#dirittiumani — Public Fediverse posts
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donatella della porta sulla definizione di antisemitismo (dalla newsletter del ‘manifesto’, 7 set. 2026)
Donatella Della Porta
Nata nel 2016 come strumento di catalogazione per documentazione d’archivio, la definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) è del tutto inadeguata a fornire una base legale per la definizione dell’antisemitismo nonché dannosa per la democrazia e per la lotta contro il razzismo.
Oltre a essere vaga ed imprecisa (e anche per questo esplicitamente non vincolante dal punto di vista legale), la definizione paradossalmente viola quegli stessi criteri che vorrebbe difendere, rendendo tendenzialmente inutilizzabile il concetto stesso di anti-semitismo e inquinando le stesse conoscenze sull’andamento del razzismo contro gli ebrei. I suoi effetti sulla libertà di espressione e la libertà accademica sono poi drammatici, contribuendo a ostacolare la ricerca in diversi campi di studio (inclusi quelli sul genocidio ed ebraismo), che sono ormai profondamente divisi.
CONSIDERANDO la core definition dell’Ihra come confusa, già nel 2020 un gruppo di 220 esperti di antisemitismo ha proposto, nella Dichiarazione di Gerusalemme, una definizione di antisemitismo come «discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)». Quegli stessi studiosi avevano osservato che «poiché la definizione dell’Ihra è poco chiara sotto alcuni aspetti fondamentali e ampiamente aperta a diverse interpretazioni, ha causato confusione e generato polemiche, indebolendo così la lotta contro l’antisemitismo».
Specialmente deleteri nei loro effetti sono alcuni degli esempi che fanno parte della proposta Ihra che nei fatti introducono un collegamento tra critica a Israele e antisemitismo affermando che le manifestazioni di antisemitismo possono includere l’attacco allo Stato di Israele, concepito come collettività ebraica. Tuttavia, le critiche a Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite.
Lasciando nel vago la definizione dei criteri per giudicare quando la critica a Israele si distacca da quella ad altri stati, tra gli esempi di critiche a Israele con potenziali connotati antisemiti vengono citate «negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, ad esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è un’impresa razzista»; «fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista»; «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello Stato di Israele».
DATO CHE la comparazione tra eventi storicamente diversi ma con alcune caratteristiche paragonabili è alla base stessa del ragionamento etico e politico, in generale e ancor più scientifico, l’assimilazione all’antisemitismo della utilizzazioni di termini come genocidio, pulizia etnica, apartheid, ghetto, campo di sterminio per riferirsi alle azioni di istituzioni e amministrazioni israeliane permette di reprimere le critiche a Israele. Questo appare tanto più insostenibile in un momento in cui l’appropriatezza della utilizzazione di quei termini alle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale da parte di Israele è stata confermata da attori come corti internazionali, esperti e organizzazioni umanitarie internazionali, radicandosi anche nell’opinione pubblica.
La censura nell’uso di quei termini per definire i crimini di Israele viene poi spesso attivata da una serie di attori, di governo e no, fra i principali promotori di quella definizione fuorviante: dai partiti della destra radicale (che combinano da qualche anno un antisemitismo razzista unito a un sostegno alle politiche razziste di Israele) alle correnti sioniste nei partiti centristi o anche di centro-sinistra (uniti nella difesa del passato coloniale), dalla stampa mainstream alle campagne dell’Hasbara israeliana sui social media, di gruppi razzisti di estrema destra ad alcune (ma non tutte) associazioni ebraiche sioniste.
LA DEFINIZIONE DELL’IHRA è stata spesso richiamata nella repressione delle proteste in solidarietà con la Palestina, in nome di una violazione di una definizione formalmente non vincolante dal punto di vista giuridico ma che ha acquisito uno status giuridico ambivalente. È stata infatti utilizzata da imprenditori di panico morale per giustificare campagne di repressione contro le espressioni di solidarietà con la Palestina, attraverso attacchi personali ad attivisti, anche ebrei, nella forma del doxxing organizzato e campagne di cancellazioni di eventi artisti o accademici sulla Palestina.
Ragioni di sicurezza vengono citate per negare la parola dopo campagne di panico morale. La scientificità viene messa in discussione da non accademici e imposta con minacce di togliere fondi pubblici e privati.
