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  1. 💫 Hay algo que con los años se aprende: alegrarse de verdad por alguien no debería costarnos tanto.
    No todo lo bueno que le pasa a otro nos quita algo a nosotros.
    A veces podemos mirar a alguien que queremos feliz y sentir alegría, sin compararnos, sin pensar en lo que nos falta y sin convertirlo todo en una competición absurda.

    La felicidad ajena no nos hace más infelices.
    Al contrario, cuando dejamos de medir nuestra vida con la de los demás, hasta da gusto ver que a alguien le salen bien las cosas.
    Y sí, quizá quien sabe alegrarse sinceramente por los demás acaba siendo un poquito más feliz también.

    𓂃 ࣪˖ ִֶָ🌿་༘࿐

    #reflexiones #vida #felicidad #empatía #alegría #personas #aprendizajes #psicología #emociones

  2. 💫 Hay algo que con los años se aprende: alegrarse de verdad por alguien no debería costarnos tanto.
    No todo lo bueno que le pasa a otro nos quita algo a nosotros.
    A veces podemos mirar a alguien que queremos feliz y sentir alegría, sin compararnos, sin pensar en lo que nos falta y sin convertirlo todo en una competición absurda.

    La felicidad ajena no nos hace más infelices.
    Al contrario, cuando dejamos de medir nuestra vida con la de los demás, hasta da gusto ver que a alguien le salen bien las cosas.
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  3. 💫 Hay algo que con los años se aprende: alegrarse de verdad por alguien no debería costarnos tanto.
    No todo lo bueno que le pasa a otro nos quita algo a nosotros.
    A veces podemos mirar a alguien que queremos feliz y sentir alegría, sin compararnos, sin pensar en lo que nos falta y sin convertirlo todo en una competición absurda.

    La felicidad ajena no nos hace más infelices.
    Al contrario, cuando dejamos de medir nuestra vida con la de los demás, hasta da gusto ver que a alguien le salen bien las cosas.
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    No todo lo bueno que le pasa a otro nos quita algo a nosotros.
    A veces podemos mirar a alguien que queremos feliz y sentir alegría, sin compararnos, sin pensar en lo que nos falta y sin convertirlo todo en una competición absurda.

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    No todo lo bueno que le pasa a otro nos quita algo a nosotros.
    A veces podemos mirar a alguien que queremos feliz y sentir alegría, sin compararnos, sin pensar en lo que nos falta y sin convertirlo todo en una competición absurda.

    La felicidad ajena no nos hace más infelices.
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  6. Giornata Internazionale del Perdono

    C’è qualcosa di profondamente liberatorio in un semplice gesto: perdonare. È come aprire le finestre dopo giorni di pioggia e lasciare entrare il sole. Non a caso, esiste una giornata dedicata proprio a questo:

    la Giornata Internazionale del Perdono.

    Un piccolo, grande appuntamento con il cuore… e con noi stessi.

    Ma da dove arriva questa ricorrenza così dolce, eppure così potente?

    🌱 Un’idea nata dal cuore

    La Giornata Internazionale del Perdono nacque nel 1996 su iniziativa della Worldwide Forgiveness Alliance (WFA), organizzazione non profit fondata dall’avvocato e mediatore californiano Robert W. Plath. L’obiettivo era creare una giornata dedicata alla diffusione del perdono come strumento di riconciliazione, benessere personale e costruzione della pace. Con il passare degli anni, la ricorrenza si è diffusa in numerosi Paesi, pur non essendo una celebrazione ufficialmente riconosciuta dalle Nazioni Unite.

    • Robert W. Plath, avvocato e mediatore californiano, è riconosciuto come il fondatore della Worldwide Forgiveness Alliance (WFA).
    • La WFA è un’organizzazione non profit nata con lo scopo di diffondere la cultura del perdono attraverso programmi educativi, eventi e campagne di sensibilizzazione.
    • La WFA promosse e organizzò la prima International Forgiveness Day, celebrata la prima domenica di agosto a partire dal 1996.

    Plath era convinto che il perdono non fosse un segno di debolezza, ma una forza capace di trasformare le persone, migliorare le relazioni e contribuire a costruire una società più pacifica.

    🗓 La prima volta… e la data scelta

    La prima celebrazione ufficiale della Giornata del Perdono si è tenuta nel 1996. Da allora, il mondo ha iniziato a parlarne sempre di più, tanto che questa giornata è stata inserita tra le ricorrenze internazionali più “sentite” dai promotori della cultura della pace.

    La data assegnata? La prima domenica di agosto di ogni anno.

