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  1. Infezioni correlate all’assistenza nelle RSA: meno casi, ma un batterio su due è ormai resistente

    La quarta edizione della sorveglianza nazionale HALT (Healthcare-Associated infections in Long-Term care facilities), coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità nell’ambito del programma europeo dell’ECDC, restituisce una fotografia delle Residenze Sanitarie Assistenziali italiane che definirei a chiaroscuro: alcuni indicatori migliorano in modo netto rispetto alla rilevazione precedente, mentre la resistenza antimicrobica continua a rappresentare una minaccia strutturale non ancora arginata. È un dato che riguarda da vicino la medicina interna, perché i pazienti che seguiamo in reparto per riacutizzazioni infettive complesse spesso provengono proprio da RSA, o vi fanno ritorno dopo la dimissione, in un continuum assistenziale che rende la sorveglianza territoriale un tema di interesse diretto anche per chi lavora in ospedale.

    La fotografia HALT4: 470 strutture, oltre 31.000 residenti

    L’indagine HALT4, condotta nel 2024, ha coinvolto 470 RSA distribuite in 18 Regioni e Province autonome italiane, per un totale di 31.670 residenti osservati — un campione ampiamente superiore a quello richiesto dagli standard europei, a testimonianza di una partecipazione nazionale solida. Il giorno della rilevazione sono stati identificati 826 residenti con almeno un’infezione correlata all’assistenza (ICA), pari a una prevalenza del 2,6% della popolazione esaminata: un miglioramento netto rispetto al 3,9% registrato nella precedente edizione HALT3 del 2016-2017. Le infezioni più frequenti restano quelle delle vie urinarie (37,8%), seguite dalle infezioni respiratorie (33,3%) e da quelle di cute e ferite (13,7%) — una distribuzione coerente con la fragilità tipica della popolazione anziana istituzionalizzata e con l’uso quotidiano di dispositivi invasivi come cateteri urinari e presidi per la gestione di lesioni croniche.

    Meno antibiotici prescritti, ma quasi sempre per infezioni già in corso

    Anche il consumo di antimicrobici mostra una tendenza favorevole: il giorno della rilevazione, il 2,9% dei residenti era in terapia antibiotica, contro il 4,2% della sorveglianza nazionale precedente. Di queste prescrizioni, l’88,1% riguardava il trattamento di infezioni già in corso, mentre solo l’11,9% era destinato alla profilassi — un rapporto che riflette un uso relativamente appropriato, orientato alla cura più che alla prevenzione generica, sebbene resti da approfondire quanto della profilassi residua sia realmente giustificata clinicamente. Le indicazioni terapeutiche principali erano le infezioni respiratorie (37,3%), urinarie (34,2%) e cutanee (10,9%), trattate soprattutto con penicilline associate a inibitori delle beta-lattamasi, cefalosporine di terza generazione e fluorochinoloni — quest’ultima classe, è bene ricordarlo, tra quelle a maggiore impatto ecologico sulla selezione di resistenze.

    Il vero problema: quasi un batterio su due è resistente, ma si testa poco

    Il dato più preoccupante dell’intera indagine riguarda la sproporzione tra la frequenza delle infezioni e la capacità diagnostica di caratterizzarle microbiologicamente: solo il 31,2% delle infezioni identificate è stato sottoposto a indagini microbiologiche. Tra i 342 microrganismi isolati in questa minoranza di casi testati, il 46,2% è risultato resistente ad almeno una delle principali classi di antibiotici esaminate — un dato che, se esteso proporzionalmente alla totalità delle infezioni rilevate (di cui oltre due terzi non sono mai state indagate microbiologicamente), suggerisce una diffusione della resistenza antimicrobica ben più ampia di quanto i numeri assoluti pubblicati lascino intendere. I patogeni più frequentemente isolati sono stati Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Proteus mirabilis, Enterococcus faecalis e Pseudomonas aeruginosa, con livelli significativi di resistenza alle cefalosporine di terza generazione e, in una quota di ceppi, resistenza anche ai carbapenemi — antibiotici che rappresentano tradizionalmente l’ultima linea terapeutica per le infezioni più gravi.

    Le infrastrutture di prevenzione: buona diffusione dei protocolli, ma sorveglianza strutturata ancora carente

    Sul fronte della prevenzione, l’indagine restituisce un quadro incoraggiante per quanto riguarda la diffusione delle procedure di base: quasi tutte le strutture dispongono di protocolli per l’igiene delle mani (98,5%) e per la gestione dei cateteri urinari (96,4%), con ampia diffusione anche di procedure dedicate ai cateteri venosi, alla nutrizione enterale e alla gestione dei microrganismi multiresistenti. Anche la formazione del personale è in crescita, con presenza di personale specificamente formato in Infection Prevention and Control nel 59,6% delle RSA, un ruolo che in oltre la metà dei casi è ricoperto da infermieri.

    Restano tuttavia margini di miglioramento strutturali significativi: solo il 44,6% delle RSA dispone di un programma strutturato di sorveglianza delle infezioni correlate all’assistenza, e meno di un terzo delle strutture ha una commissione dedicata al controllo delle infezioni. È un gap organizzativo che, unito al limitato ricorso agli esami microbiologici già descritto, riduce sistematicamente la possibilità di impostare terapie antibiotiche realmente mirate sulla base dell’antibiogramma, alimentando indirettamente proprio quella pressione selettiva che genera nuove resistenze.

    Commento editoriale

    Da Direttore di una Struttura Complessa di Medicina Interna e Lungodegenza, che riceve con una certa frequenza pazienti provenienti da RSA per riacutizzazioni infettive — spesso urinarie o respiratorie, esattamente i due quadri più rappresentati nella sorveglianza HALT4 — trovo questo rapporto particolarmente utile per inquadrare un problema che nella pratica clinica quotidiana si presenta in modo frammentario, paziente per paziente, senza che se ne colga sempre la dimensione sistemica. Il miglioramento della prevalenza delle ICA, dal 3,9% al 2,6% in meno di un decennio, è un dato che merita di essere riconosciuto come un successo organizzativo reale, frutto probabilmente della maggiore diffusione di protocolli di igiene delle mani e di gestione dei device invasivi che l’indagine stessa documenta.

    Il punto su cui vorrei però richiamare l’attenzione dei colleghi che lavorano sia in RSA sia nei reparti ospedalieri che ne accolgono i pazienti è la sproporzione, quasi paradossale, tra il miglioramento degli indicatori di prevalenza e il peggioramento implicito del problema della resistenza antimicrobica. Solo un’infezione su tre viene sottoposta a indagine microbiologica: significa che per i due terzi dei casi la scelta terapeutica resta empirica, basata su protocolli generali piuttosto che su un antibiogramma specifico. In un contesto in cui quasi un patogeno isolato su due mostra resistenza ad almeno una classe antibiotica principale, questa carenza diagnostica non è un dettaglio tecnico secondario: è probabilmente uno dei motori stessi della resistenza che l’indagine documenta, in un circolo vizioso che si autoalimenta — meno test, più terapia empirica, più pressione selettiva, più resistenza.

    La lezione pratica che porto a casa da questo rapporto, e che condivido con i colleghi delle strutture residenziali con cui collaboriamo per la gestione condivisa dei pazienti anziani fragili, è che investire in un accesso più rapido e sistematico alla diagnostica microbiologica — un tampone urinario o un esame colturale su una lesione cutanea prima di iniziare l’antibiotico, non dopo un primo fallimento terapeutico — non è un lusso accademico riservato all’ospedale per acuti, ma una misura di sanità pubblica a tutti gli effetti, capace di rallentare la selezione di ceppi resistenti proprio nell’ambiente, quello delle RSA, dove la popolazione più fragile e più esposta a device invasivi convive quotidianamente a stretto contatto. Rafforzare le commissioni di controllo delle infezioni, oggi presenti in meno di una struttura su tre, sarebbe un investimento organizzativo a basso costo con un potenziale ritorno di sanità pubblica ben superiore alla spesa richiesta.

