#ostaggi — Public Fediverse posts
Live and recent posts from across the Fediverse tagged #ostaggi, aggregated by home.social.
-
Ostaggi dei tedeschi a Sacile
Sacile (PN). Foto: Stefano Travasci.Fonte: Wikipedia[n.d.r.: quelle che seguono sono alcune pagine del diario di fra Benvenuto Grava, arrestato durante un rastrellamento tedesco a Motta di Livenza (TV) nel settembre 1944]
#16 #1944 #arresti #BenvenutoGrava #civili #DavideDrusian #fascisti #fra #MottaDiLivenzaTV #ostaggi #partigiani #Pordenone #rastrellamenti #religiosi #sacerdoti #SacilePN #settembre #tedeschi #Udine
Ad un tratto il convoglio si ferma e l’autocarro che conduceva me caracolla per una frenata robustissima. Al fianco nostro passa una piccola macchina mimetizzata, sulla quale, fra gli altri, siede l’ufficiale che aveva prelevato me a Motta. L’ufficiale scende e con due soldati entra verso il recinto della predetta chiesa, mentre gli altri si disperdono per i vigneti, riempiendo i loro elmetti di uva e di mele. Qualche vecchietta compare sul limite dell’orto con un piatto di uva che viene ricevuto senza tanti ringraziamenti. Dopo cinque minuti ecco comparire un prete di statura più che media, bello, liscio, rotondo, roseo, a fianco del mio autocarro. Lo saluto ed egli, inconscio della sorte che stava per toccargli, domandava, rispondeva, parlava con alcuni preti della macchina più vicina. Furono brevissime parole perché l’ufficiale lo interruppe e gli intimò di salire. Senza salutare alcuno, anch’egli si vide portare via senza sapere il perché e per quale destinazione. La macchina riprese la corsa verso S. Vito al Tagliamento.
In queste ore di angoscia, i due signori che erano con me, Tonussi e Bertacco, dal loro parlare non dimostravano eccessiva apprensione e si facevano coraggio. Non nascondo che io ascoltavo volentieri le loro ottimistiche congetture e per qualche breve attimo mi sentivo un altro, ma poi ripiombavo in tristissime e sconvolgenti previsioni. Corri e corri, l’autocarro si fermò in piazza a S. Vito al Tagliamento e sostò per circa mezz’ora. Fui riconosciuto da qualche persona che non ardì avvicinarsi. La popolazione attonita ci guardava, ci compassionava, ma passava al largo. I soldati, almeno in parte, scesero ed entrarono presso i fruttivendoli dove pagando si portarono via ogni ben di Dio. I trenta minuti passarono. Nel frattempo mi ricordai del caro Santuario di Madonna di Rosa, del superiore e dei religiosi che colà si trovavano. Mi preoccupò fortemente il timore che, passando di là, non succedesse ciò che era successo a me a Motta.
Costruivo la scena prima che avvenisse. Ripartimmo.
Appena fuori porta Udine, l’autocarro, invece di proseguire dritto, girò immediatamente a sinistra, infilando la strada per Casarsa. Un nuovo e immenso polverone ci coperse del tutto, e il mio abito, da qualche giorno lavato e stirato, non ebbe più colore. Giunti a Casarsa, un po’ lentamente attraversammo il passaggio a livello, ripiegammo a sinistra sulla strada nazionale Pontebbana e via per Pordenone. Ebbi un momento di sollievo (se una circostanza simile poteva sollevare), ed allora dissi a me stesso: non a Udine, ma a Sacile. Se sulle altre strade l’autocarro correva molto, qui era diventato addirittura un bolide. Via via raggiungemmo e sorpassammo Pordenone, ed ecco Sacile. Lungo il percorso di circa 60 km la colonna dei cinque autocarri si era un po’ spezzata di modo che a un certo momento ci fecero fermare aspettando che il complesso di macchine si ricomponesse. A colonna riunita, tutti i civili e sacerdoti (e in quel momento ne scoprii più di quanti immaginassi) fummo fatti scendere per essere riuniti in due soli autocarri, sui quali ripigliammo la corsa per un paio di minuti. Quindi a destinazione… Dietro ordine preciso tutti scendemmo, ci sistemarono per quattro e ci fecero entrare per il portone di una caserma che, da quanto seppi dopo, era la sede del distretto militare di Sacile. Nel primo cortile fummo disposti a due a due, in due complessi, l’uno di fronte all’altro. Eravamo un misto di civili e preti in attesa. Dinnanzi a noi alcune guardie di finanza italiane, che ci guardavano ma non battevano ciglio: un tenente, un maresciallo e parecchi soldati tedeschi, armatissimi.
