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  1. L’aspirazione di Reinhard Gehlen di porsi a capo della rinascente intelligence tedesco-federale non si era formata gradualmente

    La stessa logica utilizzata da Angleton in Italia per Borghese e Dollmann, si ritrova del resto in un’operazione dello stesso tipo che fu messa a punto in Germania, dove il generale Reinhard Gehlen, capo del Fremde Heeren Ost, la sezione del servizio segreto militare nazista che si occupava del fronte orientale, venne immediatamente assunto nelle fila dell’intelligence americana, pochi giorni dopo la resa incondizionata dichiarata dalla Germania.
    […] Uno dei fattori che resero Gehlen <370 e i nazisti della sua rete molto importanti per gli interessi strategici americani fu la loro esperienza e le loro conoscenze di intelligence maturate nella guerra contro l’Urss: tutto il lavoro di raccolta di informazioni e di penetrazione nel territorio, insieme alla conoscenza dei servizi segreti sovietici, e tutta la documentazione da loro raccolta, si rivelavano ora preziosi per gli Stati Uniti. Il generale Gehlen, dopo essere stato per quattro anni alle dipendenze dell’esercito statunitense, nel 1949 passò direttamente sotto il controllo della Cia, la quale aveva deciso di subentrare come “Gehlen’s main patron” <371.
    [NOTE]
    370 Documento intitolato Report of Initial Contacts with General Gehlen’s Organization, compilato dall’agente John R. Boker e datato 1 maggio 1952. Il documento fa parte del report Forging an Intelligence Partnership: CIA and the Origins of the BND, 1945-1949. A Documentary History, stilato dal CIA History Staff, Center for the Study of Intelligence, European Division, Directorate of Operations nel 1999, declassificato nel 2002. Opening of CIA Records under Nazi War Crimes Disclosure Act, U.S. National Archives and Records Administration, pubblicato a cura del National Security Archive della George Washington University, alla pagina http://www.gwu.edu/~nsarchiv. Questo documento fa parte della serie Nazi War Crimes Disclosure Act.
    371 Ibidem. Contemporaneamente all’inserimento di Gehlen nelle fila dell’intelligence statunitense, venivano arruolati dall’Oss anche cinque stretti collaboratori di Adolf Eichmann, l’uomo che aveva concepito e portato avanti la politica di sterminio degli ebrei […]
    Siria Guerrieri, Obiettivo Mediterraneo. La politica americana in Europa Meridionale e le origini della guerra fredda. 1944-1946, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Anno accademico 2009-2010

    E molti degli agenti nazisti che avevano operato in Italia furono poi riciclati dai servizi statunitensi nella costituzione di un servizio attivo in funzione anticomunista, la Rete Gehlen, che prese il nome dall’ex capo del controspionaggio nazista nell’Est Europa, il generale Reinhard Gehlen, arruolato proprio da Dulles.
    Claudia Cernigoi, Alla ricerca di Nemo. Una spy- story non solo italiana su La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo, supplemento al n. 303, Trieste, 2013

    Le cose cambiarono successivamente per la prima volta, come si è visto, con l’arrivo della CIA a Pullach, quando Reinhard dovette per forza fare i conti con l’imposizione di un più rigido controllo esterno sul proprio servizio segreto. Di conseguenza anche la pressione sul gruppo romano aumentò, soprattutto perché il cambio dall’USFET alla CIA coincise con un’ulteriore sconfitta personale di Johannes Gehlen, attraverso il fallimento della missione SMOM e lo “scandalo” del ’49. Ne fu prova il lungo documento “Tätigkeiten in Rom” (Attività a Roma), redatto da Johannes, che va dunque interpretato come tentativo di salvataggio dell’ODEUM Roma di fronte alle indagini della CIA, che in quel momento stava addirittura valutando la totale liquidazione della base estera romana <644. Ulteriore prova di come l’entrata in scena della nuova agenzia di spionaggio statunitense a Pullach avesse costretto Reinhard Gehlen a “scoprire parzialmente le proprie carte” rispetto all’ODEUM Roma, furono le nuove missioni assegnate al gruppo romano nel ‘50, individuate da lui sotto supervisione della CIA <645. Tuttavia, sulla base dei documenti qui analizzati, una volta superato il “terzo grado” dell’intelligence statunitense, i fratelli Gehlen sembrano aver continuato in maniera più o meno analoga a prima, comunicando direttamente fra di loro e coinvolgendo solo di rado terzi.
    È a tal proposito interessante osservare come l’aumento dell’isolamento di Johannes e dei suoi collaboratori per mano di Reinhard sia coinciso quasi sempre con l’affacciarsi di critiche esterne nei confronti dell’ODEUM Roma. Ciò era accaduto già in seguito al “caso Krause”, ma emerse soprattutto durante il già descritto “affare dei report” del ’52. Il trasferimento dell’ODEUM Roma all’“Archivio” o “Servizio Strategico” di Langkau mise in evidenza non solo il grado di protezione di cui Johannes Gehlen godeva grazie alla propria posizione privilegiata di fratello del capo dell’Organisation Gehlen, ma anche come questa stessa protezione fosse diventata, col passare degli anni, una sorta di “sintomo collaterale” della politica di consolidamento del potere di Reinhard Gehlen, in vista del suo avvicinamento al governo di Bonn. È infatti mio parere che la base estera romana non può essere vista solamente come emblematica della politica nepotistica gehleniana, ma anche come lente d’ingrandimento per osservare gli sforzi di Reinhard nel mantenere intatto il proprio potere su una parte dell’Organisation Gehlen distaccandola progressivamente dalla CIA. In tal senso, il nepotismo gehleniano, l’isolamento dell’ODEUM Roma e la crescente “sete di potere” di Reinhard andarono mano nella mano.
    Come già detto, l’aspirazione di Reinhard Gehlen di porsi a capo della rinascente intelligence tedesco-federale non si era formata gradualmente, ma era stata presente sin dalla nascita dell’Organisation Gehlen. Sin dall’inizio i tentativi di avvicinamento a Bonn portarono a frizioni con la CIA, che nel biennio ’50-’51 prese addirittura in considerazione l’ipotesi di lasciar cadere Reinhard e il suo servizio, proprio a causa della sua predilezione per il governo della RFT rispetto al rapporto di collaborazione con l’intelligence statunitense <646. Anche se uno “scontro frontale” tra le due parti non ebbe mai veramente luogo, in quanto Reinhard Gehlen era pur sempre consapevole di aver bisogno delle risorse statunitensi, il suo rapporto con la CIA non fu dei migliori per tutti gli anni Cinquanta. In tal senso, come si è già sottolineato, anche la creazione del “Servizio Strategico” s’inserisce all’interno della strategia complessiva gehleniana di allontanarsi dai suoi partner e “sponsor” statunitensi, cercando invece sempre di più la vicinanza ad Adenauer e al suo governo.
    La vicenda dell’ODEUM Roma è dunque sostanzialmente quella di una piccola pedina all’interno di una strategia più ampia, che tuttavia ne fa emergere con chiarezza i singoli elementi e la graduale evoluzione. Una volta collocato Johannes come persona di fiducia a Roma, il capo dell’Organisation Gehlen si rese presto conto di aver in tal modo creato un’importante risorsa per i propri obiettivi strategici nella penisola. Egli era probabilmente consapevole del fatto che la CIA, disponendo già di canali propri in Italia, non avesse stringente necessità dell’ODEUM Roma e che di conseguenza, nel caso di un’attività manchevole da parte dell’organismo romano, questo sarebbe potuto essere facilmente liquidato dal servizio d’intelligence statunitense. Da parte sua, per Reinhard Gehlen, invece, la costituzione di una rete spionistica in Italia posta sotto il suo controllo e la sua protezione rappresentava un importante passo verso la realizzazione del proprio “sogno nel cassetto”: diventare il futuro capo del servizio d’intelligence estero tedesco. A tale scopo egli avrebbe infatti dovuto dimostrare al governo della RFT che disponeva di un servizio segreto estero già ben avviato e capace di assicurare alla cancelleria federale uno stabile flusso di informazioni, indipendentemente dalla CIA. In tal senso, i numerosi contatti costituiti dall’ODEUM Roma, fra cui quelli con gli ambienti vaticani, lo SMOM e il SIFAR, avevano per Reinhard Gehlen un’ importanza che andava al di là degli esiti immediati delle singole missioni, in vista di future operazioni spionistiche del BND in Italia. Si spiega in questo modo non solo la sua tendenza a isolare il gruppo romano dal resto dell’Organisation Gehlen e dalla CIA, ma anche la sua prontezza a sorvolare sugli errori commessi dal fratello e dai suoi collaboratori, pur di mantenere intatto il proprio controllo sul gruppo romano.
    Quanto tale politica fosse rischiosa e ambigua dal punto di vista tattico, lo riconobbero già gli stessi colleghi di Reinhard Gehlen. Nel ’50 Heinz Danko Herre, stretto collaboratore di Gehlen a Pullach, si chiedeva se il suo capo intendesse essere «politico o professionista d’intelligence», visto che i suoi occhi si illuminavano ogni volta che si facesse riferimento a Bonn, ma mai «quando si trattava della risoluzione di un problema di natura spionistica» <647. Alla fine però la determinazione di Reinhard, spesso interpretabile come vera e propria testardaggine, lo portò alla meta da lui auspicata nel ’56 con la nascita del BND. Anche Johannes Gehlen, protégé numero uno del fratello, approfittò senza dubbio, come si è visto, della politica gehleniana. Da “spia per caso” l’ex fisico nucleare si trasformò in un impiegato statale della RFT a tempo indeterminato e rimase, fino al ’69, nella posizione di capo della base estera del BND a Roma. La sua lealtà nei confronti del fratello minore aveva infine contribuito a portare i frutti sperati per entrambi: Reinhard realizzò il proprio sogno di una carriera d’intelligence nella giovane RFT e Johannes riuscì a ottenere una posizione prestigiosa e sicura in Italia, senza mai interrompere però i legami con la sua “seconda patria”, la Germania.
    [NOTE]
    644 Cfr. sottoparagrafo 3.2.2.
    645 Cfr. paragrafo 4.1.
    646 R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit., p. 693.
    647 Citazione tratta dal diario di Heinz Danko Herre, in Ivi, p. 663.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  2. Odessa è nata in quel di Strasburgo nel 1944

    I nazisti erano consapevoli che i beni della Germania sarebbero, presto, caduti nelle mani del nemico che si stava avvicinando rapidamente, se non fossero stati trasferiti e nascosti. Le ricchezze della Nazione, in gran parte acquisite attraverso il saccheggio dei Paesi invasi e della loro popolazione, dovevano essere trasferite in modo da essere fuori dalla portata giudiziaria internazionale, ma accessibili per finanziare un movimento futuro allo scopo di far risorgere il Partito e costruire un nuovo Reich.
    I principali funzionari nazisti temevano anche la vendetta degli Alleati e, piuttosto che affrontare una sicura punizione per i loro crimini di guerra, decisero di cercare rifugi sicuri al di fuori della Germania, e al di là della portata della giustizia.
    Nella riunione, in merito a ciò, furono quindi presi provvedimenti per camuffare tali leader come esperti tecnici delle varie filiali delle imprese tedesche che sarebbero sorte successivamente alla guerra.
    Il Partito era disposto a prestare ingenti somme di denaro agli industriali per consentire ad ognuno di loro di creare un’azienda segreta postbellica all’estero e come garanzia richiedeva che i principali magnati mettessero a disposizione le risorse acquisite all’estero, in modo da ricreare un Reich dopo la fine della Guerra. In breve tempo, Odessa costruì una rete ampia ed affidabile con lo scopo di raggiungere i suoi scopi e strategie di espansione.
    Le rotte (denominate in codice sia da chi le adoperava sia da chi cercava di sgominarle, Ratline) furono mappate ed i contatti stabiliti.
    I nazisti più influenti scomparvero quando furono fatti sapientemente scappare dalla Germania e furono aiutati a crearsi nuove vite con nomi falsi in Paesi stranieri come l’Argentina, il Paraguay ed il Brasile.
    Alla fine della guerra, solo alcuni funzionari nazisti di alto rango furono processati. Molti di coloro che si resero colpevoli di crimini di guerra riuscirono a fuggire con l’aiuto di Odessa (che come vedremo nei dettagli, riuscirà ad espandersi e si costituirà in sub organizzazioni dallo stesso impianto come quella che verrà diretta dal Presidente argentino, Juan Domingo Perón e da alcuni Paesi Alleati). Alcuni criminali di guerra rimasero in Germania e assunsero nuove identità, riuscendo a fuggire di nascosto solo dopo il caos prodotto alla fine delle ostilità. Una rete sotterranea chiamata Die Spinne (Il Ragno) forniva documenti falsi e passaporti, case sicure e contatti che permettevano ai criminali di guerra di attraversare i confini svizzeri non controllati: questa Rete era una ramificazione importante di Odessa che nel corso del tempo si è andata adattandosi alle circostanze. Una volta in Svizzera, i fuggiaschi si trasferivano rapidamente in Italia, utilizzando alcune delle principali Ratline.
    Alcuni preti cattolici romani, specialmente i francescani, aiutarono Odessa a spostare i fuggiaschi da un monastero all’altro fino a quando raggiungevano Roma. Wiesenthal, molteplici storici accreditati e le fonti emerse in riferimento ad alcune personalità appartenenti alla Chiesa, mostrano come molti monasteri funzionassero da stazioni di transito per i nazisti. Questa connivenza della Chiesa è tuttora molto discussa in quanto la posizione ufficiale rimane quella di attribuire certe azioni a singoli e non allo Stato del Vaticano come tale <9.
    Nonostante le posizioni contraddittorie, certi fatti sono stati provati dagli stessi protagonisti come il vescovo di Graz Alois Hudal, il segretario della confraternita di San Girolamo dei Croati Krunoslav Draganović ed il cardinale di Genova Giuseppe Siri. Con l’aiuto di pochi esponenti della Chiesa, i fuggiaschi riuscivano ad ottenere un rifugio sicuro fino a quando, attraverso il Porto di Genova e con la collaborazione di alcuni membri del Comitato della Croce Rossa Internazionale (che garantiva nuovi e falsi titoli di viaggio), potevano lasciare l’Europa e fuggire in altri Paesi, dove già erano stati presi dei contatti sicuri con lo scopo di dare nuove vite ai criminali di guerra. Oltre ai personaggi più conosciuti (che vedremo in seguito) ci sono anche altri nazisti di minore importanza che, attraverso i permessi di viaggio concessi dalla Comitato della Croce Rossa Internazionale, riuscirono a sfuggire alla giustizia internazionale. Fra di essi vorrei ricordare l’aiutante del numero due del Reich Paul Joseph Goebbels, Erich Friedrich Otto Karl Müller che ottenne un documento con il nome di Francesco Noelke. <10
    Alcuni Paesi sicuramente non conoscevano il passato dei loro nuovi immigrati in quanto alle loro frontiere ricevevano masse di rifugiati dall’Europa dilaniata e non potevano distinguere tra i reali richiedenti rifugio ed i criminali fuggiaschi. Altri, compresi i Governi degli Stati Uniti e dell’Argentina, hanno cercato di sfruttare la conoscenza e la capacità tecnico-scientifica dei nazisti che sarebbero risultate utili per i propri scopi (gli USA, per esempio, videro fondamentale la conoscenza degli scienziati nazisti alla luce dello scontro con l’URSS di cui si ebbero i primi segnali fin subito dopo la fine della seconda guerra mondiale).
    I governi filofascisti, come la Spagna sotto Franco, così come quelli in Sud America, diventarono dei paradisi sicuri per i molteplici ricercati internazionali. L’istituzione dello Stato di Israele dopo la seconda guerra mondiale portò alcune Nazioni arabe ad accogliere i nazisti che condividevano l’avversità per gli ebrei (anche se in modi diversi) nella speranza che avrebbero usato le loro esperienze in settori come la missilistica, la tecnologia e la chimica per bilanciare l’equilibrio nel conflitto arabo-israeliano <11.
    La realtà dei fatti è che non ci si può limitare a pensare ad Odessa come ad un’unica organizzazione ma bensì va vista come un insieme di reti che si sono strutturate ed evolute sulla base di quanto stabilito a Strasburgo. Infatti le Ratline (quelle vie che facevano parte del piano iniziale dei nazisti da percorrere per raggiungere porti sicuri) sono cambiate, aumentate ed abolite a seconda delle necessità e degli ostacoli incontrati. A questo proposito, molti membri dell’originale Odessa (quella fondata presso l’hotel francese) hanno intrapreso delle strade diverse a seconda, a volte, dei propri interessi personali andando a strutturare nuovi organizzazioni e compagini ricordando quanto stabilito dai “padri fondatori della fuga” dall’Europa. Seppure le realtà ed i contesti in cui tali organizzazioni sono sorte e sviluppate, risulta interessante vedere come esse abbiano condiviso molte delle metodologie, percorsi e contatti stabiliti con la prima Odessa. Chiamarle tutte Odessa potrebbe forse risultare erroneo, però da quanto si evince dal loro sviluppo si può notare come la prima Odessa abbia implementato e stabilito un “Modello Odessa” con cui esse si sono andate identificandosi.
    Quindi, si può sintetizzare dicendo che Odessa è nata in quel di Strasburgo nel 1944 ed è stata funzionale per la creazione di sub-organizzazioni che hanno sfruttato le strutture, i fondi, le personalità, i contatti e le idee dell’Odessa originale. Quest’ultima, infatti, è nata per poi fondersi ed evolversi in molteplici altre organizzazioni.
    L’erede più importante e diretta è stata quella del Vaticano <12, anche se quella che faceva capo all’ex Presidente dell’Argentina, Juan Domingo Perón, è riuscita, a mio avviso, a portare a termine la sua missione ed aver accolto non solo nazisti, ma anche fascisti, ustascia, rexisti, militanti di Paesi fascisti e di estrema destra come quelli del Governo di Vichy e dell’Ucraina nazionalista. Nel mio lavoro ho approfondito, principalmente, questa Odessa perché reputo, dalle fonti a mia disposizione, sia stata la più incisiva e la più interessante sotto un profilo storiografico.
    Come ho già detto, il quadro è ulteriormente complicato da quelle Ratline che sono state supportate e create da tutti quei Paesi che, almeno di facciata, erano avversi ad Hitler, Mussolini e Governi a loro alleati. Infatti, con la mia ricerca ho ricavato fonti fondamentali per sostenere che Stati Uniti e Gran Bretagna abbiano giocato un ruolo di primo piano per la fuga dei principali criminali di guerra, migliaia di militari dei Governi nazionalisti ed autori di atrocità.
    Nei capitoli successivi approfondirò il ruolo avuto da ogni Paese per la riuscita della fuga. È importante ricordare che i nazisti, gli ustascia ed altri cittadini dei Paesi satellite nazi-fascisti erano considerati un fattore determinante per fronteggiare il crescente strapotere comunista che era concepito (soprattutto da alcune frange della Chiesa) come un fantasma terribile che metteva in pericolo la sopravvivenza dell’Europa cristiana. In merito a ciò basti pensare alla teoria secondo cui alcuni esponenti del Vaticano abbiano giocato un ruolo importante per l’attentato ad Hitler: ciò fu progettato non per uccidere un terribile assassino, ma perché ormai dichiarato troppo debole per fronteggiare la Russia comunista e l’ideologia stessa all’interno dell’Europa <13.
    Per condurre la mia tesi, oltre ad aver reperito importantissimi documenti presso gli archivi online ed attraverso la richiesta di digitalizzazione di quelli che non erano presenti in rete, mi sono recato, inizialmente, presso l’Archivio Federale di Berna e l’Archivio del Comitato della Croce Rossa Internazionale (ICRC) a Ginevra.
    In queste sedi ho trovato documenti che mettono in luce il processo e le modalità di fuga dei criminali di guerra attraverso i Titoli di Viaggio provvisti dall’ICRC (sottolineando, ovviamente, che l’ICRC era insieme all’IRO, l’unico ed il solo organismo legittimo a concedere titoli di viaggio ai rifugiati dopo la Seconda Guerra Mondiale). Presso l’Archivio Federale di Berna ho potuto reperire i rapporti e le statistiche, redatti dal Capo della Polizia svizzera Heinrich Rothmund in collaborazione con il Ministro di Giustizia e Polizia Eduard von Steiger, che evidenziano una loro complicità con le autorità naziste in merito al diniego dell’ingresso alla popolazione di religione ebraica in Svizzera ed alla sua conseguente deportazione verso i campi di concentramento. I due funzionari svizzeri, inoltre, erano dei tasselli fondamentali per il processo di facilitazione della fuga dei criminali di guerra verso l’Argentina.
    [NOTE]
    9 Wiesenthal, S., Justice Not Vengeance, Groove, New York, 1990; Levy A., Nazi Hunter: The Wiesenthal File. How Simon Wiesenthal hunted down the Nazi war criminals, Robinson Publishing, Londra, 2002; Aarons M. M., Loftus J., Ratline, Newton & Compton, Roma, 1993
    10 Applicazione per la Croce Rossa per il titolo di viaggio di Francesco Noelke, Italian Croce Rossa a Genova, 09 settembre 1950, ICRC, Ginevra, Archivio, ‘Titres de Voyage CICR 1945–1993’, applicazione 100, 958
    11 Wiesenthal, S., Justice Not Vengeance, Groove, New York, 1990, pp. 18-47
    12 Per sintesi ho utilizzato il termine Vaticano in quanto gli esponenti principali di essa erano prelati, preti e cardinali. Ciò non significa che il Vaticano come tale appoggiasse le fughe dei criminali di guerra: erano solo alcuni membri della Chiesa Cattolica, seppure eminenti in alcuni casi, che avevano intrapreso certe azioni.
    13 Aarons M. M., Loftus J., Ratlines, Newton & Compton, Roma, 1993
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  3. Con nuovo nome ormai il vecchio gruppo spionistico era ormai nella funzione di base estera ufficiale del BND a Roma

    Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli equilibri internazionali cambiarono velocemente, e con essi anche il mondo dei servizi segreti. All’interno di una più ampia strategia anticomunista in Europa, la Germania occidentale e le sue reti d’intelligence [con sede a Pullach] legate al defunto Terzo Reich emersero come nuovi alleati della superpotenza statunitense. In questo contesto l’Italia giocò un ruolo cruciale. Nel 1946 l’Organisation Gehlen, un servizio segreto tedesco-occidentale costituito per iniziativa statunitense e in collaborazione con l’ex ufficiale della Wehrmacht Reinhard Gehlen, istituì l’ODEUM Roma, la propria base estera nella capitale italiana, guidata dall’ex fisico nucleare Johannes Gehlen, fratello maggiore di Reinhard. Proprio il rapporto tra i due fratelli e le complesse dinamiche di comunicazione e controllo tra base estera e “organizzazione madre” diventano in questo volume la lente focale per un’analisi dell’evoluzione e dell’attività dell’Organisation Gehlen in Italia tra il 1946 e il 1956 nel contesto della “guerra di spie” che dilagava nella penisola agli inizi della guerra fredda.
    Presentazione di Sarah Lias Ceide, Scontri tra spie agli inizi della guerra fredda. L’Organisation Gehlen in Italia, 1946-1956, fedOA – Federico II University Press, Napoli, 2023

    E molti degli agenti nazisti che avevano operato in Italia furono poi riciclati dai servizi statunitensi nella costituzione di un servizio attivo in funzione anticomunista, la Rete Gehlen, che prese il nome dall’ex capo del controspionaggio nazista nell’Est Europa, il generale Reinhard Gehlen, arruolato proprio da Dulles.
    Claudia Cernigoi, Alla ricerca di Nemo. Una spy- story non solo italiana su La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo, supplemento al n. 303, Trieste, 2013

    Dopo il ’56: l’ODEUM Roma dalla nascita del Bundesnachrichtendienst alla fine dell’“era gehleniana”
    Nel ’56 il servizio segreto di Pullach era dunque diventato un organo tedesco-federale a tutti gli effetti. Finalmente Reinhard aveva raggiunto la meta tanto desiderata: lavorare esclusivamente alle dipendenze della RFT, trasformando il suo rapporto con la CIA su un piano di cooperazione paritaria e non più di subalternità. In questo nuovo contesto l’ODEUM Roma, da parte sua, continuava a lavorare alle dipendenze del “Servizio Strategico” di Langkau, con il nuovo nome in codice “AK 14”, ormai nella funzione di base estera ufficiale del BND nella capitale italiana, come emergeva anche nella sua stessa nuova dicitura ufficiale tedesca di BND-Außenstelle Rom. Il gruppo avrebbe continuato a operare sempre sotto guida di Johannes, al quale vennero attribuiti nuovi codici interni e ulteriori nomi di copertura, come “501”, “V-24 013” e “Dr. Keller”. L’ODEUM Roma, ormai “AK14”, dipendeva da allora in poi dall’ufficio “502/K” del “Servizio Strategico” <567. A partire dal 1° aprile 1956, come dimostrano i documenti, l’ex fisico nucleare avrebbe ricevuto uno stipendio mensile di 2.430 marchi <568 e il 2 gennaio dell’anno successivo avrebbe firmato il contratto per l’impiego come dipendente pubblico di categoria II della RFT a tempo indeterminato <569. Solo due mesi dopo la firma di tale contratto la centrale di Pullach avrebbe richiesto un aumento per Johannes, argomentando che egli «è capo della base estera di Roma sin dall’autunno del ’46, la quale è stata da lui costituita nonostante le generali condizioni difficili e attraverso molteplici sacrifici personali» <570. Per motivare ulteriormente la suddetta richiesta di aumento, nel documento si continuava poi con una descrizione della presente e futura posizione di Johannes: “Die Tätigkeit des Leiters der Aussenstelle Rom […] ist eine besonders wichtige und verantwortungsvolle, da in Rom als der Drehscheibe der europäischen Politik eine Vielzahl von Fäden zusammenlaufen und damit Rom ein für den BND besonders wichtiges Zentrum darstellt. An den Leiter der Aussenstelle Rom werden deshalb besonders hohe menschliche und fachliche Anforderungen gestellt” <571. Guignot e von Fransecky dopo il ‘56 Per quanto riguarda invece gli altri membri “di vecchia data” dell’ODEUM Roma, come Guignot e von Fransecky, il loro inquadramento nel neonato BND, dal punto di vista burocratico-amministrativo, risultò più difficile. In generale, «l’evoluzione della composizione del personale del BND a partire dal 1956», ha opportunamente sottolineato Wolf, «non può essere ricostruita facilmente, come invece accade nel caso di altri organi federali», proprio a causa delle caratteristiche del tutto particolari del servizio segreto di Pullach <572. Così, ad esempio, nel caso del “Servizio Strategico” il personale veniva gestito separatamente dal resto del BND. La conseguenza fu una generale “decentralizzazione” della gestione del personale dei vari reparti del servizio segreto; una dinamica che sembrò essere tollerata dalla Cancelleria federale <573. Sullo sfondo di quanto appena detto, non è al momento possibile ricostruire con precisione le dinamiche e le conseguenze del passaggio di Guignot e von Fransecky al BND. Tuttavia, sulla base delle più recenti ricerche sul tema e di alcune tracce documentarie, è possibile almeno fornire qualche ipotesi plausibile sull’inquadramento e sull’attività dei due collaboratori di Johannes all’interno del BND. Nel caso di Guignot, essendo egli di nazionalità francese e inoltre un collaborazionista condannato a morte nell’immediato dopoguerra, la probabilità di diventare impiegato pubblico della RFT sarebbe stata sin dall’inizio bassissima o addirittura nulla. Di conseguenza è lecito ipotizzare che egli, a partire dal ’56, sia stato inquadrato come “collaboratore Y”, categoria che raccoglieva il «personale esterno all’impiego pubblico» del BND <574. Il pagamento dello stipendio di tali “collaboratori Y” avveniva tramite il fondo “Spese generali” del BND, che sfuggiva per lo più al controllo del governo tedesco e permetteva così a Reinhard di continuare a impiegare molti personaggi dal passato compromesso, come lo stesso Guignot, anche dopo l’”ufficializzazione” del proprio servizio d’intelligence <575. In effetti, come ha dimostrato l’analisi di Schmidt-Eenboom, Franceschini e Wegener Friis, Guignot avrebbe continuato a lavorare per il BND, probabilmente sempre in qualità di “collaboratore Y”, sino al ’64, anno in cui morì di tumore <576. Si può collegare all’esempio del collaborazionista francese anche un’ulteriore “consuetudine” della politica del personale del BND durante “l’era gehleniana”: il reclutamento di partner o conviventi dei collaboratori. Infatti dopo la morte di Guignot sarebbe stata la moglie Therese a succedergli nella sua funzione di membro del gruppo romano <577. Come già detto, il reclutamento di coniugi non era per nulla inusuale nel BND. Infatti all’inizio degli anni Sessanta ben 290 coppie sposate lavoravano per il nuovo servizio segreto estero della RFT <578. È opportuno specificare a questo punto che l’analisi delle attività del collaborazionista francese per il servizio segreto tedesco-federale dopo il ’56 non rientra negli obiettivi di questa ricerca, per tale motivo ci si limiterà a rapidi accenni a riguardo. È probabile che Guignot abbia continuato a svolgere il ruolo di “anello di collegamento” tra il BND e il SDECE, essendo in contatto sin dal ’55 con Enrico Dell Bello, un informatore del suddetto organo di spionaggio francese <579. Inoltre Guignot avrebbe giocato un ruolo non indifferente nelle attività più generali portate avanti da Johannes dopo il ’56, a cui si accennerà più avanti. Nel caso di Alix von Fransecky risultano del tutto assenti, dai documenti analizzati per questa ricerca, informazioni circa il suo passaggio al BND. È tuttavia lecito supporre che ella, a differenza di Guignot, sia diventata dipendente pubblica dopo il ’56, in quanto cittadina tedesca e, inoltre, priva di possibili o pesanti legami con i regimi nazista o fascista. Tale ipotesi sembra confermata, inoltre, dal fatto che nel ’68 von Fransecky, come già accennato in precedenza, avrebbe ricevuto una medaglia al merito della RFT per i suoi servizi come «impiegata di Bonn» <580. Tuttavia non è stato finora possibile ricostruire la natura precisa di tali servizi, ma è probabile che essi siano collegati al BND e all’ODEUM Roma. È inoltre possibile ipotizzare che lo stesso conferimento della medaglia a von Fransecky, avvenuto nel 1968, sia stato motivato anche da aspetti di natura “politica” interni al BND, dato che la suddetta data coincise con quella del pensionamento di Reinhard. [NOTE] 567 Ivi, p. 438; Festsetzung der Grundvergütung Johannes Gehlen, 30 ottobre 1956, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 007. 568 Auszahlungsanordnung Johannes Gehlen, 5 dicembre 1956, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 013. 569 Dienstvertrag Johannes Gehlen, 2 gennaio 1957, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 016. 570 Betrifft: Höherstufung von V-24013, 15 marzo 1957, BND-Archiv, P1-2160-02-OT, doc. 021. 571 Ibidem. Quella del capo della base estera di Roma […] è un’attività di grande importanza e responsabilità, proprio perché a Roma, crocevia della politica europea, convergono numerosi fili, rendendo quindi Roma un centro di particolare importanza per il BND. Per la posizione di capo della base estera di Roma sono quindi richiesti requisiti di competenza umana e professionale particolarmente elevati. 572 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 485. 573 Ivi, p. 486. 574 Ivi, p. 499. 575 Ivi, pp. 499-511. 576 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., p. 69. 577 Ibidem. 578 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 491. 579 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., pp. 68-69. 580 Elenco onorificenze conferite, in «Bundesanzeiger», 15 maggio 1968, URL: < https://upload.wikimedia.org/wikipedia/de/c/c4/Bundesanzeiger-1968-05-28-Seite-2.pdf&gt; (sito visitato il 10 maggio 2021).
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  4. Anche in seguito ci sarebbero stati altri numerosi tentativi da parte della CIA di scoprire di più sul conto dell’ODEUM Roma

