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#testimonianza — Public Fediverse posts

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  1. 2025, la testimonianza da Gaza del Dott. Goher Rabhour, ripresa da Alfredo Facchini
    (da fb)

    DOTTORE, POSSO MORIRE?

    Ieri mi ha attraversato un senso di impotenza che non provavo da tempo. Ho guardato quello che faccio ogni giorno: leggere, verificare, scrivere, pubblicare, cercare, a modo mio, di incrinare il muro del silenzio sul genocidio di Gaza. E mi sono chiesto: a che serve? Sono una goccia nel mare.

    Una voce quasi impercettibile dentro un frastuono assordante di propaganda e indifferenza. È una domanda che ti scava dentro. Perché mentre tu scrivi, là si continua a morire. E allora il dubbio diventa feroce: che senso ha continuare?

    Poi è arrivata la notte. Stamattina, però, mi sono svegliato con una risposta diversa. Non più sconforto. Rabbia. Una rabbia lucida. Mi è tornata sotto gli occhi un’intervista di Francesca Mannocchi che pubblicai il 2 luglio dell’anno scorso al chirurgo britannico Goher Rahbour, appena rientrato da un mese trascorso nell’ospedale Nasser di Khan Younis. Un uomo che ha visto con i propri occhi il cratere dell’inferno e ha scelto di raccontarlo. Agghiacciante.

    Allora mi sono detto: falla finita con la rassegnazione. Sarai pure una goccia, ma continua a cadere. È il minimo che puoi fare. Perché non riuscirai a spostare di un millimetro l’ordine delle cose, ma puoi sempre decidere da che parte stare fino in fondo.

    Ricordatevi una frase su tutte: «Un ragazzo di 15 anni, paraplegico, mi ha chiesto: “Dottore, posso morire, per favore?”»

    Alfredo Facchini

    Vorrei che ci descrivesse cosa ha visto dentro e fuori l’ospedale Nasser?

    «Partiamo da fuori. Macerie, distruzione. È vero che vediamo queste cose in diretta da venti mesi, ma quando le vedi da vicino realizzi cosa significhi davvero il termine “apocalittico”. Per me sono le persone, adulti e bambini, che camminano pelle e ossa, scalzi in mezzo alle macerie. La fame che cammina tra le rovine.»

    Ci può raccontare la vita ordinaria dell’ospedale Nasser?

    «Nell’ospedale manca tutto. Quindi il tuo quotidiano, come medico, è fronteggiare le mancanze più semplici: soluzioni antisettiche per lavarsi, antibiotici, mancano le garze in sala operatoria, quelle per l’addome, per i pazienti che sanguinano molto. Non ci sono. Aspiratori, farmaci anestetici: non ci sono. Il quotidiano diventa cominciare a usare anestetici scaduti, così capita che pensi che il tuo paziente stia dormendo mentre lo operi, e invece, durante l’intervento, comincia a muoversi.»

    In quali reparti dell’ospedale Nasser ha lavorato?

    «Nel reparto oncologico e nella nutrizione. Avevo pazienti con tumori in stadi avanzati che non hanno avuto trattamenti per mesi. Manca la chemioterapia. Sono tumori che progrediscono rapidamente, con metastasi al fegato, ai polmoni, alle ossa. Su pazienti che non puoi operare, quando devi decidere se operare o meno, hai bisogno di una risonanza magnetica, ma non ce n’è più una in tutta Gaza. Ho incontrato l’unico oncologo rimasto a Gaza, il dottor Zaki. E, sai, quando incontri qualcuno per la prima volta, gli chiedi: “Come va?” E lui diceva soltanto: “Molto male. Molto, molto male.” Una risposta che era già scritta sul suo volto. Immagina ricevere ogni giorno, da venti mesi, pazienti oncologici che arrivano in ospedale chiedendo la chemioterapia, e tu per venti mesi devi rispondere: “Mi dispiace, non ho farmaci. Non ho medicine. Non posso aiutarti.” L’altra questione è la nutrizione. Gli abitanti di Gaza non hanno frutta, verdura, carne, pesce da almeno quattro mesi, da quando è finita la tregua. All’interno dell’ospedale, per gli adulti non c’è nutrizione. In Italia o nel Regno Unito, ai pazienti viene somministrata nutrizione per via endovenosa o tramite sondino nasogastrico. Ma per gli adulti, lì non c’è niente di tutto questo. Non possiamo nutrirli. Ma la parte più tragica riguarda i bambini, che arrivano con livelli alti di malnutrizione secondo i parametri dell’Oms. E siccome manca tutto, potevamo alimentare solo i pazienti tra i sei mesi e i cinque anni d’età.»