COME MOLTI EBREI antisionisti hanno osservato, la definizione dell’Ihra non protegge gli ebrei ma anzi li colpisce direttamente come attori che criticano Israele e indirettamente screditando il concetto stesso di antisemitismo. In modo perverso, viene utilizzata per raccogliere dati falsati sul fenomeno, lamentandone una crescita che è però (almeno in buona parte) inflazionata dal contare come antisemitismo le critiche a Israele (fino alle dichiarazioni da parte di intellettuali ebrei, bersagliati come traditori).
Paradossalmente la definizione Ihra viola i suoi stessi principi, introducendo quella confusione tra Israele e ebrei che si dice di volere combattere. C’è da aggiungere che, nei paesi in cui si è fatto più ricorso alla definizione Ihra, il suo uso strumentale nella stigmatizzazione e nella repressione della sinistra e dei migranti legato al collegamento del presunto antisemitismo contro Israele a un presunto antisemitismo nella sinistra e «importato» ha prodotto gravi rotture nella fiducia istituzionale senza peraltro convincere i cittadini che ormai in maggioranze molto consistenti esprimono sia la loro convinzione che Israele sta commettendo un genocidio dei palestinesi e sia la loro opposizione al sostegno dei loro governi a esso.
Donatella Della Porta
#antiSemitismo #antirazzismo #antisemitismo #autodeterminazione #colonialismo #confusione #criminiDiIsraele #criticaAIsraele #DichiarazioneDiGerusalemme #dirittiUmani #dirittoInternazionale #ebraismobertàDiEspressione #Gaza #genocidio #hasbara #Ihra #InternationalHolocaustRemembranceAlliance #Israele #libertàAccademica #libertàDiEspressione #neofascismo #Palestina #polemiche #razzismo #sionismo -
Il vignettista egiziano Ashraf Omar è stato arrestato nella sua abitazione il 22 luglio 2024 e in custodia cautelare per aver pubblicato vignette satiriche sui media indipendenti
Le sue vignette deridevano la crisi elettrica, il debito pubblico e la vendita dei beni statali. Accusato di accuse legate al terrorismo, il suo processo è stato rinviato più volte.
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Di fronte a una grave involuzione del sistema penitenziario, un percorso in cinque letture per ripensare (e superare) il modello detentivo
#carcere #DirittiUmani
https://gognablog.sherpa-gate.com/raccontare-il-carcere/ -
Il film Netflix “23.000 vite”, ispirato alla storia vera della Iuventa, riporta al centro del dibattito una vicenda che ha segnato il soccorso civile nel Mediterraneo.
Tra il 2016 e il 2017, il suo equipaggio ha contribuito al soccorso di oltre 23.000 persone. Nel 2017 la nave venne sequestrata e iniziò un lungo procedimento per favoreggiamento dell’immigrazione irregolare.
Il 19 aprile 2024 il GUP di Trapani ha pronunciato sentenza di non luogo a procedere per tutti gli imputati: “il fatto non sussiste”.
Nelle motivazioni, il giudice ha ricondotto le operazioni contestate al soccorso in mare, ribadendo l’obbligo di assistere chi si trova in pericolo; ha inoltre richiamato le condizioni inumane affrontate da migranti e rifugiati in Libia.
Oggi la Iuventa, gravemente deteriorata dopo anni di fermo, non può più tornare in mare. E nel Mediterraneo centrale si continua a morire.
Mentre il soccorso civile continua a essere ostacolato, Volt chiede una missione europea strutturale di ricerca e soccorso e canali legali e sicuri d’ingresso.
Perché la vita umana non è negoziabile. Mai.
#Iuventa #Mediterraneo #Migrazioni #DirittiUmani #SoccorsoInMare #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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“Amnesty International ha esaminato 102 dichiarazioni rilasciate da funzionari governativi e militari israeliani tra il 7 ottobre 2023 e il 30 giugno 2024 che disumanizzavano la popolazione palestinese, invocavano o giustificavano atti di genocidio o altri crimini contro di loro”. (Amnesty International)
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“Amnesty International conclude, sulla base delle prove raccolte, che Israele ha commesso e sta commettendo un genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza dopo il 7 ottobre 2023, attraverso le sue politiche, azioni e omissioni. La documentazione prova che Israele ha commesso atti proibiti dalla Convenzione sul genocidio con l’intento specifico di distruggere la popolazione palestinese a Gaza”. (Amnesty International)
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World Day Against Child Labour 2026
Lo scorso anno, su Perfettamente Chic, abbiamo approfondito il significato della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile e le sfide ancora aperte nella tutela dei più piccoli. Se vi siete persi l’articolo, potete leggerlo qui:
https://perfettamentechic.com/2025/06/12/giornata-mondiale-contro-il-lavoro-minorile/
Anche nel 2026, oggi, il 12 giugno torna la World Day Against Child Labour, promossa dall’International Labour Organization, con un messaggio forte e immediato: “Red Card to Child Labour: Fair Play for Children, Decent Work for Adults”. In altre parole? Un vero e proprio cartellino rosso contro lo sfruttamento dei bambini.
