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CONVERSAZIONE SETTIMANALE
da Radio Radicale*
Puntata di “Conversazione settimanale con Maurizio Turco, Segretario del Partito Radicale” di domenica 3 maggio 2026 condotta da Michele Lembo che in questa puntata ha ospitato Maurizio Turco (segretario del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito).
Tra gli argomenti discussi: Antisemitismo, Autofinanziamento, Bologna, Carcere, Carlo Iii, Cattolicesimo, Chiesa, Cina, Comunismo, Corte Suprema Americana, Costituzione, De Felice, Democrazia, Di Pietro, Diffamazione, Diritti Civili, Diritti Sociali, Diritto, Ebrei, Esteri, Fascismo, Gaza, Giornalisti, Giustizia, Gran Bretagna, Grazia, Guerra, Hamas, Il Fatto, Informazione, Ior, Iran, Iscrizioni, Istituzioni, Liberalismo, Mafia, Magistratura, Massoneria, Mattarella, Minetti, Ministeri, Mussolini, Nordio, Ordini Professionali, Ovest, P2, Palestina, Pannella, Parlamento, Partito Radicale Nonviolento, Polemiche, Politica, Ppe, Presidenza Della Repubblica, Rsi, Salo’, Sofri, Stampa, Stato, Stazione Di Bologna, Storia, Stragi, Totalitarismo, Trump, Unione Europea, Usa, Vaticano, Wto.
La registrazione audio di questa puntata ha una durata di 59 minuti.*clicca per ascoltare
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CONVERSAZIONE SETTIMANALE
da Radio Radicale*
Puntata di “Conversazione settimanale con Maurizio Turco, Segretario del Partito Radicale” di domenica 3 maggio 2026 condotta da Michele Lembo che in questa puntata ha ospitato Maurizio Turco (segretario del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito).
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Puntata di “Conversazione settimanale con Maurizio Turco, Segretario del Partito Radicale” di domenica 3 maggio 2026 condotta da Michele Lembo che in questa puntata ha ospitato Maurizio Turco (segretario del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito).
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https://www.europesays.com/it/292686/ Capotreno ucciso alla stazione di Bologna: «È stato accoltellato all’addome, l’assassino è scappato» #accoltellato #addome #alessandro #capotreno #Cronaca #CronacaItaliana #CronacaItaliana #dipendente #DipendenteTrenitalia #IT #Italia #Italy #morto #News #Notizie #ovest #parcheggio #piazzale #PiazzaleOvest #polizia #stazione #trenitalia #ucciso #UltimeNotizie #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizieItalia #UltimeNotizie #UltimeNotizieEnewsDiOggi #UltimeNotizieItalia
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Anche in seguito ci sarebbero stati altri numerosi tentativi da parte della CIA di scoprire di più sul conto dell’ODEUM Roma
Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli equilibri internazionali cambiarono velocemente, e con essi anche il mondo dei servizi segreti. All’interno di una più ampia strategia anticomunista in Europa, la Germania occidentale e le sue reti d’intelligence legate al defunto Terzo Reich emersero come nuovi alleati della superpotenza statunitense. In questo contesto l’Italia giocò un ruolo cruciale. Nel 1946 l’Organisation Gehlen, un servizio segreto tedesco-occidentale costituito per iniziativa statunitense e in collaborazione con l’ex ufficiale della Wehrmacht Reinhard Gehlen, istituì l’ODEUM Roma, la propria base estera nella capitale italiana, guidata dall’ex fisico nucleare Johannes Gehlen, fratello maggiore di Reinhard. Proprio il rapporto tra i due fratelli e le complesse dinamiche di comunicazione e controllo tra base estera e “organizzazione madre” diventano in questo volume la lente focale per un’analisi dell’evoluzione e dell’attività dell’Organisation Gehlen in Italia tra il 1946 e il 1956 nel contesto della “guerra di spie” che dilagava nella penisola agli inizi della guerra fredda.
Presentazione di Sarah Lias Ceide, Scontri tra spie agli inizi della guerra fredda. L’Organisation Gehlen in Italia, 1946-1956, fedOA – Federico II University Press, Napoli, 2023Nonostante le dinamiche che avrebbero portato nuovamente alla guida diretta dell’ODEUM Roma da parte di Reinhard Gehlen, alcuni interrogativi rimangono tuttavia aperti rispetto ai report del ‘52. Innanzitutto chi era il vero responsabile della falsità delle informazioni inviate? E perché nessuno del gruppo romano si era accorto delle suddette mancanze prima di inoltrare il tutto all’ufficio “Analisi”? Purtroppo non è possibile ricostruire in maniera soddisfacente né la costituzione della rete di informatori dell’ODEUM Roma per quanto riguarda l’Europa dell’Est, né le dinamiche di comunicazione fra tali informatori e il gruppo romano. Sembra tuttavia ovvio, sulla base delle succitate valutazioni dell’ufficio “Analisi”, che gli individui reclutati in tale ambito dall’ODEUM Roma siano stati totalmente privi di esperienza spionistica, forse addirittura semplici “imbroglioni”, la cui attività era volta unicamente al guadagno.
Non c’è infatti ragione per dubitare del giudizio del succitato ufficio, secondo cui i report nella loro totalità risultassero «un imbroglio smascherato immediatamente» <515. E anche se l’ufficio “Analisi” aveva tenuto a sottolineare che una mancante formazione in campo spionistico da parte dei membri dell’ODEUM Roma non sarebbe stata sufficiente a spiegare il livello scarsissimo dei report del ’52, a mio avviso, ciò potrebbe invece essere parte del problema. Come si è visto precedentemente, nel ’49, sullo sfondo dello “scandalo SMOM”, Johannes Gehlen aveva riconosciuto la necessità di ricevere una formazione appropriata in campo spionistico, la cui mancanza avvertiva come un potenziale ostacolo per la propria carriera <516. Dalle fonti non emerge se egli all’inizio del ’52 avesse già seguito dei corsi di formazione a Pullach o se avesse ricevuto un altro tipo di addestramento in tal senso. Di conseguenza, a mio parere, la mancanza di esperienza e di un modus operandi professionale nella raccolta di informazioni sensibili è un elemento importante per poter spiegare ”l’affare dei report” del ’52. A ciò si aggiunge, come veniva anche annotato nelle suddette valutazioni, che nessuno dei membri dell’ODEUM Roma era esperto né dell’Est Europa né tantomeno della situazione militare di tali paesi. Di conseguenza è piuttosto improbabile che il gruppo romano avesse realmente le competenze necessarie a rivedere e valutare in modo efficace le informazioni trasmesse dai propri informatori. La suddetta valutazione sembrerebbe inoltre insinuare quasi il sospetto che dietro i report “fasulli” dell’ODEUM Roma ci fosse stata la concreta intenzione, da parte di Johannes e dei suoi collaboratori, di fabbricare informazioni sensibili e di “imbrogliare” la centrale dell’Organisation Gehlen, magari, si potrebbe ipotizzare, allo scopo di esaltare una presunta importanza strategica della base estera romana per giustificarne la futura esistenza. È tuttavia mia opinione che tale ipotesi non sia plausibile. Come si vedrà anche in seguito, è più probabile che gli sbagli, anche gravi, commessi dall’ODEUM Roma siano da attribuirsi all’inesperienza dei membri del gruppo piuttosto che alla loro malafede.
Qualunque sia alla fine stata la ragione alla base dell’ “affare dei report”, lo “scontro” tra l’ODEUM Roma e l’ufficio “Analisi” sarebbe stato evitato con l’intervento di Reinhard. Anche se in tal modo, come già detto, egli era riuscito a sottrarre il fratello maggiore alle critiche e alle interferenze esterne, la sua gestione diretta dell’ODEUM Roma non sarebbe durata a lungo. Infatti, sullo sfondo del rapido avvicinarsi dell’“ufficializzazione” dell’Organisation Gehlen, tra il ’52 e il ’53, il capo del servizio segreto tedesco avrebbe preso una decisione importante per il futuro dell’ODEUM Roma: il suo trasferimento al cosiddetto “Archivio” di Wolfgang Langkau, anche conosciuto come “Servizio Strategico”.
[…] la ricostruzione precisa di come l’ODEUM Roma si sia inserito sul piano burocratico e amministrativo all’interno dell’Organisation Gehlen non risulta facile, come hanno dovuto ammettere retrospettivamente gli stessi membri del BND <517. Nonostante ciò, grazie soprattutto alla minuziosa analisi di Thomas Wolf della struttura e dell’organizzazione interna dell’Organisation Gehlen, oltre all’esistenza di alcuni documenti di archivio rivelatori e utili in tal senso, è possibile gettare almeno parzialmente luce sulle dinamiche burocratiche e strutturali che caratterizzarono l’ODEUM Roma a cavallo tra la primavera del ’52 e i primi mesi del ’53, in seguito al suddetto “affare dei report” sull’Europa dell’Est.
Sono già state individuate e analizzate in precedenza le motivazioni che permettono di interpretare Johannes e l’ODEUM Roma come “corpi estranei” all’interno dello stesso servizio segreto tedesco: annessi ufficialmente all’ufficio “35” come Sonderverbindungen, ma, a quanto pare, guidati e controllati quasi esclusivamente da Reinhard Gehlen, solo pochi esterni avevano modo di accedere alle informazioni raccolte e trasmesse dai membri dell’ODEUM Roma. Il ’52, con l’invio dei suddetti report e l’esito disastroso della successiva valutazione per mano dell’ufficio “Analisi”, aveva poi provocato, come già visto, nuovamente l’intervento del capo dell’Organisation Gehlen. Gli eventi dei primi mesi del ’52 avevano portato Reinhard a “isolare” nuovamente il fratello non solo dal resto del servizio segreto tedesco, ma anche dalla CIA e dagli inviati di quest’ultima a Pullach, proprio in un momento in cui l’intelligence statunitense sembrava interessarsi sempre di più dell’operato dell’ex fisico nucleare a Roma. Infatti a partire dal ’51 la CIA aveva iniziato a richiedere con insistenza maggiori informazioni «circa il contributo dato da Johannes Gehlen e dai suoi collaboratori alla generale raccolta di informazioni d’intelligence» dell’Organisation Gehlen <518. Anche in seguito ci sarebbero stati altri numerosi tentativi da parte della CIA di scoprire di più sul conto dell’ODEUM Roma, ma alla fine, essa «non venne più informata da Reinhard Gehlen circa l’attività e i risultati raggiunti dal gruppo romano» <519.
