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Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale
Il governo “della non sfiducia” Andreotti III e il governo Andreotti IV
#1978 #AldoMoro #DC #ElenaPattaro #finanziamento #GiovanniLeone #GiulioAndreotti #governi #morte #nazionale #ordine #partiti #PCI #Presidente #PSI #pubblico #rapimento #referendum #solidarietà
In seguito alle consultazioni presidenziali, nel corso delle quali vengono sentiti i segretari e presidenti di partito (per la prima volta anche non parlamentari <248), viene formato il governo Andreotti III, un monocolore democristiano detto della “non sfiducia” o “delle astensioni”, perché votano la fiducia soltanto Dc e Sud-Tiroler Volkspartei, si oppongono Msi, Dp e Pri, mentre tutti gli altri (compreso il partito comunista) si astengono (i voti a favore alla Camera sono 258, mentre 303 sono gli astenuti; al Senato sono 136 i voti favorevoli, 69 le astensioni, 92 gli assenti) <249. Il III ministero Andreotti nasce quindi come governo dettato dallo stato di necessità, dalla confluenza di forze politiche che si collocano su posizioni programmatiche diametralmente opposte e privo di una maggioranza precostituita. Nonostante questo, permane in carica per ben 19 mesi, un arco temporale piuttosto lungo per gli standard del tempo. E’ la fine della conventio ad excludendum e l’inizio della breve epoca della solidarietà nazionale, ossia della costituzione di governi sostenuti da ampie alleanze aventi lo scopo di garantire al Paese una stabilità governativa in un periodo di forte disagio economico-sociale. Sotto questo punto di vista, il ministero di Andreotti viene assimilato al governo delle “convergenze parallele” per preparare il terreno politico all’ingresso dei socialisti al governo <250.
L’iter di formazione del governo è molto lungo (le elezioni si tengono il 20 giugno, le consultazioni iniziano il 12 luglio, mentre il voto di fiducia si svolge il 4 agosto), in quanto le forze politiche necessitano di tempo per accordarsi sul riparto delle cariche e delle poltrone in modo favorire la partecipazione di tutte le principali forze politiche (ad esempio, Amintore Fanfani diventa presidente del Senato, mentre la presidenza della Camera viene per la prima volta assegnata a un comunista, Pietro Ingrao), senza tuttavia che il partito comunista abbia strumenti per intromettersi nelle decisioni di indirizzo politico governative. Anche la scelta di Andreotti quale Presidente del Consiglio è dettata da questa necessità: egli è infatti tra i pochi che durante la crisi di governo hanno mantenuto un atteggiamento accomodante nei confronti dei socialisti. Secondo altri, peraltro, la designazione di Andreotti è volta ad alleggerire i contrasti interni alla Dc, percorsa da tre movimenti che si oppongono alle decisioni della segreteria Zaccagnini: dorotei, andreottiani e forlaniani <251.
La prevedibile crisi del governo Andreotti, nella più totale inconciliabilità delle posizioni politiche, vede il contrapporsi di due blocchi: da un lato, i comunisti chiedono la costituzione di un governo di emergenza, o, in alternativa, di un governo dalla maggioranza precostituita con la partecipazione del Pci o di un governo delle sinistre con l’appoggio esterno della Dc; dall’altro lato, la Dc, contraria a un governo con il Pci, è stretta nella morsa dei socialisti, che si dichiarano favorevoli soltanto a un governo che veda il coinvolgimento del partito comunista <252. Andreotti, reincaricato, si muove quindi nel tentativo di trovare una “soluzione intermedia tra la maggioranza di programma e il governo d’emergenza” <253.
In questa fase di difficile compromesso politico, Andreotti riesce a costituire il suo IV governo, un monocolore che il 16 marzo 1978 ottiene la fiducia con i voti favorevoli del partito comunista. Ma la fiducia a un governo monocolore è concessa soltanto a causa dell’allarme creato, proprio il giorno della votazione, dal rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, che rilancia in tutta la sua gravità il tema del terrorismo sul tavolo dello scontro politico <254.
Verso la fine della solidarietà nazionale e il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti
La morte di Moro, il cui cadavere viene ritrovato il 9 maggio 1978, scuote le fondamenta della politica nazionale non soltanto per la gravissima portata eversiva di un atto terroristico rivolto contro uno dei principali leader del partito di maggioranza relativa, ma anche perché sancisce il declino del “compromesso storico”. Moro era il principale interlocutore politico di Berlinguer e la sua morte rende impraticabile il cammino avviato. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale proviene dalle elezioni amministrative che nel maggio e giugno del 1978 si tengono in alcune province e nelle regioni a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta. La Dc ha un grande successo, ottenendo il 42,6% dei voti, contro il 26,4% dei comunisti. Anche il Psi aumenta, accaparrandosi il 13%, mentre il Msi diminuisce ulteriormente <255. Nello stesso periodo, l’11 giugno 1978, il partito comunista subisce un’altra sconfitta in occasione della consultazione referendaria promossa dai radicali per l’abrogazione di due leggi: a) la legge Reale (152 del 1975) sull’ordine pubblico, che determina un accrescimento dei poteri delle forze dell’ordine, alla cui abrogazione sono contrari Dc, Psi, Pri e Psdi; b) la legge sul finanziamento pubblico ai partiti (195 del 1974), che vede contrarie all’abrogazione tutte le forze politiche, fatta eccezione per i promotori. In entrambi i casi i “no” all’abrogazione prevalgono sui voti favorevoli alla stessa, attenendosi quindi al volere della maggioranza dei partiti. Tuttavia, il voto contrario all’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti è solo del 56% dei votanti, che rappresenta una minoranza rispetto all’intero corpo elettorale <256. E’ la denuncia di un elettorato stanco degli intrighi di palazzo e di un sistema politico la cui inefficienza si fa sempre più esasperata.
[NOTE]
48 Già nel corso della crisi del IV governo Moro viene sentito per il partito liberale il vice-segretario, non parlamentare. La sua convocazione, inizialmente negata, è ammessa, tuttavia, in quanto egli viene sentito in rappresentanza del segretario di partito – deputato – che a causa di un’indisposizione non avrebbe potuto partecipare. E’ quindi con la crisi del governo Moro che per la prima volta viene inserita a pieno titolo la consultazione di un presidente di partito (quello liberale) non più parlamentare (cfr. Appunto. Crisi di governo – Personalità consultate, in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38).
249 Cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 36; G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167.
250 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, p. 244.
251 Cfr. D. Porena, Il Governo della “non sfiducia”: le elezioni del 1976 e la formazione del governo Andreotti III, in Aa. Vv., La nascita dei governi, I Presidenti della Repubblica tra Carta costituzionale e prassi, Focus, in http://www.federalismi.it, n. 14/2013, pp. 3-7.
