#sanitapubblica — Public Fediverse posts
Live and recent posts from across the Fediverse tagged #sanitapubblica, aggregated by home.social.
-
Intanto...
"Le nuove tariffe della #sanitàPubblica arrivano in un Paese nel quale quasi 6 milioni di persone hanno già rinunciato almeno una volta a una visita specialistica o a un esame diagnostico di cui avevano bisogno."#bolloAuto #diritti #governoMeloni #21settembre
https://diogenenotizie.com/sanita-scattano-i-rincari-ticket-piu-cari-da-oggi/
-
Intanto...
"Le nuove tariffe della #sanitàPubblica arrivano in un Paese nel quale quasi 6 milioni di persone hanno già rinunciato almeno una volta a una visita specialistica o a un esame diagnostico di cui avevano bisogno."#bolloAuto #diritti #governoMeloni #21settembre
https://diogenenotizie.com/sanita-scattano-i-rincari-ticket-piu-cari-da-oggi/
-
Intanto...
"Le nuove tariffe della #sanitàPubblica arrivano in un Paese nel quale quasi 6 milioni di persone hanno già rinunciato almeno una volta a una visita specialistica o a un esame diagnostico di cui avevano bisogno."#bolloAuto #diritti #governoMeloni #21settembre
https://diogenenotizie.com/sanita-scattano-i-rincari-ticket-piu-cari-da-oggi/
-
Intanto...
"Le nuove tariffe della #sanitàPubblica arrivano in un Paese nel quale quasi 6 milioni di persone hanno già rinunciato almeno una volta a una visita specialistica o a un esame diagnostico di cui avevano bisogno."#bolloAuto #diritti #governoMeloni #21settembre
https://diogenenotizie.com/sanita-scattano-i-rincari-ticket-piu-cari-da-oggi/
-
Quando prevale la tendenza a fare della cura un business invece che un fine in sé, qualcosa va storto nella sanità. L’analisi accurata e la denuncia documentata e propositiva di quella che Vittorio Agnoletto definisce “industria della salute”, offre un’ottima opportunità formativa per i molti operatori sociali che si danno da fare per tenere in piedi il nostro sistema di welfare. Proponiamo la recensione di Leopoldo Grosso.
https://www.ideeinformazione.org/2026/09/21/come-il-capitale-danneggia-la-nostra-salute/
@[email protected]
@salute -
Mentre il nostro Servizio Sanitario Nazionale versa in un grave stato di definanziamento, che si ripercuote sul personale sanitario e sui cittadini che non si possono permettere cure private, con un decreto del Ministero dell’Economia il Governo Meloni assegna 60 milioni di euro alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli - ente privato che gestisce il Policlinico Gemelli - uno dei più grandi ospedali privati d’Europa.
-
Mentre il nostro Servizio Sanitario Nazionale versa in un grave stato di definanziamento, che si ripercuote sul personale sanitario e sui cittadini che non si possono permettere cure private, con un decreto del Ministero dell’Economia il Governo Meloni assegna 60 milioni di euro alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli - ente privato che gestisce il Policlinico Gemelli - uno dei più grandi ospedali privati d’Europa.
-
Mentre il nostro Servizio Sanitario Nazionale versa in un grave stato di definanziamento, che si ripercuote sul personale sanitario e sui cittadini che non si possono permettere cure private, con un decreto del Ministero dell’Economia il Governo Meloni assegna 60 milioni di euro alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli - ente privato che gestisce il Policlinico Gemelli - uno dei più grandi ospedali privati d’Europa.
-
Mentre il nostro Servizio Sanitario Nazionale versa in un grave stato di definanziamento, che si ripercuote sul personale sanitario e sui cittadini che non si possono permettere cure private, con un decreto del Ministero dell’Economia il Governo Meloni assegna 60 milioni di euro alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli - ente privato che gestisce il Policlinico Gemelli - uno dei più grandi ospedali privati d’Europa.
-
Bonino questa misconosciuta. RIP
È scomparsa Emma Bonino: dispiace dal punto di vista umano. Però è giusto ricordare ciò per cui effettivamente combatteva Emma Bonino, altrimenti ci prendiamo solo per il culo.
Torniamo con la memoria a qualche anno fa. Erano da poco concluse le elezioni europee del 1999 e la Bonino aveva portato a casa con la sua lista l’8.45%: un risultato straordinario, se paragonato ad esempio al 17.34% dei DS.
Inebriati dall’entusiasmo, i radicali promossero un referendum che avrebbe dovuto rivoluzionare il Paese in chiave liberista e vale la pena ricostruire alcuni obiettivi fissati e alcune argomentazioni presentate. Il referendum fu fallimentare, sia perché alcuni quesiti non vennero ammessi, ma anche perché nessuno dei restanti raggiunse il quorum.
Cosa proponeva Emma Bonino?
Volevano abolire l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, giudicando la reintegra in caso di licenziamento illegittimo un «vincolo disincentivante alla creazione di nuovi posti di lavoro» e puntando quindi ad «aprire uno scontro su di una norma che irrigidisce oltre ogni misura il mercato del lavoro italiano» (il quesito non solo non raggiunse il quorum, ma – nonostante il sostegno di Forza Italia e del Partito Repubblicano Italiano – vide prevalere il NO con oltre il 66%). Anni più tardi, Monti e la Fornero riuscirono a destrutturare l’art. 18 facendo ricorso alla stessa retorica della Bonino. Lo stesso avrebbe fatto poi Renzi col Jobs Act. Risultato: oggi riottenere il posto di lavoro, anche se il giudice ravvisi l'illegittimità di un licenziamento, è molto più difficile. Un modello che fatico a considerare anche solo civile.
Un altro obiettivo era arrivare alla piena liberalizzazione del collocamento privato. Con il Pacchetto Treu (voluto da Prodi e da quelli di sinistra vicini ai lavoratori) era stato introdotto il tristemente noto lavoro interinale: in sostanza, agenzie che assumono lavoratori per poi metterli a disposizione di altre aziende, secondo le necessità. Un sistema grazie al quale l'utilizzatore (così si chiama) ha molte meno responsabilità di un normale datore di lavoro. Proprio per la particolare delicatezza di questo meccanismo, le agenzie sono sottoposte a specifici controlli previsti dalla legge, per quanto tutt’altro che stringenti. Per la Bonino, però, anche queste limitazioni erano di troppo: bisognava arrivare alla «completa liberalizzazione del collocamento privato, attraverso l’abolizione degli assurdi vincoli previsti dalla legislazione vigente». Insomma: libertà per gli utilizzatori e meno tutele per i lavoratori, da trattare alla stregua di un cacciavite.
Volevano la liberalizzazione totale dei contratti a tempo determinato, lasciando «agli imprenditori e ai lavoratori la libertà di concordare la durata del contratto di lavoro a seconda delle loro necessità». Il che significa a seconda delle necessità del più forte: indovinate chi. La Bonino continuava a ripetere ossessivamente che «i contratti di lavoro a tempo determinato sono uno strumento importante di flessibilità del mercato del lavoro, che aiuta le aziende e favorisce l’occupazione», ma gli effetti prodotti da tale impostazione sono ormai impossibili da ignorare. Altro che maggiore occupazione! Il risultato più evidente è stato uno solo: l’esplosione della precarietà. E a pagare il prezzo di questa presunta «flessibilità» sono stati, ancora una volta, i più deboli.
