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#democrazia — Public Fediverse posts

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  1. Tradwives su TikTok e Instagram, estetica MAGA, un summit in Texas che propone un voto per famiglia espresso dal capofamiglia, e in Italia la proposta di Futuro nazionale di dare più peso elettorale a chi ha più figli. Il filo comune è la cittadinanza delle donne ridotta ad attributo del nucleo domestico.

    scienzainrete.it/articolo/rito

    #tradwives #diritti #democrazia

  2. Tradwives su TikTok e Instagram, estetica MAGA, un summit in Texas che propone un voto per famiglia espresso dal capofamiglia, e in Italia la proposta di Futuro nazionale di dare più peso elettorale a chi ha più figli. Il filo comune è la cittadinanza delle donne ridotta ad attributo del nucleo domestico.

    scienzainrete.it/articolo/rito

    #tradwives #diritti #democrazia

  3. Tradwives su TikTok e Instagram, estetica MAGA, un summit in Texas che propone un voto per famiglia espresso dal capofamiglia, e in Italia la proposta di Futuro nazionale di dare più peso elettorale a chi ha più figli. Il filo comune è la cittadinanza delle donne ridotta ad attributo del nucleo domestico.

    scienzainrete.it/articolo/rito

    #tradwives #diritti #democrazia

  4. Nel 2024 Matteo Salvini commentò la rielezione di Vladimir Putin dicendo che «quando un popolo vota ha sempre ragione». Oggi, 20 settembre 2026, si chiudono le elezioni per i 450 seggi della Duma russa. Eppure non si può ignorare il contesto.

    Jabloko, l’unico partito registrato in Russia apertamente contrario alla guerra in Ucraina, non compare sulla scheda proporzionale nazionale: il 10 agosto la Corte Suprema ha annullato la registrazione della sua lista federale e il 17 agosto ha confermato la decisione. Alcuni candidati del partito restano in corsa nei collegi uninominali.

    Nel frattempo due vicepresidenti di Jabloko, Maxim Kruglov e Lev Shlosberg, sono stati condannati rispettivamente a 7 anni e a 11 anni e 1 mese di carcere per dichiarazioni e contenuti contro la guerra.

    Mettere una scheda nell’urna non basta a rendere un’elezione democratica: senza libertà politica, una reale opposizione e pluralismo, il voto resta un rito elettorale, non una libera scelta. La Russia non è una democrazia.

    #Russia #Elezioni #Duma #Ucraina #Democrazia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  5. Nel 2024 Matteo Salvini commentò la rielezione di Vladimir Putin dicendo che «quando un popolo vota ha sempre ragione». Oggi, 20 settembre 2026, si chiudono le elezioni per i 450 seggi della Duma russa. Eppure non si può ignorare il contesto.

    Jabloko, l’unico partito registrato in Russia apertamente contrario alla guerra in Ucraina, non compare sulla scheda proporzionale nazionale: il 10 agosto la Corte Suprema ha annullato la registrazione della sua lista federale e il 17 agosto ha confermato la decisione. Alcuni candidati del partito restano in corsa nei collegi uninominali.

    Nel frattempo due vicepresidenti di Jabloko, Maxim Kruglov e Lev Shlosberg, sono stati condannati rispettivamente a 7 anni e a 11 anni e 1 mese di carcere per dichiarazioni e contenuti contro la guerra.

    Mettere una scheda nell’urna non basta a rendere un’elezione democratica: senza libertà politica, una reale opposizione e pluralismo, il voto resta un rito elettorale, non una libera scelta. La Russia non è una democrazia.

    #Russia #Elezioni #Duma #Ucraina #Democrazia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  6. Nel 2024 Matteo Salvini commentò la rielezione di Vladimir Putin dicendo che «quando un popolo vota ha sempre ragione». Oggi, 20 settembre 2026, si chiudono le elezioni per i 450 seggi della Duma russa. Eppure non si può ignorare il contesto.

    Jabloko, l’unico partito registrato in Russia apertamente contrario alla guerra in Ucraina, non compare sulla scheda proporzionale nazionale: il 10 agosto la Corte Suprema ha annullato la registrazione della sua lista federale e il 17 agosto ha confermato la decisione. Alcuni candidati del partito restano in corsa nei collegi uninominali.

    Nel frattempo due vicepresidenti di Jabloko, Maxim Kruglov e Lev Shlosberg, sono stati condannati rispettivamente a 7 anni e a 11 anni e 1 mese di carcere per dichiarazioni e contenuti contro la guerra.

