Iran, Amnesty International: “Crimini contro l’umanità per reprimere le proteste del 2022”
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certe cose ricordiamocele e ripetiamole, è importante: il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo stato di Palestina
certe cose ricordiamocele e ripetiamole, è importante:il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo stato di Palestina
(21 febbraio 2025)#Palestina #StatodiPalestina #governoitaliano #governo #dirittointernazionale #criminicontrolumanita #sionis
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il fascio-sionismo italiano
certe cose ricordiamocele e ripetiamole, è importante:
il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo stato di Palestina
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Sempre riguardo ai criminali della banda di Assad, lunedì scorso (16 giugno) un tribunale tedesco ha condannato un medico siriano all'ergastolo per crimini contro l'umanità per aver torturato i detenuti negli ospedali militari di Homs e Damasco.
https://www.newarab.com/news/german-court-jails-syrian-torture-doctor-life
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situazione al 21 maggio 2025. in termini giuridici (ma anche in qualsiasi altro senso), quello contro i palestinesi è genocidio.
FORTE AUMENTO DEI DECESSI PER FAME: IN APPENA 24 ORE, 26 PALESTINESI A GAZA SONO MORTI PER DENUTRIZIONE E MANCANZA DI CURE MEDICHE
Dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo per i Diritti Umani – 21 maggio 2025
Territorio Palestinese – I decessi tra anziani, bambini e malati nella Striscia di Gaza sono aumentati in modo allarmante a causa della denutrizione, della malnutrizione e della mancanza di cure mediche, in condizioni di vita create da Israele per esaurire la popolazione palestinese.
Queste condizioni includono la fame intenzionale, sofferenze estreme e la privazione sistematica dell’assistenza sanitaria, insieme a un blocco totale: tutto ciò fa parte di una Campagna di Genocidio in corso che è ormai entrata nel suo 19° mese consecutivo.
L’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha documentato la morte di 26 palestinesi, tra cui nove bambini, in sole 24 ore. Queste morti sono il risultato di una deliberata politica israeliana che usa la fame e la negazione delle cure come armi per uccidere i civili palestinesi. L’inasprimento del blocco, in vigore dal 2 marzo, colpisce in modo sproporzionato i più vulnerabili e trasforma la catastrofe umanitaria provocata da Israele in uno Strumento di Sterminio.
C’è stato un aumento significativo dei decessi tra anziani, bambini e pazienti cronici a causa della denutrizione e del collasso dei servizi sanitari nella Striscia di Gaza. Israele ha metodicamente smantellato il sistema sanitario della Striscia attraverso una combinazione di assedio e attacchi diretti, costringendo ospedali come l’Ospedale Europeo di Gaza, a Sud, e l’Ospedale Indonesiano, a Nord, a chiudere completamente. Tutte le strutture mediche rimanenti sono a malapena operative.
L’assenza di un sistema efficace all’interno del Ministero della Sanità di Gaza per monitorare questi decessi significa che molti sono ufficialmente registrati come dovuti a “cause naturali”, nonostante siano direttamente causati da politiche deliberate di Carestia e dal collasso sistematico del sistema sanitario. La chiara prassi israeliana di Uccisioni intenzionali è proibita dal Diritto Internazionale Umanitario e penale.
Il personale sul campo dell’Osservatorio Euro-Mediterraneo ha raccolto testimonianze strazianti di anziani sfollati forzatamente, mentre morivano di fame, in seguito agli ordini di evacuazione israeliani. “Vivo in una tenda vicino alla mia casa distrutta ad Abasan al-Kabira, a Est di Khan Younis”, ha detto Abdel Salam Qudeih, 76 anni. “L’esercito ha pubblicato una mappa che ci ordinava di evacuare. Non potevo portare nulla. Ho camminato per tre ore senza mangiare per un giorno intero, finché non sono arrivato ad Al-Mawasi in cattive condizioni di salute. Non potevo nemmeno procurarmi le medicine per la mia malattia cronica”.
L’artista Samir al-Kabariti, un uomo anziano del quartiere Shuja’iyya di Gaza, è stato visto piangere mentre fuggiva su una sedia a rotelle. “Non mangio da due o tre giorni”, ha detto. “Voglio solo un pezzo di pane”.
Widad al-Sumairi di 73 anni è fuggita da Al-Qarara, a Nord-Est di Khan Younis, con la famiglia di suo figlio, percorrendo a piedi diversi chilometri senza portare nulla con sé. “Non abbiamo più cibo”, ha detto. “Per giorni abbiamo mangiato solo un piccolo pasto. I bambini sono disidratati. Lo sfollamento ha peggiorato le nostre sofferenze. Perché stiamo morendo di fame e veniamo sfollati continuamente? Qualcuno, per favore, ci aiuti”.