Da ricordare che i nostri rastrellatori erano scomparsi ancor sulla strada. Quell’ambiente, quelle facce nuove, quelle disposizioni, la chiusura fragorosa del portone d’ingresso, produssero in ciascuno di noi un nuovo momento di terrore. Furono scelti quattro individui da Oderzo e portati verso il muro di fronte a noi. Siccome pareva fossero indiziati per partigiani, una manovra simile provocò nelle nostre menti le più nere previsioni: fucilazione immediata? come esempio per tutti? I quattro scoppiarono in pianto e si adattarono. Dopo qualche minuto furono accompagnati in una stanza da soli.
Tutti noi poi fummo divisi in due gruppi di uguale numero. Il primo composto di 20 individui qualificati per sacerdoti, religiosi, medici, farmacisti, avvocati e grandi commercianti. Il secondo di gente non altrettanto qualificata. Alla prima compagnia appartenni anch’io. I primi furono avviati immediatamente ad una camerata a trenta metri dal corpo di guardia. I secondi in una camerata poco distante da noi, ma completamente separata. Entrammo accompagnati da un maresciallo e da alcune sentinelle. L’ambiente avrà avuto lo spazio di circa sette metri per quattro, altezza tre e cinquanta. Tre finestre grandi, alle quali non si arrivava se non salendo su un tavolone. Pavimento di cemento. Una tavola appoggiata alla parete. Un po’ di paglia per terra, due sgabelli tipo corpo di guardia. Era tutto. Ci guardammo in faccia. Ognuno lentamente, nella strettezza del luogo, in una specie di tranquillità, giacché eravamo completamente soli, incominciò la strana storia della propria cattura. In tutti c’era la medesima persuasione che si trattasse di qualche giorno e non di più. Dai primi contatti verbali con Mons. Visintin, abate di Oderzo, si comincia a capire qualche cosa della nostra posizione in questa circostanza: ostaggi! Possibile! Che centriamo?! Quel vocabolo “ostaggi” divenne fortemente indicativo, tanto che per qualche giorno occupò la mente di ognuno e divenne l’unico oggetto dei discorsi.
Ostaggi! Intanto, con un certo impegno, ognuno dispose la propria paglia abbozzando la propria cuccia. Di fronte a me il Comm. Levada, avvocato di Oderzo <158. Assestati alla meno peggio, ci accorgemmo di essere tutti bianchi per la polvere; ci sedemmo sulla paglia a commentare la situazione. Mancavano spazzole, non c’erano pettini. E i servizi? E per lavarsi? Avevamo estremo bisogno di lavarci ma… e il sapone? E più che tutto i servizi? Rilievi che affioravano subito, tanto più che si trattava di persone distinte.
Dopo mezz’ora la porta si aprì e la sentinella con voce un po’ bonaria disse: – – Gabinetto? Volere gabinetto? Tutti rispondemmo in coro un sì interessato e prolungato. – Avanti gabinetto, riprese il soldato. Questo luogo tanto importante era vicinissimo alla nostra stanza; aveva un rubinetto di acqua potabile, due water chiusi da porte che sotto lasciavano uno spazio libero di almeno 20 centimetri per facilitare il lavaggio dell’ambiente. Alle due pareti d’entrata due orinatoi per parte. Tutto questo rose e fiori. Ma l’interessante ero lo stato in cui si presentavano questi angoli così necessari. Erano tanto sudici che non si sapeva dove posare i piedi. Un orrore! Un odore pestifero!
Lo si fece capire e il giorno dopo venne sufficientemente rimediato. Intanto, con la scusa del gabinetto e della pulizia, abbiamo avuto una parvenza di libertà per circa tre quarti d’ora; però sempre nel corridoio.
Nel frattempo si avvicinarono qualche soldato italiano di finanza, qualche maresciallo di detta caserma, i quali, per l’assenza del comandante tedesco, in presenza delle guardie si sono intrattenuti con noi, si fecero conoscere, ci promisero qualche favore e ci imbottirono di buone parole: un giorno, due giorni, poi tutti a casa. Interrogatorio semplice, visita dei documenti, poi… libertà. – Hanno sempre fatto così, altrettanto faranno con voi, non dubitate, non preoccupatevi -. Di costoro che si avvicinavano furtivamente tengo a mente un maresciallo piccolo che aveva tanta cordialità ma, per una certa frequenza con noi, per il suo continuo rovescio di buone parole, passò sulla bocca di tutti per un chiacchierone e non più. A me però diede una coperta e un po’ di pane bianco, dato che mi feci conoscere per malato. Per questo gli serbai e gli serbo tanta gratitudine. Un altro brigadiere di finanza mi fece un’ottima impressione, e così un soldato di Mogliano Veneto che mi comprò un po’ di uva. Terminata l’operazione pulizia, fummo pregati di rientrare nella nostra stanza.
