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#sciopero — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #sciopero, aggregated by home.social.

  1. 🚆 Il 7 e 8 settembre è previsto uno sciopero del personale ferroviario che potrà interessare i treni regionali Trenitalia, l’Alta Velocità e gli Intercity. Per chi si sposta in treno sono quindi possibili cancellazioni e variazioni del servizio. Regolari, invece, i servizi di Atac e Cotral.

    #Sciopero #Treni
    odisseaquotidiana.com/2026/08/

    @[email protected] @[email protected] @romamobile

  2. Stretta sugli scioperi, Italia bocciata dal Comitato europeo dei diritti sociali: tre violazioni della normativa Ue.
    Troppe limitazioni al diritto di sciopero, tre violazioni della Carta sociale europea.
    Il provvedimento arriva dopo tre anni in cui il governo ha usato la precettazione come strumento ordinario di gestione del conflitto sindacale.

    lanotiziagiornale.it/stretta-s

    #DirittiSociali #Precettazione #Sciopero #Sindacato #Usb #Politica #Salvini #Lega #GovernoMeloni

  3. Come Assemblea Corpi e Terra, il nostro #sciopero è #transfemminista antagonista e PERMANENTE. Non si ferma all’ #8marzo e diventa pratica di vita quotidiana. Ribadiamo la necessità di esserci con i nostri corpi nelle piazze, nelle strade e ovunque ci sia un grido di libertà, costruendo comunità e spazi attraversabili.

    Lottiamo contro le gabbie attuando una politica #antispecista perché rivendichiamo per il corpo di tuttɜ la piena autodeterminazione. Boicottiamo ogni prodotto e azienda che finanzi guerre e genocidi.

    Vogliamo praticare un cambio di paradigma che disegni un modo di vivere alternativo, e per questo manteniamo le nostre pratiche tutti i giorni.

    Contrastiamo ogni singola discriminazione con lo stesso approccio: per questo il nostro sciopero è permanente!

    assembleacorpieterra.net/2026/

    #corpieterra #nudm #nonunadimeno

  4. Donne che creano disordine. Storie di Caterina e di altre eretiche

    Luoghi Comuni, venerdì 6 marzo alle ore 18:30 CET

    Donne che creano disordine. Storie di Caterina e di altre eretiche

    Presentazione del libro della storica Alessandra Celati, discute con l'autrice Rosa Caramassi.

    La presentazione si inserisce nella cornice delle iniziative di avvicinamento al week-end di sciopero transfemminista e mobilitazione contro il ddl Bongiorno

    Ore 18:30

    Luoghi Comuni San Salvario, Via San Pio V, 11

    ********************************************ACCESSIBILITà********************************************

    Ci stiamo autorganizzando per favorire la partecipazione delle persone con disabilità alle prossime iniziative. Per quesro è nata A.M.A., una chat telegram di Auto Mutuo Aiuto per la lotta e l'attivismo delle persone con disabilità!

    Vuoi venire alle manifestazioni e hai bisogno di supporto? Vuoi offrire supporto? A.M.A. e' la chat che mette in relazione le richieste e le offerte di supporto! 

    Link: https://t.me/+ghV54yZcZ4wzOTdk

    gancio.cisti.org/event/donne-c

  5. Assemblea plenaria verso lo sciopero dell'8 e 9 Marzo

    aula break-campus luigi enaudi, mercoledì 25 febbraio alle ore 18:30 CET

    Continuano le assemblee di costruzione dello sciopero dell'8 e 9 marzo

    Ci vediamo mercoledì 25 ore 18:30 in Aula Break, al Campus Luigi Einaudi

    gancio.cisti.org/event/assembl

  6. ASSEMBLEA CITTADINA VERSO LA MOBILITAZIONE DELL’8 E SCIOPERO DEL 9 MARZO

    Spazio Popolare Neruda, lunedì 16 febbraio alle ore 19:00 CET

    Ci troviamo allo Spazio Popolare Neruda, per confrontarci e organizzarci in vista della giornata di lotta dell’8 e lo sciopero del 9 marzo.

