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#dirittiumani — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #dirittiumani, aggregated by home.social.

  1. Una pena può limitare la libertà: non può cancellare il diritto alla salute, all’autonomia e alla dignità.

    Eppure, quando si parla di disabilità nelle carceri italiane e nelle REMS, il primo problema è persino sapere quante persone stiamo lasciando indietro. Senza dati pubblici, aggiornati e disaggregati, non può esistere una politica seria: non si possono programmare assistenza sanitaria, strutture accessibili, personale formato o percorsi di reinserimento adeguati.

    Il dato nazionale citato dal Ministero risale ad un monitoraggio del 2015: 628 persone detenute con disabilità o limitazioni funzionali. Nel 2026 si parla di nuovi monitoraggi sulla sanità penitenziaria e sugli spazi, ma manca ancora un quadro pubblico completo sulle persone con disabilità private della libertà.

    Questa invisibilità non è neutra. Significa rendere più difficile individuare barriere, abusi e bisogni specifici, affidando di fatto la tutela dei diritti all’istituto in cui una persona si trova detenuta.

    Servono dati annuali e trasparenti, ambienti realmente accessibili, assistenza qualificata e percorsi educativi, sanitari e lavorativi personalizzati.

    Perché i diritti non si sospendono dietro le sbarre.

    #Disabilità #DirittiUmani #Carcere #Inclusione #Accessibilità #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  2. Le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump contro giudici e funzionari della Corte Penale Internazionale sono un attacco diretto all’indipendenza di un’istituzione nata per perseguire genocidi, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimine di aggressione, chiunque ne sia responsabile.

    Di fronte a questa offensiva, l’Europa deve difendere concretamente la CPI, i suoi giudici e tutte le persone e organizzazioni che collaborano con essa, anche proteggendole dagli effetti delle sanzioni statunitensi.

    Per questo Volt aderisce alla manifestazione promossa da Eumans e Non c’è Pace Senza Giustizia: in rappresentanza di Volt sarà presente anche Guido Silvestri, Presidente del Consiglio Strategico di Volt Europa in Italia.

    📍 Roma, Piazzale Ugo La Malfa, accanto alla FAO
    🗓 16 luglio, ore 18.00

    Partecipa anche tu!

    Perché nessuno Stato, nessun governo e nessun leader può essere al di sopra del diritto internazionale.

    #CortePenaleInternazionale #GiustiziaInternazionale #DirittoInternazionale #DirittiUmani #DifendiamoLaCPI #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  3. Le sanzioni imposte dall’amministrazione Trump contro giudici e funzionari della Corte Penale Internazionale sono un attacco diretto all’indipendenza di un’istituzione nata per perseguire genocidi, crimini contro l’umanità, crimini di guerra e crimine di aggressione, chiunque ne sia responsabile.

    Di fronte a questa offensiva, l’Europa deve difendere concretamente la CPI, i suoi giudici e tutte le persone e organizzazioni che collaborano con essa, anche proteggendole dagli effetti delle sanzioni statunitensi.

    Per questo Volt aderisce alla manifestazione promossa da Eumans e Non c’è Pace Senza Giustizia: in rappresentanza di Volt sarà presente anche Guido Silvestri, Presidente del Consiglio Strategico di Volt Europa in Italia.

    📍 Roma, Piazzale Ugo La Malfa, accanto alla FAO
    🗓 16 luglio, ore 18.00

    Partecipa anche tu!

    Perché nessuno Stato, nessun governo e nessun leader può essere al di sopra del diritto internazionale.

    #CortePenaleInternazionale #GiustiziaInternazionale #DirittoInternazionale #DirittiUmani #DifendiamoLaCPI #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  4. Per anni la guerra in Sudan è stata raccontata come una tragedia lontana, quasi inevitabile. Ma le guerre non si alimentano da sole: servono armi, denaro e sostegno politico. Per fermarle bisogna chiamare in causa anche chi, dall’esterno, contribuisce a renderle possibili.

    È ciò che ha fatto Nela Riehl, europarlamentare di Volt, insieme alla società civile e alle organizzazioni per i diritti umani.
    Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che condanna le atrocità in Sudan, chiede di interrompere ogni sostegno alle Forze di Supporto Rapido e indica esplicitamente il ruolo degli Emirati Arabi Uniti nell’alimentare il conflitto.

