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  1. @quinta Questi miliardari sono ormai tutti la brutta copia del nostro mitologico #Cavaliere #Berlusconi. Arrivano tardi e dicono tutte cose già dette e già viste, nessuna inventiva, nessun estro creativo, zero.

    L'Italia davvero è sempre avanti 🤡

    W l'#Itaglia prima agli #Itagliani.

  2. @quinta Questi miliardari sono ormai tutti la brutta copia del nostro mitologico #Cavaliere #Berlusconi. Arrivano tardi e dicono tutte cose già dette e già viste, nessuna inventiva, nessun estro creativo, zero.

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    W l'#Itaglia prima agli #Itagliani.

  3. @quinta Questi miliardari sono ormai tutti la brutta copia del nostro mitologico #Cavaliere #Berlusconi. Arrivano tardi e dicono tutte cose già dette e già viste, nessuna inventiva, nessun estro creativo, zero.

    L'Italia davvero è sempre avanti 🤡

    W l'#Itaglia prima agli #Itagliani.

  4. L’AI nel retail non è più fantascienza: 9 aziende su 10 la stanno già usando o testando

    C’è stato un periodo in cui parlare di intelligenza artificiale nel retail sembrava quasi una cosa da convegno futuristico: scaffali intelligenti, assistenti virtuali, pubblicità personalizzate, magazzini che si organizzano da soli, previsioni di vendita precise come un orologio svizzero.

    Poi, come spesso succede con la tecnologia, il futuro ha smesso di essere futuro.

    È diventato presente.

    Secondo la seconda edizione del report NVIDIA “State of AI in Retail and CPG”, pubblicato a gennaio 2025, l’AI è ormai entrata seriamente nel mondo del retail e dei beni di largo consumo. Il dato che colpisce di più è questo: l’89% dei retailer intervistati sta già usando l’intelligenza artificiale oppure sta valutando progetti, prove pilota e sperimentazioni.

    Tradotto in modo semplice: quasi 9 aziende su 10 non stanno più solo “parlando” di AI. La stanno provando, integrando, misurando.

    E questa cosa cambia parecchio il modo in cui dobbiamo guardare al commercio, ai negozi, all’e-commerce, alla logistica e perfino al lavoro quotidiano di chi sta dietro le quinte.

    L’AI non è più solo ChatGPT

    Quando diciamo “intelligenza artificiale”, molti pensano subito a ChatGPT, ai testi generati automaticamente, alle immagini create con un prompt o agli assistenti digitali che rispondono alle domande.

    Ma nel retail la partita è molto più ampia.

    L’AI sta entrando in tanti punti diversi della catena del nostro lavoro:

    marketing, advertising, customer care, analisi dei clienti, gestione degli stock, supply chain, previsioni di vendita, raccomandazioni personalizzate, contenuti per campagne pubblicitarie e assistenti digitali per lo shopping.

    Non stiamo parlando solo di un chatbot che ti dice quale paio di scarpe comprare.

    Stiamo parlando di sistemi che possono aiutare un’azienda a capire cosa vendere, dove venderlo, quando produrlo, quanto tenerne a stock, come comunicarlo e a quale cliente proporlo.

    E qui, da persona che vive quotidianamente processi, magazzini, flussi, articoli, giacenze e problemi reali di sistema, la cosa diventa molto interessante.

    Perché l’AI non è utile quando fa scena.

    È utile quando ti evita un errore, ti accorcia un processo, ti anticipa un problema o ti fa prendere una decisione migliore.

    I numeri del report NVIDIA fanno capire dove stiamo andando

    Nel report NVIDIA emergono alcuni dati molto forti.

    L’87% degli intervistati dichiara che l’AI ha avuto un impatto positivo sull’aumento dei ricavi annuali.

    Il 94% afferma che l’AI ha contribuito a ridurre i costi operativi.

    Il 97% prevede di aumentare la spesa in AI nel prossimo anno fiscale.

    Sono numeri da prendere con attenzione, come sempre quando si parla di survey aziendali, ma il messaggio è chiaro: le aziende che stanno investendo in AI iniziano a vedere risultati concreti. Non solo immagine. Non solo storytelling. Non solo innovazione da mettere nelle slide.

    Risultati.

    Più efficienza, più capacità di analisi, più produttività, più controllo sui processi.

    E soprattutto una cosa che secondo me sarà sempre più centrale: decisioni più veloci e più basate sui dati.

    La Generative AI è già dentro il marketing

    Uno dei punti più interessanti del report riguarda la Generative AI, cioè quella famiglia di tecnologie capace di generare testi, immagini, contenuti, analisi, suggerimenti e conversazioni.

    Secondo NVIDIA, oltre l’80% delle aziende retail e CPG sta già usando o testando progetti di Generative AI.

    https://www.youtube.com/watch?v=OfgU9f1KHAE&pp=ygUXbWFya2V0aW5nIGdlbmVyYXRpdmUgYWk%3D

    Gli utilizzi principali sono:

    • creazione di contenuti marketing;
    • analisi predittiva;
    • pubblicità e marketing personalizzato;
    • segmentazione dei clienti;
    • assistenti digitali per lo shopping.

    Il caso più immediato è quello del marketing.

    Oggi un brand può creare contenuti diversi per pubblici diversi, adattare campagne, generare testi, immagini, descrizioni prodotto, newsletter, annunci e post social in modo molto più rapido rispetto al passato.

    Però attenzione: secondo me qui c’è un rischio.

    Se tutti usano l’AI per generare contenuti, il vero vantaggio non sarà semplicemente “produrre di più”.

    Il vantaggio sarà produrre meglio.

    Perché una descrizione prodotto generata in automatico può essere tecnicamente corretta, ma fredda. Un post social può essere perfetto nella forma, ma vuoto. Una campagna può essere super personalizzata, ma sembrare finta.

    La differenza la farà chi saprà usare l’AI come strumento, non come sostituto del pensiero.

    L’AI può aiutarti a scrivere, segmentare, analizzare, testare.

    Ma il posizionamento, il tono, l’identità del brand e la sensibilità verso il cliente restano umani.

    Almeno per ora 🙂 .

    Il negozio fisico diventa più intelligente

    Un altro aspetto interessante riguarda i punti vendita fisici.

    Secondo il report, nei negozi l’AI viene usata soprattutto per:

    • gestione dell’inventario;
    • analisi e insight;
    • advertising adattivo.

    Qui entriamo in una zona molto concreta.

    Pensiamo a un negozio che riesce a capire meglio quali prodotti stanno finendo, quali stanno girando poco, quali taglie mancano, quali articoli dovrebbero essere riassortiti prima del weekend o prima di una promozione.

    Questo può sembrare banale, ma non lo è.

    Chi lavora nei processi sa che la differenza tra “avere il prodotto” e “non averlo” può essere enorme.

    Un cliente entra, chiede una taglia, non c’è.

    Magari l’articolo esiste in un altro negozio, magari è in magazzino, magari è bloccato in una fase di sistema, magari c’è fisicamente ma non risulta disponibile.

    L’AI può aiutare proprio lì: non nel fare magia, ma nel collegare meglio dati, disponibilità, domanda e operatività.

    Per me il punto è questo: l’intelligenza artificiale diventa veramente utile quando esce dalla teoria e arriva nei punti sporchi del processo.

    Quelli dove oggi perdiamo tempo.

    Quelli dove una giacenza non torna.

    Quelli dove il sistema dice una cosa e la realtà ne dice un’altra.

    Quelli dove il cliente finale vede solo “prodotto non disponibile”, ma dietro c’è un mondo di movimenti, magazzini, flussi, errori, ritardi e dati non allineati.

    Supply chain: qui l’AI può fare davvero la differenza

    La parte che personalmente trovo più interessante è quella sulla supply chain.

    Il report NVIDIA dice che il 59% degli intervistati ritiene che le sfide della supply chain siano aumentate nell’ultimo anno.

    E non è difficile capirlo.

    Negli ultimi anni abbiamo visto di tutto: crisi geopolitiche, rincari, difficoltà nei trasporti, cambiamenti improvvisi della domanda, consumatori meno prevedibili, e-commerce sempre più esigente, omnicanalità, necessità di consegne rapide, sostenibilità, gestione delle scorte e pressione sui margini.

    In questo contesto, l’AI viene usata per migliorare efficienza, ridurre costi e rispondere meglio alle aspettative dei clienti.

    Secondo NVIDIA:

    • il 58% dice che l’AI sta aiutando a migliorare efficienza operativa e throughput;
    • il 45% la usa per ridurre i costi della supply chain;
    • il 42% la impiega per rispondere meglio alle aspettative dei clienti;
    • l’82% prevede di aumentare gli investimenti in AI per la gestione della supply chain.

    Qui secondo me siamo davanti alla parte più concreta di tutta la storia.

    Perché nel retail puoi anche avere il marketing più bello del mondo, la campagna perfetta, il sito fatto bene, l’assistente digitale che risponde in tre secondi.

    Ma se poi il prodotto non arriva, se il magazzino non è allineato, se la previsione è sbagliata, se la disponibilità è sporca, se il processo è lento, il cliente se ne accorge.

    Magari non sa cosa sia una supply chain.

    Ma sa benissimo quando un prodotto non è disponibile, quando una consegna ritarda, quando un reso è complicato o quando un’esperienza d’acquisto diventa frustrante.

    A customer expresses frustration while speaking to a retail employee at the service counter.

    L’AI non risolve processi sbagliati

    C’è però un punto che secondo me va detto chiaramente.

    L’AI non è una bacchetta magica.

    Se un’azienda ha dati disordinati, processi confusi, sistemi che non dialogano, anagrafiche sporche, ruoli poco chiari e flussi pieni di eccezioni non governate, l’AI non risolve tutto automaticamente.

    Anzi, rischia di amplificare il caos.

    Per funzionare bene, l’intelligenza artificiale ha bisogno di una base solida: dati puliti, processi leggibili, responsabilità definite, sistemi integrati e persone capaci di interpretare quello che la tecnologia restituisce.

    Questo per me è il grande tema dei prossimi anni.

    Non basterà “comprare AI”.

    Bisognerà preparare le aziende all’AI.

    Che significa mettere ordine nei dati, nei magazzini, nelle procedure, nelle codifiche, nei flussi informativi.

    Un algoritmo può aiutarti a prevedere la domanda.

    Ma se la tua giacenza non è affidabile, se l’articolo è codificato male, se il trasferimento è registrato in ritardo, se il dato nasce sporco, allora anche la previsione diventa fragile.

    La tecnologia è potente, ma non può essere più intelligente del contesto in cui viene inserita.

    Il problema dell’AI spiegabile

    Un dato del report mi ha colpito molto: una delle principali difficoltà indicate dai retailer è la mancanza di strumenti AI facili da capire e da spiegare.

    Questo è un punto enorme.

    Perché in azienda non basta che un sistema dica: “fai così”.

    Bisogna anche capire perché.

    Se l’AI suggerisce di aumentare lo stock di un prodotto, tagliare una linea, cambiare una campagna, modificare un prezzo o spostare merce da un magazzino all’altro, qualcuno deve potersi fidare di quel suggerimento.

    E per fidarsi deve capirlo.

    Non necessariamente conoscere tutta la matematica dietro l’algoritmo, ma almeno avere una spiegazione leggibile: quali dati ha considerato? Quali pattern ha visto? Quali rischi segnala? Quanto è affidabile la previsione?

    L’AI spiegabile sarà fondamentale soprattutto nei contesti operativi.

    Perché chi lavora sul campo, in negozio, in magazzino o in produzione, non può semplicemente ricevere ordini da una scatola nera.

    Deve poter discutere, verificare, correggere, portare esperienza reale.

    La migliore AI, secondo me, non sarà quella che sostituisce le persone.

    Sarà quella che rende più forti le persone brave.

    Retail, AI agent e physical AI: il prossimo passaggio

    NVIDIA parla anche di AI agent e physical AI.

    Qui si apre un capitolo molto interessante.

    Gli AI agent sono sistemi capaci di eseguire attività più complesse in autonomia: non solo rispondere a una domanda, ma seguire un processo, collegare strumenti, prendere decisioni operative entro certi limiti, coordinare azioni.

    Nel retail questo potrebbe significare assistenti che monitorano campagne, analizzano vendite, suggeriscono riordini, preparano report, leggono anomalie, controllano disponibilità, aiutano il customer service e dialogano con i sistemi aziendali.

    La physical AI, invece, porta l’intelligenza artificiale nel mondo fisico: robotica, automazione, visione artificiale, magazzini intelligenti, movimentazione, controllo qualità, store analytics.

    Ed è qui che il confine tra digitale e operativo diventa sottile.

    Perché un conto è un’AI che scrive una mail.

    Un altro conto è un’AI che aiuta a capire come muovere prodotti, persone, merci, scaffali, picking, replenishment, consegne e resi.

    Nel retail moderno, la differenza la farà sempre di più la capacità di collegare tre mondi: cliente, dato e operazione.

    Chi riuscirà a farli parlare bene avrà un vantaggio enorme.

    La mia riflessione

    La cosa più interessante di questo report non è solo che l’AI sta crescendo.

    È che sta diventando normale.

    E quando una tecnologia diventa normale, smette di essere una moda e inizia a cambiare davvero il lavoro.

    Oggi l’AI nel retail non è più solo una promessa da keynote.

    È già dentro il marketing, dentro l’e-commerce, dentro i negozi, dentro la supply chain, dentro le decisioni aziendali.

    Ma la vera domanda non è: “Useremo l’AI ?”

    La vera domanda è: saremo pronti a usarla bene ?

    Perché adottare AI non significa automaticamente innovare.

    Innovare significa usarla per migliorare processi reali, ridurre sprechi, aiutare le persone, servire meglio i clienti e prendere decisioni più intelligenti.

    Il retail del futuro non sarà fatto solo da negozi più digitali o siti più personalizzati.

    Sarà fatto da aziende capaci di leggere prima quello che sta succedendo, reagire più velocemente e costruire esperienze più coerenti tra fisico e digitale.

    E forse, alla fine, l’AI più utile non sarà quella che ci stupisce.

    Sarà quella che lavora silenziosamente dietro le quinte, sistemando problemi prima che diventino visibili.

    Un po’ come succede nei migliori processi logistici: quando funzionano bene, nessuno li nota.

    Ma quando non funzionano, se ne accorgono tutti.

    #9Su10 #ai #CHATGPT #nvidia #retail #uso
  5. "Il Manifesto Femminista e Transfemminista racconta, ancora una volta, come la violenza di genere sia una questione pubblica, che riguarda tutta la società; il suo superamento, infatti, richiede coscienza comune, azione condivisa e rivoluzione culturale.  È ormai noto che per eradicare la violenza alle donne e di genere è necessario rimuoverne le cause agendo un ribaltamento strutturale delle relazioni economiche, sociali e culturali su cui si fonda la società.

    Un percorso collettivo che ha visto la partecipazione – oltre alle 88 socie della Rete D.i.Re – anche di decine di organizzazioni, una chiamata a raccolta delle donne e delle soggettività che riconoscono la natura della violenza e la sua origine nella disparità di potere tra uomini e donne e nel patriarcato."

    direcontrolaviolenza.it/la-vio

    #25n
    #25novembre
    #dire
    #femminismo

  6. Roma | La Casa dei Grifi riapre al pubblico dopo il restauro: dal 3 marzo visite in “real time” sul Palatino

    Elena Percivaldi

    Il Parco archeologico del Colosseo apre al pubblico dal 3 marzo 2026 la Casa dei Grifi, uno dei complessi residenziali di età repubblicana più antichi e meglio conservati del Palatino. L’intervento rientra nel secondo dei dieci progetti finanziati dal PNRR Caput Mundi, nell’ambito della Missione 1 – Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo, e rappresenta un caso emblematico di integrazione tra tutela, ricerca scientifica, restauro e nuove forme di accessibilità.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Il progetto, concluso nel dicembre 2024 nel rispetto delle tempistiche previste dal Piano, ha visto come Responsabile unico del procedimento Federica Rinaldi, con Aura Picchione alla direzione dei lavori. L’intervento ha interessato sia le strutture sia le superfici decorate, affiancando alle operazioni di consolidamento e restauro un articolato sistema di valorizzazione tecnologica pensato per rendere fruibile un sito strutturalmente fragile e difficilmente accessibile.