La scelta del linguaggio sportivo non è casuale. Nel 2026 la campagna internazionale invita governi, aziende e cittadini a “espellere” il lavoro minorile dal campo di gioco della società, garantendo ai bambini ciò che dovrebbe essere normale: scuola, gioco, sicurezza e opportunità per il futuro.
Le nuove stime diffuse a livello internazionale mostrano che i progressi continuano, ma la partita è tutt’altro che vinta. Nel mondo sono ancora circa 138 milioni i bambini coinvolti nel lavoro minorile, di cui oltre 54 milioni impegnati in attività pericolose per la loro salute e il loro sviluppo.
Tra le novità più importanti del 2026 c’è il richiamo agli impegni assunti durante la Sesta Conferenza Globale sull’Eliminazione del Lavoro Minorile tenutasi a Marrakech, che ha portato alla definizione di un nuovo quadro d’azione internazionale per accelerare gli interventi nei prossimi anni.
La Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile ci ricorda che ogni bambino dovrebbe avere tra le mani un libro, un pallone o una matita, non strumenti di lavoro. E se il tema 2026 parla di cartellini rossi, allora l’augurio è che il mondo intero giochi finalmente dalla parte dell’infanzia.
Autore: Lynda Di Natale
#ActForChildren #aiutiamoiBambini #bambiniamati #bambiniinclusi #bambiniinpericolo #bambiniinprimopiano #BetterFuture #cambiareilfuturo #ChangeTheWorld #ChildhoodMatters #ChildLabourFree #ChildProtection #ChildrenAreNotWorkers #ChildrenDeserveEducation #ChildrenFirst #ChildrenMatter #ChildrenVoices #ChildRights #combatterelavorominorile #CompassionForChildren #crescereconamore #crescereinpace #crescereliberi #difendiamolinfanzia #dignitàperibambini #DignityForAll #DirittiDeiBambini #dirittiditutti #DirittiUmani #EducateToLiberate #EducationForAll #EducationNotLabour #educazioneobbligatoria #EducazionePerTutti #EmpowerChildren #EndChildLabour #EndExploitation #EqualityForAll #EthicalWorld #EveryChildCounts #FightForRights #FreedomForChildren #FutureWithoutLabour #futuroaicolori #futuroaiscuola #giornoimportante #GiustiziaSociale #GlobalAwareness #GlobalSolidarity #HopeForChildren #HumanDignity #HumanRights #infanziaconsapevole #infanziadifesa #infanziaequità #InfanziaFelice #infanzialegale #infanzialibera #infanziasenzasfruttamento #infanziaserenità #InfanziaSicura #JusticeForChildren #KidsDeserveBetter #lavorominorilezero #LetKidsBeKids #lottaallosfruttamento #nessunbambinolasciatoindietro #noallosfruttamento #NoChildLabour #nolabominorile #PeaceAndJustice #ProtectChildren #proteggereibambini #protezionedeibambini #ProtezioneInfanzia #ResponsabilitàSociale #RightToEducation #rispettoinfanzia #SafeChildhood #SayNoToChildLabour #scuolaediritto #sensibilizzazioneinfanzia #SocialJustice #societàgiusta #SolidarietàInfanzia #StopAbusi #StopChildLabour #StopExploitation #stoplavorominorile #TogetherForChildren #TogetherWeCan #tutelaminori #UniteForChildren #unitiiperidiritti #unmondosenzasfruttamento #voceaibambini #VoicesOfChildren #WorkIsNotForChildren #YouthEmpowerment
Fonte: web
Immagine: AI -
World Day Against Child Labour 2026
Lo scorso anno, su Perfettamente Chic, abbiamo approfondito il significato della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile e le sfide ancora aperte nella tutela dei più piccoli. Se vi siete persi l’articolo, potete leggerlo qui:
https://perfettamentechic.com/2025/06/12/giornata-mondiale-contro-il-lavoro-minorile/
Anche nel 2026, oggi, il 12 giugno torna la World Day Against Child Labour, promossa dall’International Labour Organization, con un messaggio forte e immediato: “Red Card to Child Labour: Fair Play for Children, Decent Work for Adults”. In altre parole? Un vero e proprio cartellino rosso contro lo sfruttamento dei bambini.