    Il Parlamento chiede inoltre sanzioni contro i responsabili degli attacchi ai civili e contro chi sostiene la guerra dall’esterno.

    Nessun interesse economico può valere più della vita delle persone: questa è una vittoria per il Sudan e un passo verso un’Europa capace finalmente di mettere davvero i diritti umani al centro della propria politica estera.

    #Sudan #DirittiUmani #ParlamentoEuropeo #CriminiDiGuerra #Giustizia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  5. Per anni la guerra in Sudan è stata raccontata come una tragedia lontana, quasi inevitabile. Ma le guerre non si alimentano da sole: servono armi, denaro e sostegno politico. Per fermarle bisogna chiamare in causa anche chi, dall’esterno, contribuisce a renderle possibili.

    È ciò che ha fatto Nela Riehl, europarlamentare di Volt, insieme alla società civile e alle organizzazioni per i diritti umani.
    Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che condanna le atrocità in Sudan, chiede di interrompere ogni sostegno alle Forze di Supporto Rapido e indica esplicitamente il ruolo degli Emirati Arabi Uniti nell’alimentare il conflitto.

    Il Parlamento chiede inoltre sanzioni contro i responsabili degli attacchi ai civili e contro chi sostiene la guerra dall’esterno.

    Nessun interesse economico può valere più della vita delle persone: questa è una vittoria per il Sudan e un passo verso un’Europa capace finalmente di mettere davvero i diritti umani al centro della propria politica estera.

    #Sudan #DirittiUmani #ParlamentoEuropeo #CriminiDiGuerra #Giustizia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  6. Per anni la guerra in Sudan è stata raccontata come una tragedia lontana, quasi inevitabile. Ma le guerre non si alimentano da sole: servono armi, denaro e sostegno politico. Per fermarle bisogna chiamare in causa anche chi, dall’esterno, contribuisce a renderle possibili.

    È ciò che ha fatto Nela Riehl, europarlamentare di Volt, insieme alla società civile e alle organizzazioni per i diritti umani.
    Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che condanna le atrocità in Sudan, chiede di interrompere ogni sostegno alle Forze di Supporto Rapido e indica esplicitamente il ruolo degli Emirati Arabi Uniti nell’alimentare il conflitto.

    Il Parlamento chiede inoltre sanzioni contro i responsabili degli attacchi ai civili e contro chi sostiene la guerra dall’esterno.

    Nessun interesse economico può valere più della vita delle persone: questa è una vittoria per il Sudan e un passo verso un’Europa capace finalmente di mettere davvero i diritti umani al centro della propria politica estera.

    #Sudan #DirittiUmani #ParlamentoEuropeo #CriminiDiGuerra #Giustizia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  7. Per anni la guerra in Sudan è stata raccontata come una tragedia lontana, quasi inevitabile. Ma le guerre non si alimentano da sole: servono armi, denaro e sostegno politico. Per fermarle bisogna chiamare in causa anche chi, dall’esterno, contribuisce a renderle possibili.

    È ciò che ha fatto Nela Riehl, europarlamentare di Volt, insieme alla società civile e alle organizzazioni per i diritti umani.
    Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che condanna le atrocità in Sudan, chiede di interrompere ogni sostegno alle Forze di Supporto Rapido e indica esplicitamente il ruolo degli Emirati Arabi Uniti nell’alimentare il conflitto.

    Il Parlamento chiede inoltre sanzioni contro i responsabili degli attacchi ai civili e contro chi sostiene la guerra dall’esterno.

    Nessun interesse economico può valere più della vita delle persone: questa è una vittoria per il Sudan e un passo verso un’Europa capace finalmente di mettere davvero i diritti umani al centro della propria politica estera.

    #Sudan #DirittiUmani #ParlamentoEuropeo #CriminiDiGuerra #Giustizia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  8. Per anni la guerra in Sudan è stata raccontata come una tragedia lontana, quasi inevitabile. Ma le guerre non si alimentano da sole: servono armi, denaro e sostegno politico. Per fermarle bisogna chiamare in causa anche chi, dall’esterno, contribuisce a renderle possibili.

    È ciò che ha fatto Nela Riehl, europarlamentare di Volt, insieme alla società civile e alle organizzazioni per i diritti umani.
    Il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione che condanna le atrocità in Sudan, chiede di interrompere ogni sostegno alle Forze di Supporto Rapido e indica esplicitamente il ruolo degli Emirati Arabi Uniti nell’alimentare il conflitto.

