#violenza — Public Fediverse posts
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https://www.europesays.com/it/490670/ Israele, commissione rivela violenze sessuali sistematiche nell’attacco del 7 ottobre #collaboratori #Cronaca #DalMondo #DalMondo #guerra #hamas #indagine #israele #Mondo #News #Notizie #stupri #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiMondo #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiMondo #violenza #World #WorldNews #WorldNews
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CONVERSAZIONE SETTIMANALE
Puntata di “Conversazione settimanale con Maurizio Turco, Segretario del Partito Radicale” di domenica 10 maggio 2026 condotta da Michele Lembo con gli interventi di Maurizio Turco (segretario del Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito).
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Tra gli argomenti discussi: Affermazione Di Coscienza, Autofinanziamento, Calamandrei, Carcere, Commemorazione, Corte Costituzionale, Costituzione, Decessi, Diritti Civili, Diritti Umani, Diritto, Dupuis, Emergenza, Esteri, Fame Nel Mondo, Forza Italia, Giorgiana Masi, Giustizia, Guerra, Iran, Iscrizioni, Legge Elettorale, Liberalismo, Magistratura, Marini, Mass Media, Mussolini, Ordine Pubblico, Orlando, Pannella, Partito Democratico, Partito Radicale, Partito Radicale Nonviolento, Penale, Petrolio, Poggi, Politica, Referendum, Riforme, Scomparsa Marco Pannella, Separazione Delle Carriere, Trump, Uninominale, Usa, Violenza. -
"È una responsabilita enorme, quella che Mazzucchelli restituisce agli adulti. Ma è anche, in fondo, una buona notizia: significa che c'é qualcosa che possiamo fare, oltre che aspettare che qualcuno regolamenti qualcosa. Significa che la risposta non é solo fuori di noi — in una legge, in un'app di controllo parentale, in un'eta minima [...] Il cellulare è solo lo specchio. La domanda e cosa ci vediamo dentro."
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VERONA: NUOVE INDAGINI SULL’OMICIDIO DIARRA, IL COMITATO “LE NOSTRE PERPLESSITÀ SONO EMERSE” https://www.radiondadurto.org/2026/04/23/verona-nuove-indagini-sullomicidio-diarra-il-comitato-le-nostre-perplessita-sono-emerse/ #DanieleTodesco #LiviaMagri #NAZIONALI #giustizia #comitato #indagini #omicidio #violenza #giudice #polizia #Diarra #Moussa #Polfer #Verità #verona #ABUSI #mali #gip
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VERONA: NUOVE INDAGINI SULL’OMICIDIO DIARRA, IL COMITATO “LE NOSTRE PERPLESSITÀ SONO EMERSE” https://www.radiondadurto.org/2026/04/23/verona-nuove-indagini-sullomicidio-diarra-il-comitato-le-nostre-perplessita-sono-emerse/ #DanieleTodesco #LiviaMagri #NAZIONALI #giustizia #comitato #indagini #omicidio #violenza #giudice #polizia #Diarra #Moussa #Polfer #Verità #verona #ABUSI #mali #gip
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VERONA: NUOVE INDAGINI SULL’OMICIDIO DIARRA, IL COMITATO “LE NOSTRE PERPLESSITÀ SONO EMERSE” https://www.radiondadurto.org/2026/04/23/verona-nuove-indagini-sullomicidio-diarra-il-comitato-le-nostre-perplessita-sono-emerse/ #DanieleTodesco #LiviaMagri #NAZIONALI #giustizia #comitato #indagini #omicidio #violenza #giudice #polizia #Diarra #Moussa #Polfer #Verità #verona #ABUSI #mali #gip
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Il senso del consenso. DdL stupri: rilanciare le lotte oltre ogni strumentalizzazione
Si è discusso molto in questi ultimi mesi del nuovo Disegno di legge sulla violenza se
https://umanitanova.org/il-senso-del-consenso-ddl-stupri-rilanciare-le-lotte-oltre-ogni-strumentalizzazione/
#2026 #Articoli #DallItalia #InEvidenza #numero_13 #consenso #ddl #EducazioneSessuale #femminismi #LotteFemministe #nonunadimeno #parlamento #sesso #transfemminismo #violenza #ViolenzaDiGenere #ViolenzaSessuale -
Il senso del consenso. DdL stupri: rilanciare le lotte oltre ogni strumentalizzazione
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Il senso del consenso. DdL stupri: rilanciare le lotte oltre ogni strumentalizzazione
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https://www.europesays.com/it/451928/ Violenza sul bus e parapiglia in strada: 16enne aggredisce passeggeri e autista e fa di tutto per farsi filmare: “L’hai fatto il video?” #aggredisce #autista #bus #Cronaca #CronacaItaliana #CronacaItaliana #farsi #filmare #IT #Italia #Italy #News #Notizie #parapiglia #passeggeri #strada #UltimeNotizie #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizieItalia #UltimeNotizie #UltimeNotizieEnewsDiOggi #UltimeNotizieItalia #violenza
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https://www.europesays.com/it/450088/ Chiara Balistreri: «L’anno scorso sono morte almeno tre donne per mano di ex compagni usciti di galera con il braccialetto elettronico. La prossima potrei essere io» #Celebrità #Celebrities #donne #Entertainment #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #violenza #ViolenzaSulleDonne
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Di cosa stupirsi, in una nazione dove un ex presidente del consiglio prometteva "un pulmann di troie" alla sua squadra di calcio in caso di vittoria...
menomale che in queste settimane si parla dei mali del calcio italiano, specchio di una nazione di me***
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Crollo ponte sul Trigno, sopralluogo ministro Salvini a Montenero di Bisaccia.
Ma perché, perché?!
Una terra già così martoriata e ferita.
Perché accanirsi così? -
"Se fossero giovani musulmani che inneggiano alla lotta armata contro l’Occidente, li chiameremmo terroristi. Invece sono per lo più ragazzi bianchi che odiano le donne, quindi è tutto normale."
Una riflessione acuta e da meditare, a firma Giulia Blasi, sugli episodi di violenza dei giovani maschi e sulla maschiosfera che li genera e li incoraggia.#violenza #bambini #adolescenti #maschiosfera #femminismo #maschilismo
https://servizioadomicilio.substack.com/p/ragazzini-che-uccidono
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NO CPR: CONTINUA L’ORRORE QUOTIDIANO. “NON POSSONO ESSERE MIGLIORATI, MA SOLO CHIUSI” https://www.radiondadurto.org/2026/03/31/no-cpr-continua-lorrore-quotidiano-non-possono-essere-migliorati-ma-solo-chiusi/ #detenzione #NAZIONALI #migranti #violenza #cpr
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https://www.europesays.com/it/418002/ Bambole di pezza: «Nel disco la nostra diversità e un brano contro la violenza sulle donne» #affermare #album #bambole #BambolePezza #band #BandRock #brano #canzone #carlo #cleo #dani #diversità #donna #donne #Entertainment #femminismo #FemminismoServe #FemminismoServeSuperato #festival #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #mano #milano #morgana #Musica #palco #pat #pezza #poter #prendere #prese #rock #Sanremo #serve #ServeSuperato #spiega #storia #superato #violenza
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I discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli
Prendendo in esame la politica culturale di Milano tra anni Settanta e Ottanta, non possiamo non verificare come essa venne egemonizzata da due personalità di spicco del PSI: Aldo Aniasi, eletto sindaco di Milano il 16 novembre 1967, e restato in carica per tre mandati fino al 12 maggio 1976, al quale succedette Carlo Tognoli, rimasto in carica sino al 19 dicembre 1986. Vero spartiacque nella storia amministrativa di palazzo Marino, tuttavia, furono le elezioni del 1975 che segnarono una netta vittoria del PCI il cui gruppo consiliare risultò ampliato di sei unità, passando dalle 19 del mandato precedente, alle 25, effetto di un aumento percentuale di sette punti rispetto alle elezioni comunali del 1970. Elezioni che, del resto, videro per la prima volta la presenza del cartello politico di Democrazia Proletaria, formato da Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, il Movimento Studentesco, nonché Avanguardia Operaia. In questo clima, che vide in ogni caso la rielezione di Aniasi a sindaco, si profilava uno scenario nebuloso e instabile, con il programma di Giunta sempre soggetto a ritrattazioni e rimodulazioni.
#1967 #1975 #1976 #1977 #1981 #1986 #70 #80 #AldoAniasi #AndreaCapriolo #anni #CarloTognoli #criminalità #culturale #DC #economia #finanza #imprenditori #industria #maggioranza #Milano #PCI #piombo #politica #Psdi #PSI #silenziosa #sindaci #sociale #strategia #tensione #teppismo #terrorismo #violenza
In quegli anni Milano era forse la vera capitale italiana della strategia della tensione: ogni settimana il capoluogo lombardo si trovava suo malgrado a ospitare episodi di violenza politica e a rappresentare la sede privilegiata del processo di costruzione e consolidamento della già citata maggioranza silenziosa, desiderosa di far confluire all’interno di un fronte unico tutte le forze conservatrici e reazionarie della società italiana. A tal proposito, l’obiettivo precipuo del PCI era quello di creare uno schieramento unitario ed il più compatto possibile, aperto anche ai moderati-conservatori, purché manifestamente antifascisti, al fine di scongiurare la formazione di questo fronte compatto delle forze reazionarie. Per pervenire a questo obiettivo, il PCI si schierò a fianco di altre forze antifasciste, all’interno del Comitato Permanente Antifascista per la Difesa dell’Ordine Repubblicano, che si era prodigato in difesa dell’agibilità degli atenei milanesi, quello della Statale in particolare. Si registrava dunque, soprattutto da parte comunista, una tendenza a far coincidere la maggioranza costituzionale e elettorale presente in città con quella consiliare. Secondo Luigi Vertemati e Gianni Cervetti, con l’inizio degli anni Settanta era venuta a formarsi una Giunta tanto “informale” quanto “armonica” – ovvero in grado di lavorare in serenità, seppur le possibili cause di attrito erano ben presenti – composta da Cervetti stesso in qualità di segretario provinciale del PCI, Vertemati come segretario socialista, Colombo come segretario cittadino della DC, Massari come segretario provinciale del PSDI e Aniasi, in qualità di Sindaco.
Non solo “piombo” tuttavia – secondo un recente volume curato da Irene Piazzoni: Milano, durante gli anni Settanta, e nel periodo di avvicendamento tra Aniasi e Tognoli, fu il centro propulsore italiano di nuove sperimentazioni sociali dove, come sottolineava Walter Tobagi in una inchiesta sul “Corriere della sera”, si stava affermando una struttura economica e sociale diversificata che non vedeva più nei grandi capitani d’industria e nelle fabbriche delle periferie della città la grandezza del territorio, ma un “vulcano in ebollizione” costituito da un intricato reticolo di piccole e medie imprese costrette a entrare in relazione con un mondo che ormai poteva definirsi “planetario”: dalle radio di “movimento” (o libere), come Radio Milano International, alle radio commerciali, dai vecchi capitani d’industria, sorti durante il Ventennio, a novelli imprenditori – Berlusconi e Armani su tutti – fino a una precisa riorganizzazione urbanistica, che vide nella Variante generale del 1976-1980 una profonda riorganizzazione territoriale. Questo nuovo piano regolatore, difatti, venne proposto dall’amministrazione comunale per tentare di risanare il tessuto edilizio preesistente, atto anche al recupero delle aree urbane allora in disuso e soggette, come vedremo, a occupazioni abusive; non ultimo, in questa logica, la pianificazione di un decentramento amministrativo degli uffici della pubblica
amministrazione. Allo stesso tempo, il Comune tentò di attuare un progetto di miglioramento della vita quotidiana dei cittadini: progetto un processo di calmierazione degli affitti attraverso l’istituzione dell’Istituto case popolari, e cercò di migliorare la viabilità urbana dando avvio nel 1979 al prolungamento delle metropolitane 1 e 2, nonché impostando i lavori per la terza linea, che venne aperta solo un decennio più tardi, nel 1990; nel 1980-1981, infine, l’amministrazione di Tognoli concentrò le proprie finanze per la municipalizzazione del gas e nella metanizzazione utile a ridurre l’inquinamento atmosferico.
