home.social

#repressione — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #repressione, aggregated by home.social.

  1. Azione collettiva, repressione individuale. Quale futuro per le piazze conflittuali?

    Venerdì 29 maggio, dalle 18:30, presso COA T28, Via dei Transiti 28, Milano

    Venerdì 29 Maggio alle ore 18.30 incontro cittadino in piazzetta di via Dei Transiti 28 a Milano, a seguire cena popolare in T28 benefit spese legali.

    In occasione dello sciopero generale contro guerra e repressione chiamiamo a un incontro cittadino “Azione collettiva, repressione individuale.
    Quale futuro per le piazze conflittuali?”.

    Dopo le ondate repressive a seguito del grande sciopero di massa del 22 Settembre, sentiamo l’esigenza di un momento di discussione per immaginare come rispondere politicamente alla repressione delle lotte in solidarietà al popolo palestinese. Qualche mese fa abbiamo bloccato tutto. Oggi il nuovo grido è “Liberiamo tutte e tutti”, per poi bloccare ancora una volta tutta la città.

    #repressione #benefit #BlocchiamoTutto #cena #FreePalestine #nowar

  2. 🔴 CESENA: SABATO 23 MAGGIO 2026 / Allo Spazio Libertario "Sole e Baleno", via Sobborgo Valzania 27 (Cesena - FC)

    * Ore 18:00 - "DAVANTI ALLA REPRESSIONE", discussione aperta assieme a legali dell'Associazione di Mutuo Soccorso Per Il Diritto Di Espressione su come tutelarsi in occasione di interventi di polizia e situazioni di piazza + approfondimenti sugli ultimi decreti repressivi del governo.

    Chi si avvicina alle lotte è il primo obiettivo della repressione: con questa strategia lo Stato cerca di isolare i movimenti e scoraggiare la partecipazione e la loro crescita.
    Con questa iniziativa cercheremo di offrire un'infarinatura di base... in modo da non farsi prendere dal panico!

    spazio-solebaleno.noblogs.org

    #spaziosolebaleno #cesena #spaziautogestiti
    #repressione #smashrepression #mutuosoccorso #dirittodiespressione

  3. 🔴 CESENA: SABATO 23 MAGGIO 2026 / Allo Spazio Libertario "Sole e Baleno", via Sobborgo Valzania 27 (Cesena - FC)

    * Ore 18:00 - "DAVANTI ALLA REPRESSIONE", discussione aperta assieme a legali dell'Associazione di Mutuo Soccorso Per Il Diritto Di Espressione su come tutelarsi in occasione di interventi di polizia e situazioni di piazza + approfondimenti sugli ultimi decreti repressivi del governo.

    Chi si avvicina alle lotte è il primo obiettivo della repressione: con questa strategia lo Stato cerca di isolare i movimenti e scoraggiare la partecipazione e la loro crescita.
    Con questa iniziativa cercheremo di offrire un'infarinatura di base... in modo da non farsi prendere dal panico!

    spazio-solebaleno.noblogs.org

    #spaziosolebaleno #cesena #spaziautogestiti
    #repressione #smashrepression #mutuosoccorso #dirittodiespressione

  4. DECOSTRUIRE IL REGIME - Secondo incontro pubblico sul DL Sicurezza

    Centro Studi Sereno Regis, giovedì 21 maggio alle ore 17:30 CEST

    DIFENDERE LA DEMOCRAZIA E LA TERRA, RIFIUTARE LA GUERRA

    Vista la partecipazione all’assemblea di giovedì scorso, ne lanciamo un’altra! Giovedì 21 H.17.30 al Sereno Regis. Oggi in Italia se fai un’assemblea in un parco senza avvisare la polizia rischi una sanzione amministrativa fino a 10.000 euro. Puoi essere trattenuto arbitrariamente prima di un corteo in commissariato fino a 12 ore. Rischi sanzioni fino a 10.000 euro se ti siedi davanti a un ministero, alla sede di una banca, agli uffici di una grande azienda fossile. Il Decreto-sicurezza prevede norme che ci aspettiamo di trovare in una vera e propria dittatura: tutto è possibile in nome della sicurezza. Ma sicurezza per chi? Non per le periferie, non per le famiglie in difficoltà economica, non per i più giovani, non per persone marginalizzate. Il Governo getta la benzina della repressione sul fuoco della crisi sociale, sperando che scoppi un incendio. Continuiamo a incontrarci per difendere lo stato di diritto e le nostre libertà, ma anche per proporre una società alternativa dove ci sia vera sicurezza: sicurezza dalla crisi climatica, dalle guerre, dall’ingiustizia sociale e dalla precarietà. Vi aspettiamo!

    gancio.cisti.org/event/decostr

  5. DECOSTRUIRE IL REGIME - Secondo incontro pubblico sul DL Sicurezza

    Centro Studi Sereno Regis, giovedì 21 maggio alle ore 17:30 CEST

    DIFENDERE LA DEMOCRAZIA E LA TERRA, RIFIUTARE LA GUERRA

    Vista la partecipazione all’assemblea di giovedì scorso, ne lanciamo un’altra! Giovedì 21 H.17.30 al Sereno Regis. Oggi in Italia se fai un’assemblea in un parco senza avvisare la polizia rischi una sanzione amministrativa fino a 10.000 euro. Puoi essere trattenuto arbitrariamente prima di un corteo in commissariato fino a 12 ore. Rischi sanzioni fino a 10.000 euro se ti siedi davanti a un ministero, alla sede di una banca, agli uffici di una grande azienda fossile. Il Decreto-sicurezza prevede norme che ci aspettiamo di trovare in una vera e propria dittatura: tutto è possibile in nome della sicurezza. Ma sicurezza per chi? Non per le periferie, non per le famiglie in difficoltà economica, non per i più giovani, non per persone marginalizzate. Il Governo getta la benzina della repressione sul fuoco della crisi sociale, sperando che scoppi un incendio. Continuiamo a incontrarci per difendere lo stato di diritto e le nostre libertà, ma anche per proporre una società alternativa dove ci sia vera sicurezza: sicurezza dalla crisi climatica, dalle guerre, dall’ingiustizia sociale e dalla precarietà. Vi aspettiamo!

    gancio.cisti.org/event/decostr

  6. Collegamenti #7

    Maggio mi sta mettendo a dura prova, il maledetto, ma ho accumulato un’altra bella manciata di collegamenti e vorrei dargli un’ordinata (per modo di dire, visto che li piazzo disordinatamente in un post generalista), dunque eccomi qua.

    Questa volta inizio con il poster di un concerto: è quello dei Dope Purple, band noise e space rock taiwanese (che non conosco), e dei Dead Sea Apes, band drone rock e psichedelica di Albione (che invece conosco e amo). Il poster è arrivato a me tramite l’account Mastodon di questi ultimi ed è stato disegnato da Brett Savage, il loro chitarrista. Io fossi in voi darei un ascolto alla band (posso consigliare Night Lands e Rewilding) e una sfogliata al loro blog, dove trovate altri bei poster e tanta bella musica e tutto il cucuzzaro di informazioni; vi consiglierei di seguirli insomma, se non sono troppo indiscreto. Se poi vi trovate a Manchester il 12 giugno, be’, tanto meglio per voi.

    Una cosa molto bella che ho trovato ultimamente sul web è questo sito, Equal Earth, che fornisce versioni ad alta risoluzione e in diverse lingue di una mappa del mondo «che mostra i paesi e i continenti nelle loro dimensioni reali rispetto gli uni agli altri». È possibile centrare la mappa dove si vuole e scaricarla liberamente in diversi formati, persino in Illustrator. Non è fantastico? Questa cosa l’ho trovata sempre su Mastodon grazie al thread-richiesta partito da @bbacc e risolto da @zeppe.

    Salto a cose meno amene – dissenso, repressione e autoritarismo dilagante – segnalando tre articoli paralleli, ma che dico paralleli, direi contigui: Italo Di Sabato che sciorina un po’ di dati sulla repressione delle manifestazioni in Italia, Amnesty International che ci parla della ripresa della mobilitazione sociale in Italia, e il buon Luigi Manconi che sottolinea l’assurdità e l’autoritarismo del reprimere una commemorazione funebre (è il caso degli anarchici che volevano dare l’ultimo saluto ai compagni morti in un’esplosione al parco degli Acquedotti).

    E dal paesaggio sociale salto al paesaggio agricolo e naturale.

