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#libri — Public Fediverse posts

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  1. Quest’ultima riga è sottolineata a matita, poi cerchiata con inchiostro nero, e anche evidenziata a margine con un punto esclamativo. Chi è stato a sottolinearla, io o lui? Non ricordo … cctm.website/valeria-luiselli-

    Valeria Luiselli

    da Archivio dei bambini perduti, La Nuova Frontiera, 2019

    #valerialuiselli #libri #cctmwebsite #anoipiaceleggere #leggere

  2. Tutto può cambiare, ma non la lingua che ci portiamo dentro, anzi che ci contiene dentro di sé come un mondo più esclusivo e definitivo del ventre materno.

    Italo Calvino ... cctm.website/italo-calvino-tut

    #italocalvino #libri #cctmwebsite #anoipiaceleggere #leggere

  3. Cosa vuol dire essere un zombie? Leo Ortolani lo spiega molto bene e, soprattutto, ci fa anche ridere di gusto come suo solito.

    #Fumetti #Libri #RecensioniFuoriTempo

  4. Art in the Anthropocene: Encounters Among Aesthetics, Politics, Environments and Epistemologies (2015)

    The proposed geologic epoch of the Anthropocene is necessarily an aesthetic event. This book explores the relationship between contemporary art and knowledge production in an era of [...]
    ->
    differx.noblogs.org/2026/08/10

    #environment #anthropocene #art #aesthetics #ebook #archive #archiveorg

    @libri
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    @troppacaffeina
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    @cultura
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    @cctmwebsite
    #UnoLibri
    #libri

  5. «Nella primavera del 1922 Marcel Proust chiamò la sua governante, Céleste Albaret, una giovane donna semplice ed intelligente, affezionatissima allo scrittore e le disse: “Ho una grande notizia. Ho messo la parola fine”. Il romanzo a cui lavorava da circa quindici anni era finito. Il suo titolo era “Alla ricerca del tempo perduto” (À la recherche du temps perdu)...»

    @cultura

    #letteratura #libri
    insulaeuropea.eu/2025/10/05/ma

  6. «Nella primavera del 1922 Marcel Proust chiamò la sua governante, Céleste Albaret, una giovane donna semplice ed intelligente, affezionatissima allo scrittore e le disse: “Ho una grande notizia. Ho messo la parola fine”. Il romanzo a cui lavorava da circa quindici anni era finito. Il suo titolo era “Alla ricerca del tempo perduto” (À la recherche du temps perdu)...»

    @cultura

    #letteratura #libri
    insulaeuropea.eu/2025/10/05/ma

  7. Un’ostrica che non è mai stata ferita non produce perle. Le perle sono prodotti del dolore, risultati dell’entrata di una sostanza estranea o indesiderabile nell’interno dell’ostrica, come un parassita o un granello di sabbia. Nella parte interna della conchiglia esiste una sostanza luccicante chiamata nàcar. Quando il granello di sabbia penetra, le cellule di nàcar cominciano a lavorare e coprire il granello … cctm.website/james-hillman-usa/

    James Hillman

    #jameshillman #libri #cctmwebsite #leggere

  8. A mio giudizio, una delle biografie più insolite, belle e profonde che abbia mai letto.
    Se amate #LucaCarboni è un libro denso di amore e godibile: probabilmente, come pochi altri libri di questo genere.
    #libro #libri #lettura

  9. A mio giudizio, una delle biografie più insolite, belle e profonde che abbia mai letto.
    Se amate #LucaCarboni è un libro denso di amore e godibile: probabilmente, come pochi altri libri di questo genere.
    #libro #libri #lettura

  10. L'OPAC SBN (Online Public Access Catalogue del Servizio Bibliotecario Nazionale) è il catalogo collettivo che raccoglie il patrimonio di oltre 7.500 biblioteche italiane (statali, universitarie, di enti locali, scolastiche e di istituzioni pubbliche e private).

    È lo strumento principale in Italia per cercare un libro, una rivista o un altro documento e scoprire in quale biblioteca si trova.

    #libri #cultura

  11. L'OPAC SBN (Online Public Access Catalogue del Servizio Bibliotecario Nazionale) è il catalogo collettivo che raccoglie il patrimonio di oltre 7.500 biblioteche italiane (statali, universitarie, di enti locali, scolastiche e di istituzioni pubbliche e private).