Anche la cultura stava rapidamente cambiando; se interventi come la “Mostra incessante per il Cile” organizzata nel corso di 5 anni presso la Galleria di Porta Ticinese di Gigliola Rovasino – vero e proprio centro di ricerca autogestito e autofinanziato per l’arte “impegnata”, i vari murales che organizzazioni della sinistra giovanile dipingevano sui muri del centro cittadino, come quelli fatti dal Collettivo Pittori di Porta Ticinese o dal Gruppo Femminista per il salario domestico, o i momenti di appropriazione urbana attraverso la pratica artistica – Franco Mazzucchelli, solo per citare una delle esperienze più interessanti <112, afferivano ancora a un mondo politicamente connotato, tali momenti convivevano con esperienze del tutto svincolate da una pratica “militante”. Le gallerie private, che sempre maggiormente venivano a caratterizzare la cultura cittadina, fornivano una lettura differente dell’arte degli anni Settanta, passando dall’ospitare artisti tipicamente nazionali, con altri di interesse internazionale: se all’Annunciata di Bruno Grossetti aperta a fine anni Trenta, nel corso dei Settanta, durante l’affiancamento degli figlio Sergio, si proposero mostre di De Pisis, Lilloni, Del Bon, Cassinari, ma anche i “vecchi” surrealisti, nel 1975 alla galleria Salvatore Ala Gordon Matta-Clark proponeva – dopo aver tentato la rimozione di una parte del pavimento dello spazio della galleria via Mameli – “Untitled Wal and Floor Cutting”: un filo d’acciaio installato lungo le pareti dello spazio, che dalla corte d’ingresso passava attraverso finestre e luoghi di servizio. Anche presso Toselli, Michael Asher, nel settembre del 1973 esportava l’intonaco delle pareti interne tramite una sabbiatrice per mostrare le alterazioni subite dalla struttura nel corso del tempo. Come abbiamo visto, dunque, non si può dare una visione unilaterale di quello che avveniva nel campo artistico negli anni Settanta: la figura portata in scena da Crispolti alla Biennale del 1976 – ovvero quella dell’operatore culturale quale “provocatore di autocoscienza culturale altrui” <113 – conviveva con altre esperienze d’arte per l’arte, che si richiamavano alla più classica storia dell’arte dei secoli passati.
Anche il comune, del resto, fece la sua parte in questo campo: l’organizzazione e l’avviamento di nuovi spazi espositivi, come il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, la quale programmazione, dopo la nuova apertura del 1979, fu affidata a Zeno Birolli, Vittorio Gregotti e Germano Celant: uno spazio, e un progetto, “multidisciplinare attento alle interrelazioni della ricerca artistica d’avanguardia con la progettazione architettonica e con gli altri settori della cultura contemporanea, in primo luogo quello letterario” <114, ma aperto anche ai musei stranieri <115. Da ricordare, inoltre, anche la riapertura, il 24 aprile del 1980 – alla presenza del Presidente Pertini – della Pinacoteca Civica (riallestita per l’occasione di Franco Albini, Franca Helg e Antonio Piva). E ancora: gli spazi dell’antico convento delle Stelline di corso Magenta, riutilizzati dal 1980 quale luogo adibito a esposizioni temporanee; il riallestimento e riammodernamento dei sotterranei e del piano terra di Palazzo Reale, che avrebbero dovuto ospitare, ancora, mostre di giovani artisti, ma non solo – come l’ormai celebre “Anni trenta: arte e cultura in Italia” – nell’attesa che i piani superiori del palazzo piermariniano avrebbero potuto ospitare la collezione del CIMAC, il Civico Museo d’Arte contemporanea, che effettivamente venne aperto nel 1984.
Tutto questo ambiente, politico, culturale e sociale, fu il “basso continuo” della politica milanese tra anni Settanta e Ottanta, e occupò le discussioni dell’amministrazione comunale. Interessante a tale proposito vedere come nel 1985 per la casa editrice SugarCo veniva pubblicato il volume “Amare Milano” il quale conteneva le trascrizioni dei discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli dal 1976 al 1984, tramite i quali il Primo cittadino faceva un sunto “morale” <116 dell’anno trascorso. Già nella prefazione al volume, scritta da Alberto Dell’Ora, si faceva un punto sulla situazione di circa dieci anni di governo cittadino, sottolineando come, seppur sotto il profilo terroristico gli anni precedenti furono drammatici, i discorsi di Tognoli “registrano una costante positiva evoluzione economica e sociale della nostra città, un continuo miglioramento del clima generale, nel quale si avvertono ora i riferimenti di una ritrovata solidarietà civile e i segni ceti di una nuova vitalità e di una sicura fiducia nell’economia e nel lavoro” <117. Questa, tuttavia, non è la mia opinione, in quanto, seppur a fasi alterne negli anni – che si manifestano una sorta di ripresa “emotiva” positiva tra il 1977 e il 1980, dopo gli anni forse più drammatici per l’economia cittadina – si evince nelle parole del sindaco un forte senso di scoramento sia in campo economico, che in quello legato alla cultura giovanile e del terrorismo, vere “spine nel fianco” dell’amministrazione comunale anche negli anni Ottanta. Vale la pena, in questo contesto, sottolineare la lunga citazione inerente alla relazione tenuta dal sindaco nel 1976, la quale dava conto di questo clima rovente; discorso tenuto, per altro, lo stesso giorno degli incidenti della prima scaligera: “non trascorre quasi giorno senza che noi dobbiamo lamentare atti di violenza, crimini, intolleranze e arbitri, dove spesso movimenti politici si confondono con espressioni di delinquenza comunque, in un coacervo di propositi il più delle volte insensati. La violenza, la criminalità, il teppismo trovano un terreno favorevole nella crisi in cui ci troviamo. La difesa dell’ordine pubblico diventa difficile malgrado i sacrifici delle forze dell’ordine, cui va la gratitudine della cittadinanza. E tuttavia è giusto ricordare che Milano ha attraversato momenti terribili superandoli con grande forza d’animo, proprio quando sembrava che la nostra città fosse l’epicentro di una rivolta o di un colpo di stato. Oggi è possibile, oltre che opportuno, ripetere l’appello ai cittadini perché non si facciano intimorire, perché accolgano la sfida di chi mira a gettare la città nella paralisi e nel caos, con disprezzo della libertà e della convivenza civile. Siamo convinti che in una società evoluta la violenza alla fine non paga, si ritorce anzi contro chi la promuove. Tuttavia non bisogna mostrarsi deboli, bisogna reagire con fermezza, anche se con giustizia. Ciò non significa invocare la cieca repressione ignorando le cause economiche e sociali dei fenomeni, ma respingere ogni azione eversiva e sovversiva che, lungi dall’affrontare alla radice i problemi, tende a strumentalizzare per fini antidemocratici.” <118.
Se questo il sindaco esprimeva nel 1976, il proclama dell’anno successivo appariva più disteso e di prospettiva ottimista, nonostante il Settantasette milanese aveva visto numerosi episodi di “giustizia proletaria”. Come non ricordare il ferimento di Montanelli e del consigliere comunale democristiano Carlo Arienti, il “12 marzo” milanese, con l’assalto alla sede dell’Assolombarda, che precede di qualche mese la sparatoria di via De Amicis con l’uccisione dell’agente Custra, nonché la morte del vigile urbano Vincenzo Ugga e della giovane Ada Fornaro durante un tentativo di rapina a uno sportello bancario. Così parlava il Primo cittadino nel 1977, ricordando l’anno passato, facendo cenno anche ai “fatti” della Scala: “l’anno scorso, in occasione della festività di Sant’Ambrogio, nel breve indirizzo che rivolsi ai benemeriti, risultava nel complesso prevalente una intonazione pessimistica e di critico realismo” <119, tuttavia, proseguiva ricordando che “a un anno di distanza, il consuntivo che possiamo offrire non può avere i toni dell’ottimismo, ma può portare qualche segno di fiducia. […] questa crisi non ha prodotto quella temuta disgregazione dell’equilibrio sociale e politico che molti avevano pronosticato.” <120. Parole, queste ultime, confermate anche negli anni successivi: nel 1978, Tognoli difatti dichiarava – nonostante avesse dovuto registrare “fenomeni di disgregazione e di violenza” <121 – che “se oggi l’orizzonte è meno fosco, se le ragione della speranza e della fiducia fanno primo sui richiami al pessimismo e alla rassegnazione, ciò non è dovuto al verificarsi di circostanze occasionali ma alla tenace volontà costruttiva dei nostri concittadini, i quali hanno testimoniato nei fatti in questo scorcio di mesi un rigore morale, un impegno civile e sociale, una operosità fervida in tutto all’altezza della storia della nostra città.” <122. Stesso sentimento espresso nel 1979, seppur si ricordava come “il quadro complessivo in cui si svolge la vita nazionale non appare positivo”: “accanto a fenomeni di decadenza” – ricordava Tognoli – “si registrano segni di consolidata ripresa nel campo dell’economia e della vita culturale.” <123, nel tentativo di dare al giovane nuove occasioni di partecipazione alla vita pubblica cittadina, nonché momenti di incontro e di svago <124. Una funzione educativa, quella promossa dall’autorità comunale, che il Primo cittadino espresse anche nel “saluto” del 1980, quando dichiarava come fondamentale eradicare nel giovane la cultura della violenza, e i fattori di
emarginazione ed esclusione sociale che avrebbero potuto creare ingiustizie e tensioni <125. Seppur i proclami degli anni precedenti, dove pareva di cogliere un certo ottimismo del sindaco nei confronti della ripresa economica, anche nei primi Ottanta problemi in questo campo in ogni caso permanevano: Tognoli, infatti, pur palesandosi come fiducioso nei confronti di un rilancio dell’economia cittadina, e nazionale, ricordava nel 1981 che “bisogna praticare seriamente una politica di austerità” <126; il problema che, tuttavia, si palesava come di più difficile eradicazione era la violenza politica giovanile: “Stiamo per lasciarci alle spalle un altro anno di crisi e di difficoltà per il paese e per Milano. Anche nel 1981 violenza e terrorismo hanno accompagnato la nostra vita quotidiana. Delinquenza comune è criminalità politica hanno mietuto vittime innocenti in tutta Italia e nella nostra città, provocando non solo costernazione ma profondo turbamento” <127. Sulla medesima scia degli anni precedenti, il discorso del Primo cittadino del 1982, simbolicamente intitolato “Fare quadrato attorno alle istituzioni”: l’uccisione in quell’anno da parte mafiosa di Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie, colpì profondamente la pubblica opinione italiana; il titolo della prolusione di Tognoli si definiva proprio in questo contesto. Tuttavia, pare di leggere, nelle parole di cordoglio di Tognoli, più che un ricordo alla matrice mafiosa dell’assassinio, un velato richiamo al terrorismo di matrice politica comunista: Dalla Chiesa, del resto, durante gli anni Settanta si prodigò incessantemente per reprimere i disordini movimentati da questo settore sociale, creando anche il Nucleo Speciale Antiterrorismo. Così, difatti, veniva da Tognoli descritto il generale: “un eroe positivo dei nostri tempi, il simbolo della capacità di difesa dello stato dalla offensiva del terrorismo, della criminalità e della mafia” <128. Nella restante parte del discorso, inoltre, nessuna menzione veniva fatta all’ostacolo posto dal generale alle organizzazioni mafiose, ma veniva unicamente ricordata la sua dedizione a combattere il terrorismo politico. Tale richiamo, tuttavia, veniva preso a pretesto da Tognoli per riallacciarsi, ancora una volta, alla crisi economica, nonché sociale e morale, che colpiva in quell’anno la cittadinanza milanese, quasi come se la “devianza” politica definisce le cause della crisi economica. Sebbene il sindaco sottolineava che il settore terziario era in espansione, il comparto industriale si mostrava in profonda crisi: “l’orizzonte dunque non si presenta sereno e tutti i nostri sforzi, nei limiti delle nostre possibilità, devono puntare al risanamento della spesa pubblica e al rilancio degli investimenti.” <129.
[NOTE]
112 Una ricognizione di queste esperienze nella Milano degli anni Settanta la si può trovare nel volume: La parola agli artisti. Arte e impegno a Milano negli anni Settanta, (Lissone, MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, 24 settembre – 25 novembre 2016), a c. di Cristina Casero e Elena Di Raddo, Milano, Postmedia books, 2016. Il volume nient’altro è che la pubblicazione a corredo di una esposizione tenuta a Lissone su tali momenti artistici.
113 Enrico Crispolti, Padiglione Italia, in La Biennale di Venezia 1976. Ambiente, partecipazione, strutture culturali, vol. 1, Venezia, Alfieri, 1976, p. 106.