Volevano spalancare le porte alla liberalizzazione totale dei contratti a tempo parziale, eliminando quelli che definivano i «principali ostacoli alla diffusione del lavoro part time in Italia». Ma quei vincoli, contrariamente a quanto si voleva far credere, non erano affatto assurdi: servono a impedire che il part time diventi uno strumento nelle mani del datore di lavoro eventualmente malintenzionato. La legge, proprio per questa ragione, stabilisce anche limiti percentuali al ricorso a questa forma contrattuale. Il motivo è semplice e documentato da anni: il part time è spesso involontario, imposto al lavoratore e soprattutto alle lavoratrici, e può trasformarsi nella copertura perfetta per ore e ore di lavoro non pagato, quando non addirittura per lavoro nero. E allora viene spontaneo chiedersi: quando si proponeva di rimuovere anche queste tutele, si stava davvero pensando ai lavoratori e alla creazione di nuova occupazione? Oppure si stava semplicemente rendendo più facile sfruttare chi lavora? Fate voi.
Volevano «abolire l’obbligo di stipulare l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro con l’INAIL, lasciando la possibilità di scegliere, in alternativa, un’assicurazione privata». E qui il punto è particolarmente grave: di fronte a una questione drammatica come quella degli infortuni sul lavoro, l’obiettivo del referendum era sostanzialmente quello di ridimensionare il ruolo dell’INAIL e aprire anche questo settore al mercato delle assicurazioni private. Tradotto: trasformare una tutela di rilevanza collettiva in un’ulteriore occasione di profitto. Francamente, è difficile capire in che modo una simile impostazione potesse essere presentata come una misura a favore dei lavoratori o dell’interesse generale. Molto più facile immaginare chi avrebbe avuto qualcosa da guadagnarci: banche, assicurazioni e grandi multinazionali. Anche sulla pelle di chi lavora.
Volevano, allo stesso modo, «lasciare ai cittadini la libertà di scegliere un’assicurazione privata in alternativa al Servizio Sanitario Nazionale». Il quesito fu dichiarato inammissibile, ma questo non impedì che negli anni successivi il SSN venisse progressivamente indebolito. E gli effetti della deriva li abbiamo conosciuti nel modo più drammatico negli anni successivi. Mi domando che tipo di sanità abbia preferito lei, in questi anni di difficile lotta.
Ma non era finita. Tra le altre cose, chiedevano anche di innalzare l’età minima e il numero di anni necessari per accedere alla pensione: ci avrebbero pensato altri europeisti convinti a farla felice, sempre per il nostro bene.
Ecco, questo era il sogno di Emma Bonino: un sogno che, almeno in parte, si è realizzato anche con la benedizione di Bruxelles, ma che con la nostra Costituzione non aveva, non ha e non avrà mai nulla a che vedere. Un sogno che per moltissimi italiani è divenuto un incubo quoditiano.
Sento il dovere di scrivere queste parole perché già immagino il coro di elogi che la memoria di Emma raccoglierà. Si rispettino le vicende umane, sempre e comunque, ma le idee restano e quelle sbagliate - come quelle della Bonino - vanno combattute, anche dopo la sua morte.
(di Savino Balzano)
Ty Pina Fasciani#emmabonino #art18 #collocamento #lavoro #sanitaPubblica #sanitàprivata #pensione #inail #liberismo #radicali
-
Bonino questa misconosciuta. RIP
È scomparsa Emma Bonino: dispiace dal punto di vista umano. Però è giusto ricordare ciò per cui effettivamente combatteva Emma Bonino, altrimenti ci prendiamo solo per il culo.
Torniamo con la memoria a qualche anno fa. Erano da poco concluse le elezioni europee del 1999 e la Bonino aveva portato a casa con la sua lista l’8.45%: un risultato straordinario, se paragonato ad esempio al 17.34% dei DS.
Inebriati dall’entusiasmo, i radicali promossero un referendum che avrebbe dovuto rivoluzionare il Paese in chiave liberista e vale la pena ricostruire alcuni obiettivi fissati e alcune argomentazioni presentate. Il referendum fu fallimentare, sia perché alcuni quesiti non vennero ammessi, ma anche perché nessuno dei restanti raggiunse il quorum.
Cosa proponeva Emma Bonino?
Volevano abolire l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, giudicando la reintegra in caso di licenziamento illegittimo un «vincolo disincentivante alla creazione di nuovi posti di lavoro» e puntando quindi ad «aprire uno scontro su di una norma che irrigidisce oltre ogni misura il mercato del lavoro italiano» (il quesito non solo non raggiunse il quorum, ma – nonostante il sostegno di Forza Italia e del Partito Repubblicano Italiano – vide prevalere il NO con oltre il 66%). Anni più tardi, Monti e la Fornero riuscirono a destrutturare l’art. 18 facendo ricorso alla stessa retorica della Bonino. Lo stesso avrebbe fatto poi Renzi col Jobs Act. Risultato: oggi riottenere il posto di lavoro, anche se il giudice ravvisi l'illegittimità di un licenziamento, è molto più difficile. Un modello che fatico a considerare anche solo civile.
Un altro obiettivo era arrivare alla piena liberalizzazione del collocamento privato. Con il Pacchetto Treu (voluto da Prodi e da quelli di sinistra vicini ai lavoratori) era stato introdotto il tristemente noto lavoro interinale: in sostanza, agenzie che assumono lavoratori per poi metterli a disposizione di altre aziende, secondo le necessità. Un sistema grazie al quale l'utilizzatore (così si chiama) ha molte meno responsabilità di un normale datore di lavoro. Proprio per la particolare delicatezza di questo meccanismo, le agenzie sono sottoposte a specifici controlli previsti dalla legge, per quanto tutt’altro che stringenti. Per la Bonino, però, anche queste limitazioni erano di troppo: bisognava arrivare alla «completa liberalizzazione del collocamento privato, attraverso l’abolizione degli assurdi vincoli previsti dalla legislazione vigente». Insomma: libertà per gli utilizzatori e meno tutele per i lavoratori, da trattare alla stregua di un cacciavite.
Volevano la liberalizzazione totale dei contratti a tempo determinato, lasciando «agli imprenditori e ai lavoratori la libertà di concordare la durata del contratto di lavoro a seconda delle loro necessità». Il che significa a seconda delle necessità del più forte: indovinate chi. La Bonino continuava a ripetere ossessivamente che «i contratti di lavoro a tempo determinato sono uno strumento importante di flessibilità del mercato del lavoro, che aiuta le aziende e favorisce l’occupazione», ma gli effetti prodotti da tale impostazione sono ormai impossibili da ignorare. Altro che maggiore occupazione! Il risultato più evidente è stato uno solo: l’esplosione della precarietà. E a pagare il prezzo di questa presunta «flessibilità» sono stati, ancora una volta, i più deboli.