    È lo strumento principale in Italia per cercare un libro, una rivista o un altro documento e scoprire in quale biblioteca si trova.

    #libri #cultura

  12. L'Opac SBN opac.sbn.it/ è una risorsa gestita interamente dalle biblioteche pubbliche.

    #cultura #libri

  13. L'Opac SBN opac.sbn.it/ è una risorsa gestita interamente dalle biblioteche pubbliche.

    #cultura #libri

  14. Ginevra o l'orfana della Nunziata.
    Autore di questo romanzo è Antonio Ranieri, letterato napoletano di inizio 800 molto amico, e poi editore, del Leopardi. Si scarica gratis, in pdf, da:

    liberliber.it/autori/autori-r/

    @cultura

    #UnoLibri #libri #public_domain #letteratura #cosediscuola #cultura

  15. Ginevra o l'orfana della Nunziata.
    Autore di questo romanzo è Antonio Ranieri, letterato napoletano di inizio 800 molto amico, e poi editore, del Leopardi. Si scarica gratis, in pdf, da:

    liberliber.it/autori/autori-r/

    @cultura

    #UnoLibri #libri #public_domain #letteratura #cosediscuola #cultura

  16. Quando scrivere un libro diventa una prova forense

    Tempo di lettura: 8 minuti

    Il caso Jerry Falade ha trasformato in psicodramma pubblico una tensione che da mesi attraversa l’editoria anglosassone: quanta AI può entrare nella scrittura di un libro prima che l’autore smetta, agli occhi dell’industria prima ancora che dei lettori, di esserne davvero l’autore? E soprattutto: chi decide dove passa il confine, con quali prove e con quale margine d’errore?

    Il detonatore è stato il romanzo d’esordio di Falade, un crime conteso da quattordici editori. In un primo momento l’opera aveva convinto Europa Content, una boutique di gestione e produzione letteraria di Brooklyn, a dare fiducia a Falade. Tanto che l’agente Marc Gerald era volato a Dallas, dove il giovane frequenta la Southern Methodist University (Texas), per incontrarlo. «Bastava leggere la lettera di presentazione e il primo capitolo per capire che era davvero un libro fantastico», ha spiegato Gerald. Il testo, in poco tempo, era arrivato agli editori e anche a dei produttori, già proiettati verso un adattamento cinematografico. L’asta per tra le case editrici se l’era aggiudicata Minotaur Books, che secondo le testate di settore aveva firmato un accordo per due libri da due milioni di dollari; Harper Collins, invece, aveva vinto i diritti per il mercato britannico.
    A ritirarlo dal commercio sono stati gli stessi agenti che lo avevano rappresentato, rinunciando a una commissione stimata intorno ai 300 mila dollari. I rapporti di lavoro con il giovane sono stati interrotti e l’uscita del romanzo, programmata per il 2028, sospesa. La motivazione è singolare e dice molto del clima attuale: gli agenti sostengono di non riuscire più ad «autenticare» il modo in cui il manoscritto si sarebbe evoluto dall’origine alla versione finale, dubitando che sia stato scritto interamente attraverso la creatività e l’ingegno umano. Durante la vendita avevano chiesto all’autore se avesse utilizzato AI nella scrittura o nell’editing e si erano fidati della sua risposta negativa. Ora dichiarano di non poter più sostenerla.

    Falade nega tutto, ha affidato il caso a un avvocato e ha pubblicato messaggi e materiali risalenti al 2021, precedenti all’avvento di ChatGPT, per documentare la genesi del romanzo. Ha inoltre sollevato una questione razziale: tre autori neri che avevano ottenuto importanti contratti editoriali sarebbero stati coinvolti solo quest’anno in controversie legate a sospetti di AI, mentre scrittori bianchi che ammettono pubblicamente di utilizzarla nel proprio processo creativo continuerebbero a lavorare senza conseguenze analoghe.

    Il caso si inserisce in una sequenza ormai abbastanza lunga da produrre panico. Prima di Falade erano esplose le polemiche su Shy Girl di Mia Ballard, ritirato dalla pubblicazione, e su Daggermouth di H.M. Wolfe, passato dall’autopubblicazione a un accordo a sette cifre con Simon & Schuster malgrado un’analisi di Pangram avesse attribuito al testo una probabilità del 60% di contenere materiale generato dall’AI. Secondo Lincoln Michel (autore, editor e docente di scrittura narrativa presso il Sarah Lawrence College e la Columbia University), inoltre, diversi editori avrebbero già fatto ritirare o riscrivere libri per l’uso di modelli linguistici senza che i casi diventassero pubblici. Ciò che emerge sui giornali sarebbe quindi soltanto la superficie.