    Mettere una scheda nell’urna non basta a rendere un’elezione democratica: senza libertà politica, una reale opposizione e pluralismo, il voto resta un rito elettorale, non una libera scelta. La Russia non è una democrazia.

    #Russia #Elezioni #Duma #Ucraina #Democrazia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  7. Nel 2024 Matteo Salvini commentò la rielezione di Vladimir Putin dicendo che «quando un popolo vota ha sempre ragione». Oggi, 20 settembre 2026, si chiudono le elezioni per i 450 seggi della Duma russa. Eppure non si può ignorare il contesto.

    Jabloko, l’unico partito registrato in Russia apertamente contrario alla guerra in Ucraina, non compare sulla scheda proporzionale nazionale: il 10 agosto la Corte Suprema ha annullato la registrazione della sua lista federale e il 17 agosto ha confermato la decisione. Alcuni candidati del partito restano in corsa nei collegi uninominali.

    Nel frattempo due vicepresidenti di Jabloko, Maxim Kruglov e Lev Shlosberg, sono stati condannati rispettivamente a 7 anni e a 11 anni e 1 mese di carcere per dichiarazioni e contenuti contro la guerra.

    Mettere una scheda nell’urna non basta a rendere un’elezione democratica: senza libertà politica, una reale opposizione e pluralismo, il voto resta un rito elettorale, non una libera scelta. La Russia non è una democrazia.

    #Russia #Elezioni #Duma #Ucraina #Democrazia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  8. Nel 2024 Matteo Salvini commentò la rielezione di Vladimir Putin dicendo che «quando un popolo vota ha sempre ragione». Oggi, 20 settembre 2026, si chiudono le elezioni per i 450 seggi della Duma russa. Eppure non si può ignorare il contesto.

    Jabloko, l’unico partito registrato in Russia apertamente contrario alla guerra in Ucraina, non compare sulla scheda proporzionale nazionale: il 10 agosto la Corte Suprema ha annullato la registrazione della sua lista federale e il 17 agosto ha confermato la decisione. Alcuni candidati del partito restano in corsa nei collegi uninominali.

    Nel frattempo due vicepresidenti di Jabloko, Maxim Kruglov e Lev Shlosberg, sono stati condannati rispettivamente a 7 anni e a 11 anni e 1 mese di carcere per dichiarazioni e contenuti contro la guerra.

    Mettere una scheda nell’urna non basta a rendere un’elezione democratica: senza libertà politica, una reale opposizione e pluralismo, il voto resta un rito elettorale, non una libera scelta. La Russia non è una democrazia.

    #Russia #Elezioni #Duma #Ucraina #Democrazia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  9. RE: sociale.network/@bottegadelbar

    Quando l'etica presenta il conto...

    "l problema di chiamarsi Banca Etica è che, prima o poi, l’etica presenta il conto. Diogene Notizie quel conto ce l’ha davvero. E non per convenienza: un conto completo per un’organizzazione costa 240 euro l’anno se non si è soci, 168 se lo si è, poi ci sono bonifici, carte e operazioni oltre la franchigia. Non è una rapina, ma neppure beneficenza. E per associazioni, cooperative, ONG e realtà senza fini di lucro, cioè una parte importante della clientela della banca, ogni euro pesa.

    Perché allora scegliere Banca Etica? Perché non si compra soltanto un servizio bancario. Si compra una promessa: che il denaro non sia neutro, che non tutto ciò che è legale o conveniente sia per questo anche giusto, che una banca possa comportarsi diversamente dalle altre."

    #BancaEtica #AutisticiInventati #democrazia #finanza

    @scuola
    @maupao
    @lindasartini
    @RFancio
    @steko

  10. RE: sociale.network/@bottegadelbar

    Quando l'etica presenta il conto...

    "l problema di chiamarsi Banca Etica è che, prima o poi, l’etica presenta il conto. Diogene Notizie quel conto ce l’ha davvero. E non per convenienza: un conto completo per un’organizzazione costa 240 euro l’anno se non si è soci, 168 se lo si è, poi ci sono bonifici, carte e operazioni oltre la franchigia. Non è una rapina, ma neppure beneficenza. E per associazioni, cooperative, ONG e realtà senza fini di lucro, cioè una parte importante della clientela della banca, ogni euro pesa.

    Perché allora scegliere Banca Etica? Perché non si compra soltanto un servizio bancario. Si compra una promessa: che il denaro non sia neutro, che non tutto ciò che è legale o conveniente sia per questo anche giusto, che una banca possa comportarsi diversamente dalle altre."

    #BancaEtica #AutisticiInventati #democrazia #finanza

    @scuola
    @maupao
    @lindasartini
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  11. RE: sociale.network/@bottegadelbar

    Quando l'etica presenta il conto...

