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Prix des carburants : les agriculteurs mobilisés devant la raffinerie de Feyzin
Ils sont une centaine, à l’appel de la Coordination Rurale, réunis devant la raffinerie de Feyzin, près de…
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Gerarchi repubblichini a Torino agli inizi del 1944
Avevamo lasciato la descrizione della federazione di Torino, alle prese con lo scioglimento della squadra “Muti”, autonomamente gestita dalla “generazione storica” dello squadrismo torinese, con conseguenze luttuose per gli stessi comandanti squadristi. La successiva contrapposizione violenta con le strutture tradizionali dello Stato aveva portato, dopo l’aggressione all’aula del tribunale di Torino all’intervento del capo della provincia Zerbino, che nel novembre del ’43 si era presentato come tutore delle prerogative del suo ufficio. Tra l’inverno e la primavera del ’44, in considerazione della continuazione dei cicli di rastrellamento germanici e fascisti, nella provincia ed in generale in
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Piemonte, Solaro appare come fortemente attivo nel difendere le prerogative del proprio ruolo, anche in relazione alla difesa dell’ordine pubblico, unita, in una provincia che accoglieva più di 200.000 operai al confronto con gli scioperi del marzo del ’44 e con la strategia, ambigua e autonoma, degli industriali della città <489. Abbiamo in tal senso fatto riferimento alla contrapposizione evidente tra Solaro e “suoi” sostenitori in federazione e i settori dirigenziali dell’industria torinese, indirettamente più vicini alla compagine squadristica originaria del PFR torinese, almeno in alcuni dei suoi rappresentanti. Ad essi, i fascisti repubblicani unirono una vemente vis polemica contro l’altro “potere” provinciale e cittadino, la Chiesa, con particolare attenzione alle sue strutture inferiori, viste generalmente come conniventi delle bande partigiane, qualora la parrocchia avesse compreso al suo interno aree effettivamente segnate da un’estesaa presenza ribellistica.
Come abbiamo visto nel caso di Padova e di Milano, le autorità apicali della gerarchia ecclesiastica tentarono per tutti i 600 giorni di intervenire nei difficoltosi equilibri del policentrismo repubblicano. Un’intromissione che veniva “sdegnosamente” rigettata e contrastata dalla compagine “intransigente” che a Torino faceva capo a Solaro, sin dall’autunno del ’43. Così ad esempio Lorenzo Tealdy, caporedattore e futuro direttore del settimanale della federazione, “La Riscossa”, si esprimeva nei confronti dei parroci della provincia: “La Patria, in quest’ora grave, tragica, dolorante, chiede alla gioventù il tributo delle sue energie (…) c’è la gioventù che brancola nel buio e non sa decidersi (…) se servire la Patria in pericolo, oppure lasciarla allo sbaraglio di chi l’ha tradita (…) La fede che impararono sulle ginocchia materne e nella loro chiesa parrocchiale, ricorda loro: è giunto il momento di dare a Cesare quel che è di Cesare. Ma poi una, molte voci lo assordano, dicendogli: fuggi, tradisci! (…) Basterebbe a quel momento un’autorevole parola del parroco per scuoterlo, per farlo riflettere (…) Ma il parroco – forse perché spera ancora nella realizzazione di una ripetuta libertà badogliana, dimenticando che durante essa, a rivoli, ingrossatisi a torrente, il bolscevismo si preparava a scendere in Italia e a sommergere la famiglia – tace. Ogni sacerdote che dice ad un giovane: non ti presentare, pone volontariamente “fuori dalla legge” un giovane che disonora sé stesso (…) Sacerdoti di Cristo, la Patria, l’Italia chiama pure voi (…).” <490 Nelle contingenze critiche della prima chiamata dei coscritti della Repubblica, Tealdy – uomo non legato direttamente all’esperienza squadrista, pur essendo nato nel 1897 – interpretava l’atteggiamento attendista o, più semplicemente, legato a dinamiche ed equilibri particolari dell’area parrocchiale dei sacerdoti, come tradimento <491.
Un atteggiamento che si ripeté a Torino da parte di Solaro, nella primavera successiva, quando il successo dello sciopero rafforzò l’interpretazione di “estraneità” della federazione fascista <492, rispetto alla comunità cittadina e provinciale del Torinese <493. Qui gli arresti furono migliaia ed i deportati più di 400, a differenza di Milano <494. Adduci, riprendendo Chevallard <495, afferma infatti che fu proprio dal marzo del ’44 che la contrapposizione tra cittadinanza e intransigenza fascista si andò a rafforzare; anche a causa delle impressioni di quest’ultima che interpretava l’atteggiamento operaio come puro e semplice tradimento della svolta “sociale” della RSI <496. È in questa fase che nelle dinamiche di potere interne alla provincia, la GNR, comandata dal console Gaetano Spallone, sembrava aderire pienamente all’intransigenza del federale, in contrapposizione diretta con il questore di Torino Rendina, già incontrato, come obiettivo “preferito” degli strali della polemica di Solaro contro l’attendismo e l’a-fascismo provinciale. Il “giovane” commissario federale, al quale spesso venne imputata la mancata partecipazione alla fase squadrista “storica”, ricoprì volontariamente un ruolo segnato dalla partecipazione personale alla repressione dell’antifascismo. All’inizio del febbraio del ’44, fu Solaro a incentivare una repressione dura e spietata rispetto ai comuni della Val Pellice, investiti da un ciclo di rastrellamenti italo-tedeschi, che probabilmente videro la partecipazione anche dei militi di Spallone <497.
