#palestinesi — Public Fediverse posts
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19 settembre 1982
Il massacro di Sabra e Chatila“Quello che era successo nel campo ce lo dissero le mosche. Erano milioni e il loro ronzio era eloquente quasi quanto l'odore”.
E’ un trauma la mattina di quel 19 settembre 1982, quando i primi reporter arrivati sul posto inondano i canali tv mondiali di immagini del massacro di Sabra e Chatila, terminato il pomeriggio precedente. Nelle quaranta ore di permanenza dei carnefici nei due campi profughi venivano cancellate le vite di 3.000 civili palestinesi. In massima parte si trattava di donne, o di persone troppo giovani per combattere o troppo anziane o inabili per farlo.
All'inizio dell'estate il Libano era dilaniato da una guerra civile complessa che durava già da anni; a tale scenario il 6 giugno 1982 si aggiungevano le forze armate israeliane (IDF) guidate da Ariel Sharon, ministro della Difesa, che invadevano da sud il “paese dei cedri”; l’obiettivo non era la conquista ma la caccia ai miliziani dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) guidata da Yasser Arafat, che all’epoca aveva 52 anni.
I “fedayyin” di Arafat, che utilizzavano il territorio libanese come base per le loro operazioni, nel giro di qualche giorno venivano così circondati nella capitale Beirut, più precisamente nel settore occidentale. La città da sette anni era divisa in due, a est in mano perlopiù ai cristiani maroniti e difesa dalle loro milizie, e ad ovest abitata da una maggioranza musulmana, sciita e sunnita, dove l’OLP e i suoi alleati politici avevano la loro roccaforte.
La presenza, in quella vasta parte occidentale della città, di campi profughi di palestinesi e musulmani sciiti, si mescolava ai quartieri dei libanesi con le loro attività come in una qualsiasi capitale. Tutti nell’estate 1982 erano comunque sotto assedio dell’IDF che bombardava Beirut ovest senza tregua, da terra, dal cielo e dal mare. La situazione richiedeva un miracolo.
Al suo posto interveniva invece una forza dell’ONU di interposizione, inviata da Stati Uniti, Italia e Francia; all’epoca i rispettivi governanti erano Reagan, Spadolini e Mitterand, mentre Begin e Shamir fungevano da premier e ministro degli Esteri israeliani. Intavolata una trattativa, alla fine di agosto forse un mezzo prodigio permetteva di raggiungere un accordo; i fedayyn, scortati dalle truppe dell’ONU potevano evacuare da Beirut ovest, che rimaneva ancora circondata. La forza di pace internazionale iniziava poi il ritiro.
La situazione però precipitava di colpo alla morte del presidente libanese Gemayel il 14 settembre 1982, vittima di un attentato dinamitardo attribuito all’OLP ma che si scoprirà poi dovuto ad altro. L’ucciso però era leader delle Falangi libanesi, milizie cristiane maronite alleate degli israeliani coi quali collaboravano per stringere d’assedio il settore occidentale.
L’inesorabile vendetta falangista a questo punto aveva un pretesto per colpire i palestinesi rimasti a Beirut ovest e concentrati nei campi profughi.
Non erano solo aree ricoperte di tende quei campi, ma quartieri urbani organizzati, edificati negli ultimi quindici anni da migliaia di famiglie scappate dalla Palestina occupata dagli israeliani. Sabra addirittura era un grosso sobborgo della capitale, abitato già prima di accogliere i profughi, mentre Chatila era un vicino villaggio.
All'interno o ai margini dei campi profughi operavano strutture sanitarie, anche importanti come il Gaza Hospital messo in piedi dalla stessa OLP insieme alla Mezzaluna rossa palestinese. Tale complesso, dal nome che inconsapevolmente per l’epoca prefigurava massacri attuali forse peggiori, offriva durante l'assedio di Beirut ovest e poi nei giorni tragici di Sabra e Chatila vari ambulatori e alcune moderne cliniche dislocate nei quartieri cittadini.
