#fabbriche — Public Fediverse posts
Live and recent posts from across the Fediverse tagged #fabbriche, aggregated by home.social.
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La leggenda fuori dal contesto del guardiano di fungaie nella selva dei falli volanti
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=44607#foto #coltivazione #funghi #micelio #fabbriche #fattorie #cina #oriente #asia #Vietnam #corridoi #metafore #gastronomia #ingredienti #commercio #prodotti #sotterranei #climatizzazione #metodi #tecnologia #esportazioni #futuro #strano #internet #contesto #allusioni #virale
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Visto che oggi è il World Read Aloud Day, la Giornata Mondiale della Lettura ad Alta Voce (https://www.litworld.org/world-read-aloud-day) ne approfitto per proporvi una brevissima lettura.
Si tratta della presentazione dei personaggi del romanzo Mensaleri di Wu Ming 2, pubblicato da Einaudi. La presentazione dei personaggi mi è piaciuta molto e, secondo me, il romanzo è all'altezza della presentazione ( eh sì, questo toot è quasi un consiglio di lettura)
Qui la copertina del libro con la presentazione dei personaggi: https://www.wumingfoundation.com/giap/wp-content/uploads/2025/08/COP_Wu_Ming_2_Mensaleri_GRANDE-2.pdf
E qui un'intervista di Loredana Lipperini a Wu Ming 2: https://podcasts.apple.com/it/podcast/wu-ming-2-mensaleri/id1770521697?i=1000745058413
#LettureAdAltaVoce #libri #Mensaleri #WuMing2 #fabbriche #operai #libri #letture
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L’ardua vita nei frantumatori di carbone, inferni generazionali della Pennsylvania del Novecento
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=43033#edifici #strutture #industrie #novecento #statiuniti #Pennsylvania #processi #lavoro #produzione #energia #materiali #fabbriche #diritti #società #conflitti #minerali #estrazione #processazione #rivoluzioneindustriale
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Centinaia di robot assemblano smartphone nell'oscurità totale mentre milioni di operai guardano i loro posti di lavoro svanire. In Cina (ma non solo lí, le "dark factories" producono un dispositivo ogni tre secondi senza intervento umano, trasformando la manifattura in una danza silenziosa di macchine che non dormono mai.
#darkfactory #automazione #futuroprossimo #produzione #fabbriche #manifattura
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Le BR si affermarono sulla scena proprio alla Pirelli, a Milano
Per conoscere la genesi delle Brigate Rosse «è indispensabile rivolgere alla facoltà di sociologia di Trento, dove crebbero politicamente e si imposero come quadri dirigenti Margherita Cagol e Renato Curcio, una particolare attenzione. Non solo perché il carattere di questa città può spiegare l’origine della cosiddetta componente cattolica delle BR (troppe volte ricordata, e spesso a sproposito), ma soprattutto perché il Movimento studentesco di Trento per le sue correlazioni con le lotte analoghe in altri paesi europei e per il suo carattere fortemente anticipatorio, rimane esemplare per tutto il movimento studentesco italiano» (Soccorso Rosso 1976, p. 26).
Le lotte studentesche del ’68 «producono come primo effetto il diffondersi in fabbrica di nuove forme di lotta, violente e illegali» (Soccorso Rosso 1976, p. 35). A partire dal ’69, si assiste alla nascita di numerosi gruppi, partiti o collettivi che si pongono il problema dell’organizzazione. Uno di questi è il Collettivo Politico Metropolitano (CPM) nato a Milano e formato dal CUB Pirelli, dai gruppi di studio di Sit-Siemens e IBM, da alcuni collettivi di lavoratori-studenti, da gruppi di lavoratori provenienti dall’Alfa Romeo, dalla Marelli, da militanti del Movimento studentesco e, infine, da militanti senza un organizzazione di riferimento (Soccorso Rosso 1976).
È proprio il CPM che costituirà il nucleo iniziale da cui, attraverso varie trasformazioni, nasceranno e si svilupperanno le Brigate Rosse. L’obiettivo del CPM è l’abbattimento violento del sistema; la rivoluzione. Secondo il Collettivo, il processo rivoluzionario si presenta come «globale, politico e “culturale” insieme» <6 e il terreno della lotta è «essenzialmente urbano». Nel documento si legge: «la città è oggi il cuore del sistema, il centro organizzatore dello sfruttamento economico-politico, la vetrina in cui viene esposto “il punto più alto”, il modello che dovrebbe motivare l’integrazione proletaria. Ma è anche il punto più debole del sistema: dove le contraddizioni appaiono più acute, dove il caos organizzato che caratterizza la società tardo-capitalistica, appare più evidente. È qui, nel suo cuore, che il sistema va colpito. La città deve diventare per l’avversario, per gli uomini che esercitano oggi un potere sempre più ostile ed estraneo all’interesse delle masse, un terreno infido: ogni loro gesto può essere controllato, ogni arbitrio denunciato, ogni collusione tra potere economico e potere politico messa allo scoperto. Il sistema può opporre soltanto il peso della sua oppressione, dei suoi ricatti, della sua corruzione. Con queste armi nessun sistema è mai riuscito a sopravvivere» <7.
La storia della principale organizzazione politica clandestina italiana – scrivono Gian Carlo Caselli e Donatella Della Porta (1990) – «affonda le sue radici nel movimento degli studenti del 1968 e nell’autunno caldo del 1969» e ne ha influenzato la struttura, l’azione e le scelte strategiche. Le Brigate Rosse non nascono da subito come gruppo armato strutturato, ma lo diventano nel corso degli anni e in risposta all’intensificarsi dello scontro con lo stato e le forze dell’ordine. È per tale ragione che, in questa sede, la ricostruzione dei mutamenti e delle evoluzioni strutturali nonché delle strategie d’azione via via adottate, avverrà parallelamente all’analisi del percorso storico dell’organizzazione.
