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#dirittiumani — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #dirittiumani, aggregated by home.social.

  1. donatella della porta sulla definizione di antisemitismo (dalla newsletter del ‘manifesto’, 7 set. 2026)

    Donatella Della Porta

    Nata nel 2016 come strumento di catalogazione per documentazione d’archivio, la definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) è del tutto inadeguata a fornire una base legale per la definizione dell’antisemitismo nonché dannosa per la democrazia e per la lotta contro il razzismo.

    Oltre a essere vaga ed imprecisa (e anche per questo esplicitamente non vincolante dal punto di vista legale), la definizione paradossalmente viola quegli stessi criteri che vorrebbe difendere, rendendo tendenzialmente inutilizzabile il concetto stesso di anti-semitismo e inquinando le stesse conoscenze sull’andamento del razzismo contro gli ebrei. I suoi effetti sulla libertà di espressione e la libertà accademica sono poi drammatici, contribuendo a ostacolare la ricerca in diversi campi di studio (inclusi quelli sul genocidio ed ebraismo), che sono ormai profondamente divisi.

    CONSIDERANDO la core definition dell’Ihra come confusa, già nel 2020 un gruppo di 220 esperti di antisemitismo ha proposto, nella Dichiarazione di Gerusalemme, una definizione di antisemitismo come «discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)». Quegli stessi studiosi avevano osservato che «poiché la definizione dell’Ihra è poco chiara sotto alcuni aspetti fondamentali e ampiamente aperta a diverse interpretazioni, ha causato confusione e generato polemiche, indebolendo così la lotta contro l’antisemitismo».

    Specialmente deleteri nei loro effetti sono alcuni degli esempi che fanno parte della proposta Ihra che nei fatti introducono un collegamento tra critica a Israele e antisemitismo affermando che le manifestazioni di antisemitismo possono includere l’attacco allo Stato di Israele, concepito come collettività ebraica. Tuttavia, le critiche a Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite.

    Lasciando nel vago la definizione dei criteri per giudicare quando la critica a Israele si distacca da quella ad altri stati, tra gli esempi di critiche a Israele con potenziali connotati antisemiti vengono citate «negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, ad esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è un’impresa razzista»; «fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista»; «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello Stato di Israele».

    DATO CHE la comparazione tra eventi storicamente diversi ma con alcune caratteristiche paragonabili è alla base stessa del ragionamento etico e politico, in generale e ancor più scientifico, l’assimilazione all’antisemitismo della utilizzazioni di termini come genocidio, pulizia etnica, apartheid, ghetto, campo di sterminio per riferirsi alle azioni di istituzioni e amministrazioni israeliane permette di reprimere le critiche a Israele. Questo appare tanto più insostenibile in un momento in cui l’appropriatezza della utilizzazione di quei termini alle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale da parte di Israele è stata confermata da attori come corti internazionali, esperti e organizzazioni umanitarie internazionali, radicandosi anche nell’opinione pubblica.

    La censura nell’uso di quei termini per definire i crimini di Israele viene poi spesso attivata da una serie di attori, di governo e no, fra i principali promotori di quella definizione fuorviante: dai partiti della destra radicale (che combinano da qualche anno un antisemitismo razzista unito a un sostegno alle politiche razziste di Israele) alle correnti sioniste nei partiti centristi o anche di centro-sinistra (uniti nella difesa del passato coloniale), dalla stampa mainstream alle campagne dell’Hasbara israeliana sui social media, di gruppi razzisti di estrema destra ad alcune (ma non tutte) associazioni ebraiche sioniste.

    LA DEFINIZIONE DELL’IHRA è stata spesso richiamata nella repressione delle proteste in solidarietà con la Palestina, in nome di una violazione di una definizione formalmente non vincolante dal punto di vista giuridico ma che ha acquisito uno status giuridico ambivalente. È stata infatti utilizzata da imprenditori di panico morale per giustificare campagne di repressione contro le espressioni di solidarietà con la Palestina, attraverso attacchi personali ad attivisti, anche ebrei, nella forma del doxxing organizzato e campagne di cancellazioni di eventi artisti o accademici sulla Palestina.

    Ragioni di sicurezza vengono citate per negare la parola dopo campagne di panico morale. La scientificità viene messa in discussione da non accademici e imposta con minacce di togliere fondi pubblici e privati.

