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Cari Amici, mentre aspetto (e tanti aspettiamo) la nuova serie di #Zerocalcare, mi stavo riguardando Questo mondo non mi renderà cattivo e nel primo episodio mi sono piegata in due dalle risate a vedere l'#Armadillo in versione Man in Black.
E mi domando: perché la mia #coscienza non ha lo stesso superpotere di cancellarmi dalla testa tutta la fuffa che c'è dentro e io come Zerocalcare mi arrampico sugli specchi per negare l'evidenza? 🤣 -
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https://www.europesays.com/it/470358/ Neumann: e se servisse una coscienza per far esistere l’universo? #CollassoDellaFunzioneD'onda #coscienza #EugeneWigner #FisicaTeorica #IT #Italia #Italy #JohnVonNeumann #MeccanicaQuantistica #ParadossoDellaMisura #Science #ScienceAndTechnology #ScienceAndTechnology #Scienza #ScienzaETecnologia #ScienzaEtecnologia #Technology #Tecnologia #Universo
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La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale
La storia de «L’Ora» non si concluse con la partenza di Nisticò, il quale peraltro nel ’79 venne eletto presidente della cooperativa di giornalisti subentrata al Pci come proprietaria della testata. In sede conclusiva sembra opportuno dare conto per sommi capi di ciò che accadde negli anni successivi (che nondimeno meriterebbero un approfondimento specifico). Etrio Fidora successe a Nisticò come direttore alla fine del ‘75, accompagnando la fallimentare esperienza di una edizione del mattino (resa necessaria dalla crisi generale della stampa pomeridiana). Iniziò allora l’epoca del declino, con il Pci sempre meno disposto a fornire finanziamenti e l’allontanamento di molti professionisti storici dal giornale. Alla guida de «L’Ora» seguirono Alfonso Madeo (1978-79), Nino Cattedra (1978-84), Bruno Carbone (1984-89), ultimo direttore designato dalla cooperativa presieduta da Nisticò. Avvenne quindi che la gestione editoriale passasse alla Nuova editrice meridionale, che si procedesse alla ristrutturazione della sede, con l’acquisto di nuovi macchinari, e che il Pci rivendicasse il controllo della testata. La direzione toccò a un certo punto ad Alfonso Calasciura, ma intanto le tensioni interne al partito iniziarono a riflettersi pesantemente sulla redazione, provocando smottamenti e contrasti. Un ultimo tentativo di portare il giornale agli antichi fasti si ebbe nel 1991, con la direzione di Vincenzo Vasile, già “biondino” a «L’Ora» nei primi anni Settanta e in seguito giornalista de «L’Unità», e la vicedirezione di Franco Nicastro. Con al timone due esponenti della scuola di Nisticò il quotidiano sembrò riprendersi, raddoppiando la tiratura, rilanciando la sua storica vocazione al giornalismo d’inchiesta e alle campagne corrosive, quando venne chiuso definitivamente l’8 maggio 1992, a due settimane dall’eccidio di Capaci. Fu così che l’antico quotidiano dei Florio terminò per sempre la sua lunga e complessa esistenza <625.
#1954 #1970 #1975 #1984 #1992 #2019 #AlfonsoCalasciura #antimafia #CiroDovizio #commissione #controInformazione #cooperativa #CosaNostra #coscienza #direttore #EtrioFidora #giornale #investigativo #LOra #mafia #missione #Palermo #PCI #sicilianismo #sinistra #stampa #VittorioNisticò
Giornalismo politico, giornalismo civile
Nell’autunno del 2019 – come accennato all’inizio di questo lavoro – gli ex giornalisti de «L’Ora» hanno celebrato con alcune iniziative (tutte patrocinate dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando) il decennale dalla morte di Vittorio Nisticò (come anche il centenario dalla nascita), mostrando così riconoscenza verso l’antico direttore e maestro, nonché un forte senso di appartenenza alla comunità intellettuale in cui professionalmente e politicamente si formarono: una comunità – si direbbe dalla pagina Facebook creata per l’occasione – ancora viva e combattiva <626. È interessante notare come nei loro racconti, apparsi sul web e in un volume di recente pubblicazione <627, definiscano la storica battaglia del giornale contro la mafia – il tratto più caratteristico de «L’Ora» di Nisticò e che in questo lavoro si è tentato di ricostruire – come una battaglia insieme civile e politica, con una qualche prevalenza del primo termine sul secondo: un po’ all’opposto di quanto avveniva in passato, quando l’enfasi “civile” si affacciava per lo più in occasione di eventi drammatici (come l’eccidio di Ciaculli o l’assassinio di Scaglione) mentre predominante era la dimensione politica dello scontro in corso. D’altro canto, “Romanzo civile” s’intitola il pregevole libro postumo di Giuliana Saladino, firma tra le più autorevoli e rappresentative del giornale palermitano. L’opera ripercorre con intelligenza e disincanto la vicenda storica della sinistra siciliana, partendo dall’epopea contadina per arrivare all’inizio degli anni Ottanta, restituendo passioni, aspettative e angosce di una generazione di militanti <628. L’impressione è che lo slittamento di prospettiva – e di lessico – risalga proprio al periodo in cui la giornalista scrisse il romanzo, il 1983, quando l’offensiva della mafia contro lo Stato e il sistema politico assunse proporzioni senza precedenti. Tra il 1979 e il 1983 furono infatti assassinati uno dopo l’altro il vicequestore Boris Giuliano (1979), il magistrato Cesare Terranova (1979), il presidente della Regione Piersanti Mattarella (1980), il capitano dei carabinieri Emanuele Basile (1980), il procuratore Gaetano Costa (1980), il segretario del Pci Pio La Torre (1982), il generale Carlo Alberto dalla Chiesa (1982), il giudice Rocco Chinnici (1983). Così la Saladino commentò la tragica sequenza di eventi di quegli anni: “Capisco. Nel 1983 capisco che non esiste città o cittadina o villaggio d’Europa che possa vantare – senza golpe, senza eserciti in armi, né assedio e irruzione entro le mura – l’intero establishment
politico burocratico militarpoliziesco massacrato: capo della procura, vicequestore, capo dell’opposizione, capo della regione, medico legale, generale prefetto. In quest’era nostra forse è accaduto – ma non è detto – in qualche villaggio georgiano sotto Stalin, forse accade – non sappiamo con precisione – in qualche Macondo dell’America centrale o meridionale, forse, supponiamo, in qualche insediamento del centro dell’Africa. In Europa, nazismo eccettuato, non accade, credo, da oltre due secoli”. <629 L’escalation diede luogo a una prima, grande mobilitazione civile, segnata da iniziative di piazza, dal decisivo contributo dell’associazionismo e del mondo della scuola, dunque non riconducibile come in passato (si pensi alle lotte contadine) a uno specifico fronte politico <630. Accadde insomma che l’istanza antimafia diventasse – da tema tipico delle sinistre e segnatamente del Pci – risorsa “diffusa”, con qualche cedimento all’antipolitica motivato dal progressivo discredito dei partiti, per tornare a giocare un ruolo “politico” soprattutto nella fase di transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica <631; che la “società civile” venisse assunta a serbatoio sano di una politica inesorabilmente corrotta. Non sorprende allora che alcuni giornalisti formatisi con Nisticò tendano a rileggere quel loro passato (e la stessa esperienza degli “anni ruggenti”) alla luce degli eventi e della sensibilità successivi <632. La battaglia storica de «L’Ora», in realtà, si svolse in assenza dell’opposizione politico/civile, anche perché i protagonisti della stagione di Nisticò credevano che gli obiettivi di qualunque battaglia civile fossero raggiungibili soltanto attraverso la lotta politica. Come ha scritto Vincenzo Vasile: “Fatto sta che «L’Ora» di Nisticò è frutto e insieme simbolo di un periodo abbastanza lungo, ma circoscritto e ormai chiuso, che in Sicilia vede l’identificazione quasi piena del movimento antimafia con il movimento contadino e popolare che fa capo al Pci e alla sinistra […] Superata la metà degli anni Settanta, e soprattutto dopo la campagna di delitti politici e le stragi, il movimento antimafia risorgerà e crescerà invece – come si dice – dal basso, segnato da sempre minori caratterizzazioni politiche, partitiche, o addirittura ideologiche. L’Ora di Nisticò invece è antimafiosa, perché in quegli anni eroici è di sinistra apertamente e dichiaratamente, e l’antimafia è di sinistra <633.