Che senso vedere tante persone distinte, tanti sacerdoti guardati e seguiti dalle guardie armate! Che senso sentir chiudere il catenaccio della porta, veder scendere la luce dall’alto! Dio mio! Erano le ore 20 circa e… la cena? Non si mangia? Nessuno aveva portato con sé qualche cosa che avesse potuto supplire almeno per la prima sera; anzi, qualcuno non aveva assaggiato nulla tutto il giorno. L’affare si faceva serio. Dopo un po’ si chiamò la guardia che venne subito e gli si chiese se avessero pensato qualche cosa per noi in quella sera. La sua risposta fu: “Langsam, aine moment.” Richiuse… e tutti: “Speriamo!” Tra il difficile convincersi della nuova situazione drammatica, tra i ragionamenti che ancora parevano insulsi, quindi senza costrutto, tra un sospiro e l’altro, si fece buio. Venne accesa la lampada di mezzo ma… la fame batteva. Anche la stanchezza era enorme, però non accasciante, almeno per quella sera, giacché la novità del fatto aveva caricato ognuno di un tale nervosismo che non permetteva neppure agli organi materiali di ricercare un po’ di riposo. Ad un tratto Mons. Visintin, dal suo angolo particolare, alzò la voce e chiese per cortesia un po’ di silenzio. Tutti tacquero e si volsero automaticamente verso di lui. L’ho ancora presente. Un omone grande e grosso, sebbene non grossissimo, reso voluminoso dalla veste talare, dalle braccia alzate e tese in avanti in atto di ottenere attenzione. – Sentite, sentite, – disse, – noi qui, ringraziando Iddio, ci conosciamo tutti o quasi tutti. Certamente siamo tutti cristiani e spero anche praticanti. A quest’ora circa, ogni sera, noi eravamo nelle nostre case accanto ai nostri cari e, giova crederlo, nella maggioranza delle nostre famiglie si recitava il S. Rosario. Per questo voglio dirvi la mia proposta. Sentite, sentite! Vi dispiacerebbe che noi per quel po’ di sere che ci tengono qui in prigione, lontano dai nostri cari, recitassimo a quest’ora il Rosario in onore della Madonna perché nella sua materna bontà si degni di venirci in aiuto in un momento tanto difficile? – Tutti risposero un sì interessato ma spontaneo e caloroso. – Ed allora, riprese Mons. Visintin, non perdiamo il tempo e, fin da questa sera, accaparriamoci il materno aiuto della Madonna con la recita del Rosario. – Deus in auditorium meum intende. – Domine…
Chi aveva la corona in tasca la estrasse, chi non l’aveva pregò lo stesso. Tutti in quel quartino d’ora mantennero un comportamento edificante e non solo in quella sera ma anche nelle altre. La maggioranza in piedi, qualche sacerdote in ginocchio, tutti rispondevano con accorata fiducia. Da tenere presente che Monsignore da uomo pratico com’era, per non stancare troppo i detenuti, diceva 7 o 8 Ave Maria per ogni decina. Terminato il Rosario, un De Profundis per le anime purganti e una Salve Regina per i nostri cari e per quelli che si interessavano di noi. La recita di quella preghiera serale in quell’oscurità, sotto l’incubo dei pensieri più tristi, al termine di una giornata tra le più strane e penose della vita di ognuno, sembrava l’espressione di una fede illuminata che tutti avevano ma che non tutti, fino ad allora, sentivano ugualmente. Occhi fissi, visi preoccupati, sospiri prolungati!
Per tutti, mai come in quella sera e durante quel Santo Rosario, le relazioni con i propri congiunti lontani sono state più affettuose e più strette. Mai nella fantasia di ognuno era apparsa tanto bella e adorabile la propria casa, mai tanto preziosi i propri figlioli, tanto bella e buona la propria moglie! Terminata la preghiera tornò alla ribalta il pensiero del mangiare e più che il pensiero del mangiare, la fame. Tutti si chiedevano se per la prima sera i nostri nuovi padroni non avessero voluto farci assaggiare la loro bontà e generosità.
