#sanitapubblica — Public Fediverse posts
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Mentre il nostro Servizio Sanitario Nazionale versa in un grave stato di definanziamento, che si ripercuote sul personale sanitario e sui cittadini che non si possono permettere cure private, con un decreto del Ministero dell’Economia il Governo Meloni assegna 60 milioni di euro alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli - ente privato che gestisce il Policlinico Gemelli - uno dei più grandi ospedali privati d’Europa.
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Bonino questa misconosciuta. RIP
È scomparsa Emma Bonino: dispiace dal punto di vista umano. Però è giusto ricordare ciò per cui effettivamente combatteva Emma Bonino, altrimenti ci prendiamo solo per il culo.
Torniamo con la memoria a qualche anno fa. Erano da poco concluse le elezioni europee del 1999 e la Bonino aveva portato a casa con la sua lista l’8.45%: un risultato straordinario, se paragonato ad esempio al 17.34% dei DS.
Inebriati dall’entusiasmo, i radicali promossero un referendum che avrebbe dovuto rivoluzionare il Paese in chiave liberista e vale la pena ricostruire alcuni obiettivi fissati e alcune argomentazioni presentate. Il referendum fu fallimentare, sia perché alcuni quesiti non vennero ammessi, ma anche perché nessuno dei restanti raggiunse il quorum.
Cosa proponeva Emma Bonino?
Volevano abolire l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, giudicando la reintegra in caso di licenziamento illegittimo un «vincolo disincentivante alla creazione di nuovi posti di lavoro» e puntando quindi ad «aprire uno scontro su di una norma che irrigidisce oltre ogni misura il mercato del lavoro italiano» (il quesito non solo non raggiunse il quorum, ma – nonostante il sostegno di Forza Italia e del Partito Repubblicano Italiano – vide prevalere il NO con oltre il 66%). Anni più tardi, Monti e la Fornero riuscirono a destrutturare l’art. 18 facendo ricorso alla stessa retorica della Bonino. Lo stesso avrebbe fatto poi Renzi col Jobs Act. Risultato: oggi riottenere il posto di lavoro, anche se il giudice ravvisi l'illegittimità di un licenziamento, è molto più difficile. Un modello che fatico a considerare anche solo civile.
Un altro obiettivo era arrivare alla piena liberalizzazione del collocamento privato. Con il Pacchetto Treu (voluto da Prodi e da quelli di sinistra vicini ai lavoratori) era stato introdotto il tristemente noto lavoro interinale: in sostanza, agenzie che assumono lavoratori per poi metterli a disposizione di altre aziende, secondo le necessità. Un sistema grazie al quale l'utilizzatore (così si chiama) ha molte meno responsabilità di un normale datore di lavoro. Proprio per la particolare delicatezza di questo meccanismo, le agenzie sono sottoposte a specifici controlli previsti dalla legge, per quanto tutt’altro che stringenti. Per la Bonino, però, anche queste limitazioni erano di troppo: bisognava arrivare alla «completa liberalizzazione del collocamento privato, attraverso l’abolizione degli assurdi vincoli previsti dalla legislazione vigente». Insomma: libertà per gli utilizzatori e meno tutele per i lavoratori, da trattare alla stregua di un cacciavite.
Volevano la liberalizzazione totale dei contratti a tempo determinato, lasciando «agli imprenditori e ai lavoratori la libertà di concordare la durata del contratto di lavoro a seconda delle loro necessità». Il che significa a seconda delle necessità del più forte: indovinate chi. La Bonino continuava a ripetere ossessivamente che «i contratti di lavoro a tempo determinato sono uno strumento importante di flessibilità del mercato del lavoro, che aiuta le aziende e favorisce l’occupazione», ma gli effetti prodotti da tale impostazione sono ormai impossibili da ignorare. Altro che maggiore occupazione! Il risultato più evidente è stato uno solo: l’esplosione della precarietà. E a pagare il prezzo di questa presunta «flessibilità» sono stati, ancora una volta, i più deboli.
