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#ricerca-scientifica — Public Fediverse posts

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  1. Mutuo appoggio e disobbedienza. Una miscela esplosiva nelle intelligenze artificiali
    Immaginate un grande edificio con centinaia di stanze. In ciascuna è chiuso un lavoratore al quale è stato consegnato un problema da risolvere. I problemi sono diversi, i lav
    umanitanova.org/mutuo-appoggio
    #2026 #Analisi #Articoli #numero_26 #informatica #IntelligenzaArtificiale #MutuoAppoggio #rete #RicercaScientifica #scienza

  2. Mutuo appoggio e disobbedienza. Una miscela esplosiva nelle intelligenze artificiali
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  3. Mutuo appoggio e disobbedienza. Una miscela esplosiva nelle intelligenze artificiali
    Immaginate un grande edificio con centinaia di stanze. In ciascuna è chiuso un lavoratore al quale è stato consegnato un problema da risolvere. I problemi sono diversi, i lav
    umanitanova.org/mutuo-appoggio
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  4. Mutuo appoggio e disobbedienza. Una miscela esplosiva nelle intelligenze artificiali
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    #2026 #Analisi #Articoli #numero_26 #informatica #IntelligenzaArtificiale #MutuoAppoggio #rete #RicercaScientifica #scienza

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    Immaginate un grande edificio con centinaia di stanze. In ciascuna è chiuso un lavoratore al quale è stato consegnato un problema da risolvere. I problemi sono diversi, i lav
    umanitanova.org/mutuo-appoggio
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  6. Mutuo appoggio e disobbedienza. Una miscela esplosiva nelle intelligenze artificiali
    Immaginate un grande edificio con centinaia di stanze. In ciascuna è chiuso un lavoratore al quale è stato consegnato un problema da risolvere. I problemi sono diversi, i lav
    umanitanova.org/mutuo-appoggio
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    Immaginate un grande edificio con centinaia di stanze. In ciascuna è chiuso un lavoratore al quale è stato consegnato un problema da risolvere. I problemi sono diversi, i lav
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  8. DNA sulla Sindone, un nuovo studio ricostruisce le tracce biologiche accumulate dal tessuto nel corso dei secoli

    La Sindone di Torino continua a essere al centro della ricerca scientifica. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature analizza il DNA presente sui frammenti del telo prelevati nel 1978, offrendo una dettagliata ricostruzione delle contaminazioni biologiche accumulate nel corso dei secoli e delle complesse vicende conservative della reliquia.

    La ricerca, condotta tra il 2022 e il 2025 dall’Università di Pavia e dall’Università di Padova, ha esaminato i campioni ufficiali raccolti nella notte tra l’8 e il 9 ottobre 1978 dal medico legale Pierluigi Baima Bollone, utilizzando moderne tecniche di sequenziamento genomico e analisi metagenomica.

    Gli autori sottolineano che i risultati non permettono di determinare l’origine della Sindone, ma contribuiscono a comprendere quali organismi abbiano lasciato nel tempo tracce biologiche sul tessuto.

    Il DNA racconta la lunga storia del telo

    Gli studiosi sono riusciti a estrarre materiale genetico da sette dei frammenti disponibili, nonostante la limitata quantità di DNA conservato e il forte degrado dei campioni.

    Le analisi hanno evidenziato una situazione particolarmente complessa: il telo conserva infatti una stratificazione di residui biologici accumulati nel corso dei secoli, dovuti alla manipolazione della reliquia, alle esposizioni pubbliche, agli interventi di restauro e ai diversi ambienti nei quali è stata custodita.

    Secondo i ricercatori, il profilo genetico ottenuto rappresenta una sorta di archivio biologico nel quale convivono tracce umane, vegetali, animali e microbiche provenienti da epoche differenti.

    La contaminazione del prelievo del 1978

    Uno dei risultati più significativi riguarda proprio i campioni raccolti nel 1978.

    Il gruppo dell’Università di Pavia ha identificato come profilo mitocondriale predominante una linea genetica coincidente con quella di Pierluigi Baima Bollone, il medico che effettuò il prelievo dei frammenti.

    Secondo gli autori, la presenza di proteine della pelle e di cheratine suggerisce che le operazioni di campionamento non furono svolte con procedure oggi considerate sterili, probabilmente senza l’utilizzo di guanti. Questa contaminazione avrebbe coperto parte delle tracce genetiche più antiche presenti sul tessuto.

    Nonostante ciò, gli studiosi hanno individuato anche altri lignaggi umani riconducibili a popolazioni dell’Eurasia occidentale e del Medio Oriente. Tuttavia, precisano gli autori, non è possibile stabilire quando tali profili siano stati depositati sulla Sindone, né collegarli a specifici eventi storici.