Non ci sono prove tangibili degli aiuti che Israele afferma di aver permesso. Il primo giorno, solo cinque camion sarebbero entrati. Non è ancora chiaro se i camion, carichi solo di integratori alimentari e sudari, abbiano raggiunto la Striscia di Gaza o se siano ancora bloccati al Valico di Kerem Shalom. Secondo le Nazioni Unite, il carico di aiuti è “una goccia nell’oceano” di ciò che è necessario per soddisfare i bisogni quotidiani urgenti della popolazione.
La situazione è aggravata dai continui bombardamenti israeliani, che distruggono case, rifugi e scarse scorte alimentari ogni volta che le persone vengono costrette a sfollare. Pertanto, le famiglie non solo fuggono dai bombardamenti, ma devono affrontare la minaccia della fame a ogni nuovo sfollamento.
Gli atti sopra menzionati rappresentano alcuni dei Crimini più gravi ai sensi dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, che classifica l'”Omicidio intenzionale” come il causare la morte attraverso mezzi come la fame e la negazione di cure mediche. Questi atti possono essere considerati Crimini di Guerra e Crimini contro l’Umanità quando commessi nell’ambito di un attacco diffuso o sistematico contro i civili, il che descrive chiaramente le azioni di Israele nella Striscia di Gaza.
Le azioni di Israele soddisfano anche i criteri legali per il Genocidio, tra cui l’uccisione e l’inflizione di gravi danni fisici o mentali ai membri di un gruppo protetto e l’imposizione deliberata di condizioni di vita volte a provocare la distruzione fisica del gruppo, in tutto o in parte.
Questo Genocidio infuria da oltre 19 mesi, con Israele che prende apertamente di mira la popolazione civile della Striscia di Gaza. La crisi umanitaria nell’enclave assediata ha ormai raggiunto livelli catastrofici. La fame attualmente colpisce non solo i più vulnerabili, ma ogni segmento della società, in un contesto di collasso quasi totale dei servizi essenziali e di assenza di beni di prima necessità come cibo, assistenza sanitaria e alloggio.
L’illegale blocco israeliano, che esisteva prima dell’inizio del Genocidio nell’ottobre 2023 ma che è peggiorato da allora, insieme alle sistematiche restrizioni agli aiuti umanitari e alla deliberata distruzione del sistema sanitario della Striscia di Gaza, in particolare negli ultimi 70 giorni, ha causato una distruzione irreversibile. La popolazione della Striscia, di oltre due milioni di persone, deve affrontare diffuse conseguenze sanitarie.
L’attuale meccanismo proposto da Israele e Stati Uniti per gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza non è altro che una nuova manovra progettata per prolungare l’attuale e illegale blocco. Cerca di riconfezionare il Crimine della fame utilizzando un fuorviante quadro cosiddetto “umanitario”, legittimando così falsamente il continuo uso della Fame come Arma di Genocidio.
Tutti gli Stati, individualmente e collettivamente, devono assumersi le proprie responsabilità legali e agire con urgenza per porre fine al Genocidio. Ciò include l’adozione di tutte le misure efficaci per proteggere i civili palestinesi e la revoca immediata del blocco illegale sulla Striscia di Gaza, l’unica via percorribile per fermare il peggioramento della crisi umanitaria e garantire l’ingresso senza ostacoli di aiuti salvavita.
Ogni ulteriore ritardo nella revoca dell’assedio costituisce una continuazione di gravi violazioni del Diritto Internazionale Umanitario, aggravandone le conseguenze catastrofiche e incontrollabili. Finché la comunità internazionale non costringerà Israele e i suoi alleati più potenti a cambiare rotta, gli oltre due milioni di civili nella Striscia di Gaza saranno tenuti in ostaggio: affamati, assetati e privati delle cure mediche, in palese violazione dei loro diritti fondamentali alla Vita e alla Dignità.
La comunità internazionale deve imporre sanzioni economiche, diplomatiche e militari a Israele e ai suoi più stretti alleati per le suddette sistematiche e gravi violazioni del Diritto Internazionale. Queste sanzioni includono un embargo totale sulle armi, incluso il divieto di esportazione, di beni a duplice uso e di cooperazione militare; la sospensione di ogni forma di sostegno politico, finanziario e militare; il congelamento dei beni dei funzionari israeliani implicati in Crimini contro i palestinesi; l’imposizione di divieti di viaggio a tutti i responsabili; e la sospensione dei privilegi commerciali e degli accordi bilaterali che forniscono a Israele vantaggi economici che ne consentono la prosecuzione dei Crimini.
Inoltre, la Corte Penale Internazionale deve accelerare le sue indagini ed emettere mandati di arresto per ogni funzionario israeliano coinvolto in Crimini internazionali commessi nella Striscia di Gaza. Questi Crimini devono essere formalmente riconosciuti e trattati come Atti di Genocidio. Si ricorda agli Stati Parte dello Statuto di Roma il loro obbligo giuridico di cooperare pienamente con la Corte, garantire l’esecuzione dei mandati d’arresto e assicurare alla giustizia i responsabili, ovvero porre fine alla loro continua impunità.