E così in risposta alla morte di Gemayel, la tregua veniva violata dall’IDF che entrava in Beirut ovest chiudendo i due campi profughi in una morsa ferrea. Uscirne era impossibile.
Nel tardo pomeriggio del 16 settembre l'esercito israeliano autorizzava, e persino favoriva, l'ingresso a Sabra e Chatila di un numero variabile di falangisti libanesi, da 150 a 400, con il pretesto di “ripulire” le due entità da presunti combattenti dell'OLP rimasti nascosti. In realtà nei campi non vi erano persone armate ma solo gente inerme, come già detto.
Per quarantatré ore consecutive i miliziani scatenavano una mattanza indiscriminata. Le testimonianze dei sopravvissuti, dei giornalisti e dei diplomatici accorsi subito dopo la fine delle violenze descrivono scenari apocalittici: intere famiglie sterminate nelle loro case, persone uccise nel sonno, corpi mutilati, donne violentate e bambini seviziati. Le strade e i vicoli disseminati di cadaveri.
L'IDF, che manteneva il controllo perimetrale e occupava i tetti degli edifici circostanti, non solo era al corrente di quanto accadeva grazie alle segnalazioni e agli ufficiali presenti sul campo, ma in quelle ore si attivava pure. Nelle due notti della strage Israele supportava i falangisti rischiarando l’oscurità con razzi d'illuminazione per facilitare il loro “lavoro”; forniva inoltre i bulldozer per la rimozione dei corpi e la loro sepoltura in fosse comuni.
L’esatto numero di vittime non potrà mai essere stabilito. L’uso in diversi settori di lanciafiamme e benzina per fare sparire i cadaveri, le manovre dei cingolati sui corpi, e coi corpi nelle benne -pregando adesso che nessuno fosse ancora in vita- permetterà solo stime che, tra ufficiali e indipendenti, oscilleranno tra 1.300 e 3.500, comprendendo sia palestinesi che cittadini libanesi.
Quando la notizia del massacro trapela all’esterno nelle primissime ore del 19 settembre 1982, grazie a giornalisti internazionali, l'indignazione globale è immediata e travolgente. In Israele la protesta popolare raggiunge livelli storici: il 25 settembre una manifestazione oceanica a Tel Aviv riunirà circa 400.000 cittadini per chiedere giustizia e fare luce sulle responsabilità del proprio governo.
Di fronte alle pressioni del mondo intero, e a quelle interne, il governo di Begin sarà costretto a istituire una gruppo d'inchiesta indipendente, la commissione Kahan; il rapporto finale, pubblicato nel febbraio 1983 stabilirà che la responsabilità diretta fu dei falangisti libanesi. All’IDF però l’indagine attribuirà la pesante responsabilità indiretta di aver ignorato il pericolo evidente, e di non aver agito per fermare le uccisioni una volta appreso cosa stava accadendo.
Particolarmente censurato sarà il ruolo giocato da Ariel Sharon in qualità di ministro della Difesa; verrà ritenuto personalmente responsabile di negligenza e di aver sottovalutato gli effetti letali dell'ingresso delle milizie cristiane nei due campi profughi, e sarà obbligato a dimettersi. A livello planetario invece l'assemblea generale delle Nazioni Unite condannerà il massacro definendolo un genocidio.
I contingenti internazionali di pace che avevano salutato Beirut in virtù dell’accordo per allontanare l’OLP, torneranno subito indietro e saranno rafforzati. Essi proteggeranno i superstiti mentre Israele, ormai appagato, smantellerà il dispendioso assedio. Quella seconda missione militare italiana, con a capo il generale Angioni, si distinguerà nei primi anni dopo il massacro per l’umanità con cui tratterà i palestinesi rimasti e i libanesi del settore occidentale.
Nel cuore del campo di Chatila verrà mantenuta una fossa comune accanto a un piccolo memoriale per ricordare le vittime del settembre 1982; attorno, nei vicoli, tra le costruzioni precarie, i fili elettrici sospesi, le tubature “a giorno” e le strade sconnesse, i profughi cercheranno di conservare la loro identità in mezzo a quotidiane privazioni.