Quanto appena detto fa emergere un elemento importante in riferimento ai “rapporti di forza” tra CIA e Organisation Gehlen, ovvero che, nonostante gli sforzi ripetuti dell’intelligence statunitense, il servizio segreto di Reinhard continuava a rimanere almeno parzialmente fuori dalla sfera di controllo della CIA. Se a ciò si aggiunge anche la generale “crisi” venutasi a creare nei rapporti tedesco-statunitensi a Pullach all’inizio degli anni Cinquanta, in vista della imminente trasformazione dell’Organisation Gehlen nel nuovo servizio segreto federale estero, diventa chiaro perché la nascita del futuro “Servizio Strategico” possa essere vista come una sorta di “sintomo collaterale” della generale “politica gehleniana”. Infatti, come si vedrà, il processo di costituzione e la struttura interna del “Servizio Strategico” diventano emblematici per capire una generale tendenza dell’Organisation Gehlen, e successivamente del BND, a frammentarsi progressivamente, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in vari reparti eterogenei e solo parzialmente legati fra loro.
La costituzione del “Servizio Strategico”
La storia della nascita e dell’evoluzione del “Servizio Strategico”, rimane ancora perlopiù nel buio. Come già accennato, secondo alcune fonti BND, esso nacque nel ’52 nella sua forma più embrionale su mandato di Adenauer, secondo cui l’Organisation Gehlen avrebbe dovuto «dare vita a un organo d’intelligence indipendente dagli americani dal punto di vista operativo ed economico, allo scopo di raccogliere informazioni sull’Europa occidentale e sul Terzo mondo» <520, agendo esclusivamente alle dipendenze del cancelliere. Secondo lo stesso Reinhard Gehlen, tra le attività di questo nuovo organo d’intelligence sarebbe dovuto rientrare anche lo spionaggio anticomunista verso i paesi sotto influenza sovietica così come verso organizzazioni e partiti comunisti nel blocco occidentale e nei paesi non-allineati <521. In quanto risultato di questo “tacito accordo” tra il governo tedesco-federale e l’Organisation Gehlen, da cui la CIA era dunque esplicitamente estromessa, il futuro “Servizio Strategico” si configurava sin dall’inizio, secondo Wolf, come una sorta di «servizio segreto dentro il servizio segreto» <522. La nascita di questo nuovo ufficio sembrava dunque assolvere a due principali obiettivi. Da una parte, si configurava come elemento importante del più ampio processo di trasformazione del servizio segreto di Pullach in BND, visto che il governo tedesco-federale aveva preso la decisione di fare dell’Organisation Gehlen il nuovo organo d’intelligence estero della RFT proprio nel ’51 <523. Dall’altra, si poneva come funzionale allo sforzo di Reinhard di allontanare alcuni elementi del proprio servizio segreto, fra cui l’ODEUM Roma, dal controllo della CIA.
Il “Servizio Strategico”, che assunse tale nome ufficialmente solo a partire dal ’56, nacque inizialmente sotto il nome in codice “Archivio” e fu guidato da Wolfgang Langkau, un conoscente di vecchia data di Reinhard e mediatore tra l’Organisation Gehlen e gli ambienti cristiano-democratici tedesco-federali <524. Sin dal 1951 Langkau aveva esercitato la propria attività d’intelligence per conto del servizio segreto tedesco sotto la copertura di collaboratore del giornale «Neues Abendland», organo di comunicazione principale della cosiddetta Abendländische Bewegung (Movimento per l’Occidente). Tale movimento era nato in Germania agli inizi della guerra fredda con ramificazioni internazionali, di stampo conservatore e anticomunista, ed era legato anche a rappresentanti del clero cattolico e della Chiesa protestante <525. A partire dal ’52 Langkau divenne capo del nascente “Servizio Strategico”, con l’incarico preciso di costituire rapidamente un reparto in grado di fornire alla Cancelleria federale informazioni d’intelligence in ambito estero <526. Di conseguenza, a cavallo tra il ’52 e il ’53, gran parte dei “collegamenti speciali” dell’Organisation Gehlen attivi all’estero vennero annessi al “Servizio Strategico”. Tale processo si sarebbe accelerato quando, verso la fine del ’53, Reinhard avrebbe deciso di sciogliere l’ufficio “35”, responsabile di tutti i suddetti “collegamenti speciali”, fra cui, come già accennato, anche l’ODEUM Roma, i quali vennero interamente trasferiti al neonato organismo diretto da Langkau <527.
[NOTE]
515 Endgültige Beurteilung, 14 febbraio 1952, BND-Archiv, 220816, doc. 619.
516 Tätigkeiten in Rom, 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 420.
517 BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507.
518 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 428.
519 Ibidem.
520 Ivi, p. 416.
521 Ibidem.
522 Ivi, p. 415.
523 Ivi, p. 420; cfr. T. Wolf, Die Anfänge des BND, cit..
524 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., pp. 417-418. L‘“Archivio“ di Langkau avrebbe costituito uno dei due pilastri su cui il “Servizio Strategico” si sarebbe basato dopo il ’56. Il secondo pilastro sarebbe stato costituito dal reparto Außenpolitische Aufklärung (Spionaggio estero) di Kurt Weiß, già specialista per lo spionaggio contro i paesi del Patto Atlantico. Ancor prima della fusione dei due suddetti uffici, il soprannome “Servizio Strategico” si sarebbe già affermato per il reparto di Langkau, ragione per cui “Servizio Strategico” viene qui usato come sinonimo di “Archivio”.
525 Per un’analisi dell’Abendländische Bewegung cfr. V. Conze, Die Abendländische Bewegung, in: V. Conze (a cura di), Das Europa der Deutschen. Ideen von Europa in Deutschland zwischen Reichstradition und Westorientierung (1920-1970), Oldenbourg, München 2005, pp. 127-207. Per il legame tra l’Organisation Gehlen, il movimento e gli esponenti principali di questi ultimi cfr. T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., pp. 417-420.
526 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 421.
527 Ivi, p. 422.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022#1952 #1953 #CIA #Federale #Gehlen #Germania #Odeum #organizzazione #Ovest #Roma #SarahAnnaMariaLiasCeide #segreti #servizi #servizio #spionaggio #strategico #WolfgangLangkau
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Circa alcuni agenti nazisti reclutati dai servizi segreti americani
Il segretario di Stato dette il suo assenso e nel mese di maggio [1947] le autorità militari decisero di trasferire Dollmann nella zona di occupazione statunitense nella Germania dell’Ovest, considerando che lì avrebbe potuto svolgere compiti di maggiore utilità rispetto a quanto avrebbe potuto fare se fosse espatriato in America Latina, come ipotizzato inizialmente da Angleton <362. Il 22 ottobre da Washington il direttore dell’Office of Special Operations, l’agenzia coordinata con il CIG che si occupava delle operazioni clandestine all’estero, ordinò che Dollmann rimanesse in Germania e che per nessun motivo fosse permesso agli italiani di ottenerne la custodia: “Dollmann e Wenner non devono essere consegnati all’Italia né ora né nel prevedibile futuro. Se vanno in Italia saranno arrestati, interrogati, esposti, e facilmente accusati di essere criminali di guerra. Non si ritiene che possano avere alcuna possibile copertura adeguata considerando i rischi e ciò che sta dietro a questo caso. (…) Preferisco altamente che rimangano nell’AmZone in Germania” <363. Per circa un anno l’ex-gerarca nazista rimase quindi nella sua terra d’origine, un periodo durante il quale iniziò un rapporto di attiva collaborazione per l’intelligence americana: la sezione del CIC di Monaco gli affidò l’incarico di redigere rapporti settimanali. Nel 1948 i vertici della sezione OSO, l’Office of Special Operations, valutarono che era pronto per iniziare la sua attività di collaborazione per lo spionaggio in Italia e lo inviarono presso la sede del CIC di Milano <364.
La linea di azione messa in campo nell’immediato dopoguerra da Angleton e dai vertici dell’intelligence statunitense, tesa ad aggirare ogni tipo di legalità e di sovranità nazionale dei paesi allo scopo di salvare – e poi utilizzare – grossi personaggi nazisti e repubblichini, mostra come le dinamiche della guerra fredda abbiano investito pesantemente fin dall’inizio la ricostituzione post-bellica del paese. Il quadro complessivo che emerge, in cui si inseriscono queste vicende, è quello in cui nella sfera dei servizi segreti l’obiettivo del contenimento del comunismo, e quindi la salvaguardia degli interessi geopolitici statunitensi, si legava alla convinzione che l’importanza dei fini potesse giustificare l’adozione di qualsiasi mezzo <365.
[…] La stessa logica utilizzata da Angleton in Italia per Borghese e Dollmann, si ritrova del resto in un’operazione dello stesso tipo che fu messa a punto in Germania, dove il generale Reinhard Gehlen, capo del Fremde Heeren Ost, la sezione del servizio segreto militare nazista che si occupava del fronte orientale, venne immediatamente assunto nelle fila dell’intelligence americana, pochi giorni dopo la resa incondizionata dichiarata dalla Germania. Nei primi mesi del 2002 il governo americano ha declassificato i documenti relativi al reclutamento di Gehlen insieme alla sua rete di agenti nazisti da parte dei servizi segreti americani, acquisiti dal National Archives and Records Administration l’8 maggio 2002 <366. In questi rapporti ufficiali si legge che nel giugno del ’45, dopo il collasso della Germania nazista, Gehlen fu ingaggiato dall’U.S. Army per continuare il suo lavoro di intelligence, ma questa volta per l’America. A tal fine Gehlen nelle settimane successive fece assumere moltissimi membri delle Ss, ricostituendo così il suo intero gruppo di lavoro originario con il quale aveva operato per il Führer. Uno dei direttori della sezione dell’intelligence Usa in Germania, Crosby Lewis, nel settembre del ’46 tira le fila dell’operazione “Keystone” in un lungo documento top secret. Dal suo racconto dettagliato apprendiamo informazioni fondamentali e sconcertanti relative all’evoluzione di tutta l’operazione che riguardava Gehlen e la sua rete. Il generale Gehlen “era negli Stati Uniti”, scrive Crosby Lewis, fin dalle prime settimane dopo la fine del conflitto, “essendo stato portato lì dal G-2, War Department, (…) insieme a personale della Fremde Heere Ost” <367. Gehlen era rimasto per molto tempo con i suoi collaboratori negli Stati Uniti, fino alla primavera-estate del ’46. Lewis rivela anche come riguardo agli elementi dell’organizzazione di spionaggio nazista non fosse mai stato redatto alcun rapporto di interrogatorio, poiché “tutto questo personale della Fremde Heere Ost, che era stato catturato dagli americani, non è mai stato interrogato” <368. Nonostante si trattasse dei vertici dello spionaggio nazista, dunque, la decisione di assumerli in blocco nell’intelligence Usa aveva fatto sì che addirittura non gli fosse stata posta alcuna domanda relativa alle loro conoscenze o alle operazioni che avevano portato avanti, procedura senza dubbio anomala. Lewis venne in seguito in contatto con uno dei dirigenti della Fremde Heeren Ost, di nome Oberst Baun, per accordarsi in merito alla costruzione di una sezione di intelligence Usa in Germania che avrebbe dovuto essere gestita direttamente dal comandante nazista, con tutti i suoi ex-collaboratori, il cui “obiettivo finale” doveva essere “l’Unione Sovietica” <369. A questo proposito Lewis racconta un dettaglio che lo aveva colpito: “Quando arrivai a Oberursel – la sede dell’SSU – scoprii che Baun non era trattato come un prigioniero normale, ma più come un ‘ospite’, e che non era suscettibile di interrogatorio”. L’operazione di assunzione di Gehlen e di tutta la sua rete di agenti nei ranghi dell’Oss, come emerge dai documenti, fu considerata un grande successo dagli agenti americani: “Alla metà di luglio 1945, eravamo riusciti a ricostituire lo staff e le persone chiave della rete del generale Gehlen, con tutti i suoi importanti documenti, ed eravamo molto coscienti della miniera d’oro che avevamo trovato. <370 Uno dei fattori che resero Gehlen e i nazisti della sua rete molto importanti per gli interessi strategici americani fu la loro esperienza e le loro conoscenze di intelligence maturate nella guerra contro l’Urss: tutto il lavoro di raccolta di informazioni e di penetrazione nel territorio, insieme alla conoscenza dei servizi segreti sovietici, e tutta la documentazione da loro raccolta, si rivelavano ora preziosi per gli Stati Uniti. Il generale Gehlen, dopo essere stato per quattro anni alle dipendenze dell’esercito statunitense, nel 1949 passò direttamente sotto il controllo della Cia, la quale aveva deciso di subentrare come “Gehlen’s main patron” <371.