Un’esperienza peculiare
Si può a questo punto delineare un sintetico prospetto delle peculiarità de «L’Ora» sotto la direzione di Vittorio Nisticò, con particolare riferimento al ruolo da esso giocato nell’approntamento di conoscenze sul fenomeno mafioso e nella formazione di una moderna coscienza antimafia: si intende così dare conto della funzione storica svolta dal giornale nel campo della questione mafiosa.
Continuità della linea politica. Il giornale si mosse lungo tutto il ventennio di Nisticò secondo le direttive del Pci siciliano, aventi come obiettivi fondamentali la rottura dell’isolamento e l’interlocuzione con le forze politiche, sociali e culturali tese al progresso democratico ed economico della Sicilia. In ciò consisté il sicilianismo della testata, il quale andò collocandosi in perfetta continuità con la formulazione datane da Togliatti nel secondo dopoguerra e che, mutatis mutandis, rimase pressoché identico sia al tempo del milazzismo – non a caso convintamente sostenuto dal quotidiano – sia negli anni Settanta, all’epoca del “patto autonomistico” con la Dc e delle larghe intese. Nelle
pagine precedenti si è tentato di registrare le contraddizioni cui tale politica espose i comunisti e (in via indiretta) anche il giornale: in entrambe le stagioni storiche citate, infatti, la retorica sicilianista fece sì che l’autonomismo diventasse sinonimo di progressismo e che il Pci abbassasse la propria capacità di contrasto delle degenerazioni politiche regionali.
Autonomia editoriale. La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale. Ciò permise al giornalista calabrese di radunare un collettivo di giornalisti-intellettuali di estrazione composita: in esso prevalsero, com’era naturale che fosse, le figure politicamente riconducibili al Blocco del popolo (Pci e Psi) e alle lotte contadine del dopoguerra (il mito fondativo della sinistra siciliana e anche de «L’Ora»), esperienza che assicurò al quotidiano uno staff dirigente di eccezionale livello culturale. Aspetto costitutivo del giornalismo de «L’Ora», però, fu anche l’apertura verso aree politiche diverse, tanto che al suo interno poterono trovarsi comunisti, socialisti, democristiani e persino ex fascisti come De Mauro. Lo stesso criterio di selezione venne adottato sul fronte dei collaboratori esterni, dove spiccarono giornalisti e uomini di cultura non inquadrabili in alcun partito (si pensi a Sciascia, a Dolci, a Chilanti e in parte a Pantaleone). Dal punto di vista della conoscenza della mafia, la predilezione di Nisticò per i professionisti irregolari ebbe un effetto positivo, in quanto dal loro posizionamento politico dipesero (spesso fortemente) le rispettive interpretazioni della realtà mafiosa. L’eterogeneità delle prospettive d’osservazione, insomma, fece in modo che l’ottica del giornale non si appiattisse su quella del suo editore.
Giornalismo investigativo. Altro aspetto peculiare del giornale palermitano fu quello di essere particolarmente votato alle indagini sul campo, alle inchieste, condotte attraverso complessi (e talora rischiosi) sistemi di ricognizione delle notizie. In un contesto caratterizzato da gravi e organici rapporti della mafia con le istituzioni pubbliche e con alcuni partiti (a cominciare dalla Democrazia cristiana), nonché dalla tolleranza delle agenzie di contrasto, la denuncia della mafia e delle complicità politiche restò a lungo appannaggio delle sinistre e in particolare del Pci. Merito de «L’Ora» fu dunque quello di innescare un potente flusso di contro-opinione (o contro-informazione), teso a sgomberare il terreno dalla convinzione – fatta propria da numerosi esponenti dei partiti di governo, da avvocati e intellettuali – che la mafia non esistesse o che corrispondesse a un comportamento, a un modo di regolare le relazioni sociali tipico dei siciliani e non a un’organizzazione formalizzata, gerarchicamente articolata in Famiglie e regolata al suo interno da codici normativi e meccanismi sanzionatori. Per il reperimento delle informazioni il giornale si servì, a seconda delle circostanze, delle strutture territoriali dei partiti di sinistra, e nello specifico del Pci, nonché delle sue organizzazioni collaterali (a partire dalla Cgil), ma anche di singoli esponenti delle forze dell’ordine, talora di mafiosi stessi. Il risultato fu che «L’Ora» indagasse non a rimorchio dei reparti investigativi, ma, per lo più, in autonomia, “supplendo” alle carenze degli organi ufficiali e non di rado pagandone le spese. Questa sensibilità, dunque, portò spesso il giornale a introdursi nel “sottomondo” mafioso, a portare alla luce testimonianze dal di dentro, con l’effetto di svelare al pubblico (e per la prima volta in Italia) il carattere strutturato della mafia siciliana. Nonostante qualche cedimento al fascino mitografico del fenomeno (penso a certe ricostruzioni di Pantaleone o ad altre di Farinella o Chilanti) il suo sforzo investigativo rimase d’importanza cruciale per l’avanzamento delle cognizioni sul tema e, a distanza di tanti anni, resta probabilmente il migliore (almeno fino alle deposizioni di Buscetta).