La scelta del linguaggio sportivo non è casuale. Nel 2026 la campagna internazionale invita governi, aziende e cittadini a “espellere” il lavoro minorile dal campo di gioco della società, garantendo ai bambini ciò che dovrebbe essere normale: scuola, gioco, sicurezza e opportunità per il futuro.
Le nuove stime diffuse a livello internazionale mostrano che i progressi continuano, ma la partita è tutt’altro che vinta. Nel mondo sono ancora circa 138 milioni i bambini coinvolti nel lavoro minorile, di cui oltre 54 milioni impegnati in attività pericolose per la loro salute e il loro sviluppo.
Tra le novità più importanti del 2026 c’è il richiamo agli impegni assunti durante la Sesta Conferenza Globale sull’Eliminazione del Lavoro Minorile tenutasi a Marrakech, che ha portato alla definizione di un nuovo quadro d’azione internazionale per accelerare gli interventi nei prossimi anni.
La Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile ci ricorda che ogni bambino dovrebbe avere tra le mani un libro, un pallone o una matita, non strumenti di lavoro. E se il tema 2026 parla di cartellini rossi, allora l’augurio è che il mondo intero giochi finalmente dalla parte dell’infanzia.
Autore: Lynda Di Natale
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Fonte: web
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World Day Against Child Labour 2026
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Anche nel 2026, oggi, il 12 giugno torna la World Day Against Child Labour, promossa dall’International Labour Organization, con un messaggio forte e immediato: “Red Card to Child Labour: Fair Play for Children, Decent Work for Adults”. In altre parole? Un vero e proprio cartellino rosso contro lo sfruttamento dei bambini.
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Le nuove stime diffuse a livello internazionale mostrano che i progressi continuano, ma la partita è tutt’altro che vinta. Nel mondo sono ancora circa 138 milioni i bambini coinvolti nel lavoro minorile, di cui oltre 54 milioni impegnati in attività pericolose per la loro salute e il loro sviluppo.
Tra le novità più importanti del 2026 c’è il richiamo agli impegni assunti durante la Sesta Conferenza Globale sull’Eliminazione del Lavoro Minorile tenutasi a Marrakech, che ha portato alla definizione di un nuovo quadro d’azione internazionale per accelerare gli interventi nei prossimi anni.
La Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile ci ricorda che ogni bambino dovrebbe avere tra le mani un libro, un pallone o una matita, non strumenti di lavoro. E se il tema 2026 parla di cartellini rossi, allora l’augurio è che il mondo intero giochi finalmente dalla parte dell’infanzia.
Autore: Lynda Di Natale
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La scelta del linguaggio sportivo non è casuale. Nel 2026 la campagna internazionale invita governi, aziende e cittadini a “espellere” il lavoro minorile dal campo di gioco della società, garantendo ai bambini ciò che dovrebbe essere normale: scuola, gioco, sicurezza e opportunità per il futuro.
Le nuove stime diffuse a livello internazionale mostrano che i progressi continuano, ma la partita è tutt’altro che vinta. Nel mondo sono ancora circa 138 milioni i bambini coinvolti nel lavoro minorile, di cui oltre 54 milioni impegnati in attività pericolose per la loro salute e il loro sviluppo.
Tra le novità più importanti del 2026 c’è il richiamo agli impegni assunti durante la Sesta Conferenza Globale sull’Eliminazione del Lavoro Minorile tenutasi a Marrakech, che ha portato alla definizione di un nuovo quadro d’azione internazionale per accelerare gli interventi nei prossimi anni.
La Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile ci ricorda che ogni bambino dovrebbe avere tra le mani un libro, un pallone o una matita, non strumenti di lavoro. E se il tema 2026 parla di cartellini rossi, allora l’augurio è che il mondo intero giochi finalmente dalla parte dell’infanzia.