    In questo ultimo mese e mezzo o giù di lì, a parte correggere, revisionare e impaginare come se ci fosse un domani, ho pure trovato il tempo per qualche pedalata lontano dal PC, che mi ha dato l’opportunità di decomprimere e di scattare qualche bella foto; oddio bella, carina dai. Di tutte quelle che ho fatto (non molte in verità), ne ho scelta una che ritrae un campo appena arato che digrada verso il lago (di Bolsena) e un maestoso pino-stella polare cui sono molto affezionato (qui c’è lo stesso pino preso da sotto). Lo scatto è di inizio aprile, vorrei trovare il tempo di tornare sul posto per ritrarre quel campo ormai pieno di piante di patate; mi prometto di farlo, ché sono sempre stato un devoto del famoso comandamento di Saramago (se mi sentisse parlare così…):

    Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

    – da «Viaggio in Portogallo» (1981), traduzione in italiano di Rita Desti

    E il viaggio non è solo quello che ti porta dall’altra parte del mondo.

    Per la serie social media, resistenza agli algoritmi e alle Big Tech, segnalo invece un interessante articolo della biblioteca dell’Università di Groninga che, avendo già abbandonato X per passare al fediverso (su un’istanza creata appositamente per la comunità della ricerca e dell’educazione olandese), ha ora aperto un dibattito su cosa fare di Instagram, scrivendo tra le altre cose: «L’alfabetizzazione informativa è al centro della nostra attività come biblioteca. Aiutiamo gli studenti a sviluppare un approccio attivo e critico alla ricerca delle informazioni: effettuare ricerche mirate, valutare l’affidabilità delle fonti ed elaborare le informazioni in modo efficace. L’algoritmo di Instagram fa esattamente il contrario: filtra ciò che gli utenti vedono in base al coinvolgimento, non all’affidabilità». Mi piacerebbe leggere una cosa del genere a queste latitudini, sto chiedendo troppo?

    Torno brevemente alla musica, poi passo e chiudo.

    Sto continuando a tempo perso l’esplorazione delle produzioni musicali del 2016, ovvero #LaMusicaDel2016 se siete sul fediverso. I dischi belli sono tanti, ma è arrivato il momento di celebrare uno dei lavori migliori, più rappresentativi e più influenti di quell’annata; un album che dieci anni fa, di questi tempi, stavo certamente consumando, essendo uscito a fine aprile. Sto parlando di Nonagon Infinity dei King Gizzard & the Lizard Wizard: il miglior disco di rock psichedelico di questo primo quarto di secolo probabilmente, col suo mix allucinato di garage punk, space rock e sana ripetizione (disciplina) krauta. È qui che prendono l’avvio, seppur in modo ancora embrionale, gli esperimenti con la musica microtonale della band australiana che daranno vita ad altre opere bellissime, su tutte Flying Microtonal Banana.

    E vado infine a chiudere con le copertine belle. Sono molto indietro con questa cosa delle copertine, ne ho accatastate tante ma le ho lasciate a far la muffa. Oggi ne riesumo due, ma aspettatene altre a breve. I dischi sono entrambi di quest’anno, appartengono entrambi a band italiane e, che ve lo dico a fare, contengono musica molto bella.

    La copertina di Il sangue è pronto è di Emilia Wesolowska, ovvero una Neoprimitiva (ne sentirete la voce, nel disco).

    La copertina del nuovo album dei Movie Star Junkies è invece di James Johnston, fondatore dei Gallon Drunk, ex organista e chitarrista nei Bad Seeds di Nick Cave e, dicono e io non faccio fatica a crederlo, affermato pittore. Il testo è scritto/disegnato a mano da Galileo Galeone.

    Fine, per ora.

    #albumCovers #autoritarismo #BrettSavage #copertineBelle #DeadSeaApes #DopePurple #EmiliaWesolowska #EqualEarth #fotografie #GaragePunk #IlSangueèPronto #JamesFJohnston #KingGizzardTheLizardWizard #mappe #MovieStarJunkies #Neoprimitivi #NonagonInfinity #paesaggi #PsychedelicRock #repressione #socialMedia #WalkOnBones
  7. Collegamenti #7

    Maggio mi sta mettendo a dura prova, il maledetto, ma ho accumulato un’altra bella manciata di collegamenti e vorrei dargli un’ordinata (per modo di dire, visto che li piazzo disordinatamente in un post generalista), dunque eccomi qua.

    Questa volta inizio con il poster di un concerto: è quello dei Dope Purple, band noise e space rock taiwanese (che non conosco), e dei Dead Sea Apes, band drone rock e psichedelica di Albione (che invece conosco e amo). Il poster è arrivato a me tramite l’account Mastodon di questi ultimi ed è stato disegnato da Brett Savage, il loro chitarrista. Io fossi in voi darei un ascolto alla band (posso consigliare Night Lands e Rewilding) e una sfogliata al loro blog, dove trovate altri bei poster e tanta bella musica e tutto il cucuzzaro di informazioni; vi consiglierei di seguirli insomma, se non sono troppo indiscreto. Se poi vi trovate a Manchester il 12 giugno, be’, tanto meglio per voi.

    Una cosa molto bella che ho trovato ultimamente sul web è questo sito, Equal Earth, che fornisce versioni ad alta risoluzione e in diverse lingue di una mappa del mondo «che mostra i paesi e i continenti nelle loro dimensioni reali rispetto gli uni agli altri». È possibile centrare la mappa dove si vuole e scaricarla liberamente in diversi formati, persino in Illustrator. Non è fantastico? Questa cosa l’ho trovata sempre su Mastodon grazie al thread-richiesta partito da @bbacc e risolto da @zeppe.

    Salto a cose meno amene – dissenso, repressione e autoritarismo dilagante – segnalando tre articoli paralleli, ma che dico paralleli, direi contigui: Italo Di Sabato che sciorina un po’ di dati sulla repressione delle manifestazioni in Italia, Amnesty International che ci parla della ripresa della mobilitazione sociale in Italia, e il buon Luigi Manconi che sottolinea l’assurdità e l’autoritarismo del reprimere una commemorazione funebre (è il caso degli anarchici che volevano dare l’ultimo saluto ai compagni morti in un’esplosione al parco degli Acquedotti).

    E dal paesaggio sociale salto al paesaggio agricolo e naturale.

    In questo ultimo mese e mezzo o giù di lì, a parte correggere, revisionare e impaginare come se ci fosse un domani, ho pure trovato il tempo per qualche pedalata lontano dal PC, che mi ha dato l’opportunità di decomprimere e di scattare qualche bella foto; oddio bella, carina dai. Di tutte quelle che ho fatto (non molte in verità), ne ho scelta una che ritrae un campo appena arato che digrada verso il lago (di Bolsena) e un maestoso pino-stella polare cui sono molto affezionato (qui c’è lo stesso pino preso da sotto). Lo scatto è di inizio aprile, vorrei trovare il tempo di tornare sul posto per ritrarre quel campo ormai pieno di piante di patate; mi prometto di farlo, ché sono sempre stato un devoto del famoso comandamento di Saramago (se mi sentisse parlare così…):

    Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

    – da «Viaggio in Portogallo» (1981), traduzione in italiano di Rita Desti

    E il viaggio non è solo quello che ti porta dall’altra parte del mondo.

    Per la serie social media, resistenza agli algoritmi e alle Big Tech, segnalo invece un interessante articolo della biblioteca dell’Università di Groninga che, avendo già abbandonato X per passare al fediverso (su un’istanza creata appositamente per la comunità della ricerca e dell’educazione olandese), ha ora aperto un dibattito su cosa fare di Instagram, scrivendo tra le altre cose: «L’alfabetizzazione informativa è al centro della nostra attività come biblioteca. Aiutiamo gli studenti a sviluppare un approccio attivo e critico alla ricerca delle informazioni: effettuare ricerche mirate, valutare l’affidabilità delle fonti ed elaborare le informazioni in modo efficace. L’algoritmo di Instagram fa esattamente il contrario: filtra ciò che gli utenti vedono in base al coinvolgimento, non all’affidabilità». Mi piacerebbe leggere una cosa del genere a queste latitudini, sto chiedendo troppo?

    Torno brevemente alla musica, poi passo e chiudo.

    Sto continuando a tempo perso l’esplorazione delle produzioni musicali del 2016, ovvero #LaMusicaDel2016 se siete sul fediverso. I dischi belli sono tanti, ma è arrivato il momento di celebrare uno dei lavori migliori, più rappresentativi e più influenti di quell’annata; un album che dieci anni fa, di questi tempi, stavo certamente consumando, essendo uscito a fine aprile. Sto parlando di Nonagon Infinity dei King Gizzard & the Lizard Wizard: il miglior disco di rock psichedelico di questo primo quarto di secolo probabilmente, col suo mix allucinato di garage punk, space rock e sana ripetizione (disciplina) krauta. È qui che prendono l’avvio, seppur in modo ancora embrionale, gli esperimenti con la musica microtonale della band australiana che daranno vita ad altre opere bellissime, su tutte Flying Microtonal Banana.

