento dei poteri delle forze dell’ordine, alla cui abrogazione sono contrari Dc, Psi, Pri e Psdi; b) la legge sul finanziamento pubblico ai partiti (195 del 1974), che vede contrarie all’abrogazione tutte le forze politiche, fatta eccezione per i promotori. In entrambi i casi i “no” all’abrogazione prevalgono sui voti favorevoli alla stessa, attenendosi quindi al volere della maggioranza dei partiti. Tuttavia, il voto contrario all’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti è solo del 56% dei votanti, che rappresenta una minoranza rispetto all’intero corpo elettorale <256. E’ la denuncia di un elettorato stanco degli intrighi di palazzo e di un sistema politico la cui inefficienza si fa sempre più esasperata.
    [NOTE]
    48 Già nel corso della crisi del IV governo Moro viene sentito per il partito liberale il vice-segretario, non parlamentare. La sua convocazione, inizialmente negata, è ammessa, tuttavia, in quanto egli viene sentito in rappresentanza del segretario di partito – deputato – che a causa di un’indisposizione non avrebbe potuto partecipare. E’ quindi con la crisi del governo Moro che per la prima volta viene inserita a pieno titolo la consultazione di un presidente di partito (quello liberale) non più parlamentare (cfr. Appunto. Crisi di governo – Personalità consultate, in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38).
    249 Cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 36; G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167.
    250 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, p. 244.
    251 Cfr. D. Porena, Il Governo della “non sfiducia”: le elezioni del 1976 e la formazione del governo Andreotti III, in Aa. Vv., La nascita dei governi, I Presidenti della Repubblica tra Carta costituzionale e prassi, Focus, in http://www.federalismi.it, n. 14/2013, pp. 3-7.
    252 Per la ricostruzione della crisi cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
    253 F. Bassanini, Il mandato di Andreotti, in Il Messaggero del 23 gennaio 1978, consultabile in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
    254 Cfr. G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167. Per i drammatici mesi successivi al rapimento e al ritrovamento del cadavere di Moro, cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 271 ss. Il rapimento di Moro divide le forze politiche sulla strategia da adottare. Infatti, le Brigate Rosse chiedono in riscatto la liberazione di alti esponenti del terrorismo: alcune forze politiche sono disposte al baratto per il salvataggio di Moro (c.d. “fronte della trattativa”, su cui si schierano Psi, Pli e il gruppo conservatore della Dc, guidato da Forlani), altre, invece, scelgono la via della “fermezza” non accettando di scendere a patti con i terroristi (Pci, la segreteria della Dc, guidata da Zaccagnini, il leader del Pri, Ugo La Malfa). Leone, dal canto suo, si dice disposto a firmare la grazia per i rapitori. I due diversi atteggiamenti con cui le forze politiche affrontano il problema del rapimento di Moro è rappresentativo, del resto, delle divisioni tra due fazioni politiche nel delicato periodo storico di riferimento: il “fronte della trattativa” è per lo più composto da personalità contrarie alla formula politica della “solidarietà nazionale”, mentre sul “fronte della fermezza” si schierano le forze politiche fautrici della “solidarietà nazionale” e promotrici di una strategia di rigida intransigenza nei confronti di qualsivoglia fenomeno terroristico (cfr. A. Baldassarre – C. Mezzanotte, op. cit., pp. 221-222).
    255 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 293-294.
    256 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 295-298.
    Elena Pattaro, I “governi del Presidente”, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2015

    #1978 #AldoMoro #DC #ElenaPattaro #finanziamento #GiovanniLeone #GiulioAndreotti #governi #morte #nazionale #ordine #partiti #PCI #Presidente #PSI #pubblico #rapimento #referendum #solidarietà
  9. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale

    Il governo “della non sfiducia” Andreotti III e il governo Andreotti IV
    In seguito alle consultazioni presidenziali, nel corso delle quali vengono sentiti i segretari e presidenti di partito (per la prima volta anche non parlamentari <248), viene formato il governo Andreotti III, un monocolore democristiano detto della “non sfiducia” o “delle astensioni”, perché votano la fiducia soltanto Dc e Sud-Tiroler Volkspartei, si oppongono Msi, Dp e Pri, mentre tutti gli altri (compreso il partito comunista) si astengono (i voti a favore alla Camera sono 258, mentre 303 sono gli astenuti; al Senato sono 136 i voti favorevoli, 69 le astensioni, 92 gli assenti) <249. Il III ministero Andreotti nasce quindi come governo dettato dallo stato di necessità, dalla confluenza di forze politiche che si collocano su posizioni programmatiche diametralmente opposte e privo di una maggioranza precostituita. Nonostante questo, permane in carica per ben 19 mesi, un arco temporale piuttosto lungo per gli standard del tempo. E’ la fine della conventio ad excludendum e l’inizio della breve epoca della solidarietà nazionale, ossia della costituzione di governi sostenuti da ampie alleanze aventi lo scopo di garantire al Paese una stabilità governativa in un periodo di forte disagio economico-sociale. Sotto questo punto di vista, il ministero di Andreotti viene assimilato al governo delle “convergenze parallele” per preparare il terreno politico all’ingresso dei socialisti al governo <250.
    L’iter di formazione del governo è molto lungo (le elezioni si tengono il 20 giugno, le consultazioni iniziano il 12 luglio, mentre il voto di fiducia si svolge il 4 agosto), in quanto le forze politiche necessitano di tempo per accordarsi sul riparto delle cariche e delle poltrone in modo favorire la partecipazione di tutte le principali forze politiche (ad esempio, Amintore Fanfani diventa presidente del Senato, mentre la presidenza della Camera viene per la prima volta assegnata a un comunista, Pietro Ingrao), senza tuttavia che il partito comunista abbia strumenti per intromettersi nelle decisioni di indirizzo politico governative. Anche la scelta di Andreotti quale Presidente del Consiglio è dettata da questa necessità: egli è infatti tra i pochi che durante la crisi di governo hanno mantenuto un atteggiamento accomodante nei confronti dei socialisti. Secondo altri, peraltro, la designazione di Andreotti è volta ad alleggerire i contrasti interni alla Dc, percorsa da tre movimenti che si oppongono alle decisioni della segreteria Zaccagnini: dorotei, andreottiani e forlaniani <251.
    La prevedibile crisi del governo Andreotti, nella più totale inconciliabilità delle posizioni politiche, vede il contrapporsi di due blocchi: da un lato, i comunisti chiedono la costituzione di un governo di emergenza, o, in alternativa, di un governo dalla maggioranza precostituita con la partecipazione del Pci o di un governo delle sinistre con l’appoggio esterno della Dc; dall’altro lato, la Dc, contraria a un governo con il Pci, è stretta nella morsa dei socialisti, che si dichiarano favorevoli soltanto a un governo che veda il coinvolgimento del partito comunista <252. Andreotti, reincaricato, si muove quindi nel tentativo di trovare una “soluzione intermedia tra la maggioranza di programma e il governo d’emergenza” <253.
    In questa fase di difficile compromesso politico, Andreotti riesce a costituire il suo IV governo, un monocolore che il 16 marzo 1978 ottiene la fiducia con i voti favorevoli del partito comunista. Ma la fiducia a un governo monocolore è concessa soltanto a causa dell’allarme creato, proprio il giorno della votazione, dal rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, che rilancia in tutta la sua gravità il tema del terrorismo sul tavolo dello scontro politico <254.
    Verso la fine della solidarietà nazionale e il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti
    La morte di Moro, il cui cadavere viene ritrovato il 9 maggio 1978, scuote le fondamenta della politica nazionale non soltanto per la gravissima portata eversiva di un atto terroristico rivolto contro uno dei principali leader del partito di maggioranza relativa, ma anche perché sancisce il declino del “compromesso storico”. Moro era il principale interlocutore politico di Berlinguer e la sua morte rende impraticabile il cammino avviato. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale proviene dalle elezioni amministrative che nel maggio e giugno del 1978 si tengono in alcune province e nelle regioni a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta. La Dc ha un grande successo, ottenendo il 42,6% dei voti, contro il 26,4% dei comunisti. Anche il Psi aumenta, accaparrandosi il 13%, mentre il Msi diminuisce ulteriormente <255. Nello stesso periodo, l’11 giugno 1978, il partito comunista subisce un’altra sconfitta in occasione della consultazione referendaria promossa dai radicali per l’abrogazione di due leggi: a) la legge Reale (152 del 1975) sull’ordine pubblico, che determina un accrescimento dei poteri delle forze dell’ordine, alla cui abrogazione sono contrari Dc, Psi, Pri e Psdi; b) la legge sul finanziamento pubblico ai partiti (195 del 1974), che vede contrarie all’abrogazione tutte le forze politiche, fatta eccezione per i promotori. In entrambi i casi i “no” all’abrogazione prevalgono sui voti favorevoli alla stessa, attenendosi quindi al volere della maggioranza dei partiti. Tuttavia, il voto contrario all’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti è solo del 56% dei votanti, che rappresenta una minoranza rispetto all’intero corpo elettorale <256. E’ la denuncia di un elettorato stanco degli intrighi di palazzo e di un sistema politico la cui inefficienza si fa sempre più esasperata.
    [NOTE]
    48 Già nel corso della crisi del IV governo Moro viene sentito per il partito liberale il vice-segretario, non parlamentare. La sua convocazione, inizialmente negata, è ammessa, tuttavia, in quanto egli viene sentito in rappresentanza del segretario di partito – deputato – che a causa di un’indisposizione non avrebbe potuto partecipare. E’ quindi con la crisi del governo Moro che per la prima volta viene inserita a pieno titolo la consultazione di un presidente di partito (quello liberale) non più parlamentare (cfr. Appunto. Crisi di governo – Personalità consultate, in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38).
    249 Cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 36; G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167.
    250 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, p. 244.
    251 Cfr. D. Porena, Il Governo della “non sfiducia”: le elezioni del 1976 e la formazione del governo Andreotti III, in Aa. Vv., La nascita dei governi, I Presidenti della Repubblica tra Carta costituzionale e prassi, Focus, in http://www.federalismi.it, n. 14/2013, pp. 3-7.
    252 Per la ricostruzione della crisi cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
    253 F. Bassanini, Il mandato di Andreotti, in Il Messaggero del 23 gennaio 1978, consultabile in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
    254 Cfr. G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167. Per i drammatici mesi successivi al rapimento e al ritrovamento del cadavere di Moro, cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 271 ss. Il rapimento di Moro divide le forze politiche sulla strategia da adottare. Infatti, le Brigate Rosse chiedono in riscatto la liberazione di alti esponenti del terrorismo: alcune forze politiche sono disposte al baratto per il salvataggio di Moro (c.d. “fronte della trattativa”, su cui si schierano Psi, Pli e il gruppo conservatore della Dc, guidato da Forlani), altre, invece, scelgono la via della “fermezza” non accettando di scendere a patti con i terroristi (Pci, la segreteria della Dc, guidata da Zaccagnini, il leader del Pri, Ugo La Malfa). Leone, dal canto suo, si dice disposto a firmare la grazia per i rapitori. I due diversi atteggiamenti con cui le forze politiche affrontano il problema del rapimento di Moro è rappresentativo, del resto, delle divisioni tra due fazioni politiche nel delicato periodo storico di riferimento: il “fronte della trattativa” è per lo più composto da personalità contrarie alla formula politica della “solidarietà nazionale”, mentre sul “fronte della fermezza” si schierano le forze politiche fautrici della “solidarietà nazionale” e promotrici di una strategia di rigida intransigenza nei confronti di qualsivoglia fenomeno terroristico (cfr. A. Baldassarre – C. Mezzanotte, op. cit., pp. 221-222).
    255 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 293-294.
    256 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 295-298.
    Elena Pattaro, I “governi del Presidente”, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2015

    #1978 #AldoMoro #DC #ElenaPattaro #finanziamento #GiovanniLeone #GiulioAndreotti #governi #morte #nazionale #ordine #partiti #PCI #Presidente #PSI #pubblico #rapimento #referendum #solidarietà
  10. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale

    Il governo “della non sfiducia” Andreotti III e il governo Andreotti IV
    In seguito alle consultazioni presidenziali, nel corso delle quali vengono sentiti i segretari e presidenti di partito (per la prima volta anche non parlamentari <248), viene formato il governo Andreotti III, un monocolore democristiano detto della “non sfiducia” o “delle astensioni”, perché votano la fiducia soltanto Dc e Sud-Tiroler Volkspartei, si oppongono Msi, Dp e Pri, mentre tutti gli altri (compreso il partito comunista) si astengono (i voti a favore alla Camera sono 258, mentre 303 sono gli astenuti; al Senato sono 136 i voti favorevoli, 69 le astensioni, 92 gli assenti) <249. Il III ministero Andreotti nasce quindi come governo dettato dallo stato di necessità, dalla confluenza di forze politiche che si collocano su posizioni programmatiche diametralmente opposte e privo di una maggioranza precostituita. Nonostante questo, permane in carica per ben 19 mesi, un arco temporale piuttosto lungo per gli standard del tempo. E’ la fine della conventio ad excludendum e l’inizio della breve epoca della solidarietà nazionale, ossia della costituzione di governi sostenuti da ampie alleanze aventi lo scopo di garantire al Paese una stabilità governativa in un periodo di forte disagio economico-sociale. Sotto questo punto di vista, il ministero di Andreotti viene assimilato al governo delle “convergenze parallele” per preparare il terreno politico all’ingresso dei socialisti al governo <250.
    L’iter di formazione del governo è molto lungo (le elezioni si tengono il 20 giugno, le consultazioni iniziano il 12 luglio, mentre il voto di fiducia si svolge il 4 agosto), in quanto le forze politiche necessitano di tempo per accordarsi sul riparto delle cariche e delle poltrone in modo favorire la partecipazione di tutte le principali forze politiche (ad esempio, Amintore Fanfani diventa presidente del Senato, mentre la presidenza della Camera viene per la prima volta assegnata a un comunista, Pietro Ingrao), senza tuttavia che il partito comunista abbia strumenti per intromettersi nelle decisioni di indirizzo politico governative. Anche la scelta di Andreotti quale Presidente del Consiglio è dettata da questa necessità: egli è infatti tra i pochi che durante la crisi di governo hanno mantenuto un atteggiamento accomodante nei confronti dei socialisti. Secondo altri, peraltro, la designazione di Andreotti è volta ad alleggerire i contrasti interni alla Dc, percorsa da tre movimenti che si oppongono alle decisioni della segreteria Zaccagnini: dorotei, andreottiani e forlaniani <251.
    La prevedibile crisi del governo Andreotti, nella più totale inconciliabilità delle posizioni politiche, vede il contrapporsi di due blocchi: da un lato, i comunisti chiedono la costituzione di un governo di emergenza, o, in alternativa, di un governo dalla maggioranza precostituita con la partecipazione del Pci o di un governo delle sinistre con l’appoggio esterno della Dc; dall’altro lato, la Dc, contraria a un governo con il Pci, è stretta nella morsa dei socialisti, che si dichiarano favorevoli soltanto a un governo che veda il coinvolgimento del partito comunista <252. Andreotti, reincaricato, si muove quindi nel tentativo di trovare una “soluzione intermedia tra la maggioranza di programma e il governo d’emergenza” <253.
    In questa fase di difficile compromesso politico, Andreotti riesce a costituire il suo IV governo, un monocolore che il 16 marzo 1978 ottiene la fiducia con i voti favorevoli del partito comunista. Ma la fiducia a un governo monocolore è concessa soltanto a causa dell’allarme creato, proprio il giorno della votazione, dal rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, che rilancia in tutta la sua gravità il tema del terrorismo sul tavolo dello scontro politico <254.
    Verso la fine della solidarietà nazionale e il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti
    La morte di Moro, il cui cadavere viene ritrovato il 9 maggio 1978, scuote le fondamenta della politica nazionale non soltanto per la gravissima portata eversiva di un atto terroristico rivolto contro uno dei principali leader del partito di maggioranza relativa, ma anche perché sancisce il declino del “compromesso storico”. Moro era il principale interlocutore politico di Berlinguer e la sua morte rende impraticabile il cammino avviato. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale proviene dalle elezioni amministrative che nel maggio e giugno del 1978 si tengono in alcune province e nelle regioni a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta. La Dc ha un grande successo, ottenendo il 42,6% dei voti, contro il 26,4% dei comunisti. Anche il Psi aumenta, accaparrandosi il 13%, mentre il Msi diminuisce ulteriormente <255. Nello stesso periodo, l’11 giugno 1978, il partito comunista subisce un’altra sconfitta in occasione della consultazione referendaria promossa dai radicali per l’abrogazione di due leggi: a) la legge Reale (152 del 1975) sull’ordine pubblico, che determina un accrescimento dei poteri delle forze dell’ordine, alla cui abrogazione sono contrari Dc, Psi, Pri e Psdi; b) la legge sul finanziamento pubblico ai partiti (195 del 1974), che vede contrarie all’abrogazione tutte le forze politiche, fatta eccezione per i promotori. In entrambi i casi i “no” all’abrogazione prevalgono sui voti favorevoli alla stessa, attenendosi quindi al volere della maggioranza dei partiti. Tuttavia, il voto contrario all’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti è solo del 56% dei votanti, che rappresenta una minoranza rispetto all’intero corpo elettorale <256. E’ la denuncia di un elettorato stanco degli intrighi di palazzo e di un sistema politico la cui inefficienza si fa sempre più esasperata.
    [NOTE]
    48 Già nel corso della crisi del IV governo Moro viene sentito per il partito liberale il vice-segretario, non parlamentare. La sua convocazione, inizialmente negata, è ammessa, tuttavia, in quanto egli viene sentito in rappresentanza del segretario di partito – deputato – che a causa di un’indisposizione non avrebbe potuto partecipare. E’ quindi con la crisi del governo Moro che per la prima volta viene inserita a pieno titolo la consultazione di un presidente di partito (quello liberale) non più parlamentare (cfr. Appunto. Crisi di governo – Personalità consultate, in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38).
    249 Cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 36; G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167.
    250 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, p. 244.
    251 Cfr. D. Porena, Il Governo della “non sfiducia”: le elezioni del 1976 e la formazione del governo Andreotti III, in Aa. Vv., La nascita dei governi, I Presidenti della Repubblica tra Carta costituzionale e prassi, Focus, in http://www.federalismi.it, n. 14/2013, pp. 3-7.
    252 Per la ricostruzione della crisi cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
    253 F. Bassanini, Il mandato di Andreotti, in Il Messaggero del 23 gennaio 1978, consultabile in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
    254 Cfr. G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167. Per i drammatici mesi successivi al rapimento e al ritrovamento del cadavere di Moro, cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 271 ss. Il rapimento di Moro divide le forze politiche sulla strategia da adottare. Infatti, le Brigate Rosse chiedono in riscatto la liberazione di alti esponenti del terrorismo: alcune forze politiche sono disposte al baratto per il salvataggio di Moro (c.d. “fronte della trattativa”, su cui si schierano Psi, Pli e il gruppo conservatore della Dc, guidato da Forlani), altre, invece, scelgono la via della “fermezza” non accettando di scendere a patti con i terroristi (Pci, la segreteria della Dc, guidata da Zaccagnini, il leader del Pri, Ugo La Malfa). Leone, dal canto suo, si dice disposto a firmare la grazia per i rapitori. I due diversi atteggiamenti con cui le forze politiche affrontano il problema del rapimento di Moro è rappresentativo, del resto, delle divisioni tra due fazioni politiche nel delicato periodo storico di riferimento: il “fronte della trattativa” è per lo più composto da personalità contrarie alla formula politica della “solidarietà nazionale”, mentre sul “fronte della fermezza” si schierano le forze politiche fautrici della “solidarietà nazionale” e promotrici di una strategia di rigida intransigenza nei confronti di qualsivoglia fenomeno terroristico (cfr. A. Baldassarre – C. Mezzanotte, op. cit., pp. 221-222).
    255 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 293-294.
    256 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 295-298.
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  11. 🌻Ökologische Konversion statt Schließung!