La comunità internazionale deve adempiere immediatamente ai propri obblighi legali e morali affrontando la causa principale della sofferenza e dell’oppressione del popolo palestinese, che persiste da 77 anni: il Regime di Apartheid imposto ai palestinesi dall’Impresa Coloniale israeliana. Per garantire il diritto dei palestinesi alla libertà, alla dignità e all’autodeterminazione secondo il Diritto Internazionale, la comunità internazionale deve agire per porre fine all’Occupazione illegale di Israele.
Israele deve essere costretto a revocare il suo blocco illegale sulla Striscia di Gaza, tutti gli autori di Crimini commessi contro i palestinesi nella Striscia devono essere ritenuti responsabili e giustizia e riparazione devono essere garantite alle vittime palestinesi.
Traduzione: La Zona Grigia
Traduzione italiana in: https://www.facebook.com/share/18s2w8tUqZ/
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nuovi massacri sionisti nelle ultime 24 ore
da Fawzi Ismail
In uno dei momenti più atroci del genocidio in corso, i criminali sionisti hanno compiuto nuovi massacri nelle ultime 24 ore, colpendo deliberatamente civili, un ristorante, un mercato popolare e due scuole che ospitavano sfollati. Decine di persone disarmate — per lo più donne e bambini — sono state martirizzate, mentre centinaia sono rimaste ferite.
Il protrarsi di questi crimini disumani è la prova definitiva del crollo morale della comunità internazionale, che ha svenduto la propria coscienza nel mercato dell’impotenza e dell’ipocrisia, assumendo il ruolo attivo di complice del genocidio israeliano.
Questo ennesimo atto di sterminio fa parte di una strategia di annientamento totale che da oltre venti mesi colpisce l’intero popolo palestinese: omicidi di massa, fame imposta, politiche di terra bruciata, distruzione sistematica. Tutto questo avviene con il pieno sostegno degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali, che forniscono armamenti, tecnologia e legittimità politica alla macchina di morte sionista.
È urgente e necessario che tutte le persone libere e coscienti del mondo abbandonino l’attesa, il simbolismo sterile e le azioni sporadiche e sensazionalistiche. Non basta più indignarsi: serve agire con lucidità strategica e coerenza politica. Serve una mobilitazione continua, strutturata e radicata sui territori, capace di generare pressione reale. Dobbiamo costruire reti efficaci di resistenza popolare, politica e mediatica per fermare i massacri, denunciare i crimini dell’occupazione, rompere l’assedio e sabotare gli ingranaggi della complicità globale.
Che Gaza continui a sanguinare sotto lo sguardo del mondo è una macchia incancellabile sulla fronte dell’umanità. Il popolo palestinese non dimenticherà né perdonerà i carnefici, né i complici, né chi ha scelto il silenzio.
Scendiamo nelle piazze. Blocchiamo la macchina di guerra. Ora.#Gaza #genocide
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mail inviata (inutilmente, è ovvio) il 14 gennaio 2024 a governo e opposizioni
I palestinesi devono sopportare migliaia su migliaia di tragedie inimmaginabili, tutte a livello internazionale. Questo livello di violenza orchestrata da una forza occupante è genocidio. Ai leader politici e ai funzionari di alto livello, dobbiamo sottolineare che il sostegno e l’assistenza a Israele sono complici in questo genocidio in corso. Siete stati avvisati
(Alice Mogwe, Federazione Internazionale per i Diritti Umani)Egregio Signore/Gentile Signora,
Nel corso degli ultimi due mesi e mezzo, le forze israeliane hanno ucciso più di 29.000 civili in Palestina, tra cui oltre 11.000 bambini. Scrivo per esprimere la mia profonda preoccupazione riguardo al genocidio in corso e per chiedere urgentemente il vostro aiuto nell’incoraggiare una cessazione immediata delle ostilità e l’invocazione della Convenzione sul Genocidio senza ulteriori indugi.
La Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio, adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1948, rappresenta uno strumento legale indispensabile per prevenire e sanzionare atti di genocidio. La Convenzione sul Genocidio, sancita dal diritto internazionale e vincolante per tutti gli Stati firmatari, esige risposte immediate e inequivocabili alle situazioni di genocidio, sia per imperativi morali che per mandato legale.
Gli sforzi diplomatici per far rispettare il diritto internazionale e porre fine al genocidio del popolo palestinese sono risultati infruttuosi. La mancata copertura completa da parte dei media occidentali delle atrocità, unita alla diffusione di disinformazione, è profondamente allarmante. La manipolazione intenzionale da parte dei leader politici, pericolosamente vicina all’incitamento al genocidio, richiede una condanna urgente e inequivocabile. Questa urgenza è ulteriormente sottolineata dal triste bilancio di oltre 100 giornalisti uccisi mentre cercavano coraggiosamente di rivelare la verità. L’obbligo di responsabilità immediata è essenziale per affrontare questa crisi e garantire giustizia per le voci e le vittime silenziate.