    Dopo la fine della seconda guerra mondiale gli equilibri internazionali cambiarono velocemente, e con essi anche il mondo dei servizi segreti. All’interno di una più ampia strategia anticomunista in Europa, la Germania occidentale e le sue reti d’intelligence legate al defunto Terzo Reich emersero come nuovi alleati della superpotenza statunitense. In questo contesto l’Italia giocò un ruolo cruciale. Nel 1946 l’Organisation Gehlen, un servizio segreto tedesco-occidentale costituito per iniziativa statunitense e in collaborazione con l’ex ufficiale della Wehrmacht Reinhard Gehlen, istituì l’ODEUM Roma, la propria base estera nella capitale italiana, guidata dall’ex fisico nucleare Johannes Gehlen, fratello maggiore di Reinhard. Proprio il rapporto tra i due fratelli e le complesse dinamiche di comunicazione e controllo tra base estera e “organizzazione madre” diventano in questo volume la lente focale per un’analisi dell’evoluzione e dell’attività dell’Organisation Gehlen in Italia tra il 1946 e il 1956 nel contesto della “guerra di spie” che dilagava nella penisola agli inizi della guerra fredda.
    Presentazione di Sarah Lias Ceide, Scontri tra spie agli inizi della guerra fredda. L’Organisation Gehlen in Italia, 1946-1956, fedOA – Federico II University Press, Napoli, 2023

    Nonostante le dinamiche che avrebbero portato nuovamente alla guida diretta dell’ODEUM Roma da parte di Reinhard Gehlen, alcuni interrogativi rimangono tuttavia aperti rispetto ai report del ‘52. Innanzitutto chi era il vero responsabile della falsità delle informazioni inviate? E perché nessuno del gruppo romano si era accorto delle suddette mancanze prima di inoltrare il tutto all’ufficio “Analisi”? Purtroppo non è possibile ricostruire in maniera soddisfacente né la costituzione della rete di informatori dell’ODEUM Roma per quanto riguarda l’Europa dell’Est, né le dinamiche di comunicazione fra tali informatori e il gruppo romano. Sembra tuttavia ovvio, sulla base delle succitate valutazioni dell’ufficio “Analisi”, che gli individui reclutati in tale ambito dall’ODEUM Roma siano stati totalmente privi di esperienza spionistica, forse addirittura semplici “imbroglioni”, la cui attività era volta unicamente al guadagno.
    Non c’è infatti ragione per dubitare del giudizio del succitato ufficio, secondo cui i report nella loro totalità risultassero «un imbroglio smascherato immediatamente» <515. E anche se l’ufficio “Analisi” aveva tenuto a sottolineare che una mancante formazione in campo spionistico da parte dei membri dell’ODEUM Roma non sarebbe stata sufficiente a spiegare il livello scarsissimo dei report del ’52, a mio avviso, ciò potrebbe invece essere parte del problema. Come si è visto precedentemente, nel ’49, sullo sfondo dello “scandalo SMOM”, Johannes Gehlen aveva riconosciuto la necessità di ricevere una formazione appropriata in campo spionistico, la cui mancanza avvertiva come un potenziale ostacolo per la propria carriera <516. Dalle fonti non emerge se egli all’inizio del ’52 avesse già seguito dei corsi di formazione a Pullach o se avesse ricevuto un altro tipo di addestramento in tal senso. Di conseguenza, a mio parere, la mancanza di esperienza e di un modus operandi professionale nella raccolta di informazioni sensibili è un elemento importante per poter spiegare ”l’affare dei report” del ’52. A ciò si aggiunge, come veniva anche annotato nelle suddette valutazioni, che nessuno dei membri dell’ODEUM Roma era esperto né dell’Est Europa né tantomeno della situazione militare di tali paesi. Di conseguenza è piuttosto improbabile che il gruppo romano avesse realmente le competenze necessarie a rivedere e valutare in modo efficace le informazioni trasmesse dai propri informatori. La suddetta valutazione sembrerebbe inoltre insinuare quasi il sospetto che dietro i report “fasulli” dell’ODEUM Roma ci fosse stata la concreta intenzione, da parte di Johannes e dei suoi collaboratori, di fabbricare informazioni sensibili e di “imbrogliare” la centrale dell’Organisation Gehlen, magari, si potrebbe ipotizzare, allo scopo di esaltare una presunta importanza strategica della base estera romana per giustificarne la futura esistenza. È tuttavia mia opinione che tale ipotesi non sia plausibile. Come si vedrà anche in seguito, è più probabile che gli sbagli, anche gravi, commessi dall’ODEUM Roma siano da attribuirsi all’inesperienza dei membri del gruppo piuttosto che alla loro malafede.
    Qualunque sia alla fine stata la ragione alla base dell’ “affare dei report”, lo “scontro” tra l’ODEUM Roma e l’ufficio “Analisi” sarebbe stato evitato con l’intervento di Reinhard. Anche se in tal modo, come già detto, egli era riuscito a sottrarre il fratello maggiore alle critiche e alle interferenze esterne, la sua gestione diretta dell’ODEUM Roma non sarebbe durata a lungo. Infatti, sullo sfondo del rapido avvicinarsi dell’“ufficializzazione” dell’Organisation Gehlen, tra il ’52 e il ’53, il capo del servizio segreto tedesco avrebbe preso una decisione importante per il futuro dell’ODEUM Roma: il suo trasferimento al cosiddetto “Archivio” di Wolfgang Langkau, anche conosciuto come “Servizio Strategico”.
    […] la ricostruzione precisa di come l’ODEUM Roma si sia inserito sul piano burocratico e amministrativo all’interno dell’Organisation Gehlen non risulta facile, come hanno dovuto ammettere retrospettivamente gli stessi membri del BND <517. Nonostante ciò, grazie soprattutto alla minuziosa analisi di Thomas Wolf della struttura e dell’organizzazione interna dell’Organisation Gehlen, oltre all’esistenza di alcuni documenti di archivio rivelatori e utili in tal senso, è possibile gettare almeno parzialmente luce sulle dinamiche burocratiche e strutturali che caratterizzarono l’ODEUM Roma a cavallo tra la primavera del ’52 e i primi mesi del ’53, in seguito al suddetto “affare dei report” sull’Europa dell’Est.
    Sono già state individuate e analizzate in precedenza le motivazioni che permettono di interpretare Johannes e l’ODEUM Roma come “corpi estranei” all’interno dello stesso servizio segreto tedesco: annessi ufficialmente all’ufficio “35” come Sonderverbindungen, ma, a quanto pare, guidati e controllati quasi esclusivamente da Reinhard Gehlen, solo pochi esterni avevano modo di accedere alle informazioni raccolte e trasmesse dai membri dell’ODEUM Roma. Il ’52, con l’invio dei suddetti report e l’esito disastroso della successiva valutazione per mano dell’ufficio “Analisi”, aveva poi provocato, come già visto, nuovamente l’intervento del capo dell’Organisation Gehlen. Gli eventi dei primi mesi del ’52 avevano portato Reinhard a “isolare” nuovamente il fratello non solo dal resto del servizio segreto tedesco, ma anche dalla CIA e dagli inviati di quest’ultima a Pullach, proprio in un momento in cui l’intelligence statunitense sembrava interessarsi sempre di più dell’operato dell’ex fisico nucleare a Roma. Infatti a partire dal ’51 la CIA aveva iniziato a richiedere con insistenza maggiori informazioni «circa il contributo dato da Johannes Gehlen e dai suoi collaboratori alla generale raccolta di informazioni d’intelligence» dell’Organisation Gehlen <518. Anche in seguito ci sarebbero stati altri numerosi tentativi da parte della CIA di scoprire di più sul conto dell’ODEUM Roma, ma alla fine, essa «non venne più informata da Reinhard Gehlen circa l’attività e i risultati raggiunti dal gruppo romano» <519.
    Quanto appena detto fa emergere un elemento importante in riferimento ai “rapporti di forza” tra CIA e Organisation Gehlen, ovvero che, nonostante gli sforzi ripetuti dell’intelligence statunitense, il servizio segreto di Reinhard continuava a rimanere almeno parzialmente fuori dalla sfera di controllo della CIA. Se a ciò si aggiunge anche la generale “crisi” venutasi a creare nei rapporti tedesco-statunitensi a Pullach all’inizio degli anni Cinquanta, in vista della imminente trasformazione dell’Organisation Gehlen nel nuovo servizio segreto federale estero, diventa chiaro perché la nascita del futuro “Servizio Strategico” possa essere vista come una sorta di “sintomo collaterale” della generale “politica gehleniana”. Infatti, come si vedrà, il processo di costituzione e la struttura interna del “Servizio Strategico” diventano emblematici per capire una generale tendenza dell’Organisation Gehlen, e successivamente del BND, a frammentarsi progressivamente, a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, in vari reparti eterogenei e solo parzialmente legati fra loro.
    La costituzione del “Servizio Strategico”
    La storia della nascita e dell’evoluzione del “Servizio Strategico”, rimane ancora perlopiù nel buio. Come già accennato, secondo alcune fonti BND, esso nacque nel ’52 nella sua forma più embrionale su mandato di Adenauer, secondo cui l’Organisation Gehlen avrebbe dovuto «dare vita a un organo d’intelligence indipendente dagli americani dal punto di vista operativo ed economico, allo scopo di raccogliere informazioni sull’Europa occidentale e sul Terzo mondo» <520, agendo esclusivamente alle dipendenze del cancelliere. Secondo lo stesso Reinhard Gehlen, tra le attività di questo nuovo organo d’intelligence sarebbe dovuto rientrare anche lo spionaggio anticomunista verso i paesi sotto influenza sovietica così come verso organizzazioni e partiti comunisti nel blocco occidentale e nei paesi non-allineati <521. In quanto risultato di questo “tacito accordo” tra il governo tedesco-federale e l’Organisation Gehlen, da cui la CIA era dunque esplicitamente estromessa, il futuro “Servizio Strategico” si configurava sin dall’inizio, secondo Wolf, come una sorta di «servizio segreto dentro il servizio segreto» <522. La nascita di questo nuovo ufficio sembrava dunque assolvere a due principali obiettivi. Da una parte, si configurava come elemento importante del più ampio processo di trasformazione del servizio segreto di Pullach in BND, visto che il governo tedesco-federale aveva preso la decisione di fare dell’Organisation Gehlen il nuovo organo d’intelligence estero della RFT proprio nel ’51 <523. Dall’altra, si poneva come funzionale allo sforzo di Reinhard di allontanare alcuni elementi del proprio servizio segreto, fra cui l’ODEUM Roma, dal controllo della CIA.
    Il “Servizio Strategico”, che assunse tale nome ufficialmente solo a partire dal ’56, nacque inizialmente sotto il nome in codice “Archivio” e fu guidato da Wolfgang Langkau, un conoscente di vecchia data di Reinhard e mediatore tra l’Organisation Gehlen e gli ambienti cristiano-democratici tedesco-federali <524. Sin dal 1951 Langkau aveva esercitato la propria attività d’intelligence per conto del servizio segreto tedesco sotto la copertura di collaboratore del giornale «Neues Abendland», organo di comunicazione principale della cosiddetta Abendländische Bewegung (Movimento per l’Occidente). Tale movimento era nato in Germania agli inizi della guerra fredda con ramificazioni internazionali, di stampo conservatore e anticomunista, ed era legato anche a rappresentanti del clero cattolico e della Chiesa protestante <525. A partire dal ’52 Langkau divenne capo del nascente “Servizio Strategico”, con l’incarico preciso di costituire rapidamente un reparto in grado di fornire alla Cancelleria federale informazioni d’intelligence in ambito estero <526. Di conseguenza, a cavallo tra il ’52 e il ’53, gran parte dei “collegamenti speciali” dell’Organisation Gehlen attivi all’estero vennero annessi al “Servizio Strategico”. Tale processo si sarebbe accelerato quando, verso la fine del ’53, Reinhard avrebbe deciso di sciogliere l’ufficio “35”, responsabile di tutti i suddetti “collegamenti speciali”, fra cui, come già accennato, anche l’ODEUM Roma, i quali vennero interamente trasferiti al neonato organismo diretto da Langkau <527.
    [NOTE]
    515 Endgültige Beurteilung, 14 febbraio 1952, BND-Archiv, 220816, doc. 619.
    516 Tätigkeiten in Rom, 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 420.
    517 BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507.
    518 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 428.
    519 Ibidem.
    520 Ivi, p. 416.
    521 Ibidem.
    522 Ivi, p. 415.
    523 Ivi, p. 420; cfr. T. Wolf, Die Anfänge des BND, cit..
    524 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., pp. 417-418. L‘“Archivio“ di Langkau avrebbe costituito uno dei due pilastri su cui il “Servizio Strategico” si sarebbe basato dopo il ’56. Il secondo pilastro sarebbe stato costituito dal reparto Außenpolitische Aufklärung (Spionaggio estero) di Kurt Weiß, già specialista per lo spionaggio contro i paesi del Patto Atlantico. Ancor prima della fusione dei due suddetti uffici, il soprannome “Servizio Strategico” si sarebbe già affermato per il reparto di Langkau, ragione per cui “Servizio Strategico” viene qui usato come sinonimo di “Archivio”.
    525 Per un’analisi dell’Abendländische Bewegung cfr. V. Conze, Die Abendländische Bewegung, in: V. Conze (a cura di), Das Europa der Deutschen. Ideen von Europa in Deutschland zwischen Reichstradition und Westorientierung (1920-1970), Oldenbourg, München 2005, pp. 127-207. Per il legame tra l’Organisation Gehlen, il movimento e gli esponenti principali di questi ultimi cfr. T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., pp. 417-420.
    526 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 421.
    527 Ivi, p. 422.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  5. La Germania Ovest spiava l’Ungheria

    L’inizio degli anni Cinquanta vide l’ODEUM Roma [cellula del servizio segreto tedesco occidentale dell’epoca presente a Roma] al centro di una serie di pesanti critiche interne, provenienti dalle file della stessa Organisation Gehlen [servizio segreto tedesco occidentale dell’epoca], che riguardavano l’attività del gruppo romano volta a contrastare i paesi del futuro Patto di Varsavia. A tal riguardo bisogna tuttavia sottolineare come la ricostruzione dell’attività generale dell’ODEUM Roma contro i paesi della zona d’influenza sovietica non risulti impresa facile. Infatti i report inviati periodicamente da Johannes tra il novembre del ’47 e l’ottobre del ’48 non contengono accenni significativi ad attività antisovietiche del gruppo romano e sembrano invece concentrarsi soprattutto sull’infiltrazione nello SMOM [Sovrano Ordine Militare di Malta con sede a Roma]. Tuttavia l’iniziale scarsità di accenni ad attività spionistiche rivolte contro i paesi del blocco orientale non significa automaticamente che non vi sia stato un impegno dell’ODEUM Roma in tal senso, come avrebbe dimostrato la vicenda qui di seguito descritta dell’ “affare dei report” sull’Europa dell’Est. resoconti “incriminati”, inoltrati dall’ODEUM Roma alla centrale di Pullach riguardavano una serie di notizie in primo luogo su presunti spostamenti di armi e veicoli militari in Ungheria nel ’52 <490.
    È ovvio che, a causa della loro prossimità geografica rispetto ai paesi del Patto Atlantico, paesi come l’Ungheria erano di grande interesse per l’Organisation Gehlen e la CIA. La Repubblica Popolare d’Ungheria, guidata allora dal primo ministro István Dobi, aveva svolto un ruolo centrale nei piani staliniani per il consolidamento dell’influenza sovietica nell’Europa dell’Est sin dal biennio ’44-‘45, centralità che sarebbe ulteriormente accresciuta dopo la rottura tra l’URSS e la Jugoslavia di Tito nel ’48. Infatti nei primi anni Cinquanta il cosiddetto “terrore staliniano” con i suoi processi fasulli e le purghe sanguinose nei confronti di alcuni esponenti della “vecchia guardia” comunista, ora accusati di tradimento, si sarebbe rapidamente esteso dall’URSS ai suoi paesi satellite <491, comportando picchi di nervosismo e tensione anche nei paesi occidentali. Quanto l’Ungheria comunista fosse stata ormai influenzata dalla paranoia del dittatore sovietico lo dimostrarono, tra l’altro, i processi contro membri del clero cattolico ungherese nel ‘51, così come il caso clamoroso di László Rajik, ex ministro dell’Interno della repubblica magiara, processato pubblicamente nel ’49 e poi condannato a morte, in quanto presunto “nemico del regime” <492. Contemporaneamente in tutti i paesi del futuro Patto di Varsavia stava crescendo a vista d’occhio l’influenza dei servizi segreti nazionali e sovietici.
    La vicenda Csaszar: un esempio di tentata infiltrazione nell’Ungheria comunista
    Di fronte al rafforzarsi del sistema dittatoriale sovietico e della sua influenza sull’Europa dell’Est non sorprende dunque che l’intelligence occidentale sia stata, tra il ’48 e il ’53, particolarmente interessata a tenere d’occhio soprattutto quei paesi più vicini agli stati dell’Europa centrale, come, appunto l’Ungheria. L’eventuale spostamento di un numero significativo di truppe e armi ungheresi o sovietiche verso i confini con l’Austria e la Jugoslavia doveva essere riconosciuto con largo anticipo per poter poi avvertire i comandi militari competenti. L’ODEUM Roma, pur operando al centro della penisola italiana senza diretto accesso al territorio ungherese, avrebbe offerto all’Organisation Gehlen un canale “indiretto” per poter ricavare informazioni preziose sulla situazione militare del paese comunista, grazie al reclutamento di informatori proprio a Roma. A tal proposito è ben documentato il tentativo di Johannes di reclutare tra il ’48 e il ’49 l’ungherese Ede Csazsar, allora internato in un campo di prigionia italiano a Lipari <493. I documenti provano che l’ex fisico nucleare aveva l’intenzione di ottenere il permesso del ministero dell’Interno italiano di trasferire Csazsar in un campo dell’IRO (International Refugee Organisation) <494, da dove sarebbe poi dovuto tornare in Ungheria nelle vesti d’informatore del servizio segreto tedesco <495. Stando alle carte BND, Csazsar era stato individuato per tale incarico in quanto «specialista di aeroporti e piste di atterraggio», in grado dunque di tenere sotto osservazione gli spostamenti di aerei sovietici da e per l’Ungheria comunista, così come eventuali movimenti dell’esercito ungherese <496. I documenti provano inoltre che Johannes sia venuto in contatto con Csazsar, grazie al suo collegamento con lo SMOM <497. Infatti durante il periodo di attività al servizio di von Thun-Hohenstein, l’ex fisico nucleare era stato frequentatore abituale dei campi di rifugiati politici e di prigionieri di guerra supervisionati dall’Ordine <498, terreno fertile per ogni professionista d’intelligence in cerca di nuovi informatori. Nonostante tutti gli sforzi fatti per liberare l’informatore ungherese dalla prigionia, tuttavia, nell’ottobre del ’49 tale processo si sarebbe interrotto a causa dello “scandalo SMOM” e del venir meno dei legami tra l’ODEUM Roma e via Condotti <499. Nonostante il fallimento della missione, il caso Csazsar prova quanto per l’Organisation Gehlen, nei tardi anni Quaranta, fosse fondamentale il monitoraggio dell’attività militare in Ungheria, soprattutto riguardo agli aeroporti militari.
    L’“affare dei report”: premesse, contenuti, giudizi
    Tale interesse, come dimostrano le carte BND, continuò ad aumentare all’inizio degli anni Cinquanta, coinvolgendo nuovamente l’ODEUM Roma. E ciò sarebbe stato evidenziato proprio dalla già menzionata serie di report indirizzata dal gruppo romano alla centrale di Pullach sulla situazione in Ungheria del febbraio 1952. Come emerge da uno dei suddetti resoconti, grazie al reclutamento di un nuovo informatore, un operaio ungherese conosciuto solo come “Fevar”, l’11 febbraio Johannes e il suo gruppo avrebbero scoperto alcuni movimenti allarmanti presso l’aeroporto di Szekesfehervar, a soli 206 chilometri da Vienna <500. Stando all’informatore, in quel momento l’aeroporto era «occupato dall’aviazione sovietica» <501. Sempre secondo Fevar, presso la struttura aeroportuale si sarebbero trovati in quel momento «230 bombardieri pesanti, 105 cacciatori», parzialmente parcheggiati presso «spazi sotterranei, coperti da uno strato di cemento armato spesso circa 4 metri» <502.
    In seguito all’invio di tale resoconto non tardò ad arrivare una risposta dall’ufficio “Analisi” dell’Organisation Gehlen. È infatti probabile che il suddetto documento dell’ODEUM Roma, a differenza dei report mandati da Johannes al fratello Reinhard tra il ’47 e il ’48, sia dovuto necessariamente passare per mano di terzi, a causa della potenziale importanza delle sue informazioni per la sicurezza dei paesi occidentali <503. La valutazione finale dell’ufficio “Analisi”, datata 15 febbraio 1952, avrebbe tuttavia rappresentato un duro colpo per il gruppo romano. Dal documento emerge, infatti, che le informazioni inoltrate da Johannes riguardo l’aeroporto di Szekesfehervar erano da considerarsi «non credibili» e addirittura «errate» <504. In primo luogo, secondo il personale del suddetto ufficio , sulla base di notizie precedentemente confermate, l’aeroporto ungherese in questione era usato dall’aviazione militare ungherese e non da quella sovietica. In secondo luogo, si legge nella citata valutazione, le dimensioni della struttura militare non avrebbero minimamente permesso il parcheggio di ben 335 aerei da combattimento, anche perché l’aeroporto non disponeva di una pista di decollo, presupposto necessario per giustificare lo stazionamento di un tale numero di aerei. Un aeroporto delle dimensioni di quello di Szekesfehervar, invece, secondo i responsabili della valutazione, avrebbe potuto ospitare un massimo di 120 aerei da combattimento. Infine, si concludeva, «il fatto che la struttura aeroportuale disporrebbe anche di spazi sotterranei dimostra la mancante credibilità dell’intero report» <505. Stando a quanto affermato dall’ufficio “Analisi”, infatti, nonostante simili voci girassero nella stampa ormai da tempo, l’esistenza di tali strutture sotterranee «non è mai stata provata» <506.
    L’esito della suddetta valutazione avrebbe gravemente messo in dubbio la credibilità del gruppo romano. Ora che un report dell’ODEUM Roma era stato inoltrato direttamente agli uffici dell’Organisation Gehlen, piuttosto che passare per la “corsia preferenziale” del canale di comunicazione diretto tra i fratelli Gehlen, l’operato del gruppo romano sembrava infatti ormai messo in discussione. Chiaramente, come emerge dalla succitata valutazione, Johannes e i suoi collaboratori sembravano aver fatto affidamento su informatori inaffidabili, senza preventivamente verificare le informazioni pervenute da inoltrare alla centrale di Pullach. Tuttavia, come si vedrà, la valutazione del 15 febbraio sarebbe stata solo uno di una lunga lista di pareri negativi espressi dall’ufficio “Analisi” nei confronti dell’ODEUM Roma nel 1952.
    Infatti un ulteriore documento, risalente al 14 febbraio dello stesso anno, getta luce sulla reale dimensione dei problemi legati ai report sull’Ungheria inviati da Johannes e dal suo gruppo. L’aspetto interessante del suddetto documento è che sembrava trattarsi di una lista appositamente redatta dall’ufficio “Analisi” di Pullach che raccoglieva le singole valutazioni di tutti i report sull’Europa dell’Est inviati dall’ODEUM Roma nel febbraio del ’52. In tale documento si legge, ad esempio, come il gruppo romano avesse precedentemente allertato la centrale di Pullach sull’istituzione di uno «Stato maggiore sovietico presso Miskolc», una città ungherese in prossimità del confine orientale del paese, che nel report dell’ODEUM Roma veniva descritta come «il più grande centro militare d’Ungheria» <507. La valutazione dell’ufficio “Analisi” non lasciava spazio a interpretazioni: «L’esistenza di uno “Stato maggiore” presso Miskolc non è per nulla credibile» <508. Inoltre, «l’affermazione secondo cui Miskolc sarebbe il “più grande centro militare” d’Ungheria è sbagliata» <509. Dopo aver elencato un totale di sei report del gruppo romano sui paesi dell’Europa dell’Est, ognuno dei quali veniva puntualmente screditato, il documento passava a una serie di riflessioni conclusive che esprimevano appieno la preoccupazione che le notizie provenienti da Roma sembravano aver destato presso l’ufficio “Analisi” dell’Organisation Gehlen: “1) Das Material ist in seiner Gesamtheit restlos unbrauchbar. 2) Die Verfasser der Berichte sind auf mil.[itärischem] Gebiet völlige Laien und besitzen nicht die geringsten Kenntnisse über das derzeitige Lagebild in Ungarn und Rumänien. 3) Die Existenz der angeführten Unterquellen wird hier stark angezweifelt. Setzt man sie aber voraus, so kann die äußerst mangelhafte Berichterstattung auch mit fehlender Schulung nicht ausreichend erklärt werden. 4) Alle Behauptungen des Meldungsinhaltes sind völlig unbewiesen. […] 5) […] Es handelt sich sicherlich um Produkte aus unseriösen ND-Kreisen […], die […] wegen ihrer Minderwertigkeit und falschen Angaben auf den ersten Blick als Schwindel entlarvt werden konnten” <510.
    Le cause dei report e le conseguenze dell’“affare”
    È chiaro, sullo sfondo di quanto appena detto, che un simile giudizio negativo dell’ufficio “Analisi” non sarebbe rimasto a lungo senza conseguenze. Nel descrivere le informazioni dei report dell’ODEUM Roma come «del tutto infondate» e, complessivamente, come «imbroglio», gli impiegati del suddetto reparto avevano infatti innescato un processo che avrebbe, da lì a breve, provocato l’ennesimo intervento di Reinhard Gehlen a favore del fratello maggiore e del gruppo romano. Secondo la già menzionata analisi dello stesso BND, condotta nel ’69 per gettare luce in retrospettiva sull’operato dell’ODEUM Roma e del suo capo e basata sulle suddette valutazioni, l’ufficio “Analisi” aveva allora messo in atto «una ribellione energica contro i report fasulli provenienti dalla rete di informatori legata a B.H. [Bruder Hans]» <511. Infatti sembra che la succitata lista del 14 febbraio, che, come già detto, riportava ben sei report dell’ODEUM Roma, insieme alle rispettive valutazioni negative, sia stata redatta dall’ufficio “Analisi” proprio allo scopo di convincere Reinhard dei risultati deludenti del lavoro dell’ODEUM Roma nell’ambito dell’intelligence sull’Europa dell’Est. Anche se non è possibile stabilire quando esattamente il capo dell’Organisation Gehlen abbia preso visione di tale lista, i documenti BND rivelano nondimeno che Reinhard l’abbia ricevuta nella tarda primavera del ‘52. Secondo Karl-Eberhard Henke, autore della valutazione interna condotta dal BND nel ’69, Reinhard Gehlen «non ha reagito bene di fronte agli esiti inequivocabili delle analisi condotte sui report di B.H. [Johannes]» <512. Come era già accaduto altre volte, sia nel caso dello “scandalo SMOM” sia in quello del “caso Krause”, il fratello minore dei Gehlen sarebbe venuto a soccorrere quello maggiore. Infatti l’unica conseguenza che i succitati report “fasulli” sembrano aver comportato per l’ODEUM Roma era che, a partire dalla primavera del ’52, il gruppo romano e il suo capo sarebbero tornati nuovamente sotto il controllo diretto ed esclusivo di Reinhard, senza l’intromissione di altri uffici o impiegati <513. Johannes e i suoi collaboratori sarebbero stati quindi posti nuovamente in una sorta d’“isolamento” rispetto al resto dell’Organisation Gehlen. Ciò è anche confermato dal fatto che, dalla primavera del ’52 in poi, né l’ufficio “Analisi” né la CIA, come si vedrà, avrebbero avuto più notizie sull’attività dell’ODEUM Roma <514.
    [NOTE]
    490 Handschriftliche Stellungnahme, Karl-Eberhard Henke, 8 ottobre 1969, BND-Archiv, 220816, cfr. T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., pp. 427-428.
    491 M. Mazower, Der dunkle Kontinent. Europa im 20. Jahrhundert, Alexander Fest, Berlin 2000, pp. 374-377.
    492 Ivi, pp. 376-377.
    493 Ede Czaszar, Befreiung aus der Internierung, 17 dicembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000287. La località di Lipari è erroneamente trascritta come “Pipari”.
    494 Per un’analisi dell’umanitarismo internazionale e della tutela dei diritti dei profughi agli inizi della guerra fredda cfr. S. Salvatici, Senza casa e senza paese. Profughi europei nel secondo dopoguerra, Il Mulino, Bologna 2008; Id., Nel nome degli altri. Storia dell’umanitarismo internazionale, Il Mulino, Bologna 2015.
    495 Intervention für Ede Csazsar bei der Ausländer-Abteilung des italienischen Innenministeriums, 8 febbraio 1948, BND-Archiv, 228014_OT, doc. 000284.
    496 Ede Czaszar, Befreiung aus der Internierung, 17 dicembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000287.
    497 Meldung an S-1933, Betr.: Ede Csazsar, 3 ottobre 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000274.
    498 E. Schmidt-Eenboom, T. Wegener Friis, C. Franceschini, Spionage unter Freunden, cit., pp. 56-57, cfr. Meldung, Betr.: Besprechung mit S-1933 am 9. September 48, 14 settembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000411.
    499 Meldung an S-1933, Betr.: Ede Csazsar, 3 ottobre 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000274.
    500 Ungarn, Flugplatz von Szekesfehervar, 11 febbario 1952, BND-Archiv, 220816, doc. 622.
    501 Ibidem.
    502 Ibidem.
    503 Per una mancanza di fonti, è tuttavia possibile stabilire se l’invio di report all’ufficio “Analisi”, da parte dell’ODEUM Roma, abbia costituito il modus operandi “standard“ del gruppo romano sin dall’entrata in scena della CIA, oppure se con i report sull’Europa dell‘Est si fosse trattato di un caso eccezionale.
    504 Endgültige Beurteilung, 15 febbraio 1952, BND-Archiv, 220816, doc. 624.
    505 Ibidem.
    506 Ibidem.
    507 Endgültige Beurteilung, 14 febbraio 1952, BND-Archiv, 220816, doc. 619.
    508 Ibidem.
    509 Ibidem.
    510 Ibidem. “1) Il materiale nel suo complesso è totalmente inutile. 2) Gli autori dei report sono dei completi dilettanti in materia mil.[itare] e non hanno le minime conoscenze della situazione attuale in Ungheria e Romania. 3) Si mette fortemente in dubbio l’esistenza di presunti informatori secondari. Ma anche se ci fossero, la scadente qualità dei resoconti non potrebbe essere sufficientemente giustificata da un mancante addestramento in ambito d’intelligence. 4) Tutte le affermazioni contenute nei report sono completamente prive di un qualche fondamento. […] 5) […] Si tratta sicuramente di prodotti di ambienti d’intelligence poco affidabili […], che […] si sono potuti smascherare a prima vista come imbroglio, a causa della loro scadente qualità e delle informazioni false”.
    511 Handschriftliche Stellungnahme, Karl-Eberhard Henke, 8 ottobre 1969, BND-Archiv, 220816, doc. 615.
    512 Ibidem.
    513 Meldung, 2 maggio 1952, BND-Archiv, 220816, doc. 618.
    514 Ibidem; T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 428.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  6. Tra le missioni dell’ODEUM Roma si sarebbe riproposto il riallacciamento dei legami con lo SMOM