Volevano spalancare le porte alla liberalizzazione totale dei contratti a tempo parziale, eliminando quelli che definivano i «principali ostacoli alla diffusione del lavoro part time in Italia». Ma quei vincoli, contrariamente a quanto si voleva far credere, non erano affatto assurdi: servono a impedire che il part time diventi uno strumento nelle mani del datore di lavoro eventualmente malintenzionato. La legge, proprio per questa ragione, stabilisce anche limiti percentuali al ricorso a questa forma contrattuale. Il motivo è semplice e documentato da anni: il part time è spesso involontario, imposto al lavoratore e soprattutto alle lavoratrici, e può trasformarsi nella copertura perfetta per ore e ore di lavoro non pagato, quando non addirittura per lavoro nero. E allora viene spontaneo chiedersi: quando si proponeva di rimuovere anche queste tutele, si stava davvero pensando ai lavoratori e alla creazione di nuova occupazione? Oppure si stava semplicemente rendendo più facile sfruttare chi lavora? Fate voi.
Volevano «abolire l’obbligo di stipulare l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro con l’INAIL, lasciando la possibilità di scegliere, in alternativa, un’assicurazione privata». E qui il punto è particolarmente grave: di fronte a una questione drammatica come quella degli infortuni sul lavoro, l’obiettivo del referendum era sostanzialmente quello di ridimensionare il ruolo dell’INAIL e aprire anche questo settore al mercato delle assicurazioni private. Tradotto: trasformare una tutela di rilevanza collettiva in un’ulteriore occasione di profitto. Francamente, è difficile capire in che modo una simile impostazione potesse essere presentata come una misura a favore dei lavoratori o dell’interesse generale. Molto più facile immaginare chi avrebbe avuto qualcosa da guadagnarci: banche, assicurazioni e grandi multinazionali. Anche sulla pelle di chi lavora.
Volevano, allo stesso modo, «lasciare ai cittadini la libertà di scegliere un’assicurazione privata in alternativa al Servizio Sanitario Nazionale». Il quesito fu dichiarato inammissibile, ma questo non impedì che negli anni successivi il SSN venisse progressivamente indebolito. E gli effetti della deriva li abbiamo conosciuti nel modo più drammatico negli anni successivi. Mi domando che tipo di sanità abbia preferito lei, in questi anni di difficile lotta.
Ma non era finita. Tra le altre cose, chiedevano anche di innalzare l’età minima e il numero di anni necessari per accedere alla pensione: ci avrebbero pensato altri europeisti convinti a farla felice, sempre per il nostro bene.
Ecco, questo era il sogno di Emma Bonino: un sogno che, almeno in parte, si è realizzato anche con la benedizione di Bruxelles, ma che con la nostra Costituzione non aveva, non ha e non avrà mai nulla a che vedere. Un sogno che per moltissimi italiani è divenuto un incubo quoditiano.
Sento il dovere di scrivere queste parole perché già immagino il coro di elogi che la memoria di Emma raccoglierà. Si rispettino le vicende umane, sempre e comunque, ma le idee restano e quelle sbagliate - come quelle della Bonino - vanno combattute, anche dopo la sua morte.
(di Savino Balzano)
Ty Pina Fasciani#emmabonino #art18 #collocamento #lavoro #sanitaPubblica #sanitàprivata #pensione #inail #liberismo #radicali
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La Radiologia Interventistica del Goretti di Latina, eccellenza in Europa
L'esperienza nelle innovative procedure CARTO/PARTO all'Annual Congress della Cardiovascular and Interventional Radiological Society of Europe
https://www.rainews.it/tgr/lazio/articoli/2026/09/la-radiologia-interventistica-del-goretti-di-latina-eccellenza-in-europa-4a2d0828-040e-4837-9f24-0874860085b5.html
Ospedali con cattiva fama non più meritata
Il Goretti sta crescendo grazie a una nuova generazione di medici e ( bravissimi) infermieri
#SanitaPubblica -
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Da Lorenzo Tosa
Poco fa alla Camera Elly Schlein ha voluto fare qualcosa di inedito, ma molto efficace e assolutamente necessario.
Una lettera.
Una lettera di Natale inviata direttamente a Giorgia Meloni con cui ha messo letteralmente in fila i numeri, i fatti, i dati, i tempi d’attesa biblici di un Paese reale, lontanissimo da quello raccontato da Meloni pochi giorni fa ad Atreju.
“Cara Presidente,
Secondo le segnalazioni arrivate a CittadinanzaAttiva, le liste d'attese sono di un anno per una tac al torace, per una mammografia da fare entro 60 giorni ne aspetti 147, per una colonoscopia aspetti 2 anni, ma pure per quella urgente, che dovresti fare in tre giorni, un italiano su quattro ne aspetta 105.
Allora, se va tutto bene, Presidente, mi spiega perché durante il suo governo, nell'ultimo anno, gli italiani che rinunciano a curarsi sono aumentati da 4 milioni e mezzo a 6 milioni?