Attualmente, le forze israeliane stanno commettendo attivamente molteplici crimini di guerra, come definito dall’articolo 8 dello Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale. Ciò include tattiche come l’impiego di un blocco totale, attacchi diretti intenzionali alla popolazione civile, mirate aggressioni contro ospedali, scuole dell’ONU e ambulanze. È documentato l’uso di fosforo bianco come arma chimica su infrastrutture civili, così come l’uso di fame e sete come strumenti di guerra. Stiamo assistendo alla punizione collettiva di due milioni di persone, come definito dall’Articolo 33 comune della Quarta Convenzione di Ginevra e dall’Articolo 4 del Protocollo Aggiuntivo II.
La continua mancanza di responsabilità di Israele per la sua occupazione illegale, l’espansione illegale degli insediamenti e il crimine di apartheid ha portato a una preoccupante escalation della violenza che costituisce crimini internazionali legalmente definiti, tra cui genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Date le gravi circostanze, sollecito urgentemente l’invocazione della Convenzione sul Genocidio e azioni immediate per affrontare la crisi. La responsabilità di proteggere le popolazioni vulnerabili incombe sulla comunità internazionale, e credo fermamente che i principi delineati nella Convenzione debbano guidare la nostra risposta collettiva.
Negli ultimi mesi, un notevole numero di esperti di conflitti e genocidi ha lanciato l’allarme sul genocidio in corso a Gaza.
Il 13 ottobre 2023, Raz Segal, professore associato israeliano di studi sull’Olocausto e genocidio presso l’Università di Stockton e professore titolare nello studio del genocidio moderno, ha offerto un’analisi delle atrocità a Gaza nell’articolo “Un caso di genocidio”. Segal ha affermato: “La Convenzione ONU sul genocidio elenca cinque atti che rientrano nella sua definizione. Attualmente, Israele sta perpetrando tre di questi a Gaza.”
Il 15 ottobre 2023, 800 studiosi e professionisti del diritto internazionale, tra cui studiosi dell’Olocausto, hanno emesso un severo avvertimento riguardo a un potenziale genocidio da parte delle forze israeliane contro i palestinesi a Gaza.
Il 19 ottobre 2023, otto Rapporteurs Speciali dell’ONU hanno emesso un avvertimento dichiarando: “Lanciamo l’allarme… c’è anche un rischio di genocidio contro il popolo palestinese.”
Il 27 ottobre 2023, il Comitato delle Nazioni Unite per l’eliminazione della discriminazione razziale ha attivato la sua procedura di azione urgente per l’allarme precoce, esprimendo profonda preoccupazione per l’incremento di discorsi di odio razziale e disumanizzazione diretti contro i palestinesi.
Il 28 ottobre 2023, Craig Mokhiber, ex Direttore dell’Ufficio di New York dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha descritto ciò che sta attualmente accadendo a Gaza come “un caso di genocidio da manuale”.
Il 2 novembre 2023, otto Rapporteurs Speciali dell’ONU hanno lanciato nuovamente l’allarme dichiarando: “Restiamo convinti che il popolo palestinese sia a grave rischio di genocidio… Il momento per agire è ora. Anche gli alleati di Israele hanno responsabilità e devono agire ora.”
Il 10 novembre 2023, Omer Bartov, uno dei massimi studiosi mondiali di studi sull’Olocausto e il genocidio, ha avvertito che lo spostamento forzato e la pulizia etnica di solito precedono il genocidio.
Il 24 ottobre 2023, è stato rivelato un documento prodotto dal Ministero dell’Intelligence israeliano, che dettaglia un piano per epurare etnicamente Gaza mediante il trasferimento forzato dei suoi abitanti e la deportazione nella Penisola del Sinai in Egitto.
Il 16 novembre 2023, 36 esperti dei diritti umani delle Nazioni Unite hanno elevato il rischio da un genocidio potenziale a uno imminente.
Il 17 novembre 2023, la Commissione Internazionale dei Giuristi ha esortato gli Stati a “adempiere ai loro obblighi giuridici internazionali, inclusi in particolare quelli sanciti dalla Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948 … e adottare misure immediate per prevenire atti di genocidio a Gaza”.
Il 20 novembre 2023, il Rapporteur Speciale dell’ONU sulla Violenza contro le Donne e le Ragazze ha evidenziato la violenza riproduttiva inflitta dagli israeliani alle donne e ai bambini palestinesi, qualificando queste azioni come violazioni evidenti dei diritti umani e potenziali atti di genocidio secondo il diritto internazionale.
Il 1 dicembre 2023, l’ex Procuratore Capo della Corte Penale Internazionale, Luis Moreno Ocampo, ha dichiarato: “L’assedio di Gaza di per sé… è una forma di genocidio… Le regole affermano che infliggere condizioni per distruggere il gruppo, questo di per sé è un genocidio. Quindi creare l’assedio di per sé è un genocidio, ed è molto chiaro.”