Il ruolo di cerniera tra vecchia e nuova antimafia. «L’Ora» rappresentò il passaggio – e in ciò sta forse la sua funzione più importante – tra due concezioni diverse di lotta alla mafia. La prima, risalente al movimento contadino, si fondava sulla lotta al latifondo e inquadrava la battaglia antimafia in una più vasta contestazione dell’intreccio di poteri sociali (i proprietari terrieri e la mafia) e istituzionali (i partiti di destra, le forze dell’ordine e della magistratura). Questo tipo di antimafia aveva come motivi caratteristici, da un lato, la subordinazione della questione mafiosa alle lotte di massa, intese come mezzo di superamento degli equilibri sociali tradizionali e, dall’altro, l’ostilità nei confronti delle agenzie investigative (della polizia, dei carabinieri), percepite come antagonisti fondamentali, come il nemico. L’attività di denuncia e di sensibilizzazione portata avanti da «L’Ora» venne invece a
incrociarsi con la nascita della Commissione antimafia: si determinò così una circolarità di sollecitazioni tra opinione pubblica, forze politiche e istituzioni che, rispetto al passato, rappresentava indubbiamente un’innovazione. Si era, insomma, alle origini dell’antimafia per come generalmente la si intende oggi, ossia come sostegno alle forze della repressione. Tale circolarità, espressasi soprattutto a livello informativo (nello scambio di materiali, notizie, documenti tra gli apparati di sicurezza, l’Antimafia e il giornale) ebbe l’effetto, oltre che di far progredire le cognizioni sul tema, di saldare «L’Ora» al giornalismo nazionale: avvenne cioè che progressivamente i maggiori quotidiani del paese considerassero il quotidiano palermitano un’affidabile opinion maker, appoggiandosi su di esso per avere informazioni sulla mafia. Fu così che il piccolo giornale palermitano riuscì a ritagliarsi un ruolo ben superiore ai suoi mezzi, un ruolo di conoscenza, di lotta e di responsabilità politica e civile.
La scuola di giornalismo. Un ultimo elemento da sottolineare – e che consente di tracciare un filo tra passato e presente – riguarda la funzione di scuola di giornalismo svolta da «L’Ora» verso numerosi cronisti tuttora operativi. Indubbiamente il giornale palermitano rappresentò una palestra dura e formativa per diverse ragioni: il contesto “difficile” e di frontiera nel quale i cronisti operarono, segnato dall’ostilità di buona parte delle istituzioni e dei partiti; il giornalismo tecnicamente rigoroso richiesto da Nisticò (il quale chiedeva spasmodicamente riscontri, controllo delle fonti, correttezza linguistica); il piglio militante che i cronisti più anziani ed esperti trasmisero alle generazioni più giovani; il senso di missione che pervadeva la redazione. Tutti questi aspetti concorsero a formare giornalisti capaci di lavorare in ogni situazione, di portare all’esterno, in altri quotidiani, un giornalismo battagliero e coraggioso, preciso, colto, documentato, politicamente schierato, intellettualmente pregevole.
[NOTE]
625 R. S. Rossi, Era L’Ora, cit., p. 254.
626 Cfr. la pagina Facebook L’Ora, edizione straordinaria, gestita dal cronista di «Repubblica» Roberto Leone (ex de «L’Ora»): https://www.facebook.com/leone4040/.
627 Aa. Vv., L’Ora, edizione straordinaria, cit.
628 G. Saladino, Romanzo civile, cit.
629 Ivi, p. 142.
630 U. Santino, Storia del movimento antimafia, cit.
631 A. Blando, L’antimafia come risorsa politica, cit.. Su questa linea si colloca in parte l’esperienza della Rete, ricostruita in D. Saresella, Tra politica e antipolitica: la nuova «società civile» e il movimento della Rete (1985-1994), Le Monnier, Firenze 2016.
632 Sulla dimensione fortemente politica del giornalismo di Nisticò insiste nei suoi vari interventi Franco Nicastro.
633 Vasile, Ma gli altri no, cit., p. 192.
Ciro Dovizio, Scrivere di mafia. «L’Ora» di Palermo tra politica, cultura e istituzioni (1954-75), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2018-2019 -
La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale
La storia de «L’Ora» non si concluse con la partenza di Nisticò, il quale peraltro nel ’79 venne eletto presidente della cooperativa di giornalisti subentrata al Pci come proprietaria della testata. In sede conclusiva sembra opportuno dare conto per sommi capi di ciò che accadde negli anni successivi (che nondimeno meriterebbero un approfondimento specifico). Etrio Fidora successe a Nisticò come direttore alla fine del ‘75, accompagnando la fallimentare esperienza di una edizione del mattino (resa necessaria dalla crisi generale della stampa pomeridiana). Iniziò allora l’epoca del declino, con il Pci sempre meno disposto a fornire finanziamenti e l’allontanamento di molti professionisti storici dal giornale. Alla guida de «L’Ora» seguirono Alfonso Madeo (1978-79), Nino Cattedra (1978-84), Bruno Carbone (1984-89), ultimo direttore designato dalla cooperativa presieduta da Nisticò. Avvenne quindi che la gestione editoriale passasse alla Nuova editrice meridionale, che si procedesse alla ristrutturazione della sede, con l’acquisto di nuovi macchinari, e che il Pci rivendicasse il controllo della testata. La direzione toccò a un certo punto ad Alfonso Calasciura, ma intanto le tensioni interne al partito iniziarono a riflettersi pesantemente sulla redazione, provocando smottamenti e contrasti. Un ultimo tentativo di portare il giornale agli antichi fasti si ebbe nel 1991, con la direzione di Vincenzo Vasile, già “biondino” a «L’Ora» nei primi anni Settanta e in seguito giornalista de «L’Unità», e la vicedirezione di Franco Nicastro. Con al timone due esponenti della scuola di Nisticò il quotidiano sembrò riprendersi, raddoppiando la tiratura, rilanciando la sua storica vocazione al giornalismo d’inchiesta e alle campagne corrosive, quando venne chiuso definitivamente l’8 maggio 1992, a due settimane dall’eccidio di Capaci. Fu così che l’antico quotidiano dei Florio terminò per sempre la sua lunga e complessa esistenza <625.