    Una domus repubblicana preservata dall’oblio

    La Casa dei Grifi è convenzionalmente datata tra la fine del II secolo a.C. e la metà del I secolo a.C. e venne riportata alla luce nel 1912 durante gli scavi diretti da Giacomo Boni. La domus deve il proprio nome ai due grifi in stucco bianco raffigurati all’interno della lunetta di uno degli ambienti ipogei: animali fantastici con testa d’uccello e corpo di felino, disposti araldicamente ai lati di un rigoglioso cespo d’acanto, su fondo rosso.

    La casa si articola su più livelli, adattandosi al pendio del colle, e deve il suo straordinario stato di conservazione a un processo di obliterazione precoce avvenuto già nei primi anni dell’età imperiale. La costruzione dei grandi complessi palaziali dei Flavi – la Domus Flavia e la Domus Augustana – attraversò fisicamente i livelli della domus repubblicana, compromettendone l’assetto planimetrico ma proteggendone le superfici decorate da ulteriori trasformazioni e spoliazioni.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Gli ambienti conservano oggi un palinsesto stratificato di almeno tre secoli di utilizzi, rifunzionalizzazioni e abbandoni, leggibile nelle murature, nei pavimenti e nelle decorazioni parietali.

    Gli ambienti ipogei e le decorazioni pittoriche

    Il livello inferiore della domus, ipogeo, è quello di maggiore interesse conservativo, ma anche il più problematico dal punto di vista della fruizione. Vi si accede tramite una scala molto ripida, che rende impossibile una visita diretta generalizzata.

    Si conservano otto ambienti, con pareti decorate da pitture parietali associate a stucchi e pavimenti a mosaico a tessere bianche, spesso incorniciati da fasce nere e inserti policromi. Le pitture rappresentano alcuni degli esempi meglio conservati di illusionismo architettonico di età repubblicana: colonne, lesene e podi, un tempo realizzati in stucco plastico, sono qui resi con grande perizia pittorica.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Particolarmente significativo è il grande ambiente centrale, dove le pareti simulano un colonnato su podio aggettante davanti a una sequenza di ortostati e pannelli marmorei dipinti, creando l’illusione di un ricco apparato architettonico. Il pavimento è decorato da un tessellato a bianco e nero con pseudo-emblema centrale, bordato in rosso antico e arricchito da cubi prospettici ottenuti mediante l’accostamento di materiali lapidei di diverso colore: palombino, calcare marnoso verde del nord Lazio e ardesia nera.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    “Consolidare il consolidato”

    La complessità del contesto archeologico ha richiesto un progetto strutturale altamente calibrato, diretto da Stefano Podestà, capace di mediare tra tutela, nuove esigenze di fruizione e interventi pregressi. La sfida principale è stata quella di “consolidare il consolidato”, confrontandosi con opere realizzate nel corso del Novecento e oggi non più pienamente rispondenti ai criteri attuali di durabilità e reversibilità.

    Gli interventi hanno riguardato il rinforzo della copertura in legno lamellare realizzata alla fine del XX secolo, mediante protesi in legno e acciaio alle testate degradate delle travi del terrazzamento superiore, nonché iniezioni di malte a base di calce idraulica per il ripristino della continuità muraria in stati fessurativi ormai quiescenti.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Un ulteriore intervento ha interessato la realizzazione di un nuovo spazio di accesso, caratterizzato da una struttura in acciaio che dialoga con la volta rampante dello scalone monumentale, senza interferire con le strutture archeologiche. Il doppio rivestimento in lamiera microforata, interno ed esterno, ripropone il profilo mancante del vano scala del Palazzo Flavio e garantisce totale reversibilità.

    Il restauro delle superfici decorate

    Il restauro delle pitture murali, coordinato da Angelica Pujia e Francesca Isabella Gherardi, ha restituito la brillantezza cromatica e la finezza compositiva delle decorazioni, a lungo occultate da depositi superficiali, incrostazioni e alterazioni dovute a precedenti interventi.

    Le superfici sono state consolidate, stuccate e pulite, anche mediante strumentazione laser, consentendo di recuperare dettagli altrimenti illeggibili. Particolare attenzione è stata riservata alle figure in stucco dei grifi, riportate alla cromia originale, così come al rosso intenso degli sfondi delle lunette e alla resa minuta dei girali di acanto.

    La visita in real time: un nuovo modello di accessibilità

    Per preservare il microclima e l’integrità delle superfici decorate, è stata ideata una visita in modalità real time che non ha precedenti nel panorama archeologico italiano. I visitatori vengono accolti in un ambiente protetto, da cui assistono alla proiezione in diretta streaming della visita guidata, condotta da una guida munita di videocamera all’interno degli ambienti ipogei.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Durante il percorso, un sofisticato impianto illuminotecnico attiva dieci scenari luminosi progressivi, studiati per accompagnare la narrazione e valorizzare selettivamente mosaici e pitture. Il ritorno avviene con una diversa scenografia, che mette in evidenza le strutture tarde responsabili dell’abbandono della domus.

    La visita è arricchita da video di ricostruzione tridimensionale, dedicati alla topografia del Palatino e alla ricostruzione integrale della casa, realizzati da Katatexilux con la supervisione scientifica di Roberta Alteri, Paola Quaranta e Federica Rinaldi.

    Impianti, domotica e accessibilità aumentata

    Gli interventi impiantistici, realizzati da Comoli Ferrari, hanno riguardato l’illuminazione, i sistemi domotici, la trasmissione dati e l’audio-video. L’illuminazione utilizza proiettori LED ad altissima resa cromatica (CRI 98), con ottiche differenziate per luce diffusa e per la valorizzazione puntuale dei dettagli, integrati in un sistema DALI che consente la modulazione delle scenografie luminose.

    Il sistema domotico controlla anche la qualità dell’aria, monitorando temperatura e umidità a tutela della conservazione, mentre la trasmissione dati è garantita da una rete Wi-Fi potenziata, progettata per superare le criticità di ambienti con murature di oltre un metro di spessore.

    L’impianto audio-video consente la proiezione verticale delle immagini in diretta e dei contenuti ricostruttivi, rafforzando il contrasto tra realtà archeologica e virtualità. Una mappa tattile con testi in italiano, inglese e braille completa il progetto di accessibilità.

    Un modello per la valorizzazione futura

    Le visite sono programmate ogni martedì, a partire dal 3 marzo, alle 14.00 in italiano e alle 15.00 in inglese, con accesso riservato ai possessori di Forum Pass SUPER e integrazione per la visita guidata di 8 euro.

    Come sottolineato da Alfonsina Russo, il format “Casa dei Grifi in real time” ambisce a diventare un modello per future iniziative di divulgazione archeologica digitale, mentre per Simone Quilici rappresenta un esempio virtuoso di integrazione tra archeologia e tecnologia destinato a fare scuola.

    ℹ️ INFORMAZIONI UTILI

    ✅ Come visitare la Casa dei Grifi
    📍 Via Sacra, Arco di Tito
    📅 Dal 3 marzo 2026
    🌐 Info: www.colosseo.it

    Please follow and like us: #accessibilitàAumentata #CasaDeiGrifi #domusRepubblicana #eventi #Palatino #ParcoArcheologicoDelColosseo #pitturaRomana #PNRRCaputMundi #restauri #restauroArcheologico #Roma #RomaAntica
  7. I consigli di Montanelli all’ambasciatrice statunitense

    Diversi [nel 1953, cone le elezioni politiche caratterizzate dalla legge maggioritaria ribatezzata “legge truffa”] erano i problemi di cui si doveva tenere conto e che complicavano l’ipotesi di un annuncio apparentemente senza problemi. Innanzitutto era indispensabile valutare l’impatto che avrebbe avuto sui partiti laici di centro, non entusiasti di un sistema troppo concentrato nelle mani della Dc e penalizzante per gli alleati minori. C’era poi una questione tempistica. In parlamento si stava già discutendo l’abrogazione della legge elettorale, quindi l’annuncio andava fatto in tempi ragionevoli e con dati precisi alla mano. Da ultimo, come si diceva, la perplessità di De Gasperi relativa alla nuova composizione di Camera e Senato non accompagnata da una issue d’impatto sull’elettorato. Si riferiva, più di ogni altra cosa, a Trieste, come annotava la signora Luce [ambasciatrice in Italia degli Stati Uniti] in chiusura di conversazione. E la questione, nel caso in cui fosse stata risolta, avrebbe potuto davvero imprimere un corso diverso agli eventi: “Quando [De Gasperi] mi accompagnò alla porta, mi chiese se sarei andata a casa per Natale. Dissi che speravo di sì. Poi, stringendomi la mano, affermò: ‘se il vostro Paese riuscirà a dare Trieste a questo governo per Natale, noi potremo farvi il regalo di annunciare che abbiamo ricontato i voti e vinto le elezioni di giugno, per poi cominciare la controversia coi comunisti. In quel caso potremmo avere qualche possibilità di vincere le future elezioni’ ” <59. Trieste, com’è noto, non tornò italiana quell’anno. Da un lato, i tempi non erano ancora maturi e, dall’altro, prevalse il senso di responsabilità di fronte a risultati e ad un parlamento ormai funzionante e legittimato <60.
    «Le elezioni non sono andate proprio a male – commentava la Luce usando un’immagine “gastronomica” – ma certamente si sono un po’ inacidite. Non offrono presagi luminosi per la nostra linea politica sulla Nato» <61. L’ambasciatrice accusava la stampa americana di aver dato un peso eccessivo al suo intervento di Milano: i giornali avevano fornito «immagini distorte e fuori dal contesto», dimenticando che solo la destra monarchico-fascista aveva esplicitamente attaccato il suo discorso <62. La conferenza del 28 maggio alla Camera di commercio di Milano è stata spesso ritenuta emblematica dell’interventismo della Luce, poiché in quella sede minacciò gravi conseguenze per il sostegno all’Italia in caso di vittoria di una delle ali estreme <63. Una tale interpretazione della vicenda, però, suscita a qualche perplessità. Esternazioni del genere non erano una novità per la diplomazia americana: John Foster Dulles in Germania aveva espresso sostanzialmente gli stessi concetti <64. Tuttavia, quelle di Milano risultarono sgradite al Dipartimento di Stato, che aveva espressamente chiesto alla Luce di non rilasciare dichiarazioni e tenere un basso profilo <65. In più, pochi giorni prima del discorso era stata la stessa ambasciatrice a fare considerazioni analoghe sui pericoli di un’eccessiva ingerenza statunitense. Scrivendo a Ferguson, amico personale nonché influente senatore repubblicano, aveva affermato che gli elementi antiamericani in Italia stavano «ansiosamente cercando prove di interferenza o pressione americana» <66.
    In questo frangente, non è azzardato ipotizzare l’influenza di una personalità importante con cui Clare Luce aveva stretto un rapporto di amicizia privilegiato: Indro Montanelli. Poco prima della partenza per l’Italia, Mrs. Luce aveva ricevuto una lettera del giornalista toscano, suo amico di lunga data <67. Augurandole un magnifico successo, che sarebbe stato «un gran bene per i due paesi», Montanelli così si rivolgeva alla Signora: «Spero di non trovarla delusa dei miei compatrioti, del loro (apparente) cinismo, della loro (superficiale) immoralità. Comunque, li affronti con coraggio, qualche volta con insolenza, e sempre con assoluta spregiudicatezza. Gl’italiani vanno pazzi per queste virtù, forse perché non conoscono la Virtù vera» <68.
    Pare proprio che l’ambasciatrice abbia seguito alla lettera i consigli del giornalista, a cui tra l’altro chiedeva, a conferma del rapporto di fiducia tra i due, un elenco di persone da incontrare a Roma. Montanelli le consigliò alcuni «manipolatori dell’opinione pubblica [sic]» <69. Da neofita della diplomazia e da scarsa conoscitrice del nostro Paese, Mrs. Luce doveva affidarsi necessariamente a qualcuno che la introducesse ai pregi e ai difetti del popolo italiano. Montanelli fu il suo “Cicerone” prima della partenza, dato che avevano passato molto tempo insieme a New York <70. Ma continuò ad essere una figura di riferimento molto ascoltata anche in Italia, suggerendo perfino vie d’uscita
    extraparlamentari. Non fu perciò solo una concezione semplicistica e grossolana della politica e della capacità americana di influenzare l’Italia a dettare il tenore dell’intervento di Milano a una settimana dal voto. Pesarono, come spesso accade, rapporti di amicizia, situazioni contingenti e tanti dubbi. Dubbi che, da quanto risulta dalla documentazione, rimasero in Clare Boothe Luce fino alla fine, facendo conoscere aspetti finora trascurati dell’ambasciatrice come, appunto, i tormenti sulle decisioni da prendere.
    [NOTE]
    59 Memorandum of conversation, C.B. Luce, A. De Gasperi, November 21, 1953, NARA, RG 84, Italy, U.S. Embassy, Rome, Records of Clare Boothe Luce 1955-1957, Lot File 64F26 (d’ora in poi RG 84, CBL), Box 4, f. Memoranda of conversations ’53.
    60 Pietro Ingrao, tra gli altri, ha sottolineato la correttezza di De Gasperi e Scelba nel prendere atto dei risultati, si veda C. Rodotà, Storia della legge truffa, cit., p. 105; M.S. Piretti, La legge truffa, cit., pp. 210-211.
    61 C.B. Luce to C.D. Jackson (Special Assistant to the President), June 19, 1953, FRUS, 1952-54, VI, pt. 2, pp. 1612-13. Si veda L. Nuti, Gli Stati Uniti e l’apertura a sinistra, cit., p. 7.
    62 C.B. Luce to C.D. Jackson, cit., pp. 1612-13.
    63 M. Del Pero, Gli Stati Uniti e la «guerra psicologica», cit., p. 977; A. Brogi, L’Italia e l’egemonia americana, cit., p. 74. Per il testo integrale del discorso in lingua originale si veda LOC, CBLP, Box 686, f. 4, May 28, 1953. Sulle varie reazioni della stampa italiana si vedano Wide press comments on Ambassador Luce’s speech, Italian press highlights n. 229, prepared by Mutual Security Agency and United States Information Service, May 30-31, June 1, 1953, DDEL, JFD Papers, 1951-59, General correspondence and memoranda series, Box 2, f. Strictly confidential – L (4); Italian elections, C. Norberg (Acting Deputy Assistant Director, PSB) to Acting Director (Office of Coordination, PSB), May 29, 1953, DDEL, WH Office, NSC Staff Papers 1953-1961, PSB Central File Series, Box 13, f. PSB 091 Italy (3).
    64 Dulles mise in guardia i tedeschi sulla pericolosità di votare i socialdemocratici, M. Del Pero, American Pressures and their Containment in Italy during the Ambassadorship of Clare Boothe Luce, 1953-1956, «Diplomatic History», vol. 28, n. 3, june 2004, p. 418.
    65 M. Del Pero, Stati Uniti e “legge truffa”, cit., p. 505; M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit., p. 186. Significativo, inoltre, il fatto che la Luce ricevette il plauso dell’armatore genovese Ernesto Fassio, che non nascose le simpatie per il ventennio fascista ma fu sempre assai critico verso il Msi, si veda LOC, CBLP, Box 603, f. Fa-Fea 1953.
    66 C.B. Luce (Ambassador in Italy) to H.S. Ferguson (Republican Senator), May 11, 1953, NARA, RG 59, Subject files relating to Italian Affairs, 1944-1956, Lot File 58D357, Box 11, f. 380.02 Emigration 1951-54.
    67 Il giornalista trasse da un incontro-intervista del 21 marzo a New York l’articolo Clare Luce, «Corriere della Sera», 7 aprile 1953. Si veda il commento nel diario di Montanelli, citato in S. Gerbi, R. Liucci, Lo stregone. La prima vita di Indro Montanelli, Einaudi, Torino, 2006, p. 295.
    68 I. Montanelli a C.B. Luce, 31 marzo 1953, LOC, CBLP, Box 606, f. 3 Mod-Mon 1953.
    69 I. Montanelli a C.B. Luce, s.d. ma tra il 21 marzo, quando i due si incontrano, e il 31 marzo 1953, data in cui Montanelli ringrazia per l’approvazione dell’articolo destinato al «Corriere», LOC, CBLP, Box 606, f. Mod-Mon 1953. Altro segno della stima reciproca tra i due è un passaggio di un memorandum del 1954, in cui la Luce enumera le tante volte (sei in venti mesi) in cui si è incontrata con il giornalista, definito «un profeta di inevitabili sventure». Al sostantivo «profeta» è abbinato l’aggettivo inesistente «voluable», non è chiaro se la parola originale fosse «valuable» (prezioso) o «voluble» (loquace). Si veda Memorandum of conversation, I. Montanelli, C.B. Luce, November 20, 1954,
    NARA, RG 84, CBL, Box 4, f. Memoranda of conversations ’54.
    70 È Montanelli ad affermare di essere amico di Mrs. Luce «da molto prima che lei diventasse ambasciatrice in Italia», si veda Una gladio in borghese, Intervista a Indro Montanelli di M.G. Rossi e M. Del Pero, «Italia contemporanea», settembre 1998, n. 212, p. 647.
    Federico Robbe, Gli Stati Uniti e la Destra italiana negli anni Cinquanta, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2009-2010