Autore: Lynda Di Natale
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Lo scorso anno, su Perfettamente Chic, abbiamo approfondito il significato della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile e le sfide ancora aperte nella tutela dei più piccoli. Se vi siete persi l’articolo, potete leggerlo qui:
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La scelta del linguaggio sportivo non è casuale. Nel 2026 la campagna internazionale invita governi, aziende e cittadini a “espellere” il lavoro minorile dal campo di gioco della società, garantendo ai bambini ciò che dovrebbe essere normale: scuola, gioco, sicurezza e opportunità per il futuro.
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Tra le novità più importanti del 2026 c’è il richiamo agli impegni assunti durante la Sesta Conferenza Globale sull’Eliminazione del Lavoro Minorile tenutasi a Marrakech, che ha portato alla definizione di un nuovo quadro d’azione internazionale per accelerare gli interventi nei prossimi anni.
La Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile ci ricorda che ogni bambino dovrebbe avere tra le mani un libro, un pallone o una matita, non strumenti di lavoro. E se il tema 2026 parla di cartellini rossi, allora l’augurio è che il mondo intero giochi finalmente dalla parte dell’infanzia.
Autore: Lynda Di Natale
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Immagine: AI -
Diritto vs. Sicurezza: L’Equilibrio del Medio Oriente
Dico la verità: quello che fa Itamar Ben-Gvir, come l’intera postura dell’attuale governo israeliano, mi fa orrore. Non per un vezzo morale da salotto buono, ma perché è una politica che calpesta diritti, esaspera il conflitto e pretende pure di chiamarsi sicurezza mentre somiglia sempre più a un nazionalismo cieco, muscolare e tossico. Detto questo, se vogliamo capire davvero dove sta andando il Medio Oriente, dobbiamo fare quello sforzo che molti si rifiutano perfino di nominare: […]https://leargenteetesteduovo.com/2026/05/22/diritto-vs-sicurezza-lequilibrio-del-medio-oriente/
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Diritto vs. Sicurezza: L’Equilibrio del Medio Oriente
Dico la verità: quello che fa Itamar Ben-Gvir, come l’intera postura dell’attuale governo israeliano, mi fa orrore. Non per un vezzo morale da salotto buono, ma perché è una politica che calpesta diritti, esaspera il conflitto e pretende pure di chiamarsi sicurezza mentre somiglia sempre più a un nazionalismo cieco, muscolare e tossico. Detto questo, se vogliamo capire davvero dove sta andando il Medio Oriente, dobbiamo fare quello sforzo che molti si rifiutano perfino di nominare: […]https://leargenteetesteduovo.com/2026/05/22/diritto-vs-sicurezza-lequilibrio-del-medio-oriente/
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Diritto vs. Sicurezza: L’Equilibrio del Medio Oriente
Dico la verità: quello che fa Itamar Ben-Gvir, come l’intera postura dell’attuale governo israeliano, mi fa orrore. Non per un vezzo morale da salotto buono, ma perché è una politica che calpesta diritti, esaspera il conflitto e pretende pure di chiamarsi sicurezza mentre somiglia sempre più a un nazionalismo cieco, muscolare e tossico. Detto questo, se vogliamo capire davvero dove sta andando il Medio Oriente, dobbiamo fare quello sforzo che molti si rifiutano perfino di nominare: […]https://leargenteetesteduovo.com/2026/05/22/diritto-vs-sicurezza-lequilibrio-del-medio-oriente/
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In plenaria a Bruxelles, Nela Riehl, eurodeputata di Volt, chiede all’Unione Europea di non voltarsi dall’altra parte: l’UNRWA resta la principale rete di aiuti, scuole e sanità per i rifugiati palestinesi.
La revisione indipendente guidata da Catherine Colonna ha indicato la strada: più controlli e trasparenza, non lo smantellamento dell’agenzia. Proprio per questo, davanti al divieto imposto da Israele, tagliare fondi e mandato significherebbe aggravare la catastrofe a Gaza.
Ripristinarli è un’urgenza non più rinviabile.#Gaza #UNRWA #Palestina #AiutiUmanitari #DirittiUmani #EuropaFederale #Volt #VoltItalia
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Continua il silenzio delle istituzioni sulla Flotilla.
Nel frattempo, gli attivisti vengono arrestati, portati via in catene, il cibo viene sequestrato e gli aiuti non arrivano a destinazione.
Il governo italiano ha forse perso la voce?
#Flotilla #Gaza #AiutiUmanitari #DirittiUmani #SilenzioAssordante #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale
Dopo il silenzio intenso dedicato alla memoria di Chernobyl, questo 26 aprile ci accompagna verso una riflessione diversa, ma profondamente collegata: quella sulla creatività umana e sul valore delle idee.