    E vado infine a chiudere con le copertine belle. Sono molto indietro con questa cosa delle copertine, ne ho accatastate tante ma le ho lasciate a far la muffa. Oggi ne riesumo due, ma aspettatene altre a breve. I dischi sono entrambi di quest’anno, appartengono entrambi a band italiane e, che ve lo dico a fare, contengono musica molto bella.

    La copertina di Il sangue è pronto è di Emilia Wesolowska, ovvero una Neoprimitiva (ne sentirete la voce, nel disco).

    La copertina del nuovo album dei Movie Star Junkies è invece di James Johnston, fondatore dei Gallon Drunk, ex organista e chitarrista nei Bad Seeds di Nick Cave e, dicono e io non faccio fatica a crederlo, affermato pittore. Il testo è scritto/disegnato a mano da Galileo Galeone.

    Fine, per ora.

    #albumCovers #autoritarismo #BrettSavage #copertineBelle #DeadSeaApes #DopePurple #EmiliaWesolowska #EqualEarth #fotografie #GaragePunk #IlSangueèPronto #JamesFJohnston #KingGizzardTheLizardWizard #mappe #MovieStarJunkies #Neoprimitivi #NonagonInfinity #paesaggi #PsychedelicRock #repressione #socialMedia #WalkOnBones
  8. Collegamenti #7

    Maggio mi sta mettendo a dura prova, il maledetto, ma ho accumulato un’altra bella manciata di collegamenti e vorrei dargli un’ordinata (per modo di dire, visto che li piazzo disordinatamente in un post generalista), dunque eccomi qua.

    Questa volta inizio con il poster di un concerto: è quello dei Dope Purple, band noise e space rock taiwanese (che non conosco), e dei Dead Sea Apes, band drone rock e psichedelica di Albione (che invece conosco e amo). Il poster è arrivato a me tramite l’account Mastodon di questi ultimi ed è stato disegnato da Brett Savage, il loro chitarrista. Io fossi in voi darei un ascolto alla band (posso consigliare Night Lands e Rewilding) e una sfogliata al loro blog, dove trovate altri bei poster e tanta bella musica e tutto il cucuzzaro di informazioni; vi consiglierei di seguirli insomma, se non sono troppo indiscreto. Se poi vi trovate a Manchester il 12 giugno, be’, tanto meglio per voi.

    Una cosa molto bella che ho trovato ultimamente sul web è questo sito, Equal Earth, che fornisce versioni ad alta risoluzione e in diverse lingue di una mappa del mondo «che mostra i paesi e i continenti nelle loro dimensioni reali rispetto gli uni agli altri». È possibile centrare la mappa dove si vuole e scaricarla liberamente in diversi formati, persino in Illustrator. Non è fantastico? Questa cosa l’ho trovata sempre su Mastodon grazie al thread-richiesta partito da @bbacc e risolto da @zeppe.

    Salto a cose meno amene – dissenso, repressione e autoritarismo dilagante – segnalando tre articoli paralleli, ma che dico paralleli, direi contigui: Italo Di Sabato che sciorina un po’ di dati sulla repressione delle manifestazioni in Italia, Amnesty International che ci parla della ripresa della mobilitazione sociale in Italia, e il buon Luigi Manconi che sottolinea l’assurdità e l’autoritarismo del reprimere una commemorazione funebre (è il caso degli anarchici che volevano dare l’ultimo saluto ai compagni morti in un’esplosione al parco degli Acquedotti).

    E dal paesaggio sociale salto al paesaggio agricolo e naturale.

    In questo ultimo mese e mezzo o giù di lì, a parte correggere, revisionare e impaginare come se ci fosse un domani, ho pure trovato il tempo per qualche pedalata lontano dal PC, che mi ha dato l’opportunità di decomprimere e di scattare qualche bella foto; oddio bella, carina dai. Di tutte quelle che ho fatto (non molte in verità), ne ho scelta una che ritrae un campo appena arato che digrada verso il lago (di Bolsena) e un maestoso pino-stella polare cui sono molto affezionato (qui c’è lo stesso pino preso da sotto). Lo scatto è di inizio aprile, vorrei trovare il tempo di tornare sul posto per ritrarre quel campo ormai pieno di piante di patate; mi prometto di farlo, ché sono sempre stato un devoto del famoso comandamento di Saramago (se mi sentisse parlare così…):

    Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

    – da «Viaggio in Portogallo» (1981), traduzione in italiano di Rita Desti

    E il viaggio non è solo quello che ti porta dall’altra parte del mondo.

    Per la serie social media, resistenza agli algoritmi e alle Big Tech, segnalo invece un interessante articolo della biblioteca dell’Università di Groninga che, avendo già abbandonato X per passare al fediverso (su un’istanza creata appositamente per la comunità della ricerca e dell’educazione olandese), ha ora aperto un dibattito su cosa fare di Instagram, scrivendo tra le altre cose: «L’alfabetizzazione informativa è al centro della nostra attività come biblioteca. Aiutiamo gli studenti a sviluppare un approccio attivo e critico alla ricerca delle informazioni: effettuare ricerche mirate, valutare l’affidabilità delle fonti ed elaborare le informazioni in modo efficace. L’algoritmo di Instagram fa esattamente il contrario: filtra ciò che gli utenti vedono in base al coinvolgimento, non all’affidabilità». Mi piacerebbe leggere una cosa del genere a queste latitudini, sto chiedendo troppo?

    Torno brevemente alla musica, poi passo e chiudo.

    Sto continuando a tempo perso l’esplorazione delle produzioni musicali del 2016, ovvero #LaMusicaDel2016 se siete sul fediverso. I dischi belli sono tanti, ma è arrivato il momento di celebrare uno dei lavori migliori, più rappresentativi e più influenti di quell’annata; un album che dieci anni fa, di questi tempi, stavo certamente consumando, essendo uscito a fine aprile. Sto parlando di Nonagon Infinity dei King Gizzard & the Lizard Wizard: il miglior disco di rock psichedelico di questo primo quarto di secolo probabilmente, col suo mix allucinato di garage punk, space rock e sana ripetizione (disciplina) krauta. È qui che prendono l’avvio, seppur in modo ancora embrionale, gli esperimenti con la musica microtonale della band australiana che daranno vita ad altre opere bellissime, su tutte Flying Microtonal Banana.

    E vado infine a chiudere con le copertine belle. Sono molto indietro con questa cosa delle copertine, ne ho accatastate tante ma le ho lasciate a far la muffa. Oggi ne riesumo due, ma aspettatene altre a breve. I dischi sono entrambi di quest’anno, appartengono entrambi a band italiane e, che ve lo dico a fare, contengono musica molto bella.

    La copertina di Il sangue è pronto è di Emilia Wesolowska, ovvero una Neoprimitiva (ne sentirete la voce, nel disco).

    La copertina del nuovo album dei Movie Star Junkies è invece di James Johnston, fondatore dei Gallon Drunk, ex organista e chitarrista nei Bad Seeds di Nick Cave e, dicono e io non faccio fatica a crederlo, affermato pittore. Il testo è scritto/disegnato a mano da Galileo Galeone.

    Fine, per ora.

    #albumCovers #autoritarismo #BrettSavage #copertineBelle #DeadSeaApes #DopePurple #EmiliaWesolowska #EqualEarth #fotografie #GaragePunk #IlSangueèPronto #JamesFJohnston #KingGizzardTheLizardWizard #mappe #MovieStarJunkies #Neoprimitivi #NonagonInfinity #paesaggi #PsychedelicRock #repressione #socialMedia #WalkOnBones
  9. Collegamenti #7

    Maggio mi sta mettendo a dura prova, il maledetto, ma ho accumulato un’altra bella manciata di collegamenti e vorrei dargli un’ordinata (per modo di dire, visto che li piazzo disordinatamente in un post generalista), dunque eccomi qua.