    Un’intervista a Kathleen Schmidt (presidente di KMSPR, un’agenzia specializzata in strategia, marketing, pubbliche relazioni e branding che opera a fianco di autori, editori e soggetti legati al mondo dell’editoria), Lincoln Michel e John Paul Brammer (autore e columnist) restituisce l’immagine di un’industria impreparata, quasi priva di procedure condivise. Nell’editoria tradizionale non esiste un vero sistema di fact-checking dei manoscritti e, soprattutto, non esiste ancora un protocollo uniforme per accertare l’impiego dell’AI. La valutazione resta affidata in buona parte all’esperienza di agenti ed editor, alla lettura e all’intuizione. Il fatto che quattordici editor abbiano letto e desiderato il romanzo di Falade prima che qualcuno sollevasse dubbi crea perciò un secondo scandalo dentro il primo: se il testo presentava davvero evidenti “tracce” di AI, come hanno potuto sfuggire a così tanti professionisti?

    Brammer individua qui una questione più profonda della tecnologia. L’AI starebbe mettendo a nudo una crisi della cultura letteraria e della capacità critica di chi dovrebbe selezionare i testi. Se racconti forse prodotti o pesantemente assistiti da LLM riescono a vincere premi, entrare in antologie prestigiose o scatenare aste milionarie, il problema riguarda anche il gusto e la qualità della lettura professionale. L’AI possiede già, secondo lui, tic riconoscibili: una predilezione per certe costruzioni, per metafore prevedibili, per un animismo un po’ stucchevole — «la panchina che osserva», «la roccia che ricorda» — che dovrebbe mettere in allarme un lettore esperto.

    E tuttavia proprio qui nasce la parte più inquietante dello psicodramma. I detector non sono affidabili al cento per cento. Pangram, diventato uno degli strumenti più citati, può produrre falsi positivi. Schmidt considera particolarmente pericoloso che uno strumento del genere sia accessibile a chiunque: basta sottoporgli il testo di uno scrittore, ottenere un risultato sospetto e pubblicarlo sui social perché parta un processo sommario. In un ambiente competitivo, attraversato da rivalità, invidia e caccia al clic, l’accusa di «scrivere con l’AI» rischia di diventare una nuova arma reputazionale.
    Peraltro è già successo qualcosa di simile. Brammer racconta di aver visto sui social persone condividere saggi altrui con commenti del tipo «sembra AI». Schmidt riceve perfino risposte da giornalisti che le chiedono se i comunicati che invia siano stati scritti da un LLM. Da qui una conseguenza quasi grottesca: gli autori cominciano a sentire la necessità di conservare prove della propria innocenza. Appunti, bozze, versioni successive, messaggi, documenti datati. Schmidt, che sta per iniziare un libro, dichiara esplicitamente che conserverà tutto.

    «Authors need their receipts»: agli scrittori servono le ricevute.

    La scrittura entra così in una sorta di regime di tracciabilità preventiva. L’autore del prossimo futuro potrebbe dover dimostrare di avere scritto davvero il proprio libro, illustrando il processo che ha condotto alla sua realizzazione. È un rovesciamento culturale enorme: fino a pochi anni fa il manoscritto era considerato la prova d’autore; oggi rischia di diventare soltanto un indizio, mentre la paternità deve essere certificata attraverso la sua genealogia — o comunque in altro modo.

    La collaborazione fra Substack e Pangram accentua ulteriormente questa atmosfera. Brammer racconta di essersi immediatamente chiesto che cosa accadrebbe se il detector classificasse come artificiale un suo testo scritto interamente da lui. Il problema, osserva, va oltre l’eventuale falsa accusa: agli scrittori che non usano AI viene implicitamente chiesto di definire la propria identità in opposizione all’AI, di parlarne continuamente, di difendersi, magari perfino di modificare il proprio stile per evitare di sembrare una macchina. L’ombra del sospetto comincia così a interferire con la scrittura stessa.