Ancora adesso ai palestinesi in Libano non è permesso avere proprietà immobiliari o svolgere alcuni mestieri, settore pubblico incluso. In concreto i profughi ricevono contributi anche dall’agenzia dell’ONU istituita per aiutarli, l’UNRWA, la quale a sua volta ha però scarse disponibilità. Tale agenzia cerca di tenere aperte scuole per bambini palestinesi, ma istruirsi in Libano è già difficile di per sé, in un Paese dove l’80 per cento dell’istruzione è in mano ai privati.
Attualmente nei campi di Sabra e Chatila, ripopolati di profughi a causa delle ricorrenti crisi mediorientali, come quella gravissima della guerra in Siria iniziata nel 2011, operano associazioni benefiche. L’italiana “Un ponte per” in particolare si occupa di bambini, molti dei quali orfani; sanità, riabilitazione post trauma da guerre, istruzione e asili sono i campi in cui “Un ponte per” è attiva fin dagli Novanta.
E Sharon? I suoi demeriti non gli impediranno di risalire la china della politica, tanto che un decennio dopo Sabra e Chatila diverrà il capo del partito conservatore Likud e, nel 2001, premier israeliano. Mentre è in carica, nel 2006 sarà colpito da ictus cerebrale; in coma da allora, morirà nel 2014 all’età di 85 anni.
(fonti principali sono il sito internet di UNRWA che possiede anche la foto qui allegata, e l’articolo di Rima Krayim e Edoardo Cuccagna “A quarant’anni da Sabra e Chatila nessuna giustizia” pubblicato il 16 settembre 2022 dal sito web di “Un ponte per”; scritto di Roberto Neri)
#SabraeChatila #Libano #palestinesi #falangistilibanesi #arielSharon
#massacroSabraeChatila #19settembre1982 -
Molto bella questa riflessione di Tonio Dell'Olio sul pessimismo. Riflette sul dramma dei palestinesi.
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300 esseri umani #palestinesi (Sì, esseri umani),morti da ottobre scorso, mentre aspettavano evacuazione medica e, 20MILA attendono disperatamente evacuazione medica.
La Storia non sarà tenera con la complicità dell'#Europa e dell'#Italia di #Meloni nel #genocidio di #Israele
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https://www.csseo.org/1313200/ Albania italianofona (25.08.2026) #Albania #antisemitismo #BALCANI #democrazia #EBRAISMO #ebrei #Esteri #gaza #guerra #hamas #informazione #INTEGRALISMO #islam #israele #ISTITUZIONI #Italia #MANIFESTAZIONI #mare #MedioOriente #mediterraneo #palestina #palestinesi #polemiche #politica #rivoluzione #solidarietà #STRAGI #turismo #Valona
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privacy? cittadini europei profilati: informazioni passate a israele
“Altro che sanzioni economiche contro Israele. Bruxelles non pensa minimamente a sanzionare Tel Aviv per il genocidio a Gaza. Anzi. Secondo un’inchiesta di Statewatch, Ong indipendente britannica che monitora i diritti civili in Europa, ripresa dal sito olandese The Rights Forum, la Commissione europea sta portando avanti negoziati segreti con Israele per concedere alla polizia israeliana l’accesso ai dati dell’agenzia di polizia europea Europol. Accordo che secondo gli esperti di diritti umani metterebbe a rischio la vita dei palestinesi e potrebbe violare il diritto internazionale.
Dati sensibili e biometrici in cambio di cooperazione
Secondo la bozza dell’intesa siglata nel 2022, lo scambio prevederebbe di una vasta gamma di dati personali: nomi, numeri di identificazione, localizzazioni, informazioni genetiche e biometriche, e molto altro, tra cui dettagli sulle opinioni politiche personali, sulla salute delle persone, sulle relazioni e persino sull’orientamento sessuale. Secondo Eitan Diamond, giurista menzionato da Novara Media, «i dati trasferiti potrebbero essere usati come intelligence per supportare decisioni mirate ad attaccare e uccidere palestinesi»”.