    Redazione. (2026, 10 luglio). Infezioni nelle RSA in calo: meno antibiotici, ma l’antibiotico-resistenza continua a preoccupare. AssoCareNews.it. https://www.assocarenews.it/infezioni-nelle-rsa-in-calo-meno-antibiotici-ma-lantibiotico-resistenza-continua-a-preoccupare/

    Redazione. (2026, 8 luglio). Infezioni correlate all’assistenza in RSA: antibiotico-resistenza, la sfida resta aperta. Nurse24.it. https://www.nurse24.it/dossier/salute/infezioni-correlate-assistenza-rsa-antibiotico-resistenza-resta-sfida.html

    Istituto Superiore di Sanità (ISS). (2026). Sorveglianza nazionale HALT-4 2024. Infezioni correlate all’assistenza e uso degli antimicrobici nelle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA). ISS. https://www.epicentro.iss.it/antibiotico-resistenza/halt

    European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). (2025). Point prevalence survey of healthcare-associated infections and antimicrobial use in European long-term care facilities (HALT-4). ECDC. https://www.ecdc.europa.eu/en/publications-data/point-prevalence-survey-healthcare-associated-infections-and-antimicrobial-use-3

    Ministero della Salute. (2022). Piano Nazionale di Contrasto dell’Antimicrobico-Resistenza (PNCAR) 2022-2025. https://www.salute.gov.it/portale/antibioticoresistenza/dettaglioContenutiAntibioticoresistenza.jsp?lingua=italiano&id=5347&area=antibiotico-resistenza&menu=vuoto

    World Health Organization (WHO). (2025). Global Antimicrobial Resistance and Use Surveillance System (GLASS): Report 2025. WHO. https://www.who.int/publications/i/item/9789240093461

    #antibioticoResistenza #AntimicrobialStewardship #anzianoFragile #ECDC #geriatria #HALT4 #infezioniCorrelateAllAssistenza #infezioniDelleVieUrinarie #infezioniRespiratorie #istitutoSuperioreDiSanità #medicinaInterna #PNCAR #prevenzioneDelleInfezioni #RSA #sanitàPubblica #sorveglianzaEpidemiologica
  2. Ieri volevo prenotare una visita oculistica. I miei occhi non stanno affatto bene. La disponibilità a #Udine è per il 2028. A Monfalcone, dove dicono ci sia una oculistica ottima, sempre per il 2028.

    E niente.
    Dovrò rispolverare la mia educazione cattolica e fare carriera in fretta, o divento cieco.

    A pagamento, ovviamente.

    #SanitàPubblica #Italia #FriuliVeneziaGiulia

  3. Meloni parla di patria, ma sul SSN pratica la deroga perpetua.
    Infermieri stranieri senza iscrizione immediata all’Ordine, titoli e competenze non sempre verificati: mentre i nostri giovani pagano anni di studio e esami.
    Questo non è sovranismo. È svendita della sanità pubblica e rischio per i pazienti. #SanitaPubblica #GovermoMeloni #infermieri #danger

  4. Il Papa si deve operare. In una grande struttura ospedaliera privata. Cattolica.
    Qualsiasi quotidiano e Tv, di destra, sinistra o centro, ci illustra fino ai minimi dettagli persino la vita dei medici che lo opereranno. Servizi, dirette TV...
    Ai poveri cristi che devono aspettare mesi e mesi in una struttura pubblica, in camere promiscue, se fortunati, se no nei corridoi, nessun servizio. Nessuna TV. Nessun giornale. E nessun politico a preoccuparsi che negli ospedali pubblici siano garantiti diritti e sanità di eccellenza.
    Ma così va il mondo. Siamo un paese classista, più clericale del clero stesso.
    Scrisse il grande poeta russo Vladimir Majakovskij nel 1925 in una sua poesia:

    "La prima classe vomita dove vuole, la seconda sulla terza, la terza su sé stessa".

    #SanitaPubblica #anticlericale

  5. Ci cureremo con i carri armati.
    Su quelli i soldi ci sono.

    #Gimbe #SanitàPubblica @attualita @economia

  6. Il superbatterio che ha conquistato gli ospedali in silenzio: la genomica ricostruisce mezzo secolo di Acinetobacter baumannii

    Non tutte le epidemie fanno rumore. Alcune si costruiscono in silenzio, corsia dopo corsia, decennio dopo decennio, fino a diventare endemiche prima ancora di essere riconosciute come emergenza. È il caso di Acinetobacter baumannii, il bacillo Gram-negativo opportunista che oggi rappresenta uno dei patogeni più temuti nelle terapie intensive di tutto il mondo. Un nuovo studio internazionale, pubblicato il 2 luglio 2026 sulla rivista Microbial Genomics della Microbiology Society, ne ricostruisce per la prima volta la traiettoria evolutiva su una scala temporale di oltre cinquant’anni, dagli anni Settanta fino ai giorni nostri.

    Il disegno dello studio: mezzo secolo di genomi a confronto

    Il gruppo di ricerca, guidato da Matthew Neil e Benjamin A. Evans della Norwich Medical School dell’Università dell’East Anglia, in collaborazione con l’Università di Sherbrooke (Canada) e l’Università Nazionale Autonoma del Messico, ha affrontato un problema metodologico non banale: la maggior parte delle collezioni genomiche di A. baumannii disponibili copre solo gli ultimi 15-20 anni, un intervallo troppo breve per osservare l’evoluzione della resistenza nella sua reale profondità storica.

    Per superare questo limite, i ricercatori hanno recuperato 226 isolati storici, conservati in collezioni di laboratorio tra gli anni Settanta e i primi anni Duemila, sottoponendoli a sequenziamento con tecnologia a lettura lunga (long-read) per ottenere cromosomi assemblati ad alta qualità. Questi genomi “d’archivio” sono stati poi integrati con le sequenze pubblicamente disponibili, costruendo un dataset finale di 1.281 cromosomi provenienti da isolati raccolti su sei continenti — una delle basi di dati filogenomiche più ampie mai assemblate per questo patogeno. Attraverso una filogenesi depurata dagli effetti della ricombinazione genica e incrociata con i dati di presenza/assenza dei geni di resistenza antimicrobica, gli autori hanno potuto tracciare l’evoluzione genomica del clone internazionale 2 (IC2), il lignaggio di A. baumannii oggi dominante a livello globale.

    Un’evoluzione a ondate, con uno spartiacque intorno al 2005

    Il risultato centrale dello studio è la dimostrazione che il clone IC2 non si è imposto con un salto improvviso, ma attraverso un accumulo progressivo e “a ondate” di determinanti genetici, ciascuna ondata corrispondente a varianti via via più resistenti. Il punto di svolta cruciale è stato individuato attorno al 2005, quando il ceppo multiresistente è diventato il lignaggio predominante a livello mondiale — una transizione che coincide temporalmente con l’acquisizione di due elementi genetici chiave: il gene oxa23, che codifica una carbapenemasi capace di inattivare i carbapenemi (la classe di antibiotici spesso considerata l’ultima linea di difesa nelle infezioni Gram-negative gravi), e l’elemento AbGRI3, una regione genomica di resistenza che veicola ulteriori determinanti di resistenza agli aminoglicosidi.

    «Sappiamo che i batteri che causano infezioni nell’uomo possono adattarsi agli antibiotici che usiamo per curarle, rendendoli inefficaci. Comprendere come Acinetobacter baumannii si sia evoluto fino a diventare una minaccia così temibile è fondamentale per fermarne la diffusione» – ha spiegato Evans, primo autore corrispondente dello studio.

    Il gene oxa23, in particolare, ha rappresentato secondo gli autori «il punto di svolta», perché ha potenziato in modo determinante la capacità del batterio di sopravvivere ai trattamenti standard.