    COME MOLTI EBREI antisionisti hanno osservato, la definizione dell’Ihra non protegge gli ebrei ma anzi li colpisce direttamente come attori che criticano Israele e indirettamente screditando il concetto stesso di antisemitismo. In modo perverso, viene utilizzata per raccogliere dati falsati sul fenomeno, lamentandone una crescita che è però (almeno in buona parte) inflazionata dal contare come antisemitismo le critiche a Israele (fino alle dichiarazioni da parte di intellettuali ebrei, bersagliati come traditori).

    Paradossalmente la definizione Ihra viola i suoi stessi principi, introducendo quella confusione tra Israele e ebrei che si dice di volere combattere. C’è da aggiungere che, nei paesi in cui si è fatto più ricorso alla definizione Ihra, il suo uso strumentale nella stigmatizzazione e nella repressione della sinistra e dei migranti legato al collegamento del presunto antisemitismo contro Israele a un presunto antisemitismo nella sinistra e «importato» ha prodotto gravi rotture nella fiducia istituzionale senza peraltro convincere i cittadini che ormai in maggioranze molto consistenti esprimono sia la loro convinzione che Israele sta commettendo un genocidio dei palestinesi e sia la loro opposizione al sostegno dei loro governi a esso.

    Donatella Della Porta

    #antiSemitismo #antirazzismo #antisemitismo #autodeterminazione #colonialismo #confusione #criminiDiIsraele #criticaAIsraele #DichiarazioneDiGerusalemme #dirittiUmani #dirittoInternazionale #ebraismobertàDiEspressione #Gaza #genocidio #hasbara #Ihra #InternationalHolocaustRemembranceAlliance #Israele #libertàAccademica #libertàDiEspressione #neofascismo #Palestina #polemiche #razzismo #sionismo
  2. donatella della porta sulla definizione di antisemitismo (dalla newsletter del ‘manifesto’, 7 set. 2026)

    Donatella Della Porta

    Nata nel 2016 come strumento di catalogazione per documentazione d’archivio, la definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) è del tutto inadeguata a fornire una base legale per la definizione dell’antisemitismo nonché dannosa per la democrazia e per la lotta contro il razzismo.

    Oltre a essere vaga ed imprecisa (e anche per questo esplicitamente non vincolante dal punto di vista legale), la definizione paradossalmente viola quegli stessi criteri che vorrebbe difendere, rendendo tendenzialmente inutilizzabile il concetto stesso di anti-semitismo e inquinando le stesse conoscenze sull’andamento del razzismo contro gli ebrei. I suoi effetti sulla libertà di espressione e la libertà accademica sono poi drammatici, contribuendo a ostacolare la ricerca in diversi campi di studio (inclusi quelli sul genocidio ed ebraismo), che sono ormai profondamente divisi.

    CONSIDERANDO la core definition dell’Ihra come confusa, già nel 2020 un gruppo di 220 esperti di antisemitismo ha proposto, nella Dichiarazione di Gerusalemme, una definizione di antisemitismo come «discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)». Quegli stessi studiosi avevano osservato che «poiché la definizione dell’Ihra è poco chiara sotto alcuni aspetti fondamentali e ampiamente aperta a diverse interpretazioni, ha causato confusione e generato polemiche, indebolendo così la lotta contro l’antisemitismo».

    Specialmente deleteri nei loro effetti sono alcuni degli esempi che fanno parte della proposta Ihra che nei fatti introducono un collegamento tra critica a Israele e antisemitismo affermando che le manifestazioni di antisemitismo possono includere l’attacco allo Stato di Israele, concepito come collettività ebraica. Tuttavia, le critiche a Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite.

    Lasciando nel vago la definizione dei criteri per giudicare quando la critica a Israele si distacca da quella ad altri stati, tra gli esempi di critiche a Israele con potenziali connotati antisemiti vengono citate «negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, ad esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è un’impresa razzista»; «fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista»; «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello Stato di Israele».

    DATO CHE la comparazione tra eventi storicamente diversi ma con alcune caratteristiche paragonabili è alla base stessa del ragionamento etico e politico, in generale e ancor più scientifico, l’assimilazione all’antisemitismo della utilizzazioni di termini come genocidio, pulizia etnica, apartheid, ghetto, campo di sterminio per riferirsi alle azioni di istituzioni e amministrazioni israeliane permette di reprimere le critiche a Israele. Questo appare tanto più insostenibile in un momento in cui l’appropriatezza della utilizzazione di quei termini alle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale da parte di Israele è stata confermata da attori come corti internazionali, esperti e organizzazioni umanitarie internazionali, radicandosi anche nell’opinione pubblica.