Ore 21. Poi le 21 e 30! Insomma si pensava che non ci fosse altro da fare che adagiarsi sulla paglia, calmi e più o meno placidi. Era caldo, zanzare in numero infinito, che i tedeschi chiamavano sthucas o moschitos. Alle 22 il catenaccio della stanza ruppe stranamente il silenzio; si aprì la porta, entrarono due soldati portando una marmitta: era la cena. Il cuoco era austriaco, sui quarant’anni, tipo assai buffo, il quale sapeva qualche cosa di italiano. Gli piaceva molto il vino e le sigarette, ma più il vino. Era grasso, con un faccione da scena, con due occhietti piccoli ma vivi. Piatti, scodelle, cucchiai?… In tutto quattro o cinque coperchi di gavette con neanche altrettanti cucchiai. Ci apprestammo a servirci per turno, si capisce, senza possibilità di lavare l’un per l’altro queste lussuose posate e stoviglie. Così si vide sorseggiare un po’ di brodo Mons. Visintin e tutti gli altri. Però per la prima sera e forse per ripagarci degli spaventi avuti e dell’ora tarda ci diedero anche una buona porzione di carne, un po’ dura, ma carne. Alla distribuzione erano presenti le sentinelle. Grazie a Dio per quella sera nessuno sarebbe più morto di fame.
Fatta una fumata – chi aveva sigari, chi sigarette – si affievolì la conversazione che momentaneamente si era riaccesa. Uno dei più alti fra gli ostaggi abbrunò la luce e definitivamente ci coricammo sulla paglia preziosa. Ogni tanto affiorava qualche lamento, qualche ricordo, qualche espressione di timore dalle labbra di qualcuno. Vennero le 23, le 24, l’una , le due, … ma di oltre venti persone, una sola riuscì a dormire veramente sodo, il Dott. Sordoni di Oderzo, il quale ad un certo momento cominciò a russare e non la smise, con l’invidia di tutti, fino al mattino. Il Cav. Segati di Ponte di Piave iniziò la serie delle sue notti disteso sul tavolone di mezzo con la valigia per cuscino.
16 settembre [1944]
Due novità inattese ci scombussolarono buonora. In Sacile era stato arrestato un capo partigiano, già maresciallo della medesima caserma. L’indomani in piazza, davanti a tutta la popolazione, doveva venire impiccato. Lascio immaginare l’impressione che fece in tutti noi, detenuti come ostaggi, tale notizia antelucana! I tristi presentimenti della sera precedente furono confermati. E qui in quest’occasione bisognerebbe che io descrivessi il pessimismo ad oltranza e contagioso dimostrato dai dottori Pellegrini e Sordoni. Qualche cosa di inaudito, di indicibile, di disastroso addirittura… La seconda novità, amara, specie per noi sacerdoti: la privazione della S. Messa e della Comunione. Mons. Visintin aveva chiesto al Comandante di poter celebrare ma aveva avuto per risposta che Dio è dappertutto perciò non era necessario. Nove sacerdoti e un chierico, Don Matteo Visintin, nipote del Monsignore, e tanta buona gente priva di messa e di comunione! Quanto dolore in tutti! Che delusione! – Tenteremo di nuovo, disse Mons. Visintin. Chiese rapporto col comandante una volta, più volte, ma nonostante le buone parole di un maresciallo e di alcuni subalterni, Mons. Visintin non venne mai ricevuto. Pazienza! Sabato 16 settembre, prima giornata di prigione. Con questa novità eravamo tutti storditi ed amareggiati all’estremo! Si pensava per lo meno che da un momento all’altro ci avessero chiamati per presentare i documenti e per venire interrogati… chissà su che cosa… ma nulla. Qualche soldato vedendo la nostra pena ci diceva: “oggi, domani, casa tutti”. Qualche altro: “fra due, tre giorni vi libereremo tutti”. Qualche altro ancora: “forse vi condurranno a Vittorio Veneto per essere interrogati”. – A piedi? – “Eh sì, a piedi!” Ogni tanto, oltre che nella mente di ognuno, affiorava anche nei discorsi l’argomento del disgraziato partigiano che all’indomani doveva venire impiccato. Qualcuno ripeteva: “che bella domenica domani! Forse faranno assistere anche noi a tale operazione. Mio Dio, che spavento!”. Inaspettatamente ci capitò in prigione Mons. Sandro, Arciprete di Motta di Livenza, con P. Paolino Visentin, mio Vicario nel Convento di Motta di Livenza. Entrarono di nascosto o in che forma non lo so. So solo che con loro non scambiai neppure dieci parole ed erano già usciti. Perché? Persuasione di tutti: temevano di subire la nostra medesima sorte. All’una ci viene portato un po’ di brodo con un bel pezzo di formaggio grana. Alcuni chiesero, e fu permesso, che venisse loro portato del pane e del vino. In mattinata furono iniziate le visite dei famigliari dei detenuti. Si incominciò a parlare con loro da quella finestra che, come dissi, per raggiungerla era necessario salire sul tavolone di mezzo e ancora su una seggiola. Più di uno però lo fece con profitto. Per quel mezzo si ebbero le prime impressioni di ciò che potessero pensare le nostre famiglie e i nostri paesi della nostra situazione.