    Non un solo Acinetobacter, ma almeno quattro lignaggi distinti

    Un secondo risultato, meno atteso, riguarda la struttura interna del clone IC2. L’analisi ha rivelato che, dietro l’etichetta unica di “IC2”, si nascondono almeno quattro gruppi evolutivi geneticamente distinti. Tre di questi (gruppi 1, 2 e 3) rappresentano un percorso di evoluzione incrementale e graduale del cromosoma batterico nel tempo. Il quarto gruppo, invece, appare essersi ramificato in modo indipendente dal lignaggio principale, con un’origine più recente e una frequenza di isolamento in costante crescita nei campioni degli ultimi anni.

    «Questo gruppo sembra essersi ramificato indipendentemente e viene rilevato con maggiore frequenza nei campioni recenti. Ciò significa che una variante più recente e potenzialmente meglio adattata potrebbe essere già in crescita» – ha sottolineato Evans.

    È una osservazione che sposta l’attenzione dalla semplice fotografia del presente a una sorveglianza genomica prospettica: se un sottolignaggio emergente sta guadagnando terreno, intercettarlo precocemente potrebbe fare la differenza tra un contenimento efficace e una nuova ondata di diffusione globale.

    Perché la storia evolutiva conta per la sanità pubblica

    Il valore dello studio, secondo gli stessi autori, non si esaurisce nella ricostruzione storica. Comprendere le tappe attraverso cui un patogeno acquisisce resistenza consente in linea di principio di anticiparne le strategie evolutive future e di calibrare più efficacemente le politiche di uso degli antibiotici, limitando quell’impiego improprio che favorisce la selezione dei ceppi resistenti.

    «Comprendere come i batteri resistenti rispondano ai cambiamenti nell’uso degli antibiotici è essenziale per orientare le politiche sanitarie del futuro. Per batteri come Acinetobacter baumannii abbiamo bisogno di nuovi approcci: altrimenti le infezioni diventeranno incurabili» – ha concluso Evans.

    «Questo studio dimostra come un importante superbatterio ospedaliero si sia evoluto nel corso dei decenni, adattandosi silenziosamente e diffondendosi a livello globale. Comprendere questi cambiamenti è fondamentale per rimanere un passo avanti» – un commento condiviso da Sadhana Sharma, responsabile del programma sulla resistenza antimicrobica dello UKRI-Biotechnology and Biological Sciences Research Council, che ha finanziato parte della ricerca.

    Il contesto italiano: tra i più alti tassi di resistenza in Europa

    Per un lettore italiano, questo studio non è un esercizio accademico lontano dalla pratica clinica quotidiana. I dati della sorveglianza nazionale AR-ISS, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, collocano l’Italia tra i Paesi europei con la maggiore diffusione di Acinetobacter spp. resistente ai carbapenemi: nel 2024 la resistenza ai carbapenemi in questo genere si è attestata al 74,3% degli isolati, con una multiresistenza combinata (carbapenemi, aminoglicosidi e fluorochinoloni) del 69,7%; nei soli reparti di terapia intensiva, la resistenza ai carbapenemi ha raggiunto l’86,8%. Sono valori in lieve calo rispetto agli anni precedenti, ma comunque tra i più elevati d’Europa secondo i confronti EARS-Net, ed è precisamente il ceppo IC2 descritto dallo studio a dominare la scena epidemiologica in gran parte dei Paesi del Sud Europa, Italia compresa.

    Commento editoriale

    Chi lavora in un reparto di Medicina Interna con pazienti anziani, pluripatologici e spesso provenienti da lunghe degenze o da altre strutture sanitarie, l’Acinetobacter baumannii non lo incontra come una curiosità di laboratorio ma come un problema di gestione quotidiana. È il batterio che ti aspetti in un paziente ventilato meccanicamente, in una piaga da decubito infetta che non risponde alla terapia empirica, in una batteriemia da catetere in un ospite fragile trasferito da un’altra struttura. E quando arriva il referto microbiologico con il pattern di resistenza, la sensazione — che questo studio conferma con eleganza genomica — è quella di misurarsi con un avversario che si è preparato per decenni, non con un’emergenza improvvisa.

    Il dato che trovo più utile da comunicare ai colleghi è la cronologia: il salto di qualità del 2005, legato all’acquisizione di oxa23, non è un dettaglio da genetisti, è la spiegazione molecolare di perché negli ultimi vent’anni le nostre opzioni terapeutiche empiriche per le infezioni Gram-negative gravi si siano progressivamente ristrette. Sapere che la resistenza si è costruita per accumulo graduale, e non per un evento singolo, dovrebbe renderci più consapevoli che il fenomeno è tuttora in movimento: il quarto lignaggio emergente descritto dagli autori, con la sua traiettoria evolutiva indipendente, è un promemoria che l’antibiotico-resistenza non è un problema risolto o stabilizzato, ma un processo darwiniano che continua sotto i nostri occhi, isolato dopo isolato.

    Sul piano pratico, la lezione per la corsia è duplice. La prima riguarda la diagnostica e il timing: in un paziente ad alto rischio (ventilazione meccanica, degenza prolungata, precedente colonizzazione documentata, provenienza da strutture con alta endemia), l’attesa dell’antibiogramma completo non deve ritardare l’attivazione precoce dei protocolli di isolamento da contatto e delle misure di controllo dell’infezione: con tassi di resistenza ai carbapenemi superiori all’85% nelle nostre terapie intensive, il sospetto clinico deve muoversi più rapidamente della conferma microbiologica. La seconda riguarda la responsabilità prescrittiva: ogni ciclo antibiotico non necessario, ogni terapia empirica prolungata oltre il ragionevole, è un contributo — piccolo ma reale — alla pressione selettiva che ha permesso a questo patogeno di vincere, ondata dopo ondata, la corsa evolutiva contro i nostri farmaci. La stewardship antimicrobica, di cui parliamo spesso in termini un po’ astratti nei corsi di aggiornamento, trova in questo studio una delle sue giustificazioni scientifiche più chiare: la resistenza non nasce nel nulla, nasce dalle nostre scelte terapeutiche di oggi, replicate su scala di popolazione e di decenni.

    Neil, M., Grenier, F., Allard, N., Langridge, G. C., Castillo-Ramírez, S., Haraoui, L.-P., & Evans, B. A. (2026). New isolates from the 1970s to early 2000s provide insights into the evolution of Acinetobacter baumannii international clone 2 and its resistome. Microbial Genomics, 12(7), 001752. https://doi.org/10.1099/mgen.0.001752 https://doi.org/10.1099/mgen.0.001752

    Trinchella, G. (2026, 4 luglio). Il superbatterio che ha “conquistato” gli ospedali in silenzio: ricostruita la storia dell’Acinetobacter resistente agli antibiotici. Il Fatto Quotidiano. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/07/04/il-superbatterio-che-ha-conquistato-gli-ospedali-in-silenzio-ricostruita-la-storia-dellacinetobacter-resistente-agli-antibiotici/8439608/

    Istituto Superiore di Sanità. (2025). AR-ISS: sorveglianza nazionale dell’antibiotico-resistenza — dati 2024, Acinetobacter species. https://www.epicentro.iss.it/antibiotico-resistenza/ar-iss-rapporto-acinetobacter-species

    Istituto Superiore di Sanità — Epicentro. (n.d.). Antibiotico-resistenza: epidemiologia in Italia. https://www.epicentro.iss.it/antibiotico-resistenza/epidemiologia-italia

    Castillo-Ramírez, S., Aguilar-Vera, A., Kumar, A., & Evans, B. (2025). Acinetobacter baumannii: much more than a human pathogen. Antimicrobial Agents and Chemotherapy, 69(9), e00801-25. https://doi.org/10.1128/aac.00801-25 https://doi.org/10.1128/aac.00801-25

    Murray, C. J. L., Ikuta, K. S., Sharara, F., Swetschinski, L., Robles Aguilar, G., et al. (2022). Global burden of bacterial antimicrobial resistance in 2019: A systematic analysis. The Lancet, 399(10325), 629-655. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(21)02724-0 https://doi.org/10.1016/S0140-6736(21)02724-0

    Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). (n.d.). Antibiotico-resistenza: report dell’ECDC sull’Acinetobacter baumannii. https://www.aifa.gov.it/en/-/antibiotico-resistenza-report-dell-ecdc-sull-acinetobacter-baumannii

    #AcinetobacterBaumannii #antibioticoResistenza #ARISS #carbapenemi #cloneInternazionale2 #genomicaBatterica #infezioniOspedaliere #italia #malattieInfettive #medicinaInterna #MicrobialGenomics #oxa23 #prevenzione #resistenzaAntimicrobica #sanitàPubblica #sorveglianzaEpidemiologica #stewardshipAntimicrobica #superbatterio #TerapiaIntensiva
  7. Intanto...
    "Le nuove tariffe della #sanitàPubblica arrivano in un Paese nel quale quasi 6 milioni di persone hanno già rinunciato almeno una volta a una visita specialistica o a un esame diagnostico di cui avevano bisogno."

