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  1. Nel 1933 Johannes Gehlen si trovava in una situazione particolare

    Con l’arrivo al potere di Hitler nel gennaio 1933, la cosiddetta Machtübernahme – termine che ormai gli storici preferiscono usare al posto di Machtergreifung, per sottolineare la nomina di Hitler a Cancelliere in modo non violento, secondo modalità democratico-parlamentari -, molte cose sarebbero cambiate, non solo per la Germania ma anche per l’Italia. Seguì infatti un rapido avvicinamento tra Hitler e Mussolini, il loro intervento congiunto a sostegno di Francisco Franco nella guerra civile spagnola e il generale consolidamento dell’alleanza tra i due paesi, dimostrato poi anche dall’importante ruolo giocato da Mussolini durante la Conferenza di Monaco del ’38 <74. Nello stesso anno, a maggio, si era svolta la visita di Stato del dittatore tedesco in Italia, che avrebbe consolidato ulteriormente l’alleanza italo-tedesca. Insomma, gli anni Trenta videro il primo decennio fascista chiudersi e il secondo aprirsi, con una serie di apparenti successi italiani: la vittoria in Libia, la conquista dell’Etiopia e la ritrovata alleanza con la Germania contribuivano a rafforzare l’immagine di leader forte a cui Mussolini aveva da sempre ambito. Tuttavia quegli stessi eventi, d’altro canto, sarebbero anche stati l’inizio di una serie di tragedie che avrebbero, da lì a breve, colpito la penisola e l’Europa intera sotto forma della guerra e di tutte le sue terribili conseguenze. Dopo l’avvento delle leggi razziali del ’38 in Italia, le comunità ebree e zingare si sarebbero trovate di fronte a una macchina statale potente e brutale, che agiva attraverso organi come la famigerata OVRA (Organizzazione di Vigilanza e Repressione dell’Antifascismo). Insomma, la graduale escalation di un antisemitismo incoraggiato e sostenuto dallo stesso stato, dapprima visibile in Germania a partire dal ’33, infine avrebbe anche raggiunto l’Italia.
    Nazista convinto o semplice opportunista? L’iscrizione alla NSDAP
    Nel 1933 Johannes Gehlen si trovava in una situazione particolare. Era un cittadino tedesco residente in Italia fin dalla nascita, cresciuto da una coppia di medici ebrei. Anche se il suo rapporto con i Baum era quello di figlio adottivo e non biologico e la coppia non sembra essere stata sul piano religioso praticante – considerando che aveva acconsentito al battesimo del figlio adottivo – è comunque legittimo ipotizzare per Johannes una certa sensibilità nei confronti della “questione ebraica” e dell’antisemitismo dilagante in quegli anni. È certamente difficile ricostruire i suoi atteggiamenti e le sue posizioni nei confronti del fascismo e del nazionalsocialismo e dei rispettivi regimi e pertanto a tal riguardo si possono formulare solo ipotesi. Nel 2002 la figlia di Johannes dichiarò che a casa del padre «non si parlava mai di nazismo» e che la famiglia era «profondamente democratica» <75. Tuttavia nel ’34, a tre anni dal conseguimento del titolo di dottore in Scienze economiche, come già accennato, Johannes si sarebbe iscritto al Partito nazionalsocialista. Come si evince da un curriculum del 1959, tale iscrizione sarebbe avvenuta «nell’ambito dell’inquadramento nel Partito di tutti i tedeschi residenti all’estero» <76. Ciò che emergerebbe dal suddetto documento del ’59 è che quindi, a un solo anno dalla nomina di Hitler a cancelliere, la Germania nazista avrebbe disposto l’obbligo, valido per tutti i cittadini residenti al di fuori dei confini del Terzo Reich, di iscriversi alla NSDAP. Tuttavia non si trova nessuna prova che un simile obbligo sia mai esistito. Anzi, se si considera che nel 1933 solo il Volksbund für das Deutschtum im Ausland (istituzione culturale a sostegno dei cittadini tedeschi residenti all’estero) contò ben due milioni di membri in tutto il mondo <77, l’impresa di un’iscrizione “coatta” di un simile numero di persone nella NSDAP risulterebbe quasi impossibile. Si ricordi, a tal proposito, che nemmeno a chi faceva richiesta di diventare membro delle SS era richiesto l’iscrizione al partito <78; dunque come poteva essere obbligatoria per un cittadino tedesco residente all’estero?