Il 12 dicembre 2023, la Federazione Internazionale per i Diritti Umani ha adottato una risoluzione contenente un avvertimento da Alice Mogwe, Presidente della FIDH. “I palestinesi devono sopportare migliaia su migliaia di tragedie inimmaginabili, tutte a livello internazionale. Questo livello di violenza orchestrata da una forza occupante è genocidio. Ai leader politici e ai funzionari di alto livello, dobbiamo sottolineare che il sostegno e l’assistenza a Israele sono complici in questo genocidio in corso. Siete stati avvisati.”
Con quanto sopra in mente, vi chiedo di dichiarare globalmente le atrocità a Gaza come un genocidio. Delegare tutti gli uffici per esercitare pressione attiva sugli organi governativi per invocare immediatamente la Convenzione sul Genocidio e fermare le massacri in corso.
Un’azione urgente è imperativa. Riconoscimento del comportamento genocida israeliano a Gaza; condanna della retorica genocida israeliana; condanna delle atrocità israeliane a Gaza, inclusa la significativa perdita di vite civili e la distruzione delle infrastrutture civili; appello ai Terzi Stati per adempiere ai loro obblighi ai sensi della Convenzione sul Genocidio; appello agli organi dell’ONU (Assemblea Generale, Consiglio di Sicurezza, Consiglio Economico e Sociale e Corte Internazionale di Giustizia) a adottare le misure necessarie ai sensi della Carta delle Nazioni Unite per prevenire e reprimere atti di genocidio; appello ai Terzi Stati di indagare, arrestare e perseguire le persone sotto la loro giurisdizione che potrebbero aver commesso o contribuito ad atti di genocidio contro il popolo palestinese; e appello a tutti gli Stati di adottare misure per evitare la complicità nel comportamento israeliano, incluso il fornire materiali, armi e sostegno economico o diplomatico a un regime responsabile di violenze in corso e sistematiche contro la popolazione palestinese che costituiscono genocidio.
La Convenzione sul Genocidio è stato il primo trattato sui diritti umani adottato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite l’9 dicembre 1948, simboleggiando l’impegno della comunità internazionale a dire “Mai più” dopo le atrocità commesse durante la Seconda Guerra Mondiale. Per Gaza, il “Mai più” è ora.
Con urgenza, vi chiedo di unirvi nel prendere posizione contro questa catastrofe in corso. Uniti, è possibile fare la differenza per garantire che la giustizia prevalga per le molte vite innocenti perdute.
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certe cose ricordiamocele e ripetiamole, è importante:
il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo stato di Palestina
(21 febbraio 2025)slowforward.net/2025/02/28/sul…
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certe cose ricordiamocele e ripetiamole, è importante:
il rifiuto dell’italia neofascista di riconoscere lo stato di Palestina
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secondo natale di genocidio, pulizia etnica, colonizzazione
Alessandro Ferretti su KulturJam:
“l’esercito di occupazione ha obbligato all’evacuazione immediata tutti coloro che erano nell’Indonesian Hospital.
Le scene descritte dai testimoni sono strazianti: l’esercito occupante ha scacciato pazienti e feriti dai loro letti puntando loro i fucili addosso e li ha gettati scalzi e sanguinanti sulla strada, senza alcun aiuto, intimando loro di raggiungere a piedi Gaza City a chilometri di distanza, lungo strade impraticabili e in mezzo ai bombardamenti: molti non ce la faranno.
[…]
Al mattino sono tornati i quadricotteri, che sganciano con implacabile assiduità casse contenenti circa 20 kg di esplosivo sulle case circostanti, arrecando distruzione e incendi e scagliando schegge che colpiscono l’ospedale. Inoltre, droni più piccoli sorvolano in continuazione la zona sganciando bombe su qualsiasi cosa si muova dentro e fuori l’ospedale.
A massacrare impersonalmente e indiscriminatamente moltitudini di innocenti sono robot e macchinari sofisticatissimi e autonomi: quella che fino a pochi anni fa era una distopia da romanzi di fantascienza è diventata realtà.
[…]
Israele sta portando avanti una pulizia etnica totale a fini di conquista, e spazzare via gli ospedali è condizione necessaria per realizzarla.