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  8. Cambio di rotta: vince l’economia aperta

    Le discussioni riguardo all’impostazione politico-economica da assumere si risolsero spesso in dibattiti verbali, senza svolte concrete. L’idea predominante di politica economica era sostanzialmente quella dello smantellamento dei controlli esistenti e della restaurazione del potere padronale in nome dell’efficienza e dell’iniziativa privata. In questo clima, il dibattito riguardo ai princìpi generali di gestione dell’economia del paese venne presto risolto dalla decisione più importante presa nel dopoguerra; l’abbandono progressivo di un’ormai difficile politica di protezionismo e di chiusura degli scambi con l’estero, a favore di un orientamento dell’economia italiana verso una politica di apertura commerciale e di intensificazione degli scambi esteri. <21 Tale indirizzo di liberalizzazione progressiva rappresentava probabilmente una scelta obbligata per l’economia italiana. L’Italia è da sempre caratterizzata da una scarna presenza di materie prime; tutti i prodotti naturali come il legno, il carbone, il ferro, il petrolio, o l’uranio, fondamentali per lo sviluppo industriale, non sono presenti nel suolo o sottosuolo italiano. Per l’economia italiana, il concetto di sviluppo industriale è necessariamente connesso a quello di sviluppo delle importazioni, dovendo l’industria obbligatoriamente rifornirsi di materie prime provenienti dall’estero. L’idea di sviluppo delle importazioni esige parallelamente lo sviluppo delle esportazioni, e quindi una necessaria apertura commerciale crescente. <22 L’Italia perciò non si trovò di fronte alla scelta apparente tra sviluppo come economia chiusa e sviluppo come economia aperta, come ampiamente discusso in precedenza, ma di fatto si trovò a scegliere fra sviluppo industriale come economia aperta e rinuncia totale allo sviluppo industriale.
    La situazione all’interno del paese fu chiara, nei confronti del Nord la politica dei governi di centro si orientò soprattutto verso un intervento a sostegno della ripresa industriale; già nel corso del 1947 il Tesoro si preoccupò di prestare aiuto ad un certo numero di imprese minacciate dalla crisi e di anticipare somme consistenti all’Iri. <23 Dal settembre di quello stesso anno, il Fondo per il finanziamento dell’industria meccanica cominciò ad operare a sostegno di specifici provvedimenti a favore dia dei movimenti d’esportazione sia dei processi di ristrutturazione industriale. <24 Fu altrettanto importante l’accordo che il governo italiano concluse nella seconda metà del 1947 con l’Export-Import Bank per la concessione di un prestito ingente, con l’obiettivo di consentire alle imprese industriali italiane l’acquisto negli Stati Uniti di materie prime, macchine e beni strumentali. Tramite gli aiuti dell’Erp (European Recovery Program) vennero acquisite ulteriori attrezzature; con una parte dei prestiti dell’Erp fu possibile finanziare l’acquisto, per gran parte negli Stati Uniti, di macchinari per un ammontare complessivo di oltre 255 milioni di dollari fra l’aprile del 1948 e la fine del 1951. La maggior parte di questi fondi, più del 70 percento, vennero equamente distribuiti fra l’industria siderurgica, impegnata a finanziare i programmi di integrazione verticale del ciclo produttivo, quella elettrica per la costruzione di centrali termoelettriche, e quella metalmeccanica. <25
    Il governo, potendo ricorrere sempre più liberamente al commercio estero, puntò sostanzialmente a rafforzare le industrie di base, garantendo parte dei mezzi finanziari per accrescere l’importazione delle attrezzature richieste per la riconversione degli impianti e per il superamento del ritardo tecnologico. Le imprese mantennero la loro libertà, impiegarono liberamente la manodopera e destinarono gli investimenti secondo le loro linee guida; lo Stato invece, contribuì in maniera decisiva a rendere possibile sia il rilancio della produzione, che la riduzione dei costi e l’aggiornamento della tecnologia tramite nuovi macchinari. I maggiori aiuti in tal senso, furono concessi all’industria metalmeccanica, addirittura in misura maggiore anche all’industria tessile, fino ad allora esportatrice per eccellenza. Si trattò di una vera e propria scommessa, infatti alla fine della guerra l’Europa centro-occidentale, che assorbiva negli anni pre-conflitto circa il 60 per cento dell’export italiano, risultava devastata sia dal tracollo economico tedesco sia dalla grave flessione della domanda verificatasi in Francia ed in Inghilterra. Inoltre, con l’inizio della “guerra fredda”, molti canali commerciali promettenti furono impossibilitati dall’essere raggiunti; in tal senso fu soprattutto l’industria meccanica che ne risentì visto che aveva già aperto dei canali con l’Europa orientale. <26
    Nel complesso però, gli impianti dell’industria italiana erano per buona parte di recente fabbricazione, ad eccezione dell’industria tessile. La situazione italiana quindi, non si trovava in particolare difficoltà rispetto al resto d’Europa; il grande divario era nei confronti degli Stati Uniti. <27
    Di fatto, per realizzare consistenti e rapidi aumenti di produttività nel settore metalmeccanico, furono sufficienti l’adozione di alcuni procedimenti tecnici più aggiornati e una migliore utilizzazione delle risorse attraverso varie economie esterne, una maggiore specializzazione delle maestranze, e alcuni perfezionamenti dell’organizzazione del lavoro.
    L’industria italiana poteva dunque affrontare i rischi di una liberalizzazione degli scambi, così pure il Tesoro che poteva ormai contare su consistenti riserve valutarie.
    La decisione di aprire l’economia italiana agli scambi con l’estero non implicava necessariamente che l’apertura dovesse avvenire verso gli altri paesi europei. Parlando in maniera molto poco concreta, l’industria italiana avrebbe potuto rivolgersi ai mercati presenti nel bacino del Mediterraneo o nel continente sudamericano. Di fatto però le possibilità a cui si trovò di fronte non erano molte; i paesi balcanici erano entrati a far parte dell’area di influenza sovietica; i rimanenti paesi mediterranei erano sotto l’influsso economico o politico francese o britannico; l’America Latina era legata sempre più strettamente agli Stati Uniti; in questo tipo di contesto le scelte furono quasi obbligate. <28 L’Italia al termine del conflitto si era venuta a trovare nella sfera d’influenza statunitense, e gli Stati Uniti, volendo creare un blocco europeo saldamente integrato dal punto di vista economico e politico, incoraggiò apertamente il riattivarsi degli scambi commerciali fra paesi europei, vedendo con favore l’inserimento dell’economia italiana nel blocco europeo. Sotto questo aspetto, è da notare come da un lato gli Stati Uniti comprendessero le difficoltà che l’industria europea incontrava nei confronti di quella americana, non insistendo perciò per una liberalizzazione degli scambi europei con l’area del dollaro, e dall’altro come invece premessero affinché venissero liberalizzati al più presto gli scambi all’interno dell’area europea. Ragioni economiche e ragioni politiche spinsero il governo italiano verso una rapida liberalizzazione nei confronti dei mercati europei. Il confronto diretto con economie più avanzate e industrializzate doveva risultare decisivo per l’evoluzione strutturale dell’economia italiana, nei suoi aspetti positivi e negativi.
    Una volta stabilita la linea della liberalizzazione commerciale, questa fu seguita con continuità e prontezza. La precedenza venne data al commercio con i paesi europei, nei confronti dei quali le limitazioni quantitative alle importazioni vennero presto abolite. Dal settembre 1949, in seguito all’accordo di Annecy, si procedette a una revisione dei dazi così come era stato convenuto fra tutti i paesi membri dell’Oece; venne approvata una nuova tariffa doganale, che comportava una revisione delle tariffe in senso liberista per tutti i paesi partecipanti. Bisogna ricordare che all’indomani della guerra, nel 1946, le importazioni dei paesi Oece (Organizzazione europea per la cooperazione economica) non sottoposte a vincoli di licenza erano appena il 3,5 per cento delle importazioni totali, e tale percentuale crebbe al 23 per cento nel 1949, al 50 per cento nel 1952, al 99 per cento nel 1954. Se le vecchie tariffe doganali in vigore, approvate nel lontano 1921 e basate su dazi ad valorem erano state ormai vanificate per via dell’inflazione, risultò decisiva la decisione di abolire le restrizioni quantitative all’importazione per un gruppo di merci che forniva il 45 per cento delle importazioni italiane dai paesi dell’area occidentale. Mentre le limitazioni quantitative venivano ridotte rapidamente, la revisione dei dazi doganali avvenne con maggiore gradualità. Dal 1948 l’Italia cominciò a stipulare una serie di accordi multilaterali con altri paesi europei, allo scopo di facilitare i pagamenti e garantire crediti reciproci. Come già ricordato, alla fine del 1946 l’Italia fu ammessa al Fondo monetario internazionale e alla Banca mondiale; nel 1949 aderì all’Oece, nel 1950 all’Unione europea dei pagamenti, nel 1953 alla Ceca, per poi culminare tale processo di integrazione europea con la stipulazione del Trattato di Roma del 1957 che diede origine al mercato comune europeo con la CEE.
    A sostenere l’opportunità di smantellare le vecchie barriere protezionistiche furono soprattutto Cesare Merzagora e La Malfa, ministro del Commercio con l’estero dal luglio 1951. Ideologia condivisa anche dal presidente della Confindustria Angelo Costa, ma non da alcuni grandi gruppi. Per molti la via solcata da La Malfa avrebbe rappresentato un suicidio economico, per questo dovette condurre una dura battaglia a sostegno di una linea di condotta che mirava, con l’ampliamento dei mercati, a promuovere la crescita dell’economia italiana in modo tale da consentire sia l’equilibrio dei conti con l’estero sia una crescita del reddito nazionale. <29
    Inizialmente venne mantenuto un livello di produzione relativamente più elevato rispetto ad altri paesi a favore di alcune produzioni agricole, quali il grano, lo zucchero e il vino, e produzioni industriali, quali i filati, le automobili, i trattori e gli apparecchi elettrici. Nonostante ciò si procedette speditamente all’eliminazione di vincoli e contingentamenti e alla riduzione della maggior parte delle aliquote doganali. Guardando i dati, effettivamente entro la fine del 1953 l’Italia giunse a liberalizzare quasi completamente, e prima di ogni altra nazione, le importazioni dai paesi membri dell’Oece, sia per i prodotti agricoli e le materie prime sia per i manufatti e i semilavorati.
    Molte misure protettive interne come incentivi alle imprese, agevolazioni fiscali e altre forme di aiuto dirette o indirette, controbilanciarono la progressiva liberalizzazione degli scambi. <30 I governi di centro, in questo periodo di mutamento del sistema politico-economico, una volta riusciti nella rischiosa impresa di avviare l’integrazione dell’economia italiana nel mercato internazionale, si trovarono a dover mediare le reazioni che questo passaggio necessario aveva suscitato in un ambiente che non si era mai cimentato in una sfida simile.
    Dal 1950, anche per via degli effetti dell’opera di mobilitazione determinata pure in Europa dalla guerra di Corea, sia la produzione industriale che gli investimenti superarono i massimi valori prebellici. Inoltre in quel periodo, il bilancio statale si avviava verso il pareggio e il reddito nazionale tornava a riportarsi ai livelli prebellici. Risultati di un certo spessore, come sottolineato dal governatore della Banca d’Italia Donato Menichella e dal ministro del Tesoro Giuseppe Pella, se si tiene presente che all’epoca della Liberazione il reddito cadde a meno della metà del 1938. <31 D’altro canto però, bisogna tener presente che il reddito pro capite italiano era in ogni caso un terzo di quello francese e inglese, e meno di un quinto di quello nordamericano. Del resto pesavano nettamente gli oltre due milioni di disoccupati. Un ampio numero di persone versava in condizioni di miseria e di indigenza, non solo nel Mezzogiorno ma pure in alcune aree del Centro e del Nord sebbene in dimensioni più contenute, stando ai dati raccolti dalle inchieste parlamentari condotte fra il 1952 e il 1953.
    Versando il paese in condizioni non particolarmente agiate, gran parte del mondo politico reputò la competizione con le aree forti dell’economia europea una scommessa temeraria anche se da un punto di vista obbligata per un paese come l’Italia con un’economia essenzialmente di trasformazione e privo di materie prime. La necessità di migliorare la competitività della nostra industria urgeva per reggere all’urto della concorrenza straniera. L’industria italiana era basata essenzialmente su prodotti a scarso contenuto tecnologico e su processi labour intensive, perciò era necessario mantenere basso il costo della manodopera, oltre ad accrescere le economie di scala; gli ostacoli per mantenere basso il costo della manodopera non erano certamente pochi, visto che si andava contro le opposizioni prospettate dai sindacati e dai partiti di sinistra.
    La riconversione dalle strutture autarchiche ereditate dal periodo fra i due conflitti mondiali a un sistema aperto e competitivo non fu un passaggio semplice neanche per il mondo imprenditoriale. L’industria italiana, ad eccezione di pochi casi come le fibre sintetiche e i derivati dalla distillazione del petrolio, non aveva le forze necessarie per avventurarsi in nuovi settori di produzione. Il percorso seguito fu così quello di concentrarsi intorno al blocco automobilistico, meccanico, siderurgico e a quello cementiero, con poche incursioni nel comparto dei beni d’investimento.
    Non si può stabilire con certezza la piega che avrebbe potuto prendere il sistema industriale italiano nel caso in cui il governo avesse adottato fin dal dopoguerra, come ipotizzato, una politica di piano. <32 Ciò che si è potuto costatare è che sia i vincoli e le norme che regolavano il sistema monetario e l’interscambio fra l’Europa e gli Stati Uniti, sia le relazioni stabilite da tempo con Francia e Germania concorrevano all’integrazione dell’Italia nell’area euroatlantica.
    L’iniziale inserimento nel mercato internazionale fu conseguito tramite alcuni passi eccessivamente forzati, come la drastica svalutazione della lira rispetto al dollaro da 225 a 575 lire, dovuta principalmente alle pressioni e agli interessi finanziari dei settori più direttamente legati alle esportazioni.
    [NOTE]
    21 Si veda P. Barucci, op. cit.; secondo l’autore la decisione italiana di aprire la propria economia agli scambi con l’estero, era stata presa su pressioni degli Stati Uniti, fin dal 1945. Si veda anche P. Saraceno, Finanziamenti per settori, mercati di utilizzo dei crediti esteri ed altri elementi che condizionano la politica economica italiana, in P. Saraceno, a cura di P. Barucci, Ricostruzione e pianificazione (1943-1948), Giuffrè Editore, Milano, 1974. Saraceno mette in luce il rapporto economico tra Stati Uniti e Italia; rapporto che avrebbe potuto condizionare la spinta degli Stati Uniti nei confronti della liberalizzazione italiana.
    22 Pone particolare enfasi a favore di questa linea, Demaria, nella già citata relazione al convegno di Pisa nel 1942. Secondo Demaria, l’isolamento dell’economia italiana fra le due guerre era la misura più esatta del mancato sviluppo.
    23 Si veda G. La Bella, L’Iri nel dopoguerra, Edizioni studium, Roma, 1983; il testo approfondisce le dinamiche relative all’Iri nel dopoguerra e come il Tesoro abbia aiutato le sue numerose imprese.
    24 Si vedano G. Amato, Il governo dell’industria in Italia, Il Mulino, Bologna, 1972, pp. 47 e sgg; P. Saraceno, La riattivazione dell’industria italiana, in P. Saraceno et al., a cura di N. Gallerano, L’altro dopoguerra: Roma e il Sud, Franco Angeli, Milano, 1985.
    25 Consultare M. Pelaja, Ricostruzione e politica siderurgica, in Italia contemporanea, Milano, 1982; riguardo un quadro sui problemi di riconversione del settore siderurgico affrontati sin dai primi negoziati internazionali, si veda G. Carli, Cinquant’anni di vita italiana, Economica Laterza, Roma-Bari, 1993, pp. 51-52. Per quanto riguarda il settore elettrico, consultare B. Bottiglieri, L’industria elettrica dalla guerra agli anni del miracolo economico, in B. Bottiglieri et al., a cura di V. Castronovo, Dal dopoguerra alla nazionalizzazione 1945-1962, Laterza, Roma-Bari, 1994. Si veda anche nell’opera appena citata, L. De Paoli, Programmi di investimenti e nuove tecniche.
    26 Si veda V. Castronovo, L’industria italiana, pp. 266 e sgg, in V. Castronovo et al., La ricostruzione nella grande industria, Bari, Laterza, 1978.
    27 Per avere un quadro generale sul profilo d’insieme e dei vari settori, vedere Confederazione generale dell’industria italiana, L’industria italiana alla metà del secolo XX, Roma, 1953
    28 Anche prima dell’inizio della guerra fredda, la ripresa dei rapporti commerciali con i paesi dell’Est europeo era stata vietata dalla Commissione alleata di controllo. Si veda in tal proposito G. Gualerni, Ricostruzione e industria: per un’interpretazione della politica industriale nel secondo dopoguerra, 1943-1951, Vita e pensiero, Milano, 1980.
    29 Si veda a cura della segreteria generale del C.I.R., Lo sviluppo dell’economia italiana nel quadro della ricostruzione e della cooperazione europea, aa. vv., Roma, 1952; A. O. Hirschman, Potenza nazionale e commercio estero, in A.O. Hirschman et al., a cura di F. Asso e M. De Cecco, Il Mulino, Bologna, 1987.
    30 G. Amato, op. cit.
    31 S. Ricossa e E. Tuccimei (a cura di), La Banca d’Italia e il risanamento post-bellico, 1945-1948, Laterza, Roma, 1992
    32 Per un’analisi approfondita delle prospettive economiche in questione si vedano M. De Cecco, Lo sviluppo dell’economia italiana e la sua collocazione internazionale, in Rivista internazionale di scienze economiche e commerciali, 1971; V. Zamagni, Una scommessa sul futuro: l’industria italiana nella ricostruzione (1946-1952), in V. Zamagni et al., a cura di E. Di Nolfo, R. Rainero e B. Vigezzi, L’Italia e la politica di potenza in Europa (1945-1950), Marzorati, Milano, 1988.
    Emanuele Zema, Come l’economia italiana si apre al mondo dopo la ricostruzione, Tesi di Laurea, Università Luiss “Guido Carli”, Anno Accademico 2017-2018