    Si può ipotizzare, quindi, che con la succitata affermazione si sarebbe trattato, da parte di Johannes, di un tentativo di trovare una giustificazione per la sua iscrizione al partito attraverso una presunta misura costrittiva, atteggiamento comune e diffusissimo nella Germania del secondo dopoguerra. Rimane quindi impossibile stabilire, in base ai documenti da me analizzati, quale sia stata, per il futuro capo dell’ODEUM Roma, la vera ragione per affiliarsi alla NSDAP un anno dopo l’instaurarsi del regime hitleriano. I motivi potrebbero essere stati di natura meramente pragmatica e pratica: infatti, da lì a poco, come già anticipato, il primogenito dei Gehlen avrebbe fatto la scelta di lasciare per la prima volta per un periodo più lungo Roma, dopo il periodo scolastico trascorso all’estero, e di trasferirsi in Germania per continuare la propria carriera accademica.
    Nel frattempo, accanto ai progetti accademici e lavorativi, anche la vita privata di Johannes iniziò a cambiare. Il 18 maggio 1933 sposò la cittadina svedese Agda Torborg Paulson a Roma con rito civile <79. Agda aveva sette anni meno del marito ed era originaria della città di Norrköping in Svezia centro-orientale. È degno di nota che gli unici membri della famiglia Gehlen ad essere presenti in occasione del matrimonio del 18 maggio del ’33 presso il municipio di Roma furono Reinhard e la moglie <80. La madre dei fratelli, Katharina, era morta nel ’23, mentre Walther Gehlen e i restanti due figli, per ragioni sconosciute, decisero di non prendere parte al matrimonio di Johannes e Agda.
    Johannes Gehlen nella Germania hitleriana: da Lipsia agli esperimenti nucleari di Heidelberg
    Seguendo la sua grande passione per le scienze naturali, manifestatasi, come si è visto, già durante il liceo, nel ’35 Johannes si trasferì insieme alla moglie nella metropoli sassone di Lipsia e si iscrisse presso l’Università locale per studiare fisica, matematica e astronomia. A partire dal ’39, dopo la laurea, egli si sarebbe iscritto al corso di dottorato in Scienze naturali, sempre a Lipsia, che avrebbe concluso con successo nell’estate del ’42 <81. Sembra che Johannes abbia dimostrato, già prima del conseguimento del titolo di dottore di ricerca in Scienze naturali, il suo grande talento accademico. Infatti, tra il ’40 e il ’42, egli venne parallelamente impiegato dall’Università di Lipsia come assistente di due eminenti professori di fisica e matematica <82. È probabile che con tale impiego, unitamente al suo impegno di ricerca in generale, si possa spiegare l’esenzione di Johannes dalla leva militare. Nell’estate del 1942 la guerra era ormai cominciata da ben tre anni e mentre gran parte degli uomini tedeschi tra i 18 e i 50 anni era stata via via reclutata nella Wehrmacht, Johannes Gehlen, dopo un breve periodo di addestramento militare di base dal 2 agosto al 15 ottobre del ’38, sarebbe stato registrato come “indisponibile”, attraverso una Unabkömmlichstellung, ottenendo di fatto un’esenzione dal servizio militare, per via della sua ricerca presso l’Università di Lipsia e poi, come si vedrà, presso il Kaiser-Wilhelm-Institut di Heidelberg <83. Ciò è degno di nota se si considera l’andamento bellico a partire dal ’42, che avrebbe inaugurato la parabola discendente del Terzo Reich, comportando un disperato bisogno di soldati. Inoltre presso altri istituti coinvolti in ricerche per conto dello stato nazista, come quello di Riems, gli scienziati responsabili avrebbero non di rado dovuto lottare duramente per la Unabkömmlichstellung di impiegati e ricercatori <84. I compiti assegnati a Johannes durante gli anni 1939-1945 devono dunque essere stati reputati di grande importanza per il Reich. Ciò sarebbe stato dimostrato dallo stesso passaggio, effettuato da Johannes nel ’42, dall’Università di Lipsia al già menzionato Kaiser-Wilhelm-Institut (KWI) di Heidelberg, un prestigioso polo di ricerca allora guidato dal futuro premio Nobel e pioniere della fisica nucleare moderna Walther Bothe. A Heidelberg Johannes sarebbe diventato assistente di Wolfgang Gentner, a sua volta assistente e stretto collaboratore dello stesso Bothe, insieme al quale avrebbe lavorato «a un progetto del Ministero del Reich per lo sviluppo economico» <85.