[NOTE]
6 “Il Collettivo”, n. unico, gennaio 1970, documenti del “Collettivo”, Lotta sociale e organizzazione nella metropoli
7 Ibidem
Santina Musolino, Donne e Violenza Politica: il caso delle Brigate Rosse in Italia, Tesi di dottorato, Università degli Studi “Roma Tre”, 2016Nel novembre del 1969, in una riunione del collettivo a Chiavari, e successivamente con l’incontro a Costaferrata (frazione di Pecorile nei pressi di Reggio Emilia) nell’agosto 1970, si posero le basi per la creazione dell’organizzazione armata delle Brigate Rosse: più che una riunione con intenti programmatici, quello di Pecorile è una assemblea che pone in nuce il passaggio dalle spranghe, dei servizi d’ordine dei nuclei collettivi di fabbrica, alle armi da fuoco di un nucleo ben organizzato, capace di intervenire in varie città, lì dove lo scontro avesse richiesto una presenza dura. <9 Questi nuclei dovevano operare su un piano di semiclandestinità in alcune delle più importanti aziende milanesi come Pirelli, Siemens, Marelli ecc. <10 Si trattava di avanguardie armate in grado di coniugare la politica con la guerra rivoluzionaria, ovvero di preparare e sostenere una guerra politica e civile di lunga durata. <11 Donatella Della Porta sottolinea come le BR si affermarono sulla scena proprio alla Pirelli, a Milano, dove lotte operaie e studentesche agivano a più stretto contatto, sfociando spesso in episodi di violenza. <12 Sarebbe stato proprio questo uso della violenza, quindi, a indirizzare la futura attività delle BR.
La città di Milano giocò poi un ruolo fondamentale nella nascita delle BR, anche in quanto città simbolo del nuovo capitalismo alienante. In questa città, che Margherita Cagol paragonava a un “mostro feroce” <13 e Mario Moretti a un “orribile termitaio” <14, l’individuo, soprattutto se proveniente da diverse realtà italiane, si ritrovava completamente straniato e isolato, perdendo ogni suo punto di riferimento.
Il panorama della violenza terroristica in Italia fu dominato senz’altro dai gruppi di estrema sinistra, e in particolare dalle BR, che fecero la loro comparsa nel 1970 facendo esplodere dei bidoni di benzina contro il box del direttore della Sit Siemens. Precedenti all’azione delle BR furono però alcune organizzazioni di sinistra come il Gruppo XXII Ottobre, il primo gruppo armato genovese, fondato nel 1969 da alcuni militanti di formazione marxista leninista, e i Gruppi di azione partigiana di Feltrinelli (che comparirono nel 1970 e si presentarono come delle specie di avanguardie autonome rispetto ai movimenti di massa internazionali). C’erano poi i NAP (Nuclei Armati Proletari), separatisi da Lotta Continua quando questa rinunciò definitivamente al ricorso alla violenza, e Autop (Autonomia Operaia), un’organizzazione la cui mira era quella di guidare una globale sollevazione della classe operaia. <15
In questo periodo le azioni brigatiste non furono particolarmente violente, ma nel 1972 si giunse, con un’escalation di violenza che porterà dal sequestro e all’omicidio a un definitivo punto di rottura con movimenti sessantottini. Tale rottura coincise con il rapimento del dirigente Sit Siemens Macchiarini, e soprattutto con la decisione di entrare in clandestinità. Questa condizione di illegalità e di forzata segretezza portò i militanti delle Brigate Rosse a estraniarsi sempre più dalla realtà e a perdere ogni possibilità di dialogo e di confronto con quella classe che pretendevano di rappresentare. <16
La “missione” delle Brigate Rosse divenne sempre più un fatto quasi trascendentale, una sorta di vocazione che andava al di là dei singoli individui e dei singoli scontri sociali, e pertanto il fine cominciò tragicamente a giustificare i mezzi. <17 Da notare è però come, per un certo periodo, l’azione punitiva delle BR fu vista quasi con favore da grosse porzioni dell’opinione pubblica, e questo fatto non fece altro che render ancor più legittimo, agli occhi dei brigatisti, il nuovo ruolo che si proponevano di assumere. L’organizzazione brigatista era passata, infatti, a mostrare un volto del tutto differente rispetto agli inizi, spostandosi da una linea difensiva a una aggressivamente offensiva. Le BR non si limitavano più a una semplice reazione nei confronti dello Stato, ma miravano ora a sostituirsi a esso.
