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#dirittiumani — Public Fediverse posts

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  1. A proposito di condanne a morte, una buona notizia viene dal Libano: il parlamento libanese ha approvato la legge che abolisce la pena di morte, che era sospesa dal 2004. Ne dà informazione Pierangelo Monti del MIR.

    #Libano #dirittiumani

  2. A proposito di condanne a morte, una buona notizia viene dal Libano: il parlamento libanese ha approvato la legge che abolisce la pena di morte, che era sospesa dal 2004. Ne dà informazione Pierangelo Monti del MIR.

    #Libano #dirittiumani

  3. A proposito di condanne a morte, una buona notizia viene dal Libano: il parlamento libanese ha approvato la legge che abolisce la pena di morte, che era sospesa dal 2004. Ne dà informazione Pierangelo Monti del MIR.

    #Libano #dirittiumani

  4. A proposito di condanne a morte, una buona notizia viene dal Libano: il parlamento libanese ha approvato la legge che abolisce la pena di morte, che era sospesa dal 2004. Ne dà informazione Pierangelo Monti del MIR.

    #Libano #dirittiumani

  5. A proposito di condanne a morte, una buona notizia viene dal Libano: il parlamento libanese ha approvato la legge che abolisce la pena di morte, che era sospesa dal 2004. Ne dà informazione Pierangelo Monti del MIR.

    #Libano #dirittiumani

  6. Il vignettista egiziano Ashraf Omar è stato arrestato nella sua abitazione il 22 luglio 2024 e in custodia cautelare per aver pubblicato vignette satiriche sui media indipendenti

    Le sue vignette deridevano la crisi elettrica, il debito pubblico e la vendita dei beni statali. Accusato di accuse legate al terrorismo, il suo processo è stato rinviato più volte.

    #Egitto #dirittiumani #AshrafOmar

  7. Il vignettista egiziano Ashraf Omar è stato arrestato nella sua abitazione il 22 luglio 2024 e in custodia cautelare per aver pubblicato vignette satiriche sui media indipendenti

    Le sue vignette deridevano la crisi elettrica, il debito pubblico e la vendita dei beni statali. Accusato di accuse legate al terrorismo, il suo processo è stato rinviato più volte.

    #Egitto #dirittiumani #AshrafOmar

  8. Il vignettista egiziano Ashraf Omar è stato arrestato nella sua abitazione il 22 luglio 2024 e in custodia cautelare per aver pubblicato vignette satiriche sui media indipendenti

    Le sue vignette deridevano la crisi elettrica, il debito pubblico e la vendita dei beni statali. Accusato di accuse legate al terrorismo, il suo processo è stato rinviato più volte.

    #Egitto #dirittiumani #AshrafOmar

  9. Il vignettista egiziano Ashraf Omar è stato arrestato nella sua abitazione il 22 luglio 2024 e in custodia cautelare per aver pubblicato vignette satiriche sui media indipendenti

    Le sue vignette deridevano la crisi elettrica, il debito pubblico e la vendita dei beni statali. Accusato di accuse legate al terrorismo, il suo processo è stato rinviato più volte.

    #Egitto #dirittiumani #AshrafOmar

  10. Il vignettista egiziano Ashraf Omar è stato arrestato nella sua abitazione il 22 luglio 2024 e in custodia cautelare per aver pubblicato vignette satiriche sui media indipendenti

    Le sue vignette deridevano la crisi elettrica, il debito pubblico e la vendita dei beni statali. Accusato di accuse legate al terrorismo, il suo processo è stato rinviato più volte.

    #Egitto #dirittiumani #AshrafOmar

  11. Di fronte a una grave involuzione del sistema penitenziario, un percorso in cinque letture per ripensare (e superare) il modello detentivo

    #carcere #DirittiUmani
    gognablog.sherpa-gate.com/racc

  12. Di fronte a una grave involuzione del sistema penitenziario, un percorso in cinque letture per ripensare (e superare) il modello detentivo

    #carcere #DirittiUmani
    gognablog.sherpa-gate.com/racc

  13. Di fronte a una grave involuzione del sistema penitenziario, un percorso in cinque letture per ripensare (e superare) il modello detentivo

    #carcere #DirittiUmani
    gognablog.sherpa-gate.com/racc

  14. Di fronte a una grave involuzione del sistema penitenziario, un percorso in cinque letture per ripensare (e superare) il modello detentivo

    #carcere #DirittiUmani
    gognablog.sherpa-gate.com/racc

  15. Di fronte a una grave involuzione del sistema penitenziario, un percorso in cinque letture per ripensare (e superare) il modello detentivo

    #carcere #DirittiUmani
    gognablog.sherpa-gate.com/racc

  16. Un numero scritto sul corpo.
    Non è una scena del passato: è successo il 17 agosto 2026 a Qabatiya, nella Cisgiordania occupata.