252 Per la ricostruzione della crisi cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
253 F. Bassanini, Il mandato di Andreotti, in Il Messaggero del 23 gennaio 1978, consultabile in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
254 Cfr. G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167. Per i drammatici mesi successivi al rapimento e al ritrovamento del cadavere di Moro, cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 271 ss. Il rapimento di Moro divide le forze politiche sulla strategia da adottare. Infatti, le Brigate Rosse chiedono in riscatto la liberazione di alti esponenti del terrorismo: alcune forze politiche sono disposte al baratto per il salvataggio di Moro (c.d. “fronte della trattativa”, su cui si schierano Psi, Pli e il gruppo conservatore della Dc, guidato da Forlani), altre, invece, scelgono la via della “fermezza” non accettando di scendere a patti con i terroristi (Pci, la segreteria della Dc, guidata da Zaccagnini, il leader del Pri, Ugo La Malfa). Leone, dal canto suo, si dice disposto a firmare la grazia per i rapitori. I due diversi atteggiamenti con cui le forze politiche affrontano il problema del rapimento di Moro è rappresentativo, del resto, delle divisioni tra due fazioni politiche nel delicato periodo storico di riferimento: il “fronte della trattativa” è per lo più composto da personalità contrarie alla formula politica della “solidarietà nazionale”, mentre sul “fronte della fermezza” si schierano le forze politiche fautrici della “solidarietà nazionale” e promotrici di una strategia di rigida intransigenza nei confronti di qualsivoglia fenomeno terroristico (cfr. A. Baldassarre – C. Mezzanotte, op. cit., pp. 221-222).
255 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 293-294.
256 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 295-298.
Elena Pattaro, I “governi del Presidente”, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2015 -
Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale
Il governo “della non sfiducia” Andreotti III e il governo Andreotti IV
#1978 #AldoMoro #DC #ElenaPattaro #finanziamento #GiovanniLeone #GiulioAndreotti #governi #morte #nazionale #ordine #partiti #PCI #Presidente #PSI #pubblico #rapimento #referendum #solidarietà
In seguito alle consultazioni presidenziali, nel corso delle quali vengono sentiti i segretari e presidenti di partito (per la prima volta anche non parlamentari <248), viene formato il governo Andreotti III, un monocolore democristiano detto della “non sfiducia” o “delle astensioni”, perché votano la fiducia soltanto Dc e Sud-Tiroler Volkspartei, si oppongono Msi, Dp e Pri, mentre tutti gli altri (compreso il partito comunista) si astengono (i voti a favore alla Camera sono 258, mentre 303 sono gli astenuti; al Senato sono 136 i voti favorevoli, 69 le astensioni, 92 gli assenti) <249. Il III ministero Andreotti nasce quindi come governo dettato dallo stato di necessità, dalla confluenza di forze politiche che si collocano su posizioni programmatiche diametralmente opposte e privo di una maggioranza precostituita. Nonostante questo, permane in carica per ben 19 mesi, un arco temporale piuttosto lungo per gli standard del tempo. E’ la fine della conventio ad excludendum e l’inizio della breve epoca della solidarietà nazionale, ossia della costituzione di governi sostenuti da ampie alleanze aventi lo scopo di garantire al Paese una stabilità governativa in un periodo di forte disagio economico-sociale. Sotto questo punto di vista, il ministero di Andreotti viene assimilato al governo delle “convergenze parallele” per preparare il terreno politico all’ingresso dei socialisti al governo <250.
L’iter di formazione del governo è molto lungo (le elezioni si tengono il 20 giugno, le consultazioni iniziano il 12 luglio, mentre il voto di fiducia si svolge il 4 agosto), in quanto le forze politiche necessitano di tempo per accordarsi sul riparto delle cariche e delle poltrone in modo favorire la partecipazione di tutte le principali forze politiche (ad esempio, Amintore Fanfani diventa presidente del Senato, mentre la presidenza della Camera viene per la prima volta assegnata a un comunista, Pietro Ingrao), senza tuttavia che il partito comunista abbia strumenti per intromettersi nelle decisioni di indirizzo politico governative. Anche la scelta di Andreotti quale Presidente del Consiglio è dettata da questa necessità: egli è infatti tra i pochi che durante la crisi di governo hanno mantenuto un atteggiamento accomodante nei confronti dei socialisti. Secondo altri, peraltro, la designazione di Andreotti è volta ad alleggerire i contrasti interni alla Dc, percorsa da tre movimenti che si oppongono alle decisioni della segreteria Zaccagnini: dorotei, andreottiani e forlaniani <251.
La prevedibile crisi del governo Andreotti, nella più totale inconciliabilità delle posizioni politiche, vede il contrapporsi di due blocchi: da un lato, i comunisti chiedono la costituzione di un governo di emergenza, o, in alternativa, di un governo dalla maggioranza precostituita con la partecipazione del Pci o di un governo delle sinistre con l’appoggio esterno della Dc; dall’altro lato, la Dc, contraria a un governo con il Pci, è stretta nella morsa dei socialisti, che si dichiarano favorevoli soltanto a un governo che veda il coinvolgimento del partito comunista <252. Andreotti, reincaricato, si muove quindi nel tentativo di trovare una “soluzione intermedia tra la maggioranza di programma e il governo d’emergenza” <253.
In questa fase di difficile compromesso politico, Andreotti riesce a costituire il suo IV governo, un monocolore che il 16 marzo 1978 ottiene la fiducia con i voti favorevoli del partito comunista. Ma la fiducia a un governo monocolore è concessa soltanto a causa dell’allarme creato, proprio il giorno della votazione, dal rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, che rilancia in tutta la sua gravità il tema del terrorismo sul tavolo dello scontro politico <254.
Verso la fine della solidarietà nazionale e il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti
La morte di Moro, il cui cadavere viene ritrovato il 9 maggio 1978, scuote le fondamenta della politica nazionale non soltanto per la gravissima portata eversiva di un atto terroristico rivolto contro uno dei principali leader del partito di maggioranza relativa, ma anche perché sancisce il declino del “compromesso storico”. Moro era il principale interlocutore politico di Berlinguer e la sua morte rende impraticabile il cammino avviato. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale proviene dalle elezioni amministrative che nel maggio e giugno del 1978 si tengono in alcune province e nelle regioni a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta. La Dc ha un grande successo, ottenendo il 42,6% dei voti, contro il 26,4% dei comunisti. Anche il Psi aumenta, accaparrandosi il 13%, mentre il Msi diminuisce ulteriormente <255. Nello stesso periodo, l’11 giugno 1978, il partito comunista subisce un’altra sconfitta in occasione della consultazione referendaria promossa dai radicali per l’abrogazione di due leggi: a) la legge Reale (152 del 1975) sull’ordine pubblico, che determina un accrescimento dei poteri delle forze dell’ordine, alla cui abrogazione sono contrari Dc, Psi, Pri e Psdi; b) la legge sul finanziamento pubblico ai partiti (195 del 1974), che vede contrarie all’abrogazione tutte le forze politiche, fatta eccezione per i promotori. In entrambi i casi i “no” all’abrogazione prevalgono sui voti favorevoli alla stessa, attenendosi quindi al volere della maggioranza dei partiti. Tuttavia, il voto contrario all’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti è solo del 56% dei votanti, che rappresenta una minoranza rispetto all’intero corpo elettorale <256. E’ la denuncia di un elettorato stanco degli intrighi di palazzo e di un sistema politico la cui inefficienza si fa sempre più esasperata.