E’ l’inizio della lotta armata. E’ l’inizio della “violenza rivoluzionaria” cioè di quella pratica organizzata armata necessaria, sistematica e continua dello scontro di classe. <18 Cominciava l’attacco al cuore dello Stato che durerà oltre 10 anni. <19
“Il movimento operaio, che si sta sviluppando nelle grandi fabbriche, manifesta un bisogno tutto politico di potere: la lotta contro l’organizzazione del lavoro, il cottimo, i ritmi, i “capi”. Per questo si muove al di fuori delle strutture tradizionali del movimento operaio, come sono il PCI e i sindacati. Il bisogno di potere lo porterà inevitabilmente a uno scontro violento con le istituzioni, anche con il PCI e il sindacato. È indispensabile quindi formare una avanguardia interna a questo movimento che possa rappresentare e costruire questa prospettiva di potere. Ma questa avanguardia deve sapere unire la “politica” con la “guerra” perché lo Stato moderno, per affermare il suo potere, usa contemporaneamente la “politica” e la “guerra”. Diventa quindi inattuale e non proponibile la strategia leninista dell’insurrezione che presuppone una fase politica di agitazione e propaganda sostanzialmente pacifica, seguita poi dalla “spallata finale”, dell’“ora X”, cioè dalla fase propriamente militare. Occorre invece preparare la “guerra civile di lunga durata” in cui il “politico” è, da subito, strettamente unito al “militare”. È Milano, la grande metropoli, vetrina dell’impero, centro dei movimenti più maturi, la nostra giungla. Da lì e da ora bisogna partire” <20 Le parole di Renato Curcio evidenziano il pathos di quella visione intima e politica delle BR e la mission del brigatista come artefice di quella trasformazione radicale sociale, di rivolgimento dalle fondamenta che porterà gli uomini ad essere liberi da ogni forma di sofferenza e di infelicità, attraverso una serie di battaglie che si concretizzeranno in una continua lotta armata, in una rivoluzione sociale per costruire una società comunista. <21
A sottolineare questo natura apocalittica dell’azione delle BR sulla società sono le parole della brigatista Barbara Graglia, la quale afferma che la lotta portata avanti dai brigatisti trova giustificazione nel riscatto dell’umanità, in una rivoluzione gnostica che anela un mondo assolutamente perfetto privo di ingiustizie sociali tipiche di quella società borghese e capitalistica <22: “I problemi sono a monte, come si diceva in quegli anni, ed è a monte che bisogna risolverli, l’idea di lottare per una trasformazione della società è per me immediatamente idea di trasformazione radicale, di rivolgimento dalle fondamenta”. <23
Dagli interventi del convegno di Pecorile emergono tre anime: la prima, più movimentista, privilegia lo scontro di massa su larga scala, tutto interno al movimento e senza una guida organizzata; la seconda, sponsorizzata da Curcio, e che risulterà vincente, ipotizza un graduale passaggio alla resistenza armata a partire dalle fabbriche, attraverso nuclei ristretti ma sempre collegati con la massa e le realtà di base; la terza prevede un’ulteriore, immediata militarizzazione dei gruppi che prelude alla clandestinità, anche rompendo i rapporti col movimento. <24
Renato Curcio, Alberto Franceschini, Margherita Cagol, Mario Moretti, Mario Galesi, Nadia Desdemona Lioce, Barbara Graglia e molti altri furono l’anima di questa organizzazione animata da una feroce determinazione ideologica e da una azione politica violenta ed omicida che si basa su un processo socio-psicologico che spoglia la vittima della sua umanità e che trasforma il carnefice in un giustiziere collettivo e che vede nell’azione della lotta armata la liberazione della società schiava di dinamiche neocapitalistiche. Questa azione, oltre a dare alla violenza una dignità ermeneutica, conoscitiva, la legittima sul piano morale in quanto dà un senso a tutta una serie di sofferenze dell’individuo; perché la scelta della lotta armata diventa lo strumento di trasformazione sociale in un processo educativo, pedagogico dell’intolleranza del nemico. <25 Questo gruppo scelse la lotta armata pensando che il sacrificio di vite umane possa servire a salvarne molte altre, inscrivendo le ingiustizie della società ad un sistema che utilizza l’uso della lotta armata continua nella contrattazione politica, venendolo quasi “umanizzato”. La violenza, dunque assume un ruolo centrale da coincidere con la politica stessa.
[NOTE]
9 ORSINI A., Anatomia delle Brigate Rosse. Le radici ideologiche del terrorismo rivoluzionario, Rubbettino, Catanzaro (Soveria Mannelli), 2010, n. 26 p.31.
10 CLEMENTI M., Storia delle brigate rosse, Odradek, Roma, 2007, p. 18 ss.
11 Ibidem
12 DELLA PORTA D., Il terrorismo di sinistra, cit. in ROBERT LUMLEY, Dal ’68 agli anni di piombo pag. 268
13 Lettera di Mara Cagol alla madre (cit. in ORSINI A., Anatomia delle Brigate Rosse, Rubettino, Catanzaro 2009, pag. 28.
14 MARIO MORETTI, Brigate rosse. Una storia italiana, cit. in ALESSANDRO ORSINI, Anatomia delle Brigate Rosse op. cit., p. 161.
15 CECI G. M., Il terrorismo italiano Carocci, Roma 2013, pp 145 147 e COLARIZI S., Storia politica della Repubblica. Partiti, movimenti e istituzioni. 1943-2006. Ed. Laterza, Roma Bari, 2007, pp. 210-213.
16 MANCONI L., Terroristi italiani. Le brigate rosse e la guerra totale 1970 2008 Rizzoli, Milano, 2008, p. 67.
17 ORSINI A., Anatomia delle Brigate Rosse. Le radici ideologiche del terrorismo rivoluzionario, Rubbettino, Catanzaro (Soveria Mannelli), 2010, p.23 e ss.
18 ORSINI A., Anatomia delle Brigate Rosse. Le radici ideologiche del terrorismo rivoluzionario op. cit., p.31 e ss.
19 FRITTOLI E., Agosto 1970: l’alba delle Brigate Rosse, Rivista settimanale, Panorama/lifestyle, Milano, 27 agosto 2015.
20 Lo scopo del Convegno appare chiaro fin dall’intervento introduttivo di Renato Curcio in CURCIO R., A viso aperto intervista di Mario Scialoja, Mondatori, Milano, 1993, p. 33 34.
21 ORSINI A., Anatomia delle Brigate Rosse. Le radici ideologiche del terrorismo rivoluzionario Rubbettino, Catanzaro (Soveria Mannelli), 2010, p.14.