    L’esercito israeliano lo ha confermato: durante un raid con perquisizioni in circa cento edifici, persone palestinesi fermate sono state contrassegnate con numeri a pennarello sulla fronte e sulle braccia, interrogate e poi rilasciate. L’uomo ripreso con il numero 44 ha raccontato di non aver mai vissuto nulla di simile nei precedenti arresti. Un altro fermato ha detto di essere stato trattato «come un animale».

    Non è un episodio isolato: pratiche analoghe erano già emerse ad aprile a Jenin e nel 2024 nell’area di Hebron. Già nel 2009 l’esercito israeliano aveva ordinato di interrompere la pratica.

    Questa è la scelta, ripetuta e non casuale, di ridurre un essere umano a un codice identificativo: la disumanizzazione cresce in un contesto politico che la rende possibile, normale, persino giustificabile.

    L’Unione europea chiede da mesi misure concrete contro la violenza in Cisgiordania.
    Ora le parole non bastano più: servono responsabilità, conseguenze e una politica estera europea senza ambiguità né doppi standard.

    La dignità umana non è negoziabile.

    #Cisgiordania #Palestina #DirittiUmani #Israele #WestBank #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  17. Un numero scritto sul corpo.
    Non è una scena del passato: è successo il 17 agosto 2026 a Qabatiya, nella Cisgiordania occupata.

    L’esercito israeliano lo ha confermato: durante un raid con perquisizioni in circa cento edifici, persone palestinesi fermate sono state contrassegnate con numeri a pennarello sulla fronte e sulle braccia, interrogate e poi rilasciate. L’uomo ripreso con il numero 44 ha raccontato di non aver mai vissuto nulla di simile nei precedenti arresti. Un altro fermato ha detto di essere stato trattato «come un animale».

    Non è un episodio isolato: pratiche analoghe erano già emerse ad aprile a Jenin e nel 2024 nell’area di Hebron. Già nel 2009 l’esercito israeliano aveva ordinato di interrompere la pratica.

    Questa è la scelta, ripetuta e non casuale, di ridurre un essere umano a un codice identificativo: la disumanizzazione cresce in un contesto politico che la rende possibile, normale, persino giustificabile.

    L’Unione europea chiede da mesi misure concrete contro la violenza in Cisgiordania.
    Ora le parole non bastano più: servono responsabilità, conseguenze e una politica estera europea senza ambiguità né doppi standard.

    La dignità umana non è negoziabile.

    #Cisgiordania #Palestina #DirittiUmani #Israele #WestBank #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  18. Un numero scritto sul corpo.
    Non è una scena del passato: è successo il 17 agosto 2026 a Qabatiya, nella Cisgiordania occupata.

    L’esercito israeliano lo ha confermato: durante un raid con perquisizioni in circa cento edifici, persone palestinesi fermate sono state contrassegnate con numeri a pennarello sulla fronte e sulle braccia, interrogate e poi rilasciate. L’uomo ripreso con il numero 44 ha raccontato di non aver mai vissuto nulla di simile nei precedenti arresti. Un altro fermato ha detto di essere stato trattato «come un animale».

    Non è un episodio isolato: pratiche analoghe erano già emerse ad aprile a Jenin e nel 2024 nell’area di Hebron. Già nel 2009 l’esercito israeliano aveva ordinato di interrompere la pratica.

    Questa è la scelta, ripetuta e non casuale, di ridurre un essere umano a un codice identificativo: la disumanizzazione cresce in un contesto politico che la rende possibile, normale, persino giustificabile.

    L’Unione europea chiede da mesi misure concrete contro la violenza in Cisgiordania.
    Ora le parole non bastano più: servono responsabilità, conseguenze e una politica estera europea senza ambiguità né doppi standard.

    La dignità umana non è negoziabile.