    #bolloAuto #diritti #governoMeloni #21settembre

    diogenenotizie.com/sanita-scat

  8. Quando prevale la tendenza a fare della cura un business invece che un fine in sé, qualcosa va storto nella sanità. L’analisi accurata e la denuncia documentata e propositiva di quella che Vittorio Agnoletto definisce “industria della salute”, offre un’ottima opportunità formativa per i molti operatori sociali che si danno da fare per tenere in piedi il nostro sistema di welfare. Proponiamo la recensione di Leopoldo Grosso.
    ideeinformazione.org/2026/09/2
    @[email protected]
    @salute

    #SanitaPubblica
    #salute

  9. Liste d’attesa: perché il problema non è fare più visite, ma evitare quelle che non servono

    Il nuovo Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa (PNGLA) 2026-2028, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 agosto, aumenta ambulatori, aperture serali e nel weekend, prestazioni acquistate dal privato accreditato e CUP integrati. Ma la novità più importante non è quanto il Piano promette di produrre: è che, per la prima volta in modo esplicito, mette al centro la domanda di prestazioni e la loro appropriatezza. Moltiplicare visite, TAC e risonanze senza intervenire su questo fronte rischia semplicemente di alimentare nuove liste d’attesa, più veloci ma non più giuste.

    Più offerta non basta più

    Più ambulatori, aperture serali e nei weekend, prestazioni acquistate dal privato accreditato, CUP integrati: sono tutti interventi utili, e il nuovo Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa 2026-2028 li rafforza. Ma prima di aumentare ancora l’offerta sanitaria esiste una domanda che vale la pena porsi: tutte le prestazioni che il sistema sta cercando di produrre sono davvero necessarie?

    Il dibattito pubblico attorno al Piano si è concentrato soprattutto sulle risorse: il provvedimento deve essere attuato senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, e diverse sigle sindacali dei medici ne hanno già sollevato la sostenibilità, chiedendo più personale e più risorse per renderlo davvero operativo. È un problema reale. Ma fermarsi ai soldi rischia di far perdere di vista il punto decisivo, quello su cui il Piano introduce davvero qualcosa di nuovo.

    La lista d’attesa comincia dalla prescrizione

    Questa volta l’appropriatezza compare in modo esplicito. Il PNGLA dedica un’intera sezione al governo della domanda, affronta il tema della prescrizione e delle classi di priorità, e riserva un allegato specifico agli strumenti di supporto alla prescrizione per appropriatezza e priorità. Rafforza inoltre l’approccio dei Raggruppamenti di Attesa Omogenei (RAO), il metodo elaborato da AGENAS insieme a decine di società medico-scientifiche, alle Regioni e alle associazioni dei cittadini, che collega il bisogno clinico al tempo entro cui una prestazione dovrebbe essere effettuata.

    È un cambio culturale importante, perché sposta l’attenzione da quanto il sistema riesce a produrre a quanto di ciò che produce sia realmente necessario. Una risonanza magnetica scarsamente indicata eseguita entro dieci giorni non rappresenta automaticamente un successo del Servizio sanitario nazionale: rischia semplicemente di occupare lo spazio che serve al paziente che quell’esame deve davvero fare in fretta.

    Cosa dicono i dati AGENAS

    Il primo Bollettino trimestrale AGENAS sul monitoraggio delle liste d’attesa, pubblicato il 21 luglio 2026, offre un quadro a due facce. Da un lato il sistema recupera capacità produttiva:

    • nel primo semestre 2026 le prenotazioni monitorate sono salite a 14,9 milioni, contro i 13,3 milioni dello stesso periodo del 2025;
    • il rispetto dei tempi di garanzia per le prime visite è passato dal 76,4% al 78,5%, e per gli esami diagnostici dall’82,8% all’84,6%;
    • sono aumentate anche le prenotazioni nel fine settimana, da 330.000 a 357.000.

    Dall’altro lato, la stessa AGENAS continua a rilevare criticità nell’appropriatezza prescrittiva e nell’attribuzione delle classi di priorità, oltre a divari territoriali ancora marcati tra le Regioni. È qui il rischio da non sottovalutare: correre sempre più velocemente senza riuscire davvero a raggiungere il bisogno di salute che genera la domanda.

    Più prestazioni non equivalgono automaticamente a più salute

    L’errore da evitare è pensare che ogni criticità delle liste d’attesa si risolva aumentando indefinitamente la produzione. I dati OCSE più recenti mostrano che tra spesa sanitaria e salute esiste una relazione positiva, ma anche enormi differenze nell’efficienza con cui i diversi Paesi trasformano le risorse in risultati: l’Italia spende circa 5.164 dollari PPP pro capite contro i 5.967 della media OCSE, eppure ha una speranza di vita di 83,5 anni, oltre due anni sopra la media dei Paesi OCSE (OECD, 2025).

    La parola chiave, allora, diventa valore. Non significa razionare le cure: è esattamente il contrario, liberare capacità produttiva per chi ne ha davvero bisogno, invece di disperderla in prestazioni a basso rendimento clinico.

    Dall’appropriatezza sulla carta al software prescrittivo

    Perché il cambio di prospettiva non resti sulla carta, l’appropriatezza deve entrare nei sistemi con cui ogni giorno si prescrivono visite ed esami. In concreto, questo significa:

    • un quesito diagnostico realmente informativo al momento della prescrizione, non una formula generica;
    • una priorità clinica coerente con le condizioni del paziente, guidata dai criteri RAO e non lasciata alla sola prudenza del singolo prescrittore;
    • linee guida e strumenti RAO disponibili direttamente nel software, nel momento in cui la prescrizione viene compilata;
    • audit periodici sui comportamenti prescrittivi, con restituzione dei dati ai professionisti coinvolti.

    Anche gli strumenti digitali e l’intelligenza artificiale possono aiutare in questo percorso, ma solo a una condizione, esplicitata dallo stesso Piano: che supportino la decisione clinica invece di sostituirla.

    Il banco di prova: dalla teoria alla pratica

    La sfida delle liste d’attesa non può più essere soltanto «quanto riusciamo a produrre?». La domanda più moderna è un’altra: quanto di ciò che produciamo genera davvero salute? Il nuovo Piano sembra averlo finalmente capito. Il banco di prova sarà vedere se Regioni e aziende sanitarie avranno il coraggio di governare non solo l’offerta, ma anche la domanda.

    Perché il Servizio sanitario nazionale del futuro non dovrà necessariamente fare più prestazioni. Dovrà soprattutto riuscire a fare la prestazione giusta, alla persona giusta, nel momento giusto.

    Il mio commento

    Da Direttore di un reparto di Medicina Interna con Lungodegenza, l’appropriatezza prescrittiva non è per me un concetto astratto da piano ministeriale: è quello che negoziamo ogni giorno tra il bisogno clinico reale di un paziente, il tempo che abbiamo per valutarlo e la pressione, sempre presente, a richiedere “un esame in più” per tutelarsi. Per questo leggo con favore l’impostazione del nuovo PNGLA, ma con alcune riserve che vale la pena esplicitare.

