Per soli sette centimetri
La mattina dell’undici settembre del 1926, cento anni fa, il capo del fascismo, il suprematista e dittatore Benito Mussolini, si salvò dallo scoppio della bomba SIPE per soli sette centimetri.
Gino Lucetti, anar
https://umanitanova.org/per-soli-sette-centimetri/
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Per soli sette centimetri
La mattina dell’undici settembre del 1926, cento anni fa, il capo del fascismo, il suprematista e dittatore Benito Mussolini, si salvò dallo scoppio della bomba SIPE per soli sette centimetri.
Gino Lucetti, anar
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Fascismo italiano: storia, origini e costruzione del regime
Indice dei contenuti
ToggleIl fascismo nacque in Italia dopo la Prima guerra mondiale e, nel giro di pochi anni, passò da movimento politico minoritario a forza di governo e poi a regime dittatoriale.
La sua affermazione non può essere spiegata attraverso una sola causa. La crisi sociale e politica del dopoguerra, la violenza squadrista, la paura delle classi dirigenti di fronte alle lotte operaie e contadine, le divisioni degli avversari del fascismo, l’atteggiamento delle istituzioni liberali e infine le decisioni della monarchia contribuirono, in forme differenti, alla conquista fascista del potere.
Dalla nascita dei Fasci italiani di combattimento nel 1919 alla Marcia su Roma del 1922, dall’assassinio di Giacomo Matteotti alla costruzione della dittatura tra il 1925 e il 1926, il fascismo trasformò progressivamente le istituzioni italiane fino alla creazione di uno Stato autoritario a partito unico.
Comprendere questa trasformazione è importante anche per distinguere il fascismo storico italiano dall’uso molto più ampio che la parola “fascismo” ha assunto successivamente nel linguaggio politico.
Che cos’è il fascismo
In senso storico, il fascismo è il movimento politico nato dai Fasci italiani di combattimento, fondati da Benito Mussolini nel 1919, trasformato nel 1921 nel Partito Nazionale Fascista e arrivato al governo nel 1922.
Dal 1925 il governo fascista trasformò progressivamente l’Italia in una dittatura caratterizzata dalla concentrazione del potere esecutivo, dalla soppressione delle opposizioni politiche, dal controllo della stampa e delle organizzazioni sociali e dal ruolo dominante del Partito Nazionale Fascista.
Successivamente il termine è stato utilizzato anche per descrivere movimenti e regimi differenti sorti in altri paesi. Questo uso più ampio è oggetto di un vasto dibattito storiografico: non tutti i movimenti autoritari o nazionalisti possono essere identificati automaticamente con il fascismo italiano.
Per questa ragione è utile partire dalla sua storia concreta.
La nascita dei Fasci di combattimento nel 1919
La Prima guerra mondiale lasciò l’Italia attraversata da fortissime tensioni.
Inflazione, disoccupazione, difficoltà nella riconversione dell’economia di guerra, conflitti sociali e aspettative deluse contribuirono a creare un clima di instabilità.
Nel 1919 Mussolini fondò a Milano i Fasci italiani di combattimento.
Il movimento iniziale non possedeva ancora tutte le caratteristiche che avrebbe assunto successivamente. Convivevano al suo interno nazionalismo, interventismo, elementi repubblicani, rivendicazioni sociali e una forte cultura politica derivata dall’esperienza della guerra.
Alle elezioni politiche del 1919 i fascisti ottennero risultati molto modesti.
La situazione cambiò profondamente nei due anni successivi.
Il Biennio rosso e lo sviluppo dello squadrismo
Tra il 1919 e il 1920 l’Italia attraversò una stagione di fortissima mobilitazione operaia e contadina, passata alla storia come Biennio rosso.
Scioperi, occupazioni delle fabbriche, crescita sindacale e lotte agrarie alimentarono nelle classi proprietarie e in una parte dei ceti medi il timore di una trasformazione rivoluzionaria.
Fu in questo contesto che crebbe lo squadrismo fascista.
Le squadre d’azione fasciste utilizzarono sistematicamente la violenza contro organizzazioni operaie e contadine, camere del lavoro, cooperative, circoli politici, giornali e amministrazioni locali.
Bologna fu uno dei laboratori più significativi di questo conflitto: lotte agrarie, organizzazioni socialiste e anarchiche, squadrismo e Arditi del Popolo si scontrarono negli anni che precedettero la Marcia su Roma. Il caso è ricostruito in Guerra civile a Bologna (1919-1922): violenza politica e nascita del fascismo.
Treccani definisce lo squadrismo come l’impiego di formazioni armate irregolari con finalità intimidatorie e repressive, utilizzate dal fascismo soprattutto contro il movimento operaio e le sue organizzazioni.
La violenza politica non costituiva quindi un elemento marginale della crescita fascista.
Fu uno degli strumenti attraverso cui il movimento riuscì ad aumentare rapidamente la propria influenza.
Perché il fascismo riuscì ad affermarsi
Non esiste una sola spiegazione della vittoria fascista.
La storiografia ha discusso a lungo il peso relativo di numerosi fattori:
- la crisi dello Stato liberale;
- il conflitto sociale del dopoguerra;
- l’appoggio ricevuto dallo squadrismo da settori agrari e imprenditoriali;
- l’atteggiamento di apparati dello Stato;
- le divisioni tra socialisti, comunisti e altre forze di opposizione;
- la capacità di Mussolini di alternare violenza e trattativa politica;
- l’atteggiamento della monarchia.
Sul processo che portò il fascismo dalle sue origini al governo abbiamo già approfondito il tema in L’ascesa del fascismo al governo e i fattori che lo favoriscono.
Il punto importante è che l’ascesa fascista non avvenne esclusivamente attraverso un’insurrezione militare e neppure attraverso una normale alternanza elettorale.
Violenza politica e utilizzo delle istituzioni procedettero contemporaneamente.
La Marcia su Roma
Il passaggio decisivo avvenne nell’ottobre 1922.
Il Partito Nazionale Fascista organizzò una mobilitazione di squadristi destinata a esercitare pressione sul governo e sulla monarchia.
Il governo guidato da Luigi Facta propose lo stato d’assedio, ma Vittorio Emanuele III rifiutò di firmarlo.
Il 29 ottobre il re affidò quindi a Mussolini l’incarico di formare il governo.
È importante sottolineare questo passaggio perché la successiva propaganda fascista trasformò la Marcia su Roma nel mito fondativo di una rivoluzione vittoriosa.
Dal punto di vista istituzionale, però, Mussolini arrivò alla presidenza del Consiglio attraverso l’incarico conferitogli dal re, mentre la minaccia dello squadrismo esercitava una forte pressione politica e militare.
La ricostruzione più dettagliata di questo passaggio è nel nostro approfondimento La Marcia su Roma fascista di Mussolini nel centenario.
Dal governo di coalizione alla dittatura
Il governo Mussolini nato nel 1922 non era ancora un regime a partito unico.
Comprendeva anche ministri provenienti da altre forze politiche.
Nei primi anni il fascismo utilizzò contemporaneamente gli strumenti dello Stato, la trasformazione delle leggi e la pressione violenta esercitata dalle proprie organizzazioni.
Nel 1923 venne approvata la legge Acerbo, che attribuiva un forte premio di maggioranza alla lista che avesse superato una determinata soglia di voti.
Le elezioni dell’aprile 1924 si svolsero in un clima caratterizzato da violenze e intimidazioni.
Il deputato socialista Giacomo Matteotti denunciò in Parlamento le irregolarità e le violenze della campagna elettorale.
Il 10 giugno 1924 venne rapito e ucciso da uomini legati all’apparato fascista. La sua morte provocò una delle più gravi crisi del governo Mussolini.
La crisi Matteotti non provocò però la caduta del fascismo.
Il 3 gennaio 1925 Mussolini pronunciò alla Camera il discorso che convenzionalmente segna l’inizio della trasformazione definitiva del governo fascista in dittatura.
Le leggi fascistissime e la costruzione del regime
Tra il 1925 e il 1926 una serie di provvedimenti modificò profondamente l’ordinamento dello Stato italiano.