    La censura nell’uso di quei termini per definire i crimini di Israele viene poi spesso attivata da una serie di attori, di governo e no, fra i principali promotori di quella definizione fuorviante: dai partiti della destra radicale (che combinano da qualche anno un antisemitismo razzista unito a un sostegno alle politiche razziste di Israele) alle correnti sioniste nei partiti centristi o anche di centro-sinistra (uniti nella difesa del passato coloniale), dalla stampa mainstream alle campagne dell’Hasbara israeliana sui social media, di gruppi razzisti di estrema destra ad alcune (ma non tutte) associazioni ebraiche sioniste.

    LA DEFINIZIONE DELL’IHRA è stata spesso richiamata nella repressione delle proteste in solidarietà con la Palestina, in nome di una violazione di una definizione formalmente non vincolante dal punto di vista giuridico ma che ha acquisito uno status giuridico ambivalente. È stata infatti utilizzata da imprenditori di panico morale per giustificare campagne di repressione contro le espressioni di solidarietà con la Palestina, attraverso attacchi personali ad attivisti, anche ebrei, nella forma del doxxing organizzato e campagne di cancellazioni di eventi artisti o accademici sulla Palestina.

    Ragioni di sicurezza vengono citate per negare la parola dopo campagne di panico morale. La scientificità viene messa in discussione da non accademici e imposta con minacce di togliere fondi pubblici e privati.

    COME MOLTI EBREI antisionisti hanno osservato, la definizione dell’Ihra non protegge gli ebrei ma anzi li colpisce direttamente come attori che criticano Israele e indirettamente screditando il concetto stesso di antisemitismo. In modo perverso, viene utilizzata per raccogliere dati falsati sul fenomeno, lamentandone una crescita che è però (almeno in buona parte) inflazionata dal contare come antisemitismo le critiche a Israele (fino alle dichiarazioni da parte di intellettuali ebrei, bersagliati come traditori).

    Paradossalmente la definizione Ihra viola i suoi stessi principi, introducendo quella confusione tra Israele e ebrei che si dice di volere combattere. C’è da aggiungere che, nei paesi in cui si è fatto più ricorso alla definizione Ihra, il suo uso strumentale nella stigmatizzazione e nella repressione della sinistra e dei migranti legato al collegamento del presunto antisemitismo contro Israele a un presunto antisemitismo nella sinistra e «importato» ha prodotto gravi rotture nella fiducia istituzionale senza peraltro convincere i cittadini che ormai in maggioranze molto consistenti esprimono sia la loro convinzione che Israele sta commettendo un genocidio dei palestinesi e sia la loro opposizione al sostegno dei loro governi a esso.

    Donatella Della Porta

    #antiSemitismo #antirazzismo #antisemitismo #autodeterminazione #colonialismo #confusione #criminiDiIsraele #criticaAIsraele #DichiarazioneDiGerusalemme #dirittiUmani #dirittoInternazionale #ebraismobertàDiEspressione #Gaza #genocidio #hasbara #Ihra #InternationalHolocaustRemembranceAlliance #Israele #libertàAccademica #libertàDiEspressione #neofascismo #Palestina #polemiche #razzismo #sionismo
  3. donatella della porta sulla definizione di antisemitismo (dalla newsletter del ‘manifesto’, 7 set. 2026)

    Donatella Della Porta

    Nata nel 2016 come strumento di catalogazione per documentazione d’archivio, la definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) è del tutto inadeguata a fornire una base legale per la definizione dell’antisemitismo nonché dannosa per la democrazia e per la lotta contro il razzismo.

    Oltre a essere vaga ed imprecisa (e anche per questo esplicitamente non vincolante dal punto di vista legale), la definizione paradossalmente viola quegli stessi criteri che vorrebbe difendere, rendendo tendenzialmente inutilizzabile il concetto stesso di anti-semitismo e inquinando le stesse conoscenze sull’andamento del razzismo contro gli ebrei. I suoi effetti sulla libertà di espressione e la libertà accademica sono poi drammatici, contribuendo a ostacolare la ricerca in diversi campi di studio (inclusi quelli sul genocidio ed ebraismo), che sono ormai profondamente divisi.