    Questa volta inizio con il poster di un concerto: è quello dei Dope Purple, band noise e space rock taiwanese (che non conosco), e dei Dead Sea Apes, band drone rock e psichedelica di Albione (che invece conosco e amo). Il poster è arrivato a me tramite l’account Mastodon di questi ultimi ed è stato disegnato da Brett Savage, il loro chitarrista. Io fossi in voi darei un ascolto alla band (posso consigliare Night Lands e Rewilding) e una sfogliata al loro blog, dove trovate altri bei poster e tanta bella musica e tutto il cucuzzaro di informazioni; vi consiglierei di seguirli insomma, se non sono troppo indiscreto. Se poi vi trovate a Manchester il 12 giugno, be’, tanto meglio per voi.

    Una cosa molto bella che ho trovato ultimamente sul web è questo sito, Equal Earth, che fornisce versioni ad alta risoluzione e in diverse lingue di una mappa del mondo «che mostra i paesi e i continenti nelle loro dimensioni reali rispetto gli uni agli altri». È possibile centrare la mappa dove si vuole e scaricarla liberamente in diversi formati, persino in Illustrator. Non è fantastico? Questa cosa l’ho trovata sempre su Mastodon grazie al thread-richiesta partito da @bbacc e risolto da @zeppe.

    Salto a cose meno amene – dissenso, repressione e autoritarismo dilagante – segnalando tre articoli paralleli, ma che dico paralleli, direi contigui: Italo Di Sabato che sciorina un po’ di dati sulla repressione delle manifestazioni in Italia, Amnesty International che ci parla della ripresa della mobilitazione sociale in Italia, e il buon Luigi Manconi che sottolinea l’assurdità e l’autoritarismo del reprimere una commemorazione funebre (è il caso degli anarchici che volevano dare l’ultimo saluto ai compagni morti in un’esplosione al parco degli Acquedotti).

    E dal paesaggio sociale salto al paesaggio agricolo e naturale.

    In questo ultimo mese e mezzo o giù di lì, a parte correggere, revisionare e impaginare come se ci fosse un domani, ho pure trovato il tempo per qualche pedalata lontano dal PC, che mi ha dato l’opportunità di decomprimere e di scattare qualche bella foto; oddio bella, carina dai. Di tutte quelle che ho fatto (non molte in verità), ne ho scelta una che ritrae un campo appena arato che digrada verso il lago (di Bolsena) e un maestoso pino-stella polare cui sono molto affezionato (qui c’è lo stesso pino preso da sotto). Lo scatto è di inizio aprile, vorrei trovare il tempo di tornare sul posto per ritrarre quel campo ormai pieno di piante di patate; mi prometto di farlo, ché sono sempre stato un devoto del famoso comandamento di Saramago (se mi sentisse parlare così…):

    Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

    – da «Viaggio in Portogallo» (1981), traduzione in italiano di Rita Desti

    E il viaggio non è solo quello che ti porta dall’altra parte del mondo.

    Per la serie social media, resistenza agli algoritmi e alle Big Tech, segnalo invece un interessante articolo della biblioteca dell’Università di Groninga che, avendo già abbandonato X per passare al fediverso (su un’istanza creata appositamente per la comunità della ricerca e dell’educazione olandese), ha ora aperto un dibattito su cosa fare di Instagram, scrivendo tra le altre cose: «L’alfabetizzazione informativa è al centro della nostra attività come biblioteca. Aiutiamo gli studenti a sviluppare un approccio attivo e critico alla ricerca delle informazioni: effettuare ricerche mirate, valutare l’affidabilità delle fonti ed elaborare le informazioni in modo efficace. L’algoritmo di Instagram fa esattamente il contrario: filtra ciò che gli utenti vedono in base al coinvolgimento, non all’affidabilità». Mi piacerebbe leggere una cosa del genere a queste latitudini, sto chiedendo troppo?

    Torno brevemente alla musica, poi passo e chiudo.

    Sto continuando a tempo perso l’esplorazione delle produzioni musicali del 2016, ovvero #LaMusicaDel2016 se siete sul fediverso. I dischi belli sono tanti, ma è arrivato il momento di celebrare uno dei lavori migliori, più rappresentativi e più influenti di quell’annata; un album che dieci anni fa, di questi tempi, stavo certamente consumando, essendo uscito a fine aprile. Sto parlando di Nonagon Infinity dei King Gizzard & the Lizard Wizard: il miglior disco di rock psichedelico di questo primo quarto di secolo probabilmente, col suo mix allucinato di garage punk, space rock e sana ripetizione (disciplina) krauta. È qui che prendono l’avvio, seppur in modo ancora embrionale, gli esperimenti con la musica microtonale della band australiana che daranno vita ad altre opere bellissime, su tutte Flying Microtonal Banana.

    E vado infine a chiudere con le copertine belle. Sono molto indietro con questa cosa delle copertine, ne ho accatastate tante ma le ho lasciate a far la muffa. Oggi ne riesumo due, ma aspettatene altre a breve. I dischi sono entrambi di quest’anno, appartengono entrambi a band italiane e, che ve lo dico a fare, contengono musica molto bella.

    La copertina di Il sangue è pronto è di Emilia Wesolowska, ovvero una Neoprimitiva (ne sentirete la voce, nel disco).

    La copertina del nuovo album dei Movie Star Junkies è invece di James Johnston, fondatore dei Gallon Drunk, ex organista e chitarrista nei Bad Seeds di Nick Cave e, dicono e io non faccio fatica a crederlo, affermato pittore. Il testo è scritto/disegnato a mano da Galileo Galeone.

    Fine, per ora.

    #albumCovers #autoritarismo #BrettSavage #copertineBelle #DeadSeaApes #DopePurple #EmiliaWesolowska #EqualEarth #fotografie #GaragePunk #IlSangueèPronto #JamesFJohnston #KingGizzardTheLizardWizard #mappe #MovieStarJunkies #Neoprimitivi #NonagonInfinity #paesaggi #PsychedelicRock #repressione #socialMedia #WalkOnBones
  10. Collegamenti #7

    Maggio mi sta mettendo a dura prova, il maledetto, ma ho accumulato un’altra bella manciata di collegamenti e vorrei dargli un’ordinata (per modo di dire, visto che li piazzo disordinatamente in un post generalista), dunque eccomi qua.

    Questa volta inizio con il poster di un concerto: è quello dei Dope Purple, band noise e space rock taiwanese (che non conosco), e dei Dead Sea Apes, band drone rock e psichedelica di Albione (che invece conosco e amo). Il poster è arrivato a me tramite l’account Mastodon di questi ultimi ed è stato disegnato da Brett Savage, il loro chitarrista. Io fossi in voi darei un ascolto alla band (posso consigliare Night Lands e Rewilding) e una sfogliata al loro blog, dove trovate altri bei poster e tanta bella musica e tutto il cucuzzaro di informazioni; vi consiglierei di seguirli insomma, se non sono troppo indiscreto. Se poi vi trovate a Manchester il 12 giugno, be’, tanto meglio per voi.

    Una cosa molto bella che ho trovato ultimamente sul web è questo sito, Equal Earth, che fornisce versioni ad alta risoluzione e in diverse lingue di una mappa del mondo «che mostra i paesi e i continenti nelle loro dimensioni reali rispetto gli uni agli altri». È possibile centrare la mappa dove si vuole e scaricarla liberamente in diversi formati, persino in Illustrator. Non è fantastico? Questa cosa l’ho trovata sempre su Mastodon grazie al thread-richiesta partito da @bbacc e risolto da @zeppe.

    Salto a cose meno amene – dissenso, repressione e autoritarismo dilagante – segnalando tre articoli paralleli, ma che dico paralleli, direi contigui: Italo Di Sabato che sciorina un po’ di dati sulla repressione delle manifestazioni in Italia, Amnesty International che ci parla della ripresa della mobilitazione sociale in Italia, e il buon Luigi Manconi che sottolinea l’assurdità e l’autoritarismo del reprimere una commemorazione funebre (è il caso degli anarchici che volevano dare l’ultimo saluto ai compagni morti in un’esplosione al parco degli Acquedotti).

    E dal paesaggio sociale salto al paesaggio agricolo e naturale.

    In questo ultimo mese e mezzo o giù di lì, a parte correggere, revisionare e impaginare come se ci fosse un domani, ho pure trovato il tempo per qualche pedalata lontano dal PC, che mi ha dato l’opportunità di decomprimere e di scattare qualche bella foto; oddio bella, carina dai. Di tutte quelle che ho fatto (non molte in verità), ne ho scelta una che ritrae un campo appena arato che digrada verso il lago (di Bolsena) e un maestoso pino-stella polare cui sono molto affezionato (qui c’è lo stesso pino preso da sotto). Lo scatto è di inizio aprile, vorrei trovare il tempo di tornare sul posto per ritrarre quel campo ormai pieno di piante di patate; mi prometto di farlo, ché sono sempre stato un devoto del famoso comandamento di Saramago (se mi sentisse parlare così…):

    Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era. Bisogna ritornare sui passi già dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini. Bisogna ricominciare il viaggio. Sempre.