    Il Parlamento chiede inoltre sanzioni contro i responsabili degli attacchi ai civili e contro chi sostiene la guerra dall’esterno.

    Nessun interesse economico può valere più della vita delle persone: questa è una vittoria per il Sudan e un passo verso un’Europa capace finalmente di mettere davvero i diritti umani al centro della propria politica estera.

    #Sudan #DirittiUmani #ParlamentoEuropeo #CriminiDiGuerra #Giustizia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  9. Youtube continua a shadowbannarmi i video che fanno riflettere le persone, facendole uscire dal solito schema di contenuto passivo.

    I miei contenuti sono attivi, e questo non gli piace.

    Sostieni il progetto condividendo i video nei tuoi social e con le persone che conosci.

    Ma non solo, il tuo supporto diretto è fondamentale per il canale, basta poco, un caffè al mese vuol dire davvero molto e fa la differenza!

    ko-fi.com/ctrlaltdelirio

    #attivismo #privacy #dirittiumani

  10. Un evento riservato alle persone con disabilità può sembrare un esempio di inclusione. Ma creare un’occasione speciale e separata non risolve il vero problema: la scarsa accessibilità dei concerti in Italia.

    Le persone con disabilità non chiedono occasioni “riservate” come forma di carità. Chiedono di partecipare agli stessi eventi, insieme a famiglie e amici, con la stessa libertà degli altri: acquistare il biglietto online senza interminabili email e telefonate, scegliere con chi andare, avere una visuale adeguata e non essere confinate in aree isolate dietro grate o transenne.

    L’inclusione non consiste nel creare uno spazio a parte, ma nel rimuovere le barriere che impediscono una partecipazione piena a tutt3: perché il diritto alla cultura, alla musica e al divertimento appartiene a tutte e tutti.

    Durante il Disability Pride Month, noi lo ribadiamo: non vogliamo la carità, vogliamo accessibilità. Concerti, spettacoli e luoghi culturali devono essere progettati per ogni persona, fin dall’inizio.

    Leggi la policy sulla disabilità di Volt Italia e unisciti a noi!

    #DisabilityPride #Accessibilità #Disabilità #Inclusione #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  11. Un evento riservato alle persone con disabilità può sembrare un esempio di inclusione. Ma creare un’occasione speciale e separata non risolve il vero problema: la scarsa accessibilità dei concerti in Italia.

    Le persone con disabilità non chiedono occasioni “riservate” come forma di carità. Chiedono di partecipare agli stessi eventi, insieme a famiglie e amici, con la stessa libertà degli altri: acquistare il biglietto online senza interminabili email e telefonate, scegliere con chi andare, avere una visuale adeguata e non essere confinate in aree isolate dietro grate o transenne.

    L’inclusione non consiste nel creare uno spazio a parte, ma nel rimuovere le barriere che impediscono una partecipazione piena a tutt3: perché il diritto alla cultura, alla musica e al divertimento appartiene a tutte e tutti.

    Durante il Disability Pride Month, noi lo ribadiamo: non vogliamo la carità, vogliamo accessibilità. Concerti, spettacoli e luoghi culturali devono essere progettati per ogni persona, fin dall’inizio.

    Leggi la policy sulla disabilità di Volt Italia e unisciti a noi!

    #DisabilityPride #Accessibilità #Disabilità #Inclusione #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  12. Sono passati 31 anni dal genocidio di Srebrenica, dove oltre 8.000 bosgnacchi, musulmani bosniaci, furono uccisi.

    Da Srebrenica alla Palestina, dall’Ucraina al Sudan, dal Myanmar al Congo orientale, la lezione è la stessa: quando vediamo il male, abbiamo il dovere di fermarlo, senza distinguere tra vittime degne e vittime indegne.

    Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

    #Srebrenica #MaiPiù #DirittiUmani #StopGenocidio #GiustiziaGlobale #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  13. Sono passati 31 anni dal genocidio di Srebrenica, dove oltre 8.000 bosgnacchi, musulmani bosniaci, furono uccisi.

    Da Srebrenica alla Palestina, dall’Ucraina al Sudan, dal Myanmar al Congo orientale, la lezione è la stessa: quando vediamo il male, abbiamo il dovere di fermarlo, senza distinguere tra vittime degne e vittime indegne.

    Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

    #Srebrenica #MaiPiù #DirittiUmani #StopGenocidio #GiustiziaGlobale #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  14. Sono passati 31 anni dal genocidio di Srebrenica, dove oltre 8.000 bosgnacchi, musulmani bosniaci, furono uccisi.

    Da Srebrenica alla Palestina, dall’Ucraina al Sudan, dal Myanmar al Congo orientale, la lezione è la stessa: quando vediamo il male, abbiamo il dovere di fermarlo, senza distinguere tra vittime degne e vittime indegne.

    Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

    #Srebrenica #MaiPiù #DirittiUmani #StopGenocidio #GiustiziaGlobale #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  15. Sono passati 31 anni dal genocidio di Srebrenica, dove oltre 8.000 bosgnacchi, musulmani bosniaci, furono uccisi.

    Da Srebrenica alla Palestina, dall’Ucraina al Sudan, dal Myanmar al Congo orientale, la lezione è la stessa: quando vediamo il male, abbiamo il dovere di fermarlo, senza distinguere tra vittime degne e vittime indegne.

    Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

    #Srebrenica #MaiPiù #DirittiUmani #StopGenocidio #GiustiziaGlobale #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  16. Sono passati 31 anni dal genocidio di Srebrenica, dove oltre 8.000 bosgnacchi, musulmani bosniaci, furono uccisi.

    Da Srebrenica alla Palestina, dall’Ucraina al Sudan, dal Myanmar al Congo orientale, la lezione è la stessa: quando vediamo il male, abbiamo il dovere di fermarlo, senza distinguere tra vittime degne e vittime indegne.

    Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

    #Srebrenica #MaiPiù #DirittiUmani #StopGenocidio #GiustiziaGlobale #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  17. Il 16 aprile 1993 l’ONU dichiarò Srebrenica “zona sicura”. L’11 luglio 1995 le forze serbo-bosniache di Ratko Mladić conquistarono l’enclave, e in pochi giorni oltre 8.000 uomini e ragazzi bosgnacchi furono uccisi, mentre il contingente ONU non riuscì a proteggere la popolazione.

    Il Tribunale per l’ex Jugoslavia e la Corte internazionale di giustizia hanno riconosciuto quei fatti come genocidio.

    Trentuno anni dopo, i vertici della Republika Srpska continuano a negarlo. E gli stessi meccanismi riemergono altrove: zone sicure bombardate a Gaza; una campagna genocidaria contro le comunità non arabe di El Fasher; massacri settari contro alawiti e drusi in Siria; la deportazione illegale di bambini ucraini, per cui la Corte penale internazionale ha emesso un mandato contro Vladimir Putin.

    Ricordare Srebrenica senza guardare a questi conflitti significa tradirne la memoria.

    Per questo Volt lotta per l’Europa che ancora manca: un’Europa unita, democratica e capace di agire, che prevenga questi orrori e li fermi prima che accadano.

    Non un’Europa che arriva dopo, quando resta soltanto da contare i morti.

    #Srebrenica #MaiPiù #DirittiUmani #GiustiziaInternazionale #Memoria #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  18. Il 16 aprile 1993 l’ONU dichiarò Srebrenica “zona sicura”. L’11 luglio 1995 le forze serbo-bosniache di Ratko Mladić conquistarono l’enclave, e in pochi giorni oltre 8.000 uomini e ragazzi bosgnacchi furono uccisi, mentre il contingente ONU non riuscì a proteggere la popolazione.

    Il Tribunale per l’ex Jugoslavia e la Corte internazionale di giustizia hanno riconosciuto quei fatti come genocidio.

    Trentuno anni dopo, i vertici della Republika Srpska continuano a negarlo. E gli stessi meccanismi riemergono altrove: zone sicure bombardate a Gaza; una campagna genocidaria contro le comunità non arabe di El Fasher; massacri settari contro alawiti e drusi in Siria; la deportazione illegale di bambini ucraini, per cui la Corte penale internazionale ha emesso un mandato contro Vladimir Putin.

    Ricordare Srebrenica senza guardare a questi conflitti significa tradirne la memoria.

    Per questo Volt lotta per l’Europa che ancora manca: un’Europa unita, democratica e capace di agire, che prevenga questi orrori e li fermi prima che accadano.

    Non un’Europa che arriva dopo, quando resta soltanto da contare i morti.