Anche il maggiore delle Ss Karl Hass, condannato all’ergastolo per l’eccidio delle Fosse Ardeatine per aver partecipato attivamente al massacro, fu reclutato dagli agenti statunitensi immediatamente dopo la fine del conflitto. Nei giorni della Liberazione era stato arrestato dagli Alleati e tenuto sotto custodia americana: poco tempo dopo però anche a lui fu proposta la collaborazione, da un ufficiale del servizio di controspionaggio statunitense <372. Egli stesso – come è emerso dai lavori della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti – interrogato nel luglio del 1996 dai carabinieri del Ros ha confermato tale ricostruzione, affermando anche che in seguito alla collaborazione i servizi di informazione statunitensi gli consentirono, come era avvenuto per Dollmann, di cambiare identità, e di vivere poi indisturbato in Italia, evitando in questo modo che fosse catturato dalle forze dell’ordine che lo ricercavano <373.
[NOTE]
362 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma per il segretario di Stato datato 8 maggio 1947.
363 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma segreto del direttore della sezione Special Operation del CIG, datato 22 ottobre 1947, per il capo della stazione dell’intelligence in Germania Heidelberg.
364 NARA, RG 263, Entry ZZ-18, Box 27, telegramma per il capo della stazione CIG in Germania datato 6 maggio 1949: “Il soggetto – si legge nel telegramma – è stato fatto entrare di nascosto in Italia da Innsbruck passando per il passo del Brennero all’inizio del 1948, tramite un trasporto speciale effettuato in accordo con il soggetto dal maggiore Bell, USFA Liaison Officer ad Innsbruck”.
365 Sottolineano a questo proposito gli autori del volume U.S. Intelligence and the Nazis: “L’utilizzo da parte americana dei criminali di guerra fu un errore grossolano sotto diversi aspetti. (…) Non c’era alcuna ragione irresistibile per iniziare il periodo del dopoguerra con l’assistenza di alcuni di coloro che erano associati ai peggiori crimini della guerra. La mancanza di sufficiente attenzione per la storia – e ad un livello personale, al carattere e alla moralità – stabilirono un cattivo precedente, specialmente per le nuove agenzie di intelligence. Ciò inoltre portò all’interno delle organizzazioni di intelligence uomini e donne incapaci a priori di distinguere tra le loro convinzioni politiche/ideologiche e la realtà. Come risultato, essi non riuscirono e non poterono produrre buona intelligence. Alla fine, poiché le loro nuove «convinzioni democratiche» erano quantomeno incerte ed il loro passato poteva essere utilizzato contro di loro, alcuni di essi avrebbero potuto essere ricattati dalle agenzie di intelligence comuniste. E dunque rappresentarono un potenziale problema per la sicurezza”. R. Breitman e N. J. Goda, U.S. Intelligence
and the Nazis, cit., p. 7.
366 Il gruppo di documenti declassificati della CIA relativi all’ingaggio di Gehlen si chiama Nazi War Crimes Disclosure Act. Alcuni di questi documenti sono stati pubblicati sul sito ufficiale dello U.S. National Archives and Records Administration
367 NARA, RG 226, Entry 210, Box 349, Folder 1. Il documento, intitolato proprio Keystone Operation e datato 22 settembre 1946, fa parte di un’altra serie di documenti Cia, declassificati successivamente alla serie Nazi War Crimes Disclosure Act, su particolare richiesta dell’archivio nazionale: le entries 210-220.
368 Ibidem, c. 1.
369 Ibidem.
370 Documento intitolato Report of Initial Contacts with General Gehlen’s Organization, compilato dall’agente John R. Boker e datato 1 maggio 1952. Il documento fa parte del report Forging an Intelligence Partnership: CIA and the Origins of the BND, 1945-1949. A Documentary History, stilato dal CIA History Staff, Center for the Study of Intelligence, European Division, Directorate of Operations nel 1999, declassificato nel 2002. Opening of CIA Records under Nazi War Crimes Disclosure Act, U.S. National Archives and Records Administration, pubblicato a cura del National Security Archive della George Washington University, alla pagina http://www.gwu.edu/~nsarchiv. Questo documento fa parte della serie Nazi War Crimes Disclosure Act.
371 Ibidem. Contemporaneamente all’inserimento di Gehlen nelle fila dell’intelligence statunitense, venivano arruolati dall’Oss anche cinque stretti collaboratori di Adolf Eichmann, l’uomo che aveva concepito e portato avanti la politica di sterminio degli ebrei; Otto von Bolschwing, ufficiale della Gestapo che aveva pianificato in Austria l’espropriazione dei beni degli ebrei, fu aiutato a nascondersi dalla polizia austriaca, per poi farlo entrare negli States nel 1953, dove lo assunsero con contratto regolare; Theodor Saeveche, che aveva ricoperto la carica di alto ufficiale delle Ss a Milano durante la Repubblica di Salò, occupandosi tra le altre cose dell’annientamento dei partigiani, fu reclutato con il compito di effettuare attività di spionaggio nella Germania Ovest. Il caso del capitano Saeveche in particolare, è stato attentamente analizzato dalla Commissione parlamentare d’Inchiesta sulle cause dell’occultamento dei crimini nazifascisti, che ha riscontrato come fosse stato assunto nei ranghi dell’intelligence Usa nonostante ai suoi stessi reclutatori fosse “noto che egli era ancora convinto della bontà dei principi del nazional-socialismo” (Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., p. 217). Nel corso degli interrogatori condotti dalle autorità alleate nelle settimane successive alla fine del conflitto Saeveche aveva confessato ad esempio la responsabilità nell’eccidio di partigiani di piazzale Loreto, e la responsabilità della fucilazione di massa di civili scelti a caso, in risposta all’uccisione di un tedesco avvenuta pochi giorni prima, effettuata a Corbetta nell’estate del ’44. In seguito all’avvenuto reclutamento, l’intelligence di fatto aveva impedito al tribunale italiano di giudicarlo per questi crimini. Cfr. Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., pp. 217-218.
372 Cfr. i lavori della Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, XIV legislatura, doc. XXIII, n. 18-bis, relazione cit., pp. 206-211.
Siria Guerrieri, Obiettivo Mediterraneo. La politica americana in Europa Meridionale e le origini della guerra fredda. 1944-1946, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Anno accademico 2009-2010Ulteriori informazioni sembrano confermare un collegamento più che occasionale tra golpisti e istituzioni statunitensi. Per indicazioni dello stesso Borghese, egli avrebbe costituito il Fn su espressa indicazione di James Jesus Angleton, dirigente della Cia, da cui era stato incoraggiato a imprimere una svolta nella politica italiana che bloccasse la penetrazione comunista <891. Infine, Adriano Monti, implicato nel golpe e successivamente assolto, ha dichiarato di aver fatto parte della rete Gehlen, con il nome in codice Siegfried, nella quale servizi americani ed ex nazisti avrebbero seguito passo dopo passo i preparativi del golpe.
891 A. Giannuli, Il noto servizio, cit. p. 146.
Letizia Marini, Resistenza antisovietica e guerra al comunismo in Italia. Il ruolo degli Stati Uniti. 1949-1974, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Macerata, 2020E molti degli agenti nazisti che avevano operato in Italia furono poi riciclati dai servizi statunitensi nella costituzione di un servizio attivo in funzione anticomunista, la Rete Gehlen, che prese il nome dall’ex capo del controspionaggio nazista nell’Est Europa, il generale Reinhard Gehlen, arruolato proprio da Dulles.
Claudia Cernigoi, Alla ricerca di Nemo. Una spy- story non solo italiana su La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo, supplemento al n. 303, Trieste, 2013#1947 #agenti #America #anticomunismo #ClaudiaCernigoi #criminali #Dollmann #Germania #guerra #JamesJesusAngleton #KarlHass #LetiziaMarini #nazisti #OSS #Ovest #ReinhardGehlen #segreti #servizi #SiriaGuerrieri #spionaggio
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I contatti dell’ODEUM Roma con gli ambienti vaticani
Come ha sottolineato Mary Ellen Reese, nonostante «le attività della Chiesa cattolica costituiscano uno dei fili rossi alla base degli intrecci della storia dello spionaggio», il ruolo del Vaticano durante la “guerra di spie” del secondo dopoguerra è quasi impossibile da ricostruire <460. Certo è, tuttavia, che la Santa Sede era attivamente coinvolta nella battaglia anticomunista sin dall’inizio. Già nel ’43 Pio XII si era mostrato «turbato dai successi militari dei russi» e «angosciato anzitutto dalla minaccia bolscevica» <461, un atteggiamento che avrebbe poi reso il Vaticano, durante la guerra fredda, una sorta di “avamposto” simbolico della cristianità cattolica in lotta contro l’ateismo di stampo sovietico. Per i servizi segreti occidentali, di conseguenza, la Santa Sede avrebbe costituito un legame imprescindibile e, come si vedrà, anche l’ODEUM Roma avrebbe investito quantità non indifferenti di tempo ed energia nella costituzione di legami con ambienti vicini al Santo Padre.