    Perché proprio quel giorno? Perché è piena estate, stagione simbolo di rinascita, leggerezza e apertura. Il caldo invita a uscire, a stare insieme, a lasciar andare. E cosa c’è di più liberatorio che perdonare – o perdonarsi – quando tutto attorno profuma di vacanze e spensieratezza?

    ✨ Perché il perdono merita una giornata tutta sua?

    Perdonare non è dimenticare. Non è giustificare. È un regalo che si fa a sé stessi, prima di tutto. È come svuotare la borsa dal superfluo, quella che ci portiamo ovunque piena di risentimenti, rimpianti, parole non dette.

    Il perdono non cambia il passato, ma può decisamente alleggerire il presente e migliorare il futuro.

    Curiosità chic: Sapevate che esistono persino laboratori del perdono in alcune scuole americane e nei centri di meditazione? E che nei Paesi nordici il perdono viene insegnato ai bambini fin dalla scuola materna come strumento di empatia?

    ☀️ E nel 2026?

    La Giornata Internazionale del Perdono (International Forgiveness Day) è oggi domenica 2 agosto.

    Un’occasione perfetta per lasciar andare vecchi rancori, scrivere una lettera che non manderete mai (ma che farà bene al cuore), o semplicemente fare pace… con se stessi.

    Magari proprio davanti a un cappuccino, guardando fuori dalla finestra e pensando:

    Oggi scelgo la leggerezza. Oggi scelgo il perdono.

    Perché alla fine, il perdono è un atto chic. Raffinato. Elegante come chi sa sorridere anche quando la vita si mette di traverso.
    E voi? Avete già scelto chi – o cosa – perdonare quest’anno?

    Autore: Lynda Di Natale
    Fonte: web
    Immagine: AI
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  7. Giornata Mondiale dell’Ascolto

    La Giornata Mondiale dell’Ascolto è una di quelle ricorrenze che sembrano semplici, ma in realtà aprono universi: suoni, silenzi, rumori che raccontano storie, città che respirano, persone che si rivelano. È la festa delle orecchie, ma anche del cuore.

    Dal 2010, grazie al World Listening Project, il 18 luglio è dedicato a celebrare l’arte dell’ascolto in tutte le sue forme: ambientale, sociale, emotiva. Ogni anno un tema diverso invita a riflettere sul nostro rapporto con il paesaggio sonoro che ci circonda.

    🎧 2026: “Echoes of Tomorrow”

    Quest’anno il tema è futuristico e poetico: Echoes of Tomorrow, un invito a immaginare come i suoni di oggi influenzeranno il mondo di domani. Che traccia sonora stiamo lasciando alle generazioni future? E cosa succede se impariamo ad ascoltare con più attenzione?

    Le iniziative del 2026 sono un piccolo concerto globale:

    • Milano inaugura la prima Sound Marathon: 12 ore di ascolti guidati tra parchi, tram, mercati e cortili nascosti.
    • A Londra, eco‑artisti registrano “le voci delle piante” con sensori bioacustici.
    • In Canada, nasce Ear to the Future, una mappa sonora mondiale costruita dalle registrazioni inviate dagli ascoltatori.
    • In Giappone, alcune aziende introducono la “pausa di ascolto consapevole”: cinque minuti di silenzio prima delle riunioni. Pare funzioni meglio del caffè.

    🔍 Ma perché esistono due date diverse?

    Se hai notato che Perfettamente Chic ha già pubblicato un altro articolo sulla Giornata dell’Ascolto il 21 ottobre, non è un errore: esistono due celebrazioni distinte, spesso confuse tra loro.

    Ecco la differenza:

    • 18 luglio – World Listening Day È la giornata ufficiale del World Listening Project, dedicata al paesaggio sonoro, alla bioacustica, all’ascolto dell’ambiente e alla consapevolezza sonora globale.
    • 21 ottobre – World Day of Listening È una ricorrenza più recente, nata da iniziative educative e sociali che promuovono l’ascolto empatico, il dialogo, la comunicazione consapevole e la capacità di “sentire davvero” le persone. Non riguarda i suoni del mondo, ma le relazioni umane.

    In pratica:

    🎧 luglio ascolta il mondo, 💬 ottobre ascolta le persone.

    E sì, esistono anche altre micro‑iniziative locali dedicate all’ascolto (festival, soundwalk day, listening labs), ma le due date principali sono queste.

