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  1. Anche uomini di una missione Oss fucilati dai nazisti al Cibeno

    La famiglia di Emanuele Carioni, originaria di Misano di Gera d’Adda in provincia di Bergamo, proprio a due passi da Caravaggio, abitava al “grande” mulino. Il padre di Emanuele e prima di lui il nonno e lo zio lo gestivano e ne curavano l’attività. Emanuele era il primogenito; dopo di lui c’erano due sorelle, Ersilia e Anna Caterina.
    […] Frequenta il Corso Allievi Ufficiali di complemento d’Artiglieria a Nocera Inferiore e con i gradi di Tenente viene inviato al Colle di Tenda e successivamente in Albania. Il suo temperamento gioviale, cordiale, fraterno con i suoi soldati non è molto ben accettato dai superiori, motivo che lo induce a chiedere di frequentare il corso di paracadutista. Segue il corso a Tarquinia, lo supera e presso la base di Decimomannu in Sardegna ottiene il suo primo incarico, interrotto dalla notizia dell’armistizio dell’8 settembre, il giorno della scelta.
    […] Un sacerdote riesce a procurare un aereo ad Emanuele e ai suoi amici, col quale riescono ad atterrare in Sicilia: da qui, non senza difficoltà, raggiungono Brindisi e poi su, verso il Nord. Il 28 dicembre dello stesso anno aderisce all’organizzazione americana OSS (Office of Strategic Service): qui conosce un pari grado americano, Louis Biagioni, che gli si lega di fraterna amicizia, che proseguirà anche dopo la morte di Emanuele, attraverso lettere e testimonianze alla sua famiglia. Nella primavera del ’44 gli viene affidata la missione “Emanuele”: è paracadutato sulle montagne orobiche, sopra San Giovanni Bianco, con l’ordine di raggiungere la zona di Barzio per collaborare con i partigiani. È
    il prologo della tragedia che si sta per compiere. Il lancio va male, la radio è persa e gli uomini costretti a nascondersi. Sono in tre: Emanuele Carioni, Piero Briacca e l’italo americano Louis Biagioni. Due sorelle, Rina e Luciana Villa, li ospitano nella loro casa; escono solo per andare in montagna dai partigiani e per le riunioni a cui partecipano, fra gli altri, Antonio Colombo, Franco Minonzio e Luigi Frigerio, che condivideranno il destino di Emanuele, fucilati anch’essi il 12 luglio. Una sera, con altri partigiani, chiedono rifugio a casa Villa due russi che, con credenziali persuasive sulla loro identità, si spacciano per prigionieri di guerra evasi; solo in seguito si scoprirà essere spie delle SS. Una mattina uno dei due accompagna Emanuele a Milano per conferire con l’organizzazione, ma lo conduce nelle mani dei tedeschi, che lo arrestano e lo portano a San Vittore. A Lecco sono arrestati anche gli altri.
    Anna Maria Ori, Carla Bianchi Iacono, Metella Montanari, Uomini, nomi, memoria. Fossoli 12 luglio 1944, Edizioni APM, Carpi, 2004

    Sempre il 19 maggio 1944 <694 sarebbero stati presi anche Franco Minonzio e Luigi Frigerio. Minonzio, il giorno precedente, mentre era diretto all’Ospedale Militare di Lecco per visitare un conoscente, aveva incontrato per strada Sandro Turba, suo “vecchio amico”, il quale lo aveva pregato di aiutare lui, e di riflesso le Villa, ad accompagnare gli sbandati ospitati in casa loro “fino a Passata oppure a Vedezeta Morterone (Como) presso un certo Bellingardi” <695. Franco, per anni a capo delle guide alpinistiche della zona, aveva accondisceso ad offrire soccorso ma, giunto al fondo valle del monte Resegone, si era dovuto fermare perché “ammalato ad una gamba” <696. Aveva così chiesto al fratello Giuseppe, di ventitré anni, di procedere oltre ed era tornato a casa. Il giorno successivo, mentre si trovava sul posto di lavoro, “alle 18” <697 era stato catturato. Tra i capi d’accusa quello di un “movimento di somme constatate attraverso appunti e libretti” che egli, sotto interrogatorio, avrebbe giustificato come frutto dell’“amministrazione del Dopolavoro Antonio Badoni” <698 e come ricavato della vendita della sua quota di comproprietario della ditta Insubbia <699.
    Anche Antonio Fugazza era stato attirato nella rete. L’uomo, frequentando l’ufficio del genero Giovanni Zampieron, ubicato nella casa milanese della signora Maria Prestini, cugina delle Villa, aveva lì conosciuto i due paracadutisti Carioni e Biagioni. Alla richiesta di questi di un luogo sicuro dove occultare le armi, Fugazza aveva suggerito di sotterrarle nel giardino annesso alla sua casa di via Filippo Carcano (n.10). Presso tale abitazione, ai primi di maggio, si era così recato, come da accordi, Piero Briacca, il terzo membro della missione, per depositare nel terreno la valigia contenente “cinque rivoltelle con le munizioni per le stesse, due fucili vecchi smontati, senza munizioni e quattro
    baionette arrugginite” <700. Fugazza era stato poi scoperto a ospitare a casa sua una famiglia di ebrei. Sequestrati dagli agenti i documenti, anche gli armamenti erano stati rinvenuti nel giardino e l’uomo, di conseguenza, portato in carcere. Scriveva Luca Ostèria: “18 maggio 1944. Le SS di Bergamo (ten. Lang Fritz) procedettero a numerosi arresti nella zona di Lecco e di Milano, contro patrioti e persone appartenenti al Cln. Tale operazione fu aperta da due confidenti di nome Mirko e Boris. Tutto l’incartamento venne da me chiesto al capitano Saevecke. Fu possibile circoscrivere l’operazione evitando l’arresto di altre numerose persone tra le quali il noto Giulio Alonzi, Boeri Enzo e il col. Faila del centro mutilati di Milano. Delle 23 persone arrestate dalle SS di Bergamo ne vennero liberate 14″. <701.
    Immatricolati a San Vittore, gli amici Emanuele Carioni e Louis Biagioni erano stati assegnati a due celle di isolamento vicine, il primo alla n.88, il secondo alla n.95. Ciascuno cercava di scorgere dalle feritoie l’altro nel momento in cui veniva chiamato per gli interrogatori. Aperte un giorno le porte dei locali antistanti, Emanuele, visto Louis, gli aveva fatto scherzosamente il segno “che si andava a finire alla fucilazione” <702 e così i due amici si erano abbandonati a una lunga, liberatoria risata. Corrotta una guardia per mezzo di soldi, Carioni aveva poi trovato, nei successivi giorni, modo di ospitare, per qualche minuto, l’amico nella sua cella. Al momento dell’incontro Emanuele e Louis si erano abbracciati e avevano pianto “come bambini”, cercando, nel poco tempo a disposizione, di concordare una linea difensiva. Emanuele aveva messo Louis al corrente del fatto che, interrogato dal “dott. Ugo”, egli aveva ricevuto da questi rassicurazioni e lo stesso Louis, durante gli interrogatori, aveva avanzato con coraggio a Ostèria la richiesta di uscire dall’isolamento per essere messo in cella con l’amico, richiesta che dopo poco era stata soddisfatta: “Il tempo passava molto più presto per me e per lui. Io gli insegnavo canzoni americane e lui mi insegnava quelle italiane. Si trovava sempre qualche cosa da leggere e quando non si leggeva si raccontavano storie. Io gli parlavo della vita in America e lui dell’Italia. Gli chiedevo tante volte se sarebbe venuto in America e lui mi diceva che c’era troppo da fare in Italia. Tante volte mentre si mangiava a mezzogiorno si scoppiava a ridere e non [ci] si fermava fino a che le parti ci facevano male dal ridere. Emanuele l’avevano messo a lavorare come scopino e io a un altro mestiere che non ricordo. Ogni tanto il dott. Ugo ci chiamava dicendoci come andavano le cose e offrendoci sigarette. Un giorno mi chiamò e poi fece venire anche Emanuele quando gli dissi che non ci credevo a quel che mi aveva detto ci disse che per noi non c’era più molto pericolo e che non saremmo stati fucilati. Avevamo poca fiducia nelle sue parole quando ci fece sapere che faceva di tutto per farci restare in carcere e di non farci andare in un campo di concentramento. Sapevamo che in campo di concentramento saremmo stati i primi a essere fucilati per rappresaglia”. <703.
    Annibale Carioni, padre di Emanuele, si era recato di corsa a Milano in prigione per visitare il figlio e ci era riuscito “alcune volte” <704. “Stai tranquillo”, gli aveva detto Emanuele “con bontà e con convinzione”; “mamma non lasciarla venire, si spaventerebbe; ti prego di non tentare nulla: io sono calmo e non verrò mai meno al mio dovere” <705. Il ragazzo aveva manifestato solo il dispiacere per la presenza in quel luogo di tanti suoi compagni di sventura e il desiderio di poter riprendere, quanto prima, la lotta interrotta. A San Vittore era riuscito a mettersi in contatto anche con le sorelle Villa a cui avrebbe scritto una lettera, andata purtroppo perduta: “Seguo gli avvenimenti di fuori su una carta disegnata su un muro con un pezzo di legno; sono bene informato di tutto. Però il più delle volte penso. Mi preoccupo soprattutto che voi vi diate troppo pensiero e siate in ansia riguardo alla mia situazione presente. Sono sicuro che tutto finirà bene e presto. Sono convinto di aver agito per un ideale giusto, quale di combattere il male: per impedire che l’Italia fosse trascinata nel baratro della rovina completa da pochi disonesti. Questa mia fede vi sia di conforto <706. Anche Biagioni sarebbe riuscito a mandare alle sorelle Villa dalla cella un biglietto: “Passo il tempo pitturando la mia stanza da letto con qualcosa che portano al mattino e che chiamano caffè… Mi dovete scusare se io sono stato una delle cause perché vi trovate qui. Non mi scorderò mai del bene che avete fatto e del vostro sacrificio. Se il destino permetterà che ritorni in America, non mi stancherò di parlare di voi e di tanta altra buona gente che ho trovato in Italia”. <707. Emanuele sarebbe rimasto fedele al suo giuramento di non tradire mai sé stesso. Dopo aver subito torture, finito a Fossoli come Biagioni, sarebbe per sempre stato diviso dall’amico Louis. Quest’ultimo, liberato dopo una lunga esperienza di detenzione nei campi tedeschi, avrebbe fatto fortunosamente ritorno in America. A Emanuele, Antonio Colombo, Franco Minonzio, Luigi Frigerio, Lino Ciceri e Antonio Fugazza il ritorno sarebbe per sempre stato negato. Come Napoleone Tirale, Antonio Gambacorti Passerini, Giovanni Barbera, Arturo Martinelli, Galileo Vercesi, Brenno Cavallari, Luigi Ferrighi, Ubaldo Panceri, Jerzi Sas Kulczycki, Ernesto Celada, Armando Di Pietro, Renato Mancini, Carlo Bianchi, i sei partigiani del gruppo di Lecco, vicini alle sorelle Villa, sarebbero morti nella strage di Cibeno compiuta dai nazifascisti – poco dopo l’omicidio di Poldo Gasparotto – il 12 luglio 1944 a pochi chilometri dal campo di Fossoli.
    [NOTE]
    694 La data dell’arresto di Franco Minonzio è confermata anche da don Giovanni Ticozzi, suo amico. Si veda don G. Ticozzi, frammenti di vita, Ettore Bertolozzi, Lecco 1959, p. 44.
    695 Insmli, Verbale di interrogatorio di Franco Minonzio, fondo Osteria, b. 1, f. 2.
    696 ibidem.
    697 Insmli, Verbale di interrogatorio di Franco Minonzio, fondo Osteria, b. 1, f. 2.
    698 ibidem.
    699 ibidem.
    700 Insmli, Verbale di interrogatorio di Fugazza Antonio, fondo Osteria, b. 1, f. 2.
    701 Insmli, fondo Osteria, b. 1.
    02 Lettera di Louis Biagioni a Ersilia Carioni, 25 febbraio 1946. Archivio privato famiglia Carioni.
    703 ibidem.
    704 All’Eccel. Ministero della guerra, Misano d’Adda, 30-5-49, Archivio privato famiglia Carioni. Egli avrebbe subìto, a causa dell’operato del figlio, “una forma di persecuzione” da parte del podestà del suo paese.
    705 ibidem.
    706 S. Puccio, Una resistenza, cit., p. 81.
    707 ibidem.
    Francesca Baldini, “La va a pochi!” Resistenza e resistenti in Lombardia 1943-1944. La vita di Leopoldo Gasparotto e Antonio Manzi, Tesi di dottorato, La Sapienza – Università di Roma, Anno Accademico 2022-2023