    – da «Viaggio in Portogallo» (1981), traduzione in italiano di Rita Desti

    E il viaggio non è solo quello che ti porta dall’altra parte del mondo.

    Per la serie social media, resistenza agli algoritmi e alle Big Tech, segnalo invece un interessante articolo della biblioteca dell’Università di Groninga che, avendo già abbandonato X per passare al fediverso (su un’istanza creata appositamente per la comunità della ricerca e dell’educazione olandese), ha ora aperto un dibattito su cosa fare di Instagram, scrivendo tra le altre cose: «L’alfabetizzazione informativa è al centro della nostra attività come biblioteca. Aiutiamo gli studenti a sviluppare un approccio attivo e critico alla ricerca delle informazioni: effettuare ricerche mirate, valutare l’affidabilità delle fonti ed elaborare le informazioni in modo efficace. L’algoritmo di Instagram fa esattamente il contrario: filtra ciò che gli utenti vedono in base al coinvolgimento, non all’affidabilità». Mi piacerebbe leggere una cosa del genere a queste latitudini, sto chiedendo troppo?

    Torno brevemente alla musica, poi passo e chiudo.

    Sto continuando a tempo perso l’esplorazione delle produzioni musicali del 2016, ovvero #LaMusicaDel2016 se siete sul fediverso. I dischi belli sono tanti, ma è arrivato il momento di celebrare uno dei lavori migliori, più rappresentativi e più influenti di quell’annata; un album che dieci anni fa, di questi tempi, stavo certamente consumando, essendo uscito a fine aprile. Sto parlando di Nonagon Infinity dei King Gizzard & the Lizard Wizard: il miglior disco di rock psichedelico di questo primo quarto di secolo probabilmente, col suo mix allucinato di garage punk, space rock e sana ripetizione (disciplina) krauta. È qui che prendono l’avvio, seppur in modo ancora embrionale, gli esperimenti con la musica microtonale della band australiana che daranno vita ad altre opere bellissime, su tutte Flying Microtonal Banana.

    E vado infine a chiudere con le copertine belle. Sono molto indietro con questa cosa delle copertine, ne ho accatastate tante ma le ho lasciate a far la muffa. Oggi ne riesumo due, ma aspettatene altre a breve. I dischi sono entrambi di quest’anno, appartengono entrambi a band italiane e, che ve lo dico a fare, contengono musica molto bella.

    La copertina di Il sangue è pronto è di Emilia Wesolowska, ovvero una Neoprimitiva (ne sentirete la voce, nel disco).

    La copertina del nuovo album dei Movie Star Junkies è invece di James Johnston, fondatore dei Gallon Drunk, ex organista e chitarrista nei Bad Seeds di Nick Cave e, dicono e io non faccio fatica a crederlo, affermato pittore. Il testo è scritto/disegnato a mano da Galileo Galeone.

    Fine, per ora.

    #albumCovers #autoritarismo #BrettSavage #copertineBelle #DeadSeaApes #DopePurple #EmiliaWesolowska #EqualEarth #fotografie #GaragePunk #IlSangueèPronto #JamesFJohnston #KingGizzardTheLizardWizard #mappe #MovieStarJunkies #Neoprimitivi #NonagonInfinity #paesaggi #PsychedelicRock #repressione #socialMedia #WalkOnBones
  11. Venezuela, la cinica autocritica del figlio di Maduro

    di Gustavo Martínez Rubio, da Aporrea Di recente, Nicolás Maduro Guerra (nella foto in alto), figlio del presidente venezuelano rapito a New York, ha rilasciato un'intervista alla rivista tedesca Der Spiegel che ha suscitato indignazione. Con un tono apparentemente riflessivo, "Nicolasito" ha ammesso che il chavismo deve scusarsi per gli "eccessi" commessi, soprattutto all'interno delle forze di polizia e del sistema giudiziario. Parla di errori, di correggere la rotta e di una presunta contrizione politica. Tuttavia, dietro questa facciata di autocritica si cela un'operazione di facciata volta a liquidare anni di tragedia nazionale con delle semplici scuse. […]

    andream94.wordpress.com/2026/0

  12. Venezuela, la cinica autocritica del figlio di Maduro

    di Gustavo Martínez Rubio, da Aporrea Di recente, Nicolás Maduro Guerra (nella foto in alto), figlio del presidente venezuelano rapito a New York, ha rilasciato un'intervista alla rivista tedesca Der Spiegel che ha suscitato indignazione. Con un tono apparentemente riflessivo, "Nicolasito" ha ammesso che il chavismo deve scusarsi per gli "eccessi" commessi, soprattutto all'interno delle forze di polizia e del sistema giudiziario. Parla di errori, di correggere la rotta e di una presunta contrizione politica. Tuttavia, dietro questa facciata di autocritica si cela un'operazione di facciata volta a liquidare anni di tragedia nazionale con delle semplici scuse. […]

    andream94.wordpress.com/2026/0

  13. Venezuela, la cinica autocritica del figlio di Maduro

    di Gustavo Martínez Rubio, da Aporrea Di recente, Nicolás Maduro Guerra (nella foto in alto), figlio del presidente venezuelano rapito a New York, ha rilasciato un'intervista alla rivista tedesca Der Spiegel che ha suscitato indignazione. Con un tono apparentemente riflessivo, "Nicolasito" ha ammesso che il chavismo deve scusarsi per gli "eccessi" commessi, soprattutto all'interno delle forze di polizia e del sistema giudiziario. Parla di errori, di correggere la rotta e di una presunta contrizione politica. Tuttavia, dietro questa facciata di autocritica si cela un'operazione di facciata volta a liquidare anni di tragedia nazionale con delle semplici scuse. […]

    andream94.wordpress.com/2026/0

  14. Venezuela, la cinica autocritica del figlio di Maduro

    di Gustavo Martínez Rubio, da Aporrea Di recente, Nicolás Maduro Guerra (nella foto in alto), figlio del presidente venezuelano rapito a New York, ha rilasciato un'intervista alla rivista tedesca Der Spiegel che ha suscitato indignazione. Con un tono apparentemente riflessivo, "Nicolasito" ha ammesso che il chavismo deve scusarsi per gli "eccessi" commessi, soprattutto all'interno delle forze di polizia e del sistema giudiziario. Parla di errori, di correggere la rotta e di una presunta contrizione politica. Tuttavia, dietro questa facciata di autocritica si cela un'operazione di facciata volta a liquidare anni di tragedia nazionale con delle semplici scuse. […]

    andream94.wordpress.com/2026/0

  15. Venezuela, la cinica autocritica del figlio di Maduro

    di Gustavo Martínez Rubio, da Aporrea Di recente, Nicolás Maduro Guerra (nella foto in alto), figlio del presidente venezuelano rapito a New York, ha rilasciato un'intervista alla rivista tedesca Der Spiegel che ha suscitato indignazione. Con un tono apparentemente riflessivo, "Nicolasito" ha ammesso che il chavismo deve scusarsi per gli "eccessi" commessi, soprattutto all'interno delle forze di polizia e del sistema giudiziario. Parla di errori, di correggere la rotta e di una presunta contrizione politica. Tuttavia, dietro questa facciata di autocritica si cela un'operazione di facciata volta a liquidare anni di tragedia nazionale con delle semplici scuse. […]

    andream94.wordpress.com/2026/0

  16. Reggio Emilia: serata contro le politiche securitarie
    La sera di venerdì 8 maggio al circolo Berneri di Reggio Emilia circa trentacinque persone hanno partecipato all’incontro con gli avvocati dell’Associazione di mutuo soccorso per il diritto di espressione di
    umanitanova.org/reggio-emilia-
    #2026 #Articoli #DallItalia #numero_16 #avvocati #DecretiSicurezza #DirittoPenale #FederazioneAnarchicaReggiana #ReggioEmilia #repressione #securitaria

  17. Reggio Emilia: serata contro le politiche securitarie
    La sera di venerdì 8 maggio al circolo Berneri di Reggio Emilia circa trentacinque persone hanno partecipato all’incontro con gli avvocati dell’Associazione di mutuo soccorso per il diritto di espressione di
    umanitanova.org/reggio-emilia-
    #2026 #Articoli #DallItalia #numero_16 #avvocati #DecretiSicurezza #DirittoPenale #FederazioneAnarchicaReggiana #ReggioEmilia #repressione #securitaria