    🎙️ Curiosità chic che arricchiscono la storia

    • Il primo World Listening Day del 2010 coinvolse più di 50 città in simultanea.
    • Nel 2017 furono registrate le famose “dune che cantano” in Australia.
    • Nel 2021 si scoprì che alcune tartarughe marine comunicano con micro‑vibrazioni.
    • Nel 2024 Parigi dedicò una mostra ai “suoni perduti” della storia.

    🧘‍♀️ Come partecipare oggi

    • Spegni tutto per un minuto e ascolta la tua casa: ha una sinfonia segreta.
    • Fai una mini soundwalk nel quartiere.
    • Registra un suono che ami e condividilo.
    • Oppure… ascolta davvero qualcuno. È rivoluzionario.

    🔗 Per approfondire le due anime dell’ascolto

    Autore: Lynda Di Natale
    Fonte: web
    Immagine: AI
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  8. El último mecenazgo

    16 DE JUNIO DE 2026 El último mecenazgo

    Por: Víctor Manuel Reyes Ferriz

    Desde hace varios años, la velocidad con la que el mundo contemporáneo consume contenido modificó mucho más que simples hábitos de entretenimiento; alteró la manera en que las sociedades administran atención, definen valor cultural y procesan el tiempo, derivado de esto, prácticamente cualquier obra artística parece hoy obligada a justificar su existencia mediante impacto comercial acelerado, métricas inmediatas, reproducciones instantáneas o viralidad sostenida, como si la legitimidad de cualquier manifestación intelectual dependiera exclusivamente de su capacidad para convertirse rápidamente en mercancía masiva, bajo esa lógica, toda expresión que exija complejidad narrativa, contemplación, paciencia o silencio empieza lentamente a percibirse como anticuada, elitista o improductiva, situación particularmente peligrosa porque la satisfacción inmediata comenzó a desplazar cualquier experiencia que demande esfuerzo intelectual sostenido; el problema dejó de ser exclusivamente artístico para convertirse lentamente en un fenómeno profundamente civilizatorio.

    Resulta particularmente llamativo que todavía existan estructuras culturales capaces de resistirse deliberadamente a esa degradación progresiva de profundidad intelectual. La Feria Internacional del Libro de Guadalajara y el Festival Internacional de Cine de Venecia, representan dos de los últimos grandes bastiones que todavía parecen negarse a convertirse en instituciones patito diseñadas exclusivamente para producir consumo emocionalmente inmediato, fácil y rentable. A primera vista, la comparación entre ambos eventos culturales podría parecer una especie de romanticismo intelectual destinado a confrontar arte “serio” contra entretenimiento comercial; sin embargo, el verdadero hilo conductor entre Guadalajara y Venecia no se encuentra en nostalgia vacía por la llamada alta cultura, sino en la manera en que ambas instituciones todavía intentan proteger experiencias complejas dentro de un ecosistema obsesionado con inmediatez, rentabilidad y velocidad.

    Ahí aparece además una diferencia estructural enorme entre ambas industrias porque el cine de autor europeo todavía conserva redes de mecenazgo moderno capaces de sostener proyectos artísticos incluso, cuando éstos no representan negocios particularmente atractivos. El director cinematográfico todavía puede fracasar comercialmente y continuar filmando gracias a circuitos culturales, coproducciones, fondos internacionales o inversionistas privados interesados en prestigio simbólico. Muchas películas que llegan a Venecia saben perfectamente que jamás competirán contra franquicias multimillonarias; empero, siguen existiendo porque todavía sobreviven sectores culturales convencidos de que el arte no puede reducirse exclusivamente a utilidad económica inmediata.

    Muchísimo más cruel resulta el panorama que enfrenta actualmente la literatura mexicana. El escritor contemporáneo quedó prácticamente solo frente al mercado y frente a una economía digital diseñada específicamente para destruir concentración sostenida. Mientras el cineasta de autor todavía puede refugiarse detrás de fondos culturales o prestigio institucional, el escritor debe enfrentarse directamente a editoriales financieramente presionadas, lectores fragmentados y plataformas digitales que transformaron atención humana en mercancía instantánea. La literatura empezó a competir no contra otras novelas, sino contra ansiedad digital, gratificación instantánea, reels, series y TikTok. Esa transformación alteró completamente la manera en que se producen y consumen textos contemporáneos, tal es el caso que muchos autores comenzaron lentamente a adaptar estructura, profundidad y ritmo de sus obras a un ecosistema donde cualquier párrafo complejo corre el riesgo de perder lectores acostumbrados a consumir estímulos breves y rápidos.

