#empatia — Public Fediverse posts
Live and recent posts from across the Fediverse tagged #empatia, aggregated by home.social.
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Katri Saarikiven kolumni: Intiimi suhde tekoälyyn voi tehdä sinusta yksinäisen
Jaa tärkeät kokemukset ihan oikean ihmisen kanssa. Tutkimus osoittaa, että avautuminen tekoälylle voi pilata tyytyväisyyttä elämään, Saarikivi varoittaa.
#Teknologia #Tekoäly #Yksinäisyys #Aivotjahermojärjestelmä #Kolumnit #Tunneelämä #Robotit #Katrisaarikivi #Aivotutkimus #Empatia #Kielimalli #Oppimiskyky #Kolumnityleradio
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El efecto Pigmalión: el peso de lo que esperamos de los demás
Hay un experimento bien conocido en la psicología que se llama el efecto Pigmalión, y nos deja en claro cómo lo que esperamos de alguien le cambia la vida por completo. Resulta que en 1965, unos investigadores de nombre Robert Rosenthal y Lenore Jacobson fueron a una escuela primaria en California y les hicieron pruebas a los niños. Luego, agarraron una lista de alumnos completamente al azar y les mintieron a los profesores diciéndoles que esos niños eran superdotados y que iban a brillar ese año. Lo asombroso fue que, al terminar las clases, esos niños de verdad sacaron mejores notas y subieron su nivel de inteligencia. Esto pasó solo porque los maestros pensaban que eran listos y los trataron con más paciencia y atención sin darse cuenta.
Este dato nos demuestra el peligro que hay cuando juzgamos a la gente a la ligera o cuando nos guiamos por la pura portada del libro. Si tú tratas a alguien con desconfianza o le pones una mala etiqueta por su facha, por de dónde viene o por sus errores del pasado, esa persona lo va a sentir. La gente se termina creyendo el cuento malo que nos inventamos o que escuchamos de ellos, se desaniman y terminan actuando mal, cumpliendo la tontería que pensamos desde un principio. Juzgar sin conocer no es una gracia, es cerrarle la puerta a los demás.
Por eso hay que aprender a ver a las personas con la mente limpia y sin ideas metidas a la fuerza. En los espacios libres como el fediverso nos topamos con gente de todo tipo y nos damos cuenta de que nadie cabe en una etiqueta rápida de internet. Si dejamos de lado las suposiciones y empezamos a tratar a todos por lo que demuestran con hechos, les damos el chance de sacar lo mejor de sí mismos sin cargar con nuestros prejuicios.
— A. Eldritch, Periodista, Locutor, podcaster y bloger del fediverso
Alt text via @altbot y @TeLoDescribot
#PensamientoCrítico #Psicología #EfectoPigmalión #Prejuicios #RelacionesHumanas #Conductismo #Empatía
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Este vídeo de Vaya Semanita cambia tu mirada sobre crisis y migración #VayaSemanita #Crisis #Inmigración #Humor #Sátira #Pateras #Ceuta #Migración #Actualidad #España #Televisión #HumorVasco #Empatía #felizlunes #10deagosto
https://donporque.com/video-de-vaya-semanita-sobre-crisis-y-migracion/
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Ciao Mondo.
Ecco 🦁 + 🤖 + 🐁
Il nuovo capitolo di "Esopo Reload"In un assolato pomeriggio, forse d'agosto, il #Leone si sveglia e sa che dovrà correre più forte della sua pigrizia.
Il #Topo non dimentica il suo istinto; qualcosa si avvicina a passo deciso farà in tempo a nascondersi?
Nell'assolato pomeriggio di un'estate senza tempo un #Robot col vizio dell' #empatia incontra un Leone e un Topo che in altre storie, avrebbero raccontato di come erano diventati amici.
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¿Por qué la gente confunde la bondad con la debilidad?
Vivimos en un mundo que corre muy rápido y que muchas veces premia al que grita más fuerte o al que pisa a los demás para subir. En ese ambiente tan competitivo, la sociedad empezó a valorar el egoísmo como si fuera una armadura para sobrevivir. Cuando alguien decide actuar con honor, decir la verdad, o mostrar compasión, las personas que están acostumbradas a la desconfianza ven un blanco fácil. Quienes confunden estos valores con debilidad suelen ser personas con un miedo profundo a ser lastimadas, por lo que asumen de inmediato que la amabilidad es un defecto de fábrica o una falta de carácter para defenderse.
La realidad psicológica es totalmente opuesta, pues ser una persona noble requiere de una fuerza mental inmensa. Mentir, ser indiferente o traicionar para beneficio propio es el camino más fácil y cobarde que cualquiera puede tomar. En cambio, mantener la palabra, sostener la honestidad cuando todo el entorno te empuja a hacer trampa y sentir el dolor ajeno exige un control emocional gigante. La nobleza no es ignorancia ni sumisión; es una elección consciente de personas fuertes que conocen las reglas del juego sucio pero deciden no ensuciarse las manos para construir un espacio más sano.