    #1946 #1947 #1949 #1953 #aperta #centro #CesareMerzagora #commercio #disoccupati #DonatoMenichella #economia #EmanueleZema #estero #GiuseppePella #governi #industria #Italia #lira #Oece #Piano #politica #protezionismo #StatiUniti #svalutazione #UgoLaMalfa

  9. Non l’ho messo nel post di ieri perché sarebbe venuto un papirone e comunque interessa solo ai wordpressisti, non anche a chi usa altri sistemi, però…. questo è quello che ho dovuto fare per sistemare le #serie, lo scrivo anche per reference. Mezzo casino, ma in genere coi plugin è sempre così, sono tutti diversi… invece, le categorie sono una funzionalità di #WordPress, quindi tutto si integra in automatico. 👌

    • Quasi 5 minuti spesi a orientarmi tra i menu di PublishPress Series… e ancora adesso non riesco a capire non solo perché ci siano due pagine di gestione “Serie” e “Gestione delle serie” sotto il menu Articoli che potevano essere benissimo una (la seconda è virtualmente una copia della prima, eccetto che manca il form per creare una serie), ma poi neanche perché ci sia un menu Serie separato che ospita solo la pagina Impostazioni (e allora c̛̄a̬r̷͜i̲ss̞i͈͝m̜i͚̒, o evitate il menu Articoli e mettete tutto tutto sotto il vostro, o̔̋͆p̠̫͔̆̓p̶̡̛̙̭̑ͬ̄ͮ͌͜ű͇̪̅ͭ̋r͇̙̼̙͇̥ͦͮͯ̍ͬé̛̞ͨͨ̒̍̑ͅ n̹o͇ͅṋ̶͠ m̴̤̭̾̇ͧͅe̹͈͙͌̄t͎̼͉͕̬̔̇ͤt̡̳̐ē̴̝̦̱ͪ̈́̋ͭ͘t̛̙̩̪̤̄͆̍͌e̞̟̲̥ u̸̬̣̘̹ͤ̏ͩͭn̫̼͔̟ͤ̈́̓͊͜͜͞ a͍̜͊̇ͬl̫̤͊t̵ró̶̩͌ m̡̺̩̳͔̰̬͆̉e̦n͎ͣ̀͛ṵ̡̲̻̳͉̾̚͜ͅ e il singolo tasto per le impostazioni lo mettete… beh, sotto la voce Impostazioni del CMS)… 🤧
    • Aggiungendo #post ad una serie, in automatico in cima alla pagina di ognuno di loro viene aggiunto un riquadro che indica di quale fa parte ciò che si sta leggendo, con link sia che rimandano alla pagina della serie, sia agli altri articoli, e puntata precedente e successiva in fondo alla pagina.
      • One small issue: gli articoli senza titolo non prendevano spazio nel riquadro, essendo sia invisibili che incliccabili. E, seppur il #plugin abbia una sezione di templating per personalizzare l’HTML generato, non c’è modo di far apparire il collegamento al post preso singolarmente. Per fortuna, me la sono cavata senza modificare il codice, con una hack accettabile: CSS custom per scrivere del content nella parte :after dei link sfigati. 🤯
    • Il box comunque usciva in troppe (2) pagine dove proprio non dovrebbe, nell’anteprima degli #articoli fuori dalla loro effettiva visualizzazione, rubando spazio a schermo e (credo) causando confusione. Anche qui, in realtà, l’unica opzione non rognosa è il CSS, e per fortuna con tutta la munnizza che viene scritta nel corpo di un’intera pagina dal server è facilissimo costruire dei selettori che agiscano solo nei contesti che mi interessano.
    • La pagina di ogni serie usava di default il template di #tassonomia del sito, che sarebbe ok… se solo mostrasse la descrizione. Quindi ho dovuto attivare il template lista del plugin, che invece lo fa, ma ecco altre rogne con questo… e inizialmente credevo di potermela risolvere senza modificare il #template PHP, ma alla fine ho dovuto. Per fortuna, anche se ci ho messo 3 minuti tosti a capirlo dalla documentazione fatta malino, mi è bastato creare una copia del file nella cartella root del mio tema, e modificare quella. 🔥️
      • Prima, la completa assenza della sidebar del #sito, quindi anche del link per tornare alla home o del menu di navigazione… ho dovuto modificare il sorgente. Chiamando wp_nav_menu() faccio comparire almeno la navigazione, ma il link normale l’ho messo a parte.
      • Poi, di nuovo il problema dei collegamenti senza titolo, e anche in questo caso il CSS sarebbe stato sufficiente, ma, visto che ormai c’ero già, ne ho approfittato e modificato proprio l’HTML…
    • E in tutto questo, la pagina indice delle serie usa in ogni caso il suo template e per ora quindi non c’è neanche un rimando alla home. Forse posso modificare il template senza rompere gli aggiornamenti usando lo stesso metodo dell’altro, però penso non mi sbatterò nemmeno, perché lì onestamente il link è superfluo.
      • Btw, il suo permalink default è /series-toc/, e io l’ho cambiato in /series/ perché è più logico considerando che le serie (sempre di default) stanno sotto /series/<la-serie-qualunque>/… ma ora che ci ripenso, ho scartato l’occasione per cambiare il percorso di tutto in /t-series/ in memoria di un meme che non fa più ridere… dovrei per caso rimediare solo per il funny, o lasciare così? 🕷

    Aggiungere gli articoli vecchi alle serie però, e soprattutto alle categorie, come accennavo, è si semplice, ma non facile… è il lavoro cinese di aprire la dashboard con la lista di tutte le centinaia di post, e scorrere, a volte cercando cose che già ho in mente e altre seguendo il flusso, vedendo se qualcosa attira la mia attenzione. A quel punto a volte mi basta guardare l’anteprima, altre però è troppo corta e devo aprire decine di nuove schede per rendermi conto se il contenuto è quello che penso, per capire cosa selezionare. Almeno, unica cosa buona, selezionando gli elementi su questa schermata posso aggiungerli in blocco al gruppo che mi interessa, altrimenti non immagino la sofferenza di andare uno ad uno… 🙏 (questa cosa btw non è inclusa nemmeno in molti #software di note più personali, stavolta Worpres vince)

    https://octospacc.altervista.org/2024/04/12/octtseries/

    #WordPress #plugin #sito #software #serie #post #tassonomia #articoli #template

  10. Quando ascoltai per la prima volta questo brano, ormai una trentina di anni fa, la cosa che mi colpì fu il suono della chitarra di Jonny Winter. Al basso Tonny Shannon, che poi diventerà il bassista dei Double Truble, la band di Steve Ray Vaughan.

    Johnny Winter - Be Careful With A Fool #blues #rockblues #mastoradio https://yewtu.be/watch?v=8Tyg5SJDpiQ
  11. RE: psicospace.it/la-plastica-negl

    Ogni anno, oltre 8 milioni di tonnellate di #plastica finiscono nei mari e negli #oceani del nostro pianeta. Bottiglie, sacchetti, reti da pesca… ma anche particelle invisibili chiamate #microplastiche, ormai presenti ovunque: nell’acqua, nel cibo e persino nell’aria che respiriamo.

    Da dove arriva tutta questa plastica? Cosa succede una volta in mare?
    Perché questo problema riguarda non solo gli ecosistemi marini, ma anche noi?

    @ambiente @[email protected] @scienze

    #Inquinamento #Mare #Ecologia

  12. il punto non è se sei paranoico… il punto è se sei abbastanza paranoico (“strange days”, 1995) / differx. 2025 (aprile)

    sì: sarò paranoico ma certo – mettendo i fatti in fila – non è che ci si senta proprio al settimo cielo della sicurezza personale e collettiva, per non parlare della produzione di senso, individuale e di gruppo. l’obiettivo, ricordiamocelo, non è solo l’auspicato rovesciamento dello stato di cose presente, ma anche – e sempre – la costruzione di situazioni qui e ora. la costruzione e condivisione di senso.

    e: le istituzioni sono i nemici frontali delle situazioni. si comincia (o si continua) a doverle rifiutare tutte. o qualcosa del genere. 

    ecco insomma la fila dei fatti, incompleta, per mia distrazione, sicuramente :

    • il (p)residente della repubblica delle banane firma e dunque vara (è complice del varo di) un decreto “sicurezza” che in pratica istituisce lo stato di polizia, e dà ancora maggiori protezioni a quelle stesse forze neofasciste e repressive che – più o meno pilotate dai servizi segreti statunitensi – negli scorsi settant’anni hanno commesso in Italia un gran numero di ormai notissimi crimini, esecuzioni, stragi, depistaggi, accordi con le mafie eccetera; e che – soprattutto con Genova 2001 – si sono riprese pienamente il campo squadristico storico, ‘arricchito’ dalle esperienze della macelleria delle dittature sudamericane;
    • la medesima repubblica delle medesime banane non solo intrattiene ottimi rapporti (anche economici e militari) con israele e con la sua natura e prassi genocida e razzista, ma attua energicamente il razzismo e la deportazione anche in casa propria (cpr, lager in Albania, permanenza della legge Bossi Fini eccetera);
    • la compagine neofascista del goveno della stessa repubblica delle stesse banane ha da tempo occupato e blindato posti chiave nell’informazione e distribuzione dell’informazione generalista (per non parlare dell’editoria, della distribuzione e di canali video non ‘pubblici’: proprietà diretta del defunto referente politico della mafia celebrato con funerali di Stato due anni fa); 
    • la detta compagine si avvia a completare il piano piduista di Gelli, sottomettendo la gestione della giustizia alle esigenze del governo e dei suoi padrini e padroni criminali; così come si avvierà presto a finire di smantellare sanità e scuola pubbliche, per ulteriormente accentuare la natura classista delle opportunità effettive di accesso a salute e istruzione;
    • in tutto questo, la sinistra istituzionale, segnatamente il PD, è incerto se oscilli più tra cretinismo e connivenza, o tra connivenza lassista e connivenza attivamente complice; 
    • il caso Paragon, il software usato da forze (non identificate) dello Stato per spiare giornalisti, attivisti e altri individui, ri-chiarisce perfettamente, se ce ne fosse bisogno, che le istituzioni – tutte – non si sono mai fatte né si fanno tutt’ora il minimo scrupolo di ricorrere a mezzi illegali e invasivi per spiare i cittadini, non importa se coinvolti in attività politiche o meno; (le stesse tecnologie che permettono lo spionaggio – e magari il furto e la vendita di dati sensibili – permettono anche, si può immaginare, la fabbricazione di false prove e accuse contro chiunque);
    • Meta fa attivamente shadowbanning e boicottaggio di post e account filopalestinesi sia su facebook che su instagram, nonostante soprattutto instagram sia una fonte ricchissima di informazioni che riescono – a valanghe: per pressione quantitativa – a sfuggire ai filtri e a trasmettere in diretta il genocidio che israele commette ai danni di Palestinesi;
    • Meta ti obbliga alla sua IA, installata su whatsapp, e non è ancora chiaro se e come ci sarà una possibilità di opt-out, né quanto e come (e con quali garanzie e chiarezza) sarà o già ora è possibile tener fuori il naso di Zucko dalle nostre conversazioni private, le nostre foto, i video, gli appunti, le opinioni, insomma dai sacrosanti cazzi nostri;
    • Google e Microsoft hanno fornito e forniscono tecnologie di IA e supporto cloud alle forze israeliane per il massacro dei Palestinesi; sono gli stessi Google e Microsoft che ospitano e gestiscono percentuali spaventose di materiali e informazioni dai e sui cittadini di (praticamente) tutto il mondo; per non parlare di Meta, daccapo; in quali mani siamo?

    [continua]
    [forse]

    #accordiConLeMafie #AI #controllo #controlloSociale #CPR #criminali #crimini #decretoSicurezza_ #decretoSicurezza #depistaggi #dittatura #dl1660 #esecuzioni #facebook #fascismo #fascisti #funeraliDelloStato #funeraliDiStato #Gelli #genocidio #google #governo #IA #Instagram #istruzione #istruzionePubblica #lagerInAlbania #lottaDiClasse #mafia #mafie #Meta #Microsoft #neofascismo #neofascisti #Palestina #palestinesi #Paragon #PD #puliziaEtnica #razzismo #razzisti #repressione #repubblicaDelleBanane #sanitàPubblica #ScuolaDiaz #scuolaPubblica #scuolePubbliche #shadowbanning #social #socialNetwork #spionaggio #statoDiPolizia #stragi #testiDiMgInRete #whatsapp

  13. E ricordate anche quella parola poco usata che è ormai quasi sparita dall’uso, sia in pubblico che in privato: tenerezza. Non potrà farvi male … cctm.website/raymond-carver-us

    Raymond Carver

    da Il mestiere di scrivere, Einaudi, 2015

    #raymondcarver #tenerezza #libri #cctmwebsite #anoipiaceleggere #leggere

  14. <

    In un mondo dove l'idea di "consumo" è ormai andata fuori scala e senza più alcun significato nonostante le nostre risorse come pianeta e genere umano non siano affatto infinite

    [E questo anche grazie allo sperpero energetico abnorme, pericoloso e senza controllo degli LLM che nei prossimi meni/anni diventerà la *vera* emergenza]

    In tal senso consumare diversi ettolitri di kerosene solo per dire di aver "festeggiato due volte il #capodanno" che vuoi che sia...

    😠 😭 😞

    2/2 [END]

  15. 10 anni di baobab experience + elenco di appuntamenti (a partire da oggi) + lettera al governo sul caso almasri

    Ricevo e molto volentieri rilancio la più
    recente newsletter di Baobab Experience:

    Sono passati 10 anni dallo sgombero di Ponte Mammolo che ha dato inizio all’esperienza di Baobab Experience. E visto che 10 è un gran bel numero, ci sembrava il caso di festeggiarlo. Sarà un anno all’insegna della restituzione alla collettività di tutto quello che abbiamo imparato sul campo: con eventi, dibattiti, incontri di formazione e tanto altro. Non solo per raccontare quello che siamo e che siamo stati in tutto questo tempo, ma per permettere a sempre più persone di avvicinarsi e comprendere il mondo di oggi: le sfide, le politiche nazionali ed internazionali, e, sopra ogni cosa, che cosa sia, davvero, la migrazione. Perché un mondo diverso è possibile, e noi vogliamo contribuire a costruirlo.

