#antimafia — Public Fediverse posts
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Continua lo sciacallaggio di Bignami, Fratelli d’Italia, sulla memoria di Paolo Borsellino.
Poi sostiene che “la sinistra” avrebbe eletto Scalfaro e che, da Presidente, avrebbe scarcerato 300 mafiosi. Peccato che Scalfaro fosse DC, eletto dal Parlamento con un consenso trasversale, e che i 334 mancati rinnovi del 41-bis furono decisi dal ministro Conso: nessuna scarcerazione ordinata dal Quirinale.
E tu, te lo ricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa
#Borsellino #Bignami #FratelliDItalia #41bis #Antimafia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Continua lo sciacallaggio di Bignami, Fratelli d’Italia, sulla memoria di Paolo Borsellino.
Poi sostiene che “la sinistra” avrebbe eletto Scalfaro e che, da Presidente, avrebbe scarcerato 300 mafiosi. Peccato che Scalfaro fosse DC, eletto dal Parlamento con un consenso trasversale, e che i 334 mancati rinnovi del 41-bis furono decisi dal ministro Conso: nessuna scarcerazione ordinata dal Quirinale.
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#Borsellino #Bignami #FratelliDItalia #41bis #Antimafia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Continua lo sciacallaggio di Bignami, Fratelli d’Italia, sulla memoria di Paolo Borsellino.
Poi sostiene che “la sinistra” avrebbe eletto Scalfaro e che, da Presidente, avrebbe scarcerato 300 mafiosi. Peccato che Scalfaro fosse DC, eletto dal Parlamento con un consenso trasversale, e che i 334 mancati rinnovi del 41-bis furono decisi dal ministro Conso: nessuna scarcerazione ordinata dal Quirinale.
E tu, te lo ricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa
#Borsellino #Bignami #FratelliDItalia #41bis #Antimafia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Continua lo sciacallaggio di Bignami, Fratelli d’Italia, sulla memoria di Paolo Borsellino.
Poi sostiene che “la sinistra” avrebbe eletto Scalfaro e che, da Presidente, avrebbe scarcerato 300 mafiosi. Peccato che Scalfaro fosse DC, eletto dal Parlamento con un consenso trasversale, e che i 334 mancati rinnovi del 41-bis furono decisi dal ministro Conso: nessuna scarcerazione ordinata dal Quirinale.
E tu, te lo ricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa
#Borsellino #Bignami #FratelliDItalia #41bis #Antimafia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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È giusto che ci siano garanzie per i parlamentari, ma queste garanzie non dovrebbero impedire alla magistratura di verificare elementi ritenuti rilevanti per un’indagine.
Il 5 agosto, infatti, la maggioranza ha negato alla Procura di Roma l’autorizzazione a utilizzare le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, nell’ambito dell’inchiesta antimafia legata al clan Senese.
Delmastro non è indagato e sostiene che quei messaggi dimostrino la sua totale estraneità. E allora il paradosso è evidente: se possono chiarire i fatti, perché impedire ai magistrati di verificarli?
L’articolo 68 della Costituzione tutela la corrispondenza dei parlamentari, certo. Ma, come ha osservato anche l’ex procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, non spetta al Parlamento stabilire se un’indagine sia fondata.
È qui che una garanzia rischia di trasformarsi in uno scudo contro l’accertamento giudiziario.
E la questione non è nemmeno garantismo contro giustizialismo: è se una garanzia costituzionale possa essere piegata fino a diventare un ostacolo alla ricerca della verità.
E il 5 agosto la maggioranza ha scelto di proteggere Delmastro a priori, anziché aiutare la magistratura a fare chiarezza.
Con @MattiaFontanaEU
#AndreaDelmastro #Antimafia #ClanSenese #PoliticaItaliana #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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È giusto che ci siano garanzie per i parlamentari, ma queste garanzie non dovrebbero impedire alla magistratura di verificare elementi ritenuti rilevanti per un’indagine.
Il 5 agosto, infatti, la maggioranza ha negato alla Procura di Roma l’autorizzazione a utilizzare le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, nell’ambito dell’inchiesta antimafia legata al clan Senese.
Delmastro non è indagato e sostiene che quei messaggi dimostrino la sua totale estraneità. E allora il paradosso è evidente: se possono chiarire i fatti, perché impedire ai magistrati di verificarli?