Dal tardo inverno del’44, gli uomini di Solaro si videro tuttavia inseriti in un contrasto sempre più evidente con il capo della provincia Zerbino, caratterizzato dalla competizione tra autorità per quanto riguardava la responsabilità della repressione, come in altri casi già descritti, e le modalità attraverso le quali l’azione antiribellistica doveva esser condotta. Zerbino, già prefetto di Spalato tra 1941 e 1942, inviò la seguente comunicazione a Mussolini, che oltre a riconnettere la “cultura della violenza” e quella propriamente strategico-militare alle azioni di controguerriglia guidate in Dalmazia, introduce le motivazioni che portarono al contrasto con Solaro. “È cosa ben nota che le bande debbano esser combattute da altre “bande”: siam riusciti in Croazia ad opporre (…) i Cetnici (…) ai partigiani <498 (…). Non vi è quindi ragione per non tentare di valersi dello stesso mezzo in Italia, facendo concorrere all’eliminazione del banditismo vero e proprio, elementi che (…) sembrano essere contrari a tutte quelle forme di attività ribellistica che contrastano con gli interessi degli italiani”. <499 La strategia di Zerbino in questa fase andava quindi a conformarsi come all’insegna del compromesso con le cosiddette “bande autonome” slegate cioè dai partiti politici “rossi” e generalmente della sinistra ciellenistica; in tal senso è da notare la piena comprensione dei “partigiani” nella categoria di “anti-nazione” ed in generale di “nemico”, “degli interessi” della patria. Il caso più noto, anche perché vedeva direttamente le forze armate tedesche partecipare alle trattative con i partigiani, fu il tentato abboccamento con le bande del maggiore Enrico Martini, il comandante “Mauri” <500. Nella provincia di Torino, con un progetto che vedeva la “benedizione” del duce per il suo avviamento, paiono esser state portate avanti per alcune settimane anche le negoziazioni con il generale Operti, già incontrato nel paragrafo sulle conseguenze dell’otto settembre. In un appunto inviato a Mussolini il 20 febbraio, Zerbino confermò di aver aderito alla scelta di continuare le trattative, per quanto si lagnasse degli scomposti interventi di altre autorità, nello stesso “affare diplomatico”; in tal senso il prefetto imputava il rallentamento delle negoziazione ad ufficiali della Guardia, incaricati dal sottosegretario Barracu di intervenire nelle trattative <501.
Una confusione di autorità ed interessi contrapposti che è sostanzialmente una delle peculiari caratteristiche della Repubblica e nella quale la federazione non esitò ad inserirsi. All’intervento diretto e personale in zona di operazioni <502, Solaro unì un contegno particolare, indirizzato da una parte a contrastare l’opposizione “interna” alla propria federazione, dall’altra a porsi in maniera autonoma e con una posizione ben definita nella strategia di repressione del partigianato piemontese e torinese. Solaro in una comunicazione a Tamburini segnala le criticità proprie dell’attività politica del fascismo in provincia, con una forte attenzione al problema della sicurezza delle singole personalità fasciste <503. Pur apprezzando l’opera della GNR e dei camerati germanici, Solaro appare critico verso le impostazioni compromissorie nei confronti delle bande partigiane. Pur non facendo un diretto riferimento alle trattative con Operti o Mauri, nella sua carica di commissario federale e di delegato del PFR per il Piemonte <504, Solaro si diceva fortemente contrario al portare avanti qualsiasi trattativa con i ribelli, soprattutto in un periodo in cui le azioni antifasciste avevano ripreso con forza a colpire le personalità sottoposte al federale <505. Inoltre le trattative con il generale Operti sembrarono in quel momento accrescere a dismisura alcuni traffici illeciti di denaro, sottratto, secondo alcune testimonianze del dopoguerra, alle casse della IV armata, gli ammanchi milionari delle quali probabilmente finirono negli uffici dell’UPI di Torino, guidato dal maggiore Serloreti e dal suo comandante, il colonnello Cabras <506. Solaro fece anche riferimento ad un accordo diretto tra segreteria del PFR e federazione di Torino, sia in relazione alla creazione del battaglione ausiliario, preposto alla difesa dei comuni della provincia più “esposti” all’attività delle bande <507, sia per la sopravvivenza del servizio investigativo del maresciallo Ferraris. In particolar modo tra il febbraio e la fine del marzo del ’44, Solaro appare impegnato nel difendere l’attività dell’ufficio di informazioni federale, guidato da quello che il commissario definiva un “ottimo fascista” di fronte al capo della polizia Tamburini, teoricamente diretto superiore del questore Rendina.
[NOTE]
489 AA. VV. La città delle fabbriche, (a cura dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea), 2003, pubblicazione on-line consultabile (in data marzo 22 febbraio 2017) sul sito http://www.istoreto.it/to38-45_industria/pdf/citta_industria.pdf .
490 Poche parole ai parroci, in “La Riscossa” del 16 dicembre 1943, citato in Adduci, Gli altri, op. cit. p. 164.
491 Accusa ricambiata con una certa “freddezza” da parte del vescovo Fossati, cfr. Lazzero, Le Brigate nere, op. cit. p. 109, La Resistenza alle porte di Torino, F. Angeli, Milano, 1989, p. 202.
492 Sul concetto di estraneità, che come vedremo si tramuterà in “alterità” e aperta ostilità contro l’intera popolazione provinciale si rinvia a Adduci, Gli altri, passim.
493 G. Oliva, La Resistenza… op. cit., pp. 147-156, in particolare, il paragrafo La scoperta della politica.
494 C. Dellavalle, Lotte operaie, Torino, in Bertolo, E. Brunetta, op. cit. p. 235.
495 Chevallard, op. cit. pp. 220, l’autore parla di “tradimento” degli operi, interpretato dai fascisti repubblicani, in conseguenza del manifesto rifiuto della Socializzazione d’Impresa.
496 Adduci, Gli altri, op. cit. p. 179.
497 Ivi, pp. 165, 166, Chevallard, op. cit. p. 121, mancano tuttavia dati precisi sull’azione e l’effettiva influenza di Solaro sulle 14 fucilazioni finali, a cui si aggiunsero decine di case incendiate nei comuni di Villar e Torre Pellice.