    Il primo punto critico riguarda l’uso che l’articolo fa del confronto OCSE tra spesa sanitaria e speranza di vita. È un dato vero e interessante, ma va maneggiato con cautela: la speranza di vita di un Paese è determinata in massima parte da fattori che nulla hanno a che fare con l’appropriatezza delle richieste di visite specialistiche o di diagnostica per immagini — alimentazione, tabagismo, sicurezza stradale, medicina di base, disuguaglianze sociali. Usarla come prova che il sistema è “efficiente” e che quindi si può “liberare capacità” riducendo prestazioni a basso valore è un salto logico che il Piano non ha bisogno di fare: l’argomento a favore dell’appropriatezza prescrittiva regge benissimo anche senza scomodare un indicatore così aggregato e multideterminato.

    Il secondo punto riguarda la storia recente. Il modello RAO non nasce con questo Piano: è già previsto dal precedente Piano 2019-2021, ed è proprio la fotografia scattata da AGENAS nel bollettino di luglio 2026 a confermare che, a distanza di anni, le criticità nell’appropriatezza prescrittiva e nell’attribuzione delle classi di priorità restano aperte. Questo dice qualcosa di importante: il problema non è mai stato soltanto la disponibilità dello strumento, ma l’uso che se ne fa nella pratica quotidiana. La letteratura internazionale sul sovra-utilizzo delle prestazioni sanitarie individua tra le cause principali la medicina difensiva, cioè la tendenza del prescrittore a orientarsi verso la classe di priorità più alta o l’esame più ampio per timore di contenziosi, più che per reale indicazione clinica. Se il nuovo Piano non affronta anche questo aspetto culturale e medico-legale, rischia di rafforzare uno strumento già esistente senza intervenire sul motivo per cui, finora, non ha funzionato quanto sperato.

    Il terzo punto riguarda proprio la mia realtà di reparto. I criteri di appropriatezza e i RAO sono stati pensati soprattutto per la specialistica ambulatoriale sul territorio, dove il paziente tipo è relativamente stabile. Nella lungodegenza per acuti il paziente è anziano, multimorbido, spesso fragile: qui il rischio non è solo la prestazione inutile in sé, ma la cascata di accertamenti che un primo esame border-line genera in un organismo che tollera male digiuni, trasporti e mezzi di contrasto. È un’appropriatezza diversa, che nessun software prescrittivo può sostituire: richiede tempo al letto del paziente, non solo un algoritmo al momento dell’ordine.

    Infine, il vincolo di attuazione “senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”, richiamato correttamente dall’articolo, meritava una parola critica in più: costruire audit periodici, restituire dati ai professionisti e integrare strumenti di supporto nei software prescrittivi di tutte le Regioni non è un’operazione a costo zero, ed è esattamente il punto su cui le sigle sindacali dei medici hanno già chiesto garanzie aggiuntive. Un impianto concettualmente corretto, attuato con le stesse risorse di sempre, rischia di restare un buon documento più che una prassi diffusa.

    Detto questo, il merito del pezzo di Claudio Zanon resta netto: aver spostato l’attenzione pubblica dal “quante prestazioni in più” al “quali prestazioni, per chi, con quale beneficio” è un cambio di linguaggio che la sanità italiana aspettava da tempo. Il banco di prova, come giustamente si conclude, non sarà il testo del decreto, ma la sua tenuta nella pratica quotidiana di reparti e ambulatori.

    AGENAS – Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. (2026, 21 luglio). Online il primo Bollettino AGENAS sul monitoraggio delle Liste di Attesa [Bollettino n. 0]. https://www.agenas.gov.it/aree-tematiche/comunicazione/primo-piano/2794-online-il-primo-bollettino-agenas-sul-monitoraggio-delle-liste-di-attesa

    AGENAS – Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. (2020). Manuale RAO (Raggruppamenti di Attesa Omogenea) per l’accesso alle prestazioni specialistiche ambulatoriali. https://www.agenas.gov.it/aree-tematiche/comunicazione/primo-piano/1798-manuale-rao-per-l%E2%80%99accesso-alle-prestazioni-specialistiche-ambulatoriali

    Brownlee, S., Chalkidou, K., Doust, J., Elshaug, A. G., Glasziou, P., Heath, I., Nagpal, S., Saini, V., Srivastava, D., Chalmers, K., & Korenstein, D. (2017). Evidence for overuse of medical services around the world. The Lancet, 390(10090), 156–168. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(16)32585-5

    Elshaug, A. G., Rosenthal, M. B., Lavis, J. N., Brownlee, S., Schmidt, H., Nagpal, S., Littlejohns, P., Srivastava, D., Tunis, S., & Saini, V. (2017). Levers for addressing medical underuse and overuse: Achieving high-value health care. The Lancet, 390(10090), 191–202. https://doi.org/10.1016/S0140-6736(16)32586-7

    Ministero della Salute. (2026). Decreto 26 giugno 2026 – Adozione del Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa (PNGLA) 2026-2028 e relativi allegati (26A04113) [Gazzetta Ufficiale, Serie Generale n. 195 del 24 agosto 2026, Supplemento Ordinario n. 32]. https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/08/24/26A04113/sg

    OECD. (2025). Health at a Glance 2025: OECD Indicators. OECD Publishing. https://doi.org/10.1787/8f9e3f98-en

    OECD. (2025). Health at a Glance 2025: Italy [Country note]. https://www.oecd.org/en/publications/health-at-a-glance-2025_15a55280-en/italy_c737c936-en.html

    Fonte giornalistica originale: Zanon, C. (2026, 1 settembre). Liste d’attesa, il vero problema non è fare più visite: è evitare quelle che non servono. Mondo Sanità.

    #Agenas #AppropriatezzaPrescrittiva #governoDellaDomanda #listeDAttesa #medicinaInterna #PNGLA20262028 #politicaSanitaria #RAO #sanitàPubblica #sovradiagnosi #SSN #valueBasedHealthcare
  10. Mentre il nostro Servizio Sanitario Nazionale versa in un grave stato di definanziamento, che si ripercuote sul personale sanitario e sui cittadini che non si possono permettere cure private, con un decreto del Ministero dell’Economia il Governo Meloni assegna 60 milioni di euro alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli - ente privato che gestisce il Policlinico Gemelli - uno dei più grandi ospedali privati d’Europa.

    #GovenoMeloni #SanitaPubblica

    quotidianosanita.it/governo-e-

  11. Bonino questa misconosciuta. RIP

    È scomparsa Emma Bonino: dispiace dal punto di vista umano. Però è giusto ricordare ciò per cui effettivamente combatteva Emma Bonino, altrimenti ci prendiamo solo per il culo.

    Torniamo con la memoria a qualche anno fa. Erano da poco concluse le elezioni europee del 1999 e la Bonino aveva portato a casa con la sua lista l’8.45%: un risultato straordinario, se paragonato ad esempio al 17.34% dei DS.

    Inebriati dall’entusiasmo, i radicali promossero un referendum che avrebbe dovuto rivoluzionare il Paese in chiave liberista e vale la pena ricostruire alcuni obiettivi fissati e alcune argomentazioni presentate. Il referendum fu fallimentare, sia perché alcuni quesiti non vennero ammessi, ma anche perché nessuno dei restanti raggiunse il quorum.

    Cosa proponeva Emma Bonino?

    Volevano abolire l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, giudicando la reintegra in caso di licenziamento illegittimo un «vincolo disincentivante alla creazione di nuovi posti di lavoro» e puntando quindi ad «aprire uno scontro su di una norma che irrigidisce oltre ogni misura il mercato del lavoro italiano» (il quesito non solo non raggiunse il quorum, ma – nonostante il sostegno di Forza Italia e del Partito Repubblicano Italiano – vide prevalere il NO con oltre il 66%). Anni più tardi, Monti e la Fornero riuscirono a destrutturare l’art. 18 facendo ricorso alla stessa retorica della Bonino. Lo stesso avrebbe fatto poi Renzi col Jobs Act. Risultato: oggi riottenere il posto di lavoro, anche se il giudice ravvisi l'illegittimità di un licenziamento, è molto più difficile. Un modello che fatico a considerare anche solo civile.