L’articolo 68 della Costituzione tutela la corrispondenza dei parlamentari, certo. Ma, come ha osservato anche l’ex procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, non spetta al Parlamento stabilire se un’indagine sia fondata.
È qui che una garanzia rischia di trasformarsi in uno scudo contro l’accertamento giudiziario.
E la questione non è nemmeno garantismo contro giustizialismo: è se una garanzia costituzionale possa essere piegata fino a diventare un ostacolo alla ricerca della verità.
E il 5 agosto la maggioranza ha scelto di proteggere Delmastro a priori, anziché aiutare la magistratura a fare chiarezza.
Con @MattiaFontanaEU
#AndreaDelmastro #Antimafia #ClanSenese #PoliticaItaliana #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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È giusto che ci siano garanzie per i parlamentari, ma queste garanzie non dovrebbero impedire alla magistratura di verificare elementi ritenuti rilevanti per un’indagine.
Il 5 agosto, infatti, la maggioranza ha negato alla Procura di Roma l’autorizzazione a utilizzare le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, nell’ambito dell’inchiesta antimafia legata al clan Senese.
Delmastro non è indagato e sostiene che quei messaggi dimostrino la sua totale estraneità. E allora il paradosso è evidente: se possono chiarire i fatti, perché impedire ai magistrati di verificarli?
L’articolo 68 della Costituzione tutela la corrispondenza dei parlamentari, certo. Ma, come ha osservato anche l’ex procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, non spetta al Parlamento stabilire se un’indagine sia fondata.
È qui che una garanzia rischia di trasformarsi in uno scudo contro l’accertamento giudiziario.
E la questione non è nemmeno garantismo contro giustizialismo: è se una garanzia costituzionale possa essere piegata fino a diventare un ostacolo alla ricerca della verità.
E il 5 agosto la maggioranza ha scelto di proteggere Delmastro a priori, anziché aiutare la magistratura a fare chiarezza.
Con @MattiaFontanaEU
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È giusto che ci siano garanzie per i parlamentari, ma queste garanzie non dovrebbero impedire alla magistratura di verificare elementi ritenuti rilevanti per un’indagine.
Il 5 agosto, infatti, la maggioranza ha negato alla Procura di Roma l’autorizzazione a utilizzare le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, nell’ambito dell’inchiesta antimafia legata al clan Senese.
Delmastro non è indagato e sostiene che quei messaggi dimostrino la sua totale estraneità. E allora il paradosso è evidente: se possono chiarire i fatti, perché impedire ai magistrati di verificarli?
L’articolo 68 della Costituzione tutela la corrispondenza dei parlamentari, certo. Ma, come ha osservato anche l’ex procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, non spetta al Parlamento stabilire se un’indagine sia fondata.
È qui che una garanzia rischia di trasformarsi in uno scudo contro l’accertamento giudiziario.
E la questione non è nemmeno garantismo contro giustizialismo: è se una garanzia costituzionale possa essere piegata fino a diventare un ostacolo alla ricerca della verità.
E il 5 agosto la maggioranza ha scelto di proteggere Delmastro a priori, anziché aiutare la magistratura a fare chiarezza.
Con @MattiaFontanaEU
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È giusto che ci siano garanzie per i parlamentari, ma queste garanzie non dovrebbero impedire alla magistratura di verificare elementi ritenuti rilevanti per un’indagine.
Il 5 agosto, infatti, la maggioranza ha negato alla Procura di Roma l’autorizzazione a utilizzare le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, nell’ambito dell’inchiesta antimafia legata al clan Senese.
Delmastro non è indagato e sostiene che quei messaggi dimostrino la sua totale estraneità. E allora il paradosso è evidente: se possono chiarire i fatti, perché impedire ai magistrati di verificarli?
L’articolo 68 della Costituzione tutela la corrispondenza dei parlamentari, certo. Ma, come ha osservato anche l’ex procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, non spetta al Parlamento stabilire se un’indagine sia fondata.
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E il 5 agosto la maggioranza ha scelto di proteggere Delmastro a priori, anziché aiutare la magistratura a fare chiarezza.
Con @MattiaFontanaEU
#AndreaDelmastro #Antimafia #ClanSenese #PoliticaItaliana #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Il ridicolo onore. Falcone, Borsellino, le mafie: comico e amaro, oltre cinquanta repliche.
Conosci chi decide la sala del tuo paese? Taggalo o mandagli questo video: lo spettacolo lo porto lì.