    A Heidelberg Johannes sarebbe stato attivamente coinvolto nella costruzione, supervisionata da Bothe, di un ciclotrone, inquadrabile nell’ambito delle ricerche per le armi nucleari per conto del ministero della Difesa del Reich <86. Tali ricerche, com’è ormai noto, avrebbero fatto leva anche sulla mano d’opera di prigionieri di guerra sovietici a partire dal ’43 <87. Nonostante nessun tipo di arma nucleare sia mai stato prodotto o testato dalla Germania nazista, i lavori di Bothe a Heidelberg, insieme a quelli di Werner Heisenberg del KWI di Berlino, avrebbero comunque contribuito alla successiva produzione della bomba atomica per mano degli Stati Uniti <88.
    Soddisfatto del proprio lavoro e lodato dai suoi superiori per l’impegno presso l’istituto di Heidelberg, nel 1940 per Johannes sarebbe arrivato un ulteriore momento di soddisfazione e gioia. Nacque infatti la figlia Christina, l’unica della coppia, che avrebbe goduto del privilegio di una famiglia multilingue e multiculturale. Il padre avrebbe riservato a lei le stesse attenzioni che egli aveva a suo tempo ricevuto dai Baum, assicurandole un’eccellente educazione e, da adulta, un lavoro con lo “zio Reinhard” presso il BND <89.
    Accanto al lavoro svolto per conto del KWI di Heidelberg, Johannes avrebbe anche accettato incarichi di traduzione. Avendo tenuto, per quattro semestri, un corso di Economia italiana presso la Scuola interpreti dell’Istituto superiore di commercio di Lipsia tra il ’41 e il ’42 <90, è probabile che fu grazie a questa sua attività che venne scelto come traduttore del testo “Che cosa vuole l’Italia? di Virginio Gayda” <91. Quest’ultimo, allora direttore del «Giornale d’Italia», «era ritenuto, con i suoi articoli di fondo, l’interprete più autorizzato del pensiero e delle idee di Mussolini» <92. Fascista convinto e celebre sostenitore delle teorie razziste, Gayda nel ’40 pubblicò il su citato volume “Che cosa vuole l’Italia?”, un tentativo di analisi delle politiche estere fasciste in tempi di guerra. Nel 1941 sarebbe uscita la versione tedesca con il titolo “Was will Italien?”, attraverso la traduzione appunto, come si legge sulla prima pagina, di «Dr. Johannes Gehlen» <93. Ciò confermerebbe quanto sottolineato da Christina Gehlen rispetto al padre, ovvero che egli sia stato un “all-round-man”, sempre alle prese con una serie d’impegni e con una grande capacità di multi-tasking.