    Su un punto i tre intervistati convergono: la parola “AI” è diventata troppo generica. Esiste una differenza enorme fra usare un modello come correttore ortografico, fargli organizzare appunti, utilizzarlo per ricerche o attività amministrative e chiedergli di produrre un romanzo intero in quarantacinque minuti. Considerare equivalenti queste pratiche rende impossibile qualsiasi discussione sensata.

    Michel immagina quindi la nascita di “standard di integrità artistica”: alcune forme di assistenza saranno considerate normali, altre incompatibili con l’autorialità. Schmidt chiede che gli editori stabiliscano regole comuni, perché oggi ogni casa editrice sembra procedere per conto proprio. La contraddizione più evidente è che gli stessi editori stanno già introducendo AI nei propri processi interni — marketing, pubblicità, amministrazione, ricerca — mentre pretendono dagli autori una purezza che ancora non sanno definire.

    Il problema centrale, per tutti, è la trasparenza. Michel sostiene che gran parte degli scandali sparirebbe se chi usa in modo sostanziale un LLM lo dichiarasse. Il pubblico potrebbe decidere se acquistare o meno il libro. Il conflitto nasce perché molti autori preferiscono nascondere l’impiego dell’AI, sapendo che una parte consistente dei lettori continua a rifiutare opere generate artificialmente.

    Chi giudica il giudice?

    Il punto più interessante non è nemmeno l’AI. È l’epistemologia. Cioè: come facciamo a sapere che una certa affermazione è vera? Ed è qui che il dibattito sta mostrando una fragilità enorme.
    Prendiamo Pangram. Tutti ne parlano come se fosse un etilometro o un test del DNA. Ma non è né l’uno né l’altro. Un detector di AI, oggi, non osserva il processo con cui un testo è stato scritto. Osserva solo il prodotto finale. E da quel prodotto cerca di inferire il processo che l’ha generato.
    È una differenza gigantesca. Immaginiamo due quadri identici. Uno è stato dipinto da un pittore. L’altro è stato stampato da una macchina. Se io vedo solo il quadro, non posso sapere con certezza quale dei due processi l’abbia prodotto. Posso formulare un’ipotesi, non una dimostrazione.
    A questo punto entra in gioco un problema che in statistica è noto da sempre: un classificatore produce una probabilità, non una verità. Se Pangram dice: «92% AI», non sta dicendo: «Questo testo è stato scritto dall’AI». Sta dicendo qualcosa di molto diverso: «Questo testo assomiglia molto [92%] ai testi che il nostro modello associa alla produzione AI». Sono due cose totalmente differenti.
    Pangram è addestrato su un certo dataset. Con certe scelte. Con certe definizioni. Con certi pesi. Con certi bias. Con certi errori. Se domani costruissi un detector diverso, addestrato con dati differenti, potrei ottenere risultati completamente diversi. Lo vediamo già oggi: in realtà esistono decine di detector. GPTZero. Originality. Copyleaks. Winston AI. ZeroGPT. Sapling. Writer. Crossplag. Nella stragrande maggioranza dei casi non sono d’accordo fra loro — anzi! Ci sono esempi celebri di testi che un detector classifica come “100% AI” e un altro come “100% umano”. Questo dovrebbe già bastare a impedirne l’uso come prova.
    Non servirebbero altri Pangram, decine di Pangram, prima di emettere giudizi su un testo. Nemmeno milioni di Pangram risolverebbero il problema. Perché tutti condividono lo stesso limite fondamentale. Stanno tentando di ricostruire una causa osservandone soltanto l’effetto. È un po’ come cercare di capire se un mobile IKEA è stato montato da un falegname o da un pensionato osservando soltanto il mobile finito. Se è montato bene, non puoi saperlo.
    La soluzione, se mai arriverà, probabilmente non sarà nella rilevazione del testo. Sarà nella tracciabilità del processo. Versioni successive. Cronologia delle modifiche. Bozze. Timestamp. Repository. Metadati. È interessante che Kathleen Schmidt dica: «Gli autori dovranno conservare le ricevute». Perché, inconsapevolmente, sta già spostando il problema dal prodotto al processo.