    Che cosa succede se arriva un bambino di sei o sette anni?

    «Siamo a dire che per le linee guida possiamo usare la formula per nutrire solo i pazienti tra i sei mesi e i cinque anni. E che gli altri bambini dovevano tornare a casa. E mentre li guardi e glielo dici, sai che potrebbero morire. Il pediatra dell’ospedale Nasser, quando ne abbiamo parlato, era distrutto. Ha perso sua moglie e tre dei suoi figli. E non poteva aiutare i suoi pazienti. Un trauma costante, quotidiano. Parliamo dei numeri e dei dati che arrivano da Gaza. Per alcuni non credibili, perché forniti dal Ministero della Salute di Gaza.»

    Ha percepito la presenza di Hamas nella struttura ospedaliera?

    «Nel mio lavoro quotidiano al Nasser, in un mese intero, non ho mai visto né una persona in tenuta da combattimento, né un’arma, né nessuno riconducibile ad Hamas. I pazienti sono solo pazienti. Nessuno è arrivato armato, nessuno da cui potessi pensare che facesse parte di un gruppo armato.»

    Come sono cambiate le cose al Nasser dopo l’istituzione della Ghf? (Gaza Humanitarian Foundation è un'organizzazione americana, con sede nel Delaware. Assassini)

    «È stato un completo disastro. Nel primo caso sono arrivate in ospedale 200 persone ferite e 30 cadaveri, compresi bambini. Una scena orribile. Persone affamate, in fila per ore per ricevere gli aiuti, uccise mentre aspettavano un po’ di cibo. Abbiamo operato, estratto i proiettili. Il giorno dopo ho rivisto i pazienti. Ho fatto loro delle domande, proprio come fai tu ora a me: “Dove eri? Cosa stavi facendo?” E i pazienti dicevano: “Eravamo al punto di distribuzione alimentare.” “Chi ha sparato?” “Gli israeliani, l’Idf.” “Sei sicuro?” “Sì, sono scesi dai carri armati e poi hanno aperto il fuoco sulla gente che aspettava da mangiare.” “E tu che cosa hai fatto dopo?” “Ci siamo stesi a terra per un’ora e mezza. Uno dei miei amici è morto davanti a me. Poi piano piano siamo riusciti ad andarcene.” I pazienti che arrivavano dal centro di distribuzione avevano tutti i tipi di ferite: colpi alla testa, al torace, all’addome. E poi, altri eventi con vittime di massa, o quotidiani, a causa delle bombe. E quelle uccidono tutti. Bambini che stavano solo cercando di giocare o qualcosa: vengono uccisi comunque.»

    Operando, ha avuto l’impressione che fossero stati presi di mira intenzionalmente?

    «Alcuni giorni al pronto soccorso vedevamo solo colpi alla testa. Noi medici stranieri ci chiedevamo: “Oggi è il giorno dei colpi alla testa? Com’è possibile?” Il giorno dopo solo torace. Altri giorni certe parti del corpo: gambe, braccia. Poi cominci a capire: i quadricotteri, i droni, sono programmati per colpire zone specifiche del corpo. Abbiamo operato persone colpite quando erano già a terra. Vedi, il proiettile passa dalla spalla alla testa solo se sei sdraiato. Quel tipo di traiettoria può venire solo dall’alto. E poi casi orribili: una donna incinta di 24 settimane colpita da un proiettile che ha attraversato l’intestino e poi l’utero. Il feto è morto. È stato terrificante: vedere il feto, con mani e piedi che sporgevano fuori dall’utero, e questa giovane donna che ha dovuto subire un’isterectomia. Ora non potrà più avere figli. Ha uno stoma, il colon esterno. È solo orribile: psicologicamente, fisicamente, tutto.»