Le foto di Jabalia prima e dopo l’”autodifesa israeliana” – che stanno circolando (sempre troppo poco) sui social, non hanno bisogno di commenti: arrivati a questo punto, chi ancora parla di autodifesa israeliana è perchè sta cercando di passare per idiota in modo da non passare per criminale, ma dopo 445 giorni di ferocia inusitata l’unico risultato che ottiene è di confermare di essere sia mentecatto che complice di genocidio”Alessandro Ferretti, qui:
https://www.kulturjam.it/in-evidenza/natale-per-israele-e-una-fantastica-occasione-per-commettere-i-crimini-piu-atroci/#genocidio #izrahell #Palestina #Gaza #ospedali #kulturjam
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CW: Siria, crimini di Assad
Ieri Mouaz Moustafa, direttore esecutivo della Syrian Emergency Task Force, ha affermato che la fossa comune di al Qutayfah, a nord di Damasco, contiene i corpi di almeno 100.000 persone uccise dal regime di Assad. Si tratta di una delle cinque fosse comuni che è riuscito a identificare negli anni. 100.000, dice, è la stima più prudente, «estremamente, quasi ingiustamente prudente».
https://www.newarab.com/news/least-100000-bodies-syria-mass-grave-ngo-chief
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Assad è della schiatta dei Videla
In questi giorni di gioia per la caduta di Assad – e con lui di una delle dittature più brutali e longeve del Medio Oriente – e mentre ancora si scava per provare a liberare gli internati della prigione di Sednaya a Damasco, mi sono ritrovato a fare dei ragionamenti di riepilogo, come a mettere un punto su ciò che è successo e a dare una fisionomia all’orrore che volge al termine, quasi a volerlo riporre negli scaffali della storia – pur sapendo che ciò non è possibile: Assad è vivo, sano e salvo a Mosca, e i siriani devono ancora affrontare gli attacchi contro l’Amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est (Aanes) da parte dei mercenari turchi dell’Esercito nazionale siriano (Sna) e gli sforamenti di Israele.
Insomma questo ragionamento è partito come un toot, ma poi mi sono allungato ed è diventato un post. È un ragionamento e un riassunto, non un saggio. Buona lettura – si fa per dire.Assad appartiene alla schiatta dei Videla, di quei dittatori cioè che hanno tentato il genocidio «politico» dei propri concittadini, di quella parte di popolazione che si opponeva più o meno apertamente al loro potere o che professava idee politiche percepite come rivoluzionarie, pericolose per l’ordine; che a volte lo faceva con le armi, certamente, ma prima ancora semplicemente con lo scendere in piazza a manifestare, con la parola e con l’associazione. Anche le misure repressive sono state in parte le stesse: le sparizioni forzate, le torture, gli stupri, le esecuzioni extragiudiziali, l’internamento in prigioni clandestine – o clandestine solo in parte, come Sednaya. Sednaya è la Esma di inizio secolo, da questo punto di vista (a onor del vero fu aperta da Hafid Assad negli anni Ottanta, ma è con la guerra civile siriana che ha ricevuto un «potenziamento»). Forse anche un po’ peggio di quella, se possibile: alcune cose già si sanno, ma probabilmente avremo un quadro più chiaro nelle prossime settimane.
La stessa stirpe di Videla, dicevo, ma troveremo Assad un gradino più in alto in un’ipotetica scala storica della violenza e dell’orrore, perché il «dottore» ha finito per scatenare contro la popolazione siriana una guerra vera e propria, con le bombe sui civili, gli attacchi col gas, l’assedio per fame, arrivando a provocare la morte, direttamente o indirettamente, di 400–500.000 persone negli otto anni della guerra civile (tra le 13.000 e le 17.000 sarebbero «scomparse» nella sola prigione di Sednaya).Ho messo «politico» tra virgolette perché il genocidio politico non è contemplato come fattispecie dalla Convenzione sul genocidio del 1948, e dunque Assad, se sarà processato, non potrà essere accusato formalmente di questo crimine (come non hanno potuto essere condannati per genocidio i membri della giunta militare argentina). La necessità di escludere il genocidio politico dalle fattispecie previste dalla convenzione fu sostenuta con insistenza da alcuni stati, tra cui in particolare l’Unione Sovietica, che all’epoca della redazione del trattato, guarda caso, era governata da Stalin. La stessa Unione Sovietica (con Brežnev questa volta) non condannò mai le sparizioni forzate in Argentina e anzi protesse la giunta dalle critiche che le piovevano addosso da più parti, arrivando a chiedere espressamente alle Nazioni Unite di non portare la denuncia delle violazioni alla Commissione dei diritti umani. La Russia di Putin ha fatto di più e di peggio, come è noto, contribuendo attivamente alla carneficina dei siriani. E un cerchio si chiude – speriamo presto e per sempre.
(NB: «schiatta» è sinonimo di «stirpe», ma è anche un augurio al dottore).
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“la corte penale internazionale ha emesso i mandati di arresto per netanyahu, gallant e deif” (radio popolare, 21 nov. 2024)
La Corte Penale Internazionale ha emesso oggi i mandati d’arresto per il premier israeliano Benjamin Netanyahu, l’ormai ex ministro della difesa Yoav Gallant, e per Mohammed Deif, leader militare di Hamas che Israele dice di aver ucciso ma sulla cui morte non ci sono prove ufficiali. Le accuse sono di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La Corte ha detto che che la versione completa dei mandati contro Netanyahu e Gallant era segreta “per proteggere i testimoni e salvaguardare la condotta delle indagini”, ma i giudici hanno reso pubblica gran parte delle loro motivazioni. Queste si sono concentrate sull’ostruzione della fornitura di aiuti umanitari a Gaza, che è stata giudicata deliberata.