Secondo l'Istat i beni alimentari sono aumentati negli ultimi quattro anni del 25% e negli stessi anni gli stipendi reali degli italiani si sono abbassati di 9 punti percentuali.
Questo vuol dire che con lo stesso stipendio in tasca, quando vai a fare la spesa, non riesci a comprare le stesse cose.
Il pane costa il 28% in più, Presidente, ma che mangino le pastarelle, giusto? Mentre lei blocca il salario minimo a 4 milioni e mezzo di lavoratrici e di lavoratori.
La produzione industriale cala ormai da 34 mesi su 37 del suo governo.
Abbiamo le bollette più care d'Europa e le imprese perdono competitività. Ma in tre anni non avete fatto nulla per non intaccare gli extra profitti delle grandi società energetiche.
La pressione fiscale è la più alta degli ultimi dieci anni. E no, Presidente, non è perché aumentano i lavoratori. La pressione fiscale è il rapporto tra le tasse e il PIL. Se aumenta il lavoro, aumentano le tasse, ma aumenta anche il PIL, Presidente. Non è che cambia quel rapporto.
Lei prima ci ha detto di studiare, ma guardi, per noi non è un insulto, perché solo voi insultate gli studenti dicendo che sono ‘inutili’, quando l'unica cosa inutile qui sono le vostre bugie e la vostra arroganza al potere.
Scusi, non vorremmo mai disturbare la vostra propaganda con i fatti, ma questa è la condizione in cui versa il Paese dopo tre anni.
E anche oggi da lei ho sentito la lista delle responsabilità degli altri, ma dopo tre anni gli alibi sono finiti, Presidente.
Ho sentito da sua sorella che le priorità del Governo, nel 2026, sono il premierato e la legge elettorale.
Scusate se pensavamo che fossero i pensionati che non arrivano alla fine del mese, quelli che prendono 5 euro all'ora, i 10.000 lavoratori dell'ex Ilva che rischiano il posto.
Ma no, per voi la priorità è una riforma che indebolisce questo Parlamento e il Presidente della Repubblica. Io non so in che Paese vivete, Presidente, ma davvero le dico che il Governo deve risolvere i problemi degli italiani, non i suoi.
P.s.
Presidente, chiudo con un post scriptum la letterina degli italiani.Ieri avete riscritto la manovra e con una sola mossa fate una stangata sulle pensioni che è un furto sia ai giovani che agli anziani ed è una vergogna prendervi i soldi di chi ha studiato e ha già pagato per riscattare la laurea.
È un'altra manovra di promesse tradite. Dovevate abolire la Fornero e invece state allungando l'età pensionabile a tutti, compresa le forze dell'ordine.
Non ci provate!”Oggi Elly Schlein in quell’aula ha parlato a nome di tanti, ma veramente tanti italiani.
Anche a mio nome.
#ellySchlein #listedattesa #sanitaPubblica
#pressionefiscale #carrellospesa
#opposizioneparlamento #lavoro
#meloni
#lorenzotosa -
"Il diritto alla #salute non è un premio di consolazione per chi sta ai margini e non è una voce facoltativa del bilancio: o è universale, o semplicemente non esiste."
#WorldAIDSDay2025
#AIDS #AIDSDAY #Hiv #sanitàPubblica #1dicembrehttps://diogenenotizie.com/meno-fondi-e-piu-muri-la-giornata-contro-laids-2025/
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il punto non è se sei paranoico… il punto è se sei abbastanza paranoico (“strange days”, 1995) / differx. 2025 (aprile)
sì: sarò paranoico ma certo – mettendo i fatti in fila – non è che ci si senta proprio al settimo cielo della sicurezza personale e collettiva, per non parlare della produzione di senso, individuale e di gruppo. l’obiettivo, ricordiamocelo, non è solo l’auspicato rovesciamento dello stato di cose presente, ma anche – e sempre – la costruzione di situazioni qui e ora. la costruzione e condivisione di senso.
e: le istituzioni sono i nemici frontali delle situazioni. si comincia (o si continua) a doverle rifiutare tutte. o qualcosa del genere.