22 Ibidem p. 13.
23 Ibidem nota 18 p.14.
Camilla Ranieri, Cause che hanno determinato la sconfitta del terrorismo delle Brigate rosse, Tesi di Laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2022-2023#1969 #1970 #1972 #armata #BR #BrigateRosse #CamillaRanieri #clandestinità #CPM #DonatellaDellaPorta #fabbriche #facoltà #lotta #milano #opeari #SantinaMusolino #sociologia #Trento
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IL 20 GIUGNO È (ANCHE) SCIOPERO NAZIONALE DEI METALMECCANICI INDETTO DA FIM-FIOM-UILM, CORTEI IN TUTTE LE REGIONI https://www.radiondadurto.org/2025/06/19/il-20-giugno-e-anche-sciopero-nazionale-dei-metalmeccanici-indetto-da-fim-fiom-uilm-cortei-in-tutte-le-regioni/ #manifestazione #metalmeccanici #confindustria #fabbriche #sciopero #Padroni #tuteblu #Lavoro #operai #News #FIOM #Uilm #FIM
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Visioni contrastanti: la storia della microauto che ignorava la distinzione tra dietro e davanti
https://www.jacoporanieri.com/blog/?p=42424
#auto #veicoli #motori #progetti #invenzioni #novecento #dornier #germania #europa #city-car #microauto #trasporti #designer #progettisti #industria #tecnologia #ingegneria #progettazione #fabbriche #stabilimenti #società
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C’era un numero di partigiani limitato per un’area vasta come la Brianza
Un ambiente privilegiato per la diffusione dell’antifascismo è, quanto meno a Monza e nella bassa Brianza, la grande fabbrica fordista. Monza si trova a ridosso delle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni e di Milano (Breda, Falck, Innocenti, Magneti Marelli, Pirelli…). Tra le masse operaie delle grandi aziende milanesi “il partito comunista era penetrato in profondità, aveva fatto proselitismo e le teorie antifasciste associate a quelle di lotta di classe avevano preso piede. Queste idee venivano poi irradiate verso la provincia dagli operai brianzoli che vi lavoravano e dagli sfollati che dopo i tremendi bombardamenti dell’agosto 1943 su Milano si dirigevano sempre più numerosi verso la provincia” <26. La creazione di gruppi antifascisti che derivano dall’antifascismo delle fabbriche, dove erano già presenti cellule clandestine, si registrano ad Agrate Brianza, Cavenago Brianza, Lissone e Seregno <27. Nei paesi più lontani dal milanese e da Monza la struttura economica è caratterizzata da piccole aziende dove il PCI i partiti di sinistra non hanno ancora radicamento e, anche se la popolazione in larga parte è avversa al fascismo repubblicano e all’invasore tedesco, manca, specie nei primi mesi successivi all’armistizio, un’organizzazione antifascista strutturata, che tarderà a vedere la luce <28. Emerge quindi uno scenario duplice, cioè un contesto, quello della Bassa Brianza, influenzato dall’antifascismo diffuso tra il proletariato delle grandi fabbriche e il resto del circondario monzese, specie le aree più distanti da Milano, in cui, in particolare nei primi mesi della Resistenza, non è ancora presente un’organizzazione partigiana consolidata e l’elemento spontaneistico prevale.
In Brianza l’attività predominante consiste nell’assistenza logistica ai partigiani riparati sui monti e, specie nella prima fase resistenziale, non vi è una vera e propria lotta armata contro i nazifascisti <29.
I Gap (Gruppi d’azione patriottica), cioè i nuclei partigiani organizzati dal PCI per il combattimento in città, sono le uniche formazioni che nei primi mesi di occupazione tedesca svolgono attività di tipo terroristico per creare insicurezza tra i nazifascisti. In Brianza non sono presenti i Gap, ma si registrano alcune azioni armate di gappisti giunti da Milano <30. Il principale obiettivo dei Gap in territorio monzese è Luigi Gatti, squadrista di vecchia data, dirigente dell’UPI e maggiore della GNR presso la Villa Reale di Monza dove tortura gli oppositori arrestati. Il 20 ottobre 1943 due gappisti, operai milanesi, sparano al Gatti, che però risulta solo ferito. Subito dopo l’attentato la reazione fascista si concentra sui noti antifascisti locali, dieci dei quali vengono immediatamente arrestati e ne viene decretata la fucilazione per rappresaglia. Anche grazie al fatto che le ferite del Gatti non sono particolarmente gravi, hanno successo le pressioni del medico curante dottor Arrigoni e dell’Arciprete perché lo stesso Gatti si pronunci contro la rappresaglia: così avviene e la condanna a morte viene revocata <31.
I CLN
Un ruolo determinante nella guida della Resistenza italiana sono stati i Comitati di Liberazione Nazionale (Cln), cioè i comitati costituiti dai partiti antifascisti (DC, PCI, Pd’A, PLI, PSIUP). Già l’8 settembre il comitato romano assume tale nome. Il riferimento dei liberali nel comitato romano è “Alessandro Casati, appartenente ad un’antica famiglia nobiliare che risiedeva ad Arcore” <32, in Brianza. Il Cln di Milano si costituisce anch’esso nel corso del settembre 1943 e ha tra i suoi membri anche i monzesi Giovanbattista Stucchi (socialista) e Gianni Citterio (comunista). Nel gennaio 1944 il Cln di Milano è investito da quelli del settentrione del ruolo di organismo guida della ribellione nel nord-Italia. Il comitato romano, prevedendo una rapida liberazione della Capitale da parte degli Alleati, approva tale investitura: nasce così il Clnai (Comitato di liberazione nazionale alta Italia). A Monza, i rappresentanti del comitato sono coloro hanno fondato nel 1942 il già citato Fronte d’azione antifascista e, cioè, Fortunato Scali per i comunisti, Enrico Farè per i socialisti e Luigi Fossati per i democristiani <33. I primi Cln in territorio brianzolo scontano numerosi arresti e continue sostituzioni in quanto si trovano isolati tra di loro e le forze partigiane sono ancora scarse: occorrerà del tempo perché la struttura organizzativa del movimento partigiano si sviluppi nella Brianza monzese <34.
Un punto di svolta nella fase resistenziale sono stati i grandi scioperi operai del marzo 1944, che coinvolgono anche la Brianza. Il grande sciopero del marzo 1944, al contrario agli scioperi del 1943, non pone al centro le rivendicazioni economica, ma è, bensì, un’iniziativa politica del Partito comunista: l’obiettivo dello sciopero è quello di dare una prova di forza politica dell’opposizione al fascismo e all’occupazione tedesca <35.
