#concentramento — Public Fediverse posts
Live and recent posts from across the Fediverse tagged #concentramento, aggregated by home.social.
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israel’s behavior towards prisoners
Tadhg Hickey on how the israelis treat the flotilla crew:https://www.instagram.com/reel/DPmBrxBjaRQ/
src: https://www.instagram.com/reel/DPibBKqDOJa/
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gaza in the last 24 hours (beware: shocking content)
EXTREMELY STRONG CONTENT. BEWARE.
the last 24 hours in Gaza.
Sept 16th, 2025>>> pay attention: the last images of the following video are extremely harsh <<<
https://www.instagram.com/reel/DOssGmFAABw/
reposted here:
https://www.instagram.com/reel/DOszLy5janF/and stored here:
https://mega.nz/file/HxVyxQzJ#EStBvw5vncmkBKPXynB3Rz2mxWJHv1MoWplnoNiJo5Q#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina
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the aftermath of an israeli airstrike on multiple apartment buildings
general intent? to force civilian residents to leave. (a criminal intent, of course).
official target? izrahell says its aim was to hit Qassam Brigades spokesman Abu Obeida, from Hamas’ armed wing.
so, to hit one person, izrahell did this:
BEWARE: GRAPHIC IMAGES
src: https://www.instagram.com/reel/DOAzmdFAZu1/and, obviously, this is only one example of what izrahell has been doing on a daily basis in the last two (+75) years in Palestine, a land it is the illegal occupier of.
#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra #AbuObeida #airstrike
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pap #077: la “catena social” e il genocidio
Dalla “social catena” di Leopardi alla “catena social” il passo non è né breve né per forza solo distruttivo. I sistemi/sismi generalisti – sì – rubano dati e vendono i nostri contenuti (lavorati e semilavorati, sempre gratuiti) da circa un ventennio: fb, ig, x, youtube eccetera. Grosso modo anche io ci sono dentro, con l’ossessione della disseminazione di materiali nell’orizzontalità dei (vari) loci, contro la verticalizzazione implicita nell’ideologia egocentrica ed economicista dello “youtuber” (o “influencer”, “podcaster” eccetera).
In mezzo, e insieme, e in legame, in questi ultimi venti e forse trent’anni: la demolizione dello stato sociale (sostituito, anche qui, dallo status sui social – let’s play), della sanità e della scuola pubbliche. E la parallela prassi di smantellamento dei centri sociali.
Bon (malissimo): la parola “sociale”, se cade la “e”, pare proprio vada perdendo più di qualcosa. Ma è completamente vero? Cosa sarebbe stato, dal punto di vista della comunicazione della realtà di morte, il genocidio, senza i social, e senza la rete? Come avrebbero potuto i palestinesi comunicare, registrare in diretta, testimoniare, nelle condizioni oggettive imposte dal colonialismo israeliano? Alcune pezzi di appunti sono qui di séguito, disordinati in Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto. (A velocità 1.5, magari: per rendere meno intollerabili le mie micro e macropause).Il link promesso nell’audio, anzi due:
https://slowforward.net/2025/01/13/uscire-o-non-uscire-dai-social-trumpi-zucki-muski/
e https://slowforward.net/2024/11/17/pod-al-popolo-046-esche-ami-uscire-togliere/*
Uno schema – dagli appunti:*
Alcuni link aggiunti:separazione generalista vs coordinamento (nel) fediverso:
https://slowforward.net/2025/03/27/dip-045-social/“questione palestinese”? la “questione” (o, meglio, “in questione”) è israele, non la Palestina:
https://slowforward.net/2024/12/26/dip-035-questione-izr/durante/dopo:
https://slowforward.net/2024/06/09/dip-016-auschwitz/censura:
https://slowforward.net/?s=censuragli intellettuali italiani ancora al 27 maggio 2024:
https://slowforward.net/2024/05/27/dip-014-gli-intellettuali-italiani/costituire e ampliare reti sociali indipendenti:
https://slowforward.net/2024/05/27/costituire-e-ampliare-reti-sociali-indipendenti/#Gaza #genocidio #Palestina #sionismo #social #socialmedia #iof #idf #colonialism #sionisti #israelestatocriminale #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra #instagram #facebook #youtube #x #twitter #mediageneralisti #flusso
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nelle foto, estratti dal testo di Alessandro Ferretti contro l'ignavia degli "equidistanti".