    CONSIDERANDO la core definition dell’Ihra come confusa, già nel 2020 un gruppo di 220 esperti di antisemitismo ha proposto, nella Dichiarazione di Gerusalemme, una definizione di antisemitismo come «discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)». Quegli stessi studiosi avevano osservato che «poiché la definizione dell’Ihra è poco chiara sotto alcuni aspetti fondamentali e ampiamente aperta a diverse interpretazioni, ha causato confusione e generato polemiche, indebolendo così la lotta contro l’antisemitismo».

    Specialmente deleteri nei loro effetti sono alcuni degli esempi che fanno parte della proposta Ihra che nei fatti introducono un collegamento tra critica a Israele e antisemitismo affermando che le manifestazioni di antisemitismo possono includere l’attacco allo Stato di Israele, concepito come collettività ebraica. Tuttavia, le critiche a Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite.

    Lasciando nel vago la definizione dei criteri per giudicare quando la critica a Israele si distacca da quella ad altri stati, tra gli esempi di critiche a Israele con potenziali connotati antisemiti vengono citate «negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, ad esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è un’impresa razzista»; «fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista»; «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello Stato di Israele».

    DATO CHE la comparazione tra eventi storicamente diversi ma con alcune caratteristiche paragonabili è alla base stessa del ragionamento etico e politico, in generale e ancor più scientifico, l’assimilazione all’antisemitismo della utilizzazioni di termini come genocidio, pulizia etnica, apartheid, ghetto, campo di sterminio per riferirsi alle azioni di istituzioni e amministrazioni israeliane permette di reprimere le critiche a Israele. Questo appare tanto più insostenibile in un momento in cui l’appropriatezza della utilizzazione di quei termini alle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale da parte di Israele è stata confermata da attori come corti internazionali, esperti e organizzazioni umanitarie internazionali, radicandosi anche nell’opinione pubblica.

    La censura nell’uso di quei termini per definire i crimini di Israele viene poi spesso attivata da una serie di attori, di governo e no, fra i principali promotori di quella definizione fuorviante: dai partiti della destra radicale (che combinano da qualche anno un antisemitismo razzista unito a un sostegno alle politiche razziste di Israele) alle correnti sioniste nei partiti centristi o anche di centro-sinistra (uniti nella difesa del passato coloniale), dalla stampa mainstream alle campagne dell’Hasbara israeliana sui social media, di gruppi razzisti di estrema destra ad alcune (ma non tutte) associazioni ebraiche sioniste.

    LA DEFINIZIONE DELL’IHRA è stata spesso richiamata nella repressione delle proteste in solidarietà con la Palestina, in nome di una violazione di una definizione formalmente non vincolante dal punto di vista giuridico ma che ha acquisito uno status giuridico ambivalente. È stata infatti utilizzata da imprenditori di panico morale per giustificare campagne di repressione contro le espressioni di solidarietà con la Palestina, attraverso attacchi personali ad attivisti, anche ebrei, nella forma del doxxing organizzato e campagne di cancellazioni di eventi artisti o accademici sulla Palestina.

    Ragioni di sicurezza vengono citate per negare la parola dopo campagne di panico morale. La scientificità viene messa in discussione da non accademici e imposta con minacce di togliere fondi pubblici e privati.

    COME MOLTI EBREI antisionisti hanno osservato, la definizione dell’Ihra non protegge gli ebrei ma anzi li colpisce direttamente come attori che criticano Israele e indirettamente screditando il concetto stesso di antisemitismo. In modo perverso, viene utilizzata per raccogliere dati falsati sul fenomeno, lamentandone una crescita che è però (almeno in buona parte) inflazionata dal contare come antisemitismo le critiche a Israele (fino alle dichiarazioni da parte di intellettuali ebrei, bersagliati come traditori).

    Paradossalmente la definizione Ihra viola i suoi stessi principi, introducendo quella confusione tra Israele e ebrei che si dice di volere combattere. C’è da aggiungere che, nei paesi in cui si è fatto più ricorso alla definizione Ihra, il suo uso strumentale nella stigmatizzazione e nella repressione della sinistra e dei migranti legato al collegamento del presunto antisemitismo contro Israele a un presunto antisemitismo nella sinistra e «importato» ha prodotto gravi rotture nella fiducia istituzionale senza peraltro convincere i cittadini che ormai in maggioranze molto consistenti esprimono sia la loro convinzione che Israele sta commettendo un genocidio dei palestinesi e sia la loro opposizione al sostegno dei loro governi a esso.