“Il primo marzo scatta la contestazione in tutte le città del nord. Nel milanese, l’area di Sesto San Giovanni è determinante: la Breda, la Falck, la Magneti Marelli sono il fulcro dello sciopero e il punto di riferimento, naturalmente anche per la Brianza” <36. Lo sciopero riguarda anche il territorio brianzolo, soprattutto l’area di Monza, in cui si trovano importanti aziende industriali. Lo sciopero riguarda molte aziende monzesi, come la Hensemberger, la Singer, dove rientra rapidamente a causa della minaccia nazista, la Philips e la Sertum. Altre realtà industriali brianzole coinvolte sono la Bianchi di Desio e la Isotta Fraschini di Meda. Il secondo giorno di sciopero il Rapporto sullo sciopero generale del 1 marzo a Milano e provincia, redatto dal PCI, informa “che a Monza a causa della brutalità della reazione in alcuni stabilimenti il lavoro è stato ripreso” <37. Infatti, mentre a Milano e Sesto San Giovanni lo sciopero si protrae fino all’8 marzo, nel monzese lo sciopero non dura oltre i due giorni. Ad ogni modo la partecipazione allo sciopero non può dirsi negativa per una terra come la Brianza dove “gli scioperanti non potevano contare, al contrario di Sesto San Giovanni, sulla forza di enormi masse che lavorano nelle grandi fabbriche di città industriali; la repressione poteva avere buon gioco e gli agitatori potevano essere più facilmente individuati” <38. Agli scioperi seguono numerosi arresti e deportazioni nei lager tedeschi. Il PCI si rende conto che le squadre di difesa delle fabbriche, create su sua iniziativa a inizio 1944, non sono in grado di reggere l’onda d’urto della reazione nazifascista <39. Emerge quindi la necessità di un ripensamento organizzativo che porta alla nascita delle Sap.
Le SAP
Nell’estate del 1944 nascono le Sap (Squadre armate partigiane) per idea del comunista Italo Busetto <40. Le squadre delle Sap sono costituite nelle città da cinque uomini e, cioè, un caposquadra e quattro partigiani, mentre nei paesi il caposquadra, scelto nella figura più carismatica del gruppo, coordina tre gruppi composti da cinque uomini l’uno. Le squadre si raggruppano in distaccamenti idealmente di 45-50 uomini; cinque o sei distaccamenti costituiscono una brigata. Il partigiano delle Sap, al contrario dei Gappisti che vivono in clandestinità, se non è un renitente o un ricercato, vive nella legalità, svolgendo il proprio lavoro ed entrando in azione quando è chiamato a farlo <41.
Le Sap, pur essendo una formazione di emanazione del Partito Comunista, “assumono più un aspetto di milizia nazionale, contando nei propri ranghi elementi delle più disparate tendenze politiche” <42.
L’organizzazione delle Sap nella Brianza monzese si articola nell’estate del 1944 come segue <43 <44:
1° settore di Oggiono, poi rientrerà nella 104^ brigata Gianni Citterio. Comandante: Livio Cesana. Distaccamenti: Oggiono, Carate Brianza, Macherio, Biassono, Costamasnaga, Renate. Totale: 177 uomini.
2° settore di Monza, poi 150° brigata. Comandante: Moretto. Distaccamenti: Monza e Vedano al Lambro. Totale: 22 uomini.
3° settore di Vimercate. Comandante prima compagnia, che successivamente si dividerà tra 104° brigata Gianni Citterio e 103° brigata Sap Vincenzo Gabellini <45, Iginio Rota. Distaccamenti: Vimercate, Arcore, Bernareggio, Bellusco, Concorezzo, Cavenago. Totale: 140 uomini.
La seconda compagnia è dislocata a Trezzo d’Adda e dintorni. La terza compagnia (poi 105^ brigata Luigi Brambilla, è composta dai distaccamenti di Brugherio, Caponago, Agrate Brianza, Bussero, Cascine S. Ambrogio, Cernusco sul Naviglio, Carugate. Totale: 159 uomini.
Si costituisce anche una 3^ brigata Sap nella zona tra Saronno (Varese) e la Brianza monzese. Per quest’ultima area si registrano a Meda 40 sappisti attivi dai distaccamenti dell’Isotta Franchini, 12 dall’azienda F.A.C.E., oltre che 36 partigiani delle Sap a Cesano Maderno, 25 a Meda città, 5 a Paderno Dugnano, 150 nell’area compresa tra Bovisio, Varedo, Villaggio Snia, Seveso e Ceriano Laghetto <46.
A fine del 1944 le file delle Sap si ingrossano: si sono via via costituite nuove brigate che confluiranno nel Raggruppamento brigate Bassa Brianza. Tale raggruppamento, guidato dal comandante Eliseo Galliani e dal commissario politico Eugenio Mascetti, riunisce a sé la 119^ brigata Quintino Di Vona con distaccamenti a Nova Milanese, Muggiò, Lissone, Desio, Seregno, Carate Brianza, Paina, Arosio, Inverigo, Cinisello Balsamo, Cusano Milanino, Bresso e Cormano Brusuglio e la 185^ brigata Pietro Arienti con distaccamenti a Cesano Maderno, Bovisio, Seveso, Meda, Barlassina, Paderno Dugnano, Palazzolo, Senago e Limbiate. Rientrano nel raggruppamento anche i distaccamenti per la difesa interna delle industrie quali la Snia e Acna di Cesano Maderno, la Isotta Franchini di Meda e la Bianchi di Desio <47.
Contestualmente le Brigate Garibaldi sono riorganizzate anche nella parte orientale della Brianza, con il Raggruppamento brigate fiume Adda. Confluiscono in tale raggruppamento la 103^ brigata Vincenzo Gabellini con distaccamenti a Vimercate, Bernareggio, Cavenago, Mezzago e Trezzo d’Adda, la 104^ brigata Gianni Citterio e la 105^ brigata Luigi Brambilla con distaccamenti in Brianza a Caponago e Brugherio <48.