    #Cisgiordania #Palestina #DirittiUmani #Israele #WestBank #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  19. Un numero scritto sul corpo.
    Non è una scena del passato: è successo il 17 agosto 2026 a Qabatiya, nella Cisgiordania occupata.

    L’esercito israeliano lo ha confermato: durante un raid con perquisizioni in circa cento edifici, persone palestinesi fermate sono state contrassegnate con numeri a pennarello sulla fronte e sulle braccia, interrogate e poi rilasciate. L’uomo ripreso con il numero 44 ha raccontato di non aver mai vissuto nulla di simile nei precedenti arresti. Un altro fermato ha detto di essere stato trattato «come un animale».

    Non è un episodio isolato: pratiche analoghe erano già emerse ad aprile a Jenin e nel 2024 nell’area di Hebron. Già nel 2009 l’esercito israeliano aveva ordinato di interrompere la pratica.

    Questa è la scelta, ripetuta e non casuale, di ridurre un essere umano a un codice identificativo: la disumanizzazione cresce in un contesto politico che la rende possibile, normale, persino giustificabile.

    L’Unione europea chiede da mesi misure concrete contro la violenza in Cisgiordania.
    Ora le parole non bastano più: servono responsabilità, conseguenze e una politica estera europea senza ambiguità né doppi standard.

    La dignità umana non è negoziabile.

    #Cisgiordania #Palestina #DirittiUmani #Israele #WestBank #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  20. Un numero scritto sul corpo.
    Non è una scena del passato: è successo il 17 agosto 2026 a Qabatiya, nella Cisgiordania occupata.

    L’esercito israeliano lo ha confermato: durante un raid con perquisizioni in circa cento edifici, persone palestinesi fermate sono state contrassegnate con numeri a pennarello sulla fronte e sulle braccia, interrogate e poi rilasciate. L’uomo ripreso con il numero 44 ha raccontato di non aver mai vissuto nulla di simile nei precedenti arresti. Un altro fermato ha detto di essere stato trattato «come un animale».

    Non è un episodio isolato: pratiche analoghe erano già emerse ad aprile a Jenin e nel 2024 nell’area di Hebron. Già nel 2009 l’esercito israeliano aveva ordinato di interrompere la pratica.

    Questa è la scelta, ripetuta e non casuale, di ridurre un essere umano a un codice identificativo: la disumanizzazione cresce in un contesto politico che la rende possibile, normale, persino giustificabile.

    L’Unione europea chiede da mesi misure concrete contro la violenza in Cisgiordania.
    Ora le parole non bastano più: servono responsabilità, conseguenze e una politica estera europea senza ambiguità né doppi standard.

    La dignità umana non è negoziabile.

    #Cisgiordania #Palestina #DirittiUmani #Israele #WestBank #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  21. Avete visto che Instagram ha cambiato il logo? 😍
    Peccato che guerre, fame, povertà, crisi climatica siano ancora tutte là fuori.
    Quando cominciamo a occuparci anche del mondo che sta andando a pezzi?

    #Instagram #CrisiUmanitaria #CrisiClimatica #Povertà #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  22. Avete visto che Instagram ha cambiato il logo? 😍
    Peccato che guerre, fame, povertà, crisi climatica siano ancora tutte là fuori.
    Quando cominciamo a occuparci anche del mondo che sta andando a pezzi?

    #Instagram #CrisiUmanitaria #CrisiClimatica #Povertà #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  23. Avete visto che Instagram ha cambiato il logo? 😍
    Peccato che guerre, fame, povertà, crisi climatica siano ancora tutte là fuori.
    Quando cominciamo a occuparci anche del mondo che sta andando a pezzi?

    #Instagram #CrisiUmanitaria #CrisiClimatica #Povertà #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  24. Avete visto che Instagram ha cambiato il logo? 😍
    Peccato che guerre, fame, povertà, crisi climatica siano ancora tutte là fuori.
    Quando cominciamo a occuparci anche del mondo che sta andando a pezzi?

    #Instagram #CrisiUmanitaria #CrisiClimatica #Povertà #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  25. Avete visto che Instagram ha cambiato il logo? 😍
    Peccato che guerre, fame, povertà, crisi climatica siano ancora tutte là fuori.
    Quando cominciamo a occuparci anche del mondo che sta andando a pezzi?