    Donatella Della Porta

    #antiSemitismo #antirazzismo #antisemitismo #autodeterminazione #colonialismo #confusione #criminiDiIsraele #criticaAIsraele #DichiarazioneDiGerusalemme #dirittiUmani #dirittoInternazionale #ebraismobertàDiEspressione #Gaza #genocidio #hasbara #Ihra #InternationalHolocaustRemembranceAlliance #Israele #libertàAccademica #libertàDiEspressione #neofascismo #Palestina #polemiche #razzismo #sionismo
  4. donatella della porta sulla definizione di antisemitismo (dalla newsletter del ‘manifesto’, 7 set. 2026)

    Donatella Della Porta

    Nata nel 2016 come strumento di catalogazione per documentazione d’archivio, la definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance) è del tutto inadeguata a fornire una base legale per la definizione dell’antisemitismo nonché dannosa per la democrazia e per la lotta contro il razzismo.

    Oltre a essere vaga ed imprecisa (e anche per questo esplicitamente non vincolante dal punto di vista legale), la definizione paradossalmente viola quegli stessi criteri che vorrebbe difendere, rendendo tendenzialmente inutilizzabile il concetto stesso di anti-semitismo e inquinando le stesse conoscenze sull’andamento del razzismo contro gli ebrei. I suoi effetti sulla libertà di espressione e la libertà accademica sono poi drammatici, contribuendo a ostacolare la ricerca in diversi campi di studio (inclusi quelli sul genocidio ed ebraismo), che sono ormai profondamente divisi.

    CONSIDERANDO la core definition dell’Ihra come confusa, già nel 2020 un gruppo di 220 esperti di antisemitismo ha proposto, nella Dichiarazione di Gerusalemme, una definizione di antisemitismo come «discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o le istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)». Quegli stessi studiosi avevano osservato che «poiché la definizione dell’Ihra è poco chiara sotto alcuni aspetti fondamentali e ampiamente aperta a diverse interpretazioni, ha causato confusione e generato polemiche, indebolendo così la lotta contro l’antisemitismo».

    Specialmente deleteri nei loro effetti sono alcuni degli esempi che fanno parte della proposta Ihra che nei fatti introducono un collegamento tra critica a Israele e antisemitismo affermando che le manifestazioni di antisemitismo possono includere l’attacco allo Stato di Israele, concepito come collettività ebraica. Tuttavia, le critiche a Israele simili a quelle rivolte a qualsiasi altro Paese non possono essere considerate antisemite.

    Lasciando nel vago la definizione dei criteri per giudicare quando la critica a Israele si distacca da quella ad altri stati, tra gli esempi di critiche a Israele con potenziali connotati antisemiti vengono citate «negare al popolo ebraico il diritto all’autodeterminazione, ad esempio sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è un’impresa razzista»; «fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella nazista»; «ritenere gli ebrei collettivamente responsabili delle azioni dello Stato di Israele».

    DATO CHE la comparazione tra eventi storicamente diversi ma con alcune caratteristiche paragonabili è alla base stessa del ragionamento etico e politico, in generale e ancor più scientifico, l’assimilazione all’antisemitismo della utilizzazioni di termini come genocidio, pulizia etnica, apartheid, ghetto, campo di sterminio per riferirsi alle azioni di istituzioni e amministrazioni israeliane permette di reprimere le critiche a Israele. Questo appare tanto più insostenibile in un momento in cui l’appropriatezza della utilizzazione di quei termini alle violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale da parte di Israele è stata confermata da attori come corti internazionali, esperti e organizzazioni umanitarie internazionali, radicandosi anche nell’opinione pubblica.

    La censura nell’uso di quei termini per definire i crimini di Israele viene poi spesso attivata da una serie di attori, di governo e no, fra i principali promotori di quella definizione fuorviante: dai partiti della destra radicale (che combinano da qualche anno un antisemitismo razzista unito a un sostegno alle politiche razziste di Israele) alle correnti sioniste nei partiti centristi o anche di centro-sinistra (uniti nella difesa del passato coloniale), dalla stampa mainstream alle campagne dell’Hasbara israeliana sui social media, di gruppi razzisti di estrema destra ad alcune (ma non tutte) associazioni ebraiche sioniste.