114 Maria Fratelli, Paolo Rusconi, Mostre e spazi espostivi pubblici a Milano dal 1945, in Storia di Milano. Il Novecento, vol. III, Istituto della Ecnciclopedia italiana, Roma, 1996, p. 445.
115 Irene Piazzoni, Introduzione, in Non solo piombo. Politica e cultura nella Milano degli anni Settanta, a c. di Irene Piazzoni, Milano-Udine, Mimesis, 2017, p. 25
116 Alberto dell’Ora, Il Sant’Ambrogio di un laico, in Amare Milano. Discorsi di Sant’Ambrogio dal 1976 al 1984, Milano, SugarCo Edizioni, 1985, p. 9.
117 Ivi, p, 10.
118 Carlo Tognoli, Una città che guarda al futuro, in Amare Milano, cit., p. 18.
119 Carlo Tognoli, Realismo e fiducia dello spirito ambrosiano, in Amare Milano, cit., p. 27.
120 Ivi, p. 28.
121 Carlo Tognoli, Rigore morale e razionalità costruttiva, in Amare Milano, cit., p. 36.
122 Ivi, p. 35.
123 Carlo Tognoli, Scoprire nuovi valori, in Amare Milano, cit., p. 45.
124 Cfr., ivi, p. 49.
125 Cfr., Carlo Tognoli, Un profondo corso riformatore, in Amare Milano, cit., p. 59.
126 Carlo Tognoli, Rilanciare il ruolo della città, in Amare Milano, cit., p. 68.
127 Ivi, p. 63.
128 Carlo Tognoli, Fare quadrato attorno alle istituzioni, in Amare Milano, cit., p. 73.
129 Ivi, p. 75.
Andrea Capriolo, Manifestazioni artistiche nei centri sociali autogestiti della Milano tra anni Settanta e Ottanta. Dai Circoli del proletariato giovanile al movimento punk, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Udine, 2013 -
I discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli
Prendendo in esame la politica culturale di Milano tra anni Settanta e Ottanta, non possiamo non verificare come essa venne egemonizzata da due personalità di spicco del PSI: Aldo Aniasi, eletto sindaco di Milano il 16 novembre 1967, e restato in carica per tre mandati fino al 12 maggio 1976, al quale succedette Carlo Tognoli, rimasto in carica sino al 19 dicembre 1986. Vero spartiacque nella storia amministrativa di palazzo Marino, tuttavia, furono le elezioni del 1975 che segnarono una netta vittoria del PCI il cui gruppo consiliare risultò ampliato di sei unità, passando dalle 19 del mandato precedente, alle 25, effetto di un aumento percentuale di sette punti rispetto alle elezioni comunali del 1970. Elezioni che, del resto, videro per la prima volta la presenza del cartello politico di Democrazia Proletaria, formato da Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, il Movimento Studentesco, nonché Avanguardia Operaia. In questo clima, che vide in ogni caso la rielezione di Aniasi a sindaco, si profilava uno scenario nebuloso e instabile, con il programma di Giunta sempre soggetto a ritrattazioni e rimodulazioni.
#1967 #1975 #1976 #1977 #1981 #1986 #70 #80 #AldoAniasi #AndreaCapriolo #anni #CarloTognoli #criminalità #culturale #DC #economia #finanza #imprenditori #industria #maggioranza #Milano #PCI #piombo #politica #Psdi #PSI #silenziosa #sindaci #sociale #strategia #tensione #teppismo #terrorismo #violenza
In quegli anni Milano era forse la vera capitale italiana della strategia della tensione: ogni settimana il capoluogo lombardo si trovava suo malgrado a ospitare episodi di violenza politica e a rappresentare la sede privilegiata del processo di costruzione e consolidamento della già citata maggioranza silenziosa, desiderosa di far confluire all’interno di un fronte unico tutte le forze conservatrici e reazionarie della società italiana. A tal proposito, l’obiettivo precipuo del PCI era quello di creare uno schieramento unitario ed il più compatto possibile, aperto anche ai moderati-conservatori, purché manifestamente antifascisti, al fine di scongiurare la formazione di questo fronte compatto delle forze reazionarie. Per pervenire a questo obiettivo, il PCI si schierò a fianco di altre forze antifasciste, all’interno del Comitato Permanente Antifascista per la Difesa dell’Ordine Repubblicano, che si era prodigato in difesa dell’agibilità degli atenei milanesi, quello della Statale in particolare. Si registrava dunque, soprattutto da parte comunista, una tendenza a far coincidere la maggioranza costituzionale e elettorale presente in città con quella consiliare. Secondo Luigi Vertemati e Gianni Cervetti, con l’inizio degli anni Settanta era venuta a formarsi una Giunta tanto “informale” quanto “armonica” – ovvero in grado di lavorare in serenità, seppur le possibili cause di attrito erano ben presenti – composta da Cervetti stesso in qualità di segretario provinciale del PCI, Vertemati come segretario socialista, Colombo come segretario cittadino della DC, Massari come segretario provinciale del PSDI e Aniasi, in qualità di Sindaco.
Non solo “piombo” tuttavia – secondo un recente volume curato da Irene Piazzoni: Milano, durante gli anni Settanta, e nel periodo di avvicendamento tra Aniasi e Tognoli, fu il centro propulsore italiano di nuove sperimentazioni sociali dove, come sottolineava Walter Tobagi in una inchiesta sul “Corriere della sera”, si stava affermando una struttura economica e sociale diversificata che non vedeva più nei grandi capitani d’industria e nelle fabbriche delle periferie della città la grandezza del territorio, ma un “vulcano in ebollizione” costituito da un intricato reticolo di piccole e medie imprese costrette a entrare in relazione con un mondo che ormai poteva definirsi “planetario”: dalle radio di “movimento” (o libere), come Radio Milano International, alle radio commerciali, dai vecchi capitani d’industria, sorti durante il Ventennio, a novelli imprenditori – Berlusconi e Armani su tutti – fino a una precisa riorganizzazione urbanistica, che vide nella Variante generale del 1976-1980 una profonda riorganizzazione territoriale. Questo nuovo piano regolatore, difatti, venne proposto dall’amministrazione comunale per tentare di risanare il tessuto edilizio preesistente, atto anche al recupero delle aree urbane allora in disuso e soggette, come vedremo, a occupazioni abusive; non ultimo, in questa logica, la pianificazione di un decentramento amministrativo degli uffici della pubblica
amministrazione. Allo stesso tempo, il Comune tentò di attuare un progetto di miglioramento della vita quotidiana dei cittadini: progetto un processo di calmierazione degli affitti attraverso l’istituzione dell’Istituto case popolari, e cercò di migliorare la viabilità urbana dando avvio nel 1979 al prolungamento delle metropolitane 1 e 2, nonché impostando i lavori per la terza linea, che venne aperta solo un decennio più tardi, nel 1990; nel 1980-1981, infine, l’amministrazione di Tognoli concentrò le proprie finanze per la municipalizzazione del gas e nella metanizzazione utile a ridurre l’inquinamento atmosferico.
Anche la cultura stava rapidamente cambiando; se interventi come la “Mostra incessante per il Cile” organizzata nel corso di 5 anni presso la Galleria di Porta Ticinese di Gigliola Rovasino – vero e proprio centro di ricerca autogestito e autofinanziato per l’arte “impegnata”, i vari murales che organizzazioni della sinistra giovanile dipingevano sui muri del centro cittadino, come quelli fatti dal Collettivo Pittori di Porta Ticinese o dal Gruppo Femminista per il salario domestico, o i momenti di appropriazione urbana attraverso la pratica artistica – Franco Mazzucchelli, solo per citare una delle esperienze più interessanti <112, afferivano ancora a un mondo politicamente connotato, tali momenti convivevano con esperienze del tutto svincolate da una pratica “militante”. Le gallerie private, che sempre maggiormente venivano a caratterizzare la cultura cittadina, fornivano una lettura differente dell’arte degli anni Settanta, passando dall’ospitare artisti tipicamente nazionali, con altri di interesse internazionale: se all’Annunciata di Bruno Grossetti aperta a fine anni Trenta, nel corso dei Settanta, durante l’affiancamento degli figlio Sergio, si proposero mostre di De Pisis, Lilloni, Del Bon, Cassinari, ma anche i “vecchi” surrealisti, nel 1975 alla galleria Salvatore Ala Gordon Matta-Clark proponeva – dopo aver tentato la rimozione di una parte del pavimento dello spazio della galleria via Mameli – “Untitled Wal and Floor Cutting”: un filo d’acciaio installato lungo le pareti dello spazio, che dalla corte d’ingresso passava attraverso finestre e luoghi di servizio. Anche presso Toselli, Michael Asher, nel settembre del 1973 esportava l’intonaco delle pareti interne tramite una sabbiatrice per mostrare le alterazioni subite dalla struttura nel corso del tempo. Come abbiamo visto, dunque, non si può dare una visione unilaterale di quello che avveniva nel campo artistico negli anni Settanta: la figura portata in scena da Crispolti alla Biennale del 1976 – ovvero quella dell’operatore culturale quale “provocatore di autocoscienza culturale altrui” <113 – conviveva con altre esperienze d’arte per l’arte, che si richiamavano alla più classica storia dell’arte dei secoli passati.
Anche il comune, del resto, fece la sua parte in questo campo: l’organizzazione e l’avviamento di nuovi spazi espositivi, come il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, la quale programmazione, dopo la nuova apertura del 1979, fu affidata a Zeno Birolli, Vittorio Gregotti e Germano Celant: uno spazio, e un progetto, “multidisciplinare attento alle interrelazioni della ricerca artistica d’avanguardia con la progettazione architettonica e con gli altri settori della cultura contemporanea, in primo luogo quello letterario” <114, ma aperto anche ai musei stranieri <115. Da ricordare, inoltre, anche la riapertura, il 24 aprile del 1980 – alla presenza del Presidente Pertini – della Pinacoteca Civica (riallestita per l’occasione di Franco Albini, Franca Helg e Antonio Piva). E ancora: gli spazi dell’antico convento delle Stelline di corso Magenta, riutilizzati dal 1980 quale luogo adibito a esposizioni temporanee; il riallestimento e riammodernamento dei sotterranei e del piano terra di Palazzo Reale, che avrebbero dovuto ospitare, ancora, mostre di giovani artisti, ma non solo – come l’ormai celebre “Anni trenta: arte e cultura in Italia” – nell’attesa che i piani superiori del palazzo piermariniano avrebbero potuto ospitare la collezione del CIMAC, il Civico Museo d’Arte contemporanea, che effettivamente venne aperto nel 1984.
Tutto questo ambiente, politico, culturale e sociale, fu il “basso continuo” della politica milanese tra anni Settanta e Ottanta, e occupò le discussioni dell’amministrazione comunale. Interessante a tale proposito vedere come nel 1985 per la casa editrice SugarCo veniva pubblicato il volume “Amare Milano” il quale conteneva le trascrizioni dei discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli dal 1976 al 1984, tramite i quali il Primo cittadino faceva un sunto “morale” <116 dell’anno trascorso. Già nella prefazione al volume, scritta da Alberto Dell’Ora, si faceva un punto sulla situazione di circa dieci anni di governo cittadino, sottolineando come, seppur sotto il profilo terroristico gli anni precedenti furono drammatici, i discorsi di Tognoli “registrano una costante positiva evoluzione economica e sociale della nostra città, un continuo miglioramento del clima generale, nel quale si avvertono ora i riferimenti di una ritrovata solidarietà civile e i segni ceti di una nuova vitalità e di una sicura fiducia nell’economia e nel lavoro” <117. Questa, tuttavia, non è la mia opinione, in quanto, seppur a fasi alterne negli anni – che si manifestano una sorta di ripresa “emotiva” positiva tra il 1977 e il 1980, dopo gli anni forse più drammatici per l’economia cittadina – si evince nelle parole del sindaco un forte senso di scoramento sia in campo economico, che in quello legato alla cultura giovanile e del terrorismo, vere “spine nel fianco” dell’amministrazione comunale anche negli anni Ottanta. Vale la pena, in questo contesto, sottolineare la lunga citazione inerente alla relazione tenuta dal sindaco nel 1976, la quale dava conto di questo clima rovente; discorso tenuto, per altro, lo stesso giorno degli incidenti della prima scaligera: “non trascorre quasi giorno senza che noi dobbiamo lamentare atti di violenza, crimini, intolleranze e arbitri, dove spesso movimenti politici si confondono con espressioni di delinquenza comunque, in un coacervo di propositi il più delle volte insensati. La violenza, la criminalità, il teppismo trovano un terreno favorevole nella crisi in cui ci troviamo. La difesa dell’ordine pubblico diventa difficile malgrado i sacrifici delle forze dell’ordine, cui va la gratitudine della cittadinanza. E tuttavia è giusto ricordare che Milano ha attraversato momenti terribili superandoli con grande forza d’animo, proprio quando sembrava che la nostra città fosse l’epicentro di una rivolta o di un colpo di stato. Oggi è possibile, oltre che opportuno, ripetere l’appello ai cittadini perché non si facciano intimorire, perché accolgano la sfida di chi mira a gettare la città nella paralisi e nel caos, con disprezzo della libertà e della convivenza civile. Siamo convinti che in una società evoluta la violenza alla fine non paga, si ritorce anzi contro chi la promuove. Tuttavia non bisogna mostrarsi deboli, bisogna reagire con fermezza, anche se con giustizia. Ciò non significa invocare la cieca repressione ignorando le cause economiche e sociali dei fenomeni, ma respingere ogni azione eversiva e sovversiva che, lungi dall’affrontare alla radice i problemi, tende a strumentalizzare per fini antidemocratici.” <118.