    È a questo punto tuttavia doveroso sottolineare che l’Organisation Gehlen [servizio di spionaggio della Germania Ovest, con antenna, l’Odeum, a Roma] non avrebbe fatto unicamente riferimento ai succitati contatti dell’ODEUM Roma per la costruzione di legami con il Vaticano, legami che, stando ai documenti BND, «sono antichi quanto l’Organisation Gehlen stessa» <478. Infatti Reinhard [Gehlen, responsabile dell’omonima menzionata Organizzazione] si era recato già nel gennaio del ’49 a Roma per incontrare Pio XII in persona. Ciò non era accaduto grazie all’aiuto di Johannes [Gehlen, ex fisico nucleare, fratello e collaboratore di Reinhard], quanto piuttosto a quello di Eric Waldman, allora responsabile del collegamento fra il neonato servizio segreto tedesco e il G-2 USFET479 [struttura di spionaggio dell’americano United States Forces European Theater]. In quell’occasione, si sarebbe istituito un ulteriore collegamento diretto tra la centrale di Pullach e gli ambienti vaticani tramite la figura di Robert Leiber, un prete gesuita e uomo fidato del Papa, che avrebbe da lì in poi funto da mediatore più autorevole tra gli ambienti ecclesiastico-cattolici e il servizio segreto gehleniano <480. Accanto a Leiber, come rivelano i documenti, anche l’arcivescovo Rudolf Graber avrebbe giocato un ruolo importante già «durante la fase di costituzione dell’Organisation Gehlen tra il tardo autunno del 1945 e la fine del 1946» <481. Nonostante l’attività di Leiber e Graber per conto del servizio segreto tedesco è dunque ben documentata, capire se o in che misura questi ultimi siano stati in contatto con Johannes e gli altri membri dell’ODEUM Roma risulta difficile. Sembra, di conseguenza, che siano esistiti due piani più o meno distinti per quanto riguarda i rapporti dell’Organisation Gehlen con gli ambienti vaticani: quello legato alla centrale di Pullach, gestito da Reinhard e dal suo staff, da una parte, e quello dell’ODEUM Roma, basato sulle conoscenze personali dei singoli membri del gruppo romano, dall’altra.
    È dunque chiaro che la crisi dello SMOM [Sovrano Ordine Militare di Malta] del ’49 e il conseguente allontanamento di Johannes da via Condotti abbiano avuto un impatto profondo e, in fine dei conti, negativo sui contatti di Johannes con gli ambienti vaticani. Con la caduta in disgrazia di von Thun-Hohenstein l’ex fisico nucleare avrebbe infatti perso l’accesso agli archivi e alle corrispondenze dell’Ordine, buona parte dei quali riguardavano la Santa Sede, e avrebbe perso di vista numerosi contatti legati a via Condotti. Si ricordi inoltre che, un anno dopo lo “scandalo SMOM”, l’ODEUM Roma perse anche Willy Friede, prezioso mediatore tra il gruppo romano e l’ordine dei Gesuiti. È dunque probabile che nel biennio ’49-’50 Johannes si sia trovato in difficoltà di fronte alla perdita di molti legami con il clero cattolico, nei quali aveva investito non poco tempo ed energia. Forse proprio a causa delle suddette difficoltà si può individuare la ragione per cui, a partire dal ’51, tra le missioni dell’ODEUM Roma si sarebbe riproposto il riallacciamento dei legami con lo SMOM. Infatti, a partire dal biennio ’50-’51, la strumentalizzazione a fini spionistici dell’Ordine, come si vedrà, si sarebbe trasformata progressivamente in una sorta di “miraggio” per Johannes, una rincorsa i cui esiti rimangono tuttora discutibili. Accanto al riaffiorare dell’interesse, da parte dell’Organisation Gehlen, per lo SMOM vi sarebbero però stati anche altri cambiamenti per l’ODEUM Roma. Così l’inizio degli anni Cinquanta avrebbe, fra le altre cose, visto il riproporsi della questione dell’inquadramento dell’ex fisico nucleare e del suo gruppo romano all’interno dell’Organisation Gehlen, in vista anche dell’imminente ufficializzazione del servizio segreto tedesco.
    [NOTE]
    478 BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507.
    479 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., pp. 58-59; M.E. Reese, Organisation Gehlen, cit., p. 137.
    480 Ivi, pp. 58-59.
    481 BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  7. I contatti dell’ODEUM Roma con gli ambienti vaticani

    Come ha sottolineato Mary Ellen Reese, nonostante «le attività della Chiesa cattolica costituiscano uno dei fili rossi alla base degli intrecci della storia dello spionaggio», il ruolo del Vaticano durante la “guerra di spie” del secondo dopoguerra è quasi impossibile da ricostruire <460. Certo è, tuttavia, che la Santa Sede era attivamente coinvolta nella battaglia anticomunista sin dall’inizio. Già nel ’43 Pio XII si era mostrato «turbato dai successi militari dei russi» e «angosciato anzitutto dalla minaccia bolscevica» <461, un atteggiamento che avrebbe poi reso il Vaticano, durante la guerra fredda, una sorta di “avamposto” simbolico della cristianità cattolica in lotta contro l’ateismo di stampo sovietico. Per i servizi segreti occidentali, di conseguenza, la Santa Sede avrebbe costituito un legame imprescindibile e, come si vedrà, anche l’ODEUM Roma avrebbe investito quantità non indifferenti di tempo ed energia nella costituzione di legami con ambienti vicini al Santo Padre.
    L’ODEUM Roma e i legami con esponenti del clero cattolico
    “Im Falle eines Ablebens des Papstes so wäre unter den augenblicklichen Verhältnissen das konklave [sic.] aus zwanzig italienischen und vierunddreissig ausländischen Kardinälen zusammengesetzt. Diese Zusammensetzung würde bei der Papstwahl die Wahl eines Ausländers vermuten lassen. In einem solchen Falle neigen wir eher dazu den Angehörigen eines grossen Landes, zum Beispiel Amerikas, auszuschliessen […]. Als „Arbeitshypothese“ […] würden wir bei einer etwaigen Papstwahl mit einem Angehörigen einer kleinen Nation, die kein wesentliches Gewicht auf der internationalen Ebene besitzt, rechnen können. Sicher würde eine solche Entwicklung in Italien Unmut und Trauer auslösen”. <462
    Con queste parole Johannes [Gehlen] avrebbe chiuso il suo report del ‘50 sulle previsioni di eventuali future elezioni papali, secondo le stime dell’ODEUM Roma. Nel 1958, con la morte di Eugenio Pacelli e l’elezione al soglio pontificio dell’italiano Angelo Giuseppe Roncalli, si sarebbe dimostrata l’erroneità delle su citate valutazioni di Johannes <463. È in qualche modo sconcertante la suddetta affermazione dell’ex fisico nucleare, soprattutto alla luce delle sue presunte ampie e abituali frequentazioni con alcuni ambienti vaticani, delle quali si parlerà a breve, e le quali sembrerebbero indicare una certa base di conoscenza della tradizione di elezione di papi italiani. Come hanno sottolineato anche Schmidt-Eenboom, Franceschini e Wegener Friis, i contatti con la Santa Sede sarebbero stati di grande importanza per l’Organisation Gehlen e per la CIA per due motivi in particolare. Innanzitutto presso il Vaticano giungevano quotidianamente notizie da ogni angolo della terra, utili ai servizi segreti degli stati occidentali. In secondo luogo, il sostegno di certi ambienti vaticani avrebbe, da una parte, facilitato eventuali future collaborazioni con servizi d’intelligence occidentali di stati di forte impronta cattolica, mentre, dall’altra, si sarebbe rivelato utile nella lotta contro i paesi sotto influenza sovietica e di stampo ateo <464. Quali erano quindi i contatti grazie a cui Johannes e il suo gruppo avrebbero analizzato le politiche della Santa Sede? E si può parlare di una vera e propria collaborazione, anche in senso spionistico, tra l’Organisation Gehlen e certi ambienti vaticani, attraverso l’ODEUM Roma?
    Lo SMOM e Willy Friede come “artefici” dei primi contatti con gli ambienti vaticani
    Per scoprire a quando risalgono i primi contatti di Johannes con gli ambienti vaticani, bisogna guardare innanzitutto al periodo da lui trascorso negli ambienti dello SMOM [Sovrano Militare Ordine di Malta] a fianco a von Thun-Hohenstein. Come è stato detto in precedenza, l’ex fisico nucleare si era riavvicinato a von Thun-Hohenstein, un suo amico di vecchia data, già nel biennio ’46-’47, quindi poco dopo il proprio rientro in Italia. Grazie alla mediazione del conte altoatesino, Johannes sarebbe quindi dapprima stato inserito, come si è visto, a titolo volontario all’interno di alcune commissioni dell’Ordine nel ’47 e poi, a partire dal ’48, avrebbe funto come addetto alla Segreteria particolare di von Thun-Hohenstein e come assistente privato di quest’ultimo. È stato dimostrato in precedenza che tali attività avrebbero costituito una mera copertura per l’operato d’intelligence dell’ex fisico nucleare, copertura che gli avrebbe anche permesso di tessere i primi contatti con gli ambienti vaticani.
    Tali primi contatti, come dimostrano i report inviati da Johannes al fratello [Reinhard Gehlen], avrebbero compreso anche quello con il barone Stanislao Pecci, plenipotenziario dello SMOM presso il Vaticano. Tuttavia eventuali speranze di tessere forti e fruttuosi legami con il Vaticano tramite Pecci sarebbero presto andate deluse. Secondo l’ex fisico nucleare, Pecci era «del tutto inutile come fonte d’informazione sia per Ferdinand [von Thun-Hohenstein] che per me, in quanto gli mancano le capacità necessarie» <465. Inoltre il barone, come già ricordato, era considerato la guida del cosiddetto “partito d’opposizione” che riuniva gli antagonisti di von Thun-Hohenstein di via Condotti, circostanza che avrebbe reso una collaborazione tra Pecci e Johannes impossibile <466. Tuttavia lo SMOM avrebbe offerto anche altre possibilità all’ex fisico nucleare, non tanto rispetto alla costituzione di legami con la Santa Sede, ma piuttosto per quanto riguarda la raccolta di informazioni e un’analisi di quest’ultima. Infatti, in qualità di addetto e responsabile della segreteria particolare di von Thun-Hohenstein, Johannes avrebbe avuto, a suo dire, accesso a gran parte della documentazione disponibile concernente i contatti tra lo SMOM e il Vaticano <467. È allora lecito supporre che molte informazioni riguardanti la Santa Sede e mandate dall’ODEUM Roma alla centrale di Pullach [cittadina dove era situata la sede dei servizi segreti della Germania Ovest] tra il ’48 e il ’49 si sarebbero almeno parzialmente basate sulle carte conservate e gestite presso la suddetta segreteria.
    Accanto ai succitati sbocchi che lo SMOM avrebbe offerto a Johannes per avvicinarsi agli ambienti vaticani o, almeno, di raccogliere informazioni utili ai fini d’intelligence su questi ultimi, si sarebbe rivelata fondamentale la mediazione di Willy Friede. Quest’ultimo, come è stato detto in precedenza, si era legato a figure del clero romano già prima di iniziare, a partire dal ’48, a collaborare con Johannes e il suo nascente gruppo spionistico. Infatti un documento BND lo descrive come «consulente e funzionario dei Gesuiti», senza però chiarire i dettagli di questa presunta attività di Friede per il suddetto Ordine religioso <468. Il nuovo membro dell’ODEUM Roma era in ottimi rapporti con vari esponenti gesuiti e, se si vuole prestare fede a quanto affermato dai documenti della CIA, Friede sarebbe addirittura stato il vero artefice di tutti legami più importanti dell’ODEUM Roma con il Vaticano <469. Inoltre, seppur in misura minore rispetto a Friede, anche Guignot e von Fransecky avrebbero contribuito ad ampliare la rete di contatti del gruppo romano con gli ambienti vaticani. Così, ad esempio, è provato che Guignot si occupasse della raccolta d’informazioni sul conto di vari membri del clero francese470, oltre al fatto che si fosse recato varie volte in Vaticano a scopi non meglio specificati <471. Infine Guignot sembra essere stato in contatto con il cardinale francese Eugène Tisserant, decano del collegio cardinalizio e successivamente archivista e bibliotecario della Santa Romana Chiesa <472. Von Fransecky, da parte sua, coltivava rapporti con il già citato Sigismund von Braun, influente ex legato d’ambasciata del Terzo Reich presso la Santa Sede e futuro diplomatico della RFT.
    Grazie a questi due “canali”, lo SMOM, da una parte, e i membri dell’ODEUM Roma dall’altra, nel ’50 Johannes era ormai riuscito a costruirsi una serie di contatti con gli ambienti vaticani, come dimostra un documento risalente al maggio dello stesso anno. Stando a quanto affermato dall’ex fisico nucleare, l’ODEUM Roma si era messo in contatto, fra gli altri, con rappresentanti della Segreteria di Stato della Città del Vaticano, fra cui Bruno Wüstenberg, allora impiegato presso l’ufficio responsabile delle relazioni tra la Santa Sede e la Repubblica Federale Tedesca <473. Un ulteriore contatto citato nel documento è monsignor Karl Bayer <474, membro della Commissione di Assistenza papale per prigionieri di guerra tedeschi in Italia e futuro Segretario generale della Caritas Internationalis, oltre a collaboratore della già citata rete di Hudal e Rauff presso il Collegio Teutonico <475.
    Anche se i contatti dell’ODEUM Roma con gli ambienti vaticani sembrano essere dunque stati numerosi, è tuttavia difficile stabilire quanti di essi risalgano davvero alla mediazione di Johannes. Un indizio a tal proposito offre un ulteriore documento del BND [servizio segreto della Germania Federale], in cui viene citato un passaggio, tratto da un curriculum redatto da Johannes nel ’51, che getta luce sui legami del capo dell’ODEUM Roma con ambienti vaticani:
    “Es scheint erwähnenswert, daß gelegentlich einer apostolischen Visitation im Orden 1950 der vom Heiligen Vater beauftragte Apostolische Visitator, Erzbischof Ilario Alcini, mir nach Abschluß der Visitation persönlich mitteilte, daß sein Bericht an den Heiligen Vater meine Person und die geleistete Arbeit anerkennend erwähnt […] und auch auf das Kuriosum hinweise, daß hier ein Protestant in der Behandlung heikeler [sic.] innerkatholischer Interessen mit behutsamem Takt und in einem rein katholischen Sinne vorgegangen sei” <476.
    Anche se non emerge dal documento per quale precisa ragione l’arcivescovo Alcini avrebbe dovuto menzionare Johannes e il suo impiego al servizio di von Thun-Hohenstein in un report del 1950, successivo, quindi, all’allontanamento dell’ex fisico nucleare dallo SMOM, si potrebbe supporre quale forte impatto positivo il “report Alcini”, sottoposto al papa in persona, avrebbe avuto sui rapporti tra l’ODEUM Roma e il Vaticano. Di ciò sembra essere stato consapevole anche l’autore del succitato documento, il quale, dopo aver citato l’appena menzionato passaggio del curriculum di Johannes del ’51, annota: «Detto ciò, diventa chiaro come il protestante Dr. Gehlen si sia procurato i contatti col Vaticano» <477.
    [NOTE]
    460 M.E. Reese, Organisation Gehlen, cit., p. 137.
    461 Segretissimo Rapporto dell’Ufficio Esteri dell’ambasciata tedesca di Bruxelles, 23 febbraio 1943, in N. Tranfaglia, La “Santissima Trinità”. Mafia, Vaticano e servizi segreti all’assalto dell’Italia 1943-1947, Bompiani, Milano 2011, p. 5.
    462 Wolken über dem Throne Petri, Johannes Gehlen, 17 marzo 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 025. Nel caso di un decesso del papa, nelle condizioni attuali il Conclave sarebbe composto da venti cardinali italiani e trentaquattro cardinali stranieri. Tale composizione lascerebbe supporre l’elezione di uno straniero nelle prossime elezioni papali. In tal caso tenderemmo piuttosto ad escludere l’elezione di un candidato appartenente a una qualche nazione grande, come l’America […]. Come “ipotesi di lavoro” […] potremmo piuttosto prevedere, nel caso di eventuali elezioni papali, la nomina di un candidato appartenente a una nazione piccola, priva di un peso determinante a livello internazionale. Un tale sviluppo sarebbe certamente in Italia causa di malcontento e dispiacere.
    463 Ibidem.
    464 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., pp. 59-60.
    465 Bericht N° 16, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 26 aprile 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 099.
    466 Ibidem.
    467 Bericht N° 19, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 4 luglio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 079.
    468 Meldung, Betr.: Besprechung mit S-1933 am 9. September 48, 14 settembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000411.
    469 Control Form Willy Heinrich Friede, 6 ottobre 1953, FOIA CIA, NWCDA, cartella Friede, Willy Heinrich, doc. 004.
    470 Renseignements sur les frères Omez, Guignot, allegato a Bericht N° 10, 13 febbraio 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 119.
    471 Note de frais pour le bien de l’Ordre, Guignot, 18 luglio 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 622.
    472 Subject: Rome Group, Reinhard Gehlen a James Critchfield, 8 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000123.
    473 Memorandum, 10 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 119.
    474 Ibidem.
    475 E. Klee, Persilscheine und falsche Pässe, cit., pp. 27-28.
    476 BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507. Sembra degno di nota che, in occasione di una visita apostolica presso l’Ordine nel 1950, l’arcivescovo Ilario Alcini, visitatore apostolico nominato dal Santo Padre, alla fine della visita mi abbia riferito personalmente che il suo resoconto indirizzato al Santo Padre menzioni con apprezzamento la mia persona e il lavoro da me svolto […], sottolineando anche la curiosa circostanza che in questo caso un protestante [Johannes fa riferimento a se stesso] abbia gestito delicate questioni interne al mondo cattolico con sensibile tatto e in un senso pienamente cattolico.
    477 Ibidem.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  8. Il Sovrano Militare Ordine di Malta attirava l’attenzione di molti all’inizio della guerra fredda