    Come ha fatto a convivere con questo livello di dolore?

    «Vedi gli effetti di quello che è, e vedi gli effetti di quello che sarà. Sai che se non entra il cibo, se non puoi nutrirti, un’infezione da cui potresti riprenderti con un po’ di antibiotico può diventare una polmonite, e poi muori per quello. Succede ogni giorno. Sono le morti indirette di questa guerra. Così tante persone sono già morte. Ma quando parti da una condizione di estrema debolezza, basta poco a condannarti, perché il tuo corpo non ce la fa. Anche se la guerra finisse oggi, la devastazione fisica e psicologica durerà tutta la vita. Ti faccio un esempio. Un ragazzo di 15 anni, in terapia intensiva ma cosciente. Le schegge gli hanno attraversato la spina dorsale. Ora è paraplegico. Non sente nulla sotto l’ombelico. Non può usare le gambe. Tutta la sua famiglia è stata uccisa. Un giorno mi ha guardato e mi ha detto: “Dottore, posso morire, per favore?” L’ingiustizia è questo: un ragazzo di 15 anni che dovrà usare la sedia a rotelle per tutta la vita, tra le macerie di Gaza, solo al mondo. Cos’è l’ingiustizia, per lui, per arrivare a dire: “Lasciatemi morire, perché so che soffrirò per tutta la vita”?»

    #Gaza #genocidio #goherrabhour #testimonianza #Palestina #israhell #alfredofacchini

  2. Sandro Ruotolo condivide l'audio di Gennaro Giudetti, operatore #OMS che - al telefono da #Gaza - racconta di due #bombardamenti gratuiti e genocidari di #israele
    facebook.com/share/v/19QCTNHb6…

    #genocidio #testimonianza

  3. Sandro Ruotolo condivide l'audio di Gennaro Giudetti, operatore #OMS che - al telefono da #Gaza - racconta di due #bombardamenti gratuiti e genocidari di #israele
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    #genocidio #testimonianza

  4. Sandro Ruotolo condivide l'audio di Gennaro Giudetti, operatore #OMS che - al telefono da #Gaza - racconta di due #bombardamenti gratuiti e genocidari di #israele
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    #genocidio #testimonianza

  5. Be My Voice – Un diario per Gaza

    Smart Lab, Thursday, July 10 at 06:00 PM GMT+2

    La mostra nasce dalla corrispondenza tra il giornalista palestinese Alhassan Selmi, residente nella Striscia di Gaza, e l’illustratrice italiana Marcella Brancaforte. Attraverso parole e immagini, i due autori hanno creato un diario visivo che racconta la quotidianità sotto assedio, trasformando dolore e resistenza in memoria e testimonianza .

    Un incontro tra arte, testimonianza e solidarietà per Gaza, inserito nel momento pubblico della “Scuola di Pace” promossa dal Comune di Rovereto per coinvolgere i giovanissimi nella riflessione e nei percorsi di costruzione della pace.

    La mostra sarà esposta allo Smart Lab fino al 17 luglio e vede l’inaugurazione il 10 luglio alle ore 18


    "A Gaza una giornata non si misura in minuti o ore, ma in fasi di morte.

    La mattina presto, la gente non sente la sveglia, ma un suono terrificante che sveglia alcuni, mentre altri cadono in un lungo sonno dal quale non si risveglieranno più.

    Arriva un aereo, carico di esplosivo, per annunciare a tutti che la giornata è iniziata. Sgancia tonnellate di esplosivo sulle case e questo è il buongiorno di Gaza".