Se questo il sindaco esprimeva nel 1976, il proclama dell’anno successivo appariva più disteso e di prospettiva ottimista, nonostante il Settantasette milanese aveva visto numerosi episodi di “giustizia proletaria”. Come non ricordare il ferimento di Montanelli e del consigliere comunale democristiano Carlo Arienti, il “12 marzo” milanese, con l’assalto alla sede dell’Assolombarda, che precede di qualche mese la sparatoria di via De Amicis con l’uccisione dell’agente Custra, nonché la morte del vigile urbano Vincenzo Ugga e della giovane Ada Fornaro durante un tentativo di rapina a uno sportello bancario. Così parlava il Primo cittadino nel 1977, ricordando l’anno passato, facendo cenno anche ai “fatti” della Scala: “l’anno scorso, in occasione della festività di Sant’Ambrogio, nel breve indirizzo che rivolsi ai benemeriti, risultava nel complesso prevalente una intonazione pessimistica e di critico realismo” <119, tuttavia, proseguiva ricordando che “a un anno di distanza, il consuntivo che possiamo offrire non può avere i toni dell’ottimismo, ma può portare qualche segno di fiducia. […] questa crisi non ha prodotto quella temuta disgregazione dell’equilibrio sociale e politico che molti avevano pronosticato.” <120. Parole, queste ultime, confermate anche negli anni successivi: nel 1978, Tognoli difatti dichiarava – nonostante avesse dovuto registrare “fenomeni di disgregazione e di violenza” <121 – che “se oggi l’orizzonte è meno fosco, se le ragione della speranza e della fiducia fanno primo sui richiami al pessimismo e alla rassegnazione, ciò non è dovuto al verificarsi di circostanze occasionali ma alla tenace volontà costruttiva dei nostri concittadini, i quali hanno testimoniato nei fatti in questo scorcio di mesi un rigore morale, un impegno civile e sociale, una operosità fervida in tutto all’altezza della storia della nostra città.” <122. Stesso sentimento espresso nel 1979, seppur si ricordava come “il quadro complessivo in cui si svolge la vita nazionale non appare positivo”: “accanto a fenomeni di decadenza” – ricordava Tognoli – “si registrano segni di consolidata ripresa nel campo dell’economia e della vita culturale.” <123, nel tentativo di dare al giovane nuove occasioni di partecipazione alla vita pubblica cittadina, nonché momenti di incontro e di svago <124. Una funzione educativa, quella promossa dall’autorità comunale, che il Primo cittadino espresse anche nel “saluto” del 1980, quando dichiarava come fondamentale eradicare nel giovane la cultura della violenza, e i fattori di
emarginazione ed esclusione sociale che avrebbero potuto creare ingiustizie e tensioni <125. Seppur i proclami degli anni precedenti, dove pareva di cogliere un certo ottimismo del sindaco nei confronti della ripresa economica, anche nei primi Ottanta problemi in questo campo in ogni caso permanevano: Tognoli, infatti, pur palesandosi come fiducioso nei confronti di un rilancio dell’economia cittadina, e nazionale, ricordava nel 1981 che “bisogna praticare seriamente una politica di austerità” <126; il problema che, tuttavia, si palesava come di più difficile eradicazione era la violenza politica giovanile: “Stiamo per lasciarci alle spalle un altro anno di crisi e di difficoltà per il paese e per Milano. Anche nel 1981 violenza e terrorismo hanno accompagnato la nostra vita quotidiana. Delinquenza comune è criminalità politica hanno mietuto vittime innocenti in tutta Italia e nella nostra città, provocando non solo costernazione ma profondo turbamento” <127. Sulla medesima scia degli anni precedenti, il discorso del Primo cittadino del 1982, simbolicamente intitolato “Fare quadrato attorno alle istituzioni”: l’uccisione in quell’anno da parte mafiosa di Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie, colpì profondamente la pubblica opinione italiana; il titolo della prolusione di Tognoli si definiva proprio in questo contesto. Tuttavia, pare di leggere, nelle parole di cordoglio di Tognoli, più che un ricordo alla matrice mafiosa dell’assassinio, un velato richiamo al terrorismo di matrice politica comunista: Dalla Chiesa, del resto, durante gli anni Settanta si prodigò incessantemente per reprimere i disordini movimentati da questo settore sociale, creando anche il Nucleo Speciale Antiterrorismo. Così, difatti, veniva da Tognoli descritto il generale: “un eroe positivo dei nostri tempi, il simbolo della capacità di difesa dello stato dalla offensiva del terrorismo, della criminalità e della mafia” <128. Nella restante parte del discorso, inoltre, nessuna menzione veniva fatta all’ostacolo posto dal generale alle organizzazioni mafiose, ma veniva unicamente ricordata la sua dedizione a combattere il terrorismo politico. Tale richiamo, tuttavia, veniva preso a pretesto da Tognoli per riallacciarsi, ancora una volta, alla crisi economica, nonché sociale e morale, che colpiva in quell’anno la cittadinanza milanese, quasi come se la “devianza” politica definisce le cause della crisi economica. Sebbene il sindaco sottolineava che il settore terziario era in espansione, il comparto industriale si mostrava in profonda crisi: “l’orizzonte dunque non si presenta sereno e tutti i nostri sforzi, nei limiti delle nostre possibilità, devono puntare al risanamento della spesa pubblica e al rilancio degli investimenti.” <129.
[NOTE]
112 Una ricognizione di queste esperienze nella Milano degli anni Settanta la si può trovare nel volume: La parola agli artisti. Arte e impegno a Milano negli anni Settanta, (Lissone, MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, 24 settembre – 25 novembre 2016), a c. di Cristina Casero e Elena Di Raddo, Milano, Postmedia books, 2016. Il volume nient’altro è che la pubblicazione a corredo di una esposizione tenuta a Lissone su tali momenti artistici.
113 Enrico Crispolti, Padiglione Italia, in La Biennale di Venezia 1976. Ambiente, partecipazione, strutture culturali, vol. 1, Venezia, Alfieri, 1976, p. 106.
114 Maria Fratelli, Paolo Rusconi, Mostre e spazi espostivi pubblici a Milano dal 1945, in Storia di Milano. Il Novecento, vol. III, Istituto della Ecnciclopedia italiana, Roma, 1996, p. 445.
115 Irene Piazzoni, Introduzione, in Non solo piombo. Politica e cultura nella Milano degli anni Settanta, a c. di Irene Piazzoni, Milano-Udine, Mimesis, 2017, p. 25
116 Alberto dell’Ora, Il Sant’Ambrogio di un laico, in Amare Milano. Discorsi di Sant’Ambrogio dal 1976 al 1984, Milano, SugarCo Edizioni, 1985, p. 9.
117 Ivi, p, 10.
118 Carlo Tognoli, Una città che guarda al futuro, in Amare Milano, cit., p. 18.
119 Carlo Tognoli, Realismo e fiducia dello spirito ambrosiano, in Amare Milano, cit., p. 27.
120 Ivi, p. 28.
121 Carlo Tognoli, Rigore morale e razionalità costruttiva, in Amare Milano, cit., p. 36.
122 Ivi, p. 35.
123 Carlo Tognoli, Scoprire nuovi valori, in Amare Milano, cit., p. 45.
124 Cfr., ivi, p. 49.
125 Cfr., Carlo Tognoli, Un profondo corso riformatore, in Amare Milano, cit., p. 59.
126 Carlo Tognoli, Rilanciare il ruolo della città, in Amare Milano, cit., p. 68.
127 Ivi, p. 63.
128 Carlo Tognoli, Fare quadrato attorno alle istituzioni, in Amare Milano, cit., p. 73.
129 Ivi, p. 75.
Andrea Capriolo, Manifestazioni artistiche nei centri sociali autogestiti della Milano tra anni Settanta e Ottanta. Dai Circoli del proletariato giovanile al movimento punk, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Udine, 2013 -
I discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli
Prendendo in esame la politica culturale di Milano tra anni Settanta e Ottanta, non possiamo non verificare come essa venne egemonizzata da due personalità di spicco del PSI: Aldo Aniasi, eletto sindaco di Milano il 16 novembre 1967, e restato in carica per tre mandati fino al 12 maggio 1976, al quale succedette Carlo Tognoli, rimasto in carica sino al 19 dicembre 1986. Vero spartiacque nella storia amministrativa di palazzo Marino, tuttavia, furono le elezioni del 1975 che segnarono una netta vittoria del PCI il cui gruppo consiliare risultò ampliato di sei unità, passando dalle 19 del mandato precedente, alle 25, effetto di un aumento percentuale di sette punti rispetto alle elezioni comunali del 1970. Elezioni che, del resto, videro per la prima volta la presenza del cartello politico di Democrazia Proletaria, formato da Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, il Movimento Studentesco, nonché Avanguardia Operaia. In questo clima, che vide in ogni caso la rielezione di Aniasi a sindaco, si profilava uno scenario nebuloso e instabile, con il programma di Giunta sempre soggetto a ritrattazioni e rimodulazioni.
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In quegli anni Milano era forse la vera capitale italiana della strategia della tensione: ogni settimana il capoluogo lombardo si trovava suo malgrado a ospitare episodi di violenza politica e a rappresentare la sede privilegiata del processo di costruzione e consolidamento della già citata maggioranza silenziosa, desiderosa di far confluire all’interno di un fronte unico tutte le forze conservatrici e reazionarie della società italiana. A tal proposito, l’obiettivo precipuo del PCI era quello di creare uno schieramento unitario ed il più compatto possibile, aperto anche ai moderati-conservatori, purché manifestamente antifascisti, al fine di scongiurare la formazione di questo fronte compatto delle forze reazionarie. Per pervenire a questo obiettivo, il PCI si schierò a fianco di altre forze antifasciste, all’interno del Comitato Permanente Antifascista per la Difesa dell’Ordine Repubblicano, che si era prodigato in difesa dell’agibilità degli atenei milanesi, quello della Statale in particolare. Si registrava dunque, soprattutto da parte comunista, una tendenza a far coincidere la maggioranza costituzionale e elettorale presente in città con quella consiliare. Secondo Luigi Vertemati e Gianni Cervetti, con l’inizio degli anni Settanta era venuta a formarsi una Giunta tanto “informale” quanto “armonica” – ovvero in grado di lavorare in serenità, seppur le possibili cause di attrito erano ben presenti – composta da Cervetti stesso in qualità di segretario provinciale del PCI, Vertemati come segretario socialista, Colombo come segretario cittadino della DC, Massari come segretario provinciale del PSDI e Aniasi, in qualità di Sindaco.