#1954 #1970 #1975 #1984 #1992 #2019 #AlfonsoCalasciura #antimafia #CiroDovizio #commissione #controInformazione #cooperativa #CosaNostra #coscienza #direttore #EtrioFidora #giornale #investigativo #LOra #mafia #missione #Palermo #PCI #sicilianismo #sinistra #stampa #VittorioNisticò
Giornalismo politico, giornalismo civile
Nell’autunno del 2019 – come accennato all’inizio di questo lavoro – gli ex giornalisti de «L’Ora» hanno celebrato con alcune iniziative (tutte patrocinate dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando) il decennale dalla morte di Vittorio Nisticò (come anche il centenario dalla nascita), mostrando così riconoscenza verso l’antico direttore e maestro, nonché un forte senso di appartenenza alla comunità intellettuale in cui professionalmente e politicamente si formarono: una comunità – si direbbe dalla pagina Facebook creata per l’occasione – ancora viva e combattiva <626. È interessante notare come nei loro racconti, apparsi sul web e in un volume di recente pubblicazione <627, definiscano la storica battaglia del giornale contro la mafia – il tratto più caratteristico de «L’Ora» di Nisticò e che in questo lavoro si è tentato di ricostruire – come una battaglia insieme civile e politica, con una qualche prevalenza del primo termine sul secondo: un po’ all’opposto di quanto avveniva in passato, quando l’enfasi “civile” si affacciava per lo più in occasione di eventi drammatici (come l’eccidio di Ciaculli o l’assassinio di Scaglione) mentre predominante era la dimensione politica dello scontro in corso. D’altro canto, “Romanzo civile” s’intitola il pregevole libro postumo di Giuliana Saladino, firma tra le più autorevoli e rappresentative del giornale palermitano. L’opera ripercorre con intelligenza e disincanto la vicenda storica della sinistra siciliana, partendo dall’epopea contadina per arrivare all’inizio degli anni Ottanta, restituendo passioni, aspettative e angosce di una generazione di militanti <628. L’impressione è che lo slittamento di prospettiva – e di lessico – risalga proprio al periodo in cui la giornalista scrisse il romanzo, il 1983, quando l’offensiva della mafia contro lo Stato e il sistema politico assunse proporzioni senza precedenti. Tra il 1979 e il 1983 furono infatti assassinati uno dopo l’altro il vicequestore Boris Giuliano (1979), il magistrato Cesare Terranova (1979), il presidente della Regione Piersanti Mattarella (1980), il capitano dei carabinieri Emanuele Basile (1980), il procuratore Gaetano Costa (1980), il segretario del Pci Pio La Torre (1982), il generale Carlo Alberto dalla Chiesa (1982), il giudice Rocco Chinnici (1983). Così la Saladino commentò la tragica sequenza di eventi di quegli anni: “Capisco. Nel 1983 capisco che non esiste città o cittadina o villaggio d’Europa che possa vantare – senza golpe, senza eserciti in armi, né assedio e irruzione entro le mura – l’intero establishment
politico burocratico militarpoliziesco massacrato: capo della procura, vicequestore, capo dell’opposizione, capo della regione, medico legale, generale prefetto. In quest’era nostra forse è accaduto – ma non è detto – in qualche villaggio georgiano sotto Stalin, forse accade – non sappiamo con precisione – in qualche Macondo dell’America centrale o meridionale, forse, supponiamo, in qualche insediamento del centro dell’Africa. In Europa, nazismo eccettuato, non accade, credo, da oltre due secoli”. <629 L’escalation diede luogo a una prima, grande mobilitazione civile, segnata da iniziative di piazza, dal decisivo contributo dell’associazionismo e del mondo della scuola, dunque non riconducibile come in passato (si pensi alle lotte contadine) a uno specifico fronte politico <630. Accadde insomma che l’istanza antimafia diventasse – da tema tipico delle sinistre e segnatamente del Pci – risorsa “diffusa”, con qualche cedimento all’antipolitica motivato dal progressivo discredito dei partiti, per tornare a giocare un ruolo “politico” soprattutto nella fase di transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica <631; che la “società civile” venisse assunta a serbatoio sano di una politica inesorabilmente corrotta. Non sorprende allora che alcuni giornalisti formatisi con Nisticò tendano a rileggere quel loro passato (e la stessa esperienza degli “anni ruggenti”) alla luce degli eventi e della sensibilità successivi <632. La battaglia storica de «L’Ora», in realtà, si svolse in assenza dell’opposizione politico/civile, anche perché i protagonisti della stagione di Nisticò credevano che gli obiettivi di qualunque battaglia civile fossero raggiungibili soltanto attraverso la lotta politica. Come ha scritto Vincenzo Vasile: “Fatto sta che «L’Ora» di Nisticò è frutto e insieme simbolo di un periodo abbastanza lungo, ma circoscritto e ormai chiuso, che in Sicilia vede l’identificazione quasi piena del movimento antimafia con il movimento contadino e popolare che fa capo al Pci e alla sinistra […] Superata la metà degli anni Settanta, e soprattutto dopo la campagna di delitti politici e le stragi, il movimento antimafia risorgerà e crescerà invece – come si dice – dal basso, segnato da sempre minori caratterizzazioni politiche, partitiche, o addirittura ideologiche. L’Ora di Nisticò invece è antimafiosa, perché in quegli anni eroici è di sinistra apertamente e dichiaratamente, e l’antimafia è di sinistra <633.
Un’esperienza peculiare
Si può a questo punto delineare un sintetico prospetto delle peculiarità de «L’Ora» sotto la direzione di Vittorio Nisticò, con particolare riferimento al ruolo da esso giocato nell’approntamento di conoscenze sul fenomeno mafioso e nella formazione di una moderna coscienza antimafia: si intende così dare conto della funzione storica svolta dal giornale nel campo della questione mafiosa.
Continuità della linea politica. Il giornale si mosse lungo tutto il ventennio di Nisticò secondo le direttive del Pci siciliano, aventi come obiettivi fondamentali la rottura dell’isolamento e l’interlocuzione con le forze politiche, sociali e culturali tese al progresso democratico ed economico della Sicilia. In ciò consisté il sicilianismo della testata, il quale andò collocandosi in perfetta continuità con la formulazione datane da Togliatti nel secondo dopoguerra e che, mutatis mutandis, rimase pressoché identico sia al tempo del milazzismo – non a caso convintamente sostenuto dal quotidiano – sia negli anni Settanta, all’epoca del “patto autonomistico” con la Dc e delle larghe intese. Nelle
pagine precedenti si è tentato di registrare le contraddizioni cui tale politica espose i comunisti e (in via indiretta) anche il giornale: in entrambe le stagioni storiche citate, infatti, la retorica sicilianista fece sì che l’autonomismo diventasse sinonimo di progressismo e che il Pci abbassasse la propria capacità di contrasto delle degenerazioni politiche regionali.