    Come si è visto, il legame con lo SMOM [Sovrano Militare Ordine di Malta] era stato il primo costituito da Johannes [Gehlen] tra il ’46 e il ’47, grazie all’aiuto e al supporto di von Thun-Hohenstein. Inizialmente Johannes avrebbe funto meramente da segretario personale del conte, non quindi come impiegato dell’Ordine, ma come semplice membro dell’entourage privato di un esponente di alto rango di tale istituzione. Alla luce di ciò è facile intuire che la posizione dell’ex fisico nucleare all’interno dello SMOM fosse di natura piuttosto precaria. Non sarebbe cambiato molto nemmeno con la sua nomina ad «addetto alla Segreteria con l’incarico di dirigere la I° Sezione e la segreteria particolare», compreso l’archivio privato del conte, in quanto non si trattò di un incarico ufficiale dell’Ordine <226. Egli sarebbe quindi comunque dipeso totalmente dalla figura e dalle sorti di von Thun-Hohenstein, una circostanza che avrebbe indotto Johannes Gehlen a percepire in quel periodo il carattere fragile e precario della propria attività a Roma come «una danza su gusci d’uovo» <227. La “missione SMOM” fra sostegno e opposizione Il già menzionato progetto di dare vita a una rappresentanza della Segreteria Estera dello SMOM nella zona d’occupazione statunitense (preferibilmente a Francoforte sul Meno) sembra essere stato l’obiettivo principale dell’attività di Johannes nell’ambito dell’Ordine, sin dal ‘46/’47. Infatti von Thun-Hohenstein lo aveva preso sotto la propria ala in vista della promessa, fatta da Johannes, che l’Organisation Gehlen avrebbe fatto tutto il possibile affinché potesse crearsi un ufficiale e stabile collegamento tra la suddetta segreteria dell’Ordine e il governo d’occupazione statunitense in Germania. Se il conte sembrava quindi, da parte sua, pronto a lanciarsi in una simile impresa senza fare troppe domande, ciò non si può dire degli altri membri della Segreteria Estera dello SMOM, fra cui il marchese austriaco Alessandro Pallavicino e il marchese di origini ungheresi Oberto Pallavicini <228. I due su citati marchesi non avrebbero visto fin dal principio di buon occhio il fatto che von Thun-Hohenstein avesse «assunto un segretario privato che non era cavaliere [dell’Ordine] e, oltretutto, protestante» <229. Sin dall’inizio, quindi, Johannes sarebbe stato visto come “corpo estraneo” all’interno di un’istituzione rigidamente gerarchica, elitaria e cattolica come lo SMOM e, nonostante il conte von Thun-Hohenstein avesse assunto più volte le difese dell’ex fisico nucleare, entrambi gli uomini si sarebbero presto trovati di fronte a un vero e proprio partito d’opposizione interno. Oltre ai marchesi Pallavicino e Pallavicini, anche il conte Stanislao Pecci – allora inviato plenipotenziario dell’Ordine presso la Santa Sede – e il barone Gioacchino Malfatti di Montetretto <230, si sarebbero uniti a quella parte dei Cavalieri che dubitavano fortemente delle buone intenzioni di Johannes e di von Thun-Hohenstein. Nel ’49 Pallavicini avrebbe raccontato a Hugo von Thurn und Taxis, un collaboratore e amico personale dei fratelli Gehlen, che fin dal principio egli stesso e gli altri Cavalieri del “gruppo d’opposizione” avrebbero sospettato che «gli affari dell’Ordine [di competenza di von Thun-Hohenstein] venissero gestiti da tale Hans», in quanto sarebbe risaputo che dal conte non c’era da aspettarsi «spirito d’iniziativa e intelligenza nelle decisioni autonome»231. Johannes si sarebbe ben presto accorto dell’aria “gelida” che sembrava tirare a Via Condotti riguardo la sua persona. «Posso ritrovarmi in una posizione del tutto isolata da un momento all’altro», scriveva infatti al fratello Reinhard il 1° gennaio del 1948. Dai report inviati in rapida successione da Roma per un anno circa, a partire dal novembre del ’47, emerge infatti un’immagine di Johannes come un uomo ansioso e preoccupato, come già accennato, per il precario equilibrio della sua situazione. Tale ansia sarebbe stata solo accresciuta dal fatto che, nel dare vita al progetto della rappresentanza SMOM a Francoforte, l’ex fisico nucleare era costretto ad affidarsi del tutto a suo fratello e all’USFET [United States Forces European Theater] in Germania, senza il cui aiuto sarebbe stato impossibile creare un legame stabile tra Roma, la città tedesca e il governo militare statunitense. Già nel secondo report del 22 novembre 1947 Johannes avrebbe chiesto di stabilire contatti con uno dei membri più importanti dello SMOM in Vestfalia, un Cavaliere che, si sperava, lo avrebbe aiutato a rafforzare la posizione interna di von Thun-Hohenstein e che gli avrebbe aiutato nell’avviare le trattative per la creazione di una rappresentanza a Francoforte sul Meno: Rudolf Freiherr von Twickel. In qualità di presidente dell’Associazione dei Cavalieri dello SMOM in Vestfalia, Twickel appariva come alleato ideale, sia per portare avanti il progetto della rappresentanza che per avere la meglio sul gruppo di “nemici interni”, guidati da Pecci <232. Venne perciò deciso di far venire il prima possibile Twickel a Roma <233. Analizzando i documenti è tuttavia da subito riscontrabile un evidente problema riguardo il progetto di legare lo SMOM alla zona d’occupazione statunitense tramite Francoforte: il mancante sopporto fornito a Johannes da parte dell’Organisation Gehlen e dell’USFET nel stabilire contatti con il governo militare statunitense in Germania. Infatti si trovano, nel corso del ’48, ripetute richieste del fisico nucleare di accelerare la procedura, che tuttavia non sembrano essere mai state del tutto assecondate. Anche se Twickel sarebbe infine giunto a Roma il 14 aprile 1948, con notevole ritardo rispetto a quanto originariamente progettato, nel frattempo il mancato supporto della centrale dell’Organisation Gehlen a Pullach all’ex fisico nucleare a Roma in questo specifico progetto avrebbe provocato un primo piccolo “disastro” nella Segreteria Estera di Via Condotti. Lo SMOM come oggetto di contesa tra gli Alleati occidentali: la prima “sconfitta” di Johannes Gehlen Come risulta chiaro dal carattere stesso del Sovrano Militare Ordine di Malta, l’antica istituzione cattolica attirava l’attenzione di molti all’inizio della guerra fredda, non solo quella dell’Organisation Gehlen e dell’intelligence militare statunitense. Nonostante l’Ordine poteva apparire talvolta quale «vecchio edificio obsoleto» <234, ben presto Johannes si sarebbe accorto che le mire di altre due potenze vincitrici – Francia e Gran Bretagna – si stavano poggiando pericolosamente sulla sede di Via Condotti. Dal report del 23 gennaio 1948 emerge che von Thun-Hohenstein stava iniziando a dubitare del sostegno promessogli da Johannes e Reinhard Gehlen, vista la mancanza di conferme da parte dell’organizzazione d’intelligence tedesca circa il buon esito del progetto della rappresentanza. Alla luce di ciò risulta comprensibile perché Johannes si sia preoccupato quando venne a sapere di un viaggio imminente a Londra e Parigi da parte del conte. Nella capitale inglese von Thun-Hohenstein avrebbe incontrato rappresentanti di alcune non meglio identificate «istituzioni private» intenzionate a mettere a disposizione della Segreteria Estera dello SMOM considerevoli fondi <235. Inutile dire quali fossero i sospetti e i timori coltivati da Johannes: c’era il rischio concreto che, dopo un anno di lavoro, i governi militari francese o britannico in Germania potessero compromettere e vanificare il suo operato, riuscendo in anticipo a creare un legame diretto tra lo SMOM e la Germania occupata. La sua forte preoccupazione risulta chiara dal passaggio finale del suddetto report: «Mi auguro di ricevere qualcosa da Voi che posso dare a F.[erdinand von Thun-Hohenstein] in questi giorni, altrimenti lo perdo. Dice che ha contato così tanto su 34 [Reinhard Gehlen] e che ha voluto mettersi a sua disposizione senza riserve e sotto ogni punto di vista» <236. Sullo sfondo di quanto appena detto risulta chiaro che la situazione di Johannes all’interno dello SMOM non era delle migliori, nonostante avesse cominciato la propria attività da appena un anno. E, come si vedrà, da quel momento in poi, le cose sarebbero solo ulteriormente andate peggiorando. Infatti il 14 aprile 1948 le peggiori paure di Johannes si sarebbero avverate, in occasione di una visita a via Condotti del generale francese Jean Tessier Baron de Marguerittes, importante esponente della resistenza armata francese contro il governo di Vichy e, dopo il ’46, rappresentante francese presso l’UNRRA (United Nations Relief and Rehabilitation Administration) in territorio tedesco <237. De Marguerittes, in assenza di von Thun-Hohenstein, avrebbe in tale sede concluso un accordo con Pallavicino e Pallavicini, entrambi tra i principali antagonisti del conte. Tale accordo prevedeva l’istituzione di una rappresentanza dello SMOM presso il governo militare francese in Germania, allora presieduto da Marie-Pierre Koenig <238. I francesi, scriveva Johannes al fratello, «probabilmente sono venuti a sapere del nostro progetto e, da europei, hanno agito rapidamente, mettendoci in una condizione di ovvio svantaggio» <239. Una volta saputo dell’accordo preso da de Marguerittes con la Segreteria estera dello SMOM, Johannes affermava di essersi sentito «come un idiota» ed esprimeva con chiarezza la propria frustrazione: “Ich […] kann nur sagen, dass ich ein reines Gewissen habe, denn ich habe ja nichts unversucht gelassen, um in unserem Sinne tätig zu sein. […] nunmehr haben wir mit dem französischen Gegengewicht zu rechnen. Sage unseren Freunden [G-2 USFET], dass ich (sarkastisch natürlich) jetzt nur noch auf die Russen warte. Wie kommt es, dass die Franzosen in wenigen Wochen etwas fertig bringen, was wir nicht in einem Jahr zustande bringen?240 Tuttavia Johannes avrebbe cercato di non perdere la speranza. I documenti fanno emergere che egli, già alla fine dello stesso mese, era tornato a concentrarsi sulla propria missione individuando in particolare un punto fondamentale per poter riprendere il controllo della situazione: l’allontanamento degli oppositori di von Thun-Hohenstein. All’interno del gruppo attorno a Pecci, Gioacchino Malfatti sembrava essere finito in particolare nel mirino dell’ex fisico nucleare. Il 26 aprile Johannes informava il fratello che i suoi tentativi «di eleminare la diplomazia a noi nociva» all’interno dell’Ordine sembravano ora favoriti dal verificarsi «di un piccolo scandalo» riguardante Malfatti: la figlia minore di quest’ultimo sarebbe stata segnalata a von Thun-Hohenstein da una fonte affidabile come «agente comunista» <241. Stando al report, anche il gruppo attorno a Pecci sarebbe stato informato di ciò e la notizia aveva così fatto esplodere una «vera bomba» tra le file della Segreteria estera dello SMOM <242. Nonostante egli non nascondesse la sua soddisfazione circa “l’affare Malfatti” a fine aprile, Johannes esprimeva tuttavia una sua perplessità al fratello, che appare quale ulteriore spia delle comunicazioni disfunzionali tra la centrale di Pullach e il capo dell’ODEUM Roma. A Johannes, infatti, era giunta voce che le «attività sospette» di Alessandra Malfatti fossero note già da tempo all’intelligence statunitense in Italia, la quale starebbe tenendo la ragazza sotto sorveglianza. Per tale ragione, scriveva l’ex fisico nucleare a Reinhard, «F.[erdinand von Thun-Hohenstein] vi chiede, se possibile, di inoltrare una richiesta ai nostri amici [G-2 USFET] chiedendogli dei dettagli e chiedendo conferma di ciò, se i signori lo ritengono opportuno. Non sarebbe inoltre stato il caso di fare un cenno [riguardo le notizie sul conto di Malfatti] già in passato a F. o al sottoscritto?» <243 La scoperta che l’intelligence statunitense era al corrente di questa importante notizia – da lui scoperta da poco e per puro caso – aveva spiazzato senz’altro Johannes, come dimostrano le succitate righe del 26 aprile. Non sorprenderebbe se tale episodio lo avesse persino portato a mettere in dubbio, almeno parzialmente, il funzionamento della collaborazione stessa tra l’USFET e l’Organisation Gehlen. A causa del mancato riscontro di una risposta di Reinhard al suddetto report, non si hanno tuttavia le basi per accertare se allora l’USFET [United States Forces European Theater] fosse davvero al corrente dell’“affare Malfatti. Bisogna infatti tenere a mente che il G-2 [intelligence] USFET non era l’unico servizio segreto statunitense attivo in Italia nell’immediato dopoguerra <244 e, di conseguenza, risulta piuttosto difficile stabilire se quanto affermato da Johannes corrisponda alla verità e, in tal caso, se riguardi davvero l’USFET. L’episodio della rappresentanza SMOM “francese” mette comunque certamente in evidenza i problemi di comunicazione e di collaborazione tra Pullach e l’ODEUM Roma. [NOTE] 226 Lettera di Ferdinand von Thun-Hohenstein a Johannes Gehlen, 15 giugno 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 083; cfr. Bericht N°19, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 4 luglio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 079. 227 Bericht N°11, 16 febbraio 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 114. 228 Bericht N°1, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 16 novembre 1947, BND-Archiv, 220815, doc. 182. 229 Report di Hugo von Thurn und Taxis, 8 agosto 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 417. 230 Zusammenfassender Bericht über den Souveränen Malteser-Ritterorden, 15 settembre 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 369. 231 Report di Hugo von Thurn und Taxis, 8 agosto 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 417. 232 A. Freiin von Weichs, M. Schulz e.a. in Die Deutsche Assoziation des Souveränen Malteser Ritterordens (a cura di), Der Malteserorden in Deutschland, Lutz Garnies, Haar-München 2001, p. 88. 233 Bericht N°2, 22 novembre 1947, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 181. Se Twickel sapeva o meno del coinvolgimento dell’Organisation Gehlen nel progetto di von Thun-Hohenstein, non risulta con chiarezza dalle carte. È però più probabile che egli sia stato ignaro di tutto e che il suo intervento a favore di Johannes e del suo capo sia avvenuto grazie a contatti privati con quest’ultimo. 234 The Sovereign Military Order of Malta, dicembre 1947, BND-Archiv, 220815, doc. 166. 235 Bericht N°6, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 23 gennaio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 139. 236 Ibidem. 237 Jean Teissier, Baron de Marguerittes dit “Colonel Lizé”, Musée de la Resistance en ligne, 1940-1945, URL: < http://museedelaresistanceenligne.org/media4254-Jean-Teissier-baron-de-Marguerittes-dit-a&gt; (sito visitato il 19 settembre 2021).
    238 Bericht N°14, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 8 aprile 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 103.
    239 Ibidem.
    240 Ibidem. Stando a quanto scritto da Johannes al fratello, il generale Koenig aveva iniziato a prendere in considerazione l’istituzione di una rappresentanza dello SMOM presso la propria amministrazione militare solo tre settimane prima dell’accordo. Il progetto era dunque stato portato a termine in appena due settimane, in forte contrasto con la sfortunata impresa di Johannes, ormai avviata più di un anno prima e rimasta senza successo. “L’unica cosa che posso […] dire è che ho la coscienza pulita perché non ho lasciato nulla di intentato che potesse essere utile ai nostri fini. […] dobbiamo ormai fare i conti con la controparte francese. Di’ ai nostri amici [G-2 USFET] (lo dico naturalmente con sarcasmo) che ormai aspetto solo i russi. Com’è possibile che i francesi riescono a portare a termine nell’arco di qualche settimana quello che noi non riusciamo a portare a compimento in un anno”.
    241 Report N°16, 26 aprile 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 099.
    242 Ibidem.
    243 Ibidem.
    244 Ad esempio, anche il Counterintelligence Corps della U.S. Army aveva legami con l’Italia. Infatti, a partire dal ’47, la penisola sarebbe stata al centro del Project LOS ANGELES, una rete anticomunista d’intelligence del CIC, guidata dal giovane militare italo-americano Joseph Luongo. Cfr. C. Franceschini, Geheimdienste, Agenten, Spione. Südtirol im Fadenkreuz fremder Mächte, Raetia, Bozen 2020.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  9. L’Organisation Gehlen non aveva ancora ricevuto alcun incarico da parte del governo Adenauer di dare vita a collaborazioni d’intelligence per conto della RFT

    Se la storia dell’UAR [Ufficio Affari Riservati del Ministero degli Interni] è stata ormai oggetto di studi specifici <421, non si può dire altrettanto per quella del SIFAR. Infatti la storia e l’attività del servizio segreto militare italiano, che oggi trova il suo corrispettivo nell’AISE (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna) e nell’AISI (Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna), risultano tuttora di difficile ricostruzione, soprattutto a causa di una sostanziale mancanza di fonti. Inoltre, l’aggressiva strategia anticomunista portata avanti dal SIFAR durante la guerra fredda in Italia ha fatto sì che il servizio segreto militare finisse per essere analizzato e studiato quasi esclusivamente in riferimento all’alba della cosiddetta “strategia della tensione” e agli scandali ad essa legati <422, facendo così anche emergere i limiti della storiografia italiana sull’intelligence nazionale.
    Anche se quindi, rispetto al caso dell’UAR, la ricostruzione della storia e dell’attività del SIFAR rimane tutt’ora parziale <423, è tuttavia possibile collocare la nascita ufficiale del primo servizio segreto militare della Repubblica nell’anno 1949. Il SIFAR, organo direttamente discendente dal SIM (Servizio Informazione Militare) di epoca fascista, avrebbe, dal ’49 in poi, agito nell’ambito dell’intelligence sia interna che esterna sotto la guida di Giovanni Carlo Re e alle dipendenze del ministero della Difesa <424. È ovvio come la nascita del SIFAR coincida con una momento “caldo” della guerra fredda, specialmente per l’Italia, che aveva da poco vissuto un primo picco di tensioni legate al bipolarismo mondiale in occasione delle elezioni del ’48. Proprio la grande preoccupazione rispetto alla forte presenza del PCI nella penisola, unitamente a timori legati al passato fascista italiano, avrebbero indotto sin dall’inizio l’intelligence statunitense, ormai riformata attraverso il National Security Act di Truman del ’47, a tenere il nuovo servizio segreto militare italiano sotto stretta osservazione e controllo <425, gettando così le basi per il forte e duraturo legame tra il SIFAR e la neonata CIA. Tale legame avrebbe infatti portato poi, come già detto, all’istituzione della rete Gladio a metà degli anni Cinquanta.
    Le premesse della collaborazione
    I buoni e stretti rapporti esistenti tra il nuovo gigante dell’intelligence statunitense e il servizio segreto militare italiano risultano però anche fondamentali per quanto riguarda i futuri legami di quest’ultimo con l’Organisation Gehlen. Sia l’ufficioso servizio segreto tedesco che quello militare italiano erano infatti “risorti” dalle ceneri degli organi spionistici nazisti e fascisti e ora, agli inizi della guerra fredda, si ritrovarono legati alla stessa agenzia d’intelligence statunitense, la CIA. Di conseguenza, in fin dei conti, tanto l’Organisation Gehlen e la sua base estera ODEUM Roma quanto il SIFAR facevano parte del medesimo disegno di strategia anticomunista dell’intelligence statunitense in Europa e, in particolar modo, in Italia. Il SIFAR appariva quindi fin dal principio quale “partner naturale” del servizio di Gehlen in Italia e, come si vedrà, gli sforzi di Johannes e del suo gruppo sarebbero stati per anni rivolti verso la creazione di un’alleanza ufficiale con il servizio segreto militare italiano. Tuttavia non sarebbe stato un processo semplice, anche a causa delle tensioni che la questione delle collaborazioni spionistiche creava tra l’Organisation Gehlen e la CIA. Quest’ultima, infatti, «volle che le cooperazioni [tra il servizio segreto gehleniano e gli altri servizi d’intelligence occidentali] avvenissero in forma riservata e sotto controllo statunitense, in quanto un’eccessiva autonomia dell’Organisation Gehlen in tale ambito ed eventuali “incidenti diplomatici” avrebbero avuto dirette ricadute sulla stessa CIA» <426. Reinhard Gehlen e il resto dello staff tedesco, da parte loro, erano invece desiderosi di «costituire legami con i servizi d’intelligence occidentali e di essere riconosciuti come partner paritari». Alcuni primi “sintomi collaterali” di tale conflitto d’interessi sarebbero emersi proprio, come si vedrà, nel nascente rapporto di Pullach con l’intelligence militare italiana. Prima di analizzare l’evoluzione di tale rapporto, è importante sottolineare quanto sia difficile retrospettivamente, alla luce delle problematiche relative alla declassificazione del materiale d’archivio, a cui si è accennato nell’introduzione al presente capitolo, stabilire quali siano state le dinamiche precise del rapporto ODEUM Roma-SIFAR che si sarebbe infine ufficializzato nel ’54. Tuttavia, sulla base della documentazione disponibile, è possibile tracciare almeno una storia approssimativa degli eventi e, sulla base di questi ultimi, esprimere delle ipotesi plausibili.
    I primi contatti di Johannes con il ministero della Difesa italiano sembrano risalire al biennio ’46/’47 quando, come già accennato, l’avvocato italo-tedesco Giovanni de Planitz, poi diventato lui stesso informatore dell’ODEUM Roma, gli avrebbe assicurato un permesso di soggiorno italiano, grazie ai propri contatti presso tale ministero <427. È perciò probabile che Planitz abbia funto da primissimo tramite tra il capo del nascente ODEUM Roma e gli ufficiali del ministero della Difesa, allora ancora impiegati nella ricostruzione di un servizio segreto militare repubblicano, il futuro SIFAR. Visto che quest’ultimo non sarebbe nato prima del ’49, è impossibile parlare quindi di una qualche collaborazione tra l’ODEUM Roma e il servizio segreto militare italiano prima di tale data, ma sembra che legami tra i membri dei due organi d’intelligence, seppur ufficiosi, siano già esistiti al momento della nascita del SIFAR. A partire dal ’49 sembra poi che tali contatti si siano consolidati, grazie anche a una mossa piuttosto curiosa da parte di Johannes. Pare infatti che egli abbia permesso che Guignot e Friede, diventassero “doppiogiochisti” e si facessero reclutare dal SIFAR come informatori durante il biennio ’49-’50, come provano i documenti dello stesso servizio segreto italiano <428. L’Organisation Gehlen ne era consapevole e lo tollerava <429. Ma per quale ragione? Perché Johannes non si oppose a questo “doppio impiego” di Friede e Guignot?
    È a questo punto lecito ipotizzare che il legame professionale tra i due collaboratori dell’ODEUM Roma e il neonato SIFAR si sia venuto a costituire con il permesso di Johannes, probabilmente allo scopo di dare vita a una prima, embrionale forma di collaborazione tra il servizio militare italiano e l’Organisation Gehlen, con Friede e Guignot nelle vesti di “mediatori” o “anelli di collegamento”. Infatti la pratica, da parte di due diversi servizi d’intelligence, di stabilire un rapporto “a triangolo” con un agente mediatore non è una rarità nella storia dello spionaggio e, all’interno della panoramica della guerra fredda in particolare, offriva notevoli vantaggi, primo fra tutti lo scambio di informazioni tra i due organi coinvolti. In tal senso appare infatti plausibile che l’ODEUM Roma e il SIFAR, entrambi impegnati nella stessa “battaglia” anticomunista, abbiano dunque tentato di dare vita a un simile disegno di collaborazione attraverso il tramite di Guignot e Friede. Tuttavia l’esperimento non sembra aver portato i frutti sperati. Friede, come si è visto, avrebbe abbandonato il gruppo spionistico romano quando, nel ’50, sarebbe stato trasferito in Germania, e anche il rapporto tra Guignot e il SIFAR sarebbe finito dopo meno di un anno, apparentemente a causa dell’insufficienza di materiale fornito dall’uomo di Johannes <430.
    Nonostante ciò, l’avvicinamento fra i due servizi segreti sarebbe andato intensificandosi, come sembrano anche provare vari solleciti fatti da parte dell’allora Capo di Stato Maggiore della Difesa, Luigi Marras, al gruppo romano dell’Organisation Gehlen «di far venire 34 [Reinhard] al più presto da lui a Roma» per poterlo conoscere personalmente <431. Alla luce di ciò è dunque particolarmente curioso che nel maggio del ’50 in un memorandum dello stesso Johannes si legge che, al momento, «non esistono legami d’intelligence con gli italiani» <432. L’unica spiegazione plausibile è, a questo punto, che Johannes intendeva dire nel ’50 che allora non esistevano legami ufficiali con il SIFAR, dato che l’Organisation Gehlen non aveva ancora ricevuto alcun incarico da parte del governo Adenauer di dare vita a collaborazioni d’intelligence per conto della RFT. Questo, come si vedrà, sarebbe di fatto accaduto solo quattro anni dopo, nel giugno del ’54. Tuttavia, sulla lunga strada verso l’ufficializzazione dei rapporti tra il servizio segreto di Pullach e la sua base estera a Roma, da una parte, e il SIFAR dall’altra, ci sarebbe prima stato un ultimo ostacolo da superare: la concorrenza col Friedrich-Wilhelm-Heinz-Dienst (FWHD), da sempre una spina nel fianco di Reinhard e del suo servizio.
    [NOTE]
    421 G. Pacini, Il cuore occulto del potere, cit.
    422 Da citare, a tal proposito, è soprattutto la costituzione della rete stay-behind Gladio, operazione congiunta tra CIA e SIFAR, cominciata a metà degli anni Cinquanta. Inoltre, la scoperta dei cosiddetti “Fascicoli SIFAR” negli anni Sessanta avrebbe non solo provocato la convocazione di varie commissioni d’inchiesta parlamentari, ma avrebbe anche contribuito alla dissoluzione dello stesso SIFAR nel ’66, poi diventato SID (Servizio Informazioni Difesa). Sul coinvolgimento del SIFAR nel disegno strategico anticomunista statunitense in Europa e, in generale, sulla costituzione delle reti stay-behind cfr. F. Cacciatore, Il nemico alle porte. Intervento americano in Europa e strategia di covert operation, 1943-1963, 2021, tesi di dottorato non pubblicata. Per la “strategia della tensione” e le attività degli ambienti deviati di destra in Italia durante la guerra fredda cfr. M. Dondi, L’eco del boato. Storia della strategia della tensione, Laterza, Roma-Bari, 2015; B. Armani, Italia anni settanta. Movimenti, violenza politica e lotta armata tra memoria e rappresentazione storiografica, in «Storica», 11 (2012), n. 32, pp. 41-82; A. Cento Bull, Italian Neofascism: The Strategy of Tension and the Politics of Nonreconciliation, Berghahn, Oxford 2007.
    423 G. De Lutiis, Storia dei servizi segreti in Italia, Sperling&Kupfer, Milano 2010.
    424 F. Cacciatore, Il nemico alle porte, cit., pp. 101-102.
    425 Ivi, p. 107.
    426 T. Wolf, Die Entstehung des BND, cit., p. 121.
    427 Bericht No.3, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 176. In un ulteriore documento del 1948 si legge che Planitz starebbe collaborando con un certo «colonnello Massia», ex membro del SIM fascista. Cfr. Besprechung mit S-1933 am 9. September 1948, 14 settembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000411.
    428 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., p. 65, pp. 67-68.
    429 Reisebericht Italien, 6. Bis 16. Februar 1950, febbraio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000138.
    430 E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., p. 68.
    431 Italien, Alix von Fransecky, Verschiedene Durchsagen an S-1933, bzw. 34 bezüglich Geschehnisse seit der Abreise des S-1933, 5 maggio 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000134. Anche in Spionage unter Freunden l’inizio di una collaborazione più o meno stabile tra il SIFAR e l’ODEUM Roma viene fatto risalire al ’49, cfr. E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., p. 58.
    432 Memorandum, 10 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000119.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

    Anche Guido Zimmer, subito dopo la resa, tornò in Italia «in divisa militare americana», ma nello stesso tempo continuava a «costruire la rete Stay Behind nazista» e «grazie ai buoni uffici di Dulles» divenne segretario del barone Luigi Parrilli, che nell’Operazione Sunrise aveva fatto da mediatore tra l’OSS ed i nazisti <12; fece domanda per la cittadinanza italiana, ma nel 1948, insieme ad altre ex SS, «lavorò per i servizi segreti della Germania federale» <13.
    [NOTE]
    12 Uomo d’affari d’origine napoletana residente a Genova, cavaliere dell’ordine di Malta, rappresentante della società statunitense Kelvinetor in Europa, amico di Howard Lewis (finanziere consigliere del presidente Roosevelt) e di John Ginnes (industriale inglese residente in Svizzera interlocutore privilegiato di Churchill).
    13 Si presume che Zimmer sia entrato nella Rete organizzata dal generale Reinhard Gehlen, che aveva diretto in maniera eccellente i servizi segreti nazisti (Abwehr) nel settore orientale (con un occhio di riguardo per l’Unione Sovietica); forte di questa sua competenza, alla fine della guerra si mise a disposizione dei vincitori affinché utilizzassero la sua competenza contro l’URSS: fatto prigioniero dagli statunitensi fu arruolato da Allen Dulles in persona. Nel luglio 1946 fu costituita l’organizzazione Gehlen, un servizio segreto clandestino, con sede a Pullach presso Monaco di Baviera, che riciclò in funzione anticomunista i vecchi agenti che avevano servito il Reich di Hitler (tra di essi anche Otto Skorzeny, il “salvatore” di Mussolini dal Gran Sasso, nonché uno degli organizzatori dei Werwolf, il movimento di resistenza nazista che arruolò anche giovanissimi ragazzi della Hitlerjugend agli ordini di ufficiali della Waffen-SS). Nel 1956 il generale Gehlen fu incaricato dall’allora cancelliere Konrad Adenauer di dirigere il Bundesnachrichtendienst (BND), il nuovo servizio segreto federale, e l’organizzazione che era stata clandestina divenne una propaggine governativa, portando con sé tutti gli agenti che vi avevano fatto parte.
    Claudia Cernigoi, Le serpi in seno: l’infiltrazione e la provocazione nei movimenti comunisti, dossier n. 65 de “La Nuova Alabarda”, Trieste, 2021, Supplemento al n. 416 – 3/12/21 de “La Nuova Alabarda e la Coda del Diavolo”

    Nella sua istruttoria Guido Salvini descrive così la vera natura dell’agenzia di stampa portoghese: “Aginter Press era stata, sino all’aprile 1974, un centro di eversione internazionale, finanziato non solo dal Governo portoghese ma anche da altri Governi europei, dietro cui si celava: un centro spionistico legato ai servizi segreti portoghesi e ad altri servizi segreti occidentali quali la C.I.A. e la rete tedesco-occidentale GEHLEN; un centro di reclutamento e di addestramento di mercenari e terroristi specializzati in attentati e sabotaggi soprattutto nei Paesi del Terzo Mondo; un’organizzazione fascista internazionale denominata “ORDRE ET TRADITION” e il suo braccio militare O.A.C.I.
    Aldo Doninelli, L’internazionale nera e la Guerra controrivoluzionaria, l’agenzia di stampa Aginter Presse, Tesi di Laurea, Università degli Studi di Roma Tre, Anno Accademico 2017-2018

    Dalle indagini si scoprì che tra il 12 aprile e l’11 maggio 1969 Borghese si incontrò con alcuni imprenditori di Genova per costituire un “gruppo di salute pubblica” per salvare il Paese dall’avanzata del comunismo e che lo stesso Miceli in un’informativa scrisse che il SID non seppe nulla del golpe e che non vi partecipò. Durante le indagini di questo processo, si delineò anche il vero ruolo di Adriano Monti, risultando una sorta di “ambasciatore” di Borghese in alcuni ambienti politici internazionali, tanto che a Madrid incontrò Otto Skorzeny, membro dell’intelligence tedesca legata alla “Rete Gehlen”. Skorzeny era in contatto direttamente con gli Stati Uniti d’America e da lui Monti ricevette la notizia che dagli Usa c’era l’ok per il golpe, ma, come sappiamo, che a capo del nuovo governo doveva andare Andreotti.
    Filippo Augusto Albarin, Il Golpe Borghese, Tesi di laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2023-2024