    Lunedì 16 febbraio, ore 19

    Le nostre vite valgono! Noi scioperiamo! 🔥

    gancio.cisti.org/event/assembl

  7. Le Nostre Vite Valgono - Noi Scioperiamo

    Italia, lunedì 9 marzo alle ore 00:00 CET

    APPELLO ALLA GIORNATA DI LOTTA E MOBILITAZIONE DELL'8 MARZO E ALLO SCIOPERO TRANSFEMMINISTA DEL 9 MARZO

    Quest'anno sarà ancora sciopero transfemminista, lunedì 9 marzo, e l'8 sarà una giornata di lotta e mobilitazione.

    Due giorni potenti che fermino la produzione e la riproduzione sociale, che rendano visibile l'invisibile, che facciano emergere il sommerso e mettano al centro desiderio, rabbia e lotta.
    Per ribadire che questo presente costellato da violenza patriarcale, razzista e istituzionale, guerre, genocidi, militarizzazione, repressione, precarietà non è un destino a cui non possiamo sfuggire, ma il prodotto di politiche e retoriche autoritarie precise.

    Il genocidio incontrastato del popolo palestinese, la spartizione di Gaza, l'attacco al Venezuela, al Rojava, le stragi continue in Iran, Congo e Sudan, le violenze e gli omicidi dell'ICE, la repressione del dissenso che ovunque si abbatte sui movimenti e su chiunque non si allinea a questo sistema, le politiche persecutorie antimigranti e il razzismo istituzionale sempre più feroce, sono tutti sintomi della più generale deriva transnazionale, segnata da un’escalation bellica e di violenza patriarcale che ridisegna le priorità politiche ed economiche verso riarmo, guerra e imperialismo.

    L’economia di guerra non è più una minaccia astratta, ma una realtà tangibile che ci colpisce in modo ancora più terribile come donne, froce, lesbiche, persone queer, trans, non binarie, malatə, neurodivergenti e con disabilità, razzializzate, migrantə, sex workers, prigionierə, lavoratricə, anziane e in modo crescente bambinə.
    La sottrazione delle risorse destinate ai bisogni reali, per destinarle invece al riarmo e alla militarizzazione, è sistemica.

    L'autodeterminazione e la libertà dei corpi e dei popoli sono sotto attacco ovunque e in modi diversi, ma tutti con un impatto devastante.

    Una politica della guerra, sul piano interno, è quella che fa della cultura dello stupro e della violenza sessista, maschilista, istituzionale ed economica le proprie parole chiave; una politica che pone al centro la virilità maschile, in un Paese in cui i femminicidi sono all’ordine del giorno e in cui le istituzioni si mostrano incapaci di affrontare il problema su un piano politico, sociale e culturale.
    Siamo noi i soggetti che la società patriarcale ha deciso di sacrificare per poter garantire il proprio funzionamento, è su di noi che si scarica tutto il peso e la violenza di questa crisi capitalistica e delle sue guerre.
    La sentiamo nel peso del lavoro riproduttivo e di cura, nei femminicidi, nella violenza di genere e dei ruoli di genere, nel controllo dei corpi, nel consumismo e nell'estrattivismo sui territori.
    La nostra risposta alla violenza è collettiva, culturale e quotidiana e straborda nelle piazze e negli scioperi.