    Dopo quasi sei anni di conflitto armato, l’estate del ’45 e la pace tanto desiderata avrebbero comportato importanti cambiamenti per la Germania e per tutto il mondo. Per Johannes, nell’immediato, la fine della guerra significò la perdita del posto di lavoro, a causa di un sostanziale venir meno di fondi presso il KWI <94. Così il caos che avrebbe accompagnato il crollo dello stato nazista, l’occupazione del paese e le trattative per l’assetto postbellico del paese misero Johannes davanti a una prospettiva per niente rosea: nell’estate del ’45 egli si trovò con la moglie e la figlia di appena cinque anni nella Heidelberg occupata dalle truppe statunitensi, disoccupato e, come molti tedeschi, con grandi timori sul futuro. Il processo di denazificazione aveva preso il suo avvio e come iscritto al partito ed ex partecipe negli esperimenti sul ciclotrone è possibile ipotizzare che Johannes fosse particolarmente preoccupato del proprio futuro professionale come scienziato nella Germania postbellica. Quindi, a guerra appena finita, egli fece la scelta di portare al “sicuro” la famiglia, mandando la moglie Agda con la figlia in Svezia, dove sarebbero entrambe rimaste con alcuni parenti fino al ’47. Johannes, invece, non disponendo dei documenti necessari all’espatrio, rimase in Germania, costretto ad affrontare un futuro incerto tra le macerie dell’ex Reich nazista. La figlia Christina ricorda così le difficoltà vissute allora dal padre: «lui non poteva uscire, è rimasto lì e ha fatto la fame perché non c’era da mangiare. Tanta fame che è finito in ospedale, non si reggeva in piedi» <95.
    Le incertezze di Johannes sarebbero durate ancora fino alla fine del ’45, quando finalmente sarebbe riuscito a contattare il fratello Reinhard. Quest’ultimo, all’epoca, aveva già stabilito i primi contatti con l’intelligence statunitense, con la proposta di ricostruire un nuovo servizio segreto tedesco postbellico; la nascita dell’Organisation Gehlen, di conseguenza, era vicina. Sentendosi in dovere di assistere il fratello, Reinhard mise in moto il gruppo di uomini che aveva radunato attorno a sé alla fine del conflitto. Nel ’46, come si vedrà, egli avrebbe infatti chiesto ad alcuni dei suoi collaboratori più fidati di “occuparsi” di Johannes <96. Così, nella primavera dello stesso anno, Reinhard sarebbe riuscito a far rientrare Johannes illegalmente a Roma <97. A quel punto, come si vedrà, era ormai stata presa una decisione che avrebbe ben presto radicalmente cambiato la vita di quest’ultimo. Infatti, tra l’estate del ’45 e i primi mesi del ’46, Reinhard avrebbe proposto al fratello maggiore un impiego all’interno della neonata Organisation Gehlen, e non uno qualunque: Johannes avrebbe dovuto dare vita alla prima “base estera” della rete d’intelligence tedesca nella capitale italiana, l’ODEUM Roma.
    [NOTE]
    74 Per i rapporti tra la Germania nazista e l’Italia fascista cfr. J. Petersen, Hitler, Mussolini: Die Entstehung der Achse Berlin-Rom 1933-1936, Bibliothek des Deutschen Historischen Instituts in Rom, Band 43, Niemeyer, Tübingen 1973; C. Göschel, Mussolini e Hitler: Storia di una relazione pericolosa, Laterza, Roma-Bari 2019.
    75 Verbale di informazioni rese da persona informata [Christina Gehlen] sui fatti redatto in forma riassuntiva, 15 aprile 2002, ACS, Raccolte speciali, Direttiva Renzi (2014), Ministero dell’Interno, proc.pen. 91/97, allegato 17 all’annotazione dell’Isp. Michele Cacioppo del 3.10.2001.
    76 Gehlen Johannes (Giovanni), Lebenslauf, 22 febbraio 1959, BND-Archiv, P1_2160_03, doc. 003.
    77 Auslandsdeutsche, Bundeszentrale für politische Bildung, URL: https://web.archive.org/web/20121029175531/http://www.bpb.de/nachschlagen/lexika/handwoerterbuch-politisches-system/40236/auslandsdeutsche?p=3 (sito visitato il 18 gennaio 2021).