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ONU: Crimini di guerra e contro l’umanità negli attacchi israeliani a strutture sanitarie e nella gestione di detenuti e ostaggi a Gaza
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Immagine (sopra) e breve video (sotto) della devastazione e incendio causati dai sionisti alla tendopoli dell’ospedale di Al-Aqsa a Deir el-Balah, dove Sha’ban Al-Dalou è bruciato vivo insieme a sua madre e altre vittime. Il complesso era già stato attaccato altre cinque volte quest’anno (fonte: https://news.sky.com/story/heartbreaking-story-behind-video-of-young-man-burnt-to-death-in-medical-compound-after-israeli-strike-13234035).
https://x.com/rulajebreal/status/1845796707142910169
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2024/10/16/bruciato-vivo-tra-le-tende-di-al-aqsa-era-shaban-19-anni-futuro-ingegnere/7732189/*
https://www.aljazeera.com/news/2024/10/15/shaban-al-dalou-the-palestinian-teen-burned-to-death-in-israeli-bombinghttps://news.sky.com/story/heartbreaking-story-behind-video-of-young-man-burnt-to-death-in-medical-compound-after-israeli-strike-13234035https://slowforward.net/2024/10/16/lennesimo-attacco-criminale-di-israele-a-una-tendopoli/
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Fermatevi! Lettera aperta di 400 intellettuali al governo italiano
https://www.pressenza.com/it/2024/09/fermatevi-lettera-aperta-di-400-intellettuali-al-governo-italiano/
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Alessandro Portelli
Il 12 maggio 1996, a un intervistatore televisivo che le chiedeva se mezzo milione di bambini morti in Iraq fossero un prezzo che valeva la pena pagare, Madeleine Albright – ambasciatrice degli Stati uniti all’Onu e segretaria di stato durante la guerra in Iraq – rispose: «È una scelta difficile ma pensiamo che fosse un prezzo che valeva la pena».
Il 10 agosto scorso, Kamala Harris – prossima, speriamo, presidente degli Stati uniti – ha detto che i civili uccisi a Gaza sono «far too many», davvero troppi. In modo più confuso e ambiguo, anche il presidente uscente Joe Biden ha detto la stessa cosa nel suo discorso alla convention democratica a Chicago.
RICONOSCIAMOLO: ci vuole del coraggio, con l’aria che tira, a suggerire che possa esistere un limite a quello che lo stato di Israele ha diritto di fare in qualunque momento e in qualunque parte del globo. Però forse, visto che ci sono, Harris e Biden potrebbero fare un passo avanti e, sulla scia di Madeleine Albright, chiarire: esattamente a che punto diventano «troppe» le vittime civili? Quale sarebbe un numero non eccessivo di persone ammazzate – ventimila, diecimila, cinquemila…?
Quanti morti ci vogliono per disturbare la nostra coscienza democratica? Qual è la soglia statistica oltre la quale le persone smettono di essere umane e diventano numeri? Qual è la soglia statistica oltre la quale i «danni collaterali» diventano crimini?
Riconoscendo che le cifre delle vittime fornite dal ministero della sanità di Gaza sono «generalmente accurate», un portavoce dell’esercito israeliano spiegava che però almeno 12mila erano combattenti terroristi (cito da Times of Israel). Ora, non so se dodicimila combattenti uccisi sono «troppi»; ma quello che colpisce è che le fonti israeliane dichiarano con orgoglio di avere ucciso anche almeno 25mila non combattenti. Dopo due mesi di guerra, una fonte militare israeliana citata dalla Cnn dichiarava che due civili uccisi per ogni combattente è una quota «tremendamente positiva». Ok, il prezzo è giusto?
Dipende. Siamo tutti d’accordo che dei 695 civili israeliani uccisi nel raid di Hamas il 7 ottobre anche uno solo è uno di troppo (a me paiono «troppi» anche i 373 delle forze di sicurezza, e pure i dodicimila presunti «combattenti» palestinesi. Ma forse sono contaminato da residui di ideologia non-violenta). Comunque, a proposito di proporzioni: fino adesso, il rapporto fra vittime palestinesi e vittime israeliane – variabile a seconda delle fonti usate – è di circa 40 a uno. «Tremendamente positiva»?
Ovviamente, tutto questo vale se continuiamo a contare come vittime solo le persone direttamente uccise in azioni di guerra. Ma – come sapeva l’intervistatore di Madeleine Albright nel 1996 e come ci hanno insegnato eloquentemente Gino Strada e Emergency – la guerra ammazza anche in tanti altri modi e continuerà ad ammazzare anche quando diremo che «è finita».