    All’alba del 12 luglio 1944, 69 internati nel campo di concentramento per politici di Fossoli sono portati in tre gruppi al Poligono di tiro di Cibeno e lì 67 saranno fucilati mentre due riusciranno a fuggire. La barbara azione è fatta per rappresaglia verso l’uccisione a Genova di 7 militari tedeschi, così si dice nella sentenza letta poco prima dell’uccisione. Una motivazione che mostra però troppe incongruenze rispetto l’ usuale strategia messa in campo dai nazifascisti in circostanze simili: di tempo, perché l’attentato ai militari tedeschi avviene molti giorni prima; di luogo, perché gli episodi coinvolgono due comunità molto distanti tra loro; di scopo, perché si fa di tutto per occultare la strage, la violenza e i corpi dei giustiziati non sono esibiti, ma caparbiamente occultati.
    Marzia Luppi, Dieci anni dopo, Prefazione a Anna Maria Ori, Carla Bianchi Iacono, Metella Montanari, Op. cit.

    E proprio durante una permanenza negli Stati Uniti Gustavo Gnecchi andò a cercare e ritrovare, nell’immensa metropoli di New York, il parà italo americano Louis Biagioni, lanciato in missione segreta nel 1944 lungo la cresta montana tra il lecchese e le Orobie. Biagioni aveva trovato rifugio nella casa al Garabuso di Acquate delle quattro sorelle “garibaldine” Villa, Venne poi catturato dai tedeschi e finì in campo di prigionia, rientrando in USA a guerra finita. Biagioni non era più stato in Italia, pur mantenendo corrispondenza con le sorelle Villa che ricordava con grande riconoscenza come coraggiose protagoniste della lotta per la libertà […]
    A.B., Lecco: Gustavo Gnecchi incontrò a New York il parà Biagioni, “nascosto” dalle sorelle Villa, Leccoonline, 21 aprile 2017

    […] la fonte è Luca Osteria, alias «dottor Ugo Modesti», il personaggio cui si è già accennato e che, insieme a uno degli agenti ai suoi ordini, rientrerà indirettamente nella nostra storia per essere stato il più prezioso, e per diversi mesi produttivo, collaboratore italiano di Saevecke dal settembre 1943 al febbraio 1945. Ex marinaio, per diciassette anni al servizio dell’Ovra, Osteria rivela un vero talento per la provocazione riuscendo nel ventennio a mandare in galera parecchi antifascisti e, in tempo di guerra, a gabbare l’intelligence inglese facendole credere di essere entrata in contatto con un’organizzazione antifascista che in realtà, sotto la sua direzione, le passa solo informazioni inconsistenti e fa invece cadere in trappola diversi agenti britannici. Da qui il credito iniziale presso i tedeschi cosicché, quando il citato commissario Panoli lo segnala a Saevecke come l’esperto dell’Ovra che fa per lui, gli si spalancano le porte del Regina e da quel momento comincia una strettissima cooperazione. Nel corso del 1944 avrà un attacco di resipiscenza e inizierà il doppio gioco in favore della Resistenza, o più probabilmente di sé stesso, riuscendo a convincere della onestà dei suoi moventi anche Parri, ma non completamente i servizi inglesi né Leo Valiani né Enzo Boeri, responsabile della sezione controspionaggio del Comando generale Corpo volontari della Libertà. Personaggio sicuramente sfaccettato e difficile da decifrare, indubitabilmente scaltro e rotto ad ogni astuzia del bieco mestiere esercitato per anni, nel dopoguerra si darà arie da poliziotto infallibile attribuendosi anche il merito di aver salvato centinaia di resistenti, la maggior parte dei quali nomi che contano e di cui conserverà un meticoloso elenco. Nel febbraio 1945, quando sente il cerchio stringerglisi sempre più dappresso, si reca a Berna dal responsabile dei servizi britannici, McCaffery, ma, nonostante la sua offerta a collaborare, viene narcotizzato e trasportato nell’Italia meridionale dove rimane «in condizione di semiprigioniero» fino alla conclusione del conflitto. All’epoca dell’inchiesta dell’Aned vive a Genova, la sua città natale, ma, benché certamente depositario di molti retroscena, non gli verrà richiesta nessuna testimonianza: il passato di provocatore fascista e la tardiva e troppo sospetta conversione al fronte antifascista fanno di lui un elemento del quale diffidare, in più corre voce sia anche in contatto con l’Oas, l’organizzazione terrorista dell’estrema destra francese che si è opposta con ogni mezzo all’indipendenza algerina.
    Luigi Borgomaneri, Hitler a Milano. I crimini di Theodor Saevecke capo della Gestapo, DATANEWS Editrice, 1998

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  2. <
    sua vendetta, ovvero la vendetta di un popolo nei confronti dei soprusi indicibili della guerra: in questo nuovo capitolo, invece dei #nazisti, #sisu combatte contro l'armata rossa

    Ci sono scene rocambolesche e violente che si susseguono una dietro l'altra, quasi senza dialogo, e un gore estremizzato ancora più del primo film, con ottima CGI e messa in scena sempre ottimamente realizzata (dove a volte si va anche molto oltre le leggi della fisica per scopi prettamente parodistici),
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  3. Una attenta analisi rivela come l’industria italiana abbia giovato molto allo sforzo economico tedesco