498 “Partigiani” è in questo senso utilizzato in maniera dispregiativa, come da uso comune, nel Ventennio. Potrebbe essere interessante il fatto che, anche nella schiera dell’antifascismo, almeno in quello democristiano, il termine venga utilizzato con simile significato, Sturzo, da Washington, disse sul finire del marzo del ’45, che sarebbe stato meglio chiamarli patriots piuttosto di partisans, per le loro doti di combattimento e per i loro ideali politici, cfr. relazione dell’OSS su Don Sturzo, residente a Brooklin, New York, del 20 marzo 1945, in NARA Rg. 226, e. A1 106, b. 26, Italy general, records of the NY Secret Intelligence Branch, f. 113.
499 Relazione s.d. ma dell’inizio di febbraio del ’44, di Zerbino a Mussolini, probabilmente inviata dopo l’incontro del 3 febbraio 1944, a Gargnano tra i due. In ACS, SPD, CR, RSI, b. 8, f. Torino.
500 Klinkhammer, L’occupazione, op. cit. pp. 386-389, Adduci, Gli altri, op. cit. pp. 153, 154. Nel luglio seguente, il generale Tensfeld fa riferimento ad un’operazione di avvicinamento, tentata da “Mauri” verso le forze nazifasciste, per una sorta di “tregua d’armi” nell’area di Cuneo, nella quale, il maggiore avrebbe ricoperto il ruolo di “tutore dell’ordine”. Tensfeld in proposito vuole evitare di dare eccessiva “importanza” al comandante partigiano, in relazione all’incontro tra Graziani e Tensfeld del 5 luglio 1944, in ACS, SPD, CR, RSI, b. 31, f. 238, sf. 7, Graziani.
501 Appunto per il duce del 20 febbraio 1944, in NARA, Rg. 226, e. 174, b. 22, f. 151. Le trattative andranno comunque ad essere bloccate successivamente.
502 Nella zona del generale Raffaele Operti, ad esempio, Solaro figura tra i comandanti di un plotone di esecuzione che portò alla morte di 3 antifascisti a San Maurizio Canavese: probabilmente il reparto, pur facendo riferimento alla GNR, doveva essere formato dai militi del “battaglione ausiliare” della Guardia, sorto dopo lo scioglimento della “Muti”, cfr. http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=1039 , visitato il 5 giugno 1917. Solaro avrebbe guidato alcune azioni in provincia anche dopo il marzo del ’44, cfr. comunicazione di Solaro a Olo Nunzi della segreteria di Pavolini del 24 maggio 1944, in ACS, RSI, PFR, b. 2, f. 4, sf. 3, doc. cit.
503 ACS, RSI, PFR, b. 2, f. 4, sf. 3.
504 Solaro fu investito del ruolo il 10 aprile 1944, cfr. Adduci, Gli altri, op. cit. p. 203.
505 ACS, RSI, PFR, b. 2, f. 4, sf. 3. Doc. cit. punto 5°.
506 Allegra, op. cit. pp. 158-161, in riferimento al doppiogiochista Bernocco, definiti dalla CAS di Torino “intimo di Serloreti”.
507 La stessa GNR in questo periodo soffre deficit gravi di organico come attestato nella comunicazione al prefetto Zerbino del generale Raffaele Castriota, Ispettore regionale della Guardia, che il 7 aprile 1944, riferisce l’impossibilità di collocare un distaccamento a Ciriè, in ASTO, G. P. b. 148/1, f. 2402 Elenco Ufficiali o militari presentatisi, 1944.
Jacopo Calussi, Fascismo repubblicano e violenza. Le federazioni provinciali del PFR e la strategia di repressione dell’antifascismo (1943-1945), Tesi di dottorato, Università degli Studi “Roma Tre”, 2018 -
Guns N' Roses - Paradise City
... From we where younger and hotter and the girls was pretty... in paradise city
From the time where music sounded like music... and not a beat box
#GunsNRoses #GnR #AppetiteForDestruction #ParadiseCity #Rock #1980sMusic #ClassicRock
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"Paradise city" - Guns n' Roses
"Lumpy attempt at a singalong crowd-rouser which somehow fails to impress." - Smash Hits
Don't think they originally wrote "the girls are pretty", did they.
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Great Northern Express, c.1905 - Valentine's Postcard
https://www.ebid.net/uk/for-sale/great-northern-express-c-1905-valentine-s-postcard-223704514.htm
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Granite Rapids (GNR-WS): Intel Xeon 600(X) mit bis zu 336 MB L3-Cache gesichtet https://www.computerbase.de/news/prozessoren/granite-rapids-gnr-ws-intel-xeon-600-x-mit-bis-zu-336-mb-l3-cache-gesichtet.95073/ #Intel #GNR #Xeon
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"So never mind the darkness, we still can find a way
'Cause nothin' lasts forever, even cold November rain"
#Adelaide #Adelaideweather #GnR -
You Could Be Mine - Guns N' Roses - #SoundCloud #Music #GunsNRoses #GNR
https://soundcloud.com/guns-n-roses-official/you-could-be-mine -
@arratoon I would not have spotted that (not being a local). Checked my medal against Google Maps of both rivers, and it is definitely closer to the Wear than the Tyne. From the other side it's not so distinctive. #GreatNorthRun #GNR
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Hej Axl Rose, was soll der Scheiß?
Mannheim, August, 1991. Heiß, kaum Wind.Wir warten auf Guns n Roses
Es ist gleich beim Einsteigen heiß im Bus, in dem wir sehr lange Zeit sitzen werden, um gerade so rechtzeitig nach Mannheim zu kommen. Der Veranstalter, Metal Tours, hat pro Bus zehn Paletten Freibier versprochen. Das war ausschlaggebend für Moritz, uns vier Plätze zu buchen. „Wegen der Elektrolyte“, sagte er.
Schon kurz vor Bremen meldet der Busfahrer, dass er jetzt mal 90 Minuten durchfahren müsste, sonst kämen wir […]
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Ich war lange Zeit GnR Fan. Ich liebe einige Songs heute noch. Auch weil sie mich in schweren Zeiten getragen haben (fast bis nach ganz unten, aber davon handeln sie ja tlw auch ;).