continua qui → https://it.insideover.com/politica/la-ue-tratta-in-segreto-con-israele-lo-scambio-di-dati-sensibili-rischi-per-i-palestinesi.html
#CommissioneEuropea #datiBiometrici #datiPersonali #datiSensibili #dirittiCivili #dirittoInternazionale #EitanDiamond #Europol #Gaza #GDPR #genocidio #InsideOver #Israele #NovaraMedia #palestinesi #poliziaEuropea #PoliziaEuropeaEuropol #privacy #profilazione #Statewatch #TelAviv #TheRightsForum #UE #unioneEuropea -
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26 giu. 2026, dalla redazione de ‘l’antidiplomatico’: «”complici del genocidio a gaza”: la durissima petizione contro i medici israeliani pubblicata su ‘the lancet’»
>> Oltre 1.150 professionisti e organizzazioni sanitarie hanno lanciato il 13 giugno una petizione per il boicottaggio dell’Associazione medica israeliana (IMA), accusandola di non rispettare l’etica medica e di dimostrare “complicità” nel genocidio dei palestinesi a Gaza.
L’iniziativa è guidata dal People’s Health Movement (PHM), da Medici per Gaza e dal Consiglio consultivo sanitario del gruppo Jewish Voice for Peace.
Le organizzazioni chiedono all’Associazione Medica Mondiale (WMA) di interrompere l’adesione all’IMA per il suo silenzio sulla sistematica distruzione delle infrastrutture sanitarie da parte di Israele e sull’uccisione, il rapimento e la tortura di medici, infermieri e soccorritori palestinesi.
La petizione è stata pubblicata anche su The Lancet, la rivista medica più prestigiosa al mondo. <<[…]
#AssociazioneMedicaIsraeliana #AssociazioneMedicaMondiale #complicitàInGenocidio #complicitàNelGenocidio #complicitàNelGenocidioDeiPalestinesi #ConsiglioConsultivoSanitario #distruzioneDelleInfrastruttureSanitarie #eticaMedica #Gaza #genocidio #genocidioDeiPalestinesi #IMA #infermieri #infrastruttureSanitarie #Israele #JewishVoiceForPeace #Lancet #medici #MediciPerGaza #Palestina #palestinesi #PeopleSHealthMovement #personaleMedico #petizione #PHM #rapimenti #soccorritori #TheLancet #torture #uccisioni #WMA #WorldMedicalAssociation
l’articolo integrale è qui → https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-complici_del_genocidio_a_gaza_la_durissima_petizione_contro_i_medici_israeliani_pubblicata_su_the_lancet/45289_67709/ -
26 giu. 2026, dalla Redazione de ‘L’Antidiplomatico’: «”Complici del genocidio a Gaza”: la durissima petizione contro i medici israeliani pubblicata su The Lancet»
>> Oltre 1.150 professionisti e organizzazioni sanitarie hanno lanciato il 13 giugno una petizione per il boicottaggio dell’Associazione medica israeliana (IMA), accusandola di non rispettare l’etica medica e di dimostrare “complicità” nel genocidio dei palestinesi a Gaza.
L’iniziativa è guidata dal People’s Health Movement (PHM), da Medici per Gaza e dal Consiglio consultivo sanitario del gruppo Jewish Voice for Peace.
Le organizzazioni chiedono all’Associazione Medica Mondiale (WMA) di interrompere l’adesione all’IMA per il suo silenzio sulla sistematica distruzione delle infrastrutture sanitarie da parte di Israele e sull’uccisione, il rapimento e la tortura di medici, infermieri e soccorritori palestinesi.
La petizione è stata pubblicata anche su The Lancet, la rivista medica più prestigiosa al mondo. <<[…]
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26 giu. 2026, dalla Redazione de ‘L’Antidiplomatico’: «”Complici del genocidio a Gaza”: la durissima petizione contro i medici israeliani pubblicata su The Lancet»
>> Oltre 1.150 professionisti e organizzazioni sanitarie hanno lanciato il 13 giugno una petizione per il boicottaggio dell’Associazione medica israeliana (IMA), accusandola di non rispettare l’etica medica e di dimostrare “complicità” nel genocidio dei palestinesi a Gaza.