    Con l’occupazione del nord Italia i tedeschi entravano in possesso di una vasta quantità di impianti industriali. L’aggiunta non è da considerarsi di poco conto: nel 1939 la percentuale tedesca sul prodotto industriale mondiale era del 10.7% e quella italiana del 2.7%. Nonostante il totale alleato contasse nel 1943 il 70% del prodotto industriale mondiale l’aumento di circa un quarto della capacità produttiva era un fattore non trascurabile. (Harrison 10-11)
    L’8 settembre è la data anche di un altro importante avvenimento. Albert Speer riesce finalmente a prevalere sul piano politico e ad accentrare tutta la produzione bellica tedesca nelle mani del suo ministero, sarà dunque lui ad occuparsi in prima persona della riorganizzazione economica italiana. La decisione di Speer fu quella di incorporare la rete di produzione italiana in quella del Grossraum. Kesselring si oppose ritenendo che le industrie italiane avrebbero dovuto rifornire esclusivamente il teatro italiano, ma i numeri sulla carta apparivano troppo abbondanti in quanto non tenevano conto della reale capacità di un apparato male organizzato, di una rete ferroviaria seriamente danneggiata e la mancanza di materiali. Le ferrovie in particolare erano particolarmente vulnerabili essendo i collegamenti sostenuti da numerosi ponti, gallerie e una rete non particolarmente fitta che si concentrava in località come Bologna e Torino.
    Gli alleati tuttavia non si resero conto di questa intrinseca debolezza e proseguirono fino al 1944 inoltrato con attacchi sporadici al sistema logistico italiano.
    I tedeschi scoprirono con loro grande sconcerto che i dati industriali erano stati manipolati da grandi firme come la FIAT per permettere la costituzione di stock di materiali. Leyers suppone che gli imprenditori vedendo il rapido decorso della guerra fossero intenzionati a riprendere il più presto possibile le loro attività una volta arrivata la pace.
    I tedeschi cominciarono le requisizioni che dal 15 settembre fino al 31 ottobre fruttarono loro 4.800 macchine da officina, 70.000 tonnellate di materiali grezzi o semilavorati e 100.000 pneumatici che andarono ad alleviare la grave scarsità di gomma nel Reich.
    Lo sfruttamento riguardò anche la manodopera. A Norimberga Speer testimoniò di aver impiegato dai 400.000 ai 600.000 soldati italiani prigionieri trattati a condizioni paragonabili a quelle degli ostarbeiter russi. La mortalità nei campi sarà molto alta, circa 40.000 saranno i lavoratori che non ce la faranno. L’importanza di questa manodopera è testimoniata dalle impressionanti cifre riguardo l’economia tedesca. Ulrich Herbert le cui cifre saranno poi riprese da Tooze, Overy, Harrison e Zamagni contava che il 46% dell’agricoltura e circa un terzo dei comparti metallurgici, chimici e edili fossero stranieri ai lavori forzati.
    In Italia la produzione continuava nelle principali firme anche se a ritmo ridotto a causa dei numerosi sequestri e dell’imposizione sugli operai di misure restrittive alquanto gravose, soprattutto per ciò che riguardava l’alimentazione.
    Nel dicembre 1943 scoppiarono scioperi a catena in tutte le città del nord a partire dallo stabilimento di Mirafiori a Torino. Circa 50.000 tra uomini e donne disertarono il lavoro. I lavoratori protestavano contro i bassi salari e la minaccia della fame. Le razioni in effetti erano tra le più basse in Europa. Per il pane ai tedeschi spettavano 286g al giorno, ai francesi 275, ai norvegesi 260, ai belgi 224, ai croati 214 e agli italiani 150. Per la carne era anche peggio in quanto le requisizioni erano andate avanti fino a quel momento riducendo le razioni ad un terzo di quelle tedesche e croate per un totale di 100g al giorno. Per i grassi la riduzione era stata più marcata a causa dell’invasione del sud Italia e la diminuzione di produzione di olio di oliva nell’ordine dell’80%.
    La reazione delle forze di sicurezza tedesche fu di totale repressione. Ribbentrop autorizzò la deportazione di tutti gli scioperanti e l’esecuzione dei loro leader come riconosciuti comunisti. La dura reazione aumentò di molto le file della Resistenza: per sfuggire alla deportazione in molti si dettero alla macchia.
    Il CLN organizzò un nuovo sciopero per il febbraio 1944 che tuttavia ebbe solo parziale successo in quanto le durissime misure repressive avevano instillato il terrore in molti operai che si recarono comunque al lavoro. La reazione contro questo nuovo sciopero fu più accomodante in quanto la deportazione di così tanti lavoratori specializzati avrebbe solamente ingrossato le file partigiane e arrestato per lunghissimi periodi la produzione in molti stabilimenti.
    In aprile le razioni alimentari vennero nuovamente tagliate. Le manifestazioni e le resistenze aumentarono facendo declinare la produttività totale.
    Nonostante il declino produttivo lo sfruttamento tedesco rese molto bene, dall’occupazione fino al luglio 44 senza contare le requisizioni, il totale di merci prodotte è stato stimato in 1.989.100.000 marchi. Di queste solamente il 55% riguarderà articoli direttamente collegati con lo forzo bellico lasciando il 45% a beni di consumo.
    Una attenta analisi rivela come l’industria italiana abbia giovato molto allo sforzo economico tedesco. Nonostante gli scioperi, la scarsità di materiali e gli attacchi dei partigiani, il prodotto industriale destinato alla Germania era di molto superiore a quello che le truppe nel sud richiedevano per mantenere il fronte.
    Il successo dello sfruttamento tuttavia dipendeva molto dai collegamenti ferroviari in rapido deterioramento ovunque nel Reich. Dopo la primavera del 1944 la generale scarsità di carbone e la massima priorità data ai convogli militari sul poco materiale rotabile rimasto in Italia paralizzò l’attività economica causando una rapida diminuzione della produttività che perdurò fino alla liberazione.(Boelke 676)
    Simone Giannotti, L’economia di guerra dell’Asse in Europa, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, 2013

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  4. Circa alcuni agenti nazisti reclutati dai servizi segreti americani

    Il segretario di Stato dette il suo assenso e nel mese di maggio [1947] le autorità militari decisero di trasferire Dollmann nella zona di occupazione statunitense nella Germania dell’Ovest, considerando che lì avrebbe potuto svolgere compiti di maggiore utilità rispetto a quanto avrebbe potuto fare se fosse espatriato in America Latina, come ipotizzato inizialmente da Angleton <362. Il 22 ottobre da Washington il direttore dell’Office of Special Operations, l’agenzia coordinata con il CIG che si occupava delle operazioni clandestine all’estero, ordinò che Dollmann rimanesse in Germania e che per nessun motivo fosse permesso agli italiani di ottenerne la custodia: “Dollmann e Wenner non devono essere consegnati all’Italia né ora né nel prevedibile futuro. Se vanno in Italia saranno arrestati, interrogati, esposti, e facilmente accusati di essere criminali di guerra. Non si ritiene che possano avere alcuna possibile copertura adeguata considerando i rischi e ciò che sta dietro a questo caso. (…) Preferisco altamente che rimangano nell’AmZone in Germania” <363. Per circa un anno l’ex-gerarca nazista rimase quindi nella sua terra d’origine, un periodo durante il quale iniziò un rapporto di attiva collaborazione per l’intelligence americana: la sezione del CIC di Monaco gli affidò l’incarico di redigere rapporti settimanali. Nel 1948 i vertici della sezione OSO, l’Office of Special Operations, valutarono che era pronto per iniziare la sua attività di collaborazione per lo spionaggio in Italia e lo inviarono presso la sede del CIC di Milano <364.
    La linea di azione messa in campo nell’immediato dopoguerra da Angleton e dai vertici dell’intelligence statunitense, tesa ad aggirare ogni tipo di legalità e di sovranità nazionale dei paesi allo scopo di salvare – e poi utilizzare – grossi personaggi nazisti e repubblichini, mostra come le dinamiche della guerra fredda abbiano investito pesantemente fin dall’inizio la ricostituzione post-bellica del paese. Il quadro complessivo che emerge, in cui si inseriscono queste vicende, è quello in cui nella sfera dei servizi segreti l’obiettivo del contenimento del comunismo, e quindi la salvaguardia degli interessi geopolitici statunitensi, si legava alla convinzione che l’importanza dei fini potesse giustificare l’adozione di qualsiasi mezzo <365.
    […] La stessa logica utilizzata da Angleton in Italia per Borghese e Dollmann, si ritrova del resto in un’operazione dello stesso tipo che fu messa a punto in Germania, dove il generale Reinhard Gehlen, capo del Fremde Heeren Ost, la sezione del servizio segreto militare nazista che si occupava del fronte orientale, venne immediatamente assunto nelle fila dell’intelligence americana, pochi giorni dopo la resa incondizionata dichiarata dalla Germania. Nei primi mesi del 2002 il governo americano ha declassificato i documenti relativi al reclutamento di Gehlen insieme alla sua rete di agenti nazisti da parte dei servizi segreti americani, acquisiti dal National Archives and Records Administration l’8 maggio 2002 <366. In questi rapporti ufficiali si legge che nel giugno del ’45, dopo il collasso della Germania nazista, Gehlen fu ingaggiato dall’U.S. Army per continuare il suo lavoro di intelligence, ma questa volta per l’America. A tal fine Gehlen nelle settimane successive fece assumere moltissimi membri delle Ss, ricostituendo così il suo intero gruppo di lavoro originario con il quale aveva operato per il Führer. Uno dei direttori della sezione dell’intelligence Usa in Germania, Crosby Lewis, nel settembre del ’46 tira le fila dell’operazione “Keystone” in un lungo documento top secret. Dal suo racconto dettagliato apprendiamo informazioni fondamentali e sconcertanti relative all’evoluzione di tutta l’operazione che riguardava Gehlen e la sua rete. Il generale Gehlen “era negli Stati Uniti”, scrive Crosby Lewis, fin dalle prime settimane dopo la fine del conflitto, “essendo stato portato lì dal G-2, War Department, (…) insieme a personale della Fremde Heere Ost” <367. Gehlen era rimasto per molto tempo con i suoi collaboratori negli Stati Uniti, fino alla primavera-estate del ’46. Lewis rivela anche come riguardo agli elementi dell’organizzazione di spionaggio nazista non fosse mai stato redatto alcun rapporto di interrogatorio, poiché “tutto questo personale della Fremde Heere Ost, che era stato catturato dagli americani, non è mai stato interrogato” <368. Nonostante si trattasse dei vertici dello spionaggio nazista, dunque, la decisione di assumerli in blocco nell’intelligence Usa aveva fatto sì che addirittura non gli fosse stata posta alcuna domanda relativa alle loro conoscenze o alle operazioni che avevano portato avanti, procedura senza dubbio anomala. Lewis venne in seguito in contatto con uno dei dirigenti della Fremde Heeren Ost, di nome Oberst Baun, per accordarsi in merito alla costruzione di una sezione di intelligence Usa in Germania che avrebbe dovuto essere gestita direttamente dal comandante nazista, con tutti i suoi ex-collaboratori, il cui “obiettivo finale” doveva essere “l’Unione Sovietica” <369. A questo proposito Lewis racconta un dettaglio che lo aveva colpito: “Quando arrivai a Oberursel – la sede dell’SSU – scoprii che Baun non era trattato come un prigioniero normale, ma più come un ‘ospite’, e che non era suscettibile di interrogatorio”. L’operazione di assunzione di Gehlen e di tutta la sua rete di agenti nei ranghi dell’Oss, come emerge dai documenti, fu considerata un grande successo dagli agenti americani: “Alla metà di luglio 1945, eravamo riusciti a ricostituire lo staff e le persone chiave della rete del generale Gehlen, con tutti i suoi importanti documenti, ed eravamo molto coscienti della miniera d’oro che avevamo trovato. <370 Uno dei fattori che resero Gehlen e i nazisti della sua rete molto importanti per gli interessi strategici americani fu la loro esperienza e le loro conoscenze di intelligence maturate nella guerra contro l’Urss: tutto il lavoro di raccolta di informazioni e di penetrazione nel territorio, insieme alla conoscenza dei servizi segreti sovietici, e tutta la documentazione da loro raccolta, si rivelavano ora preziosi per gli Stati Uniti. Il generale Gehlen, dopo essere stato per quattro anni alle dipendenze dell’esercito statunitense, nel 1949 passò direttamente sotto il controllo della Cia, la quale aveva deciso di subentrare come “Gehlen’s main patron” <371.
    Anche il maggiore delle Ss Karl Hass, condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine per aver partecipato attivamente al massacro, fu reclutato dagli agenti statunitensi immediatamente dopo la fine del conflitto. Nei giorni della Liberazione era stato arrestato dagli Alleati e tenuto sotto custodia americana: poco tempo dopo però anche a lui fu proposta la collaborazione, da un ufficiale del servizio di controspionaggio statunitense <372. Egli stesso – come è emerso dai lavori della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti – interrogato nel luglio del 1996 dai carabinieri del Ros ha confermato tale ricostruzione, affermando anche che in seguito alla collaborazione i servizi di informazione statunitensi gli consentirono, come era avvenuto per Dollmann, di cambiare identità, e di vivere poi indisturbato in Italia, evitando in questo modo che fosse catturato dalle forze dell’ordine che lo ricercavano <373.
    [NOTE]
    362 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma per il segretario di Stato datato 8 maggio 1947.
    363 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma segreto del direttore della sezione Special Operation del CIG, datato 22 ottobre 1947, per il capo della stazione dell’intelligence in Germania Heidelberg.
    364 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma per il capo della stazione CIG in Germania datato 6 maggio 1949: “Il soggetto – si legge nel telegramma – è stato fatto entrare di nascosto in Italia da Innsbruck passando per il passo del Brennero all’inizio del 1948, tramite un trasporto speciale effettuato in accordo con il soggetto dal maggiore Bell, USFA Liaison Officer ad Innsbruck”.
    365 Sottolineano a questo proposito gli autori del volume U.S. Intelligence and the Nazis: “L’utilizzo da parte americana dei criminali di guerra fu un errore grossolano sotto diversi aspetti. (…) Non c’era alcuna ragione irresistibile per iniziare il periodo del dopoguerra con l’assistenza di alcuni di coloro che erano associati ai peggiori crimini della guerra. La mancanza di sufficiente attenzione per la storia – e ad un livello personale, al carattere e alla moralità – stabilirono un cattivo precedente, specialmente per le nuove agenzie di intelligence. Ciò inoltre portò all’interno delle organizzazioni di intelligence uomini e donne incapaci a priori di distinguere tra le loro convinzioni politiche/ideologiche e la realtà. Come risultato, essi non riuscirono e non poterono produrre buona intelligence. Alla fine, poiché le loro nuove «convinzioni democratiche» erano quantomeno incerte ed il loro passato poteva essere utilizzato contro di loro, alcuni di essi avrebbero potuto essere ricattati dalle agenzie di intelligence comuniste. E dunque rappresentarono un potenziale problema per la sicurezza”. R. Breitman e N. J. Goda, U.S. Intelligence
    and the Nazis, cit., p. 7.
    366 Il gruppo di documenti declassificati della CIA relativi all’ingaggio di Gehlen si chiama Nazi War Crimes Disclosure Act. Alcuni di questi documenti sono stati pubblicati sul sito ufficiale dello U.S. National Archives and Records Administration
    367 NARA, RG 226, Entry 210, Box 349, Folder 1. Il documento, intitolato proprio Keystone Operation e datato 22 settembre 1946, fa parte di un’altra serie di documenti Cia, declassificati successivamente alla serie Nazi War Crimes Disclosure Act, su particolare richiesta dell’archivio nazionale: le entries 210-220.
    368 Ibidem, c. 1.
    369 Ibidem.
    370 Documento intitolato Report of Initial Contacts with General Gehlen’s Organization, compilato dall’agente John R. Boker e datato 1 maggio 1952. Il documento fa parte del report Forging an Intelligence Partnership: CIA and the Origins of the BND, 1945-1949. A Documentary History, stilato dal CIA History Staff, Center for the Study of Intelligence, European Division, Directorate of Operations nel 1999, declassificato nel 2002. Opening of CIA Records under Nazi War Crimes Disclosure Act, U.S. National Archives and Records Administration, pubblicato a cura del National Security Archive della George Washington University, alla pagina http://www.gwu.edu/~nsarchiv. Questo documento fa parte della serie Nazi War Crimes Disclosure Act.
    371 Ibidem. Contemporaneamente all’inserimento di Gehlen nelle fila dell’intelligence statunitense, venivano arruolati dall’Oss anche cinque stretti collaboratori di Adolf Eichmann, l’uomo che aveva concepito e portato avanti la politica di sterminio degli ebrei; Otto von Bolschwing, ufficiale della Gestapo che aveva pianificato in Austria l’espropriazione dei beni degli ebrei, fu aiutato a nascondersi dalla polizia austriaca, per poi farlo entrare negli States nel 1953, dove lo assunsero con contratto regolare; Theodor Saeveche, che aveva ricoperto la carica di alto ufficiale delle Ss a Milano durante la Repubblica di Salò, occupandosi tra le altre cose dell’annientamento dei partigiani, fu reclutato con il compito di effettuare attività di spionaggio nella Germania Ovest. Il caso del capitano Saeveche in particolare, è stato attentamente analizzato dalla Commissione parlamentare d’Inchiesta sulle cause dell’occultamento dei crimini nazifascisti, che ha riscontrato come fosse stato assunto nei ranghi dell’intelligence Usa nonostante ai suoi stessi reclutatori fosse “noto che egli era ancora convinto della bontà dei principi del nazional-socialismo” (Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., p. 217). Nel corso degli interrogatori condotti dalle autorità alleate nelle settimane successive alla fine del conflitto Saeveche aveva confessato ad esempio la responsabilità nell’eccidio di partigiani di piazzale Loreto, e la responsabilità della fucilazione di massa di civili scelti a caso, in risposta all’uccisione di un tedesco avvenuta pochi giorni prima, effettuata a Corbetta nell’estate del ’44. In seguito all’avvenuto reclutamento, l’intelligence di fatto aveva impedito al tribunale italiano di giudicarlo per questi crimini. Cfr. Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., pp. 217-218.
    372 Cfr. i lavori della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., pp. 206-211.
    Siria Guerrieri, Obiettivo Mediterraneo. La politica americana in Europa Meridionale e le origini della guerra fredda. 1944-1946, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Anno accademico 2009-2010