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Il ridicolo onore. Falcone, Borsellino, le mafie: comico e amaro, oltre cinquanta repliche.
Conosci chi decide la sala del tuo paese? Taggalo o mandagli questo video: lo spettacolo lo porto lì.
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Il ridicolo onore. Falcone, Borsellino, le mafie: comico e amaro, oltre cinquanta repliche.
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Il ridicolo onore. Falcone, Borsellino, le mafie: comico e amaro, oltre cinquanta repliche.
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#newissue
Online l'ultimo numero di #Cross - Rivista di Studi sulla #Criminalità organizzata.
Si parla dell'anniversario degli 80 anni della Repubblica, dei 40 anni dal #Maxiprocesso, del #riciclaggio nel #gioco online, dei #minori stranieri non accompagnati, dei centri #massaggio cinesi, dei #magistrati #antimafia.In #OpenAccess qui:
https://riviste.unimi.it/index.php/cross/issue/view/2851?mtm_campaign=mastodon
@cultura -
#newissue
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@cultura -
Il ridicolo onore, il monologo di Giulio Cavalli su Falcone, Borsellino e le Teste di Minchia. Un palco quasi vuoto, un leggio, una voce sola: oltre cinquanta repliche in giro per l'Italia, perché la parola contro le mafie funziona ancora.
Scrivimi in DM la tua città o il tuo comune, ti porto lo spettacolo lì.
#TeatroCivile #IlRidicoloOnore #Antimafia #TeatroAquilante -
Il ridicolo onore, il monologo di Giulio Cavalli su Falcone, Borsellino e le Teste di Minchia. Un palco quasi vuoto, un leggio, una voce sola: oltre cinquanta repliche in giro per l'Italia, perché la parola contro le mafie funziona ancora.
Scrivimi in DM la tua città o il tuo comune, ti porto lo spettacolo lì.
#TeatroCivile #IlRidicoloOnore #Antimafia #TeatroAquilante -
Il ridicolo onore, il monologo di Giulio Cavalli su Falcone, Borsellino e le Teste di Minchia. Un palco quasi vuoto, un leggio, una voce sola: oltre cinquanta repliche in giro per l'Italia, perché la parola contro le mafie funziona ancora.
Scrivimi in DM la tua città o il tuo comune, ti porto lo spettacolo lì.
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Il ridicolo onore, il monologo di Giulio Cavalli su Falcone, Borsellino e le Teste di Minchia. Un palco quasi vuoto, un leggio, una voce sola: oltre cinquanta repliche in giro per l'Italia, perché la parola contro le mafie funziona ancora.
Scrivimi in DM la tua città o il tuo comune, ti porto lo spettacolo lì.
#TeatroCivile #IlRidicoloOnore #Antimafia #TeatroAquilante -
Il ridicolo onore, il monologo di Giulio Cavalli su Falcone, Borsellino e le Teste di Minchia. Un palco quasi vuoto, un leggio, una voce sola: oltre cinquanta repliche in giro per l'Italia, perché la parola contro le mafie funziona ancora.
Scrivimi in DM la tua città o il tuo comune, ti porto lo spettacolo lì.
#TeatroCivile #IlRidicoloOnore #Antimafia #TeatroAquilante -
La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero, un manifesto di resistenza e libertà
piazza Federico II di Svevia, domenica 9 agosto alle ore 19:30 CEST
Presentazione del libro La luce del risveglio di Francesca Albanese. Interverranno Francesca Albanese e l'ex Magistrato e Senatore Roberto Scarpinato. Modererà l'incontro la editor di Francesca, scrittrice e docente catanese, Angela Lombardo.
Sinossi
Per Francesca Albanese – voce capace di unire con autorevolezza la competenza giuridica e una rara passione umana – in questo tempo in cui il mondo sembra tragicamente diretto verso la disumanizzazione del più fragile e il dominio esclusivo del più forte, immaginarne il futuro «significa rifiutare che sia l’orrore ad avere l’ultima parola, e far sì che la civiltà sia un compito che ciascuno di noi può scegliere di fare proprio».
È da queste riflessioni che sono nati i verbi ai quali Albanese si appoggia in questo libro che ha lo slancio di un manifesto e il sentimento di un’opera d’amore: la Palestina offre al mondo uno spiraglio di luce che invita ad aprire gli occhi e agire.