    Per farlo abbiamo bisogno della pratica transfemminista, che continua ad essere uno degli anticorpi più efficaci e potenti, perché riesce a mettere al centro le vite materiali, le relazioni personali e politiche e le infrastrutture della cura. Vogliamo continuare a immaginare insieme nuovi modi di opporci a questo presente soffocante, per costruire una lotta imprevedibile e concreta.
    Non permetteremo la strumentalizzazione della violenza patriarcale da parte del governo per legittimare risposte securitarie. "Sicurezza" che si traduce in politiche di controllo, militarizzazione dei quartieri, repressione e profilazione razziale, aumento dellə detenutə per reati penali, civili e amministrativi che sono costrettə a vivere in condizioni inumane in carceri sovraffollate.
    L'uso sproporzionato della forza contro i movimenti sociali, le manifestazioni studentesche e quelle sindacali è il volto interno di questa stessa politica di guerra. È stato approvato l'ennesimo Pacchetto Sicurezza: misure che non sono pensate per la nostra sicurezza, ma per reprimere chi esprime dissenso e svuotare le piazze, rendendo la lotta costosissima sul piano economico e sul piano sociale e dando più protezione economica e politica alle forze dell'ordine (che sono ancora senza numeri identificativi).
    La violenza dello stato si manifesta anche con proposte di legge come il DDL Bongiorno. Ci opponiamo alla formulazione della nuova legge sulla violenza sessuale, che elimina il consenso come parametro per giudicare se ci sia stata o meno violenza e smaschera la cultura profondamente patriarcale, misogina e antifemminista dell'esecutivo, che mette sul banco dellə imputatə chi ha subito violenza invece di chi l'agisce, mentre fa la guerra ai Centri Anti Violenza autonomi e transfemministi.
    Vogliamo rimettere al centro i nostri desideri, la nostra rabbia, l'autodeterminazione sui nostri corpi e sui nostri territori.
    Continuiamo a organizzarci, per trasformare il dolore in rabbia e la rabbia in lotta, per innescare il cambiamento personale e collettivo, tramare e cospirare insieme.

    La potenza transfemminista in grado di distruggere le fondamenta di questo sistema razzista, patriarcale, coloniale, abilista e repressivo, forte di quello che abbiamo costruito e trasformato negli ultimi 10 anni e di tutte le genealogie precedenti, ma che sia in grado di leggere il presente e adeguare pratiche e lotte.
    Lo sciopero è esploso in questi anni, anche a partire dal movimento transfemminista globale, nella sua dimensione di pratica sovversiva. È un processo politico costruito non solo su specifiche rivendicazioni, ma con l'obiettivo di trasformare radicalmente i presupposti materiali e sociali di disuguaglianze e gerarchie.
    E quindi, dopo dieci anni, oggi è ancora più urgente lo sciopero dal lavoro riproduttivo e produttivo, dai generi e di genere.

    Scioperiamo perché senza consenso è stupro.
    Scioperiamo perché senza dissenso è dittatura.
    Scioperiamo perché non vogliamo che le nostre vite siano regolate da un'economia di guerra che impone militarizzazione in ogni ambito delle nostre vite.
    Scioperiamo per lo smantellamento delle frontiere che generano morti continue e contro il razzismo di stato.
    Scioperiamo perché nelle scuole non vogliamo le forze dell'ordine ma un'educazione sessuo-affettiva al consenso e al desiderio.
    Scioperiamo perché siamo stanchə di vivere di contratti di lavoro poveri, di lottare contro la disoccupazione, contro la violenza economica, razzista e maschilista dentro e fuori ai luoghi del lavoro.
    Scioperiamo per una salute transfemminista per spazi e reti di cura - siano essi autogestiti o all'interno dei servizi di sanità pubblica - che sappiano farsi carico della nostra salute a 360°: dalla salute sessuale e riproduttiva alla salute mentale.
    Scioperiamo perché vogliamo una casa per tuttə.
    Scioperiamo perché ancora oggi il sud Italia è ai margini delle politiche istituzionali, in cui il progetto surreale del ponte sullo stretto è al centro e le nostre vite terrone sono dimenticate.
    Scioperiamo per il reddito di autodeterminazione.
    Scioperiamo per l'autodeterminazione dei popoli oppressi, per la fine del colonialismo in tutte le sue forme e delle guerre.
    Scioperiamo per immaginare una società che metta al centro la cura e la vita, non il profitto e la guerra.
    LE NOSTRE VITE VALGONO. NOI SCIOPERIAMO!

    roma.convoca.la/event/le-nostr

  8. Lavoratori #Feltrinelli in #sciopero per ottenere 1,50 € di aumento del buono pasto.
    “Non è solo una questione di salario ma di riconoscimento del nostro #lavoro: qui si fanno le gare a chi vende più libri e decide tutto il software interno.”

    #19marzo #Capitalismo

    jacobinitalia.it/nella-catena-