L’iniziativa è guidata dal People’s Health Movement (PHM), da Medici per Gaza e dal Consiglio consultivo sanitario del gruppo Jewish Voice for Peace.
Le organizzazioni chiedono all’Associazione Medica Mondiale (WMA) di interrompere l’adesione all’IMA per il suo silenzio sulla sistematica distruzione delle infrastrutture sanitarie da parte di Israele e sull’uccisione, il rapimento e la tortura di medici, infermieri e soccorritori palestinesi.
La petizione è stata pubblicata anche su The Lancet, la rivista medica più prestigiosa al mondo. <<[…]
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l’articolo integrale è qui → https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-complici_del_genocidio_a_gaza_la_durissima_petizione_contro_i_medici_israeliani_pubblicata_su_the_lancet/45289_67709/ -
Dalla meta-analisi risulta che i #palestinesi derivano la stragrande maggioranza della loro ascendenza (>90%) da substrato levantino, incluse le popolazioni dell'età del ferro. Gli ebrei ashkenaziti invece sono una popolazione ibrida: ascendenza composta da circa il 45-60% di componenti levantine e 40-55% di componenti europee
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Dalla meta-analisi risulta che i #palestinesi derivano la stragrande maggioranza della loro ascendenza (>90%) da substrato levantino, incluse le popolazioni dell'età del ferro. Gli ebrei ashkenaziti invece sono una popolazione ibrida: ascendenza composta da circa il 45-60% di componenti levantine e 40-55% di componenti europee
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Dalla meta-analisi risulta che i #palestinesi derivano la stragrande maggioranza della loro ascendenza (>90%) da substrato levantino, incluse le popolazioni dell'età del ferro. Gli ebrei ashkenaziti invece sono una popolazione ibrida: ascendenza composta da circa il 45-60% di componenti levantine e 40-55% di componenti europee
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Dalla meta-analisi risulta che i #palestinesi derivano la stragrande maggioranza della loro ascendenza (>90%) da substrato levantino, incluse le popolazioni dell'età del ferro. Gli ebrei ashkenaziti invece sono una popolazione ibrida: ascendenza composta da circa il 45-60% di componenti levantine e 40-55% di componenti europee
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Dalla meta-analisi risulta che i #palestinesi derivano la stragrande maggioranza della loro ascendenza (>90%) da substrato levantino, incluse le popolazioni dell'età del ferro. Gli ebrei ashkenaziti invece sono una popolazione ibrida: ascendenza composta da circa il 45-60% di componenti levantine e 40-55% di componenti europee
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L'ONU ha deciso di non nominare i #bambini #palestinesi uccisi e feriti dall'esercito israeliano (IDF) - il cui dolore ha documentato - perché teme che l'IDF possa vendicarsi sulle loro famiglie
L'ONU dunque deve privare dell'identità bambini deliberatamente uccisi e feriti dall'IDF, per paura che le loro famiglie possano essere uccise e ferite
Questo male è armato, supportato e facilitato dai nostri governi
https://ilmanifesto.it/bambini-palestinesi-uccisi-con-intenzione-onu-e-genocidio
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L'ONU ha deciso di non nominare i #bambini #palestinesi uccisi e feriti dall'esercito israeliano (IDF) - il cui dolore ha documentato - perché teme che l'IDF possa vendicarsi sulle loro famiglie
L'ONU dunque deve privare dell'identità bambini deliberatamente uccisi e feriti dall'IDF, per paura che le loro famiglie possano essere uccise e ferite
Questo male è armato, supportato e facilitato dai nostri governi
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L'ONU dunque deve privare dell'identità bambini deliberatamente uccisi e feriti dall'IDF, per paura che le loro famiglie possano essere uccise e ferite
Questo male è armato, supportato e facilitato dai nostri governi
https://ilmanifesto.it/bambini-palestinesi-uccisi-con-intenzione-onu-e-genocidio
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“Amnesty International ha esaminato 102 dichiarazioni rilasciate da funzionari governativi e militari israeliani tra il 7 ottobre 2023 e il 30 giugno 2024 che disumanizzavano la popolazione palestinese, invocavano o giustificavano atti di genocidio o altri crimini contro di loro”. (Amnesty International)
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“Amnesty International ha esaminato 102 dichiarazioni rilasciate da funzionari governativi e militari israeliani tra il 7 ottobre 2023 e il 30 giugno 2024 che disumanizzavano la popolazione palestinese, invocavano o giustificavano atti di genocidio o altri crimini contro di loro”. (Amnesty International)