Non solo “piombo” tuttavia – secondo un recente volume curato da Irene Piazzoni: Milano, durante gli anni Settanta, e nel periodo di avvicendamento tra Aniasi e Tognoli, fu il centro propulsore italiano di nuove sperimentazioni sociali dove, come sottolineava Walter Tobagi in una inchiesta sul “Corriere della sera”, si stava affermando una struttura economica e sociale diversificata che non vedeva più nei grandi capitani d’industria e nelle fabbriche delle periferie della città la grandezza del territorio, ma un “vulcano in ebollizione” costituito da un intricato reticolo di piccole e medie imprese costrette a entrare in relazione con un mondo che ormai poteva definirsi “planetario”: dalle radio di “movimento” (o libere), come Radio Milano International, alle radio commerciali, dai vecchi capitani d’industria, sorti durante il Ventennio, a novelli imprenditori – Berlusconi e Armani su tutti – fino a una precisa riorganizzazione urbanistica, che vide nella Variante generale del 1976-1980 una profonda riorganizzazione territoriale. Questo nuovo piano regolatore, difatti, venne proposto dall’amministrazione comunale per tentare di risanare il tessuto edilizio preesistente, atto anche al recupero delle aree urbane allora in disuso e soggette, come vedremo, a occupazioni abusive; non ultimo, in questa logica, la pianificazione di un decentramento amministrativo degli uffici della pubblica
amministrazione. Allo stesso tempo, il Comune tentò di attuare un progetto di miglioramento della vita quotidiana dei cittadini: progetto un processo di calmierazione degli affitti attraverso l’istituzione dell’Istituto case popolari, e cercò di migliorare la viabilità urbana dando avvio nel 1979 al prolungamento delle metropolitane 1 e 2, nonché impostando i lavori per la terza linea, che venne aperta solo un decennio più tardi, nel 1990; nel 1980-1981, infine, l’amministrazione di Tognoli concentrò le proprie finanze per la municipalizzazione del gas e nella metanizzazione utile a ridurre l’inquinamento atmosferico.
Anche la cultura stava rapidamente cambiando; se interventi come la “Mostra incessante per il Cile” organizzata nel corso di 5 anni presso la Galleria di Porta Ticinese di Gigliola Rovasino – vero e proprio centro di ricerca autogestito e autofinanziato per l’arte “impegnata”, i vari murales che organizzazioni della sinistra giovanile dipingevano sui muri del centro cittadino, come quelli fatti dal Collettivo Pittori di Porta Ticinese o dal Gruppo Femminista per il salario domestico, o i momenti di appropriazione urbana attraverso la pratica artistica – Franco Mazzucchelli, solo per citare una delle esperienze più interessanti <112, afferivano ancora a un mondo politicamente connotato, tali momenti convivevano con esperienze del tutto svincolate da una pratica “militante”. Le gallerie private, che sempre maggiormente venivano a caratterizzare la cultura cittadina, fornivano una lettura differente dell’arte degli anni Settanta, passando dall’ospitare artisti tipicamente nazionali, con altri di interesse internazionale: se all’Annunciata di Bruno Grossetti aperta a fine anni Trenta, nel corso dei Settanta, durante l’affiancamento degli figlio Sergio, si proposero mostre di De Pisis, Lilloni, Del Bon, Cassinari, ma anche i “vecchi” surrealisti, nel 1975 alla galleria Salvatore Ala Gordon Matta-Clark proponeva – dopo aver tentato la rimozione di una parte del pavimento dello spazio della galleria via Mameli – “Untitled Wal and Floor Cutting”: un filo d’acciaio installato lungo le pareti dello spazio, che dalla corte d’ingresso passava attraverso finestre e luoghi di servizio. Anche presso Toselli, Michael Asher, nel settembre del 1973 esportava l’intonaco delle pareti interne tramite una sabbiatrice per mostrare le alterazioni subite dalla struttura nel corso del tempo. Come abbiamo visto, dunque, non si può dare una visione unilaterale di quello che avveniva nel campo artistico negli anni Settanta: la figura portata in scena da Crispolti alla Biennale del 1976 – ovvero quella dell’operatore culturale quale “provocatore di autocoscienza culturale altrui” <113 – conviveva con altre esperienze d’arte per l’arte, che si richiamavano alla più classica storia dell’arte dei secoli passati.
Anche il comune, del resto, fece la sua parte in questo campo: l’organizzazione e l’avviamento di nuovi spazi espositivi, come il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, la quale programmazione, dopo la nuova apertura del 1979, fu affidata a Zeno Birolli, Vittorio Gregotti e Germano Celant: uno spazio, e un progetto, “multidisciplinare attento alle interrelazioni della ricerca artistica d’avanguardia con la progettazione architettonica e con gli altri settori della cultura contemporanea, in primo luogo quello letterario” <114, ma aperto anche ai musei stranieri <115. Da ricordare, inoltre, anche la riapertura, il 24 aprile del 1980 – alla presenza del Presidente Pertini – della Pinacoteca Civica (riallestita per l’occasione di Franco Albini, Franca Helg e Antonio Piva). E ancora: gli spazi dell’antico convento delle Stelline di corso Magenta, riutilizzati dal 1980 quale luogo adibito a esposizioni temporanee; il riallestimento e riammodernamento dei sotterranei e del piano terra di Palazzo Reale, che avrebbero dovuto ospitare, ancora, mostre di giovani artisti, ma non solo – come l’ormai celebre “Anni trenta: arte e cultura in Italia” – nell’attesa che i piani superiori del palazzo piermariniano avrebbero potuto ospitare la collezione del CIMAC, il Civico Museo d’Arte contemporanea, che effettivamente venne aperto nel 1984.
Tutto questo ambiente, politico, culturale e sociale, fu il “basso continuo” della politica milanese tra anni Settanta e Ottanta, e occupò le discussioni dell’amministrazione comunale. Interessante a tale proposito vedere come nel 1985 per la casa editrice SugarCo veniva pubblicato il volume “Amare Milano” il quale conteneva le trascrizioni dei discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli dal 1976 al 1984, tramite i quali il Primo cittadino faceva un sunto “morale” <116 dell’anno trascorso. Già nella prefazione al volume, scritta da Alberto Dell’Ora, si faceva un punto sulla situazione di circa dieci anni di governo cittadino, sottolineando come, seppur sotto il profilo terroristico gli anni precedenti furono drammatici, i discorsi di Tognoli “registrano una costante positiva evoluzione economica e sociale della nostra città, un continuo miglioramento del clima generale, nel quale si avvertono ora i riferimenti di una ritrovata solidarietà civile e i segni ceti di una nuova vitalità e di una sicura fiducia nell’economia e nel lavoro” <117. Questa, tuttavia, non è la mia opinione, in quanto, seppur a fasi alterne negli anni – che si manifestano una sorta di ripresa “emotiva” positiva tra il 1977 e il 1980, dopo gli anni forse più drammatici per l’economia cittadina – si evince nelle parole del sindaco un forte senso di scoramento sia in campo economico, che in quello legato alla cultura giovanile e del terrorismo, vere “spine nel fianco” dell’amministrazione comunale anche negli anni Ottanta. Vale la pena, in questo contesto, sottolineare la lunga citazione inerente alla relazione tenuta dal sindaco nel 1976, la quale dava conto di questo clima rovente; discorso tenuto, per altro, lo stesso giorno degli incidenti della prima scaligera: “non trascorre quasi giorno senza che noi dobbiamo lamentare atti di violenza, crimini, intolleranze e arbitri, dove spesso movimenti politici si confondono con espressioni di delinquenza comunque, in un coacervo di propositi il più delle volte insensati. La violenza, la criminalità, il teppismo trovano un terreno favorevole nella crisi in cui ci troviamo. La difesa dell’ordine pubblico diventa difficile malgrado i sacrifici delle forze dell’ordine, cui va la gratitudine della cittadinanza. E tuttavia è giusto ricordare che Milano ha attraversato momenti terribili superandoli con grande forza d’animo, proprio quando sembrava che la nostra città fosse l’epicentro di una rivolta o di un colpo di stato. Oggi è possibile, oltre che opportuno, ripetere l’appello ai cittadini perché non si facciano intimorire, perché accolgano la sfida di chi mira a gettare la città nella paralisi e nel caos, con disprezzo della libertà e della convivenza civile. Siamo convinti che in una società evoluta la violenza alla fine non paga, si ritorce anzi contro chi la promuove. Tuttavia non bisogna mostrarsi deboli, bisogna reagire con fermezza, anche se con giustizia. Ciò non significa invocare la cieca repressione ignorando le cause economiche e sociali dei fenomeni, ma respingere ogni azione eversiva e sovversiva che, lungi dall’affrontare alla radice i problemi, tende a strumentalizzare per fini antidemocratici.” <118.
Se questo il sindaco esprimeva nel 1976, il proclama dell’anno successivo appariva più disteso e di prospettiva ottimista, nonostante il Settantasette milanese aveva visto numerosi episodi di “giustizia proletaria”. Come non ricordare il ferimento di Montanelli e del consigliere comunale democristiano Carlo Arienti, il “12 marzo” milanese, con l’assalto alla sede dell’Assolombarda, che precede di qualche mese la sparatoria di via De Amicis con l’uccisione dell’agente Custra, nonché la morte del vigile urbano Vincenzo Ugga e della giovane Ada Fornaro durante un tentativo di rapina a uno sportello bancario. Così parlava il Primo cittadino nel 1977, ricordando l’anno passato, facendo cenno anche ai “fatti” della Scala: “l’anno scorso, in occasione della festività di Sant’Ambrogio, nel breve indirizzo che rivolsi ai benemeriti, risultava nel complesso prevalente una intonazione pessimistica e di critico realismo” <119, tuttavia, proseguiva ricordando che “a un anno di distanza, il consuntivo che possiamo offrire non può avere i toni dell’ottimismo, ma può portare qualche segno di fiducia. […] questa crisi non ha prodotto quella temuta disgregazione dell’equilibrio sociale e politico che molti avevano pronosticato.” <120. Parole, queste ultime, confermate anche negli anni successivi: nel 1978, Tognoli difatti dichiarava – nonostante avesse dovuto registrare “fenomeni di disgregazione e di violenza” <121 – che “se oggi l’orizzonte è meno fosco, se le ragione della speranza e della fiducia fanno primo sui richiami al pessimismo e alla rassegnazione, ciò non è dovuto al verificarsi di circostanze occasionali ma alla tenace volontà costruttiva dei nostri concittadini, i quali hanno testimoniato nei fatti in questo scorcio di mesi un rigore morale, un impegno civile e sociale, una operosità fervida in tutto all’altezza della storia della nostra città.” <122. Stesso sentimento espresso nel 1979, seppur si ricordava come “il quadro complessivo in cui si svolge la vita nazionale non appare positivo”: “accanto a fenomeni di decadenza” – ricordava Tognoli – “si registrano segni di consolidata ripresa nel campo dell’economia e della vita culturale.” <123, nel tentativo di dare al giovane nuove occasioni di partecipazione alla vita pubblica cittadina, nonché momenti di incontro e di svago <124. Una funzione educativa, quella promossa dall’autorità comunale, che il Primo cittadino espresse anche nel “saluto” del 1980, quando dichiarava come fondamentale eradicare nel giovane la cultura della violenza, e i fattori di
emarginazione ed esclusione sociale che avrebbero potuto creare ingiustizie e tensioni <125. Seppur i proclami degli anni precedenti, dove pareva di cogliere un certo ottimismo del sindaco nei confronti della ripresa economica, anche nei primi Ottanta problemi in questo campo in ogni caso permanevano: Tognoli, infatti, pur palesandosi come fiducioso nei confronti di un rilancio dell’economia cittadina, e nazionale, ricordava nel 1981 che “bisogna praticare seriamente una politica di austerità” <126; il problema che, tuttavia, si palesava come di più difficile eradicazione era la violenza politica giovanile: “Stiamo per lasciarci alle spalle un altro anno di crisi e di difficoltà per il paese e per Milano. Anche nel 1981 violenza e terrorismo hanno accompagnato la nostra vita quotidiana. Delinquenza comune è criminalità politica hanno mietuto vittime innocenti in tutta Italia e nella nostra città, provocando non solo costernazione ma profondo turbamento” <127. Sulla medesima scia degli anni precedenti, il discorso del Primo cittadino del 1982, simbolicamente intitolato “Fare quadrato attorno alle istituzioni”: l’uccisione in quell’anno da parte mafiosa di Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie, colpì profondamente la pubblica opinione italiana; il titolo della prolusione di Tognoli si definiva proprio in questo contesto. Tuttavia, pare di leggere, nelle parole di cordoglio di Tognoli, più che un ricordo alla matrice mafiosa dell’assassinio, un velato richiamo al terrorismo di matrice politica comunista: Dalla Chiesa, del resto, durante gli anni Settanta si prodigò incessantemente per reprimere i disordini movimentati da questo settore sociale, creando anche il Nucleo Speciale Antiterrorismo. Così, difatti, veniva da Tognoli descritto il generale: “un eroe positivo dei nostri tempi, il simbolo della capacità di difesa dello stato dalla offensiva del terrorismo, della criminalità e della mafia” <128. Nella restante parte del discorso, inoltre, nessuna menzione veniva fatta all’ostacolo posto dal generale alle organizzazioni mafiose, ma veniva unicamente ricordata la sua dedizione a combattere il terrorismo politico. Tale richiamo, tuttavia, veniva preso a pretesto da Tognoli per riallacciarsi, ancora una volta, alla crisi economica, nonché sociale e morale, che colpiva in quell’anno la cittadinanza milanese, quasi come se la “devianza” politica definisce le cause della crisi economica. Sebbene il sindaco sottolineava che il settore terziario era in espansione, il comparto industriale si mostrava in profonda crisi: “l’orizzonte dunque non si presenta sereno e tutti i nostri sforzi, nei limiti delle nostre possibilità, devono puntare al risanamento della spesa pubblica e al rilancio degli investimenti.” <129.