    #Srebrenica #MaiPiù #DirittiUmani #GiustiziaInternazionale #Memoria #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  19. Il 16 aprile 1993 l’ONU dichiarò Srebrenica “zona sicura”. L’11 luglio 1995 le forze serbo-bosniache di Ratko Mladić conquistarono l’enclave, e in pochi giorni oltre 8.000 uomini e ragazzi bosgnacchi furono uccisi, mentre il contingente ONU non riuscì a proteggere la popolazione.

    Il Tribunale per l’ex Jugoslavia e la Corte internazionale di giustizia hanno riconosciuto quei fatti come genocidio.

    Trentuno anni dopo, i vertici della Republika Srpska continuano a negarlo. E gli stessi meccanismi riemergono altrove: zone sicure bombardate a Gaza; una campagna genocidaria contro le comunità non arabe di El Fasher; massacri settari contro alawiti e drusi in Siria; la deportazione illegale di bambini ucraini, per cui la Corte penale internazionale ha emesso un mandato contro Vladimir Putin.

    Ricordare Srebrenica senza guardare a questi conflitti significa tradirne la memoria.

    Per questo Volt lotta per l’Europa che ancora manca: un’Europa unita, democratica e capace di agire, che prevenga questi orrori e li fermi prima che accadano.

    Non un’Europa che arriva dopo, quando resta soltanto da contare i morti.

    #Srebrenica #MaiPiù #DirittiUmani #GiustiziaInternazionale #Memoria #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  20. Il 16 aprile 1993 l’ONU dichiarò Srebrenica “zona sicura”. L’11 luglio 1995 le forze serbo-bosniache di Ratko Mladić conquistarono l’enclave, e in pochi giorni oltre 8.000 uomini e ragazzi bosgnacchi furono uccisi, mentre il contingente ONU non riuscì a proteggere la popolazione.

    Il Tribunale per l’ex Jugoslavia e la Corte internazionale di giustizia hanno riconosciuto quei fatti come genocidio.

    Trentuno anni dopo, i vertici della Republika Srpska continuano a negarlo. E gli stessi meccanismi riemergono altrove: zone sicure bombardate a Gaza; una campagna genocidaria contro le comunità non arabe di El Fasher; massacri settari contro alawiti e drusi in Siria; la deportazione illegale di bambini ucraini, per cui la Corte penale internazionale ha emesso un mandato contro Vladimir Putin.

    Ricordare Srebrenica senza guardare a questi conflitti significa tradirne la memoria.

    Per questo Volt lotta per l’Europa che ancora manca: un’Europa unita, democratica e capace di agire, che prevenga questi orrori e li fermi prima che accadano.

    Non un’Europa che arriva dopo, quando resta soltanto da contare i morti.

    #Srebrenica #MaiPiù #DirittiUmani #GiustiziaInternazionale #Memoria #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  21. Il 16 aprile 1993 l’ONU dichiarò Srebrenica “zona sicura”. L’11 luglio 1995 le forze serbo-bosniache di Ratko Mladić conquistarono l’enclave, e in pochi giorni oltre 8.000 uomini e ragazzi bosgnacchi furono uccisi, mentre il contingente ONU non riuscì a proteggere la popolazione.

    Il Tribunale per l’ex Jugoslavia e la Corte internazionale di giustizia hanno riconosciuto quei fatti come genocidio.

    Trentuno anni dopo, i vertici della Republika Srpska continuano a negarlo. E gli stessi meccanismi riemergono altrove: zone sicure bombardate a Gaza; una campagna genocidaria contro le comunità non arabe di El Fasher; massacri settari contro alawiti e drusi in Siria; la deportazione illegale di bambini ucraini, per cui la Corte penale internazionale ha emesso un mandato contro Vladimir Putin.

    Ricordare Srebrenica senza guardare a questi conflitti significa tradirne la memoria.

    Per questo Volt lotta per l’Europa che ancora manca: un’Europa unita, democratica e capace di agire, che prevenga questi orrori e li fermi prima che accadano.

    Non un’Europa che arriva dopo, quando resta soltanto da contare i morti.