    LA DEFINIZIONE DELL’IHRA è stata spesso richiamata nella repressione delle proteste in solidarietà con la Palestina, in nome di una violazione di una definizione formalmente non vincolante dal punto di vista giuridico ma che ha acquisito uno status giuridico ambivalente. È stata infatti utilizzata da imprenditori di panico morale per giustificare campagne di repressione contro le espressioni di solidarietà con la Palestina, attraverso attacchi personali ad attivisti, anche ebrei, nella forma del doxxing organizzato e campagne di cancellazioni di eventi artisti o accademici sulla Palestina.

    Ragioni di sicurezza vengono citate per negare la parola dopo campagne di panico morale. La scientificità viene messa in discussione da non accademici e imposta con minacce di togliere fondi pubblici e privati.

    COME MOLTI EBREI antisionisti hanno osservato, la definizione dell’Ihra non protegge gli ebrei ma anzi li colpisce direttamente come attori che criticano Israele e indirettamente screditando il concetto stesso di antisemitismo. In modo perverso, viene utilizzata per raccogliere dati falsati sul fenomeno, lamentandone una crescita che è però (almeno in buona parte) inflazionata dal contare come antisemitismo le critiche a Israele (fino alle dichiarazioni da parte di intellettuali ebrei, bersagliati come traditori).

    Paradossalmente la definizione Ihra viola i suoi stessi principi, introducendo quella confusione tra Israele e ebrei che si dice di volere combattere. C’è da aggiungere che, nei paesi in cui si è fatto più ricorso alla definizione Ihra, il suo uso strumentale nella stigmatizzazione e nella repressione della sinistra e dei migranti legato al collegamento del presunto antisemitismo contro Israele a un presunto antisemitismo nella sinistra e «importato» ha prodotto gravi rotture nella fiducia istituzionale senza peraltro convincere i cittadini che ormai in maggioranze molto consistenti esprimono sia la loro convinzione che Israele sta commettendo un genocidio dei palestinesi e sia la loro opposizione al sostegno dei loro governi a esso.

    Donatella Della Porta

    #antiSemitismo #antirazzismo #antisemitismo #autodeterminazione #colonialismo #confusione #criminiDiIsraele #criticaAIsraele #DichiarazioneDiGerusalemme #dirittiUmani #dirittoInternazionale #ebraismobertàDiEspressione #Gaza #genocidio #hasbara #Ihra #InternationalHolocaustRemembranceAlliance #Israele #libertàAccademica #libertàDiEspressione #neofascismo #Palestina #polemiche #razzismo #sionismo
  5. Droni “cecchini” sui bambini di Gaza: un rapporto smonta la propaganda di Israele

    Il programma Costs of War pubblica la prima analisi interdisciplinare sull'uso dei quadricotteri armati dell'esercito israeliano su Gaza

    valori.it/costs-of-war-quadric

  6. PeaceLink è un'associazione di volontariato italiana. PeaceLink è nata nel 1991 come rete telematica per la promozione della pace, dei diritti umani, della solidarietà e della tutela ambientale. Fondata sul concetto di "mediattivismo", utilizza la rete e le tecnologie digitali per la controinformazione e la mobilitazione sociale.

    #PeaceLink #mediattivismo #volontariato #telematica #pace #ecologia #dirittiumani #solidarietà

  7. da oggi, 24 agosto, e fino al 10 settembre, a roma: “di là dal fiume”, ottava edizione, a cura dell’associazione culturale teatroinscatola

    Di là del fiume | ottava edizione
    festival ideato e prodotto dall’associazione culturale Teatroinscatola
    direzione artistica
    *
    A Roma dal 24 agosto al 10 settembre 2025

    ingresso gratuito
    11 eventi in 8 spazi della città

    Festival ideato e totalmente prodotto dall’associazione culturale Teatroinscatola: teatro, cinema, installazioni e visite guidate.

    Tema di questa edizione è il rapporto tra arte e diritti umani.  I luoghi che abiterà il festival sono essi stessi strettamente collegati con i temi che l’iniziativa vuole approfondire nella Capitale. Una delle caratteristiche del Festival è quella di coinvolgere contemporaneamente più spazi della città, anche luoghi insoliti da scoprire o riscoprire.

    cliccare per ingrandire

    “In questo murale (Tuttomondo)
    ho disegnato tutto quello che riguarda l’umanità
    è fatto di simboli delle differenti attività umane,
    è una sintesi delle problematiche della vita di oggi.
    Non mi sono dedicato unicamente alla vita degli uomini
    ma anche alla vita degli animali,
    ecco perché vedete delfini, scimmie e altro.
    È un affresco della Vita in generale”

    Keith Haring

    Prendendo spunto da una recentissima rassegna prodotta da Teatroinscatola & Arch+Hr (laboratorio internazionale di ricerca, diretto dall’arch. Eleonora Carrano) denominata Utopia! Architettura e Diritti Umani“, TEATROINSCATOLA vuole continuare ad indagare il rapporto tra arte e diritti umani, concentrando l’attenzione su  temi come il cambiamento climatico, le migrazioni, la detenzione, l’inclusione, le emergenze umanitarie, la povertà e la malattia mentale.

