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Gerarchi repubblichini a Torino agli inizi del 1944
Avevamo lasciato la descrizione della federazione di Torino, alle prese con lo scioglimento della squadra “Muti”, autonomamente gestita dalla “generazione storica” dello squadrismo torinese, con conseguenze luttuose per gli stessi comandanti squadristi. La successiva contrapposizione violenta con le strutture tradizionali dello Stato aveva portato, dopo l’aggressione all’aula del tribunale di Torino all’intervento del capo della provincia Zerbino, che nel novembre del ’43 si era presentato come tutore delle prerogative del suo ufficio. Tra l’inverno e la primavera del ’44, in considerazione della continuazione dei cicli di rastrellamento germanici e fascisti, nella provincia ed in generale in
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Piemonte, Solaro appare come fortemente attivo nel difendere le prerogative del proprio ruolo, anche in relazione alla difesa dell’ordine pubblico, unita, in una provincia che accoglieva più di 200.000 operai al confronto con gli scioperi del marzo del ’44 e con la strategia, ambigua e autonoma, degli industriali della città <489. Abbiamo in tal senso fatto riferimento alla contrapposizione evidente tra Solaro e “suoi” sostenitori in federazione e i settori dirigenziali dell’industria torinese, indirettamente più vicini alla compagine squadristica originaria del PFR torinese, almeno in alcuni dei suoi rappresentanti. Ad essi, i fascisti repubblicani unirono una vemente vis polemica contro l’altro “potere” provinciale e cittadino, la Chiesa, con particolare attenzione alle sue strutture inferiori, viste generalmente come conniventi delle bande partigiane, qualora la parrocchia avesse compreso al suo interno aree effettivamente segnate da un’estesaa presenza ribellistica.
Come abbiamo visto nel caso di Padova e di Milano, le autorità apicali della gerarchia ecclesiastica tentarono per tutti i 600 giorni di intervenire nei difficoltosi equilibri del policentrismo repubblicano. Un’intromissione che veniva “sdegnosamente” rigettata e contrastata dalla compagine “intransigente” che a Torino faceva capo a Solaro, sin dall’autunno del ’43. Così ad esempio Lorenzo Tealdy, caporedattore e futuro direttore del settimanale della federazione, “La Riscossa”, si esprimeva nei confronti dei parroci della provincia: “La Patria, in quest’ora grave, tragica, dolorante, chiede alla gioventù il tributo delle sue energie (…) c’è la gioventù che brancola nel buio e non sa decidersi (…) se servire la Patria in pericolo, oppure lasciarla allo sbaraglio di chi l’ha tradita (…) La fede che impararono sulle ginocchia materne e nella loro chiesa parrocchiale, ricorda loro: è giunto il momento di dare a Cesare quel che è di Cesare. Ma poi una, molte voci lo assordano, dicendogli: fuggi, tradisci! (…) Basterebbe a quel momento un’autorevole parola del parroco per scuoterlo, per farlo riflettere (…) Ma il parroco – forse perché spera ancora nella realizzazione di una ripetuta libertà badogliana, dimenticando che durante essa, a rivoli, ingrossatisi a torrente, il bolscevismo si preparava a scendere in Italia e a sommergere la famiglia – tace. Ogni sacerdote che dice ad un giovane: non ti presentare, pone volontariamente “fuori dalla legge” un giovane che disonora sé stesso (…) Sacerdoti di Cristo, la Patria, l’Italia chiama pure voi (…).” <490 Nelle contingenze critiche della prima chiamata dei coscritti della Repubblica, Tealdy – uomo non legato direttamente all’esperienza squadrista, pur essendo nato nel 1897 – interpretava l’atteggiamento attendista o, più semplicemente, legato a dinamiche ed equilibri particolari dell’area parrocchiale dei sacerdoti, come tradimento <491.
Un atteggiamento che si ripeté a Torino da parte di Solaro, nella primavera successiva, quando il successo dello sciopero rafforzò l’interpretazione di “estraneità” della federazione fascista <492, rispetto alla comunità cittadina e provinciale del Torinese <493. Qui gli arresti furono migliaia ed i deportati più di 400, a differenza di Milano <494. Adduci, riprendendo Chevallard <495, afferma infatti che fu proprio dal marzo del ’44 che la contrapposizione tra cittadinanza e intransigenza fascista si andò a rafforzare; anche a causa delle impressioni di quest’ultima che interpretava l’atteggiamento operaio come puro e semplice tradimento della svolta “sociale” della RSI <496. È in questa fase che nelle dinamiche di potere interne alla provincia, la GNR, comandata dal console Gaetano Spallone, sembrava aderire pienamente all’intransigenza del federale, in contrapposizione diretta con il questore di Torino Rendina, già incontrato, come obiettivo “preferito” degli strali della polemica di Solaro contro l’attendismo e l’a-fascismo provinciale. Il “giovane” commissario federale, al quale spesso venne imputata la mancata partecipazione alla fase squadrista “storica”, ricoprì volontariamente un ruolo segnato dalla partecipazione personale alla repressione dell’antifascismo. All’inizio del febbraio del ’44, fu Solaro a incentivare una repressione dura e spietata rispetto ai comuni della Val Pellice, investiti da un ciclo di rastrellamenti italo-tedeschi, che probabilmente videro la partecipazione anche dei militi di Spallone <497.