    #Srebrenica #MaiPiù #DirittiUmani #GiustiziaInternazionale #Memoria #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  22. Il movimento pacifista in Turchia subisce una dura repressione da parte delle autorità, con arresti di massa che hanno coinvolto oltre un centinaio tra attivisti, giornalisti e accademici in vista del vertice NATO di Ankara. Le manifestazioni contro l'alleanza atlantica e le politiche governative sono state sistematicamente vietate o represse, come documentato da organizzazioni indipendenti.

    peacelink.it/pace/a/51424.html

    #Nato #Turchia #pacifisti #repressione #dirittiumani

  23. Il movimento pacifista in Turchia subisce una dura repressione da parte delle autorità, con arresti di massa che hanno coinvolto oltre un centinaio tra attivisti, giornalisti e accademici in vista del vertice NATO di Ankara. Le manifestazioni contro l'alleanza atlantica e le politiche governative sono state sistematicamente vietate o represse, come documentato da organizzazioni indipendenti.

    peacelink.it/pace/a/51424.html

    #Nato #Turchia #pacifisti #repressione #dirittiumani

  24. Chi ha conosciuto la discriminazione non dovrebbe voltarsi dall’altra parte quando la stessa logica di odio colpisce qualcun altro.

    Aiv Puglielli, parlamentare italo-australiano dei Verdi del Victoria, lo ha ricordato con parole chiarissime: l’odio che un tempo prendeva di mira gli italiani emigrati in Australia oggi si riversa sulle persone migranti e sulla comunità musulmana. Cambia il bersaglio, non cambia il meccanismo: si costruisce un nemico, lo si dipinge come estraneo e lo si usa per alimentare paura, rancore e divisione.

    La storia dei nostri emigrati, accolti con diffidenza, sfruttati e spinti a rinunciare alla propria identità, dovrebbe insegnarci quanto sia pericolosa la retorica della “remigrazione” rilanciata anche in Italia.

    Non esiste un’unica identità legittima. Esistono società plurali, costruite da persone con origini, culture e storie diverse.

    Ricordare non basta: bisogna scegliere da che parte stare. Ieri il bersaglio erano gli italiani, oggi sono i musulmani, domani sarà qualcun altro. L’odio cambia volto, ma il meccanismo resta lo stesso. Spezzarlo significa rifiutare ogni discriminazione, anche quando non colpisce direttamente noi.

    #Antirazzismo #Migrazioni #Islamofobia #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  25. Davanti alla sede dell’ONU, Lobsang Palden è morto dopo essersi dato fuoco per richiamare l’attenzione sul Tibet: dal 2009 oltre 170 tibetani hanno compiuto gesti simili.
    La repressione cinese d'altronde non si ferma ai confini: sorveglianza della diaspora e presunte stazioni di polizia non dichiarate mostrano una repressione transnazionale che riguarda anche l’Europa.
    L’UE deve proteggere tibetani e uiguri, chiedere accesso indipendente a Tibet e Xinjiang e vincolare i rapporti con Pechino ai diritti umani.

    #Tibet #Uiguri #DirittiUmani #Xinjiang #RepressioneCinese #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  26. Davanti alla sede dell’ONU, Lobsang Palden è morto dopo essersi dato fuoco per richiamare l’attenzione sul Tibet: dal 2009 oltre 170 tibetani hanno compiuto gesti simili.
    La repressione cinese d'altronde non si ferma ai confini: sorveglianza della diaspora e presunte stazioni di polizia non dichiarate mostrano una repressione transnazionale che riguarda anche l’Europa.
    L’UE deve proteggere tibetani e uiguri, chiedere accesso indipendente a Tibet e Xinjiang e vincolare i rapporti con Pechino ai diritti umani.

    #Tibet #Uiguri #DirittiUmani #Xinjiang #RepressioneCinese #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  27. Davanti alla sede dell’ONU, Lobsang Palden è morto dopo essersi dato fuoco per richiamare l’attenzione sul Tibet: dal 2009 oltre 170 tibetani hanno compiuto gesti simili.
    La repressione cinese d'altronde non si ferma ai confini: sorveglianza della diaspora e presunte stazioni di polizia non dichiarate mostrano una repressione transnazionale che riguarda anche l’Europa.
    L’UE deve proteggere tibetani e uiguri, chiedere accesso indipendente a Tibet e Xinjiang e vincolare i rapporti con Pechino ai diritti umani.