    C’è poi un paradosso che, leggendo tutta l’intervista a Kathleen Schmidt, Lincoln Michel e John Paul Brammer, rimane in testa. Gli intervistati sembrano dare per scontato che l’obiettivo sia individuare chi usa l’AI. Ma siamo sicuri che sia questo il vero problema?
    Se un autore scrive un saggio interamente da solo, ma produce un testo mediocre, mentre un altro autore usa ChatGPT come consulente, verifica fonti, suggeritore di alternative lessicali e poi riscrive ogni frase fino a renderla sua, davvero il primo è superiore al secondo, quantomeno moralmente?
    Il discrimine non è aver usato o non aver usato l’AI. Il discrimine è “chi ha pensato”. Chi ha costruito l’argomentazione. Chi ha fatto le scelte. Chi si assume la responsabilità intellettuale del testo. Perché, alla fine, la scrittura non è una sequenza di parole. È un processo cognitivo. Se quel processo resta umano, gli strumenti impiegati lungo il percorso sono una questione secondaria.
    È anche per questo che è un po’ surreale l’idea di affidare il giudizio finale a Pangram. Sarebbe come pretendere di stabilire se un matematico abbia davvero dimostrato un teorema guardando soltanto la calligrafia con cui ha scritto le formule. Il punto decisivo non è la forma delle frasi: è il percorso mentale che le ha generate.

    Dietro il dibattito sull’autenticità si intravede però una minaccia ancora più grande: la quantità.

    L’AI permette di produrre testi in quantità virtualmente illimitata. Kindle Unlimited sarebbe già invaso da AI slop, materiale seriale generato rapidamente per occupare nicchie di mercato. Alcune riviste di fantascienza, fra cui Clarkesworld, sono state travolte da migliaia di racconti artificiali dopo che influencer su TikTok avevano suggerito di generarli come “lavoretto facile” per guadagnare denaro. Il direttore di una rivista o un agente letterario può leggere cento manoscritti; non può leggerne diecimila.

    Michel teme quindi che l’AI produca una conseguenza paradossale: per difendersi dall’invasione dei manoscritti artificiali, l’editoria potrebbe diventare ancora più chiusa. Gli agenti potrebbero smettere di accettare proposte spontanee, gli editor affidarsi maggiormente alle raccomandazioni personali, gli scrittori affermati esitare a sostenere sconosciuti. Le reti di conoscenze diventerebbero un filtro contro lo spam. A pagarne il prezzo sarebbero soprattutto gli esordienti, proprio quelli che hanno sempre avuto bisogno delle porte aperte per farsi scoprire.
    Ed è forse questa la conseguenza più politica dell’intera vicenda. La tecnologia che prometteva di democratizzare la creatività rischia di produrre un sistema editoriale ancora più dipendente da reputazione, conoscenze e appartenenza a comunità riconoscibili.

    Kathleen Schmidt, Lincoln Michel e John Paul Brammer distinguono inoltre nettamente fra letteratura come industria e letteratura come pratica artistica. L’industria ha sempre pubblicato libri mediocri purché vendessero; l’AI non inventa questa logica, la porta alle estreme conseguenze. Un thriller commerciale prodotto al 95% della qualità di un thriller medio, osserva Michel, potrebbe essere più che sufficiente per una larga parte del pubblico se costa pochissimo e può essere generato all’infinito.

    Il futuro realmente destabilizzante potrebbe quindi arrivare quando il lettore smetterà persino di acquistare libri. Michel immagina servizi in abbonamento capaci di generare storie personalizzate all’istante: nuovi episodi di Star Wars, racconti di Harry Potter, crossover impossibili costruiti su richiesta. A quel punto il vero concorrente dello scrittore non sarebbe un altro autore che usa l’AI come assistente. Sarebbe l’intrattenimento automatico, infinito, economico e personalizzato.

    Brammer porta la discussione ancora più a monte. Molte persone, osserva, desiderano essere considerate “scrittori” senza avere davvero la passione di scrivere. L’identità dell’autore viene confusa con il possesso di un prodotto finito. L’AI soddisfa perfettamente questa aspirazione: consente di trasformare l’idea «ho un romanzo dentro di me» in un file di trecento pagine saltando gran parte del lavoro.
    Invece la scrittura coincide precisamente con quel lavoro. Con le esitazioni, le correzioni, le scelte minuscole sulla frase, la difficoltà di trovare una forma. Michel formula forse la risposta più radicale all’intera controversia: anche se un modello potesse scrivere un “romanzo di Lincoln Michel” migliore di quello scritto da Lincoln Michel, per lui sarebbe irrilevante. Non avrebbe pensato quelle frasi, non avrebbe imparato niente scrivendole, quel libro non sarebbe suo. Ha scelto di fare lo scrittore perché gli piace scrivere.