Sognare, criticare, emanciparsi, resistere, nutrire, piangere, curare, danzare, ritornare diventano forme di una stessa pratica collettiva: azioni che tutti noi possiamo compiere per vivere nel presente secondo giustizia. Ogni verbo dà l’occasione per raccontare le persone straordinarie che lo hanno ispirato e per portarne i riverberi nel nostro quotidiano.
Un viaggio profondo nella storia della Palestina – ripercorrendo le tappe principali attraverso cui, da oltre un secolo, questa terra subisce la violenza coloniale in tutte le sue forme – e nelle storie di chi ha sofferto, sperato, indagato; di chi ha avuto il coraggio di dire la verità mentre tutto intorno imperversavano le menzogne, e di chi la verità l’ha pagata con la vita; di chi porterà per sempre le ferite della violenza ma anche di chi quella violenza l’ha commessa; di chi ha sentito il peso dell’oppressore e non si è arreso di fronte al desiderio di essere libero. Le storie di chi ha danzato anche in mezzo alle macerie, di chi ha nutrito la sua famiglia di speranza quando non c’era più niente da cucinare, di chi ha pianto e di chi ha rivendicato il diritto politico a farlo, di chi prova a curare le ferite di un popolo con la verità, con un carico di farmaci o con una canzone; di chi ha custodito la chiave della casa da cui fu scacciato cinque generazioni fa. E dopo cinque generazioni, la custodisce ancora.
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La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero, un manifesto di resistenza e libertà
piazza Federico II di Svevia, domenica 9 agosto alle ore 19:30 CEST
Presentazione del libro La luce del risveglio di Francesca Albanese. Interverranno Francesca Albanese e l'ex Magistrato e Senatore Roberto Scarpinato. Modererà l'incontro la editor di Francesca, scrittrice e docente catanese, Angela Lombardo.
Sinossi
Per Francesca Albanese – voce capace di unire con autorevolezza la competenza giuridica e una rara passione umana – in questo tempo in cui il mondo sembra tragicamente diretto verso la disumanizzazione del più fragile e il dominio esclusivo del più forte, immaginarne il futuro «significa rifiutare che sia l’orrore ad avere l’ultima parola, e far sì che la civiltà sia un compito che ciascuno di noi può scegliere di fare proprio».
È da queste riflessioni che sono nati i verbi ai quali Albanese si appoggia in questo libro che ha lo slancio di un manifesto e il sentimento di un’opera d’amore: la Palestina offre al mondo uno spiraglio di luce che invita ad aprire gli occhi e agire.
Sognare, criticare, emanciparsi, resistere, nutrire, piangere, curare, danzare, ritornare diventano forme di una stessa pratica collettiva: azioni che tutti noi possiamo compiere per vivere nel presente secondo giustizia. Ogni verbo dà l’occasione per raccontare le persone straordinarie che lo hanno ispirato e per portarne i riverberi nel nostro quotidiano.
Un viaggio profondo nella storia della Palestina – ripercorrendo le tappe principali attraverso cui, da oltre un secolo, questa terra subisce la violenza coloniale in tutte le sue forme – e nelle storie di chi ha sofferto, sperato, indagato; di chi ha avuto il coraggio di dire la verità mentre tutto intorno imperversavano le menzogne, e di chi la verità l’ha pagata con la vita; di chi porterà per sempre le ferite della violenza ma anche di chi quella violenza l’ha commessa; di chi ha sentito il peso dell’oppressore e non si è arreso di fronte al desiderio di essere libero. Le storie di chi ha danzato anche in mezzo alle macerie, di chi ha nutrito la sua famiglia di speranza quando non c’era più niente da cucinare, di chi ha pianto e di chi ha rivendicato il diritto politico a farlo, di chi prova a curare le ferite di un popolo con la verità, con un carico di farmaci o con una canzone; di chi ha custodito la chiave della casa da cui fu scacciato cinque generazioni fa. E dopo cinque generazioni, la custodisce ancora.
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La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero, un manifesto di resistenza e libertà
piazza Federico II di Svevia, domenica 9 agosto alle ore 19:30 CEST
Presentazione del libro La luce del risveglio di Francesca Albanese. Interverranno Francesca Albanese e l'ex Magistrato e Senatore Roberto Scarpinato. Modererà l'incontro la editor di Francesca, scrittrice e docente catanese, Angela Lombardo.