Dal tardo inverno del’44, gli uomini di Solaro si videro tuttavia inseriti in un contrasto sempre più evidente con il capo della provincia Zerbino, caratterizzato dalla competizione tra autorità per quanto riguardava la responsabilità della repressione, come in altri casi già descritti, e le modalità attraverso le quali l’azione antiribellistica doveva esser condotta. Zerbino, già prefetto di Spalato tra 1941 e 1942, inviò la seguente comunicazione a Mussolini, che oltre a riconnettere la “cultura della violenza” e quella propriamente strategico-militare alle azioni di controguerriglia guidate in Dalmazia, introduce le motivazioni che portarono al contrasto con Solaro. “È cosa ben nota che le bande debbano esser combattute da altre “bande”: siam riusciti in Croazia ad opporre (…) i Cetnici (…) ai partigiani <498 (…). Non vi è quindi ragione per non tentare di valersi dello stesso mezzo in Italia, facendo concorrere all’eliminazione del banditismo vero e proprio, elementi che (…) sembrano essere contrari a tutte quelle forme di attività ribellistica che contrastano con gli interessi degli italiani”. <499 La strategia di Zerbino in questa fase andava quindi a conformarsi come all’insegna del compromesso con le cosiddette “bande autonome” slegate cioè dai partiti politici “rossi” e generalmente della sinistra ciellenistica; in tal senso è da notare la piena comprensione dei “partigiani” nella categoria di “anti-nazione” ed in generale di “nemico”, “degli interessi” della patria. Il caso più noto, anche perché vedeva direttamente le forze armate tedesche partecipare alle trattative con i partigiani, fu il tentato abboccamento con le bande del maggiore Enrico Martini, il comandante “Mauri” <500. Nella provincia di Torino, con un progetto che vedeva la “benedizione” del duce per il suo avviamento, paiono esser state portate avanti per alcune settimane anche le negoziazioni con il generale Operti, già incontrato nel paragrafo sulle conseguenze dell’otto settembre. In un appunto inviato a Mussolini il 20 febbraio, Zerbino confermò di aver aderito alla scelta di continuare le trattative, per quanto si lagnasse degli scomposti interventi di altre autorità, nello stesso “affare diplomatico”; in tal senso il prefetto imputava il rallentamento delle negoziazione ad ufficiali della Guardia, incaricati dal sottosegretario Barracu di intervenire nelle trattative <501.
Una confusione di autorità ed interessi contrapposti che è sostanzialmente una delle peculiari caratteristiche della Repubblica e nella quale la federazione non esitò ad inserirsi. All’intervento diretto e personale in zona di operazioni <502, Solaro unì un contegno particolare, indirizzato da una parte a contrastare l’opposizione “interna” alla propria federazione, dall’altra a porsi in maniera autonoma e con una posizione ben definita nella strategia di repressione del partigianato piemontese e torinese. Solaro in una comunicazione a Tamburini segnala le criticità proprie dell’attività politica del fascismo in provincia, con una forte attenzione al problema della sicurezza delle singole personalità fasciste <503. Pur apprezzando l’opera della GNR e dei camerati germanici, Solaro appare critico verso le impostazioni compromissorie nei confronti delle bande partigiane. Pur non facendo un diretto riferimento alle trattative con Operti o Mauri, nella sua carica di commissario federale e di delegato del PFR per il Piemonte <504, Solaro si diceva fortemente contrario al portare avanti qualsiasi trattativa con i ribelli, soprattutto in un periodo in cui le azioni antifasciste avevano ripreso con forza a colpire le personalità sottoposte al federale <505. Inoltre le trattative con il generale Operti sembrarono in quel momento accrescere a dismisura alcuni traffici illeciti di denaro, sottratto, secondo alcune testimonianze del dopoguerra, alle casse della IV armata, gli ammanchi milionari delle quali probabilmente finirono negli uffici dell’UPI di Torino, guidato dal maggiore Serloreti e dal suo comandante, il colonnello Cabras <506. Solaro fece anche riferimento ad un accordo diretto tra segreteria del PFR e federazione di Torino, sia in relazione alla creazione del battaglione ausiliario, preposto alla difesa dei comuni della provincia più “esposti” all’attività delle bande <507, sia per la sopravvivenza del servizio investigativo del maresciallo Ferraris. In particolar modo tra il febbraio e la fine del marzo del ’44, Solaro appare impegnato nel difendere l’attività dell’ufficio di informazioni federale, guidato da quello che il commissario definiva un “ottimo fascista” di fronte al capo della polizia Tamburini, teoricamente diretto superiore del questore Rendina.