Le brigate garibaldine si sono quindi costituite anche in Brianza, sebbene, specie nei primi tempi, la struttura organizzativa sia ancora gracile e il numero dei partigiani limitato per un’area vasta come la Brianza, tanto che non di rado risultano difficili i collegamenti con le altre brigate e il comando. Nonostante le difficoltà, le Sap si rafforzano progressivamente cosicché anche la lotta contro i fascisti e i tedeschi ne trae beneficio in termini di aumento degli attacchi armati sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo <49.
Nel corso del 1944, e in particolare durante l’estate, sono creati i Cln nel territorio brianzolo. Se in un primo momento esisteva solo il Cln di Monza, nel corso dell’estate un po’ in tutti i paesi si formano i Cln. Così facendo la Resistenza prende piede nella maggior parte dei comuni della Brianza. L’operatività e, soprattutto, l’attitudine alla lotta partigiana, dei Cln è però disomogenea: vi sono, ad esempio, alcuni Cln locali del tutto passivi, improntati più a frenare la ribellione invece che ad alimentarla. Alcuni problemi, legati all’inesperienza dei partigiani, alla presenza massiccia di forze nemiche nella zona o alla difficoltà dei collegamenti, pur migliorando nel tempo, permangono fino alla Liberazione. Tuttavia, l’aspetto più significativo che si può desumere dalle biografie dei componenti dei Cln locali è l’inedita partecipazione alla vita politica e sociale degli appartenenti di tutte le classi sociali <50 <51.
[NOTE]
26 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 52.
27 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 53.
28 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
29 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
30 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
31 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
32 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 55.
33 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 27.
34 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 56.
35 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
36 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
37 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
38 Annali della Fondazione Lelio e Lisli Basso, L’archivio Basso e l’organizzazione del partito (1943-1945), vol. 8, 1985, 1986, pag. 400, “Ditte con più di 500 dipendenti”.
39 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
40 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
41 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
42 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 99.
43 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
44 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 30-31.
45 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 33.
46 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
47 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 137.
48 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 138.
49 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
50 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 106.
51 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 30.
Enrico Comini, La Corte di Assise Straordinaria di Monza. I processi per collaborazionismo a Monza (1945-1946), Tesi di laurea magistrale, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2022-2023#1943 #1944 #Arosio #Barlassina #Bovisio #Brianza #CarateBrianza #CesanoMaderno #CiniselloBalsamo #CLN #comunisti #CusanoMilanino #Desio #EnricoComini #fabbriche #fascisti #GAP #GNR #Inverigo #Lissone #marzo #Meda #Milano #Monza #Muggiò #NovaMilanese #operai #PadernoDugnano #Paina #Palazzolo #partigiani #SAP #scioperi #Seregno #Seveso #tedeschi
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C’era un numero di partigiani limitato per un’area vasta come la Brianza
Un ambiente privilegiato per la diffusione dell’antifascismo è, quanto meno a Monza e nella bassa Brianza, la grande fabbrica fordista. Monza si trova a ridosso delle grandi fabbriche di Sesto San Giovanni e di Milano (Breda, Falck, Innocenti, Magneti Marelli, Pirelli…). Tra le masse operaie delle grandi aziende milanesi “il partito comunista era penetrato in profondità, aveva fatto proselitismo e le teorie antifasciste associate a quelle di lotta di classe avevano preso piede. Queste idee venivano poi irradiate verso la provincia dagli operai brianzoli che vi lavoravano e dagli sfollati che dopo i tremendi bombardamenti dell’agosto 1943 su Milano si dirigevano sempre più numerosi verso la provincia” <26. La creazione di gruppi antifascisti che derivano dall’antifascismo delle fabbriche, dove erano già presenti cellule clandestine, si registrano ad Agrate Brianza, Cavenago Brianza, Lissone e Seregno <27. Nei paesi più lontani dal milanese e da Monza la struttura economica è caratterizzata da piccole aziende dove il PCI i partiti di sinistra non hanno ancora radicamento e, anche se la popolazione in larga parte è avversa al fascismo repubblicano e all’invasore tedesco, manca, specie nei primi mesi successivi all’armistizio, un’organizzazione antifascista strutturata, che tarderà a vedere la luce <28. Emerge quindi uno scenario duplice, cioè un contesto, quello della Bassa Brianza, influenzato dall’antifascismo diffuso tra il proletariato delle grandi fabbriche e il resto del circondario monzese, specie le aree più distanti da Milano, in cui, in particolare nei primi mesi della Resistenza, non è ancora presente un’organizzazione partigiana consolidata e l’elemento spontaneistico prevale.
In Brianza l’attività predominante consiste nell’assistenza logistica ai partigiani riparati sui monti e, specie nella prima fase resistenziale, non vi è una vera e propria lotta armata contro i nazifascisti <29.
I Gap (Gruppi d’azione patriottica), cioè i nuclei partigiani organizzati dal PCI per il combattimento in città, sono le uniche formazioni che nei primi mesi di occupazione tedesca svolgono attività di tipo terroristico per creare insicurezza tra i nazifascisti. In Brianza non sono presenti i Gap, ma si registrano alcune azioni armate di gappisti giunti da Milano <30. Il principale obiettivo dei Gap in territorio monzese è Luigi Gatti, squadrista di vecchia data, dirigente dell’UPI e maggiore della GNR presso la Villa Reale di Monza dove tortura gli oppositori arrestati. Il 20 ottobre 1943 due gappisti, operai milanesi, sparano al Gatti, che però risulta solo ferito. Subito dopo l’attentato la reazione fascista si concentra sui noti antifascisti locali, dieci dei quali vengono immediatamente arrestati e ne viene decretata la fucilazione per rappresaglia. Anche grazie al fatto che le ferite del Gatti non sono particolarmente gravi, hanno successo le pressioni del medico curante dottor Arrigoni e dell’Arciprete perché lo stesso Gatti si pronunci contro la rappresaglia: così avviene e la condanna a morte viene revocata <31.