[NOTE]
112 Una ricognizione di queste esperienze nella Milano degli anni Settanta la si può trovare nel volume: La parola agli artisti. Arte e impegno a Milano negli anni Settanta, (Lissone, MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, 24 settembre – 25 novembre 2016), a c. di Cristina Casero e Elena Di Raddo, Milano, Postmedia books, 2016. Il volume nient’altro è che la pubblicazione a corredo di una esposizione tenuta a Lissone su tali momenti artistici.
113 Enrico Crispolti, Padiglione Italia, in La Biennale di Venezia 1976. Ambiente, partecipazione, strutture culturali, vol. 1, Venezia, Alfieri, 1976, p. 106.
114 Maria Fratelli, Paolo Rusconi, Mostre e spazi espostivi pubblici a Milano dal 1945, in Storia di Milano. Il Novecento, vol. III, Istituto della Ecnciclopedia italiana, Roma, 1996, p. 445.
115 Irene Piazzoni, Introduzione, in Non solo piombo. Politica e cultura nella Milano degli anni Settanta, a c. di Irene Piazzoni, Milano-Udine, Mimesis, 2017, p. 25
116 Alberto dell’Ora, Il Sant’Ambrogio di un laico, in Amare Milano. Discorsi di Sant’Ambrogio dal 1976 al 1984, Milano, SugarCo Edizioni, 1985, p. 9.
117 Ivi, p, 10.
118 Carlo Tognoli, Una città che guarda al futuro, in Amare Milano, cit., p. 18.
119 Carlo Tognoli, Realismo e fiducia dello spirito ambrosiano, in Amare Milano, cit., p. 27.
120 Ivi, p. 28.
121 Carlo Tognoli, Rigore morale e razionalità costruttiva, in Amare Milano, cit., p. 36.
122 Ivi, p. 35.
123 Carlo Tognoli, Scoprire nuovi valori, in Amare Milano, cit., p. 45.
124 Cfr., ivi, p. 49.
125 Cfr., Carlo Tognoli, Un profondo corso riformatore, in Amare Milano, cit., p. 59.
126 Carlo Tognoli, Rilanciare il ruolo della città, in Amare Milano, cit., p. 68.
127 Ivi, p. 63.
128 Carlo Tognoli, Fare quadrato attorno alle istituzioni, in Amare Milano, cit., p. 73.
129 Ivi, p. 75.
Andrea Capriolo, Manifestazioni artistiche nei centri sociali autogestiti della Milano tra anni Settanta e Ottanta. Dai Circoli del proletariato giovanile al movimento punk, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Udine, 2013 -
I discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli
Prendendo in esame la politica culturale di Milano tra anni Settanta e Ottanta, non possiamo non verificare come essa venne egemonizzata da due personalità di spicco del PSI: Aldo Aniasi, eletto sindaco di Milano il 16 novembre 1967, e restato in carica per tre mandati fino al 12 maggio 1976, al quale succedette Carlo Tognoli, rimasto in carica sino al 19 dicembre 1986. Vero spartiacque nella storia amministrativa di palazzo Marino, tuttavia, furono le elezioni del 1975 che segnarono una netta vittoria del PCI il cui gruppo consiliare risultò ampliato di sei unità, passando dalle 19 del mandato precedente, alle 25, effetto di un aumento percentuale di sette punti rispetto alle elezioni comunali del 1970. Elezioni che, del resto, videro per la prima volta la presenza del cartello politico di Democrazia Proletaria, formato da Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, il Movimento Studentesco, nonché Avanguardia Operaia. In questo clima, che vide in ogni caso la rielezione di Aniasi a sindaco, si profilava uno scenario nebuloso e instabile, con il programma di Giunta sempre soggetto a ritrattazioni e rimodulazioni.
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In quegli anni Milano era forse la vera capitale italiana della strategia della tensione: ogni settimana il capoluogo lombardo si trovava suo malgrado a ospitare episodi di violenza politica e a rappresentare la sede privilegiata del processo di costruzione e consolidamento della già citata maggioranza silenziosa, desiderosa di far confluire all’interno di un fronte unico tutte le forze conservatrici e reazionarie della società italiana. A tal proposito, l’obiettivo precipuo del PCI era quello di creare uno schieramento unitario ed il più compatto possibile, aperto anche ai moderati-conservatori, purché manifestamente antifascisti, al fine di scongiurare la formazione di questo fronte compatto delle forze reazionarie. Per pervenire a questo obiettivo, il PCI si schierò a fianco di altre forze antifasciste, all’interno del Comitato Permanente Antifascista per la Difesa dell’Ordine Repubblicano, che si era prodigato in difesa dell’agibilità degli atenei milanesi, quello della Statale in particolare. Si registrava dunque, soprattutto da parte comunista, una tendenza a far coincidere la maggioranza costituzionale e elettorale presente in città con quella consiliare. Secondo Luigi Vertemati e Gianni Cervetti, con l’inizio degli anni Settanta era venuta a formarsi una Giunta tanto “informale” quanto “armonica” – ovvero in grado di lavorare in serenità, seppur le possibili cause di attrito erano ben presenti – composta da Cervetti stesso in qualità di segretario provinciale del PCI, Vertemati come segretario socialista, Colombo come segretario cittadino della DC, Massari come segretario provinciale del PSDI e Aniasi, in qualità di Sindaco.
Non solo “piombo” tuttavia – secondo un recente volume curato da Irene Piazzoni: Milano, durante gli anni Settanta, e nel periodo di avvicendamento tra Aniasi e Tognoli, fu il centro propulsore italiano di nuove sperimentazioni sociali dove, come sottolineava Walter Tobagi in una inchiesta sul “Corriere della sera”, si stava affermando una struttura economica e sociale diversificata che non vedeva più nei grandi capitani d’industria e nelle fabbriche delle periferie della città la grandezza del territorio, ma un “vulcano in ebollizione” costituito da un intricato reticolo di piccole e medie imprese costrette a entrare in relazione con un mondo che ormai poteva definirsi “planetario”: dalle radio di “movimento” (o libere), come Radio Milano International, alle radio commerciali, dai vecchi capitani d’industria, sorti durante il Ventennio, a novelli imprenditori – Berlusconi e Armani su tutti – fino a una precisa riorganizzazione urbanistica, che vide nella Variante generale del 1976-1980 una profonda riorganizzazione territoriale. Questo nuovo piano regolatore, difatti, venne proposto dall’amministrazione comunale per tentare di risanare il tessuto edilizio preesistente, atto anche al recupero delle aree urbane allora in disuso e soggette, come vedremo, a occupazioni abusive; non ultimo, in questa logica, la pianificazione di un decentramento amministrativo degli uffici della pubblica
amministrazione. Allo stesso tempo, il Comune tentò di attuare un progetto di miglioramento della vita quotidiana dei cittadini: progetto un processo di calmierazione degli affitti attraverso l’istituzione dell’Istituto case popolari, e cercò di migliorare la viabilità urbana dando avvio nel 1979 al prolungamento delle metropolitane 1 e 2, nonché impostando i lavori per la terza linea, che venne aperta solo un decennio più tardi, nel 1990; nel 1980-1981, infine, l’amministrazione di Tognoli concentrò le proprie finanze per la municipalizzazione del gas e nella metanizzazione utile a ridurre l’inquinamento atmosferico.
Anche la cultura stava rapidamente cambiando; se interventi come la “Mostra incessante per il Cile” organizzata nel corso di 5 anni presso la Galleria di Porta Ticinese di Gigliola Rovasino – vero e proprio centro di ricerca autogestito e autofinanziato per l’arte “impegnata”, i vari murales che organizzazioni della sinistra giovanile dipingevano sui muri del centro cittadino, come quelli fatti dal Collettivo Pittori di Porta Ticinese o dal Gruppo Femminista per il salario domestico, o i momenti di appropriazione urbana attraverso la pratica artistica – Franco Mazzucchelli, solo per citare una delle esperienze più interessanti <112, afferivano ancora a un mondo politicamente connotato, tali momenti convivevano con esperienze del tutto svincolate da una pratica “militante”. Le gallerie private, che sempre maggiormente venivano a caratterizzare la cultura cittadina, fornivano una lettura differente dell’arte degli anni Settanta, passando dall’ospitare artisti tipicamente nazionali, con altri di interesse internazionale: se all’Annunciata di Bruno Grossetti aperta a fine anni Trenta, nel corso dei Settanta, durante l’affiancamento degli figlio Sergio, si proposero mostre di De Pisis, Lilloni, Del Bon, Cassinari, ma anche i “vecchi” surrealisti, nel 1975 alla galleria Salvatore Ala Gordon Matta-Clark proponeva – dopo aver tentato la rimozione di una parte del pavimento dello spazio della galleria via Mameli – “Untitled Wal and Floor Cutting”: un filo d’acciaio installato lungo le pareti dello spazio, che dalla corte d’ingresso passava attraverso finestre e luoghi di servizio. Anche presso Toselli, Michael Asher, nel settembre del 1973 esportava l’intonaco delle pareti interne tramite una sabbiatrice per mostrare le alterazioni subite dalla struttura nel corso del tempo. Come abbiamo visto, dunque, non si può dare una visione unilaterale di quello che avveniva nel campo artistico negli anni Settanta: la figura portata in scena da Crispolti alla Biennale del 1976 – ovvero quella dell’operatore culturale quale “provocatore di autocoscienza culturale altrui” <113 – conviveva con altre esperienze d’arte per l’arte, che si richiamavano alla più classica storia dell’arte dei secoli passati.
Anche il comune, del resto, fece la sua parte in questo campo: l’organizzazione e l’avviamento di nuovi spazi espositivi, come il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, la quale programmazione, dopo la nuova apertura del 1979, fu affidata a Zeno Birolli, Vittorio Gregotti e Germano Celant: uno spazio, e un progetto, “multidisciplinare attento alle interrelazioni della ricerca artistica d’avanguardia con la progettazione architettonica e con gli altri settori della cultura contemporanea, in primo luogo quello letterario” <114, ma aperto anche ai musei stranieri <115. Da ricordare, inoltre, anche la riapertura, il 24 aprile del 1980 – alla presenza del Presidente Pertini – della Pinacoteca Civica (riallestita per l’occasione di Franco Albini, Franca Helg e Antonio Piva). E ancora: gli spazi dell’antico convento delle Stelline di corso Magenta, riutilizzati dal 1980 quale luogo adibito a esposizioni temporanee; il riallestimento e riammodernamento dei sotterranei e del piano terra di Palazzo Reale, che avrebbero dovuto ospitare, ancora, mostre di giovani artisti, ma non solo – come l’ormai celebre “Anni trenta: arte e cultura in Italia” – nell’attesa che i piani superiori del palazzo piermariniano avrebbero potuto ospitare la collezione del CIMAC, il Civico Museo d’Arte contemporanea, che effettivamente venne aperto nel 1984.