[NOTA]
158 L’avvocato Aurelio Girardini, nell’annuario del martirio del patriota Giovanni, incaricò proprio l’avvocato opitergino Antonio Levada di tenere il discorso durante l’inaugurazione della lapide in memoria del figlio, che è tutt’oggi affissa sulla parete della villa in viale Madonna. Il discorso è stato poi stampato in un libretto a cura della famiglia. Alcune copie sono conservate nell’Archivio Aurelio Girardini a Motta di Livenza (Tv).
Davide Drusian, Il diario di fra Benvenuto Grava e altre testimonianze inedite sull’occupazione nazifascista a Motta di Livenza (TV), Tesi di laurea, Università Ca’ Foscari – Venezia, Anno Accademico 2021-2022 -
📰 Israele recupera a Gaza il corpo dell’ultimo ostaggio Ran Gvili. Esulta Donald Trump: pronta la riapertura del valico di Rafah
#️⃣ #ESTERI #DonaldTrump #Egitto #Gaza #Israele #MedioOriente #Ostaggi #Palestina #Rafah #Sequestridipersona #Terrorismo #USA #OpenOnline #TheLabSocial #News #Notizie #Italia
-
📰 Israele recupera a Gaza il corpo dell’ultimo ostaggio Ran Gvili. Esulta Donald Trump: pronta la riapertura del valico di Rafah
#️⃣ #ESTERI #DonaldTrump #Egitto #Gaza #Israele #MedioOriente #Ostaggi #Palestina #Rafah #Sequestridipersona #Terrorismo #USA #OpenOnline #TheLabSocial #News #Notizie #Italia
-
📰 «Appeso nudo e violentato». L’ex ostaggio Rom Braslavski racconta le torture subite a Gaza: «Peggio dei nazisti» – Il video
#️⃣ #ESTERI #Gaza #Israele #MedioOriente #Nazismo #Ostaggi #Palestina #Sequestridipersona #Terrorismo #Tortura #Tv #Video #Violenzasessuale #OpenOnline #TheLabSocial #News #Notizie #Italia
-
📰 «Appeso nudo e violentato». L’ex ostaggio Rom Braslavski racconta le torture subite a Gaza: «Peggio dei nazisti» – Il video
#️⃣ #ESTERI #Gaza #Israele #MedioOriente #Nazismo #Ostaggi #Palestina #Sequestridipersona #Terrorismo #Tortura #Tv #Video #Violenzasessuale #OpenOnline #TheLabSocial #News #Notizie #Italia
-
📰 «Appeso nudo e violentato». L’ex ostaggio Rom Braslavski racconta le torture subite a Gaza: «Peggio dei nazisti» – Il video
#️⃣ #ESTERI #Gaza #Israele #MedioOriente #Nazismo #Ostaggi #Palestina #Sequestridipersona #Terrorismo #Tortura #Tv #Video #Violenzasessuale #OpenOnline #TheLabSocial #News #Notizie #Italia
-
#Israele, di 3 militari i corpi degli ultimi #ostaggi restituiti da #Hamas
https://www.larampa.news/2025/11/israele-3-militari-corpi-ultimi-ostaggi-restituiti-hamas/
-
📰 Gaza, l’accusa di Tel Aviv: «I tre corpi consegnati da Hamas non sono di ostaggi israeliani»
#️⃣ #ESTERI #Criminidiguerra #CroceRossa #Gaza #Hamas #Israele #MedioOriente #Ostaggi #Palestina #Sequestridipersona #Terrorismo #OpenOnline #TheLabSocial #News #Notizie #Italia
🔗 https://www.open.online/2025/11/01/gaza-israele-hamas-ostaggi-notizie-1-novembre/
-
📰 Gaza, l’accusa di Tel Aviv: «I tre corpi consegnati da Hamas non sono di ostaggi israeliani»
#️⃣ #ESTERI #Criminidiguerra #CroceRossa #Gaza #Hamas #Israele #MedioOriente #Ostaggi #Palestina #Sequestridipersona #Terrorismo #OpenOnline #TheLabSocial #News #Notizie #Italia
🔗 https://www.open.online/2025/11/01/gaza-israele-hamas-ostaggi-notizie-1-novembre/
-
📰 «Nella bara consegnata da Hamas ci sono i resti di un ostaggio già restituito»: Netanyahu convoca una riunione urgente
#️⃣ #ESTERI #BenjaminNetanyahu #Gaza #Hamas #Israele #MedioOriente #Ostaggi #Palestina #Terrorismo #Openonline #News #Notizie #Italia #mastomondo
🔗 https://www.open.online/2025/10/28/israele-hamas-gaza-notizie-28-ottobre/
-
https://www.europesays.com/it/182470/ Corpi dei rapiti, arsenali e Paesi arabi: gli ultimi ostacoli sulla strada della pace #Cronaca #DalMondo #DalMondo #Mondo #News #Notizie #ostaggi #PaesiArabi #RelazioniDiplomatiche #StatiUniti #StatoPalestinese #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiMondo #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiMondo #World #WorldNews #WorldNews