Ver la compasión como un defecto habla más de las carencias del observador que de la falta de fuerza de quien la practica. Los valores más altos de la humanidad no nos hacen vulnerables, nos hacen humanos, y defenderlos en tiempos difíciles es el acto de valentía más grande que existe.
M. P., MSc. en Psicología Clínica
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Giornata Internazionale del Perdono
C’è qualcosa di profondamente liberatorio in un semplice gesto: perdonare. È come aprire le finestre dopo giorni di pioggia e lasciare entrare il sole. Non a caso, esiste una giornata dedicata proprio a questo:
la Giornata Internazionale del Perdono.
Un piccolo, grande appuntamento con il cuore… e con noi stessi.
Ma da dove arriva questa ricorrenza così dolce, eppure così potente?
🌱 Un’idea nata dal cuore
La Giornata Internazionale del Perdono nacque nel 1996 su iniziativa della Worldwide Forgiveness Alliance (WFA), organizzazione non profit fondata dall’avvocato e mediatore californiano Robert W. Plath. L’obiettivo era creare una giornata dedicata alla diffusione del perdono come strumento di riconciliazione, benessere personale e costruzione della pace. Con il passare degli anni, la ricorrenza si è diffusa in numerosi Paesi, pur non essendo una celebrazione ufficialmente riconosciuta dalle Nazioni Unite.
- Robert W. Plath, avvocato e mediatore californiano, è riconosciuto come il fondatore della Worldwide Forgiveness Alliance (WFA).
- La WFA è un’organizzazione non profit nata con lo scopo di diffondere la cultura del perdono attraverso programmi educativi, eventi e campagne di sensibilizzazione.
- La WFA promosse e organizzò la prima International Forgiveness Day, celebrata la prima domenica di agosto a partire dal 1996.
Plath era convinto che il perdono non fosse un segno di debolezza, ma una forza capace di trasformare le persone, migliorare le relazioni e contribuire a costruire una società più pacifica.
🗓 La prima volta… e la data scelta
La prima celebrazione ufficiale della Giornata del Perdono si è tenuta nel 1996. Da allora, il mondo ha iniziato a parlarne sempre di più, tanto che questa giornata è stata inserita tra le ricorrenze internazionali più “sentite” dai promotori della cultura della pace.
La data assegnata? La prima domenica di agosto di ogni anno.
Perché proprio quel giorno? Perché è piena estate, stagione simbolo di rinascita, leggerezza e apertura. Il caldo invita a uscire, a stare insieme, a lasciar andare. E cosa c’è di più liberatorio che perdonare – o perdonarsi – quando tutto attorno profuma di vacanze e spensieratezza?
✨ Perché il perdono merita una giornata tutta sua?
Perdonare non è dimenticare. Non è giustificare. È un regalo che si fa a sé stessi, prima di tutto. È come svuotare la borsa dal superfluo, quella che ci portiamo ovunque piena di risentimenti, rimpianti, parole non dette.
Il perdono non cambia il passato, ma può decisamente alleggerire il presente e migliorare il futuro.
Curiosità chic: Sapevate che esistono persino laboratori del perdono in alcune scuole americane e nei centri di meditazione? E che nei Paesi nordici il perdono viene insegnato ai bambini fin dalla scuola materna come strumento di empatia?
☀️ E nel 2026?
La Giornata Internazionale del Perdono (International Forgiveness Day) è oggi domenica 2 agosto.
Un’occasione perfetta per lasciar andare vecchi rancori, scrivere una lettera che non manderete mai (ma che farà bene al cuore), o semplicemente fare pace… con se stessi.
Magari proprio davanti a un cappuccino, guardando fuori dalla finestra e pensando:
Oggi scelgo la leggerezza. Oggi scelgo il perdono.
Perché alla fine, il perdono è un atto chic. Raffinato. Elegante come chi sa sorridere anche quando la vita si mette di traverso.
E voi? Avete già scelto chi – o cosa – perdonare quest’anno?Autore: Lynda Di Natale Fonte: web Immagine: AI
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¿Qué puedes saber de una persona por cómo escribe?
"...La empatía y la compasión de alguien pueden observarse en lo que escribe."
https://saraincera.blogspot.com/2026/08/que-puedes-saber-de-una-persona-por.html
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✦ ¿Crees que la sociedad moderna carece de humanidad?
A veces da esa sensación.Vivimos rodeados de gente y, sin embargo, muchas personas dicen sentirse más solas que nunca.
Tenemos formas de hablar con cualquiera en cuestión de segundos, pero cada vez cuesta más mantener una conversación sin mirar el móvil.
Compartimos nuestra vida constantemente y, al mismo tiempo, ocultamos lo que de verdad nos preocupa.Vamos con prisa para todo.
Contestamos mientras hacemos otra cosa.
Escuchamos a medias.
Preguntamos "¿cómo estás?" esperando un "bien", porque casi nunca tenemos tiempo para la respuesta completa.Pero no creo que hayamos perdido la humanidad.
Creo que vivimos cansados.
El estrés, la incertidumbre, el exceso de información y la necesidad de estar siempre disponibles hacen que muchas personas funcionen en piloto automático.