Autonomia editoriale. La forte personalità di Nisticò garantì a «L’Ora» un’apprezzabile libertà rispetto alle scelte editoriali e alla selezione del personale. Ciò permise al giornalista calabrese di radunare un collettivo di giornalisti-intellettuali di estrazione composita: in esso prevalsero, com’era naturale che fosse, le figure politicamente riconducibili al Blocco del popolo (Pci e Psi) e alle lotte contadine del dopoguerra (il mito fondativo della sinistra siciliana e anche de «L’Ora»), esperienza che assicurò al quotidiano uno staff dirigente di eccezionale livello culturale. Aspetto costitutivo del giornalismo de «L’Ora», però, fu anche l’apertura verso aree politiche diverse, tanto che al suo interno poterono trovarsi comunisti, socialisti, democristiani e persino ex fascisti come De Mauro. Lo stesso criterio di selezione venne adottato sul fronte dei collaboratori esterni, dove spiccarono giornalisti e uomini di cultura non inquadrabili in alcun partito (si pensi a Sciascia, a Dolci, a Chilanti e in parte a Pantaleone). Dal punto di vista della conoscenza della mafia, la predilezione di Nisticò per i professionisti irregolari ebbe un effetto positivo, in quanto dal loro posizionamento politico dipesero (spesso fortemente) le rispettive interpretazioni della realtà mafiosa. L’eterogeneità delle prospettive d’osservazione, insomma, fece in modo che l’ottica del giornale non si appiattisse su quella del suo editore.
Giornalismo investigativo. Altro aspetto peculiare del giornale palermitano fu quello di essere particolarmente votato alle indagini sul campo, alle inchieste, condotte attraverso complessi (e talora rischiosi) sistemi di ricognizione delle notizie. In un contesto caratterizzato da gravi e organici rapporti della mafia con le istituzioni pubbliche e con alcuni partiti (a cominciare dalla Democrazia cristiana), nonché dalla tolleranza delle agenzie di contrasto, la denuncia della mafia e delle complicità politiche restò a lungo appannaggio delle sinistre e in particolare del Pci. Merito de «L’Ora» fu dunque quello di innescare un potente flusso di contro-opinione (o contro-informazione), teso a sgomberare il terreno dalla convinzione – fatta propria da numerosi esponenti dei partiti di governo, da avvocati e intellettuali – che la mafia non esistesse o che corrispondesse a un comportamento, a un modo di regolare le relazioni sociali tipico dei siciliani e non a un’organizzazione formalizzata, gerarchicamente articolata in Famiglie e regolata al suo interno da codici normativi e meccanismi sanzionatori. Per il reperimento delle informazioni il giornale si servì, a seconda delle circostanze, delle strutture territoriali dei partiti di sinistra, e nello specifico del Pci, nonché delle sue organizzazioni collaterali (a partire dalla Cgil), ma anche di singoli esponenti delle forze dell’ordine, talora di mafiosi stessi. Il risultato fu che «L’Ora» indagasse non a rimorchio dei reparti investigativi, ma, per lo più, in autonomia, “supplendo” alle carenze degli organi ufficiali e non di rado pagandone le spese. Questa sensibilità, dunque, portò spesso il giornale a introdursi nel “sottomondo” mafioso, a portare alla luce testimonianze dal di dentro, con l’effetto di svelare al pubblico (e per la prima volta in Italia) il carattere strutturato della mafia siciliana. Nonostante qualche cedimento al fascino mitografico del fenomeno (penso a certe ricostruzioni di Pantaleone o ad altre di Farinella o Chilanti) il suo sforzo investigativo rimase d’importanza cruciale per l’avanzamento delle cognizioni sul tema e, a distanza di tanti anni, resta probabilmente il migliore (almeno fino alle deposizioni di Buscetta).
Il ruolo di cerniera tra vecchia e nuova antimafia. «L’Ora» rappresentò il passaggio – e in ciò sta forse la sua funzione più importante – tra due concezioni diverse di lotta alla mafia. La prima, risalente al movimento contadino, si fondava sulla lotta al latifondo e inquadrava la battaglia antimafia in una più vasta contestazione dell’intreccio di poteri sociali (i proprietari terrieri e la mafia) e istituzionali (i partiti di destra, le forze dell’ordine e della magistratura). Questo tipo di antimafia aveva come motivi caratteristici, da un lato, la subordinazione della questione mafiosa alle lotte di massa, intese come mezzo di superamento degli equilibri sociali tradizionali e, dall’altro, l’ostilità nei confronti delle agenzie investigative (della polizia, dei carabinieri), percepite come antagonisti fondamentali, come il nemico. L’attività di denuncia e di sensibilizzazione portata avanti da «L’Ora» venne invece a
incrociarsi con la nascita della Commissione antimafia: si determinò così una circolarità di sollecitazioni tra opinione pubblica, forze politiche e istituzioni che, rispetto al passato, rappresentava indubbiamente un’innovazione. Si era, insomma, alle origini dell’antimafia per come generalmente la si intende oggi, ossia come sostegno alle forze della repressione. Tale circolarità, espressasi soprattutto a livello informativo (nello scambio di materiali, notizie, documenti tra gli apparati di sicurezza, l’Antimafia e il giornale) ebbe l’effetto, oltre che di far progredire le cognizioni sul tema, di saldare «L’Ora» al giornalismo nazionale: avvenne cioè che progressivamente i maggiori quotidiani del paese considerassero il quotidiano palermitano un’affidabile opinion maker, appoggiandosi su di esso per avere informazioni sulla mafia. Fu così che il piccolo giornale palermitano riuscì a ritagliarsi un ruolo ben superiore ai suoi mezzi, un ruolo di conoscenza, di lotta e di responsabilità politica e civile.
La scuola di giornalismo. Un ultimo elemento da sottolineare – e che consente di tracciare un filo tra passato e presente – riguarda la funzione di scuola di giornalismo svolta da «L’Ora» verso numerosi cronisti tuttora operativi. Indubbiamente il giornale palermitano rappresentò una palestra dura e formativa per diverse ragioni: il contesto “difficile” e di frontiera nel quale i cronisti operarono, segnato dall’ostilità di buona parte delle istituzioni e dei partiti; il giornalismo tecnicamente rigoroso richiesto da Nisticò (il quale chiedeva spasmodicamente riscontri, controllo delle fonti, correttezza linguistica); il piglio militante che i cronisti più anziani ed esperti trasmisero alle generazioni più giovani; il senso di missione che pervadeva la redazione. Tutti questi aspetti concorsero a formare giornalisti capaci di lavorare in ogni situazione, di portare all’esterno, in altri quotidiani, un giornalismo battagliero e coraggioso, preciso, colto, documentato, politicamente schierato, intellettualmente pregevole.
[NOTE]
625 R. S. Rossi, Era L’Ora, cit., p. 254.
626 Cfr. la pagina Facebook L’Ora, edizione straordinaria, gestita dal cronista di «Repubblica» Roberto Leone (ex de «L’Ora»): https://www.facebook.com/leone4040/.
627 Aa. Vv., L’Ora, edizione straordinaria, cit.
628 G. Saladino, Romanzo civile, cit.
629 Ivi, p. 142.
630 U. Santino, Storia del movimento antimafia, cit.
631 A. Blando, L’antimafia come risorsa politica, cit.. Su questa linea si colloca in parte l’esperienza della Rete, ricostruita in D. Saresella, Tra politica e antipolitica: la nuova «società civile» e il movimento della Rete (1985-1994), Le Monnier, Firenze 2016.
632 Sulla dimensione fortemente politica del giornalismo di Nisticò insiste nei suoi vari interventi Franco Nicastro.
633 Vasile, Ma gli altri no, cit., p. 192.
Ciro Dovizio, Scrivere di mafia. «L’Ora» di Palermo tra politica, cultura e istituzioni (1954-75), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2018-2019 -
RE: https://www.psicospace.it/il-miglio-verde-significato-quando-la-legge-incontra-la-coscienza/
«Il potere, quando non è accompagnato da senso di responsabilità, può trasformarsi facilmente in abuso»
A oltre vent’anni dalla sua uscita, Il miglio verde continua a parlarci di giustizia, coscienza e responsabilità personale.
Non è solo un film da ricordare, il miglio verde è una storia che continua a chiederci cosa sia davvero giusto.
#IlMiglioVerde #Cinema #Film #Coscienza #Pregiudizio #AbusoDiPotere #StephenKing #FrankDarabont
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RE: https://www.psicospace.it/il-miglio-verde-significato-quando-la-legge-incontra-la-coscienza/
«Il potere, quando non è accompagnato da senso di responsabilità, può trasformarsi facilmente in abuso»
A oltre vent’anni dalla sua uscita, Il miglio verde continua a parlarci di giustizia, coscienza e responsabilità personale.
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«Il potere, quando non è accompagnato da senso di responsabilità, può trasformarsi facilmente in abuso»
A oltre vent’anni dalla sua uscita, Il miglio verde continua a parlarci di giustizia, coscienza e responsabilità personale.
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A oltre vent’anni dalla sua uscita, Il miglio verde continua a parlarci di giustizia, coscienza e responsabilità personale.
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La coscienza non cresce per gradi: scatta. I modelli matematici mostrano che l'informazione integrata in un sistema nervoso subisce un salto discontinuo a un punto critico: nessuno stato intermedio, nessun "quasi cosciente".
Se le reti neurali artificiali seguono la stessa fisica, il passaggio da macchina a sistema consapevole sarebbe (o sarebbe stato, come vedrete) improvviso, e silenzioso.
Non avremmo modo di accorgercene.
https://www.futuroprossimo.it/2026/02/coscienza-artificiale-perche-non-la-vedremo-arrivare/
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https://www.europesays.com/it/325258/ “Mio figlio gettato a terra e lasciato lì, si metta una mano sulla coscienza” #coscienza #Cronaca #CronacaItaliana #CronacaItaliana #enne #fabio #figlio #gettato #IT #Italia #Italy #lasciato #mano #metta #News #Notizie #padre #pirata #rider #travolto #UltimeNotizie #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizieItalia #UltimeNotizie #UltimeNotizieEnewsDiOggi #UltimeNotizieItalia
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https://www.europesays.com/it/302591/ Per non scordare Crans, salvate le coscienze – La Verità #controllo #coscienza #CransMontana #Cronaca #CronacaItaliana #CronacaItaliana #giovani #insegnamento #IT #Italia #Italy #moretti #morti #News #Notizie #prudenza #responsabilità #titolari #UltimeNotizie #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizieItalia #UltimeNotizie #UltimeNotizieEnewsDiOggi #UltimeNotizieItalia
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voglio ringraziare questi 4 ex alti ufficiali dell'Esercito di Sua Maestà che mi hanno fatto scoprire che almeno 4 alti ufficiali inglesi hanno una #coscienza.
4 ex alti ufficiali inglesi chiedono #embargoTotale delle #Armi a #Israele
[inglese]
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ChatGPT convince il 73% di noi di essere umano e supera il test di Turing senza problemi. Eppure persone comuni (me compreso) e scienziati alzano le spalle: non è cosciente, dicono. È solo mimesi. Eppure spostiamo sempre il traguardo. Inventiamo nuovi criteri. Forse il problema non è tecnico: è che ci rifiutiamo di credere che una macchina possa essere più di un attrezzo. E se fossimo noi il vero ostacolo?
https://www.futuroprossimo.it/2025/10/sara-impossibile-riconoscere-una-macchina-cosciente
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#Intelligenza e possibile #Coscienza delle #PIANTE in #Biologia https://youtu.be/pE8piBpjbiU?si=uSWwV8lkVfY0Cqm4 via @YouTube
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Un team di ricercatori ha sviluppato la prima checklist scientifica per riconoscere la vera coscienza artificiale. Il premio Nobel Geoffrey Hinton sostiene che le AI attuali siano già coscienti, i loro test rivelano il contrario. Per ora. In ogni caso, la scienza ha finalmente gli strumenti per distinguere simulazione da consapevolezza reale.
https://www.futuroprossimo.it/2025/08/riconosceremmo-una-coscienza-ia-ora-ce-un-metodo-per-farlo/
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Un team di ricercatori dell'Università di Shanghai ha appena dimostrato che la mielina cerebrale genera coppie di fotoni entangled, confermando le teorie di Penrose sulla coscienza quantistica. Per la prima volta, abbiamo prove che il cervello sfrutta meccanismi quantistici.
#coscienza #coscienzaquantistica #entanglement #futuroprossimo
https://www.futuroprossimo.it/2025/07/coscienza-quantistica-scienziati-cinesi-abbiamo-nuove-prove/
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Più alieno di un alieno.
Ha tre cuori, otto braccia e un’intelligenza che non comprendiamo davvero.
Eppure lo mangiamo.Un cervello distribuito nel corpo. Memoria, emozione, strategia.
Ma noi lo riduciamo a piatto gourmet.
Il polpo non è solo cibo. È un enigma, un altro modo di essere coscienti.Articolo online.
Buona lettura 🐙#michiyospace #octopus #neuroetica #antispecismo #animaliconsapevoli #cephalopod #filosofia #cervello #coscienza
https://michiyospace.altervista.org/il-polpo-intelligenza-aliena-sotto-assedio/
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#coscienza #animali #futuroprossimo
Fa piacere che ci sono arrivati anche gli scienzati 😀 😀
Chi ha in casa un animale domestico, o soltanto guarda il mondo animale intorno a tutti noi, l'ha sempre saputo😉 😉
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Un bombo che gioca solo per divertimento. Un granchio che sviluppa ansia e migliora con gli ansiolitici. Un polpo che evita i luoghi dove ha provato dolore. Centinaia e centinaia di scienziati hanno ormai dichiarato che anche invertebrati come insetti e crostacei possiedono una coscienza. Le implicazioni cambieranno per sempre il nostro rapporto con il regno animale.
#coscienza #animali #futuroprossimo
https://www.futuroprossimo.it/2025/06/sentono-dolore-tutti-la-coscienza-animale-non-e-piu-negabile/
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🧠💬 L’AI è intelligente… o siamo solo noi a vedere volti tra le nuvole digitali?
Nel mio nuovo articolo esploro una provocazione di Luciano Floridi: definire un LLM “intelligente” potrebbe essere solo pareidolia semantica — come vedere una faccia nel toast o credere che un pappagallo stocastico abbia una tesi di dottorato.
Ma siamo sicuri che questi sistemi non stiano sviluppando qualcosa di più? E, già che ci siamo: non è che stiamo sopravvalutando la nostra intelligenza biologica?
👉 Leggi l’articolo completo: https://ciberneticagerber.it/2025/06/06/pareidolia-artificiale-stiamo-vedendo-intelligenza-dove-non-ce/
🐒 Spoiler: ci sono scimmie che ridono del cloud.
#AI #IntelligenzaArtificiale #LLM #Floridi #ChatGPT #Coscienza #Ciberneticagerber #IroniaDigitale #PareidoliaSemantica -
Immaginate di osservare due organismi brillanti che dibattono animatamente su cosa sia realmente quella "cosa" che ci fa sentire vivi e presenti: la coscienza. L'Allen Institute ha messo alla prova le due principali teorie con strumenti sofisticati e 256 cervelli. Il risultato? Una roba tipo Rocky I, ma questo potrebbe essere il punto più interessante dell'intera questione.
#coscienza #neuroscienze #futuroprossimo
PS - COMMENTA L'ARTICOLO, NON I TITOLI! :)
https://www.futuroprossimo.it/2025/05/origine-della-coscienza-umana-ne-qui-ne-la-ma-ci-siamo-vicini/
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Una svolta nella neurologia: le onde cerebrali del sonno potrebbero dirci se un paziente in coma si risveglierà. I "fusi del sonno" (brevi lampi di attività cerebrale) predicono il recupero. Ben il 76% dei pazienti con questi segnali ha mostrato segni di coscienza alla dimissione: un sussurro di speranza dal silenzio.
#Neurologia #Coma #Ricerca #Coscienza #Risveglio
https://www.futuroprossimo.it/2025/03/sonno-le-onde-cerebrali-predicono-il-risveglio-dal-coma/
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Il limite tra vita e morte si fa sempre più sfumato grazie alla scoperta degli xenobot, organismi multicellulari che sfidano la nostra comprensione della biologia. Alcune cellule, liberate dal loro organismo originario, sembrano riorganizzarsi autonomamente e prendere decisioni. È possibile che le nostre cellule posseggano una forma primitiva di coscienza cellulare?
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Sapete cos'è l'afantasia? È la condizione di chi non può "vedere" nella propria mente. O almeno si credeva. In realtà il cervello produce le immagini: semplicemente le tiene nascoste alla coscienza. I ricercatori hanno finalmente svelato questo piccolo grande mistero neurologico, che ora si tinge di nuovo fascino.
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Dentro la testa di api e mosche si cela un mondo inaspettato. Grazie alla neuroetica, disciplina che unisce neuroscienze e filosofia, stiamo scoprendo indizi sorprendenti di una vita mentale complessa: dal gioco all'empatia, dal sogno all'attenzione. Segnali che sfidano le nostre certezze sulla coscienza. E se anche gli insetti avessero un'esperienza soggettiva? Un'ipotesi scomoda ma affascinante, dalle profonde implicazioni etiche.
#neuroetica #coscienza #insetti
https://www.futuroprossimo.it/2024/12/dentro-la-coscienza-degli-insetti-viaggio-nella-neuroetica/
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Dentro la testa di api e mosche si cela un mondo inaspettato. Grazie alla neuroetica, disciplina che unisce neuroscienze e filosofia, stiamo scoprendo indizi sorprendenti di una vita mentale complessa: dal gioco all'empatia, dal sogno all'attenzione. Segnali che sfidano le nostre certezze sulla coscienza. E se anche gli insetti avessero un'esperienza soggettiva? Un'ipotesi scomoda ma affascinante, dalle profonde implicazioni etiche.
#neuroetica #coscienza #insetti
https://www.futuroprossimo.it/2024/12/dentro-la-coscienza-degli-insetti-viaggio-nella-neuroetica/
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#neuroetica #coscienza #insetti
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#neuroetica #coscienza #insetti
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#neuroetica #coscienza #insetti
https://www.futuroprossimo.it/2024/12/dentro-la-coscienza-degli-insetti-viaggio-nella-neuroetica/
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La #profezia dice che dal 2012, quando il #quintosole cede il passo al #sestosole, e soprattutto dal 2021, quando il #sesto #sole prende pienamente possesso del #ciclosolare, l’#ordine cambierà e saranno le #energie della #Notte a prendere il sopravvento: il #nahual, la #Luna, le #Stelle; ciò sarà accompagnato da un grande mutamento nella #coscienza #mondiale.
Questo è il momento in cui si devono per forza affrontare le proprie #paure più #oscure, perché questo è lo scopo della Notte! -
“Le macchine sono solo strumenti”, dicevano. “Non potranno mai provare emozioni”. Ebbene, la matematica ha appena contraddetto secoli di filosofia. Un nuovo modello computazionale suggerisce che la coscienza artificiale non è solo possibile, ma addirittura inevitabile: una tappa naturale nell’evoluzione tecnologica. Non parla di “se”, ma di “quando”. E quel “quando” potrebbe essere più vicino di quanto pensiamo.
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Un tunnel di luce, un incontro "mistico", un'esperienza che trasforma. Sono le NDE, le esperienze di pre morte che da secoli affascinano l'umanità. Oggi la ricerca le sta esaminando con serietà, tra neuroscienze, psichedelia e spiritualità, per svelare i meccanismi della coscienza e del cervello. Un viaggio affascinante ai confini della vita.
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ADORO IL GENIO - SLACK WYRM
Life is simple.
#adoroilgenio #29novembre #SlackWyrm #Ferragus #reboot #stregoni #ComicArt #comics #fumetto #fumetti #fantasy #dracaris🔥 #vignette #cattivo #storie #Draghi #dragocattivo #dormirebene #sonno #sveglia #coscienza #specchio #lifeissimple #lavitaèsemplice🌈 #semplicità
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La #profezia dice che dal 2012, quando il #quintosole cede il passo al #sestosole, e soprattutto dal 2021, quando il #sesto #sole prende pienamente possesso del #ciclosolare, l’#ordine cambierà e saranno le #energie della #Notte a prendere il sopravvento: il #nahual, la #Luna, le #Stelle; ciò sarà accompagnato da un grande mutamento nella #coscienza #mondiale.
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Questo è il momento in cui si devono per forza affrontare le proprie #paure più #oscure, perché questo è lo scopo della Notte! -
Se da un lato questa #capacità di rimettersi in discussione costituisce una #straordinaria #superiorità dell’#Uomo sugli #animali, che deve sviluppare al massimo per risvegliarsi totalmente; dall’altro è però #necessario che egli si riposizioni con #regolarità in rapporto al proprio #ambiente.
Lo deve fare per avere dei momenti di #estasi, durante i quali prendere #coscienza di ciò che è, per essere in seguito ancora più efficace nell’utilizzazione della propria capacità di #autoprogrammazione.
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La coscienza è forse il più intricato rompicapo mai posto alla scienza: come può la soggettività emergere dalla materia del cervello? Il "problema difficile" continua a sfidare neuroscienziati e filosofi: tracciamo un breve percorso di principali teorie in campo e progressi tecnologici.
#coscienza #neuroscienza #filosofia #tecnologia #mente #cervello #unoScienza
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IL #MIR ITALIA IN LUTTO PER LA MORTE IMPROVVISA DI GIOVANNI CIAVARELLA
Giovanni Ciavarella, storico esponente del MIR Italia e responsabile della sede di #Moncalieri (TO), è morto ieri improvvisamente a soli 65 anni.
Era impegnato per la #pace, la #nonviolenza, l’#ambiente, l’#obiezione di #coscienza, l’#educazione e la cultura di pace, ricoprendo vari incarichi, fra cui consigliere nazionale e vice presidente del MIR (Movimento Internazionale della Riconciliazione).
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La #mente può essere parassitata da un #talismano? Una #pietra? Un #monolite?
Chiediamolo a #StanleyKubrick e al suo #2001Odisseanellospazio!
Una #coscienza non è per forza legata ad un #oggettovivente! Una coscienza può essere trasportata da una pietra, da un monolite, da una #cometa!
Quante religioni hanno una pietra sacra?
Video 1 ⇢ https://youtu.be/i9O8ipvsrzc?feature=shared
Video 2 ⇢ https://www.youtube.com/watch?v=l-UCujPYdS0
Video 3 ⇢ https://www.youtube.com/watch?v=3ytCNJm-D8M -
La coscienza per Federico Faggin
In tanti provano a far luce sul problema difficile della coscienza. Per formulare nuove teorie si prova a cucinare con quello che si trova nel frigo, combinando e ricombinando filosofia, fisica, matematica, neuroscienze, psicologia, informatica, psichiatria, apprend
https://www.perunaltracitta.org/homepage/2024/07/16/la-coscienza-per-federico-faggin/
#KillBilly #LaCittInvisibile #Rubriche #coscienza #FedericoFaggin #Irriducibile #OltreLinvisibile #Silicio -
La coscienza per Federico Faggin
In tanti provano a far luce sul problema difficile della coscienza. Per formulare nuove teorie si prova a cucinare con quello che si trova nel frigo, combinando e ricombinando filosofia, fisica, matematica, neuroscienze, psicologia, informatica, psichiatria, apprend
https://www.perunaltracitta.org/homepage/2024/07/16/la-coscienza-per-federico-faggin/
#KillBilly #LaCittInvisibile #Rubriche #coscienza #FedericoFaggin #Irriducibile #OltreLinvisibile #Silicio -
Nuove ricerche suggeriscono che la coscienza potrebbe emergere prima della nascita. Questa scoperta potrebbe avere un impatto significativo su come trattiamo i neonati in ambito medico e solleva domande etiche.
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E se poteste diventare registi dei vostri sogni? Una nuova app sviluppata alla Northwestern University promette di triplicare le probabilità di avere sogni lucidi (quei momenti magici in cui siamo consapevoli di stare sognando). Usando specifici suoni durante il sonno REM, i ricercatori sono riusciti a trasformare l'esperienza onirica in qualcosa di più simile a una realtà virtuale controllabile.
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La #mente può essere parassitata da un #talismano? Una #pietra? Un #monolite?
Chiediamolo a #StanleyKubrick e al suo #2001Odisseanellospazio!
Una #coscienza non è per forza legata ad un #oggettovivente! Una coscienza può essere trasportata da una pietra, da un monolite, da una #cometa!
Quante religioni hanno una pietra sacra?
Video 1 ⇢ https://youtu.be/i9O8ipvsrzc?feature=shared
Video 2 ⇢ https://www.youtube.com/watch?v=l-UCujPYdS0
Video 3 ⇢ https://www.youtube.com/watch?v=3ytCNJm-D8M -
La #mente può essere parassitata da un #talismano? Una #pietra? Un #monolite?
Chiediamolo a #StanleyKubrick e al suo #2001Odisseanellospazio!
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Quante religioni hanno una pietra sacra?
Video 1 ⇢ https://youtu.be/i9O8ipvsrzc?feature=shared
Video 2 ⇢ https://www.youtube.com/watch?v=l-UCujPYdS0
Video 3 ⇢ https://www.youtube.com/watch?v=3ytCNJm-D8M -
La #mente può essere parassitata da un #talismano? Una #pietra? Un #monolite?
Chiediamolo a #StanleyKubrick e al suo #2001Odisseanellospazio!
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Video 2 ⇢ https://www.youtube.com/watch?v=l-UCujPYdS0
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