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  10. Per quanto riguarda invece Guignot, il collaborazionista francese condannato a morte, la sua attività per l’ODEUM Roma si sarebbe configurata in maniera del tutto diversa da quella di von Fransecky. Tra il ’48 e il ’49 Guignot sarebbe diventato il membro del gruppo più vicino a Johannes dal punto di vista professionale, producendo una grande quantità di report riguardanti i più svariati argomenti e mettendosi continuamente a disposizione. Tuttavia è lecito interrogarsi sulle ragioni che avevano portato Guignot a collaborare con l’ODEUM Roma. Sulla base delle informazioni fornite dai documenti sul conto del latitante fascista francese è possibile ipotizzare che egli fosse principalmente interessato non tanto a prendere piede nel mondo dell’intelligence del dopoguerra sulla base di aspirazioni professionali, quanto piuttosto a garantirsi un’entrata regolare per motivi di sopravvivenza. Trovandosi a Roma subito dopo la fine della guerra a causa di una condanna a morte in patria, Guignot non doveva solo assicurarsi un modo per finanziare la propria esistenza in clandestinità, ma anche per sostenere il peso di ingenti spese mediche per le cure della moglie, affetta da una malattia grave non meglio specificata: tali spese sembrano aver assorbito maggior parte dello stipendio del criminale di guerra francese, riducendo così la coppia in una situazione economica «catastrofica» <287. Questa necessità di denaro, senza dubbio alla base dell’attività di Guignot nel campo dell’intelligence postbellica, lo avrebbe portato dapprima a prendere contatti con alcuni gruppi neofascisti italiani, dai quali avrebbe ricevuto l’incarico «di costruire una rete d’intelligence a tutti gli effetti», un progetto poi finito in un nulla di fatto per mancanza di fondi <288. Quando successivamente incontrò Johannes nel ’48, è probabile che Guignot avesse da subito intravisto la concreta possibilità di inserirsi finalmente in un contesto di lavoro più o meno stabile. E, come si è visto, sarebbe riuscito a guadagnare gradualmente la fiducia dell’ex fisico nucleare grazie alla propria ambizione e alla sua determinazione.
    I primi due report di Guignot, redatti per l’ODEUM Roma nel febbraio del ’48, lasciano intravedere alcune delle principali attività svolte dal francese per l’Organisation Gehlen, riguardanti perlopiù gli ambienti vaticani ed ecclesiastici in generale. Così nel primo report, intitolato Renseignements sur les frères Omez, Guignot fornisce al suo futuro capo informazioni sul conto di tre frati dell’ordine dei Dominicani, attivi tra Italia, Francia e Spagna e descritti come «sospetti» <289. Il secondo report, invece, sembra concentrarsi su un’analisi del panorama ecclesiastico francese in vista della nomina del nuovo arcivescovo di Rouen <290. Qualche mese più tardi, nell’aprile del ’48, Guignot avrebbe raccolto informazioni sull’ordine dei Gesuiti dietro richiesta di Johannes, servendosi, a quanto pare, anche di conoscenze nella segreteria di Stato del Vaticano <291. Col passare del tempo e con il consolidarsi del rapporto di fiducia reciproco, il capo dell’ODEUM Roma avrebbe aperto a Guignot anche le porte di Via Condotti, assegnandogli compiti come la sorveglianza della figlia di Malfatti, sospettata, come già accennato, di attività spionistica per i servizi segreti comunisti <292. Inoltre, sullo sfondo degli accordi presi tra il governo militare francese in Germania e l’Ordine – la prima “sconfitta” di Johannes a via Condotti, di cui si è parlato prima – Guignot si sarebbe anche occupato della raccolta di notizie sul conto del generale de Marguerittes, artefice di tali accordi e da lui descritto come «militare mediocre», ma capace di tutto per difendere i propri interessi <293.
    Tuttavia, l’attività più degna di nota del collaboratore francese non avrebbe riguardato le cerchia ecclesiastiche, quanto piuttosto quelli legati alla sua patria. Nel ’49, poco dopo lo “scandalo SMOM” e la partenza di Johannes da Roma, sembra infatti che Guignot fosse stato impegnato nella costituzione di un collegamento fra l’Organisation Gehlen e un servizio segreto francese, probabilmente il SDECE (Service de Documentation Extérieure et de Contre-Espionnage), l’organo d’intelligence per l’estero francese, nato nel ’45 <294. Dai documenti emerge chiaramente come Guignot sia stato tra gli artefici di questo avvicinamento tedesco-francese, che, nell’agosto del ’49, avrebbe portato ad un incontro tra Reinhard Gehlen, accompagnato da Johannes, e un membro del suddetto servizio segreto della Repubblica francese <295.
    In un documento intitolato “Reisebericht” (“Resoconto di viaggio”) Johannes affermava infatti che Guignot «e i suoi amici desiderano un contatto più frequente» con Pullach, in quanto la parte francese sarebbe estremamente interessata «a tutto quello che riguardava i comunisti in tutti i paesi, ma soprattutto in Germania» e considererebbe l’Organisation Gehlen quale «fonte più adatta con le migliori possibilità, anche dal punto di vista geografico, per fornire simili informazioni »296. In cambio, secondo quanto riferito da Guignot a Johannes, il servizio segreto francese avrebbe assicurato il proprio sostegno all’Organisation Gehlen in vista della costituzione degli organi d’intelligence della neonata Repubblica Federale Tedesca: gli “amici di Guignot” avrebbero avuto molto a cuore «che 34 [Reinhard Gehlen] venisse nominato capo dell’intelligence federale» <297. Inoltre essi, affermava Johannes, sarebbero stati persino disposti a «mettere fuori gioco» eventuali antagonisti dell’Organisation Gehlen, «se 34 lo desiderava» <298. In tal senso, le suddette attività di Guignot rientravano nel più vasto ambito della nascente cooperazione spionistica tedesco-francese postbellica che si stava pian piano costituendo tra il ’47 e il ’50, anno in cui Reinhard Gehlen avrebbe poi incontrato per la prima volta Henri Ribière, direttore generale del SDECE <299.
    Anche se, dunque, l’attività di Guignot non avrebbe riguardato solo la sfera italiana o “interna”, ma anche quella estera, è degno di nota, in particolar modo, lo sforzo da lui fatto per contrastare il PCI nel 1949. Da un documento dell’ottobre di quell’anno emerge infatti come egli sia riuscito a trovare un informatore disposto – dietro un pagamento di 15.000 lire – a riprodurre e poi consegnargli un numero significativo di documenti conservati presso la sede centrale del PCI e riguardanti le corrispondenze del partito con Mosca <300. A causa di una sostanziale mancanza di fonti, tuttavia, non è al momento possibile ricostruire se o meno tale operazione proposta da Guignot avesse avuto seguito.
    Dalle suddette attività della spia francese emerge con chiarezza come Johannes si sia servito di un uomo in grado di “compensare”, in apparenza, quegli aspetti che invece mancavano nel curriculum dello stesso capo dell’ODEUM Roma: Guignot appariva quale uomo d’intelligence con notevole esperienza, ben collegato e abile nel muoversi nella Roma “capitale di spie” dell’epoca. Tuttavia a tal riguardo, come emerge da un report del BND risalente al ’69 – quindi all’anno del pensionamento di Johannes – c’è chi all’interno dello stesso servizio segreto federale non la pensava affatto così. Guignot, afferma lo scrivente, «è senza dubbio da definire come poco professionale dal punto di vista dell’attività d’intelligence», oltre ad essere «un uomo che, senza prestazione adeguata, ha goduto immeritatamente per anni una vita comoda», grazie al supporto di Johannes <301. Definendo Guignot come «probabile imbroglione» e «scroccone», è facile dedurre che chi aveva redatto il documento fosse convinto che il collaborazionista francese, più che rappresentare una valida e importante componente del gruppo d’intelligence romano, avesse invece sfruttato la mancante esperienza sul campo di Johannes a proprio favore, fornendogli notizie poco importanti e, a volte, addirittura false <302. Mentre più avanti si tornerà sul report in questione, esaminandolo più a fondo soprattutto in vista del giudizio generale circa il lavoro dell’ODEUM Roma, basta qui dire che Guignot rappresentò senz’altro la componente più sfuggente del gruppo romano, ma al tempo stesso quella più eminente. Egli, come emerge dalle carte esaminate, sembra aver svolto per anni un ruolo centrale nell’attività d’intelligence dell’Organisation Gehlen a Roma, spaziando dall’ambiente vaticano fino ai ministeri italiani e al PCI. E, come dimostra il report appena citato, valutare in retrospettiva l’attività di Guignot risulta un’impresa difficile, soprattutto in vista dell’eterogeneità delle fonti e dei giudizi contrastanti espressi in esse.
    [NOTE]
    287 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408.
    288 Bericht N°10, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 13 febbraio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 121; Reisebericht Italien, 3031 [Otto Wagner], BND-Archiv, 220814_OT, doc. 138.
    289 Renseignements sur les frères Omez, Guignot, senza data, allegato a Bericht N°10, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 13 febbraio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 119.
    290 Très important, Succession du Cardinal Petit de Julleville, Archevèque du Rouen, Guignot, senza data, allegato a Bericht N°10, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 13 febbraio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 120.
    291 Bericht N° 13, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 3 aprile 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 106.
    292 Bericht N°19, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 4 luglio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 079. Sarebbe stato sempre Guignot ad occuparsi della raccolta di prove sul tali presunte “attività illecite” e a consegnarle poi alle autorità, con lo scopo di far allontanare Malfatti dal SMOM, cfr. Italien-Allgemeines, senza data, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 00305.
    293 Report, Jean Henry Guignot de Salbert, 23 settembre 1948, allegato a Bericht N° 22, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 062.
    294 È chiaro che si trattava di un servizio segreto ufficiale e statale, e non di una rete “ufficiosa” o di carattere “privato”, in quanto veniva proposto il consolato francese come canale di comunicazione fra le due parti. Ciò, insieme all’attività estera e l’interesse nei confronti delle vicende internazionali, giustificano l’ipotesi che si tratti del SDECE. Cfr. anche E. Schmidt-Eenboom, C. Franceschini, T. Wegener Friis, Spionage unter Freunden, cit., pp. 68-69. Inoltre, come ha dimostrato Wolfgang Krieger, inoltre, un’effettiva collaborazione tra l’Organisation Gehlen e il SDECE si stabilì proprio nel triennio ’47-’50. W. Krieger, Partnerdienste, cit., pp. 254-259; Reisebericht von S-1933, 24 agosto 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 084.
    295 Che Johannes abbia accompagnato il fratello durante tale viaggio è provato dal seguente documento, cfr. Auszug aus: Eindrücke einer Reise in Oberitalien und der Schweiz im August 1949, S-1933, senza data, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000311.
    296 Ibidem.
    297 Ibidem.
    298 Ibidem.
    299 W. Krieger, Partnerdienste, cit., p. 259. Per un‘analisi approfondita dei rapporti spionistici tra l’Organisation Gehlen e i servizi segreti francesi a partire dal ’47 cfr. Ivi, pp. 249-322.
    300 Italien-Allgemeines, senza data, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 302.
    301 Aus Akte Roma bei 106/II, senza data, BND-Archiv, 220816, doc. 607.
    302 Ibidem.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  11. Nell’estate del ’48 l’ODEUM Roma aveva preso forma concreta

    Gli episodi appena analizzati – lo “scandalo SMOM” e le tensioni emerse in occasione della valutazione dell’Organisation Gehlen e del suo potenziale da parte della CIA – rappresentano senz’altro un “punto basso” nei primi anni della carriera di Johannes nel campo dell’intelligence. Per tutta l’estate di quell’anno, durante l’assenza del loro capo, il futuro dei restanti tre membri del gruppo romano, Guignot, von Fransecky e Friede, sarebbe restato appeso a un filo. Nel caso di Alix von Fransecky la sensazione di insicurezza era particolarmente forte: ella, al pari di Johannes, aveva perso il lavoro da segretaria presso lo SMOM dopo gli eventi del giugno 1949. Un documento dell’agosto dello stesso anno attesta inoltre che von Fransecky e gli altri membri dell’ODEUM Roma non avevano ricevuto nessun tipo di indicazione riguardo il da farsi durante l’assenza di Johannes, né erano stati informati sulla possibile data di rientro di quest’ultimo <272. La situazione economica, infine, sembrava aver reso le circostanze ancor più preoccupanti per i tre membri del gruppo, come scriveva Guignot in una lettera al suo capo nel settembre del ’49:
    “Ferner ist es unerlässlich, dass unsere materielle Situation genau festgelegt wird. Sie kennen besser als alle anderen unsere Lage. Es ist nun heute schon der 21. September und Alix und Friede haben noch nicht ihr Monatsgeld erhalten. Wir haben kaum leben können und sind am Ende unserer Kräfte seit einigen Tagen. Wir haben es nur dadurch geschafft, dass wir alles zusammen getan haben, was wir hatten. Diese Situation darf sich aber nicht mehr wiederholen” <273.
    È importante a questo punto rilevare che i documenti consultati non offrono alcuna delucidazione riguardo alle modalità di soluzione dell’appena citata situazione di stallo in cui l’ODEUM Roma si trovava nell’estate del ’49. Il documento “Tätigkeiten in Rom”, di cui si è parlato prima, risale chiaramente al periodo di assenza di Johannes dall’Italia e rispecchia le concrete difficoltà dell’ODEUM Roma durante il biennio ’47-’49, ma non si trovano carte che gettino luce sulle dinamiche successive. Certo è solo che l’ex fisico nucleare stava ancora in Germania a fine ottobre – da ormai tre mesi circa – aspettando direttive da parte di Pullach <274. Quando esattamente Johannes sia infine tornato a Roma non è facile stabilire, ma è probabile che ciò sia accaduto nel novembre del ’49 <275. La CIA aveva deciso di mantenere in vita l’ODEUM Roma sotto la guida di Johannes, probabilmente grazie all’ennesimo intervento di Reinhard a favore del fratello maggiore. Tuttavia i problemi dell’ex fisico nucleare erano lontani dall’essere finiti. Sullo sfondo degli eventi dell’anno passato, nella primavera del ’50, infatti, sarebbero arrivati importanti cambiamenti per il gruppo romano dell’Organisation Gehlen. Tuttavia per comprendere appieno gli eventi sia del ’49 che del ‘50 è necessario analizzare dapprima non solo l’attività dei singoli membri dell’ODEUM Roma, a partire dal ’48, ma anche alcuni elementi dei loro rapporti interpersonali.
    Come già detto, nell’estate del ’48 l’ODEUM Roma aveva preso forma concreta attraverso il reclutamento dei tre membri del gruppo, Guignot, Friede e von Fransecky. Mentre da una parte i documenti dimostrano come questi tre personaggi abbiano di fatto costituito la base operativa del gruppo romano, non risulta però d’altra parte altrettanto facile stabilire il loro preciso inquadramento e le loro funzioni. Innanzitutto è da mettere in evidenza il carattere eterogeneo del gruppo stesso. Mentre Guignot proveniva da un contesto spionistico-militare, grazie al servizio svolto agli ordini di Petain, Friede e von Fransecky non erano qualificabili come esponenti del mondo dell’intelligence, almeno in senso stretto. Inoltre, mentre l’ex Jugendführer e la giovane aristocratica erano entrambi cittadini tedeschi finiti in un modo o nell’altro a Roma, il legame di Guignot con la Germania si era venuto a costituire grazie alla sua attività collaborazionista durante la guerra. Tuttavia era probabilmente proprio questa eterogeneità dell’ODEUM Roma ad aver convinto Johannes del potenziale del suo gruppo: la Roma del secondo dopoguerra era una vera e propria “capitale delle spie” che brulicava di agenti dei più diversi servizi segreti, di avventurieri e mercenari; un ambiente, in breve, che richiedeva caratteristiche specifiche da parte di chi intendeva sfruttarlo a scopi spionistici. Il carattere plurinazionale e multilinguistico del gruppo sembrava, in tal senso, promettente. Come avrebbe allora Johannes gestito la divisione dei compiti fra i suoi tre dipendenti? E come si sarebbe configurata la gerarchia interna tra i singoli membri? Un documento del ’49 riesce a fare un po’ di chiarezza a tal proposito. Si tratta di una lunga lettera di Johannes scritta al fratello Reinhard che comprende anche una lista delle relative paghe, per il mese di ottobre, di von Fransecky, Friede e Guignot. L’importo degli stipendi ricevuti lascia intravedere una certa “gerarchia”: mentre nel caso dei primi due l’importo risulta essere rispettivamente di 80 e 100 dollari americani, Guignot avrebbe ricevuto uno stipendio di ben 150 dollari, quasi il doppio di von Fransecky <276.
    Von Fransecky: un sostegno prezioso
    Per quanto riguarda l’attività svolta dalla giovane aristocratica tedesca per l’ODEUM Roma, ella, anche se ufficialmente impiegata come segretaria di Johannes <277, avrebbe comunque avuto un ruolo non indifferente nell’aiutare l’ex fisico nucleare ad allacciare dei rapporti con importanti esponenti della stampa, della politica e degli ambienti universitari tedeschi <278. Ciò emerge già con chiarezza se si considera che era probabilmente stata von Fransecky a presentare Johannes al proprio patrigno, il celebre archeologo tedesco Curtius. Inoltre, come già detto, la giovane aristocratica era stata ufficialmente assunta come segretaria presso la Segreteria Estera dello SMOM e avrebbe in tal modo assistito Johannes e von Thun-Hohenstein nella loro “missione”. Dopo il brusco allontanamento dei due uomini dallo SMOM, von Fransecky si sarebbe subito occupata di trovarsi una nuova attività di copertura. Grazie ai suoi eccellenti contatti con la comunità tedesca in Italia e con importanti esponenti dell’alta società nella RFT, infatti, ella «non avrebbe dovuto avere difficoltà a trovare un qualche impiego a Roma» <279. In effetti nell’autunno del ’49 von Fransecky, dietro approvazione di Johannes, stava ormai tentando di inserirsi nell’ambito del rinascente apparato estero della RFT in Italia <280. Oltre a una possibile posizione presso la futura ambasciata tedesca a Roma, stando a quanto riferito da Johannes, l’unico membro femminile dell’ODEUM Roma avrebbe avuto anche concrete possibilità di essere assunta dalla multinazionale statunitense Amexco (American Express Company) presso la sede romana di tale ditta <281. Inoltre sarebbe stato sempre attraverso il tramite di Alix von Fransecky, che, sempre nell’autunno del ’49, Johannes avrebbe tentato di procurarsi un’attività di copertura come giornalista presso il NWDR <282 (Nordwestdeutscher Rundfunk), la stazione radiofonica per la Germania nordoccidentale, vicenda che sarà analizzata più avanti <283.
    Nonostante siano scarsi gli indizi contenuti nelle carte del BND sul conto di von Fransecky, risulta comunque interessante l’analisi di una lettera da lei mandata nel ’50 a un certo “Giesecke”, la cui identità non è del tutto chiara, anche se sembra essere stato membro del rinascente corpo diplomatico tedesco-federale <284. La suddetta lettera scritta da von Fransecky, oltre al chiaro intento di mettersi a disposizione in vista dell’imminente processo di selezione del personale per la nuova ambasciata, contiene un dettaglio interessante, ovvero l’indicazione di essere in quel periodo impiegata «presso l’“International Tobacco Company”» e, inoltre, di avere un rapporto di collaborazione con esponenti della «International Correspondence for Press and Radio», entrambi con sede a Roma <285. Mentre appare logico perché von Fransecky non menzioni il proprio impiego presso l’Organisation Gehlen, è tuttavia interessante che ella afferma di star lavorando per le due succitate ditte, della cui esistenza non sembra esservi alcuna traccia. Non è stato infatti possibile trovare una qualche fonti che attesti la loro esistenza: una ricerca nel Reading Room della CIA e nei documenti messi a disposizione dal BND e dall’ACS non ha prodotto risultati per quanto riguarda sia l’International Tobacco Company che l’International Correspondence for Press and Radio. È a questo punto plausibile che si tratti di due ditte di copertura della CIA, messe a disposizione di von Fransecky per arricchire il proprio curriculum durante il periodo di ricerca lavoro. Accanto a ciò, dal succitato documento emergono altri due elementi di grande interesse. In primo luogo, lo sforzo fatto da von Fransecky per entrare a far parte dello staff della nuova ambasciata tedesco-federale in Italia conferma che ella non abbia svolto solamente le mansioni di una segretaria o impiegata d’ufficio. Il suo inserimento nell’ambiente diplomatico della RFT avrebbe comportato degli ovvi vantaggi per l’attività d’intelligence dell’ODEUM Roma e, senza dubbio, era questo aspetto a costituire una delle principali motivazioni. In secondo luogo, è interessante notare come l’indirizzo del mittente nel documento sia «Via Flaminia 357», ovvero l’indirizzo di residenza di Johannes e Agda Gehlen. Ciò sembra confermare quanto già detto prima, ovvero che il rapporto tra il capo dell’ODEUM Roma e la sua collaboratrice sia stato innanzitutto basato sull’amicizia. In generale, al di là del rapporto con Johannes, von Fransecky sembra aver svolto la funzione di “collante” dell’ODEUM Roma con la centrale dell’Organisation Gehlen a Pullach, trasmettendo comunicazioni e note dall’uno all’altro e occupandosi degli aspetti organizzativi e logistici necessari per lo svolgimento dell’attività del gruppo. Inoltre ella inizialmente era l’unico membro dell’ODEUM Roma ad aver ricevuto una formazione nell’uso di inchiostro “invisibile” (la cosiddetta G-Tinte) <286.
    [NOTE]
    272 Meldung, Betr.: Alix von Fransecky, Verschiedene Durchsagen an S-1933, bzw. 34 bezueglich Geschehnisse seit der Abreise des S-1933, 5 agosto 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000134.
    273 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408.
    Inoltre è indispensabile che la nostra situazione materiale venga regolamentata in modo preciso. Lei conosce meglio di chiunque altro la nostra condizione. Ormai è già il 21 settembre e Alix e Friede ancora non hanno ricevuto il loro stipendio mensile. Siamo riusciti appena a sopravvivere e da alcuni giorni siamo allo sfinimento. Ce l’abbiamo solo fatta mettendo insieme tutto quello che avevamo. Questa situazione non deve però più ripetersi.
    274 Lettera di Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 25 ottobre 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 059.
    275 Nota su Avv. Carlo Miglioli, Rom, 8 novembre 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000261.
    276 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408.
    277 Tätigkeiten in Rom, 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 420.
    278 Il duplice ruolo giocato da von Fransecky sia in ambito d’intelligence che come segretaria è dimostrato, fra gli altri, da un report scritto da Johannes, in cui si riferisce a lei come «mia informatrice», cfr. Bericht N°6, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 1° gennaio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 150.
    279 Aktennotiz über Rücksprache mit Ludwig Adam Grefen von Strachwitz am 28.7.1949, 29 luglio 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 404.
    280 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408; Lettera di Johannes Gehlen a “Hans”, 23 gennaio 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 047.
    281 Italien-Allgemeines, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, senza data, BND-Archiv, 220815, doc. 408.
    282 Lettera di Johannes Gehlen a “Hans”, 23 gennaio 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 047.
    283 Per la vicenda Johannes-NWDR, che sarà trattata nel paragrafo 5.2., risulta essere illuminante in particolar modo una serie di documenti del BND, tutti risalenti al 1950, cfr. BND-Archiv, 220815, doc. 16, 17, 19, 37, 47.
    284 Lettera di Alix von Fransecky a “Fr. Giesecke”, 10 marzo 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 018.
    285 Ibidem.
    286 Aktennotiz über Einweisung Frl. F. am 21.3. und 1.4.49 im Clubhaus, 22 aprile 1949, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000367.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

    Nel portare avanti i propri programmi scientifici attraverso il reclutamento degli scienziati nazisti con missioni parallele simili a Paperclip <726, il JIOA [Joint Intelligence Objectives Agency] fu limitato con le nuove politiche della Germania Ovest e, soprattutto, con la normativa della NATO <727 e dei Paesi che amministravano la Germania.
    Lo stesso non accadde per la CIA in quanto facente parte dei servizi segreti aveva molta più libertà di azione e riusciva a non farsi condizionare dalle nuove normative in Germania. Così, quest’ultima continuò a reclutare gli agenti a scapito di Paperclip che, nel frattempo, modificò il suo nome in Defense Scientist Immigration Program (DEFSIP). Anche la CIA, poco a poco, iniziò a modificare la sua struttura come quando, per esempio, cedette l’Organizzazione Gehlen alla Germania Ovest sotto il cancelliere Konrad Herman Josef Adenauer che la rinominò BND (Bundesnachrichtendienst) <728. Ci sono, inoltre, dei documenti come quello della CIA del 1952 indirizzato all’OSI, in cui traspare preoccupazione che l’Operazione Paperclip potesse venire messa in pericolo dalla normativa NATO e dai negoziati con la Germania Ovest <729.
    [NOTE]
    727 Hunt L., Secret Agenda: The United States Government, Nazi Scientists, and Project Paperclip, 1945 to 1990, St. Martin’s Press – Thomas Dunne Books, New York, 1991, pag. 182
    728 Jacobsen, A. M., Operation Paperclip: the secret intelligence program that brought nazi scientists to America, Back Bay Books, New York, 2014, pag. 376
    729 CIA Digital Archives, Document Number (FOIA) /ESDN (CREST): 519cd81b993294098d5161a0, FOIA ERR, Special Collection, Nazi War Crimes Disclosure Act, 20 febbraio 1952
    Luca Mershed, L’Operazione Odessa e la diffusione del nazismo in Argentina e nelle Americhe, Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Roma La Sapienza, Anno Accademico 2018-2019

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  12. Nel 1933 Johannes Gehlen si trovava in una situazione particolare