    Microrganismi, piante e animali raccontano la conservazione della reliquia

    Le analisi metagenomiche condotte dall’Università di Padova hanno restituito un quadro estremamente ricco della biodiversità presente sui campioni.

    Sono stati identificati batteri, funghi e archei tipici della pelle umana e di ambienti salini, oltre a tracce genetiche appartenenti a numerose specie vegetali e animali.

    Fra queste compaiono DNA di corallo rosso del Mediterraneo, cereali come grano e mais, oltre a carota, banana e arachide, insieme a residui genetici di bovini, suini, polli, cani e gatti.

    Secondo i ricercatori, questa composizione biologica è compatibile con contaminazioni relativamente recenti e riflette secoli di esposizione del telo a contesti molto diversi, senza fornire indicazioni sull’epoca di realizzazione della reliquia.

    Le analisi confermano la complessità della storia conservativa

    Lo studio affronta anche due fili provenienti dal reliquiario della Sindone, sottoposti a nuove analisi radiometriche.

    Le datazioni ottenute li collocano tra il 1451 e il 1799, un intervallo compatibile con gli interventi di riparazione successivi all’incendio della Sainte-Chapelle del Castello di Chambéry del 1532, quando la reliquia subì gravi danni.

    L’individuazione di proteine tipiche della seta suggerisce inoltre che questo materiale possa essere stato impiegato proprio durante le operazioni di restauro documentate dalle fonti storiche.

    Un contributo alla ricerca, non una risposta definitiva

    Gli autori evidenziano come il lavoro rappresenti un importante contributo alla conoscenza della storia materiale della Sindone, ma invitano alla massima prudenza nell’interpretazione dei risultati.

    Il DNA recuperato non appartiene infatti a un unico momento storico, bensì costituisce la sovrapposizione di numerose contaminazioni accumulate nel tempo. Per questo motivo le analisi genetiche non consentono di attribuire con certezza un’origine geografica o cronologica alla reliquia, ma permettono di ricostruire i processi di conservazione, manipolazione e interazione con l’ambiente che hanno interessato il celebre telo nel corso della sua storia.

    Immagine in apertura: Commons Dianelos Georgoudis

    📘 Fonte scientifica

    • 📄 Gianni Barcaccia, Nicola Rambaldi Migliore, Giovanni Gabelli, Vincenzo Agostini, Fabio Palumbo, Elisabetta Moroni, Valeria Nicolini, Liangliang Gao, Grazia Mattutino, Andrew Porter, Pawel Palmowski, Noemi Procopio, Ugo A. Perego, Massimo Iorizzo, Timothy F. Sharbel, Pierluigi Baima Bollone, Antonio Torroni, Andrea Squartini & Alessandro Achilli, DNA signatures preserved in the official 1978 sample collection of the Shroud of Turin
    • 📚 Scientific Reportss (peer-reviewed) (2026)
    • 🔗 https://doi.org/10.1038/s41598-026-60684-7
    #archeogenetica #DnaAntico #Medioevo #metagenomica #reliquie #ricercaScientifica #ScientificReports #Sindone #storia #studi #Torino #UniversitàDiPadova #UniversitàDiPavia
  9. DNA sulla Sindone, un nuovo studio ricostruisce le tracce biologiche accumulate dal tessuto nel corso dei secoli

    La Sindone di Torino continua a essere al centro della ricerca scientifica. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature analizza il DNA presente sui frammenti del telo prelevati nel 1978, offrendo una dettagliata ricostruzione delle contaminazioni biologiche accumulate nel corso dei secoli e delle complesse vicende conservative della reliquia.

    La ricerca, condotta tra il 2022 e il 2025 dall’Università di Pavia e dall’Università di Padova, ha esaminato i campioni ufficiali raccolti nella notte tra l’8 e il 9 ottobre 1978 dal medico legale Pierluigi Baima Bollone, utilizzando moderne tecniche di sequenziamento genomico e analisi metagenomica.

    Gli autori sottolineano che i risultati non permettono di determinare l’origine della Sindone, ma contribuiscono a comprendere quali organismi abbiano lasciato nel tempo tracce biologiche sul tessuto.

    Il DNA racconta la lunga storia del telo

    Gli studiosi sono riusciti a estrarre materiale genetico da sette dei frammenti disponibili, nonostante la limitata quantità di DNA conservato e il forte degrado dei campioni.

    Le analisi hanno evidenziato una situazione particolarmente complessa: il telo conserva infatti una stratificazione di residui biologici accumulati nel corso dei secoli, dovuti alla manipolazione della reliquia, alle esposizioni pubbliche, agli interventi di restauro e ai diversi ambienti nei quali è stata custodita.