Sinossi
Per Francesca Albanese – voce capace di unire con autorevolezza la competenza giuridica e una rara passione umana – in questo tempo in cui il mondo sembra tragicamente diretto verso la disumanizzazione del più fragile e il dominio esclusivo del più forte, immaginarne il futuro «significa rifiutare che sia l’orrore ad avere l’ultima parola, e far sì che la civiltà sia un compito che ciascuno di noi può scegliere di fare proprio».
È da queste riflessioni che sono nati i verbi ai quali Albanese si appoggia in questo libro che ha lo slancio di un manifesto e il sentimento di un’opera d’amore: la Palestina offre al mondo uno spiraglio di luce che invita ad aprire gli occhi e agire.
Sognare, criticare, emanciparsi, resistere, nutrire, piangere, curare, danzare, ritornare diventano forme di una stessa pratica collettiva: azioni che tutti noi possiamo compiere per vivere nel presente secondo giustizia. Ogni verbo dà l’occasione per raccontare le persone straordinarie che lo hanno ispirato e per portarne i riverberi nel nostro quotidiano.
Un viaggio profondo nella storia della Palestina – ripercorrendo le tappe principali attraverso cui, da oltre un secolo, questa terra subisce la violenza coloniale in tutte le sue forme – e nelle storie di chi ha sofferto, sperato, indagato; di chi ha avuto il coraggio di dire la verità mentre tutto intorno imperversavano le menzogne, e di chi la verità l’ha pagata con la vita; di chi porterà per sempre le ferite della violenza ma anche di chi quella violenza l’ha commessa; di chi ha sentito il peso dell’oppressore e non si è arreso di fronte al desiderio di essere libero. Le storie di chi ha danzato anche in mezzo alle macerie, di chi ha nutrito la sua famiglia di speranza quando non c’era più niente da cucinare, di chi ha pianto e di chi ha rivendicato il diritto politico a farlo, di chi prova a curare le ferite di un popolo con la verità, con un carico di farmaci o con una canzone; di chi ha custodito la chiave della casa da cui fu scacciato cinque generazioni fa. E dopo cinque generazioni, la custodisce ancora.
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La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero, un manifesto di resistenza e libertà
piazza Federico II di Svevia, domenica 9 agosto alle ore 19:30 CEST
Presentazione del libro La luce del risveglio di Francesca Albanese. Interverranno Francesca Albanese e l'ex Magistrato e Senatore Roberto Scarpinato. Modererà l'incontro la editor di Francesca, scrittrice e docente catanese, Angela Lombardo.
Sinossi
Per Francesca Albanese – voce capace di unire con autorevolezza la competenza giuridica e una rara passione umana – in questo tempo in cui il mondo sembra tragicamente diretto verso la disumanizzazione del più fragile e il dominio esclusivo del più forte, immaginarne il futuro «significa rifiutare che sia l’orrore ad avere l’ultima parola, e far sì che la civiltà sia un compito che ciascuno di noi può scegliere di fare proprio».
È da queste riflessioni che sono nati i verbi ai quali Albanese si appoggia in questo libro che ha lo slancio di un manifesto e il sentimento di un’opera d’amore: la Palestina offre al mondo uno spiraglio di luce che invita ad aprire gli occhi e agire.
Sognare, criticare, emanciparsi, resistere, nutrire, piangere, curare, danzare, ritornare diventano forme di una stessa pratica collettiva: azioni che tutti noi possiamo compiere per vivere nel presente secondo giustizia. Ogni verbo dà l’occasione per raccontare le persone straordinarie che lo hanno ispirato e per portarne i riverberi nel nostro quotidiano.
Un viaggio profondo nella storia della Palestina – ripercorrendo le tappe principali attraverso cui, da oltre un secolo, questa terra subisce la violenza coloniale in tutte le sue forme – e nelle storie di chi ha sofferto, sperato, indagato; di chi ha avuto il coraggio di dire la verità mentre tutto intorno imperversavano le menzogne, e di chi la verità l’ha pagata con la vita; di chi porterà per sempre le ferite della violenza ma anche di chi quella violenza l’ha commessa; di chi ha sentito il peso dell’oppressore e non si è arreso di fronte al desiderio di essere libero. Le storie di chi ha danzato anche in mezzo alle macerie, di chi ha nutrito la sua famiglia di speranza quando non c’era più niente da cucinare, di chi ha pianto e di chi ha rivendicato il diritto politico a farlo, di chi prova a curare le ferite di un popolo con la verità, con un carico di farmaci o con una canzone; di chi ha custodito la chiave della casa da cui fu scacciato cinque generazioni fa. E dopo cinque generazioni, la custodisce ancora.