    "l problema di chiamarsi Banca Etica è che, prima o poi, l’etica presenta il conto. Diogene Notizie quel conto ce l’ha davvero. E non per convenienza: un conto completo per un’organizzazione costa 240 euro l’anno se non si è soci, 168 se lo si è, poi ci sono bonifici, carte e operazioni oltre la franchigia. Non è una rapina, ma neppure beneficenza. E per associazioni, cooperative, ONG e realtà senza fini di lucro, cioè una parte importante della clientela della banca, ogni euro pesa.

    Perché allora scegliere Banca Etica? Perché non si compra soltanto un servizio bancario. Si compra una promessa: che il denaro non sia neutro, che non tutto ciò che è legale o conveniente sia per questo anche giusto, che una banca possa comportarsi diversamente dalle altre."

    #BancaEtica #AutisticiInventati #democrazia #finanza

    @scuola
    @maupao
    @lindasartini
    @RFancio
    @steko

  12. RE: sociale.network/@bottegadelbar

    Quando l'etica presenta il conto...

    "l problema di chiamarsi Banca Etica è che, prima o poi, l’etica presenta il conto. Diogene Notizie quel conto ce l’ha davvero. E non per convenienza: un conto completo per un’organizzazione costa 240 euro l’anno se non si è soci, 168 se lo si è, poi ci sono bonifici, carte e operazioni oltre la franchigia. Non è una rapina, ma neppure beneficenza. E per associazioni, cooperative, ONG e realtà senza fini di lucro, cioè una parte importante della clientela della banca, ogni euro pesa.

    Perché allora scegliere Banca Etica? Perché non si compra soltanto un servizio bancario. Si compra una promessa: che il denaro non sia neutro, che non tutto ciò che è legale o conveniente sia per questo anche giusto, che una banca possa comportarsi diversamente dalle altre."

    #BancaEtica #AutisticiInventati #democrazia #finanza

    @scuola
    @maupao
    @lindasartini
    @RFancio
    @steko

  13. RE: sociale.network/@bottegadelbar

    Quando l'etica presenta il conto...

    "l problema di chiamarsi Banca Etica è che, prima o poi, l’etica presenta il conto. Diogene Notizie quel conto ce l’ha davvero. E non per convenienza: un conto completo per un’organizzazione costa 240 euro l’anno se non si è soci, 168 se lo si è, poi ci sono bonifici, carte e operazioni oltre la franchigia. Non è una rapina, ma neppure beneficenza. E per associazioni, cooperative, ONG e realtà senza fini di lucro, cioè una parte importante della clientela della banca, ogni euro pesa.

    Perché allora scegliere Banca Etica? Perché non si compra soltanto un servizio bancario. Si compra una promessa: che il denaro non sia neutro, che non tutto ciò che è legale o conveniente sia per questo anche giusto, che una banca possa comportarsi diversamente dalle altre."

    #BancaEtica #AutisticiInventati #democrazia #finanza

    @scuola
    @maupao
    @lindasartini
    @RFancio
    @steko

  14. il sistema elettorale proporzionale “puro” / francesco pallante

    Francesco Pallante
    (dalla newsletter del ‘manifesto’, 29 giu. 2026)

    Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta del Novecento, Parlamenti eletti con legge elettorale proporzionale approvarono le più incisive riforme che hanno trasformato l’Italia dal punto di vista sociale, economico e politico, dal dopoguerra a oggi. Merita richiamare alla memoria le principali, affinché se ne possa cogliere a pieno la portata: la nazionalizzazione delle imprese energetiche e l’istituzione dell’Enel (1962); la scuola media unica, gratuita e obbligatoria (1962); la riforma della previdenza sociale secondo il modello retributivo (1969); l’abolizione delle gabbie salariali (1969); lo Statuto dei diritti dei lavoratori (1970); la legge sul divorzio (1970); l’attuazione delle previsioni costituzionali in tema di referendum (1970); l’istituzione delle regioni ordinarie (1970); la riforma fiscale nel senso della progressività (1974); la trasformazione del diritto di famiglia in nome della parità tra i coniugi (1975); la legge in tema di concessioni edilizie e oneri di urbanizzazione (1977); la legalizzazione dell’aborto (1978); la chiusura dei manicomi (1978); la legge sul Ssn (1978). I cultori delle alchimie elettorali – i sacerdoti della governabilità – non sono, oggi, in grado di spiegare come sia stato possibile che assemblee legislative elette con legge elettorale proporzionale “pura” abbiano potuto approvare riforme così ampie e incisive. La spiegazione è che proprio perché si trattava di assemblee in cui nessun partito aveva da sé la maggioranza, tutti i partiti erano costretti a dialogare tra loro. In apparente paradosso, quelli di allora erano Parlamenti assai più “decidenti” di quelli odierni: e lo erano grazie al fatto che quando si giungeva, infine, alla decisione, ciò accadeva perché si era prima svolto un attento procedimento deliberativo, capace di realizzare il massimo del consenso e il minimo dell’imposizione possibili. Non a caso molte delle decisioni di allora sono durate a lungo; alcune durano a tutt’oggi. Quale Parlamento odierno sarebbe capace di decisioni altrettanto suscettibili di proiettarsi nel futuro? Altro che tagliole, ghigliottine, canguri e analoghe figure del libro degli orrori parlamentari! Allora ci si scontrava e ci si confrontava, si assicurava al dibattito il tempo necessario e si giungeva, infine, a deliberazioni dotate di straordinaria solidità politica. Il culto odierno della governabilità impedisce il confronto e la discussione. Le audizioni degli esperti, gli emendamenti delle opposizioni, l’illustrazione di posizioni alternative servono a poco: alla fine, quel che conta non è la ragionevolezza delle argomentazioni, è la forza dei numeri. La democrazia – come ha scritto Alfonso Di Giovine – è diventata la sorella stupida della matematica. È per questo che l’approvazione di una legge elettorale che favorisca la formazione di una maggioranza assoluta non è desiderabile. Perché una tale legge, gonfiando artificialmente le posizioni di alcuni, irrigidisce il confronto politico, rendendolo, di fatto, impossibile. Il Parlamento è svuotato d’ogni ruolo, il Governo è elevato al centro del sistema. Eppure, nonostante la favola della fine delle ideologie, quella italiana è, oggi, una società divisa, per ideali e interessi, almeno tanto quanto lo era la società italiana d’un tempo. Allora, però, con le divisioni si sapeva fare, realisticamente, i conti. Oggi non più. Sotto questo aspetto, una legge elettorale proporzionale sarebbe virtuosa proprio per via di quello che è, usualmente, considerato il suo vizio: il fatto di non assegnare ad alcuna forza politica la maggioranza assoluta, così costringendo le diverse componenti della società, di cui le forze politiche sono espressione, a tornare a parlarsi tra loro. Alla scontata obiezione secondo la quale un Parlamento plurale non potrà realmente funzionare è agevole replicare che il compito del Parlamento nei sistemi democratici pluralisti è esattamente questo: rendere possibile, grazie alla mediazione della rappresentanza, quel dialogo che nella immediatezza della società è assai più complicato. Forze politiche che godono di maggioranze artificiali create dalle leggi elettorali non saranno disponibili a dialogare con le controparti: saranno sempre tentate dalle imposizioni di forza. Le file dei loro eletti saranno colme di yes-men e yes-women, perché il Capo (parola democraticamente inaccettabile, rientrata nel lessico politico per responsabilità delle leggi elettorali) ha bisogno non di pensatori critici, ma di esecutori fedeli. Al contrario, partiti politici che possono contare in Parlamento solo sulla forza che realmente hanno nella società saranno per forza di cose aperti al dialogo e al confronto e necessiteranno di personale politico a ciò adeguato: si batteranno perché la discussione abbia per esito una soluzione la più vicina possibile alle proprie posizioni, ma non avranno timore del compromesso, una volta spesi tutti i loro argomenti. Oltre alla vita democratica, persino la qualità della classe politica finirebbe col trarne beneficio.

    #anni60 #Anni70 #anniSessanta #anniSettanta #democrazia #elezioni #FrancescoPallante #ilManifesto #newsletterDelManifesto #Parlamento #riformaElettorale #riforme #riformeElettorali #sistemaElettorale #sistemaElettoralePuro
  15. il sistema elettorale proporzionale “puro” / francesco pallante

    Francesco Pallante
    (dalla newsletter del ‘manifesto’, 29 giu. 2026)

    Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta del Novecento, Parlamenti eletti con legge elettorale proporzionale approvarono le più incisive riforme che hanno trasformato l’Italia dal punto di vista sociale, economico e politico, dal dopoguerra a oggi. Merita richiamare alla memoria le principali, affinché se ne possa cogliere a pieno la portata: la nazionalizzazione delle imprese energetiche e l’istituzione dell’Enel (1962); la scuola media unica, gratuita e obbligatoria (1962); la riforma della previdenza sociale secondo il modello retributivo (1969); l’abolizione delle gabbie salariali (1969); lo Statuto dei diritti dei lavoratori (1970); la legge sul divorzio (1970); l’attuazione delle previsioni costituzionali in tema di referendum (1970); l’istituzione delle regioni ordinarie (1970); la riforma fiscale nel senso della progressività (1974); la trasformazione del diritto di famiglia in nome della parità tra i coniugi (1975); la legge in tema di concessioni edilizie e oneri di urbanizzazione (1977); la legalizzazione dell’aborto (1978); la chiusura dei manicomi (1978); la legge sul Ssn (1978). I cultori delle alchimie elettorali – i sacerdoti della governabilità – non sono, oggi, in grado di spiegare come sia stato possibile che assemblee legislative elette con legge elettorale proporzionale “pura” abbiano potuto approvare riforme così ampie e incisive. La spiegazione è che proprio perché si trattava di assemblee in cui nessun partito aveva da sé la maggioranza, tutti i partiti erano costretti a dialogare tra loro. In apparente paradosso, quelli di allora erano Parlamenti assai più “decidenti” di quelli odierni: e lo erano grazie al fatto che quando si giungeva, infine, alla decisione, ciò accadeva perché si era prima svolto un attento procedimento deliberativo, capace di realizzare il massimo del consenso e il minimo dell’imposizione possibili. Non a caso molte delle decisioni di allora sono durate a lungo; alcune durano a tutt’oggi. Quale Parlamento odierno sarebbe capace di decisioni altrettanto suscettibili di proiettarsi nel futuro? Altro che tagliole, ghigliottine, canguri e analoghe figure del libro degli orrori parlamentari! Allora ci si scontrava e ci si confrontava, si assicurava al dibattito il tempo necessario e si giungeva, infine, a deliberazioni dotate di straordinaria solidità politica. Il culto odierno della governabilità impedisce il confronto e la discussione. Le audizioni degli esperti, gli emendamenti delle opposizioni, l’illustrazione di posizioni alternative servono a poco: alla fine, quel che conta non è la ragionevolezza delle argomentazioni, è la forza dei numeri. La democrazia – come ha scritto Alfonso Di Giovine – è diventata la sorella stupida della matematica. È per questo che l’approvazione di una legge elettorale che favorisca la formazione di una maggioranza assoluta non è desiderabile. Perché una tale legge, gonfiando artificialmente le posizioni di alcuni, irrigidisce il confronto politico, rendendolo, di fatto, impossibile. Il Parlamento è svuotato d’ogni ruolo, il Governo è elevato al centro del sistema. Eppure, nonostante la favola della fine delle ideologie, quella italiana è, oggi, una società divisa, per ideali e interessi, almeno tanto quanto lo era la società italiana d’un tempo. Allora, però, con le divisioni si sapeva fare, realisticamente, i conti. Oggi non più. Sotto questo aspetto, una legge elettorale proporzionale sarebbe virtuosa proprio per via di quello che è, usualmente, considerato il suo vizio: il fatto di non assegnare ad alcuna forza politica la maggioranza assoluta, così costringendo le diverse componenti della società, di cui le forze politiche sono espressione, a tornare a parlarsi tra loro. Alla scontata obiezione secondo la quale un Parlamento plurale non potrà realmente funzionare è agevole replicare che il compito del Parlamento nei sistemi democratici pluralisti è esattamente questo: rendere possibile, grazie alla mediazione della rappresentanza, quel dialogo che nella immediatezza della società è assai più complicato. Forze politiche che godono di maggioranze artificiali create dalle leggi elettorali non saranno disponibili a dialogare con le controparti: saranno sempre tentate dalle imposizioni di forza. Le file dei loro eletti saranno colme di yes-men e yes-women, perché il Capo (parola democraticamente inaccettabile, rientrata nel lessico politico per responsabilità delle leggi elettorali) ha bisogno non di pensatori critici, ma di esecutori fedeli. Al contrario, partiti politici che possono contare in Parlamento solo sulla forza che realmente hanno nella società saranno per forza di cose aperti al dialogo e al confronto e necessiteranno di personale politico a ciò adeguato: si batteranno perché la discussione abbia per esito una soluzione la più vicina possibile alle proprie posizioni, ma non avranno timore del compromesso, una volta spesi tutti i loro argomenti. Oltre alla vita democratica, persino la qualità della classe politica finirebbe col trarne beneficio.

    #anni60 #Anni70 #anniSessanta #anniSettanta #democrazia #elezioni #FrancescoPallante #ilManifesto #newsletterDelManifesto #Parlamento #riformaElettorale #riforme #riformeElettorali #sistemaElettorale #sistemaElettoralePuro