[NOTE]
48 Già nel corso della crisi del IV governo Moro viene sentito per il partito liberale il vice-segretario, non parlamentare. La sua convocazione, inizialmente negata, è ammessa, tuttavia, in quanto egli viene sentito in rappresentanza del segretario di partito – deputato – che a causa di un’indisposizione non avrebbe potuto partecipare. E’ quindi con la crisi del governo Moro che per la prima volta viene inserita a pieno titolo la consultazione di un presidente di partito (quello liberale) non più parlamentare (cfr. Appunto. Crisi di governo – Personalità consultate, in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38).
249 Cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 36; G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167.
250 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, p. 244.
251 Cfr. D. Porena, Il Governo della “non sfiducia”: le elezioni del 1976 e la formazione del governo Andreotti III, in Aa. Vv., La nascita dei governi, I Presidenti della Repubblica tra Carta costituzionale e prassi, Focus, in http://www.federalismi.it, n. 14/2013, pp. 3-7.
252 Per la ricostruzione della crisi cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
253 F. Bassanini, Il mandato di Andreotti, in Il Messaggero del 23 gennaio 1978, consultabile in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
254 Cfr. G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167. Per i drammatici mesi successivi al rapimento e al ritrovamento del cadavere di Moro, cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 271 ss. Il rapimento di Moro divide le forze politiche sulla strategia da adottare. Infatti, le Brigate Rosse chiedono in riscatto la liberazione di alti esponenti del terrorismo: alcune forze politiche sono disposte al baratto per il salvataggio di Moro (c.d. “fronte della trattativa”, su cui si schierano Psi, Pli e il gruppo conservatore della Dc, guidato da Forlani), altre, invece, scelgono la via della “fermezza” non accettando di scendere a patti con i terroristi (Pci, la segreteria della Dc, guidata da Zaccagnini, il leader del Pri, Ugo La Malfa). Leone, dal canto suo, si dice disposto a firmare la grazia per i rapitori. I due diversi atteggiamenti con cui le forze politiche affrontano il problema del rapimento di Moro è rappresentativo, del resto, delle divisioni tra due fazioni politiche nel delicato periodo storico di riferimento: il “fronte della trattativa” è per lo più composto da personalità contrarie alla formula politica della “solidarietà nazionale”, mentre sul “fronte della fermezza” si schierano le forze politiche fautrici della “solidarietà nazionale” e promotrici di una strategia di rigida intransigenza nei confronti di qualsivoglia fenomeno terroristico (cfr. A. Baldassarre – C. Mezzanotte, op. cit., pp. 221-222).
255 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 293-294.
256 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 295-298.
Elena Pattaro, I “governi del Presidente”, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2015 -
Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale
Il governo “della non sfiducia” Andreotti III e il governo Andreotti IV
#1978 #AldoMoro #DC #ElenaPattaro #finanziamento #GiovanniLeone #GiulioAndreotti #governi #morte #nazionale #ordine #partiti #PCI #Presidente #PSI #pubblico #rapimento #referendum #solidarietà
In seguito alle consultazioni presidenziali, nel corso delle quali vengono sentiti i segretari e presidenti di partito (per la prima volta anche non parlamentari <248), viene formato il governo Andreotti III, un monocolore democristiano detto della “non sfiducia” o “delle astensioni”, perché votano la fiducia soltanto Dc e Sud-Tiroler Volkspartei, si oppongono Msi, Dp e Pri, mentre tutti gli altri (compreso il partito comunista) si astengono (i voti a favore alla Camera sono 258, mentre 303 sono gli astenuti; al Senato sono 136 i voti favorevoli, 69 le astensioni, 92 gli assenti) <249. Il III ministero Andreotti nasce quindi come governo dettato dallo stato di necessità, dalla confluenza di forze politiche che si collocano su posizioni programmatiche diametralmente opposte e privo di una maggioranza precostituita. Nonostante questo, permane in carica per ben 19 mesi, un arco temporale piuttosto lungo per gli standard del tempo. E’ la fine della conventio ad excludendum e l’inizio della breve epoca della solidarietà nazionale, ossia della costituzione di governi sostenuti da ampie alleanze aventi lo scopo di garantire al Paese una stabilità governativa in un periodo di forte disagio economico-sociale. Sotto questo punto di vista, il ministero di Andreotti viene assimilato al governo delle “convergenze parallele” per preparare il terreno politico all’ingresso dei socialisti al governo <250.
L’iter di formazione del governo è molto lungo (le elezioni si tengono il 20 giugno, le consultazioni iniziano il 12 luglio, mentre il voto di fiducia si svolge il 4 agosto), in quanto le forze politiche necessitano di tempo per accordarsi sul riparto delle cariche e delle poltrone in modo favorire la partecipazione di tutte le principali forze politiche (ad esempio, Amintore Fanfani diventa presidente del Senato, mentre la presidenza della Camera viene per la prima volta assegnata a un comunista, Pietro Ingrao), senza tuttavia che il partito comunista abbia strumenti per intromettersi nelle decisioni di indirizzo politico governative. Anche la scelta di Andreotti quale Presidente del Consiglio è dettata da questa necessità: egli è infatti tra i pochi che durante la crisi di governo hanno mantenuto un atteggiamento accomodante nei confronti dei socialisti. Secondo altri, peraltro, la designazione di Andreotti è volta ad alleggerire i contrasti interni alla Dc, percorsa da tre movimenti che si oppongono alle decisioni della segreteria Zaccagnini: dorotei, andreottiani e forlaniani <251.
La prevedibile crisi del governo Andreotti, nella più totale inconciliabilità delle posizioni politiche, vede il contrapporsi di due blocchi: da un lato, i comunisti chiedono la costituzione di un governo di emergenza, o, in alternativa, di un governo dalla maggioranza precostituita con la partecipazione del Pci o di un governo delle sinistre con l’appoggio esterno della Dc; dall’altro lato, la Dc, contraria a un governo con il Pci, è stretta nella morsa dei socialisti, che si dichiarano favorevoli soltanto a un governo che veda il coinvolgimento del partito comunista <252. Andreotti, reincaricato, si muove quindi nel tentativo di trovare una “soluzione intermedia tra la maggioranza di programma e il governo d’emergenza” <253.
In questa fase di difficile compromesso politico, Andreotti riesce a costituire il suo IV governo, un monocolore che il 16 marzo 1978 ottiene la fiducia con i voti favorevoli del partito comunista. Ma la fiducia a un governo monocolore è concessa soltanto a causa dell’allarme creato, proprio il giorno della votazione, dal rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, che rilancia in tutta la sua gravità il tema del terrorismo sul tavolo dello scontro politico <254.