    Grazie alla collaborazione con Francesco Cordio, regista e direttore di Human Rights International Film Festival (Festival Internazionale del Cinema dei Diritti Umani che si tiene in Umbria) e con Testaccio Estate è stato possibile inserire all’interno dell’ottava edizione del festival anche una sezione cinema.

    Apre infatti il festival, il 24 agosto alla Città dell’Altra Economia (Cae), la proiezione di Io capitano di Matteo Garrone (David di Donatello per miglior film e migliore regia 2024, Leone d’argento per migliore regia 2023) che racconta l’odissea di due giovani senegalesi che affrontano il pericoloso viaggio per arrivare in Europa, attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare.

    Segue il 25 agosto Lo Stato della Follia di Francesco Cordio. Un documentario inchiesta sui manicomi giudiziari in Italia. Il racconto in prima persona di alcuni ex-internati in uno di questi ospedali, si intreccia con le riprese effettuate, senza preavviso, in questi luoghi “dimenticati” anche dallo Stato.

    Il 27 agosto, ancora al Cae, verrà presentato anche Cesare deve morire regia dei fratelli Taviani (Orso d’oro alla Berlinale 2012, 5 David di Donatello nel 2012 tra cui miglior film e migliore regia). Qui un gruppo di detenuti del carcere di Rebibbia mette in scena il Giulio Cesare di Shakespeare. La proiezione sarà preceduta dall’incontro con Giovanna Taviani.

    Dal 24 agosto al 27 agosto sarà posizionata sul palco del CAE l’opera Roma Città Aperta La ricostruzione di un grande fermaporta in legno fuori scala vuole evocare una porta immaginaria che si apre e rimane aperta in modo permanente.

    I luoghi che abiterà il festival sono strettamente collegati con il tema dei diritti umani.

    La Città dell’altra Economia (CAE) dove si proietteranno i film, è uno dei primi spazi in Europa interamente dedicato a quelle pratiche economiche che si caratterizzano per l’utilizzo di processi a basso impatto ambientale, che garantiscono un’equa distribuzione del valore, che non perseguono il profitto e la crescita a ogni costo e che mettono al centro le persone e l’ambiente. La Città nasce come luogo di promozione di tutta l’altra economia romana, offrendo spazi per esposizioni, vendita, eventi, incontri e formazione.

    Il programma intero degli incontri, con orari e luoghi, è scaricabile al link di là dal fiume 2025_ teatroinscatola_ ottava edizione

    *

    https://www.teatroinscatola.it/

    https://www.facebook.com/TeatroinscatolaRoma

    https://www.facebook.com/TeatroinscatolaRoma/posts/pfbid038JoWyarzQDZTCq7eSRhnt3BZJJK2XTdxd6VWRarqA5j9JLHRJEVrRVRcq68RXUfcl

    #ARCHHR #arte #associazioneCulturaleTeatroinscatola #CAE #cambiamentoClimatico #carcere #cinema #CittàDellAltraEconomia #clima #detenzione #DiLàDalFiume #dirittiUmani #diseguaglianze #EleonoraCarrano #emergenzeUmanitarie #FestivalInternazionaleDelCinemaDeiDirittiUmani #film #follia #FrancescoCordio #fratelliTaviani #galera #HumanRightsInternationalFilmFestival #inclusione #installazioni #KeithHaring #malattiaMentale #MatteoGarrone #migranti #migrazioni #povertà #teatro #Teatroinscatola #TestaccioEstate #Tuttomondo #visiteGuidate

  8. roma, di là dal fiume, ottava edizione, 24 agosto – 10 settembre

    Di là del fiume | ottava edizione
    festival ideato e prodotto dall’associazione culturale Teatroinscatola
    direzione artistica
    *
    A Roma dal 24 agosto al 10 settembre 2025

    ingresso gratuito
    11 eventi in 8 spazi della città

    Festival ideato e totalmente prodotto dall’associazione culturale Teatroinscatola: teatro, cinema, installazioni e visite guidate.