[NOTE]
489 AA. VV. La città delle fabbriche, (a cura dell’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea), 2003, pubblicazione on-line consultabile (in data marzo 22 febbraio 2017) sul sito http://www.istoreto.it/to38-45_industria/pdf/citta_industria.pdf .
490 Poche parole ai parroci, in “La Riscossa” del 16 dicembre 1943, citato in Adduci, Gli altri, op. cit. p. 164.
491 Accusa ricambiata con una certa “freddezza” da parte del vescovo Fossati, cfr. Lazzero, Le Brigate nere, op. cit. p. 109, La Resistenza alle porte di Torino, F. Angeli, Milano, 1989, p. 202.
492 Sul concetto di estraneità, che come vedremo si tramuterà in “alterità” e aperta ostilità contro l’intera popolazione provinciale si rinvia a Adduci, Gli altri, passim.
493 G. Oliva, La Resistenza… op. cit., pp. 147-156, in particolare, il paragrafo La scoperta della politica.
494 C. Dellavalle, Lotte operaie, Torino, in Bertolo, E. Brunetta, op. cit. p. 235.
495 Chevallard, op. cit. pp. 220, l’autore parla di “tradimento” degli operi, interpretato dai fascisti repubblicani, in conseguenza del manifesto rifiuto della Socializzazione d’Impresa.
496 Adduci, Gli altri, op. cit. p. 179.
497 Ivi, pp. 165, 166, Chevallard, op. cit. p. 121, mancano tuttavia dati precisi sull’azione e l’effettiva influenza di Solaro sulle 14 fucilazioni finali, a cui si aggiunsero decine di case incendiate nei comuni di Villar e Torre Pellice.
498 “Partigiani” è in questo senso utilizzato in maniera dispregiativa, come da uso comune, nel Ventennio. Potrebbe essere interessante il fatto che, anche nella schiera dell’antifascismo, almeno in quello democristiano, il termine venga utilizzato con simile significato, Sturzo, da Washington, disse sul finire del marzo del ’45, che sarebbe stato meglio chiamarli patriots piuttosto di partisans, per le loro doti di combattimento e per i loro ideali politici, cfr. relazione dell’OSS su Don Sturzo, residente a Brooklin, New York, del 20 marzo 1945, in NARA Rg. 226, e. A1 106, b. 26, Italy general, records of the NY Secret Intelligence Branch, f. 113.
499 Relazione s.d. ma dell’inizio di febbraio del ’44, di Zerbino a Mussolini, probabilmente inviata dopo l’incontro del 3 febbraio 1944, a Gargnano tra i due. In ACS, SPD, CR, RSI, b. 8, f. Torino.
500 Klinkhammer, L’occupazione, op. cit. pp. 386-389, Adduci, Gli altri, op. cit. pp. 153, 154. Nel luglio seguente, il generale Tensfeld fa riferimento ad un’operazione di avvicinamento, tentata da “Mauri” verso le forze nazifasciste, per una sorta di “tregua d’armi” nell’area di Cuneo, nella quale, il maggiore avrebbe ricoperto il ruolo di “tutore dell’ordine”. Tensfeld in proposito vuole evitare di dare eccessiva “importanza” al comandante partigiano, in relazione all’incontro tra Graziani e Tensfeld del 5 luglio 1944, in ACS, SPD, CR, RSI, b. 31, f. 238, sf. 7, Graziani.
501 Appunto per il duce del 20 febbraio 1944, in NARA, Rg. 226, e. 174, b. 22, f. 151. Le trattative andranno comunque ad essere bloccate successivamente.
502 Nella zona del generale Raffaele Operti, ad esempio, Solaro figura tra i comandanti di un plotone di esecuzione che portò alla morte di 3 antifascisti a San Maurizio Canavese: probabilmente il reparto, pur facendo riferimento alla GNR, doveva essere formato dai militi del “battaglione ausiliare” della Guardia, sorto dopo lo scioglimento della “Muti”, cfr. http://www.straginazifasciste.it/?page_id=38&id_strage=1039 , visitato il 5 giugno 1917. Solaro avrebbe guidato alcune azioni in provincia anche dopo il marzo del ’44, cfr. comunicazione di Solaro a Olo Nunzi della segreteria di Pavolini del 24 maggio 1944, in ACS, RSI, PFR, b. 2, f. 4, sf. 3, doc. cit.
503 ACS, RSI, PFR, b. 2, f. 4, sf. 3.
504 Solaro fu investito del ruolo il 10 aprile 1944, cfr. Adduci, Gli altri, op. cit. p. 203.
505 ACS, RSI, PFR, b. 2, f. 4, sf. 3. Doc. cit. punto 5°.
506 Allegra, op. cit. pp. 158-161, in riferimento al doppiogiochista Bernocco, definiti dalla CAS di Torino “intimo di Serloreti”.
507 La stessa GNR in questo periodo soffre deficit gravi di organico come attestato nella comunicazione al prefetto Zerbino del generale Raffaele Castriota, Ispettore regionale della Guardia, che il 7 aprile 1944, riferisce l’impossibilità di collocare un distaccamento a Ciriè, in ASTO, G. P. b. 148/1, f. 2402 Elenco Ufficiali o militari presentatisi, 1944.
