Ridurre il cervello all'arido spazio sequenziale degli algoritmi non rende giustizia né alla nostra biologia né alla fenomenologia del flusso di coscienza.
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Ridurre il cervello all'arido spazio sequenziale degli algoritmi non rende giustizia né alla nostra biologia né alla fenomenologia del flusso di coscienza.
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Perché 9 persone su 10 sono destrimani? La risposta è scritta nella nostra evoluzione
Uno studio su PLOS Biology analizza 41 specie di primati e identifica bipedismo ed espansione cerebrale come i due motori evolutivi della destrimania umana, un tratto unico nel regno animale.
Circa il 90% degli esseri umani, in ogni cultura e in ogni angolo del pianeta, predilige la mano destra. È un dato che diamo quasi per scontato nella pratica clinica quotidiana — lo chiediamo di routine in anamnesi, lo usiamo per orientarci nella valutazione neurologica — ma che, a livello di biologia evoluzionistica, rappresenta da decenni un autentico enigma: nessun’altra specie di primate mostra una preferenza manuale così netta e così uniforme a livello di popolazione (Caspar et al., 2022). Una possibile risposta arriva ora da uno studio pubblicato su PLOS Biology da Thomas Püschel e colleghi dell’Università di Oxford e dell’Università di Reading, ripreso anche da ANSA (Redazione ANSA, 2026): la destrimania sarebbe il prodotto di due spinte evolutive convergenti, la postura eretta e l’espansione del cervello (Püschel, Hurwitz, & Venditti, 2026).
Un enigma evolutivo lungo un secolo
La lateralizzazione manuale a livello individuale è diffusa tra i primati: molte specie mostrano una preferenza spiccata per una mano nei compiti che richiedono coordinazione bimanuale. Ciò che resta unico nell’uomo è la direzione condivisa di questa preferenza a livello di popolazione: nessuna società umana mancina-dominante è mai stata documentata, mentre tra i primati non umani la lateralizzazione, quando presente, tende a distribuirsi in modo molto più eterogeneo tra gli individui (Püschel et al., 2026). Una recente metanalisi su compiti bimanuali coordinati in primati non umani conferma che, a differenza degli esseri umani, gli antropoidi non umani non mostrano una destrimania a livello di popolazione, pur esibendo preferenze manuali individuali marcate (Soto, Gázquez, & Llorente, 2022).
Lo studio: 41 specie di primati a confronto
Il gruppo di Oxford ha applicato metodi filogenetici comparativi di tipo bayesiano, combinati con tecniche di metanalisi, a un campione di 2.025 individui appartenenti a 41 specie di antropoidi (inclusi gli umani), incrociando i dati con caratteristiche ecologiche, anatomiche e comportamentali quali la massa corporea, il volume endocranico, l’indice intermembrale (il rapporto tra lunghezza degli arti inferiori e superiori), l’uso di strumenti, il tipo di substrato di locomozione e il sistema sociale (Püschel et al., 2026). Sono stati analizzati due parametri:
Homo sapiens, un’anomalia evolutiva
Il risultato più sorprendente riguarda proprio la nostra specie: Homo sapiens risulta un netto valore anomalo (“outlier”) rispetto alle aspettative filogenetiche generali dei primati, con un MHI osservato di 0,76 a fronte di un valore atteso, sulla base della sola posizione filogenetica, pari a 0,0 (Püschel et al., 2026). In altre parole: se gli umani seguissero semplicemente il pattern evolutivo generale dei primati, non dovrebbero mostrare alcuna preferenza di popolazione per una mano specifica. Lo stesso vale per la forza della lateralizzazione (MABSHI), dove il valore umano osservato (0,94) supera ampiamente quello predetto dal solo modello filogenetico (0,43). Questo scarto così marcato implica che, nel corso della nostra storia evolutiva, devono aver agito pressioni selettive particolarmente intense e specifiche della nostra linea.
Due motori dell’evoluzione: bipedismo e cervello
Quando i ricercatori hanno inserito nel modello statistico il volume endocranico (una proxy delle dimensioni cerebrali) e l’indice intermembrale (una proxy dell’adattamento al bipedismo, dato che gli arti inferiori umani sono molto più lunghi di quelli superiori), lo status di Homo sapiens come valore anomalo scompariva quasi del tutto: il modello prediceva un MHI di 0,74, praticamente identico al valore osservato di 0,76 (Püschel et al., 2026). I due fattori sembrano però agire con un ruolo diverso lungo la linea temporale:
Il viaggio nel tempo: dagli ominidi a Homo sapiens
Utilizzando i modelli ridotti, gli autori hanno stimato i valori di MHI per una serie di specie di ominidi estinti, osservando un incremento progressivo e coerente nel tempo: Ardipithecus ramidus (0,16), Australopithecus afarensis (0,32), Homo ergaster (0,50), Homo erectus (0,54) e Homo neanderthalensis (0,64), fino al picco osservato in Homo sapiens (0,76) (Püschel et al., 2026). Un’eccezione interessante è Homo floresiensis, che mostra un MHI relativamente basso (0,28) nonostante appartenga al genere Homo: gli autori la spiegano con la combinazione, in questa specie, di un cervello di dimensioni ridotte e di un repertorio locomotorio misto, in parte ancora arboricolo, suggerito dalla morfologia del piede.
Le prove fossili: denti, strumenti e ossa
I dati comportamentali ricostruiti dal modello filogenetico trovano un riscontro indipendente nel record archeologico e paleoantropologico. Lo studio condotto sui resti di 28 ominidi del sito di Sima de los Huesos (Atapuerca, Spagna), risalenti a circa 500.000 anni fa, ha documentato tramite l’analisi delle striature dentarie strumentali una destrimania già paragonabile a quella delle popolazioni moderne in Homo heidelbergensis (Lozano, Mosquera, Bermúdez de Castro, Arsuaga, & Carbonell, 2009) — una conferma diretta, su materiale fossile, della traiettoria evolutiva ricostruita statisticamente dal nuovo studio di Oxford.
Perché la lateralizzazione cerebrale conta anche in clinica
La destrimania non è solo un tratto comportamentale: alla base vi è una specializzazione emisferica del cervello, con asimmetrie strutturali misurabili. Un ampio studio di neuroimaging su oltre 31.000 individui ha confermato che la lateralizzazione manuale e le sue influenze genetiche si associano ad asimmetrie strutturali misurabili della corteccia cerebrale (Sha et al., 2021), mentre studi genome-wide hanno identificato decine di varianti genetiche comuni associate alla manualità, a conferma della natura altamente poligenica del tratto (Cuellar-Partida et al., 2021). Sul piano funzionale, la destrimania si associa in modo non casuale alla dominanza emisferica per il linguaggio: nella stragrande maggioranza dei destrimani l’emisfero sinistro è dominante per le funzioni linguistiche, un’associazione storicamente nota e tuttora rilevante nella pianificazione di interventi neurochirurgici e nella valutazione prognostica dopo un ictus emisferico sinistro (Knecht et al., 2000).
Limiti dello studio
Il commento dell’editore
Da internista abituato a usare la manualità come una delle tante voci dell’anamnesi neurologica — utile, ad esempio, per orientare l’interpretazione della lateralizzazione del linguaggio in un paziente con afasia post-ictale — trovo affascinante vedere lo stesso tratto raccontato su una scala temporale di milioni di anni. Quello che rende elegante questo lavoro è la capacità di scomporre un fenomeno apparentemente unitario — “siamo destrimani” — in due componenti evolutive distinte e separabili statisticamente: la forza della lateralizzazione, già presente fin dai primi ominidi bipedi, e la sua direzione, consolidatasi solo più tardi con l’espansione del genere Homo. Nella pratica clinica diamo quasi per scontato che un paziente sia destrimane, e usiamo questa informazione quasi meccanicamente; questo studio è un buon promemoria di quanto sia in realtà straordinario, su scala evolutiva, che il 90% di noi converga sulla stessa mano — e di quanto, ancora oggi, la mano che usiamo per scrivere porti con sé l’eco di un processo iniziato quando i nostri antenati si sono alzati in piedi per la prima volta.
Caspar, K. R., Pallasdies, F., Mader, L., Sartorelli, H., & Begall, S. (2022). The evolution and biological correlates of hand preferences in anthropoid primates. eLife, 11, e77875. https://doi.org/10.7554/eLife.77875
Cuellar-Partida, G., Tung, J. Y., Eriksson, N., Albrecht, E., Aliev, F., Andreassen, O. A., et al. (2021). Genome-wide association study identifies 48 common genetic variants associated with handedness. Nature Human Behaviour, 5(1), 59–70. https://doi.org/10.1038/s41562-020-00956-y
Fitch, W. T., & Braccini, S. N. (2013). Primate laterality and the biology and evolution of human handedness: A review and synthesis. Annals of the New York Academy of Sciences, 1288, 70–85. https://doi.org/10.1111/nyas.12071
Knecht, S., Dräger, B., Deppe, M., Bobe, L., Lohmann, H., Flöel, A., Ringelstein, E. B., & Henningsen, H. (2000). Handedness and hemispheric language dominance in healthy humans. Brain, 123(12), 2512–2518. https://doi.org/10.1093/brain/123.12.2512
Lozano, M., Mosquera, M., Bermúdez de Castro, J. M., Arsuaga, J. L., & Carbonell, E. (2009). Right handedness of Homo heidelbergensis from Sima de los Huesos (Atapuerca, Spain) 500,000 years ago. Evolution and Human Behavior, 30(5), 369–376. https://doi.org/10.1016/j.evolhumbehav.2009.03.001
Püschel, T. A., Hurwitz, R. M., & Venditti, C. (2026). Bipedalism and brain expansion explain human handedness. PLOS Biology, 24(4), e3003771. https://doi.org/10.1371/journal.pbio.3003771
Püschel, T. A., Nicholson, S. L., Baker, J., Barton, R. A., & Venditti, C. (2024). Hominin brain size increase has emerged from within-species encephalization. Proceedings of the National Academy of Sciences, 121(49), e2409542121. https://doi.org/10.1073/pnas.2409542121
Redazione ANSA. (2026, 19 giugno). Se 9 persone su 10 usano la mano destra, la causa è nell’evoluzione umana. ANSA.it. http://www.ansa.it/canale_scienza/notizie/biotech/2026/06/19/se-9-nove-su-10-usano-la-mano-destra-la-causa-nellevoluzione-umana_0bb69bc1-046d-4704-87da-a694c1c3d70e.html
Sha, Z., Pepe, A., Schijven, D., Carrión-Castillo, A., Roe, J. M., Westerhausen, R., et al. (2021). Handedness and its genetic influences are associated with structural asymmetries of the cerebral cortex in 31,864 individuals. Proceedings of the National Academy of Sciences, 118(47), e2113095118. https://doi.org/10.1073/pnas.2113095118
Soto, C., Gázquez, J. M. M., & Llorente, M. (2022). Hand preferences in coordinated bimanual tasks in non-human primates: A systematic review and meta-analysis. Neuroscience & Biobehavioral Reviews, 141, 104822. https://doi.org/10.1016/j.neubiorev.2022.104822
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I dispositivi indossabili che leggono i segnali neurali del cervello stanno uscendo dalle cliniche per entrare nella vita quotidiana.
Ci si immagina già di poterli integrare con l'AI e probabilmente avranno delle conseguenze nello sviluppo dell'identità di chi li userà.
Sarà urgente regolamentare il settore prima che le applicazioni delle neurotecnologie ci sfuggano di mano?
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Quando la mente si sdoppia: svelato il mistero cerebrale di chi “sente le voci”
Per secoli, il fenomeno delle allucinazioni uditive – il sentire voci che nessun altro può percepire – è stato avvolto dal mistero, dallo stigma sociale e, nei casi più gravi, associato esclusivamente a un crollo totale della psiche. Chi soffre di disturbi come la schizofrenia vive queste voci non come pensieri, ma come veri e propri suoni reali, esterni e invasivi.
Oggi, grazie a studi neuroscientifici d’avanguardia pubblicati su riviste di calibro internazionale come PNAS e PLOS Biology, la scienza ha finalmente individuato la “firma biologica” di questo fenomeno, traducendo un’esperienza psichica apparentemente inspiegabile in un preciso cortocircuito neurofisiologico.
Il Direttore d’Orchestra Silenzioso: La Scarica Corollaria
Per capire cosa si rompe nel cervello di chi sente le voci, dobbiamo prima comprendere un meccanismo affascinante che avviene continuamente nella nostra testa: la scarica corollaria (corollary discharge).
Ogni volta che decidiamo di parlare o semplicemente formuliamo un pensiero sotto forma di “voce interiore”, la nostra corteccia motoria invia due segnali contemporaneamente:
Il comando motorio effettivo (per articolare la parola o generare il pensiero).
Una copia di questo segnale, definita appunto scarica corollaria, che viaggia verso le aree sensoriali dell’udito.
Questo secondo segnale funge da avviso: “Attenzione, questo suono lo stiamo producendo noi”. Il cervello, ricevuto l’avviso, attenua e silenzia l’attività della corteccia uditiva. È il motivo biologico per cui la nostra voce interna non ci spaventa e, su scala puramente fisica, il motivo per cui è impossibile farsi il solletico da soli: il cervello anticipa e riconosce lo stimolo come autogenerato.
Il Cortocircuito: Una Scarica “Rotta” e una Copia “Rumorosa”
I recenti studi condotti da istituti di rilievo globale (tra cui la New York University) hanno mappato con precisione chirurgica ciò che avviene nei pazienti soggetti ad allucinazioni uditive verbali (AVH). Attraverso l’uso di elettroencefalogrammi (EEG) avanzati e registrazioni neurochirurgiche dirette, i ricercatori hanno scoperto una duplice anomalia:
La Scarica Corollaria è “Rotta” (Broken CD): Nei pazienti che sentono le voci, la corteccia motoria fallisce nell’inviare il segnale di avvertimento prima che il pensiero si formi. Di conseguenza, le aree uditive non vengono “disattivate”.
La Copia Efferente è “Rumorosa” (Noisy EC): Non solo manca l’inibizione, ma il cervello amplifica in modo anomalo e impreciso i segnali acustici interni.
Il risultato terapeutico e percettivo è drammatico: quando la persona sperimenta un pensiero interiore, la sua corteccia uditiva si attiva al massimo delle sue potenzialità, esattamente come se stesse ascoltando una persona reale posizionata nella stanza. Mancando il “timbro” di paternità del cervello, la mente attribuisce quel suono a un’entità esterna.
Verso Nuove Cure: La Tecnologia al Servizio della Psiche
Individuare l’origine esatta di questo circuito – localizzato nella parte ventrale della corteccia motoria (giro precentrale) e nel giro temporale superiore – apre scenari clinici rivoluzionari. Non siamo più costretti a basarci solo su terapie farmacologiche sistemiche ad ampio spettro.
In futuro, questi dati permetteranno di sviluppare trattamenti di neurostimolazione non invasiva (come la stimolazione magnetica transcranica) per andare a “ricalibrare” e riattivare artificialmente i circuiti della scarica corollaria, restituendo ai pazienti il controllo sulla propria voce interiore.
RIFLESSIONE EDITORIALE
La portata di queste scoperte supera di gran lunga i confini dei laboratori di neurobiologia. Ci troviamo di fronte a un cambio di paradigma culturale ed empatico fondamentale. Per decenni, la psichiatria ha trattato le allucinazioni come “sintomi positivi” della psicosi, astrazioni di una mente disfunzionale difficili da decodificare se non attraverso il racconto del paziente.
Sapere che dietro la voce di un fantasma, di un demone o di uno sconosciuto che tormenta un paziente schizofrenico c’è un’attivazione fisica, misurabile e reale della corteccia uditiva, umanizza profondamente la malattia. Ci dice che la sofferenza di queste persone non è una “scusa” o una bizzarria della fantasia: il loro cervello sta letteralmente ascoltando qualcosa.
Restituire una base biologica e strutturale alle patologie psichiatriche è la via maestra per abbattere definitivamente lo stigma che ancora circonda la salute mentale.
La sfida del giornalismo scientifico e della divulgazione medica, oggi, è proprio questa: trasformare l’invisibile in visibile, dimostrando che la mente e il corpo non sono due entità separate, ma una complessa e meravigliosa rete di segnali che, a volte, ha solo bisogno di essere riallineata.
Khalilian-Gourtani, A., Wang, R., Chen, X., Yu, L., Dugan, P., Friedman, D., Doyle, W., Devinsky, O., Wang, Y., & Flinker, A. (2024). A corollary discharge circuit in human speech. Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), 121(50). https://doi.org/10.1073/pnas.2404121121
Yang, F., Fang, X., Tang, W., … & Tian, X. (2024). Impaired motor-to-sensory transformation mediates auditory hallucinations. PLOS Biology, 22(9), e3002836. https://doi.org/10.1371/journal.pbio.3002836
NYU Langone Health. (2024). Brain mapping advances understanding of human speech and hallucinations in schizophrenia. ScienceDaily. https://www.sciencedaily.com/releases/2024/12/241203154327.htm
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Secondo un recente studio le sfide psicologiche del giorno d'oggi, come lo stress, la solitudine o la competizione costante, sono frutto di un disallineamento evoluzionistico.
Il nostro cervello non si sarebbe adattato abbastanza in fretta per stare al passo coi tempi moderni, fatti da una società iperconnessa e iperstimolata.
C'è un conflitto tra biologia ed ecosistema sociale?
https://www.asianscientist.com/2026/07/health/why-modern-life-feels-so-overwhelming/
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NEUSLeeP è un cerotto che usa ultrasuoni leggeri, senza farmaci e senza interventi, per stimolare la fase del sonno in cui sogniamo e recuperiamo dallo stress: il sonno REM. In un test su 28 persone chi lo indossava entrava in questa fase 43 minuti prima del solito, restandoci anche più a lungo.
Il progetto arriva dall'Università del Texas, ed è atteso da altri test prima di vederlo in farmacia, ma è una gran bella roba.
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In che modo il cervello immagazzina i ricordi
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La memoria è una delle capacità più straordinarie del cervello umano. Grazie ad essa possiamo conservare esperienze, imparare dagli errori, costruire la nostra identità e...
https://www.tizianocaviglia.name/2026/07/14/in-che-modo-il-cervello-immagazzina-i-ricordi/13457/
Office Observer Newsletter #158 giugno 2026
Le newsletter di Office Observer vengono inviate gratuitamente a una mailing list di: architetti, interior designer, space planner, studi di progettazione, general contractor, aziende. Leggi online e scarica gratuitamente la Newsletter 158/2026. SPECIALE Selezione 2026.06: Best of NeoCon 2026 Winners → Continua a leggere I vincitori del XXIX Compasso d’Oro ADI 2026 → Continua a leggere Progetti e Video: IN ITALY Speciale 2025-2026 → Continua a […]https://danilopremoli.wordpress.com/2026/07/08/office-observer-newsletter-158-giugno-2026/
Due tipi di risata, due circuiti cerebrali diversi. Uno studio di Fausto Caruana (Cnr) e Sophie Scott (Ucl) ha usato stimolazioni cerebrali su pazienti svegli durante interventi per epilessia, per capire cosa distingue la risata che ti scappa da quella di cortesia al bar. Ed è uno studio mica da ridere: potrebbe aiutarci a leggere i vocalizzi legati a schizofrenia e Alzheimer.
Il corpo sfibrato. Note sulla pittura di Mariella Scandola
L'evoluzione dal mondo analogico a quello digitale segna una progressiva dematerializzazione del corpo. Attraverso il concetto di "Corpo senza Organi" di Gilles Deleuze e l'analisi della forza materica nella pittura di Francis Bacon, questo saggio esplora le opere dell'artista contemporanea Mariella Scandola. Una profonda riflessione filosofica e visiva su come l'arte riesca a tradurre l'alienazione, l'esposizione algoritmica e la profonda stanchezza che caratterizzano l'attuale società accelerazionista.🧠 L’IA svela le mappe cellulari che preparano il linguaggio, aprendo nuove strade per capire cervello, comunicazione e disturbi neurologici. #IA #Neuroscienze
🔗 https://www.tomshw.it/scienze/lia-ascolta-le-cellule-che-fanno-nascere-il-linguaggio
🧠 Le onde a spirale nel cervello non sono un dettaglio: coordinano l’attività neurale e aiutano le aree a comunicare. #Neuroscienze
🔗 https://www.tomshw.it/scienze/il-cervello-usa-onde-a-spirale-e-ora-sappiamo-perche
🧠 Il cervello del moscerino potrebbe non essere un direttore solitario: corpo e segnali periferici forse co-decidono i comportamenti. #Neuroscienze #Ricerca
🔗 https://www.tomshw.it/scienze/mappa-moscerino-ribalta-idea-cervello
Un moscerino di 139.000 neuroni potrebbe aiutarci a capire dove vive davvero la coscienza: l'ultima ipotesi non la colloca in una zona precisa del cervello, ma in una geometria invisibile che tiene insieme i neuroni. A dirlo è uno studio dell'Università di Budapest che abbiamo cercato prima di capire, e poi di raccontarvi: fateci sapere se ci siamo riusciti :)
https://www.futuroprossimo.it/2026/06/coscienza-lorigine-e-nella-geometria-del-cervello/
Echo chambers e la psicologia della polarizzazione
🧠 Un nome familiare può farsi strada nel silenzio del coma: una voce cara aiuta il cervello a riaccendersi e apre spiragli di recupero. #Neuroscienze #Coma
🔗 https://www.tomshw.it/scienze/nel-coma-i-nomi-familiari-lasciano-una-traccia
🧠 L’autismo potrebbe non seguire un’unica traccia nel cervello: nuove ricerche invitano a leggere la neurodiversità con mappe più sfumate. #Autismo #Neuroscienze
🧠 Una sonda sottile come un capello apre nuove finestre sul cervello: osservare i neuroni da vicino può cambiare diagnosi e terapie. #Neuroscienze #Innovazione
🧬 Un microrobot potrebbe aprire nuove strade nella riparazione del midollo spinale: precisione miniaturizzata al servizio della medicina rigenerativa. #Neuroscienze #MedTech
🔗 https://www.tomshw.it/scienze/microrobot-midollo-topi-tornano-muoversi-2026-06-04
🧠 Il cervello non invecchia uguale per tutti: nuove immagini rivelano traiettorie diverse, aprendo la strada a prevenzione e cure più mirate. #Neuroscienze #Salute
🔗 https://www.tomshw.it/scienze/mappa-cervello-segnali-nascosti
🧬 Microrobot guidati con precisione riparano il midollo spinale nei topi: un passo promettente verso nuove terapie per le lesioni spinali. #Ricerca #Neuroscienze
🔗 https://www.tomshw.it/scienze/questi-microrobot-riparano-il-midollo-spinale-nei-topi
🧠 Il cervello potrebbe smaltire gli scarti in modo diverso da quanto credevamo: una scoperta che invita a ripensare sonno, salute e neuroscienze. #Cervello #Neuroscienze
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Cannabis e cervello adolescente: cosa dice la scienza nel 2026
Un nuovo, importante studio conferma ciò che molti esperti temevano da tempo.
Ricercatori dell’Università della California San Diego hanno scoperto che gli adolescenti che iniziano a usare cannabis mostrano progressi più lenti nelle capacità cognitive e di memoria man mano che crescono. Lo studio, pubblicato il 20 aprile 2026 su Neuropsychopharmacology, ha analizzato i dati di oltre 11.000 partecipanti all’ABCD Study (Adolescent Brain Cognitive Development), il più grande studio longitudinale sullo sviluppo cerebrale nei giovani statunitensi.
Il metodo
I ricercatori hanno seguito 11.036 bambini dai 9-10 anni fino ai 16-17 anni, monitorando sia le performance cognitive che il consumo di sostanze. Per avere un quadro più preciso, il team ha combinato le autodichiarazioni con test biologici — come campioni di capelli, urine e saliva — capaci di rilevare l’esposizione a sostanze dalle ultime settimane fino a diversi mesi prima.
I risultati
Nei ragazzi con evidenza di esposizione al THC — il principale ingrediente psicoattivo della cannabis — la memoria peggiorava nel tempo rispetto ai coetanei non consumatori. I ragazzi con evidenza di CBD, invece, non mostravano lo stesso schema, anche se quel gruppo era numericamente piccolo. “Questi risultati indicano il THC come probabile responsabile dei cambiamenti osservati,” ha dichiarato la ricercatrice principale Natasha Wade. “Evidenziano anche quanto possano essere complessi i prodotti a base di cannabis, soprattutto perché alcuni etichettati come CBD possono contenere ancora THC.”
L’effetto “rallentamento”
In alcune aree — memoria, attenzione, linguaggio e velocità di elaborazione — i ragazzi che usavano cannabis mostravano una crescita limitata nel tempo rispetto a chi non ne faceva uso. Paradossalmente, in alcuni casi questi adolescenti all’inizio dello studio ottenevano risultati pari o addirittura leggermente superiori ai coetanei. Ma con il passare del tempo e l’inizio del consumo, i loro progressi si appiattivano mentre gli altri continuavano a migliorare.
Cosa possiamo concludere?
Lo studio non dimostra una causalità diretta: altri fattori — ambiente familiare, salute mentale, uso di altre sostanze — possono contribuire. Tuttavia il team ha controllato statisticamente queste variabili. Il messaggio dei ricercatori è chiaro: ritardare l’uso di cannabis supporta uno sviluppo cerebrale sano. Con la cannabis sempre più accessibile, è fondamentale che famiglie e adolescenti comprendano come possa influenzare il cervello in sviluppo.
Wade N. et al., Neuropsychopharmacology, 20 aprile 2026. DOI: 10.1038/s41386-026-02395-1 — finanziato dal National Institute on Drug Abuse (NIH), condotto presso la UC San Diego School of Medicine nell’ambito dell’ABCD Study.
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🧠 Lo stress non pesa solo sul presente: può ostacolare il modo in cui il cervello collega i ricordi, rendendo più fragile il filo della memoria. #Neuroscienze #Stress
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Un nuovo studio pubblicato su Nature lo conferma: il fattore più importante che correla il successo socio-economico di una persona e le sue abilità cognitive risiede nel DNA.
Per quanto ci vogliamo raccontare di essere tutti uguali, siamo diversi a livello genetico e i fattori ambientali e contestuali incidono meno degli aspetti biologici ereditati dai nostri genitori.
Spegnere il dolore cronico senza farmaci e senza bisturi, solo con onde sonore puntate su una zona profonda del cervello? Uno studio appena pubblicato su Nature Communications mostra che funziona, anche se l'effetto non arriva subito: ora occorre aumentare il gruppo dei volontari (al momento solo 32): vi racconto tutti i dettagli.
https://www.futuroprossimo.it/2026/05/ultrasuoni-nel-cervello-contro-il-dolore-cronico-gli-ultimi-risultati
5 giorni di stimolazione magnetica sul cervello di 194 bambini autistici, metà dei quali con disabilità intellettiva. 10 sessioni al giorno di qualche minuto l'una, e un mese dopo le abilità sociali misurate dai genitori sono migliorate. Lo dice un trial pubblicato sul BMJ che ha già fatto rumore nella comunità scientifica. Effetti collaterali seri: nessuno.
La domanda però resta una: cosa succede dopo quel mese?
https://www.futuroprossimo.it/2026/05/stimolazione-magnetica-e-autismo-cosa-cambia-in-5-giorni
In questo libro lo psichiatra J. Anderson Thomson spiega l'origine della #religione con #neuroscienze ed #evoluzione. Perché i fenomeni religiosi possono essere analizzati scientificamente, come gli altri.
Per Nessun Dogma, progetto editoriale dell'Uaar.👇
https://nessundogma.it/libro/perche-crediamo-dio-o-meglio-negli-dei/
Un piccolo dispositivo sulla tempia, onde sonore che non senti, e la paura si spegne prima del solito. Un team olandese ha dimostrato che stimolare l'amigdala con ultrasuoni rende i ricordi spaventosi meno resistenti al cambiamento. L'effetto continua anche a dispositivo spento. Cosa significa per ansia e PTSD?
Cosa ci fanno quattro accordi, due sconosciuti e un tavolo? Tanto, tanto ammmmore. Yale ha scoperto che la musica non "accompagna" la connessione umana: la costruisce, fisicamente, nel cervello. Non è una metafora, quella della "musica che ci unisce".
Lo studio appena pubblicato su Journal of Neuroscience mostra che bastano accordi consonanti in sottofondo per accendere le aree cerebrali della percezione sociale.
https://www.futuroprossimo.it/2026/03/effetti-della-musica-ora-sappiamo-perche-crea-legami
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La suggestione ipnotica un viaggio tra storia e scienza per capire l'ipnosi
#ipnosi #medicina #psicologia #neuroscienze @scienze
L'ipnosi, un fenomeno affascinante e spesso frainteso, ha una storia che si snoda attraverso secoli di ricerca e scoperta...
https://www.tizianocaviglia.name/2026/03/07/la-suggestione-ipnotica-un-viaggio-tra-storia-e-scienza-per-capire-l-ipnosi/13374/
RE: https://www.psicospace.it/scossa-ipnica-perche-ci-svegliamo-di-soprassalto/
Ti è mai capitato di addormentarti e svegliarti di colpo, di soprassalto?
È un fenomeno molto comune chiamato scossa ipnica.
In questo articolo vediamo cosa dice la #scienza su questo curioso momento tra veglia e #sonno.
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Perché ci svegliamo di soprassalto? La scossa ipnica spiegata dalla scienza
Stai per addormentarti. Il corpo si rilassa, i pensieri diventano più lenti, la coscienza inizia a scivolare verso il sonno. Poi, all’improvviso, succede qualcosa: una "scossa" attraversa il corpo, le gambe o le braccia sobbalzano, il cuore accelera e gli occhi si riaprono di colpo. Per un istante sembra quasi di essere inciampati nel vuoto o di stare cadendo. È un’esperienza sorprendentemente comune. Molte persone la ricordano perfettamente, anche se non sanno darle un nome. Eppure […]https://www.psicospace.it/scossa-ipnica-perche-ci-svegliamo-di-soprassalto/
Perché sogniamo – Antonio Zadra, Robert Stickgold
Scopri il mondo misterioso dei sogni con "Perché sogniamo" di Zadra e Stickgold. Un viaggio tra neuroscienze e creatività che cambierà il tuo modo di vedere il sonno! Leggilo su Espress Edizioni. #sogni #neuroscienze #divulgazione
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🧵 Dalle fake news alla polarizzazione secondo le neuroscienze | @brunosaetta
https://www.valigiablu.it/cervello-predittivo-fake-news-polarizzazione/
Il cervello morente non si spegne: lancia onde gamma 300 volte più intense del normale. Uno studio su PNAS e un caso choc dal Kentucky riaprono il dibattito su cosa succede davvero quando moriamo. E la scienza non ha ancora una risposta.
https://www.futuroprossimo.it/2026/02/onde-gamma-in-punto-di-morte-scienza-o-ultimo-sogno