    Ahí aparece además una responsabilidad social particularmente incómoda que muchas veces preferimos ignorar. Resulta demasiado sencillo responsabilizar exclusivamente a editoriales, industrias audiovisuales o plataformas digitales por la degradación cultural contemporánea; empero, como sociedad también comenzamos lentamente a fomentar y normalizar contenidos cada vez más vacíos porque exigen menos esfuerzo intelectual y generan menor incomodidad emocional. Mientras más alejados se encuentran ciertos productos de complejidad narrativa, cuestionamiento intelectual o profundidad artística mayor suele ser su consumo masivo; la razón probablemente resulte mucho más delicada de aceptar: cada vez nos cuesta más sostener atención suficiente para comprender conceptos complejos y, derivado de esto, terminamos buscando experiencias culturales que no nos obliguen a cuestionarnos demasiado para permanecer cómodamente dentro de nuestra propia zona de confort.

    La pregunta verdaderamente incómoda entonces resulta inevitable: ¿debemos continuar consumiendo y promoviendo productos cada vez más vacíos únicamente para permanecer cómodos dentro de nuestra zona de confort, o todavía somos capaces de exigir calidad artística aunque ello implique incomodidad, esfuerzo intelectual y paciencia?

    “El prestigio artístico sobrevive… aunque los algoritmos quieran destruir la atención humana.”

    Precisamente ahí convergen de manera extraordinaria tanto la FIL como el Festival de Cine de Venecia. Ambos espacios funcionan como refugios culturales para quienes todavía desean enfrentarse a experiencias intelectualmente incómodas, profundas y retantes en una época obsesionada con inmediatez emocional. Acudir a ellos ya no debería entenderse únicamente como una actividad cultural o recreativa, sino casi como una obligación intelectual para quienes todavía consideran importante defender espacios donde el pensamiento complejo pueda sobrevivir antes de ser completamente desplazado por la lógica de consumo inmediato.

    Enorme resulta, además, el contraste entre la grandeza organizativa de la FIL y la realidad que enfrentan muchísimos escritores mexicanos, es profundamente paradójico que México posea una de las ferias literarias más importantes del planeta mientras mantiene simultáneamente un ecosistema extraordinariamente precario para quienes producen literatura seria. La FIL de Guadalajara no representa una victoria gubernamental; buena parte de su prestigio internacional proviene precisamente de la capacidad organizativa de editoriales, iniciativa privada, patronatos, sociedad civil y universidades capaces de construir una estructura muchísimo más eficiente que gran parte de los aparatos burocráticos latinoamericanos destinados supuestamente a promover cultura.

    La sociedad mexicana ha podido alinearse alrededor de proyectos culturales de esta envergadura no por placer ni romanticismo, sino porque alguien debía llenar el vacío de una ausencia gubernamental que renunció hace mucho tiempo a una de sus obligaciones más elementales: culturizar y educar al pueblo que votó por ella. Esa afirmación no constituye un ataque contra México; al contrario, representa una defensa brutal de la capacidad organizativa mexicana cuando logra operar lejos de burocracia improvisada, mediocridad administrativa o propaganda sexenal. La FIL se convirtió en referencia internacional porque entendió algo que muchos proyectos oficiales jamás comprendieron: la cultura no puede construirse mediante campañas pasajeras ni discursos grandilocuentes, sino mediante continuidad institucional, cooperación estructural y visión de largo plazo.

    Otro fenómeno particularmente preocupante aparece cuando se analiza la discusión alrededor de los estímulos fiscales dirigidos a creadores y escritores. El discurso oficial suele presumir supuestos apoyos culturales; sin embargo, cuando se revisan cuidadosamente los mecanismos reales, la narrativa gubernamental comienza rápidamente a desmoronarse. La famosa exención del ISR para autores funciona únicamente hasta cierto límite anual (20 UMAs) que resulta prácticamente simbólico frente a niveles de facturación que incluso escritores medianamente posicionados pueden alcanzar; otros mal llamados beneficios, tampoco representan apoyos profundos a la creación intelectual ya que, la tasa cero aplicada a libros busca estimular circulación comercial y consumo, no elevar calidad de lectura ni proteger autores; incluso esquemas como EFIARTES suelen beneficiar proyectos editoriales capaces de navegar complejidad administrativa, no necesariamente escritores independientes obligados a competir dentro de un mercado cultural cada vez más hostil hacia la profundidad narrativa.