    🤝Ein Abend zur Unterstützung des Fabrikkollektiv exGKN.

    14.03.2026 | 19:00 Uhr | SUSI-Treff (Vaubanallee 2, 79100 Freiburg)

    Nachdem alle Beschäftigten des damaligen GKN-Werks in Campi Bisenzio bei Florenz im Juni 2021 übers Wochenende gekündigt wurden, hatten 350 Arbeiter:innen eine „unbefristete Betriebsversammlung“ organisiert – eine legale Form der Werksbesetzung, die immer noch ununterbrochen läuft.

    Eine Genossenschaft ex GKN FOR FUTURE (GFF) wurde gegründet.
    lest hier mehr:
    ▶️ tacker.fr/node/17485

    Zur Unterstützung des Fabrikkollektivs, zeigen wir eine Dokumentation (ca. 30 Minuten), geben einen Input zur aktuellen Lage u schaffen Raum zum Austausch.
    Im SUSI-Cafe gibt es Getränke:

    Spenden könnt ihr gerne am Abend selbst oder über diese Webseite:
    ▶️ produzionidalbasso.com/project

    💪Solidarität ist unsere Stärke und Klasse!

    #freiburg #GKN #Arbeitskampf #Solidarität #Insorgiamo #Exgkn #Klima #fau #arbeiter #susi #collettivodifabbricaexgkn #betriebsversammlung #selbstverwaltung #freiearbeiterinnenunion #lastenrad #solidarietà #Photovoltaik #kollektiv #arbeiterInnen #florenz #fundraising #genossenschaft #zukunft #ökologie
    #produktion #antikapitalismus #transformation #CampiBisenzio

  12. 🌻Ökologische Konversion statt Schließung!

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  16. 🧙‍♀️ BEFANA SOLIDALE 🧙‍♀️

    Martedì 6 gennaio, dalle 14:30 alle 17:00, presso Giardino Gianfranco Bianchi, Via Montegani Via Palmieri, 20141, MI

    ✨BEFANA POPOLARE ✨

    🗓️6 gennaio, dalle 14.30

    📍Parco Gianfranco Bianchi, via Palmieri angolo via Monteganj

    🎉Per tuttə lə bambinə del quartiere, per tuttə lə grandi e piccinə, iniziamo l'anno celebrando le feste popolari aspettando il Carnevale popolare 2026 con distribuzione doni, dolcetti e merenda per tuttə, giochi in piazza e fiabe.

    Per noi la Befana è una festa popolare e di quartiere, una tradizione viva che appartiene alla comunità e alla sua storia. È una tradizione che vogliamo consolidare negli anni, perché rappresenta il futuro che intendiamo costruire: solidale, condiviso, partecipato. Non è qualcosa da guardare, ma da vivere insieme, nelle strade e nelle piazze.

    Per noi fare festa è resistere: è anticapitalismo, antifascismo, è comunità che si riconosce e cresce.

    ❤️‍🔥Lunga vita alle periferie!

    ❤️‍🔥Lunga vita alle feste popolari!

    #solidarietà #SpettacoloPerBambinə #giochi #BrigataBrighella #befana #merenda #regali #MilanoSudAntifa

  17. Domani #29novembre è la Giornata internazionale della #solidarietà con il popolo palestinese, data scelta nel 1977 per celebrare la Risoluzione 181 per il Piano di partizione della #Palestina approvata nel 1947 dall’Assemblea Generale dell’#ONU. L’articolo di #NAD analizza l’impegno di attivisti, cittadini e organizzazioni contro il #genocidio e la guerra in corso a #Gaza.

    ⬇️ Disponibile qui in #OpenAccess:
    riviste.unimi.it/index.php/NAD

    @cultura

  18. 🕊️ Giornata Internazionale della Pace

    C’è un giorno all’anno in cui il mondo intero si ferma, almeno idealmente, per respirare un po’ di armonia: è la

    International Day of Peace 🕊️

    che si celebra ogni 21 settembre. Sì, proprio all’inizio dell’autunno, quando le foglie cominciano a colorarsi di oro e rame, ricordandoci che, forse, anche il cambiamento può essere pacifico e armonioso. Per il 2025, quindi, appuntamento fissato proprio a oggi, domenica 21 settembre: un’ottima occasione per meditare, fare un picnic all’aria aperta, o semplicemente stendere un tappeto di serenità nella propria casa!