    Ulteriori informazioni sembrano confermare un collegamento più che occasionale tra golpisti e istituzioni statunitensi. Per indicazioni dello stesso Borghese, egli avrebbe costituito il Fn su espressa indicazione di James Jesus Angleton, dirigente della Cia, da cui era stato incoraggiato a imprimere una svolta nella politica italiana che bloccasse la penetrazione comunista <891. Infine, Adriano Monti, implicato nel golpe e successivamente assolto, ha dichiarato di aver fatto parte della rete Gehlen, con il nome in codice Siegfried, nella quale servizi americani ed ex nazisti avrebbero seguito passo dopo passo i preparativi del golpe.
    891 A. Giannuli, Il noto servizio, cit. p. 146.
    Letizia Marini, Resistenza antisovietica e guerra al comunismo in Italia. Il ruolo degli Stati Uniti. 1949-1974, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Macerata, 2020

    E molti degli agenti nazisti che avevano operato in Italia furono poi riciclati dai servizi statunitensi nella costituzione di un servizio attivo in funzione anticomunista, la Rete Gehlen, che prese il nome dall’ex capo del controspionaggio nazista nell’Est Europa, il generale Reinhard Gehlen, arruolato proprio da Dulles.
    Claudia Cernigoi, Alla ricerca di Nemo. Una spy- story non solo italiana su La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo, supplemento al n. 303, Trieste, 2013

    #1947 #agenti #America #anticomunismo #ClaudiaCernigoi #criminali #Dollmann #Germania #guerra #JamesJesusAngleton #KarlHass #LetiziaMarini #nazisti #OSS #Ovest #ReinhardGehlen #segreti #servizi #SiriaGuerrieri #spionaggio