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La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero, un manifesto di resistenza e libertà
piazza Federico II di Svevia, domenica 9 agosto alle ore 19:30 CEST
Presentazione del libro La luce del risveglio di Francesca Albanese. Interverranno Francesca Albanese e l'ex Magistrato e Senatore Roberto Scarpinato. Modererà l'incontro la editor di Francesca, scrittrice e docente catanese, Angela Lombardo.
Sinossi
Per Francesca Albanese – voce capace di unire con autorevolezza la competenza giuridica e una rara passione umana – in questo tempo in cui il mondo sembra tragicamente diretto verso la disumanizzazione del più fragile e il dominio esclusivo del più forte, immaginarne il futuro «significa rifiutare che sia l’orrore ad avere l’ultima parola, e far sì che la civiltà sia un compito che ciascuno di noi può scegliere di fare proprio».
È da queste riflessioni che sono nati i verbi ai quali Albanese si appoggia in questo libro che ha lo slancio di un manifesto e il sentimento di un’opera d’amore: la Palestina offre al mondo uno spiraglio di luce che invita ad aprire gli occhi e agire.
Sognare, criticare, emanciparsi, resistere, nutrire, piangere, curare, danzare, ritornare diventano forme di una stessa pratica collettiva: azioni che tutti noi possiamo compiere per vivere nel presente secondo giustizia. Ogni verbo dà l’occasione per raccontare le persone straordinarie che lo hanno ispirato e per portarne i riverberi nel nostro quotidiano.
Un viaggio profondo nella storia della Palestina – ripercorrendo le tappe principali attraverso cui, da oltre un secolo, questa terra subisce la violenza coloniale in tutte le sue forme – e nelle storie di chi ha sofferto, sperato, indagato; di chi ha avuto il coraggio di dire la verità mentre tutto intorno imperversavano le menzogne, e di chi la verità l’ha pagata con la vita; di chi porterà per sempre le ferite della violenza ma anche di chi quella violenza l’ha commessa; di chi ha sentito il peso dell’oppressore e non si è arreso di fronte al desiderio di essere libero. Le storie di chi ha danzato anche in mezzo alle macerie, di chi ha nutrito la sua famiglia di speranza quando non c’era più niente da cucinare, di chi ha pianto e di chi ha rivendicato il diritto politico a farlo, di chi prova a curare le ferite di un popolo con la verità, con un carico di farmaci o con una canzone; di chi ha custodito la chiave della casa da cui fu scacciato cinque generazioni fa. E dopo cinque generazioni, la custodisce ancora.
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Il 19 luglio Fratelli d’Italia ricorda Paolo Borsellino, indicato da Giorgia Meloni come riferimento politico.
Tre giorni dopo, la maggioranza vota contro la richiesta dei magistrati di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, ritenuto dagli inquirenti prestanome del clan Senese. L’antimafia si dimostra con i fatti, soprattutto quando un’inchiesta tocca il proprio partito. Altrimenti resta solo retorica. E il voto di ieri lo ha dimostrato.#PaoloBorsellino #Antimafia #Legalità #PoliticaItaliana #AndreaDelmastro #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Il 19 luglio Fratelli d’Italia ricorda Paolo Borsellino, indicato da Giorgia Meloni come riferimento politico.
Tre giorni dopo, la maggioranza vota contro la richiesta dei magistrati di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, ritenuto dagli inquirenti prestanome del clan Senese. L’antimafia si dimostra con i fatti, soprattutto quando un’inchiesta tocca il proprio partito. Altrimenti resta solo retorica. E il voto di ieri lo ha dimostrato.#PaoloBorsellino #Antimafia #Legalità #PoliticaItaliana #AndreaDelmastro #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Il 19 luglio Fratelli d’Italia ricorda Paolo Borsellino, indicato da Giorgia Meloni come riferimento politico.