    Un altro obiettivo era arrivare alla piena liberalizzazione del collocamento privato. Con il Pacchetto Treu (voluto da Prodi e da quelli di sinistra vicini ai lavoratori) era stato introdotto il tristemente noto lavoro interinale: in sostanza, agenzie che assumono lavoratori per poi metterli a disposizione di altre aziende, secondo le necessità. Un sistema grazie al quale l'utilizzatore (così si chiama) ha molte meno responsabilità di un normale datore di lavoro. Proprio per la particolare delicatezza di questo meccanismo, le agenzie sono sottoposte a specifici controlli previsti dalla legge, per quanto tutt’altro che stringenti. Per la Bonino, però, anche queste limitazioni erano di troppo: bisognava arrivare alla «completa liberalizzazione del collocamento privato, attraverso l’abolizione degli assurdi vincoli previsti dalla legislazione vigente». Insomma: libertà per gli utilizzatori e meno tutele per i lavoratori, da trattare alla stregua di un cacciavite.

    Volevano la liberalizzazione totale dei contratti a tempo determinato, lasciando «agli imprenditori e ai lavoratori la libertà di concordare la durata del contratto di lavoro a seconda delle loro necessità». Il che significa a seconda delle necessità del più forte: indovinate chi. La Bonino continuava a ripetere ossessivamente che «i contratti di lavoro a tempo determinato sono uno strumento importante di flessibilità del mercato del lavoro, che aiuta le aziende e favorisce l’occupazione», ma gli effetti prodotti da tale impostazione sono ormai impossibili da ignorare. Altro che maggiore occupazione! Il risultato più evidente è stato uno solo: l’esplosione della precarietà. E a pagare il prezzo di questa presunta «flessibilità» sono stati, ancora una volta, i più deboli.

    Volevano spalancare le porte alla liberalizzazione totale dei contratti a tempo parziale, eliminando quelli che definivano i «principali ostacoli alla diffusione del lavoro part time in Italia». Ma quei vincoli, contrariamente a quanto si voleva far credere, non erano affatto assurdi: servono a impedire che il part time diventi uno strumento nelle mani del datore di lavoro eventualmente malintenzionato. La legge, proprio per questa ragione, stabilisce anche limiti percentuali al ricorso a questa forma contrattuale. Il motivo è semplice e documentato da anni: il part time è spesso involontario, imposto al lavoratore e soprattutto alle lavoratrici, e può trasformarsi nella copertura perfetta per ore e ore di lavoro non pagato, quando non addirittura per lavoro nero. E allora viene spontaneo chiedersi: quando si proponeva di rimuovere anche queste tutele, si stava davvero pensando ai lavoratori e alla creazione di nuova occupazione? Oppure si stava semplicemente rendendo più facile sfruttare chi lavora? Fate voi.

    Volevano «abolire l’obbligo di stipulare l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro con l’INAIL, lasciando la possibilità di scegliere, in alternativa, un’assicurazione privata». E qui il punto è particolarmente grave: di fronte a una questione drammatica come quella degli infortuni sul lavoro, l’obiettivo del referendum era sostanzialmente quello di ridimensionare il ruolo dell’INAIL e aprire anche questo settore al mercato delle assicurazioni private. Tradotto: trasformare una tutela di rilevanza collettiva in un’ulteriore occasione di profitto. Francamente, è difficile capire in che modo una simile impostazione potesse essere presentata come una misura a favore dei lavoratori o dell’interesse generale. Molto più facile immaginare chi avrebbe avuto qualcosa da guadagnarci: banche, assicurazioni e grandi multinazionali. Anche sulla pelle di chi lavora.

    Volevano, allo stesso modo, «lasciare ai cittadini la libertà di scegliere un’assicurazione privata in alternativa al Servizio Sanitario Nazionale». Il quesito fu dichiarato inammissibile, ma questo non impedì che negli anni successivi il SSN venisse progressivamente indebolito. E gli effetti della deriva li abbiamo conosciuti nel modo più drammatico negli anni successivi. Mi domando che tipo di sanità abbia preferito lei, in questi anni di difficile lotta.

    Ma non era finita. Tra le altre cose, chiedevano anche di innalzare l’età minima e il numero di anni necessari per accedere alla pensione: ci avrebbero pensato altri europeisti convinti a farla felice, sempre per il nostro bene.

    Ecco, questo era il sogno di Emma Bonino: un sogno che, almeno in parte, si è realizzato anche con la benedizione di Bruxelles, ma che con la nostra Costituzione non aveva, non ha e non avrà mai nulla a che vedere. Un sogno che per moltissimi italiani è divenuto un incubo quoditiano.

    Sento il dovere di scrivere queste parole perché già immagino il coro di elogi che la memoria di Emma raccoglierà. Si rispettino le vicende umane, sempre e comunque, ma le idee restano e quelle sbagliate - come quelle della Bonino - vanno combattute, anche dopo la sua morte.

    (di Savino Balzano)
    Ty Pina Fasciani

    #emmabonino #art18 #collocamento #lavoro #sanitaPubblica #sanitàprivata #pensione #inail #liberismo #radicali

    @news

  12. "Nel 2025 l’#Italia ha destinato alla #sanitàPubblica il 6,2% del PIL, contro il 7,1 della media OCSE e della media dei Paesi europei dell’area #OCSE.
    Per spesa pubblica pro capite siamo 15esimi tra 27 Paesi europei e ultimi nel #G7."

    #sanità #governoMeloni #4settembre #diritti #Costituzione

    diogenenotizie.com/sanita-il-r

  13. Attenzione!
    RESPINTO NEL 2025
    POTREBBE ESSERE RIPROPOSTO SOTTO MENTITE SPOGLIE. NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA.

    È stato presentato dalla maggioranza di governo in Senato un emendamento che cancella il principio per cui il Sistema Sanitario Nazionale copre anche la parte "socio-assistenziale" delle cure . Un malato di Alzheimer o un malato in RSA o un tetraplegico a casa, gode oggi di assistenza integrata, cioè lo Stato copre le cure mediche, l’igiene personale, l’aiuto a mangiare e la mobilizzazione. Non sarà più così, se non paghi, resti sporco, immobile e abbandonato. Attenzione, l’emendamento è pure retroattivo !!! Se passa, migliaia di famiglie si ritroveranno a dover pagare somme enormi. Eccolo.
    Modifica all'Art. 30 L.730/1983. La norma attuale prevede che il FSN copra gli oneri delle attività di rilievo sanitario e quelle socio-assistenziali. Qui si propone di riformularlo specificando che sono a carico del FSN esclusivamente le prestazioni sanitarie ! Grazie Salvini grazie Meloni a nome di tutti i malati e gli anziani poveri. Chi è ricco non avrà problemi. Chiedo massima condivisione. Questo è un fatto gravissimo.

    Non è un errore, è stato respinto nel 2025, ma non è un errore. E' stata solo una prova per testare la resistenza della società. Ma verrà certamente riproposto in qualche modo. E' giusto precisare che quella proposta è stata fermata, ma è pericoloso abbassare la guardia. Quell'emendamento verrà, in una forma o nell'altra, certamente riproposto, perché è funzionale alla privatizzazione dei servizi sanitari e assistenziali. E la pressione da parte dei grandi fondi d'investimento in quella direzione è fortissima e costante. Taciamo su questo pericolo e sarà presto troppo tardi, perché il potere saggia la resistenza che trova e poi, quando la guardia è abbassata, avanza nella direzione che ormai è tracciata.

    RESPINTO NEL 2025
    POTREBBE ESSERE RIPROPOSTO SOTTO MENTITE SPOGLIE. NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA.