-
#vance #ostaggi Nelle ultime ore, l’esercito israeliano ha annunciato l’identificazione dei corpi di due ostaggi ritrovati nella Striscia di Gaza: Tamir Adar, 38 anni, e Aryeh Zalmanovich, 85 anni. Tamir Adar è stato ucciso durante l’attacco del 7 ottobre 2023, mentre Aryeh Zalmanovich, agricoltore e tra i…
-
#Gaza, #Netanyahu: "#Valico di #Rafah chiuso fino a che #Hamas non restituirà tutti gli #ostaggi morti"
https://www.larampa.news/2025/10/gaza-netanyahu-valico-rafah-chiuso-hamas-restituisca-ostaggi-morti/
-
#Gaza, #Netanyahu: "#Valico di #Rafah chiuso fino a che #Hamas non restituirà tutti gli #ostaggi morti"
https://www.larampa.news/2025/10/gaza-netanyahu-valico-rafah-chiuso-hamas-restituisca-ostaggi-morti/
-
#Gaza, #Netanyahu: "#Valico di #Rafah chiuso fino a che #Hamas non restituirà tutti gli #ostaggi morti"
https://www.larampa.news/2025/10/gaza-netanyahu-valico-rafah-chiuso-hamas-restituisca-ostaggi-morti/
-
Il vescovo di Triste e la strage tedesca di Opicina
La rappresaglia messa in atto il 3 aprile fu effettuata il giorno successivo all’attentato del pomeriggio del 2 aprile. La lista dei destinati alla fucilazione doveva quindi essere già pronta nella notte tra il 2 e il 3 aprile visto che all’alba del 3 fu fatto, in carcere, l’appello dei condannati.
Tra le poche informazioni raccolte attorno alla fucilazione interessante è la reazione del Vescovo di Trieste Antonio Santin. Avuta notizia della condanna a morte degli ostaggi per l’attentato al cinema di Opicina, il vescovo, alle 5 del mattino, tentò di raggiunge l’altopiano in macchina, sperando di arrivare prima dell’esecuzione. Arrivato a Opicina si fece guidare dal parroco don Andrea Zini sino al poligono di tiro. Giunse, però, troppo tardi, quando la condanna era già stata eseguita e i cadaveri erano stati già portati via dal luogo dell’eccidio. <93 Tra le carte dell’Archivio della Diocesi di Trieste è stato ritrovato un fascicolo su Opicina <94 che ci può aiutare a fare chiarezza su quali furono le reazioni da parte degli organi ufficiali tedeschi e italiani all’attentato. Il 4 aprile l’Ortskommandantur <95 di Villa Opicina emise il seguente comunicato alla popolazione della frazione triestina: “Per ordine delle autorità militari tedesche, la popolazione di Opicina deve fare luce entro 8 giorni sull’attentato. Tutte le indicazioni devono essere presentate per iscritto o personalmente alla Ortskommandantur. E’ assicurata la più totale discrezione da parte delle autorità militari tedesche. E’ nell’interesse della stessa popolazione contribuire all’accertamento del colpevole. Il termine è fissato per il 12.4.44. Il presente ordine dovrà essere comunicato immediatamente attraverso le autorità Comunali (Consiglio Comunale) e le autorità religiose”. <96
L’ordine delle autorità militari di Opicina era chiaro, ma tardivo rispetto alla punizione dell’attentato. La reazione del vescovo Santin non si fece certo attendere: egli scrisse subito una lettera all’Ortskommandantur di Opicina, una al Comando della Wehrmacht nell’OZAK ed infine una terza al Podestà Cesare Pagnini. “Prego cortesemente codesto Ortskommandantur di disporre che l’ordine dato alla popolazione per le ricerche intorno all’attentato nel cinematografo sia comunicato in altro modo non potendo codesto parroco eseguire personalmente quanto viene disposto sulla lettera di questi (lettera del 4 aprile 44). La ragione è la seguente. Fino ad oggi nella nostra regione furono uccisi ben tredici