Jacopo Calussi, Fascismo repubblicano e violenza. Le federazioni provinciali del PFR e la strategia di repressione dell’antifascismo (1943-1945), Tesi di dottorato, Università degli Studi “Roma Tre”, 2018 -
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Abbiamo visitato la #bisaboga - un progetto di bene comune, scoperto la rete appenninica e cenato a casa di Rocco (L autore del logo e delle illustrazioni di bonfire)
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LAGO DI GARDA: IL NUOVO DEPURATORE SARÀ A LONATO, GLI SCARICHI SEMPRE NEL CHIESE. INSODDISFATTI I COMITATI AMBIENTALISTI https://www.radiondadurto.org/2024/12/12/lago-di-garda-il-nuovo-depuratore-sara-a-lonato-gli-scarichi-sempre-nel-chiese-insoddisfatti-i-comitati-ambientalisti/ #GianlucaBordiga #ambientalisti #associazioni #Federazione #fiumeChiese #montichiari #depuratore #Lagod'Idro #MINISTERO #Peschiera #Ambiente #ambiente #comitati #Gavardo #Locale #LOCALI #benaco #Esenta #Lonato #garda
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Per la prima volta nella storia di Roma la Dc passa all’opposizione
Nonostante il primato del partito comunista nella capitale, l’insediamento di Giulio Carlo Argan si realizza con difficoltà. La genesi del percorso va ricercata nell’anno precedente e, più precisamente, nell’iniziativa del presidente della federazione romana del Pci Luigi Petroselli. Egli sottoscrive con l’allora sindaco democristiano Clelio Darida il “Piano Istituzionale di Roma”, fondamentale per la legittimazione democratica del Pci, e consente al partito di attestarsi «a un passo dalla realizzazione del compromesso storico nella capitale» <105.
La formazione della prima giunta rossa è stata interpretata come «il capolavoro politico di Luigi Petroselli» <106 proprio per la capacità del coriaceo dirigente comunista di leggere con intelligenza gli equilibri politici e calibrare la posizione migliore per favorire il partito. L’immediatezza postelettorale apre infatti uno scenario magmatico: alla grande euforia della vittoria, nel Pci si fa largo la consapevolezza dell’irrealizzabilità di una maggioranza priva dei voti comunisti <107. Le principali incognite di questa fase iniziale arrivano però da una constatazione speculare, cioè l’insufficienza numerica di una maggioranza che comprenda le sinistre (Pci, Psi) e il Psdi, ferma ad appena quarantuno consiglieri su ottanta. Nei circuiti del dibattito pubblico echeggia l’immagine di «un nuovo Nathan in Campidoglio» <108, che non manca di suscitare preoccupazioni in un Vaticano già amareggiato dalla perdita dell’Urbe <109, nonostante uno dei primi nomi sia quello del moderato esponente repubblicano Oscar Mammì, futuro primo firmatario della discussa legge sulla regolarizzazione delle emittenze radiotelevisive nel 1990 <110.
Le forze politiche sembrano osservare con ansia le vicende nazionali, allorché si profila la possibilità di un governo che includa in qualche modo il Pci: nessuno dei partiti, ad eccezione del Psi, si mostra ansioso di bruciare le tappe. I socialisti, nella figura del segretario della sezione romana Pier Luigi Severi, delegano la scelta ad un Pci quasi travolto dal risultato e trincerato dietro i proclami della linea nazionale su un’intesa pienamente inserita nel disegno del compromesso storico. Il 27 giugno il Pci prende l’iniziativa ed apre una fase di consultazione attraverso un documento esplorativo diffuso dalla federazione romana, nel quale si auspica la formazione di «nuovi governi» fondati sulla «collaborazione fra tutte le forze democratiche e popolari» <111.
Ad una settimana dal voto si delineano con maggiore nettezza le posizioni dei partiti. I comunisti aprono ufficialmente alle larghe intese, auspicando una convergenza dei partiti d’ispirazione democratica ma rivendicando con grande chiarezza un ruolo di primo piano. Il Partito lancia una prima bozza programmatica in sette punti <112, con l’obiettivo di costruire una base materiale su cui articolare l’accordo, costringendo in questo modo la Dc a “scoprire le carte”. I socialisti oscillano fra la possibilità delle larghe intese e un’alternativa tutta di sinistra, senza però chiarire la soluzione al problema della sua inconsistenza numerica in consiglio comunale. La Dc, che nei proclami della campagna elettorale si era affrettata a chiudere la porta ad alleanze per l’elezione del sindaco tanto al Msi quanto al Pci, si attesta su una linea di cautela. Ad alcune timide aperture, o perlomeno ad un riconoscimento del peso centrale della compagine comunista, seguono affermazioni sibilline, a metà fra l’impossibilità di proseguire sulla strada del centro-sinistra e un rifiuto secco di un’alternativa tutta di sinistra.