Secondo la Geneva Declaration on Armed Violence and Development del 2008, approvata da 113 paesi, nelle aree di conflitto armato «per ogni persona che muore per violenza diretta, muoiono per cause indirette da tre a quindici persone». Basta pensare alle crisi sanitarie in atto, tifo, poliomielite, fame e agli ostacoli posti agli aiuti umanitari. Su questa base una lettera pubblicata dalla rivista medica inglese Lancet ipotizzava un fattore di quattro a uno che porterebbe a 186mila il numero dei morti a Gaza. Forse esagerano. Ma se fossero la metà andrebbe bene, Ms. Harris? Novantamila sono un prezzo che vale la pena, Mr. Biden? Con i nostri soldi, con le nostre armi – che facciamo, continuiamo a mandarle?
E noi, quand’è che cominciamo a sentirci turbati? In Cisgiordania, dove in teoria non c’è nessuna guerra, dal 7 ottobre in poi esercito e coloni hanno approfittato dell’attenzione rivolta a Gaza per ammazzare 594 persone. Sono «troppi»? Per capirci: abbiamo commemorato in questi giorni la strage nazifascista di Sant’Anna di Stazzema, 560 persone uccise. Per noi, è una ferita insanabile nella nostra memoria e nella nostra coscienza civile, come ogni crimine simile.
E LA CISGIORDANIA? Persino le autorità israeliane parlano di pogrom; ma i nostri media tacciono e i governi farfugliano qualche parola di biasimo mentre continuano a mandare armi a chi li uccide. E ancora: sappiamo se qualcuno sta contando i morti – «civili» o «combattenti» – in Libano?
Nel frattempo, a proposito di antisemitismo, il più grande arresto in massa di ebrei avvenuto dopo la seconda guerra mondiale in un paese occidentale ha avuto luogo il 22 luglio scorso a Washington.
Circa duecento partecipanti a una manifestazione indetta da Jewish Voice for Peace, in occasione del trionfo annunciato di Netanyahu al Congresso, sono stati arrestati per manifestazione non autorizzata. Duecento ebrei arrestati farebbe notizia dovunque; ma questi non contano. Volevano la fine dei bombardamenti, gridavano che i morti erano troppi. Ma forse, a essere di troppo, erano loro.
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https://mondoweiss.net/2024/07/netanyahus-willing-executioners-how-ordinary-israelis-became-mass-murderers/“[…] In November, Palestinians reported how Israeli soldiers arbitrarily sniped at children held in their mothers’ arms as they fled south down Salah al-Din Street, forcing them to throw their children to the side of the road and keep marching. Other soldiers forced disabled people and people on crutches to walk without assistance, and when they fell to the ground, they were forced to crawl through the checkpoint. Soldiers forced others to strip naked and crawl into a ditch, where some were shot dead. Others were forced to sit in the ditch for hours among the bodies of others who had been executed, before eventually being allowed to carry on. In February, Gazans reported on how Israeli soldiers and attack drones were following an open-fire policy of targeting anyone who walked in specific zones, often killing mothers next to their children as they fled Israeli forces. In March, Israeli soldiers fired on starving Gazans seeking aid from food convoys, massacring hundreds in what has become known as the “flour massacre.” Israeli soldiers also routinely kidnapped civilians and tortured them arbitrarily. Sometimes they were arrested and taken somewhere far away in another part of Gaza, where they were stripped naked and then forced to walk back to their shelters in the pitch black of night in the middle of a warzone. Others were forcefully conscripted as bait and human shields. During the first invasion of al-Shifa Hospital in November, Israeli soldiers shot medical staff and patients when they tried to evacuate the hospital. When others tried to come out to aid them, they were shot also and left to decompose in the hospital courtyard and be eaten by stray animals. During the second invasion of al-Shifa in March, Israeli soldiers shot patients in their beds and doctors who refused to abandon the sick, separated people into groups with differently-colored bracelets, and executed hundreds of civil government employees who had gathered at the hospital to receive salaries. At Nasser Hospital, Palestinians uncovered several mass graves in April indicating that Israelis had executed hospital staff and patients; some bodies were found with medical catheters still attached, others with their hands bound”.
“All of this just scratches the surface, and none of it even touches upon the more wide-ranging machinery of death wrought by official military policy; the purposeful engineering of famine and the bombing of bakeries and humanitarian aid; the targeting of hospitals with the purpose of accelerating social collapse given the pivotal role of Gazan hospitals as hubs for civil society during wartime; the bombing of fleeing civilians on evacuation routes; the destruction of Gaza’s economy; the destruction of the health system; the genocidal torture, rape, and degradation of Palestinians in Israeli prisons; and of course, the carpet-bombing of virtually every part of Gaza with bombs meant to wipe out entire neighborhoods […]”.
https://slowforward.net/2024/08/06/netanyahus-willing-executioners/
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