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  1. sommella Cifrare una mail è diventato terrorismo? Washington colpisce Autistici/Inventati e l’Italia resta in silenzio

    Articolo pubblicato in origine su mariosommella.com il 29/08/2026 di M. Sommella Alle 3.57 del mattino del 28 agosto qualcosa è cambiato per migliaia di persone che utilizzavano un indirizzo di posta elettronica con una sigla ormai familiare a chi frequenta da anni il mondo della comunicazione indipendente: @autistici.org. Il server non era necessariamente spento. Era il nome a essere scomparso dalla rete. Digitare autistici.org significava trovare un errore. Le caselle di posta collegate a quel dominio non erano più raggiungibili nel modo abituale. Anche siti e servizi che dipendevano da quell’infrastruttura hanno subito le conseguenze del blocco.È difficile immaginare un’immagine più concreta per capire che cosa significhi oggi il potere digitale. Non serve entrare in una redazione, sequestrare un computer, confiscare una tipografia. A volte basta cancellare un nome dalla rubrica attraverso cui Internet trova un indirizzo. Dietro quel nome c’è una storia cominciata nel 2001. Autistici/Inventati nasce infatti dall’incontro di persone e collettivi dell’area autonoma e anticapitalista interessati alla tecnologia e alle battaglie per i diritti digitali. Il collettivo offre strumenti di comunicazione a persone, associazioni e gruppi che ne condividono determinati principi: posta elettronica, hosting, blog, chat e altri servizi destinati alla comunicazione indipendente.Il modello dichiarato è radicalmente diverso da quello delle grandi piattaforme commerciali. Nessuna pubblicità, nessuna vendita dei dati personali, nessun compenso per i volontari. I servizi sono finanziati attraverso donazioni. Le richieste vengono valutate manualmente e il collettivo dichiara di non voler trasformare i dati degli utenti in una merce. Non è una ricostruzione fatta dagli avversari di A/I. È il modo in cui il collettivo descrive se stesso.Ed è proprio questa infrastruttura che il governo degli Stati Uniti ha deciso di inserire nella propria lista dei soggetti sottoposti alle sanzioni antiterrorismo.Il 26 agosto l’Office of Foreign Assets Control del Dipartimento del Tesoro americano ha designato Autistici Inventati come Specially Designated Global Terrorist, utilizzando i poteri previsti dall’Executive Order 13224. Nel comunicato ufficiale Washington sostiene che il collettivo avrebbe fornito infrastrutture digitali, strumenti e servizi a cellule di Antifa e ad altri estremisti violenti di sinistra, indicando anche il Partito dei lavoratori del Kurdistan tra le organizzazioni cui, secondo gli Stati Uniti, sarebbero stati forniti servizi. Questa è la posizione ufficiale americana. Ma una cosa va detta con precisione, perché su questioni di questa gravità le parole contano. Il fatto documentato è che il governo degli Stati Uniti ha formulato queste accuse e ha adottato una misura sanzionatoria.Non è invece un fatto giudiziariamente accertato che Autistici/Inventati abbia commesso atti terroristici. Il collettivo respinge le accuse. Sostiene di svolgere da venticinque anni un’attività di autodifesa digitale e di garantire strumenti di comunicazione libera. La sua posizione è netta: antifascismo e anticapitalismo non equivalgono a terrorismo e fornire strumenti di comunicazione non significa essere responsabili degli eventuali reati commessi da chi li utilizza. Questa distinzione non è un dettaglio tecnico. È il cuore della vicenda.Perché la domanda che rimane sul tavolo è molto più semplice di tutta la terminologia delle sanzioni americane: dove finisce la responsabilità di chi compie un’azione e dove comincia quella di chi fornisce lo strumento attraverso il quale quell’azione può essere comunicata?Se domani una compagnia telefonica venisse accusata di favorire il terrorismo perché un terrorista ha utilizzato una sua linea telefonica, avremmo immediatamente chiaro il problema. Con Internet, invece, sembra diventato più facile confondere l’infrastruttura con l’azione.Washington sostiene che nel caso di A/I non si tratti semplicemente di un fornitore neutrale, perché il collettivo selezionerebbe gli utenti sulla base dell’affinità politica e avrebbe fornito consapevolmente servizi a soggetti considerati terroristici dagli Stati Uniti. È questa la parte dell’accusa che dovrebbe essere verificata e documentata. Ma proprio qui emerge un’altra questione. Dove sono le prove rese pubbliche?Nel provvedimento americano ci sono le accuse dell’amministrazione. Non c’è una sentenza italiana che abbia stabilito che Autistici/Inventati è un’organizzazione terroristica. Non c’è un processo italiano nel quale il collettivo abbia potuto contestare quelle accuse davanti a un giudice. Eppure le conseguenze sono arrivate quasi immediatamente. Il paradosso è persino scritto nei documenti del governo americano. Lo stesso 26 agosto, OFAC ha emanato la General License 36, autorizzando le operazioni necessarie alla chiusura ordinata dei rapporti con Autistici/Inventati fino al 25 settembre 2026. In altre parole, Washington aveva previsto un periodo di quasi un mese per consentire il cosiddetto wind down delle operazioni. Ma il mondo reale non ha aspettato il 25 settembre. Il 28 agosto autistici.org è diventato irraggiungibile. Un collettivo italiano di volontari finisce nella lista nera degli Stati Uniti. Poi sparisce il dominio, saltano i servizi di posta e Banca Etica annuncia la chiusura del conto. Il problema non è soltanto ciò che Washington accusa Autistici/Inventati di aver fatto. È il potere che una decisione americana può esercitare, senza un processo italiano, sulla libertà di comunicare in Italia. Alle 3.57 del mattino del 28 agosto qualcosa è cambiato per migliaia di persone che utilizzavano un indirizzo di posta elettronica con una sigla ormai familiare a chi frequenta da anni il mondo della comunicazione indipendente: @autistici.org.   […]

    rivistarizomatica.wordpress.co

  2. "Una stazione radio pubblica costretta a chiamare il Golfo del Messico "Golfo d'America"

    La #UniversityOfAlabama di #Birmingham si sta piegando a #Trump e ai suoi seguaci, anziché difendere l'indipendenza editoriale."

    #USA #democrazia #antifascismo #3ottobre

    theintercept.com/2026/10/02/gu

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