  18. Reggio Emilia: serata contro le politiche securitarie
    La sera di venerdì 8 maggio al circolo Berneri di Reggio Emilia circa trentacinque persone hanno partecipato all’incontro con gli avvocati dell’Associazione di mutuo soccorso per il diritto di espressione di
    umanitanova.org/reggio-emilia-
    #2026 #Articoli #DallItalia #numero_16 #avvocati #DecretiSicurezza #DirittoPenale #FederazioneAnarchicaReggiana #ReggioEmilia #repressione #securitaria

  19. Reggio Emilia: serata contro le politiche securitarie
    La sera di venerdì 8 maggio al circolo Berneri di Reggio Emilia circa trentacinque persone hanno partecipato all’incontro con gli avvocati dell’Associazione di mutuo soccorso per il diritto di espressione di
    umanitanova.org/reggio-emilia-
    #2026 #Articoli #DallItalia #numero_16 #avvocati #DecretiSicurezza #DirittoPenale #FederazioneAnarchicaReggiana #ReggioEmilia #repressione #securitaria

  20. Reggio Emilia: serata contro le politiche securitarie
    La sera di venerdì 8 maggio al circolo Berneri di Reggio Emilia circa trentacinque persone hanno partecipato all’incontro con gli avvocati dell’Associazione di mutuo soccorso per il diritto di espressione di
    umanitanova.org/reggio-emilia-
    #2026 #Articoli #DallItalia #numero_16 #avvocati #DecretiSicurezza #DirittoPenale #FederazioneAnarchicaReggiana #ReggioEmilia #repressione #securitaria

  21. Palestina e Diritti Umani

    Arci Brigante Pieve Cesato, lunedì 11 maggio alle ore 19:30 CEST

    • 19:30 CENA SOLIDALE per i 32 denunciati del porto di Ravenna, offerta minima 10 €

    • Palestina e Diritti Umani con:

      Carlo Biasioli skipper della "Morgana" della Global Sumud Flotilla

      Linda Maggiori giornalista freelance e attivista per i diritti umani e per la Palestina

    fuorinellanebbia.it/event/pale

  22. Palestina e Diritti Umani

    Arci Brigante Pieve Cesato, lunedì 11 maggio alle ore 19:30 CEST

    • 19:30 CENA SOLIDALE per i 32 denunciati del porto di Ravenna, offerta minima 10 €

    • Palestina e Diritti Umani con:

      Carlo Biasioli skipper della "Morgana" della Global Sumud Flotilla

      Linda Maggiori giornalista freelance e attivista per i diritti umani e per la Palestina

    fuorinellanebbia.it/event/pale

  23. Palestina e Diritti Umani

    Arci Brigante Pieve Cesato, lunedì 11 maggio alle ore 19:30 CEST

    • 19:30 CENA SOLIDALE per i 32 denunciati del porto di Ravenna, offerta minima 10 €

    • Palestina e Diritti Umani con:

      Carlo Biasioli skipper della "Morgana" della Global Sumud Flotilla

      Linda Maggiori giornalista freelance e attivista per i diritti umani e per la Palestina

    fuorinellanebbia.it/event/pale

  24. Palestina e Diritti Umani

    Arci Brigante Pieve Cesato, lunedì 11 maggio alle ore 19:30 CEST

    • 19:30 CENA SOLIDALE per i 32 denunciati del porto di Ravenna, offerta minima 10 €

    • Palestina e Diritti Umani con:

      Carlo Biasioli skipper della "Morgana" della Global Sumud Flotilla

      Linda Maggiori giornalista freelance e attivista per i diritti umani e per la Palestina

    fuorinellanebbia.it/event/pale

  25. Ancora 41 bis per Cospito
    Il 30 aprile Alfredo Cospito ha visto confermata la misura del 41 bis.

    La decisione purtroppo era già nell’aria e la campagna antianarchica di queste ultime settimane non lasciava prevedere nulla di buono.

    Pochi giorni prima al detenuto era stato impedito di ricevere quattro libri e un cd autorizzati dal Tribunale
    umanitanova.org/ancora-41-bis-
    #2026 #Articoli #DallItalia #numero_15 #41Bis #41bis #carcere #cospito #repressione #Tortura

  26. Ancora 41 bis per Cospito
    Il 30 aprile Alfredo Cospito ha visto confermata la misura del 41 bis.

    La decisione purtroppo era già nell’aria e la campagna antianarchica di queste ultime settimane non lasciava prevedere nulla di buono.

    Pochi giorni prima al detenuto era stato impedito di ricevere quattro libri e un cd autorizzati dal Tribunale
    umanitanova.org/ancora-41-bis-
    #2026 #Articoli #DallItalia #numero_15 #41Bis #41bis #carcere #cospito #repressione #Tortura

  27. Ancora 41 bis per Cospito
    Il 30 aprile Alfredo Cospito ha visto confermata la misura del 41 bis.

    La decisione purtroppo era già nell’aria e la campagna antianarchica di queste ultime settimane non lasciava prevedere nulla di buono.

    Pochi giorni prima al detenuto era stato impedito di ricevere quattro libri e un cd autorizzati dal Tribunale
    umanitanova.org/ancora-41-bis-
    #2026 #Articoli #DallItalia #numero_15 #41Bis #41bis #carcere #cospito #repressione #Tortura

  28. Ancora 41 bis per Cospito
    Il 30 aprile Alfredo Cospito ha visto confermata la misura del 41 bis.

    La decisione purtroppo era già nell’aria e la campagna antianarchica di queste ultime settimane non lasciava prevedere nulla di buono.

    Pochi giorni prima al detenuto era stato impedito di ricevere quattro libri e un cd autorizzati dal Tribunale
    umanitanova.org/ancora-41-bis-
    #2026 #Articoli #DallItalia #numero_15 #41Bis #41bis #carcere #cospito #repressione #Tortura

  29. Ancora 41 bis per Cospito
    Il 30 aprile Alfredo Cospito ha visto confermata la misura del 41 bis.

    La decisione purtroppo era già nell’aria e la campagna antianarchica di queste ultime settimane non lasciava prevedere nulla di buono.

    Pochi giorni prima al detenuto era stato impedito di ricevere quattro libri e un cd autorizzati dal Tribunale
    umanitanova.org/ancora-41-bis-
    #2026 #Articoli #DallItalia #numero_15 #41Bis #41bis #carcere #cospito #repressione #Tortura

  30. Ancora 41 bis per Cospito
    Il 30 aprile Alfredo Cospito ha visto confermata la misura del 41 bis.

    La decisione purtroppo era già nell’aria e la campagna antianarchica di queste ultime settimane non lasciava prevedere nulla di buono.

    Pochi giorni prima al detenuto era stato impedito di ricevere quattro libri e un cd autorizzati dal Tribunale
    umanitanova.org/ancora-41-bis-
    #2026 #Articoli #DallItalia #numero_15 #41Bis #41bis #carcere #cospito #repressione #Tortura

  31. Saif e Thiago detenuti nel carcere di Shikma, nella Palestina occupata

    Comunicato della GSF Alcuni funzionari diplomatici hanno incontrato Saif Abukeshk e Thiago Ávila, componenti del Comitato direttivo della Global Sumud Flotilla, ed hanno espresso grave preoccupazione per la loro sicurezza e il loro benessere. […]