Volevano spalancare le porte alla liberalizzazione totale dei contratti a tempo parziale, eliminando quelli che definivano i «principali ostacoli alla diffusione del lavoro part time in Italia». Ma quei vincoli, contrariamente a quanto si voleva far credere, non erano affatto assurdi: servono a impedire che il part time diventi uno strumento nelle mani del datore di lavoro eventualmente malintenzionato. La legge, proprio per questa ragione, stabilisce anche limiti percentuali al ricorso a questa forma contrattuale. Il motivo è semplice e documentato da anni: il part time è spesso involontario, imposto al lavoratore e soprattutto alle lavoratrici, e può trasformarsi nella copertura perfetta per ore e ore di lavoro non pagato, quando non addirittura per lavoro nero. E allora viene spontaneo chiedersi: quando si proponeva di rimuovere anche queste tutele, si stava davvero pensando ai lavoratori e alla creazione di nuova occupazione? Oppure si stava semplicemente rendendo più facile sfruttare chi lavora? Fate voi.
Volevano «abolire l’obbligo di stipulare l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro con l’INAIL, lasciando la possibilità di scegliere, in alternativa, un’assicurazione privata». E qui il punto è particolarmente grave: di fronte a una questione drammatica come quella degli infortuni sul lavoro, l’obiettivo del referendum era sostanzialmente quello di ridimensionare il ruolo dell’INAIL e aprire anche questo settore al mercato delle assicurazioni private. Tradotto: trasformare una tutela di rilevanza collettiva in un’ulteriore occasione di profitto. Francamente, è difficile capire in che modo una simile impostazione potesse essere presentata come una misura a favore dei lavoratori o dell’interesse generale. Molto più facile immaginare chi avrebbe avuto qualcosa da guadagnarci: banche, assicurazioni e grandi multinazionali. Anche sulla pelle di chi lavora.
Volevano, allo stesso modo, «lasciare ai cittadini la libertà di scegliere un’assicurazione privata in alternativa al Servizio Sanitario Nazionale». Il quesito fu dichiarato inammissibile, ma questo non impedì che negli anni successivi il SSN venisse progressivamente indebolito. E gli effetti della deriva li abbiamo conosciuti nel modo più drammatico negli anni successivi. Mi domando che tipo di sanità abbia preferito lei, in questi anni di difficile lotta.
Ma non era finita. Tra le altre cose, chiedevano anche di innalzare l’età minima e il numero di anni necessari per accedere alla pensione: ci avrebbero pensato altri europeisti convinti a farla felice, sempre per il nostro bene.
Ecco, questo era il sogno di Emma Bonino: un sogno che, almeno in parte, si è realizzato anche con la benedizione di Bruxelles, ma che con la nostra Costituzione non aveva, non ha e non avrà mai nulla a che vedere. Un sogno che per moltissimi italiani è divenuto un incubo quoditiano.
Sento il dovere di scrivere queste parole perché già immagino il coro di elogi che la memoria di Emma raccoglierà. Si rispettino le vicende umane, sempre e comunque, ma le idee restano e quelle sbagliate - come quelle della Bonino - vanno combattute, anche dopo la sua morte.
(di Savino Balzano)
Ty Pina Fasciani#emmabonino #art18 #collocamento #lavoro #sanitaPubblica #sanitàprivata #pensione #inail
-
Bonino questa misconosciuta. RIP
È scomparsa Emma Bonino: dispiace dal punto di vista umano. Però è giusto ricordare ciò per cui effettivamente combatteva Emma Bonino, altrimenti ci prendiamo solo per il culo.
Torniamo con la memoria a qualche anno fa. Erano da poco concluse le elezioni europee del 1999 e la Bonino aveva portato a casa con la sua lista l’8.45%: un risultato straordinario, se paragonato ad esempio al 17.34% dei DS.
Inebriati dall’entusiasmo, i radicali promossero un referendum che avrebbe dovuto rivoluzionare il Paese in chiave liberista e vale la pena ricostruire alcuni obiettivi fissati e alcune argomentazioni presentate. Il referendum fu fallimentare, sia perché alcuni quesiti non vennero ammessi, ma anche perché nessuno dei restanti raggiunse il quorum.
Cosa proponeva Emma Bonino?
Volevano abolire l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, giudicando la reintegra in caso di licenziamento illegittimo un «vincolo disincentivante alla creazione di nuovi posti di lavoro» e puntando quindi ad «aprire uno scontro su di una norma che irrigidisce oltre ogni misura il mercato del lavoro italiano» (il quesito non solo non raggiunse il quorum, ma – nonostante il sostegno di Forza Italia e del Partito Repubblicano Italiano – vide prevalere il NO con oltre il 66%). Anni più tardi, Monti e la Fornero riuscirono a destrutturare l’art. 18 facendo ricorso alla stessa retorica della Bonino. Lo stesso avrebbe fatto poi Renzi col Jobs Act. Risultato: oggi riottenere il posto di lavoro, anche se il giudice ravvisi l'illegittimità di un licenziamento, è molto più difficile. Un modello che fatico a considerare anche solo civile.
Un altro obiettivo era arrivare alla piena liberalizzazione del collocamento privato. Con il Pacchetto Treu (voluto da Prodi e da quelli di sinistra vicini ai lavoratori) era stato introdotto il tristemente noto lavoro interinale: in sostanza, agenzie che assumono lavoratori per poi metterli a disposizione di altre aziende, secondo le necessità. Un sistema grazie al quale l'utilizzatore (così si chiama) ha molte meno responsabilità di un normale datore di lavoro. Proprio per la particolare delicatezza di questo meccanismo, le agenzie sono sottoposte a specifici controlli previsti dalla legge, per quanto tutt’altro che stringenti. Per la Bonino, però, anche queste limitazioni erano di troppo: bisognava arrivare alla «completa liberalizzazione del collocamento privato, attraverso l’abolizione degli assurdi vincoli previsti dalla legislazione vigente». Insomma: libertà per gli utilizzatori e meno tutele per i lavoratori, da trattare alla stregua di un cacciavite.
Volevano la liberalizzazione totale dei contratti a tempo determinato, lasciando «agli imprenditori e ai lavoratori la libertà di concordare la durata del contratto di lavoro a seconda delle loro necessità». Il che significa a seconda delle necessità del più forte: indovinate chi. La Bonino continuava a ripetere ossessivamente che «i contratti di lavoro a tempo determinato sono uno strumento importante di flessibilità del mercato del lavoro, che aiuta le aziende e favorisce l’occupazione», ma gli effetti prodotti da tale impostazione sono ormai impossibili da ignorare. Altro che maggiore occupazione! Il risultato più evidente è stato uno solo: l’esplosione della precarietà. E a pagare il prezzo di questa presunta «flessibilità» sono stati, ancora una volta, i più deboli.
Volevano spalancare le porte alla liberalizzazione totale dei contratti a tempo parziale, eliminando quelli che definivano i «principali ostacoli alla diffusione del lavoro part time in Italia». Ma quei vincoli, contrariamente a quanto si voleva far credere, non erano affatto assurdi: servono a impedire che il part time diventi uno strumento nelle mani del datore di lavoro eventualmente malintenzionato. La legge, proprio per questa ragione, stabilisce anche limiti percentuali al ricorso a questa forma contrattuale. Il motivo è semplice e documentato da anni: il part time è spesso involontario, imposto al lavoratore e soprattutto alle lavoratrici, e può trasformarsi nella copertura perfetta per ore e ore di lavoro non pagato, quando non addirittura per lavoro nero. E allora viene spontaneo chiedersi: quando si proponeva di rimuovere anche queste tutele, si stava davvero pensando ai lavoratori e alla creazione di nuova occupazione? Oppure si stava semplicemente rendendo più facile sfruttare chi lavora? Fate voi.