si può leggere integralmente qui : https://alessandroferretti123.substack.com/p/ne-con-israele-ne-con-la-resistenza#Gaza #genocidio #Palestina #sionismo #iof #idf #colonialismo #sionisti #izrahell #israelterroriststate #israelestatocriminale #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra #setteottobre #7ottobre #equidistanza #ignavia
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l’anti-sionismo censurato, come sempre (stavolta da youtube)
i video di #karemfromhaifa sono sempre documentati, chiari, e direi essenziali per la lettura e la critica al sempiterno e fondativo #colonialismo razzista e genocida di #israele .
il video fermato nello #screenshot che qui mostro è stato rimosso da un evidentemente occhiuto e filosionista #youtube, proprio perché coglieva nel segno, in tutta evidenza.individuava ed esponeva assai bene l’illegittimità e la #criminalità di un #regime che colpisce a morte e devasta una popolazione che esso stesso – il regime stesso – tiene prigioniera in un #campo di concentramento da decenni, attribuendo tutte le colpe di qualsiasi cosa a quella #resistenza (costituitasi dopo i primi 40 anni di #deportazioni e massacri e pulizia etnica) che, SEMPRE ALL’INTERNO DI UN CAMPO DI CONCENTRAMENTO noto come Gaza, si è costituita per contrastare l’occupazione, i furti, gli omicidi, le vessazioni quotidiane operate dai sionisti e dal loro stato=milizia.
è una resistenza che l’occidente unilateralmente marchia con l’etichetta-mantra di “terrorismo”, sempre, tout court, qualsiasi cosa accada, col fine di rovesciare come un calzino la realtà di un #israelestatoterrorista storico, riconosciuto e condannato praticamente da qualsiasi entità raziocinante del mondo, non solo occidentale (tribunali, ong, istituzioni internazionali, stati, università, associazioni laiche e religiose, prelati, imam e rabbini, popolazioni intere, ebrei di mezzo pianeta, organi di stampa non al soldo di #telaviv , social media, medici, operatori umanitari, relatori indipendenti, storici del genocidio, studiosi ebrei e non ebrei, …)
israele, specie nella sua forma etno-religiosa, e come entità colonialista, razzista e genocida, non è (ora e per storia) uno dei fantasiosissimi “due stati” che magicamente riporterebbero il medio oriente alla pace, ma un esercito.
punto.
nato e nutrito per devastare e rubare.#Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra
#bambini #campo #censura #children #colonialism #colonialismo #concentramento #deportazione #deportazioni #famearmadiguerra #Gaza #genocide #genocidio #IDF #invasion #IOF #israelcriminalstate #Israele #israelestatocriminale #israelestatoterrorista #israelterroriststate #izrahell #KaremFromHaifa #karemfromhaifa #massacri #Palestina #Palestine #regime #Resistenza #screenshot #sionismo #sionisti #starvingcivilians #starvingpeople #telaviv #video #warcrimes #youtube #zionism
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massacro sionista presso al zaytoun
massacro sionista presso Al Zaytoun #Gaza #genocide #genocidio #Palestine #Palestina #warcrimes #sionismo #zionism #starvingpeople #starvingcivilians #iof #idf #colonialism #sionisti #izrahell #israelterroriststate #invasion #israelcriminalstate #israelestatocriminale #children #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra #alzaytoun
http://slowforward.net/2025/08/11/massacro-sionista-presso-al-zaytoun/
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yuli novak: il nostro paese sta commettendo un genocidio
Yuli Novak, 30 luglio 2025
Dirigo un importante gruppo israeliano per i diritti umani. La mia generazione è cresciuta chiedendosi come la gente comune potesse tollerare un’atrocità. In un grottesco colpo di scena, la domanda è tornata a noi.
La domanda continua a tormentarmi: è davvero così? Stiamo forse vivendo un Genocidio?