1991 in Mannheim hatte Axl Rose im Drogenwahn keine Lust, mehr als ein halbes Lied zu spielen. (Zum Glück war Skid Row Vorband). Axl schuldet mir also was...
Morgen spielen sie in Wacken und wohnen selbst in HH im Luxushotel. Weniger Rock gibt's kaum.
Viel Spaß mit denen, W:O:A.
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It's almost Friday! Here's a little preview of tomorrow's show!
Guns N Roses: Right Next Door To Hell Live | The Ritz 1991 Multicam
(I've been really diggin' Duff's basslines on this album for a little while now...anybody else??)
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Welcome To The Jungle - Guns N' Roses - #SoundCloud #GNR #GunsNRoses #Music
https://soundcloud.com/guns-n-roses-official/welcome-to-the-jungle -
Mama take these RayBans from me
I can't use them anymore
Because the moon is all I see
Now I'm knockin' on my neighbor’s doorKnock, knock, knockin’ on my neighbor’s door (I…sleep…in the day…)
Knock, knock, knockin’ on my neighbor’s door
Knock, knock, knockin’ on my neighbor’s door (Turn…down…the TV…)
Knock, knock, knockin’ on my neighbor’s door#NightShiftASongOrPoem
#HashTagGames #KnockinOnHeavensDoor #GNR #GunsNRoses @hashtaggames -
"When you're talking to yourself
And nobody's home, you can fool yourself
You came in this world alone, alone..."#gnr #rockandroll #rock #music #clip #mtv #hardrock #lyrics #clip #memories #remember #slash #axl #axlrose #solo #melody #memorable #gunsnroses #1991 #UseYourIllusionII #bestrockever #rockmusic #vevo
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C’era un numero di partigiani limitato per un’area vasta come la Brianza
Un ambiente privilegiato per la diffusione dell’antifascismo è, quanto meno a Monza e nella bassa Brianza, la grande fabbrica fordista. Monza si trova a ridosso delle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni e di Milano (Breda, Falck, Innocenti, Magneti Marelli, Pirelli…). Tra le masse operaie delle grandi aziende milanesi “il partito comunista era penetrato in profondità, aveva fatto proselitismo e le teorie antifasciste associate a quelle di lotta di classe avevano preso piede. Queste idee venivano poi irradiate verso la provincia dagli operai brianzoli che vi lavoravano e dagli sfollati che dopo i tremendi bombardamenti dell’agosto 1943 su Milano si dirigevano sempre più numerosi verso la provincia” <26. La creazione di gruppi antifascisti che derivano dall’antifascismo delle fabbriche, dove erano già presenti cellule clandestine, si registrano ad Agrate Brianza, Cavenago Brianza, Lissone e Seregno <27. Nei paesi più lontani dal milanese e da Monza la struttura economica è caratterizzata da piccole aziende dove il PCI i partiti di sinistra non hanno ancora radicamento e, anche se la popolazione in larga parte è avversa al fascismo repubblicano e all’invasore tedesco, manca, specie nei primi mesi successivi all’armistizio, un’organizzazione antifascista strutturata, che tarderà a vedere la luce <28. Emerge quindi uno scenario duplice, cioè un contesto, quello della Bassa Brianza, influenzato dall’antifascismo diffuso tra il proletariato delle grandi fabbriche e il resto del circondario monzese, specie le aree più distanti da Milano, in cui, in particolare nei primi mesi della Resistenza, non è ancora presente un’organizzazione partigiana consolidata e l’elemento spontaneistico prevale.
In Brianza l’attività predominante consiste nell’assistenza logistica ai partigiani riparati sui monti e, specie nella prima fase resistenziale, non vi è una vera e propria lotta armata contro i nazifascisti <29.
I Gap (Gruppi d’azione patriottica), cioè i nuclei partigiani organizzati dal PCI per il combattimento in città, sono le uniche formazioni che nei primi mesi di occupazione tedesca svolgono attività di tipo terroristico per creare insicurezza tra i nazifascisti. In Brianza non sono presenti i Gap, ma si registrano alcune azioni armate di gappisti giunti da Milano <30. Il principale obiettivo dei Gap in territorio monzese è Luigi Gatti, squadrista di vecchia data, dirigente dell’UPI e maggiore della GNR presso la Villa Reale di Monza dove tortura gli oppositori arrestati. Il 20 ottobre 1943 due gappisti, operai milanesi, sparano al Gatti, che però risulta solo ferito. Subito dopo l’attentato la reazione fascista si concentra sui noti antifascisti locali, dieci dei quali vengono immediatamente arrestati e ne viene decretata la fucilazione per rappresaglia. Anche grazie al fatto che le ferite del Gatti non sono particolarmente gravi, hanno successo le pressioni del medico curante dottor Arrigoni e dell’Arciprete perché lo stesso Gatti si pronunci contro la rappresaglia: così avviene e la condanna a morte viene revocata <31.
I CLN
Un ruolo determinante nella guida della Resistenza italiana sono stati i Comitati di Liberazione Nazionale (Cln), cioè i comitati costituiti dai partiti antifascisti (DC, PCI, Pd’A, PLI, PSIUP). Già l’8 settembre il comitato romano assume tale nome. Il riferimento dei liberali nel comitato romano è “Alessandro Casati, appartenente ad un’antica famiglia nobiliare che risiedeva ad Arcore” <32, in Brianza. Il Cln di Milano si costituisce anch’esso nel corso del settembre 1943 e ha tra i suoi membri anche i monzesi Giovanbattista Stucchi (socialista) e Gianni Citterio (comunista). Nel gennaio 1944 il Cln di Milano è investito da quelli del settentrione del ruolo di organismo guida della ribellione nel nord-Italia. Il comitato romano, prevedendo una rapida liberazione della Capitale da parte degli Alleati, approva tale investitura: nasce così il Clnai (Comitato di liberazione nazionale alta Italia). A Monza, i rappresentanti del comitato sono coloro hanno fondato nel 1942 il già citato Fronte d’azione antifascista e, cioè, Fortunato Scali per i comunisti, Enrico Farè per i socialisti e Luigi Fossati per i democristiani <33. I primi Cln in territorio brianzolo scontano numerosi arresti e continue sostituzioni in quanto si trovano isolati tra di loro e le forze partigiane sono ancora scarse: occorrerà del tempo perché la struttura organizzativa del movimento partigiano si sviluppi nella Brianza monzese <34.
Un punto di svolta nella fase resistenziale sono stati i grandi scioperi operai del marzo 1944, che coinvolgono anche la Brianza. Il grande sciopero del marzo 1944, al contrario agli scioperi del 1943, non pone al centro le rivendicazioni economica, ma è, bensì, un’iniziativa politica del Partito comunista: l’obiettivo dello sciopero è quello di dare una prova di forza politica dell’opposizione al fascismo e all’occupazione tedesca <35.
“Il primo marzo scatta la contestazione in tutte le città del nord. Nel milanese, l’area di Sesto San Giovanni è determinante: la Breda, la Falck, la Magneti Marelli sono il fulcro dello sciopero e il punto di riferimento, naturalmente anche per la Brianza” <36. Lo sciopero riguarda anche il territorio brianzolo, soprattutto l’area di Monza, in cui si trovano importanti aziende industriali. Lo sciopero riguarda molte aziende monzesi, come la Hensemberger, la Singer, dove rientra rapidamente a causa della minaccia nazista, la Philips e la Sertum. Altre realtà industriali brianzole coinvolte sono la Bianchi di Desio e la Isotta Fraschini di Meda. Il secondo giorno di sciopero il Rapporto sullo sciopero generale del 1 marzo a Milano e provincia, redatto dal PCI, informa “che a Monza a causa della brutalità della reazione in alcuni stabilimenti il lavoro è stato ripreso” <37. Infatti, mentre a Milano e Sesto San Giovanni lo sciopero si protrae fino all’8 marzo, nel monzese lo sciopero non dura oltre i due giorni. Ad ogni modo la partecipazione allo sciopero non può dirsi negativa per una terra come la Brianza dove “gli scioperanti non potevano contare, al contrario di Sesto San Giovanni, sulla forza di enormi masse che lavorano nelle grandi fabbriche di città industriali; la repressione poteva avere buon gioco e gli agitatori potevano essere più facilmente individuati” <38. Agli scioperi seguono numerosi arresti e deportazioni nei lager tedeschi. Il PCI si rende conto che le squadre di difesa delle fabbriche, create su sua iniziativa a inizio 1944, non sono in grado di reggere l’onda d’urto della reazione nazifascista <39. Emerge quindi la necessità di un ripensamento organizzativo che porta alla nascita delle Sap.
Le SAP
Nell’estate del 1944 nascono le Sap (Squadre armate partigiane) per idea del comunista Italo Busetto <40. Le squadre delle Sap sono costituite nelle città da cinque uomini e, cioè, un caposquadra e quattro partigiani, mentre nei paesi il caposquadra, scelto nella figura più carismatica del gruppo, coordina tre gruppi composti da cinque uomini l’uno. Le squadre si raggruppano in distaccamenti idealmente di 45-50 uomini; cinque o sei distaccamenti costituiscono una brigata. Il partigiano delle Sap, al contrario dei Gappisti che vivono in clandestinità, se non è un renitente o un ricercato, vive nella legalità, svolgendo il proprio lavoro ed entrando in azione quando è chiamato a farlo <41.
Le Sap, pur essendo una formazione di emanazione del Partito Comunista, “assumono più un aspetto di milizia nazionale, contando nei propri ranghi elementi delle più disparate tendenze politiche” <42.
L’organizzazione delle Sap nella Brianza monzese si articola nell’estate del 1944 come segue <43 <44:
1° settore di Oggiono, poi rientrerà nella 104^ brigata Gianni Citterio. Comandante: Livio Cesana. Distaccamenti: Oggiono, Carate Brianza, Macherio, Biassono, Costamasnaga, Renate. Totale: 177 uomini.
2° settore di Monza, poi 150° brigata. Comandante: Moretto. Distaccamenti: Monza e Vedano al Lambro. Totale: 22 uomini.
3° settore di Vimercate. Comandante prima compagnia, che successivamente si dividerà tra 104° brigata Gianni Citterio e 103° brigata Sap Vincenzo Gabellini <45, Iginio Rota. Distaccamenti: Vimercate, Arcore, Bernareggio, Bellusco, Concorezzo, Cavenago. Totale: 140 uomini.
La seconda compagnia è dislocata a Trezzo d’Adda e dintorni. La terza compagnia (poi 105^ brigata Luigi Brambilla, è composta dai distaccamenti di Brugherio, Caponago, Agrate Brianza, Bussero, Cascine S. Ambrogio, Cernusco sul Naviglio, Carugate. Totale: 159 uomini.
Si costituisce anche una 3^ brigata Sap nella zona tra Saronno (Varese) e la Brianza monzese. Per quest’ultima area si registrano a Meda 40 sappisti attivi dai distaccamenti dell’Isotta Franchini, 12 dall’azienda F.A.C.E., oltre che 36 partigiani delle Sap a Cesano Maderno, 25 a Meda città, 5 a Paderno Dugnano, 150 nell’area compresa tra Bovisio, Varedo, Villaggio Snia, Seveso e Ceriano Laghetto <46.