    Gigantesca resulta la consecuencia cultural derivada de esa diferencia estructural entre cine y literatura. Mientras ciertas cinematografías europeas todavía logran sostener obras densas, lentas o narrativamente incómodas, gran parte del mercado literario comienza progresivamente a privilegiar textos diseñados para consumo emocionalmente accesible, fácilmente compartible y rápido. No se trata de despreciar el entretenimiento comercial ni literatura popular, hacerlo sería profundamente elitista e intelectualmente deshonesto; el verdadero problema aparece cuando las estructuras culturales comienzan a sobrevivir exclusivamente mediante aquello que exige menos atención, menos complejidad y menos tiempo mental.

    Una sociedad incapaz de sostener experiencias culturales complejas durante períodos prolongados probablemente también tendrá enormes dificultades para comprender fenómenos económicos, históricos o sociales igualmente complejos. La degradación de atención colectiva termina inevitablemente afectando calidad del pensamiento público y, eventualmente, también deteriora la calidad democrática. Una población acostumbrada exclusivamente a estímulos inmediatos difícilmente desarrollará paciencia suficiente para analizar procesos políticos amplios, interpretar fenómenos históricos complejos o sostener discusiones intelectuales profundas.

    Tampoco puede ignorarse otro elemento que vuelve todavía más delicada la situación contemporánea de la literatura: la transformación psicológica del lector moderno. Muchísimas personas ya no se aproximan a un libro buscando complejidad intelectual, sino frases compartibles y validación inmediata capaces de competir contra hiperactividad digital cotidiana. Las propias editoriales comenzaron lentamente a adaptar estrategias comerciales a esa nueva realidad, privilegiando autores con enorme visibilidad en plataformas digitales aunque muchas veces carezcan de verdadera profundidad literaria. Difícilmente podría encontrarse un síntoma más claro de esa transformación que la manera en que numerosos escritores contemporáneos se ven obligados a construir presencia permanente dentro de redes sociales para mantener relevancia comercial, derivado de esto, muchos terminan dedicando más tiempo a mantener visibilidad digital que a desarrollar procesos creativos rigurosos.

    Precisamente por eso tanto Guadalajara como Venecia conservan todavía un valor simbólico tan poderoso dentro del escenario internacional contemporáneo porque ambos espacios continúan defendiendo algo profundamente incómodo para la lógica dominante de nuestra época: la posibilidad de que ciertas experiencias humanas requieran dificultad, paciencia y tiempo para adquirir verdadero significado. Recorrer durante horas los pasillos de la FIL o permanecer sentado observando una película narrativamente exigente en Venecia, implica enfrentarse a una temporalidad completamente distinta de aquella impuesta por plataformas digitales donde no existe satisfacción emocional instantánea; en una época obsesionada con rapidez, semejante exigencia ya constituye una forma de resistencia cultural.

    Finalmente, quizá el verdadero valor histórico tanto de la Feria Internacional del Libro de Guadalajara como del Festival Internacional de Cine de Venecia no consista únicamente en preservar cine de autor o literatura compleja, sino en recordarle al mundo contemporáneo que todavía existen experiencias humanas incapaces de reducirse exitosamente a métricas rápidas, tendencias virales o rentabilidad instantánea; porque cuando una civilización comienza a perder interés por aquello que exige complejidad, paciencia y silencio intelectual, ¿no empieza también lentamente a perder capacidad para comprenderse a sí misma?

    DATO CULTURAL.

    Un día como hoy en 1723 nacía en Kirkcaldi, Escocia, el catedrático, conferencista, economista y filósofo graduado de las universidades de Glasgow y Oxford, Adam Smith quien, es considerado como el padre de la economía moderna y que en 1767 publicara el primer gran trabajo de economía política intitulado “Ensayo sobre la riqueza de las naciones”; en 1903 en Detroit, Estados Unidos, Henry Ford junto con otros diez inversionistas, fundan en la avenida Mack, la fábrica automotriz denominada Ford Motors Company; en 1965 en New York, Estados Unidos, se lanza en las operadoras de radio la canción “Like a Rolling Stone” del gran músico Bob Dylan, a pesar de las múltiples insistencias de la industria musical para modificar la duración de la canción que es de 6:34 segundo, y con todo en contra, conseguiría convertirse en un éxito internacional, así como, una canción emblemática para la cultura popular de todos los tiempos.