    Perché il 21 settembre?

    Nel 1981 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise di istituire una giornata mondiale dedicata alla pace, ma fu nel 1982 che la celebrazione prese ufficialmente forma, come occasione per riflettere sulla pace tra nazioni e persone. Il 21 settembre fu scelta per coincidere con l’inizio del periodo in cui l’ONU invita tutti i popoli e tutte le nazioni a sospendere le ostilità, almeno idealmente, per un giorno di riflessione globale.

    Cos’è di preciso la Giornata della Pace?

    Non si tratta solo di grandi discorsi politici o conferenze internazionali (anche se ce ne sono a centinaia!), ma di un vero e proprio invito a

    trovare la pace dentro di noi e intorno a noi

    Curiosità dal mondo

    • In Giappone, alcuni studenti realizzano origami a forma di colomba da spedire simbolicamente alle scuole di altri paesi, come segno di amicizia e speranza.
    • In Brasile, nelle spiagge di Rio de Janeiro si tengono sessioni di yoga collettivo all’alba, accompagnate da musica soft: l’idea è “respirare la pace”.
    • A New York, davanti all’ONU, ogni anno si accende una gigantesca lampada della pace: chi passa può lasciare un messaggio scritto su una colomba di carta.
    • Perfino negli angoli più remoti dell’Africa, comunità locali celebrano con danze e canti tradizionali, ricordando che la pace non è solo assenza di guerra, ma armonia di vita quotidiana.

    Idee per celebrare in modo originale

    1. Maratona di film sulla pace: da “Gandhi” a “La vita è bella”, un mix di emozioni e riflessioni.
    2. Scrivere lettere di gratitudine: a un familiare, un amico o persino a un collega, per diffondere gentilezza.
    3. Piantare un albero: perché pace e natura vanno a braccetto!
    4. Flashmob creativo: coinvolgere il quartiere in un ballo, un coro o una lettura pubblica di poesie.

    Ogni piccolo gesto conta, e spesso sono le cose più semplici a lasciare il segno: un sorriso, una carezza, un invito a conoscere culture diverse dalla propria.

    La Giornata della Pace, in fondo

    La Giornata Internazionale della Pace non è solo un giorno da segnare sul calendario: è un invito a riflettere, agire e sognare un mondo migliore. Ogni anno, milioni di persone in tutto il mondo si fermano anche solo per un attimo, ricordando che la pace comincia da noi, nelle piccole scelte quotidiane, nei gesti spontanei e nella gentilezza. E chissà, forse se ognuno facesse un piccolo passo verso l’armonia, ogni giorno potrebbe diventare un po’ più pacifico.

    Autore: Lynda Di NataleFonte: webImmagine: AI

    #21Settembre #Albero #Ambiente #Amicizia #amiciziaGlobale #Armonia #armoniaSociale #Arte #bambini #Carezza #Celebrazione #cittadini #Collaborazione #collaborazioneInternazionale #colomba #Compassione #Comunità #crescitaPersonale #cultura #curiosità #dialogo #Diversità #Educazione #educazioneCivica #energiaPositiva #Eventi #Famiglia #festa #Flashmob #Gentilezza #Gioia #GiornataInternazionaleDellaPace #Gratitudine #ideeCreative #impatto #influenza #Iniziativa #lettera #maratonaFilm #Meditazione #messaggi #Musica #Natura #ONU #Pace #partecipazione #riflessione #Rispetto #scuola #Serenità #simboli #simbolico #Solidarietà #Sorriso #Speranza #tolleranza #Tradizione #valori #Volontariato #yoga

  19. 🕊️ Giornata Internazionale della Pace

    C’è un giorno all’anno in cui il mondo intero si ferma, almeno idealmente, per respirare un po’ di armonia: è la

    International Day of Peace 🕊️

    che si celebra ogni 21 settembre. Sì, proprio all’inizio dell’autunno, quando le foglie cominciano a colorarsi di oro e rame, ricordandoci che, forse, anche il cambiamento può essere pacifico e armonioso. Per il 2025, quindi, appuntamento fissato proprio a oggi, domenica 21 settembre: un’ottima occasione per meditare, fare un picnic all’aria aperta, o semplicemente stendere un tappeto di serenità nella propria casa!

    Perché il 21 settembre?

    Nel 1981 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise di istituire una giornata mondiale dedicata alla pace, ma fu nel 1982 che la celebrazione prese ufficialmente forma, come occasione per riflettere sulla pace tra nazioni e persone. Il 21 settembre fu scelta per coincidere con l’inizio del periodo in cui l’ONU invita tutti i popoli e tutte le nazioni a sospendere le ostilità, almeno idealmente, per un giorno di riflessione globale.

    Cos’è di preciso la Giornata della Pace?

    Non si tratta solo di grandi discorsi politici o conferenze internazionali (anche se ce ne sono a centinaia!), ma di un vero e proprio invito a

    trovare la pace dentro di noi e intorno a noi

    Curiosità dal mondo

    • In Giappone, alcuni studenti realizzano origami a forma di colomba da spedire simbolicamente alle scuole di altri paesi, come segno di amicizia e speranza.
    • In Brasile, nelle spiagge di Rio de Janeiro si tengono sessioni di yoga collettivo all’alba, accompagnate da musica soft: l’idea è “respirare la pace”.
    • A New York, davanti all’ONU, ogni anno si accende una gigantesca lampada della pace: chi passa può lasciare un messaggio scritto su una colomba di carta.
    • Perfino negli angoli più remoti dell’Africa, comunità locali celebrano con danze e canti tradizionali, ricordando che la pace non è solo assenza di guerra, ma armonia di vita quotidiana.