    Con l’arrivo al potere di Hitler nel gennaio 1933, la cosiddetta Machtübernahme – termine che ormai gli storici preferiscono usare al posto di Machtergreifung, per sottolineare la nomina di Hitler a Cancelliere in modo non violento, secondo modalità democratico-parlamentari -, molte cose sarebbero cambiate, non solo per la Germania ma anche per l’Italia. Seguì infatti un rapido avvicinamento tra Hitler e Mussolini, il loro intervento congiunto a sostegno di Francisco Franco nella guerra civile spagnola e il generale consolidamento dell’alleanza tra i due paesi, dimostrato poi anche dall’importante ruolo giocato da Mussolini durante la Conferenza di Monaco del ’38 <74. Nello stesso anno, a maggio, si era svolta la visita di Stato del dittatore tedesco in Italia, che avrebbe consolidato ulteriormente l’alleanza italo-tedesca. Insomma, gli anni Trenta videro il primo decennio fascista chiudersi e il secondo aprirsi, con una serie di apparenti successi italiani: la vittoria in Libia, la conquista dell’Etiopia e la ritrovata alleanza con la Germania contribuivano a rafforzare l’immagine di leader forte a cui Mussolini aveva da sempre ambito. Tuttavia quegli stessi eventi, d’altro canto, sarebbero anche stati l’inizio di una serie di tragedie che avrebbero, da lì a breve, colpito la penisola e l’Europa intera sotto forma della guerra e di tutte le sue terribili conseguenze. Dopo l’avvento delle leggi razziali del ’38 in Italia, le comunità ebree e zingare si sarebbero trovate di fronte a una macchina statale potente e brutale, che agiva attraverso organi come la famigerata OVRA (Organizzazione di Vigilanza e Repressione dell’Antifascismo). Insomma, la graduale escalation di un antisemitismo incoraggiato e sostenuto dallo stesso stato, dapprima visibile in Germania a partire dal ’33, infine avrebbe anche raggiunto l’Italia.
    Nazista convinto o semplice opportunista? L’iscrizione alla NSDAP
    Nel 1933 Johannes Gehlen si trovava in una situazione particolare. Era un cittadino tedesco residente in Italia fin dalla nascita, cresciuto da una coppia di medici ebrei. Anche se il suo rapporto con i Baum era quello di figlio adottivo e non biologico e la coppia non sembra essere stata sul piano religioso praticante – considerando che aveva acconsentito al battesimo del figlio adottivo – è comunque legittimo ipotizzare per Johannes una certa sensibilità nei confronti della “questione ebraica” e dell’antisemitismo dilagante in quegli anni. È certamente difficile ricostruire i suoi atteggiamenti e le sue posizioni nei confronti del fascismo e del nazionalsocialismo e dei rispettivi regimi e pertanto a tal riguardo si possono formulare solo ipotesi. Nel 2002 la figlia di Johannes dichiarò che a casa del padre «non si parlava mai di nazismo» e che la famiglia era «profondamente democratica» <75. Tuttavia nel ’34, a tre anni dal conseguimento del titolo di dottore in Scienze economiche, come già accennato, Johannes si sarebbe iscritto al Partito nazionalsocialista. Come si evince da un curriculum del 1959, tale iscrizione sarebbe avvenuta «nell’ambito dell’inquadramento nel Partito di tutti i tedeschi residenti all’estero» <76. Ciò che emergerebbe dal suddetto documento del ’59 è che quindi, a un solo anno dalla nomina di Hitler a cancelliere, la Germania nazista avrebbe disposto l’obbligo, valido per tutti i cittadini residenti al di fuori dei confini del Terzo Reich, di iscriversi alla NSDAP. Tuttavia non si trova nessuna prova che un simile obbligo sia mai esistito. Anzi, se si considera che nel 1933 solo il Volksbund für das Deutschtum im Ausland (istituzione culturale a sostegno dei cittadini tedeschi residenti all’estero) contò ben due milioni di membri in tutto il mondo <77, l’impresa di un’iscrizione “coatta” di un simile numero di persone nella NSDAP risulterebbe quasi impossibile. Si ricordi, a tal proposito, che nemmeno a chi faceva richiesta di diventare membro delle SS era richiesto l’iscrizione al partito <78; dunque come poteva essere obbligatoria per un cittadino tedesco residente all’estero?
    Si può ipotizzare, quindi, che con la succitata affermazione si sarebbe trattato, da parte di Johannes, di un tentativo di trovare una giustificazione per la sua iscrizione al partito attraverso una presunta misura costrittiva, atteggiamento comune e diffusissimo nella Germania del secondo dopoguerra. Rimane quindi impossibile stabilire, in base ai documenti da me analizzati, quale sia stata, per il futuro capo dell’ODEUM Roma, la vera ragione per affiliarsi alla NSDAP un anno dopo l’instaurarsi del regime hitleriano. I motivi potrebbero essere stati di natura meramente pragmatica e pratica: infatti, da lì a poco, come già anticipato, il primogenito dei Gehlen avrebbe fatto la scelta di lasciare per la prima volta per un periodo più lungo Roma, dopo il periodo scolastico trascorso all’estero, e di trasferirsi in Germania per continuare la propria carriera accademica.
    Nel frattempo, accanto ai progetti accademici e lavorativi, anche la vita privata di Johannes iniziò a cambiare. Il 18 maggio 1933 sposò la cittadina svedese Agda Torborg Paulson a Roma con rito civile <79. Agda aveva sette anni meno del marito ed era originaria della città di Norrköping in Svezia centro-orientale. È degno di nota che gli unici membri della famiglia Gehlen ad essere presenti in occasione del matrimonio del 18 maggio del ’33 presso il municipio di Roma furono Reinhard e la moglie <80. La madre dei fratelli, Katharina, era morta nel ’23, mentre Walther Gehlen e i restanti due figli, per ragioni sconosciute, decisero di non prendere parte al matrimonio di Johannes e Agda.
    Johannes Gehlen nella Germania hitleriana: da Lipsia agli esperimenti nucleari di Heidelberg
    Seguendo la sua grande passione per le scienze naturali, manifestatasi, come si è visto, già durante il liceo, nel ’35 Johannes si trasferì insieme alla moglie nella metropoli sassone di Lipsia e si iscrisse presso l’Università locale per studiare fisica, matematica e astronomia. A partire dal ’39, dopo la laurea, egli si sarebbe iscritto al corso di dottorato in Scienze naturali, sempre a Lipsia, che avrebbe concluso con successo nell’estate del ’42 <81. Sembra che Johannes abbia dimostrato, già prima del conseguimento del titolo di dottore di ricerca in Scienze naturali, il suo grande talento accademico. Infatti, tra il ’40 e il ’42, egli venne parallelamente impiegato dall’Università di Lipsia come assistente di due eminenti professori di fisica e matematica <82. È probabile che con tale impiego, unitamente al suo impegno di ricerca in generale, si possa spiegare l’esenzione di Johannes dalla leva militare. Nell’estate del 1942 la guerra era ormai cominciata da ben tre anni e mentre gran parte degli uomini tedeschi tra i 18 e i 50 anni era stata via via reclutata nella Wehrmacht, Johannes Gehlen, dopo un breve periodo di addestramento militare di base dal 2 agosto al 15 ottobre del ’38, sarebbe stato registrato come “indisponibile”, attraverso una Unabkömmlichstellung, ottenendo di fatto un’esenzione dal servizio militare, per via della sua ricerca presso l’Università di Lipsia e poi, come si vedrà, presso il Kaiser-Wilhelm-Institut di Heidelberg <83. Ciò è degno di nota se si considera l’andamento bellico a partire dal ’42, che avrebbe inaugurato la parabola discendente del Terzo Reich, comportando un disperato bisogno di soldati. Inoltre presso altri istituti coinvolti in ricerche per conto dello stato nazista, come quello di Riems, gli scienziati responsabili avrebbero non di rado dovuto lottare duramente per la Unabkömmlichstellung di impiegati e ricercatori <84. I compiti assegnati a Johannes durante gli anni 1939-1945 devono dunque essere stati reputati di grande importanza per il Reich. Ciò sarebbe stato dimostrato dallo stesso passaggio, effettuato da Johannes nel ’42, dall’Università di Lipsia al già menzionato Kaiser-Wilhelm-Institut (KWI) di Heidelberg, un prestigioso polo di ricerca allora guidato dal futuro premio Nobel e pioniere della fisica nucleare moderna Walther Bothe. A Heidelberg Johannes sarebbe diventato assistente di Wolfgang Gentner, a sua volta assistente e stretto collaboratore dello stesso Bothe, insieme al quale avrebbe lavorato «a un progetto del Ministero del Reich per lo sviluppo economico» <85.
    A Heidelberg Johannes sarebbe stato attivamente coinvolto nella costruzione, supervisionata da Bothe, di un ciclotrone, inquadrabile nell’ambito delle ricerche per le armi nucleari per conto del ministero della Difesa del Reich <86. Tali ricerche, com’è ormai noto, avrebbero fatto leva anche sulla mano d’opera di prigionieri di guerra sovietici a partire dal ’43 <87. Nonostante nessun tipo di arma nucleare sia mai stato prodotto o testato dalla Germania nazista, i lavori di Bothe a Heidelberg, insieme a quelli di Werner Heisenberg del KWI di Berlino, avrebbero comunque contribuito alla successiva produzione della bomba atomica per mano degli Stati Uniti <88.
    Soddisfatto del proprio lavoro e lodato dai suoi superiori per l’impegno presso l’istituto di Heidelberg, nel 1940 per Johannes sarebbe arrivato un ulteriore momento di soddisfazione e gioia. Nacque infatti la figlia Christina, l’unica della coppia, che avrebbe goduto del privilegio di una famiglia multilingue e multiculturale. Il padre avrebbe riservato a lei le stesse attenzioni che egli aveva a suo tempo ricevuto dai Baum, assicurandole un’eccellente educazione e, da adulta, un lavoro con lo “zio Reinhard” presso il BND <89.
    Accanto al lavoro svolto per conto del KWI di Heidelberg, Johannes avrebbe anche accettato incarichi di traduzione. Avendo tenuto, per quattro semestri, un corso di Economia italiana presso la Scuola interpreti dell’Istituto superiore di commercio di Lipsia tra il ’41 e il ’42 <90, è probabile che fu grazie a questa sua attività che venne scelto come traduttore del testo “Che cosa vuole l’Italia? di Virginio Gayda” <91. Quest’ultimo, allora direttore del «Giornale d’Italia», «era ritenuto, con i suoi articoli di fondo, l’interprete più autorizzato del pensiero e delle idee di Mussolini» <92. Fascista convinto e celebre sostenitore delle teorie razziste, Gayda nel ’40 pubblicò il su citato volume “Che cosa vuole l’Italia?”, un tentativo di analisi delle politiche estere fasciste in tempi di guerra. Nel 1941 sarebbe uscita la versione tedesca con il titolo “Was will Italien?”, attraverso la traduzione appunto, come si legge sulla prima pagina, di «Dr. Johannes Gehlen» <93. Ciò confermerebbe quanto sottolineato da Christina Gehlen rispetto al padre, ovvero che egli sia stato un “all-round-man”, sempre alle prese con una serie d’impegni e con una grande capacità di multi-tasking.
    Dopo quasi sei anni di conflitto armato, l’estate del ’45 e la pace tanto desiderata avrebbero comportato importanti cambiamenti per la Germania e per tutto il mondo. Per Johannes, nell’immediato, la fine della guerra significò la perdita del posto di lavoro, a causa di un sostanziale venir meno di fondi presso il KWI <94. Così il caos che avrebbe accompagnato il crollo dello stato nazista, l’occupazione del paese e le trattative per l’assetto postbellico del paese misero Johannes davanti a una prospettiva per niente rosea: nell’estate del ’45 egli si trovò con la moglie e la figlia di appena cinque anni nella Heidelberg occupata dalle truppe statunitensi, disoccupato e, come molti tedeschi, con grandi timori sul futuro. Il processo di denazificazione aveva preso il suo avvio e come iscritto al partito ed ex partecipe negli esperimenti sul ciclotrone è possibile ipotizzare che Johannes fosse particolarmente preoccupato del proprio futuro professionale come scienziato nella Germania postbellica. Quindi, a guerra appena finita, egli fece la scelta di portare al “sicuro” la famiglia, mandando la moglie Agda con la figlia in Svezia, dove sarebbero entrambe rimaste con alcuni parenti fino al ’47. Johannes, invece, non disponendo dei documenti necessari all’espatrio, rimase in Germania, costretto ad affrontare un futuro incerto tra le macerie dell’ex Reich nazista. La figlia Christina ricorda così le difficoltà vissute allora dal padre: «lui non poteva uscire, è rimasto lì e ha fatto la fame perché non c’era da mangiare. Tanta fame che è finito in ospedale, non si reggeva in piedi» <95.
    Le incertezze di Johannes sarebbero durate ancora fino alla fine del ’45, quando finalmente sarebbe riuscito a contattare il fratello Reinhard. Quest’ultimo, all’epoca, aveva già stabilito i primi contatti con l’intelligence statunitense, con la proposta di ricostruire un nuovo servizio segreto tedesco postbellico; la nascita dell’Organisation Gehlen, di conseguenza, era vicina. Sentendosi in dovere di assistere il fratello, Reinhard mise in moto il gruppo di uomini che aveva radunato attorno a sé alla fine del conflitto. Nel ’46, come si vedrà, egli avrebbe infatti chiesto ad alcuni dei suoi collaboratori più fidati di “occuparsi” di Johannes <96. Così, nella primavera dello stesso anno, Reinhard sarebbe riuscito a far rientrare Johannes illegalmente a Roma <97. A quel punto, come si vedrà, era ormai stata presa una decisione che avrebbe ben presto radicalmente cambiato la vita di quest’ultimo. Infatti, tra l’estate del ’45 e i primi mesi del ’46, Reinhard avrebbe proposto al fratello maggiore un impiego all’interno della neonata Organisation Gehlen, e non uno qualunque: Johannes avrebbe dovuto dare vita alla prima “base estera” della rete d’intelligence tedesca nella capitale italiana, l’ODEUM Roma.
    [NOTE]
    74 Per i rapporti tra la Germania nazista e l’Italia fascista cfr. J. Petersen, Hitler, Mussolini: Die Entstehung der Achse Berlin-Rom 1933-1936, Bibliothek des Deutschen Historischen Instituts in Rom, Band 43, Niemeyer, Tübingen 1973; C. Göschel, Mussolini e Hitler: Storia di una relazione pericolosa, Laterza, Roma-Bari 2019.
    75 Verbale di informazioni rese da persona informata [Christina Gehlen] sui fatti redatto in forma riassuntiva, 15 aprile 2002, ACS, Raccolte speciali, Direttiva Renzi (2014), Ministero dell’Interno, proc.pen. 91/97, allegato 17 all’annotazione dell’Isp. Michele Cacioppo del 3.10.2001.
    76 Gehlen Johannes (Giovanni), Lebenslauf, 22 febbraio 1959, BND-Archiv, P1_2160_03, doc. 003.
    77 Auslandsdeutsche, Bundeszentrale für politische Bildung, URL: https://web.archive.org/web/20121029175531/http://www.bpb.de/nachschlagen/lexika/handwoerterbuch-politisches-system/40236/auslandsdeutsche?p=3 (sito visitato il 18 gennaio 2021).
    78 Lo dimostra, fra le altre cose, il caso del maggiore delle SS Karl Hass, il cui ingresso nelle SS risale al ’33, mentre si sarebbe iscritto al NSDAP solo nel ’37. Net Project LOS ANGELES, CIC, 1949, FOIA CIA, NWCDA, Army CIC Nets in Eastern Europe, doc.1.
    79 Estratto per riassunto dal registro degli Atti di matrimonio dell’anno 1933, Comune di Roma, 25 marzo 1957, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 047
    80 R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit.; Curriculum Vitae Reinhard Gehlen, 1950, FOIA CIA, NWCDA, Gehlen, Reinhard Vol. 1, doc. 0088.
    81 Zeugnis zu Verleihung des Grades eines Doktors der Naturwissenschaften, Facoltà di Filosofia dell’Università di Lipsia, 24 agosto 1942, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 041.
    82 Lebenslauf, 29 marzo 1957, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 018.
    83 Ibidem.
    84 Per il caso delle Riemser Anstalten cfr. J.U. Lichte, Die Forschung auf der Insel Riems von 1933 bis 1945 unter besonderer Berücksichtigung der NS-Zwangsarbeiter, tesi di dottorato, Facoltà di medicina dell’Università Ernst-Moritz-Arndt, Greifswald 2011, URL: https://epub.ub.uni-greifswald.de/frontdoor/deliver/index/docId/716/file/DissLichteJanUlrich.pdf (sito visitato il 22 gennaio 2021).
    85 Zeugnis, Institut für Physik des Kaiser-Wilhelm-Instituts Heidelberg, 12 ottobre 1945, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 045.
    86 Ibidem.
    87 Ein dunkles Kapitel: Wissenschaft in der NS-Diktatur, Universität Heidelberg, pp. 23-28, qui p. 26, URL: https://books.ub.uni-heidelberg.de/heibooks/reader/download/72/72-4-7141-1-10-20160715.pdf (sito visitato il 22 gennaio 2021).
    88 Per storia ed evoluzione della bomba atomica, in particolarmente in ambito statunitense, cfr. B.C. Reed, The History and Science of the Manhattan Project, Springer, Berlin 2019.
    89 Verbale di informazioni rese da persona informata [Christina Gehlen] sui fatti redatto in forma riassuntiva, 15 aprile 2002, ACS, Raccolte speciali, Direttiva Renzi (2014), Ministero dell’Interno, Procedimento Penale 91/97, allegato 17 all’annotazione dell’Isp. Michele Cacioppo del 3.10.2001.
    90 Zeugnis, Dolmetscher-Institut der Handelshochschule Leipzig, 23 luglio 1943, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 43.
    91 V. Gayda, Che cosa vuole l’Italia?, Edizioni de Il Giornale d’Italia, Roma 1940.
    92 P. Monelli, Roma 1943, Mondadori, Milano 1979, p. 323.
    93 V. Gayda, Was will Italien?, Goten-Verlag H. Eisentraut, Leipzig 1941.
    94 Zeugnis, Institut für Physik des Kaiser-Wilhelm-Instituts Heidelberg, 12 ottobre 1945, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 045.
    95 Trascrizione dell’intervista a Christina Gehlen, 8 ottobre 2019, non pubblicata; cfr. R.D. Müller, op.cit., p. 448.
    96 Nota, BND, 20 gennaio 1958, BND-Archiv, P1_2160_02_OT, doc. 45.
    97 E. Schmidt-Eenboom, T. Wegener Friis, C. Franceschini, Spionage unter Freunden, cit., p. 54; R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit., p. 26.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  13. Il fratello aveva già stabilito i primi contatti con l’intelligence statunitense

    Con l’arrivo al potere di Hitler nel gennaio 1933, la cosiddetta Machtübernahme – termine che ormai gli storici preferiscono usare al posto di Machtergreifung, per sottolineare la nomina di Hitler a Cancelliere in modo non violento, secondo modalità democratico-parlamentari -, molte cose sarebbero cambiate, non solo per la Germania ma anche per l’Italia. Seguì infatti un rapido avvicinamento tra Hitler e Mussolini, il loro intervento congiunto a sostegno di Francisco Franco nella guerra civile spagnola e il generale consolidamento dell’alleanza tra i due paesi, dimostrato poi anche dall’importante ruolo giocato da Mussolini durante la Conferenza di Monaco del ’38 <74. Nello stesso anno, a maggio, si era svolta la visita di Stato del dittatore tedesco in Italia, che avrebbe consolidato ulteriormente l’alleanza italo-tedesca. Insomma, gli anni Trenta videro il primo decennio fascista chiudersi e il secondo aprirsi, con una serie di apparenti successi italiani: la vittoria in Libia, la conquista dell’Etiopia e la ritrovata alleanza con la Germania contribuivano a rafforzare l’immagine di leader forte a cui Mussolini aveva da sempre ambito. Tuttavia quegli stessi eventi, d’altro canto, sarebbero anche stati l’inizio di una serie di tragedie che avrebbero, da lì a breve, colpito la penisola e l’Europa intera sotto forma della guerra e di tutte le sue terribili conseguenze. Dopo l’avvento delle leggi razziali del ’38 in Italia, le comunità ebree e zingare si sarebbero trovate di fronte a una macchina statale potente e brutale, che agiva attraverso organi come la famigerata OVRA (Organizzazione di Vigilanza e Repressione dell’Antifascismo). Insomma, la graduale escalation di un antisemitismo incoraggiato e sostenuto dallo stesso stato, dapprima visibile in Germania a partire dal ’33, infine avrebbe anche raggiunto l’Italia.
    Nazista convinto o semplice opportunista? L’iscrizione alla NSDAP
    Nel 1933 Johannes Gehlen si trovava in una situazione particolare. Era un cittadino tedesco residente in Italia fin dalla nascita, cresciuto da una coppia di medici ebrei. Anche se il suo rapporto con i Baum era quello di figlio adottivo e non biologico e la coppia non sembra essere stata sul piano religioso praticante – considerando che aveva acconsentito al battesimo del figlio adottivo – è comunque legittimo ipotizzare per Johannes una certa sensibilità nei confronti della “questione ebraica” e dell’antisemitismo dilagante in quegli anni. È certamente difficile ricostruire i suoi atteggiamenti e le sue posizioni nei confronti del fascismo e del nazionalsocialismo e dei rispettivi regimi e pertanto a tal riguardo si possono formulare solo ipotesi. Nel 2002 la figlia di Johannes dichiarò che a casa del padre «non si parlava mai di nazismo» e che la famiglia era «profondamente democratica» <75. Tuttavia nel ’34, a tre anni dal conseguimento del titolo di dottore in Scienze economiche, come già accennato, Johannes si sarebbe iscritto al Partito nazionalsocialista. Come si evince da un curriculum del 1959, tale iscrizione sarebbe avvenuta «nell’ambito dell’inquadramento nel Partito di tutti i tedeschi residenti all’estero» <76. Ciò che emergerebbe dal suddetto documento del ’59 è che quindi, a un solo anno dalla nomina di Hitler a cancelliere, la Germania nazista avrebbe disposto l’obbligo, valido per tutti i cittadini residenti al di fuori dei confini del Terzo Reich, di iscriversi alla NSDAP. Tuttavia non si trova nessuna prova che un simile obbligo sia mai esistito. Anzi, se si considera che nel 1933 solo il Volksbund für das Deutschtum im Ausland (istituzione culturale a sostegno dei cittadini tedeschi residenti all’estero) contò ben due milioni di membri in tutto il mondo <77, l’impresa di un’iscrizione “coatta” di un simile numero di persone nella NSDAP risulterebbe quasi impossibile. Si ricordi, a tal proposito, che nemmeno a chi faceva richiesta di diventare membro delle SS era richiesto l’iscrizione al partito <78; dunque come poteva essere obbligatoria per un cittadino tedesco residente all’estero?
    Si può ipotizzare, quindi, che con la succitata affermazione si sarebbe trattato, da parte di Johannes, di un tentativo di trovare una giustificazione per la sua iscrizione al partito attraverso una presunta misura costrittiva, atteggiamento comune e diffusissimo nella Germania del secondo dopoguerra. Rimane quindi impossibile stabilire, in base ai documenti da me analizzati, quale sia stata, per il futuro capo dell’ODEUM Roma, la vera ragione per affiliarsi alla NSDAP un anno dopo l’instaurarsi del regime hitleriano. I motivi potrebbero essere stati di natura meramente pragmatica e pratica: infatti, da lì a poco, come già anticipato, il primogenito dei Gehlen avrebbe fatto la scelta di lasciare per la prima volta per un periodo più lungo Roma, dopo il periodo scolastico trascorso all’estero, e di trasferirsi in Germania per continuare la propria carriera accademica.
    Nel frattempo, accanto ai progetti accademici e lavorativi, anche la vita privata di Johannes iniziò a cambiare. Il 18 maggio 1933 sposò la cittadina svedese Agda Torborg Paulson a Roma con rito civile <79. Agda aveva sette anni meno del marito ed era originaria della città di Norrköping in Svezia centro-orientale. È degno di nota che gli unici membri della famiglia Gehlen ad essere presenti in occasione del matrimonio del 18 maggio del ’33 presso il municipio di Roma furono Reinhard e la moglie <80. La madre dei fratelli, Katharina, era morta nel ’23, mentre Walther Gehlen e i restanti due figli, per ragioni sconosciute, decisero di non prendere parte al matrimonio di Johannes e Agda.
    Johannes Gehlen nella Germania hitleriana: da Lipsia agli esperimenti nucleari di Heidelberg
    Seguendo la sua grande passione per le scienze naturali, manifestatasi, come si è visto, già durante il liceo, nel ’35 Johannes si trasferì insieme alla moglie nella metropoli sassone di Lipsia e si iscrisse presso l’Università locale per studiare fisica, matematica e astronomia. A partire dal ’39, dopo la laurea, egli si sarebbe iscritto al corso di dottorato in Scienze naturali, sempre a Lipsia, che avrebbe concluso con successo nell’estate del ’42 <81. Sembra che Johannes abbia dimostrato, già prima del conseguimento del titolo di dottore di ricerca in Scienze naturali, il suo grande talento accademico. Infatti, tra il ’40 e il ’42, egli venne parallelamente impiegato dall’Università di Lipsia come assistente di due eminenti professori di fisica e matematica <82. È probabile che con tale impiego, unitamente al suo impegno di ricerca in generale, si possa spiegare l’esenzione di Johannes dalla leva militare. Nell’estate del 1942 la guerra era ormai cominciata da ben tre anni e mentre gran parte degli uomini tedeschi tra i 18 e i 50 anni era stata via via reclutata nella Wehrmacht, Johannes Gehlen, dopo un breve periodo di addestramento militare di base dal 2 agosto al 15 ottobre del ’38, sarebbe stato registrato come “indisponibile”, attraverso una Unabkömmlichstellung, ottenendo di fatto un’esenzione dal servizio militare, per via della sua ricerca presso l’Università di Lipsia e poi, come si vedrà, presso il Kaiser-Wilhelm-Institut di Heidelberg <83. Ciò è degno di nota se si considera l’andamento bellico a partire dal ’42, che avrebbe inaugurato la parabola discendente del Terzo Reich, comportando un disperato bisogno di soldati. Inoltre presso altri istituti coinvolti in ricerche per conto dello stato nazista, come quello di Riems, gli scienziati responsabili avrebbero non di rado dovuto lottare duramente per la Unabkömmlichstellung di impiegati e ricercatori <84. I compiti assegnati a Johannes durante gli anni 1939-1945 devono dunque essere stati reputati di grande importanza per il Reich. Ciò sarebbe stato dimostrato dallo stesso passaggio, effettuato da Johannes nel ’42, dall’Università di Lipsia al già menzionato Kaiser-Wilhelm-Institut (KWI) di Heidelberg, un prestigioso polo di ricerca allora guidato dal futuro premio Nobel e pioniere della fisica nucleare moderna Walther Bothe. A Heidelberg Johannes sarebbe diventato assistente di Wolfgang Gentner, a sua volta assistente e stretto collaboratore dello stesso Bothe, insieme al quale avrebbe lavorato «a un progetto del Ministero del Reich per lo sviluppo economico» <85.
    A Heidelberg Johannes sarebbe stato attivamente coinvolto nella costruzione, supervisionata da Bothe, di un ciclotrone, inquadrabile nell’ambito delle ricerche per le armi nucleari per conto del ministero della Difesa del Reich <86. Tali ricerche, com’è ormai noto, avrebbero fatto leva anche sulla mano d’opera di prigionieri di guerra sovietici a partire dal ’43 <87. Nonostante nessun tipo di arma nucleare sia mai stato prodotto o testato dalla Germania nazista, i lavori di Bothe a Heidelberg, insieme a quelli di Werner Heisenberg del KWI di Berlino, avrebbero comunque contribuito alla successiva produzione della bomba atomica per mano degli Stati Uniti <88.
    Soddisfatto del proprio lavoro e lodato dai suoi superiori per l’impegno presso l’istituto di Heidelberg, nel 1940 per Johannes sarebbe arrivato un ulteriore momento di soddisfazione e gioia. Nacque infatti la figlia Christina, l’unica della coppia, che avrebbe goduto del privilegio di una famiglia multilingue e multiculturale. Il padre avrebbe riservato a lei le stesse attenzioni che egli aveva a suo tempo ricevuto dai Baum, assicurandole un’eccellente educazione e, da adulta, un lavoro con lo “zio Reinhard” presso il BND <89.
    Accanto al lavoro svolto per conto del KWI di Heidelberg, Johannes avrebbe anche accettato incarichi di traduzione. Avendo tenuto, per quattro semestri, un corso di Economia italiana presso la Scuola interpreti dell’Istituto superiore di commercio di Lipsia tra il ’41 e il ’42 <90, è probabile che fu grazie a questa sua attività che venne scelto come traduttore del testo “Che cosa vuole l’Italia?” di Virginio Gayda <91. Quest’ultimo, allora direttore del «Giornale d’Italia», «era ritenuto, con i suoi articoli di fondo, l’interprete più autorizzato del pensiero e delle idee di Mussolini» <92. Fascista convinto e celebre sostenitore delle teorie razziste, Gayda nel ’40 pubblicò il su citato volume “Che cosa vuole l’Italia?”, un tentativo di analisi delle politiche estere fasciste in tempi di guerra. Nel 1941 sarebbe uscita la versione tedesca con il titolo “Was will Italien?”, attraverso la traduzione appunto, come si legge sulla prima pagina, di «Dr. Johannes Gehlen» <93. Ciò confermerebbe quanto sottolineato da Christina Gehlen rispetto al padre, ovvero che egli sia stato un “all-round-man”, sempre alle prese con una serie d’impegni e con una grande capacità di multi-tasking.
    Dopo quasi sei anni di conflitto armato, l’estate del ’45 e la pace tanto desiderata avrebbero comportato importanti cambiamenti per la Germania e per tutto il mondo. Per Johannes, nell’immediato, la fine della guerra significò la perdita del posto di lavoro, a causa di un sostanziale venir meno di fondi presso il KWI <94. Così il caos che avrebbe accompagnato il crollo dello stato nazista, l’occupazione del paese e le trattative per l’assetto postbellico del paese misero Johannes davanti a una prospettiva per niente rosea: nell’estate del ’45 egli si trovò con la moglie e la figlia di appena cinque anni nella Heidelberg occupata dalle truppe statunitensi, disoccupato e, come molti tedeschi, con grandi timori sul futuro. Il processo di denazificazione aveva preso il suo avvio e come iscritto al partito ed ex partecipe negli esperimenti sul ciclotrone è possibile ipotizzare che Johannes fosse particolarmente preoccupato del proprio futuro professionale come scienziato nella Germania postbellica. Quindi, a guerra appena finita, egli fece la scelta di portare al “sicuro” la famiglia, mandando la moglie Agda con la figlia in Svezia, dove sarebbero entrambe rimaste con alcuni parenti fino al ’47. Johannes, invece, non disponendo dei documenti necessari all’espatrio, rimase in Germania, costretto ad affrontare un futuro incerto tra le macerie dell’ex Reich nazista. La figlia Christina ricorda così le difficoltà vissute allora dal padre: «lui non poteva uscire, è rimasto lì e ha fatto la fame perché non c’era da mangiare. Tanta fame che è finito in ospedale, non si reggeva in piedi» <95.
    Le incertezze di Johannes sarebbero durate ancora fino alla fine del ’45, quando finalmente sarebbe riuscito a contattare il fratello Reinhard. Quest’ultimo, all’epoca, aveva già stabilito i primi contatti con l’intelligence statunitense, con la proposta di ricostruire un nuovo servizio segreto tedesco postbellico; la nascita dell’Organisation Gehlen, di conseguenza, era vicina. Sentendosi in dovere di assistere il fratello, Reinhard mise in moto il gruppo di uomini che aveva radunato attorno a sé alla fine del conflitto. Nel ’46, come si vedrà, egli avrebbe infatti chiesto ad alcuni dei suoi collaboratori più fidati di “occuparsi” di Johannes <96. Così, nella primavera dello stesso anno, Reinhard sarebbe riuscito a far rientrare Johannes illegalmente a Roma <97. A quel punto, come si vedrà, era ormai stata presa una decisione che avrebbe ben presto radicalmente cambiato la vita di quest’ultimo. Infatti, tra l’estate del ’45 e i primi mesi del ’46, Reinhard avrebbe proposto al fratello maggiore un impiego all’interno della neonata Organisation Gehlen, e non uno qualunque: Johannes avrebbe dovuto dare vita alla prima “base estera” della rete d’intelligence tedesca nella capitale italiana, l’ODEUM Roma.
    [NOTE]
    74 Per i rapporti tra la Germania nazista e l’Italia fascista cfr. J. Petersen, Hitler, Mussolini: Die Entstehung der Achse Berlin-Rom 1933-1936, Bibliothek des Deutschen Historischen Instituts in Rom, Band 43, Niemeyer, Tübingen 1973; C. Göschel, Mussolini e Hitler: Storia di una relazione pericolosa, Laterza, Roma-Bari 2019.
    75 Verbale di informazioni rese da persona informata [Christina Gehlen] sui fatti redatto in forma riassuntiva, 15 aprile 2002, ACS, Raccolte speciali, Direttiva Renzi (2014), Ministero dell’Interno, proc.pen. 91/97, allegato 17 all’annotazione dell’Isp. Michele Cacioppo del 3.10.2001.
    76 Gehlen Johannes (Giovanni), Lebenslauf, 22 febbraio 1959, BND-Archiv, P1_2160_03, doc. 003.
    77 Auslandsdeutsche, Bundeszentrale für politische Bildung, URL: https://web.archive.org/web/20121029175531/http://www.bpb.de/nachschlagen/lexika/handwoerterbuch-politisches-system/40236/auslandsdeutsche?p=3 (sito visitato il 18 gennaio 2021).
    78 Lo dimostra, fra le altre cose, il caso del maggiore delle SS Karl Hass, il cui ingresso nelle SS risale al ’33, mentre si sarebbe iscritto al NSDAP solo nel ’37. Net Project LOS ANGELES, CIC, 1949, FOIA CIA, NWCDA, Army CIC Nets in Eastern Europe, doc.1.
    79 Estratto per riassunto dal registro degli Atti di matrimonio dell’anno 1933, Comune di Roma, 25 marzo 1957, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 047
    80 R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit.; Curriculum Vitae Reinhard Gehlen, 1950, FOIA CIA, NWCDA, Gehlen, Reinhard Vol. 1, doc. 0088.
    81 Zeugnis zu Verleihung des Grades eines Doktors der Naturwissenschaften, Facoltà di Filosofia dell’Università di Lipsia, 24 agosto 1942, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 041.
    82 Lebenslauf, 29 marzo 1957, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 018.
    83 Ibidem.
    84 Per il caso delle Riemser Anstalten cfr. J.U. Lichte, Die Forschung auf der Insel Riems von 1933 bis 1945 unter besonderer Berücksichtigung der NS-Zwangsarbeiter, tesi di dottorato, Facoltà di medicina dell’Università Ernst-Moritz-Arndt, Greifswald 2011, URL: https://epub.ub.uni-greifswald.de/frontdoor/deliver/index/docId/716/file/DissLichteJanUlrich.pdf (sito visitato il 22 gennaio 2021).
    85 Zeugnis, Institut für Physik des Kaiser-Wilhelm-Instituts Heidelberg, 12 ottobre 1945, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 045.
    86 Ibidem.
    87 Ein dunkles Kapitel: Wissenschaft in der NS-Diktatur, Universität Heidelberg, pp. 23-28, qui p. 26, URL: https://books.ub.uni-heidelberg.de/heibooks/reader/download/72/72-4-7141-1-10-20160715.pdf (sito visitato il 22 gennaio 2021).
    88 Per storia ed evoluzione della bomba atomica, in particolarmente in ambito statunitense, cfr. B.C. Reed, The History and Science of the Manhattan Project, Springer, Berlin 2019.
    89 Verbale di informazioni rese da persona informata [Christina Gehlen] sui fatti redatto in forma riassuntiva, 15 aprile 2002, ACS, Raccolte speciali, Direttiva Renzi (2014), Ministero dell’Interno, Procedimento Penale 91/97, allegato 17 all’annotazione dell’Isp. Michele Cacioppo del 3.10.2001.
    90 Zeugnis, Dolmetscher-Institut der Handelshochschule Leipzig, 23 luglio 1943, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 43.
    91 V. Gayda, Che cosa vuole l’Italia?, Edizioni de Il Giornale d’Italia, Roma 1940.
    92 P. Monelli, Roma 1943, Mondadori, Milano 1979, p. 323.
    93 V. Gayda, Was will Italien?, Goten-Verlag H. Eisentraut, Leipzig 1941.
    94 Zeugnis, Institut für Physik des Kaiser-Wilhelm-Instituts Heidelberg, 12 ottobre 1945, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 045.
    95 Trascrizione dell’intervista a Christina Gehlen, 8 ottobre 2019, non pubblicata; cfr. R.D. Müller, op.cit., p. 448.
    96 Nota, BND, 20 gennaio 1958, BND-Archiv, P1_2160_02_OT, doc. 45.
    97 E. Schmidt-Eenboom, T. Wegener Friis, C. Franceschini, Spionage unter Freunden, cit., p. 54; R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit., p. 26.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  14. La costituzione del gruppo dell’ODEUM Roma a partire dal ’47 non sarebbe stato un processo rapido, ma piuttosto graduale. A questo punto è interessante notare come il collegio gesuita Germanicum si leghi ad almeno due dei tre membri dell’ODEUM Roma, reclutati da Johannes nel biennio ’47-’48. Ciò vale, come si è visto, per l’appena delineato caso di Friede, ma anche per quello del secondo uomo del gruppo, Jean Henry Guignot Conte de Salbert. Guignot nacque nel 1901 a Belfort, una piccola città della Francia nord-orientale <172. Dopo un periodo di formazione presso la scuola militare di St. Cyr, il giovane soldato avrebbe fatto la prima esperienza pratica tra le file dell’esercito coloniale francese in Africa e Asia. La seconda guerra mondiale avrebbe poi visto Guignot arduo sostenitore e combattente del regime di Vichy, poi membro della Légion des volontaires français contre le bolchevisme (LVF) <173, fungendo soprattutto da specialista durante operazioni d’intelligence e di sabotaggio <174. Dopo la disfatta tedesca, Guignot fu condannato a morte per collaborazionismo, fato a cui sarebbe sfuggito emigrando in Italia insieme alla moglie Therese <175.
    La prima notizia di un contatto, seppur indiretto, tra Guignot e Johannes risale al gennaio del ’48. Da un report indirizzato al fratello risulta che Johannes abbia conosciuto dapprima Therese Guignot, la quale gli era stata consigliata come maestra di lingua francese per la figlia Christina <176 e che gli avrebbe poi parlato del marito Jean Henry. Questi, secondo la moglie, dopo la condanna a morte e la fuga, avrebbe trovato un «impiego “giornalistico” grazie al suo caro amico tedesco del Germanicum, Friede» <177. I due uomini, come emerge dai vari report, erano quindi amici ancor prima dell’entrata in scena di Johannes nel ’47-’48 e si vedevano regolarmente in privato, almeno una volta a settimana <178. Guignot, come Friede, vantava ottimi rapporti con alcuni esponenti del clero cattolico, oltre a contatti con “vecchi compagni” dell’intelligence francese. Sembrava trattarsi, dal punto di vista informativo e strategico, di un candidato perfetto per la nascente rete d’intelligence di Johannes a Roma. Tuttavia, almeno inizialmente, l’ex fisico nucleare sembra aver voluto procedere con cautela, reclutando Guignot come mero informatore occasionale e ufficialmente per conto dello SMOM, mantenendolo dunque all’oscuro del reale “committente”, cioè l’Organisation Gehlen. Così il 13 febbraio del ’48 Johannes si esprimeva su Guignot e sul suo reclutamento in una lettera al fratello Reinhard:
    “Ob der Graf [Guignot] mir glaubt, dass es sich […] um eine Gefälligkeit für den Orden handelt, lasse ich dahingestellt. Jedenfalls tat er so. […] Er scheint viele Beziehungen zu haben. Da ich ja “Dilettant” bin, weiss ich trotz meiner positiven Einstellung ihm gegenüber nicht viel mit ihm anzufangen […]. Lebhafte Intelligenz, Bildung und das Äussere des Offiziers und Edelmannes in französischer Fassung”. <179
    Soli tre giorni dopo, un nuovo report sembrava indicare come, al contrario del caso Friede, questa volta fosse il reclutato – l’ex militare francese – a “corteggiare” disperatamente il reclutatore Johannes. Allegando due documenti redatti da Guignot, Johannes si mostrava sorpreso di fronte alla professionalità del suo nuovo conoscente, scrivendo al fratello: «Che entrambi [i report] siano giunti così velocemente (il secondo report senza averlo nemmeno richiesto) mi stupisce» <180. Inoltre, secondo l’ex fisico nucleare, la “copertura” dello SMOM nel rapporto con Guignot non avrebbe potuto reggere ancora a lungo, in quanto quest’ultimo sarebbe «troppo intelligente per crederci del tutto» <181. I giudizi di Johannes nei confronti di Guignot nei primi mesi del ’48 appaiono piuttosto contrastanti. Da una parte tendevano a esaltare ripetutamente le qualità positive dell’ex militare francese, dall’altra emergevano regolarmente forti dubbi sul conto di quest’ultimo. Così, ad esempio, il report del 16 febbraio non accennava solamente ad una discussione di Johannes con la moglie Agda riguardo Guignot, ma anche alla concreta intenzione dell’ex fisico nucleare di prendere le distanze dall’ex ufficiale francese <182. Col passare dei mesi, tuttavia, sarebbe diventato chiaro che un simile allontanamento non avrebbe mai avuto luogo: il 3 aprile del ’48 Johannes annunciava a Reinhard l’arrivo di un report a firma di Guignot sull’Ordine dei Gesuiti <183, mentre successivamente l’ex fisico nucleare sembrava essere addirittura intervenuto a favore del suo informatore francese presso le autorità italiane. Infatti, il 26 aprile Johannes scriveva al fratello Reinhard che le indagini sul conto di Guignot per collaborazionismo in territorio italiano «sono state fermate grazie al mio intervento indiretto» <184. In cosa esattamente sia consistito tale “intervento indiretto” non emerge dalle carte.
    A partire dal maggio del ’48, nonostante tutti i dubbi e le diverse perplessità espresse da Johannes sul conto dell’ex collaborazionista francese, il rapporto di lavoro tra i due sarebbe andato progressivamente intensificandosi e, anzi, non si sarebbe più allentato per molti anni a venire. Così, a partire dall’estate dello stesso 1948, Guignot venne formalmente assunto come agente dell’ODEUM Roma <185 – col nome di copertura “Franz” e il codice “S-1938” – con un lavoro di copertura, fornitogli da Johannes, come giornalista interessato alla storia dello SMOM. A tale scopo gli venne persino rilasciata una tessera dell’Ordine <186.
    Accanto alle ambigue figure di Friede e Guignot, infine, l’ODEUM Roma di Johannes Gehlen poté contare anche su un terzo membro, il cui ruolo non è finora mai emerso dalle ricerche dedicate alla storia delle origini dell’Organisation Gehlen: Alix von Fransecky. Questa si sarebbe rivelata una collaboratrice importante e preziosa per la nascente rete di Johannes e per il futuro dell’ODEUM Roma.
    [NOTE]
    172 Lebenslauf Jean Henry Guignot, allegato di Rome Group, 8 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000181. Rispetto ai dati biografici di Guignot le carte di BND, CIA e dei servizi segreti italiani sono poco chiare e spesso contrastanti. Mentre nella maggioranza dei documenti e delle pubblicazioni ci si riferisce a Guignot come “Jean Alain Geoffroy D’Escos”, quest’ultimo nome viene indicato dai documenti del BND come nome di copertura. La stessa cosa vale per data e luogo di nascita che Schmidt-Eenboom, Franceschini e Wegener Friis, sulla base di documenti dei servizi segreti italiani, collocano il giorno 30 aprile 1901 a Hanoi, Vietnam. Cfr E. Schmidt-Eenboom, T. Wegener Friis, C. Franceschini, Spionage unter Freunden, cit., p. 67.
    173 La Légion des volontaires français contre le bolchevisme nacque nel 1941 in concomitanza con l’occupazione tedesca della Francia. I membri della Legione, reclutati su base volontaria, avrebbero combattuto soprattutto in Bielorussia sotto il comando della Wehrmacht. Per l’ultimo anno del conflitto, la Legione sarebbe diventata un corpo volontario delle SS, la Waffen-Grenadier-Brigade “Charlemagne”. I volontari del gruppo Charlemagne sono noti come ardui difensori dell’ideologia nazionalsocialista, avendo giocato un ruolo importante nella battaglia di Berlino del ’45, poco antecedente alla resa incondizionata del Terzo Reich. Per approfondimenti sulla Légion des volontaires français contre le bolchevisme cfr. O.A. Davey, The Origins of the Legion des Volontaires Francias contre le Bolchevisme, in «Journal of Contemporary History», 6/4, 1971, pp. 29-45; K.I. Kozak, Franzosen in den Verbänden der Wehrmacht, in W. Kaiser (a cura di), Täter im Vernichtungskrieg. Der Überfall auf die Sowjetunion und der Völkermord an den Juden, Propyläen, Berlin 2002. Sul ruolo dei volontari francesi nelle SS cfr. R. Forbes, For Europe. The French Volunteers of the Waffen-SS, Helion, Solihull 2016; J. Mabire, Berlin im Todeskampf 1945. Französische Freiwillige der Waffen-SS als letzte Verteidiger der Reichskanzlei, Nebel Verlag, Utting 2001.
    174 Lebenslauf Jean Henry Guignot, allegato di Rome Group, 8 maggio 1950, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000181.
    175 Bericht N°7, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 14 gennaio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 142.
    176 Ibidem.
    177 Ibidem.
    178 Bericht N°10, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 13 febbraio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 121.
    179 Ibidem. “Non saprei dire, se il conte [Guignot] mi crede che si tratti […] di un servigio reso all’Ordine. Almeno ha fatto finta di crederci. […] Sembra avere molti contatti. Dato che sono un “dilettante”, non so bene cosa farmene di lui, nonostante abbia un’impressione positiva di lui. Intelligenza acuta, cultura e l’aspetto esteriore di un ufficiale e gentiluomo alla francese”.
    180 Bericht N° 11, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 16 febbraio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 115.
    181 Ibidem.
    182 Ibidem.
    183 Bericht N° 13, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 3 aprile 1948, BND-Archiv, 228015, doc. 106.
    184 Bericht N° 16, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 26 aprile 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 099.
    185 Eil-Nachrichten des 1933/S and 34,0, 23 luglio 1948, BND-Archiv, 220815, doc. 453.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