Fuori da Israele, milioni di persone conoscono già la risposta. Ma molti di noi qui non possono, o non vogliono, dirla ad alta voce. Forse perché la verità minaccia di distruggere tutto ciò in cui credevamo su chi siamo e chi volevamo essere. Nominarla significa ammettere che il futuro richiederà una resa dei conti, non solo con i nostri leader, ma anche con noi stessi. Ma il prezzo da pagare per rifiutarsi di vedere è ancora più alto.
Per gli israeliani della mia generazione, la parola “Genocidio” avrebbe dovuto rimanere un incubo proveniente da un altro pianeta. Una parola legata alle fotografie dei nostri nonni e ai fantasmi dei ghetti europei, non ai nostri quartieri. Eravamo noi a chiederci, da lontano, degli altri: come poteva la gente comune andare avanti con la propria vita mentre accadeva una cosa del genere? Come hanno potuto permettere che accadesse? Cosa avrei fatto io al loro posto?
In un grottesco colpo di scena della storia, quella domanda ora torna a noi.
Per quasi due anni, abbiamo sentito funzionari israeliani, politici e generali, dire ad alta voce cosa intendono fare: affamare, radere al suolo e Cancellare Gaza. “Li elimineremo”. “La renderemo inabitabile”. “Tagliamo cibo, acqua, elettricità”. Non erano solo parole altisonanti; erano il Piano. E poi, l’esercito israeliano lo ha messo in atto. Secondo la definizione dei manuali, questo è Genocidio: il deliberato attacco a una popolazione non per ciò che è come individuo, ma perché appartiene a un gruppo, un attacco progettato per distruggere il gruppo stesso.
Ci raccontavamo altre storie per sopravvivere all’orrore, storie che tenevano a bada il senso di colpa e il dolore. Ci convincevamo che ogni bambino a Gaza fosse Hamas, ogni appartamento un covo terroristico. Diventavamo, senza accorgercene, quelle “persone comuni” che continuano a vivere la loro vita mentre “tutto” accade.
Ricordo ancora la prima volta che la realtà si è spalancata davanti a me. Due mesi dopo quella che ancora chiamavo una “guerra”, tre dei miei colleghi di B’Tselem, attivisti palestinesi per i diritti umani con cui avevamo lavorato per anni, erano rimasti intrappolati a Gaza con le loro famiglie. Mi raccontavano di parenti sepolti sotto le macerie, di non essere in grado di proteggere i propri figli, della paura paralizzante.
Negli sforzi frenetici per tirarli fuori da Gaza, ho imparato qualcosa che mi è rimasto impresso nella mente: in quel momento, un palestinese vivo a Gaza poteva essere “riscattato” per circa 20.000 Shekel (5.000 euro). I bambini costavano meno. La vita valutata in contanti, pro capite. Non si trattava di statistiche astratte; si trattava di persone che conoscevo. Ed è stato allora che ho capito: le regole erano cambiate.
Da allora, il surreale è diventato normale. Città ridotte in cenere. Interi quartieri rasi al suolo. Famiglie sfollate, poi di nuovo sfollate. Decine di migliaia di persone uccise. Fame di Massa pianificata, con camion di aiuti respinti o bombardati. Genitori che danno da mangiare foraggio ai figli, alcuni dei quali muoiono aspettando la farina. Altri vengono fucilati, civili disarmati, uccisi a colpi d’arma da fuoco per essersi avvicinati ai convogli di cibo.
Il Genocidio non avviene senza la Partecipazione di Massa: una popolazione che lo sostiene, lo consente o distoglie lo sguardo. Questo fa parte della sua tragedia. Quasi nessuna nazione che ha commesso un Genocidio ha capito, in tempo reale, cosa stava facendo. La storia è sempre la stessa: autodifesa, inevitabilità, i bersagli se l’erano cercata da soli.
In Israele, la narrazione prevalente insiste sul fatto che tutto sia iniziato il 7 Ottobre, un trauma nazionale concentrato che ha suscitato, in molti israeliani, un profondo senso di minaccia esistenziale.