L’ODEUM Roma e i legami con esponenti del clero cattolico
“Im Falle eines Ablebens des Papstes so wäre unter den augenblicklichen Verhältnissen das konklave [sic.] aus zwanzig italienischen und vierunddreissig ausländischen Kardinälen zusammengesetzt. Diese Zusammensetzung würde bei der Papstwahl die Wahl eines Ausländers vermuten lassen. In einem solchen Falle neigen wir eher dazu den Angehörigen eines grossen Landes, zum Beispiel Amerikas, auszuschliessen […]. Als „Arbeitshypothese“ […] würden wir bei einer etwaigen Papstwahl mit einem Angehörigen einer kleinen Nation, die kein wesentliches Gewicht auf der internationalen Ebene besitzt, rechnen können. Sicher würde eine solche Entwicklung in Italien Unmut und Trauer auslösen”. <462
Con queste parole Johannes [Gehlen] avrebbe chiuso il suo report del ‘50 sulle previsioni di eventuali future elezioni papali, secondo le stime dell’ODEUM Roma. Nel 1958, con la morte di Eugenio Pacelli e l’elezione al soglio pontificio dell’italiano Angelo Giuseppe Roncalli, si sarebbe dimostrata l’erroneità delle su citate valutazioni di Johannes <463. È in qualche modo sconcertante la suddetta affermazione dell’ex fisico nucleare, soprattutto alla luce delle sue presunte ampie e abituali frequentazioni con alcuni ambienti vaticani, delle quali si parlerà a breve, e le quali sembrerebbero indicare una certa base di conoscenza della tradizione di elezione di papi italiani. Come hanno sottolineato anche Schmidt-Eenboom, Franceschini e Wegener Friis, i contatti con la Santa Sede sarebbero stati di grande importanza per l’Organisation Gehlen e per la CIA per due motivi in particolare. Innanzitutto presso il Vaticano giungevano quotidianamente notizie da ogni angolo della terra, utili ai servizi segreti degli stati occidentali. In secondo luogo, il sostegno di certi ambienti vaticani avrebbe, da una parte, facilitato eventuali future collaborazioni con servizi d’intelligence occidentali di stati di forte impronta cattolica, mentre, dall’altra, si sarebbe rivelato utile nella lotta contro i paesi sotto influenza sovietica e di stampo ateo <464. Quali erano quindi i contatti grazie a cui Johannes e il suo gruppo avrebbero analizzato le politiche della Santa Sede? E si può parlare di una vera e propria collaborazione, anche in senso spionistico, tra l’Organisation Gehlen e certi ambienti vaticani, attraverso l’ODEUM Roma?
Lo SMOM e Willy Friede come “artefici” dei primi contatti con gli ambienti vaticani
Per scoprire a quando risalgono i primi contatti di Johannes con gli ambienti vaticani, bisogna guardare innanzitutto al periodo da lui trascorso negli ambienti dello SMOM [Sovrano Militare Ordine di Malta] a fianco a von Thun-Hohenstein. Come è stato detto in precedenza, l’ex fisico nucleare si era riavvicinato a von Thun-Hohenstein, un suo amico di vecchia data, già nel biennio ’46-’47, quindi poco dopo il proprio rientro in Italia. Grazie alla mediazione del conte altoatesino, Johannes sarebbe quindi dapprima stato inserito, come si è visto, a titolo volontario all’interno di alcune commissioni dell’Ordine nel ’47 e poi, a partire dal ’48, avrebbe funto come addetto alla Segreteria particolare di von Thun-Hohenstein e come assistente privato di quest’ultimo. È stato dimostrato in precedenza che tali attività avrebbero costituito una mera copertura per l’operato d’intelligence dell’ex fisico nucleare, copertura che gli avrebbe anche permesso di tessere i primi contatti con gli ambienti vaticani.
Tali primi contatti, come dimostrano i report inviati da Johannes al fratello [Reinhard Gehlen], avrebbero compreso anche quello con il barone Stanislao Pecci, plenipotenziario dello SMOM presso il Vaticano. Tuttavia eventuali speranze di tessere forti e fruttuosi legami con il Vaticano tramite Pecci sarebbero presto andate deluse. Secondo l’ex fisico nucleare, Pecci era «del tutto inutile come fonte d’informazione sia per Ferdinand [von Thun-Hohenstein] che per me, in quanto gli mancano le capacità necessarie» <465. Inoltre il barone, come già ricordato, era considerato la guida del cosiddetto “partito d’opposizione” che riuniva gli antagonisti di von Thun-Hohenstein di via Condotti, circostanza che avrebbe reso una collaborazione tra Pecci e Johannes impossibile <466. Tuttavia lo SMOM avrebbe offerto anche altre possibilità all’ex fisico nucleare, non tanto rispetto alla costituzione di legami con la Santa Sede, ma piuttosto per quanto riguarda la raccolta di informazioni e un’analisi di quest’ultima. Infatti, in qualità di addetto e responsabile della segreteria particolare di von Thun-Hohenstein, Johannes avrebbe avuto, a suo dire, accesso a gran parte della documentazione disponibile concernente i contatti tra lo SMOM e il Vaticano <467. È allora lecito supporre che molte informazioni riguardanti la Santa Sede e mandate dall’ODEUM Roma alla centrale di Pullach [cittadina dove era situata la sede dei servizi segreti della Germania Ovest] tra il ’48 e il ’49 si sarebbero almeno parzialmente basate sulle carte conservate e gestite presso la suddetta segreteria.
Accanto ai succitati sbocchi che lo SMOM avrebbe offerto a Johannes per avvicinarsi agli ambienti vaticani o, almeno, di raccogliere informazioni utili ai fini d’intelligence su questi ultimi, si sarebbe rivelata fondamentale la mediazione di Willy Friede. Quest’ultimo, come è stato detto in precedenza, si era legato a figure del clero romano già prima di iniziare, a partire dal ’48, a collaborare con Johannes e il suo nascente gruppo spionistico. Infatti un documento BND lo descrive come «consulente e funzionario dei Gesuiti», senza però chiarire i dettagli di questa presunta attività di Friede per il suddetto Ordine religioso <468. Il nuovo membro dell’ODEUM Roma era in ottimi rapporti con vari esponenti gesuiti e, se si vuole prestare fede a quanto affermato dai documenti della CIA, Friede sarebbe addirittura stato il vero artefice di tutti legami più importanti dell’ODEUM Roma con il Vaticano <469. Inoltre, seppur in misura minore rispetto a Friede, anche Guignot e von Fransecky avrebbero contribuito ad ampliare la rete di contatti del gruppo romano con gli ambienti vaticani. Così, ad esempio, è provato che Guignot si occupasse della raccolta d’informazioni sul conto di vari membri del clero francese470, oltre al fatto che si fosse recato varie volte in Vaticano a scopi non meglio specificati <471. Infine Guignot sembra essere stato in contatto con il cardinale francese Eugène Tisserant, decano del collegio cardinalizio e successivamente archivista e bibliotecario della Santa Romana Chiesa <472. Von Fransecky, da parte sua, coltivava rapporti con il già citato Sigismund von Braun, influente ex legato d’ambasciata del Terzo Reich presso la Santa Sede e futuro diplomatico della RFT.
Grazie a questi due “canali”, lo SMOM, da una parte, e i membri dell’ODEUM Roma dall’altra, nel ’50 Johannes era ormai riuscito a costruirsi una serie di contatti con gli ambienti vaticani, come dimostra un documento risalente al maggio dello stesso anno. Stando a quanto affermato dall’ex fisico nucleare, l’ODEUM Roma si era messo in contatto, fra gli altri, con rappresentanti della Segreteria di Stato della Città del Vaticano, fra cui Bruno Wüstenberg, allora impiegato presso l’ufficio responsabile delle relazioni tra la Santa Sede e la Repubblica Federale Tedesca <473. Un ulteriore contatto citato nel documento è monsignor Karl Bayer <474, membro della Commissione di Assistenza papale per prigionieri di guerra tedeschi in Italia e futuro Segretario generale della Caritas Internationalis, oltre a collaboratore della già citata rete di Hudal e Rauff presso il Collegio Teutonico <475.
Anche se i contatti dell’ODEUM Roma con gli ambienti vaticani sembrano essere dunque stati numerosi, è tuttavia difficile stabilire quanti di essi risalgano davvero alla mediazione di Johannes. Un indizio a tal proposito offre un ulteriore documento del BND [servizio segreto della Germania Federale], in cui viene citato un passaggio, tratto da un curriculum redatto da Johannes nel ’51, che getta luce sui legami del capo dell’ODEUM Roma con ambienti vaticani:
“Es scheint erwähnenswert, daß gelegentlich einer apostolischen Visitation im Orden 1950 der vom Heiligen Vater beauftragte Apostolische Visitator, Erzbischof Ilario Alcini, mir nach Abschluß der Visitation persönlich mitteilte, daß sein Bericht an den Heiligen Vater meine Person und die geleistete Arbeit anerkennend erwähnt […] und auch auf das Kuriosum hinweise, daß hier ein Protestant in der Behandlung heikeler [sic.] innerkatholischer Interessen mit behutsamem Takt und in einem rein katholischen Sinne vorgegangen sei” <476.
Anche se non emerge dal documento per quale precisa ragione l’arcivescovo Alcini avrebbe dovuto menzionare Johannes e il suo impiego al servizio di von Thun-Hohenstein in un report del 1950, successivo, quindi, all’allontanamento dell’ex fisico nucleare dallo SMOM, si potrebbe supporre quale forte impatto positivo il “report Alcini”, sottoposto al papa in persona, avrebbe avuto sui rapporti tra l’ODEUM Roma e il Vaticano. Di ciò sembra essere stato consapevole anche l’autore del succitato documento, il quale, dopo aver citato l’appena menzionato passaggio del curriculum di Johannes del ’51, annota: «Detto ciò, diventa chiaro come il protestante Dr. Gehlen si sia procurato i contatti col Vaticano» <477.
[NOTE]
460 M.E. Reese, Organisation Gehlen, cit., p. 137.
461 Segretissimo Rapporto dell’Ufficio Esteri dell’ambasciata tedesca di Bruxelles, 23 febbraio 1943, in N. Tranfaglia, La “Santissima Trinità”. Mafia, Vaticano e servizi segreti all’assalto dell’Italia 1943-1947, Bompiani, Milano 2011, p. 5.
462 Wolken über dem Throne Petri, Johannes Gehlen, 17 marzo 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 025. Nel caso di un decesso del papa, nelle condizioni attuali il Conclave sarebbe composto da venti cardinali italiani e trentaquattro cardinali stranieri. Tale composizione lascerebbe supporre l’elezione di uno straniero nelle prossime elezioni papali. In tal caso tenderemmo piuttosto ad escludere l’elezione di un candidato appartenente a una qualche nazione grande, come l’America […]. Come “ipotesi di lavoro” […] potremmo piuttosto prevedere, nel caso di eventuali elezioni papali, la nomina di un candidato appartenente a una nazione piccola, priva di un peso determinante a livello internazionale. Un tale sviluppo sarebbe certamente in Italia causa di malcontento e dispiacere.