A fine del 1944 le file delle Sap si ingrossano: si sono via via costituite nuove brigate che confluiranno nel Raggruppamento brigate Bassa Brianza. Tale raggruppamento, guidato dal comandante Eliseo Galliani e dal commissario politico Eugenio Mascetti, riunisce a sé la 119^ brigata Quintino Di Vona con distaccamenti a Nova Milanese, Muggiò, Lissone, Desio, Seregno, Carate Brianza, Paina, Arosio, Inverigo, Cinisello Balsamo, Cusano Milanino, Bresso e Cormano Brusuglio e la 185^ brigata Pietro Arienti con distaccamenti a Cesano Maderno, Bovisio, Seveso, Meda, Barlassina, Paderno Dugnano, Palazzolo, Senago e Limbiate. Rientrano nel raggruppamento anche i distaccamenti per la difesa interna delle industrie quali la Snia e Acna di Cesano Maderno, la Isotta Franchini di Meda e la Bianchi di Desio <47.
Contestualmente le Brigate Garibaldi sono riorganizzate anche nella parte orientale della Brianza, con il Raggruppamento brigate fiume Adda. Confluiscono in tale raggruppamento la 103^ brigata Vincenzo Gabellini con distaccamenti a Vimercate, Bernareggio, Cavenago, Mezzago e Trezzo d’Adda, la 104^ brigata Gianni Citterio e la 105^ brigata Luigi Brambilla con distaccamenti in Brianza a Caponago e Brugherio <48.
Le brigate garibaldine si sono quindi costituite anche in Brianza, sebbene, specie nei primi tempi, la struttura organizzativa sia ancora gracile e il numero dei partigiani limitato per un’area vasta come la Brianza, tanto che non di rado risultano difficili i collegamenti con le altre brigate e il comando. Nonostante le difficoltà, le Sap si rafforzano progressivamente cosicché anche la lotta contro i fascisti e i tedeschi ne trae beneficio in termini di aumento degli attacchi armati sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo <49.
Nel corso del 1944, e in particolare durante l’estate, sono creati i Cln nel territorio brianzolo. Se in un primo momento esisteva solo il Cln di Monza, nel corso dell’estate un po’ in tutti i paesi si formano i Cln. Così facendo la Resistenza prende piede nella maggior parte dei comuni della Brianza. L’operatività e, soprattutto, l’attitudine alla lotta partigiana, dei Cln è però disomogenea: vi sono, ad esempio, alcuni Cln locali del tutto passivi, improntati più a frenare la ribellione invece che ad alimentarla. Alcuni problemi, legati all’inesperienza dei partigiani, alla presenza massiccia di forze nemiche nella zona o alla difficoltà dei collegamenti, pur migliorando nel tempo, permangono fino alla Liberazione. Tuttavia, l’aspetto più significativo che si può desumere dalle biografie dei componenti dei Cln locali è l’inedita partecipazione alla vita politica e sociale degli appartenenti di tutte le classi sociali <50 <51.
[NOTE]
26 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 52.
27 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 53.
28 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
29 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
30 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
31 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
32 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 55.
33 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 27.
34 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 56.
35 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
36 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
37 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
38 Annali della Fondazione Lelio e Lisli Basso, L’archivio Basso e l’organizzazione del partito (1943-1945), vol. 8, 1985, 1986, pag. 400, “Ditte con più di 500 dipendenti”.
39 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
40 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
41 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
42 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 99.
43 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
44 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 30-31.
45 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 33.
46 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
47 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 137.
48 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 138.
49 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
50 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 106.
51 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 30.
Enrico Comini, La Corte di Assise Straordinaria di Monza. I processi per collaborazionismo a Monza (1945-1946), Tesi di laurea magistrale, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2022-2023#1943 #1944 #Arosio #Barlassina #Bovisio #Brianza #CarateBrianza #CesanoMaderno #CiniselloBalsamo #CLN #comunisti #CusanoMilanino #Desio #EnricoComini #fabbriche #fascisti #GAP #GNR #Inverigo #Lissone #marzo #Meda #Milano #Monza #Muggiò #NovaMilanese #operai #PadernoDugnano #Paina #Palazzolo #partigiani #SAP #scioperi #Seregno #Seveso #tedeschi
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C’era un numero di partigiani limitato per un’area vasta come la Brianza
Un ambiente privilegiato per la diffusione dell’antifascismo è, quanto meno a Monza e nella bassa Brianza, la grande fabbrica fordista. Monza si trova a ridosso delle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni e di Milano (Breda, Falck, Innocenti, Magneti Marelli, Pirelli…). Tra le masse operaie delle grandi aziende milanesi “il partito comunista era penetrato in profondità, aveva fatto proselitismo e le teorie antifasciste associate a quelle di lotta di classe avevano preso piede. Queste idee venivano poi irradiate verso la provincia dagli operai brianzoli che vi lavoravano e dagli sfollati che dopo i tremendi bombardamenti dell’agosto 1943 su Milano si dirigevano sempre più numerosi verso la provincia” <26. La creazione di gruppi antifascisti che derivano dall’antifascismo delle fabbriche, dove erano già presenti cellule clandestine, si registrano ad Agrate Brianza, Cavenago Brianza, Lissone e Seregno <27. Nei paesi più lontani dal milanese e da Monza la struttura economica è caratterizzata da piccole aziende dove il PCI i partiti di sinistra non hanno ancora radicamento e, anche se la popolazione in larga parte è avversa al fascismo repubblicano e all’invasore tedesco, manca, specie nei primi mesi successivi all’armistizio, un’organizzazione antifascista strutturata, che tarderà a vedere la luce <28. Emerge quindi uno scenario duplice, cioè un contesto, quello della Bassa Brianza, influenzato dall’antifascismo diffuso tra il proletariato delle grandi fabbriche e il resto del circondario monzese, specie le aree più distanti da Milano, in cui, in particolare nei primi mesi della Resistenza, non è ancora presente un’organizzazione partigiana consolidata e l’elemento spontaneistico prevale.
In Brianza l’attività predominante consiste nell’assistenza logistica ai partigiani riparati sui monti e, specie nella prima fase resistenziale, non vi è una vera e propria lotta armata contro i nazifascisti <29.