ecco insomma la fila dei fatti, incompleta, per mia distrazione, sicuramente :
- il (p)residente della repubblica delle banane firma e dunque vara (è complice del varo di) un decreto “sicurezza” che in pratica istituisce lo stato di polizia, e dà ancora maggiori protezioni a quelle stesse forze neofasciste e repressive che – più o meno pilotate dai servizi segreti statunitensi – negli scorsi settant’anni hanno commesso in Italia un gran numero di ormai notissimi crimini, esecuzioni, stragi, depistaggi, accordi con le mafie eccetera; e che – soprattutto con Genova 2001 – si sono riprese pienamente il campo squadristico storico, ‘arricchito’ dalle esperienze della macelleria delle dittature sudamericane;
- la medesima repubblica delle medesime banane non solo intrattiene ottimi rapporti (anche economici e militari) con israele e con la sua natura e prassi genocida e razzista, ma attua energicamente il razzismo e la deportazione anche in casa propria (cpr, lager in Albania, permanenza della legge Bossi Fini eccetera);
- la compagine neofascista del goveno della stessa repubblica delle stesse banane ha da tempo occupato e blindato posti chiave nell’informazione e distribuzione dell’informazione generalista (per non parlare dell’editoria, della distribuzione e di canali video non ‘pubblici’: proprietà diretta del defunto referente politico della mafia celebrato con funerali di Stato due anni fa);
- la detta compagine si avvia a completare il piano piduista di Gelli, sottomettendo la gestione della giustizia alle esigenze del governo e dei suoi padrini e padroni criminali; così come si avvierà presto a finire di smantellare sanità e scuola pubbliche, per ulteriormente accentuare la natura classista delle opportunità effettive di accesso a salute e istruzione;
- in tutto questo, la sinistra istituzionale, segnatamente il PD, è incerto se oscilli più tra cretinismo e connivenza, o tra connivenza lassista e connivenza attivamente complice;
- il caso Paragon, il software usato da forze (non identificate) dello Stato per spiare giornalisti, attivisti e altri individui, ri-chiarisce perfettamente, se ce ne fosse bisogno, che le istituzioni – tutte – non si sono mai fatte né si fanno tutt’ora il minimo scrupolo di ricorrere a mezzi illegali e invasivi per spiare i cittadini, non importa se coinvolti in attività politiche o meno; (le stesse tecnologie che permettono lo spionaggio – e magari il furto e la vendita di dati sensibili – permettono anche, si può immaginare, la fabbricazione di false prove e accuse contro chiunque);
- Meta fa attivamente shadowbanning e boicottaggio di post e account filopalestinesi sia su facebook che su instagram, nonostante soprattutto instagram sia una fonte ricchissima di informazioni che riescono – a valanghe: per pressione quantitativa – a sfuggire ai filtri e a trasmettere in diretta il genocidio che israele commette ai danni di Palestinesi;
- Meta ti obbliga alla sua IA, installata su whatsapp, e non è ancora chiaro se e come ci sarà una possibilità di opt-out, né quanto e come (e con quali garanzie e chiarezza) sarà o già ora è possibile tener fuori il naso di Zucko dalle nostre conversazioni private, le nostre foto, i video, gli appunti, le opinioni, insomma dai sacrosanti cazzi nostri;
- Google e Microsoft hanno fornito e forniscono tecnologie di IA e supporto cloud alle forze israeliane per il massacro dei Palestinesi; sono gli stessi Google e Microsoft che ospitano e gestiscono percentuali spaventose di materiali e informazioni dai e sui cittadini di (praticamente) tutto il mondo; per non parlare di Meta, daccapo; in quali mani siamo?
[continua]
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Ieri pomeriggio eravamo a a Castrovillari, insieme con i compagni del Fronte Comunista , per sensibilizzare la popolazione sulla lotta per una sanità pubblica di qualità e contro la sua privatizzazione che non fa altro che arricchire pochi proprietari di cliniche a discapito della salute dei cittadini, soprattutto quelli delle fasce meno abbienti.
Il contrasto a tutti gli interessi privati nella sanità calabrese (e non solo) e il riottenimento di un diritto come quello alla salute, non possono che passare da una mobilitazione popolare.
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Visite a domicilio. Il tour di “Che gelida manina” http://storieinmovimento.org/2023/05/21/visite-a-domicilio-il-tour-di-che-gelida-manina/?pk_campaign=feed&pk_kwd=visite-a-domicilio-il-tour-di-che-gelida-manina #presentazioniZapruder #storiadellamedicina #febbrespagnola #sanitàpubblica #Iniziative #quarantena #epidemia #malattia #pandemia #malaria #vaccini #salute #sanità #virus #Aids #cura