    _________

    Bisogna avere il coraggio di inventarsi l’avvenire
    Thomas Sankara

    Come è iniziato questo 2025

    Questa newsletter doveva avere al centro il racconto di cosa sono stati questi dieci anni, ma i fatti di cronaca delle ultime settimane hanno reso necessario un taglio diverso. Di questi dieci anni avremo modo di parlare a lungo, oggi purtroppo troverete soprattutto il caso Almasri e quello che ha significato per la comunità di Baobab e per il Paese.

    Dai campi di via Cupa al Welcome Center di via Tiburtina: una vittoria di tuttə

    Dalla mobilitazione della società civile seguita allo sgombero di Ponte Mammolo che aveva creato un impasse nei centri di accoglienza, e che di fatto ha sancito l’inizio di questa avventura, ne sono successe di cose: siamo cresciutə, ci siamo costituitə associazione, abbiamo ampliato le nostre aree di intervento. Ma ci hanno anche sgomberato 42 (42!) volte, ci sono stati due processi a nostro carico, entrambi conclusi con esito positivo (il primo con archiviazione richiesta dall’accusa, e il secondo con assoluzione). Eravamo quelli di “Yes we camp!”, quelli che il giorno stesso dello sgombero erano già operativi da un’altra parte. Abbiamo chiesto per anni, in ogni modo, alle istituzioni di riconoscere la realtà del fenomeno del transito, e di offrire un posto dignitoso e sicuro alle persone in movimento. Per questo nostro compleanno un po’ speciale non poteva esserci un’apertura migliore dell’inaugurazione del Welcome Center di via Tiburtina, che offre finalmente, dopo anni di rivendicazioni e lotte, uno spazio pubblico di ascolto e supporto alle persone migranti, in una co-progettazione tra il Municipio II di Roma, Baobab Experience e altre realtà del terzo settore.

    Oggi è un giorno particolarmente importante, e non vi nascondo un’emozione forte. Sono passati dieci anni da quando in questo piazzale c’erano centinaia e centinaia di donne, uomini e bambini. Era la primavera del 2015, ed era la prima cosiddetta crisi migratoria. Si trattava di figure che non venivano riconosciute: la figura del migrante in transito, delle persone in movimento. Donne e uomini che arrivavano dagli sbarchi, dai campi in Libia, da quelli in Tunisia. Arrivavano da viaggi difficili, da violenze, da torture, e non trovavano nulla, se non un pezzo di società civile. Quel pezzo di società civile ha resistito in questi anni, in molti modi. Sono passati dieci anni, quarantadue sgomberi, due processi di cui uno per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, da cui siamo stati chiaramente assolti. Ma la vera assoluzione, il fatto che non stessimo commettendo un reato, è quello che siamo riusciti a fare oggi: un luogo aperto a donne, uomini e bambini che hanno bisogno.

    – Andrea Costa, Presidente di Baobab Experience, durante l’inaugurazione del Welcome Center

    Questo è solo l’inizio

    È stato un lavoro lungo, che ha coinvolto tante parti. È stata anche una sfida nuova, perché la sinergia con le istituzioni e con altre associazioni richiede mediazione, saper dialogare, talvolta fare un passo indietro. Stiamo ancora capendo il modo in cui noi stessə interagiremo con questo nuovo spazio, quali sportelli si sposteranno lì, e in che modo e che tempistiche riusciremo anche a renderlo il nuovo luogo fisico del nostro presidio umanitario. Ci servirà senz’altro una mano: essere nel piazzale della Stazione Tiburtina ci permetterà di intercettare più persone che avranno bisogno del nostro supporto. Ad esempio, se ti piace cucinare, puoi iniziare a prendere contatti per poterci aiutare nei momenti di difficoltà: scrivi a [email protected]. A breve organizzeremo anche un nuovo open day, resta aggiorntə tramite i social per non perderlo!

    ­
    Arresto e rilascio di Osama Najim ‘Al Masri’ Habish:
    una delle cose più brutte viste in questi anni

    “Gli amici dei trafficanti siete voi!”. Lo abbiamo detto nelle piazze, in strada, alle manifestazioni. Sono anni che solleviamo questo cartello, e siamo forse embratə esageratə. Forse anche un po’ aggressivə. Poi è arrivato il 20 Gennaio.

    Il 20 Gennaio pomeriggio, un messaggio di uno dei nostri ospiti ci informava, esultante e un po’ sconvolto, della cattura di Osama Najim ‘Al Masri’ Hamish (di seguito Almasri), capo della polizia giudiziaria libica, comandante della milizia Rada e della prigione di Mitiga. La notizia, che aveva appreso dai media libici, veniva nel frattempo confermata in Italia da Avvenire, e dava finalmente speranza di giustizia alle vittime del torturatore. Mentre seguivamo con attenzione il susseguirsi di notizie, emergeva che su Almasri pendeva un mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale. Finalmente! Dopo anni di denunce, non solo la corte riconosceva in Almasri un criminale reo di aver commesso crimini di guerra e contro l’umanità — tra cui violenza, stupro anche di bambini piccoli, omicidio, tortura, persecuzione e detenzione inumana —, ma la polizia italiana lo aveva addirittura arrestato! E tuttavia, seguendo questi temi ormai da anni, c’era qualcosa che non tornava. Che cosa ci faceva Almasri in Italia? Cosa era venuto a fare? Perché girava per l’Italia con tanta sicurezza? Come poteva evolvere una storia del genere?

    Purtroppo oggi che scriviamo questa newsletter, alcune domande hanno trovato risposta, altre ancora no, e sembra sempre più difficile ottenerla. Almasri non solo non è più in carcere, ma è stato rimandato in fretta e furia al suo posto, in Libia. Nessun processo, nessuna giustizia.

    In questa situazione vergognosa e terribile ci siamo ritrovatə nella posizione delicata e privilegiata di avere ospite, in uno dei nostri progetti abitativi, Lam Magok, una delle vittime di Almasri e che era stato sentito dalla Corte penale internazionale. Lam è una persona forte e determinata, che ha sempre usato la sua voce per denunciare i crimini che avvengono in Libia: non ha esitato ad accettare la responsabilità e la fatica di ripercorrere quei drammi e testimoniarli, per chiedere giustizia alla Presidente Meloni.

    Gli siamo gratə perché grazie al suo coraggio, a quello di David Yambo (portavoce di Refugees in Libya) e di Mahamat Daoud, nei nostri media, per qualche giorno, c’è stato spazio per un racconto differente, culminato in una conferenza stampa a Montecitorio. Un racconto che ha mostrato in tutta la sua crudezza e barbarie quello che succede in Libia, un paese e un sistema che dal 2017 finanziamo per trattenere le persone migranti. Un paese, e un memorandum, che di fatto, quelli sì, ci rendono ricattabili.

    In fondo a questa newsletter trovate la versione integrale della lettera che David e Lam hanno scritto alla Presidente Meloni e ai ministri e sottosegretari coinvolti e che hanno diffuso dopo la conferenza stampa. La riportiamo perché pensiamo dica tutto quello che c’è da dire.

    L’azione legale

    A seguito delle scelte politiche che hanno determinato la vanificazione del mandato di arresto e l’impossibilità del processo ad Almasri, Lam ha deciso di sporgere denuncia contro Nordio, Piantedosi e Meloni per aver di fatto garantito una via di fuga al criminale libico e di averlo sottratto alla giustizia internazionale. La denuncia è stata sporta il 3 Febbraio. Di seguito il comunicato stampa.

    ­
    Lam Magok denuncia il Governo italiano

    Lam Magok Biel Ruei, vittima di Osama Almasri, denuncia il Governo italiano per “favoreggiamento”: le condotte di Nordio, Piantedosi e Meloni hanno sottratto il torturatore libico alla giustizia.

    L’inerzia del ministro della Giustizia – il quale avrebbe potuto e dovuto chiedere la custodia cautelare del criminale ricercato dalla Corte penale internazionale – e il decreto di espulsione firmato dal ministro dell’Interno, con l’immediata predisposizione del volo di Stato per ricondurre il ricercato in Libia, hanno consentito ad Almasri di sottrarsi all’arresto e di ritornare impunemente nel suo Paese di origine, impedendo così la celebrazione del processo a suo carico.

    Osama Almasri è indagato per crimini atroci quali detenzione illegittima, persecuzione, trattamento crudele, tortura stupro, violenza sessuale e omicidio.

    “Io sono stato vittima e testimone di queste atrocità, orrori che ho già raccontato alla Corte penale internazionale – commenta Lam Magok – ma il Governo italiano mi ha reso vittima una seconda volta, vanificando la possibilità di ottenere giustizia sia per tutte le persone, come me, sopravvissute alle sue violenze, sia per coloro che ha ucciso sia per coloro che continueranno a subire torture e abusi per sua mano o sotto il suo comando. Una possibilità che – prosegue Lam – era diventata concreta grazie al mandato d’arresto della Corte penale internazionale e che l’Italia mi ha sottratto”.

    “Faccio questo – conclude Lam – nella convinzione che l’Italia si possa ancora definire uno Stato di diritto, dove la legge è uguale per tutti, senza subire sospensioni o eccezioni, e dove le persone definite pericolose a causa dei crimini commessi vengano consegnate alla giustizia e non ricondotte comodamente nel luogo dove hanno commesso e continueranno a commettere atrocità”.

    L’iniziativa legale è del Signor Lam Magok.

    Baobab Experience supporta, condivide e sostiene la decisione di Lam, attraverso lo staff legale dell’Associazione, nella figura dell’Avv. Francesco Romeo e attraverso l’Ufficio comunicazione.

     

    Per approfondire

    Due interviste a Lam, “Io, torturato da Almasri e dai suoi miliziani: ho preso così tante botte che pensavo di morire” (La Repubblica, 23/01/2025) e «L’ho visto uccidere nel carcere di Mitiga». Il racconto sul libico Almasri liberato dal governo Meloni (Domani, 24/01/2025 )

    Il video di Piazza Pulita in cui Lam racconta la sua esperienza (23/01/2025)

    Qui (Internazionale) e qui (Avvenire) trovi un riassunto di quello che non torna e dei punti rimasti aperti sul caso Almasri, e su cui il governo continua a non fare chiarezza. Nel primo trovi anche un’intervista a Lam.

    Qui c’è invece la conferenza stampa dei rifugiati vittime di Almasri, convocata dalle opposizioni a Montecitorio.

    Qui invece il rapporto del Consiglio per i diritti umani dell’ONU sulle violazioni dei diritti umani in Libia

    La pagina Refugees in Libya documenta quotidianamente la situazione delle persone migranti in Libia.

    Questi giorni sono stati anche fondamentali per la presentazione, al Parlamento Europeo, a Bruxelles, di un’inchiesta sul traffico e la vendita di persone tra Tunisia e Libia. Qui trovi il rapporto, mentre in questo articolo puoi leggerne una sintesi.

    Se invece vuoi capire meglio cosa sia la Libia adesso, questo libro di Nancy Porsia è una lettura illuminante.

    *

    Nuovo anno, nuova tessera!

    Se credi in quello che facciamo, puoi dirlo con un gesto: diventa sociə.

    La tessera ha un costo di 30 euro, che contribuiscono, come sempre, a finanziare le attività che svolgiamo. Ma è anche molto di più: è un modo per dire che credi in un approccio diverso, e che ti riconosci nei nostri ideali e nella nostra pratica quotidiana. Se vuoi tesserarti, scrivi a [email protected]

    • Per donare con bonifico bancario:
      Baobab Experience
      Iban: IT60I0501803200000016788945
      BIC/SWIFT: ETICIT22XXX
    • Per donare con PayPal clicca qui 

      *

      Proviamo a chiudere su una nota bella:
      inaugurazione della Casa della Solidarietà

    Venerdì 31 Gennaio è stata inaugurata la Casa della Solidarietà, uno spazio confiscato alla criminalità organizzata e restituito alla società civile. Adesso quello spazio avrà al centro la giustizia sociale, e Baobab Experience è partner di questo progetto: la Casa della Solidarietà diventerà una delle sedi della Scuola di Alì, la scuola di italiano per stranieri di Baobab Experience, e sarà utilizzata anche per laboratori artistici ed espressivi per lə nostrə ospiti.

    ­
    Appuntamenti

    6 febbraio: Giornata di commemorazione in memoria delle persone morte e sparite al confine. Ci vediamo al Welcome Center di Tiburtina (Pizzale della Stazione Tiburtina) alle 18:00. Per questa occasione ci sarà una mobilitazione internazionale che si svolgerà in varie città e paesi: in Italia, oltre a Roma, ci saranno iniziative a Ventimiglia, Milano, Oulx, Messina e Parma. Qui puoi trovare tutte le informazioni.

    13 febbraio: Casa Internazionale delle Donne, Festa del Tesseramento dell’Unione Donne Italiane. Intervengono Sara Anna Gaeta (Baobab Experience) e Maryam e Faezeh, ospiti iraniane di Baobab Experience. Ore 17, via della Penitenza 37, Roma

    14 febbraio: Sinistra Anticapitalista ci ha invitato a raccontare il nostro punto di vista sulla vicenda Almasri e spiegare in modo più approfondito cosa succede in Libia. L’evento è aperto a tuttə: ci vediamo alle ore 19:00 in via dei Latini 73, Roma

    20 febbraio: incontro con lə studentə del liceo classico Giulio Cesare, Roma

    Dopo gli incontri presso i licei Righi e Tasso tenuti a gennaio, questo mese ci vedrà impegnatə al Giulio Cesare, come parte della nostra attività di testimonianza nelle scuole. Sono i primi tasselli di questo anniversario dei dieci anni, e ci piacerebbe poter coinvolgere quante più scuole possibile. Se sei insegnate/genitore/preside e vorresti che la tua scuola partecipasse a questa serie di incontri, contattataci a [email protected] Che sia una scuola primaria, secondaria o università: noi ci siamo sempre.

    A presto!

    ­*

    Lettera a Giorgia Meloni, Matteo Piantedosi, Carlo Nordio e Alfredo Mantovano

    ­
    Egregi Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Ministro Matteo Piantedosi, Ministro Carlo Nordio e Sottosegretario Alfredo Mantovano,

    vi scriviamo in qualità di portavoce dei Rifugiati in Libia ma anche come vittime e sopravvissuti di Osama Najim Almasri. I nostri corpi portano i segni dei suoi crimini e le nostre menti sono piene di ricordi che nessun essere umano dovrebbe sopportare. Quando Almasri è stato arrestato a Torino, abbiamo creduto, anche se per poco, che la giustizia potesse raggiungere quelli di noi che hanno conosciuto solo la sofferenza. Ma voi ci avete tolto questa speranza, rispedendolo in Libia, dove continuerà a fare del male ad altri, come ha fatto a noi.

    Il dolore per questo tradimento è profondo. È lo stesso dolore che ci portiamo dietro da anni. Siamo venuti in Italia in cerca di protezione e siamo grati per la sicurezza che abbiamo trovato. Ma la nostra dignità, rubata in Libia, è stata rubata di nuovo qui.

    L’Italia era un Paese in cui credevamo, un Paese che parlava di giustizia e di diritti umani. Ma la giustizia non ci è stata data. Al contrario, abbiamo assistito alla liberazione dell’uomo che ci ha torturato. E mentre scriviamo questa lettera, altri stanno ancora soffrendo sotto lo stesso sistema che ci ha brutalizzato. Oggi i migranti in Libia vivono in condizioni peggiori delle prigioni. Vengono torturati per ottenere un riscatto, venduti come proprietà, violentati, affamati e lasciati morire. Quelli che si trovano ancora nella prigione di Mitiga, dove Almasri ha costruito il suo impero di crudeltà, non conoscono altro che il dolore. La stessa Libia con cui lavorate, finanziate e a cui stringete la mano è diventata una terra di sofferenza infinita per chi non ha potere.

    Ora sappiamo che l’Italia non ha solo le dita in Libia, ma ha le mani intere sepolte nei suoi affari e può dire chi è libero o meno.