I CLN
Un ruolo determinante nella guida della Resistenza italiana sono stati i Comitati di Liberazione Nazionale (Cln), cioè i comitati costituiti dai partiti antifascisti (DC, PCI, Pd’A, PLI, PSIUP). Già l’8 settembre il comitato romano assume tale nome. Il riferimento dei liberali nel comitato romano è “Alessandro Casati, appartenente ad un’antica famiglia nobiliare che risiedeva ad Arcore” <32, in Brianza. Il Cln di Milano si costituisce anch’esso nel corso del settembre 1943 e ha tra i suoi membri anche i monzesi Giovanbattista Stucchi (socialista) e Gianni Citterio (comunista). Nel gennaio 1944 il Cln di Milano è investito da quelli del settentrione del ruolo di organismo guida della ribellione nel nord-Italia. Il comitato romano, prevedendo una rapida liberazione della Capitale da parte degli Alleati, approva tale investitura: nasce così il Clnai (Comitato di liberazione nazionale alta Italia). A Monza, i rappresentanti del comitato sono coloro hanno fondato nel 1942 il già citato Fronte d’azione antifascista e, cioè, Fortunato Scali per i comunisti, Enrico Farè per i socialisti e Luigi Fossati per i democristiani <33. I primi Cln in territorio brianzolo scontano numerosi arresti e continue sostituzioni in quanto si trovano isolati tra di loro e le forze partigiane sono ancora scarse: occorrerà del tempo perché la struttura organizzativa del movimento partigiano si sviluppi nella Brianza monzese <34.
Un punto di svolta nella fase resistenziale sono stati i grandi scioperi operai del marzo 1944, che coinvolgono anche la Brianza. Il grande sciopero del marzo 1944, al contrario agli scioperi del 1943, non pone al centro le rivendicazioni economica, ma è, bensì, un’iniziativa politica del Partito comunista: l’obiettivo dello sciopero è quello di dare una prova di forza politica dell’opposizione al fascismo e all’occupazione tedesca <35.
“Il primo marzo scatta la contestazione in tutte le città del nord. Nel milanese, l’area di Sesto San Giovanni è determinante: la Breda, la Falck, la Magneti Marelli sono il fulcro dello sciopero e il punto di riferimento, naturalmente anche per la Brianza” <36. Lo sciopero riguarda anche il territorio brianzolo, soprattutto l’area di Monza, in cui si trovano importanti aziende industriali. Lo sciopero riguarda molte aziende monzesi, come la Hensemberger, la Singer, dove rientra rapidamente a causa della minaccia nazista, la Philips e la Sertum. Altre realtà industriali brianzole coinvolte sono la Bianchi di Desio e la Isotta Fraschini di Meda. Il secondo giorno di sciopero il Rapporto sullo sciopero generale del 1 marzo a Milano e provincia, redatto dal PCI, informa “che a Monza a causa della brutalità della reazione in alcuni stabilimenti il lavoro è stato ripreso” <37. Infatti, mentre a Milano e Sesto San Giovanni lo sciopero si protrae fino all’8 marzo, nel monzese lo sciopero non dura oltre i due giorni. Ad ogni modo la partecipazione allo sciopero non può dirsi negativa per una terra come la Brianza dove “gli scioperanti non potevano contare, al contrario di Sesto San Giovanni, sulla forza di enormi masse che lavorano nelle grandi fabbriche di città industriali; la repressione poteva avere buon gioco e gli agitatori potevano essere più facilmente individuati” <38. Agli scioperi seguono numerosi arresti e deportazioni nei lager tedeschi. Il PCI si rende conto che le squadre di difesa delle fabbriche, create su sua iniziativa a inizio 1944, non sono in grado di reggere l’onda d’urto della reazione nazifascista <39. Emerge quindi la necessità di un ripensamento organizzativo che porta alla nascita delle Sap.
Le SAP
Nell’estate del 1944 nascono le Sap (Squadre armate partigiane) per idea del comunista Italo Busetto <40. Le squadre delle Sap sono costituite nelle città da cinque uomini e, cioè, un caposquadra e quattro partigiani, mentre nei paesi il caposquadra, scelto nella figura più carismatica del gruppo, coordina tre gruppi composti da cinque uomini l’uno. Le squadre si raggruppano in distaccamenti idealmente di 45-50 uomini; cinque o sei distaccamenti costituiscono una brigata. Il partigiano delle Sap, al contrario dei Gappisti che vivono in clandestinità, se non è un renitente o un ricercato, vive nella legalità, svolgendo il proprio lavoro ed entrando in azione quando è chiamato a farlo <41.
Le Sap, pur essendo una formazione di emanazione del Partito Comunista, “assumono più un aspetto di milizia nazionale, contando nei propri ranghi elementi delle più disparate tendenze politiche” <42.
L’organizzazione delle Sap nella Brianza monzese si articola nell’estate del 1944 come segue <43 <44:
1° settore di Oggiono, poi rientrerà nella 104^ brigata Gianni Citterio. Comandante: Livio Cesana. Distaccamenti: Oggiono, Carate Brianza, Macherio, Biassono, Costamasnaga, Renate. Totale: 177 uomini.
2° settore di Monza, poi 150° brigata. Comandante: Moretto. Distaccamenti: Monza e Vedano al Lambro. Totale: 22 uomini.
3° settore di Vimercate. Comandante prima compagnia, che successivamente si dividerà tra 104° brigata Gianni Citterio e 103° brigata Sap Vincenzo Gabellini <45, Iginio Rota. Distaccamenti: Vimercate, Arcore, Bernareggio, Bellusco, Concorezzo, Cavenago. Totale: 140 uomini.