Volevano «abolire l’obbligo di stipulare l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro con l’INAIL, lasciando la possibilità di scegliere, in alternativa, un’assicurazione privata». E qui il punto è particolarmente grave: di fronte a una questione drammatica come quella degli infortuni sul lavoro, l’obiettivo del referendum era sostanzialmente quello di ridimensionare il ruolo dell’INAIL e aprire anche questo settore al mercato delle assicurazioni private. Tradotto: trasformare una tutela di rilevanza collettiva in un’ulteriore occasione di profitto. Francamente, è difficile capire in che modo una simile impostazione potesse essere presentata come una misura a favore dei lavoratori o dell’interesse generale. Molto più facile immaginare chi avrebbe avuto qualcosa da guadagnarci: banche, assicurazioni e grandi multinazionali. Anche sulla pelle di chi lavora.
Volevano, allo stesso modo, «lasciare ai cittadini la libertà di scegliere un’assicurazione privata in alternativa al Servizio Sanitario Nazionale». Il quesito fu dichiarato inammissibile, ma questo non impedì che negli anni successivi il SSN venisse progressivamente indebolito. E gli effetti della deriva li abbiamo conosciuti nel modo più drammatico negli anni successivi. Mi domando che tipo di sanità abbia preferito lei, in questi anni di difficile lotta.
Ma non era finita. Tra le altre cose, chiedevano anche di innalzare l’età minima e il numero di anni necessari per accedere alla pensione: ci avrebbero pensato altri europeisti convinti a farla felice, sempre per il nostro bene.
Ecco, questo era il sogno di Emma Bonino: un sogno che, almeno in parte, si è realizzato anche con la benedizione di Bruxelles, ma che con la nostra Costituzione non aveva, non ha e non avrà mai nulla a che vedere. Un sogno che per moltissimi italiani è divenuto un incubo quoditiano.
Sento il dovere di scrivere queste parole perché già immagino il coro di elogi che la memoria di Emma raccoglierà. Si rispettino le vicende umane, sempre e comunque, ma le idee restano e quelle sbagliate - come quelle della Bonino - vanno combattute, anche dopo la sua morte.
(di Savino Balzano)
Ty Pina Fasciani#emmabonino #art18 #collocamento #lavoro #sanitaPubblica #sanitàprivata #pensione #inail #liberismo #radicali
-
"Nel 2025 l’#Italia ha destinato alla #sanitàPubblica il 6,2% del PIL, contro il 7,1 della media OCSE e della media dei Paesi europei dell’area #OCSE.
Per spesa pubblica pro capite siamo 15esimi tra 27 Paesi europei e ultimi nel #G7."#sanità #governoMeloni #4settembre #diritti #Costituzione
https://diogenenotizie.com/sanita-il-record-che-ci-lascia-ultimi/
-
"Nel 2025 l’#Italia ha destinato alla #sanitàPubblica il 6,2% del PIL, contro il 7,1 della media OCSE e della media dei Paesi europei dell’area #OCSE.
Per spesa pubblica pro capite siamo 15esimi tra 27 Paesi europei e ultimi nel #G7."#sanità #governoMeloni #4settembre #diritti #Costituzione
https://diogenenotizie.com/sanita-il-record-che-ci-lascia-ultimi/
-
"Nel 2025 l’#Italia ha destinato alla #sanitàPubblica il 6,2% del PIL, contro il 7,1 della media OCSE e della media dei Paesi europei dell’area #OCSE.
Per spesa pubblica pro capite siamo 15esimi tra 27 Paesi europei e ultimi nel #G7."#sanità #governoMeloni #4settembre #diritti #Costituzione
https://diogenenotizie.com/sanita-il-record-che-ci-lascia-ultimi/
-
"Nel 2025 l’#Italia ha destinato alla #sanitàPubblica il 6,2% del PIL, contro il 7,1 della media OCSE e della media dei Paesi europei dell’area #OCSE.
Per spesa pubblica pro capite siamo 15esimi tra 27 Paesi europei e ultimi nel #G7."#sanità #governoMeloni #4settembre #diritti #Costituzione
https://diogenenotizie.com/sanita-il-record-che-ci-lascia-ultimi/
-
Attenzione!
RESPINTO NEL 2025
POTREBBE ESSERE RIPROPOSTO SOTTO MENTITE SPOGLIE. NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA.È stato presentato dalla maggioranza di governo in Senato un emendamento che cancella il principio per cui il Sistema Sanitario Nazionale copre anche la parte "socio-assistenziale" delle cure . Un malato di Alzheimer o un malato in RSA o un tetraplegico a casa, gode oggi di assistenza integrata, cioè lo Stato copre le cure mediche, l’igiene personale, l’aiuto a mangiare e la mobilizzazione. Non sarà più così, se non paghi, resti sporco, immobile e abbandonato. Attenzione, l’emendamento è pure retroattivo !!! Se passa, migliaia di famiglie si ritroveranno a dover pagare somme enormi. Eccolo.
Modifica all'Art. 30 L.730/1983. La norma attuale prevede che il FSN copra gli oneri delle attività di rilievo sanitario e quelle socio-assistenziali. Qui si propone di riformularlo specificando che sono a carico del FSN esclusivamente le prestazioni sanitarie ! Grazie Salvini grazie Meloni a nome di tutti i malati e gli anziani poveri. Chi è ricco non avrà problemi. Chiedo massima condivisione. Questo è un fatto gravissimo.Non è un errore, è stato respinto nel 2025, ma non è un errore. E' stata solo una prova per testare la resistenza della società. Ma verrà certamente riproposto in qualche modo. E' giusto precisare che quella proposta è stata fermata, ma è pericoloso abbassare la guardia. Quell'emendamento verrà, in una forma o nell'altra, certamente riproposto, perché è funzionale alla privatizzazione dei servizi sanitari e assistenziali. E la pressione da parte dei grandi fondi d'investimento in quella direzione è fortissima e costante. Taciamo su questo pericolo e sarà presto troppo tardi, perché il potere saggia la resistenza che trova e poi, quando la guardia è abbassata, avanza nella direzione che ormai è tracciata.
RESPINTO NEL 2025
POTREBBE ESSERE RIPROPOSTO SOTTO MENTITE SPOGLIE. NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA.Se la maggioranza decidesse di riproporre il principio dell'emendamento Cantù, dovrebbe farlo seguendo tre strade alternative:
Inserimento nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)Invece di un emendamento a sorpresa in un disegno di legge secondario, il Governo potrebbe tentare di ridefinire i LEA a livello ministeriale.
Come funzionerebbe: Riscrivendo i decreti che stabiliscono quali prestazioni il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è obbligato a passare gratuitamente.
L'ostacolo: Anche in questo caso serve l'accordo della Conferenza Stato-Regioni e una copertura finanziaria solida, poiché toccare i LEA significa modificare il nucleo del diritto alla salute.All'interno della Riforma della Non Autosufficienza
Il dibattito non è chiuso ed è confluito nei decreti attuativi della Riforma dell'Assistenza agli Anziani Non Autosufficienti.