463 Ibidem.
464 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., pp. 59-60.
465 Bericht N° 16, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 26 aprile 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 099.
466 Ibidem.
467 Bericht N° 19, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 4 luglio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 079.
468 Meldung, Betr.: Besprechung mit S-1933 am 9. September 48, 14 settembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000411.
469 Control Form Willy Heinrich Friede, 6 ottobre 1953, FOIA CIA, NWCDA, cartella Friede, Willy Heinrich, doc. 004.
470 Renseignements sur les frères Omez, Guignot, allegato a Bericht N° 10, 13 febbraio 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 119.
471 Note de frais pour le bien de l’Ordre, Guignot, 18 luglio 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 622.
472 Subject: Rome Group, Reinhard Gehlen a James Critchfield, 8 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000123.
473 Memorandum, 10 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 119.
474 Ibidem.
475 E. Klee, Persilscheine und falsche Pässe, cit., pp. 27-28.
476 BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507. Sembra degno di nota che, in occasione di una visita apostolica presso l’Ordine nel 1950, l’arcivescovo Ilario Alcini, visitatore apostolico nominato dal Santo Padre, alla fine della visita mi abbia riferito personalmente che il suo resoconto indirizzato al Santo Padre menzioni con apprezzamento la mia persona e il lavoro da me svolto […], sottolineando anche la curiosa circostanza che in questo caso un protestante [Johannes fa riferimento a se stesso] abbia gestito delicate questioni interne al mondo cattolico con sensibile tatto e in un senso pienamente cattolico.
477 Ibidem.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022#1943 #1949 #1950 #anticomunismo #CIA #Federale #FerdinandVonThunHohenstein #Germania #JohannesGehlen #Malta #ODEUM #ordine #OrganisationGehlen #Ovest #PioXII #Pullach #ReinhardGehlen #roma #SarahAnnaMariaLiasCeide #segreti #servizi #SigismundVonBraun #StanislaoPecci #Vaticano #WillyFriede
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Era quindi essenziale non destabilizzare i tedeschi appena sconfitti
Le stragi e le uccisioni commesse dai nazifascisti nel comune di Massarosa sono rimaste impunite, come del resto la grande maggioranza di quelle avvenute per mano tedesca e italiana nella penisola durante la Seconda guerra mondiale.
La storia delle indagini e dei processi a carico dei colpevoli – in pratica conclusasi nel gennaio del 1960 con il provvedimento di «archiviazione provvisoria» di tutti gli atti processuali relativi alle stragi – è lunga e complessa, ma è doveroso accennarne almeno le parti salienti.
Le indagini iniziarono già prima della fine della guerra, con il punto di partenza che è possibile far risalire alla dichiarazione di Mosca del 31 ottobre – 1° novembre 1943. Con essa gli Alleati stabilirono che coloro accusati di crimini di guerra sarebbero stati giudicati dai tribunali dei paesi nel quale essi avevano commesso i crimini. Pochi giorni prima era stata istituita una United Nations War Crimes Commission, composta dai rappresentanti di 17 nazioni alleate, e avente il compito di raccogliere documentazione sui crimini di guerra. Iniziò i lavori l’11 gennaio 1944 a Londra <669.
Il caso italiano presentava alcuni problemi particolari, in quanto si trattava di una nazione nemica sconfitta che aveva commesso essa stessa crimini di guerra, ma che adesso si trovava sotto la brutale occupazione del vecchio alleato.
Ciononostante con il decreto ministeriale del 26 febbraio 1945 il governo Bonomi nominava una «Commissione Centrale per l’accertamento delle atrocità commesse dai tedeschi e dai fascisti dopo il 25 luglio 1943», presieduta dal liberale Aldobrando Medici-Tornaquinci, sottosegretario di Stato del ministero dell’Italia Occupata. Nel maggio dello stesso anno la commissione entrò in contatto con le autorità alleate per stabilire una linea di condotta e le fu permesso di visionare i risultati delle indagini anglo-americane, anche se non sarebbero state concesse persone in stato di arresto <670. Per il momento evidentemente pesava ancora lo status di nazione sconfitta.
In agosto gli alleati, dopo la stesura del Report on German Reprisials for Partisan Activity in Italy <671, proposero di celebrare due grandi processi. Il primo relativo alla strage delle Fosse Ardeatine e il secondo che avrebbe visto imputati i comandanti d’armata, di corpo e di divisione per aver organizzato la grande rete di rappresaglie dal giugno al settembre del 1944. Entrambi questi procedimenti sarebbero stati condotti da autorità militari britanniche, mentre a quelle italiane veniva concesso di processare i gradi più bassi. La questione, nascosta dalla motivazione che gli italiani non sarebbero stati in grado di portare avanti processi troppo complessi, era in realtà politica. Se si fosse permesso alle autorità italiane di processare gli alti gradi dell’esercito tedesco, si sarebbe legittimata la richiesta di estradizione di militari italiani accusati di crimini di guerra in paesi quali la Jugoslavia e la Grecia. Questo veniva giudicato inaccettabile dagli Alleati perché avrebbe minato il morale e la fiducia delle FF.AA. italiane, ora cooperanti con quelle alleate <672.
Con l’anno successivo gli Alleati modificarono leggermente la loro linea di condotta e decisero di procedere con un processo per la strage delle Fosse Ardeatine e con uno al singolo feldmaresciallo Kesselring. Quest’ultimo, vista la caratura dell’imputato, avrebbe assunto un ruolo simbolico molto importante, ma un procedimento penale a carico di una decina o più di alti ufficiali della Wehrmacht e delle SS avrebbe avuto un ben altro impatto. Questa decisione segnò una svolta nella politica giudiziaria alleata <673. Kesselring venne processato a Venezia tra il febbraio e il maggio del 1947 e condannato a morte. Nello stesso anno altri processi minori videro condannati il generale Edward Crasemann,
comandante della 26. Panzer-Division (condannato a 10 anni di reclusione) e il generale Max Simon, comandante della 16. SS-Panzergrenadier-Division, «Reichsführer-SS» (condannato a morte) <674. È significativo che sia Kesselring che Simon vennero quasi immediatamente graziati.
Questi furono gli ultimi processi ad alti ufficiali tedeschi portati avanti da corti militari britanniche. Il clima politico era infatti cambiato e la guerra fredda era alle porte. In questo contesto la Germania occidentale assumeva un ruolo molto importante nel nuovo assetto europeo, trovandosi in prima linea di fronte alla nuova minaccia sovietica. Era quindi essenziale non destabilizzare i tedeschi appena sconfitti, sottoponendoli a lunghi e laceranti processi che avrebbero riaperto le ferite di una guerra persa <675.
La palla adesso passava alle autorità italiane, le quali aprirono una stagione di processi durata una quindicina d’anni, ma che vide solamente 13 sentenze. I procedimenti più importanti riguardarono Herbert Keppler e cinque tra ufficiali e sottufficiali per la strage delle Fosse Ardeatine; Jospeph Strauch, responsabile della strage del Padule di Fucecchio, e Walter Reder, imputato per una notevole serie di crimini <676. Questa stagione di processi si concluse in pratica con la sentenza a carico di Reder, pronunziata il 31 ottobre 1951. Fino agli anni ’90 verranno infatti portati avanti soltanto altri due procedimenti – uno del 1952 e uno nel 1962 -, per di più contro imputati latitanti <677.
La parola fine ai processi venne definitivamente pronunciata dal Procuratore Generale Militare Enrico Santacroce con la sua «archiviazione provvisoria» del 14 gennaio 1960. Con questo provvedimento, assolutamente privo di significato giuridico, Santacroce di fatto obliterò quasi 700 fascicoli inerenti a crimini di guerra commessi in Italia. Le motivazioni che portarono il Procuratore Generale a questa decisione furono in buona parte additabili alla «ragion di stato», cioè alla necessità di evitare alla Germania, che in quel periodo di grave tensione internazionale con il blocco orientale stava ricostruendo il suo esercito. Accanto ad essa c’era l’imbarazzo, da parte del governo italiano, di dover da una parte richiedere l’estradizione di cittadini tedeschi, mentre al contempo negare quelle di presunti criminali di guerra italiani avanzate da paesi stranieri quali la Jugoslavia e la Grecia <678. Ulteriori motivazioni possono essere ricondotte al coinvolgimento con il ventennio fascista che avevano avuto vari esponenti di punta nella gestione dell’archiviazione – quali Santacroce stesso -, al reclutamento da parte dei servizi segreti occidentali di alcuni dei vecchi criminali di guerra nazisti e, in ultimo, dalla volontà di non incrinare i rapporti con la Repubblica Federale Tedesca, che si stava dimostrando un ottimo partner commerciale per l’industria italiana in piena ripresa <679.
[NOTE]
669 Relazione di minoranza della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle cause dell’occultamento di fascicoli relativi a crimini nazifascisti, p. 57.
670 Pezzino, Guerra ai civili, cit., pp. 27-28.
671 In questo rapporto venivano considerati privi di qualsiasi legittimità la cattura indiscriminata di innocenti, l’incendio di paesi e l’uccisione di anziani, donne e bambini.