    La mostra Be My Voice è di nuovo in viaggio e Hassan Selmi, se riuscirà, sarà di nuovo con noi in collegamento da Gaza Giovedì 10 luglio - ore 18 , grazie all'invito del Centro Pace di Rovereto in rete con le associazioni del progetto “GAZA. Lì dove brucia l’anima del mondo” che sono le associazioni “Pace per Gerusalemme”, Donne in Nero - Rovereto, A.N.P.I. Rovereto – Vallagarina, Giuristi Democratici sez. regionale, Casa delle Donne, ARCI Brentonico, CGIL del Trentino, Forum trentino per la Pace e i Diritti umani, Emergency gruppo di Trento.


    L’inaugurazione della mostra prevede un collegamento da Gaza con il giornalista Alhassan Selmi e con Marcella Brancaforte illustratrice italiana del diario visivo che racconta la vita sotto assedio.

    Giovedì 10 luglio alle ore 18 presso il Centro giovani Smart Lab di viale Trento 47 | Rovereto

    In collegamento ci sarà anche il giornalista Raffaele Oriani, autore del libro “Hassan e il genocidio”.

    Segue dalle ore 19.30 semplice rinfresco con dj set “Not a morning person” e alle ore 21.00 Apocalippo a cura di Circo Paniko e a seguire live Toma.



    Apertura della mostra

    Venerdì 11 luglio - 09–23

    Sabato 12 luglio - 17–23

    Lunedì 14 luglio - 09–23

    Martedì 15 luglio - 09–23



    gancio.daghe.xyz/event/be-my-v

  6. Be My Voice – Un diario per Gaza

    Smart Lab, Thursday, July 10 at 06:00 PM GMT+2

    La mostra nasce dalla corrispondenza tra il giornalista palestinese Alhassan Selmi, residente nella Striscia di Gaza, e l’illustratrice italiana Marcella Brancaforte. Attraverso parole e immagini, i due autori hanno creato un diario visivo che racconta la quotidianità sotto assedio, trasformando dolore e resistenza in memoria e testimonianza .

    Un incontro tra arte, testimonianza e solidarietà per Gaza, inserito nel momento pubblico della “Scuola di Pace” promossa dal Comune di Rovereto per coinvolgere i giovanissimi nella riflessione e nei percorsi di costruzione della pace.

    La mostra sarà esposta allo Smart Lab fino al 17 luglio e vede l’inaugurazione il 10 luglio alle ore 18


    "A Gaza una giornata non si misura in minuti o ore, ma in fasi di morte.

    La mattina presto, la gente non sente la sveglia, ma un suono terrificante che sveglia alcuni, mentre altri cadono in un lungo sonno dal quale non si risveglieranno più.

    Arriva un aereo, carico di esplosivo, per annunciare a tutti che la giornata è iniziata. Sgancia tonnellate di esplosivo sulle case e questo è il buongiorno di Gaza".


    La mostra Be My Voice è di nuovo in viaggio e Hassan Selmi, se riuscirà, sarà di nuovo con noi in collegamento da Gaza Giovedì 10 luglio - ore 18 , grazie all'invito del Centro Pace di Rovereto in rete con le associazioni del progetto “GAZA. Lì dove brucia l’anima del mondo” che sono le associazioni “Pace per Gerusalemme”, Donne in Nero - Rovereto, A.N.P.I. Rovereto – Vallagarina, Giuristi Democratici sez. regionale, Casa delle Donne, ARCI Brentonico, CGIL del Trentino, Forum trentino per la Pace e i Diritti umani, Emergency gruppo di Trento.


    L’inaugurazione della mostra prevede un collegamento da Gaza con il giornalista Alhassan Selmi e con Marcella Brancaforte illustratrice italiana del diario visivo che racconta la vita sotto assedio.

    Giovedì 10 luglio alle ore 18 presso il Centro giovani Smart Lab di viale Trento 47 | Rovereto

    In collegamento ci sarà anche il giornalista Raffaele Oriani, autore del libro “Hassan e il genocidio”.