    Se la maggioranza decidesse di riproporre il principio dell'emendamento Cantù, dovrebbe farlo seguendo tre strade alternative:

    1. Inserimento nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)Invece di un emendamento a sorpresa in un disegno di legge secondario, il Governo potrebbe tentare di ridefinire i LEA a livello ministeriale.
      Come funzionerebbe: Riscrivendo i decreti che stabiliscono quali prestazioni il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è obbligato a passare gratuitamente.
      L'ostacolo: Anche in questo caso serve l'accordo della Conferenza Stato-Regioni e una copertura finanziaria solida, poiché toccare i LEA significa modificare il nucleo del diritto alla salute.

    2. All'interno della Riforma della Non Autosufficienza
      Il dibattito non è chiuso ed è confluito nei decreti attuativi della Riforma dell'Assistenza agli Anziani Non Autosufficienti.
      Come funzionerebbe: Anziché fare un "taglio netto", il legislatore potrebbe introdurre un principio di forte compartecipazione alla spesa basata sull'ISEE. In questo modo, l'esclusione dalla copertura pubblica non sarebbe universale, ma colpirebbe le famiglie sopra una determinata soglia di reddito o patrimonio, rendendo la norma tecnicamente più sostenibile e più difficile da impugnare legalmente.

    3. Modifica dei criteri di accreditamento delle RSA
      Una via indiretta e frammentata potrebbe passare dalle singole Regioni.
      Come funzionerebbe: Le Regioni gestiscono i budget della sanità locale. Modificando le delibere di accreditamento delle strutture residenziali, alcune giunte potrebbero ridefinire i minutaggi minimi di assistenza medica obbligatoria, abbassando la quota di spesa formalmente considerata "sanitaria" e aumentando quella "alberghiera/assistenziale" a carico dell'utente.

    RESPINTO NEL 2025
    POTREBBE ESSERE RIPROPOSTO SOTTO MENTITE SPOGLIE. NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA.

    #sanitaPubblica #rsa #assistenzaanziani
    #anziani
    #leu

    @salute
    @politica

  14. "Il sottofinanziamento pubblico della sanità - spiega il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta - non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale."

    Ma a chiacchiere siamo imbattibili.
    Sono soddisfazioni.

    #Italia #SanitàPubblica #GovernoMeloni @attualita @[email protected]

  15. perché la spesa pubblica per la sanità è fondamentale (nel caso ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo)

    perché la spesa pubblica per la sanità è fondamentale
    (nel caso ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo):

    https://www.futuroprossimo.it/2026/08/digossina-un-farmaco-da-10-centesimi-riduce-i-ricoveri-cardiaci/

    “In Italia ci sono oltre 1 milione di persone con insufficienza cardiaca, una quota crescente con l’invecchiamento della popolazione.
    Il paradosso è questo: per aggiornare le linee guida servono trial ben disegnati su farmaci economici come la digossina. Ma i trial costano, e nessuna azienda li finanzia se non c’è un brevetto da proteggere. Quindi tocca ai fondi pubblici: quando ci sono, quando qualcuno decide che vale la pena. In questo caso ci sono voluti tre milioni di euro e trent’anni di attesa per dimostrare qualcosa che forse valeva la pena sapere molto prima”.

    #aziendeFarmaceutiche #cardiologia #Cuore #digossina #farmaci #farmaco #futuroprossimo #insufficienzaCardiaca #invecchiamento #lineeGuida #link #medicina #ricostruzioni #ricoveriCardiaci #salute #salutePubblica #sanità #sanitàPubblica #trial
  16. Oltre il 50 per cento della salute dipende dai determinanti sociali, e fino al 30 per cento delle consultazioni dal medico di famiglia riguarda ansia, solitudine, disagio. La prescrizione sociale invia a un link worker che chiede «cosa conta per te?» e collega alle risorse del territorio.

    scienzainrete.it/articolo/ripa

    #SocialPrescribing #SanitàPubblica

  17. Eliminata non vuol dire eradicata: il vaccino antidifterico protegge dalla tossina, non dal batterio, che continua a circolare. In Italia niente casi autoctoni dal 1996. A Palermo è morta una bambina di quattro anni: le vaccinazioni previste mancavano da tre. Senza anagrafe consultabile chi resta scoperto è invisibile.

    scienzainrete.it/articolo/non-

    #difterite #vaccini #sanitapubblica

  18. Cinquant'anni nella sanità pubblica statunitense, da HIV/AIDS a Ebola a COVID-19, e oggi una risoluzione per oltraggio al Dipartimento di Giustizia. La commissione del Senato guidata dai repubblicani attribuisce ad Anthony Fauci la responsabilità esclusiva della pandemia. Stand up for Science chiede al Congresso di revocare il rinvio. L'abbiamo firmata.

    scienzainrete.it/articolo/firm

    #Fauci #sanitàpubblica

  19. Anatomia di un fallimento totale
    L’audizione di Fauci riapre il dibattito sulla gestione del Covid: potere decisionale, trasparenza e responsabilità delle istituzioni sanitarie.
    (tinyurl.com/m52csbfc) (tradotto tinyurl.com/bde5cw9k) #AnthonyFauci, #Fallimento, #Lockdown, #Mascherine, #Pandemia, #SanitàPubblica

  20. «Le agenzie di rating sono private e non lavorano al servizio dei cittadini». O almeno così diceva Giorgia Meloni qualche anno fa.

    Oggi, invece, tornano utilissime per celebrare il suo Governo: quello senza salario minimo, con lavoratori sempre meno tutelati e una sanità pubblica al collasso.

    Quando i giudizi sono negativi, non contano. Quando fanno comodo, diventano propaganda.

    E tu, te lo ricordi?

    Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.

    #GiorgiaMeloni #AgenzieDiRating #SalarioMinimo #SanitàPubblica #GovernoMeloni #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  21. Per troppo tempo ci hanno raccontato che in Calabria non cambia mai nulla: ci hanno insegnato a rassegnarci, a fare le valigie, a guardare altrove.
    Oggi rompiamo il silenzio. Volt Calabria riparte ufficialmente con una nuova squadra e un obiettivo chiaro: occupare il presente per riprenderci il futuro.
    Torniamo perché la nostra terra ha bisogno, adesso, di idee nuove, europee e coraggiose!
    Scegliamo Volt perché non accettiamo più i “viaggi della speranza” per una sanità che dovrebbe essere un diritto garantito qui.
    Scegliamo Volt perché vogliamo trasporti che ci colleghino al mondo e non ci condannino all’isolamento.
    Scegliamo Volt perché vogliamo che restare in Calabria sia una scelta libera e non un atto di eroismo per i giovani.
    Siamo onesti: siamo ancora pochi.
    Ma è proprio per questo che servite voi!
    Non cerchiamo follower passivi: cerchiamo persone pronte a rimboccarsi le maniche insieme a Volt Italia per costruire l’alternativa che manca.
    BASTA RASSEGNARSI: UNISCITI A NOI
    🚀 Fai il primo passo: clicca sul link in bio per tesserarti o diventare supporter.
    💬 Scrivici nei commenti: qual è la prima cosa che cambieresti nella tua città?
    👉 Sostienici: nella dichiarazione dei redditi indica il codice Y59 per destinare il 2×1000 a Volt!

    #Calabria #Politica #SanitàPubblica #Giovani #Trasporti #Volt #VoltItalia

  22. "Sono 5,8 milioni gli italiani che hanno dovuto rinunciare almeno una volta a visite specialistiche o accertamenti diagnostici pur avendone bisogno."

    La #salute è un diritto costituzionale che va difeso.