sacerdoti, ed anche recentemente i partigiani hanno portato via un parroco. Essi sono continuamente minacciati di morte. Sono diligentemente controllati in tutto quello che fanno e dicono, e tutto ciò che sembrare ostile a loro è motivo per decidere della loro sorte. Quanto viene chiesto al vecchio parroco di Opicina sarebbe interpretato certamente in questo senso e ne potrebbe andare della sua vita. Ecco perché io stesso ho disposto che in Chiesa non avvenga la chiesta pubblicazione” <97. La paura del vescovo di non compromettere il suo parroco non era giustificata, in quanto il vecchio don Zini era ben voluto dalla popolazione locale. È chiaro che si tratta di un tentativo di evitare di compromettere l’autorità religiosa, facendosi da tramite tra la popolazione e le autorità tedesche in questo particolare momento di violenza. Le parole scritte per il Comando della Wehrmacht sembrano più interessate alle sorti della popolazione di Opicina: “[…] Come vescovo della Diocesi, mentre deploro nel modo più deciso il proditorio attentato di Villa Opicina, non posso non esprimere il mio dolore per l’uccisione di tanti miei diocesani che certamente, se erano in carcere, non avevano commesso il fatto. Tanto più viva è la mia sofferenza in quanto, come promesso, non fu accordata loro l’assistenza religiosa, diritto sacro del quale nessuno può essere privato. La popolazione fu invitata a fornire indicazioni sopra gli autori dell’attentato, minacciando severe misure militari se entro 8 giorni non fosse fatta luce sullo stesso. Pesa così su quella povera gente un incubo proprio durante questi giorni santi. E siccome gli autori si saranno
probabilmente eclissati, e, sia la mancata conoscenza degli stessi, sia il terrore largamente diffuso dai partigiani, impediranno che vi siano rivelazioni di qualche importanza, così si teme il peggio per la povera popolazione. […] io chiedo vivamente a codesto Comando di voler desistere da simili misure. La punizione già data è tale, che ulteriori provvedimenti, salvo che non si raggiungano i veri autori, desterebbero oltre che immensa pena anche l’indignazione di tutta la regione” <98.
La popolazione aveva già subito una punizione dura ed esemplare, non si doveva andare oltre. Il vescovo chiude la lettera con un’ultima analisi dei fatti accaduti: “E’ solo la giustizia che viene accettata da ognuno, comunque egli senta, e placa gli animi; ed è essa il segno chiaro della grandezza di un popolo. Il terrore, anche come reazione, ottiene solo effetti molto effimeri e spinge ancor di più gli animi alla disperazione e quindi verso la zona della violenza”. <99
Santin vuole cercare di bloccare un’escalation di violenza all’interno della zona cittadina, per evitare gli orrori che ben conosce nel resto del territorio della sua Diocesi (vedi l’Istria soprattutto). Sullo stesso tono la lettera al podestà: «non posso non deplorare una reazione che colpisce un tale numero di innocenti di quel delitto. Tali sistemi introdotti non so come e non so da chi negli usi di questa guerra gettano una luce ben fusca sopra la nostra generazione». <100 Quali dovessero essere le severe misure militari nei riguardi della borgata nessuno lo sapeva con precisione, si temeva la distruzione delle case e la deportazione in Germania, stessa sorte accaduta ai paesi di Comeno e Rifembergo qualche mese prima (fatti ben conosciuti da Santin). Alla richiesta di un intervento deciso presso le autorità tedesche per impedire ulteriori violenze, rispose il podestà alla vigilia del termine dell’ultimatum: “Ho fatto quanto stava in me per evitare ulteriori dolori alla gente di Poggioreale del Carso. Ho scritto una lettera al Comandante di Brigata delle SS barone von Malsen-Pockau esprimendo che le rappresaglie si fermassero alle 70 fucilazioni e dicendomi convinto che il rispetto alle leggi e agli ordini delle superiori Autorità troverà sempre conferma in questa zona e che un atto di clemenza potrà avere gli stessi o migliori risultati di un atti di repressione sulla popolazione, poiché ritengo che il pericolo sia esterno e che queste popolazioni debbano essere considerate vittime e non complici degli atti di terrore”.