    #Instagram #CrisiUmanitaria #CrisiClimatica #Povertà #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  26. Il trucco è sempre quello: convincerti che il problema sia chi ha meno di te, così non guardi mai chi ha molto più di tutti.

    Mentre milioni di persone faticano a pagare affitto, bollette e spese, la ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di pochissimi.

    In Italia, negli ultimi 15 anni, il 91% dell’aumento di ricchezza è finito al 5% più ricco; i salari reali, invece, non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto del 2021 e oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta.

    Eppure il bersaglio perfetto resta il migrante: ben visibile, vulnerabile, senza lobby a difenderlo, senza giornali a elogiarlo, senza miliardi con cui influenzare la politica.

    È molto più semplice alimentare una guerra tra poveri che discutere di salari, rendite, paradisi fiscali, welfare, casa, redistribuzione.

    I migranti non decidono i salari, non fissano gli affitti, non tagliano il welfare e non scrivono le regole fiscali.
    Eppure, finché la rabbia di chi sta peggio viene indirizzata contro chi sta ancora peggio, chi concentra ricchezza e potere può proseguire indisturbato.

    La guerra tra poveri non redistribuisce un euro.
    Serve soltanto a lasciare tutto esattamente com’è.

    Non è ora di finirla?

    #Disuguaglianze #Migrazioni #Povertà #GiustiziaSociale #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  27. Il trucco è sempre quello: convincerti che il problema sia chi ha meno di te, così non guardi mai chi ha molto più di tutti.

    Mentre milioni di persone faticano a pagare affitto, bollette e spese, la ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di pochissimi.

    In Italia, negli ultimi 15 anni, il 91% dell’aumento di ricchezza è finito al 5% più ricco; i salari reali, invece, non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto del 2021 e oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta.

    Eppure il bersaglio perfetto resta il migrante: ben visibile, vulnerabile, senza lobby a difenderlo, senza giornali a elogiarlo, senza miliardi con cui influenzare la politica.

    È molto più semplice alimentare una guerra tra poveri che discutere di salari, rendite, paradisi fiscali, welfare, casa, redistribuzione.

    I migranti non decidono i salari, non fissano gli affitti, non tagliano il welfare e non scrivono le regole fiscali.
    Eppure, finché la rabbia di chi sta peggio viene indirizzata contro chi sta ancora peggio, chi concentra ricchezza e potere può proseguire indisturbato.

    La guerra tra poveri non redistribuisce un euro.
    Serve soltanto a lasciare tutto esattamente com’è.

    Non è ora di finirla?

    #Disuguaglianze #Migrazioni #Povertà #GiustiziaSociale #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  28. Il trucco è sempre quello: convincerti che il problema sia chi ha meno di te, così non guardi mai chi ha molto più di tutti.

    Mentre milioni di persone faticano a pagare affitto, bollette e spese, la ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di pochissimi.

    In Italia, negli ultimi 15 anni, il 91% dell’aumento di ricchezza è finito al 5% più ricco; i salari reali, invece, non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto del 2021 e oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta.

    Eppure il bersaglio perfetto resta il migrante: ben visibile, vulnerabile, senza lobby a difenderlo, senza giornali a elogiarlo, senza miliardi con cui influenzare la politica.

    È molto più semplice alimentare una guerra tra poveri che discutere di salari, rendite, paradisi fiscali, welfare, casa, redistribuzione.

    I migranti non decidono i salari, non fissano gli affitti, non tagliano il welfare e non scrivono le regole fiscali.
    Eppure, finché la rabbia di chi sta peggio viene indirizzata contro chi sta ancora peggio, chi concentra ricchezza e potere può proseguire indisturbato.

    La guerra tra poveri non redistribuisce un euro.
    Serve soltanto a lasciare tutto esattamente com’è.

    Non è ora di finirla?

    #Disuguaglianze #Migrazioni #Povertà #GiustiziaSociale #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  29. Il trucco è sempre quello: convincerti che il problema sia chi ha meno di te, così non guardi mai chi ha molto più di tutti.

    Mentre milioni di persone faticano a pagare affitto, bollette e spese, la ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di pochissimi.

    In Italia, negli ultimi 15 anni, il 91% dell’aumento di ricchezza è finito al 5% più ricco; i salari reali, invece, non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto del 2021 e oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta.