    78 Lo dimostra, fra le altre cose, il caso del maggiore delle SS Karl Hass, il cui ingresso nelle SS risale al ’33, mentre si sarebbe iscritto al NSDAP solo nel ’37. Net Project LOS ANGELES, CIC, 1949, FOIA CIA, NWCDA, Army CIC Nets in Eastern Europe, doc.1.
    79 Estratto per riassunto dal registro degli Atti di matrimonio dell’anno 1933, Comune di Roma, 25 marzo 1957, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 047
    80 R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit.; Curriculum Vitae Reinhard Gehlen, 1950, FOIA CIA, NWCDA, Gehlen, Reinhard Vol. 1, doc. 0088.
    81 Zeugnis zu Verleihung des Grades eines Doktors der Naturwissenschaften, Facoltà di Filosofia dell’Università di Lipsia, 24 agosto 1942, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 041.
    82 Lebenslauf, 29 marzo 1957, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 018.
    83 Ibidem.
    84 Per il caso delle Riemser Anstalten cfr. J.U. Lichte, Die Forschung auf der Insel Riems von 1933 bis 1945 unter besonderer Berücksichtigung der NS-Zwangsarbeiter, tesi di dottorato, Facoltà di medicina dell’Università Ernst-Moritz-Arndt, Greifswald 2011, URL: https://epub.ub.uni-greifswald.de/frontdoor/deliver/index/docId/716/file/DissLichteJanUlrich.pdf (sito visitato il 22 gennaio 2021).
    85 Zeugnis, Institut für Physik des Kaiser-Wilhelm-Instituts Heidelberg, 12 ottobre 1945, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 045.
    86 Ibidem.
    87 Ein dunkles Kapitel: Wissenschaft in der NS-Diktatur, Universität Heidelberg, pp. 23-28, qui p. 26, URL: https://books.ub.uni-heidelberg.de/heibooks/reader/download/72/72-4-7141-1-10-20160715.pdf (sito visitato il 22 gennaio 2021).
    88 Per storia ed evoluzione della bomba atomica, in particolarmente in ambito statunitense, cfr. B.C. Reed, The History and Science of the Manhattan Project, Springer, Berlin 2019.
    89 Verbale di informazioni rese da persona informata [Christina Gehlen] sui fatti redatto in forma riassuntiva, 15 aprile 2002, ACS, Raccolte speciali, Direttiva Renzi (2014), Ministero dell’Interno, Procedimento Penale 91/97, allegato 17 all’annotazione dell’Isp. Michele Cacioppo del 3.10.2001.
    90 Zeugnis, Dolmetscher-Institut der Handelshochschule Leipzig, 23 luglio 1943, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 43.
    91 V. Gayda, Che cosa vuole l’Italia?, Edizioni de Il Giornale d’Italia, Roma 1940.
    92 P. Monelli, Roma 1943, Mondadori, Milano 1979, p. 323.
    93 V. Gayda, Was will Italien?, Goten-Verlag H. Eisentraut, Leipzig 1941.
    94 Zeugnis, Institut für Physik des Kaiser-Wilhelm-Instituts Heidelberg, 12 ottobre 1945, BND-Archiv, P1_2160_01_OT, doc. 045.
    95 Trascrizione dell’intervista a Christina Gehlen, 8 ottobre 2019, non pubblicata; cfr. R.D. Müller, op.cit., p. 448.
    96 Nota, BND, 20 gennaio 1958, BND-Archiv, P1_2160_02_OT, doc. 45.
    97 E. Schmidt-Eenboom, T. Wegener Friis, C. Franceschini, Spionage unter Freunden, cit., p. 54; R.D. Müller, Reinhard Gehlen, cit., p. 26.
    Sarah Anna-Maria Lias Ceide, ODEUM Roma. L’Organisation Gehlen in Italia agli inizi della guerra fredda (1946-1956), Tesi di Dottorato, Università degli Studi di Napoli “Federico II”, 2022

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