    Non siete solo testimoni di ciò che accade in quel Paese, ma contribuite a plasmarlo. Non si può affermare di combattere il traffico di esseri umani mentre si fanno accordi con chi ne trae profitto.

    Non potete definire Almasri “pericoloso” mentre lo proteggete dalla giustizia.

    Non potete definirvi difensori dei diritti umani mentre lasciate le persone a marcire nelle prigioni libiche.

    Pertanto, Vi chiediamo:

    • La cessazione immediata di tutti gli accordi tra Italia e Libia che consentono abusi nei confronti dei migranti.

    • Un impegno pubblico per chiedere il rilascio di tutti coloro che sono ancora imprigionati a Mitiga e in altri centri di detenzione in Libia.

    • Una spiegazione ufficiale del perché Almasri, che il vostro stesso Governo ha definito pericoloso, sia stato rilasciato invece di essere consegnato alla Corte penale internazionale.

    • Un percorso legale per i migranti intrappolati nei centri di detenzione libici, compresa la riapertura dell’Ambasciata Italiana a Tripoli per l’ottenimento di visti umanitari.La giustizia non può essere selettiva. Non può servire i potenti mentre gli impotenti vengono scartati. L’Italia deve rispondere delle sue scelte.

    Cordiali saluti,

    David Yambio, Lam Magok e le vittime di Osama Najim Almasri

    Roma, 29 gennaio 2025

    ­

    #Almasri #AndreaCosta #Baobab #BaobabEsperience #centriDiDetenzione #conferenzaStampa #CortePenaleInternazionale #DavidYambo #dirittiUmani #giustizia #LamMagok #LamMagokBielRuei #Libia #MahamatDaoud #migranti #migrazioni #Mitiga #Montecitorio #OsamaNajimAlMasriHabish #RefugeesInLibya #Resistenza #rimpatrio #tortura

  16. language poetry, francia et alia (da una mail a cristina giorcelli)

    Ma in gammm.org c’è più Francia o più Anglia?

    Un esempio significativo:
    Le modalità elencative o di “prelievi dall’ordinario”, nelle opere di Gherardo Bortolotti, devono forse più al Silliman di Sunset debris che ai francesi, ipotizzo, ma poi Perec è logicamente incancellabile: l’ordinario delle prose o stringhe brevi di Bortolotti è chiaramente anche un infra-ordinario. (E: quattro tracce: è di Bortolotti il saggio La scoperta dell’America, che trattava autori passati totalmente sotto silenzio in Italia. Sempre sua è la traduzione di un fondamentale capitolo di The New Sentence, di Ron Silliman. Senza contare che la raccolta di selected poems di Bernstein uscita per le Edizioni del verri accoglie un importante contributo di traduzione di Bortolotti, così come è co-tradotto da lui un chapbook di Lyn Hejinian. E non nomino tutti i materiali in lingua inglese che grazie a lui sono usciti in italiano su gammm: da Jeff Derksen a Rodrigo Toscano, da Jon Leon a Jules Boykoff, da Bill Allegrezza a Tao Lin e molti altri).

    Per me personalmente, Christophe Tarkos tradotto da Michele Zaffarano, insieme a Derksen, Toscano e Leon, hanno avuto la stessa – non indifferente – incidenza. Non posso dire che la lingua francese abbia avuto per me un valore prevalente, all’inizio (diversamente dagli anni post-2006). Così come, sempre per me, tre autrici che ho letto, tradotto e pubblicato e continuo a leggere sono Kathleen Fraser, Kate Greenstreet e Jennifer Scappettone. (Per non parlare di Hejinian, di cui sono tuttavia solo lettore, non traduttore).

    Aggiungo una riflessione – daccapo personale: mentre i langpo cronologicamente seguono i Novissimi, che noi gammmi avevamo ben presenti fin da prima di conoscerci, e che quindi ci permettevano di operare nessi credo limpidi; il filo di collegamento tra Tel Quel e autori francesi degli anni Novanta e Zero era ai nostri occhi (ma direi nella realtà) più problematico e frammentato, e quindi intrigante, per due motivi: una pronunciata alterità e distanza dei nuovi autori francesi dal piano metatestuale e da école du régard degli anni Sessanta e Settanta, da una parte, e – dall’altra – quell’idea di nudité intégrale del testo, o désaffublement, e letteralismo, che (mediata da Ponge attraverso Jean-Marie Gleize) cambiava il quadro della Francia per come era (assai mal) noto precedentemente in Italia soprattutto grazie alle meritorissime traduzioni di Giuliani di Pleynet, Roche e Faye.

    In Italia in realtà una cospicua influenza francese è stata sempre avvertita e rilanciata semmai sotto forma (per noi meno interessante) di moduli vicino a una linea – diciamo così – Heidsieck-Chopin-Blaine, a cavallo – per gli italiani – tra istanze performative e complessità ‘laborintiche’ (cioè lontanissime dal désaffublement di cui sopra). Si tratta di un versante estremamente attivo nel nostro Paese, direi senza soluzione di continuità, da ormai più di mezzo secolo. (Pensiamo a tre esempi ormai ampiamente storicizzati: Arrigo Lora-Totino, Gianni Toti, Giovanni Fontana).

    Diversamente, la testualità francese a cui da vent’anni o un quarto di secolo pensiamo noi di gammm è rispettosa di quel lavoro ma assai più vicina e affine al panorama di quegli autori che nei medesimi anni Duemila in cui scrivevamo noi si affermavano in USA e Canada: K. Silem Mohammad, gli stessi Toscano e Derksen, e poi Sharon Mesmer, Anne Boyer, Kenneth Goldsmith, Craig Dworkin, Gary Sullivan, Katie Degentesh, i già nominati Scappettone e Leon (entrambi pubblicati nella mia collana Felix, della Camera verde) e moltissimi altri, una intera generazione che faceva da trait d’union fra Language Poetry e noi, così come Tarkos, Nathalie Quintane, Charles Pennequin, Danielle Collobert, Éric Houser, Christophe Fiat, Jean-Michel Espitallier, Christophe Marchand-Kiss, e poi Amandine André, Khalid El Morabethi e una schiera di altri ci mettevano in grado di vedere le continuità e le discontinuità del discorso letterario francese tra gli anni Settanta e Novanta-Duemila.

    […]
    continua (forse)

    #AlfredoGiuliani #AmandineAndré #AnneBoyer #ArrigoLoraTotino #ÉricHouser #BillAllegrezza #CharlesBernstein #CharlesPennequin #ChristopheFiat #ChristopheMarchandKiss #ChristopheTarkos #CraigDworkin #CristinaGiorcelli #DanielleCollobert #Faye #gammm #GarySullivan #GherardoBortolotti #GianniToti #GiovanniFontana #JeanMichelEspitallier #JeffDerksen #JenniferScappettone #JonLeon #JulesBoykoff #KSilemMohammad #KateGreenstreet #KathleenFraser #KatieDegentesh #KennethGoldsmith #KhalidElMorabethi #langpo #languagePoetry #letteraturaAngloamericana #letteraturaFrancese #LynHejinian #MicheleZaffarano #NathalieQuintane #Pleynet #Roche #RonSilliman #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #SharonMesmer #TaoLin #theNewSentence

  17. language poetry, francia et alia (da una mail a cristina giorcelli)

    Ma in gammm.org c’è più Francia o più Anglia?

    Un esempio significativo:
    Le modalità elencative o di “prelievi dall’ordinario”, nelle opere di Gherardo Bortolotti, devono forse più al Silliman di Sunset debris che ai francesi, ipotizzo, ma poi Perec è logicamente incancellabile: l’ordinario delle prose o stringhe brevi di Bortolotti è chiaramente anche un infra-ordinario. (E: quattro tracce: è di Bortolotti il saggio La scoperta dell’America, che trattava autori passati totalmente sotto silenzio in Italia. Sempre sua è la traduzione di un fondamentale capitolo di The New Sentence, di Ron Silliman. Senza contare che la raccolta di selected poems di Bernstein uscita per le Edizioni del verri accoglie un importante contributo di traduzione di Bortolotti, così come è co-tradotto da lui un chapbook di Lyn Hejinian. E non nomino tutti i materiali in lingua inglese che grazie a lui sono usciti in italiano su gammm: da Jeff Derksen a Rodrigo Toscano, da Jon Leon a Jules Boykoff, da Bill Allegrezza a Tao Lin e molti altri).

    Per me personalmente, Christophe Tarkos tradotto da Michele Zaffarano, insieme a Derksen, Toscano e Leon, hanno avuto la stessa – non indifferente – incidenza. Non posso dire che la lingua francese abbia avuto per me un valore prevalente, all’inizio (diversamente dagli anni post-2006). Così come, sempre per me, tre autrici che ho letto, tradotto e pubblicato e continuo a leggere sono Kathleen Fraser, Kate Greenstreet e Jennifer Scappettone. (Per non parlare di Hejinian, di cui sono tuttavia solo lettore, non traduttore).

    Aggiungo una riflessione – daccapo personale: mentre i langpo cronologicamente seguono i Novissimi, che noi gammmi avevamo ben presenti fin da prima di conoscerci, e che quindi ci permettevano di operare nessi credo limpidi; il filo di collegamento tra Tel Quel e autori francesi degli anni Novanta e Zero era ai nostri occhi (ma direi nella realtà) più problematico e frammentato, e quindi intrigante, per due motivi: una pronunciata alterità e distanza dei nuovi autori francesi dal piano metatestuale e da école du régard degli anni Sessanta e Settanta, da una parte, e – dall’altra – quell’idea di nudité intégrale del testo, o désaffublement, e letteralismo, che (mediata da Ponge attraverso Jean-Marie Gleize) cambiava il quadro della Francia per come era (assai mal) noto precedentemente in Italia soprattutto grazie alle meritorissime traduzioni di Giuliani di Pleynet, Roche e Faye.

    In Italia in realtà una cospicua influenza francese è stata sempre avvertita e rilanciata semmai sotto forma (per noi meno interessante) di moduli vicino a una linea – diciamo così – Heidsieck-Chopin-Blaine, a cavallo – per gli italiani – tra istanze performative e complessità ‘laborintiche’ (cioè lontanissime dal désaffublement di cui sopra). Si tratta di un versante estremamente attivo nel nostro Paese, direi senza soluzione di continuità, da ormai più di mezzo secolo. (Pensiamo a tre esempi ormai ampiamente storicizzati: Arrigo Lora-Totino, Gianni Toti, Giovanni Fontana).

    Diversamente, la testualità francese a cui da vent’anni o un quarto di secolo pensiamo noi di gammm è rispettosa di quel lavoro ma assai più vicina e affine al panorama di quegli autori che nei medesimi anni Duemila in cui scrivevamo noi si affermavano in USA e Canada: K. Silem Mohammad, gli stessi Toscano e Derksen, e poi Sharon Mesmer, Anne Boyer, Kenneth Goldsmith, Craig Dworkin, Gary Sullivan, Katie Degentesh, i già nominati Scappettone e Leon (entrambi pubblicati nella mia collana Felix, della Camera verde) e moltissimi altri, una intera generazione che faceva da trait d’union fra Language Poetry e noi, così come Tarkos, Nathalie Quintane, Charles Pennequin, Danielle Collobert, Éric Houser, Christophe Fiat, Jean-Michel Espitallier, Christophe Marchand-Kiss, e poi Amandine André, Khalid El Morabethi e una schiera di altri ci mettevano in grado di vedere le continuità e le discontinuità del discorso letterario francese tra gli anni Settanta e Novanta-Duemila.

    […]
    continua (forse)

    #AlfredoGiuliani #AmandineAndré #AnneBoyer #ArrigoLoraTotino #ÉricHouser #BillAllegrezza #CharlesBernstein #CharlesPennequin #ChristopheFiat #ChristopheMarchandKiss #ChristopheTarkos #CraigDworkin #CristinaGiorcelli #DanielleCollobert #Faye #gammm #GarySullivan #GherardoBortolotti #GianniToti #GiovanniFontana #JeanMichelEspitallier #JeffDerksen #JenniferScappettone #JonLeon #JulesBoykoff #KSilemMohammad #KateGreenstreet #KathleenFraser #KatieDegentesh #KennethGoldsmith #KhalidElMorabethi #langpo #languagePoetry #letteraturaAngloamericana #letteraturaFrancese #LynHejinian #MicheleZaffarano #NathalieQuintane #Pleynet #Roche #RonSilliman #scritturaDiRicerca #scrittureDiRicerca #SharonMesmer #TaoLin #theNewSentence

  18. @lorenzodm ciao! Piacere mio. Mi scuso per non aver colto bene il punto… ho solo letto (e di sfuggita!) la trascrizione del tuo video.
    L'immotivata simpatia è dovuta ad un passato ormai remoto in cui la #Apple era una delle aziende più amichevoli nei confronti del #SoftwareLibero.
    Ora sempre più spesso è una malcelata forma di invidia perché gli #AppleSilicon sono effettivamente ottime macchine, che tutti cercano di copiare ed anche perché sono simboli di ricchezza.

  19. Aggiornamenti dal sistema solare: dicembre 2025

    Qualche piccolo incidente per le sonde marziane, MAVEN ha perso il controllo e una delle sonde di ESCAPADE, appena lanciate, ha qualche problema di propulsione. Il Congresso degli Stati Uniti è in procinto di decidere quale missione NASA potrà proseguire e quale verrà conclusa, c’è grande attesa per questa decisione in quanto molte delle missioni nello spazio profondo potrebbero terminare solamente per problemi di finanziamento, senza ostacoli tecnici sopraggiunti.

    Di seguito il dettaglio delle varie missioni attive e di quelle in fase di preparazione.

    In preparazione per il lancio

    L’unica missione in preparazione per un lancio nel 2026 è il progetto giapponese con collaborazioni europee Martian Moon eXplorer (MMX). La sonda si trova in Giappone per le ultime fasi di test e integrazione. Dovrebbe partire verso l’autunno 2026 a bordo di un lanciatore H3 e arrivare in orbita marziana nel 2027. Sebbene la missione abbia come obiettivo di studio entrambe le lune marziane, la sfida più grande sarà l’atterraggio su Fobos, con prelevamento dei campioni di suolo e ritorno a Terra nel 2031.

    Nel sistema solare interno

    A novembre è partita una nuova missione, EscaPADE (NASA), composta da due sonde, Blue e Gold. Sebbene sia diretta su Marte, la strada è ancora lunga in quanto passeranno un po’ di tempo in prossimità della Terra prima di effettuare una manovra di Oberth per dirigersi verso il pianeta rosso. Questa permanenza prolungata attorno al nostro pianeta è anche un’opportunità per esaminare da vicino lo stato di salute delle sonde dopo il lancio. Una delle due, infatti, ha riscontrato un leggero problema di propulsione, e vista la distanza ridotta è più facile per gli ingegneri di Terra esaminare e tentare di risolvere il guasto.

    Il 12 dicembre Parker Solar Probe (NASA) è passata al suo 26o perielio, il primo oltre i 25 programmati della missione principale. Non si sa ancora se verrà estesa o se verrà terminata prossimamente, una decisione dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. Nel frattempo le sue ricerche gettano luce sul Sole, letteralmente. Grazie alle osservazioni di PSP, sono stati scoperti dei flussi solari che invertono la marcia, tornando indietro ricadendo sul Sole.

    https://www.youtube.com/shorts/1iC5hbDArXw

    STEREO A (NASA) ha iniziato il 29 dicembre la campagna NASA Moon-to-Mars Space Weather, volta ad analizzare l’influenza che ha il Sole sull’umanità, con uno sguardo particolare alla futura esplorazione spaziale con equipaggio oltre l’orbita terrestre. Alla campagna partecipano gruppi di ricerca dedicati ai vari programmi spaziali di eliofisica, tra cui quelli di SOHO, SDO e Voyager.

    Alla flotta di sonde di eliofisica appartiene anche Solar Orbiter (SolO) (ESA), da cui non arrivano notizie importanti da segnalare. A dicembre si è avvicinato abbastanza alla Terra, al momento si trova nei pressi dell’afelio della sua orbita, le osservazioni più importanti arrivano quando si trova dalla parte opposta.

    Il 5 dicembre 2025 era la data prevista per l’entrata in orbita di BepiColombo (ESA/JAXA), con le sue due sonde MPO (ESA) e MMO (JAXA), attorno a Mercurio. Il piano è cambiato a settembre 2024, quando un problema ai propulsori ha imposto un cambio di traiettoria. La missione procede senza ulteriori intoppi da allora e l’inserzione in orbita è prevista per novembre 2026.