Y cuando uno solo intenta llegar al final del día, le queda poca energía para mirar con calma a quien tiene delante.La empatía no ha desaparecido.
Sigue apareciendo cuando alguien ayuda a un desconocido, cuando un vecino se preocupa por otro, cuando un amigo escucha sin juzgar o cuando alguien decide quedarse al lado de quien está pasando un mal momento.Quizá el problema no es que seamos menos humanos.
Es que vivimos de una forma que deja muy poco espacio para demostrarlo.
Y eso tiene una consecuencia curiosa: empezamos a confundir la falta de tiempo con la falta de interés, la rapidez con la indiferencia y el silencio con la ausencia de cariño.
Tal vez recuperar un poco de humanidad no consista en hacer grandes gestos.
A veces basta con mirar menos una pantalla y un poco más a la persona que tenemos delante.
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✩ A veces soltamos una frase en un momento de enfado y, cuando se nos pasa, seguimos con nuestra vida como si nada hubiera ocurrido.
Pero quien la recibió puede no tener tanta facilidad para olvidarla.
Hay palabras que duran segundos en salir de nuestra boca y años en quedarse dentro de alguien.
Se guardan en un rincón de la memoria y aparecen justo cuando esa persona vuelve a sentirse vulnerable.No se trata de andar midiendo cada palabra por miedo a equivocarse.
Todos tenemos días malos, todos perdemos la paciencia alguna vez.Se trata de recordar que al otro lado también hay alguien con sus propias heridas.
Pedir perdón es importante, pero hay frases que dejan marcas que no desaparecen solo porque digamos "lo siento".
Hablar con cuidado no es ser falso ni contenerse siempre.
Es entender que nuestras palabras también construyen o rompen un pedacito del mundo de otra persona.⊱ ────── {⋆。°✩°。⋆} ────── ⊰
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♛ Hay privilegios tan cotidianos que dejan de parecer privilegios.
Dormir sin miedo.
Tener una familia que no sea un campo de batalla.
Poder llamar a alguien cuando las cosas se tuercen.
Llegar a fin de mes sin hacer malabares.
Tener buena salud.
Salir de casa sin pensar en lo que podría pasar.Quien siempre ha tenido eso suele creer que es "lo normal".
Pero basta escuchar un poco la vida de otras personas para darte cuenta de que no todos empiezan la carrera desde la misma línea de salida.Reconocer un privilegio no significa sentir culpa por tenerlo.
Significa entender que aquello que para ti es rutina, para otro puede ser un lujo inalcanzable.A veces la empatía empieza justo ahí: cuando dejamos de pensar que nuestra normalidad es la de todo el mundo.
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Giornata Mondiale dell’Ascolto
La Giornata Mondiale dell’Ascolto è una di quelle ricorrenze che sembrano semplici, ma in realtà aprono universi: suoni, silenzi, rumori che raccontano storie, città che respirano, persone che si rivelano. È la festa delle orecchie, ma anche del cuore.
Dal 2010, grazie al World Listening Project, il 18 luglio è dedicato a celebrare l’arte dell’ascolto in tutte le sue forme: ambientale, sociale, emotiva. Ogni anno un tema diverso invita a riflettere sul nostro rapporto con il paesaggio sonoro che ci circonda.
🎧 2026: “Echoes of Tomorrow”
Quest’anno il tema è futuristico e poetico: “Echoes of Tomorrow”, un invito a immaginare come i suoni di oggi influenzeranno il mondo di domani. Che traccia sonora stiamo lasciando alle generazioni future? E cosa succede se impariamo ad ascoltare con più attenzione?
Le iniziative del 2026 sono un piccolo concerto globale:
- Milano inaugura la prima Sound Marathon: 12 ore di ascolti guidati tra parchi, tram, mercati e cortili nascosti.
- A Londra, eco‑artisti registrano “le voci delle piante” con sensori bioacustici.
- In Canada, nasce Ear to the Future, una mappa sonora mondiale costruita dalle registrazioni inviate dagli ascoltatori.
- In Giappone, alcune aziende introducono la “pausa di ascolto consapevole”: cinque minuti di silenzio prima delle riunioni. Pare funzioni meglio del caffè.
🔍 Ma perché esistono due date diverse?
Se hai notato che Perfettamente Chic ha già pubblicato un altro articolo sulla Giornata dell’Ascolto il 21 ottobre, non è un errore: esistono due celebrazioni distinte, spesso confuse tra loro.
Ecco la differenza:
- 18 luglio – World Listening Day È la giornata ufficiale del World Listening Project, dedicata al paesaggio sonoro, alla bioacustica, all’ascolto dell’ambiente e alla consapevolezza sonora globale.
- 21 ottobre – World Day of Listening È una ricorrenza più recente, nata da iniziative educative e sociali che promuovono l’ascolto empatico, il dialogo, la comunicazione consapevole e la capacità di “sentire davvero” le persone. Non riguarda i suoni del mondo, ma le relazioni umane.
In pratica:
🎧 luglio ascolta il mondo, 💬 ottobre ascolta le persone.
E sì, esistono anche altre micro‑iniziative locali dedicate all’ascolto (festival, soundwalk day, listening labs), ma le due date principali sono queste.