    andream94.wordpress.com/2026/0

  32. L’eccidio di Modena fa seguito ad altri tre eccidi

    In effetti lo scontro frontale, tra mondo del lavoro, Stato e impresa, che si inaugura nel 1949, e che troverà poi una sua drammatica e ufficiale descrizione nell’inchiesta parlamentare sulle condizioni dei lavoratori nelle fabbriche del 1955, mette in risalto numeri impressionanti: “tra il gennaio del 1948 e il settembre del 1954 vi sono in Italia 75 operai uccisi, 5104 feriti, 148.269 arresti e 61.243 condannati in relazione ad azioni di protesta sindacale” <469. Altrettanto allarmante è la conta dei caduti e degli arresti nelle azioni di lotta condotte nelle campagne, tanto al Sud che nel Centro-Nord, “oltre 80 braccianti assassinati mentre lottavano per il lavoro, e oltre 10.000 anni di carcere per la gente delle campagne” <470. Mentre al secondo congresso della CGIL a Genova, nell’ottobre del 1949, si lanciava il Piano del lavoro, in 65 giorni venivano brutalmente colpite le lotte per l’occupazione delle terre con gli eccidi a Melissa, Torremaggiore e Montescaglioso: in questo modo il governo sembrava dire “no alla proposta del Piano e alla richiesta di «distensione» che Di Vittorio aveva avanzato” <471. Il 9 gennaio del 1950, mentre la CGIL organizzava la Conferenza economica nazionale, prevista ufficialmente per gennaio e tenutasi a fine febbraio, la polizia sparò sugli operai a Modena uccidendone sei <472. Di Vittorio, dalle pagine del “Lavoro”, disse: “L’eccidio di Modena pesa; e continuerà a pesare per lungo tempo sulla vita italiana. Se De Gasperi e Scelba credono che si tratti d’un semplice «incidente», d’un fatto di cronaca che sarà presto dimenticato, si ingannano. A Modena, il 9 gennaio dell’Anno Santo 1950, le forze di polizia, agli ordini d’un governo cattolico e d’un Ministro degli Interni cattolico, hanno massacrato sei lavoratori, sei creature umane. Il raccapriccio, per questo orrendo massacro, diviene più acuto ed implacabile, quando si pensa che non si tratta d’un fatto isolato, accidentale. L’eccidio di Modena fa seguito ad altri tre eccidi, sempre di lavoratori, compiuti dalle stesse forze di polizia, agli ordini dello stesso Ministro degli Interni: Melissa, Torremaggiore, Montescaglioso. Il numero dei lavoratori uccisi, in soli due mesi, è salito a quattordici! È un primato, un ben triste primato – come ha osservato con alto senso umano e storico Luigi Salvatorelli ne «La Stampa» – perché ha superato tutti i precedenti della storia d’Italia e di altri paesi, se si eccettuano quelli fascisti o coloniali! Non un «incidente», quindi, ma un sistema, un metodo, una politica, che sono impersonati dal Ministro Scelba, pur essendone responsabile l’intero governo” <473.
    Si configurava un vero e proprio attacco al mondo del lavoro finalizzato al ripristino dell’assolutismo padronale, che il protagonismo dei lavoratori nella lotta di Liberazione aveva messo in discussione, che fu sorretto da un’azione repressiva che assumeva “il carattere di una vera e propria rivincita” <474. L’azione sistematica del governo De Gasperi, richiamata da Di Vittorio, aveva le sue ragioni, non solo nella riorganizzazione dell’assetto produttivo e nella restaurazione dell’assolutismo padronale, ma anche nella necessità di rispondere alle esigenze di adesione al blocco internazionale di appartenenza e alla metamorfosi che, nel 1950, la politica americana di aiuti economici stava subendo. Il passaggio dal concetto di produttività, previsto dal Piano Marshall, a quello di rafforzamento dell’integrazione strategica del blocco occidentale, dovuto al precipitare della guerra fredda e allo scoppio della guerra “calda” in Corea, determinò un innalzamento dello scontro sociale che si concretizzò in un’accentuazione della violenza repressiva dello Stato: alle schedature, agli arresti, alle uccisioni, di lavoratori e militanti della CGIL e del PCI, si affiancò il ricatto economico a quelle aziende che non avessero avallato la politica discriminatoria anticomunista, nei termini della minaccia di esclusione dalle commesse internazionali legate alla produzione bellica <475.
    Le lotte del Piano del lavoro si articolavano, su tutto il territorio nazionale, in questo contesto stretto tra le “esigenze” derivanti dalla guerra fredda e la concreta e specifica attività repressiva che si realizzava nelle singole realtà lavorative. In questo senso anche specifiche lotte, molto caratterizzate, dal punto di vista degli obiettivi, da limitati contesti territoriali o lavorativi, e che spesso venivano criticate anche dal PCI per un eccessivo “economicismo”, cioè per una loro presunta debolezza politica, finivano, invece, per avere un forte valore di difesa della democrazia <476.
    [NOTE]
    469 S. MISIANI, Dalla teoria della stagnazione al Piano per lo sviluppo, cit., nota n. 7, p. 289.
    470 G. FABIANI, Il Piano del lavoro e le lotte per la riforma, cit., p. 112.
    471 P. SANTI, Il Piano del lavoro nella politica della CGIL: 1949-1952, cit., p. 17.
    472 “E poi ci furono i provvedimenti del governo De Gasperi – Scelba contro i comizi in fabbrica e contro le occupazioni degli stabilimenti, e ancora i due scioperi generali indetti dalla Cgil”, L. MUSELLA, I sindacati nel sistema politico, cit., p. 884.
    473 G. DI VITTORIO, Modena e la crisi, in «Lavoro», anno III, n. 3, 15-21 gennaio 1950, ASCGIL nazionale.
    474 L. VERSACE, in Il Piano del lavoro della CGIL 1949-1950, cit., p. 205.
    475 “Dai concetti della produttività si passò velocemente a quelli condizionati dal conflitto in Corea e dal necessario rafforzamento dell’integrazione strategica in Europa. Non ne furono travolti i principi ma ad esso furono orientate le forniture, in maggioranza di tipo militare e dirette ad aziende privilegiate nelle quali la rappresentanza sindacale fosse anticomunista. […] Tra il 1951 e il 1955 si assiste quindi ad un innalzamento del livello dello scontro. Il Piano Demagnetize, la rete Stay Behind, le schedature di sindacalisti, operai ed esponenti della sinistra rientrano perfettamente in questa logica che viene applicata direttamente al mondo del lavoro. La repressione antioperaia che si scatena in quegli anni è quindi figlia diretta di questo clima e dell’applicazione concreta dell’attacco al PCI attraverso il sindacato attuato dagli Stati Uniti, perché costringe le imprese – se mai ce ne fosse un assoluto bisogno – a introdurre misure restrittive della libertà politica e sindacale all’interno delle fabbriche, al fine di assicurarsi o rientrare nell’applicazione delle cosiddette commesse off-shore e, quindi, agire concretamente in senso anticomunista e antioperaio”, P. IUSO, La CGIL e la guerra fredda (1947-1956), cit., p. 191.
    476 “era vero che tante energie le rivolgevamo soltanto ad obiettivi quantitativi e ignoravamo che l’Abruzzo, in quel momento, non dava un sufficiente apporto alla grande lotta, più importante, che era la scelta di campo. Ma per capire come questo avvenisse, dobbiamo tener ben presente cos’era la lotta di classe allora: non era certo un fair play, ci si sparava. Dal 1° marzo ’50 al ’54 in Abruzzo noi avemmo i morti di Lentella ed i morti di Celano, ed avemmo 607 processi, 7410 processati, di cui 4197 condannati, per complessivi 396 anni, e un ergastolo. Per un terzo vennero processati per le lotte del Piano del lavoro, ma per due terzi furono processati per comizi, manifestazioni ecc. Ora, dire 7410 processati non è soltanto un problema tecnico: vuol dire che tutto l’apparato viene distolto per un’altra cosa, perché significava, in quel momento, non soltanto 4710 famiglie, ma significava il fatto politico, la risposta che bisognava dare; ed allora era evidente che l’obiettivo di lotta era democratico (fare uscire dalla galera, mobilitazione di avvocati, collegi di avvocati): era il tempo in cui il nemico imponeva un altro obiettivo dal quale tu non potevi prescindere. Quindi la debolezza del Piano del lavoro stava nel fatto che la lotta con l’avversario era così dura che imponeva quel modo di lottare”, L. DI PAOLANTONIO, in Il Piano del lavoro della CGIL 1949-1950, cit., pp. 162-3.
    Emiliano Schember, La CGIL dal Piano del lavoro alla proposta di uno Statuto dei lavoratori (1949-1952), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Anno Accademico 2011-2012

    #1949 #1950 #1952 #1954 #AlcideDeGasperi #assolutismo #braccianti #CGIL #cortei #DC #eccidi #EmilianoSchember #fredda #GiuseppeDiVittorio #governi #guerra #lavoro #LuigiSalvatorelli #manifestazioni #MarioScelba #Melissa #Modena #Montescaglioso #operai #padronale #PCI #piano #polizia #repressione #StatiUniti #Torremaggiore
  33. L’eccidio di Modena fa seguito ad altri tre eccidi