    #Tibet #Uiguri #DirittiUmani #Xinjiang #RepressioneCinese #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  28. Davanti alla sede dell’ONU, Lobsang Palden è morto dopo essersi dato fuoco per richiamare l’attenzione sul Tibet: dal 2009 oltre 170 tibetani hanno compiuto gesti simili.
    La repressione cinese d'altronde non si ferma ai confini: sorveglianza della diaspora e presunte stazioni di polizia non dichiarate mostrano una repressione transnazionale che riguarda anche l’Europa.
    L’UE deve proteggere tibetani e uiguri, chiedere accesso indipendente a Tibet e Xinjiang e vincolare i rapporti con Pechino ai diritti umani.

    #Tibet #Uiguri #DirittiUmani #Xinjiang #RepressioneCinese #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  29. Davanti alla sede dell’ONU, Lobsang Palden è morto dopo essersi dato fuoco per richiamare l’attenzione sul Tibet: dal 2009 oltre 170 tibetani hanno compiuto gesti simili.
    La repressione cinese d'altronde non si ferma ai confini: sorveglianza della diaspora e presunte stazioni di polizia non dichiarate mostrano una repressione transnazionale che riguarda anche l’Europa.
    L’UE deve proteggere tibetani e uiguri, chiedere accesso indipendente a Tibet e Xinjiang e vincolare i rapporti con Pechino ai diritti umani.

    #Tibet #Uiguri #DirittiUmani #Xinjiang #RepressioneCinese #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  30. La vera vittoria della destra europea

    La vera vittoria della destra europea non è una legge. Le leggi cambiano, si modificano, possono essere cancellate da una maggioranza diversa o da una stagione storica più lungimirante. Più difficile sarà cancellare il cambiamento culturale che si sta consumando sotto i nostri occhi. Perché da anni l'estrema destra lavora con pazienza a spostare il confine di ciò che viene considerato accettabile. E, passo dopo passo, ci è riuscita. La storia insegna che i grandi arretramenti […]

    leargenteetesteduovo.com/2026/

  31. La vera vittoria della destra europea

    La vera vittoria della destra europea non è una legge. Le leggi cambiano, si modificano, possono essere cancellate da una maggioranza diversa o da una stagione storica più lungimirante. Più difficile sarà cancellare il cambiamento culturale che si sta consumando sotto i nostri occhi. Perché da anni l'estrema destra lavora con pazienza a spostare il confine di ciò che viene considerato accettabile. E, passo dopo passo, ci è riuscita. La storia insegna che i grandi arretramenti […]

    leargenteetesteduovo.com/2026/

  32. Oggi, nella Giornata Mondiale del Rifugiato, ricordiamo che proteggere chi fugge da guerre e persecuzioni non è una concessione, ma un dovere.

    Italia e Unione Europea devono superare la propaganda e la retorica dell’emergenza permanente, costruendo un sistema comune fondato sul diritto d’asilo, su vie legali e sicure e sull’integrazione.

    Scuola, lavoro, casa e partecipazione possono trasformare l’accoglienza in autonomia e rafforzare la coesione sociale, la sicurezza collettiva e la crescita. Ma serve la volontà politica di farlo.

    #GiornataMondialeDelRifugiato #DirittoDAsilo #DirittiUmani #Accoglienza #Integrazione #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  33. Oggi, nella Giornata Mondiale del Rifugiato, ricordiamo che proteggere chi fugge da guerre e persecuzioni non è una concessione, ma un dovere.

    Italia e Unione Europea devono superare la propaganda e la retorica dell’emergenza permanente, costruendo un sistema comune fondato sul diritto d’asilo, su vie legali e sicure e sull’integrazione.

    Scuola, lavoro, casa e partecipazione possono trasformare l’accoglienza in autonomia e rafforzare la coesione sociale, la sicurezza collettiva e la crescita. Ma serve la volontà politica di farlo.

    #GiornataMondialeDelRifugiato #DirittoDAsilo #DirittiUmani #Accoglienza #Integrazione #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  34. Oggi sono le persone migranti.
    Domani potrebbe toccare a chiunque non rientri nella LORO idea di Europa.
    È solo la punta dell’iceberg di un piano che calpesta diritti, dignità e valori democratici.

    L’alternativa esiste: siamo noi. Facciamo la differenza, insieme.

    Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

    #Migranti #DirittiUmani #Democrazia #Antifascismo #Europa #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  35. È terribile. Questa non è l’Unione Europea per cui lottiamo.

    L’Europa in cui crediamo difende i diritti umani, protegge i minori e rispetta la dignità di ogni persona.

    Unisciti a noi per costruire un’Europa diversa.

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