Il nodo da sciogliere è evidentemente quello del coinvolgimento del partito democristiano. Il Pci vi insiste in maniera ossessiva e si mostra oltremodo attendista nel chiudere la porta, laddove nella Dc emergono posizioni contrastanti, specchio del mutamento degli equilibri politici interni, con la risicata maggioranza ottenuta dalla compagine di Zaccagnini nell’aspro congresso nazionale del marzo del 1976, sotto la sapiente regia di Aldo Moro <113. La linea politica prende formalmente le distanze dall’opposizione ad oltranza come nella Regione Lazio e si registrano voci propense ad «un accordo sul programma con i comunisti, escludendo però una comune assunzione di responsabilità di governo» <114. Appare chiaro agli occhi dei socialisti che l’alternativa di sinistra vada ad infrangersi contro un Partito comunista «timoroso per i riflessi politici generali che una giunta rossa nella capitale avrebbe potuto avere» <115.
La situazione va risolta in tempi stretti, entro Ferragosto, e prendono corpo i profili adatti a guidare una giunta con la presenza dei comunisti. Ai soliti Petroselli e Ugo Vetere, capogruppo del partito al comune, si affianca come outsider quello dell’indipendente Piero Pratesi. Questi è parte di un nutrito gruppo di cattolici, tra i quali figurano anche Mario Gozzini e Raniero La Valle, in precedenza colleghi a «L’Avvenire», che accettano «la candidatura per le elezioni generali nelle liste del Pci con la Sinistra indipendente, modificandone la fisionomia, fino a quel momento composta in prevalenza da laici e socialisti usciti dal partito» <116. Nei giorni seguenti circola una proposta, mai esplicitata in termini diretti, di un monocolore “balneare” a guida comunista, che consenta di prender tempo e formalizzare un accordo con la Dc in autunno <117.
Gli eventi subiscono una decisa accelerazione nei primi giorni di agosto: sfumate le altre ipotesi e incalzato da un Psi desideroso di affrancarsi da una posizione di estrema marginalità, è convocato un vertice a tre con i partiti della futura maggioranza (Pci, Psi, Psdi). L’ultimatum del Pci ruota attorno alla proposta di una coalizione di emergenza: ad un rifiuto della Dc, avrebbe fatto seguito il varo la futura maggioranza di sinistra <118, «una specie di “zattera” o di “piattaforma mobile”, con un solo timone, ma due ipotetiche direzioni di marcia» <119. Emerge da subito, infatti, nel documento politico elaborato per l’occasione, il duplice signficato attribuito alla formazione della giunta. Mentre per il Pci l’astensione repubblicana vuole favorire un ponte verso un futuro possibile inquadramento della Dc nella compagine governativa, con un occhio a quanto accade nel quadro nazionale, il Psi mira a recuperare i voti radicali e demoproletari nella prospettiva di una ampia maggioranza tutta di sinistra <120.
La notte del 5 agosto si raggiunge un accordo che prevede una giunta comunale formata da Pci, Psi, Psdi e l’appoggio esterno del Pri. Per la prima volta nella storia di Roma la Dc passa all’opposizione ed Argan è eletto come indipendente nelle liste del Pci. Espressione di quel ceto intellettuale che si avvicina al partito vedendo in esso l’unico argine alla grave situazione politica italiana e romana, la sua fama di storico e critico dell’arte, riconosciuta a livello internazionale, è sfruttata dal partito per tranquillizzare l’opinione pubblica circa la sincerità delle sue intenzioni democratiche, nel tentativo di creare un’ampia convergenza di forze politiche. L’impatto pubblico della designazione di Argan riscuote ampio successo e i titoli dei principali quotidiani locali e nazionali ne attestano la stima trasversale. «La Stampa» titola: «La cultura al potere» <121, ricalcando la valutazione pressoché unanime del panorama giornalistico e intellettuale. L’elezione di Argan rappresenta ora una duplice possibilità di cambiamento, morale e politica, perché offre l’opportunità di rinnovare un’alleanza di lungo periodo col Psi (unico argine al «malgoverno DC» <122) che negli anni precedenti era venuta appannandosi.
Enormi responsabilità attendono il sindaco. Su tutte la necessità di soddisfare il bisogno «di pulizia politica e morale, di correttezza ed efficienza amministrativa, di rinnovamento» <123. Nel suo primo intervento egli individua poi nella «crisi d’identità» <124 e nelle difficili condizioni di vita dei cittadini romani, le priorità dell’azione della giunta, testimoniata dalla creazione di uno specifico assessorato al risanamento delle borgate. Insieme con l’elezione del sindaco si forma la giunta comunale. Il profilo dei consiglieri comunisti riflette l’eterogeneità di un partito arricchito dai settori più diversi del panorama culturale. Ne sono espressione esponenti del mondo dello spettacolo, la cantante folk Maria Carta e l’attore Gian Carlo Sbragia; cattolici del dissenso, Lucio Lombardo Radice e Piero Pratesi; intellettuali indipendenti <125 e una piccola ma combattiva pattuglia di donne, Carla Capponi, Vittoria Calzolari, Anita Pasquali, in una compagine fortemente intenzionata a segnare un passaggio.