    https://bigarella.wordpress.com/2024/11/08/da-vichy-a-roma-jean-henry-guignot/

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  15. Le circostanze della nascita del futuro capo dell’ODEUM Roma hanno dato luogo a una serie di ipotesi, non solo da parte degli storici, ma anche da parte dei suoi contemporanei. Giovanni Gehlen nacque il 15 marzo 1901 a Roma. Solo pochi giorni dopo sarebbe stato abbandonato dai propri genitori, Walther Gehlen e sua moglie Katharina, che lo avrebbero affidato alle cure di Friedrich e Anna Baum, una coppia di medici ebrei originari del Reich tedesco e amici dei Gehlen <54. Per quanto riguarda i coniugi Baum, poco è noto sul loro conto dal punto di vista delle fonti. Sulla pagina internet del Cimitero acattolico di Roma si trovano informazioni su una lapide di «Baum, Anna Carolina Luisa (born BEHRENDT)», nata a Danzica il 16 novembre 1867 e deceduta il 29/04/1938 <55. Si tratta senza dubbio della madre adottiva di Johannes. Sul conto di Friedrich Baum si trovano ancora meno notizie, anche se è possibile che egli sia morto a causa delle leggi antiebraiche italiane. Christina Gehlen, figlia di Johannes, ricorda infatti che Friedrich sarebbe deceduto «nei pressi del Gran Sasso» <56. L’Isola del Gran Sasso, in provincia di Teramo, tra il 1940 e il 1944 ospitò un campo di concentramento fascista, soprattutto per ebrei tedeschi e oppositori politici. Tuttavia, per mancanza di fonti, è al momento impossibile confermare l’ipotesi che Friedrich Baum sia morto a causa della persecuzione antisemita dell’Italia fascista.
    Giovanni, o Johannes, come avrebbe poi scelto non di rado di chiamarsi <57, sarebbe rimasto con i Baum fino al raggiungimento della maggiore età, scoprendo l’identità dei suoi veri genitori solamente quando avrebbe scelto di iscriversi all’università a Roma nel 1919 <58. In passato sono state espresse varie ipotesi per spiegare le circostanze della nascita del futuro capo dell’ODEUM Roma. Si è arrivato persino a ipotizzare che Reinhard e Johannes non avessero lo stesso padre e che, di conseguenza, non fossero davvero fratelli. Sono infatti gli stessi documenti d’archivio a seminare dubbi rispetto al grado di parentela dei fratelli Gehlen. Ad esempio, un documento dello stesso BND fa riferimento a Johannes come «fratellastro di […] Dr. Schneider» <59. Ciò, tuttavia, è ormai stato smentito. Che Reinhard e Johannes fossero fratelli di primo grado è infatti dimostrato, tra le altre cose, anche dal registro delle nascite dell’anno 1901 del Comune di Roma, in cui Johannes risulta registrato con il cognome di Walther, Gehlen <60.
    Dunque ormai gli storici sembrano essere d’accordo sul fatto che Johannes e Reinhard erano davvero fratelli, anche se il motivo per cui Johannes era stato abbandonato e poi affidato ai Baum rimane ancora poco chiaro. Alla luce delle più recenti analisi, sembra piuttosto convincente l’ipotesi secondo cui Johannes era stato concepito dai genitori prima del matrimonio, avvenuto, secondo lo storico tedesco Rolf-Dieter Müller, quando la sposa era ormai incinta di sei mesi, l’8 dicembre 1900 <61. Tuttavia, in riferimento alla gravidanza prematrimoniale di Katharina, Müller è del parere che «secondo i principi morali del tempo queste circostanze non erano comme il faut, ma non rappresentavano nemmeno per forza una catastrofe» <62. Mentre quindi per Müller il concepimento prematrimoniale non basta per spiegare fine in fondo l’abbandono di Johannes a Roma, Schmidt-Eenboom, Franceschini e Wegener Friis sostengono che la nascita di un figlio allora considerato illegittimo sarebbe stata «del tutto inconciliabile» con la carriera di Walther Gehlen, un colonnello nell’esercito guglielmino <63. Anche se quindi le circostanze della nascita del futuro capo dell’ODEUM Roma continuano ad essere, in un certo senso, avvolte nel mistero, esse fanno comunque emergere un elemento fondamentale per il successivo percorso di Johannes: egli sarebbe infatti stato scelto dal fratello Reinhard nel ’46 come leader della base estera dell’Organisation Gehlen in Italia anche a causa del suo bilinguismo e perché ben integrato nel tessuto sociale romano.
    Alla scoperta delle proprie radici
    Come rivelano le fonti, l’infanzia e gli anni giovanili di Johannes a Roma sembrano essere stati caratterizzati soprattutto dall’attenzione riservata dai Baum all’educazione del loro figlio adottivo. Nel corso degli studi liceali presso la Scuola germanica di Roma, conclusi poi, a causa dell’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale, presso il collegio protestante di Schiers nel cantone svizzero dei Grigioni <64, Johannes avrebbe già dimostrato un grande talento in fisica, chimica e matematica, passione che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita <65. Nella tarda estate del ’19 egli avrebbe fatto ritorno a Roma. Diciottenne e ansioso di continuare gli studi, Johannes decise di iscriversi all’università. Una volta richiesto il proprio certificato di nascita, all’epoca necessario per l’immatricolazione, come già accennato, egli avrebbe scoperto l’identità dei suoi veri genitori. Infatti presso il municipio non si trovava traccia di un “Giovanni Baum”, ma solo di un “Giovanni Gehlen”, con la stessa data di nascita <66.
    Nell’autunno del ’19 Johannes si sarebbe così recato a Breslavia, dove risiedeva Walther Gehlen con la moglie e gli altri tre figli, Reinhard, Walther e Barbara. Reinhard, il più grande dei tre, era nato un solo anno dopo Johannes, il 3 aprile 1902. E, nonostante che il futuro fondatore del servizio segreto tedesco-federale descrivesse la madre Katharina quale «essere più caloroso che egli abbia mai incontrato» <67, Johannes non sarebbe stato accolto con tanto calore dai genitori il giorno in cui arrivò a Breslavia. Secondo il padre Walther, infatti, sarebbe stato impossibile presentare il proprio primogenito come tale a casa: ci sarebbe stata anche «la figlia Barbara di otto anni, la quale non avrebbe capito» <68. Per questa ragione Johannes sarebbe stato presentato ai propri fratelli come loro “cugino romano”. Non ci sono fonti che gettano luce sui particolari del primo incontro tra Johannes e Reinhard a Breslavia, ma stando a quanto raccontato da membri della famiglia, i due avrebbero cominciato ad avvicinarsi solamente «da grandi» <69, in particolare a partire dagli anni Trenta.
    Come conferma la figlia Christina, nonostante Johannes si sia sempre identificato come tedesco, egli si sentiva a casa nella capitale italiana. Così non stupisce che egli, dopo il suo viaggio a Breslavia, abbia fatto ritorno a Roma. Costretto a posticipare le proprie ambizioni accademiche a causa della crisi postbellica, Johannes avrebbe dapprima accettato un posto da apprendista presso l’istituto bancario “Cavalsassi e Cremonesi”, passando poi al Banco di Roma nell’ottobre del 1920 <70. Tuttavia, ad appena ventiquattro anni, la carriera da impiegato bancario non sembrava più soddisfare il giovane Johannes che aveva invece da sempre ambito alla continuazione degli studi. Così, dopo aver accettato un impiego presso la Barclays Bank di Roma nel ’25, si sarebbe iscritto al Regio Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali della capitale. Per ben sei anni, fino al conseguimento di una laurea in Scienze economiche e commerciali nel 1931 <71, Johannes sarebbe stato in grado di affiancare gli studi al proprio lavoro in banca, posizione che avrebbe lasciato solamente nel 1935 <72. La predilezione per gli studi accademici rappresenta una sorta di filo rosso che, come si vedrà, si sarebbe trascinato per tutta la biografia di Johannes. Stando alla figlia Christina, il padre «era un all-round-man» e «sempre interessato a qualcosa» <73. Questa “sete di sapere” avrebbe portato Johannes a lasciare Roma per la prima volta nel ’35, anno in cui avrebbe deciso di immatricolarsi presso l’Università di Lipsia per dedicarsi a quella che sarebbe rimasta una sua passione per tutta la vita: la fisica nucleare.
    [NOTE]
    54 R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit., pp. 23-24; E. Schmidt-Eenboom,T. Wegener Friis,C. Franceschini, Spionage unter Freunden, cit., p. 53.
    55 Scheda della lapide di Baum, Anna Carolina Luisa, Cimitero acattolico di Roma, URL: http://www.cemeteryrome.it/infopoint/Scheda.asp (sito visitato il 14/01/2021).
    56 Trascrizione dell’intervista a Christina Gehlen, 8 ottobre 2019, non pubblicata.
    57 Lebenslauf, 29 marzo 1957, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 018.
    58 Trascrizione dell’intervista a Christina Gehlen, 8 ottobre 2019, non pubblicata; cfr. R.D. Müller, Reinhard Gehlen.cit., p. 26.
    59 “Dr.Schneider” era il nome di copertura di Reinhard Gehlen. Cit. Leiter AK 14 – Dr. Keller, senza data, BND-Archiv, P1_2160_03_OT, doc. 250; cfr. R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit., p. 24.
    60 Estratto per riassunto dal Registro degli atti di nascita dell’anno 1901, Comune di Roma, 25 marzo 1957, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 016.
    61 R.D. Müller, Reingard Gehlen. cit., p. 22; E. Schmidt-Eenboom, T. Wegener Friis, C. Franceschini, Spionage unter Freunden, cit., p. 53.
    62 R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit., p. 23.
    63 E. Schmidt-Eenboom, T. Wegener Friis, C. Franceschini, Spionage unter Freunden, cit., p. 53.
    64 Ivi, p. 53.
    65 Maturitätszeugnis der Evangelischen Lehranstalt Schiers, Technische Abteilung, data non leggibile, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 28.
    66 Trascrizione dell’intervista a Christina Gehlen, 8 ottobre 2019, non pubblicata; R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit., pp. 25-26.
    67 R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit., p. 31.
    68 Ivi, p. 26.
    69 Trascrizione dell’intervista a Christina Gehlen, 8 ottobre 2019, non pubblicata.
    70 Lebenslauf, 29 marzo 1957, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 018.
    71 Pergamena per il titolo di Dottore in Scienze economiche e commerciali del Regio Istituto Superiore di Scienze Economiche e Commerciali di Roma, 10 giugno 1935, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 29.
    72 Referenza Barclays Bank, 31 maggio 1935, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 26.
    73 Trascrizione dell’intervista a Christina Gehlen, 8 ottobre 2019, non pubblicata.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  16. Se può apparire sensato che Reinhard e gli ufficiali statunitensi avessero incaricato Johannes di tenere d’occhio ex ufficiali nazisti nascostisi a Roma dopo la fine del conflitto, a un primo sguardo il legame fra il fisico nucleare e le altre due missioni assegnategli non è altrettanto ovvio. Infatti Johannes, come suo fratello e il resto della famiglia Gehlen, era protestante e, di conseguenza, può riuscire difficile immaginarsi una qualche sua attività all’interno del cattolicissimo Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), e tantomeno nella città del Vaticano. Tuttavia, come si vedrà, proprio l’Ordine di Malta si sarebbe rivelato quale “carta vincente” per l’attività d’intelligence di Johannes Gehlen in Italia, almeno per il triennio ’47-‘49.
    L’inizio dell’infiltrazione nel Sovrano Miliare Ordine di Malta
    In tal senso sarebbe stata fondamentale l’amicizia di vecchia data di Johannes con un aristocratico di origini altoatesine, Ferdinand conte von Thun-Hohenstein. Nel ’46 von Thun-Hohenstein, nato il 5 gennaio 1893 a Trento, risiedeva da ormai ventiquattro anni presso la sede principale dello SMOM in via Condotti a Roma, avendo la carica di Segretario per gli Affari Esteri dell’Ordine <130. Non è chiaro a quando esattamente risale l’inizio dell’amicizia tra Johannes e il conte, ma la documentazione lascia intuire che i due uomini si conoscessero da tempo, addirittura dai tempi degli anni giovanili di Johannes a Roma <131. Il loro rapporto, inoltre, non pare essere stato di natura superficiale, il che è dimostrato anche da un documento in cui lo stesso von Thun-Hohenstein descrive Johannes e la moglie Agda come suoi «più vecchi e più stretti amici» <132. Visto dunque il rapporto di amicizia e di fiducia che sembra aver legato Johannes al conte altoatesino, non sorprende che sia stato proprio quest’ultimo il suo “punto di partenza” quando, a cavallo tra il ’46 e il ’47, l’ex fisico nucleare si affrettò a seguire le direttive del fratello Reinhard. I tentativi di riavvicinamento a von Thun-Hohenstein sembra aver portato i frutti sperati già nel gennaio del ’47, come si evince da una lettera scritta da Johannes al fratello:
    “Ich nehme vorweg, dass ich der Ansicht bin, dass sich nach der Lage der Dinge hier […] alles als sehr günstig entwickelt hat und wahrscheinlich auch so weiterentwickeln wird. […] Wie Du weißt habe ich eine innige Verbindung mit meinem alten Freund T.[hun-Hohenstein] aufgenommen und grade meine geduldige und diplomatische Arbeit hat es erreicht, dass ich sein volles Vertrauen habe und dass er bereit ist, den nicht zu unterschätzenden Apparat seines Vereins restlos zu meiner Verfügung zu halten”. <133
    Dalla su citata lettera si evincono due cose importanti. In primo luogo, sembra chiaro che quando parla di una “associazione”, non meglio specificata e legata a von Thun-Hohenstein, Johannes faccia riferimento alla Segreteria degli Affari Esteri dello SMOM, di cui, come si è detto, il conte era a capo. In secondo luogo risulta essere di grande importanza l’affermazione che von Thun-Hohenstein sarebbe «disposto a mettere a completa disposizione» di Johannes tale organo dell’Ordine; questo significa che il conte fosse stato dal principio pienamente consapevole dell’operato dell’ex fisico nucleare per conto dell’Organisation Gehlen, circostanza che, come si vedrà, è dimostrata anche dagli eventi successivi.
    Oltre a questo più generico riferimento all’andamento della ricostituzione dei rapporti con von Thun-Hohenstein, la lettera del 26 gennaio contiene anche dettagli più specifici rispetto all’attività iniziale di Johannes circa lo SMOM:
    “Nachdem ich durch Verbindungen in völlig einwandfreier Weise endlich eine unbegrenzte Aufenthaltsbewilligung erhalten habe, hat weiterhin meine geduldige und emsige Arbeit auf dem Gebiet der von ihm [von Thun-Hohenstein] betreuten Wohltätigkeit dazu geführt, dass ich in finanziellen Kommissionen sitze (ehrenamtlich!) […]. Ich weise nochmal auf die wertvollen Verbindungen des Vereins meines Freundes hin, gerade in den Gegenden, die uns so brennend interessieren” <134.
    Anche qui emergono due elementi di primaria importanza che vale la pena approfondire. Innanzitutto Johannes fa riferimento al recente ottenimento di un «permesso di soggiorno a tempo indeterminato». Ciò avrebbe costituito un fondamentale primo passo circa la nuova attività dell’ex fisico a Roma, in quanto aveva fatto ritorno nella capitale illegalmente e, senza i documenti necessari, avrebbe vissuto continuamente con una spada di Damocle sulla propria testa, vale a dire il rischio di un’ipotetica espulsione dal territorio italiano. Nella lettera non si trovano indizi su come esattamente egli sia riuscito a procurarsi il permesso di soggiorno, se non l’affermazione che esso sia stato ottenuto «con mezzi del tutto corretti», ovvero, legali. Tuttavia, spingendosi più in là nella mole documentaria conservata presso il BND su Johannes e la sua attività, si scoprirà a tal riguardo che a fungere da mediatore tra Johannes e le autorità italiane era stato un certo Giovanni de Planitz <135.
    De Planitz, un avvocato di origini tedesche residente a Roma, era ben collegato con membri dell’Esercito e della polizia italiane ed era «accreditato presso i ministeri italiani dell’Interno e della Difesa come Incaricato speciale del Governo tedesco federale, responsabile della cura degli interessi degli internati tedeschi in Italia» <136. In tale funzione de Planitz sarebbe anche intervenuto in difesa di Otto Wagener <137, un ex militare di alto rango della Wehrmacht, che allora si trovava sotto processo a Roma per i crimini commessi nei confronti di prigionieri di guerra italiani sull’isola di Rodi <138. Il gesto apparentemente generoso, da parte di de Planitz, di aiutare Johannes, tuttavia, non sarebbe rimasto fino a se stesso: già nell’inverno del ’47 l’avvocato avrebbe chiesto all’ex fisico di ricambiare il favore, fungendo da traduttore per il suo cliente Wagener durante il processo, circostanza di cui Johannes si sarebbe lamentato più di una volta nei report spediti al fratello. Il legame con de Planitz sarebbe però presto andato al di là del processo Wagener. Sembrerebbe infatti che, già a partire dal ’47, von Planitz sia diventato un informatore abituale di Johannes, aiutandolo non poco con nuovi contatti e collegamenti durante il processo di costituzione dell’ODEUM Roma <139.
    [NOTE]
    130 E. Schmidt-Eenboom, T. Wegener Friis, C. Franceschini, Spionage unter Freunden, cit., p. 55.
    131 Trascrizione di un colloquio con Hugo von Thurn und Taxis, 8 agosto 1949, BND-Archiv, 220815, doc. 417. In calce al documento si trova un commento di Johannes, in cui egli fa riferimento al suo rapporto con von Thun-Hohenstein come «amicizia che dura da più di vent’anni».
    132 Baili Fra Thun-Hohenstein über die Ursachen seiner Ablösung und über S-1933, 1° marzo 1950, BND-Archiv, 220815, doc. 379.
    133 Lettera di Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, 26 gennaio 1947, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000047. “Ti anticipo che sono del parere che le cose qui si siano tutte evolute in modo molto favorevole e che probabilmente continueranno ad evolversi in tal modo. […] Come già sai ho preso stretti contatti con il mio vecchio amico T.[hun-Hohenstein] e proprio il mio paziente impegno diplomatico ha fatto sì che ottenessi la sua piena fiducia e che egli si mostri disposto a mettere a mia completa disposizione l’apparato, che non è da sottovalutare, della sua associazione”.
    134 Ibidem. “Dopo aver finalmente ottenuto, tramite contatti, in modo del tutto limpido un permesso di soggiorno indeterminato, il mio lavoro continuo e minuzioso nel campo delle attività di beneficenza da lui [von Thun-Hohenstein] curate, mi ha permesso di far parte (a titolo di volontariato!) di commissioni finanziarie […]. Torno a sottolineare i preziosi contatti dell’associazione del mio amico, soprattutto in quegli ambiti che ci interessano così ardentemente”.
    135 Bericht N°3, Johannes Gehlen an Reinhard Gehlen, data censurata [probabilmente dicembre 1947], BND-Archiv, 220815, doc. 176-180; Bericht N° 11, 16 febbario 1948, Johannes Gehlen a Reinhard Gehlen, BND-Archiv, 220815, doc. 114.
    136 F. Focardi, Criminali di guerra in libertà. Un accordo segreto tra Italia e Germania federale, 1949-1955, Carocci, Roma 2008, p. 57.
    137 Dopo una rapida carriera nella NSDAP, culminata nell’incarico di consigliere economico di Adolf Hitler, nel ’44 il maggiore generale Wagener fu nominato governatore militare delle isole del Dodecaneso. Oltre ad essere responsabile di numerose esecuzioni e deportazioni di più di 1.000 ebrei, sotto il comando di Wagener fu costruito il campo di concentramento di Kallithea. Per dettagli sulla biografia di Wagener cfr. H. Ashby Turner, Otto Wagener: Der vergessene Vertraute Hitlers, in: R. Smelser, E. Syring, R. Zitelman (a cura di), Die braune Elite II, WBG, Darmstadt 1999.
    138 In favore di Wagener sarebbe intervenuto anche il rettore del Collegio teutonico di Santa Maria dell’Anima Alois Hudal. F. Focardi, Criminali di guerra in libertà, cit., pp. 52-56. Le simpatie del vescovo austriaco per il nazionalsocialismo non erano un segreto e il suo impegno, come si vedrà anche nei seguenti capitoli, sarebbe andato ben al di là di semplici richieste di scarcerazione a favore degli internati militari tedeschi presso le autorità italiane e quelle della RFT.
    139 Besprechung mit S-1933 am 9. September 1948, 14 settembre 1948, BND-Archiv, 220814_OT, doc. 000411.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  17. Foto: Daniela De Santi