    Idee per celebrare in modo originale

    1. Maratona di film sulla pace: da “Gandhi” a “La vita è bella”, un mix di emozioni e riflessioni.
    2. Scrivere lettere di gratitudine: a un familiare, un amico o persino a un collega, per diffondere gentilezza.
    3. Piantare un albero: perché pace e natura vanno a braccetto!
    4. Flashmob creativo: coinvolgere il quartiere in un ballo, un coro o una lettura pubblica di poesie.

    Ogni piccolo gesto conta, e spesso sono le cose più semplici a lasciare il segno: un sorriso, una carezza, un invito a conoscere culture diverse dalla propria.

    La Giornata della Pace, in fondo

    La Giornata Internazionale della Pace non è solo un giorno da segnare sul calendario: è un invito a riflettere, agire e sognare un mondo migliore. Ogni anno, milioni di persone in tutto il mondo si fermano anche solo per un attimo, ricordando che la pace comincia da noi, nelle piccole scelte quotidiane, nei gesti spontanei e nella gentilezza. E chissà, forse se ognuno facesse un piccolo passo verso l’armonia, ogni giorno potrebbe diventare un po’ più pacifico.

    Autore: Lynda Di NataleFonte: webImmagine: AI

    #21Settembre #Albero #Ambiente #Amicizia #amiciziaGlobale #Armonia #armoniaSociale #Arte #bambini #Carezza #Celebrazione #cittadini #Collaborazione #collaborazioneInternazionale #colomba #Compassione #Comunità #crescitaPersonale #cultura #curiosità #dialogo #Diversità #Educazione #educazioneCivica #energiaPositiva #Eventi #Famiglia #festa #Flashmob #Gentilezza #Gioia #GiornataInternazionaleDellaPace #Gratitudine #ideeCreative #impatto #influenza #Iniziativa #lettera #maratonaFilm #Meditazione #messaggi #Musica #Natura #ONU #Pace #partecipazione #riflessione #Rispetto #scuola #Serenità #simboli #simbolico #Solidarietà #Sorriso #Speranza #tolleranza #Tradizione #valori #Volontariato #yoga

  20. 🕊️ Giornata Internazionale della Pace

    C’è un giorno all’anno in cui il mondo intero si ferma, almeno idealmente, per respirare un po’ di armonia: è la

    International Day of Peace 🕊️

    che si celebra ogni 21 settembre. Sì, proprio all’inizio dell’autunno, quando le foglie cominciano a colorarsi di oro e rame, ricordandoci che, forse, anche il cambiamento può essere pacifico e armonioso. Per il 2025, quindi, appuntamento fissato proprio a oggi, domenica 21 settembre: un’ottima occasione per meditare, fare un picnic all’aria aperta, o semplicemente stendere un tappeto di serenità nella propria casa!

    Perché il 21 settembre?

    Nel 1981 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise di istituire una giornata mondiale dedicata alla pace, ma fu nel 1982 che la celebrazione prese ufficialmente forma, come occasione per riflettere sulla pace tra nazioni e persone. Il 21 settembre fu scelta per coincidere con l’inizio del periodo in cui l’ONU invita tutti i popoli e tutte le nazioni a sospendere le ostilità, almeno idealmente, per un giorno di riflessione globale.

    Cos’è di preciso la Giornata della Pace?

    Non si tratta solo di grandi discorsi politici o conferenze internazionali (anche se ce ne sono a centinaia!), ma di un vero e proprio invito a

    trovare la pace dentro di noi e intorno a noi

    Curiosità dal mondo

    • In Giappone, alcuni studenti realizzano origami a forma di colomba da spedire simbolicamente alle scuole di altri paesi, come segno di amicizia e speranza.
    • In Brasile, nelle spiagge di Rio de Janeiro si tengono sessioni di yoga collettivo all’alba, accompagnate da musica soft: l’idea è “respirare la pace”.
    • A New York, davanti all’ONU, ogni anno si accende una gigantesca lampada della pace: chi passa può lasciare un messaggio scritto su una colomba di carta.
    • Perfino negli angoli più remoti dell’Africa, comunità locali celebrano con danze e canti tradizionali, ricordando che la pace non è solo assenza di guerra, ma armonia di vita quotidiana.

    Idee per celebrare in modo originale

    1. Maratona di film sulla pace: da “Gandhi” a “La vita è bella”, un mix di emozioni e riflessioni.
    2. Scrivere lettere di gratitudine: a un familiare, un amico o persino a un collega, per diffondere gentilezza.
    3. Piantare un albero: perché pace e natura vanno a braccetto!
    4. Flashmob creativo: coinvolgere il quartiere in un ballo, un coro o una lettura pubblica di poesie.

    Ogni piccolo gesto conta, e spesso sono le cose più semplici a lasciare il segno: un sorriso, una carezza, un invito a conoscere culture diverse dalla propria.

    La Giornata della Pace, in fondo

    La Giornata Internazionale della Pace non è solo un giorno da segnare sul calendario: è un invito a riflettere, agire e sognare un mondo migliore. Ogni anno, milioni di persone in tutto il mondo si fermano anche solo per un attimo, ricordando che la pace comincia da noi, nelle piccole scelte quotidiane, nei gesti spontanei e nella gentilezza. E chissà, forse se ognuno facesse un piccolo passo verso l’armonia, ogni giorno potrebbe diventare un po’ più pacifico.

    Autore: Lynda Di NataleFonte: webImmagine: AI

    #21Settembre #Albero #Ambiente #Amicizia #amiciziaGlobale #Armonia #armoniaSociale #Arte #bambini #Carezza #Celebrazione #cittadini #Collaborazione #collaborazioneInternazionale #colomba #Compassione #Comunità #crescitaPersonale #cultura #curiosità #dialogo #Diversità #Educazione #educazioneCivica #energiaPositiva #Eventi #Famiglia #festa #Flashmob #Gentilezza #Gioia #GiornataInternazionaleDellaPace #Gratitudine #ideeCreative #impatto #influenza #Iniziativa #lettera #maratonaFilm #Meditazione #messaggi #Musica #Natura #ONU #Pace #partecipazione #riflessione #Rispetto #scuola #Serenità #simboli #simbolico #Solidarietà #Sorriso #Speranza #tolleranza #Tradizione #valori #Volontariato #yoga

  21. 🕊️ Giornata Internazionale della Pace

    C’è un giorno all’anno in cui il mondo intero si ferma, almeno idealmente, per respirare un po’ di armonia: è la

    International Day of Peace 🕊️

    che si celebra ogni 21 settembre. Sì, proprio all’inizio dell’autunno, quando le foglie cominciano a colorarsi di oro e rame, ricordandoci che, forse, anche il cambiamento può essere pacifico e armonioso. Per il 2025, quindi, appuntamento fissato proprio a oggi, domenica 21 settembre: un’ottima occasione per meditare, fare un picnic all’aria aperta, o semplicemente stendere un tappeto di serenità nella propria casa!