    #Italia #sanitàPubblica #SSN #diritti #costituzione #21luglio

    volerelaluna.it/rimbalzi/2026/

  23. PER CURARTI DEVI CONOSCERE I TUOI DIRITTI

    L’AVVOCATO LUCIO GOLINO CHIEDE UNA CAMPAGNA DELLA RAI PER FAR CONOSCERE UN DIRITTO FINITO NEL DIMENTICATOIO: “IL PAZIENTE POTREBBE EVITARE DI PAGARE DI TASCA PROPRIA. MA NESSUNO GLIELO DICE"

    dagospia.com/cronache/per-cura

    "Una campagna della Rai sulle liste d’attesa. Non per denunciare il problema, ma per spiegare ai cittadini un diritto che la maggior parte ignora: se il #ServizioSanitarioNazionale non rispetta i tempi previsti dalla legge, la visita può essere effettuata in #intramoenia con il costo a carico della ASL. È la richiesta avanzata dall’avvocato Lucio Golino, che richiama gli obblighi di comunicazione istituzionale previsti dalla Legge 150 del 2000."

    #ssn #sanità #sanitapubblica #listedattesa #publichealth

  24. Per Silvia Sardone, mentre milioni di persone affrontano salari bassi, liste d’attesa e scuole in difficoltà, il vero problema sarebbe il presepe.

    È la solita politica del nemico comune: si costruisce un’emergenza identitaria per distrarre dai problemi reali e non offrire alcuna soluzione concreta ai cittadini.

    E tu, te lo ricordi?

    Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.

    #SilviaSardone #PoliticaItaliana #Salari #SanitàPubblica #PropagandaPolitica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  25. altovicentinonline.it/attualit
    Come sempre un uso alla #politica è colpa di chi ha amministrato prima.
    Ora c'è la #lega al comando del #veneto
    Prima chi c'era? Sempre la lega, da almeno 10 anni, con il governo #zaia , portato in palmo di mano come fosse il genio della politica regionale
    #sanita #SanitaPubblica #serviziopubblico
    @attualita

  26. Medici e non bombe: la lezione di solidarietà e prevenzione della sanità cubana

    “Quando abbiamo cominciato a lavorare in Calabria, avevamo un approccio diverso rispetto ai medici italiani. Noi siamo abituati a interagire direttamente con le persone: non facciamo diagnosi basandoci unicamente sui risultati della strumentazione scientifica. Visitiamo le persone, la nostra valutazione diagnostica non prescinde mai dall’esame clinico, andando oltre il solo utilizzo delle […]

    Leggi il resto: https://www.argocatania.it/2026/07/06/medici-e-non-bombe-la-lezione-di-solidarieta-e-prevenzione-della-sanita-cubana/

    #Calabria #CGILCatania #Cuba #LucianoNigro #salute #sanitàPubblica

  27. Sanità, dalla Cassazione un colpo all’autonomia
    L’articolo che segnaliamo (da Il Manifesto) è un commento del costituzionalista Francesco Pallante a una recente ordinanza della Corte di Cassazione in materia di assistenza a malati di Alzheimer. Lo condividiamo con particolare piacere perché la causa è stata seguita dall’avvocato Luigi Lia, amico e collaboratore di “Ideeinformazione”.
    #AutonomiaDifferenziata #Diritti #Salute #SanitàPubblica
    ideeinformazione.org/2026/06/2
    @attualita
    @salute

  28. L’industria della salute
    Fino a che punto il settore privato può spingersi nella soddisfazione del proprio interesse  a fronte del contrapposto interesse sancito dall’art. 32?  E gli organi pubblici, Stato e Regioni, possono sottrarsi alla loro responsabilità inderogabile di garantire servizi uguali per tutti? Ne parliamo il 24 giugno, durante la presentazione del libro di Vittorio Agnoletto “L’industria della
    #Salute #SanitàPubblica
    ideeinformazione.org/event/lin
    @Milano

  29. "La crisi del #ServizioSanitarioNazionale non è un’emergenza recente.
    È, piuttosto, l’esito di un processo lungo oltre un ventennio, fatto di tagli progressivi, riforme incompiute e una domanda di cura sempre più dirottata verso il privato."

    #salute #capitalismo #16giugno #diritti #SanitàPubblica #Costituzione

    lifegate.it/curarsi-diritto-me

  30. Cambiare le politiche in atto sulla non autosufficienza
    I giorni 17-19 aprile si è tenuto a Milano l’undicesimo Congresso nazionale di Medicina Democratica. Nell'occasione, il nostro Luigi Lia ha tenuto una relazione sulle politiche in materia di non-autosufficienza, che proponiamo ai nostri lettori.
    #Salute #SanitàPubblica
    ideeinformazione.org/2026/06/0
    @salute

  31. Contatto
    Dal 5 al 7 giugno a Milano si svolgerà la quinta edizione di “CONTATTO – Pratiche di resistenza e liberazione per la salute mentale e oltre”, organizzato dalla Brigata Basaglia.
    #Salute #SaluteMentale #SanitàPubblica
    ideeinformazione.org/event/con

  32. In Italia, quasi 1 persona su 5 ricorre agli psicofarmaci senza mai accedere a un supporto psicologico integrato.
    Non per scelta: perché il sistema pubblico non arriva in tempo, e il privato costa troppo.
    La domanda di aiuto psicologico è cresciuta del 10% dal 2020 ad oggi. L'offerta pubblica no.
    Per questo Volt sostiene la PdL 1740 di Diritto a stare bene: una rete psicologica nazionale, nei luoghi dove le persone vivono davvero. Non un bonus una tantum, ma una struttura permanente, accessibile, universale.
    Non è una novità per noi: il benessere psicologico come diritto pubblico è già nel programma di Volt, da sempre.
    Oggi uniamo la voce a chi sta spingendo perché diventi legge.
    Il testo è già in Senato: ora serve solo la volontà politica di farlo davvero.
    👉🏻 Scorri per capire cosa chiede la proposta, e perché non si può più aspettare.

    #SaluteMentale #DirittoAStareBene #SanitàPubblica #BenesserePsicologico #Psicologia #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  33. Su Modena, il solito sciacallaggio della destra. Ribadiamolo: non è una questione di religione, ma di assenza dello Stato su sicurezza, politiche pubbliche, sanità e salute mentale.

    Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente di Volt Europa.

    #Modena #SaluteMentale #SanitàPubblica #Integrazione #Destra #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  34. Vorrei ricordare che nel 2024 la spesa sanitaria (pubblica) italiana era al 6,3% del PIL.

    - media OCSE 7,1%
    - media europea 6,9%

    Con l’#Italia ultima tra i paesi del G7 per quota di #PIL destinata alla #SanitaPubblica.

    Quindi, quando si dice che tassare gli extraprofitti non basta (ed è corretto) ci si potrebbe chiedere che però potrebbero quanto meno aggiungere qualche punto percentuale lì o è qualcosa di populista e stupido?

    Sì vero?

    #sanita

  35. Benvenuti in Italia, il Paese dei tagli e della polvere sotto il tappeto.

    Sanità, scuola, affitti, cura, benzina, stipendi: questo sistema va cambiato. L’Italia deve essere un Paese per tutte e tutti, non solo per chi può permettersi di pagare.

    #SanitàPubblica #ScuolaPubblica #CostoDellaVita #GiustiziaSociale #DirittiSociali #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

  36. "Difendere e rafforzare il #SSN, pubblico e universalistico è compito di tutti i cittadini […]
    Questo principio va insegnato in famiglia, a scuola, ovunque. Bisogna essere educati (anche) alla salute per tutti."

    #SanitàPubblica #Salute #Art32 #diritti #capitalismo #6maggio

    volerelaluna.it/in-primo-piano

  37. articolo molto interessante su Volerelaluna
    volerelaluna.it/in-primo-piano
    "La garanzia del diritto alla salute per tutti passa dalla qualità dell’assistenza, dall’organizzazione dei servizi, dalle risorse investite, dall’autonomia professionale e dalla responsabilità pubblica di tutti. Difendere e rafforzare il SSN, pubblico e universalistico è compito di tutti"
    #SanitaPubblica
    @salute

  38. Quell’Italia unita, solida e funzionante resta oggi solo un sogno.
    Gli effetti di questo Governo li abbiamo visti: disuguaglianze da Nord a Sud.

    #AutonomiaDifferenziata #DirittiUguali #ItaliaUnita #SudItalia #SanitàPubblica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa

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