  5. Circa alcuni agenti nazisti reclutati dai servizi segreti americani

    Il segretario di Stato dette il suo assenso e nel mese di maggio [1947] le autorità militari decisero di trasferire Dollmann nella zona di occupazione statunitense nella Germania dell’Ovest, considerando che lì avrebbe potuto svolgere compiti di maggiore utilità rispetto a quanto avrebbe potuto fare se fosse espatriato in America Latina, come ipotizzato inizialmente da Angleton <362. Il 22 ottobre da Washington il direttore dell’Office of Special Operations, l’agenzia coordinata con il CIG che si occupava delle operazioni clandestine all’estero, ordinò che Dollmann rimanesse in Germania e che per nessun motivo fosse permesso agli italiani di ottenerne la custodia: “Dollmann e Wenner non devono essere consegnati all’Italia né ora né nel prevedibile futuro. Se vanno in Italia saranno arrestati, interrogati, esposti, e facilmente accusati di essere criminali di guerra. Non si ritiene che possano avere alcuna possibile copertura adeguata considerando i rischi e ciò che sta dietro a questo caso. (…) Preferisco altamente che rimangano nell’AmZone in Germania” <363. Per circa un anno l’ex-gerarca nazista rimase quindi nella sua terra d’origine, un periodo durante il quale iniziò un rapporto di attiva collaborazione per l’intelligence americana: la sezione del CIC di Monaco gli affidò l’incarico di redigere rapporti settimanali. Nel 1948 i vertici della sezione OSO, l’Office of Special Operations, valutarono che era pronto per iniziare la sua attività di collaborazione per lo spionaggio in Italia e lo inviarono presso la sede del CIC di Milano <364.
    La linea di azione messa in campo nell’immediato dopoguerra da Angleton e dai vertici dell’intelligence statunitense, tesa ad aggirare ogni tipo di legalità e di sovranità nazionale dei paesi allo scopo di salvare – e poi utilizzare – grossi personaggi nazisti e repubblichini, mostra come le dinamiche della guerra fredda abbiano investito pesantemente fin dall’inizio la ricostituzione post-bellica del paese. Il quadro complessivo che emerge, in cui si inseriscono queste vicende, è quello in cui nella sfera dei servizi segreti l’obiettivo del contenimento del comunismo, e quindi la salvaguardia degli interessi geopolitici statunitensi, si legava alla convinzione che l’importanza dei fini potesse giustificare l’adozione di qualsiasi mezzo <365.
    […] La stessa logica utilizzata da Angleton in Italia per Borghese e Dollmann, si ritrova del resto in un’operazione dello stesso tipo che fu messa a punto in Germania, dove il generale Reinhard Gehlen, capo del Fremde Heeren Ost, la sezione del servizio segreto militare nazista che si occupava del fronte orientale, venne immediatamente assunto nelle fila dell’intelligence americana, pochi giorni dopo la resa incondizionata dichiarata dalla Germania. Nei primi mesi del 2002 il governo americano ha declassificato i documenti relativi al reclutamento di Gehlen insieme alla sua rete di agenti nazisti da parte dei servizi segreti americani, acquisiti dal National Archives and Records Administration l’8 maggio 2002 <366. In questi rapporti ufficiali si legge che nel giugno del ’45, dopo il collasso della Germania nazista, Gehlen fu ingaggiato dall’U.S. Army per continuare il suo lavoro di intelligence, ma questa volta per l’America. A tal fine Gehlen nelle settimane successive fece assumere moltissimi membri delle Ss, ricostituendo così il suo intero gruppo di lavoro originario con il quale aveva operato per il Führer. Uno dei direttori della sezione dell’intelligence Usa in Germania, Crosby Lewis, nel settembre del ’46 tira le fila dell’operazione “Keystone” in un lungo documento top secret. Dal suo racconto dettagliato apprendiamo informazioni fondamentali e sconcertanti relative all’evoluzione di tutta l’operazione che riguardava Gehlen e la sua rete. Il generale Gehlen “era negli Stati Uniti”, scrive Crosby Lewis, fin dalle prime settimane dopo la fine del conflitto, “essendo stato portato lì dal G-2, War Department, (…) insieme a personale della Fremde Heere Ost” <367. Gehlen era rimasto per molto tempo con i suoi collaboratori negli Stati Uniti, fino alla primavera-estate del ’46. Lewis rivela anche come riguardo agli elementi dell’organizzazione di spionaggio nazista non fosse mai stato redatto alcun rapporto di interrogatorio, poiché “tutto questo personale della Fremde Heere Ost, che era stato catturato dagli americani, non è mai stato interrogato” <368. Nonostante si trattasse dei vertici dello spionaggio nazista, dunque, la decisione di assumerli in blocco nell’intelligence Usa aveva fatto sì che addirittura non gli fosse stata posta alcuna domanda relativa alle loro conoscenze o alle operazioni che avevano portato avanti, procedura senza dubbio anomala. Lewis venne in seguito in contatto con uno dei dirigenti della Fremde Heeren Ost, di nome Oberst Baun, per accordarsi in merito alla costruzione di una sezione di intelligence Usa in Germania che avrebbe dovuto essere gestita direttamente dal comandante nazista, con tutti i suoi ex-collaboratori, il cui “obiettivo finale” doveva essere “l’Unione Sovietica” <369. A questo proposito Lewis racconta un dettaglio che lo aveva colpito: “Quando arrivai a Oberursel – la sede dell’SSU – scoprii che Baun non era trattato come un prigioniero normale, ma più come un ‘ospite’, e che non era suscettibile di interrogatorio”. L’operazione di assunzione di Gehlen e di tutta la sua rete di agenti nei ranghi dell’Oss, come emerge dai documenti, fu considerata un grande successo dagli agenti americani: “Alla metà di luglio 1945, eravamo riusciti a ricostituire lo staff e le persone chiave della rete del generale Gehlen, con tutti i suoi importanti documenti, ed eravamo molto coscienti della miniera d’oro che avevamo trovato. <370 Uno dei fattori che resero Gehlen e i nazisti della sua rete molto importanti per gli interessi strategici americani fu la loro esperienza e le loro conoscenze di intelligence maturate nella guerra contro l’Urss: tutto il lavoro di raccolta di informazioni e di penetrazione nel territorio, insieme alla conoscenza dei servizi segreti sovietici, e tutta la documentazione da loro raccolta, si rivelavano ora preziosi per gli Stati Uniti. Il generale Gehlen, dopo essere stato per quattro anni alle dipendenze dell’esercito statunitense, nel 1949 passò direttamente sotto il controllo della Cia, la quale aveva deciso di subentrare come “Gehlen’s main patron” <371.
    Anche il maggiore delle Ss Karl Hass, condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine per aver partecipato attivamente al massacro, fu reclutato dagli agenti statunitensi immediatamente dopo la fine del conflitto. Nei giorni della Liberazione era stato arrestato dagli Alleati e tenuto sotto custodia americana: poco tempo dopo però anche a lui fu proposta la collaborazione, da un ufficiale del servizio di controspionaggio statunitense <372. Egli stesso – come è emerso dai lavori della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti – interrogato nel luglio del 1996 dai carabinieri del Ros ha confermato tale ricostruzione, affermando anche che in seguito alla collaborazione i servizi di informazione statunitensi gli consentirono, come era avvenuto per Dollmann, di cambiare identità, e di vivere poi indisturbato in Italia, evitando in questo modo che fosse catturato dalle forze dell’ordine che lo ricercavano <373.
    [NOTE]
    362 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma per il segretario di Stato datato 8 maggio 1947.
    363 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma segreto del direttore della sezione Special Operation del CIG, datato 22 ottobre 1947, per il capo della stazione dell’intelligence in Germania Heidelberg.
    364 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma per il capo della stazione CIG in Germania datato 6 maggio 1949: “Il soggetto – si legge nel telegramma – è stato fatto entrare di nascosto in Italia da Innsbruck passando per il passo del Brennero all’inizio del 1948, tramite un trasporto speciale effettuato in accordo con il soggetto dal maggiore Bell, USFA Liaison Officer ad Innsbruck”.
    365 Sottolineano a questo proposito gli autori del volume U.S. Intelligence and the Nazis: “L’utilizzo da parte americana dei criminali di guerra fu un errore grossolano sotto diversi aspetti. (…) Non c’era alcuna ragione irresistibile per iniziare il periodo del dopoguerra con l’assistenza di alcuni di coloro che erano associati ai peggiori crimini della guerra. La mancanza di sufficiente attenzione per la storia – e ad un livello personale, al carattere e alla moralità – stabilirono un cattivo precedente, specialmente per le nuove agenzie di intelligence. Ciò inoltre portò all’interno delle organizzazioni di intelligence uomini e donne incapaci a priori di distinguere tra le loro convinzioni politiche/ideologiche e la realtà. Come risultato, essi non riuscirono e non poterono produrre buona intelligence. Alla fine, poiché le loro nuove «convinzioni democratiche» erano quantomeno incerte ed il loro passato poteva essere utilizzato contro di loro, alcuni di essi avrebbero potuto essere ricattati dalle agenzie di intelligence comuniste. E dunque rappresentarono un potenziale problema per la sicurezza”. R. Breitman e N. J. Goda, U.S. Intelligence
    and the Nazis, cit., p. 7.
    366 Il gruppo di documenti declassificati della CIA relativi all’ingaggio di Gehlen si chiama Nazi War Crimes Disclosure Act. Alcuni di questi documenti sono stati pubblicati sul sito ufficiale dello U.S. National Archives and Records Administration
    367 NARA, RG 226, Entry 210, Box 349, Folder 1. Il documento, intitolato proprio Keystone Operation e datato 22 settembre 1946, fa parte di un’altra serie di documenti Cia, declassificati successivamente alla serie Nazi War Crimes Disclosure Act, su particolare richiesta dell’archivio nazionale: le entries 210-220.
    368 Ibidem, c. 1.
    369 Ibidem.
    370 Documento intitolato Report of Initial Contacts with General Gehlen’s Organization, compilato dall’agente John R. Boker e datato 1 maggio 1952. Il documento fa parte del report Forging an Intelligence Partnership: CIA and the Origins of the BND, 1945-1949. A Documentary History, stilato dal CIA History Staff, Center for the Study of Intelligence, European Division, Directorate of Operations nel 1999, declassificato nel 2002. Opening of CIA Records under Nazi War Crimes Disclosure Act, U.S. National Archives and Records Administration, pubblicato a cura del National Security Archive della George Washington University, alla pagina http://www.gwu.edu/~nsarchiv. Questo documento fa parte della serie Nazi War Crimes Disclosure Act.
    371 Ibidem. Contemporaneamente all’inserimento di Gehlen nelle fila dell’intelligence statunitense, venivano arruolati dall’Oss anche cinque stretti collaboratori di Adolf Eichmann, l’uomo che aveva concepito e portato avanti la politica di sterminio degli ebrei; Otto von Bolschwing, ufficiale della Gestapo che aveva pianificato in Austria l’espropriazione dei beni degli ebrei, fu aiutato a nascondersi dalla polizia austriaca, per poi farlo entrare negli States nel 1953, dove lo assunsero con contratto regolare; Theodor Saeveche, che aveva ricoperto la carica di alto ufficiale delle Ss a Milano durante la Repubblica di Salò, occupandosi tra le altre cose dell’annientamento dei partigiani, fu reclutato con il compito di effettuare attività di spionaggio nella Germania Ovest. Il caso del capitano Saeveche in particolare, è stato attentamente analizzato dalla Commissione parlamentare d’Inchiesta sulle cause dell’occultamento dei crimini nazifascisti, che ha riscontrato come fosse stato assunto nei ranghi dell’intelligence Usa nonostante ai suoi stessi reclutatori fosse “noto che egli era ancora convinto della bontà dei principi del nazional-socialismo” (Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., p. 217). Nel corso degli interrogatori condotti dalle autorità alleate nelle settimane successive alla fine del conflitto Saeveche aveva confessato ad esempio la responsabilità nell’eccidio di partigiani di piazzale Loreto, e la responsabilità della fucilazione di massa di civili scelti a caso, in risposta all’uccisione di un tedesco avvenuta pochi giorni prima, effettuata a Corbetta nell’estate del ’44. In seguito all’avvenuto reclutamento, l’intelligence di fatto aveva impedito al tribunale italiano di giudicarlo per questi crimini. Cfr. Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., pp. 217-218.
    372 Cfr. i lavori della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., pp. 206-211.
    Siria Guerrieri, Obiettivo Mediterraneo. La politica americana in Europa Meridionale e le origini della guerra fredda. 1944-1946, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Anno accademico 2009-2010