Come funzionerebbe: Anziché fare un "taglio netto", il legislatore potrebbe introdurre un principio di forte compartecipazione alla spesa basata sull'ISEE. In questo modo, l'esclusione dalla copertura pubblica non sarebbe universale, ma colpirebbe le famiglie sopra una determinata soglia di reddito o patrimonio, rendendo la norma tecnicamente più sostenibile e più difficile da impugnare legalmente.Modifica dei criteri di accreditamento delle RSA
Una via indiretta e frammentata potrebbe passare dalle singole Regioni.
Come funzionerebbe: Le Regioni gestiscono i budget della sanità locale. Modificando le delibere di accreditamento delle strutture residenziali, alcune giunte potrebbero ridefinire i minutaggi minimi di assistenza medica obbligatoria, abbassando la quota di spesa formalmente considerata "sanitaria" e aumentando quella "alberghiera/assistenziale" a carico dell'utente.
RESPINTO NEL 2025
POTREBBE ESSERE RIPROPOSTO SOTTO MENTITE SPOGLIE. NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA. -
Attenzione!
RESPINTO NEL 2025
POTREBBE ESSERE RIPROPOSTO SOTTO MENTITE SPOGLIE. NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA.È stato presentato dalla maggioranza di governo in Senato un emendamento che cancella il principio per cui il Sistema Sanitario Nazionale copre anche la parte "socio-assistenziale" delle cure . Un malato di Alzheimer o un malato in RSA o un tetraplegico a casa, gode oggi di assistenza integrata, cioè lo Stato copre le cure mediche, l’igiene personale, l’aiuto a mangiare e la mobilizzazione. Non sarà più così, se non paghi, resti sporco, immobile e abbandonato. Attenzione, l’emendamento è pure retroattivo !!! Se passa, migliaia di famiglie si ritroveranno a dover pagare somme enormi. Eccolo.
Modifica all'Art. 30 L.730/1983. La norma attuale prevede che il FSN copra gli oneri delle attività di rilievo sanitario e quelle socio-assistenziali. Qui si propone di riformularlo specificando che sono a carico del FSN esclusivamente le prestazioni sanitarie ! Grazie Salvini grazie Meloni a nome di tutti i malati e gli anziani poveri. Chi è ricco non avrà problemi. Chiedo massima condivisione. Questo è un fatto gravissimo.Non è un errore, è stato respinto nel 2025, ma non è un errore. E' stata solo una prova per testare la resistenza della società. Ma verrà certamente riproposto in qualche modo. E' giusto precisare che quella proposta è stata fermata, ma è pericoloso abbassare la guardia. Quell'emendamento verrà, in una forma o nell'altra, certamente riproposto, perché è funzionale alla privatizzazione dei servizi sanitari e assistenziali. E la pressione da parte dei grandi fondi d'investimento in quella direzione è fortissima e costante. Taciamo su questo pericolo e sarà presto troppo tardi, perché il potere saggia la resistenza che trova e poi, quando la guardia è abbassata, avanza nella direzione che ormai è tracciata.
RESPINTO NEL 2025
POTREBBE ESSERE RIPROPOSTO SOTTO MENTITE SPOGLIE. NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA.Se la maggioranza decidesse di riproporre il principio dell'emendamento Cantù, dovrebbe farlo seguendo tre strade alternative:
Inserimento nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)Invece di un emendamento a sorpresa in un disegno di legge secondario, il Governo potrebbe tentare di ridefinire i LEA a livello ministeriale.
Come funzionerebbe: Riscrivendo i decreti che stabiliscono quali prestazioni il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è obbligato a passare gratuitamente.
L'ostacolo: Anche in questo caso serve l'accordo della Conferenza Stato-Regioni e una copertura finanziaria solida, poiché toccare i LEA significa modificare il nucleo del diritto alla salute.All'interno della Riforma della Non Autosufficienza
Il dibattito non è chiuso ed è confluito nei decreti attuativi della Riforma dell'Assistenza agli Anziani Non Autosufficienti.
Come funzionerebbe: Anziché fare un "taglio netto", il legislatore potrebbe introdurre un principio di forte compartecipazione alla spesa basata sull'ISEE. In questo modo, l'esclusione dalla copertura pubblica non sarebbe universale, ma colpirebbe le famiglie sopra una determinata soglia di reddito o patrimonio, rendendo la norma tecnicamente più sostenibile e più difficile da impugnare legalmente.Modifica dei criteri di accreditamento delle RSA
Una via indiretta e frammentata potrebbe passare dalle singole Regioni.
Come funzionerebbe: Le Regioni gestiscono i budget della sanità locale. Modificando le delibere di accreditamento delle strutture residenziali, alcune giunte potrebbero ridefinire i minutaggi minimi di assistenza medica obbligatoria, abbassando la quota di spesa formalmente considerata "sanitaria" e aumentando quella "alberghiera/assistenziale" a carico dell'utente.
RESPINTO NEL 2025
POTREBBE ESSERE RIPROPOSTO SOTTO MENTITE SPOGLIE. NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA. -
Attenzione!
RESPINTO NEL 2025
POTREBBE ESSERE RIPROPOSTO SOTTO MENTITE SPOGLIE. NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA.È stato presentato dalla maggioranza di governo in Senato un emendamento che cancella il principio per cui il Sistema Sanitario Nazionale copre anche la parte "socio-assistenziale" delle cure . Un malato di Alzheimer o un malato in RSA o un tetraplegico a casa, gode oggi di assistenza integrata, cioè lo Stato copre le cure mediche, l’igiene personale, l’aiuto a mangiare e la mobilizzazione. Non sarà più così, se non paghi, resti sporco, immobile e abbandonato. Attenzione, l’emendamento è pure retroattivo !!! Se passa, migliaia di famiglie si ritroveranno a dover pagare somme enormi. Eccolo.
Modifica all'Art. 30 L.730/1983. La norma attuale prevede che il FSN copra gli oneri delle attività di rilievo sanitario e quelle socio-assistenziali. Qui si propone di riformularlo specificando che sono a carico del FSN esclusivamente le prestazioni sanitarie ! Grazie Salvini grazie Meloni a nome di tutti i malati e gli anziani poveri. Chi è ricco non avrà problemi. Chiedo massima condivisione. Questo è un fatto gravissimo.Non è un errore, è stato respinto nel 2025, ma non è un errore. E' stata solo una prova per testare la resistenza della società. Ma verrà certamente riproposto in qualche modo. E' giusto precisare che quella proposta è stata fermata, ma è pericoloso abbassare la guardia. Quell'emendamento verrà, in una forma o nell'altra, certamente riproposto, perché è funzionale alla privatizzazione dei servizi sanitari e assistenziali. E la pressione da parte dei grandi fondi d'investimento in quella direzione è fortissima e costante. Taciamo su questo pericolo e sarà presto troppo tardi, perché il potere saggia la resistenza che trova e poi, quando la guardia è abbassata, avanza nella direzione che ormai è tracciata.
RESPINTO NEL 2025
POTREBBE ESSERE RIPROPOSTO SOTTO MENTITE SPOGLIE. NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA.Se la maggioranza decidesse di riproporre il principio dell'emendamento Cantù, dovrebbe farlo seguendo tre strade alternative:
Inserimento nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza)Invece di un emendamento a sorpresa in un disegno di legge secondario, il Governo potrebbe tentare di ridefinire i LEA a livello ministeriale.