🎙️ Curiosità chic che arricchiscono la storia
- Il primo World Listening Day del 2010 coinvolse più di 50 città in simultanea.
- Nel 2017 furono registrate le famose “dune che cantano” in Australia.
- Nel 2021 si scoprì che alcune tartarughe marine comunicano con micro‑vibrazioni.
- Nel 2024 Parigi dedicò una mostra ai “suoni perduti” della storia.
🧘♀️ Come partecipare oggi
- Spegni tutto per un minuto e ascolta la tua casa: ha una sinfonia segreta.
- Fai una mini soundwalk nel quartiere.
- Registra un suono che ami e condividilo.
- Oppure… ascolta davvero qualcuno. È rivoluzionario.
🔗 Per approfondire le due anime dell’ascolto
- L’articolo dedicato al World Listening Day (18 luglio): 👉 https://perfettamentechic.com/2025/07/18/🌍-world-listening-day/
- L’articolo dedicato al World Day of Listening (21 ottobre): 👉 https://perfettamentechic.com/2025/10/21/world-day-of-listening/
Autore: Lynda Di Natale
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Fonte: web
Immagine: AI -
╚═ Nos pasamos la vida creyendo que para que alguien nos quiera de verdad tenemos que llegar impecables.
Como si tuviéramos que presentarnos a las relaciones habiendo superado todo el pasado, sin miedos raros, sin esos silencios que nos entran de golpe cuando algo nos toca una fibra sensible.
Pensamos que el amor es una especie de salón de exposición donde no se puede entrar a manchar nada.Y claro, por el camino aprendemos a camuflarnos.
A contar la historia a medias, a soltar un "no me pasa nada" con una sonrisa ensayada y a limar nuestras aristas para no resultar pesados o rotos.
Nos da pánico que nuestra mochila ocupe demasiado espacio.Pero la magia ocurre cuando te topas con alguien que no te pide que te recortes para caber en su molde.
No es que esa persona tenga que entender a la perfección cada uno de tus fantasmas, es que simplemente no se asusta cuando asoman.
No te trata como a un jarrón roto ni como a un problema que tiene que solucionar con urgencia. Se queda ahí, con una paciencia y una ternura tan sencillas que asombran.
Te pregunta cómo estás sin exigirte una respuesta brillante ni una lección de superación personal.Ser querido así no va de que te salven la vida.
Va de poder llegar a casa, tirar la chaqueta en una silla, quitarte los zapatos y hablar sin tener que medir cada maldita sílaba por miedo a decepcionar.
Es darte cuenta de que tu historia, con todas sus grietas, no es demasiado grande para quien de verdad quiere quedarse a escucharla.╚═.·:·.✧✦✧.·:·.═╝
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⌚Con el tiempo te das cuenta de que casi todo el mundo arrastra una mochila invisible.
Algunos la disimulan de cine, otros simplemente se han acostumbrado a andar torcidos por el peso, pero la llevan igual.Por eso, lo de ser amable no debería ir condicionado a si pensamos que el otro se lo ha ganado.
Es que, en realidad, no tenemos ni idea del incendio que tiene cada uno montado en su cabeza o en su casa cuando se cierra la puerta.Tratar bien al resto es, más que una virtud, una forma de no complicar más la existencia a nadie, porque suficiente tiene ya cada cual con lo suyo.
∘₊✧──────────✧₊∘
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:dancing_panda: Hay personas que, veinte años después, siguen recordando cómo las trataste.
No porque les dijeras una frase espectacular ni porque les dieras un consejo digno de enmarcar.
Muchas veces ni siquiera recuerdan las palabras exactas.Recuerdan que las escuchaste sin mirar el reloj.
Que no las hiciste sentir pequeñas.
Que tuviste paciencia cuando estaban perdidas.
Que fuiste generoso cuando no tenías obligación de serlo.
Con el tiempo me he dado cuenta de que el impacto que dejamos en los demás rara vez depende de momentos grandiosos.
Lo que se queda es la sensación.La tranquilidad que daba hablar contigo.
El respeto con el que tratabas a la gente.
La forma en que reaccionabas cuando el otro estaba mal.
Y eso también da un poco de vértigo, porque significa que muchas veces no nos recuerdan por lo que dijimos un día, sino por cómo los hicimos sentir de manera constante.
Al final, las frases brillantes impresionan unos minutos.
El trato humano es lo que permanece años.◈ ─── ◈ ─── ◈
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‘Deveríamos nos envergonhar como humanidade’, diz técnico do Egito sobre genocídio cometido por Israel em Gaza
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La diferencia no está en el esfuerzo. Está en el conocimiento. En la empatía. En querer hacerlo bien.
Este episodio te lo muestra todo, con ejemplos reales y situaciones concretas.