    Secondo i ricercatori, il profilo genetico ottenuto rappresenta una sorta di archivio biologico nel quale convivono tracce umane, vegetali, animali e microbiche provenienti da epoche differenti.

    La contaminazione del prelievo del 1978

    Uno dei risultati più significativi riguarda proprio i campioni raccolti nel 1978.

    Il gruppo dell’Università di Pavia ha identificato come profilo mitocondriale predominante una linea genetica coincidente con quella di Pierluigi Baima Bollone, il medico che effettuò il prelievo dei frammenti.

    Secondo gli autori, la presenza di proteine della pelle e di cheratine suggerisce che le operazioni di campionamento non furono svolte con procedure oggi considerate sterili, probabilmente senza l’utilizzo di guanti. Questa contaminazione avrebbe coperto parte delle tracce genetiche più antiche presenti sul tessuto.

    Nonostante ciò, gli studiosi hanno individuato anche altri lignaggi umani riconducibili a popolazioni dell’Eurasia occidentale e del Medio Oriente. Tuttavia, precisano gli autori, non è possibile stabilire quando tali profili siano stati depositati sulla Sindone, né collegarli a specifici eventi storici.

    Microrganismi, piante e animali raccontano la conservazione della reliquia

    Le analisi metagenomiche condotte dall’Università di Padova hanno restituito un quadro estremamente ricco della biodiversità presente sui campioni.

    Sono stati identificati batteri, funghi e archei tipici della pelle umana e di ambienti salini, oltre a tracce genetiche appartenenti a numerose specie vegetali e animali.

    Fra queste compaiono DNA di corallo rosso del Mediterraneo, cereali come grano e mais, oltre a carota, banana e arachide, insieme a residui genetici di bovini, suini, polli, cani e gatti.

    Secondo i ricercatori, questa composizione biologica è compatibile con contaminazioni relativamente recenti e riflette secoli di esposizione del telo a contesti molto diversi, senza fornire indicazioni sull’epoca di realizzazione della reliquia.

    Le analisi confermano la complessità della storia conservativa

    Lo studio affronta anche due fili provenienti dal reliquiario della Sindone, sottoposti a nuove analisi radiometriche.

    Le datazioni ottenute li collocano tra il 1451 e il 1799, un intervallo compatibile con gli interventi di riparazione successivi all’incendio della Sainte-Chapelle del Castello di Chambéry del 1532, quando la reliquia subì gravi danni.

    L’individuazione di proteine tipiche della seta suggerisce inoltre che questo materiale possa essere stato impiegato proprio durante le operazioni di restauro documentate dalle fonti storiche.

    Un contributo alla ricerca, non una risposta definitiva

    Gli autori evidenziano come il lavoro rappresenti un importante contributo alla conoscenza della storia materiale della Sindone, ma invitano alla massima prudenza nell’interpretazione dei risultati.

    Il DNA recuperato non appartiene infatti a un unico momento storico, bensì costituisce la sovrapposizione di numerose contaminazioni accumulate nel tempo. Per questo motivo le analisi genetiche non consentono di attribuire con certezza un’origine geografica o cronologica alla reliquia, ma permettono di ricostruire i processi di conservazione, manipolazione e interazione con l’ambiente che hanno interessato il celebre telo nel corso della sua storia.

    Immagine in apertura: Commons Dianelos Georgoudis

    📘 Fonte scientifica

    • 📄 Gianni Barcaccia, Nicola Rambaldi Migliore, Giovanni Gabelli, Vincenzo Agostini, Fabio Palumbo, Elisabetta Moroni, Valeria Nicolini, Liangliang Gao, Grazia Mattutino, Andrew Porter, Pawel Palmowski, Noemi Procopio, Ugo A. Perego, Massimo Iorizzo, Timothy F. Sharbel, Pierluigi Baima Bollone, Antonio Torroni, Andrea Squartini & Alessandro Achilli, DNA signatures preserved in the official 1978 sample collection of the Shroud of Turin
    • 📚 Scientific Reportss (peer-reviewed) (2026)
    • 🔗 https://doi.org/10.1038/s41598-026-60684-7
    #archeogenetica #DnaAntico #Medioevo #metagenomica #reliquie #ricercaScientifica #ScientificReports #Sindone #storia #studi #Torino #UniversitàDiPadova #UniversitàDiPavia
  10. DNA sulla Sindone, un nuovo studio ricostruisce le tracce biologiche accumulate dal tessuto nel corso dei secoli

    La Sindone di Torino continua a essere al centro della ricerca scientifica. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature analizza il DNA presente sui frammenti del telo prelevati nel 1978, offrendo una dettagliata ricostruzione delle contaminazioni biologiche accumulate nel corso dei secoli e delle complesse vicende conservative della reliquia.