Verso la fine della solidarietà nazionale e il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti
La morte di Moro, il cui cadavere viene ritrovato il 9 maggio 1978, scuote le fondamenta della politica nazionale non soltanto per la gravissima portata eversiva di un atto terroristico rivolto contro uno dei principali leader del partito di maggioranza relativa, ma anche perché sancisce il declino del “compromesso storico”. Moro era il principale interlocutore politico di Berlinguer e la sua morte rende impraticabile il cammino avviato. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale proviene dalle elezioni amministrative che nel maggio e giugno del 1978 si tengono in alcune province e nelle regioni a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta. La Dc ha un grande successo, ottenendo il 42,6% dei voti, contro il 26,4% dei comunisti. Anche il Psi aumenta, accaparrandosi il 13%, mentre il Msi diminuisce ulteriormente <255. Nello stesso periodo, l’11 giugno 1978, il partito comunista subisce un’altra sconfitta in occasione della consultazione referendaria promossa dai radicali per l’abrogazione di due leggi: a) la legge Reale (152 del 1975) sull’ordine pubblico, che determina un accrescimento dei poteri delle forze dell’ordine, alla cui abrogazione sono contrari Dc, Psi, Pri e Psdi; b) la legge sul finanziamento pubblico ai partiti (195 del 1974), che vede contrarie all’abrogazione tutte le forze politiche, fatta eccezione per i promotori. In entrambi i casi i “no” all’abrogazione prevalgono sui voti favorevoli alla stessa, attenendosi quindi al volere della maggioranza dei partiti. Tuttavia, il voto contrario all’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti è solo del 56% dei votanti, che rappresenta una minoranza rispetto all’intero corpo elettorale <256. E’ la denuncia di un elettorato stanco degli intrighi di palazzo e di un sistema politico la cui inefficienza si fa sempre più esasperata.
[NOTE]
48 Già nel corso della crisi del IV governo Moro viene sentito per il partito liberale il vice-segretario, non parlamentare. La sua convocazione, inizialmente negata, è ammessa, tuttavia, in quanto egli viene sentito in rappresentanza del segretario di partito – deputato – che a causa di un’indisposizione non avrebbe potuto partecipare. E’ quindi con la crisi del governo Moro che per la prima volta viene inserita a pieno titolo la consultazione di un presidente di partito (quello liberale) non più parlamentare (cfr. Appunto. Crisi di governo – Personalità consultate, in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38).
249 Cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 36; G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167.
250 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, p. 244.
251 Cfr. D. Porena, Il Governo della “non sfiducia”: le elezioni del 1976 e la formazione del governo Andreotti III, in Aa. Vv., La nascita dei governi, I Presidenti della Repubblica tra Carta costituzionale e prassi, Focus, in http://www.federalismi.it, n. 14/2013, pp. 3-7.
252 Per la ricostruzione della crisi cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
253 F. Bassanini, Il mandato di Andreotti, in Il Messaggero del 23 gennaio 1978, consultabile in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
254 Cfr. G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167. Per i drammatici mesi successivi al rapimento e al ritrovamento del cadavere di Moro, cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 271 ss. Il rapimento di Moro divide le forze politiche sulla strategia da adottare. Infatti, le Brigate Rosse chiedono in riscatto la liberazione di alti esponenti del terrorismo: alcune forze politiche sono disposte al baratto per il salvataggio di Moro (c.d. “fronte della trattativa”, su cui si schierano Psi, Pli e il gruppo conservatore della Dc, guidato da Forlani), altre, invece, scelgono la via della “fermezza” non accettando di scendere a patti con i terroristi (Pci, la segreteria della Dc, guidata da Zaccagnini, il leader del Pri, Ugo La Malfa). Leone, dal canto suo, si dice disposto a firmare la grazia per i rapitori. I due diversi atteggiamenti con cui le forze politiche affrontano il problema del rapimento di Moro è rappresentativo, del resto, delle divisioni tra due fazioni politiche nel delicato periodo storico di riferimento: il “fronte della trattativa” è per lo più composto da personalità contrarie alla formula politica della “solidarietà nazionale”, mentre sul “fronte della fermezza” si schierano le forze politiche fautrici della “solidarietà nazionale” e promotrici di una strategia di rigida intransigenza nei confronti di qualsivoglia fenomeno terroristico (cfr. A. Baldassarre – C. Mezzanotte, op. cit., pp. 221-222).
255 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 293-294.
256 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 295-298.
Elena Pattaro, I “governi del Presidente”, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2015 -
Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale
Il governo “della non sfiducia” Andreotti III e il governo Andreotti IV
#1978 #AldoMoro #DC #ElenaPattaro #finanziamento #GiovanniLeone #GiulioAndreotti #governi #morte #nazionale #ordine #partiti #PCI #Presidente #PSI #pubblico #rapimento #referendum #solidarietà
In seguito alle consultazioni presidenziali, nel corso delle quali vengono sentiti i segretari e presidenti di partito (per la prima volta anche non parlamentari <248), viene formato il governo Andreotti III, un monocolore democristiano detto della “non sfiducia” o “delle astensioni”, perché votano la fiducia soltanto Dc e Sud-Tiroler Volkspartei, si oppongono Msi, Dp e Pri, mentre tutti gli altri (compreso il partito comunista) si astengono (i voti a favore alla Camera sono 258, mentre 303 sono gli astenuti; al Senato sono 136 i voti favorevoli, 69 le astensioni, 92 gli assenti) <249. Il III ministero Andreotti nasce quindi come governo dettato dallo stato di necessità, dalla confluenza di forze politiche che si collocano su posizioni programmatiche diametralmente opposte e privo di una maggioranza precostituita. Nonostante questo, permane in carica per ben 19 mesi, un arco temporale piuttosto lungo per gli standard del tempo. E’ la fine della conventio ad excludendum e l’inizio della breve epoca della solidarietà nazionale, ossia della costituzione di governi sostenuti da ampie alleanze aventi lo scopo di garantire al Paese una stabilità governativa in un periodo di forte disagio economico-sociale. Sotto questo punto di vista, il ministero di Andreotti viene assimilato al governo delle “convergenze parallele” per preparare il terreno politico all’ingresso dei socialisti al governo <250.
L’iter di formazione del governo è molto lungo (le elezioni si tengono il 20 giugno, le consultazioni iniziano il 12 luglio, mentre il voto di fiducia si svolge il 4 agosto), in quanto le forze politiche necessitano di tempo per accordarsi sul riparto delle cariche e delle poltrone in modo favorire la partecipazione di tutte le principali forze politiche (ad esempio, Amintore Fanfani diventa presidente del Senato, mentre la presidenza della Camera viene per la prima volta assegnata a un comunista, Pietro Ingrao), senza tuttavia che il partito comunista abbia strumenti per intromettersi nelle decisioni di indirizzo politico governative. Anche la scelta di Andreotti quale Presidente del Consiglio è dettata da questa necessità: egli è infatti tra i pochi che durante la crisi di governo hanno mantenuto un atteggiamento accomodante nei confronti dei socialisti. Secondo altri, peraltro, la designazione di Andreotti è volta ad alleggerire i contrasti interni alla Dc, percorsa da tre movimenti che si oppongono alle decisioni della segreteria Zaccagnini: dorotei, andreottiani e forlaniani <251.