672 Pezzino, Guerra ai civili, cit., pp. 29-30.
673 Ivi, 32-33.
674 Relazione di minoranza, cit., pp. 137-138.
675 Ivi, p. 138.
676 Ivi, paragrafo 12.
677 Ivi, p. 183.
678 Ivi, p. 423.
679 Ivi, p. 424.
Jonathan Pieri, militari, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pisa, Anno Accademico 2013-2014#1945 #1947 #1951 #1960 #alleati #crimini #EnricoSantacroce #fascicoli #fascisti #Germania #Grecia #guerra #Italia #JonathanPieri #Jugoslavia #militari #Ovest #partigiani #processi #stragi #tedeschi
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Il Sovrano Militare Ordine di Malta attirava l’attenzione di molti all’inizio della guerra fredda
Come si è visto, il legame con lo SMOM [Sovrano Militare Ordine di Malta] era stato il primo costituito da Johannes [Gehlen] tra il ’46 e il ’47, grazie all’aiuto e al supporto di von Thun-Hohenstein. Inizialmente Johannes avrebbe funto meramente da segretario personale del conte, non quindi come impiegato dell’Ordine, ma come semplice membro dell’entourage privato di un esponente di alto rango di tale istituzione. Alla luce di ciò è facile intuire che la posizione dell’ex fisico nucleare all’interno dello SMOM fosse di natura piuttosto precaria. Non sarebbe cambiato molto nemmeno con la sua nomina ad «addetto alla Segreteria con l’incarico di dirigere la I° Sezione e la segreteria particolare», compreso l’archivio privato del conte, in quanto non si trattò di un incarico ufficiale dell’Ordine <226. Egli sarebbe quindi comunque dipeso totalmente dalla figura e dalle sorti di von Thun-Hohenstein, una circostanza che avrebbe indotto Johannes Gehlen a percepire in quel periodo il carattere fragile e precario della propria attività a Roma come «una danza su gusci d’uovo» <227. La “missione SMOM” fra sostegno e opposizione Il già menzionato progetto di dare vita a una rappresentanza della Segreteria Estera dello SMOM nella zona d’occupazione statunitense (preferibilmente a Francoforte sul Meno) sembra essere stato l’obiettivo principale dell’attività di Johannes nell’ambito dell’Ordine, sin dal ‘46/’47. Infatti von Thun-Hohenstein lo aveva preso sotto la propria ala in vista della promessa, fatta da Johannes, che l’Organisation Gehlen avrebbe fatto tutto il possibile affinché potesse crearsi un ufficiale e stabile collegamento tra la suddetta segreteria dell’Ordine e il governo d’occupazione statunitense in Germania. Se il conte sembrava quindi, da parte sua, pronto a lanciarsi in una simile impresa senza fare troppe domande, ciò non si può dire degli altri membri della Segreteria Estera dello SMOM, fra cui il marchese austriaco Alessandro Pallavicino e il marchese di origini ungheresi Oberto Pallavicini <228. I due su citati marchesi non avrebbero visto fin dal principio di buon occhio il fatto che von Thun-Hohenstein avesse «assunto un segretario privato che non era cavaliere [dell’Ordine] e, oltretutto, protestante» <229. Sin dall’inizio, quindi, Johannes sarebbe stato visto come “corpo estraneo” all’interno di un’istituzione rigidamente gerarchica, elitaria e cattolica come lo SMOM e, nonostante il conte von Thun-Hohenstein avesse assunto più volte le difese dell’ex fisico nucleare, entrambi gli uomini si sarebbero presto trovati di fronte a un vero e proprio partito d’opposizione interno. Oltre ai marchesi Pallavicino e Pallavicini, anche il conte Stanislao Pecci – allora inviato plenipotenziario dell’Ordine presso la Santa Sede – e il barone Gioacchino Malfatti di Montetretto <230, si sarebbero uniti a quella parte dei Cavalieri che dubitavano fortemente delle buone intenzioni di Johannes e di von Thun-Hohenstein. Nel ’49 Pallavicini avrebbe raccontato a Hugo von Thurn und Taxis, un collaboratore e amico personale dei fratelli Gehlen, che fin dal principio egli stesso e gli altri Cavalieri del “gruppo d’opposizione” avrebbero sospettato che «gli affari dell’Ordine [di competenza di von Thun-Hohenstein] venissero gestiti da tale Hans», in quanto sarebbe risaputo che dal conte non c’era da aspettarsi «spirito d’iniziativa e intelligenza nelle decisioni autonome»231. Johannes si sarebbe ben presto accorto dell’aria “gelida” che sembrava tirare a Via Condotti riguardo la sua persona. «Posso ritrovarmi in una posizione del tutto isolata da un momento all’altro», scriveva infatti al fratello Reinhard il 1° gennaio del 1948. Dai report inviati in rapida successione da Roma per un anno circa, a partire dal novembre del ’47, emerge infatti un’immagine di Johannes come un uomo ansioso e preoccupato, come già accennato, per il precario equilibrio della sua situazione. Tale ansia sarebbe stata solo accresciuta dal fatto che, nel dare vita al progetto della rappresentanza SMOM a Francoforte, l’ex fisico nucleare era costretto ad affidarsi del tutto a suo fratello e all’USFET [United States Forces European Theater] in Germania, senza il cui aiuto sarebbe stato impossibile creare un legame stabile tra Roma, la città tedesca e il governo militare statunitense. Già nel secondo report del 22 novembre 1947 Johannes avrebbe chiesto di stabilire contatti con uno dei membri più importanti dello SMOM in Vestfalia, un Cavaliere che, si sperava, lo avrebbe aiutato a rafforzare la posizione interna di von Thun-Hohenstein e che gli avrebbe aiutato nell’avviare le trattative per la creazione di una rappresentanza a Francoforte sul Meno: Rudolf Freiherr von Twickel. In qualità di presidente dell’Associazione dei Cavalieri dello SMOM in Vestfalia, Twickel appariva come alleato ideale, sia per portare avanti il progetto della rappresentanza che per avere la meglio sul gruppo di “nemici interni”, guidati da Pecci <232. Venne perciò deciso di far venire il prima possibile Twickel a Roma <233. Analizzando i documenti è tuttavia da subito riscontrabile un evidente problema riguardo il progetto di legare lo SMOM alla zona d’occupazione statunitense tramite Francoforte: il mancante sopporto fornito a Johannes da parte dell’Organisation Gehlen e dell’USFET nel stabilire contatti con il governo militare statunitense in Germania. Infatti si trovano, nel corso del ’48, ripetute richieste del fisico nucleare di accelerare la procedura, che tuttavia non sembrano essere mai state del tutto assecondate. Anche se Twickel sarebbe infine giunto a Roma il 14 aprile 1948, con notevole ritardo rispetto a quanto originariamente progettato, nel frattempo il mancato supporto della centrale dell’Organisation Gehlen a Pullach all’ex fisico nucleare a Roma in questo specifico progetto avrebbe provocato un primo piccolo “disastro” nella Segreteria Estera di Via Condotti. Lo SMOM come oggetto di contesa tra gli Alleati occidentali: la prima “sconfitta” di Johannes Gehlen Come risulta chiaro dal carattere stesso del Sovrano Militare Ordine di Malta, l’antica istituzione cattolica attirava l’attenzione di molti all’inizio della guerra fredda, non solo quella dell’Organisation Gehlen e dell’intelligence militare statunitense. Nonostante l’Ordine poteva apparire talvolta quale «vecchio edificio obsoleto» <234, ben presto Johannes si sarebbe accorto che le mire di altre due potenze vincitrici – Francia e Gran Bretagna – si stavano poggiando pericolosamente sulla sede di Via Condotti. Dal report del 23 gennaio 1948 emerge che von Thun-Hohenstein stava iniziando a dubitare del sostegno promessogli da Johannes e Reinhard Gehlen, vista la mancanza di conferme da parte dell’organizzazione d’intelligence tedesca circa il buon esito del progetto della rappresentanza. Alla luce di ciò risulta comprensibile perché Johannes si sia preoccupato quando venne a sapere di un viaggio imminente a Londra e Parigi da parte del conte. Nella capitale inglese von Thun-Hohenstein avrebbe incontrato rappresentanti di alcune non meglio identificate «istituzioni private» intenzionate a mettere a disposizione della Segreteria Estera dello SMOM considerevoli fondi <235. Inutile dire quali fossero i sospetti e i timori coltivati da Johannes: c’era il rischio concreto che, dopo un anno di lavoro, i governi militari francese o britannico in Germania potessero compromettere e vanificare il suo operato, riuscendo in anticipo a creare un legame diretto tra lo SMOM e la Germania occupata. La sua forte preoccupazione risulta chiara dal passaggio finale del suddetto report: «Mi auguro di ricevere qualcosa da Voi che posso dare a F.[erdinand von Thun-Hohenstein] in questi giorni, altrimenti lo perdo. Dice che ha contato così tanto su 34 [Reinhard Gehlen] e che ha voluto mettersi a sua disposizione senza riserve e sotto ogni punto di vista» <236. Sullo sfondo di quanto appena detto risulta chiaro che la situazione di Johannes all’interno dello SMOM non era delle migliori, nonostante avesse cominciato la propria attività da appena un anno. E, come si vedrà, da quel momento in poi, le cose sarebbero solo ulteriormente andate peggiorando. Infatti il 14 aprile 1948 le peggiori paure di Johannes si sarebbero avverate, in occasione di una visita a via Condotti del generale francese Jean Tessier Baron de Marguerittes, importante esponente della resistenza armata francese contro il governo di Vichy e, dopo il ’46, rappresentante francese presso l’UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) in territorio tedesco <237. De Marguerittes, in assenza di von Thun-Hohenstein, avrebbe in tale sede concluso un accordo con Pallavicino e Pallavicini, entrambi tra i principali antagonisti del conte. Tale accordo prevedeva l’istituzione di una rappresentanza dello SMOM presso il governo militare francese in Germania, allora presieduto da Marie-Pierre Koenig <238. I francesi, scriveva Johannes al fratello, «probabilmente sono venuti a sapere del nostro progetto e, da europei, hanno agito rapidamente, mettendoci in una condizione di ovvio svantaggio» <239. Una volta saputo dell’accordo preso da de Marguerittes con la Segreteria estera dello SMOM, Johannes affermava di essersi sentito «come un idiota» ed esprimeva con chiarezza la propria frustrazione: “Ich […] kann nur sagen, dass ich ein reines Gewissen habe, denn ich habe ja nichts unversucht gelassen, um in unserem Sinne tätig zu sein. […] nunmehr haben wir mit dem französischen Gegengewicht zu rechnen. Sage unseren Freunden [G-2 USFET], dass ich (sarkastisch natürlich) jetzt nur noch auf die Russen warte. Wie kommt es, dass die Franzosen in wenigen Wochen etwas fertig bringen, was wir nicht in einem Jahr zustande bringen?240 Tuttavia Johannes avrebbe cercato di non perdere la speranza. I documenti fanno emergere che egli, già alla fine dello stesso mese, era tornato a concentrarsi sulla propria missione individuando in particolare un punto fondamentale per poter riprendere il controllo della situazione: l’allontanamento degli oppositori di von Thun-Hohenstein. All’interno del gruppo attorno a Pecci, Gioacchino Malfatti sembrava essere finito in particolare nel mirino dell’ex fisico nucleare. Il 26 aprile Johannes informava il fratello che i suoi tentativi «di eleminare la diplomazia a noi nociva» all’interno dell’Ordine sembravano ora favoriti dal verificarsi «di un piccolo scandalo» riguardante Malfatti: la figlia minore di quest’ultimo sarebbe stata segnalata a von Thun-Hohenstein da una fonte affidabile come «agente comunista» <241. Stando al report, anche il gruppo attorno a Pecci sarebbe stato informato di ciò e la notizia aveva così fatto esplodere una «vera bomba» tra le file della Segreteria estera dello SMOM <242. Nonostante egli non nascondesse la sua soddisfazione circa “l’affare Malfatti” a fine aprile, Johannes esprimeva tuttavia una sua perplessità al fratello, che appare quale ulteriore spia delle comunicazioni disfunzionali tra la centrale di Pullach e il capo dell’ODEUM Roma. A Johannes, infatti, era giunta voce che le «attività sospette» di Alessandra Malfatti fossero note già da tempo all’intelligence statunitense in Italia, la quale starebbe tenendo la ragazza sotto sorveglianza. Per tale ragione, scriveva l’ex fisico nucleare a Reinhard, «F.