    Segue dalle ore 19.30 semplice rinfresco con dj set “Not a morning person” e alle ore 21.00 Apocalippo a cura di Circo Paniko e a seguire live Toma.



    Apertura della mostra

    Venerdì 11 luglio - 09–23

    Sabato 12 luglio - 17–23

    Lunedì 14 luglio - 09–23

    Martedì 15 luglio - 09–23



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  7. Be My Voice – Un diario per Gaza

    Smart Lab, Thursday, July 10 at 06:00 PM GMT+2

    La mostra nasce dalla corrispondenza tra il giornalista palestinese Alhassan Selmi, residente nella Striscia di Gaza, e l’illustratrice italiana Marcella Brancaforte. Attraverso parole e immagini, i due autori hanno creato un diario visivo che racconta la quotidianità sotto assedio, trasformando dolore e resistenza in memoria e testimonianza .

    Un incontro tra arte, testimonianza e solidarietà per Gaza, inserito nel momento pubblico della “Scuola di Pace” promossa dal Comune di Rovereto per coinvolgere i giovanissimi nella riflessione e nei percorsi di costruzione della pace.

    La mostra sarà esposta allo Smart Lab fino al 17 luglio e vede l’inaugurazione il 10 luglio alle ore 18


    "A Gaza una giornata non si misura in minuti o ore, ma in fasi di morte.

    La mattina presto, la gente non sente la sveglia, ma un suono terrificante che sveglia alcuni, mentre altri cadono in un lungo sonno dal quale non si risveglieranno più.

    Arriva un aereo, carico di esplosivo, per annunciare a tutti che la giornata è iniziata. Sgancia tonnellate di esplosivo sulle case e questo è il buongiorno di Gaza".


    La mostra Be My Voice è di nuovo in viaggio e Hassan Selmi, se riuscirà, sarà di nuovo con noi in collegamento da Gaza Giovedì 10 luglio - ore 18 , grazie all'invito del Centro Pace di Rovereto in rete con le associazioni del progetto “GAZA. Lì dove brucia l’anima del mondo” che sono le associazioni “Pace per Gerusalemme”, Donne in Nero - Rovereto, A.N.P.I. Rovereto – Vallagarina, Giuristi Democratici sez. regionale, Casa delle Donne, ARCI Brentonico, CGIL del Trentino, Forum trentino per la Pace e i Diritti umani, Emergency gruppo di Trento.


    L’inaugurazione della mostra prevede un collegamento da Gaza con il giornalista Alhassan Selmi e con Marcella Brancaforte illustratrice italiana del diario visivo che racconta la vita sotto assedio.

    Giovedì 10 luglio alle ore 18 presso il Centro giovani Smart Lab di viale Trento 47 | Rovereto

    In collegamento ci sarà anche il giornalista Raffaele Oriani, autore del libro “Hassan e il genocidio”.

    Segue dalle ore 19.30 semplice rinfresco con dj set “Not a morning person” e alle ore 21.00 Apocalippo a cura di Circo Paniko e a seguire live Toma.



    Apertura della mostra

    Venerdì 11 luglio - 09–23

    Sabato 12 luglio - 17–23

    Lunedì 14 luglio - 09–23

    Martedì 15 luglio - 09–23



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  8. Be My Voice – Un diario per Gaza

    Smart Lab, Thursday, July 10 at 06:00 PM GMT+2

    La mostra nasce dalla corrispondenza tra il giornalista palestinese Alhassan Selmi, residente nella Striscia di Gaza, e l’illustratrice italiana Marcella Brancaforte. Attraverso parole e immagini, i due autori hanno creato un diario visivo che racconta la quotidianità sotto assedio, trasformando dolore e resistenza in memoria e testimonianza .

    Un incontro tra arte, testimonianza e solidarietà per Gaza, inserito nel momento pubblico della “Scuola di Pace” promossa dal Comune di Rovereto per coinvolgere i giovanissimi nella riflessione e nei percorsi di costruzione della pace.