Tutto questo ambiente, politico, culturale e sociale, fu il “basso continuo” della politica milanese tra anni Settanta e Ottanta, e occupò le discussioni dell’amministrazione comunale. Interessante a tale proposito vedere come nel 1985 per la casa editrice SugarCo veniva pubblicato il volume “Amare Milano” il quale conteneva le trascrizioni dei discorsi di Sant’Ambrogio tenuti dal sindaco Tognoli dal 1976 al 1984, tramite i quali il Primo cittadino faceva un sunto “morale” <116 dell’anno trascorso. Già nella prefazione al volume, scritta da Alberto Dell’Ora, si faceva un punto sulla situazione di circa dieci anni di governo cittadino, sottolineando come, seppur sotto il profilo terroristico gli anni precedenti furono drammatici, i discorsi di Tognoli “registrano una costante positiva evoluzione economica e sociale della nostra città, un continuo miglioramento del clima generale, nel quale si avvertono ora i riferimenti di una ritrovata solidarietà civile e i segni ceti di una nuova vitalità e di una sicura fiducia nell’economia e nel lavoro” <117. Questa, tuttavia, non è la mia opinione, in quanto, seppur a fasi alterne negli anni – che si manifestano una sorta di ripresa “emotiva” positiva tra il 1977 e il 1980, dopo gli anni forse più drammatici per l’economia cittadina – si evince nelle parole del sindaco un forte senso di scoramento sia in campo economico, che in quello legato alla cultura giovanile e del terrorismo, vere “spine nel fianco” dell’amministrazione comunale anche negli anni Ottanta. Vale la pena, in questo contesto, sottolineare la lunga citazione inerente alla relazione tenuta dal sindaco nel 1976, la quale dava conto di questo clima rovente; discorso tenuto, per altro, lo stesso giorno degli incidenti della prima scaligera: “non trascorre quasi giorno senza che noi dobbiamo lamentare atti di violenza, crimini, intolleranze e arbitri, dove spesso movimenti politici si confondono con espressioni di delinquenza comunque, in un coacervo di propositi il più delle volte insensati. La violenza, la criminalità, il teppismo trovano un terreno favorevole nella crisi in cui ci troviamo. La difesa dell’ordine pubblico diventa difficile malgrado i sacrifici delle forze dell’ordine, cui va la gratitudine della cittadinanza. E tuttavia è giusto ricordare che Milano ha attraversato momenti terribili superandoli con grande forza d’animo, proprio quando sembrava che la nostra città fosse l’epicentro di una rivolta o di un colpo di stato. Oggi è possibile, oltre che opportuno, ripetere l’appello ai cittadini perché non si facciano intimorire, perché accolgano la sfida di chi mira a gettare la città nella paralisi e nel caos, con disprezzo della libertà e della convivenza civile. Siamo convinti che in una società evoluta la violenza alla fine non paga, si ritorce anzi contro chi la promuove. Tuttavia non bisogna mostrarsi deboli, bisogna reagire con fermezza, anche se con giustizia. Ciò non significa invocare la cieca repressione ignorando le cause economiche e sociali dei fenomeni, ma respingere ogni azione eversiva e sovversiva che, lungi dall’affrontare alla radice i problemi, tende a strumentalizzare per fini antidemocratici.” <118.
Se questo il sindaco esprimeva nel 1976, il proclama dell’anno successivo appariva più disteso e di prospettiva ottimista, nonostante il Settantasette milanese aveva visto numerosi episodi di “giustizia proletaria”. Come non ricordare il ferimento di Montanelli e del consigliere comunale democristiano Carlo Arienti, il “12 marzo” milanese, con l’assalto alla sede dell’Assolombarda, che precede di qualche mese la sparatoria di via De Amicis con l’uccisione dell’agente Custra, nonché la morte del vigile urbano Vincenzo Ugga e della giovane Ada Fornaro durante un tentativo di rapina a uno sportello bancario. Così parlava il Primo cittadino nel 1977, ricordando l’anno passato, facendo cenno anche ai “fatti” della Scala: “l’anno scorso, in occasione della festività di Sant’Ambrogio, nel breve indirizzo che rivolsi ai benemeriti, risultava nel complesso prevalente una intonazione pessimistica e di critico realismo” <119, tuttavia, proseguiva ricordando che “a un anno di distanza, il consuntivo che possiamo offrire non può avere i toni dell’ottimismo, ma può portare qualche segno di fiducia. […] questa crisi non ha prodotto quella temuta disgregazione dell’equilibrio sociale e politico che molti avevano pronosticato.” <120. Parole, queste ultime, confermate anche negli anni successivi: nel 1978, Tognoli difatti dichiarava – nonostante avesse dovuto registrare “fenomeni di disgregazione e di violenza” <121 – che “se oggi l’orizzonte è meno fosco, se le ragione della speranza e della fiducia fanno primo sui richiami al pessimismo e alla rassegnazione, ciò non è dovuto al verificarsi di circostanze occasionali ma alla tenace volontà costruttiva dei nostri concittadini, i quali hanno testimoniato nei fatti in questo scorcio di mesi un rigore morale, un impegno civile e sociale, una operosità fervida in tutto all’altezza della storia della nostra città.” <122. Stesso sentimento espresso nel 1979, seppur si ricordava come “il quadro complessivo in cui si svolge la vita nazionale non appare positivo”: “accanto a fenomeni di decadenza” – ricordava Tognoli – “si registrano segni di consolidata ripresa nel campo dell’economia e della vita culturale.” <123, nel tentativo di dare al giovane nuove occasioni di partecipazione alla vita pubblica cittadina, nonché momenti di incontro e di svago <124. Una funzione educativa, quella promossa dall’autorità comunale, che il Primo cittadino espresse anche nel “saluto” del 1980, quando dichiarava come fondamentale eradicare nel giovane la cultura della violenza, e i fattori di
emarginazione ed esclusione sociale che avrebbero potuto creare ingiustizie e tensioni <125. Seppur i proclami degli anni precedenti, dove pareva di cogliere un certo ottimismo del sindaco nei confronti della ripresa economica, anche nei primi Ottanta problemi in questo campo in ogni caso permanevano: Tognoli, infatti, pur palesandosi come fiducioso nei confronti di un rilancio dell’economia cittadina, e nazionale, ricordava nel 1981 che “bisogna praticare seriamente una politica di austerità” <126; il problema che, tuttavia, si palesava come di più difficile eradicazione era la violenza politica giovanile: “Stiamo per lasciarci alle spalle un altro anno di crisi e di difficoltà per il paese e per Milano. Anche nel 1981 violenza e terrorismo hanno accompagnato la nostra vita quotidiana. Delinquenza comune è criminalità politica hanno mietuto vittime innocenti in tutta Italia e nella nostra città, provocando non solo costernazione ma profondo turbamento” <127. Sulla medesima scia degli anni precedenti, il discorso del Primo cittadino del 1982, simbolicamente intitolato “Fare quadrato attorno alle istituzioni”: l’uccisione in quell’anno da parte mafiosa di Carlo Alberto Dalla Chiesa e di sua moglie, colpì profondamente la pubblica opinione italiana; il titolo della prolusione di Tognoli si definiva proprio in questo contesto. Tuttavia, pare di leggere, nelle parole di cordoglio di Tognoli, più che un ricordo alla matrice mafiosa dell’assassinio, un velato richiamo al terrorismo di matrice politica comunista: Dalla Chiesa, del resto, durante gli anni Settanta si prodigò incessantemente per reprimere i disordini movimentati da questo settore sociale, creando anche il Nucleo Speciale Antiterrorismo. Così, difatti, veniva da Tognoli descritto il generale: “un eroe positivo dei nostri tempi, il simbolo della capacità di difesa dello stato dalla offensiva del terrorismo, della criminalità e della mafia” <128. Nella restante parte del discorso, inoltre, nessuna menzione veniva fatta all’ostacolo posto dal generale alle organizzazioni mafiose, ma veniva unicamente ricordata la sua dedizione a combattere il terrorismo politico. Tale richiamo, tuttavia, veniva preso a pretesto da Tognoli per riallacciarsi, ancora una volta, alla crisi economica, nonché sociale e morale, che colpiva in quell’anno la cittadinanza milanese, quasi come se la “devianza” politica definisce le cause della crisi economica. Sebbene il sindaco sottolineava che il settore terziario era in espansione, il comparto industriale si mostrava in profonda crisi: “l’orizzonte dunque non si presenta sereno e tutti i nostri sforzi, nei limiti delle nostre possibilità, devono puntare al risanamento della spesa pubblica e al rilancio degli investimenti.” <129.
[NOTE]
112 Una ricognizione di queste esperienze nella Milano degli anni Settanta la si può trovare nel volume: La parola agli artisti. Arte e impegno a Milano negli anni Settanta, (Lissone, MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lissone, 24 settembre – 25 novembre 2016), a c. di Cristina Casero e Elena Di Raddo, Milano, Postmedia books, 2016. Il volume nient’altro è che la pubblicazione a corredo di una esposizione tenuta a Lissone su tali momenti artistici.
113 Enrico Crispolti, Padiglione Italia, in La Biennale di Venezia 1976. Ambiente, partecipazione, strutture culturali, vol. 1, Venezia, Alfieri, 1976, p. 106.
114 Maria Fratelli, Paolo Rusconi, Mostre e spazi espostivi pubblici a Milano dal 1945, in Storia di Milano. Il Novecento, vol. III, Istituto della Ecnciclopedia italiana, Roma, 1996, p. 445.
115 Irene Piazzoni, Introduzione, in Non solo piombo. Politica e cultura nella Milano degli anni Settanta, a c. di Irene Piazzoni, Milano-Udine, Mimesis, 2017, p. 25
116 Alberto dell’Ora, Il Sant’Ambrogio di un laico, in Amare Milano. Discorsi di Sant’Ambrogio dal 1976 al 1984, Milano, SugarCo Edizioni, 1985, p. 9.