Le cosiddette leggi fascistissime rafforzarono il capo del governo, ridussero drasticamente il ruolo del Parlamento, limitarono la libertà di stampa e di associazione, eliminarono progressivamente le opposizioni politiche e sostituirono negli enti locali i sindaci elettivi con podestà nominati dall’alto.
Alla fine del 1926 i partiti di opposizione erano stati di fatto messi fuori legge.
Venne inoltre istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato.
La trasformazione non avvenne quindi attraverso un unico atto.
Fu un processo che utilizzò leggi, repressione, controllo amministrativo e progressiva eliminazione degli spazi di opposizione.
L’Italia passò così da una monarchia parlamentare già fortemente compromessa dalla crisi politica del dopoguerra a una dittatura fascista.
Fascismo e apparati dello Stato
La costruzione della dittatura fascista non riguardò soltanto il Parlamento, i partiti e la libertà di stampa. Il regime intervenne progressivamente anche sugli apparati dello Stato, cercando di renderli compatibili con il nuovo assetto autoritario e di ridurre gli spazi di autonomia delle istituzioni.
Un caso particolarmente significativo riguarda la magistratura. Il fascismo non la sostituì integralmente con un nuovo sistema giudiziario, ma ne modificò gradualmente il funzionamento attraverso epurazioni, controllo delle carriere, scioglimento delle organizzazioni indipendenti dei magistrati e rafforzamento dei meccanismi gerarchici. In questo modo anche la giustizia venne inserita nel più ampio processo di subordinazione delle istituzioni allo Stato fascista.
Il rapporto tra regime e sistema giudiziario è approfondito in Il regime fascista e la magistratura: l’influenza del fascismo sul sistema giudiziario.
Fascismo, repressione e controllo
La costruzione del regime richiese il controllo delle organizzazioni politiche, sindacali e culturali.
La stampa venne progressivamente sottoposta alla vigilanza del regime, mentre le organizzazioni indipendenti furono limitate o eliminate.
Il Partito Nazionale Fascista acquisì una posizione privilegiata nell’organizzazione della società.
Questo processo coinvolse anche gli apparati repressivi.
Il rapporto tra polizie, repressione politica e regimi fascisti è approfondito nell’articolo Polizia internazionale e nazifascismo.
La repressione non agiva però isolatamente.
Accanto alla coercizione, il regime cercò di costruire consenso attraverso organizzazioni di massa, propaganda, scuola, rituali pubblici e controllo della cultura.
Propaganda e costruzione del consenso
Il fascismo attribuì enorme importanza alla rappresentazione del regime.
Mussolini venne progressivamente trasformato nel duce, figura centrale della propaganda politica.
Radio, cinema, giornali, scuola, manifestazioni pubbliche, organizzazioni giovanili e celebrazioni contribuirono alla diffusione dell’immaginario fascista.
Nel 1937 venne istituito il Ministero della Cultura Popolare, mentre la Gioventù Italiana del Littorio contribuiva all’inquadramento politico delle nuove generazioni.
Questo aspetto permette di collegare la storia del fascismo a un problema più generale: il modo in cui il potere utilizza propaganda, miti e narrazioni collettive.
È il tema che approfondiamo anche in L’egemonia culturale attraverso il mito funzionale al potere.
Corporativismo e organizzazione economica
Il fascismo presentò il corporativismo come un’alternativa tanto al liberalismo economico quanto alla lotta di classe socialista.
L’idea dichiarata era riunire lavoratori e imprenditori all’interno di organizzazioni coordinate dallo Stato, subordinando i conflitti sociali all’interesse nazionale.
Nella pratica il regime abolì la libertà sindacale e vietò lo sciopero, inserendo le organizzazioni del lavoro all’interno delle strutture controllate dallo Stato e dal partito.
L’intervento pubblico nell’economia aumentò ulteriormente durante la crisi degli anni Trenta: nel 1933 nacque l’IRI, attraverso cui lo Stato assunse il controllo di importanti banche e imprese.
Questo non significa che l’economia italiana diventasse socialista: proprietà privata, grandi imprese e gerarchie economiche continuarono a esistere all’interno di un sistema caratterizzato da un crescente intervento dello Stato.
Fascismo, Chiesa e monarchia
Il regime fascista non eliminò tutte le istituzioni precedenti.
La monarchia continuò formalmente a esistere e Vittorio Emanuele III rimase capo dello Stato.
Anche la Chiesa cattolica mantenne una propria autonomia istituzionale.
Nel 1929 il governo fascista e la Santa Sede firmarono i Patti Lateranensi, che chiusero la lunga “questione romana” aperta dall’unificazione italiana.
Monarchia e Chiesa costituiscono anche uno dei motivi per cui gli storici hanno discusso a lungo fino a quale punto il fascismo italiano riuscì effettivamente a realizzare un sistema pienamente totalitario.
Il progetto totalitario esisteva, ma alcune istituzioni continuarono a conservare spazi autonomi rispetto al partito e allo Stato fascista.
Colonialismo e guerra d’Etiopia
Il fascismo ereditò un progetto coloniale italiano nato prima dell’avvento di Mussolini, ma lo trasformò in una componente centrale della propria politica imperialista.
Nel 1935 l’Italia invase l’Etiopia.
La guerra terminò nel 1936 con la conquista di Addis Abeba e la proclamazione dell’Impero. La Società delle Nazioni condannò l’aggressione e impose sanzioni economiche all’Italia.
Il colonialismo fascista non rappresenta quindi un tema secondario della storia del regime.
Si intreccia con imperialismo, razzismo e costruzione dell’identità nazionale.
Sul versante della memoria coloniale italiana abbiamo già affrontato uno degli episodi più violenti nell’articolo Ricordo della strage di Addis Abeba nel colonialismo italiano.
Questo tema merita però un percorso autonomo: Colonialismo italiano potrebbe diventare in futuro un altro nodo della sezione dedicata alla storia sociale e alla memoria.
Le leggi razziali del 1938
Nel 1938 il regime fascista introdusse una legislazione razzista e antisemita.
Le norme colpirono gli ebrei italiani attraverso esclusioni e discriminazioni in numerosi ambiti della vita sociale, dall’istruzione al lavoro e alla proprietà.
La legislazione razziale si inserì nel processo di radicalizzazione del regime e nel crescente avvicinamento alla Germania nazista.
È tuttavia importante non ridurre il razzismo fascista alla sola influenza nazista.
Il colonialismo italiano aveva già prodotto pratiche e ideologie razziali, soprattutto nei territori africani.
Il rapporto fra fascismo, colonialismo e razzismo costituisce quindi un campo storico più ampio che merita di essere analizzato autonomamente.
Fascismo e nazismo
Fascismo italiano e nazionalsocialismo tedesco ebbero caratteristiche comuni ma non furono fenomeni identici.
Il fascismo nacque prima dell’ascesa di Hitler al potere e rappresentò inizialmente un riferimento per molti movimenti autoritari europei.
I rapporti tra Mussolini e Hitler non furono inoltre immediatamente quelli di un’alleanza stretta.
La situazione cambiò soprattutto dopo la guerra d’Etiopia.
Nel 1936 nacque l’Asse Roma-Berlino; nel 1937 l’Italia uscì dalla Società delle Nazioni e nel 1939 Italia e Germania firmarono il Patto d’Acciaio.
Il rapporto tra fascismo, nazismo e potenze occidentali prima e dopo la Seconda guerra mondiale viene approfondito anche negli articoli Gli Alleati e la complessa relazione con il fascismo e il nazismo e Il riciclaggio di nazifascisti da parte di inglesi ed americani.
L’Italia fascista entra nella Seconda guerra mondiale
Il 10 giugno 1940 Mussolini annunciò l’entrata dell’Italia nella Seconda guerra mondiale al fianco della Germania.
Le difficoltà militari italiane emersero rapidamente sui diversi fronti.
Con il progressivo peggioramento della situazione bellica e lo sbarco alleato in Sicilia, il regime entrò in crisi.
Il 25 luglio 1943 il Gran Consiglio del Fascismo approvò l’ordine del giorno Grandi.
Vittorio Emanuele III fece arrestare Mussolini e affidò il governo a Pietro Badoglio.
Il regime fascista instaurato nel 1922 era caduto.
Ma la storia del fascismo italiano non era ancora terminata.