Come funzionerebbe: Riscrivendo i decreti che stabiliscono quali prestazioni il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è obbligato a passare gratuitamente.
L'ostacolo: Anche in questo caso serve l'accordo della Conferenza Stato-Regioni e una copertura finanziaria solida, poiché toccare i LEA significa modificare il nucleo del diritto alla salute.All'interno della Riforma della Non Autosufficienza
Il dibattito non è chiuso ed è confluito nei decreti attuativi della Riforma dell'Assistenza agli Anziani Non Autosufficienti.
Come funzionerebbe: Anziché fare un "taglio netto", il legislatore potrebbe introdurre un principio di forte compartecipazione alla spesa basata sull'ISEE. In questo modo, l'esclusione dalla copertura pubblica non sarebbe universale, ma colpirebbe le famiglie sopra una determinata soglia di reddito o patrimonio, rendendo la norma tecnicamente più sostenibile e più difficile da impugnare legalmente.Modifica dei criteri di accreditamento delle RSA
Una via indiretta e frammentata potrebbe passare dalle singole Regioni.
Come funzionerebbe: Le Regioni gestiscono i budget della sanità locale. Modificando le delibere di accreditamento delle strutture residenziali, alcune giunte potrebbero ridefinire i minutaggi minimi di assistenza medica obbligatoria, abbassando la quota di spesa formalmente considerata "sanitaria" e aumentando quella "alberghiera/assistenziale" a carico dell'utente.
RESPINTO NEL 2025
POTREBBE ESSERE RIPROPOSTO SOTTO MENTITE SPOGLIE. NON DOBBIAMO ABBASSARE LA GUARDIA. -
"Il sottofinanziamento pubblico della sanità - spiega il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta - non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale."
Ma a chiacchiere siamo imbattibili.
Sono soddisfazioni.#Italia #SanitàPubblica #GovernoMeloni @attualita @[email protected]
-
"Il sottofinanziamento pubblico della sanità - spiega il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta - non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale."
Ma a chiacchiere siamo imbattibili.
Sono soddisfazioni.#Italia #SanitàPubblica #GovernoMeloni @attualita @[email protected]
-
"Il sottofinanziamento pubblico della sanità - spiega il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta - non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale."
Ma a chiacchiere siamo imbattibili.
Sono soddisfazioni.#Italia #SanitàPubblica #GovernoMeloni @attualita @[email protected]
-
"Il sottofinanziamento pubblico della sanità - spiega il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta - non è più una questione contabile per addetti ai lavori, ma una criticità strutturale che ha indebolito il Servizio sanitario nazionale (Ssn) e compromesso l'esigibilità di un diritto fondamentale."
Ma a chiacchiere siamo imbattibili.
Sono soddisfazioni.#Italia #SanitàPubblica #GovernoMeloni @attualita @[email protected]
-
perché la spesa pubblica per la sanità è fondamentale (nel caso ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo)
perché la spesa pubblica per la sanità è fondamentale
(nel caso ci fosse ancora bisogno di dimostrarlo):“In Italia ci sono oltre 1 milione di persone con insufficienza cardiaca, una quota crescente con l’invecchiamento della popolazione.
#aziendeFarmaceutiche #cardiologia #Cuore #digossina #farmaci #farmaco #futuroprossimo #insufficienzaCardiaca #invecchiamento #lineeGuida #link #medicina #ricostruzioni #ricoveriCardiaci #salute #salutePubblica #sanità #sanitàPubblica #trial
Il paradosso è questo: per aggiornare le linee guida servono trial ben disegnati su farmaci economici come la digossina. Ma i trial costano, e nessuna azienda li finanzia se non c’è un brevetto da proteggere. Quindi tocca ai fondi pubblici: quando ci sono, quando qualcuno decide che vale la pena. In questo caso ci sono voluti tre milioni di euro e trent’anni di attesa per dimostrare qualcosa che forse valeva la pena sapere molto prima”. -
Eliminata non vuol dire eradicata: il vaccino antidifterico protegge dalla tossina, non dal batterio, che continua a circolare. In Italia niente casi autoctoni dal 1996. A Palermo è morta una bambina di quattro anni: le vaccinazioni previste mancavano da tre. Senza anagrafe consultabile chi resta scoperto è invisibile.
-
https://www.europesays.com/it/651836/ Ebola, OMS: «La risposta va triplicata» #AfricaCdc #ebola #Health #IT #Italia #Italy #oms #RepubblicaDemocraticaDelCongo #Salute #SanitàPubblica #sorveglianza #TracciamentoContatti #VirusBundibugyo
-
https://www.europesays.com/it/649594/ Alessandra Amoroso in ospedale dai pazienti oncologici: donato il macchinario contro l’alopecia da chemioterapia #AlessandraAmoroso #AlopeciaChemioterapia #DonazioneBenefica #Entertainment #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #MacchinarioTumori #NotizieSpettacolo #oncologia #ospedale #PazientiOncologici #SanitàPubblica #SolidarietàVip
-
https://www.europesays.com/it/635303/ Candida auris, una molecola prodotta dal nostro corpo mette in crisi il fungo resistente #Anandamide #AttivitàAntifungina #biofilm #CandidaAuris #Health #InVitro #IT #Italia #Italy #MembranaCellulare #Salute #SanitàPubblica #StressOssidativo
-
Cinquant'anni nella sanità pubblica statunitense, da HIV/AIDS a Ebola a COVID-19, e oggi una risoluzione per oltraggio al Dipartimento di Giustizia. La commissione del Senato guidata dai repubblicani attribuisce ad Anthony Fauci la responsabilità esclusiva della pandemia. Stand up for Science chiede al Congresso di revocare il rinvio. L'abbiamo firmata.
-
Cinquant'anni nella sanità pubblica statunitense, da HIV/AIDS a Ebola a COVID-19, e oggi una risoluzione per oltraggio al Dipartimento di Giustizia. La commissione del Senato guidata dai repubblicani attribuisce ad Anthony Fauci la responsabilità esclusiva della pandemia. Stand up for Science chiede al Congresso di revocare il rinvio. L'abbiamo firmata.
-
«Le agenzie di rating sono private e non lavorano al servizio dei cittadini». O almeno così diceva Giorgia Meloni qualche anno fa.
Oggi, invece, tornano utilissime per celebrare il suo Governo: quello senza salario minimo, con lavoratori sempre meno tutelati e una sanità pubblica al collasso.
Quando i giudizi sono negativi, non contano. Quando fanno comodo, diventano propaganda.
E tu, te lo ricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.
#GiorgiaMeloni #AgenzieDiRating #SalarioMinimo #SanitàPubblica #GovernoMeloni #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
-
«Le agenzie di rating sono private e non lavorano al servizio dei cittadini». O almeno così diceva Giorgia Meloni qualche anno fa.
Oggi, invece, tornano utilissime per celebrare il suo Governo: quello senza salario minimo, con lavoratori sempre meno tutelati e una sanità pubblica al collasso.
Quando i giudizi sono negativi, non contano. Quando fanno comodo, diventano propaganda.
E tu, te lo ricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.
#GiorgiaMeloni #AgenzieDiRating #SalarioMinimo #SanitàPubblica #GovernoMeloni #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
-
«Le agenzie di rating sono private e non lavorano al servizio dei cittadini». O almeno così diceva Giorgia Meloni qualche anno fa.