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“Amnesty International ha esaminato 102 dichiarazioni rilasciate da funzionari governativi e militari israeliani tra il 7 ottobre 2023 e il 30 giugno 2024 che disumanizzavano la popolazione palestinese, invocavano o giustificavano atti di genocidio o altri crimini contro di loro”. (Amnesty International)
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“Amnesty International ha esaminato 102 dichiarazioni rilasciate da funzionari governativi e militari israeliani tra il 7 ottobre 2023 e il 30 giugno 2024 che disumanizzavano la popolazione palestinese, invocavano o giustificavano atti di genocidio o altri crimini contro di loro”. (Amnesty International)
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“Amnesty International ha esaminato 102 dichiarazioni rilasciate da funzionari governativi e militari israeliani tra il 7 ottobre 2023 e il 30 giugno 2024 che disumanizzavano la popolazione palestinese, invocavano o giustificavano atti di genocidio o altri crimini contro di loro”. (Amnesty International)
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“Amnesty International conclude, sulla base delle prove raccolte, che Israele ha commesso e sta commettendo un genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza dopo il 7 ottobre 2023, attraverso le sue politiche, azioni e omissioni. La documentazione prova che Israele ha commesso atti proibiti dalla Convenzione sul genocidio con l’intento specifico di distruggere la popolazione palestinese a Gaza”. (Amnesty International)
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“Amnesty International conclude, sulla base delle prove raccolte, che Israele ha commesso e sta commettendo un genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza dopo il 7 ottobre 2023, attraverso le sue politiche, azioni e omissioni. La documentazione prova che Israele ha commesso atti proibiti dalla Convenzione sul genocidio con l’intento specifico di distruggere la popolazione palestinese a Gaza”. (Amnesty International)
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“Amnesty International conclude, sulla base delle prove raccolte, che Israele ha commesso e sta commettendo un genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza dopo il 7 ottobre 2023, attraverso le sue politiche, azioni e omissioni. La documentazione prova che Israele ha commesso atti proibiti dalla Convenzione sul genocidio con l’intento specifico di distruggere la popolazione palestinese a Gaza”. (Amnesty International)
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“Amnesty International conclude, sulla base delle prove raccolte, che Israele ha commesso e sta commettendo un genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza dopo il 7 ottobre 2023, attraverso le sue politiche, azioni e omissioni. La documentazione prova che Israele ha commesso atti proibiti dalla Convenzione sul genocidio con l’intento specifico di distruggere la popolazione palestinese a Gaza”. (Amnesty International)
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“Amnesty International conclude, sulla base delle prove raccolte, che Israele ha commesso e sta commettendo un genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza dopo il 7 ottobre 2023, attraverso le sue politiche, azioni e omissioni. La documentazione prova che Israele ha commesso atti proibiti dalla Convenzione sul genocidio con l’intento specifico di distruggere la popolazione palestinese a Gaza”. (Amnesty International)
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https://www.peacelink.it/palestina/a/51385.html
“Le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane”. Con queste parole il presidente della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite, Srinivasan Muralidhar, aggiorna e approfondisce le conclusioni dello scorso settembre.
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“Le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane”. Con queste parole il presidente della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite, Srinivasan Muralidhar, aggiorna e approfondisce le conclusioni dello scorso settembre.
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“Le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane”. Con queste parole il presidente della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite, Srinivasan Muralidhar, aggiorna e approfondisce le conclusioni dello scorso settembre.