    In una prospettiva complessiva i contesti tedesco e italiano spiegano le circostanze peculiari in cui nel ’46 nacque l’ODEUM Roma, base estera dell’Organisation Gehlen nella capitale italiana. Tre elementi in particolare emergono in tal senso: l’influenza statunitense in Europa, in particolar modo nell’ambito dell’intelligence, il crescente anticomunismo e, infine, il criterio di continuità/discontinuità. Johannes Gehlen, nonostante fosse privo di esperienza pratica nel campo dell’intelligence, sarebbe riuscito a servirsi, seppur non sempre con successo, delle opportunità spionistiche di carattere internazionale venutesi a creare in Italia e nella RFT agli inizi della guerra fredda. Nei seguenti paragrafi si effettuerà non solo una parziale ricostruzione biografica del futuro capo dell’ODEUM Roma – dall’infanzia nella capitale italiana alla sua carriera accademica da fisico nucleare fino al suo ingresso nella neonata Organisation Gehlen nel ’46 – ma si tenterà anche di mettere a fuoco alcuni aspetti del suo rapporto con il fratello minore Reinhard, il quale avrebbe permesso a Johannes di imboccare la strada della carriera nel mondo dell’intelligence senza una opportuna esperienza in questo campo.
    […] Al fine di ricostruire in modo accurato e coerente la storia e l’evoluzione dell’ODEUM Roma, è indispensabile prendere in considerazione, nella qui presente analisi, anche la biografia di Johannes Gehlen, futuro capo della suddetta base estera. Scegliere di non attribuire un peso fondamentale a Johannes e all’influenza da lui esercitata sul processo di costituzione e sulle attività dell’ODEUM Roma, renderebbe infatti un’analisi delle attività dell’Organisation Gehlen in Italia tra gli anni 1946-1956 incompleta, se non addirittura impossibile. In tal senso, mettere in risalto alcuni eventi della biografia di Johannes che sono nettamente antecedenti all’arco temporale preso in analisi qui, si rende necessario per due motivi in particolare. In primo luogo, capire e analizzare una serie di aspetti dell’infanzia e degli anni giovanili del futuro capo dell’ODEUM Roma è funzionale al fine di comprendere meglio le attività d’intelligence da lui svolte a partire dal ’46, così come gli esiti di queste ultime. In secondo luogo, alcuni aspetti biografici che saranno presi in analisi di seguito sono stati – e sono ancora – oggetto di dibattito tra gli storici e dunque è opportuno dedicarvi un breve excursus.
    […] “Dr. G.[ehlen, Johannes] ist 1946 […] nach Italien gegangen, um die Außenstelle Rom zu errichten […]. Er hat damit auf eine Weiterführung seiner wissenschaftlichen Karriere verzichtet […] Es wäre Dr. G. ohne weiteres möglich gewesen, nach dem wieder in Gang Kommen [sic.] des wissenschaftlichen Lebens seine Tätigkeit […] wieder aufzunehmen und eine Professur zu erhalten. Zugunsten des ihm zugeteilten Auftrages innerhalb des BND verzichtete er darauf” <116.
    L’appena citato documento del BND, redatto nel 1958, lascia intravedere alcune delle dinamiche principali che ebbero luogo dietro le quinte nel ’46 e che infine avrebbero condotto Johannes nuovamente in terra italiana; non più come fisico, ma per la prima volta come “professionista d’intelligence”. Anche se risulta dunque chiaro che era stato Reinhard Gehlen a soccorrere il fratello maggiore in difficoltà, è comunque lecito interrogarsi cosa esattamente sia accaduto a cavallo tra il ’45 e il ’46 che avrebbe riunito i due fratelli non solo sul piano privato, ma anche su quello professionale.
    Dettagli importanti a tal proposito si evincono da una lettera scritta da Reinhard Gehlen al suo vice Wessel nel novembre del ’45. Come si è visto, al tempo Reinhard si trovava ancora in Virginia e, di conseguenza, gli era del tutto impossibile intervenire personalmente in aiuto di Johannes. Rivolgendosi a Wessel con «due richieste personali», Reinhard informava il suo uomo più fidato di aver ricevuto una nota dal fratello Johannes nell’agosto del ’45: egli sarebbe stato ancora a Heidelberg, in condizioni di salute piuttosto critiche, senza denaro e senza lavoro <117. L’ex capo di Fremde Heere Ost chiedeva dunque a Wessel di andare a trovare suo fratello maggiore appena possibile e aggiungeva: «forse c’è persino la possibilità di impiegarlo nell’ambito delle Sue [di Wessel] attività» <118. Nella succitata lettera non venivano ancora specificate le ipotetiche mansioni che Johannes avrebbe dovuto svolgere per conto della nascente Organisation Gehlen. Piuttosto la proposta di un suo impiego veniva da Reinhard presentata come “soluzione temporanea”. Infatti, stando all’ex capo di Fremde Heere Ost, suo fratello avrebbe coltivato «la speranza remota di trovare un impiego come fisico negli Stati Uniti» e, se tale prospettiva dovesse infine andare in porto, scriveva Reinhard, «forse c’è la possibilità di una qualche occupazione fino ad allora» all’interno dell’Operation Rusty <119.
    Così, a meno di due mesi dalla stesura della succitata lettera, Wessel si sarebbe recato a Heidelberg, accompagnato da due ufficiali dell’USFET statunitense. Il suo primo incontro con il fisico nucleare veniva ricordato da Wessel nel proprio diario e risulta subito chiaro che Johannes non abbia fatto buona impressione né su Wessel né sui suoi accompagnatori statunitensi. Infatti nella nota diaristica del 16 gennaio 1946 il vice di Reinhard scriveva: «G.[ehlen, Reinhard] vuole che suo fratello venga negli USA. Su tutti fa un’impressione arrogante e poco affidabile.» <120 Uno degli ufficiali statunitensi avrebbe persino commentato che un trasferimento di Johannes oltreoceano sarebbe poco raccomandabile, in quanto «nuocerebbe solamente al signor Gehlen [Reinhard] e al suo gruppo» <121. Se Wessel e i suoi accompagnatori abbiano riferito i propri dubbi riguardanti Johannes a Reinhard una volta rientrati da Heidelberg non è possibile stabilirlo, ma è improbabile. Certo è solo che l’ipotesi di ricongiungere i fratelli negli Stati Uniti non avrebbe avuto seguito.
    Piuttosto, nell’ottobre del ’46, l’antagonista di Reinhard Gehlen, Hermann Baun, fu incaricato di occuparsi di Johannes e di organizzare il suo rientro in Italia. Anche se non ci sono documenti per provarlo con certezza, è probabile che a questo punto sia già stato stabilito che l’ex fisico nucleare avrebbe dovuto fungere da “punto di riferimento italiano” dell’Organisation Gehlen <122. Infatti Johannes avrebbe viaggiato sotto protezione del “reparto Informazioni” di Baun, accompagnato da due dei suoi uomini, i quali avevano il compito di portare il fisico disoccupato illegalmente nella capitale italiana <123. Tuttavia il viaggio avrebbe presto preso una piega inaspettata: «egli [Johannes] e i suoi due accompagnatori furono scoperti dopo aver varcato il confine in Alto Adige, furono arrestati e portati in carcere a Bolzano e poi a Milano» <124. Caduto così nelle mani della polizia italiana, i piani di Johannes sembrarono dunque svanire già poco dopo la partenza. Ma, fortunatamente, sarebbe intervenuto ancora una volta Reinhard, dando una mano al fratello maggiore in difficoltà. Poco dopo il loro arresto, infatti, Johannes e i due uomini di Baun vennero rilasciati grazie all’intervento del G-2 USFET, allertato da Reinhard circa lo sfortunato viaggio dei tre uomini. Da quel momento in poi, come emerge dalle stesse carte del BND, si perdono le tracce degli spostamenti precisi di Johannes: «Quando e come fratello Hans sia infine giunto a Roma non risulta dai documenti d’archivio» <125. Considerando che la partenza per l’Italia di Johannes risale all’ottobre del ’46 e che i documenti BND collocano l’inizio ufficiale delle sue attività d’intelligence nella capitale italiana alla fine del dello stesso anno <126, si può dunque supporre che egli tornò a Roma tra la fine di ottobre e l’inizio di dicembre del 1946 <127.
    Il rientro di Johannes nel suo paese nativo sarebbe così avvenuto in un momento molto particolare per l’Italia: il Referendum del giugno 1946 aveva da poco istituito la repubblica come forma di governo, le forze d’occupazione alleate si stavano preparando alla ritirata e il paese stava guardando con speranza verso il futuro. Tuttavia il ’46 vide anche la crisi dell’Iran e il celebre discorso di Churchill a Fulton, eventi che contribuirono al graduale incrinarsi dei rapporti fra URSS e USA. La guerra fredda era ancora nei suoi stadi embrionali, ma ben presto l’Italia – come tutto il resto del mondo – avrebbe risentito delle conseguenze del rapido inasprirsi dell’antagonismo Est-Ovest.
    Un futuro incerto: Johannes Gehlen e l’inizio dell’attività d’intelligence a Roma
    Nel gennaio del 1947 Johannes Gehlen aveva da poco fatto ritorno nella sua città d’origine. Come si è visto, la strada che lo aveva ricondotto lì era stata lunga e non poco faticosa. Lo stress non sarebbe stato alleviato dall’arrivo nella capitale: ora l’ex fisico era solo – la moglie Agda e la figlia Christina erano ancora in Svezia -, senza documenti e del tutto dipendente dalla posta, lenta e inaffidabile nell’immediato dopoguerra, come unica via di comunicazione con il fratello Reinhard e i suoi supervisori statunitensi in Germania.
    Tuttavia, come è stato detto, l’ex fisico nucleare diventato “spia” nel corso di un solo anno, avrebbe iniziato a lavorare per il neonato servizio del fratello Reinhard a partire dal tardo ’46 e a tale scopo gli venne assegnato il suo nome in codice interno: S-1933. Nel sistema dei codici interni all’Organisation Gehlen la lettera “S” posta davanti ai numeri significava Sonderverbindung, ovvero – testualmente – “collegamento speciale”. In qualità di Sonderverbindung, Johannes sembra aver rivestito una posizione precaria, in quanto «non era un impiegato a tempo pieno» <128. Questa posizione “secondaria” inizialmente assegnata al maggiore dei fratelli Gehlen può apparire quale primo segno delle riserve che molti membri dell’Operation Rusty – sia tedeschi che statunitensi – sembravano avere nei confronti del fisico plurilingue, come si vedrà più avanti.
    Nonostante fosse, nel ’46-’47, l’unico membro della piccola organizzazione d’intelligence tedesca ad operare in territorio italiano, è lecito assumere che le direttive date a Johannes riguardanti l’inizio delle proprie attività per l’Organisation Gehlen siano state inizialmente poco precise e piuttosto generiche. Tuttavia i due fratelli, dietro approvazione del G-2 USFET, avevano probabilmente già delineato dei compiti “di base”, su cui si sarebbe concentrata la futura attività di Johannes a Roma. Tali punti sarebbero successivamente stati riassunti dalla CIA in un documento del ’53 come segue: «collegamenti con l’Ordine di Malta; lavoro di controspionaggio nelle ex cerchie delle SS; collegamenti con il Vaticano» <129. Se può apparire sensato che Reinhard e gli ufficiali statunitensi avessero incaricato Johannes di tenere d’occhio ex ufficiali nazisti nascostisi a Roma dopo la fine del conflitto, a un primo sguardo il legame fra il fisico nucleare e le altre due missioni assegnategli non è altrettanto ovvio. Infatti Johannes, come suo fratello e il resto della famiglia Gehlen, era protestante e, di conseguenza, può riuscire difficile immaginarsi una qualche sua attività all’interno del cattolicissimo Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), e tantomeno nella città del Vaticano. Tuttavia, come si vedrà, proprio l’Ordine di Malta si sarebbe rivelato quale “carta vincente” per l’attività d’intelligence di Johannes Gehlen in Italia, almeno per il triennio ’47-’49.
    [NOTE]
    116 Nota, 20 gennaio 1958, BND-Archiv, P1_2160_2_OT, doc. 045.
    Dr. G.[ehlen, Johannes], si diresse in Italia nel 1946 […] allo scopo di costituire la base estera di Roma […]. Per fare ciò egli ha rinunciato […] a perseguire la propria carriera scientifica. Dr. G. non avrebbe di certo avuto difficoltà, una volta ripresa la vita scientifica, di ricominciare la propria attività e di ottenere una cattedra universitaria. Vi rinunciò per dedicarsi alla missione a lui assegnata nell’ambito del BND.
    117 Lettera di Reinhard Gehlen a Gerhard Wessel, 28 novembre 1945, BND-Archiv, N1/1, doc. 028; Betr.: BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507, doc. 005.
    118 Lettera di Reinhard Gehlen a Gerhard Wessel, 28 novembre 1945, BND-Archiv, N1/1, doc. 028.
    119 Ibidem.
    120 Betr.: BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507, doc. 005.
    121 Ibidem.
    122 Come emerge dai documenti del BND, precedentemente era stata scartata non solo l’ipotesi di un trasferimento di Johannes negli USA, ma anche quella di assegnargli un compito d’intelligence in dopo l’esito negativo della richiesta di permesso d’immigrazione in Svezia fatta da Johannes. Betr.: BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507, doc. 005; R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit., p. 451.
    123 Betr.: BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507, doc. 005.
    124 Ibidem.
    125 Ibidem. “Fratello Hans” (traduzione testuale da “Bruder Hans” in tedesco) era uno dei vari nomi di copertura assegnati a Johannes nel corso della sua attività per l’Organisation Gehlen e il BND.
    126 Ibidem.
    127 In una nota del ministero dell’Interno italiano si sostiene che il rientro di Johannes a Roma risalga addirittura al maggio del ’46. Si è preferito qui dare maggiore credito alla versione del BND perché il documento italiano contiene numerosi errori riguardo alla biografia di Johannes e in quanto è probabile che il succitato documento del BND si basi su una serie di dati più affidabili. Promemoria riservatissimo da fonte sicura, senza data, ACS, Raccolte speciali, Direttiva Renzi (2014), Ministero dell’Interno, Procedimento Penale 91/97, allegato 17 all’annotazione dell’Isp. Michele Cacioppo del 3.10.2001.
    128 Betr.: BND und Vatikan, 22 settembre 1982, BND-Archiv, 42507, doc. 005.
    129 Nota su Willy Friede, 6 ottobre 1953, FOIA CIA, NWCDA, Friede, Willy Heinrich, doc. 0011.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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  18. La “guerra civile italiana” <38, espressione coniata da Claudio Pavone per descrivere la lotta che negli anni ’43-’45 vide i sanguinosi combattimenti tra lo schieramento repubblichino, da una parte, e la Resistenza italiana, dall’altra, lasciò ferite profonde e difficilmente sanabili nel tessuto sociale e politico della penisola. Ciò accadde, come hanno dimostrato studi recenti, non solo a causa dell’esperienza del brutale regime di occupazione nazionalsocialista <39, ma anche a causa natura stessa della “liberazione” alleata, che andò di pari passo con fenomeni come il cosiddetto moral bombing, determinando un pieno coinvolgimento della popolazione civile e connotando quindi la guerra civile italiana come una “guerra totale” <40. Mentre la battaglia antifascista aveva visto temporaneamente la cooperazione tra l’ala di sinistra della Resistenza italiana, gli Alleati e i partigiani anticomunisti, già agli albori del referendum costituzionale del 1946 emerse il divario che separava i partiti di sinistra, in particolar modo il PCI di Palmiro Togliatti, da quelli di centro e filo-statunitensi come la Democrazia Cristiana, guidata dal presidente del Consiglio Alcide de Gasperi. Dopo la fine della guerra fredda la storiografia – soprattutto quella italiana ma non solo – ha dedicato particolare attenzione all’insieme di elementi che, a partire dal 1945, avrebbero contribuito alla formazione della memoria collettiva italiana della seconda guerra mondiale <41. Tale processo di formazione della memoria italiana postbellica avrebbe comportato, da una parte, l’attribuzione esclusivamente alla Germania nazista della colpa delle atrocità commesse dalle forze dell’Asse durante il conflitto, dando vita al cosiddetto “mito del buon italiano” <42. D’altra parte, avrebbe condotto alla mistificazione e alla politicizzazione del fenomeno resistenziale <43. Si trattava di un racconto secondo cui la battaglia al nazismo e al fascismo sarebbe stata uno sforzo comune del popolo italiano nella sua totalità, offrendo dunque un’interpretazione estremamente parziale e riduttiva del quadro politico, sociale e ideologico in Italia durante gli ultimi anni di guerra. Il “mito della Resistenza” sarebbe stato fondamentale per le dinamiche politico-sociali italiane immediatamente successive al ’45 e, allo stesso tempo, avrebbe giocato un ruolo importante tanto nella formazione della memoria collettiva italiana della seconda guerra mondiale, quanto all’interno del processo di politicizzazione del fenomeno resistenziale. La suddetta narrazione della “Resistenza collettiva” fu inizialmente usata sia dai partiti di sinistra che dallo stesso De Gasperi <44, in quanto faceva appello all’intero popolo italiano ed era utile per gettare le basi per il “nuovo inizio” dell’Italia repubblicana. In tal senso, come ha sottolineato Pietro Scoppola, il suddetto mito «non riguarda il vissuto dei resistenti ma il richiamo alla Resistenza come scelta politica della nuova classe dirigente» <45. Infatti, secondo Scoppola, il “mito della Resistenza” ha avuto lo scopo politico di «separare le sorti dell’Italia sconfitta da quelle del fascismo, per riaccreditare l’immagine del paese di fronte alle potenze democratiche» e, inoltre, «è servito psicologicamente agli italiani, anche a quelli che alla Resistenza non avevano partecipato affatto, né materialmente né idealmente, per liberarsi dal complesso di colpa di aver dato il loro consenso al fascismo, per liberarsi dalla frustrazione di una guerra perduta, per sentirsi parte della comunità dei paesi democratici» <46. Il significato dell’utilizzo del “mito della Resistenza” nel contesto politico italiano risulta particolarmente significativo se si guarda agli anni 1946-1948 nella penisola. Poco dopo la fine della guerra, l’Italia dovette fare i conti con la realtà e chiedersi come sarebbe stato possibile conciliare i principi antifascisti della propria costituzione con una Realpolitik di ricostruzione postbellica. Mentre l’epurazione fascista fu senz’altro uno dei pilastri dell’iniziale politica non solo del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), ma anche del successivo governo De Gasperi, in Italia, al pari della Germania, l’epurazione “radicale” dovette infine cedere il passo alla reintegrazione, percepita come necessaria, di moltissimi individui precedentemente giudicati come “compromessi”. Già a partire dall’amnistia Togliatti del ’46, la nuova classe dirigente italiana palesò l’intenzione di voler “pacificare” il paese attraverso il rapido reintegro nella società di chi si era macchiato di crimini durante gli ultimi anni di guerra, fra cui anche collaborazionisti del regime d’occupazione nazionalsocialista <47; un trend che si sarebbe protratto, attraverso l’emanazione di varie amnistie e provvedimenti, fino alla metà degli anni Sessanta. Simili provvedimenti, uniti alla progressiva emarginazione delle sinistre dal governo, avrebbero anche portato alla nascita del concetto di “Resistenza tradita”, un’accusa rivolta direttamente contro la classe dirigente italiana postbellica, secondo cui le nuove politiche dell’Italia avrebbero “calpestato” i principi fondamentali della Resistenza, alla base della neonata Repubblica. La questione della continuità/discontinuità, come si vedrà, avrebbe avuto un profondo impatto anche sul mondo dell’intelligence italiana <48. Nel frattempo, il divario apertosi già a guerra finita fra i partiti di sinistra, soprattutto il PCI e il PSIUP/PSI, e la DC di De Gasperi continuò ad ampliarsi progressivamente sullo sfondo dell’inasprirsi delle tensioni tra URSS e USA. Particolarmente il PCI di Togliatti, direttamente legato a Mosca <49 e dotato di un’ampia base elettorale, finì ben presto nell’“occhio del ciclone” della politica anticomunista degasperiana, simbolicamente inaugurata dalla visita del presidente del Consiglio negli Stati Uniti nel gennaio del ’47. Un anno dopo, con il successo schiacciante della DC nei confronti del Fronte Popolare alle elezioni del ’48, si aprì in Italia un periodo che potrebbe definirsi di “guerra fredda nazionale”, che vide una progressiva polarizzazione in senso ideologico non solo della politica, ma anche di vari altri elementi della vita pubblica e privata. Se a ciò si aggiunge anche il già menzionato fattore della “epurazione parziale” e l’avvento di movimenti, organizzazioni e partiti neofascisti, come il Movimento Sociale Italiano, risulta chiaro perché l’intelligence statunitense avesse avvertito il caso italiano come “la tempesta perfetta”. Tuttavia, mentre l’intelligence italiana e filo-statunitense in generale poteva all’epoca tollerare la reintegrazione di ex uomini del regime fascista nei neonati servizi segreti italiani, in quanto portatori non solo di esperienza, ma anche di un forte orientamento anticomunista, non risultava tuttavia accettabile l’esistenza di un compatto fronte comunista e socialista in Italia e di eventuali gruppi estremisti armati e, potenzialmente, incontrollabili. Progressivamente, dopo la sconfitta delle sinistre nel ’48, la caccia al “nemico rosso” divenne un elemento centrale degli apparati di sicurezza interna, come nel caso del ministero dell’Interno guidato da Mario Scelba. Esso, al pari delle forze armate, fu uno degli organi statali dell’Italia postbellica che più avrebbe rispecchiato le conseguenze della “mancata Norimberga” italiana. Proprio la figura di Scelba, responsabile del nuovo servizio segreto del Viminale, cioè l’Ufficio Affari Riservati (UAR), nato nel ’48, fu emblematica per la «rottura tra Stato e Resistenza» <50. Egli, soprattutto all’interno del neonato UAR, impiegò, come si vedrà, un grande numero di uomini provenienti dalle file degli ex organi di sicurezza fascisti <51. Ben presto così il Viminale divenne uno dei principali tramiti dell’intelligence statunitense nella penisola. Rispetto al contesto tedesco, anche l’Italia, seppur secondo modalità del tutto diverse, visse dunque un “momento di svolta” per quanto riguarda la legittimazione e il rafforzamento dei propri servizi segreti. Nel caso della penisola tale momento è individuabile nel biennio ’48-’49, una fase estremamente “calda” degli inizi della guerra fredda. Il biennio vide, fra le altre cose, le già menzionate elezioni generali italiane, così come l’approvazione dell’ERP (European Recovery Program), il blocco di Berlino e, successivamente, la nascita delle due Germanie, nonché il test coronato dal successo della bomba atomica sovietica. Furono quindi gli anni in cui lo scontro bipolare mondiale iniziò ad affermarsi come vero e proprio sistema <52 e in cui l’Italia, fondamentale porta sul Mediterraneo e vicina ai paesi sotto influenza sovietica, acquistò un’importanza strategica del tutto nuova all’interno dello schieramento anticomunista. Di conseguenza non stupisce che il già menzionato servizio d’intelligence interno del Viminale, l’UAR, fosse nato proprio nel ’48. Nella primavera dell’anno successivo fu creato l’organo d’intelligence del ministero della Difesa, cioè il Servizio Informazioni Forze Armate (SIFAR), altro partner prezioso degli USA in Europa, soprattutto agli albori della “strategia della tensione” <53. La fondamentale differenza che distingue il caso italiano da quello tedesco, dal punto di vista del rapporto tra l’intelligence nazionale e quella alleata e soprattutto statunitense, è individuabile proprio nel grado di autonomia degli organi spionistici in questione. Nell’Italia postbellica la nascita dei suddetti servizi segreti nazionali avvenne certamente dietro approvazione degli Alleati occidentali e grazie al sostegno di questi ultimi, ma l’UAR e il SIFAR vennero posti sin dall’inizio sotto il controllo dei ministeri italiani e il loro rapporto con l’intelligence statunitense, di conseguenza, si configurò come collaborazione tra pari, piuttosto che come dipendenza. Nel caso della RFT solo il FWHD ebbe tale privilegio, mentre tutti gli altri servizi segreti nazionali, nati negli anni Cinquanta, iniziarono la propria attività sotto il controllo alleato. [NOTE] 38 C. Pavone, Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, Bollati Boringhieri, Torino 1991. 39 L. Klinkhammer, L’occupazione tedesca in Italia: 1943-1945, Bollati Boringhieri, Torino 2016. 40 M. Evangelista, Racism or common humanity? Depictions of Italian civilians under Allied war and occupation, in «Occupied Italy», N.1, 2021, URL: < http://occupieditaly.org/it/racism-or-common-humanity-depictions-of-italian-civilians-under-allied-war-and-occupation/ > (sito consultato il 17 settembre 2021).
    41 A tal proposito si possono citare, fra gli altri, T. Judt, The Past Is Another Country: Myth and Memory in Postwar Europe, in I. Déak, J.T. Gross, T. Just (a cura di), The Politics of Retribution in Europe. World War II and Its Aftermath, Princeton University Press, Princeton 2000, pp. 293-323; A. Rapini, Antifascismo e cittadinanza. Giovani, identità e memorie nell’Italia repubblicana, Bononia University Press, Bologna 2005; P. Cooke, The Legacy of the Italian Resistance, Palgrave MacMillan, New York 2011; F. Focardi, Il passato conteso. Transizione politica e guerra della memoria in Italia dalla crisi della prima Repubblica ad oggi, in F. Focardi, B. Groppo (a cura di), L’Europa e le sue memorie. Politiche e culture del ricordo dopo il 1989, Viella, Roma 2013, pp. 51-91.
    42 F. Focardi, Il cattivo tedesco e il bravo italiano. La rimozione delle colpe della seconda guerra mondiale, Laterza, Roma-Bari 2016.
    43 F. Focardi, Il passato conteso, cit.; S. Peli, La Resistenza in Italia: storia e critica, Einaudi, Torino 2004.
    44 Come esempio si può citare il discorso di De Gasperi alla Conferenza di Parigi del 29 agosto 1946. Il video originale è reperibile al seguente link: URL https://www.youtube.com/watch?v=pBaPZT_QX9E (sito consultato il 24 settembre 2021).
    45 P. Scoppola, 25 aprile. Liberazione, Einaudi, Torino 1995, p. 7.
    46 Ibidem.
    47 M. Franzinelli, L’Amnistia Togliatti. 22 giugno 1946: colpo di spugna sui crimini fascisti, Mondadori, Milano 2006.
    48 L’elemento di continuità/discontinuità tra gli organi di sicurezza e di spionaggio interni del fascismo e dell’epoca postbellica emerge, fra gli altri, dai seguenti volumi: D. Conti, Gli uomini di Mussolini, cit.; M. Canali, Le spie del regime, cit.; V. Coco, Polizie speciali, cit.
    49 A tal proposito cfr., fra gli altri, E. Aga Rossi, V. Zaslavskij, Togliatti e Stalin. Il PCI e la politica estera staliniana negli archivi di Mosca, Il Mulino, Bologna 1997.
    50 D. Conti, Gli uomini di Mussolini, cit., p. 16.
    51 Per un’analisi approfondita dell’UAR cfr. G. Pacini, Il cuore occulto del potere, cit.
    52 J.L. Harper, La guerra fredda, cit.
    53 Per il ruolo del SIFAR nella strategia statunitense anticomunista cfr. F. Cacciatore, Il nemico alle porte. Intervento americano in Europa e strategia di covert operation, 1943-1963, Tesi di dottorato non pubblicata, Università di Salerno 2021. Per un’analisi degli anni della “strategia della tensione”, fra gli altri, cfr. B. Armani, Italia anni settanta. Movimenti, violenza politica e lotta armata tra memoria e rappresentazione storiografica, in «Storica», 11 (2012), n. 32, pp. 41-82; A. Cento Bull, Italian Neofascism: The Strategy of Tension and the Politics of Nonreconciliation, Berghahn, Oxford 2007.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

    https://bigarella.wordpress.com/2024/09/24/dopo-la-sconfitta-delle-sinistre-nel-48-la-caccia-al-nemico-rosso-divenne-un-elemento-centrale-degli-apparati-di-sicurezza-interna/

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