Oggi, invece, tornano utilissime per celebrare il suo Governo: quello senza salario minimo, con lavoratori sempre meno tutelati e una sanità pubblica al collasso.
Quando i giudizi sono negativi, non contano. Quando fanno comodo, diventano propaganda.
E tu, te lo ricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.
#GiorgiaMeloni #AgenzieDiRating #SalarioMinimo #SanitàPubblica #GovernoMeloni #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
-
«Le agenzie di rating sono private e non lavorano al servizio dei cittadini». O almeno così diceva Giorgia Meloni qualche anno fa.
Oggi, invece, tornano utilissime per celebrare il suo Governo: quello senza salario minimo, con lavoratori sempre meno tutelati e una sanità pubblica al collasso.
Quando i giudizi sono negativi, non contano. Quando fanno comodo, diventano propaganda.
E tu, te lo ricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, già copresidente di Volt Europa.
#GiorgiaMeloni #AgenzieDiRating #SalarioMinimo #SanitàPubblica #GovernoMeloni #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
-
Per troppo tempo ci hanno raccontato che in Calabria non cambia mai nulla: ci hanno insegnato a rassegnarci, a fare le valigie, a guardare altrove.
Oggi rompiamo il silenzio. Volt Calabria riparte ufficialmente con una nuova squadra e un obiettivo chiaro: occupare il presente per riprenderci il futuro.
Torniamo perché la nostra terra ha bisogno, adesso, di idee nuove, europee e coraggiose!
Scegliamo Volt perché non accettiamo più i “viaggi della speranza” per una sanità che dovrebbe essere un diritto garantito qui.
Scegliamo Volt perché vogliamo trasporti che ci colleghino al mondo e non ci condannino all’isolamento.
Scegliamo Volt perché vogliamo che restare in Calabria sia una scelta libera e non un atto di eroismo per i giovani.
Siamo onesti: siamo ancora pochi.
Ma è proprio per questo che servite voi!
Non cerchiamo follower passivi: cerchiamo persone pronte a rimboccarsi le maniche insieme a Volt Italia per costruire l’alternativa che manca.
BASTA RASSEGNARSI: UNISCITI A NOI
🚀 Fai il primo passo: clicca sul link in bio per tesserarti o diventare supporter.
💬 Scrivici nei commenti: qual è la prima cosa che cambieresti nella tua città?
👉 Sostienici: nella dichiarazione dei redditi indica il codice Y59 per destinare il 2×1000 a Volt!#Calabria #Politica #SanitàPubblica #Giovani #Trasporti #Volt #VoltItalia
-
Per troppo tempo ci hanno raccontato che in Calabria non cambia mai nulla: ci hanno insegnato a rassegnarci, a fare le valigie, a guardare altrove.
Oggi rompiamo il silenzio. Volt Calabria riparte ufficialmente con una nuova squadra e un obiettivo chiaro: occupare il presente per riprenderci il futuro.
Torniamo perché la nostra terra ha bisogno, adesso, di idee nuove, europee e coraggiose!
Scegliamo Volt perché non accettiamo più i “viaggi della speranza” per una sanità che dovrebbe essere un diritto garantito qui.
Scegliamo Volt perché vogliamo trasporti che ci colleghino al mondo e non ci condannino all’isolamento.
Scegliamo Volt perché vogliamo che restare in Calabria sia una scelta libera e non un atto di eroismo per i giovani.
Siamo onesti: siamo ancora pochi.
Ma è proprio per questo che servite voi!
Non cerchiamo follower passivi: cerchiamo persone pronte a rimboccarsi le maniche insieme a Volt Italia per costruire l’alternativa che manca.
BASTA RASSEGNARSI: UNISCITI A NOI
🚀 Fai il primo passo: clicca sul link in bio per tesserarti o diventare supporter.
💬 Scrivici nei commenti: qual è la prima cosa che cambieresti nella tua città?
👉 Sostienici: nella dichiarazione dei redditi indica il codice Y59 per destinare il 2×1000 a Volt!#Calabria #Politica #SanitàPubblica #Giovani #Trasporti #Volt #VoltItalia
-
Per troppo tempo ci hanno raccontato che in Calabria non cambia mai nulla: ci hanno insegnato a rassegnarci, a fare le valigie, a guardare altrove.
Oggi rompiamo il silenzio. Volt Calabria riparte ufficialmente con una nuova squadra e un obiettivo chiaro: occupare il presente per riprenderci il futuro.
Torniamo perché la nostra terra ha bisogno, adesso, di idee nuove, europee e coraggiose!
Scegliamo Volt perché non accettiamo più i “viaggi della speranza” per una sanità che dovrebbe essere un diritto garantito qui.
Scegliamo Volt perché vogliamo trasporti che ci colleghino al mondo e non ci condannino all’isolamento.
Scegliamo Volt perché vogliamo che restare in Calabria sia una scelta libera e non un atto di eroismo per i giovani.
Siamo onesti: siamo ancora pochi.
Ma è proprio per questo che servite voi!
Non cerchiamo follower passivi: cerchiamo persone pronte a rimboccarsi le maniche insieme a Volt Italia per costruire l’alternativa che manca.
BASTA RASSEGNARSI: UNISCITI A NOI
🚀 Fai il primo passo: clicca sul link in bio per tesserarti o diventare supporter.
💬 Scrivici nei commenti: qual è la prima cosa che cambieresti nella tua città?
👉 Sostienici: nella dichiarazione dei redditi indica il codice Y59 per destinare il 2×1000 a Volt!#Calabria #Politica #SanitàPubblica #Giovani #Trasporti #Volt #VoltItalia
-
"Sono 5,8 milioni gli italiani che hanno dovuto rinunciare almeno una volta a visite specialistiche o accertamenti diagnostici pur avendone bisogno."
La #salute è un diritto costituzionale che va difeso.
#Italia #sanitàPubblica #SSN #diritti #costituzione #21luglio
https://volerelaluna.it/rimbalzi/2026/07/21/poverta-economica-e-poverta-sanitaria/
-
"Sono 5,8 milioni gli italiani che hanno dovuto rinunciare almeno una volta a visite specialistiche o accertamenti diagnostici pur avendone bisogno."
La #salute è un diritto costituzionale che va difeso.
#Italia #sanitàPubblica #SSN #diritti #costituzione #21luglio
https://volerelaluna.it/rimbalzi/2026/07/21/poverta-economica-e-poverta-sanitaria/
-
"Sono 5,8 milioni gli italiani che hanno dovuto rinunciare almeno una volta a visite specialistiche o accertamenti diagnostici pur avendone bisogno."
La #salute è un diritto costituzionale che va difeso.
#Italia #sanitàPubblica #SSN #diritti #costituzione #21luglio
https://volerelaluna.it/rimbalzi/2026/07/21/poverta-economica-e-poverta-sanitaria/
-
"Sono 5,8 milioni gli italiani che hanno dovuto rinunciare almeno una volta a visite specialistiche o accertamenti diagnostici pur avendone bisogno."
La #salute è un diritto costituzionale che va difeso.
#Italia #sanitàPubblica #SSN #diritti #costituzione #21luglio
https://volerelaluna.it/rimbalzi/2026/07/21/poverta-economica-e-poverta-sanitaria/
-
"311.