La Repubblica Sociale Italiana
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e l’occupazione tedesca dell’Italia centro-settentrionale, Mussolini venne liberato dai tedeschi e posto alla guida della Repubblica Sociale Italiana, costituita nel settembre 1943.
La RSI operò nei territori occupati dalle forze tedesche e partecipò alla repressione della Resistenza e al conflitto contro gli Alleati e i partigiani.
Da questo punto la storia del fascismo entra direttamente nel percorso dedicato alla Resistenza italiana.
È quindi qui che questo articolo deve fermarsi.
La guerra civile, l’occupazione tedesca, le formazioni partigiane, i rastrellamenti, le Fosse Ardeatine e la Liberazione appartengono infatti a un altro nodo della nostra ricostruzione storica.
Dal fascismo storico all’antifascismo
Studiare il fascismo significa ricostruire un fenomeno storico determinato, nato nell’Italia del primo dopoguerra e trasformato in regime.
Studiare l’antifascismo significa invece affrontare la storia delle persone, dei movimenti e delle culture politiche che gli si opposero: socialisti, comunisti, anarchici, liberali, cattolici, repubblicani e numerosi altri soggetti.
I due temi sono quindi strettamente connessi ma non coincidono.
Per questo su Magozine li trattiamo attraverso percorsi distinti:
Fascismo italiano ricostruisce nascita e sviluppo del regime.
Antifascismo affronta idee, movimenti e pratiche di opposizione.
Resistenza italiana ricostruisce invece la lotta contro fascismo repubblicano e occupazione nazista tra il 1943 e il 1945.
Tenere distinti questi livelli permette di comprendere meglio le relazioni tra fenomeni storici differenti senza trasformarli in un’unica narrazione indistinta.
Perché studiare ancora il fascismo
Il fascismo italiano non è soltanto una sequenza di date compresa fra il 1919 e il 1945.
La sua storia permette di osservare come possano interagire crisi istituzionale, violenza politica, trasformazione delle leggi, propaganda, repressione, consenso, nazionalismo e concentrazione del potere.
Questo non significa che ogni crisi politica contemporanea riproduca automaticamente il fascismo storico.
Utilizzare il termine con precisione richiede invece di conoscere il fenomeno al quale originariamente si riferisce.
Proprio per questo comprendere come nacque, come conquistò il governo e come trasformò progressivamente lo Stato italiano è il primo passo per comprendere anche la storia dell’antifascismo e della Resistenza.
#Dittatura #fascismo #regime -
Un'adolescente viene prelevata da casa dall'esercito argentino, accusata di essere una sovversiva. Mentre sua madre cerca disperatamente di trovare informazioni su di lei, la ragazza è sottoposta a torture nel terribile seminterrato di Garage Olimpo.
#garageolimpo #cannes #cinema #argentina #storia #marcobechis #dittatura
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RE: https://sociale.network/@bottegadelbarbieri/117024543141399043
Nella serie di articoli "SCOR-DATE" della Bottega del Barbieri : Per «scor-data» qui in “bottega” si intende il rimando a una persona o a un evento che il pensiero dominante e l’ignoranza che l’accompagna deformano, rammentano “a rovescio” o cancellano.
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Nazionalcattolicesimo e franchismo. Spagna 1936
Di seguito una sintesi dell’introduzione all’opuscolo Spagna 1936 - Nazionalcattolicesimo e franchismo realizzato dall’autore Daniele Ra
https://umanitanova.org/nazionalcattolicesimo-e-franchismo-spagna-1936/
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La rivoluzione in pugno. Spagna 1936: antifascismo, rivoluzione sociale, autogestione
Tutti sanno che nel 193
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Colpire Mussolini
Mimmo Franzinelli, Colpire Mussolini. Gli attentati al Duce e la costruzione della dittatura fascista, Mondadori Le Scie, Milano, 2025, pp. 354.Un Mussolini perplesso in mise borghese e austera, con una bombetta di feltro su misura e un esibito cerottone al naso campeggia sulla c
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91 fermati per un mazzo di fiori. Prove di dittatura a Roma
Nella giornata di domenica, mentre stiamo per chiudere il giornale, arriva da Roma una notizia gravissima. La polizia ha fermato 91
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Argentina, perché, 50 anni dopo, il golpe è ricordato in modo diverso
Il principale rischio democratico in Argentina è l'erosione della memoria critica, piuttosto che la dimenticanza o la giustificazione aperta della dittatura. di Augusto Reina, politologo, da infobae.com […] -
Trump is dismantling democracy at 'unprecedented' speed, global report finds:
https://www.npr.org/transcripts/nx-s1-5754021
Audio e trascrizioneSecondo V-Dem, un istituto dell'università di Göteborg che misura annualmente i livelli di democrazia nel mondo, la democrazia americana è stata smantellata a una velocità senza precedenti.
Il suo direttore ha affermato: "Sotto l’amministrazione Trump, in un solo anno la democrazia ha subito un arretramento pari a quello che Modi in India ed Erdogan in Turchia hanno realizzato in dieci anni, e Orban in Ungheria in quattro anni."
Altri studi e inchieste negli USA confermano uno scivolamento dalla liberal democrazia verso la dittatura
#democrazia #Trump #USA #NationalPublicRadioNPR #autoritarismo #dittatura
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RE: https://www.psicospace.it/illusione-delle-dittature-come-nascono/
Le dittature raramente nascono mostrando subito il loro vero volto.
Spesso si presentano come soluzioni semplici a problemi complessi, promettono ordine, sicurezza e rinascita.I meccanismi sono molto precisi: propaganda, culto del leader, ricerca di nemici e concentrazione del potere.
Capire come nascono le dittature, cosa nascondono e perché riescono a sedurre intere società.
#dittatura #totalitarismo #propaganda #politica #storia #democrazia #società
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L’illusione delle dittature: Come nascono, perché seducono e cosa nascondono davvero
In momenti di profonda incertezza, quando le istituzioni sembrano vacillare e il futuro appare incerto, nelle società umane scatta un meccanismo psicologico quasi ancestrale: il desiderio di ordine. Davanti al caos economico o alla paralisi politica, la complessità del dibattito democratico può iniziare a essere percepita come una debolezza. Un rumore di fondo che rallenta le decisioni e impedisce di agire. È in questa crepa della fiducia collettiva che si insinua la seduzione del […]https://www.psicospace.it/illusione-delle-dittature-come-nascono/
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https://youtu.be/VFW1vftMfS8?is=QUoQmCrkH6Fx5RS1
#democrazia #dittatura
Sehr erhellender Vergleich zwischen #china und #usa (später auch #europa ) und der Frage, wie man seine Dystopien schafft. -
... epoche con atrocità suscitino culti della personalità in menti “semplici”, come nel caso di DVX #Meloni. Nelle dittature non è mai casuale: #Mussolini nel Ventennio imponeva il suo volto facendolo riprodurre ovunque. #Italia #Regime #Dittatura #DVXMeloni #FBR
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Non c'è nulla di cui stupirsi sul caso del cherubino con il volto di #GiorgiaMeloni da un fan mentalmente disturbato. Esistono studi sociologici, psicologici e multidisciplinari sul perché dittatori, aspiranti tali o emuli di figure che hanno segnato ... #Italia #Regime #Dittatura #DVXMeloni #FBR
Il volto di Meloni su un cheru... -
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Per Landini Maduro è "un presidente eletto dal popolo. L'opposizione venezuelana si preoccupi per il suo arresto"
Maduro è un dittatore!
Questo non vuol dire giustificare quello che ha fatto Trump, ma Maduro è un dittatore.