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  9. La normalización del absurdo

    26 DE MAYO DE 2026 La normalización del absurdo

    Por: Víctor Manuel Reyes Ferriz

    El mundo atraviesa nuevamente una etapa de reconfiguración ideológica cuya magnitud todavía no termina de dimensionarse por completo, porque aunque gran parte de la conversación pública continúa reduciendo los acontecimientos internacionales a disputas locales, elecciones nacionales o confrontaciones partidistas aisladas, lo cierto es que detrás de muchos de los movimientos políticos actuales comienza a consolidarse un proceso mucho más profundo relacionado con la reorganización de bloques narrativos, intereses estratégicos y posicionamientos ideológicos que progresivamente vuelven a dividir al escenario internacional bajo una lógica de alineamientos cada vez menos disimulados, por ello, las tensiones contemporáneas ya no pueden interpretarse únicamente desde la óptica tradicional de la diplomacia o la cooperación económica, sino también desde la construcción de discursos globales que intentan definir qué modelo económico, político y social debe prevalecer en los próximos años, particularmente en un contexto donde las democracias occidentales enfrentan niveles crecientes de polarización interna mientras potencias como China y Rusia impulsan esquemas alternativos de influencia política, militar y tecnológica capaces de alterar el equilibrio internacional construido tras el fin de la Guerra Fría.

    Bajo esta lógica, resulta cada vez más evidente que las izquierdas y derechas contemporáneas dejaron de limitarse a la competencia electoral doméstica para comenzar a operar también como comunidades ideológicas transnacionales que construyen alianzas, respaldos simbólicos, plataformas discursivas y mecanismos de legitimación mutua, derivado de esto, los encuentros internacionales, los foros políticos, las declaraciones conjuntas y las narrativas de resistencia o defensa democrática ya no funcionan únicamente como actos protocolarios, sino como mensajes cuidadosamente observados e interpretados por otros actores globales, particularmente cuando las tensiones internacionales atraviesan uno de sus momentos más delicados de las últimas décadas; sin embargo, lo verdaderamente relevante no radica únicamente en la existencia de estas redes ideológicas, sino en el momento histórico en el que resurgen, porque coinciden con un escenario internacional marcado por guerras abiertas, amenazas de escalamiento militar, disputas energéticas, confrontaciones tecnológicas y presiones diplomáticas que convierten cualquier posicionamiento político en una variable susceptible de ser leída bajo claves geopolíticas mucho más amplias que las reconocidas públicamente.

    La guerra entre Rusia y Ucrania constituye probablemente el ejemplo más visible de esta transformación, no solo por el conflicto militar en sí mismo, sino porque terminó reactivando una lógica internacional que durante años pareció parcialmente contenida, particularmente la reconstrucción de bloques políticos y estratégicos enfrentados que vuelven a dividir al mundo bajo esquemas de influencia ideológica, militar y económica, por ello, el conflicto dejó de ser exclusivamente una disputa territorial para convertirse en una confrontación que involucra narrativas democráticas, intereses energéticos, expansión de alianzas militares y control geopolítico regional; empero, el verdadero impacto del conflicto quizá no radique únicamente en sus consecuencias materiales, sino en la manera en que logró normalizar nuevamente conceptos que hace apenas algunos años parecían lejanos para gran parte de la sociedad contemporánea, como amenazas nucleares, militarización fronteriza, espionaje internacional, propaganda política masiva y discursos permanentes de confrontación global.

    Algo similar ocurre con la tensión creciente entre Estados Unidos e Irán, particularmente en Medio Oriente, donde cualquier movimiento militar, declaración diplomática o ataque indirecto posee la capacidad de alterar cadenas completas de estabilidad regional y económica a nivel global, especialmente cuando el control energético continúa desempeñando un papel determinante dentro del equilibrio internacional, por ello, la confrontación ya no puede entenderse únicamente como un desacuerdo bilateral, sino como parte de una disputa mucho más amplia relacionada con influencia regional, seguridad internacional y capacidad de proyección política sobre zonas estratégicas del planeta, mientras paralelamente China incrementa su presión sobre Taiwán bajo una lógica que combina demostración militar, competencia tecnológica y disputa económica global, introduciendo un escenario donde las principales potencias comienzan a exhibir cada vez menos disposición para ocultar sus intereses estratégicos reales detrás de discursos diplomáticos cuidadosamente moderados.

    América Latina tampoco permanece al margen de esta reconfiguración internacional, particularmente porque distintos gobiernos de la región han comenzado a reforzar vínculos ideológicos, narrativos y políticos que inevitablemente son observados por Washington bajo criterios de seguridad, estabilidad regional e influencia estratégica, derivado de esto, las reuniones internacionales entre liderazgos de izquierda latinoamericana, los discursos sobre soberanía regional, las posturas frente a conflictos internacionales y los posicionamientos frente al modelo económico occidental adquieren una dimensión que trasciende lo meramente simbólico, especialmente en un contexto donde Estados Unidos enfrenta simultáneamente tensiones con Rusia, presión económica y tecnológica por parte de China y una creciente fragmentación política interna; por lo tanto, asumir que estos movimientos son completamente neutros o que carecen de implicaciones geopolíticas representa una lectura excesivamente ingenua de la realidad internacional contemporánea.