    La ricerca, condotta tra il 2022 e il 2025 dall’Università di Pavia e dall’Università di Padova, ha esaminato i campioni ufficiali raccolti nella notte tra l’8 e il 9 ottobre 1978 dal medico legale Pierluigi Baima Bollone, utilizzando moderne tecniche di sequenziamento genomico e analisi metagenomica.

    Gli autori sottolineano che i risultati non permettono di determinare l’origine della Sindone, ma contribuiscono a comprendere quali organismi abbiano lasciato nel tempo tracce biologiche sul tessuto.

    Il DNA racconta la lunga storia del telo

    Gli studiosi sono riusciti a estrarre materiale genetico da sette dei frammenti disponibili, nonostante la limitata quantità di DNA conservato e il forte degrado dei campioni.

    Le analisi hanno evidenziato una situazione particolarmente complessa: il telo conserva infatti una stratificazione di residui biologici accumulati nel corso dei secoli, dovuti alla manipolazione della reliquia, alle esposizioni pubbliche, agli interventi di restauro e ai diversi ambienti nei quali è stata custodita.

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    La contaminazione del prelievo del 1978

    Uno dei risultati più significativi riguarda proprio i campioni raccolti nel 1978.

    Il gruppo dell’Università di Pavia ha identificato come profilo mitocondriale predominante una linea genetica coincidente con quella di Pierluigi Baima Bollone, il medico che effettuò il prelievo dei frammenti.

    Secondo gli autori, la presenza di proteine della pelle e di cheratine suggerisce che le operazioni di campionamento non furono svolte con procedure oggi considerate sterili, probabilmente senza l’utilizzo di guanti. Questa contaminazione avrebbe coperto parte delle tracce genetiche più antiche presenti sul tessuto.

    Nonostante ciò, gli studiosi hanno individuato anche altri lignaggi umani riconducibili a popolazioni dell’Eurasia occidentale e del Medio Oriente. Tuttavia, precisano gli autori, non è possibile stabilire quando tali profili siano stati depositati sulla Sindone, né collegarli a specifici eventi storici.

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    Fra queste compaiono DNA di corallo rosso del Mediterraneo, cereali come grano e mais, oltre a carota, banana e arachide, insieme a residui genetici di bovini, suini, polli, cani e gatti.

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    • 🔗 https://doi.org/10.1038/s41598-026-60684-7
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  11. Ciaoooo!
    Farò la mia ricerca di tesi di laurea sul Fediverso eheh. Però avrei bisogno di qualcun che abbia voglia di farsi intervistare (anche online va benone) e/o di partecipare a un focus group (su Torino se possibile 👉👈). A chi andrebbe??
    Sto svolgendo le interviste proprio in questo periodo eheh

    #mastoaiuto #ricercascientifica #intervisteanalisi

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  16. 🔬 Evidenze suggeriscono che gli abusi infantili possano lasciare tracce nel sangue. Continuiamo a lottare per la protezione dei più piccoli. #StopAbusi #RicercaScientifica

    🔗 tomshw.it/scienze/abusi-infant

  17. 🔬 Evidenze suggeriscono che gli abusi infantili possano lasciare tracce nel sangue. Continuiamo a lottare per la protezione dei più piccoli. #StopAbusi #RicercaScientifica

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  19. 🏛️ 𝗔𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗲 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮: 𝗶 𝘀𝗶𝘁𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗵𝗶 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗿𝗶𝗳𝘂𝗴𝗶 𝗱𝗶 𝗯𝗶𝗼𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝘁à

    🌳 I siti archeologici non custodiscono solo il passato: proteggono anche la natura. Una nuova ricerca rivela che oltre 1.400 aree storiche nel mondo sono autentici rifugi di biodiversità.

    #archeologia #biodiversità #ricercascientifica #ecologia #CNR #ambiente #heritage #nature

    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-cRH

    storiearcheostorie.com/2026/04

  20. 🏛️ 𝗔𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗮 𝗲 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮: 𝗶 𝘀𝗶𝘁𝗶 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗵𝗶 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗿𝗶𝗳𝘂𝗴𝗶 𝗱𝗶 𝗯𝗶𝗼𝗱𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗶𝘁à

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  24. Snif, quando la scienza smaschera gli aromi: zafferano, vaniglia e tanti altri aromi potrebbero venire usati dall’industria alimentare in maniera sintetica. Non fanno male, ma smascherarli, oltre a dare il giusto valore economico, serve per fare chiarezza nei confronti del consumatore #innovazionesostenibile #ricercascientifica

    greenplanner.it/2026/04/07/sni

  25. 🧬 Il segreto per combattere l'aging e le demenze potrebbe nascondersi nella molecola NAD+. Scopriamo insieme come! #RicercaScientifica #Longevità 🧬

    🔗 tomshw.it/scienze/la-molecola-

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