Tre giorni dopo, la maggioranza vota contro la richiesta dei magistrati di acquisire le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, ritenuto dagli inquirenti prestanome del clan Senese. L’antimafia si dimostra con i fatti, soprattutto quando un’inchiesta tocca il proprio partito. Altrimenti resta solo retorica. E il voto di ieri lo ha dimostrato.#PaoloBorsellino #Antimafia #Legalità #PoliticaItaliana #AndreaDelmastro #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
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Giovanni Falcone: Cosa resta oggi della sua lezione
Foto di Giovanni Falcone – fonte Wikipedia, immagine in pubblico dominio secondo normativa italiana. Ogni anno, il 23 maggio, l’Italia ricorda Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, uccisi nella strage di Capaci. Le scuole organizzano incontri, le istituzioni pronunciano discorsi, le immagini del magistrato tornano sui giornali e sui social. Questa memoria pubblica è importante. Mantiene vivo il ricordo di ciò […]https://www.psicospace.it/giovanni-falcone-cosa-resta-oggi-della-sua-lezione/
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Giovanni Falcone: Cosa resta oggi della sua lezione
Foto di Giovanni Falcone – fonte Wikipedia, immagine in pubblico dominio secondo normativa italiana. Ogni anno, il 23 maggio, l’Italia ricorda Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, uccisi nella strage di Capaci. Le scuole organizzano incontri, le istituzioni pronunciano discorsi, le immagini del magistrato tornano sui giornali e sui social. Questa memoria pubblica è importante. Mantiene vivo il ricordo di ciò […]https://www.psicospace.it/giovanni-falcone-cosa-resta-oggi-della-sua-lezione/
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Giovanni Falcone: Cosa resta oggi della sua lezione
Foto di Giovanni Falcone – fonte Wikipedia, immagine in pubblico dominio secondo normativa italiana. Ogni anno, il 23 maggio, l’Italia ricorda Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, uccisi nella strage di Capaci. Le scuole organizzano incontri, le istituzioni pronunciano discorsi, le immagini del magistrato tornano sui giornali e sui social. Questa memoria pubblica è importante. Mantiene vivo il ricordo di ciò […]https://www.psicospace.it/giovanni-falcone-cosa-resta-oggi-della-sua-lezione/
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Giovanni Falcone: Cosa resta oggi della sua lezione
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Giovanni Falcone: Cosa resta oggi della sua lezione
Foto di Giovanni Falcone – fonte Wikipedia, immagine in pubblico dominio secondo normativa italiana. Ogni anno, il 23 maggio, l’Italia ricorda Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro, uccisi nella strage di Capaci. Le scuole organizzano incontri, le istituzioni pronunciano discorsi, le immagini del magistrato tornano sui giornali e sui social. Questa memoria pubblica è importante. Mantiene vivo il ricordo di ciò […]https://www.psicospace.it/giovanni-falcone-cosa-resta-oggi-della-sua-lezione/
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Trentaquattro anni fa, il 19 luglio 1992, la mafia uccideva Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta in via D'Amelio, a Palermo. Il ridicolo onore nasce da lì: i canoni dei giullari del Cinquecento per smontare il presunto onore dei boss davanti alla risata. Oltre cinquanta repliche, un monologo di ottanta minuti adatto anche a una sala civica. Disponibile da subito.
Richiesta date: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdOcTR824p1pLkNnYQ7hIrpl-bOD6n-WiBFISIqbCuLhA5oNg/viewform
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Trentaquattro anni fa, il 19 luglio 1992, la mafia uccideva Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta in via D'Amelio, a Palermo. Il ridicolo onore nasce da lì: i canoni dei giullari del Cinquecento per smontare il presunto onore dei boss davanti alla risata. Oltre cinquanta repliche, un monologo di ottanta minuti adatto anche a una sala civica. Disponibile da subito.
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Trentaquattro anni fa, il 19 luglio 1992, la mafia uccideva Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta in via D'Amelio, a Palermo. Il ridicolo onore nasce da lì: i canoni dei giullari del Cinquecento per smontare il presunto onore dei boss davanti alla risata. Oltre cinquanta repliche, un monologo di ottanta minuti adatto anche a una sala civica. Disponibile da subito.
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Trentaquattro anni fa, il 19 luglio 1992, la mafia uccideva Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta in via D'Amelio, a Palermo. Il ridicolo onore nasce da lì: i canoni dei giullari del Cinquecento per smontare il presunto onore dei boss davanti alla risata. Oltre cinquanta repliche, un monologo di ottanta minuti adatto anche a una sala civica. Disponibile da subito.