    La mostra sarà esposta allo Smart Lab fino al 17 luglio e vede l’inaugurazione il 10 luglio alle ore 18


    "A Gaza una giornata non si misura in minuti o ore, ma in fasi di morte.

    La mattina presto, la gente non sente la sveglia, ma un suono terrificante che sveglia alcuni, mentre altri cadono in un lungo sonno dal quale non si risveglieranno più.

    Arriva un aereo, carico di esplosivo, per annunciare a tutti che la giornata è iniziata. Sgancia tonnellate di esplosivo sulle case e questo è il buongiorno di Gaza".


    La mostra Be My Voice è di nuovo in viaggio e Hassan Selmi, se riuscirà, sarà di nuovo con noi in collegamento da Gaza Giovedì 10 luglio - ore 18 , grazie all'invito del Centro Pace di Rovereto in rete con le associazioni del progetto “GAZA. Lì dove brucia l’anima del mondo” che sono le associazioni “Pace per Gerusalemme”, Donne in Nero - Rovereto, A.N.P.I. Rovereto – Vallagarina, Giuristi Democratici sez. regionale, Casa delle Donne, ARCI Brentonico, CGIL del Trentino, Forum trentino per la Pace e i Diritti umani, Emergency gruppo di Trento.


    L’inaugurazione della mostra prevede un collegamento da Gaza con il giornalista Alhassan Selmi e con Marcella Brancaforte illustratrice italiana del diario visivo che racconta la vita sotto assedio.

    Giovedì 10 luglio alle ore 18 presso il Centro giovani Smart Lab di viale Trento 47 | Rovereto

    In collegamento ci sarà anche il giornalista Raffaele Oriani, autore del libro “Hassan e il genocidio”.

    Segue dalle ore 19.30 semplice rinfresco con dj set “Not a morning person” e alle ore 21.00 Apocalippo a cura di Circo Paniko e a seguire live Toma.



    Apertura della mostra

    Venerdì 11 luglio - 09–23

    Sabato 12 luglio - 17–23

    Lunedì 14 luglio - 09–23

    Martedì 15 luglio - 09–23



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  9. Anche e soprattutto oggi, dare testimonianza significa disobbedire agli uomini per obbedire a Dio.

    Riflessione sul vangelo di lunedì 26 maggio 2025

    donpi.it/anche-voi-date-testim

    #riflessioni #vangelodelgiorno #testimonianza

  10. ‘haaretz’: “a sde teiman la sopravvivenza dei detenuti è l’eccezione, non la regola”

    Haaretz: “A Sde Teiman la sopravvivenza dei detenuti è l’eccezione, non la regola”

    Secondo la testimonianza di un soldato di riserva che ha prestato servizio nel centro di detenzione di Sde Teiman, riportata dal quotidiano israeliano Haaretz, la situazione all’interno della struttura è drammatica:

    🔴”Non sorprende più la morte dei detenuti. La vera anomalia è quando qualcuno riesce a restare in vita”, afferma il militare.

    Le torture sarebbero all’ordine del giorno: 🔴”Chiunque sia stato lì conosce l’intensità delle violenze. Ho assistito a interventi chirurgici praticati sui prigionieri senza alcun tipo di anestesia”.

    Le violazioni, secondo il testimone, avverrebbero con la piena consapevolezza delle autorità israeliane.

    🔴”Ho visto prigionieri feriti a causa della guerra trattenuti per settimane, affamati deliberatamente e privati di qualsiasi cura medica”.

    #Gaza #genocide #SdeTeiman
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  11. ‘haaretz’: “a sde teiman la sopravvivenza dei detenuti è l’eccezione, non la regola”

    Haaretz: “A Sde Teiman la sopravvivenza dei detenuti è l’eccezione, non la regola”

    Secondo la testimonianza di un soldato di riserva che ha prestato servizio nel centro di detenzione di Sde Teiman, riportata dal quotidiano israeliano Haaretz, la situazione all’interno della struttura è drammatica:

    🔴”Non sorprende più la morte dei detenuti. La vera anomalia è quando qualcuno riesce a restare in vita”, afferma il militare.