La giunta si articola in diciotto assessorati, così ripartiti: dodici comunisti, quattro socialisti e due socialdemocratici, mentre vicesindaco è nominato il socialista Alberto Benzoni <126. Fra i nuovi assessori figura un giovane architetto appena trentaquattrenne, durante il discorso inaugurale di Argan sistemato «alla meno peggio aggiungendo alcune sedie» <127 a causa del sovraffollamento nella sala. Il suo nome è Renato Nicolini e gli sono attribuite le deleghe alla cultura, sport e tempo libero.
[NOTE]
105 O. Gaspari, R. Forlenza, S. Cruciani (a cura di), Storie di sindaci per la storia d’Italia, Roma, Donzelli, 2009, p. 220.
106 Gaspari, R. Forlenza, S. Cruciani (a cura di), Storie di sindaci per la storia d’Italia, cit., p. 220.
107 Del resto, era stato più volte evidenziato in anni precedenti, il significato di una svolta a Roma per le sue evidenti ricadute sul piano nazionale. L. Petroselli, Il nuovo che si fa strada, in «Rinascita», L-LI, 1975, pp. 11-13.
108 A. Meli, Si profila a Roma una giunta di sinistra Forse sindaco il repubblicano Mammì, in «Corriere della Sera», 24 giugno 1976.
109 M. Politi, Roma è «persa». Amarezza del Papa, in «Il Messaggero», 23 giugno 1976.
110 A. Meli, Si profila a Roma una giunta di sinistra Forse sindaco il repubblicano Mammì, in «Corriere della Sera», 24 giugno 1976.
111 Il PCI prende l’iniziativa Sentirà partiti e sindacati, in «Corriere della Sera», 27 giugno 1976. [ediz. romana].
112 «Sviluppo delle basi produttive sul territorio regionale, piena occupazione, soprattutto nel settore femminile e in quello giovanile, maggiore diffusione dei servizi sociali e civili, decentramento anche attraverso l’elezione diretta delle circoscrizioni, riordinamento dei servizi e degli uffici, coordinamento fra regione, Comune e Provincia, nuovo rapporto fra Stato e Comune», in Ibidem.
113 L. Paggi (a cura di), Partiti e organizzazioni di massa, cit., p. 155.
114 Il PCI apre agli incontri per il governo del Comune, in «Corriere della Sera», 6 luglio 1976. [ediz. romana].
115 C. Torneo, Giunta rossa in Campidoglio, in «Mondoperaio», IX, 1976, p. 8.
116 G. Scirè, Le Carte Gozzini. Il dialogo tra cattolici e comunisti nel secondo dopoguerra, in «Italia Contemporanea», CCXXXIII, 2003, pp. 707-730.
117 Vertice per il Comune: ci sarà l’accordo?, in «Corriere della Sera», 30 luglio 1976.
118 Soluzione provvisoria: il sindaco a ferragosto, in «Corriere della sera», 31 luglio 1976. [ediz. romana].
119 Si delinea per il Comune una maggioranza a quattro, in «Corriere della Sera», 5 agosto 1976. [ediz. romana].
120 Giunta PCI-PSI-PSDI al Comune, in «Corriere della Sera», 6 agosto 1976. [ediz. romana].
121 La cultura al potere, in «La Stampa», 10 agosto 1976.
122 M. Melello, Una giunta di sinistra amministrerà Roma, in «Avanti!», 8 agosto 1976.
123 A. Cossutta, Il segno di un’Italia diversa, in «l’Unità», 10 agosto 1976.
124 L’impegno per risanare questa città che amiamo, in «l’Unità» 10 agosto 1976.
125 Gli eletti, i bocciati, i veterani, le facce nuove, in «Corriere della Sera», 26 giugno 1976. [ediz. romana].
126 Prosindaco e Sviluppo economico: Alberto Benzoni (socialista); Affari generali, avvocatura e relazioni pubbliche: Luigi Arata (comunista); Bilancio: Ugo Vetere (comunista); Scuola: Antonio Fraiese (socialista); Personale e decentramento: Giulio Bencini (comunista); Patrimonio e provveditorato: Giuliano Prasca (comunista); Traffico: Tullio De Felice (socialista); Annona e mercati: Silvano Costi (socialdemocratico); Sanità, igiene e nettezza urbana: Mirella D’Arcangeli (comunista); Polizia urbana, anagrafe, toponomastica: Pietro Alessandro Consiglio (comunista); Cultura, sport, tempo libero: Renato Nicolini (comunista); Edilizia pubblica e privata: Vincenzo Pietrini (socialista); Pianificazione e urbanistica: Antonio Pala (socialdemocratico); Lavori pubblici: Lucio Buffa (comunista); Tecnologico: Piero Della Seta (comunista); Zone industriali e agricoltura: Olivio Mancini (comunista); Risanamento borgate: Franca Prisco (comunista); Centro storico: Vittoria Calzolari (indipendente), in Questi i diciotto assessori, in «l’Unità», 10 agosto 1976.