[erdinand von Thun-Hohenstein] vi chiede, se possibile, di inoltrare una richiesta ai nostri amici [G-2 USFET] chiedendogli dei dettagli e chiedendo conferma di ciò, se i signori lo ritengono opportuno. Non sarebbe inoltre stato il caso di fare un cenno [riguardo le notizie sul conto di Malfatti] già in passato a F. o al sottoscritto?» <243 La scoperta che l’intelligence statunitense era al corrente di questa importante notizia – da lui scoperta da poco e per puro caso – aveva spiazzato senz’altro Johannes, come dimostrano le succitate righe del 26 aprile. Non sorprenderebbe se tale episodio lo avesse persino portato a mettere in dubbio, almeno parzialmente, il funzionamento della collaborazione stessa tra l’USFET e l’Organisation Gehlen. A causa del mancato riscontro di una risposta di Reinhard al suddetto report, non si hanno tuttavia le basi per accertare se allora l’USFET [United States Forces European Theater] fosse davvero al corrente dell’“affare Malfatti. Bisogna infatti tenere a mente che il G-2 [intelligence] USFET non era l’unico servizio segreto statunitense attivo in Italia nell’immediato dopoguerra <244 e, di conseguenza, risulta piuttosto difficile stabilire se quanto affermato da Johannes corrisponda alla verità e, in tal caso, se riguardi davvero l’USFET. L’episodio della rappresentanza SMOM “francese” mette comunque certamente in evidenza i problemi di comunicazione e di collaborazione tra Pullach e l’ODEUM Roma. [NOTE] 226 Lettera di Ferdinand von Thun-Hohenstein a Johannes Gehlen, 15 giugno 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 083; cfr. Bericht N°19, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 4 luglio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 079. 227 Bericht N°11, 16 febbraio 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 114. 228 Bericht N°1, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 16 novembre 1947, BND-Archiv, 220815, doc. 182. 229 Report di Hugo von Thurn und Taxis, 8 agosto 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 417. 230 Zusammenfassender Bericht über den Souveränen Malteser-Ritterorden, 15 settembre 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 369. 231 Report di Hugo von Thurn und Taxis, 8 agosto 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 417. 232 A. Freiin von Weichs, M. Schulz e.a. in Die Deutsche Assoziation des Souveränen Malteser Ritterordens (a cura di), Der Malteserorden in Deutschland, Lutz Garnies, Haar-München 2001, p. 88. 233 Bericht N°2, 22 novembre 1947, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 181. Se Twickel sapeva o meno del coinvolgimento dell’Organisation Gehlen nel progetto di von Thun-Hohenstein, non risulta con chiarezza dalle carte. È però più probabile che egli sia stato ignaro di tutto e che il suo intervento a favore di Johannes e del suo capo sia avvenuto grazie a contatti privati con quest’ultimo. 234 The Sovereign Military Order of Malta, dicembre 1947, BND-Archiv, 220815, doc. 166. 235 Bericht N°6, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 23 gennaio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 139. 236 Ibidem. 237 Jean Teissier, Baron de Marguerittes dit “Colonel Lizé”, Musée de la Resistance en ligne, 1940-1945, URL: < http://museedelaresistanceenligne.org/media4254-Jean-Teissier-baron-de-Marguerittes-dit-a> (sito visitato il 19 settembre 2021).
238 Bericht N°14, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 8 aprile 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 103.
239 Ibidem.
240 Ibidem. Stando a quanto scritto da Johannes al fratello, il generale Koenig aveva iniziato a prendere in considerazione l’istituzione di una rappresentanza dello SMOM presso la propria amministrazione militare solo tre settimane prima dell’accordo. Il progetto era dunque stato portato a termine in appena due settimane, in forte contrasto con la sfortunata impresa di Johannes, ormai avviata più di un anno prima e rimasta senza successo. “L’unica cosa che posso […] dire è che ho la coscienza pulita perché non ho lasciato nulla di intentato che potesse essere utile ai nostri fini. […] dobbiamo ormai fare i conti con la controparte francese. Di’ ai nostri amici [G-2 USFET] (lo dico naturalmente con sarcasmo) che ormai aspetto solo i russi. Com’è possibile che i francesi riescono a portare a termine nell’arco di qualche settimana quello che noi non riusciamo a portare a compimento in un anno”.
241 Report N°16, 26 aprile 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 099.
242 Ibidem.
243 Ibidem.
244 Ad esempio, anche il Counterintelligence Corps della U.S. Army aveva legami con l’Italia. Infatti, a partire dal ’47, la penisola sarebbe stata al centro del Project LOS ANGELES, una rete anticomunista d’intelligence del CIC, guidata dal giovane militare italo-americano Joseph Luongo. Cfr. C. Franceschini, Geheimdienste, Agenten, Spione. Südtirol im Fadenkreuz fremder Mächte, Raetia, Bozen 2020.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022#1948 #AlessandraMalfatti #conte #francese #fredda #G2USFET #Germania #GioacchinoMalfatti #guerra #JohannesGehlen #Malta #Odeum #ordine #OrganisationGehlen #Ovest #ReinhardGehlen #Roma #SarahAnnaMariaLiasCeide #SMOM #spionaggio #StanislaoPecci #statunitense
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L’Organisation Gehlen non aveva ancora ricevuto alcun incarico da parte del governo Adenauer di dare vita a collaborazioni d’intelligence per conto della RFT
Se la storia dell’UAR [Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni] è stata ormai oggetto di studi specifici <421, non si può dire altrettanto per quella del SIFAR. Infatti la storia e l’attività del servizio segreto militare italiano, che oggi trova il suo corrispettivo nell’AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna) e nell’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna), risultano tuttora di difficile ricostruzione, soprattutto a causa di una sostanziale mancanza di fonti. Inoltre, l’aggressiva strategia anticomunista portata avanti dal SIFAR durante la guerra fredda in Italia ha fatto sì che il servizio segreto militare finisse per essere analizzato e studiato quasi esclusivamente in riferimento all’alba della cosiddetta “strategia della tensione” e agli scandali ad essa legati <422, facendo così anche emergere i limiti della storiografia italiana sull’intelligence nazionale.
Anche se quindi, rispetto al caso dell’UAR, la ricostruzione della storia e dell’attività del SIFAR rimane tutt’ora parziale <423, è tuttavia possibile collocare la nascita ufficiale del primo servizio segreto militare della Repubblica nell’anno 1949. Il SIFAR, organo direttamente discendente dal SIM (Servizio Informazione Militare) di epoca fascista, avrebbe, dal ’49 in poi, agito nell’ambito dell’intelligence sia interna che esterna sotto la guida di Giovanni Carlo Re e alle dipendenze del ministero della Difesa <424. È ovvio come la nascita del SIFAR coincida con una momento “caldo” della guerra fredda, specialmente per l’Italia, che aveva da poco vissuto un primo picco di tensioni legate al bipolarismo mondiale in occasione delle elezioni del ’48. Proprio la grande preoccupazione rispetto alla forte presenza del PCI nella penisola, unitamente a timori legati al passato fascista italiano, avrebbero indotto sin dall’inizio l’intelligence statunitense, ormai riformata attraverso il National Security Act di Truman del ’47, a tenere il nuovo servizio segreto militare italiano sotto stretta osservazione e controllo <425, gettando così le basi per il forte e duraturo legame tra il SIFAR e la neonata CIA. Tale legame avrebbe infatti portato poi, come già detto, all’istituzione della rete Gladio a metà degli anni Cinquanta.
Le premesse della collaborazione
I buoni e stretti rapporti esistenti tra il nuovo gigante dell’intelligence statunitense e il servizio segreto militare italiano risultano però anche fondamentali per quanto riguarda i futuri legami di quest’ultimo con l’Organisation Gehlen. Sia l’ufficioso servizio segreto tedesco che quello militare italiano erano infatti “risorti” dalle ceneri degli organi spionistici nazisti e fascisti e ora, agli inizi della guerra fredda, si ritrovarono legati alla stessa agenzia d’intelligence statunitense, la CIA. Di conseguenza, in fin dei conti, tanto l’Organisation Gehlen e la sua base estera ODEUM Roma quanto il SIFAR facevano parte del medesimo disegno di strategia anticomunista dell’intelligence statunitense in Europa e, in particolar modo, in Italia. Il SIFAR appariva quindi fin dal principio quale “partner naturale” del servizio di Gehlen in Italia e, come si vedrà, gli sforzi di Johannes e del suo gruppo sarebbero stati per anni rivolti verso la creazione di un’alleanza ufficiale con il servizio segreto militare italiano. Tuttavia non sarebbe stato un processo semplice, anche a causa delle tensioni che la questione delle collaborazioni spionistiche creava tra l’Organisation Gehlen e la CIA. Quest’ultima, infatti, «volle che le cooperazioni [tra il servizio segreto gehleniano e gli altri servizi d’intelligence occidentali] avvenissero in forma riservata e sotto controllo statunitense, in quanto un’eccessiva autonomia dell’Organisation Gehlen in tale ambito ed eventuali “incidenti diplomatici” avrebbero avuto dirette ricadute sulla stessa CIA» <426. Reinhard Gehlen e il resto dello staff tedesco, da parte loro, erano invece desiderosi di «costituire legami con i servizi d’intelligence occidentali e di essere riconosciuti come partner paritari». Alcuni primi “sintomi collaterali” di tale conflitto d’interessi sarebbero emersi proprio, come si vedrà, nel nascente rapporto di Pullach con l’intelligence militare italiana. Prima di analizzare l’evoluzione di tale rapporto, è importante sottolineare quanto sia difficile retrospettivamente, alla luce delle problematiche relative alla declassificazione del materiale d’archivio, a cui si è accennato nell’introduzione al presente capitolo, stabilire quali siano state le dinamiche precise del rapporto ODEUM Roma-SIFAR che si sarebbe infine ufficializzato nel ’54. Tuttavia, sulla base della documentazione disponibile, è possibile tracciare almeno una storia approssimativa degli eventi e, sulla base di questi ultimi, esprimere delle ipotesi plausibili.