    Ulteriori informazioni sembrano confermare un collegamento più che occasionale tra golpisti e istituzioni statunitensi. Per indicazioni dello stesso Borghese, egli avrebbe costituito il Fn su espressa indicazione di James Jesus Angleton, dirigente della Cia, da cui era stato incoraggiato a imprimere una svolta nella politica italiana che bloccasse la penetrazione comunista <891. Infine, Adriano Monti, implicato nel golpe e successivamente assolto, ha dichiarato di aver fatto parte della rete Gehlen, con il nome in codice Siegfried, nella quale servizi americani ed ex nazisti avrebbero seguito passo dopo passo i preparativi del golpe.
    891 A. Giannuli, Il noto servizio, cit. p. 146.
    Letizia Marini, Resistenza antisovietica e guerra al comunismo in Italia. Il ruolo degli Stati Uniti. 1949-1974, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Macerata, 2020

    E molti degli agenti nazisti che avevano operato in Italia furono poi riciclati dai servizi statunitensi nella costituzione di un servizio attivo in funzione anticomunista, la Rete Gehlen, che prese il nome dall’ex capo del controspionaggio nazista nell’Est Europa, il generale Reinhard Gehlen, arruolato proprio da Dulles.
    Claudia Cernigoi, Alla ricerca di Nemo. Una spy- story non solo italiana su La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo, supplemento al n. 303, Trieste, 2013

    #1947 #agenti #America #anticomunismo #ClaudiaCernigoi #criminali #Dollmann #Germania #guerra #JamesJesusAngleton #KarlHass #LetiziaMarini #nazisti #OSS #Ovest #ReinhardGehlen #segreti #servizi #SiriaGuerrieri #spionaggio

  6. L'#11maggio, in occasione dell'80esimo anniversario della #liberazione del #lager di #Mauthausen, si è tenuta una fantastica #cerimonia di #commemorazione con delegazioni provenienti da paesi di tutto il #mondo.
    Per me, è stato un onore portare il labaro della sezione #ANED (Associazione Nazionale ex #Deportati nei Campi #Nazisti) di #Verona.

    deportati.it/news/imponente-pa

  7. Buona festa di liberazione, anche se non c'è molto da festeggiare, non sembra che ci siamo realmente liberati dai #fascisti e #nazisti . #25aprile #liberazione #resistenza #partigiani #italia

  8. Per il 25 Aprile 2025, 80' anniversario della Liberazione il ministro #Fascista @Nello_Musumeci* la «Sobrietà» può infilarsela nel c_lo!



    #Liberazione dai #Fascisti* e #Nazisti*
    #25Aprile #BellaCiao
    #VivalItaliaAntifascista

  9. Da Bluesky (@cartabellotta.bsky.social):

    I #fascisti non furono spettatori innocenti dell'eccidio delle #FosseArdeatine
    Ma collaborarono attivamente con i #nazisti per "reclutare" le 335 persone trucidate il #24marzo 1944

    La storia non si riscrive!

    bsky.app/profile/cartabellotta

  10. @GiorgiaMecojoni

    <

    Oggi la PdC @GiorgiaMecojoni penso abbia toccato il punto più basso che un presidente del consiglio italiano abbia mai toccato in un discorso in Parlamento, che è li' perché ci sono state persone come gli #Spinelli e i #Rossi, al confino su un'isola, che hanno immaginato questo futuro durante una guerra dove si pensava che i #nazisti e i #fascisti vincessero

    VERGOGNA senza appello

    2/2 END

  11. “La lettera che Albert Einstein, Hannah Arendt ed altre personalità ebraiche inviarono il 4 dicembre 1948 al NYT per denunciare il fascista Begin e la complicità con le sue azioni terroristiche da parte dei sionisti israeliani”

    #Arendt #bandaStern #Begin #Einstein #fascisti #Irgun #Israele #nazisti #Palestina #sionismo #terrorismo

    continua @ antiper.org/2025/03/04/einstei

  12. #Merz è il cancelliere annunciato. Penso che esordire con una sconfitta non sia di buon auspicio per le imminenti elezioni.
    L'Accaduto dovrebbe farlo riflettere e indurlo a chiudere ogni spiraglio verso in #Nazisti di #AfD.

    #NoAFD #NoCDU #NaziMerz

    corriere.it/esteri/25_febbraio

  13. I #fascisti sono stati complici dei #nazisti nei rastrellamenti e nelle deportazioni verso i campi di concentramento. I #partigiani hanno combattuto i nazisti ei fascisti per liberare questo Paese. La #storia è semplice, basta studiarla.

  14. Se in qualche modo vi è sfuggito, questo è uno spot politico del partito tedesco AfD (Alternativa per la Germania), è un partito politico conservatore tedesco noto per le sue posizioni euroscettiche e restrittive in materia di immigrazione che l'uomo più ricco del mondo, nonché proprietario dell'ex twitter, sta appoggiando.

    Chi non vede i saluti romani nell'immagine è parte del problema :nona:

    @attualita cit @gimulnautti

    #afd #SalutoRomano #EstremaDestra #nazisti #elonmusk

  15. Nel 1933 Johannes Gehlen si trovava in una situazione particolare

    Con l’arrivo al potere di Hitler nel gennaio 1933, la cosiddetta Machtübernahme – termine che ormai gli storici preferiscono usare al posto di Machtergreifung, per sottolineare la nomina di Hitler a Cancelliere in modo non violento, secondo modalità democratico-parlamentari -, molte cose sarebbero cambiate, non solo per la Germania ma anche per l’Italia. Seguì infatti un rapido avvicinamento tra Hitler e Mussolini, il loro intervento congiunto a sostegno di Francisco Franco nella guerra civile spagnola e il generale consolidamento dell’alleanza tra i due paesi, dimostrato poi anche dall’importante ruolo giocato da Mussolini durante la Conferenza di Monaco del ’38 <74. Nello stesso anno, a maggio, si era svolta la visita di Stato del dittatore tedesco in Italia, che avrebbe consolidato ulteriormente l’alleanza italo-tedesca. Insomma, gli anni Trenta videro il primo decennio fascista chiudersi e il secondo aprirsi, con una serie di apparenti successi italiani: la vittoria in Libia, la conquista dell’Etiopia e la ritrovata alleanza con la Germania contribuivano a rafforzare l’immagine di leader forte a cui Mussolini aveva da sempre ambito. Tuttavia quegli stessi eventi, d’altro canto, sarebbero anche stati l’inizio di una serie di tragedie che avrebbero, da lì a breve, colpito la penisola e l’Europa intera sotto forma della guerra e di tutte le sue terribili conseguenze. Dopo l’avvento delle leggi razziali del ’38 in Italia, le comunità ebree e zingare si sarebbero trovate di fronte a una macchina statale potente e brutale, che agiva attraverso organi come la famigerata OVRA (Organizzazione di Vigilanza e Repressione dell’Antifascismo). Insomma, la graduale escalation di un antisemitismo incoraggiato e sostenuto dallo stesso stato, dapprima visibile in Germania a partire dal ’33, infine avrebbe anche raggiunto l’Italia.
    Nazista convinto o semplice opportunista? L’iscrizione alla NSDAP
    Nel 1933 Johannes Gehlen si trovava in una situazione particolare. Era un cittadino tedesco residente in Italia fin dalla nascita, cresciuto da una coppia di medici ebrei. Anche se il suo rapporto con i Baum era quello di figlio adottivo e non biologico e la coppia non sembra essere stata sul piano religioso praticante – considerando che aveva acconsentito al battesimo del figlio adottivo – è comunque legittimo ipotizzare per Johannes una certa sensibilità nei confronti della “questione ebraica” e dell’antisemitismo dilagante in quegli anni. È certamente difficile ricostruire i suoi atteggiamenti e le sue posizioni nei confronti del fascismo e del nazionalsocialismo e dei rispettivi regimi e pertanto a tal riguardo si possono formulare solo ipotesi. Nel 2002 la figlia di Johannes dichiarò che a casa del padre «non si parlava mai di nazismo» e che la famiglia era «profondamente democratica» <75. Tuttavia nel ’34, a tre anni dal conseguimento del titolo di dottore in Scienze economiche, come già accennato, Johannes si sarebbe iscritto al Partito nazionalsocialista. Come si evince da un curriculum del 1959, tale iscrizione sarebbe avvenuta «nell’ambito dell’inquadramento nel Partito di tutti i tedeschi residenti all’estero» <76. Ciò che emergerebbe dal suddetto documento del ’59 è che quindi, a un solo anno dalla nomina di Hitler a cancelliere, la Germania nazista avrebbe disposto l’obbligo, valido per tutti i cittadini residenti al di fuori dei confini del Terzo Reich, di iscriversi alla NSDAP. Tuttavia non si trova nessuna prova che un simile obbligo sia mai esistito. Anzi, se si considera che nel 1933 solo il Volksbund für das Deutschtum im Ausland (istituzione culturale a sostegno dei cittadini tedeschi residenti all’estero) contò ben due milioni di membri in tutto il mondo <77, l’impresa di un’iscrizione “coatta” di un simile numero di persone nella NSDAP risulterebbe quasi impossibile. Si ricordi, a tal proposito, che nemmeno a chi faceva richiesta di diventare membro delle SS era richiesto l’iscrizione al partito <78; dunque come poteva essere obbligatoria per un cittadino tedesco residente all’estero?
    Si può ipotizzare, quindi, che con la succitata affermazione si sarebbe trattato, da parte di Johannes, di un tentativo di trovare una giustificazione per la sua iscrizione al partito attraverso una presunta misura costrittiva, atteggiamento comune e diffusissimo nella Germania del secondo dopoguerra. Rimane quindi impossibile stabilire, in base ai documenti da me analizzati, quale sia stata, per il futuro capo dell’ODEUM Roma, la vera ragione per affiliarsi alla NSDAP un anno dopo l’instaurarsi del regime hitleriano. I motivi potrebbero essere stati di natura meramente pragmatica e pratica: infatti, da lì a poco, come già anticipato, il primogenito dei Gehlen avrebbe fatto la scelta di lasciare per la prima volta per un periodo più lungo Roma, dopo il periodo scolastico trascorso all’estero, e di trasferirsi in Germania per continuare la propria carriera accademica.
    Nel frattempo, accanto ai progetti accademici e lavorativi, anche la vita privata di Johannes iniziò a cambiare. Il 18 maggio 1933 sposò la cittadina svedese Agda Torborg Paulson a Roma con rito civile <79. Agda aveva sette anni meno del marito ed era originaria della città di Norrköping in Svezia centro-orientale. È degno di nota che gli unici membri della famiglia Gehlen ad essere presenti in occasione del matrimonio del 18 maggio del ’33 presso il municipio di Roma furono Reinhard e la moglie <80. La madre dei fratelli, Katharina, era morta nel ’23, mentre Walther Gehlen e i restanti due figli, per ragioni sconosciute, decisero di non prendere parte al matrimonio di Johannes e Agda.
    Johannes Gehlen nella Germania hitleriana: da Lipsia agli esperimenti nucleari di Heidelberg
    Seguendo la sua grande passione per le scienze naturali, manifestatasi, come si è visto, già durante il liceo, nel ’35 Johannes si trasferì insieme alla moglie nella metropoli sassone di Lipsia e si iscrisse presso l’Università locale per studiare fisica, matematica e astronomia. A partire dal ’39, dopo la laurea, egli si sarebbe iscritto al corso di dottorato in Scienze naturali, sempre a Lipsia, che avrebbe concluso con successo nell’estate del ’42 <81. Sembra che Johannes abbia dimostrato, già prima del conseguimento del titolo di dottore di ricerca in Scienze naturali, il suo grande talento accademico. Infatti, tra il ’40 e il ’42, egli venne parallelamente impiegato dall’Università di Lipsia come assistente di due eminenti professori di fisica e matematica <82. È probabile che con tale impiego, unitamente al suo impegno di ricerca in generale, si possa spiegare l’esenzione di Johannes dalla leva militare. Nell’estate del 1942 la guerra era ormai cominciata da ben tre anni e mentre gran parte degli uomini tedeschi tra i 18 e i 50 anni era stata via via reclutata nella Wehrmacht, Johannes Gehlen, dopo un breve periodo di addestramento militare di base dal 2 agosto al 15 ottobre del ’38, sarebbe stato registrato come “indisponibile”, attraverso una Unabkömmlichstellung, ottenendo di fatto un’esenzione dal servizio militare, per via della sua ricerca presso l’Università di Lipsia e poi, come si vedrà, presso il Kaiser-Wilhelm-Institut di Heidelberg <83. Ciò è degno di nota se si considera l’andamento bellico a partire dal ’42, che avrebbe inaugurato la parabola discendente del Terzo Reich, comportando un disperato bisogno di soldati. Inoltre presso altri istituti coinvolti in ricerche per conto dello stato nazista, come quello di Riems, gli scienziati responsabili avrebbero non di rado dovuto lottare duramente per la Unabkömmlichstellung di impiegati e ricercatori <84. I compiti assegnati a Johannes durante gli anni 1939-1945 devono dunque essere stati reputati di grande importanza per il Reich. Ciò sarebbe stato dimostrato dallo stesso passaggio, effettuato da Johannes nel ’42, dall’Università di Lipsia al già menzionato Kaiser-Wilhelm-Institut (KWI) di Heidelberg, un prestigioso polo di ricerca allora guidato dal futuro premio Nobel e pioniere della fisica nucleare moderna Walther Bothe. A Heidelberg Johannes sarebbe diventato assistente di Wolfgang Gentner, a sua volta assistente e stretto collaboratore dello stesso Bothe, insieme al quale avrebbe lavorato «a un progetto del Ministero del Reich per lo sviluppo economico» <85.
    A Heidelberg Johannes sarebbe stato attivamente coinvolto nella costruzione, supervisionata da Bothe, di un ciclotrone, inquadrabile nell’ambito delle ricerche per le armi nucleari per conto del ministero della Difesa del Reich <86. Tali ricerche, com’è ormai noto, avrebbero fatto leva anche sulla mano d’opera di prigionieri di guerra sovietici a partire dal ’43 <87. Nonostante nessun tipo di arma nucleare sia mai stato prodotto o testato dalla Germania nazista, i lavori di Bothe a Heidelberg, insieme a quelli di Werner Heisenberg del KWI di Berlino, avrebbero comunque contribuito alla successiva produzione della bomba atomica per mano degli Stati Uniti <88.
    Soddisfatto del proprio lavoro e lodato dai suoi superiori per l’impegno presso l’istituto di Heidelberg, nel 1940 per Johannes sarebbe arrivato un ulteriore momento di soddisfazione e gioia. Nacque infatti la figlia Christina, l’unica della coppia, che avrebbe goduto del privilegio di una famiglia multilingue e multiculturale. Il padre avrebbe riservato a lei le stesse attenzioni che egli aveva a suo tempo ricevuto dai Baum, assicurandole un’eccellente educazione e, da adulta, un lavoro con lo “zio Reinhard” presso il BND <89.
    Accanto al lavoro svolto per conto del KWI di Heidelberg, Johannes avrebbe anche accettato incarichi di traduzione. Avendo tenuto, per quattro semestri, un corso di Economia italiana presso la Scuola interpreti dell’Istituto superiore di commercio di Lipsia tra il ’41 e il ’42 <90, è probabile che fu grazie a questa sua attività che venne scelto come traduttore del testo “Che cosa vuole l’Italia? di Virginio Gayda” <91. Quest’ultimo, allora direttore del «Giornale d’Italia», «era ritenuto, con i suoi articoli di fondo, l’interprete più autorizzato del pensiero e delle idee di Mussolini» <92. Fascista convinto e celebre sostenitore delle teorie razziste, Gayda nel ’40 pubblicò il su citato volume “Che cosa vuole l’Italia?”, un tentativo di analisi delle politiche estere fasciste in tempi di guerra. Nel 1941 sarebbe uscita la versione tedesca con il titolo “Was will Italien?”, attraverso la traduzione appunto, come si legge sulla prima pagina, di «Dr. Johannes Gehlen» <93. Ciò confermerebbe quanto sottolineato da Christina Gehlen rispetto al padre, ovvero che egli sia stato un “all-round-man”, sempre alle prese con una serie d’impegni e con una grande capacità di multi-tasking.
    Dopo quasi sei anni di conflitto armato, l’estate del ’45 e la pace tanto desiderata avrebbero comportato importanti cambiamenti per la Germania e per tutto il mondo. Per Johannes, nell’immediato, la fine della guerra significò la perdita del posto di lavoro, a causa di un sostanziale venir meno di fondi presso il KWI <94. Così il caos che avrebbe accompagnato il crollo dello stato nazista, l’occupazione del paese e le trattative per l’assetto postbellico del paese misero Johannes davanti a una prospettiva per niente rosea: nell’estate del ’45 egli si trovò con la moglie e la figlia di appena cinque anni nella Heidelberg occupata dalle truppe statunitensi, disoccupato e, come molti tedeschi, con grandi timori sul futuro. Il processo di denazificazione aveva preso il suo avvio e come iscritto al partito ed ex partecipe negli esperimenti sul ciclotrone è possibile ipotizzare che Johannes fosse particolarmente preoccupato del proprio futuro professionale come scienziato nella Germania postbellica. Quindi, a guerra appena finita, egli fece la scelta di portare al “sicuro” la famiglia, mandando la moglie Agda con la figlia in Svezia, dove sarebbero entrambe rimaste con alcuni parenti fino al ’47. Johannes, invece, non disponendo dei documenti necessari all’espatrio, rimase in Germania, costretto ad affrontare un futuro incerto tra le macerie dell’ex Reich nazista. La figlia Christina ricorda così le difficoltà vissute allora dal padre: «lui non poteva uscire, è rimasto lì e ha fatto la fame perché non c’era da mangiare. Tanta fame che è finito in ospedale, non si reggeva in piedi» <95.
    Le incertezze di Johannes sarebbero durate ancora fino alla fine del ’45, quando finalmente sarebbe riuscito a contattare il fratello Reinhard. Quest’ultimo, all’epoca, aveva già stabilito i primi contatti con l’intelligence statunitense, con la proposta di ricostruire un nuovo servizio segreto tedesco postbellico; la nascita dell’Organisation Gehlen, di conseguenza, era vicina. Sentendosi in dovere di assistere il fratello, Reinhard mise in moto il gruppo di uomini che aveva radunato attorno a sé alla fine del conflitto. Nel ’46, come si vedrà, egli avrebbe infatti chiesto ad alcuni dei suoi collaboratori più fidati di “occuparsi” di Johannes <96. Così, nella primavera dello stesso anno, Reinhard sarebbe riuscito a far rientrare Johannes illegalmente a Roma <97. A quel punto, come si vedrà, era ormai stata presa una decisione che avrebbe ben presto radicalmente cambiato la vita di quest’ultimo. Infatti, tra l’estate del ’45 e i primi mesi del ’46, Reinhard avrebbe proposto al fratello maggiore un impiego all’interno della neonata Organisation Gehlen, e non uno qualunque: Johannes avrebbe dovuto dare vita alla prima “base estera” della rete d’intelligence tedesca nella capitale italiana, l’ODEUM Roma.
    [NOTE]
    74 Per i rapporti tra la Germania nazista e l’Italia fascista cfr. J. Petersen, Hitler, Mussolini: Die Entstehung der Achse Berlin-Rom 1933-1936, Bibliothek des Deutschen Historischen Instituts in Rom, Band 43, Niemeyer, Tübingen 1973; C. Göschel, Mussolini e Hitler: Storia di una relazione pericolosa, Laterza, Roma-Bari 2019.
    75 Verbale di informazioni rese da persona informata [Christina Gehlen] sui fatti redatto in forma riassuntiva, 15 aprile 2002, ACS, Raccolte speciali, Direttiva Renzi (2014), Ministero dell’Interno, proc.pen. 91/97, allegato 17 all’annotazione dell’Isp. Michele Cacioppo del 3.10.2001.
    76 Gehlen Johannes (Giovanni), Lebenslauf, 22 febbraio 1959, BND-Archiv, P1_2160_03, doc. 003.
    77 Auslandsdeutsche, Bundeszentrale für politische Bildung, URL: https://web.archive.org/web/20121029175531/http://www.bpb.de/nachschlagen/lexika/handwoerterbuch-politisches-system/40236/auslandsdeutsche?p=3 (sito visitato il 18 gennaio 2021).
    78 Lo dimostra, fra le altre cose, il caso del maggiore delle SS Karl Hass, il cui ingresso nelle SS risale al ’33, mentre si sarebbe iscritto al NSDAP solo nel ’37. Net Project LOS ANGELES, CIC, 1949, FOIA CIA, NWCDA, Army CIC Nets in Eastern Europe, doc.1.
    79 Estratto per riassunto dal registro degli Atti di matrimonio dell’anno 1933, Comune di Roma, 25 marzo 1957, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 047
    80 R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit.; Curriculum Vitae Reinhard Gehlen, 1950, FOIA CIA, NWCDA, Gehlen, Reinhard Vol. 1, doc. 0088.
    81 Zeugnis zu Verleihung des Grades eines Doktors der Naturwissenschaften, Facoltà di Filosofia dell’Università di Lipsia, 24 agosto 1942, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 041.
    82 Lebenslauf, 29 marzo 1957, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 018.
    83 Ibidem.
    84 Per il caso delle Riemser Anstalten cfr. J.U. Lichte, Die Forschung auf der Insel Riems von 1933 bis 1945 unter besonderer Berücksichtigung der NS-Zwangsarbeiter, tesi di dottorato, Facoltà di medicina dell’Università Ernst-Moritz-Arndt, Greifswald 2011, URL: https://epub.ub.uni-greifswald.de/frontdoor/deliver/index/docId/716/file/DissLichteJanUlrich.pdf (sito visitato il 22 gennaio 2021).
    85 Zeugnis, Institut für Physik des Kaiser-Wilhelm-Instituts Heidelberg, 12 ottobre 1945, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 045.
    86 Ibidem.
    87 Ein dunkles Kapitel: Wissenschaft in der NS-Diktatur, Universität Heidelberg, pp. 23-28, qui p. 26, URL: https://books.ub.uni-heidelberg.de/heibooks/reader/download/72/72-4-7141-1-10-20160715.pdf (sito visitato il 22 gennaio 2021).
    88 Per storia ed evoluzione della bomba atomica, in particolarmente in ambito statunitense, cfr. B.C. Reed, The History and Science of the Manhattan Project, Springer, Berlin 2019.
    89 Verbale di informazioni rese da persona informata [Christina Gehlen] sui fatti redatto in forma riassuntiva, 15 aprile 2002, ACS, Raccolte speciali, Direttiva Renzi (2014), Ministero dell’Interno, Procedimento Penale 91/97, allegato 17 all’annotazione dell’Isp. Michele Cacioppo del 3.10.2001.
    90 Zeugnis, Dolmetscher-Institut der Handelshochschule Leipzig, 23 luglio 1943, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 43.
    91 V. Gayda, Che cosa vuole l’Italia?, Edizioni de Il Giornale d’Italia, Roma 1940.
    92 P. Monelli, Roma 1943, Mondadori, Milano 1979, p. 323.
    93 V. Gayda, Was will Italien?, Goten-Verlag H. Eisentraut, Leipzig 1941.
    94 Zeugnis, Institut für Physik des Kaiser-Wilhelm-Instituts Heidelberg, 12 ottobre 1945, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 045.
    95 Trascrizione dell’intervista a Christina Gehlen, 8 ottobre 2019, non pubblicata; cfr. R.D. Müller, op.cit., p. 448.
    96 Nota, BND, 20 gennaio 1958, BND-Archiv, P1_2160_02_OT, doc. 45.
    97 E. Schmidt-Eenboom, T. Wegener Friis, C. Franceschini, Spionage unter Freunden, cit., p. 54; R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit., p. 26.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