127 Si apre un capitolo nuovo in Campidoglio, in «l’Unità», 10 agosto 1976.
Marco Gualtieri, La città immaginata. Le Estati romane e la “stagione dell’effimero” (1976-1985), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”, Anno Accademico 2019-2020#1974 #1975 #AnitaPasquali #Campidoglio #CarlaCapponi #ClelioDarida #comunista #DC #Federazione #GianCarloSbragia #GiulioCarloArgan #indipendente #Lazio #LuigiPetroselli #MarcoGualtieri #MarioGozzini #PCI #PRI #PSDI #PSI #RanieroLaValle #RenatoNicolini #roma #segretario #sindaco #UgoVetere #Vaticano #VittoriaCalzolari
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🔴 La #Federazione dei #giornalistieuropei ha annunciato l'abbandono della piattaforma #X (ex Twitter) in segno di protesta contro #ElonMusk e le sue #politiche. La federazione ha criticato Musk per aver trasformato il #socialnetwork in una fonte di #disinformazione.
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PLIN PLON!
Sto eseguendo qualche test di funzionamento con la mia istanza #Snikket, prima di renderla operativa definitivamente. Devo spostare i contatti che ho sul vecchio profilo di Lightwitch a quello nuovo. Se doveste ricevere degli inviti sono io. Per chi, invece, avesse piacere di condividere il contatto può scrivermi in privato.
Fine messaggio di servizio.
#MessaggisticaIstantanea #Federazione #Decentralizzazione #XMPP
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DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DEL GARDA: INTERVISTA AI DOCENTI UNIVERSITARI PASQUALE VIOLA E FRANCESCO VISENTIN https://www.radiondadurto.org/2024/09/19/dichiarazione-dei-diritti-del-garda-intervista-ai-docenti-universitari-pasquale-viola-e-francesco-visentin/ #Geografied'acqua.Paesaggiibridi #DichiarazionedeiDiritti #FrancescoVisentin #ambientalista #ambientalisti #PasqualeViola #Federazione #università #Movimento #desenzano #Ambiente #Politica #ambiente #geografo #Marsilio #Trieste #LOCALI #benaco
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Come alcuni sapranno, non me n’è mai fregato granché di #Bluesky, o del suo #ATProtocol… fino a prima di oggi. Perché si, con anche tutta la tecnologia open-source alla base osservabile e utilizzabile da chiunque, sarebbe stato l’ennesimo esercizio di costruzione di una rete centralizzata, che nell’anno del signore 2024 proprio no, se anche non esistesse ActivityPub, preferirei comunque i blog #selfhosted. 🗾️
Tuttavia, #notizia di ieri, è partito un #esperimento di federazione per chiunque voglia provare a self-hostare il #software necessario. Tutto un po’ strano, è una #federazione in qualche modo condizionata, che dipende dal #server centrale e ha dei limiti artificiali, ma è un inizio verso qualcosa di #interessante. Almeno, avendo letto anche l’articolo di blog non-tecnico, questa è la mia impressione, e per la potenzialità di espandere il mio regno del terrore su nuove sponde quasi quasi ci provo. 😈️
Perché — premettendo il fatto che non ho dati oggettivi per dire questa cosa (dovrei raccoglierne e analizzarli, ma questo non è un campo dove sono esperta, quindi mi trovo in difficoltà) — la mia esperienza sul #Fediverso mi suggerisce che aprire la propria #istanza personale (come questo stesso sito, ma penso anche a quando avevo il mio Misskey) significa cadere nella totale irrilevanza, in confronto allo stabilirsi in quelle bene o male grosse. Con #ATProto il focus vuole essere sempre e comunque la connessione ad una sola #comunità globale, quindi la #decentralizzazione per singole persone può non costituire alcun aspetto negativo per la propria discoverability, le proprie note dovrebbero poter essere cagate da qualcuno e non perse nel fiume di #Internet… 😇️
https://octospacc.altervista.org/2024/02/23/cieloblu-decentralizzato/
#ATProto #ATProtocol #Bluesky #decentralizzazione #esperimento #federazione #Fediverso #interessante #Internet #istanza #notizia #selfhosted #server #software
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Il coltellino svizzero dei devol è pronto! 🎉
Ecco la raccolta completa di tutti i servizi da usare per evitare le big tech e la loro sorveglianza di massa:
Sono 5 anni di lavoro condensati in una pagina, oltre 30 servizi creati e gestiti grazie al lavoro di volontari, attivisti, hacker, sistemisti e appassionati.
I servizi sono tutti gratuiti e basati sui principi di #libertà, #privacy, #federazione e #decentralizzazione.