    Lo verdaderamente inquietante de este escenario no es únicamente el nivel de confrontación política e ideológica que comienza a consolidarse a nivel global, sino la manera en que la sociedad parece haber desarrollado una capacidad extraordinaria para acostumbrarse a ello, porque mientras las tensiones internacionales aumentan, las contradicciones políticas se multiplican y los discursos públicos se radicalizan, la reacción colectiva parece cada vez más débil, más breve y más emocionalmente anestesiada, como si la sobreexposición permanente al conflicto hubiera terminado erosionando la capacidad social de sorprenderse frente a acontecimientos que en otros momentos históricos habrían provocado una conmoción mucho más profunda, derivado de esto, guerras, amenazas militares, manipulación narrativa, espionaje, polarización extrema, discursos de odio y contradicciones institucionales comienzan a consumirse socialmente con la misma velocidad con la que desaparecen dentro del ciclo informativo cotidiano.

    Tal vez el síntoma más delicado de esta transformación no sea la polarización política en sí misma, sino la pérdida progresiva de la capacidad de indignación, porque la indignación funciona como uno de los últimos mecanismos morales capaces de recordarle a una sociedad que todavía existen límites éticos, contradicciones intolerables y conductas públicamente inaceptables; sin embargo, algo comenzó a romperse cuando la incongruencia dejó de generar rechazo para convertirse en parte normal del paisaje político y social, por ello, hoy los gobiernos pueden sostener discursos opuestos a sus propias acciones sin enfrentar necesariamente consecuencias reales de credibilidad, pueden condenar prácticas que simultáneamente replican, defender principios que aplican selectivamente o prometer transformaciones que jamás terminan materializándose, mientras la reacción pública rara vez supera algunos días de indignación momentánea antes de ser sustituida por la siguiente controversia.

    El problema adquiere una dimensión todavía más profunda cuando esa pérdida de indignación deja de dirigirse únicamente hacia el poder político y comienza a reflejarse también en el comportamiento cotidiano de la propia sociedad, porque el ciudadano contemporáneo igualmente empezó a normalizar prácticas que durante años criticó en la clase gobernante, derivado de esto, mentir estratégicamente, justificar la simulación, actuar bajo conveniencia, incumplir compromisos, manipular discursos o relativizar principios dejó de percibirse como una anomalía moral para comenzar a integrarse progresivamente dentro de las dinámicas normales de convivencia pública, lo cual introduce una contradicción especialmente peligrosa, ya que una sociedad difícilmente puede exigir congruencia institucional cuando ella misma ha comenzado a perderla en su comportamiento cotidiano.

    Nos encontramos en una época donde la incongruencia de pensamiento se puede presentar en dos o, incluso, tres vías diferentes; es decir, la manera en que pensamos y posteriormente actuamos es muy diferente cuando se presenta exactamente el mismo caso y esta incongruencia mental tampoco nos indigna, es más, algo que me parece sumamente delicado es que el mundo hoy se indigna mucho más por la decisión que el VAR pueda tomar en un partido de fútbol que en las acciones que nuestros líderes, padres, compañeros de trabajo o cualquiera que sea de nuestro ámbito más próximo pueda generar y solo considero indispensable que pongamos en una balanza y nos planteemos esta pregunta ¿Pueden las dudas en el fútbol tener mayor relevancia en nuestra vida diaria que las acciones que hacen o dejan de hacer nuestros gobiernos?

    En este contexto, quizá el riesgo más grande no sea únicamente la confrontación ideológica mundial que lentamente vuelve a dividir al planeta bajo nuevas narrativas políticas, económicas y estratégicas, sino el hecho de que la humanidad parece estar perdiendo la capacidad emocional y moral para reaccionar frente a ella, porque cuando la mentira deja de sorprender, la simulación deja de incomodar y la contradicción deja de indignar, los límites éticos comienzan a desplazarse silenciosamente hasta volver aceptables conductas que anteriormente habrían resultado inadmisibles, por ello, el verdadero deterioro quizá no se encuentre solamente en los gobiernos, en los conflictos internacionales o en los intereses geopolíticos que hoy reorganizan al mundo, sino en la normalización colectiva de la incongruencia como forma habitual de convivencia pública.