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Trump bombarda il Venezuela e cattura Maduro https://divagandooltreconfine.wordpress.com/2026/01/04/trump-bombarda-il-venezuela-e-cattura-maduro/ #AttaccoMilitare, #Blitz, #Bombardamento, #CiliaFlores, #Dittatura, #DonaldTrump, #NewYork, #NicolasMaduro, #Petrolio, #RaidAerei, #StatiUniti, #Venezuela
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Spagna 1975-2025, la fine del franchismo 50 anni fa
Cosa sarebbe potuto essere, ma non è stato di Miguel Salas, da Sin Permiso Il 25 aprile 1974 terminò la dittatura in Portogallo e iniziò quella che sarebbe diventata nota come la Rivoluzione dei Garofani. Il 24 luglio 1974, la dittatura cadde in Grecia. La successiva a cadere fu la dittatura franchista. Franco morì nel suo letto, ma il movimento operaio e popolare era potente e mantenne l'iniziativa contro un regime morente. Tutto era possibile. […]https://andream94.wordpress.com/2025/12/05/spagna-1975-2025-la-fine-del-franchismo-50-anni-fa/
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“Il Pentagono ha rimosso gli accrediti di stampa ai giornalisti di praticamente tutti i principali organi mediatici statunitensi, dopo essersi rifiutati di firmare le nuove restrittive regole di Pete Hegseth sulla pubblicazione delle informazioni non classificate”
Fonte: Ultimora24 su Telegram
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Le istituzioni della CEE e la Grecia dei colonnelli
Uno dei primi temi sul tavolo sin dall’estate del 1967 era rappresentato naturalmente dalla situazione politica che viveva il più antico partner commerciale europeo, la Grecia, all’indomani del golpe del 21 aprile <93.
Dal 1961, anno della firma del primo accordo di Associazione siglato dal governo moderato di Kostantinos Karamanlis <94, le relazioni tra i Sei e la monarchia ellenica si erano infatti mantenute sostanzialmente buone, ma l’avvio di un’ennesima dittatura militare nel cuore dell’Europa “atlantista”, sotto influenza occidentale, non avrebbe potuto rimanere senza conseguenze.
Il Commissario italiano si trovò così a dover prendere da subito in carico una situazione molto delicata, che coinvolgeva da vicino gli stessi organi di Associazione. Edoardo Martino si era del resto già interessato in prima persona alle vicende istituzionali greche, mentre ricopriva ancora la carica di Presidente della Commissione politica parlamentare a Strasburgo. Già nel maggio 1967, a poche settimane dai fatti di Atene, si era fatto relatore di una risoluzione congiunta insieme all’eurodeputato olandese Schuijt, co-presidente del Consiglio di Associazione, che invitava di fatto l’Europa ad un’interruzione immediata delle sue relazioni diplomatiche con il Paese.
“[…] Quanto accaduto in Grecia ci preoccupa come se fosse accaduto in casa nostra, perché abbiamo sempre sostenuto in quest’aula, e fuori, che l’accordo di associazione non rappresenta altro che un primo e necessario passo per la completa partecipazione greca alla nostra opera di costruzione di un’Europa unita e democratica. […] La Comunità stessa, in queste condizioni, non ha potuto assumere alcuna posizione ufficiale. Il Consiglio dei ministri dell’associazione, che avrebbe dovuto riunirsi per approvare la relazione annuale da presentare alla Commissione parlamentare mista, non è stato convocato. E poi, come convocare la Commissione parlamentare mista se il Parlamento ellenico non esiste più? […] In questo Parlamento che costituisce presidio democratico delle libertà europee noi sappiamo, signor Presidente, qual è oggi il nostro compito, il nostro dovere: è intanto quello di denunciare l’estrema gravità della situazione determinata dal Colpo di Stato. Per questo abbiamo presentato una interrogazione con discussione, invocando l’urgenza. Ma il nostro compito e il nostro dovere è anche quello di favorire con ogni mezzo il ritorno alla normalità democratica del Paese amico. A questa normalità la Grecia non può non ritornare se essa desidera veramente continuare con noi sulla via dell’unità europea. E ci auguriamo che essa vi torni al più presto” <95.
E’ noto come una simile intransigenza fosse condivisa negli stessi mesi dalla maggioranza dell’Assemblea parlamentare, e dallo stesso Jean Rey, in procinto di assumere la guida della prima Commissione unificata, ma al contempo come fosse ben lontana dal riguardare le cancellerie dei Sei e le loro rappresentanze a Bruxelles <96.
Se la dimensione di una necessaria stabilità geopolitica del continente si trovava giocoforza confermata come prevalente, si stava provando in ogni caso ad agire, pur nei ristretti margini consentiti al Berlaymont, senza poter però affondare del tutto il colpo. Dopo diverse settimane d’interruzione, e qualche avvicendamento, spesso dai risvolti drammatici, nella composizione dei membri di parte greca, i lavori del Consiglio di Associazione ripresero già dal luglio seguente <97.
L’autunno seguente vide protagonista la nota vicenda della mancata concessione di un prestito di 10 milioni di dollari che la Banca Europea per gli Investimenti avrebbe dovuto concedere al governo greco entro il 31 ottobre 1967, nell’ambito delle convenzioni finanziarie rientranti nei precedenti accordi. Il parere negativo fornito da Palais Berlaymont ad un’operazione del genere non riuscì ad essere superato dal Consiglio dei ministri economici delle Comunità, che, non trovando l’unanimità in materia, fu costretto per una volta ad allinearsi agli indirizzi della Commissione <98. Tutto ciò poteva però difficilmente scalfire una situazione comunque contrassegnata da una certa dose di ambivalenza e per certi versi di malcelato imbarazzo, almeno da parte di alcuni ambienti comunitari, che era destinata a trascinarsi ancora a lungo, in sostanza fino al più generale stravolgimento politico che avrebbe interessato il Paese ellenico e l’intera area sudeuropea nel 1974-1975. Imbarazzo tanto più evidente alla luce dei fatti che nel frattempo stavano accadendo nel mondo d’Oltrecortina <99, e che contribuivano ad offuscare sempre più l’immagine delle istituzioni europee agli occhi dell’opinione pubblica dei Sei, oramai particolarmente sensibile a certi temi. Ancora all’inizio del 1969, il dibattito a Strasburgo non mancava di evocare in chiave polemica lo stato dei rapporti tra Bruxelles ed Atene. L’aver distinto all’interno del Consiglio di Associazione gli aspetti del dialogo inter-istituzionale e culturale da quelli più eminentemente commerciali <100 non poteva di certo bastare a fugare le critiche di una parte consistente dell’Assemblea parlamentare, e di questo lo stesso Martino si dimostrava ben consapevole. Nel corso della seduta del 7 maggio 1969, ad esempio, il Commissario alle Relazioni Esterne fu coinvolto in prima persona dalle sollecitazioni giunte nei giorni e nelle settimane precedenti da vari parlamentari. La richiesta ufficiale di abbandono di ogni ambiguità nelle relazioni con il regime ellenico da parte della Comunità fu perorata a Strasburgo in primis da Carlo Scarascia Mugnozza, all’epoca presidente della Commissione politica del Parlamento e, come si è visto, successore proprio di Martino allo stesso incarico <101. Richiami in questa direzione erano in realtà già arrivati, a fine gennaio, dall’Assemblea consultiva del Consiglio d’Europa, e una parte degli europarlamentari soprattutto di area social-democratica aveva avuto buon gioco nel riprenderli <102.
Nel ricordare quanto fatto, anche dietro sua iniziativa, già poco dopo gli avvenimenti del 1967, ad esempio con gli appelli portati avanti dal Parlamento, in quell’occasione Martino non si sottraeva dal ritornare, non senza accenti polemici, sulle responsabilità da attribuire ad altri organi delle Comunità presenti nelle istituzioni bilaterali – bien sur il Consiglio CE – per la mancata interruzione generale di tutti i rapporti, stigmatizzando come non tutto fosse in suo potere, e, anzi, la Commissione fosse suo malgrado relegata ad classico ruolo ancillare da parte dei Sei governi centrali e dei loro apparati diplomatici.
“[…] Non farò torto all’onorevole Romeo ricordandogli che l’accordo di Atene […] è stato concluso tra la Comunità e gli Stati membri, da una parte; e lo Stato ellenico dall’altra; e che il Consiglio d’associazione è quindi composto, per quanto concerne la Comunità, dal Consiglio e dalla Commissione della C.E.E. Ne consegue che la linea di azione comunitaria è definita dalle istituzioni della Comunità e che pertanto nessuna decisione relativa all’ applicazione dell’accordo di Atene può essere presa dalla sola Commissione. Questo non significa, naturalmente, che la Commissione sia rimasta indifferente nei riguardi del regime costituzionale di un Paese che aspira a divenire membro della Comunità: se n’è anzi vivamente preoccupata e ne ha discusso in Consiglio, […] ed è giunta, con il Consiglio, alla conclusione che si dovesse soprassedere alla discussione di taluni sviluppi futuri, limitandosi, per il momento, alla gestione ordinaria dell’accordo […]” <103.