I Gap (Gruppi d’azione patriottica), cioè i nuclei partigiani organizzati dal PCI per il combattimento in città, sono le uniche formazioni che nei primi mesi di occupazione tedesca svolgono attività di tipo terroristico per creare insicurezza tra i nazifascisti. In Brianza non sono presenti i Gap, ma si registrano alcune azioni armate di gappisti giunti da Milano <30. Il principale obiettivo dei Gap in territorio monzese è Luigi Gatti, squadrista di vecchia data, dirigente dell’UPI e maggiore della GNR presso la Villa Reale di Monza dove tortura gli oppositori arrestati. Il 20 ottobre 1943 due gappisti, operai milanesi, sparano al Gatti, che però risulta solo ferito. Subito dopo l’attentato la reazione fascista si concentra sui noti antifascisti locali, dieci dei quali vengono immediatamente arrestati e ne viene decretata la fucilazione per rappresaglia. Anche grazie al fatto che le ferite del Gatti non sono particolarmente gravi, hanno successo le pressioni del medico curante dottor Arrigoni e dell’Arciprete perché lo stesso Gatti si pronunci contro la rappresaglia: così avviene e la condanna a morte viene revocata <31.
I CLN
Un ruolo determinante nella guida della Resistenza italiana sono stati i Comitati di Liberazione Nazionale (Cln), cioè i comitati costituiti dai partiti antifascisti (DC, PCI, Pd’A, PLI, PSIUP). Già l’8 settembre il comitato romano assume tale nome. Il riferimento dei liberali nel comitato romano è “Alessandro Casati, appartenente ad un’antica famiglia nobiliare che risiedeva ad Arcore” <32, in Brianza. Il Cln di Milano si costituisce anch’esso nel corso del settembre 1943 e ha tra i suoi membri anche i monzesi Giovanbattista Stucchi (socialista) e Gianni Citterio (comunista). Nel gennaio 1944 il Cln di Milano è investito da quelli del settentrione del ruolo di organismo guida della ribellione nel nord-Italia. Il comitato romano, prevedendo una rapida liberazione della Capitale da parte degli Alleati, approva tale investitura: nasce così il Clnai (Comitato di liberazione nazionale alta Italia). A Monza, i rappresentanti del comitato sono coloro hanno fondato nel 1942 il già citato Fronte d’azione antifascista e, cioè, Fortunato Scali per i comunisti, Enrico Farè per i socialisti e Luigi Fossati per i democristiani <33. I primi Cln in territorio brianzolo scontano numerosi arresti e continue sostituzioni in quanto si trovano isolati tra di loro e le forze partigiane sono ancora scarse: occorrerà del tempo perché la struttura organizzativa del movimento partigiano si sviluppi nella Brianza monzese <34.
Un punto di svolta nella fase resistenziale sono stati i grandi scioperi operai del marzo 1944, che coinvolgono anche la Brianza. Il grande sciopero del marzo 1944, al contrario agli scioperi del 1943, non pone al centro le rivendicazioni economica, ma è, bensì, un’iniziativa politica del Partito comunista: l’obiettivo dello sciopero è quello di dare una prova di forza politica dell’opposizione al fascismo e all’occupazione tedesca <35.
“Il primo marzo scatta la contestazione in tutte le città del nord. Nel milanese, l’area di Sesto San Giovanni è determinante: la Breda, la Falck, la Magneti Marelli sono il fulcro dello sciopero e il punto di riferimento, naturalmente anche per la Brianza” <36. Lo sciopero riguarda anche il territorio brianzolo, soprattutto l’area di Monza, in cui si trovano importanti aziende industriali. Lo sciopero riguarda molte aziende monzesi, come la Hensemberger, la Singer, dove rientra rapidamente a causa della minaccia nazista, la Philips e la Sertum. Altre realtà industriali brianzole coinvolte sono la Bianchi di Desio e la Isotta Fraschini di Meda. Il secondo giorno di sciopero il Rapporto sullo sciopero generale del 1 marzo a Milano e provincia, redatto dal PCI, informa “che a Monza a causa della brutalità della reazione in alcuni stabilimenti il lavoro è stato ripreso” <37. Infatti, mentre a Milano e Sesto San Giovanni lo sciopero si protrae fino all’8 marzo, nel monzese lo sciopero non dura oltre i due giorni. Ad ogni modo la partecipazione allo sciopero non può dirsi negativa per una terra come la Brianza dove “gli scioperanti non potevano contare, al contrario di Sesto San Giovanni, sulla forza di enormi masse che lavorano nelle grandi fabbriche di città industriali; la repressione poteva avere buon gioco e gli agitatori potevano essere più facilmente individuati” <38. Agli scioperi seguono numerosi arresti e deportazioni nei lager tedeschi. Il PCI si rende conto che le squadre di difesa delle fabbriche, create su sua iniziativa a inizio 1944, non sono in grado di reggere l’onda d’urto della reazione nazifascista <39. Emerge quindi la necessità di un ripensamento organizzativo che porta alla nascita delle Sap.
Le SAP
Nell’estate del 1944 nascono le Sap (Squadre armate partigiane) per idea del comunista Italo Busetto <40. Le squadre delle Sap sono costituite nelle città da cinque uomini e, cioè, un caposquadra e quattro partigiani, mentre nei paesi il caposquadra, scelto nella figura più carismatica del gruppo, coordina tre gruppi composti da cinque uomini l’uno. Le squadre si raggruppano in distaccamenti idealmente di 45-50 uomini; cinque o sei distaccamenti costituiscono una brigata. Il partigiano delle Sap, al contrario dei Gappisti che vivono in clandestinità, se non è un renitente o un ricercato, vive nella legalità, svolgendo il proprio lavoro ed entrando in azione quando è chiamato a farlo <41.
Le Sap, pur essendo una formazione di emanazione del Partito Comunista, “assumono più un aspetto di milizia nazionale, contando nei propri ranghi elementi delle più disparate tendenze politiche” <42.