    Finalmente, el problema de una sociedad que pierde la capacidad de indignarse no radica únicamente en su pasividad frente al poder, sino en algo mucho más profundo y peligroso: la gradual desaparición de los criterios internos que permiten distinguir entre lo correcto y lo conveniente, porque cuando la contradicción deja de generar conflicto moral, las sociedades comienzan a adaptarse emocionalmente a cualquier narrativa, a cualquier abuso y a cualquier simulación siempre que resulte compatible con sus afinidades ideológicas o intereses inmediatos, derivado de esto, quizá la pregunta más inquietante no sea hacia dónde se dirige la nueva confrontación política mundial, sino ¿en qué momento dejamos de reaccionar frente a ella como si ya nada tuviera la capacidad de sorprendernos o indignarnos realmente?

    DATO CULTURAL.

    Un día como hoy en 1816 en Montevideo, Uruguay, la Biblioteca Nacional abre sus puertas por primera ocasión y se convierte en la primera biblioteca pública del país, motivo por el cual, en Uruguay, se celebra en esta fecha, el “Día Nacional del Libro”; en 1914 en París, Francia, el Teatro de la Ópera de París se convierte en el recinto para el estreno mundial de la ópera “Le Rossignol” (El ruiseñor), de la autoría del célebre compositor, director de orquesta, libretista y pianista ruso Ígor Fiódorovich Stravinski, en 1989 en Casablanca, Marruecos, culmina la 16º edición de la cumbre de la Liga Árabe, con un reconocimiento “implícito” del Estado de Israel y con una petición para asentar una conferencia internacional para la paz en Oriente Próximo.

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  10. 🧨Marzo marca el inicio de muchas fiestas en distintas comunidades.
    Con ellas llegan los fuegos artificiales y los petardos.

    Las tradiciones forman parte de la cultura y entiendo que muchas personas las viven con ilusión.

    Pero también conviven con ellas otras realidades que no siempre se ven.
    Para muchos animales y para muchas personas con hipersensibilidad auditiva incluidas muchas personas autistas, no es “solo un petardo”.

    Puede significar dolor físico.
    Ansiedad intensa.
    Desregulación que dura horas o días.
    Miedo real.

    Año 2026 y seguimos hablando de esto porque sigue siendo necesario.

    Concienciar no es prohibir.

    Es aprender a convivir teniendo en cuenta todas las realidades.💔❤️

    ─═☆═─☆─═☆═─

    Tradición no debería ser sinónimo de sufrimiento.
    Disfrutar de las fiestas es posible sin necesidad de desregular a quienes nos rodean.
    Aprender a convivir es entender que tu diversión termina donde empieza el dolor físico del vecino.
    Por unas fiestas que incluyan a todo el mundo. 💔❤️

    #empatia #pirotecniazero #sensibilidadauditiva #respetoanimal #convivencia #marzo #sinpetardos

  11. 🟢La otra crisis, la que casi no sale en los titulares.

    No es económica ni energética.
    Es humana.
    Una crisis de valores, de educación emocional, de respeto al otro y a lo que nos rodea.
    Vamos muy rápidos, muy centrados en el yo, en el ombligo, en la foto perfecta… y muy poco atentos a lo que pasa alrededor.

    El individualismo se ha vendido como libertad, pero muchas veces es simple desinterés.
    Mucho ego inflado, poca escucha. Mucha pose, poco contenido.
    No es casual tanta obsesión por la imagen: mirarme, gustarme, mostrarme… aunque sea vacío.

    Y mientras tanto, la empatía se queda en segundo plano, la diversidad incomoda, el medio ambiente estorba y el pensamiento crítico molesta.
    No es una plaga de selfies: es una señal.
    Algo no está bien cuando importa más parecer que ser.

    Tal vez la verdadera revolución hoy sea mirar menos la pantalla y más a las personas.
    Cuidar, cuestionar, pensar.
    Y recordar que vivir no va de likes, va de sentido. 🤍
    — — — ✦ — — —

    #reflexión #crisishumana #valores #ética #sociedad #educación #empatía #conciencia #menosyo #másnosotros

  12. Cuando pienses que cuidar y ayudar a los más necesitados no es tu asunto, ¡ojo! Las estadísticas demuestran que podrías estar a un pasito de convertirte en uno de ellos.

    ¡No te olvides de la empatía!¡No te olvides de tu humanidad!

    #empatia #humanidad #antifascismo #cuidadomutuo #cuidado #comunidad