La seconda compagnia è dislocata a Trezzo d’Adda e dintorni. La terza compagnia (poi 105^ brigata Luigi Brambilla, è composta dai distaccamenti di Brugherio, Caponago, Agrate Brianza, Bussero, Cascine S. Ambrogio, Cernusco sul Naviglio, Carugate. Totale: 159 uomini.
Si costituisce anche una 3^ brigata Sap nella zona tra Saronno (Varese) e la Brianza monzese. Per quest’ultima area si registrano a Meda 40 sappisti attivi dai distaccamenti dell’Isotta Franchini, 12 dall’azienda F.A.C.E., oltre che 36 partigiani delle Sap a Cesano Maderno, 25 a Meda città, 5 a Paderno Dugnano, 150 nell’area compresa tra Bovisio, Varedo, Villaggio Snia, Seveso e Ceriano Laghetto <46.
A fine del 1944 le file delle Sap si ingrossano: si sono via via costituite nuove brigate che confluiranno nel Raggruppamento brigate Bassa Brianza. Tale raggruppamento, guidato dal comandante Eliseo Galliani e dal commissario politico Eugenio Mascetti, riunisce a sé la 119^ brigata Quintino Di Vona con distaccamenti a Nova Milanese, Muggiò, Lissone, Desio, Seregno, Carate Brianza, Paina, Arosio, Inverigo, Cinisello Balsamo, Cusano Milanino, Bresso e Cormano Brusuglio e la 185^ brigata Pietro Arienti con distaccamenti a Cesano Maderno, Bovisio, Seveso, Meda, Barlassina, Paderno Dugnano, Palazzolo, Senago e Limbiate. Rientrano nel raggruppamento anche i distaccamenti per la difesa interna delle industrie quali la Snia e Acna di Cesano Maderno, la Isotta Franchini di Meda e la Bianchi di Desio <47.
Contestualmente le Brigate Garibaldi sono riorganizzate anche nella parte orientale della Brianza, con il Raggruppamento brigate fiume Adda. Confluiscono in tale raggruppamento la 103^ brigata Vincenzo Gabellini con distaccamenti a Vimercate, Bernareggio, Cavenago, Mezzago e Trezzo d’Adda, la 104^ brigata Gianni Citterio e la 105^ brigata Luigi Brambilla con distaccamenti in Brianza a Caponago e Brugherio <48.
Le brigate garibaldine si sono quindi costituite anche in Brianza, sebbene, specie nei primi tempi, la struttura organizzativa sia ancora gracile e il numero dei partigiani limitato per un’area vasta come la Brianza, tanto che non di rado risultano difficili i collegamenti con le altre brigate e il comando. Nonostante le difficoltà, le Sap si rafforzano progressivamente cosicché anche la lotta contro i fascisti e i tedeschi ne trae beneficio in termini di aumento degli attacchi armati sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo <49.
Nel corso del 1944, e in particolare durante l’estate, sono creati i Cln nel territorio brianzolo. Se in un primo momento esisteva solo il Cln di Monza, nel corso dell’estate un po’ in tutti i paesi si formano i Cln. Così facendo la Resistenza prende piede nella maggior parte dei comuni della Brianza. L’operatività e, soprattutto, l’attitudine alla lotta partigiana, dei Cln è però disomogenea: vi sono, ad esempio, alcuni Cln locali del tutto passivi, improntati più a frenare la ribellione invece che ad alimentarla. Alcuni problemi, legati all’inesperienza dei partigiani, alla presenza massiccia di forze nemiche nella zona o alla difficoltà dei collegamenti, pur migliorando nel tempo, permangono fino alla Liberazione. Tuttavia, l’aspetto più significativo che si può desumere dalle biografie dei componenti dei Cln locali è l’inedita partecipazione alla vita politica e sociale degli appartenenti di tutte le classi sociali <50 <51.
[NOTE]
26 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 52.
27 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 53.
28 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
29 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
30 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
31 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 54.
32 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 55.
33 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 27.
34 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 56.
35 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
36 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
37 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 60.
38 Annali della Fondazione Lelio e Lisli Basso, L’archivio Basso e l’organizzazione del partito (1943-1945), vol. 8, 1985, 1986, pag. 400, “Ditte con più di 500 dipendenti”.
39 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
40 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
41 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 97.
42 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 99.
43 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
44 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 30-31.
45 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 33.
46 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
47 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 137.
48 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 138.
49 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 100.
50 P. Arienti, La Resistenza in Brianza 1943-1945, Bellavite, Missaglia (LC), 2006, pag. 106.
51 G. Bianchi, Dalla Resistenza. Uomini, eventi, idee della lotta di Liberazione in provincia di Milano, edizione della Provincia di Milano, Milano, 1975, pag. 30.
Enrico Comini, La Corte di Assise Straordinaria di Monza. I processi per collaborazionismo a Monza (1945-1946), Tesi di laurea magistrale, Università degli Studi di Padova, Anno Accademico 2022-2023#1943 #1944 #Arosio #Barlassina #Bovisio #Brianza #CarateBrianza #CesanoMaderno #CiniselloBalsamo #CLN #comunisti #CusanoMilanino #Desio #EnricoComini #fabbriche #fascisti #GAP #GNR #Inverigo #Lissone #marzo #Meda #Milano #Monza #Muggiò #NovaMilanese #operai #PadernoDugnano #Paina #Palazzolo #partigiani #SAP #scioperi #Seregno #Seveso #tedeschi
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🇨🇳 Lo spostamento della produzione iPhone di Apple sta creando città fantasma in Cina. 🌆 Chiusura fabbriche Foxconn impatta su economia e vita locale. #Apple #Fabbriche #Cina
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Il Re Scorpione dell’allevamento, aspirante miliardario dei nostri giorni
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L’approccio alla trasformazione zuccherina del dorato nettare di palma
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Avveniristico, argentato aliscafo, retaggio di una Russia che sognava il domani
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L’esperimento del distretto Pullman, un feudo medievale nella Chicago dell’Ottocento
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