La prevedibile crisi del governo Andreotti, nella più totale inconciliabilità delle posizioni politiche, vede il contrapporsi di due blocchi: da un lato, i comunisti chiedono la costituzione di un governo di emergenza, o, in alternativa, di un governo dalla maggioranza precostituita con la partecipazione del Pci o di un governo delle sinistre con l’appoggio esterno della Dc; dall’altro lato, la Dc, contraria a un governo con il Pci, è stretta nella morsa dei socialisti, che si dichiarano favorevoli soltanto a un governo che veda il coinvolgimento del partito comunista <252. Andreotti, reincaricato, si muove quindi nel tentativo di trovare una “soluzione intermedia tra la maggioranza di programma e il governo d’emergenza” <253.
In questa fase di difficile compromesso politico, Andreotti riesce a costituire il suo IV governo, un monocolore che il 16 marzo 1978 ottiene la fiducia con i voti favorevoli del partito comunista. Ma la fiducia a un governo monocolore è concessa soltanto a causa dell’allarme creato, proprio il giorno della votazione, dal rapimento di Aldo Moro ad opera delle Brigate Rosse, che rilancia in tutta la sua gravità il tema del terrorismo sul tavolo dello scontro politico <254.
Verso la fine della solidarietà nazionale e il referendum sul finanziamento pubblico ai partiti
La morte di Moro, il cui cadavere viene ritrovato il 9 maggio 1978, scuote le fondamenta della politica nazionale non soltanto per la gravissima portata eversiva di un atto terroristico rivolto contro uno dei principali leader del partito di maggioranza relativa, ma anche perché sancisce il declino del “compromesso storico”. Moro era il principale interlocutore politico di Berlinguer e la sua morte rende impraticabile il cammino avviato. Il primo sintomo della fine dell’epoca della solidarietà nazionale proviene dalle elezioni amministrative che nel maggio e giugno del 1978 si tengono in alcune province e nelle regioni a statuto speciale Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta. La Dc ha un grande successo, ottenendo il 42,6% dei voti, contro il 26,4% dei comunisti. Anche il Psi aumenta, accaparrandosi il 13%, mentre il Msi diminuisce ulteriormente <255. Nello stesso periodo, l’11 giugno 1978, il partito comunista subisce un’altra sconfitta in occasione della consultazione referendaria promossa dai radicali per l’abrogazione di due leggi: a) la legge Reale (152 del 1975) sull’ordine pubblico, che determina un accrescimento dei poteri delle forze dell’ordine, alla cui abrogazione sono contrari Dc, Psi, Pri e Psdi; b) la legge sul finanziamento pubblico ai partiti (195 del 1974), che vede contrarie all’abrogazione tutte le forze politiche, fatta eccezione per i promotori. In entrambi i casi i “no” all’abrogazione prevalgono sui voti favorevoli alla stessa, attenendosi quindi al volere della maggioranza dei partiti. Tuttavia, il voto contrario all’abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti è solo del 56% dei votanti, che rappresenta una minoranza rispetto all’intero corpo elettorale <256. E’ la denuncia di un elettorato stanco degli intrighi di palazzo e di un sistema politico la cui inefficienza si fa sempre più esasperata.
[NOTE]
48 Già nel corso della crisi del IV governo Moro viene sentito per il partito liberale il vice-segretario, non parlamentare. La sua convocazione, inizialmente negata, è ammessa, tuttavia, in quanto egli viene sentito in rappresentanza del segretario di partito – deputato – che a causa di un’indisposizione non avrebbe potuto partecipare. E’ quindi con la crisi del governo Moro che per la prima volta viene inserita a pieno titolo la consultazione di un presidente di partito (quello liberale) non più parlamentare (cfr. Appunto. Crisi di governo – Personalità consultate, in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38).
249 Cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 36; G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167.
250 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, p. 244.
251 Cfr. D. Porena, Il Governo della “non sfiducia”: le elezioni del 1976 e la formazione del governo Andreotti III, in Aa. Vv., La nascita dei governi, I Presidenti della Repubblica tra Carta costituzionale e prassi, Focus, in http://www.federalismi.it, n. 14/2013, pp. 3-7.
252 Per la ricostruzione della crisi cfr. ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
253 F. Bassanini, Il mandato di Andreotti, in Il Messaggero del 23 gennaio 1978, consultabile in ASPR, Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali, Crisi di governo-Diari, busta 38.
254 Cfr. G. Mammarella – P. Cacace, op. cit., p. 167. Per i drammatici mesi successivi al rapimento e al ritrovamento del cadavere di Moro, cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 271 ss. Il rapimento di Moro divide le forze politiche sulla strategia da adottare. Infatti, le Brigate Rosse chiedono in riscatto la liberazione di alti esponenti del terrorismo: alcune forze politiche sono disposte al baratto per il salvataggio di Moro (c.d. “fronte della trattativa”, su cui si schierano Psi, Pli e il gruppo conservatore della Dc, guidato da Forlani), altre, invece, scelgono la via della “fermezza” non accettando di scendere a patti con i terroristi (Pci, la segreteria della Dc, guidata da Zaccagnini, il leader del Pri, Ugo La Malfa). Leone, dal canto suo, si dice disposto a firmare la grazia per i rapitori. I due diversi atteggiamenti con cui le forze politiche affrontano il problema del rapimento di Moro è rappresentativo, del resto, delle divisioni tra due fazioni politiche nel delicato periodo storico di riferimento: il “fronte della trattativa” è per lo più composto da personalità contrarie alla formula politica della “solidarietà nazionale”, mentre sul “fronte della fermezza” si schierano le forze politiche fautrici della “solidarietà nazionale” e promotrici di una strategia di rigida intransigenza nei confronti di qualsivoglia fenomeno terroristico (cfr. A. Baldassarre – C. Mezzanotte, op. cit., pp. 221-222).
255 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 293-294.