    In effetti lo scontro frontale, tra mondo del lavoro, Stato e impresa, che si inaugura nel 1949, e che troverà poi una sua drammatica e ufficiale descrizione nell’inchiesta parlamentare sulle condizioni dei lavoratori nelle fabbriche del 1955, mette in risalto numeri impressionanti: “tra il gennaio del 1948 e il settembre del 1954 vi sono in Italia 75 operai uccisi, 5104 feriti, 148.269 arresti e 61.243 condannati in relazione ad azioni di protesta sindacale” <469. Altrettanto allarmante è la conta dei caduti e degli arresti nelle azioni di lotta condotte nelle campagne, tanto al Sud che nel Centro-Nord, “oltre 80 braccianti assassinati mentre lottavano per il lavoro, e oltre 10.000 anni di carcere per la gente delle campagne” <470. Mentre al secondo congresso della CGIL a Genova, nell’ottobre del 1949, si lanciava il Piano del lavoro, in 65 giorni venivano brutalmente colpite le lotte per l’occupazione delle terre con gli eccidi a Melissa, Torremaggiore e Montescaglioso: in questo modo il governo sembrava dire “no alla proposta del Piano e alla richiesta di «distensione» che Di Vittorio aveva avanzato” <471. Il 9 gennaio del 1950, mentre la CGIL organizzava la Conferenza economica nazionale, prevista ufficialmente per gennaio e tenutasi a fine febbraio, la polizia sparò sugli operai a Modena uccidendone sei <472. Di Vittorio, dalle pagine del “Lavoro”, disse: “L’eccidio di Modena pesa; e continuerà a pesare per lungo tempo sulla vita italiana. Se De Gasperi e Scelba credono che si tratti d’un semplice «incidente», d’un fatto di cronaca che sarà presto dimenticato, si ingannano. A Modena, il 9 gennaio dell’Anno Santo 1950, le forze di polizia, agli ordini d’un governo cattolico e d’un Ministro degli Interni cattolico, hanno massacrato sei lavoratori, sei creature umane. Il raccapriccio, per questo orrendo massacro, diviene più acuto ed implacabile, quando si pensa che non si tratta d’un fatto isolato, accidentale. L’eccidio di Modena fa seguito ad altri tre eccidi, sempre di lavoratori, compiuti dalle stesse forze di polizia, agli ordini dello stesso Ministro degli Interni: Melissa, Torremaggiore, Montescaglioso. Il numero dei lavoratori uccisi, in soli due mesi, è salito a quattordici! È un primato, un ben triste primato – come ha osservato con alto senso umano e storico Luigi Salvatorelli ne «La Stampa» – perché ha superato tutti i precedenti della storia d’Italia e di altri paesi, se si eccettuano quelli fascisti o coloniali! Non un «incidente», quindi, ma un sistema, un metodo, una politica, che sono impersonati dal Ministro Scelba, pur essendone responsabile l’intero governo” <473.
    Si configurava un vero e proprio attacco al mondo del lavoro finalizzato al ripristino dell’assolutismo padronale, che il protagonismo dei lavoratori nella lotta di Liberazione aveva messo in discussione, che fu sorretto da un’azione repressiva che assumeva “il carattere di una vera e propria rivincita” <474. L’azione sistematica del governo De Gasperi, richiamata da Di Vittorio, aveva le sue ragioni, non solo nella riorganizzazione dell’assetto produttivo e nella restaurazione dell’assolutismo padronale, ma anche nella necessità di rispondere alle esigenze di adesione al blocco internazionale di appartenenza e alla metamorfosi che, nel 1950, la politica americana di aiuti economici stava subendo. Il passaggio dal concetto di produttività, previsto dal Piano Marshall, a quello di rafforzamento dell’integrazione strategica del blocco occidentale, dovuto al precipitare della guerra fredda e allo scoppio della guerra “calda” in Corea, determinò un innalzamento dello scontro sociale che si concretizzò in un’accentuazione della violenza repressiva dello Stato: alle schedature, agli arresti, alle uccisioni, di lavoratori e militanti della CGIL e del PCI, si affiancò il ricatto economico a quelle aziende che non avessero avallato la politica discriminatoria anticomunista, nei termini della minaccia di esclusione dalle commesse internazionali legate alla produzione bellica <475.
    Le lotte del Piano del lavoro si articolavano, su tutto il territorio nazionale, in questo contesto stretto tra le “esigenze” derivanti dalla guerra fredda e la concreta e specifica attività repressiva che si realizzava nelle singole realtà lavorative. In questo senso anche specifiche lotte, molto caratterizzate, dal punto di vista degli obiettivi, da limitati contesti territoriali o lavorativi, e che spesso venivano criticate anche dal PCI per un eccessivo “economicismo”, cioè per una loro presunta debolezza politica, finivano, invece, per avere un forte valore di difesa della democrazia <476.
    [NOTE]
    469 S. MISIANI, Dalla teoria della stagnazione al Piano per lo sviluppo, cit., nota n. 7, p. 289.
    470 G. FABIANI, Il Piano del lavoro e le lotte per la riforma, cit., p. 112.
    471 P. SANTI, Il Piano del lavoro nella politica della CGIL: 1949-1952, cit., p. 17.
    472 “E poi ci furono i provvedimenti del governo De Gasperi – Scelba contro i comizi in fabbrica e contro le occupazioni degli stabilimenti, e ancora i due scioperi generali indetti dalla Cgil”, L. MUSELLA, I sindacati nel sistema politico, cit., p. 884.
    473 G. DI VITTORIO, Modena e la crisi, in «Lavoro», anno III, n. 3, 15-21 gennaio 1950, ASCGIL nazionale.
    474 L. VERSACE, in Il Piano del lavoro della CGIL 1949-1950, cit., p. 205.
    475 “Dai concetti della produttività si passò velocemente a quelli condizionati dal conflitto in Corea e dal necessario rafforzamento dell’integrazione strategica in Europa. Non ne furono travolti i principi ma ad esso furono orientate le forniture, in maggioranza di tipo militare e dirette ad aziende privilegiate nelle quali la rappresentanza sindacale fosse anticomunista. […] Tra il 1951 e il 1955 si assiste quindi ad un innalzamento del livello dello scontro. Il Piano Demagnetize, la rete Stay Behind, le schedature di sindacalisti, operai ed esponenti della sinistra rientrano perfettamente in questa logica che viene applicata direttamente al mondo del lavoro. La repressione antioperaia che si scatena in quegli anni è quindi figlia diretta di questo clima e dell’applicazione concreta dell’attacco al PCI attraverso il sindacato attuato dagli Stati Uniti, perché costringe le imprese – se mai ce ne fosse un assoluto bisogno – a introdurre misure restrittive della libertà politica e sindacale all’interno delle fabbriche, al fine di assicurarsi o rientrare nell’applicazione delle cosiddette commesse off-shore e, quindi, agire concretamente in senso anticomunista e antioperaio”, P. IUSO, La CGIL e la guerra fredda (1947-1956), cit., p. 191.
    476 “era vero che tante energie le rivolgevamo soltanto ad obiettivi quantitativi e ignoravamo che l’Abruzzo, in quel momento, non dava un sufficiente apporto alla grande lotta, più importante, che era la scelta di campo. Ma per capire come questo avvenisse, dobbiamo tener ben presente cos’era la lotta di classe allora: non era certo un fair play, ci si sparava. Dal 1° marzo ’50 al ’54 in Abruzzo noi avemmo i morti di Lentella ed i morti di Celano, ed avemmo 607 processi, 7410 processati, di cui 4197 condannati, per complessivi 396 anni, e un ergastolo. Per un terzo vennero processati per le lotte del Piano del lavoro, ma per due terzi furono processati per comizi, manifestazioni ecc. Ora, dire 7410 processati non è soltanto un problema tecnico: vuol dire che tutto l’apparato viene distolto per un’altra cosa, perché significava, in quel momento, non soltanto 4710 famiglie, ma significava il fatto politico, la risposta che bisognava dare; ed allora era evidente che l’obiettivo di lotta era democratico (fare uscire dalla galera, mobilitazione di avvocati, collegi di avvocati): era il tempo in cui il nemico imponeva un altro obiettivo dal quale tu non potevi prescindere. Quindi la debolezza del Piano del lavoro stava nel fatto che la lotta con l’avversario era così dura che imponeva quel modo di lottare”, L. DI PAOLANTONIO, in Il Piano del lavoro della CGIL 1949-1950, cit., pp. 162-3.
    Emiliano Schember, La CGIL dal Piano del lavoro alla proposta di uno Statuto dei lavoratori (1949-1952), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Anno Accademico 2011-2012

    #1949 #1950 #1952 #1954 #AlcideDeGasperi #assolutismo #braccianti #CGIL #cortei #DC #eccidi #EmilianoSchember #fredda #GiuseppeDiVittorio #governi #guerra #lavoro #LuigiSalvatorelli #manifestazioni #MarioScelba #Melissa #Modena #Montescaglioso #operai #padronale #PCI #piano #polizia #repressione #StatiUniti #Torremaggiore