    Le torture sarebbero all’ordine del giorno: 🔴”Chiunque sia stato lì conosce l’intensità delle violenze. Ho assistito a interventi chirurgici praticati sui prigionieri senza alcun tipo di anestesia”.

    Le violazioni, secondo il testimone, avverrebbero con la piena consapevolezza delle autorità israeliane.

    🔴”Ho visto prigionieri feriti a causa della guerra trattenuti per settimane, affamati deliberatamente e privati di qualsiasi cura medica”.

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  12. ‘haaretz’: “a sde teiman la sopravvivenza dei detenuti è l’eccezione, non la regola”

    Haaretz: “A Sde Teiman la sopravvivenza dei detenuti è l’eccezione, non la regola”

    Secondo la testimonianza di un soldato di riserva che ha prestato servizio nel centro di detenzione di Sde Teiman, riportata dal quotidiano israeliano Haaretz, la situazione all’interno della struttura è drammatica:

    🔴”Non sorprende più la morte dei detenuti. La vera anomalia è quando qualcuno riesce a restare in vita”, afferma il militare.

    Le torture sarebbero all’ordine del giorno: 🔴”Chiunque sia stato lì conosce l’intensità delle violenze. Ho assistito a interventi chirurgici praticati sui prigionieri senza alcun tipo di anestesia”.

    Le violazioni, secondo il testimone, avverrebbero con la piena consapevolezza delle autorità israeliane.

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  13. ‘haaretz’: “a sde teiman la sopravvivenza dei detenuti è l’eccezione, non la regola”

    Haaretz: “A Sde Teiman la sopravvivenza dei detenuti è l’eccezione, non la regola”

    Secondo la testimonianza di un soldato di riserva che ha prestato servizio nel centro di detenzione di Sde Teiman, riportata dal quotidiano israeliano Haaretz, la situazione all’interno della struttura è drammatica:

    🔴”Non sorprende più la morte dei detenuti. La vera anomalia è quando qualcuno riesce a restare in vita”, afferma il militare.

    Le torture sarebbero all’ordine del giorno: 🔴”Chiunque sia stato lì conosce l’intensità delle violenze. Ho assistito a interventi chirurgici praticati sui prigionieri senza alcun tipo di anestesia”.

    Le violazioni, secondo il testimone, avverrebbero con la piena consapevolezza delle autorità israeliane.

    🔴”Ho visto prigionieri feriti a causa della guerra trattenuti per settimane, affamati deliberatamente e privati di qualsiasi cura medica”.

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  14. Rompere definitivamente con la politica della testimonianza

    rizomatica.noblogs.org/2025/02

    di F. Cori
    Il contesto storico in cui ci troviamo attualmente apparirebbe paradossale ad ogni sincero democratico o progressista che fosse vissuto anche solo venti anni fa. Il Governo Meloni è composto da forze politiche di destra, di cui un

    #Politica #5Stelle #avs #CittFutura #classe #guerra #italia #opposizione #palestina #partiti #testimonianza

  15. Rompere definitivamente con la politica della testimonianza

    rizomatica.noblogs.org/2025/02

    di F. Cori
    Il contesto storico in cui ci troviamo attualmente apparirebbe paradossale ad ogni sincero democratico o progressista che fosse vissuto anche solo venti anni fa. Il Governo Meloni è composto da forze politiche di destra, di cui un

    #Politica #5Stelle #avs #CittFutura #classe #guerra #italia #opposizione #palestina #partiti #testimonianza

  16. Rompere definitivamente con la politica della testimonianza

    rizomatica.noblogs.org/2025/02

    di F. Cori
    Il contesto storico in cui ci troviamo attualmente apparirebbe paradossale ad ogni sincero democratico o progressista che fosse vissuto anche solo venti anni fa. Il Governo Meloni è composto da forze politiche di destra, di cui un

    #Politica #5Stelle #avs #CittFutura #classe #guerra #italia #opposizione #palestina #partiti #testimonianza