Dunque, ancora una volta, se si era in cerca di responsabilità politiche queste non dovevano essere indirizzate a Palais Berlaymont, che aveva fatto tutto quanto – poco, si conveniva <104 – in suo potere per prendere le distanze per lo meno in termini di indirizzo politico da un regime manifestamente autoritario, mantenendo netta la distinzione tra gestione “ordinaria” dell’accordo del 1961, che doveva proseguire, e prospettive di più lungo termine, sospese a tempo indeterminato.
Nei dodici mesi seguenti, lo stallo proseguì in definitiva senza significativi passi in avanti, mantenendo il commissario italiano in una situazione di involontaria ambiguità che non si fatica a cogliere nella documentazione privata giuntaci come mal sopportata <105. L’interruzione totale delle relazioni tra Bruxelles ed Atene poteva evidentemente essere decisa solo ad un livello intergovernativo, e la diplomazia comunitaria altro non poteva fare se non bloccare almeno la cooperazione istituzionale (su tutti lo scambio di visite da parte di delegazioni parlamentari) prevista dal Consiglio di Associazione, in attesa di un ritorno ad un pieno assetto democratico delle istituzioni elleniche, ancora tuttavia imprevedibile nelle tempistiche. E d’altra parte anche a Bruxelles cominciò a pesare non poco la preoccupazione che una chiusura complessiva dei rapporti col Paese ellenico potesse aggravare ulteriormente la già tragica situazione politica interna <106.
Dove non arrivava la politica, potevano tuttavia giungere iniziative di carattere personale, in una dinamica che può spiegare bene certi aspetti del funzionamento degli organi CE in contesti simili. Nel corso del 1968 infatti, Martino si interessò in prima persona, su segnalazione e per tramite del suo gabinetto politico guidato all’epoca da Paolo Antici, al destino del professor Spyros Calogeropoulos Stratis, docente di Diritto Internazionale all’Università di Atene, già Segretario del Movimento Europeista greco, che il governo del colonello Papadopoulos aveva collocato a riposo anzitempo <107. Per le sue posizioni, l’accademico poteva annoverarsi tra i tanti dissidenti della dittatura, che per questo motivo si era indirettamente proposto per un’ancora imprecisata collaborazione scientifica con gli uffici della Commissione, di cui fu avvertito tramite il suo segretario personale Raymond Rifflet lo stesso presidente Rey. Superando qualche perplessità iniziale derivata dalla difficoltà nell’individuare un progetto scientifico chiaro da affidare al giurista <108, anche grazie all’intervento di Martino e del suo gabinetto la Divisione del personale della CEE decise in senso favorevole nell’autunno 1968.
Il progressivo stabilizzarsi del regime dittatoriale greco, ratificato dalla nuova Costituzione del 1968, comportò quindi una prima battuta d’arresto per gli sforzi compiuti dalle Comunità europee sulla strada di una nuova e più assertiva politica estera. Quasi a fare da contraltare a quanto precede, la parallela vicenda dell’altrettanto difficile proseguimento delle relazioni diplomatiche con Ankara, gettate oramai da diversi anni, e di cui Martino fu di nuovo protagonista.
[NOTE]
93 Sul tema si rimanda, per una prima analisi coeva ai fatti, al lavoro di Mario CERVI, Dove va la Grecia? Dal colpo di Stato al referendum, Mursia, Milano 1968. D’interesse anche il volume di S. ROUSSEAS, Grecia contemporanea, Feltrinelli, Milano 1968. Si veda anche R. CLOGG e G. YANNOPOULOS (a cura di), Greece under military rule, London 1972, e R. CLOGG, A Concise History of Greece, Cambridge University Press, Cambridge 2013, in particolare pp. 152-165. Da segnalare infine, per un punto di vista limitato alle sole relazioni italo-greche, il recente P. SOAVE, La democrazia allo specchio. L’Italia e il regime militare ellenico 1967-1975, Rubbettino, Soveria Mannelli 2014.
94 I negoziati del 1958-1961 confluiti nel primo accordo di Associazione sono richiamati in breve da G. BOSSUAT e A. LEGENDRE, Il ruolo della Commissione nelle relazioni esterne, in M. DUMOULIN (a cura di), cit., pp. 374-375. Per una ricostruzione più approfondita dei rapporti tra Grecia e CE nel ventennio 1961-1981 si rimanda invece al saggio di P. PAPASTRATIS, Opening the Gates to Enlargement. The debate on the Entry of Greece, in A. LANDUYT-D.PASQUINUCCI (a cura di), Gli allargamenti della CE/UE. 1961-2004, tomo I, il Mulino, Bologna 2005, pp. 289-302.
95 ASUE, EM 76 “Association CEE-Grèce 13 mars/20 octobre 1967”, verbale dell’Assemblea parlamentare europea, seduta di lunedì 8 maggio 1967.
96 Per questi anni cfr. A. VARSORI, L’Occidente e la Grecia: dal colpo di Stato militare alla transizione alla democrazia (1967-1976), in DEL PERO-GAVIN-GUIRAO-ID, Democrazie, op.cit., pp. 5-94, in particolare sulle diverse reazione al golpe tra USA e CE si veda pp. 20-24.
97 ASUE, EM 76, Compte-rendu sommaire de la 49e reunion du Comité d’Association CE-Grèce, Secretariat Exécutif de la Commission des Communautes Europeennes, Bruxelles, 19 juillet 1967, confidentiel.
98 Il ruolo di Edoardo Martino nel dipanarsi della vicenda non può per onestà definirsi rilevante, ma erano note da tempo le sue posizioni personali in merito ai segnali da dare, da parte europea, verso il nuovo corso avviato ad Atene. Si veda la documentazione in ASUE, EM 77 “Association CEE-Grèce” (23 octobre 1967- 24 avril 1968), Nota confidenziale per i membri della Commissione, s.d. ma collocabile nel marzo 1968.
99 Il riferimento non può che andare alla Primavera di Praga e all’onda emotiva che questa provocò immancabilmente nel corso del 1968 anche in Europa occidentale. La posizione di condanna netta dell’intervento sovietico e della cosiddetta “dottrina Breznev” da parte delle CE per voce di Martino ne favoriva l’accreditamento in sede internazionale come istituzione a difesa delle libertà democratiche e di autodeterminazione di ogni popolo, difficilmente conciliabile, agli occhi dell’opinione pubblica, con il perdurare di rapporti ufficiali con una dittatura militare. Si veda in ASUE, EM48, La distensione in Europa e l’invasione della Cecoslovacchia, discorso pronunciato all’Assemblea di Strasburgo il 1° ottobre 1968.
100 Già nel novembre 1968 il commissario democristiano evidenziava, dati alla mano, come il caso greco fosse l’unico in cui il volume complessivo degli scambi import-export con i Sei non fosse diminuito a causa della congiunturale contrazione dell’economia globale ormai incipiente, e anzi fosse aumentato fino a raggiungere i 59,2 miliardi di dollari totali. In ASUE, EM48, Les investissements étrangers dans la Grèce, relazione da presentare alla Commissione Esecutiva, s.d. ma collocabile entro il 1° dicembre 1968.
101 ASUE, EM 48, L’Associazione CE-Grecia dopo il colpo di Stato, discorso pronunciato all’Assemblea di Strasburgo, 7 maggio 1969.
102 Ibidem, EM 80 Association CEE-Grèce (novembre 1968-mars 1969), Rapport sur la situation en Grèce du M. van der Stoel presenté à l’Assemblé Consultative du Conseil de l’Europe du 28 janvier 1969.
103 ASUE, EM 48, L’Associazione Ce-Grecia dopo il colpo di Stato, cfr. supra.
104 Non mancano infatti, né nei commenti personali alle note preparate dalla Direzione Generale I, né nei suoi interventi pubblici, reiterati cenni all’insufficienza dei margini decisionali concessi alla Commissione.