    Da questo punto di vista, lo scontro sull’AI assume quasi una dimensione filosofica. Che cosa definisce un autore: il testo ottenuto oppure il processo mentale e materiale che lo produce?
    L’editoria anglosassone sembra avere improvvisamente scoperto di non possedere ancora una risposta condivisa. Da qui la nevrosi: detector che pretendono di certificare l’origine delle frasi, editori che temono figuracce, agenti che ritirano contratti milionari, scrittori che archiviano bozze come prove forensi, lettori che cercano “segni dell’AI” nella prosa, social network trasformati in tribunali stilistici.

    E nel frattempo l’AI continua a entrare ovunque. Nei motori di ricerca, nei programmi di scrittura, nei software di marketing, nelle piattaforme di pubbliche relazioni. Anche chi vorrebbe evitarla del tutto scopre che l’astinenza assoluta sta diventando complicata.

    La previsione più plausibile è quindi quella di un mercato frammentato. Ci saranno lettori perfettamente felici di consumare testi generati da un chatbot; altri accetteranno opere dichiaratamente “AI-assisted”; altri ancora attribuiranno un valore crescente alla garanzia che dietro un libro ci sia una persona.
    In quest’ultimo scenario, paradossalmente, l’AI potrebbe rendere più preziosa proprio la scrittura umana. Brammer parla della lettura quasi come di un gesto di resistenza: in un mondo di testi automatici, usare le proprie parole e leggere attentamente quelle di qualcun altro acquista un significato nuovo.
    Michel propone un parallelo meno apocalittico. La fotografia non uccise la pittura; contribuì a liberarla dall’obbligo di riprodurre fedelmente il reale e favorì impressionismo, surrealismo, cubismo. Qualcosa di analogo potrebbe accadere alla letteratura: di fronte alla prosa statisticamente levigata degli LLM, gli scrittori potrebbero diventare più strani, personali, riconoscibili, stilisticamente irriducibili.

    Lo psicodramma attuale nasce dal fatto che questa possibile evoluzione artistica convive con una crisi immediata di fiducia. Per la prima volta uno scrittore può trovarsi costretto a dimostrare di aver scritto ciò che porta il suo nome. E un’industria fondata da secoli sulla fiducia nell’autorialità sta tentando di risolvere il problema affidandosi ad altre macchine che pretendono di stabilire quanto di umano e quanto di macchina ci sia dentro un testo.

    È probabilmente questa l’ironia più feroce dell’intera vicenda.

    A parere di chi scrive — non chi scrive in generale ma mio: il parere di Luigi Manglaviti, autore di questo blog —, nel lungo periodo emergeranno due grandi mercati. Il primo sarà quello dell’intrattenimento. Qui conteranno velocità, quantità, personalizzazione. Se voglio un thriller ambientato nella Roma imperiale con Sherlock Holmes e Darth Vader, probabilmente me lo farà un LLM. E a molti andrà benissimo. Il secondo sarà quello dell’autorialità. Qui il valore non sarà tanto il testo, quanto la relazione con chi lo ha scritto. Un po’ come succede con l’arte contemporanea. Un dipinto di Gerhard Richter non vale milioni perché rappresenta meglio di altri una macchia di colore. Vale milioni perché “è un Richter”. Credo che i libri seguiranno una traiettoria simile. L’autore diventerà ancora più importante del testo.

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    #ai #letteratura #libri #scrittori
  17. Rousseau: “Vi piacciono i gatti?”.
    Boswell: “No”.
    Rousseau: “Ne ero sicuro. È un segno del carattere. In questo avete l’istinto umano del dispotismo. Agli uomini non piacciono i gatti perché il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno altri animali … cctm.website/vi-piacciono-i-ga

    James Boswell

    #jamesboswell #gatti #libri #caturday #cctmwebsite #anoipiaceleggere #leggere

  18. Cosa significa amare i #libri al punto da rischiare la vita per salvarli? La risposta ci arriva dalla Palermo della Seconda Guerra Mondiale, attraverso le gesta di Angela Daneu Lattanzi.

    Mentre le sirene antiaeree risuonavano su una Palermo devastata dalle bombe del 1943, nei sotterranei della Biblioteca Nazionale si compiva un'impresa silenziosa e disperata.