  17. Rompere definitivamente con la politica della testimonianza

    rizomatica.noblogs.org/2025/02

    di F. Cori
    Il contesto storico in cui ci troviamo attualmente apparirebbe paradossale ad ogni sincero democratico o progressista che fosse vissuto anche solo venti anni fa. Il Governo Meloni è composto da forze politiche di destra, di cui un

    #Politica #5Stelle #avs #CittFutura #classe #guerra #italia #opposizione #palestina #partiti #testimonianza

  18. Occhio a non allontanare la gente col nostro muso lungo, anziché attirarla a Cristo con la gioia che dovrebbe contraddistinguerci!

    Riflessione sul vangelo di venerdì 13 dicembre 2024

    donpi.it/mai-contenti/

    #riflessioni #vangelodelgiorno #testimonianza

  19. Come per la #shoah anche per l'olocausto nucleare il trascorrere del tempo pone il problema della conservazione della #memoria, della #testimonianza, della consapevolezza. Il rischio è la banalizzazione o persino la negazione di quanto accaduto, con il rischio che gli orrori del passato tornino a funestare il presente e il futuro.

    #hiroshima #nagasaki #BombaAtomica #NihonHidankyo

    valigiablu.it/nobel-sopravviss

  20. Pubblichiamo per domenica #28Luglio, a 110 anni dall’inizio della #PrimaGuerraMondiale, dalla rivista #acme un articolo su #UnAnnosullAltipiano, celebre libro di Emilio #Lussu e sullo stile di scrittura adottato in rifiuto delle convenzioni del #DiariodiGuerra, nel tentativo di restituire una #testimonianza veridica della sua esperienza sul #fronte
    ⬇️

    doi.org/10.13130/2282-0035/457

  21. Pubblichiamo per domenica #28Luglio, a 110 anni dall’inizio della #PrimaGuerraMondiale, dalla rivista #acme un articolo su #UnAnnosullAltipiano, celebre libro di Emilio #Lussu e sullo stile di scrittura adottato in rifiuto delle convenzioni del #DiariodiGuerra, nel tentativo di restituire una #testimonianza veridica della sua esperienza sul #fronte
    ⬇️

    doi.org/10.13130/2282-0035/457

  22. Pubblichiamo per domenica #28Luglio, a 110 anni dall’inizio della #PrimaGuerraMondiale, dalla rivista #acme un articolo su #UnAnnosullAltipiano, celebre libro di Emilio #Lussu e sullo stile di scrittura adottato in rifiuto delle convenzioni del #DiariodiGuerra, nel tentativo di restituire una #testimonianza veridica della sua esperienza sul #fronte
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    doi.org/10.13130/2282-0035/457

  23. Pubblichiamo per domenica #28Luglio, a 110 anni dall’inizio della #PrimaGuerraMondiale, dalla rivista #acme un articolo su #UnAnnosullAltipiano, celebre libro di Emilio #Lussu e sullo stile di scrittura adottato in rifiuto delle convenzioni del #DiariodiGuerra, nel tentativo di restituire una #testimonianza veridica della sua esperienza sul #fronte
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    doi.org/10.13130/2282-0035/457

  24. Pubblichiamo per domenica #28Luglio, a 110 anni dall’inizio della #PrimaGuerraMondiale, dalla rivista #acme un articolo su #UnAnnosullAltipiano, celebre libro di Emilio #Lussu e sullo stile di scrittura adottato in rifiuto delle convenzioni del #DiariodiGuerra, nel tentativo di restituire una #testimonianza veridica della sua esperienza sul #fronte
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    doi.org/10.13130/2282-0035/457

  25. Non possiamo tacere la nostra fede, ma dobbiamo annunciarla come testimoni disarmati di un Vangelo di pace.

    Riflessione sulle letture di sabato 6 aprile 2024, fra l'Ottava di Pasqua

    donpi.it/noi-non-possiamo-tace

    #riflessioni #appuntalaparola #testimonianza