105 L’intervento sopra richiamato è solo uno dei tanti che vede Martino protagonista di polemiche su questo tema nel periodo.
106 Un pericolo che si avvertiva spesso nelle comunicazioni tra i vari uffici della Commissione inerenti alla crisi greca, e che per esempio ricorre prima del mancato prestito al governo greco da parte della BEI.
107 ASUE, EM 77 “Association CEE-Grèce”, Prof. Calogeropoulos Stratis a Edoardo Martino, Atene, 1° febbraio 1968.
108 Nota a mano probabilmente dello stesso Levi Sandri: “D’accordo, ma quale può essere un tema “accettabile” dalla maggioranza dei commissari?” in ASUE, EM 77, Paolo Antici a Giovanni Falchi, capo di gabinetto del Vicepresidente (e commissario alle Politiche Sociali, ndr) Lionello Levi Sandri, Bruxelles 6 marzo 1968, confidenziale.
Lorenzo Meli, L’europeismo italiano nell’“età delle crisi”. Il contributo dei politici democristiani alla Commissione Esecutiva CE (1967-1984), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2015-2016#1967 #1968 #CEE #colonnelli #colpo #Comunità #dittatura #Europa #Grecia #Italia #LorenzoMeli #Sei #stato
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Benvenuti in 1984!
roberto.vannacci.68 CHAT CONTROL: AVANTI CON LA #DITTATURA E LA #CENSURA #UE SUPPORTATA DA TUTTA LA #SINISTRA - VOGLIONO LEGGERE I NOSTRI MESSAGGI SULLO #SMARTPHONE.#ChatControl: la proposta di legge dell’UE per scansionare tutti i messaggi sui nostri smartphone.In Italia non vogliono che si filmino le #borseggiatrici del metrò per tutelare la loro #privacy ma in Europa si propone di violare tutti i nostri messaggi sullo smartphone alla faccia della…
https://sullebarricate.wordpress.com/2025/08/20/benvenuti-in-1984/
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"Separazione delle carriere da primato: il testo del governo sarà approvato dal Parlamento senza una sola modifica."
Per la prima volta nella storia Repubblicana la modifica della Costituzione sarà approvata con lo stesso testo proposto dal Consiglio dei Ministri. "Neppure una virgola spostata né una parola sostituita. Peggio di un decreto legge."
https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/07/21/separazione-carriere-riforma-costituzionale-parlamento-modifiche-notizie/#governomeloni #meloni #costituzione #SeparazioneDelleCarriere #magistratura #dittatura
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Ormai lo dicono apertamente. Sospendendo l'habeas corpus possono imprigionare chiunque senza che questi possa fare appello.
Gli #USA sarebbero una #dittatura a tutti gli effetti.https://edition.cnn.com/2025/05/09/politics/miller-habeas-corpus-immigrant-judge
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il punto non è se sei paranoico… il punto è se sei abbastanza paranoico (“strange days”, 1995) / differx. 2025 (aprile)
sì: sarò paranoico ma certo – mettendo i fatti in fila – non è che ci si senta proprio al settimo cielo della sicurezza personale e collettiva, per non parlare della produzione di senso, individuale e di gruppo. l’obiettivo, ricordiamocelo, non è solo l’auspicato rovesciamento dello stato di cose presente, ma anche – e sempre – la costruzione di situazioni qui e ora. la costruzione e condivisione di senso.
e: le istituzioni sono i nemici frontali delle situazioni. si comincia (o si continua) a doverle rifiutare tutte. o qualcosa del genere.
ecco insomma la fila dei fatti, incompleta, per mia distrazione, sicuramente :
- il (p)residente della repubblica delle banane firma e dunque vara (è complice del varo di) un decreto “sicurezza” che in pratica istituisce lo stato di polizia, e dà ancora maggiori protezioni a quelle stesse forze neofasciste e repressive che – più o meno pilotate dai servizi segreti statunitensi – negli scorsi settant’anni hanno commesso in Italia un gran numero di ormai notissimi crimini, esecuzioni, stragi, depistaggi, accordi con le mafie eccetera; e che – soprattutto con Genova 2001 – si sono riprese pienamente il campo squadristico storico, ‘arricchito’ dalle esperienze della macelleria delle dittature sudamericane;
- la medesima repubblica delle medesime banane non solo intrattiene ottimi rapporti (anche economici e militari) con israele e con la sua natura e prassi genocida e razzista, ma attua energicamente il razzismo e la deportazione anche in casa propria (cpr, lager in Albania, permanenza della legge Bossi Fini eccetera);
- la compagine neofascista del goveno della stessa repubblica delle stesse banane ha da tempo occupato e blindato posti chiave nell’informazione e distribuzione dell’informazione generalista (per non parlare dell’editoria, della distribuzione e di canali video non ‘pubblici’: proprietà diretta del defunto referente politico della mafia celebrato con funerali di Stato due anni fa);
- la detta compagine si avvia a completare il piano piduista di Gelli, sottomettendo la gestione della giustizia alle esigenze del governo e dei suoi padrini e padroni criminali; così come si avvierà presto a finire di smantellare sanità e scuola pubbliche, per ulteriormente accentuare la natura classista delle opportunità effettive di accesso a salute e istruzione;
- in tutto questo, la sinistra istituzionale, segnatamente il PD, è incerto se oscilli più tra cretinismo e connivenza, o tra connivenza lassista e connivenza attivamente complice;
- il caso Paragon, il software usato da forze (non identificate) dello Stato per spiare giornalisti, attivisti e altri individui, ri-chiarisce perfettamente, se ce ne fosse bisogno, che le istituzioni – tutte – non si sono mai fatte né si fanno tutt’ora il minimo scrupolo di ricorrere a mezzi illegali e invasivi per spiare i cittadini, non importa se coinvolti in attività politiche o meno; (le stesse tecnologie che permettono lo spionaggio – e magari il furto e la vendita di dati sensibili – permettono anche, si può immaginare, la fabbricazione di false prove e accuse contro chiunque);
- Meta fa attivamente shadowbanning e boicottaggio di post e account filopalestinesi sia su facebook che su instagram, nonostante soprattutto instagram sia una fonte ricchissima di informazioni che riescono – a valanghe: per pressione quantitativa – a sfuggire ai filtri e a trasmettere in diretta il genocidio che israele commette ai danni di Palestinesi;
- Meta ti obbliga alla sua IA, installata su whatsapp, e non è ancora chiaro se e come ci sarà una possibilità di opt-out, né quanto e come (e con quali garanzie e chiarezza) sarà o già ora è possibile tener fuori il naso di Zucko dalle nostre conversazioni private, le nostre foto, i video, gli appunti, le opinioni, insomma dai sacrosanti cazzi nostri;
- Google e Microsoft hanno fornito e forniscono tecnologie di IA e supporto cloud alle forze israeliane per il massacro dei Palestinesi; sono gli stessi Google e Microsoft che ospitano e gestiscono percentuali spaventose di materiali e informazioni dai e sui cittadini di (praticamente) tutto il mondo; per non parlare di Meta, daccapo; in quali mani siamo?
[continua]
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ARGENTINA: 49 ANNI FA INIZIAVA LA DITTATURA MILITARE, MANIFESTAZIONI UNITARIE CHIEDONO VERITÀ, GIUSTIZIA E MEMORIA https://www.radiondadurto.org/2025/03/24/argentina-49-anni-fa-iniziava-la-dittatura-militare-manifestazioni-unitarie-chiedono-verita-giustizia-e-memoria/ #Giornatanazionaledellamemoria #UniversidadNacionaldeQuilmes #UniversitàdiQuilmes #AlbertaBottini #giuntamilitare #colpodistato #JavierMilei #Argentina #dittatura #giustizia #Massera #Agosti #Verità #Videla #GOLPE #Peron #News
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il silenzio degli intellettuali: articolo di roberta de monticelli sul ‘manifesto’ del 17 feb. 2025
C’è qualcosa di terribile nel silenzio con cui filosofi, giuristi, intellettuali specie accademici assistono oggi non solo alla violazione su larghissima scala, ma all’ostentato ripudio, da parte di molti governi occidentali, dei principi di civiltà enunciati nelle costituzioni rigide delle democrazie e nelle Carte del costituzionalismo globale che la seconda metà del Novecento ha prodotto. A esemplificare questo assunto, non c’è che l’imbarazzo della scelta.