256 Cfr. I. Montanelli – M. Cervi, op. cit., 1991, pp. 295-298.
Elena Pattaro, I “governi del Presidente”, Tesi di dottorato, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, 2015 -
Bacciagaluppi era stato messo in contatto con il Cln milanese dall’amico Ermanno Bartellini https://condamina.wordpress.com/2026/04/04/bacciagaluppi-era-stato-messo-in-contatto-con-il-cln-milanese-dallamico-ermanno-bartellini/ #1943, #Alleati, #Angloamericani, #Antifascisti, #Autunno, #Campi, #Clandestinità, #CLN, #Comitati, #Ebrei, #ErmannoBartellini, #Ex, #Fascisti, #FerruccioParri, #FrancescaBaldini, #GiuseppeBacciagaluppi, #Lombardia, #Milano, #Militari, #Partigiani, #Partiti, #Prigionieri, #Svizzera, #Tedeschi
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https://www.europesays.com/it/418398/ Inter, rinascita Lautaro: torna in gruppo! Chivu intransigente: con la Roma… #appiano #argentina #Calcio #campo #chivu #contatto #continua #Football #infortunio #Inter #interista #intransigente #IT #Italia #Italy #lautaro #mondiale #nerazzurri #nerazzurro #Partiti #percorso #PercorsoRecupero #periodo #recupero #rinascita #ritorno #roma #settimana #Soccer #Sport #Sports #thuram #trasferta
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Gli incontri rientravano a pieno titolo nel progetto educativo e pedagogico che la Rai si proponeva di offrire https://collasgarba.wordpress.com/2026/03/06/gli-incontri-rientravano-a-pieno-titolo-nel-progetto-educativo-e-pedagogico-che-la-rai-si-proponeva-di-offrire/ #1961, #1963, #CarolinaTommasi, #Partiti, #Politica, #RAI, #Televisione, #Tribuna, #TV
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Riconciliare la sinistra
https://rizomatica.noblogs.org/2026/02/sommella-riconciliare-sinistra/
Se accettiamo la lezione di Rodrigo Nunes sulla melanconia e quella dell'ex presidente Mujica sulla concretezza, la risposta è chiara: l’unità non nasce dal culto della sinistra antifascista, nasce dalla sua funzione. Quan
#Rassegna #alleanze #coalizione #dialogo #elezioni #identit #lavoratori #mujica #nunes #partiti #politica #presidente #riconciliazione #sindacato #sinistra #unit
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Con il 99% dei voti scrutinati, i Laburisti, già alla guida di un governo di minoranza, sono il partito più votato, con il 28,2% dei voti e insieme agli altri partiti di centrosinistra e di sinistra dovrebbero ottenere 87 seggi sui 16 #voti #laburisti #partito #partiti #norvegese
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Esattamente tre anni fa, dopo le dimissioni del governo Draghi, si facevano varie ipotesi su quale sarebbe stato il governo seguente. Io speravo nel governo Utini.
Direi che è andata comunque parecchio male.
Otto possibili governi (continua nei commenti)⬇️
#governo #elezioni #partiti #Meloni #letta #Salvini #sovranisti #estremadestra -
L’operazione Sturzo durò in tutto solo «tre turbolenti giorni»
Particolarmente calda era la situazione di Roma, dove la proposta di creare una lista anticomunista aperta anche ai missini avrebbe suscitato dibattiti e polemiche intense all’interno della coalizione centrista e tra la Dc e la Chiesa.
All’origine dell’idea c’era, sostanzialmente, il timore di perdere una città importante come la capitale. E questi timori divennero ancora maggiori quando le sinistre decisero di candidare un esponente dell’Italia liberale di sicuro impatto: Francesco Saverio Nitti. A questo punto, settori del Vaticano e dell’Azione cattolica – in particolare Luigi Gedda – presero posizione a favore di un allargamento a missini e monarchici. Tra marzo e aprile ’52 si cercò in tutti i modi di fare pressioni su De Gasperi affinché accettasse il coinvolgimento delle destre in una lista civica. Per «spoliticizzare la consultazione elettorale», come consigliò Pio XII, emerse il nome di don Luigi Sturzo. Il sacerdote siciliano avrebbe dovuto fare da mediatore, in maniera tale da fare appello alle diverse sensibilità politiche romane contro il comunismo <185. Lo statista trentino, contro l’opinione, certo non poco influente, del Pontefice, decise di non coinvolgere Msi e Pnm, anche perché aveva appurato il parere contrario dei partiti laici di centro che minacciarono di ritirare i propri candidati in caso di allargamento a destra. Oltre a De Gasperi, che aveva intuito i rischi dell’operazione, erano contrari gli appartenenti al gruppo di Iniziativa democratica, alcuni esponenti dell’Azione cattolica – compresi i giovani (Giac) e gli studenti della Federazione universitaria (Fuci) – e altre organizzazioni cattoliche.
L’operazione Sturzo durò in tutto solo «tre turbolenti giorni» <186 e fu duramente osteggiata dall’ambasciata americana e da Washington, dove temevano una progressiva polarizzazione, in forza della quale il Pci avrebbe potuto porsi a capo di un fronte antifascista con molti democratici e moderati. «Particolarmente severo – ha scritto Del Pero – fu il giudizio del servizio di intelligence del Dipartimento di Stato (l’Office of Intelligence Research), che nei primi anni Cinquanta costituì assieme alla Cia uno dei principali rifugi degli elementi più liberal e progressisti dell’amministrazione Truman» <187. L’ambasciata nei mesi successivi avrebbe riservato particolare attenzione a Luigi Gedda che, «nonostante alcune sue idee politiche», non era visto come una «minaccia per la democrazia e per il successo del centro democratico». Veniva inoltre giudicato un «leale strumento della Chiesa» per porre l’accento sul rispetto delle gerarchie e delle loro indicazioni. Tale aspetto era imprescindibile proprio perché il supporto della Chiesa alla coalizione di centro era «indispensabile». Inoltre, continua la relazione di Thompson, «Gedda è una delle poche persone in Italia che hanno efficacemente utilizzato le lezioni della “guerra psicologica” e le tecniche dell’american advertising nell’azione politica».
Non si poteva però trascurare un pericolo. Solo nel caso in cui la Dc avesse fallito nelle politiche anticomuniste, il Vaticano avrebbe potuto spaventarsi. E Gedda avrebbe in qualche modo cercato di «mettere alcuni suoi uomini nelle liste della Dc e di fare pressioni per una svolta a destra» <188. L’episodio romano, pur senza sfociare in un’alleanza con le destre, era destinato a lasciare strascichi nell’arena politica nazionale. I “vespisti”, per i legami coi monarchici e con la Chiesa (soprattutto l’Azione Cattolica), venivano osservati attentamente dai funzionari Usa, timorosi sia della reazione di socialdemocratici e repubblicani che della nefasta prospettiva di una scissione democristiana <189.
Nel maggio ’52, alla vigilia del voto al Sud, il radicamento delle destre veniva così sintetizzato dall’ambasciatore Ellsworth Bunker, appena giunto in sostituzione di Dunn: “Escludendo Roma, solo un terzo della popolazione italiana, praticamente tutto al Sud, voterà. Il neofascismo e il monarchismo meridionale sono del tutto speciali, si tratta di un fenomeno “locale” dovuto al fatto che il Sud non ha mai conosciuto gli aspetti più duri dell’occupazione tedesca e della repubblica sociale, ha visto l’esercito americano come invasore, ha stretti legami con le colonie africane, ha accolto i rifugiati e ha sofferto i danni economici derivanti dalla perdita delle colonie, ha avuto una tradizione monarchica, e ha una struttura sociale che scoraggia il pensiero politico moderato o “progressista” .
La situazione italiana non faceva ben sperare, tanto che un arretramento del quadripartito era ampiamente previsto. Oltre a notare il fatto che la Dc, «partito di centro poco dinamico», avesse senza dubbio perso popolarità, all’ambasciata evidenziavano i tanti limiti dal punto di vista dell’informazione e della propaganda. Si pensi alla scarsa attività dei partiti di governo per intercettare il voto di protesta, che con ogni probabilità sarebbe andato a vantaggio dei socialcomunisti e del blocco di destra, così come, in generale, prevaleva la delusione per una campagna elettorale poco vigorosa <190.