    #1933 #1938 #1942 #1945 #1946 #ciclotrone #Federale #Germania #Heidelberg #JohannesGehlen #KWI #nazisti #ODEUM #OrganisationGehlen #ricercatore #Roma #SarahAnnaMariaLiasCeide #segreti #servizi #TerzoReich

  16. Eppure la risposta non è poi difficile.

    A parte la sproporzione evidente con gli #eccidi degli occupanti #nazisti e dei loro alleati #fascisti, c'è un altro argomento molto chiaro.

    Su ogni versante, in ogni #guerra vengono commessi, sempre, #crimini atroci. Questo chi ha abbattuto il #fascismo in Italia lo sapeva bene.
    Non è un caso che nella carta della #Costituzione che ne è scaturita si sia voluto scrivere che L'#ItaliaRipudiaLaGuerra.

    Questo ripudio è #antifascismo, radicalmente.
    :nowar:

  17. Polizia internazionale e nazifascismo

    di Silvio Marconi

    La cooperazione internazionale tra forze di polizia fa i primi passi nel 1851 con la nascita della Unione di Polizia che riunisce 7 stati della Confederazione Germanica per lottare contro anarchici, socialisti e liberali.

    Coordinamento delle polizie contro gli anarchici

    Nel 1898 si svolge la

    magozine.it/polizia-internazio

    #Storia #controinformazione #fascismo #nazismo #nazisti #polizia

  18. 📷 In questa foto c'è un #bambino che dona un fiore a uno poco più grande di lui dopo essere arrivato ad #Auschwitz.

    Tutte le persone di questo scatto sono state uccise dai #nazisti nello stesso giorno.

    #storia #history #ebrei #genocidio

  19. Gli Alleati e la complessa relazione con il fascismo e il nazismo

    La data del 4 giugno 1944, ossia dell’ingresso delle truppe alleate in Roma e della fuga degli ultimi reparti tedeschi, ha importanza storica, giacché si trattò della caduta della prima delle capitali non solo della enorme parte d’Europa occupata dai nazisti, ma di

    magozine.it/gli-alleati-e-la-c

    #Storia #fascisti #liberazione #nazisti #SecondaGuerraMondiale

  20. @gubi E' chiaramente quello il progetto, ormai neanche lo nascondono più 😠

    Ma ancora guai a dire mezza parola su #Israele: ora più di prima si diventa AUTOMATICAMENTE #antisemiti se non proprio #nazisti .

    Un ricatto morale vergognoso e inaccettabile.

  21. Ai cacciatori di antisemiti che setacciano post, volantini e manifestazioni pro-#Palestina segnalo che domenica prossima a #Pavia alle 18:30 si terrà una manifestazione di neonazisti con l'avallo di Questura e Prefettura, cioè del governo. Sono letteralmente #nazisti convinti che avesse ragione Hitler e che nella pubblicità dell'evento parlano di commemorare un «camerata».
    Qualche autorità li ostacolerà? Ovviamente no, perché a nessuna autorità in realtà frega nulla dell'#antisemitismo vero.

  22. @Nick44 #Guterres tuttavia dice cose *oggettive*, non invenzioni. E, ribadisco, non ha MAI giustificato, neache lontanamente, la barbarie di #Hamas, basta ascoltare cosa ha detto.

    Ma sono 57 anni di violazioni *palesi* e abnormi del diritto internazionale da parte di #israele, ma va bene così, e non bisogna dire nulla altrimenti si diventa #nazisti #antisemiti all'istante, apriti cielo.
    Converrai che con questo modo di ragionare e di contrapporsi, non si va avanti da nessuna parte, e infatti...

  23. ecco perché dico che è importante spiegare alle #Donne di NON parlare con #FondamentalistiReligiosi delle #StanzeDiAscolto:alcune organizzazioni contro #aborto hanno contatti con estrema destra, per non dire #nazisti, #suprematisti
    Che uso faranno delle informazioni sulle #donne?

  24. Fu la Corte Suprema in #Ucraina (minuto 3) con una sentenza molto discussa a dire che le insegne, gli stemmi e gli slogan della divisione Galizia (formata da soldati ucraini affiliati alle Waffen-SS dei #nazisti) non era da considerare #nazista e quindi potevano essere liberamente usati oggi nelle manifestazioni che eventualmente si svolgono.
    Fulvio Scaglione (ex vicedirettore di famiglia Cristiana) ne parla qui su Limes youtube.com/watch?v=iRSC5PQ9kD

  25. Sui simboli #nazisti dentro l'esercito dell'#Ucraina

    Un articolo pubblicato lo scorso 5 giugno dal New York Times ha rimesso al centro del dibattito sulla presunta questione nazista all’interno dell’esercito invaso.

    valigiablu.it/ucraina-esercito

  26. Simboli #nazisti sulle divise di alcuni soldati ucraini? Le foto svelate dal New York Times che imbarazzano l'#Ucraina - Open
    open.online/2023/06/06/nyt-fot

  27. Mentre noi qui ridiamo e scherziamo, in #Russia la stessa giornalista che ha parlato del #RegnoUnito ridotto a mangiare #scoiattoli per fame, parla di #cloni #Ucraini geneticamente potenziati e #nazisti creati nei #biolabs stile #BobaFett in #StarWars

    bufale.net/dopo-i-mutanti-la-g

  28. Torna #fakenews dei #francobolli collaborazionisti #nazisti #Ucraini. Che dimostra come le #fontirusse fossero già nel pieno dell'attività e della connivenza con l'informazione russa da Euromaidan in poi, ingannando anche illustri spunte blu

    bufale.net/la-fakenews-dei-fra

  29. Cavallo di battaglia delle #fontirusse è inventarsi la presenza di eserciti di #ucraini #nazisti #tatuati in giro per le città del mondo, in numero maggiore degli abitanti stessi dell'#Ucraina. Ogni volta foto di persone a caso, in questo caso ungheresi

    bufale.net/le-foto-dei-rifugia

  30. Oggi, 8 maggio, in #Germania si festeggia il giorno della #capitolazione.

    E io festeggio con loro, con una siringa che mi inietta un vaccino, perché una cosa è sicura: I #nazisti questo #vaccino non l'avrebbero mai sviluppato, nella loro logica di eutanasia dei deboli.

    Vi dicono niente le frasi: "ma erano vecchi, sarebbero comunque morti da li a poco"?