Ma il 7 Ottobre, pur essendo un catalizzatore, non è stato sufficiente da solo. Il Genocidio richiede condizioni: decenni di Apartheid e Occupazione, di separazione e Disumanizzazione, di politiche progettate per recidere la nostra capacità di empatia. Gaza, isolata dal mondo, è diventata l’apice di questa architettura. La sua gente è diventata astrazione, ostaggi perpetui nella nostra immaginazione, soggetti da bombardare ogni pochi anni, da uccidere a centinaia o migliaia, senza alcuna responsabilità. Sapevamo che più di 2 milioni di persone vivevano sotto assedio. Sapevamo di Hamas. Sapevamo dei tunnel. Col senno di poi, sapevamo tutto. Eppure, in qualche modo, eravamo incapaci di comprendere che alcuni di loro avrebbero potuto trovare un modo per evadere.
Quello che è successo il 7 Ottobre non è stato solo un fallimento militare. È stato un crollo del nostro immaginario sociale: l’illusione di poter racchiudere tutta la violenza e la disperazione dietro una recinzione e vivere in pace dalla nostra parte. Questa rottura è avvenuta sotto il governo di estrema destra più radicale della storia di Israele, una coalizione i cui ministri fantasticano apertamente sulla Cancellazione di Gaza. E così, nell’ottobre 2023, tutte le stelle del nostro incubo più oscuro si sono allineate.
Questa settimana, B’Tselem ha pubblicato un rapporto, “Il Nostro Genocidio”, redatto congiuntamente da ricercatori palestinesi ed ebrei-israeliani. È diviso in due parti. La prima documenta come viene perpetrato questo Genocidio: Uccisioni di Massa, distruzione delle condizioni di vita, collasso sociale e Fame orchestrata, il tutto alimentato dall’incitamento dei dirigenti israeliani e amplificato dai media. La seconda parte del rapporto ripercorre il percorso che ha portato a questo: decenni di disuguaglianza sistemica, governo militare e politiche di separazione che hanno normalizzato l’immobilismo palestinese.
Per affrontare il genocidio, dobbiamo prima comprenderlo. E per farlo, noi, ebrei-israeliani e palestinesi, abbiamo dovuto guardare la realtà insieme, attraverso la prospettiva degli esseri umani che vivono su questa terra. Il nostro obbligo morale e umano è quello di amplificare le voci delle vittime. La nostra responsabilità politica e storica è anche quella di rivolgere lo sguardo ai colpevoli e di testimoniare, in tempo reale, come una società si trasforma in una società capace di commettere un Genocidio.
Riconoscere questa verità non è facile. Anche per noi, persone che abbiamo trascorso anni a documentare la violenza di stato contro i palestinesi, la mente resiste. Rifiuta i fatti come veleno, cerca di sputarli fuori. Ma il veleno è qui. Inonda i corpi di coloro che vivono tra il fiume e il mare, palestinesi e israeliani allo stesso modo, di paura e di una perdita insondabile.
Lo Stato israeliano sta commettendo un Genocidio.
E una volta accettato questo, la domanda che ci siamo posti per tutta la vita si ripresenta con urgenza: cosa avrei fatto io, allora, su quell’altro pianeta?
Ma la risposta non è retorica. È ora. Siamo noi. E c’è una sola risposta giusta:
Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per fermarlo.*
Yuli Novak dirige B’Tselem, il Centro d’Informazione Israeliano per i Diritti Umani nei Territori Occupati.Traduzione e sintesi: La Zona Grigia, post all’indirizzo https://www.facebook.com/100066712961629/posts/1089163703317385/
Fonte:
https://www.theguardian.com/commentisfree/2025/jul/30/israeli-human-rights-group-genocide*
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appello per sanzionare israele subito
25 luglio 2025
In 72 ore, 21 bambini sono morti di fame a Gaza. Medici, giornalisti e operatori umanitari sono allo stremo per la fame, mentre centinaia di persone sono state freddate in fila per ricevere cibo.
Appena 10 giorni fa, l’Alta Rappresentante dell’UE si è rifiutata di chiedere sanzioni, affermando di vedere “segnali positivi” da parte di Israele. E ora, mentre le prime pagine di tutto il mondo mostrano bambini ridotti pelle e ossa, i leader europei vogliono rimandare ogni decisione a dopo le vacanze estive? Inammissibile.