Guerre e politiche di escalation bellica illimitata. Riarmo selvaggio nei programmi della maggior parte dei governi europei, genocidi tollerati alla luce del sole, deportazioni annunciate di interi popoli, respingimenti di massa di migranti e immigrati, detenzioni illegali, razzismo ostentato ai vertici dei governi, attacchi violenti all’indipendenza dei sistemi giudiziari nazionali e al diritto internazionale, asservimento delle politiche pubbliche a enormi concentrazioni di ricchezza privata, privatizzazione dello spazio cosmico, recesso dai pochi vincoli esistenti alla devastazione dell’ecosistema.
Assistiamo del resto – come ai tempi in cui fu scritto il famoso romanzo di Camus, La peste – al contagio inquietante con cui il cinismo della Realpolitik, sdoganata ai livelli di governo in alcuni stati democratici occidentali, si diffonde nella sfera dell’informazione e del dibattito pubblico; e al fenomeno complementare del silenzio, della non-partecipazione, quindi dell’apparente indifferenza che vi risponde.
Ma si può tacere quando su un grande giornale nazionale di tradizione progressista si legge, a proposito del piano trumpiano di deportazione di massa della popolazione di Gaza, che si tratta di una proposta, «fuori dagli schemi», e che da parte europea sarebbe segno di «poco coraggio» non prenderla in considerazione (Molinari, Repubblica 13 febbraio)? Oltre certi limiti cinismo o silenzio e indifferenza, i sintomi più classici della «banalità del male», equivalgono a complicità nei crimini: è il fenomeno che Luigi Ferrajoli chiama «l’abbassamento dello spirito pubblico» e il «crollo del senso morale a livello di mass» (L’ostentazione della disumanità al vertice delle istituzioni e il crollo del senso morale a livello di massa, sito di Costituente Terra).
La domanda che sottende questa angosciata constatazione è: c’è una corresponsabilità del dotto, dello studioso, del “filosofo” in senso lato in questo «abbassamento dello spirito pubblico»? E una risposta è: certamente.
È la lettura puramente politologica che ha prevalso della democrazia, tanto diversa da quella ancora prevalente da Calamandrei al primo Bobbio, e, sul piano globale, nel pensiero che portò alla Dichiarazione Universale del ’48. Un pensiero che sta al polo opposto di quello che, a destra e a sinistra, riduce l’idealità, il vincolo etico in funzione di cui sono progettate tutte le istituzioni democratiche, a ideologia. Cioè a pura retorica di battaglia.
Quel pensiero etico non si è prolungato fra gli intellettuali della guerra fredda prima, e di un atlantismo triumphans poi, ma nei documenti della perestroika e della politica dell’«Europa Casa comune» dello sconfitto Gorbaciov, assai più dei “nostri” leader consapevole della connessione inscindibile fra ordine internazionale e democrazia in ciascuno stato. E pensare che la sciagurata storia della nostra democrazia incompiuta, sempre di nuovo violentemente intimorita, avrebbe dovuto rendercene fin troppo consapevoli.
A proposito di Alleanza atlantica. Giova accostare gli estremi, il grande statista sconfitto e la visionaria che de Gaulle fece confinare in uno stambugio di Londra perché non intralciasse la politica, nel ’43 – e crepasse pure d’inedia e di dolore: Simone Weil. Profetici entrambi. «Nella politica mondiale odierna non c’è compito più importante e complicato di quello di ristabilire la fiducia fra la Russia e l’Occidente», scrisse Gorbaciov (appena prima di morire). «Sappiamo bene che dopo la guerra l’americanizzazione dell’Europa è un pericolo molto grave», scrisse Simone nel suo stambugio. La perdizione dell’Oriente (non solo mediterraneo) è la perdita del passato e dello spirito.
Ciò che accade oggi, e di cui siamo responsabili, è l’esito dell’avvenuta politicizzazione (ovvio, se l’idealità non è che ideologia) di ogni sfera di valori e di norme, dunque in particolare dell’etica e del diritto, una politicizzazione nel senso più arcaico e tribale di “politica”, intesa come sfera delle relazioni amico-nemico e continuazione della guerra con altri mezzi. Un’evoluzione dell’autoritarismo – più ferino e insieme indissociabile dalla tecnologia, e soprattutto radicato ormai nel potere aziendale e digitale, un completo rovesciamento del Leviatano o “stato etico” fascista, un nazismo a guida privata. Dove l’abolizione della differenza fra il vero e il falso avviene in nome della libertà di opinione e di espressione, e con la forza degli algoritmi che governano i social, per cui poi l’attacco allo straccio di stampa che resta sembra ancora quasi onesto: ti bastono perché non mi piace ciò che dici, all’antica.
Intanto il re non riscrive il passato (che importa) ma i nomi sul mappamondo. E noi? Vorrei rispondere con le parole di Raji Sourani, fondatore e direttore del Centro per i diritti umani a Gaza: «Mi sarei aspettato che l’Europa ci chiedesse di rinunciare alle armi. Macché. Ci chiedeva di rinunciare al diritto».
#abbassamentoDelloSpiritoPubblico #AlleanzaAtlantica #CostituenteTerra #dittatura #Gaza #Gorbaciov #ilManifesto #LuigiFerrajoli #Nato #occidente #RajiSourani #Realpolitik #Repubblica #RobertaDeMonticelli #Russia
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È tornata #P38 - La gang con #Dittatura. Meno immediato dell'album precedente, più intimo ma sempre molto paraculo e sufficientemente disgustato. Tracce di jazz, di ritmi caraibici, più #rap e meno #trap se non fosse per l'autotune esasperato in alcuni frangenti. Non capisco niente di #musica ma spesso capisco cosa mi piace.