I primi contatti di Johannes con il ministero della Difesa italiano sembrano risalire al biennio ’46/’47 quando, come già accennato, l’avvocato italo-tedesco Giovanni de Planitz, poi diventato lui stesso informatore dell’ODEUM Roma, gli avrebbe assicurato un permesso di soggiorno italiano, grazie ai propri contatti presso tale ministero <427. È perciò probabile che Planitz abbia funto da primissimo tramite tra il capo del nascente ODEUM Roma e gli ufficiali del ministero della Difesa, allora ancora impiegati nella ricostruzione di un servizio segreto militare repubblicano, il futuro SIFAR. Visto che quest’ultimo non sarebbe nato prima del ’49, è impossibile parlare quindi di una qualche collaborazione tra l’ODEUM Roma e il servizio segreto militare italiano prima di tale data, ma sembra che legami tra i membri dei due organi d’intelligence, seppur ufficiosi, siano già esistiti al momento della nascita del SIFAR. A partire dal ’49 sembra poi che tali contatti si siano consolidati, grazie anche a una mossa piuttosto curiosa da parte di Johannes. Pare infatti che egli abbia permesso che Guignot e Friede, diventassero “doppiogiochisti” e si facessero reclutare dal SIFAR come informatori durante il biennio ’49-’50, come provano i documenti dello stesso servizio segreto italiano <428. L’Organisation Gehlen ne era consapevole e lo tollerava <429. Ma per quale ragione? Perché Johannes non si oppose a questo “doppio impiego” di Friede e Guignot?
È a questo punto lecito ipotizzare che il legame professionale tra i due collaboratori dell’ODEUM Roma e il neonato SIFAR si sia venuto a costituire con il permesso di Johannes, probabilmente allo scopo di dare vita a una prima, embrionale forma di collaborazione tra il servizio militare italiano e l’Organisation Gehlen, con Friede e Guignot nelle vesti di “mediatori” o “anelli di collegamento”. Infatti la pratica, da parte di due diversi servizi d’intelligence, di stabilire un rapporto “a triangolo” con un agente mediatore non è una rarità nella storia dello spionaggio e, all’interno della panoramica della guerra fredda in particolare, offriva notevoli vantaggi, primo fra tutti lo scambio di informazioni tra i due organi coinvolti. In tal senso appare infatti plausibile che l’ODEUM Roma e il SIFAR, entrambi impegnati nella stessa “battaglia” anticomunista, abbiano dunque tentato di dare vita a un simile disegno di collaborazione attraverso il tramite di Guignot e Friede. Tuttavia l’esperimento non sembra aver portato i frutti sperati. Friede, come si è visto, avrebbe abbandonato il gruppo spionistico romano quando, nel ’50, sarebbe stato trasferito in Germania, e anche il rapporto tra Guignot e il SIFAR sarebbe finito dopo meno di un anno, apparentemente a causa dell’insufficienza di materiale fornito dall’uomo di Johannes <430.
Nonostante ciò, l’avvicinamento fra i due servizi segreti sarebbe andato intensificandosi, come sembrano anche provare vari solleciti fatti da parte dell’allora Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luigi Marras, al gruppo romano dell’Organisation Gehlen «di far venire 34 [Reinhard] al più presto da lui a Roma» per poterlo conoscere personalmente <431. Alla luce di ciò è dunque particolarmente curioso che nel maggio del ’50 in un memorandum dello stesso Johannes si legge che, al momento, «non esistono legami d’intelligence con gli italiani» <432. L’unica spiegazione plausibile è, a questo punto, che Johannes intendeva dire nel ’50 che allora non esistevano legami ufficiali con il SIFAR, dato che l’Organisation Gehlen non aveva ancora ricevuto alcun incarico da parte del governo Adenauer di dare vita a collaborazioni d’intelligence per conto della RFT. Questo, come si vedrà, sarebbe di fatto accaduto solo quattro anni dopo, nel giugno del ’54. Tuttavia, sulla lunga strada verso l’ufficializzazione dei rapporti tra il servizio segreto di Pullach e la sua base estera a Roma, da una parte, e il SIFAR dall’altra, ci sarebbe prima stato un ultimo ostacolo da superare: la concorrenza col Friedrich-Wilhelm-Heinz-Dienst (FWHD), da sempre una spina nel fianco di Reinhard e del suo servizio.
[NOTE]
421 G. Pacini, Il cuore occulto del potere, cit.
422 Da citare, a tal proposito, è soprattutto la costituzione della rete stay-behind Gladio, operazione congiunta tra CIA e SIFAR, cominciata a metà degli anni Cinquanta. Inoltre, la scoperta dei cosiddetti “Fascicoli SIFAR” negli anni Sessanta avrebbe non solo provocato la convocazione di varie commissioni d’inchiesta parlamentari, ma avrebbe anche contribuito alla dissoluzione dello stesso SIFAR nel ’66, poi diventato SID (Servizio Informazioni Difesa). Sul coinvolgimento del SIFAR nel disegno strategico anticomunista statunitense in Europa e, in generale, sulla costituzione delle reti stay-behind cfr. F. Cacciatore, Il nemico alle porte. Intervento americano in Europa e strategia di covert operation, 1943-1963, 2021, tesi di dottorato non pubblicata. Per la “strategia della tensione” e le attività degli ambienti deviati di destra in Italia durante la guerra fredda cfr. M. Dondi, L’eco del boato. Storia della strategia della tensione, Laterza, Roma-Bari, 2015; B. Armani, Italia anni settanta. Movimenti, violenza politica e lotta armata tra memoria e rappresentazione storiografica, in «Storica», 11 (2012), n. 32, pp. 41-82; A. Cento Bull, Italian Neofascism: The Strategy of Tension and the Politics of Nonreconciliation, Berghahn, Oxford 2007.
423 G. De Lutiis, Storia dei servizi segreti in Italia, Sperling&Kupfer, Milano 2010.
424 F. Cacciatore, Il nemico alle porte, cit., pp. 101-102.
425 Ivi, p. 107.
426 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 121.
427 Bericht No.3, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 176. In un ulteriore documento del 1948 si legge che Planitz starebbe collaborando con un certo «colonnello Massia», ex membro del SIM fascista. Cfr. Besprechung mit S-1933 am 9. September 1948, 14 settembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000411.
428 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., p. 65, pp. 67-68.
429 Reisebericht Italien, 6. Bis 16. Februar 1950, febbraio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000138.
430 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., p. 68.
431 Italien, Alix von Fransecky, Verschiedene Durchsagen an S-1933, bzw. 34 bezüglich Geschehnisse seit der Abreise des S-1933, 5 maggio 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000134. Anche in Spionage unter Freunden l’inizio di una collaborazione più o meno stabile tra il SIFAR e l’ODEUM Roma viene fatto risalire al ’49, cfr. E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., p. 58.
432 Memorandum, 10 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000119.
Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022Anche Guido Zimmer, subito dopo la resa, tornò in Italia «in divisa militare americana», ma nello stesso tempo continuava a «costruire la rete Stay Behind nazista» e «grazie ai buoni uffici di Dulles» divenne segretario del barone Luigi Parrilli, che nell’Operazione Sunrise aveva fatto da mediatore tra l’OSS ed i nazisti <12; fece domanda per la cittadinanza italiana, ma nel 1948, insieme ad altre ex SS, «lavorò per i servizi segreti della Germania federale» <13.
[NOTE]
12 Uomo d’affari d’origine napoletana residente a Genova, cavaliere dell’ordine di Malta, rappresentante della società statunitense Kelvinetor in Europa, amico di Howard Lewis (finanziere consigliere del presidente Roosevelt) e di John Ginnes (industriale inglese residente in Svizzera interlocutore privilegiato di Churchill).
13 Si presume che Zimmer sia entrato nella Rete organizzata dal generale Reinhard Gehlen, che aveva diretto in maniera eccellente i servizi segreti nazisti (Abwehr) nel settore orientale (con un occhio di riguardo per l’Unione Sovietica); forte di questa sua competenza, alla fine della guerra si mise a disposizione dei vincitori affinché utilizzassero la sua competenza contro l’URSS: fatto prigioniero dagli statunitensi fu arruolato da Allen Dulles in persona. Nel luglio 1946 fu costituita l’organizzazione Gehlen, un servizio segreto clandestino, con sede a Pullach presso Monaco di Baviera, che riciclò in funzione anticomunista i vecchi agenti che avevano servito il Reich di Hitler (tra di essi anche Otto Skorzeny, il “salvatore” di Mussolini dal Gran Sasso, nonché uno degli organizzatori dei Werwolf, il movimento di resistenza nazista che arruolò anche giovanissimi ragazzi della Hitlerjugend agli ordini di ufficiali della Waffen-SS). Nel 1956 il generale Gehlen fu incaricato dall’allora cancelliere Konrad Adenauer di dirigere il Bundesnachrichtendienst (BND), il nuovo servizio segreto federale, e l’organizzazione che era stata clandestina divenne una propaggine governativa, portando con sé tutti gli agenti che vi avevano fatto parte.
Claudia Cernigoi, Le serpi in seno: l’infiltrazione e la provocazione nei movimenti comunisti, dossier n. 65 de “La Nuova Alabarda”, Trieste, 2021, Supplemento al n. 416 – 3/12/21 de “La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo”Nella sua istruttoria Guido Salvini descrive così la vera natura dell’agenzia di stampa portoghese: “Aginter Press era stata, sino all’aprile 1974, un centro di eversione internazionale, finanziato non solo dal Governo portoghese ma anche da altri Governi europei, dietro cui si celava: un centro spionistico legato ai servizi segreti portoghesi e ad altri servizi segreti occidentali quali la C.I.A. e la rete tedesco-occidentale GEHLEN; un centro di reclutamento e di addestramento di mercenari e terroristi specializzati in attentati e sabotaggi soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo; un’organizzazione fascista internazionale denominata “ORDRE ET TRADITION” e il suo braccio militare O.A.C.I.
Aldo Doninelli, L’internazionale nera e la Guerra controrivoluzionaria, l’agenzia di stampa Aginter Presse, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Roma Tre, Anno Accademico 2017-2018Dalle indagini si scoprì che tra il 12 aprile e l’11 maggio 1969 Borghese si incontrò con alcuni imprenditori di Genova per costituire un “gruppo di salute pubblica” per salvare il Paese dall’avanzata del comunismo e che lo stesso Miceli in un’informativa scrisse che il SID non seppe nulla del golpe e che non vi partecipò. Durante le indagini di questo processo, si delineò anche il vero ruolo di Adriano Monti, risultando una sorta di “ambasciatore” di Borghese in alcuni ambienti politici internazionali, tanto che a Madrid incontrò Otto Skorzeny, membro dell’intelligence tedesca legata alla “Rete Gehlen”. Skorzeny era in contatto direttamente con gli Stati Uniti d’America e da lui Monti ricevette la notizia che dagli Usa c’era l’ok per il golpe, ma, come sappiamo, che a capo del nuovo governo doveva andare Andreotti.
Filippo Augusto Albarin, Il Golpe Borghese, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2023-2024#1950 #Adenauer #AldoDoninelli #CIA #ClaudiaCernigoi #Federale #FilippoAugustoAlbarin #Germania #governo #Italia #ODEUM #OrganisationGehlen #Ovest #RFT #roma #SarahAnnaMariaLiasCeide #SIFAR #Uar