Analizzando l’esito delle elezioni, emerge che i timori statunitensi erano in buona parte fondati. Il vero e proprio tracollo che subì il partito di De Gasperi andò soprattutto a vantaggio della destra monarchica e missina. A determinare l’emorragia di voti era stata la protesta dei «ceti medi moderati, timorosi del nuovo e sensibili alla campagna di stampa d’indole nazionalistica». Altri sostenitori della destra furono l’alta borghesia, ostile ai progetti riformatori e le masse di sottoproletariato meridionale «infarcito di sanfedismo qualunquista e di ribellismo nei confronti del Nord» <191. Com’è noto, la Dc e i partiti di governo subirono un’erosione di consensi significativa in Meridione. Il blocco delle forze nazionali riuscì ad ottenere la maggioranza a Napoli (dove fu eletto sindaco Achille Lauro con 117.000 preferenze), Avellino, Bari, Benevento (con un sindaco missino), Salerno e Foggia (governata in precedenza da un’amministrazione di sinistra).
Dopo il voto, tra i due partiti di destra iniziò un rapporto proficuo, propiziato «dalla comune emarginazione rispetto al potere». Come ha rilevato Baldoni, la collaborazione ebbe maggior successo dove il Msi rimase in secondo piano, e questo ha reso certo più semplice l’intesa al Sud, dove i missini erano interpreti di un generico conservatorismo non ostile alla monarchia e agli Usa, rispetto agli eredi della Rsi al Nord <192.
La percezione dei pericoli di destra e sinistra – e dei partiti al loro interno – era inevitabilmente legata alla situazione internazionale. Il Pnm, per il suo dichiarato atlantismo, costituiva un potenziale alleato o comunque un interlocutore con cui confrontarsi. L’apertura a sinistra cominciò a comparire nelle agende dei diplomatici americani. Si poteva pensare, in alternativa, di aprire a destra, ma questa strada era guardata con sospetto perché poteva causare malumori nei repubblicani e nei socialdemocratici, con il rischio di compattare un fronte delle sinistre. Restava poi l’ipotesi di modificare la legge elettorale in senso maggioritario, che avrebbe potuto offrire al governo maggiore stabilità, «rilanciando al contempo l’azione repressiva contro l’estrema destra e l’estrema sinistra» <193.
[NOTE]
185 Si vedano G. Malgeri, La stagione del centrismo, cit., pp. 123-129; L. Sturzo, Politica di questi anni. Dal luglio 1951 al dicembre 1953, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2008; A. Riccardi, Il «partito romano». Politica italiana, Chiesa cattolica e Curia romana da Pio XII a Paolo VI, Morcelliana, Brescia, 2007; A. D’Angelo, De Gasperi, le destre e l’«operazione Sturzo». Voto amministrativo del 1952 e riforma elettorale, Studium, Roma, 2002.
186 The May 25 elections – Negotiations and alliances of democratic parties, L.E. Thompson Jr. (Minister Counselor,Embassy) to the Department of State, May 6, 1952, NARA, RG 59, C-3, Box 3, 765.00/5-652. Sulle elezioni romane si veda anche Rome municipal elections, M. J. Looram to O. Horsey (Embassy), February 5, 1952; Telegram 5142, E. Bunker (Ambassador in Italy) to Secretary of State, May 24, 1952, NARA, RG 84, Box 74, f. Italy elections (confidential) 1950-52.
187 M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit., p. 161.
188 Gedda and the Church in the 1952 election campaign, L.E. Thompson Jr. (Embassy) to the Department of State, July 11, 1952, NARA, RG 59, C-3, Box 3, 765.00/7-1152. Si veda Telegram 343, E. Bunker (Ambassador in Italy) to Secretary of State, July 22, 1952, NARA, RG 84, 1950-1952, Box 74, f. 350.1 – CD Party confidential 1950-52. Su Gedda e la “guerra psicologica” si veda Mario Del Pero, Gli Stati Uniti e la «guerra psicologica», cit., pp. 955-961. Sulla linea “morbida” di Gedda e sul tentativo di integrazione Dc-Msi si veda Piero Ignazi, Il polo escluso, cit., pp. 64-65.
189 In un rapporto si afferma esplicitamente che «il supporto monarchico potrebbe essere necessario per vincere le elezioni politiche», Si veda Program of the right-wing of the Christian Democratic Party, Embassy to the Department of State, April 9, 1952, NARA, RG 84, Box 74, f. 350.1 – CD Party confidential 1950-52. Nello stesso documento si trova anche una sorprendente diversità di vedute sulla lotta al comunismo. Se i “vespisti” intendevano mettere fuori legge il Pci e incrementare la libera impresa per diminuire il peso dei comunisti, all’ambasciata consideravano il ritorno alla libera impresa come «open question» e diffidavano di tanti industriali italiani che avevano scoraggiato la nascita di
sindacati liberi «per evitare problemi», contribuendo così al rafforzamento del Pci.
190 Per un esempio evidente del rammarico americano poco prima delle elezioni e per un elenco di pubblicazioni e film propagandistici, tra cui “Come i comunisti ingannano i contadini” (148.700 copie), “Come si vive in Russia” (500.000 copie) e “La valle del terrore” (648.000 copie) si veda Usis/Msa Activities in connection with italian local elections, Foreign Service Despatch 2765, Embassy to the Department of State, May 23, 1952, NARA, RG 84, Box 74, f. 350 – Italy elections (confidential) 1950-52, da cui è tratta la citazione «the Christian Democratic Party, being a center party, is somewhat lacking in dynamism».
191 S. Setta, La Destra nell’Italia del dopoguerra, cit., p. 28.
192 A. Baldoni, La destra in Italia, cit., p. 394; G. Roberti, L’opposizione di destra in Italia, cit., pp. 154-155. Sul proliferare di gruppi scissionisti di centro, destra e sinistra in campo monarchico si veda D. De Napoli, Il movimento monarchico, cit., pp. 143-144.