Ma si sta preparando una ribellione diplomatica. In un gesto senza precedenti, 58 ex ambasciatori europei hanno lanciato un appello pubblico ai leader: SANZIONATE ISRAELE. Uniamoci a loro in questo slancio per chiedere azioni concrete per fermare la carestia. Se i leader sono già andati in vacanza, gli consegneremo il nostro appello ovunque si trovino.
sanzionare israele subito!
Per sottoscrivere l’appello:
https://secure.avaaz.org/campaign/it/gaza_famine_loc/Qui una foto di Ahmed Jihad Ibrahim Al-Arini / Anadolu, via Getty Images: https://images.avaaz.org/54922-getty-new-1.jpg
A Meloni e tutti i leader UE: I bambini di Gaza sono ridotti pelle e ossa. Perché continuate a rimandare le sanzioni contro Israele, invece di usare tutto ciò che è in vostro potere per salvarli? Gaza non può aspettare la fine delle vacanze estive. Agite ora: non c’è più tempo da perdere.
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picturing liberation: the israeli rape riot_ 29 jul 2024 – 29 jul 2025
“On Jul. 29th., 2024, 1 year ago, Israeli settlers began a riot outside the Sde Teiman torture camp in reaction to 10 Israeli soldiers being arrested for carrying out rape and sexual violence on Palestinian prisoners. These rioters were attempting to save the rapist soldiers; they believed that it was their right to be able to carry out such heinous acts of torture against the Palestinian people”
(Picturing Liberation,
https://www.instagram.com/p/DMspT9FIFKP/)*
I also made a pdf out of this ig post: read/download it here
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“gaza: doctors under attack”: the film the bbc refused to air
https://zeteo.com/p/watch-now-gaza-doctors-under-attack
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oggi a roma, al pantheon: insieme per gaza
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boycott zara (bds)
The global BDS movement officially endorses the grassroots organic campaign to boycott ZARA. We call on people of conscience around the world to boycott ZARA, the flagship brand of the Spanish multinational Inditex, for its deep and growing complicity in Israel’s regime of settler-colonialism, apartheid, and genocide.
ZARA’s complicity with Israel’s regime of oppression runs deep:
- At the start of 2025, amid Israel’s ongoing genocidal assault on Palestinians in Gaza, ZARA opened its largest-ever store near Tel Aviv- a 4,500 m² flagship in the Big Fashion Glilot complex, deepening Zara’s economic ties with apartheid Israel, where the brand already operates dozens of stores.
- In October 2022, ZARA’s Israeli franchisee hosted a campaign event for the fascist and genocidal Israeli minister, Itamar Ben-Gvir, who praised the brand.
- In June 2021, ZARA’s then-head designer made racist comments against Palestinians online, but the company issued only a vague statement without any real consequences.
- In December 2023, ZARA ran an ad campaign titled “The Jacket,” depicting mannequins wrapped in white shrouds next to crumbled statues. Sparking backlash by the public, who saw it as a direct allusion to the ongoing genocide in Gaza, the brand removed it and issued a noncommittal apology without addressing its ties to Israel.
Here’s the full page with infos:
https://bdsmovement.net/news/boycott-zara-dressing-apartheid-and-genocide
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francesca albanese: “from economy of occupation to economy of genocide”
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mosab abu toha: “meta è contrariata dalla mia vittoria del pulitzer”
“Meta è contrariata dalla mia vittoria del Pulitzer” https://www.instagram.com/p/DJWXKgRNLJx/ (InsideOver)
Con queste parole, Mosab Abu Toha, poeta e scrittore palestinese originario del campo profughi di Al-Shati a Gaza, ha commentato la decisione di Meta di sospendere il suo account Facebook pochi giorni dopo aver ricevuto il prestigioso Premio Pulitzer 2025.
La sospensione è avvenuta senza preavviso e senza una spiegazione ufficiale da parte della piattaforma.
cliccare per ingrandire
Abu Toha è noto per la sua intensa attività letteraria che dà voce alle sofferenze del popolo palestinese. Il suo primo libro di poesie, Things You May Find Hidden in My Ear, ha ricevuto riconoscimenti internazionali, tra cui l’American Book Award e il Palestine Book Award. Nel 2017, ha fondato la Edward Said Library, la prima biblioteca pubblica di lingua inglese a Gaza.