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“Le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane”. Con queste parole il presidente della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite, Srinivasan Muralidhar, aggiorna e approfondisce le conclusioni dello scorso settembre.
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“Le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane”. Con queste parole il presidente della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite, Srinivasan Muralidhar, aggiorna e approfondisce le conclusioni dello scorso settembre.
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Il nuovo rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite accusa Israele di aver deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, configurando il crimine di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
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Il nuovo rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite accusa Israele di aver deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, configurando il crimine di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
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Il nuovo rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite accusa Israele di aver deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, configurando il crimine di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
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Il nuovo rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite accusa Israele di aver deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, configurando il crimine di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
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Il nuovo rapporto della Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite accusa Israele di aver deliberatamente preso di mira i bambini palestinesi, configurando il crimine di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra.
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Sono almeno 260 i giornalisti palestinesi uccisi dall'ottobre del 2023.
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Sono almeno 260 i giornalisti palestinesi uccisi dall'ottobre del 2023.
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Sono almeno 260 i giornalisti palestinesi uccisi dall'ottobre del 2023.
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Sono almeno 260 i giornalisti palestinesi uccisi dall'ottobre del 2023.
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Sono almeno 260 i giornalisti palestinesi uccisi dall'ottobre del 2023.
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Gli EAU oscillano tra il massiccio soccorso umanitario a Gaza e la cooperazione militare con gli USA, a cui concedono basi strategiche da cui colpire l'Iran. La rivalità con Teheran nasce da dispute territoriali sulle isole nello Stretto di Hormuz e dal timore dell'espansionismo sciita, spingendo gli Emirati Arabi Uniti a blindare l'alleanza con Washington.
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Gli EAU oscillano tra il massiccio soccorso umanitario a Gaza e la cooperazione militare con gli USA, a cui concedono basi strategiche da cui colpire l'Iran. La rivalità con Teheran nasce da dispute territoriali sulle isole nello Stretto di Hormuz e dal timore dell'espansionismo sciita, spingendo gli Emirati Arabi Uniti a blindare l'alleanza con Washington.
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Gli EAU oscillano tra il massiccio soccorso umanitario a Gaza e la cooperazione militare con gli USA, a cui concedono basi strategiche da cui colpire l'Iran. La rivalità con Teheran nasce da dispute territoriali sulle isole nello Stretto di Hormuz e dal timore dell'espansionismo sciita, spingendo gli Emirati Arabi Uniti a blindare l'alleanza con Washington.
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Gli EAU oscillano tra il massiccio soccorso umanitario a Gaza e la cooperazione militare con gli USA, a cui concedono basi strategiche da cui colpire l'Iran. La rivalità con Teheran nasce da dispute territoriali sulle isole nello Stretto di Hormuz e dal timore dell'espansionismo sciita, spingendo gli Emirati Arabi Uniti a blindare l'alleanza con Washington.
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Gli EAU oscillano tra il massiccio soccorso umanitario a Gaza e la cooperazione militare con gli USA, a cui concedono basi strategiche da cui colpire l'Iran. La rivalità con Teheran nasce da dispute territoriali sulle isole nello Stretto di Hormuz e dal timore dell'espansionismo sciita, spingendo gli Emirati Arabi Uniti a blindare l'alleanza con Washington.
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Mentre a Gaza gli Emirati Arabi Uniti (EAU) si presentano come leader del soccorso umanitario, stanziando fondi ingenti per aiuti ai palestinesi, in Sudan la loro politica estera mostra un volto opposto. Rapporti ONU e ONG internazionali accusano EAU di alimentare un genocidio parallelo in Darfur, fornendo armi e supporto logistico alle milizie RSF.
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Mentre a Gaza gli Emirati Arabi Uniti (EAU) si presentano come leader del soccorso umanitario, stanziando fondi ingenti per aiuti ai palestinesi, in Sudan la loro politica estera mostra un volto opposto. Rapporti ONU e ONG internazionali accusano EAU di alimentare un genocidio parallelo in Darfur, fornendo armi e supporto logistico alle milizie RSF.