Dale play. Aprende. Ponlo en práctica. Y conviértete en parte del cambio.
https://youtu.be/fykT_Lri-pM
#VerConOtrosOjos #LoQueDebesSaber #DiscapacidadVisual #GuineaEcuatorial #Inclusión #ComoAyudarBien #Empatía (3/3) -
Entre la ley y la empatía: el desafío de gobernar | vía #CIPERChile
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La evolución de la Zoociedad
Hoy quisimos salir a almorzar a un restaurante casero. La comida estaba muy buena. De esas que todavía saben a cocina de verdad y no a una receta industrial.
Pero terminé mirando más a las personas que al plato.
Eso siempre me pasa.
No salgo únicamente a comer. Salgo a observar. A fotografiar desconocidos. A intentar entender esta cosa que llamamos sociedad y que, hace tiempo, decidí llamar Zoociedad.
En una mesa había una señora mayor. Almorzaba mientras hablaba con alguien. Su mesa estaba vacía.
No estaba completamente sola.
Pero la escena me dejó pensando.
No en ella.
En mí.
Porque yo también almuerzo solo muchas veces. También entro a un café con mi cámara, me siento en silencio y observo cómo transcurre la vida de personas cuyos nombres jamás conoceré.
La diferencia es que todavía no llego a la vejez.
Y entonces apareció una pregunta incómoda.
¿Cuándo fue la última vez que le dijiste a un desconocido: “¿Puedo sentarme con usted y acompañarlo mientras almorzamos?”
La pregunta incomoda.
Suena extraña.
Hasta peligrosa.
La Zoociedad nos enseñó que un desconocido es un posible ladrón, un estafador, alguien con malas intenciones o, simplemente, una persona a la que no debemos dirigirle la palabra.
Compartimos ascensores sin saludarnos.
Esperamos en la misma fila sin cruzar una mirada.
Viajamos hombro con hombro mirando una pantalla.
Almorzamos separados por un metro de distancia y por kilómetros de silencio.
Mientras observaba a aquella señora pensé, por un instante, en acercarme.
Preguntarle si podía sentarme.
Conversar un rato.
Compartir el almuerzo con alguien a quien probablemente nunca volvería a ver.
No lo hice.
Me ganó la costumbre.
Esa norma invisible que nadie escribió, pero que todos obedecemos.
La de no invadir.
La de no hablar.
La de no acercarse.
No sé si aquella señora necesitaba compañía.
No sé si habría aceptado.
No sé absolutamente nada de su vida.
Quizá estaba feliz hablando con alguien.
Quizá esperaba a un familiar.
Quizá simplemente disfrutaba ese momento.
No tengo derecho a escribir su historia.
Pero sí puedo escribir la mía.
Y la mía dice que tuve miedo de hacer una pregunta tan sencilla como humana.
Entonces pensé en eso que llamamos evolución.
Nos enseñaron que evolucionar era construir ciudades, inventar internet, crear inteligencia artificial, fabricar teléfonos capaces de hacer millones de operaciones por segundo.
Todo parece avanzar.
Menos nosotros.
Construimos algoritmos capaces de anticipar qué compraremos mañana, pero seguimos sin entender qué siente quien está sentado a un metro de distancia.
Podemos hablar por videollamada con alguien al otro lado del planeta mientras ignoramos a quien comparte el mismo restaurante.
Nunca habíamos estado tan conectados.
Nunca habíamos estado tan encapsulados.
Antes la evolución consistía en aprender a convivir.
Hoy parece consistir en optimizar.
Optimizar el tiempo.
Optimizar la productividad.
Optimizar el cuerpo.
Optimizar el contenido.
Optimizar la atención.
Todo debe ser eficiente.
Incluso las relaciones.
Si alguien deja de entretenernos, deslizamos el dedo.
Si una conversación tarda demasiado, desbloqueamos el celular.
Si una persona envejece, muchas veces deja de existir para la mirada de los demás.
La Zoociedad no siempre es cruel.
Muchas veces solo es indiferente.
Y la indiferencia tiene una capacidad extraordinaria: convierte lo extraordinario en rutina.
Una señora almorzando con una mesa vacía.
Un vigilante que nadie saluda.
Un barrendero limpiando la basura ajena.
Un vendedor ambulante caminando kilómetros.
Un domiciliario comiendo de pie entre un pedido y otro.
Los vemos todos los días.
Precisamente por eso dejamos de verlos.
Quizá la evolución nunca consistió en crear máquinas más inteligentes.
Quizá consistía en no olvidar cómo acercarse a otro ser humano.
Porque resulta curioso que una especie capaz de enviar sondas al espacio considere extraño sentarse a compartir una mesa con un desconocido.
Tal vez esa sea la verdadera paradoja de la Zoociedad.
Somos expertos en conectar dispositivos.
Pero cada vez nos cuesta más conectar personas.
Salí de ese restaurante pensando que la fotografía no había sido de aquella señora.
La fotografía había sido para mí.
Fue un espejo.
Un recordatorio de que la soledad no empieza con las canas.
Empieza el día en que dejamos de hablar con quien no conocemos.
Empieza cuando la prudencia se convierte en indiferencia.
Empieza cuando creemos que cada mesa debe ser una isla.
Quizá por eso sigo saliendo con una cámara a mirar desconocidos.
No busco la fotografía perfecta.
Busco preguntas.