La Giornata Mondiale della Proprietà Intellettuale, conosciuta nel mondo come World Intellectual Property Day, è il volto luminoso dell’ingegno umano. Se abbiamo ricordato quanto può essere fragile l’equilibrio tra uomo e tecnologia, ora celebriamo ciò che di meglio l’uomo sa creare:
innovazione, talento, visione.
👉 Come approfondito anche nel nostro articolo dello scorso anno:
https://perfettamentechic.com/2025/04/26/world-intellectual-property-day/
📅 Perché si celebra il 26 aprile?
Questa giornata si celebra ogni anno il 26 aprile perché coincide con l’entrata in vigore, nel 1970, della Convenzione che ha dato vita alla World Intellectual Property Organization.
È proprio questa organizzazione internazionale ad aver istituito la giornata nel 2000, con l’obiettivo di far comprendere quanto brevetti, marchi, copyright e design siano presenti nella nostra vita quotidiana.
✨ Che cos’è la proprietà intellettuale?
In modo semplice e affascinante, potremmo definirla così: 👉 è tutto ciò che nasce dalla mente umana.
Un’idea, una canzone, un logo, un’invenzione, persino una tecnologia sportiva innovativa: tutto questo è protetto da diritti che permettono ai creatori di vedere riconosciuto il proprio lavoro.
È grazie alla proprietà intellettuale se:
- gli artisti possono vivere della loro arte
- le aziende innovano senza paura di essere copiate
- le idee diventano realtà concrete
🆕 Tema 2026: sport, innovazione e creatività
Il 2026 porta con sé una novità dinamica e sorprendente: 👉 il tema scelto è
IP and Sports: Ready, Set, Innovate!
Un invito a guardare lo sport con occhi nuovi.
Dalle scarpe tecnologiche agli strumenti di allenamento, fino ai diritti televisivi e ai brand degli atleti: la proprietà intellettuale è ovunque nel mondo sportivo. Non si tratta solo di competizione, ma di innovazione continua che migliora performance, sicurezza e spettacolo.
🌍 Novità e iniziative 2026
Tra le curiosità più interessanti di quest’anno:
- 🎥 Il concorso internazionale per giovani creativi, che invita a raccontare l’innovazione nello sport attraverso video originali
- 🌐 Eventi globali, webinar e campagne social per sensibilizzare sull’importanza della tutela delle idee
- 🤝 Maggiore attenzione ai giovani innovatori, veri protagonisti del futuro
È una giornata che parla soprattutto alle nuove generazioni: quelle che stanno costruendo il mondo di domani.
⚖️ Tra memoria e futuro: il filo invisibile
Dopo aver ricordato Chernobyl, questa giornata assume un significato ancora più profondo.
Perché la proprietà intellettuale non è solo economia o diritto. È responsabilità.
Le idee possono cambiare il mondo:
- possono migliorarlo
- oppure, se mal gestite, metterlo a rischio
Per questo oggi più che mai serve:
- conoscenza
- etica
- consapevolezza
🌱 Un pensiero del mattino
Questa domenica del 26 aprile 2026 è fatta di contrasti. Da un lato il ricordo di una tragedia. Dall’altro la celebrazione dell’ingegno umano. E forse è proprio qui che nasce il messaggio più bello.
👉 Le idee sono potenti.
👉 I giovani sono il futuro.
👉 L’intelligenza dell’uomo, se guidata dal cuore, può fare la differenza.Oggi scegliamo di credere in questo. Con dolcezza, con rispetto, con una speranza concreta. Perché il futuro non è solo da temere. È anche – e soprattutto – da creare. ✨
Autore: Lynda Di Natale Fonte: web Immagine: AI
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Giornata Internazionale del Diritto alla Bestemmia🫣
Il nome sembra già un programma:
International Blasphemy Rights Day
in italiano Giornata Internazionale del Diritto alla Bestemmia. Una ricorrenza decisamente particolare, che ogni anno cade il 30 settembre e che ha un’origine ben precisa, legata non tanto all’idea di offendere la religione, quanto piuttosto a quella di difendere la libertà di espressione.
Perché proprio il 30 settembre?
Il 30 settembre 2005 vennero pubblicate, in Danimarca, le famose vignette satiriche su Maometto, che accesero un dibattito mondiale su quanto la satira, l’arte e l’opinione potessero spingersi oltre senza rischiare di sfociare nell’offesa. Insomma, un giorno che ha segnato la storia della libertà di parola, dando vita a una discussione globale tutt’altro che chiusa.