    Perché il 21 settembre?

    Nel 1981 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise di istituire una giornata mondiale dedicata alla pace, ma fu nel 1982 che la celebrazione prese ufficialmente forma, come occasione per riflettere sulla pace tra nazioni e persone. Il 21 settembre fu scelta per coincidere con l’inizio del periodo in cui l’ONU invita tutti i popoli e tutte le nazioni a sospendere le ostilità, almeno idealmente, per un giorno di riflessione globale.

    Cos’è di preciso la Giornata della Pace?

    Non si tratta solo di grandi discorsi politici o conferenze internazionali (anche se ce ne sono a centinaia!), ma di un vero e proprio invito a

    trovare la pace dentro di noi e intorno a noi

    Curiosità dal mondo

    • In Giappone, alcuni studenti realizzano origami a forma di colomba da spedire simbolicamente alle scuole di altri paesi, come segno di amicizia e speranza.
    • In Brasile, nelle spiagge di Rio de Janeiro si tengono sessioni di yoga collettivo all’alba, accompagnate da musica soft: l’idea è “respirare la pace”.
    • A New York, davanti all’ONU, ogni anno si accende una gigantesca lampada della pace: chi passa può lasciare un messaggio scritto su una colomba di carta.
    • Perfino negli angoli più remoti dell’Africa, comunità locali celebrano con danze e canti tradizionali, ricordando che la pace non è solo assenza di guerra, ma armonia di vita quotidiana.

    Idee per celebrare in modo originale

    1. Maratona di film sulla pace: da “Gandhi” a “La vita è bella”, un mix di emozioni e riflessioni.
    2. Scrivere lettere di gratitudine: a un familiare, un amico o persino a un collega, per diffondere gentilezza.
    3. Piantare un albero: perché pace e natura vanno a braccetto!
    4. Flashmob creativo: coinvolgere il quartiere in un ballo, un coro o una lettura pubblica di poesie.

    Ogni piccolo gesto conta, e spesso sono le cose più semplici a lasciare il segno: un sorriso, una carezza, un invito a conoscere culture diverse dalla propria.

    La Giornata della Pace, in fondo

    La Giornata Internazionale della Pace non è solo un giorno da segnare sul calendario: è un invito a riflettere, agire e sognare un mondo migliore. Ogni anno, milioni di persone in tutto il mondo si fermano anche solo per un attimo, ricordando che la pace comincia da noi, nelle piccole scelte quotidiane, nei gesti spontanei e nella gentilezza. E chissà, forse se ognuno facesse un piccolo passo verso l’armonia, ogni giorno potrebbe diventare un po’ più pacifico.

    Autore: Lynda Di NataleFonte: webImmagine: AI

    #21Settembre #Albero #Ambiente #Amicizia #amiciziaGlobale #Armonia #armoniaSociale #Arte #bambini #Carezza #Celebrazione #cittadini #Collaborazione #collaborazioneInternazionale #colomba #Compassione #Comunità #crescitaPersonale #cultura #curiosità #dialogo #Diversità #Educazione #educazioneCivica #energiaPositiva #Eventi #Famiglia #festa #Flashmob #Gentilezza #Gioia #GiornataInternazionaleDellaPace #Gratitudine #ideeCreative #impatto #influenza #Iniziativa #lettera #maratonaFilm #Meditazione #messaggi #Musica #Natura #ONU #Pace #partecipazione #riflessione #Rispetto #scuola #Serenità #simboli #simbolico #Solidarietà #Sorriso #Speranza #tolleranza #Tradizione #valori #Volontariato #yoga

  22. 🕊️ Giornata Internazionale della Pace

    C’è un giorno all’anno in cui il mondo intero si ferma, almeno idealmente, per respirare un po’ di armonia: è la

    International Day of Peace 🕊️

    che si celebra ogni 21 settembre. Sì, proprio all’inizio dell’autunno, quando le foglie cominciano a colorarsi di oro e rame, ricordandoci che, forse, anche il cambiamento può essere pacifico e armonioso. Per il 2025, quindi, appuntamento fissato proprio a oggi, domenica 21 settembre: un’ottima occasione per meditare, fare un picnic all’aria aperta, o semplicemente stendere un tappeto di serenità nella propria casa!

    Perché il 21 settembre?

    Nel 1981 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise di istituire una giornata mondiale dedicata alla pace, ma fu nel 1982 che la celebrazione prese ufficialmente forma, come occasione per riflettere sulla pace tra nazioni e persone. Il 21 settembre fu scelta per coincidere con l’inizio del periodo in cui l’ONU invita tutti i popoli e tutte le nazioni a sospendere le ostilità, almeno idealmente, per un giorno di riflessione globale.

    Cos’è di preciso la Giornata della Pace?

    Non si tratta solo di grandi discorsi politici o conferenze internazionali (anche se ce ne sono a centinaia!), ma di un vero e proprio invito a

    trovare la pace dentro di noi e intorno a noi

    Curiosità dal mondo

    • In Giappone, alcuni studenti realizzano origami a forma di colomba da spedire simbolicamente alle scuole di altri paesi, come segno di amicizia e speranza.
    • In Brasile, nelle spiagge di Rio de Janeiro si tengono sessioni di yoga collettivo all’alba, accompagnate da musica soft: l’idea è “respirare la pace”.
    • A New York, davanti all’ONU, ogni anno si accende una gigantesca lampada della pace: chi passa può lasciare un messaggio scritto su una colomba di carta.
    • Perfino negli angoli più remoti dell’Africa, comunità locali celebrano con danze e canti tradizionali, ricordando che la pace non è solo assenza di guerra, ma armonia di vita quotidiana.