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...continua
alcuni account interessanti appena federati da flipboard.com
@Smithsonianmag - arte, storia e cultura
@SPINMag - notizie sulla musica
@The74 - educazione senza scopo di lucro
@thecollector - storia, arte, filosofia
@TheRoot - notizie e opinioni sul mondo black
@theverge - tecnologia
#Flipboard #ActivityPub #Federazione #OpenSocialWeb #News #Lifestyle #Tech #fediverso -
Da #Fazio va in scena la solita storia contro i #5Stelle, e l'ipotesi di #federazione a #sinistra fatta da #Prodi viene guardata con sospetto da #DeGregorio, che la interpreta come una manovra contro #Schlein, che in platea ha #Bindi, mentre ad #Atreju c'è #Musk.
Vuoi mettere?
Per fortuna non leggo gli eventi come voi, e alle Europee voterò senza pensare alle vostre cacchiate. -
#FIA, #Madrid a rischio: «La #Federazione Spagnola non ha ricevuto nessun progetto» https://www.formula1.it/news/17645/1/fia-madrid-a-rischio-la-federazione-spagnola-non-ha-ricevuto-nessun-progetto?utm_source=dlvr.it&utm_medium=mastodon
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Qualcosa sta funzionando!! 🥳 Già si riescono a cercare i post della #SpaccBBS per URL manualmente da #Mastodon, è un ulteriore passetto avanti per avere la federazione #ActivityPub su #phpBB!
Chiaramente, la board permette fin troppa libertà di contenuto agli utenti, e tutto il contenuto #HTML che non è puro testo appare rotto in #federazione, quindi dovrò inventarmi qualcosa.
Devo anche sistemare gli allegati dei post, intanto, e poi far fungere i follow.
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Mastodon spiegato in 180 Secondi 🐘 SUB ITA - ENG - FRA - ESP
https://peertube.uno/videos/watch/90cae1e2-62cf-4cd9-96a4-d40176f584e6
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La #federazione calcistica #tedesca farà #causa alla #FIFA per la vicenda delle #fascearcobaleno ai #Mondiali
#FIFAWorldCup #Qatar2022 #QatarWorldCup2022
@[email protected] @[email protected] organizzazione di corrotti ingordi burocrati del calcio.
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Quando diciamo che più istanze :mastodon: mastodon ci sono e più ci si diverte non lo diciamo a caso, ecco l'effetto di livellosegreto.it su https://mastodon.uno grazie alla federazione del :fediverso: fediverso.
E l'attività s'impenna! Più che raddoppiati anche gli utenti attivi nelle ultime 2 settimane! 🎉tutto merito di @kenobit & @ed per aver creduto su mastodon! ❤️
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Aperto il blog dei devol!
Ovviamente è un blog writefreely federato su noblogo.org:writefreely2: @[email protected]
sarà un #blog collettivo che conterrà saggi, analisi e informazioni relative ai progetti web liberi, aperto a tutti con licenza creative commons.
Già scritta una lunga introduzione sui #devol, con storia, etica e progettualità:
:writefreely: https://noblogo.org/devol/chi-siamo
Chi volesse contribuire può inviarci i propri scritti
#decentralizzazione #federazione #degooglizzazione #softwarelibero
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Gaia-X l'infrastruttura federata per il cloud europeo. Francesco Bonfiglio @ Don Chisciotte Podcast 06/06/2021 https://peertube.uno/videos/watch/adcfb2a4-a5a6-4be9-a643-ccddd35cae0c
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https://the-federation.info è un'importante sito che monitora tutto il fediverso, è in modalità di bassa manutenzione e sta cercando nuovi collaboratori o qualcuno interessato a prendere in consegna l'intero sito.
Vedi anche la nota su https://github.com/thefederationinfo/the-federation.info
Quindi, se qualcuno può contribuire o ha interesse a subentrare (è un progetto basato su Django) si prega di contattare l'autore tramite Github o #thefederation:feneas.org su Matrix
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C'è parecchia confusione sulla federazione di #funkwhale ecco una spiegazione.
La #federazione #activitypub di funkwhale è limitata, fra le istanze è possibile seguire solo i canali:
https://docs.funkwhale.audio/features.html#federation
Anche sul #fediverso non è possibile seguire gli artisti, è possibile seguire solo i canali:
Le istanze funkwhale sono di fatto molto isolate fra di loro, serve quindi diffondere i brani su #mastodon (link) o su blog (iframe)
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Il Progetto #Spritely mira a creare una nuova generazione di reti e servizi Fediverse. Potete seguirlo qui:
Il sito ufficiale è qui: https://spritelyproject.org
il video di presentazione:
https://peertube.uno/videos/watch/18aa2f92-36cc-4424-9a4f-6f2de946fbd2Spritely è gestito da Christopher Lemmer Webber, uno degli autori dello standard #ActivityPub su cui si basa l'attuale #Fediverso:
➡️ @cwebber
#Federazione #Software #Sviluppo #FOSS #FLOSS #FreeSoftware #SoftwareLibero #OpenSource #SocialNetworks #SocialMedia
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Un saluto alla mia #istanza e un saluto a tutta la #federazione. Questo è il mio primo #toot.
La #libertà è un valore da difendere, a cominciare da quella digitale...
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Un saluto alla mia #istanza e un saluto a tutta la #federazione. Questo è il mio primo #toot.
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