Sono i posti letto ospedalieri che l’Italia mette a disposizione ogni 100.000 abitanti.
La media dell’ #UnioneEuropea è 507.Ne abbiamo circa il 40% in meno."
#Italia #sanitàPubblica #GovernoMeloni #salute #capitalismo #humanRights #15luglio
https://diogenenotizie.com/i-pazienti-che-litalia-ha-deciso-di-non-curare/
-
"311.
Sono i posti letto ospedalieri che l’Italia mette a disposizione ogni 100.000 abitanti.
La media dell’ #UnioneEuropea è 507.Ne abbiamo circa il 40% in meno."
#Italia #sanitàPubblica #GovernoMeloni #salute #capitalismo #humanRights #15luglio
https://diogenenotizie.com/i-pazienti-che-litalia-ha-deciso-di-non-curare/
-
"311.
Sono i posti letto ospedalieri che l’Italia mette a disposizione ogni 100.000 abitanti.
La media dell’ #UnioneEuropea è 507.Ne abbiamo circa il 40% in meno."
#Italia #sanitàPubblica #GovernoMeloni #salute #capitalismo #humanRights #15luglio
https://diogenenotizie.com/i-pazienti-che-litalia-ha-deciso-di-non-curare/
-
"311.
Sono i posti letto ospedalieri che l’Italia mette a disposizione ogni 100.000 abitanti.
La media dell’ #UnioneEuropea è 507.Ne abbiamo circa il 40% in meno."
#Italia #sanitàPubblica #GovernoMeloni #salute #capitalismo #humanRights #15luglio
https://diogenenotizie.com/i-pazienti-che-litalia-ha-deciso-di-non-curare/
-
PER CURARTI DEVI CONOSCERE I TUOI DIRITTI
L’AVVOCATO LUCIO GOLINO CHIEDE UNA CAMPAGNA DELLA RAI PER FAR CONOSCERE UN DIRITTO FINITO NEL DIMENTICATOIO: “IL PAZIENTE POTREBBE EVITARE DI PAGARE DI TASCA PROPRIA. MA NESSUNO GLIELO DICE"
"Una campagna della Rai sulle liste d’attesa. Non per denunciare il problema, ma per spiegare ai cittadini un diritto che la maggior parte ignora: se il #ServizioSanitarioNazionale non rispetta i tempi previsti dalla legge, la visita può essere effettuata in #intramoenia con il costo a carico della ASL. È la richiesta avanzata dall’avvocato Lucio Golino, che richiama gli obblighi di comunicazione istituzionale previsti dalla Legge 150 del 2000."
-
PER CURARTI DEVI CONOSCERE I TUOI DIRITTI
L’AVVOCATO LUCIO GOLINO CHIEDE UNA CAMPAGNA DELLA RAI PER FAR CONOSCERE UN DIRITTO FINITO NEL DIMENTICATOIO: “IL PAZIENTE POTREBBE EVITARE DI PAGARE DI TASCA PROPRIA. MA NESSUNO GLIELO DICE"
"Una campagna della Rai sulle liste d’attesa. Non per denunciare il problema, ma per spiegare ai cittadini un diritto che la maggior parte ignora: se il #ServizioSanitarioNazionale non rispetta i tempi previsti dalla legge, la visita può essere effettuata in #intramoenia con il costo a carico della ASL. È la richiesta avanzata dall’avvocato Lucio Golino, che richiama gli obblighi di comunicazione istituzionale previsti dalla Legge 150 del 2000."
-
PER CURARTI DEVI CONOSCERE I TUOI DIRITTI
L’AVVOCATO LUCIO GOLINO CHIEDE UNA CAMPAGNA DELLA RAI PER FAR CONOSCERE UN DIRITTO FINITO NEL DIMENTICATOIO: “IL PAZIENTE POTREBBE EVITARE DI PAGARE DI TASCA PROPRIA. MA NESSUNO GLIELO DICE"
"Una campagna della Rai sulle liste d’attesa. Non per denunciare il problema, ma per spiegare ai cittadini un diritto che la maggior parte ignora: se il #ServizioSanitarioNazionale non rispetta i tempi previsti dalla legge, la visita può essere effettuata in #intramoenia con il costo a carico della ASL. È la richiesta avanzata dall’avvocato Lucio Golino, che richiama gli obblighi di comunicazione istituzionale previsti dalla Legge 150 del 2000."
-
PER CURARTI DEVI CONOSCERE I TUOI DIRITTI
L’AVVOCATO LUCIO GOLINO CHIEDE UNA CAMPAGNA DELLA RAI PER FAR CONOSCERE UN DIRITTO FINITO NEL DIMENTICATOIO: “IL PAZIENTE POTREBBE EVITARE DI PAGARE DI TASCA PROPRIA. MA NESSUNO GLIELO DICE"
"Una campagna della Rai sulle liste d’attesa. Non per denunciare il problema, ma per spiegare ai cittadini un diritto che la maggior parte ignora: se il #ServizioSanitarioNazionale non rispetta i tempi previsti dalla legge, la visita può essere effettuata in #intramoenia con il costo a carico della ASL. È la richiesta avanzata dall’avvocato Lucio Golino, che richiama gli obblighi di comunicazione istituzionale previsti dalla Legge 150 del 2000."
-
Per Silvia Sardone, mentre milioni di persone affrontano salari bassi, liste d’attesa e scuole in difficoltà, il vero problema sarebbe il presepe.
È la solita politica del nemico comune: si costruisce un’emergenza identitaria per distrarre dai problemi reali e non offrire alcuna soluzione concreta ai cittadini.
E tu, te lo ricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.
#SilviaSardone #PoliticaItaliana #Salari #SanitàPubblica #PropagandaPolitica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
-
Per Silvia Sardone, mentre milioni di persone affrontano salari bassi, liste d’attesa e scuole in difficoltà, il vero problema sarebbe il presepe.
È la solita politica del nemico comune: si costruisce un’emergenza identitaria per distrarre dai problemi reali e non offrire alcuna soluzione concreta ai cittadini.
E tu, te lo ricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.
#SilviaSardone #PoliticaItaliana #Salari #SanitàPubblica #PropagandaPolitica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
-
Per Silvia Sardone, mentre milioni di persone affrontano salari bassi, liste d’attesa e scuole in difficoltà, il vero problema sarebbe il presepe.
È la solita politica del nemico comune: si costruisce un’emergenza identitaria per distrarre dai problemi reali e non offrire alcuna soluzione concreta ai cittadini.
E tu, te lo ricordi?
Video di Francesca Romana D’Antuono, copresidente uscente di Volt Europa.
#SilviaSardone #PoliticaItaliana #Salari #SanitàPubblica #PropagandaPolitica #EuropaFederale #Volt #VoltItalia #VoltEuropa
-
https://www.altovicentinonline.it/attualita-2/la-neuropsichiatria-dellalto-vicentino-abbandonata-a-se-stessa-lascia-anche-lultimo-medico-la-replica-dellulss-7/
Come sempre un uso alla #politica è colpa di chi ha amministrato prima.
Ora c'è la #lega al comando del #veneto
Prima chi c'era? Sempre la lega, da almeno 10 anni, con il governo #zaia , portato in palmo di mano come fosse il genio della politica regionale
#sanita #SanitaPubblica #serviziopubblico
@attualita