    Idee per celebrare in modo originale

    1. Maratona di film sulla pace: da “Gandhi” a “La vita è bella”, un mix di emozioni e riflessioni.
    2. Scrivere lettere di gratitudine: a un familiare, un amico o persino a un collega, per diffondere gentilezza.
    3. Piantare un albero: perché pace e natura vanno a braccetto!
    4. Flashmob creativo: coinvolgere il quartiere in un ballo, un coro o una lettura pubblica di poesie.

    Ogni piccolo gesto conta, e spesso sono le cose più semplici a lasciare il segno: un sorriso, una carezza, un invito a conoscere culture diverse dalla propria.

    La Giornata della Pace, in fondo

    La Giornata Internazionale della Pace non è solo un giorno da segnare sul calendario: è un invito a riflettere, agire e sognare un mondo migliore. Ogni anno, milioni di persone in tutto il mondo si fermano anche solo per un attimo, ricordando che la pace comincia da noi, nelle piccole scelte quotidiane, nei gesti spontanei e nella gentilezza. E chissà, forse se ognuno facesse un piccolo passo verso l’armonia, ogni giorno potrebbe diventare un po’ più pacifico.

    Autore: Lynda Di NataleFonte: webImmagine: AI

    #21Settembre #Albero #Ambiente #Amicizia #amiciziaGlobale #Armonia #armoniaSociale #Arte #bambini #Carezza #Celebrazione #cittadini #Collaborazione #collaborazioneInternazionale #colomba #Compassione #Comunità #crescitaPersonale #cultura #curiosità #dialogo #Diversità #Educazione #educazioneCivica #energiaPositiva #Eventi #Famiglia #festa #Flashmob #Gentilezza #Gioia #GiornataInternazionaleDellaPace #Gratitudine #ideeCreative #impatto #influenza #Iniziativa #lettera #maratonaFilm #Meditazione #messaggi #Musica #Natura #ONU #Pace #partecipazione #riflessione #Rispetto #scuola #Serenità #simboli #simbolico #Solidarietà #Sorriso #Speranza #tolleranza #Tradizione #valori #Volontariato #yoga

  23. Mentre la #GlobalSumudFlotilla salpa per portare #aiuti e #solidarietà a #Gaza, ( dove la situazione rimane critica, con oltre 500.000 persone che affrontano condizioni di #carestia e circa 63.000 #morti a causa del #conflitto in corso dal 2023) molti sui #social l’hanno liquidata con #derisione, come se fosse una “missione buttata in vacca”.

    Ma il #CoraggioCivile non si misura dai #like o dagli #insulti online: questa è una battaglia per #diritti, #dignità e #giustizia.
    @attualita

  24. Mentre la #GlobalSumudFlotilla salpa per portare #aiuti e #solidarietà a #Gaza, ( dove la situazione rimane critica, con oltre 500.000 persone che affrontano condizioni di #carestia e circa 63.000 #morti a causa del #conflitto in corso dal 2023) molti sui #social l’hanno liquidata con #derisione, come se fosse una “missione buttata in vacca”.

    Ma il #CoraggioCivile non si misura dai #like o dagli #insulti online: questa è una battaglia per #diritti, #dignità e #giustizia.
    @attualita

  25. Mentre la #GlobalSumudFlotilla salpa per portare #aiuti e #solidarietà a #Gaza, ( dove la situazione rimane critica, con oltre 500.000 persone che affrontano condizioni di #carestia e circa 63.000 #morti a causa del #conflitto in corso dal 2023) molti sui #social l’hanno liquidata con #derisione, come se fosse una “missione buttata in vacca”.

    Ma il #CoraggioCivile non si misura dai #like o dagli #insulti online: questa è una battaglia per #diritti, #dignità e #giustizia.
    @attualita

  26. Mentre la #GlobalSumudFlotilla salpa per portare #aiuti e #solidarietà a #Gaza, ( dove la situazione rimane critica, con oltre 500.000 persone che affrontano condizioni di #carestia e circa 63.000 #morti a causa del #conflitto in corso dal 2023) molti sui #social l’hanno liquidata con #derisione, come se fosse una “missione buttata in vacca”.

    Ma il #CoraggioCivile non si misura dai #like o dagli #insulti online: questa è una battaglia per #diritti, #dignità e #giustizia.
    @attualita

  27. Mentre la #GlobalSumudFlotilla salpa per portare #aiuti e #solidarietà a #Gaza, ( dove la situazione rimane critica, con oltre 500.000 persone che affrontano condizioni di #carestia e circa 63.000 #morti a causa del #conflitto in corso dal 2023) molti sui #social l’hanno liquidata con #derisione, come se fosse una “missione buttata in vacca”.

    Ma il #CoraggioCivile non si misura dai #like o dagli #insulti online: questa è una battaglia per #diritti, #dignità e #giustizia.
    @attualita

  28. 🌾LAVORO, TERRA E DIGNITÀ🌾

    📅 20 dicembre, ore 18:30
    📍 Dambe So

    Parliamo di agricoltura sostenibile, diritti dei lavoratori e lotta allo sfruttamento.
    tinyurl.com/222be5xa

    #SchiaviMai #BastaSfruttamento #usb #migranti #solidarietà #immigrati #diritti #dignità #lavoro #agricoltura #braccianti

  29. 🛑 Solidarietà ai familiari dei pazienti psichiatrici che ieri hanno occupato l'ASP di #Reggio #Calabria! Il futuro delle strutture è a rischio, e chiediamo decisioni urgenti. È tempo di garantire diritti e dignità per chi ha bisogno di cure! ✊

    Leggi qui ⬇️⬇️⬇️
    tinyurl.com/298ox7r9

    #Solidarietà #SalviamoLeStrutturePsichiatriche #USB #diritti #dignità #sanità #sanitàpubblica #psichiatria #salutementale