    Al contrario, i motori di Hera (ESA), che ha a bordo anche i due CubeSat Milani e Juventas, hanno funzionato meglio del previsto e perciò si è riusciti ad anticipare la data di approccio a Didymos a novembre 2026 al posto di dicembre 2026. A febbraio 2026 è prevista la seconda manovra nello spazio profondo, DSM-2, i cui dettagli ancora non sono stati comunicati, ma dovrebbe trattarsi di un’accensione di motori di qualche decina di minuti. Da dopo il lancio, la sonda ha acceso i motori soltanto due volte, durante la prima manovra correttiva, DSM-1, ottobre 2024, con 100 minuti di accensione circa, e la successiva manovra correttiva, TCM-1, durata 13 minuti.

    Dopo una manovra brutta e una buona, Tianwen-2 (CNSA) vince il titolo di missione più silenziosa. La sonda è diretta verso l’asteroide Kamoʻoalewa, è partita a maggio 2025 dalla Terra e ha effettuato una manovra correttiva a ottobre 2025, di cui non si sa ancora niente. I responsabili hanno comunicato con il pubblico soltanto tre volte durante la missione, a giugno, a luglio e a ottobre, annunciando lo stato di salute ottimo della sonda e pubblicando un paio di foto per volta.

    Hayabusa 2# (JAXA) prosegue il suo lungo viaggio verso l’asteroide Torifune, un piccolo corpo celeste a rotazione rapida che raggiungerà per un flyby ad alta velocità nel luglio 2026. La sonda aveva riportato a Terra campioni dall’asteroide Ryugu, e le tecnologie sviluppate per questa missione sono state migliorate e applicate alla prossima missione in partenza, MMX.

    A settembre, OSIRIS-APEX (NASA) ha sorvolato la Terra per effettuare una manovra di cambio orbitale, per dirigersi vero la sua destinazione, l’asteroide Apophis. Le immagini catturate durante il flyby hanno rivelato una sorpresa. La missione è la continuazione di OSIRIS-REX, che ha riportato campioni di superficie da Bennu, un asteroide molto più scuro di Apophis. Durante la manovra di prelevamento dei campioni, un po’ di polvere ha coperto l’obiettivo dell’apparato fotografico della sonda, che era stato progettato per elementi molto scuri. Questo leggero strato di polvere offusca leggermente la luce di oggetti troppo luminosi, come la Terra o il nuovo asteroide obiettivo, permettendo di funzionare in maniera ottimale anche nel prosieguo della missione.

    La flotta marziana

    Marte si trova in congiunzione solare con la Terra, il che vuol dire che il Sole si frappone tra questi due pianeti ostacolandone le comunicazioni. È una situazione di routine e semplicemente le trasmissioni vengono interrotte momentaneamente e posticipate a metà gennaio.

    Le cose vanno male anche per MAVEN (NASA), in orbita attorno a Marte dal 2014. La sonda ha iniziato a girare su sé stessa dal 6 dicembre, rendendo impossibili le comunicazioni. La perdita di segnale, oltre al danno alla missione stessa, costituisce un problema anche per altre sonde, Mars Odyssey (NASA), Mars Reconnaissance Orbiter (NASA) e Trace Gas Orbiter (ESA/Roskosmos), che si devono ridistribuire il carico di lavoro per mantenere le comunicazioni con i rover di superficie. Queste quattro sonde, oltre alla loro missione scientifica, fanno infatti parte del Mars Relay Network, MRN, fungendo anche da ripetitori radio e permettendo così di non dover corazzare i mezzi di superficie con antenne grandi per la comunicazione diretta con la Terra.

    https://www.youtube.com/watch?v=cc7AOsBepdA

    Per Mars Reconnaissance Orbiter è importante citare anche il successo dell’esperimento scientifico effettuato a maggio, che con un cambio di assetto ha permesso di esplorare meglio i segreti nascosti sotto la superficie marziana, individuando risorse idriche difficilmente osservabili altrimenti.

    Mars Express (ESA) è in teoria anch’essa un membro di MRN, ma non viene utilizzato se non come backup. In caso di malfunzionamento prolungato di MAVEN, anche Mars Express potrebbe essere tirata in gioco. La sonda è la seconda più anziana ancora attiva su Marte, dopo Mars Odyssey, con 22 anni di attività esatti, è arrivata su Marte a Natale del 2003. Gli acciacchi si sentono: fa fatica a girarsi, ha i giroscopi leggermente deteriorati, ma con un aggiornamento software recente si è riusciti a prolungare la sua durata d’uso. Si spera di riuscire a utilizzarla anche per il supporto alla missione MMX quando arriverà nel 2027. La sonda non serve solo di supporto tecnico ad altre missioni, con le sue osservazioni si fanno continuamente nuove scoperte, come l’attività geologica rilevata di recente grazie al radar Marsis.

    Nessuna novità per Tianwen-1 (CNSA), diventata praticamente una missione di routine che colleziona dati e basta. In Cina sta partendo l’iniziativa GoMars, dedicata a modellare il sistema atmosferico marziano. I dati raccolti da Tianwen-1, in particolare da Zhurong, il rover della missione ormai in ibernazione, e altre sonde di superficie in passato, serviranno a validare i modelli atmosferici calcolati. L’iniziativa servirà, tra le altre cose, alla preparazione della missione Tianwen-3, con atterraggio sulla superficie marziana, prelevamento di campioni e ritorno a Terra.

    Nessun aggiornamento sostanziale dall’ultimo orbiter Hope (UAESA), arrivato su Marte nel 2021 e che prosegue da allora la sua attività scientifica praticamente senza interruzioni.

    Dalla superficie invece registriamo un bel dust devil ripreso da Perseverance (NASA). La SuperCam a bordo del rover ha permesso di analizzare fenomeni elettrici ed elettrostatici a contorno del fenomeno, proprio quando il diavolo di sabbia è passato sul mezzo.

    Infine Curiosity (NASA), rallentata dalla congiunzione solare di Marte, ne ha approfittato per prendersi una leggera pausa e inviare una cartolina panoramica a Terra.

    Nel sistema solare esterno

    Alla flotta di sonde che hanno osservato il nuovo oggetto interstellare 3I/ATLAS si aggiunge anche Psyche (NASA). Durante il viaggio verso l’omonimo asteroide 16 Psyche, che raggiungerà a luglio 2029, c’è stato tempo per catturare immagini di qualità di questo oggetto, che hanno aiutato a capire meglio la traiettoria.

    Quattro osservazioni di 3I/ATLAS nel giro di 8 ore, effettuatte da Psyche a 53 milioni di km di distanza. Credit: NASA/JPL-Caltech/ASU

    Continua il viaggio per Europa Clipper (NASA), JUICE (ESA) e Lucy (NASA), le prime due destinate ad arrivare su Giove nel 2030 e 2031, la terza diretta verso Greci e Troiani di Giove. Lucy incontrerà il suo primo obiettivo a metà dell’anno prossimo, agosto 2027, quando sorvolerà 3548 Eurybates, un asteroide della famiglia dei Greci posto in orbita attorno al punto lagrangiano L4 del sistema Sole-Giove.

    Juno (NASA) giace ancora nel limbo dal termine dell’estensione di missione conclusasi a settembre 2025. Non si sa ancora se verrà approvata un’ulteriore estensione di missione o se verrà fatta precipitare distruttivamente nell’atmosfera di Giove per sancirne la fine. Un verdetto dovrebbe arrivare con l’approvazione del budget NASA prevista per fine gennaio 2026.

    Infine, continuano le storiche missioni ben oltre gli otto pianeti New Horizons (NASA), Voyager 1 e Voyager 2. La prima è in ibernazione fino a giugno 2026, mandando solo un segnale a settimana per dimostrare che è ancora viva. Le due Voyager invece sono attive e inviano dati con una banda molto ridotta a causa della distanza a cui si trovano, 170 e 142 unità astronomiche da Terra.

    Riassunto missioni

    Ci sono 26 missioni attive nello spazio profondo, di cui otto in viaggio verso la propria destinazione, una nel corso della sua missione principale e 17 in fase di estensione di missione.

    Evoluzione della posizione delle sonde del sistema solare nel mese di dicembre 2025. Credit: ISAA/P. Portaluri

    Gli aggiornamenti per questo mese sono giunti al termine, continuate a seguirci e ci risentiamo il prossimo mese con gli aggiornamenti dal sistema solare!

      Questo articolo è © 2006-2026 dell'Associazione ISAA, ove non diversamente indicato. Vedi le condizioni di licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.

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    Discutiamone su ForumAstronautico.it #CNSA #ESA #ISRO #JAXA #NASA #Roskosmos #UAESpaceAgency
  20. Aggiornamenti dal sistema solare: dicembre 2025

    Qualche piccolo incidente per le sonde marziane, MAVEN ha perso il controllo e una delle sonde di ESCAPADE, appena lanciate, ha qualche problema di propulsione. Il Congresso degli Stati Uniti è in procinto di decidere quale missione NASA potrà proseguire e quale verrà conclusa, c’è grande attesa per questa decisione in quanto molte delle missioni nello spazio profondo potrebbero terminare solamente per problemi di finanziamento, senza ostacoli tecnici sopraggiunti.

    Di seguito il dettaglio delle varie missioni attive e di quelle in fase di preparazione.

    In preparazione per il lancio

    L’unica missione in preparazione per un lancio nel 2026 è il progetto giapponese con collaborazioni europee Martian Moon eXplorer (MMX). La sonda si trova in Giappone per le ultime fasi di test e integrazione. Dovrebbe partire verso l’autunno 2026 a bordo di un lanciatore H3 e arrivare in orbita marziana nel 2027. Sebbene la missione abbia come obiettivo di studio entrambe le lune marziane, la sfida più grande sarà l’atterraggio su Fobos, con prelevamento dei campioni di suolo e ritorno a Terra nel 2031.

    Nel sistema solare interno

    A novembre è partita una nuova missione, EscaPADE (NASA), composta da due sonde, Blue e Gold. Sebbene sia diretta su Marte, la strada è ancora lunga in quanto passeranno un po’ di tempo in prossimità della Terra prima di effettuare una manovra di Oberth per dirigersi verso il pianeta rosso. Questa permanenza prolungata attorno al nostro pianeta è anche un’opportunità per esaminare da vicino lo stato di salute delle sonde dopo il lancio. Una delle due, infatti, ha riscontrato un leggero problema di propulsione, e vista la distanza ridotta è più facile per gli ingegneri di Terra esaminare e tentare di risolvere il guasto.

    Il 12 dicembre Parker Solar Probe (NASA) è passata al suo 26o perielio, il primo oltre i 25 programmati della missione principale. Non si sa ancora se verrà estesa o se verrà terminata prossimamente, una decisione dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. Nel frattempo le sue ricerche gettano luce sul Sole, letteralmente. Grazie alle osservazioni di PSP, sono stati scoperti dei flussi solari che invertono la marcia, tornando indietro ricadendo sul Sole.

    https://www.youtube.com/shorts/1iC5hbDArXw

    STEREO A (NASA) ha iniziato il 29 dicembre la campagna NASA Moon-to-Mars Space Weather, volta ad analizzare l’influenza che ha il Sole sull’umanità, con uno sguardo particolare alla futura esplorazione spaziale con equipaggio oltre l’orbita terrestre. Alla campagna partecipano gruppi di ricerca dedicati ai vari programmi spaziali di eliofisica, tra cui quelli di SOHO, SDO e Voyager.

    Alla flotta di sonde di eliofisica appartiene anche Solar Orbiter (SolO) (ESA), da cui non arrivano notizie importanti da segnalare. A dicembre si è avvicinato abbastanza alla Terra, al momento si trova nei pressi dell’afelio della sua orbita, le osservazioni più importanti arrivano quando si trova dalla parte opposta.

    Il 5 dicembre 2025 era la data prevista per l’entrata in orbita di BepiColombo (ESA/JAXA), con le sue due sonde MPO (ESA) e MMO (JAXA), attorno a Mercurio. Il piano è cambiato a settembre 2024, quando un problema ai propulsori ha imposto un cambio di traiettoria. La missione procede senza ulteriori intoppi da allora e l’inserzione in orbita è prevista per novembre 2026.

    Al contrario, i motori di Hera (ESA), che ha a bordo anche i due CubeSat Milani e Juventas, hanno funzionato meglio del previsto e perciò si è riusciti ad anticipare la data di approccio a Didymos a novembre 2026 al posto di dicembre 2026. A febbraio 2026 è prevista la seconda manovra nello spazio profondo, DSM-2, i cui dettagli ancora non sono stati comunicati, ma dovrebbe trattarsi di un’accensione di motori di qualche decina di minuti. Da dopo il lancio, la sonda ha acceso i motori soltanto due volte, durante la prima manovra correttiva, DSM-1, ottobre 2024, con 100 minuti di accensione circa, e la successiva manovra correttiva, TCM-1, durata 13 minuti.

    Dopo una manovra brutta e una buona, Tianwen-2 (CNSA) vince il titolo di missione più silenziosa. La sonda è diretta verso l’asteroide Kamoʻoalewa, è partita a maggio 2025 dalla Terra e ha effettuato una manovra correttiva a ottobre 2025, di cui non si sa ancora niente. I responsabili hanno comunicato con il pubblico soltanto tre volte durante la missione, a giugno, a luglio e a ottobre, annunciando lo stato di salute ottimo della sonda e pubblicando un paio di foto per volta.

    Hayabusa 2# (JAXA) prosegue il suo lungo viaggio verso l’asteroide Torifune, un piccolo corpo celeste a rotazione rapida che raggiungerà per un flyby ad alta velocità nel luglio 2026. La sonda aveva riportato a Terra campioni dall’asteroide Ryugu, e le tecnologie sviluppate per questa missione sono state migliorate e applicate alla prossima missione in partenza, MMX.

    A settembre, OSIRIS-APEX (NASA) ha sorvolato la Terra per effettuare una manovra di cambio orbitale, per dirigersi vero la sua destinazione, l’asteroide Apophis. Le immagini catturate durante il flyby hanno rivelato una sorpresa. La missione è la continuazione di OSIRIS-REX, che ha riportato campioni di superficie da Bennu, un asteroide molto più scuro di Apophis. Durante la manovra di prelevamento dei campioni, un po’ di polvere ha coperto l’obiettivo dell’apparato fotografico della sonda, che era stato progettato per elementi molto scuri. Questo leggero strato di polvere offusca leggermente la luce di oggetti troppo luminosi, come la Terra o il nuovo asteroide obiettivo, permettendo di funzionare in maniera ottimale anche nel prosieguo della missione.

    La flotta marziana

    Marte si trova in congiunzione solare con la Terra, il che vuol dire che il Sole si frappone tra questi due pianeti ostacolandone le comunicazioni. È una situazione di routine e semplicemente le trasmissioni vengono interrotte momentaneamente e posticipate a metà gennaio.

    Le cose vanno male anche per MAVEN (NASA), in orbita attorno a Marte dal 2014. La sonda ha iniziato a girare su sé stessa dal 6 dicembre, rendendo impossibili le comunicazioni. La perdita di segnale, oltre al danno alla missione stessa, costituisce un problema anche per altre sonde, Mars Odyssey (NASA), Mars Reconnaissance Orbiter (NASA) e Trace Gas Orbiter (ESA/Roskosmos), che si devono ridistribuire il carico di lavoro per mantenere le comunicazioni con i rover di superficie. Queste quattro sonde, oltre alla loro missione scientifica, fanno infatti parte del Mars Relay Network, MRN, fungendo anche da ripetitori radio e permettendo così di non dover corazzare i mezzi di superficie con antenne grandi per la comunicazione diretta con la Terra.

    https://www.youtube.com/watch?v=cc7AOsBepdA

    Per Mars Reconnaissance Orbiter è importante citare anche il successo dell’esperimento scientifico effettuato a maggio, che con un cambio di assetto ha permesso di esplorare meglio i segreti nascosti sotto la superficie marziana, individuando risorse idriche difficilmente osservabili altrimenti.