Busco esos instantes que nadie publica porque no generan likes, pero que dicen más sobre nosotros que cualquier tendencia del día.
Vivimos rodeados de smartphones, Smart TV, relojes inteligentes, asistentes de hogar, neveras inteligentes, aspiradoras inteligentes y quién sabe cuántas smartpollas en vinagre más.
Todo parece ser inteligente.
Las casas.
Los carros.
Los electrodomésticos.
Los algoritmos.
Las máquinas.
Menos nosotros cuando se trata de hacer algo tan simple como mirar a otro ser humano y decirle:
”¿Le puedo acompañar el almuerzo?”
Será que soy un modelo obsoleto.
Uno de esos humanos versión antigua.
Cansado.
Fuera de serie.
Convencido de que compartir una mesa todavía vale más que compartir un enlace.
Quizá algún día sea yo quien esté sentado allí.
Almorzando solo.
Hablando con alguien.
O simplemente mirando por la ventana.
Y quizá otro desconocido, con una cámara en las manos, imagine mi historia desde la mesa de enfrente.
Probablemente se equivoque.
Como probablemente también me equivoqué yo.
Porque una fotografía nunca alcanza para explicar una vida.
Pero sí puede recordarnos una pregunta que casi nadie se atreve a hacer:
¿Puedo sentarme con usted y acompañarlo mientras almorzamos?
Quizá la evolución de una sociedad no se mida por la velocidad de sus procesadores ni por la inteligencia de sus algoritmos.
Quizá se mida por la naturalidad con la que un desconocido puede compartir una mesa sin que eso parezca un acto extraordinario.
Porque el verdadero progreso no será el día en que inventemos un asistente más inteligente.
Será el día en que dejemos de necesitar un dispositivo para recordar que, antes que usuarios, consumidores o perfiles, seguimos siendo personas.
@elmandelacamara
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Operario de cámara. Observador de la Zoociedad. Cansado, obsoleto y fuera del rebaño. -
:ajolote_bailando: Al final, siempre es más fácil soltar el golpe desde la barrera.
Es curioso cómo nos gusta disfrazar de "opinión" o de "justicia" lo que, en el fondo, no es más que regodearse un poco en el mal ajeno cuando alguien tropieza.
Porque sí, hay quien parece que lleva el botiquín con sal en vez de con antiséptico, esperando a que te caigas para terminar de rematarte.Me revienta esa falta de humanidad disfrazada de franqueza.
Si alguien está en el suelo, lo último que necesita es que alguien venga a darle lecciones de moral o a recordarle lo evidente.
Si la vida te obliga a tocar el daño de otro, se hace con guantes de seda, no con bisturís oxidados.
Pero supongo que eso requiere un nivel de empatía que no todo el mundo tiene instalado en el sistema.Qué sabré yo, igual es que me he vuelto demasiado blanda o que, simplemente, hay gente que prefiere ser protagonista del desastre ajeno antes que mirarse un poco al espejo.
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El último mecenazgo
16 DE JUNIO DE 2026 El último mecenazgoPor: Víctor Manuel Reyes Ferriz
Desde hace varios años, la velocidad con la que el mundo contemporáneo consume contenido modificó mucho más que simples hábitos de entretenimiento; alteró la manera en que las sociedades administran atención, definen valor cultural y procesan el tiempo, derivado de esto, prácticamente cualquier obra artística parece hoy obligada a justificar su existencia mediante impacto comercial acelerado, métricas inmediatas, reproducciones instantáneas o viralidad sostenida, como si la legitimidad de cualquier manifestación intelectual dependiera exclusivamente de su capacidad para convertirse rápidamente en mercancía masiva, bajo esa lógica, toda expresión que exija complejidad narrativa, contemplación, paciencia o silencio empieza lentamente a percibirse como anticuada, elitista o improductiva, situación particularmente peligrosa porque la satisfacción inmediata comenzó a desplazar cualquier experiencia que demande esfuerzo intelectual sostenido; el problema dejó de ser exclusivamente artístico para convertirse lentamente en un fenómeno profundamente civilizatorio.
Resulta particularmente llamativo que todavía existan estructuras culturales capaces de resistirse deliberadamente a esa degradación progresiva de profundidad intelectual. La Feria Internacional del Libro de Guadalajara y el Festival Internacional de Cine de Venecia, representan dos de los últimos grandes bastiones que todavía parecen negarse a convertirse en instituciones patito diseñadas exclusivamente para producir consumo emocionalmente inmediato, fácil y rentable. A primera vista, la comparación entre ambos eventos culturales podría parecer una especie de romanticismo intelectual destinado a confrontar arte “serio” contra entretenimiento comercial; sin embargo, el verdadero hilo conductor entre Guadalajara y Venecia no se encuentra en nostalgia vacía por la llamada alta cultura, sino en la manera en que ambas instituciones todavía intentan proteger experiencias complejas dentro de un ecosistema obsesionado con inmediatez, rentabilidad y velocidad.