117 Ivi, p, 10.
118 Carlo Tognoli, Una città che guarda al futuro, in Amare Milano, cit., p. 18.
119 Carlo Tognoli, Realismo e fiducia dello spirito ambrosiano, in Amare Milano, cit., p. 27.
120 Ivi, p. 28.
121 Carlo Tognoli, Rigore morale e razionalità costruttiva, in Amare Milano, cit., p. 36.
122 Ivi, p. 35.
123 Carlo Tognoli, Scoprire nuovi valori, in Amare Milano, cit., p. 45.
124 Cfr., ivi, p. 49.
125 Cfr., Carlo Tognoli, Un profondo corso riformatore, in Amare Milano, cit., p. 59.
126 Carlo Tognoli, Rilanciare il ruolo della città, in Amare Milano, cit., p. 68.
127 Ivi, p. 63.
128 Carlo Tognoli, Fare quadrato attorno alle istituzioni, in Amare Milano, cit., p. 73.
129 Ivi, p. 75.
Andrea Capriolo, Manifestazioni artistiche nei centri sociali autogestiti della Milano tra anni Settanta e Ottanta. Dai Circoli del proletariato giovanile al movimento punk, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Udine, 2013 -
Passi verso il perfezionamento dello stato di polizia in Italia
"Se passa la deforma della giustizia sarà la politica a definire l'agenda e le priorità dei casi
https://differx.noblogs.org/2026/03/13/passi-verso-il-perfezionamento-dello-stato-di-polizia-in-italia/
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Passi verso il perfezionamento dello stato di polizia in Italia
"Se passa la deforma della giustizia sarà la politica a definire l'agenda e le priorità dei casi
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PUBBLICATE CON DUE ANNI DI RITARDO LE RILEVAZIONI NAZIONALI SUI CENTRI ANTIVIOLENZA, 61MILA DONNE HANNO CHIESTO AIUTO https://www.radiondadurto.org/2026/03/10/pubblicate-con-due-anni-di-ritardo-le-rilevazioni-nazionali-sui-centri-antiviolenza-61mila-donne-hanno-chiesto-aiuto/ #VivianaCassini #NAZIONALI #Politica #rapporto #violenza #Diritti #brescia #Salute #centri #genere #delle #donne #istat #News #anti #casa #CAV
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PUBBLICATE CON DUE ANNI DI RITARDO LE RILEVAZIONI NAZIONALI SUI CENTRI ANTIVIOLENZA, 61MILA DONNE HANNO CHIESTO AIUTO https://www.radiondadurto.org/2026/03/10/pubblicate-con-due-anni-di-ritardo-le-rilevazioni-nazionali-sui-centri-antiviolenza-61mila-donne-hanno-chiesto-aiuto/ #VivianaCassini #NAZIONALI #Politica #rapporto #violenza #Diritti #brescia #Salute #centri #genere #delle #donne #istat #News #anti #casa #CAV
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Un #fotografia che ha condizionato la #guerra del #Vietnam rivelandone la brutalità e provocando la reazione pacifista
(immagini forti nel video, anche se parzialmente oscurate)
https://fstoppers.com/historical/shot-seen-around-world-how-photo-can-reveal-and-omit-900188
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Rizomatica 26-02-2026
https://rizomatica.noblogs.org/2026/02/rizomatica-26-02-2026/
Questa uscita di Rizomatica è dedicata al tema della guerra. Questa forma di relazione è antica e probabilmente nasce con la civiltà
#Economia #Politica #Rivista #Rizoma #Strumenti #Tecnopolitica #aristocrazia #armamenti #Cina #classe #crisi #economia #gaza #geopolitica #guerra #imperialismo #israele #lotta #militarismo #psicanalisi #rivista #Russia #tenconfeudalesimo #USA #venezuela #violenza
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Rizomatica 26-02-2026
https://rizomatica.noblogs.org/2026/02/rizomatica-26-02-2026/
Questa uscita di Rizomatica è dedicata al tema della guerra. Questa forma di relazione è antica e probabilmente nasce con la civiltà
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Rizomatica 26-02-2026
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Questa uscita di Rizomatica è dedicata al tema della guerra. Questa forma di relazione è antica e probabilmente nasce con la civiltà
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Oltre l’illusione della pace
https://rizomatica.noblogs.org/2026/02/civino-oltre-illusione-della-pace/
Non è la guerra in sé a costituire l’anomalia. L’anomalia è un ordine mondiale che non riesce più a produrre integrazione, stabilità, futuro condiviso, e che per questo ricorre ciclicamente alla forza. Gli accordi su Gaza, come molt
#Economia #Politica #arendt #democrazia #economia #imperialismo #internazionale #pace #polanyi #politica #produzione #trasformazione #violenza
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Oltre l’illusione della pace
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Non è la guerra in sé a costituire l’anomalia. L’anomalia è un ordine mondiale che non riesce più a produrre integrazione, stabilità, futuro condiviso, e che per questo ricorre ciclicamente alla forza. Gli accordi su Gaza, come molt
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Oltre l’illusione della pace
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Non è la guerra in sé a costituire l’anomalia. L’anomalia è un ordine mondiale che non riesce più a produrre integrazione, stabilità, futuro condiviso, e che per questo ricorre ciclicamente alla forza. Gli accordi su Gaza, come molt
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Rizomatica 26-02-2026
Infosfera, 26/02/2026
Questa uscita di Rizomatica è dedicata al tema della guerra. Questa forma di relazione è antica e probabilmente nasce con la civiltà umana. Identificare un nemico e combatterlo, nelle varie forme che questo conflitto può assumere, è un modo per costruire una soggettività collettiva, non l’unico ma certamente uno dei più sperimentati. E’ di fronte al pericolo di un attacco nemico che i nuclei dispersi si uniscono e riconoscono dei capi, inizialmente dei guerrieri forti e astuti. Da queste semplici dinamiche nasce anche il patriarcato, con la suddivisione del bottino, formato da donne e schiavi, oltre alle terre e ai beni che possono essere razziati. Dalla lotta mortale fra le autocoscienze origina la dialettica tra servo e padrone.
L’utopia, che già dai tempi antichi viene ritenuta auspicabile, è superare la guerra come forma di distribuzione delle risorse e del potere. Siamo ancora ben lontani dalla solidarietà con tutta la razza umana e neppure possiamo, in base a quegli alti ideali di pace universale, giudicare gli uomini terreni con le loro debolezze e aspirazioni. Chi ancora sogna uno Stato etnicamente omogeneo, per lingua o religione, è probabilmente ancorato a sistemi di valori arretrati, ma anche chi ha “immaginato l’Europa come lo spazio che per primo avrebbe superato lo Stato nazionale in vista di un utopico impero universale del diritto e della pace”(Caracciolo 2022 p. 14) spinge oggi verso la guerra, per il dominio geopolitico.
Noi dispersi e privi di identità forti non possiamo che assistere attoniti al rinnovarsi della carneficina come tribunale della storia, cercando nei nostri simili in ogni parte del mondo alleati per la pace e la convivenza collaborativa, che è sempre la soluzione più adattiva per le persone comuni.
L’invito, oggi come cento anni fa, è di rivolgere il conflitto e la violenza, ineliminabili dalla natura umana, verso i ricchi e i potenti da cui siamo dominati, e non verso degli stranieri presentati come nemici.
–Qui di seguito il link da cui scaricare il documento completo in PDF e EPUB.
https://rizomatica.org/rizomatica26022026.pdf
https://rizomatica.org/rizomatica26022026.epub
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Indice:
Perchè la guerra? di A. Marin
No, la geopolitica non mi ha convinto di F. Barbetta
Guerra sia all’aristocrazia di M. Minetti
Venezuela, il cortile di casa in fiamme di M. Sommella
Oltre l’illusione della pace di M. Civino
Capitalismo – Guerra – Rivoluzione di V. Pellegrino
Il tema del riarmo sul fronte interno di F. Cori
Gaza futura tra annientamento e colonialismo ipertecnologico di S. Simoncini
Philip Dick e il gioco del labirinto mortale di P. Nicolosi (Rattus)
Aforismi per le lunghe notti senza energia elettrica di M. Kep
Appunti di lettura: Karl Polanyi, “Per un nuovo Occidente” di V. Pellegrino
Copertina di M.Kep. Immagine di IA, dominio pubblico
https://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/3.0/it/Gli stessi articoli saranno pubblicati sul blog in date consecutive e rilanciati sul fediverso dall’apposito robottino @rizomatica
contatto: rizoma (at) tuta (dot) io
#aristocrazia #armamenti #Cina #classe #crisi #economia #gaza #geopolitica #guerra #imperialismo #israele #lotta #militarismo #psicanalisi #rivista #Russia #tenconfeudalesimo #USA #venezuela #violenza -
Perché la guerra? Una riflessione psicoanalitica
https://rizomatica.noblogs.org/2026/02/marin-perche-guerra-riflessione-psicoanalitica/
La strutturale ambivalenza emotiva del soggetto umano, i meccanismi di difesa della negazione e della proiezione, la sintomatologia depressiva e maniacale, nonchè le figure cliniche della melanconia e della parano
#Politica #Rizoma #aggressivit #fornari #freud #guerra #inconscio #lacan #morte #odio #pacifismo #paranoia #psicanalisi #violenza
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Perché la guerra? Una riflessione psicoanalitica
https://rizomatica.noblogs.org/2026/02/marin-perche-guerra-riflessione-psicoanalitica/
La strutturale ambivalenza emotiva del soggetto umano, i meccanismi di difesa della negazione e della proiezione, la sintomatologia depressiva e maniacale, nonchè le figure cliniche della melanconia e della parano
#Politica #Rizoma #aggressivit #fornari #freud #guerra #inconscio #lacan #morte #odio #pacifismo #paranoia #psicanalisi #violenza
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I costumi dei padri. Caso Epstein e dintorni
I milioni di documenti che compongono i cosiddetti Epstein files non sono gossip. Ci permettono piuttosto di dare uno sguardo non filtrato su come operano le classi dominanti.
Dai gigan
https://umanitanova.org/i-costumi-dei-padri-caso-epstein-e-dintorni/
#2026 #Analisi #Articoli #DalMondo #InEvidenza #numero_6 #capitalismo #CapitalismoFinanziario #dominio #GlobalizzazioneNeoliberista #LottaDiClasse #padroni #potere #violenza #ViolenzaDiGenere -
I costumi dei padri. Caso Epstein e dintorni
I milioni di documenti che compongono i cosiddetti Epstein files non sono gossip. Ci permettono piuttosto di dare uno sguardo non filtrato su come operano le classi dominanti.
Dai gigan
https://umanitanova.org/i-costumi-dei-padri-caso-epstein-e-dintorni/
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Macerie su Macerie – PODCAST 16/02/26 – Immaginari da macelleria: cinema, nuovi media e violenza disturbante
Dopo le riflessioni degli scorsi mesi sulla spettacolarizzazione del dolore e sulle dinamiche da capro espiatorio nel web, ci spostiamo sul cinema per indagare la recrudescenza della violenza messa in scena e il suo intreccio con la vita fuori dagli schermi. La rappresentazione della violenza acuta e delle atrocità, in immagini cinematografiche sempre più esplicite, esce dall'horror e si innesta in tutti gli altri generi, togliendo lucidità di sguardo e prendendosi il primo piano […] -
VERONA: ATTESA PER LA DECISIONE SULL’ARCHIVIAZIONE DEL CASO MOUSSA DIARRA, IL POLIZIOTTO POTREBBE ESSERE SCAGIONATO https://www.radiondadurto.org/2026/02/11/verona-attesa-per-la-decisione-sullarchiviazione-del-caso-moussa-diarra-il-poliziotto-potrebbe-essere-scagionato/ #FedericaCampostrini #DilettaSchiaffino #PaolaMalavolta #archiviazione #SilviaGaleone #Immigrazione #fabioanselmo #LiviaMagri #Portanuova #Movimento #NAZIONALI #giustizia #tribunale #avvocati #comitato #stazione #violenza #Diarra
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Lo sapevi? Su #LibrOAperto puoi ascoltare i podcast che raccontano gli studi e le ricerche pubblicate da Milano University Press!
🔊 Nuova puntata: "I conti col Novecento. Le violenze di massa tra riconoscimento e diniego", a cura di Alessandro Colombo
Un viaggio nel #Novecento per gettare luce sul complesso rapporto tra #violenza e #memoria, in un’epoca ancora segnata da guerre e brutalità
🎧Ascoltala qui: https://www.spreaker.com/episode/i-conti-col-novecento-le-violenze-di-massa-tra-riconoscimento-e-diniego--69840724?mtm_campaign=mastodon
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Das Stück #Violenza im Thalia Theater sorgt für Empörung und "Alerta Alerta" Rufe mitten in der Vorstellung des Stücks. https://www.ndr.de/kultur/buehne/theaterberichte/hamburg/violenza-im-thalia-theater-erst-gelaechter-dann-der-schock,violenza-102.html
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#contenuti #violenza La diffusione del video su Facebook
https://www.notizie.buzz/articles/2026/01/30/la-diffusione-del-video-su-facebook.html
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Per non morire a scuola, progetti educativi o metal detector?
Un terribile episodio di violenza in una scuola, a cui il governo vuole rispondere con un nuovo decreto sicurezza, pur essendo ormai chiaro che si tratta di provvedimenti non efficaci, come inefficaci sono stati i decreti precedenti. Il ministro Valditara ha proposto anche i metal detector nelle scuole, ottenendo persino qualche consenso.
Eppure è chiaro che la violenza sempre più presente […]
Leggi il resto: https://www.argocatania.it/2026/01/21/per-non-morire-a-scuola-progetti-educativi-o-metal-detector/
#comunitàEducative #decretoSicurezza #disagioGiovanile #scuola #violenza
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https://www.europesays.com/it/315103/ Matera, 20enne inganna una 16enne, le sequestra il cellulare e la violenta #auto #cellulare #Cronaca #CronacaItaliana #CronacaItaliana #domiciliari #giovane #investigatori #IT #Italia #Italy #macchina #madre #Matera #mobile #News #Notizie #potenza #pronto #ProntoSoccorso #ragazza #sera #sessuale #soccorso #squadra #UltimeNotizie #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizieItalia #UltimeNotizie #UltimeNotizieEnewsDiOggi #UltimeNotizieItalia #violenza
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🧵 Violenza di genere: il Regno Unito punta sulla prevenzione e l’educazione dei giovani maschi
https://www.valigiablu.it/regno-unito-violenza-genere-prevenzione-scuola/ -
https://www.europesays.com/it/305307/ Federica Torzullo, cosa sappiamo della donna scomparsa ad Anguillara #Cronaca #donne #Headlines #IT #Italia #Italy #News #Notizie #NotizieDiCronaca #NotiziePrincipali #NotizieDiCronaca #NotiziePrincipali #Titoli #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiCronaca #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiCronaca #UltimeNotizieEnewsDiOggi #violenza #ViolenzaSulleDonne
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https://www.europesays.com/it/301737/ Il Papa: in Iran e Siria si coltivi con pazienza il dialogo e la pace #angelus #bambini #Cronaca #guerra #Headlines #iran #IT #Italia #Italy #MedioOriente #News #Notizie #NotizieDiCronaca #NotiziePrincipali #NotizieDiCronaca #NotiziePrincipali #pace #PapaLeoneXiv #proteste #sacramenti #siria #Titoli #ucraina #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiCronaca #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiCronaca #UltimeNotizieEnewsDiOggi #violenza