https://youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_mjfCGC0dhKIJMb2h-9i5Uf9okk90RgCNw&feature=shared -
spacctaliano fa arrabbiare
Mi dispiace dover dire anche stavolta che ve lo avevo detto, ma… io ve lo avevo detto che, pure l’Italia, la nostra nazione fantomaticamente parte di questo beneamato #occidente democratico, si sta avviando per la via della censura politica e della #dittatura intellettuale, secondo il lento ma efficace principio della rana bollita. ☺️
- Da un lato del mondo, che siamo tutti d’accordo faccia politicamente schifo, possiamo vedere giusto qualche mese fa uno scrittore che viene incarcerato per aver risposto con un punto (letteralmente “.”), a quel piantagrane di Khamenei, volendo sottolineare che nel tweet in oggetto se lo fosse dimenticato alla fine…
- …E però poi, qui da noi abbiamo politici ugualmente piantagrane, che prima tirano querele come sassi quando un giornalista o uno scrittore fanno attacchi anche sarcastici nei loro confronti, e poi stanno a dì “non sono affatto permaloso“… in questo caso, #ministro #Valditara contro #Lagioia (ma questo è 1 caso). ☠️
Boh regà, a me di per sé non frega niente di se il giornalista G attacca il politicante P, o di se il politico Z attacca il giornalaio K, si possono scannare, al di là di chi abbia ragione, non mi riguarda, nonostante penso che se ni’ mondo esistesse un po’ di bene e ognun si honsiderasse suo fratello ci sarebbe meno pensieri e meno pene e immondo ne sarebbe assai più bello… 🥰️
Però diventa un problema se la classe dirigente al #governo non sa proprio accettare delle critiche — che OK, per quanto fuori luogo, sono oggettivamente stupide e insignificanti — e decidono di rispondere abusando il sistema legale. (Anche se, in questo caso, quel tweet è davvero scritto malino, per quanto grammaticalmente corretto; leggetevi l’analisi di un altro scrittore) 🗡️
In questo caso è “la destra” perché quella sta al governo, ma in realtà succede da sempre (quindi, da troppo). È un vizio che c’è in assoluto proprio in #Italia, ma che vedo peggiorare di anno in anno, e inevitabilmente questo mi preoccupa. Complessivamente è un attacco alla libertà di espressione, anche se in questo caso sono loro quelli che “ahh signora mia non si può più dire niente“. I #politici dovrebbero dare esempio di stoicismo, non fissarsi su queste minchiate per dare la proverbiale lezione ai provocatori, altrimenti ecco come escono buone ragione per criticarli senza insulti. 💖️
E se ancora non volete dare retta a me, vojo di, ricordatevi di Marx… lui lo disse due secoli fa che, parafrasando, la storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa. 100 anni fa con fascismo e nazismo in Europa abbiamo avuto la morte della libertà intellettuale… e adesso abbiamo la farsa, in cui tecnicamente si può dire tutto, ma c’è un motivo se l’Italia è al posto 46/180 nell’indice mondiale della libertà di stampa. 🤮️
#Italia #dittatura #governo #occidente #ministro #Valditara #Lagioia #politici
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Democratura, se la stabilità inghiotte il dissenso
Tra le sfide affrontate dalle democrazie moderne, il conflitto tra stabilità democratica e difesa del diritto al dissenso, è stata quella che forse più di altre ed in più di una stagione politica, ha scatenato spaccature profonde nel dibattito istituzionale e poli
https://www.perunaltracitta.org/homepage/2024/11/26/democratura-se-la-stabilita-inghiotte-il-dissenso/
#InEvidenza #DdlSicurezza #democrazia #dittatura #StrategiaDellaTensione -
mercoledì 23 ottobre 2024
Roma – Spazio Off (Piazza San Cosimato, 39)
ingresso liberoLA MEMORIA È NON DESAPARECIDA
i nefasti effetti della dittatura militare argentina sui figli sottratti a chi si opponeva al regime, privati della lora vera identità
● ore 17:30
presentazione del libro
NEL CORPO DEL SILENZIO (2022)
con l’autrice Elena Fanucci
letture dell’attrice Anastasia Bonarrigo● ore 18:30
proiezione del documentario
ABUELAS (Arg, 2020 / durata: 108 minuti)
con il regista Cristian ArriagaSpazio Off (P.zza San Cosimato 39)
n.b.: si potrà contribuire volontariamente per sostenere la distribuzione del film
#AnastasiaBonarrigo #Argentina #CristianArriaga #desaparecidos #dittatura #documentario #ElenaFanucci #fascismo #ingressoLibero #presentazione #spazioOff
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mercoledì 23 ottobre 2024
Roma – Spazio Off (Piazza San Cosimato, 39)
ingresso liberoLA MEMORIA È NON DESAPARECIDA
i nefasti effetti della dittatura militare argentina sui figli sottratti a chi si opponeva al regime, privati della lora vera identità
● ore 17:30
presentazione del libro
NEL CORPO DEL SILENZIO (2022)
con l’autrice Elena Fanucci
letture dell’attrice Anastasia Bonarrigo● ore 18:30
proiezione del documentario
ABUELAS (Arg, 2020 / durata: 108 minuti)
con il regista Cristian ArriagaSpazio Off (P.zza San Cosimato 39)
n.b.: si potrà contribuire volontariamente per sostenere la distribuzione del film
#AnastasiaBonarrigo #Argentina #CristianArriaga #desaparecidos #dittatura #documentario #ElenaFanucci #fascismo #ingressoLibero #presentazione #spazioOff
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La tendenza alle sbornie e al fascismo https://umanitanova.org/la-tendenza-alle-sbornie-e-al-fascismo/ #analisipolitica #lottadiclasse #repressione #democrazia #governance #numero_25 #dittatura #Articoli #economia #Analisi #governi #libertà #Guerra #potere #2024
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La Premio Nobel per la Pace Maria Ressa accusa con veemenza: i veri dittatori sono i "tech bros" come Zuckerberg e Musk, che usano i social per manipolare le persone su scala globale, incitando polarizzazione e odio. Le inquietanti prove e le possibili soluzioni.
#Dittatura #Digitale #SocialMedia #Manipolazione #MariaRessa #PremioNobel
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Perdonate #Sangiuliano, quando straparla di #dittatura #comunista in Italia non sa quel che dice.
Come sempre, peraltro.#25Aprile #baggianate #storia #antifascismo #Governo #Meloni
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E be', sì be'...
Considerazioni sulla democrazia da Trump a Tocquevillehttps://aitanblog.wordpress.com/2024/04/24/e-be-si-be/
#politica #politics #democrazia #voto #elezioni #democratura #dittatura #anarchia
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Dittatura, influenza sociale e il “Continuum Genocida”
Dittatura: un termine romano
La dittatura è una forma di governo che accentra il potere in un solo organo, se non nelle mani di un solo dittatore. La scalata al potere di una dittatura è spesso favorita da situazioni di grave crisi economica (ad esempio in seguito a una guerra), da difficoltà s
https://www.magozine.it/dittatura-influenza-sociale-e-il-continuum-genocida/
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Vi ricordate quando il dittatore bugiardo accusava l'"Occidente collettivo" di complottare in Ucraina e di avere organizzato i biolaboratori segreti per realizzare il Covid-19?
Ieri ha minacciato, in caso di intervento occidentale, una reazione nucleare. Ma allora la presenza occidentale in Ucraina ancora non si è verificata?
Non vorrà dire che a suo tempo aveva mentito?
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Russian historian gave a good speech on brainwashing and dictatorship / 1420
"è più facile governare degli stupidi poveri che delle persone che hanno studiato e che sono ricche"... mmm... mi ricorda un certo partito che ha fatto tanto male al paese recentemente.
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Manganellate a Pisa, Sommi a La7: “Scene da #dittatura sudamericana, #Piantedosi intervenga”
#Mattarella https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/02/24/manganellate-a-pisa-sommi-a-la7-scene-da-dittatura-sudamericana-piantedosi-intervenga/7457614/ via @fattoquotidiano -
<bonarioSarcasmo>
L'intimidazione non è un dato che comprime una qualche libertà personale, diceva quello.
</bonarioSarcasmo>A Roma vietato deporre fiori e foto di Navalny davanti al consolato russo?
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Il complesso industriale-militare occidentale non è buono, e quello orientale nemmeno. Se ne parla molto meno, ma esiste.
Un interessante articolo sullo sviluppo dei gas nervini anche da parte dei russi.
Navalny, cos'è il Novichok: il gas nervino più letale
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BTW eccovi la reazione all'attacco dei bot in quell'occasione.
LIVE SPECIALE 290: COME I BOT HANNO FLAGGATO LA LIVE PER FERMARCI!
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“ATLANTICO MEDITERRANEO”: MIGRAZIONI E RINASCITE TRA L’ARGENTINA DELLA DITTATURA MILITARE E LA BASSA BRESCIANA https://www.radiondadurto.org/2024/01/12/atlantico-mediterraneo-migrazioni-e-rinascite-tra-largentina-della-dittatura-militare-e-la-bassa-bresciana/ #INTERNAZIONALI #MEDITERRANEO #corbellini #sudamerica #Argentina #atlantico #dittatura #Videla
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il #MassimoCorsaro #Fascista nostalgico del Pelato ha definito con un giro di parole il significato del termine #Dittatura.
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@globalistIT "intralciare #Putin" sta diventando la prima causa di morte, in #Russia ..
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La canzone preferita di Giorgia #DVCIA #Meloni è "Viktor on my mind".
#2giugno #Orban #Democratura -> #Dittatura -
Due parole sulla dittatura e sulla guerra…
"...I mostri che abbiamo dentro
Crescono in tutto il mondo
I mostri che abbiamo dentro
Ci stanno devastando
I mostri che abbiamo dentro
Che vivono in ogni mente
Che nascono in ogni terra
Inevitabilmente ci portano alla guerra"
(Giorgio Gaber)
Cos
https://www.magozine.it/due-parole-sulla-dittatura-e-sulla-guerra/
#PotereEIngiustizie #Dittatura #guerra #Marinetti #Popper #potere #PsicologiaDeiPopoli #violenza
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I #fascisti del #GovernoMeloni ripercorrono la strada del 20ennio. #Democratura infine #Dittatura.
Italianizzazione forzata.
#20Marzo
Le parole proibite dal #fascismo, quando il #cocktail divenne la “#bevandaarlecchina” - ArcheoMe https://www.archeome.it/approfondimento-le-parole-proibite-dal-fascismo/