L’organizzazione delle Sap nella Brianza monzese si articola nell’estate del 1944 come segue <43 <44:
1° settore di Oggiono, poi rientrerà nella 104^ brigata Gianni Citterio. Comandante: Livio Cesana. Distaccamenti: Oggiono, Carate Brianza, Macherio, Biassono, Costamasnaga, Renate. Totale: 177 uomini.
2° settore di Monza, poi 150° brigata. Comandante: Moretto. Distaccamenti: Monza e Vedano al Lambro. Totale: 22 uomini.
3° settore di Vimercate. Comandante prima compagnia, che successivamente si dividerà tra 104° brigata Gianni Citterio e 103° brigata Sap Vincenzo Gabellini <45, Iginio Rota. Distaccamenti: Vimercate, Arcore, Bernareggio, Bellusco, Concorezzo, Cavenago. Totale: 140 uomini.
La seconda compagnia è dislocata a Trezzo d’Adda e dintorni. La terza compagnia (poi 105^ brigata Luigi Brambilla, è composta dai distaccamenti di Brugherio, Caponago, Agrate Brianza, Bussero, Cascine S. Ambrogio, Cernusco sul Naviglio, Carugate. Totale: 159 uomini.
Si costituisce anche una 3^ brigata Sap nella zona tra Saronno (Varese) e la Brianza monzese. Per quest’ultima area si registrano a Meda 40 sappisti attivi dai distaccamenti dell’Isotta Franchini, 12 dall’azienda F.A.C.E., oltre che 36 partigiani delle Sap a Cesano Maderno, 25 a Meda città, 5 a Paderno Dugnano, 150 nell’area compresa tra Bovisio, Varedo, Villaggio Snia, Seveso e Ceriano Laghetto <46.
A fine del 1944 le file delle Sap si ingrossano: si sono via via costituite nuove brigate che confluiranno nel Raggruppamento brigate Bassa Brianza. Tale raggruppamento, guidato dal comandante Eliseo Galliani e dal commissario politico Eugenio Mascetti, riunisce a sé la 119^ brigata Quintino Di Vona con distaccamenti a Nova Milanese, Muggiò, Lissone, Desio, Seregno, Carate Brianza, Paina, Arosio, Inverigo, Cinisello Balsamo, Cusano Milanino, Bresso e Cormano Brusuglio e la 185^ brigata Pietro Arienti con distaccamenti a Cesano Maderno, Bovisio, Seveso, Meda, Barlassina, Paderno Dugnano, Palazzolo, Senago e Limbiate. Rientrano nel raggruppamento anche i distaccamenti per la difesa interna delle industrie quali la Snia e Acna di Cesano Maderno, la Isotta Franchini di Meda e la Bianchi di Desio <47.
Contestualmente le Brigate Garibaldi sono riorganizzate anche nella parte orientale della Brianza, con il Raggruppamento brigate fiume Adda. Confluiscono in tale raggruppamento la 103^ brigata Vincenzo Gabellini con distaccamenti a Vimercate, Bernareggio, Cavenago, Mezzago e Trezzo d’Adda, la 104^ brigata Gianni Citterio e la 105^ brigata Luigi Brambilla con distaccamenti in Brianza a Caponago e Brugherio <48.
Le brigate garibaldine si sono quindi costituite anche in Brianza, sebbene, specie nei primi tempi, la struttura organizzativa sia ancora gracile e il numero dei partigiani limitato per un’area vasta come la Brianza, tanto che non di rado risultano difficili i collegamenti con le altre brigate e il comando. Nonostante le difficoltà, le Sap si rafforzano progressivamente cosicché anche la lotta contro i fascisti e i tedeschi ne trae beneficio in termini di aumento degli attacchi armati sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo <49.
Nel corso del 1944, e in particolare durante l’estate, sono creati i Cln nel territorio brianzolo. Se in un primo momento esisteva solo il Cln di Monza, nel corso dell’estate un po’ in tutti i paesi si formano i Cln. Così facendo la Resistenza prende piede nella maggior parte dei comuni della Brianza. L’operatività e, soprattutto, l’attitudine alla lotta partigiana, dei Cln è però disomogenea: vi sono, ad esempio, alcuni Cln locali del tutto passivi, improntati più a frenare la ribellione invece che ad alimentarla. Alcuni problemi, legati all’inesperienza dei partigiani, alla presenza massiccia di forze nemiche nella zona o alla difficoltà dei collegamenti, pur migliorando nel tempo, permangono fino alla Liberazione. Tuttavia, l’aspetto più significativo che si può desumere dalle biografie dei componenti dei Cln locali è l’inedita partecipazione alla vita politica e sociale degli appartenenti di tutte le classi sociali <50 <51.
[NOTE]
26 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 52.
27 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 53.
28 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
29 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
30 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
31 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
32 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 55.
33 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 27.
34 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 56.
35 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
36 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
37 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
38 Annali della Fondazione Lelio e Lisli Basso, L’archivio Basso e l’organizzazione del partito (1943-1945), vol. 8, 1985, 1986, pag. 400, “Ditte con più di 500 dipendenti”.
39 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
40 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
41 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
42 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 99.
43 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
44 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 30-31.
45 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 33.
46 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
47 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 137.
48 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 138.
49 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
50 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 106.
51 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 30.
Enrico Comini, La Corte di Assise Straordinaria di Monza. I processi per collaborazionismo a Monza (1945-1946), Tesi di laurea magistrale, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2022-2023#1943 #1944 #Arosio #Barlassina #Bovisio #Brianza #CarateBrianza #CesanoMaderno #CiniselloBalsamo #CLN #comunisti #CusanoMilanino #Desio #EnricoComini #fabbriche #fascisti #GAP #GNR #Inverigo #Lissone #marzo #Meda #Milano #Monza #Muggiò #NovaMilanese #operai #PadernoDugnano #Paina #Palazzolo #partigiani #SAP #scioperi #Seregno #Seveso #tedeschi
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