Durante il genocidio a Gaza, Abu Toha ha contribuito con articoli e poesie a importanti pubblicazioni internazionali come ‘The New Yorker’, ‘The Atlantic’ e ‘The New York Times Magazine’, offrendo testimonianze dirette delle atrocità vissute dalla popolazione civile. Nel novembre 2023, mentre cercava di evacuare con la sua famiglia, è stato detenuto e torturato dalle forze israeliane.
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RISPETTO e stima per Mosab Abu Toha
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(il vocabolario è importante: come da tempo tutti annotano e sottolineano, per israele quelli catturati il 7 ottobre sarebbero “ostaggi”; mentre le migliaia di Palestinesi vessati e torturati, stuprati e a volte uccisi nelle carceri-lager come Sde Teiman, sarebbero “prigionieri”, quindi marchiati anche linguisticamente come criminali, tutti, bambini inclusi)#Gaza #genocide #Pulitzer #PulitzerPrize
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12 maggio, roma, la sapienza: “scene dal genocidio: come israele distrugge (anche) l’università”
cliccare per ingrandire12 maggio, h 12-14, Roma, La Sapienza, Scienze Politiche
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oggi, 9 maggio, giornata dell’europa: ultimo giorno di gaza _ l’europa contro il genocidio
Il 9 maggio è la Giornata dell’Europa, ma è anche l’ultimo giorno di Gaza. Perché il tempo sta finendo e senza il mondo Gaza muore. Ed è altrettanto vero che senza Gaza siamo noi a morire.
Noi, italianɜ, europeɜ, umani. E che a noi, italianɜ ed europeɜ, verrà chiesto conto della loro morte.
Il 9 maggio è la prima tappa di una strada assieme. Perché la strage, perché il genocidio, abbiano fine. Ora. Inondiamo i social media, facciamo diventare Gaza protagonista della giornata dell’Europa.
Condividiamo e rilanciamo video, foto, disegni.#ultimogiornodigaza #gazalastday
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nuovi massacri sionisti nelle ultime 24 ore
da Fawzi Ismail
In uno dei momenti più atroci del genocidio in corso, i criminali sionisti hanno compiuto nuovi massacri nelle ultime 24 ore, colpendo deliberatamente civili, un ristorante, un mercato popolare e due scuole che ospitavano sfollati. Decine di persone disarmate — per lo più donne e bambini — sono state martirizzate, mentre centinaia sono rimaste ferite.
Il protrarsi di questi crimini disumani è la prova definitiva del crollo morale della comunità internazionale, che ha svenduto la propria coscienza nel mercato dell’impotenza e dell’ipocrisia, assumendo il ruolo attivo di complice del genocidio israeliano.
Questo ennesimo atto di sterminio fa parte di una strategia di annientamento totale che da oltre venti mesi colpisce l’intero popolo palestinese: omicidi di massa, fame imposta, politiche di terra bruciata, distruzione sistematica. Tutto questo avviene con il pieno sostegno degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali, che forniscono armamenti, tecnologia e legittimità politica alla macchina di morte sionista.
È urgente e necessario che tutte le persone libere e coscienti del mondo abbandonino l’attesa, il simbolismo sterile e le azioni sporadiche e sensazionalistiche. Non basta più indignarsi: serve agire con lucidità strategica e coerenza politica. Serve una mobilitazione continua, strutturata e radicata sui territori, capace di generare pressione reale. Dobbiamo costruire reti efficaci di resistenza popolare, politica e mediatica per fermare i massacri, denunciare i crimini dell’occupazione, rompere l’assedio e sabotare gli ingranaggi della complicità globale.
Che Gaza continui a sanguinare sotto lo sguardo del mondo è una macchia incancellabile sulla fronte dell’umanità. Il popolo palestinese non dimenticherà né perdonerà i carnefici, né i complici, né chi ha scelto il silenzio.
Scendiamo nelle piazze. Blocchiamo la macchina di guerra. Ora.#Gaza #genocide
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Ancora una volta le "#fontirusse" sono create a colpi di #Photoshop. Ci saranno ritorsioni legali, L'amministrazione de Memoriale di Sachsenhausen intende sporgere querela per la #fakenews dei rifugiati #Ucraini nel campo di #concentramento, e se avete condiviso, cancellate e scusatevi