Ahí aparece además una diferencia estructural enorme entre ambas industrias porque el cine de autor europeo todavía conserva redes de mecenazgo moderno capaces de sostener proyectos artísticos incluso, cuando éstos no representan negocios particularmente atractivos. El director cinematográfico todavía puede fracasar comercialmente y continuar filmando gracias a circuitos culturales, coproducciones, fondos internacionales o inversionistas privados interesados en prestigio simbólico. Muchas películas que llegan a Venecia saben perfectamente que jamás competirán contra franquicias multimillonarias; empero, siguen existiendo porque todavía sobreviven sectores culturales convencidos de que el arte no puede reducirse exclusivamente a utilidad económica inmediata.
Muchísimo más cruel resulta el panorama que enfrenta actualmente la literatura mexicana. El escritor contemporáneo quedó prácticamente solo frente al mercado y frente a una economía digital diseñada específicamente para destruir concentración sostenida. Mientras el cineasta de autor todavía puede refugiarse detrás de fondos culturales o prestigio institucional, el escritor debe enfrentarse directamente a editoriales financieramente presionadas, lectores fragmentados y plataformas digitales que transformaron atención humana en mercancía instantánea. La literatura empezó a competir no contra otras novelas, sino contra ansiedad digital, gratificación instantánea, reels, series y TikTok. Esa transformación alteró completamente la manera en que se producen y consumen textos contemporáneos, tal es el caso que muchos autores comenzaron lentamente a adaptar estructura, profundidad y ritmo de sus obras a un ecosistema donde cualquier párrafo complejo corre el riesgo de perder lectores acostumbrados a consumir estímulos breves y rápidos.
Ahí aparece además una responsabilidad social particularmente incómoda que muchas veces preferimos ignorar. Resulta demasiado sencillo responsabilizar exclusivamente a editoriales, industrias audiovisuales o plataformas digitales por la degradación cultural contemporánea; empero, como sociedad también comenzamos lentamente a fomentar y normalizar contenidos cada vez más vacíos porque exigen menos esfuerzo intelectual y generan menor incomodidad emocional. Mientras más alejados se encuentran ciertos productos de complejidad narrativa, cuestionamiento intelectual o profundidad artística mayor suele ser su consumo masivo; la razón probablemente resulte mucho más delicada de aceptar: cada vez nos cuesta más sostener atención suficiente para comprender conceptos complejos y, derivado de esto, terminamos buscando experiencias culturales que no nos obliguen a cuestionarnos demasiado para permanecer cómodamente dentro de nuestra propia zona de confort.
La pregunta verdaderamente incómoda entonces resulta inevitable: ¿debemos continuar consumiendo y promoviendo productos cada vez más vacíos únicamente para permanecer cómodos dentro de nuestra zona de confort, o todavía somos capaces de exigir calidad artística aunque ello implique incomodidad, esfuerzo intelectual y paciencia?
“El prestigio artístico sobrevive… aunque los algoritmos quieran destruir la atención humana.”
Precisamente ahí convergen de manera extraordinaria tanto la FIL como el Festival de Cine de Venecia. Ambos espacios funcionan como refugios culturales para quienes todavía desean enfrentarse a experiencias intelectualmente incómodas, profundas y retantes en una época obsesionada con inmediatez emocional. Acudir a ellos ya no debería entenderse únicamente como una actividad cultural o recreativa, sino casi como una obligación intelectual para quienes todavía consideran importante defender espacios donde el pensamiento complejo pueda sobrevivir antes de ser completamente desplazado por la lógica de consumo inmediato.
Enorme resulta, además, el contraste entre la grandeza organizativa de la FIL y la realidad que enfrentan muchísimos escritores mexicanos, es profundamente paradójico que México posea una de las ferias literarias más importantes del planeta mientras mantiene simultáneamente un ecosistema extraordinariamente precario para quienes producen literatura seria. La FIL de Guadalajara no representa una victoria gubernamental; buena parte de su prestigio internacional proviene precisamente de la capacidad organizativa de editoriales, iniciativa privada, patronatos, sociedad civil y universidades capaces de construir una estructura muchísimo más eficiente que gran parte de los aparatos burocráticos latinoamericanos destinados supuestamente a promover cultura.
La sociedad mexicana ha podido alinearse alrededor de proyectos culturales de esta envergadura no por placer ni romanticismo, sino porque alguien debía llenar el vacío de una ausencia gubernamental que renunció hace mucho tiempo a una de sus obligaciones más elementales: culturizar y educar al pueblo que votó por ella. Esa afirmación no constituye un ataque contra México; al contrario, representa una defensa brutal de la capacidad organizativa mexicana cuando logra operar lejos de burocracia improvisada, mediocridad administrativa o propaganda sexenal. La FIL se convirtió en referencia internacional porque entendió algo que muchos proyectos oficiales jamás comprendieron: la cultura no puede construirse mediante campañas pasajeras ni discursos grandilocuentes, sino mediante continuidad institucional, cooperación estructural y visión de largo plazo.