    Eppure il bersaglio perfetto resta il migrante: ben visibile, vulnerabile, senza lobby a difenderlo, senza giornali a elogiarlo, senza miliardi con cui influenzare la politica.

    È molto più semplice alimentare una guerra tra poveri che discutere di salari, rendite, paradisi fiscali, welfare, casa, redistribuzione.

    I migranti non decidono i salari, non fissano gli affitti, non tagliano il welfare e non scrivono le regole fiscali.
    Eppure, finché la rabbia di chi sta peggio viene indirizzata contro chi sta ancora peggio, chi concentra ricchezza e potere può proseguire indisturbato.

    La guerra tra poveri non redistribuisce un euro.
    Serve soltanto a lasciare tutto esattamente com’è.

    Non è ora di finirla?

    #Disuguaglianze #Migrazioni #Povertà #GiustiziaSociale #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  30. Il trucco è sempre quello: convincerti che il problema sia chi ha meno di te, così non guardi mai chi ha molto più di tutti.

    Mentre milioni di persone faticano a pagare affitto, bollette e spese, la ricchezza continua a concentrarsi nelle mani di pochissimi.

    In Italia, negli ultimi 15 anni, il 91% dell’aumento di ricchezza è finito al 5% più ricco; i salari reali, invece, non hanno ancora recuperato il potere d’acquisto del 2021 e oltre 5,7 milioni di persone vivono in povertà assoluta.

    Eppure il bersaglio perfetto resta il migrante: ben visibile, vulnerabile, senza lobby a difenderlo, senza giornali a elogiarlo, senza miliardi con cui influenzare la politica.

    È molto più semplice alimentare una guerra tra poveri che discutere di salari, rendite, paradisi fiscali, welfare, casa, redistribuzione.

    I migranti non decidono i salari, non fissano gli affitti, non tagliano il welfare e non scrivono le regole fiscali.
    Eppure, finché la rabbia di chi sta peggio viene indirizzata contro chi sta ancora peggio, chi concentra ricchezza e potere può proseguire indisturbato.

    La guerra tra poveri non redistribuisce un euro.
    Serve soltanto a lasciare tutto esattamente com’è.

    Non è ora di finirla?

    #Disuguaglianze #Migrazioni #Povertà #GiustiziaSociale #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  31. A Qusra non c’è niente di nuovo: è cambiato solo chi subisce la violenza.

    Da giorni famiglie palestinesi sono assediate da coloni israeliani, con accessi bloccati e forniture interrotte. Ma la reazione internazionale diventa improvvisamente più dura quando si scopre che una delle case appartiene a un palestinese-americano e che nel villaggio ci sono anche cinque cittadini italiani.

    Eppure, in Cisgiordania, la violenza dei coloni, le intimidazioni, gli attacchi alle abitazioni e gli sfollamenti forzati non sono certo un’eccezione: sono una realtà documentata da tempo dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni internazionali.

    Le stesse tutele dovrebbero valere per chiunque.

    Se invece per indignarci serve che tra le vittime ci sia un cittadino occidentale, allora continuiamo semplicemente a considerare alcune vite più importanti di altre.

    #Cisgiordania #Palestina #DirittiUmani #Qusra #ColoniIsraeliani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  32. A Qusra non c’è niente di nuovo: è cambiato solo chi subisce la violenza.

    Da giorni famiglie palestinesi sono assediate da coloni israeliani, con accessi bloccati e forniture interrotte. Ma la reazione internazionale diventa improvvisamente più dura quando si scopre che una delle case appartiene a un palestinese-americano e che nel villaggio ci sono anche cinque cittadini italiani.

    Eppure, in Cisgiordania, la violenza dei coloni, le intimidazioni, gli attacchi alle abitazioni e gli sfollamenti forzati non sono certo un’eccezione: sono una realtà documentata da tempo dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni internazionali.

    Le stesse tutele dovrebbero valere per chiunque.

    Se invece per indignarci serve che tra le vittime ci sia un cittadino occidentale, allora continuiamo semplicemente a considerare alcune vite più importanti di altre.

    #Cisgiordania #Palestina #DirittiUmani #Qusra #ColoniIsraeliani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  33. A Qusra non c’è niente di nuovo: è cambiato solo chi subisce la violenza.