Chi ha deciso questa giornata e quando è nata?
Il merito va al Center for Inquiry, un’organizzazione internazionale laica e umanista che nel 2009 lanciò ufficialmente questa giornata. L’idea era quella di incoraggiare le persone a parlare liberamente, anche quando le loro opinioni potevano risultare “scomode” o giudicate irriverenti da alcuni. In poche parole: una difesa del pensiero critico e del diritto a non essere messi a tacere solo perché si sfiora un tema considerato “sacro”.
Questa giornata è promossa soprattutto nei Paesi occidentali, in particolare negli Stati Uniti e in Canada, dove il concetto di libertà di espressione è spesso messo sul piedistallo come diritto inalienabile. Ma negli anni è riuscita a farsi conoscere anche in Europa, con eventi universitari, dibattiti pubblici e persino spettacoli comici dedicati al tema. In Italia non è molto diffusa, ma non mancano blog, festival e associazioni culturali che ne approfittano per ricordare che la libertà di parola non dovrebbe conoscere tabù.
Cosa si fa durante l’International Blasphemy Rights Day?
Non aspettatevi cortei di gente che grida improperi al cielo. Piuttosto, il 30 settembre si organizzano dibattiti, conferenze, performance artistiche, spettacoli teatrali e mostre satiriche. In alcune università americane vengono promossi contest di scrittura, vignette e stand-up comedy, con studenti pronti a sfidare i tabù con ironia e intelligenza.
E, naturalmente, non manca chi approfitta della giornata per lanciarsi in qualche “provocazione social” che finisce per diventare virale.Curiosità da ogni parte del mondo
- In Irlanda, fino a pochi anni fa, esisteva addirittura una legge sulla bestemmia punibile con multe salatissime. Dopo molte polemiche, nel 2018, il Paese ha detto addio a questa norma con un referendum: un bel tempismo, visto che la ricorrenza internazionale ne aveva acceso i riflettori.
- In Grecia, la bestemmia era considerata reato penale fino a tempi recentissimi, con casi finiti persino in tribunale per sketch comici o meme su Facebook.
- Negli Stati Uniti, alcuni comici hanno fatto del “blasfemo ironico” la loro bandiera, trasformando questa giornata in un’occasione per spettacoli sold-out.
- Persino online la giornata ha i suoi rituali: c’è chi ogni anno pubblica il proprio “blasfemo preferito” (rigorosamente ironico) come fosse una citazione d’autore.
Una giornata da prendere con ironia
Più che un inno alla bestemmia, questa giornata è un promemoria che la libertà di parola non deve fermarsi davanti ai tabù. Certo, la sensibilità va rispettata – nessuno invita a offendere gratuitamente – ma ricordare che anche le idee più irriverenti hanno diritto di esistere è un modo per mantenere viva la democrazia.
E se il 30 settembre qualcuno vi dirà che oggi è la “festa della bestemmia”, sorridete: non è un invito a imprecare contro il cielo, ma a ricordare che la vera forza sta nel poter parlare liberamente… magari con un pizzico di ironia e senza prendersi troppo sul serio.
Autore: Lynda Di NataleFonte: webImmagine: AI
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EGITTO: TORNA LIBERO L’ATTIVISTA ALAA ABDEL FATTAH, FIGURA CHIAVE DELLA RIVOLTA DEL 2011 https://www.radiondadurto.org/2025/09/23/egitto-torna-libero-lattivista-alaa-abdel-fattah-figura-chiave-della-rivolta-del-2011/ #INTERNAZIONALI #primaveraaraba #dirittiumani #attivista #liberato #proteste #egitto
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Consegne sotto la pioggia, nel traffico, tra mille rischi.
Ma tranquilli, la pizza arriva. Sempre.
Non si può dire lo stesso del rider.#michiyospace #satira #rider #lavoroprecario #dirittiumani #sfruttamento #blackhumor #società #pizza #realtà #urbanlife #deliverysystem
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Soccorso, Senza Distinzione Alcuna + Jamjazz
Ca' Vaina - Imola, sabato, 7 dicembre (19:00)https://balotta.org/event/soccorso-senza-distinzione-alcuna-jamjazz
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Iran, si scatta una foto senza velo, punita con 74 frustate / Monica R. Sargentini, CorSera 07.01.24
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