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Trentaquattro anni fa, il 19 luglio 1992, la mafia uccideva Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta in via D'Amelio, a Palermo. Il ridicolo onore nasce da lì: i canoni dei giullari del Cinquecento per smontare il presunto onore dei boss davanti alla risata. Oltre cinquanta repliche, un monologo di ottanta minuti adatto anche a una sala civica. Disponibile da subito.
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Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio a Palermo, la mafia uccise il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.
Sono passati 34 anni, ma quella strage ci ricorda ancora cosa accade quando la criminalità organizzata prova a piegare lo Stato e quanto sia necessario difendere, ogni giorno, chi sceglie la legalità, la giustizia e il servizio alle istituzioni.
Ricordare via D’Amelio significa conoscere quei nomi, raccontare ciò che è accaduto e non permettere che la memoria si riduca a una semplice cerimonia.
Significa continuare a parlare di mafia, anche quando è scomodo. Significa riconoscerne le trasformazioni, contrastarne il potere e non lasciare soli coloro che la combattono.
Oggi ricordiamo non soltanto sei vittime della mafia, ma sei persone che lo Stato e il Paese hanno il dovere di non dimenticare.
E la nostra scelta, oggi come allora, è non voltarsi dall’altra parte.
#PaoloBorsellino #ViaDAmelio #LottaAllaMafia #Antimafia #Memoria #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #volteuropa
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Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio a Palermo, la mafia uccise il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.
Sono passati 34 anni, ma quella strage ci ricorda ancora cosa accade quando la criminalità organizzata prova a piegare lo Stato e quanto sia necessario difendere, ogni giorno, chi sceglie la legalità, la giustizia e il servizio alle istituzioni.
Ricordare via D’Amelio significa conoscere quei nomi, raccontare ciò che è accaduto e non permettere che la memoria si riduca a una semplice cerimonia.
Significa continuare a parlare di mafia, anche quando è scomodo. Significa riconoscerne le trasformazioni, contrastarne il potere e non lasciare soli coloro che la combattono.
Oggi ricordiamo non soltanto sei vittime della mafia, ma sei persone che lo Stato e il Paese hanno il dovere di non dimenticare.
E la nostra scelta, oggi come allora, è non voltarsi dall’altra parte.
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Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio a Palermo, la mafia uccise il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.
Sono passati 34 anni, ma quella strage ci ricorda ancora cosa accade quando la criminalità organizzata prova a piegare lo Stato e quanto sia necessario difendere, ogni giorno, chi sceglie la legalità, la giustizia e il servizio alle istituzioni.
Ricordare via D’Amelio significa conoscere quei nomi, raccontare ciò che è accaduto e non permettere che la memoria si riduca a una semplice cerimonia.
Significa continuare a parlare di mafia, anche quando è scomodo. Significa riconoscerne le trasformazioni, contrastarne il potere e non lasciare soli coloro che la combattono.
Oggi ricordiamo non soltanto sei vittime della mafia, ma sei persone che lo Stato e il Paese hanno il dovere di non dimenticare.
E la nostra scelta, oggi come allora, è non voltarsi dall’altra parte.
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Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio a Palermo, la mafia uccise il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.
Sono passati 34 anni, ma quella strage ci ricorda ancora cosa accade quando la criminalità organizzata prova a piegare lo Stato e quanto sia necessario difendere, ogni giorno, chi sceglie la legalità, la giustizia e il servizio alle istituzioni.
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Il 19 luglio 1992, in via D’Amelio a Palermo, la mafia uccise il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.
Sono passati 34 anni, ma quella strage ci ricorda ancora cosa accade quando la criminalità organizzata prova a piegare lo Stato e quanto sia necessario difendere, ogni giorno, chi sceglie la legalità, la giustizia e il servizio alle istituzioni.
Ricordare via D’Amelio significa conoscere quei nomi, raccontare ciò che è accaduto e non permettere che la memoria si riduca a una semplice cerimonia.
Significa continuare a parlare di mafia, anche quando è scomodo. Significa riconoscerne le trasformazioni, contrastarne il potere e non lasciare soli coloro che la combattono.
Oggi ricordiamo non soltanto sei vittime della mafia, ma sei persone che lo Stato e il Paese hanno il dovere di non dimenticare.
E la nostra scelta, oggi come allora, è non voltarsi dall’altra parte.
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“La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Paolo Borsellino -
“La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Paolo Borsellino -
“La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Paolo Borsellino -
“La lotta alla mafia deve essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Paolo Borsellino