    Angela Daneu Lattanzi, brillante studiosa di codici miniati e Soprintendente, non si arrese all'idea di vedere la cultura ridotta in macerie.

    Organizzando il trasferimento segreto di migliaia di libri rari nei conventi di Monreale, San Martino delle Scale e Polizzi Generosa, Angela scrisse una delle pagine più eroiche della salvaguardia dei beni culturali siciliani.

    https://web.palermo.nohost.me/write/view.php?file=Libri+e+Amore.md&v=1786079721950

    #palermo #panormus #sicilia #sicily #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #tradizioni #popolari #libri #amore #coraggio #fediphoto #fediverso

  19. Cosa significa amare i #libri al punto da rischiare la vita per salvarli? La risposta ci arriva dalla Palermo della Seconda Guerra Mondiale, attraverso le gesta di Angela Daneu Lattanzi.

    Mentre le sirene antiaeree risuonavano su una Palermo devastata dalle bombe del 1943, nei sotterranei della Biblioteca Nazionale si compiva un'impresa silenziosa e disperata.

    Angela Daneu Lattanzi, brillante studiosa di codici miniati e Soprintendente, non si arrese all'idea di vedere la cultura ridotta in macerie.

    Organizzando il trasferimento segreto di migliaia di libri rari nei conventi di Monreale, San Martino delle Scale e Polizzi Generosa, Angela scrisse una delle pagine più eroiche della salvaguardia dei beni culturali siciliani.

    https://web.palermo.nohost.me/write/view.php?file=Libri+e+Amore.md&v=1786079721950

    #palermo #panormus #sicilia #sicily #italy #europe #world #picoftheday #picture #image #immagine #photo #photography #fotografia #storia #story #cultura #culture #arte #art #aspassoneltempo #aspassonellastoria #memorie #tradizioni #popolari #libri #amore #coraggio #fediphoto #fediverso

  20. Desidero, come tutti, la libertà e la giustizia sociale e, se mai si riusciranno a saldare questi concetti contraddittori in un compromesso più flessibile, credo che questo succederà in in Europa. Ma se anche l'Europa fosse oggi una potenza pari ai due imperi che si fronteggiano, non vorrei mai che, per aver la meglio, essa dovesse percorrere la strada di una terza guerra.
    (Albert Camus, Mi rivolto dunque siamo)

    #guerra #pace #Europa #libri #lettura

  21. Per il gruppo di lettura LGBTQIA+ di settembre passeremo agosto a leggere questo libro!
    Mi sa che non sarà proprio una lettura rilassante!

    @lgbt

    bookwyrm.it/user/CarlettoNico/

    #libri #librilgbtqia #gruppodilettura #Bookwyrm #UnoLibri

  22. Per il gruppo di lettura LGBTQIA+ di settembre passeremo agosto a leggere questo libro!
    Mi sa che non sarà proprio una lettura rilassante!

    @lgbt

    bookwyrm.it/user/CarlettoNico/

    #libri #librilgbtqia #gruppodilettura #Bookwyrm #UnoLibri

  23. Dove sei tu, luce, è il mattino.
    Tu eri la vita e le cose.
    In te desti respiravamo
    sotto il cielo che ancora è in noi … cctm.website/cesare-pavese-dov

    Cesare Pavese

    #cesarepavese #luce #libri #cctmwebsite #anoipiaceleggere #leggere

  24. Cuore, mio cuore, straziato da dolori insanabili,
    risollevati e difenditi da chi ti è ostile, a viso aperto,
    fronteggiando sicuro le trame insidiose dei nemici;
    non vantarti apertamente se vinci
    e non abbatterti … cctm.website/archiloco-di-paro/

    Archiloco di Paro

    #archiloco #cuore #libri #cctmwebsite #anoipiaceleggere #leggere

  25. «Alimonda chi ha ucciso Carlo Giuliani? torna sui fatti, sulle responsabilità e sulle domande che, a distanza di venticinque anni, restano ancora aperte. Perché la storia di Carlo non appartiene al passato, è una vicenda che continua a interrogarci sul rapporto tra democrazia, conflitto, potere e giustizia. Una ferita ancora aperta per chiunque continui a confrontarsi e immaginare quale società vogliamo costruire»

    #libri #alimondachihauccisocarlogiuliani

    cronacheribelli.it/products/al