    Da giorni famiglie palestinesi sono assediate da coloni israeliani, con accessi bloccati e forniture interrotte. Ma la reazione internazionale diventa improvvisamente più dura quando si scopre che una delle case appartiene a un palestinese-americano e che nel villaggio ci sono anche cinque cittadini italiani.

    Eppure, in Cisgiordania, la violenza dei coloni, le intimidazioni, gli attacchi alle abitazioni e gli sfollamenti forzati non sono certo un’eccezione: sono una realtà documentata da tempo dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni internazionali.

    Le stesse tutele dovrebbero valere per chiunque.

    Se invece per indignarci serve che tra le vittime ci sia un cittadino occidentale, allora continuiamo semplicemente a considerare alcune vite più importanti di altre.

    #Cisgiordania #Palestina #DirittiUmani #Qusra #ColoniIsraeliani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  34. A Qusra non c’è niente di nuovo: è cambiato solo chi subisce la violenza.

    Da giorni famiglie palestinesi sono assediate da coloni israeliani, con accessi bloccati e forniture interrotte. Ma la reazione internazionale diventa improvvisamente più dura quando si scopre che una delle case appartiene a un palestinese-americano e che nel villaggio ci sono anche cinque cittadini italiani.

    Eppure, in Cisgiordania, la violenza dei coloni, le intimidazioni, gli attacchi alle abitazioni e gli sfollamenti forzati non sono certo un’eccezione: sono una realtà documentata da tempo dalle Nazioni Unite e dalle organizzazioni internazionali.

    Le stesse tutele dovrebbero valere per chiunque.

    Se invece per indignarci serve che tra le vittime ci sia un cittadino occidentale, allora continuiamo semplicemente a considerare alcune vite più importanti di altre.

    #Cisgiordania #Palestina #DirittiUmani #Qusra #ColoniIsraeliani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  35. Il diritto internazionale non può valere solo contro i nostri avversari.

    Le sanzioni USA contro Francesca Albanese e il giudice della Corte penale internazionale Nicolas Guillou mostrano quanto l’Europa sia ancora vulnerabile alle pressioni delle grandi potenze.

    Nela Riehl, europarlamentare di Volt, lo dice chiaramente: nessuno è al di sopra della legge.
    Né Trump, né Netanyahu, né Putin.

    Per questo serve l’Europa federale: per un’Europa forte, sovrana e capace di proteggere i propri cittadini!

    #DirittoInternazionale #UnioneEuropea #CortePenaleInternazionale #Europa #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  36. Il diritto internazionale non può valere solo contro i nostri avversari.

    Le sanzioni USA contro Francesca Albanese e il giudice della Corte penale internazionale Nicolas Guillou mostrano quanto l’Europa sia ancora vulnerabile alle pressioni delle grandi potenze.

    Nela Riehl, europarlamentare di Volt, lo dice chiaramente: nessuno è al di sopra della legge.
    Né Trump, né Netanyahu, né Putin.

    Per questo serve l’Europa federale: per un’Europa forte, sovrana e capace di proteggere i propri cittadini!

    #DirittoInternazionale #UnioneEuropea #CortePenaleInternazionale #Europa #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  37. Il diritto internazionale non può valere solo contro i nostri avversari.

    Le sanzioni USA contro Francesca Albanese e il giudice della Corte penale internazionale Nicolas Guillou mostrano quanto l’Europa sia ancora vulnerabile alle pressioni delle grandi potenze.

    Nela Riehl, europarlamentare di Volt, lo dice chiaramente: nessuno è al di sopra della legge.
    Né Trump, né Netanyahu, né Putin.

    Per questo serve l’Europa federale: per un’Europa forte, sovrana e capace di proteggere i propri cittadini!

    #DirittoInternazionale #UnioneEuropea #CortePenaleInternazionale #Europa #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  38. Il diritto internazionale non può valere solo contro i nostri avversari.

    Le sanzioni USA contro Francesca Albanese e il giudice della Corte penale internazionale Nicolas Guillou mostrano quanto l’Europa sia ancora vulnerabile alle pressioni delle grandi potenze.

    Nela Riehl, europarlamentare di Volt, lo dice chiaramente: nessuno è al di sopra della legge.
    Né Trump, né Netanyahu, né Putin.

    Per questo serve l’Europa federale: per un’Europa forte, sovrana e capace di proteggere i propri cittadini!

    #DirittoInternazionale #UnioneEuropea #CortePenaleInternazionale #Europa #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa