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#anni-60 — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #anni-60, aggregated by home.social.

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  1. il sistema elettorale proporzionale “puro” / francesco pallante

    Francesco Pallante
    (dalla newsletter del ‘manifesto’, 29 giu. 2026)

    Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta del Novecento, Parlamenti eletti con legge elettorale proporzionale approvarono le più incisive riforme che hanno trasformato l’Italia dal punto di vista sociale, economico e politico, dal dopoguerra a oggi. Merita richiamare alla memoria le principali, affinché se ne possa cogliere a pieno la portata: la nazionalizzazione delle imprese energetiche e l’istituzione dell’Enel (1962); la scuola media unica, gratuita e obbligatoria (1962); la riforma della previdenza sociale secondo il modello retributivo (1969); l’abolizione delle gabbie salariali (1969); lo Statuto dei diritti dei lavoratori (1970); la legge sul divorzio (1970); l’attuazione delle previsioni costituzionali in tema di referendum (1970); l’istituzione delle regioni ordinarie (1970); la riforma fiscale nel senso della progressività (1974); la trasformazione del diritto di famiglia in nome della parità tra i coniugi (1975); la legge in tema di concessioni edilizie e oneri di urbanizzazione (1977); la legalizzazione dell’aborto (1978); la chiusura dei manicomi (1978); la legge sul Ssn (1978). I cultori delle alchimie elettorali – i sacerdoti della governabilità – non sono, oggi, in grado di spiegare come sia stato possibile che assemblee legislative elette con legge elettorale proporzionale “pura” abbiano potuto approvare riforme così ampie e incisive. La spiegazione è che proprio perché si trattava di assemblee in cui nessun partito aveva da sé la maggioranza, tutti i partiti erano costretti a dialogare tra loro. In apparente paradosso, quelli di allora erano Parlamenti assai più “decidenti” di quelli odierni: e lo erano grazie al fatto che quando si giungeva, infine, alla decisione, ciò accadeva perché si era prima svolto un attento procedimento deliberativo, capace di realizzare il massimo del consenso e il minimo dell’imposizione possibili. Non a caso molte delle decisioni di allora sono durate a lungo; alcune durano a tutt’oggi. Quale Parlamento odierno sarebbe capace di decisioni altrettanto suscettibili di proiettarsi nel futuro? Altro che tagliole, ghigliottine, canguri e analoghe figure del libro degli orrori parlamentari! Allora ci si scontrava e ci si confrontava, si assicurava al dibattito il tempo necessario e si giungeva, infine, a deliberazioni dotate di straordinaria solidità politica. Il culto odierno della governabilità impedisce il confronto e la discussione. Le audizioni degli esperti, gli emendamenti delle opposizioni, l’illustrazione di posizioni alternative servono a poco: alla fine, quel che conta non è la ragionevolezza delle argomentazioni, è la forza dei numeri. La democrazia – come ha scritto Alfonso Di Giovine – è diventata la sorella stupida della matematica. È per questo che l’approvazione di una legge elettorale che favorisca la formazione di una maggioranza assoluta non è desiderabile. Perché una tale legge, gonfiando artificialmente le posizioni di alcuni, irrigidisce il confronto politico, rendendolo, di fatto, impossibile. Il Parlamento è svuotato d’ogni ruolo, il Governo è elevato al centro del sistema. Eppure, nonostante la favola della fine delle ideologie, quella italiana è, oggi, una società divisa, per ideali e interessi, almeno tanto quanto lo era la società italiana d’un tempo. Allora, però, con le divisioni si sapeva fare, realisticamente, i conti. Oggi non più. Sotto questo aspetto, una legge elettorale proporzionale sarebbe virtuosa proprio per via di quello che è, usualmente, considerato il suo vizio: il fatto di non assegnare ad alcuna forza politica la maggioranza assoluta, così costringendo le diverse componenti della società, di cui le forze politiche sono espressione, a tornare a parlarsi tra loro. Alla scontata obiezione secondo la quale un Parlamento plurale non potrà realmente funzionare è agevole replicare che il compito del Parlamento nei sistemi democratici pluralisti è esattamente questo: rendere possibile, grazie alla mediazione della rappresentanza, quel dialogo che nella immediatezza della società è assai più complicato. Forze politiche che godono di maggioranze artificiali create dalle leggi elettorali non saranno disponibili a dialogare con le controparti: saranno sempre tentate dalle imposizioni di forza. Le file dei loro eletti saranno colme di yes-men e yes-women, perché il Capo (parola democraticamente inaccettabile, rientrata nel lessico politico per responsabilità delle leggi elettorali) ha bisogno non di pensatori critici, ma di esecutori fedeli. Al contrario, partiti politici che possono contare in Parlamento solo sulla forza che realmente hanno nella società saranno per forza di cose aperti al dialogo e al confronto e necessiteranno di personale politico a ciò adeguato: si batteranno perché la discussione abbia per esito una soluzione la più vicina possibile alle proprie posizioni, ma non avranno timore del compromesso, una volta spesi tutti i loro argomenti. Oltre alla vita democratica, persino la qualità della classe politica finirebbe col trarne beneficio.

    #anni60 #Anni70 #anniSessanta #anniSettanta #democrazia #elezioni #FrancescoPallante #ilManifesto #newsletterDelManifesto #Parlamento #riformaElettorale #riforme #riformeElettorali #sistemaElettorale #sistemaElettoralePuro
  2. il sistema elettorale proporzionale “puro” / francesco pallante

    Francesco Pallante
    (dalla newsletter del ‘manifesto’, 29 giu. 2026)

    Tra gli anni Sessanta e gli anni Settanta del Novecento, Parlamenti eletti con legge elettorale proporzionale approvarono le più incisive riforme che hanno trasformato l’Italia dal punto di vista sociale, economico e politico, dal dopoguerra a oggi. Merita richiamare alla memoria le principali, affinché se ne possa cogliere a pieno la portata: la nazionalizzazione delle imprese energetiche e l’istituzione dell’Enel (1962); la scuola media unica, gratuita e obbligatoria (1962); la riforma della previdenza sociale secondo il modello retributivo (1969); l’abolizione delle gabbie salariali (1969); lo Statuto dei diritti dei lavoratori (1970); la legge sul divorzio (1970); l’attuazione delle previsioni costituzionali in tema di referendum (1970); l’istituzione delle regioni ordinarie (1970); la riforma fiscale nel senso della progressività (1974); la trasformazione del diritto di famiglia in nome della parità tra i coniugi (1975); la legge in tema di concessioni edilizie e oneri di urbanizzazione (1977); la legalizzazione dell’aborto (1978); la chiusura dei manicomi (1978); la legge sul Ssn (1978). I cultori delle alchimie elettorali – i sacerdoti della governabilità – non sono, oggi, in grado di spiegare come sia stato possibile che assemblee legislative elette con legge elettorale proporzionale “pura” abbiano potuto approvare riforme così ampie e incisive. La spiegazione è che proprio perché si trattava di assemblee in cui nessun partito aveva da sé la maggioranza, tutti i partiti erano costretti a dialogare tra loro. In apparente paradosso, quelli di allora erano Parlamenti assai più “decidenti” di quelli odierni: e lo erano grazie al fatto che quando si giungeva, infine, alla decisione, ciò accadeva perché si era prima svolto un attento procedimento deliberativo, capace di realizzare il massimo del consenso e il minimo dell’imposizione possibili. Non a caso molte delle decisioni di allora sono durate a lungo; alcune durano a tutt’oggi. Quale Parlamento odierno sarebbe capace di decisioni altrettanto suscettibili di proiettarsi nel futuro? Altro che tagliole, ghigliottine, canguri e analoghe figure del libro degli orrori parlamentari! Allora ci si scontrava e ci si confrontava, si assicurava al dibattito il tempo necessario e si giungeva, infine, a deliberazioni dotate di straordinaria solidità politica. Il culto odierno della governabilità impedisce il confronto e la discussione. Le audizioni degli esperti, gli emendamenti delle opposizioni, l’illustrazione di posizioni alternative servono a poco: alla fine, quel che conta non è la ragionevolezza delle argomentazioni, è la forza dei numeri. La democrazia – come ha scritto Alfonso Di Giovine – è diventata la sorella stupida della matematica. È per questo che l’approvazione di una legge elettorale che favorisca la formazione di una maggioranza assoluta non è desiderabile. Perché una tale legge, gonfiando artificialmente le posizioni di alcuni, irrigidisce il confronto politico, rendendolo, di fatto, impossibile. Il Parlamento è svuotato d’ogni ruolo, il Governo è elevato al centro del sistema. Eppure, nonostante la favola della fine delle ideologie, quella italiana è, oggi, una società divisa, per ideali e interessi, almeno tanto quanto lo era la società italiana d’un tempo. Allora, però, con le divisioni si sapeva fare, realisticamente, i conti. Oggi non più. Sotto questo aspetto, una legge elettorale proporzionale sarebbe virtuosa proprio per via di quello che è, usualmente, considerato il suo vizio: il fatto di non assegnare ad alcuna forza politica la maggioranza assoluta, così costringendo le diverse componenti della società, di cui le forze politiche sono espressione, a tornare a parlarsi tra loro. Alla scontata obiezione secondo la quale un Parlamento plurale non potrà realmente funzionare è agevole replicare che il compito del Parlamento nei sistemi democratici pluralisti è esattamente questo: rendere possibile, grazie alla mediazione della rappresentanza, quel dialogo che nella immediatezza della società è assai più complicato. Forze politiche che godono di maggioranze artificiali create dalle leggi elettorali non saranno disponibili a dialogare con le controparti: saranno sempre tentate dalle imposizioni di forza. Le file dei loro eletti saranno colme di yes-men e yes-women, perché il Capo (parola democraticamente inaccettabile, rientrata nel lessico politico per responsabilità delle leggi elettorali) ha bisogno non di pensatori critici, ma di esecutori fedeli. Al contrario, partiti politici che possono contare in Parlamento solo sulla forza che realmente hanno nella società saranno per forza di cose aperti al dialogo e al confronto e necessiteranno di personale politico a ciò adeguato: si batteranno perché la discussione abbia per esito una soluzione la più vicina possibile alle proprie posizioni, ma non avranno timore del compromesso, una volta spesi tutti i loro argomenti. Oltre alla vita democratica, persino la qualità della classe politica finirebbe col trarne beneficio.

    #anni60 #Anni70 #anniSessanta #anniSettanta #democrazia #elezioni #FrancescoPallante #ilManifesto #newsletterDelManifesto #Parlamento #riformaElettorale #riforme #riformeElettorali #sistemaElettorale #sistemaElettoralePuro
  3. Dal feuilleton al Louvre, dalla TV francese al monumento di Lodi: Belfagor è un fantasma che attraversa romanzi, sceneggiati e piazze italiane, lasciando sempre addosso la stessa, sottile inquietudine
    @spettacoli @[email protected]

    #Belfagor #SceneggiatoRAI #VintageTV #TelevisioneItaliana #Louvre #Anni60

    boomerissimo.it/2026/02/05/bel

  4. Dal feuilleton al Louvre, dalla TV francese al monumento di Lodi: Belfagor è un fantasma che attraversa romanzi, sceneggiati e piazze italiane, lasciando sempre addosso la stessa, sottile inquietudine
    @spettacoli @[email protected]

    #Belfagor #SceneggiatoRAI #VintageTV #TelevisioneItaliana #Louvre #Anni60

    boomerissimo.it/2026/02/05/bel

  5. Dal feuilleton al Louvre, dalla TV francese al monumento di Lodi: Belfagor è un fantasma che attraversa romanzi, sceneggiati e piazze italiane, lasciando sempre addosso la stessa, sottile inquietudine
    @spettacoli @[email protected]

    #Belfagor #SceneggiatoRAI #VintageTV #TelevisioneItaliana #Louvre #Anni60

    boomerissimo.it/2026/02/05/bel

  6. Dal feuilleton al Louvre, dalla TV francese al monumento di Lodi: Belfagor è un fantasma che attraversa romanzi, sceneggiati e piazze italiane, lasciando sempre addosso la stessa, sottile inquietudine
    @spettacoli @[email protected]

    #Belfagor #SceneggiatoRAI #VintageTV #TelevisioneItaliana #Louvre #Anni60

    boomerissimo.it/2026/02/05/bel

  7. Dal feuilleton al Louvre, dalla TV francese al monumento di Lodi: Belfagor è un fantasma che attraversa romanzi, sceneggiati e piazze italiane, lasciando sempre addosso la stessa, sottile inquietudine
    @spettacoli @[email protected]

    #Belfagor #SceneggiatoRAI #VintageTV #TelevisioneItaliana #Louvre #Anni60

    boomerissimo.it/2026/02/05/bel

  8. "Spero vi stiate divertendo a prendermi." Zodiac non uccideva per rabbia, ma per dare spettacolo. Il cifrario risolto dopo 51 anni non svela un nome, ma il primo influencer del crimine americano

    #zodiac #criminalcase #truecrime #anni60 #misteri #serialkiller

    boomerissimo.it/2025/12/24/zod

  9. "Spero vi stiate divertendo a prendermi." Zodiac non uccideva per rabbia, ma per dare spettacolo. Il cifrario risolto dopo 51 anni non svela un nome, ma il primo influencer del crimine americano

    #zodiac #criminalcase #truecrime #anni60 #misteri #serialkiller

    boomerissimo.it/2025/12/24/zod

  10. Mentre negli USA una donna coraggiosa bloccava il talidomide, in Italia lo si comprava per l’insonnia o la tosse. Una storia di eroismo burocratico da una parte e di colpevole ritardo dall’altra

    #StoriaVera #Medicina #Anni60 #FrancesKelsey #Talidomide #Cronaca

    boomerissimo.it/2025/12/21/sol

  11. Mentre negli USA una donna coraggiosa bloccava il talidomide, in Italia lo si comprava per l’insonnia o la tosse. Una storia di eroismo burocratico da una parte e di colpevole ritardo dall’altra

    #StoriaVera #Medicina #Anni60 #FrancesKelsey #Talidomide #Cronaca

    boomerissimo.it/2025/12/21/sol

  12. Toni e Anna Negri
    Ho capito una cosa: voi siete una generazione che ha vissuto anni in cui tutto era possibile, e noi, dopo la repressione, siamo quelli che hanno vissuto in un mondo dove tutto era impossibile

    https://www.globalproje
    differx.noblogs.org/2025/11/17
    #archivi #audiovideo #cinema #Resistenza #ricostruzioni #SegnalazioniEAvvistamenti #SegnaliEAzioni #AnnaNegri #Anni60 #Anni70 #AnniSessanta #AnniSettanta #Movimento #politica #sinistra #ToniNegri

  13. Toni e Anna Negri
    Ho capito una cosa: voi siete una generazione che ha vissuto anni in cui tutto era possibile, e noi, dopo la repressione, siamo quelli che hanno vissuto in un mondo dove tutto era impossibile

    https://www.globalproje
    differx.noblogs.org/2025/11/17
    #archivi #audiovideo #cinema #Resistenza #ricostruzioni #SegnalazioniEAvvistamenti #SegnaliEAzioni #AnnaNegri #Anni60 #Anni70 #AnniSessanta #AnniSettanta #Movimento #politica #sinistra #ToniNegri

  14. International Day of the Deaf

    Giornata Mondiale del Sordo: il silenzio che parla più forte!

    Ogni anno, nell’ultima domenica di settembre, il mondo si tinge di gesti, sorrisi… e un po’ di silenzio festoso! Sì, perché oggi celebriamo la

    Giornata Mondiale del Sordo

    Ma attenzione: non è solo un giorno per ricordare l’assenza di suoni, è una vera e propria festa di comunicazione, cultura e curiosità da ogni parte del mondo.

    Perché l’ultima domenica di settembre?
    La scelta di una domenica permette a più persone di partecipare agli eventi organizzati dalle associazioni sorde, senza l’assillo del lavoro o della scuola. Inoltre, tradizionalmente, la Giornata è legata alla Federazione Mondiale dei Sordi (World Federation of the Deaf – WFD), che dal 1951 si impegna per i diritti dei sordi e la promozione della Lingua dei Segni.

    Chi ha deciso la giornata e quando è nata?
    La giornata è stata ufficialmente proclamata dalla WFD e le prime celebrazioni risalgono agli anni ’50. Negli anni ’60, l’ultima domenica di settembre è diventata la data di riferimento per questa ricorrenza mondiale, consolidando la tradizione di festeggiare il silenzio che comunica così tanto.

    Cosa si celebra esattamente?
    Non si tratta solo di “non sentire”: la Giornata Mondiale del Sordo celebra la cultura sorda, la Lingua dei Segni, l’accesso all’istruzione e ai servizi per tutti, e la consapevolezza che la comunicazione va ben oltre le parole pronunciate. È il giorno in cui il

    silenzio parla più forte di mille discorsi!

    Curiosità divertenti da ogni parte del mondo:

    • In Giappone, i sordi celebrano la giornata con calligrafia artistica e teatro muto: elegante e poetico!
    • Negli Stati Uniti, alcune scuole organizzano “silent parties”, feste dove tutti devono comunicare solo con gesti: caos e risate assicurate.
    • In alcuni Paesi europei, durante la giornata, i musei offrono visite guidate in Lingua dei Segni: imparare ad ascoltare con gli occhi è un’arte da provare almeno una volta.
    • In Australia, alcune città organizzano gare di “mimo veloce”, dove i partecipanti devono descrivere film famosi senza proferire parola: l’ilarità è assicurata!

    In sintesi:
    Oggi, come l’ultima domenica di settembre è una giornata di festa di chi comunica con gli occhi, le mani e il cuore. È il giorno in cui il mondo impara che la vera comunicazione non ha bisogno di suoni, ma di attenzione, empatia… e un pizzico di ironia. Anche se non parlate la Lingua dei Segni, oggi potete partecipare: basta sorridere, guardare e lasciarsi sorprendere dal silenzio più eloquente che ci sia.

    Autore: Lynda Di NataleFonte: webImmagine: AI

    #Accessibilità #anni50 #anni60 #arteVisiva #associazioni #attenzione #Australia #calligrafia #calligrafiaArtistica #caos #Celebrazione #città #Comunicazione #comunicazioneNonVerbale #comunitàSorda_ #concerti #culturaSorda #Cuore #curiosità #dirittiDeiSordi #Educazione #Empatia #esperienzaSensoriale #Eventi #Festival #film #flashMob #flashMobSilenzioso #gare #gesti #Giappone #GiornataMondialeDelSordo #Inclusione #InternationalDayOfTheDeaf #Ironia #italia #laboratori #LinguaDeiSegni #LIS #mani #mimica #mimo #musei #Occhi #partecipazione #piazza #primaAssemblea #Risate #silentParty #silenzio #Sorrisi #Spettacoli #sportSilenzioso #StatiUniti #storia #teatroMuto #Tradizione #ultimaDomenicaDiSettembre #VisiteGuidate #WFD #workshop #WorldFederationOfTheDeaf

  15. International Day of the Deaf

    Giornata Mondiale del Sordo: il silenzio che parla più forte!

    Ogni anno, nell’ultima domenica di settembre, il mondo si tinge di gesti, sorrisi… e un po’ di silenzio festoso! Sì, perché oggi celebriamo la

    Giornata Mondiale del Sordo

    Ma attenzione: non è solo un giorno per ricordare l’assenza di suoni, è una vera e propria festa di comunicazione, cultura e curiosità da ogni parte del mondo.

    Perché l’ultima domenica di settembre?
    La scelta di una domenica permette a più persone di partecipare agli eventi organizzati dalle associazioni sorde, senza l’assillo del lavoro o della scuola. Inoltre, tradizionalmente, la Giornata è legata alla Federazione Mondiale dei Sordi (World Federation of the Deaf – WFD), che dal 1951 si impegna per i diritti dei sordi e la promozione della Lingua dei Segni.

    Chi ha deciso la giornata e quando è nata?
    La giornata è stata ufficialmente proclamata dalla WFD e le prime celebrazioni risalgono agli anni ’50. Negli anni ’60, l’ultima domenica di settembre è diventata la data di riferimento per questa ricorrenza mondiale, consolidando la tradizione di festeggiare il silenzio che comunica così tanto.

    Cosa si celebra esattamente?
    Non si tratta solo di “non sentire”: la Giornata Mondiale del Sordo celebra la cultura sorda, la Lingua dei Segni, l’accesso all’istruzione e ai servizi per tutti, e la consapevolezza che la comunicazione va ben oltre le parole pronunciate. È il giorno in cui il

    silenzio parla più forte di mille discorsi!

    Curiosità divertenti da ogni parte del mondo:

    • In Giappone, i sordi celebrano la giornata con calligrafia artistica e teatro muto: elegante e poetico!
    • Negli Stati Uniti, alcune scuole organizzano “silent parties”, feste dove tutti devono comunicare solo con gesti: caos e risate assicurate.
    • In alcuni Paesi europei, durante la giornata, i musei offrono visite guidate in Lingua dei Segni: imparare ad ascoltare con gli occhi è un’arte da provare almeno una volta.
    • In Australia, alcune città organizzano gare di “mimo veloce”, dove i partecipanti devono descrivere film famosi senza proferire parola: l’ilarità è assicurata!

    In sintesi:
    Oggi, come l’ultima domenica di settembre è una giornata di festa di chi comunica con gli occhi, le mani e il cuore. È il giorno in cui il mondo impara che la vera comunicazione non ha bisogno di suoni, ma di attenzione, empatia… e un pizzico di ironia. Anche se non parlate la Lingua dei Segni, oggi potete partecipare: basta sorridere, guardare e lasciarsi sorprendere dal silenzio più eloquente che ci sia.

    Autore: Lynda Di NataleFonte: webImmagine: AI

    #Accessibilità #anni50 #anni60 #arteVisiva #associazioni #attenzione #Australia #calligrafia #calligrafiaArtistica #caos #Celebrazione #città #Comunicazione #comunicazioneNonVerbale #comunitàSorda_ #concerti #culturaSorda #Cuore #curiosità #dirittiDeiSordi #Educazione #Empatia #esperienzaSensoriale #Eventi #Festival #film #flashMob #flashMobSilenzioso #gare #gesti #Giappone #GiornataMondialeDelSordo #Inclusione #InternationalDayOfTheDeaf #Ironia #italia #laboratori #LinguaDeiSegni #LIS #mani #mimica #mimo #musei #Occhi #partecipazione #piazza #primaAssemblea #Risate #silentParty #silenzio #Sorrisi #Spettacoli #sportSilenzioso #StatiUniti #storia #teatroMuto #Tradizione #ultimaDomenicaDiSettembre #VisiteGuidate #WFD #workshop #WorldFederationOfTheDeaf

  16. International Day of the Deaf

    Giornata Mondiale del Sordo: il silenzio che parla più forte!

    Ogni anno, nell’ultima domenica di settembre, il mondo si tinge di gesti, sorrisi… e un po’ di silenzio festoso! Sì, perché oggi celebriamo la

    Giornata Mondiale del Sordo

    Ma attenzione: non è solo un giorno per ricordare l’assenza di suoni, è una vera e propria festa di comunicazione, cultura e curiosità da ogni parte del mondo.

    Perché l’ultima domenica di settembre?
    La scelta di una domenica permette a più persone di partecipare agli eventi organizzati dalle associazioni sorde, senza l’assillo del lavoro o della scuola. Inoltre, tradizionalmente, la Giornata è legata alla Federazione Mondiale dei Sordi (World Federation of the Deaf – WFD), che dal 1951 si impegna per i diritti dei sordi e la promozione della Lingua dei Segni.

    Chi ha deciso la giornata e quando è nata?
    La giornata è stata ufficialmente proclamata dalla WFD e le prime celebrazioni risalgono agli anni ’50. Negli anni ’60, l’ultima domenica di settembre è diventata la data di riferimento per questa ricorrenza mondiale, consolidando la tradizione di festeggiare il silenzio che comunica così tanto.

    Cosa si celebra esattamente?
    Non si tratta solo di “non sentire”: la Giornata Mondiale del Sordo celebra la cultura sorda, la Lingua dei Segni, l’accesso all’istruzione e ai servizi per tutti, e la consapevolezza che la comunicazione va ben oltre le parole pronunciate. È il giorno in cui il

    silenzio parla più forte di mille discorsi!

    Curiosità divertenti da ogni parte del mondo:

    • In Giappone, i sordi celebrano la giornata con calligrafia artistica e teatro muto: elegante e poetico!
    • Negli Stati Uniti, alcune scuole organizzano “silent parties”, feste dove tutti devono comunicare solo con gesti: caos e risate assicurate.
    • In alcuni Paesi europei, durante la giornata, i musei offrono visite guidate in Lingua dei Segni: imparare ad ascoltare con gli occhi è un’arte da provare almeno una volta.
    • In Australia, alcune città organizzano gare di “mimo veloce”, dove i partecipanti devono descrivere film famosi senza proferire parola: l’ilarità è assicurata!

    In sintesi:
    Oggi, come l’ultima domenica di settembre è una giornata di festa di chi comunica con gli occhi, le mani e il cuore. È il giorno in cui il mondo impara che la vera comunicazione non ha bisogno di suoni, ma di attenzione, empatia… e un pizzico di ironia. Anche se non parlate la Lingua dei Segni, oggi potete partecipare: basta sorridere, guardare e lasciarsi sorprendere dal silenzio più eloquente che ci sia.

    Autore: Lynda Di NataleFonte: webImmagine: AI

    #Accessibilità #anni50 #anni60 #arteVisiva #associazioni #attenzione #Australia #calligrafia #calligrafiaArtistica #caos #Celebrazione #città #Comunicazione #comunicazioneNonVerbale #comunitàSorda_ #concerti #culturaSorda #Cuore #curiosità #dirittiDeiSordi #Educazione #Empatia #esperienzaSensoriale #Eventi #Festival #film #flashMob #flashMobSilenzioso #gare #gesti #Giappone #GiornataMondialeDelSordo #Inclusione #InternationalDayOfTheDeaf #Ironia #italia #laboratori #LinguaDeiSegni #LIS #mani #mimica #mimo #musei #Occhi #partecipazione #piazza #primaAssemblea #Risate #silentParty #silenzio #Sorrisi #Spettacoli #sportSilenzioso #StatiUniti #storia #teatroMuto #Tradizione #ultimaDomenicaDiSettembre #VisiteGuidate #WFD #workshop #WorldFederationOfTheDeaf

  17. ADORO IL GENIO - COLPI DI GENIO

    Mi sa che abbiamo scaricato la versione sbagliata di #AbbeyRoad...

    Davvero, non sappiamo chi abbia creato questa genialata, (non è nostra) ma gli vogliamo un gran bene...

    #adoroilgenio #19giugno #musica #rock #anni60 #thebeatles #beatles #capolavori #classicrock #icone #icona #iconica #nineteen69

  18. ADORO IL GENIO - COLPI DI GENIO

    Mi sa che abbiamo scaricato la versione sbagliata di #AbbeyRoad...

    Davvero, non sappiamo chi abbia creato questa genialata, (non è nostra) ma gli vogliamo un gran bene...

    #adoroilgenio #19giugno #musica #rock #anni60 #thebeatles #beatles #capolavori #classicrock #icone #icona #iconica #nineteen69

  19. ADORO IL GENIO - COLPI DI GENIO

    Mi sa che abbiamo scaricato la versione sbagliata di #AbbeyRoad...

    Davvero, non sappiamo chi abbia creato questa genialata, (non è nostra) ma gli vogliamo un gran bene...

    #adoroilgenio #19giugno #musica #rock #anni60 #thebeatles #beatles #capolavori #classicrock #icone #icona #iconica #nineteen69

  20. ADORO IL GENIO - COLPI DI GENIO

    Mi sa che abbiamo scaricato la versione sbagliata di #AbbeyRoad...

    Davvero, non sappiamo chi abbia creato questa genialata, (non è nostra) ma gli vogliamo un gran bene...

    #adoroilgenio #19giugno #musica #rock #anni60 #thebeatles #beatles #capolavori #classicrock #icone #icona #iconica #nineteen69

  21. ADORO IL GENIO - COLPI DI GENIO

    Mi sa che abbiamo scaricato la versione sbagliata di #AbbeyRoad...

    Davvero, non sappiamo chi abbia creato questa genialata, (non è nostra) ma gli vogliamo un gran bene...

    #adoroilgenio #19giugno #musica #rock #anni60 #thebeatles #beatles #capolavori #classicrock #icone #icona #iconica #nineteen69

  22. gianfranco faina, ludd, settanta/milieu

    ● in preparazione, nella collana Settanta delle edizioni Mileu: Gianfranco Faina. Difendere la libertà diffondere la libertà ovunque, di Anna Marsilii e Giorgio Moroni

    ● qui di seguito, un testo di Alfredo Passadore su Ludd a Genova (1969-1971)

    […] [Nel ’68 a genova] poteva accadere che, iscrivendosi a Filosofia, si inciampasse in qualcosa di imprevisto e si venisse finalmente a contatto con qualcuno che lo spirito radicale dei tempi sembrava davvero incarnarlo. Era un gruppo di amici che ruotava attorno a Gianfranco Faina, docente di Storia Moderna, personaggio di spicco della sinistra non allineata. Uscito dal Pci dell’invasione dell’Ungheria, coerentemente radicale ma mai stalinista, Faina aveva dato vita prima al circolo Rosa Luxemburg e poi, ai tempi in cui lo conobbi, alla Lega degli operai e degli studenti, trasformatasi in Ludd. Rispetto alle solite prediche più o meno progressiste e alle critiche su posizioni oltranziste ai partiti tradizionali della sinistra (erano gli anni in cui Pajetta bollava gli studenti di «lupi mannari» e Pasolini si scioglieva in lodi insensate dei giovani poliziotti, a suo dire ben più autentici dei borghesi studenti) i luddisti citavano Paul Cardan, Socialisme ou Barbarie e la prima critica radicale al delirio burocratico sovietico, parlavano di autogestione e soprattutto, per bocca di Mario Lippolis, ironico e sarcastico oratore nelle assemblee di Filosofia, dei situazionisti francesi, gruppo allora sconosciuto ai più e ben lungi dal profluvio di citazioni a sproposito di cui sarebbero diventati vittime in futuro.
    Immediatamente attratto da un discorso che finalmente pareva tener conto dello spirito dei tempi, e del nuovo che prepotentemente si affacciava, ricordo ancora i consigli non richiesti di qualche compagno di allora che suggeriva di non prestar loro ascolto in quanto provocatori, ingenui spontaneisti, predicatori del nulla e via insultando. Fortunatamente non lo feci e venni così a conoscenza di concetti sicuramente cruciali, come quello di critica della vita quotidiana (non aspettiamo la rivoluzione a venire, ma combattiamo già da subito il potere dell’alienazione all’interno delle nostre singole esistenze), di comunismo consigliare (non serve un partito egemone, guida e coscienza, ma piuttosto una miriade di consigli che si autogestiscono e decidono sul loro immediato futuro), di società dello spettacolo (la teoria di Debord sulla spettacolarizzazione della merce e sulle deflagranti conseguenze nelle società contemporanee) di «detournement» (la capacità di rovesciare la realtà, mostrandone in controluce gli autentici significati), di deriva metropolitana (il vagabondaggio creativo che trasforma concretamente il modo di vivere nelle città). Così, mentre all’indomani dell’invasione di Praga da parte dei sovietici, qualcuno arrivava a scrivere che «il socialismo si difende anche con i carri armati», mentre tanti inneggiavano al libretto rosso e alla «rivoluzione culturale», che altro non era se non una spietata epurazione voluta dallo strapotere maoista, i luddisti, in modo ironico e giocoso, lanciavano le loro provocazioni, dimostrandosi eccentrici rispetto a tanto neo conformismo di maniera.
    Oltre all’Internazionale situazionista, si leggevano «Do It» di Jerry Rubin che raccontava le forme creative della lotta alle lobby negli Usa, i romanzi di Victor Serge che descrivevano dall’interno l’incubo staliniano, si pubblicava un opuscolo sulla cui copertina campeggiava ironicamente il motto «Il lavoro rende liberi» del lager di Aushwitz. E nella sede di Ludd in via San Luca, nel triennio in cui Ludd ebbe vita dal ’69 fino al ’71, transitavano personaggi dello spessore di Giorgio Cesarano, poeta anarchico e analista attento della contemporaneità, Mario Perniola, allora responsabile della rivista «Agar Agar», Jacques Camatte, a sua volta editore di «Invariance», divenuto poi psicogeografo e sostenitore di soluzioni assai simili a quelle pensate dai comontisti, mentre si allacciavano rapporti con gruppi milanesi, torinesi e romani.
    A Roma, nella sede del Film Studio 70 di Amerigo Sbardella e Annabella Miscuglio, ricordo fumose riunioni interrotte dal passare di bellezze eteree succintamente vestite, accolte da improvvisi e attenti silenzi. E il sapore dolciastro e intenso di un «fumo» mai provato fino allora. Circolo e abitazione sorgevano a Trastevere, a pochi passi da Regina Coeli e disponevano di una sala dove si proiettavano film dell’avanguardia internazionale, tutto aveva orari assurdi e ti faceva sentire terribilmente provinciale.
    Tra i gruppi amici quello dei torinesi spiccava per il radicalismo non solo predicato ma apparentemente anche duramente praticato. Editavano una rivista, «Acheronte»: il «fiume infernale si è rimesso in moto» procedendo spedito verso la rivoluzione, e avevano dato vita all’Organizzazione consigliare, in linea con le teorie di autogestione praticate anche a Genova. Il personaggio di spicco, Riccardo D’Este, era stato allora in galera e si diceva fosse stato tra i protagonisti della rivolta carceraria delle Nuove. Aveva fama ambigua, perché da sempre molti lo accusavano apertamente di essere un provocatore, addirittura, sosteneva qualcuno, un cripto fascista mascherato da gauchista. Quando finalmente comparve a Genova, lo fece in occasione di uno spettacolo teatrale recitato tra i vicoli del centro storico, il «Genovese Liberale» credo si intitolasse, e Riccardo e i suoi proposero di parteciparvi direttamente, trasformandolo dall’interno in una provocazione in presa diretta. Fu divertente, a tratti anche pericoloso, perché in qualche occasione si rischiò quasi il linciaggio. Per i torinesi il concetto di critica della vita quotidiana diventava spesso e volentieri un processo immediato alla vita di ogni giorno dei singoli individui: com’era possibile definirsi rivoluzionari e continuare a praticare il tran tran quotidiano come se nulla fosse? Tra i luddisti genovesi vigeva in effetti una stretta divisione tra vita famigliare e dimensione politica, le donne non partecipavano alle attività del gruppo e raramente venivano coinvolte, se si eccettuano i membri più giovani che invece tendevano a vivere tutto in coppia. D’Este al proposito aveva buon gioco nella sua critica radicale, anche se spesso i toni cadevano nell’eccesso e si facevano violenti, finendo per impaurire più che convincere. […]

    ● Tratto da: Gli anni del ’68. Voci e carte dall’Archivio dei Movimenti, il canneto editore, Genova 2017. (Si ringrazia).

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  23. Furti di figurine, corse folli e prime bravate: rivivi la turbolenta giovinezza del futuro bel René in una Milano dove si rischiava la vita per noia.

    🛑 Viaggio nella malavita anni '60. 👇

    #boomerissimo #renatovallanzasca #truecrime #anni60 #anni70

    boomerissimo.it/2023/06/28/ren

  24. Furti di figurine, corse folli e prime bravate: rivivi la turbolenta giovinezza del futuro bel René in una Milano dove si rischiava la vita per noia.

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  25. video della presentazione di “inappropriabili. relazioni, opere e lotte nelle arti performative in italia (1959-1979)”, di annalisa sacchi

    6 settembre 2024 | La Pelanda – Mattatoio di Roma ANTICIPATION OF THE NIGHT_ 
    Inappropriabili. Relazioni, opere e lotte nelle arti performative in Italia (1959-1979), di Annalisa Sacchi (Marsilio) – in dialogo con Giuseppe Allegri, Viola Lo Moro e Nicolas Martino 

    “Inappropriabili” sono le esperienze di chi, negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, trovò nella performance territori di sperimentazioni capaci di abbattere i confini disciplinari. Nel libro si affollano biografie, eventi e idee, azioni e opere che ricostruiscono una storia di relazioni: l’Autunno caldo, l’antipsichiatria e la militanza poetica di Giuliano Scabia, la guerra d’Algeria nel teatro musicale di Luigi Nono, le ecopolitiche di John Cage e di Aldo Braibanti, le persecuzioni, i processi, le carcerazioni. E poi la poesia sonora di Patrizia Vicinelli e il cinema-performance di Alberto Grifi, il teatro come “tumore della società” e le lotte meridionaliste di Leo de Berardinis e Perla Peragallo, il femminismo e le alleanze tra soggetti imprevisti, l’opera aperta, gli scandali e le apoteosi di Carmelo Bene, Emilio Villa, Jean-Jacques Lebel. Si tratta di ricostruire genealogie artistiche e rimettere la potenza generativa delle lotte e quella delle relazioni al centro dei due decenni che hanno cambiato quello che si credeva possibile per l’arte, e quindi per la vita.

    Annalisa Sacchi insegna all’Università Iuav di Venezia, dove dirige dal 2017 il corso di laurea magistrale in Teatro e arti performative. Ulteriori informazioni:  https://www.youtube.com/watch?v=fENsaVdkhdg

    Il libro: https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2978942/inappropriabili

     

    #AlbertoGrifi #AldoBraibanti #AnnalisaSacchi #anni60 #Anni70 #anniSessanta #anniSettanta #art #arte #artiPerformative #CarmeloBene #EmilioVilla #GiulianoScabia #GiuseppeAllegri #JeanJacquesLebel #JohnCage #LeoDeBerardinis #LuigiNono #NicolasMartino #PatriziaVicinelli #performance #PerlaPeragallo #politica #UniversitàIuav #ViolaLoMoro

  26. video della presentazione di “inappropriabili. relazioni, opere e lotte nelle arti performative in italia (1959-1979)”, di annalisa sacchi

    6 settembre 2024 | La Pelanda – Mattatoio di Roma ANTICIPATION OF THE NIGHT_ 
    Inappropriabili. Relazioni, opere e lotte nelle arti performative in Italia (1959-1979), di Annalisa Sacchi (Marsilio) – in dialogo con Giuseppe Allegri, Viola Lo Moro e Nicolas Martino 

    “Inappropriabili” sono le esperienze di chi, negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, trovò nella performance territori di sperimentazioni capaci di abbattere i confini disciplinari. Nel libro si affollano biografie, eventi e idee, azioni e opere che ricostruiscono una storia di relazioni: l’Autunno caldo, l’antipsichiatria e la militanza poetica di Giuliano Scabia, la guerra d’Algeria nel teatro musicale di Luigi Nono, le ecopolitiche di John Cage e di Aldo Braibanti, le persecuzioni, i processi, le carcerazioni. E poi la poesia sonora di Patrizia Vicinelli e il cinema-performance di Alberto Grifi, il teatro come “tumore della società” e le lotte meridionaliste di Leo de Berardinis e Perla Peragallo, il femminismo e le alleanze tra soggetti imprevisti, l’opera aperta, gli scandali e le apoteosi di Carmelo Bene, Emilio Villa, Jean-Jacques Lebel. Si tratta di ricostruire genealogie artistiche e rimettere la potenza generativa delle lotte e quella delle relazioni al centro dei due decenni che hanno cambiato quello che si credeva possibile per l’arte, e quindi per la vita.

    Annalisa Sacchi insegna all’Università Iuav di Venezia, dove dirige dal 2017 il corso di laurea magistrale in Teatro e arti performative. Ulteriori informazioni:  https://www.youtube.com/watch?v=fENsaVdkhdg

    Il libro: https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2978942/inappropriabili

     

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  27. video della presentazione di “inappropriabili. relazioni, opere e lotte nelle arti performative in italia (1959-1979)”, di annalisa sacchi

    6 settembre 2024 | La Pelanda – Mattatoio di Roma ANTICIPATION OF THE NIGHT_ 
    Inappropriabili. Relazioni, opere e lotte nelle arti performative in Italia (1959-1979), di Annalisa Sacchi (Marsilio) – in dialogo con Giuseppe Allegri, Viola Lo Moro e Nicolas Martino 

    “Inappropriabili” sono le esperienze di chi, negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, trovò nella performance territori di sperimentazioni capaci di abbattere i confini disciplinari. Nel libro si affollano biografie, eventi e idee, azioni e opere che ricostruiscono una storia di relazioni: l’Autunno caldo, l’antipsichiatria e la militanza poetica di Giuliano Scabia, la guerra d’Algeria nel teatro musicale di Luigi Nono, le ecopolitiche di John Cage e di Aldo Braibanti, le persecuzioni, i processi, le carcerazioni. E poi la poesia sonora di Patrizia Vicinelli e il cinema-performance di Alberto Grifi, il teatro come “tumore della società” e le lotte meridionaliste di Leo de Berardinis e Perla Peragallo, il femminismo e le alleanze tra soggetti imprevisti, l’opera aperta, gli scandali e le apoteosi di Carmelo Bene, Emilio Villa, Jean-Jacques Lebel. Si tratta di ricostruire genealogie artistiche e rimettere la potenza generativa delle lotte e quella delle relazioni al centro dei due decenni che hanno cambiato quello che si credeva possibile per l’arte, e quindi per la vita.

    Annalisa Sacchi insegna all’Università Iuav di Venezia, dove dirige dal 2017 il corso di laurea magistrale in Teatro e arti performative. Ulteriori informazioni:  https://www.youtube.com/watch?v=fENsaVdkhdg

    Il libro: https://www.marsilioeditori.it/libri/scheda-libro/2978942/inappropriabili

     

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  28. video della presentazione di “inappropriabili. relazioni, opere e lotte nelle arti performative in italia (1959-1979)”, di annalisa sacchi

    6 settembre 2024 | La Pelanda – Mattatoio di Roma ANTICIPATION OF THE NIGHT_ 
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    “Inappropriabili” sono le esperienze di chi, negli anni Sessanta e Settanta del Novecento, trovò nella performance territori di sperimentazioni capaci di abbattere i confini disciplinari. Nel libro si affollano biografie, eventi e idee, azioni e opere che ricostruiscono una storia di relazioni: l’Autunno caldo, l’antipsichiatria e la militanza poetica di Giuliano Scabia, la guerra d’Algeria nel teatro musicale di Luigi Nono, le ecopolitiche di John Cage e di Aldo Braibanti, le persecuzioni, i processi, le carcerazioni. E poi la poesia sonora di Patrizia Vicinelli e il cinema-performance di Alberto Grifi, il teatro come “tumore della società” e le lotte meridionaliste di Leo de Berardinis e Perla Peragallo, il femminismo e le alleanze tra soggetti imprevisti, l’opera aperta, gli scandali e le apoteosi di Carmelo Bene, Emilio Villa, Jean-Jacques Lebel. Si tratta di ricostruire genealogie artistiche e rimettere la potenza generativa delle lotte e quella delle relazioni al centro dei due decenni che hanno cambiato quello che si credeva possibile per l’arte, e quindi per la vita.

    Annalisa Sacchi insegna all’Università Iuav di Venezia, dove dirige dal 2017 il corso di laurea magistrale in Teatro e arti performative. Ulteriori informazioni:  https://www.youtube.com/watch?v=fENsaVdkhdg

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  29. oggi, 11 dicembre, a roma: “videoarte e arte. tracce per una storia dagli anni sessanta a oggi”, di bordini e catricalà

    Videoarte e arte. Tracce per una storia dagli anni Sessanta a oggi

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  30. oggi, 11 dicembre, a roma: “videoarte e arte. tracce per una storia dagli anni sessanta a oggi”, di bordini e catricalà

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  31. oggi, 11 dicembre, a roma: “videoarte e arte. tracce per una storia dagli anni sessanta a oggi”, di bordini e catricalà

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  32. oggi, 11 dicembre, a roma: “videoarte e arte. tracce per una storia dagli anni sessanta a oggi”, di bordini e catricalà

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