193 M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit., p. 163.
Federico Robbe, Gli Stati Uniti e la Destra italiana negli anni Cinquanta, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2009-2010#1952 #AlcideDeGasperi #ambasciata #amministrative #anticomunismo #Avellino #Bari #Benevento #centristi #CIA #DC #destra #don #elezioni #FedericoRobbe #Foggia #FrancescoSaverioNitti #intelligence #liberali #LuigiGedda #LuigiSturzo #missini #monarchici #neofascismo #partiti #PCI #Roma #Salerno #USA #Vaticano
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La nuova pubblicazione della collana "#Scritti di storia" rilegge un evento fondamentale della #storia italiana del secolo scorso - la caduta della #PrimaRepubblica - con una lente nuova, quella della #QuestioneSettentrionale: in particolare, il volume indaga la disgregazione del sistema #politico del #dopoguerra e l’ascesa della #LegaNord, fenomeni ricondotti al diffondersi dell'insoddisfazione, nel #Nord #Italia, verso i #partiti tradizionali e lo #Stato centrale
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La nuova pubblicazione della collana "#Scritti di storia" rilegge un evento fondamentale della #storia italiana del secolo scorso - la caduta della #PrimaRepubblica - con una lente nuova, quella della #QuestioneSettentrionale: in particolare, il volume indaga la disgregazione del sistema #politico del #dopoguerra e l’ascesa della #LegaNord, fenomeni ricondotti al diffondersi dell'insoddisfazione, nel #Nord #Italia, verso i #partiti tradizionali e lo #Stato centrale
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La nuova pubblicazione della collana "#Scritti di storia" rilegge un evento fondamentale della #storia italiana del secolo scorso - la caduta della #PrimaRepubblica - con una lente nuova, quella della #QuestioneSettentrionale: in particolare, il volume indaga la disgregazione del sistema #politico del #dopoguerra e l’ascesa della #LegaNord, fenomeni ricondotti al diffondersi dell'insoddisfazione, nel #Nord #Italia, verso i #partiti tradizionali e lo #Stato centrale
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La nuova pubblicazione della collana "#Scritti di storia" rilegge un evento fondamentale della #storia italiana del secolo scorso - la caduta della #PrimaRepubblica - con una lente nuova, quella della #QuestioneSettentrionale: in particolare, il volume indaga la disgregazione del sistema #politico del #dopoguerra e l’ascesa della #LegaNord, fenomeni ricondotti al diffondersi dell'insoddisfazione, nel #Nord #Italia, verso i #partiti tradizionali e lo #Stato centrale
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La nuova pubblicazione della collana "#Scritti di storia" rilegge un evento fondamentale della #storia italiana del secolo scorso - la caduta della #PrimaRepubblica - con una lente nuova, quella della #QuestioneSettentrionale: in particolare, il volume indaga la disgregazione del sistema #politico del #dopoguerra e l’ascesa della #LegaNord, fenomeni ricondotti al diffondersi dell'insoddisfazione, nel #Nord #Italia, verso i #partiti tradizionali e lo #Stato centrale
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Dal tecnocivismo alla cittadinanza digitale
https://rizomatica.noblogs.org/2025/02/dal-tecnocivismo-alla-cittadinanza-digitale/
Piattaforme e partecipazione.
di M. Minetti
Considerata la perfetta concordanza con la tematica del numero #7 di Rizomatica, abbiamo ritenuto#Politica #Rizoma #Strumenti #Tecnopolitica #7 #DeCindio #decisionalit #democrazia #deseriis #ignazi #intermediazione #LiqueedFeedback #loomio #partecipazione #partiti #PD #piattaforme #PotereAlPopolo #statuto
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Scienza e tecnologia per un’altra politica.
https://rizomatica.noblogs.org/2025/02/pellegrino-scienza-tecnologia-politica/
Fine dell’antropocentrismo e futuro della Terra
di V. Pellegrino
«L'animismo è l'unica versione sensata del materialismo.»
Vìveiros de Castro
Proseguendo nel lavoro di analisi dello stato di#Fediverso #Politica #Tecnopolitica #antropocentrismo #assemblea #compostismo #democrazia #haraway #oligarchia #operaismo #partiti #partito #rappresentanza #scienza
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Evoluzione dei partiti.
https://rizomatica.noblogs.org/2025/02/minetti-evoluzione-dei-partiti/
Le crisi della politica: sovranità, rappresentanza, leadership, organizzazione.
di M. Minetti
Il partito che manca
Concordo pienamente con il sociologo Lorenzo Viviani quando, nel suo sa#Politica #Rizoma #Tecnopolitica #attivismo #CartelParty #CatchAll #ecosistema #gramsci #leadership #LorenzoViviani #nunes #OlismoPolitico #organizzazione #partiti #partito #piattaforme #sociologia
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Il partito che manca
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Rizomatica 25-02-2025
https://rizomatica.noblogs.org/2025/02/rizomatica-25-02-2025/
Infosfera, 25/02/2025
Per questa uscita di rizomatica, abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di delineare le forme delle po#Politica #Rivista #Rizoma #Strumenti #Tecnopolitica #barbetta #bellucci #civino #cori #democrazia #marin #marotta #minetti #municipalismo #organizzazione #partiti #pellegrino #piattaforme #politica #populismo #rappresentanza #rattus #simoncini #sommella #statuto #trendtopic
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Rizomatica 25-02-2025
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Infosfera, 25/02/2025
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Rizomatica 25-02-2025
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Infosfera, 25/02/2025
Per questa uscita di rizomatica, abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di delineare le forme delle po#Politica #Rivista #Rizoma #Strumenti #Tecnopolitica #barbetta #bellucci #civino #cori #democrazia #marin #marotta #minetti #municipalismo #organizzazione #partiti #pellegrino #piattaforme #politica #populismo #rappresentanza #rattus #simoncini #sommella #statuto #trendtopic
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Evoluzione dei partiti.
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Le crisi della politica: sovranità, rappresentanza, leadership, organizzazione.
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Il partito che manca
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Il municipalismo è la rivoluzione di cui abbiamo bisogno
https://rizomatica.noblogs.org/2025/02/marotta-municipalismo-rivoluzione-bisogno/
di C. Marotta, Consigliere regionale del Lazio.
L’Italia – e più in generale l’Occidente – sta attraversando una crisi profonda della democrazia rappresentativa. Questo fenomeno è ormai evidente: l’astensionismo cresce, i partiti tradizionali perdono credibilità e il rapporto#Politica #avs #marotta #municipalismo #partiti #sinistra #territori
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Scienza e tecnologia per un’altra politica.
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Fine dell’antropocentrismo e futuro della Terra
di V. Pellegrino
«L'animismo è l'unica versione sensata del materialismo.»
Vìveiros de Castro
Proseguendo nel lavoro di analisi dello stato di#Fediverso #Politica #Tecnopolitica #antropocentrismo #assemblea #compostismo #democrazia #haraway #oligarchia #operaismo #partiti #partito #rappresentanza #scienza
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Rompere definitivamente con la politica della testimonianza
https://rizomatica.noblogs.org/2025/02/cori-rompere-politica-testimonianza/
di F. Cori
Il contesto storico in cui ci troviamo attualmente apparirebbe paradossale ad ogni sincero democratico o progressista che fosse vissuto anche solo venti anni fa. Il Governo Meloni è composto da forze politiche di destra, di cui un#Politica #5Stelle #avs #CittFutura #classe #guerra #italia #opposizione #palestina #partiti #testimonianza
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Dal tecnocivismo alla cittadinanza digitale
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Piattaforme e partecipazione
di M. Minetti
Considerata la perfetta concordanza con la tematica del numero #7 di Rizomatica, abbiamo ritenuto u#Politica #Rizoma #Strumenti #Tecnopolitica #7 #DeCindio #decisionalit #democrazia #deseriis #ignazi #intermediazione #LiqueedFeedback #loomio #partecipazione #partiti #PD #piattaforme #PotereAlPopolo #statuto
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Considerata la perfetta concordanza con la tematica del numero #7 di Rizomatica, abbiamo ritenuto u#Politica #Rizoma #Strumenti #Tecnopolitica #7 #DeCindio #decisionalit #democrazia #deseriis #ignazi #intermediazione #LiqueedFeedback #loomio #partecipazione #partiti #PD #piattaforme #PotereAlPopolo #statuto