Otro fenómeno particularmente preocupante aparece cuando se analiza la discusión alrededor de los estímulos fiscales dirigidos a creadores y escritores. El discurso oficial suele presumir supuestos apoyos culturales; sin embargo, cuando se revisan cuidadosamente los mecanismos reales, la narrativa gubernamental comienza rápidamente a desmoronarse. La famosa exención del ISR para autores funciona únicamente hasta cierto límite anual (20 UMAs) que resulta prácticamente simbólico frente a niveles de facturación que incluso escritores medianamente posicionados pueden alcanzar; otros mal llamados beneficios, tampoco representan apoyos profundos a la creación intelectual ya que, la tasa cero aplicada a libros busca estimular circulación comercial y consumo, no elevar calidad de lectura ni proteger autores; incluso esquemas como EFIARTES suelen beneficiar proyectos editoriales capaces de navegar complejidad administrativa, no necesariamente escritores independientes obligados a competir dentro de un mercado cultural cada vez más hostil hacia la profundidad narrativa.
Gigantesca resulta la consecuencia cultural derivada de esa diferencia estructural entre cine y literatura. Mientras ciertas cinematografías europeas todavía logran sostener obras densas, lentas o narrativamente incómodas, gran parte del mercado literario comienza progresivamente a privilegiar textos diseñados para consumo emocionalmente accesible, fácilmente compartible y rápido. No se trata de despreciar el entretenimiento comercial ni literatura popular, hacerlo sería profundamente elitista e intelectualmente deshonesto; el verdadero problema aparece cuando las estructuras culturales comienzan a sobrevivir exclusivamente mediante aquello que exige menos atención, menos complejidad y menos tiempo mental.
Una sociedad incapaz de sostener experiencias culturales complejas durante períodos prolongados probablemente también tendrá enormes dificultades para comprender fenómenos económicos, históricos o sociales igualmente complejos. La degradación de atención colectiva termina inevitablemente afectando calidad del pensamiento público y, eventualmente, también deteriora la calidad democrática. Una población acostumbrada exclusivamente a estímulos inmediatos difícilmente desarrollará paciencia suficiente para analizar procesos políticos amplios, interpretar fenómenos históricos complejos o sostener discusiones intelectuales profundas.
Tampoco puede ignorarse otro elemento que vuelve todavía más delicada la situación contemporánea de la literatura: la transformación psicológica del lector moderno. Muchísimas personas ya no se aproximan a un libro buscando complejidad intelectual, sino frases compartibles y validación inmediata capaces de competir contra hiperactividad digital cotidiana. Las propias editoriales comenzaron lentamente a adaptar estrategias comerciales a esa nueva realidad, privilegiando autores con enorme visibilidad en plataformas digitales aunque muchas veces carezcan de verdadera profundidad literaria. Difícilmente podría encontrarse un síntoma más claro de esa transformación que la manera en que numerosos escritores contemporáneos se ven obligados a construir presencia permanente dentro de redes sociales para mantener relevancia comercial, derivado de esto, muchos terminan dedicando más tiempo a mantener visibilidad digital que a desarrollar procesos creativos rigurosos.
Precisamente por eso tanto Guadalajara como Venecia conservan todavía un valor simbólico tan poderoso dentro del escenario internacional contemporáneo porque ambos espacios continúan defendiendo algo profundamente incómodo para la lógica dominante de nuestra época: la posibilidad de que ciertas experiencias humanas requieran dificultad, paciencia y tiempo para adquirir verdadero significado. Recorrer durante horas los pasillos de la FIL o permanecer sentado observando una película narrativamente exigente en Venecia, implica enfrentarse a una temporalidad completamente distinta de aquella impuesta por plataformas digitales donde no existe satisfacción emocional instantánea; en una época obsesionada con rapidez, semejante exigencia ya constituye una forma de resistencia cultural.
Finalmente, quizá el verdadero valor histórico tanto de la Feria Internacional del Libro de Guadalajara como del Festival Internacional de Cine de Venecia no consista únicamente en preservar cine de autor o literatura compleja, sino en recordarle al mundo contemporáneo que todavía existen experiencias humanas incapaces de reducirse exitosamente a métricas rápidas, tendencias virales o rentabilidad instantánea; porque cuando una civilización comienza a perder interés por aquello que exige complejidad, paciencia y silencio intelectual, ¿no empieza también lentamente a perder capacidad para comprenderse a sí misma?
DATO CULTURAL.
Un día como hoy en 1723 nacía en Kirkcaldi, Escocia, el catedrático, conferencista, economista y filósofo graduado de las universidades de Glasgow y Oxford, Adam Smith quien, es considerado como el padre de la economía moderna y que en 1767 publicara el primer gran trabajo de economía política intitulado “Ensayo sobre la riqueza de las naciones”; en 1903 en Detroit, Estados Unidos, Henry Ford junto con otros diez inversionistas, fundan en la avenida Mack, la fábrica automotriz denominada Ford Motors Company; en 1965 en New York, Estados Unidos, se lanza en las operadoras de radio la canción “Like a Rolling Stone” del gran músico Bob Dylan, a pesar de las múltiples insistencias de la industria musical para modificar la duración de la canción que es de 6:34 segundo, y con todo en contra, conseguiría convertirse en un éxito internacional, así como, una canción emblemática para la cultura popular de todos los tiempos.
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