    Mars Express (ESA) è in teoria anch’essa un membro di MRN, ma non viene utilizzato se non come backup. In caso di malfunzionamento prolungato di MAVEN, anche Mars Express potrebbe essere tirata in gioco. La sonda è la seconda più anziana ancora attiva su Marte, dopo Mars Odyssey, con 22 anni di attività esatti, è arrivata su Marte a Natale del 2003. Gli acciacchi si sentono: fa fatica a girarsi, ha i giroscopi leggermente deteriorati, ma con un aggiornamento software recente si è riusciti a prolungare la sua durata d’uso. Si spera di riuscire a utilizzarla anche per il supporto alla missione MMX quando arriverà nel 2027. La sonda non serve solo di supporto tecnico ad altre missioni, con le sue osservazioni si fanno continuamente nuove scoperte, come l’attività geologica rilevata di recente grazie al radar Marsis.

    Nessuna novità per Tianwen-1 (CNSA), diventata praticamente una missione di routine che colleziona dati e basta. In Cina sta partendo l’iniziativa GoMars, dedicata a modellare il sistema atmosferico marziano. I dati raccolti da Tianwen-1, in particolare da Zhurong, il rover della missione ormai in ibernazione, e altre sonde di superficie in passato, serviranno a validare i modelli atmosferici calcolati. L’iniziativa servirà, tra le altre cose, alla preparazione della missione Tianwen-3, con atterraggio sulla superficie marziana, prelevamento di campioni e ritorno a Terra.

    Nessun aggiornamento sostanziale dall’ultimo orbiter Hope (UAESA), arrivato su Marte nel 2021 e che prosegue da allora la sua attività scientifica praticamente senza interruzioni.

    Dalla superficie invece registriamo un bel dust devil ripreso da Perseverance (NASA). La SuperCam a bordo del rover ha permesso di analizzare fenomeni elettrici ed elettrostatici a contorno del fenomeno, proprio quando il diavolo di sabbia è passato sul mezzo.

    Infine Curiosity (NASA), rallentata dalla congiunzione solare di Marte, ne ha approfittato per prendersi una leggera pausa e inviare una cartolina panoramica a Terra.

    Nel sistema solare esterno

    Alla flotta di sonde che hanno osservato il nuovo oggetto interstellare 3I/ATLAS si aggiunge anche Psyche (NASA). Durante il viaggio verso l’omonimo asteroide 16 Psyche, che raggiungerà a luglio 2029, c’è stato tempo per catturare immagini di qualità di questo oggetto, che hanno aiutato a capire meglio la traiettoria.

    Quattro osservazioni di 3I/ATLAS nel giro di 8 ore, effettuatte da Psyche a 53 milioni di km di distanza. Credit: NASA/JPL-Caltech/ASU

    Continua il viaggio per Europa Clipper (NASA), JUICE (ESA) e Lucy (NASA), le prime due destinate ad arrivare su Giove nel 2030 e 2031, la terza diretta verso Greci e Troiani di Giove. Lucy incontrerà il suo primo obiettivo a metà dell’anno prossimo, agosto 2027, quando sorvolerà 3548 Eurybates, un asteroide della famiglia dei Greci posto in orbita attorno al punto lagrangiano L4 del sistema Sole-Giove.

    Juno (NASA) giace ancora nel limbo dal termine dell’estensione di missione conclusasi a settembre 2025. Non si sa ancora se verrà approvata un’ulteriore estensione di missione o se verrà fatta precipitare distruttivamente nell’atmosfera di Giove per sancirne la fine. Un verdetto dovrebbe arrivare con l’approvazione del budget NASA prevista per fine gennaio 2026.

    Infine, continuano le storiche missioni ben oltre gli otto pianeti New Horizons (NASA), Voyager 1 e Voyager 2. La prima è in ibernazione fino a giugno 2026, mandando solo un segnale a settimana per dimostrare che è ancora viva. Le due Voyager invece sono attive e inviano dati con una banda molto ridotta a causa della distanza a cui si trovano, 170 e 142 unità astronomiche da Terra.

    Riassunto missioni

    Ci sono 26 missioni attive nello spazio profondo, di cui otto in viaggio verso la propria destinazione, una nel corso della sua missione principale e 17 in fase di estensione di missione.

    Evoluzione della posizione delle sonde del sistema solare nel mese di dicembre 2025. Credit: ISAA/P. Portaluri

    Gli aggiornamenti per questo mese sono giunti al termine, continuate a seguirci e ci risentiamo il prossimo mese con gli aggiornamenti dal sistema solare!

      Questo articolo è © 2006-2026 dell'Associazione ISAA, ove non diversamente indicato. Vedi le condizioni di licenza. La nostra licenza non si applica agli eventuali contenuti di terze parti presenti in questo articolo, che rimangono soggetti alle condizioni del rispettivo detentore dei diritti.

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    Discutiamone su ForumAstronautico.it #CNSA #ESA #ISRO #JAXA #NASA #Roskosmos #UAESpaceAgency
  21. Aggiornamenti dal sistema solare: dicembre 2025

    Qualche piccolo incidente per le sonde marziane, MAVEN ha perso il controllo e una delle sonde di ESCAPADE, appena lanciate, ha qualche problema di propulsione. Il Congresso degli Stati Uniti è in procinto di decidere quale missione NASA potrà proseguire e quale verrà conclusa, c’è grande attesa per questa decisione in quanto molte delle missioni nello spazio profondo potrebbero terminare solamente per problemi di finanziamento, senza ostacoli tecnici sopraggiunti.

    Di seguito il dettaglio delle varie missioni attive e di quelle in fase di preparazione.

    In preparazione per il lancio

    L’unica missione in preparazione per un lancio nel 2026 è il progetto giapponese con collaborazioni europee Martian Moon eXplorer (MMX). La sonda si trova in Giappone per le ultime fasi di test e integrazione. Dovrebbe partire verso l’autunno 2026 a bordo di un lanciatore H3 e arrivare in orbita marziana nel 2027. Sebbene la missione abbia come obiettivo di studio entrambe le lune marziane, la sfida più grande sarà l’atterraggio su Fobos, con prelevamento dei campioni di suolo e ritorno a Terra nel 2031.

    Nel sistema solare interno

    A novembre è partita una nuova missione, EscaPADE (NASA), composta da due sonde, Blue e Gold. Sebbene sia diretta su Marte, la strada è ancora lunga in quanto passeranno un po’ di tempo in prossimità della Terra prima di effettuare una manovra di Oberth per dirigersi verso il pianeta rosso. Questa permanenza prolungata attorno al nostro pianeta è anche un’opportunità per esaminare da vicino lo stato di salute delle sonde dopo il lancio. Una delle due, infatti, ha riscontrato un leggero problema di propulsione, e vista la distanza ridotta è più facile per gli ingegneri di Terra esaminare e tentare di risolvere il guasto.

    Il 12 dicembre Parker Solar Probe (NASA) è passata al suo 26o perielio, il primo oltre i 25 programmati della missione principale. Non si sa ancora se verrà estesa o se verrà terminata prossimamente, una decisione dovrebbe arrivare nei prossimi mesi. Nel frattempo le sue ricerche gettano luce sul Sole, letteralmente. Grazie alle osservazioni di PSP, sono stati scoperti dei flussi solari che invertono la marcia, tornando indietro ricadendo sul Sole.

    https://www.youtube.com/shorts/1iC5hbDArXw

    STEREO A (NASA) ha iniziato il 29 dicembre la campagna NASA Moon-to-Mars Space Weather, volta ad analizzare l’influenza che ha il Sole sull’umanità, con uno sguardo particolare alla futura esplorazione spaziale con equipaggio oltre l’orbita terrestre. Alla campagna partecipano gruppi di ricerca dedicati ai vari programmi spaziali di eliofisica, tra cui quelli di SOHO, SDO e Voyager.

    Alla flotta di sonde di eliofisica appartiene anche Solar Orbiter (SolO) (ESA), da cui non arrivano notizie importanti da segnalare. A dicembre si è avvicinato abbastanza alla Terra, al momento si trova nei pressi dell’afelio della sua orbita, le osservazioni più importanti arrivano quando si trova dalla parte opposta.

    Il 5 dicembre 2025 era la data prevista per l’entrata in orbita di BepiColombo (ESA/JAXA), con le sue due sonde MPO (ESA) e MMO (JAXA), attorno a Mercurio. Il piano è cambiato a settembre 2024, quando un problema ai propulsori ha imposto un cambio di traiettoria. La missione procede senza ulteriori intoppi da allora e l’inserzione in orbita è prevista per novembre 2026.

    Al contrario, i motori di Hera (ESA), che ha a bordo anche i due CubeSat Milani e Juventas, hanno funzionato meglio del previsto e perciò si è riusciti ad anticipare la data di approccio a Didymos a novembre 2026 al posto di dicembre 2026. A febbraio 2026 è prevista la seconda manovra nello spazio profondo, DSM-2, i cui dettagli ancora non sono stati comunicati, ma dovrebbe trattarsi di un’accensione di motori di qualche decina di minuti. Da dopo il lancio, la sonda ha acceso i motori soltanto due volte, durante la prima manovra correttiva, DSM-1, ottobre 2024, con 100 minuti di accensione circa, e la successiva manovra correttiva, TCM-1, durata 13 minuti.

    Dopo una manovra brutta e una buona, Tianwen-2 (CNSA) vince il titolo di missione più silenziosa. La sonda è diretta verso l’asteroide Kamoʻoalewa, è partita a maggio 2025 dalla Terra e ha effettuato una manovra correttiva a ottobre 2025, di cui non si sa ancora niente. I responsabili hanno comunicato con il pubblico soltanto tre volte durante la missione, a giugno, a luglio e a ottobre, annunciando lo stato di salute ottimo della sonda e pubblicando un paio di foto per volta.

    Hayabusa 2# (JAXA) prosegue il suo lungo viaggio verso l’asteroide Torifune, un piccolo corpo celeste a rotazione rapida che raggiungerà per un flyby ad alta velocità nel luglio 2026. La sonda aveva riportato a Terra campioni dall’asteroide Ryugu, e le tecnologie sviluppate per questa missione sono state migliorate e applicate alla prossima missione in partenza, MMX.

    A settembre, OSIRIS-APEX (NASA) ha sorvolato la Terra per effettuare una manovra di cambio orbitale, per dirigersi vero la sua destinazione, l’asteroide Apophis. Le immagini catturate durante il flyby hanno rivelato una sorpresa. La missione è la continuazione di OSIRIS-REX, che ha riportato campioni di superficie da Bennu, un asteroide molto più scuro di Apophis. Durante la manovra di prelevamento dei campioni, un po’ di polvere ha coperto l’obiettivo dell’apparato fotografico della sonda, che era stato progettato per elementi molto scuri. Questo leggero strato di polvere offusca leggermente la luce di oggetti troppo luminosi, come la Terra o il nuovo asteroide obiettivo, permettendo di funzionare in maniera ottimale anche nel prosieguo della missione.

    La flotta marziana

    Marte si trova in congiunzione solare con la Terra, il che vuol dire che il Sole si frappone tra questi due pianeti ostacolandone le comunicazioni. È una situazione di routine e semplicemente le trasmissioni vengono interrotte momentaneamente e posticipate a metà gennaio.

    Le cose vanno male anche per MAVEN (NASA), in orbita attorno a Marte dal 2014. La sonda ha iniziato a girare su sé stessa dal 6 dicembre, rendendo impossibili le comunicazioni. La perdita di segnale, oltre al danno alla missione stessa, costituisce un problema anche per altre sonde, Mars Odyssey (NASA), Mars Reconnaissance Orbiter (NASA) e Trace Gas Orbiter (ESA/Roskosmos), che si devono ridistribuire il carico di lavoro per mantenere le comunicazioni con i rover di superficie. Queste quattro sonde, oltre alla loro missione scientifica, fanno infatti parte del Mars Relay Network, MRN, fungendo anche da ripetitori radio e permettendo così di non dover corazzare i mezzi di superficie con antenne grandi per la comunicazione diretta con la Terra.

    https://www.youtube.com/watch?v=cc7AOsBepdA

    Per Mars Reconnaissance Orbiter è importante citare anche il successo dell’esperimento scientifico effettuato a maggio, che con un cambio di assetto ha permesso di esplorare meglio i segreti nascosti sotto la superficie marziana, individuando risorse idriche difficilmente osservabili altrimenti.

    Mars Express (ESA) è in teoria anch’essa un membro di MRN, ma non viene utilizzato se non come backup. In caso di malfunzionamento prolungato di MAVEN, anche Mars Express potrebbe essere tirata in gioco. La sonda è la seconda più anziana ancora attiva su Marte, dopo Mars Odyssey, con 22 anni di attività esatti, è arrivata su Marte a Natale del 2003. Gli acciacchi si sentono: fa fatica a girarsi, ha i giroscopi leggermente deteriorati, ma con un aggiornamento software recente si è riusciti a prolungare la sua durata d’uso. Si spera di riuscire a utilizzarla anche per il supporto alla missione MMX quando arriverà nel 2027. La sonda non serve solo di supporto tecnico ad altre missioni, con le sue osservazioni si fanno continuamente nuove scoperte, come l’attività geologica rilevata di recente grazie al radar Marsis.

    Nessuna novità per Tianwen-1 (CNSA), diventata praticamente una missione di routine che colleziona dati e basta. In Cina sta partendo l’iniziativa GoMars, dedicata a modellare il sistema atmosferico marziano. I dati raccolti da Tianwen-1, in particolare da Zhurong, il rover della missione ormai in ibernazione, e altre sonde di superficie in passato, serviranno a validare i modelli atmosferici calcolati. L’iniziativa servirà, tra le altre cose, alla preparazione della missione Tianwen-3, con atterraggio sulla superficie marziana, prelevamento di campioni e ritorno a Terra.

    Nessun aggiornamento sostanziale dall’ultimo orbiter Hope (UAESA), arrivato su Marte nel 2021 e che prosegue da allora la sua attività scientifica praticamente senza interruzioni.

    Dalla superficie invece registriamo un bel dust devil ripreso da Perseverance (NASA). La SuperCam a bordo del rover ha permesso di analizzare fenomeni elettrici ed elettrostatici a contorno del fenomeno, proprio quando il diavolo di sabbia è passato sul mezzo.

    Infine Curiosity (NASA), rallentata dalla congiunzione solare di Marte, ne ha approfittato per prendersi una leggera pausa e inviare una cartolina panoramica a Terra.

    Nel sistema solare esterno

    Alla flotta di sonde che hanno osservato il nuovo oggetto interstellare 3I/ATLAS si aggiunge anche Psyche (NASA). Durante il viaggio verso l’omonimo asteroide 16 Psyche, che raggiungerà a luglio 2029, c’è stato tempo per catturare immagini di qualità di questo oggetto, che hanno aiutato a capire meglio la traiettoria.

    Quattro osservazioni di 3I/ATLAS nel giro di 8 ore, effettuatte da Psyche a 53 milioni di km di distanza. Credit: NASA/JPL-Caltech/ASU

    Continua il viaggio per Europa Clipper (NASA), JUICE (ESA) e Lucy (NASA), le prime due destinate ad arrivare su Giove nel 2030 e 2031, la terza diretta verso Greci e Troiani di Giove. Lucy incontrerà il suo primo obiettivo a metà dell’anno prossimo, agosto 2027, quando sorvolerà 3548 Eurybates, un asteroide della famiglia dei Greci posto in orbita attorno al punto lagrangiano L4 del sistema Sole-Giove.

    Juno (NASA) giace ancora nel limbo dal termine dell’estensione di missione conclusasi a settembre 2025. Non si sa ancora se verrà approvata un’ulteriore estensione di missione o se verrà fatta precipitare distruttivamente nell’atmosfera di Giove per sancirne la fine. Un verdetto dovrebbe arrivare con l’approvazione del budget NASA prevista per fine gennaio 2026.

    Infine, continuano le storiche missioni ben oltre gli otto pianeti New Horizons (NASA), Voyager 1 e Voyager 2. La prima è in ibernazione fino a giugno 2026, mandando solo un segnale a settimana per dimostrare che è ancora viva. Le due Voyager invece sono attive e inviano dati con una banda molto ridotta a causa della distanza a cui si trovano, 170 e 142 unità astronomiche da Terra.

    Riassunto missioni

    Ci sono 26 missioni attive nello spazio profondo, di cui otto in viaggio verso la propria destinazione, una nel corso della sua missione principale e 17 in fase di estensione di missione.

    Evoluzione della posizione delle sonde del sistema solare nel mese di dicembre 2025. Credit: ISAA/P. Portaluri

    Gli aggiornamenti per questo mese sono giunti al termine, continuate a seguirci e ci risentiamo il prossimo mese con gli aggiornamenti dal sistema solare!

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