    Tema di questa edizione è il rapporto tra arte e diritti umani.  I luoghi che abiterà il festival sono essi stessi strettamente collegati con i temi che l’iniziativa vuole approfondire nella Capitale. Una delle caratteristiche del Festival è quella di coinvolgere contemporaneamente più spazi della città, anche luoghi insoliti da scoprire o riscoprire.

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    “In questo murale (Tuttomondo)
    ho disegnato tutto quello che riguarda l’umanità
    è fatto di simboli delle differenti attività umane,
    è una sintesi delle problematiche della vita di oggi.
    Non mi sono dedicato unicamente alla vita degli uomini
    ma anche alla vita degli animali,
    ecco perché vedete delfini, scimmie e altro.
    È un affresco della Vita in generale”

    Keith Haring

    Prendendo spunto da una recentissima rassegna prodotta da Teatroinscatola & Arch+Hr (laboratorio internazionale di ricerca, diretto dall’arch. Eleonora Carrano) denominata Utopia! Architettura e Diritti Umani“, TEATROINSCATOLA vuole continuare ad indagare il rapporto tra arte e diritti umani, concentrando l’attenzione su  temi come il cambiamento climatico, le migrazioni, la detenzione, l’inclusione, le emergenze umanitarie, la povertà e la malattia mentale.

    Grazie alla collaborazione con Francesco Cordio, regista e direttore di Human Rights International Film Festival (Festival Internazionale del Cinema dei Diritti Umani che si tiene in Umbria) e con Testaccio Estate è stato possibile inserire all’interno dell’ottava edizione del festival anche una sezione cinema.

    Apre infatti il festival, il 24 agosto alla Città dell’Altra Economia (Cae), la proiezione di Io capitano di Matteo Garrone (David di Donatello per miglior film e migliore regia 2024, Leone d’argento per migliore regia 2023) che racconta l’odissea di due giovani senegalesi che affrontano il pericoloso viaggio per arrivare in Europa, attraverso le insidie del deserto, gli orrori dei centri di detenzione in Libia e i pericoli del mare.

    Segue il 25 agosto Lo Stato della Follia di Francesco Cordio. Un documentario inchiesta sui manicomi giudiziari in Italia. Il racconto in prima persona di alcuni ex-internati in uno di questi ospedali, si intreccia con le riprese effettuate, senza preavviso, in questi luoghi “dimenticati” anche dallo Stato.

    Il 27 agosto, ancora al Cae, verrà presentato anche Cesare deve morire regia dei fratelli Taviani (Orso d’oro alla Berlinale 2012, 5 David di Donatello nel 2012 tra cui miglior film e migliore regia). Qui un gruppo di detenuti del carcere di Rebibbia mette in scena il Giulio Cesare di Shakespeare. La proiezione sarà preceduta dall’incontro con Giovanna Taviani.

    Dal 24 agosto al 27 agosto sarà posizionata sul palco del CAE l’opera Roma Città Aperta La ricostruzione di un grande fermaporta in legno fuori scala vuole evocare una porta immaginaria che si apre e rimane aperta in modo permanente.

    I luoghi che abiterà il festival sono strettamente collegati con il tema dei diritti umani.

    La Città dell’altra Economia (CAE) dove si proietteranno i film, è uno dei primi spazi in Europa interamente dedicato a quelle pratiche economiche che si caratterizzano per l’utilizzo di processi a basso impatto ambientale, che garantiscono un’equa distribuzione del valore, che non perseguono il profitto e la crescita a ogni costo e che mettono al centro le persone e l’ambiente. La Città nasce come luogo di promozione di tutta l’altra economia romana, offrendo spazi per esposizioni, vendita, eventi, incontri e formazione.

    Il programma intero degli incontri è scaricabile al link di là dal fiume 2025_ teatroinscatola_ ottava edizione

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  9. #6Novembre: la Giornata Internazionale per la Prevenzione dello #Sfruttamento dell'#Ambiente in #Guerra e nei #Conflitti #Armati, è indetta per riflettere sull’urgenza di proteggere l’ambiente dai danni causati dalle guerre. La rivista #Cross esamina il caso della #SierraLeone e del #RUF. Lo studio rileva l'influenza del traffico di diamanti sul prolungamento della #GuerraCivile e sull'acuirsi delle #violazioni dei #DirittiUmani e del #degrado ambientale ⬇️

    doi.org/10.54103/cross-26939