[…] Scaduto l’ultimatum tedesco non ci furono altre rappresaglie nella borgata di Opicina anche se, come conferma il 21 aprile il Prefetto di Trieste in un comunicato al Ministero degli Interni della Repubblica di Salò, i colpevoli non furono individuati: “Si comunica [che] le locali autorità germaniche, in seguito all’attentato terroristico compiuto nel cinematografo di Poggioreale del Carso che provocava la morte di alcuni militari germanici, ha proceduto, per rappresaglia, all’esecuzione di 70 banditi comunisti, già detenuti. I responsabili dell’attentato finora non risulta siano stati identificati. Inoltre il Supremo Commissario per la Zona d’Operazioni Litorale Adriatico, con ordinanza del 2 corr., ha ordinato lo “stato di guerra” per la frazione di Poggioreale del Carso” <104.
Due giorni dopo però, un’altra esplosione sconvolse la città di Trieste e i suoi cittadini.
[NOTE]
93 G. Botteri, Antonio Santin Trieste 1943-45, Udine 1963, p. 41. Si tratta del giorno 4 aprile sicuramente.
94 ADTS, fasc. 317/1944 Opicina.
95 L’Ortskommandantur era il Comando di presidio locale della Wehrmacht.
96 ivi, Ortskommandantur Villa Opicina den, 4. April 1944.
97 ivi, minuta della lettera del vescovo Santin indirizzata alla Ortskommandantur di Opicina, del 4 aprile 1944.
98 ivi, minuta della lettera del vescovo Santin indirizzata al Comando della Wehrmacht della Zona d’operazione Litorale Adriatico, del 5 aprile 1944.
99 ivi.
100 ivi, minuta della lettera del vescovo Santin al Podestà di Trieste, del 5 aprile 1944.
104 ARS, AS 1829, dok. 1016. Per «stato di guerra» si intendeva una situazione di controllo totale della borgata e sui suoi cittadini. Una situazione che poteva portare ad arresti preventivi indiscriminati, alla requisizione di intere zone ritenute importanti ai fini della difesa delle forze di occupazione. Secondo il racconto del Prefetto Coceani, fu grazie al suo intervento presso il Comandante di Brigata, il barone von Mahlzen (comandante della Polizia per la Provincia di Trieste) che furono scongiurate altre rappresaglie nella frazione. Cfr: B. Coceani, Mussolini, Hitler, Tito cit., p.116
Giorgio Liuzzi, La politica di repressione tedesca nel Litorale Adriatico (1943-1945), Tesi di dottorato, Università degli Studi di Pisa, 2004#12 #1944 #2 #3 #4 #AntonioSantin #aprile #borgata #Carso #fascisti #frazione #GiorgioLiuzzi #Opicina #ostaggi #OZAK #partigiani #Pisino #repressione #Resistenza #strage #tedeschi #Trieste #vescovo
-
📰 Telefonata Netanyahu-Trump sul rientro dei corpi degli ostaggi. Il tycoon: «Se Hamas continua a uccidere civili, andremo lì e li uccideremo»
#️⃣ #ESTERI #BenjaminNetanyahu #DonaldTrump #Gaza #Hamas #MedioOriente #Ostaggi #Palestina #USA #Openonline #News #Notizie #Italia #mastomondo
🔗 https://www.open.online/2025/10/16/telefonata-netanyahu-trump-rientro-corpi-ostaggi/
-
🧵 Il caso Alberto Trentini: come l’arresto del cooperante italiano si inserisce nel sistema di potere del regime di Maduro
https://www.valigiablu.it/caso-trentini-arresto-maduro-diplomazia-ostaggi/ -
🧵 Il caso Alberto Trentini: come l’arresto del cooperante italiano si inserisce nel sistema di potere del regime di Maduro
https://www.valigiablu.it/caso-trentini-arresto-maduro-diplomazia-ostaggi/ -
🧵 Il caso Alberto Trentini: come l’arresto del cooperante italiano si inserisce nel sistema di potere del regime di Maduro
https://www.valigiablu.it/caso-trentini-arresto-maduro-diplomazia-ostaggi/ -
🧵 Il caso Alberto Trentini: come l’arresto del cooperante italiano si inserisce nel sistema di potere del regime di Maduro
https://www.valigiablu.it/caso-trentini-arresto-maduro-diplomazia-ostaggi/ -
🧵 Il caso Alberto Trentini: come l’arresto del cooperante italiano si inserisce nel sistema di potere del regime di Maduro
https://www.valigiablu.it/caso-trentini-arresto-maduro-diplomazia-ostaggi/ -
#ostaggi #decisivoconflittomediorientale Il Giorno degli Ostaggi in Medio Oriente: Scambio Storico e Nuove Speranze di Pace
-
Fino a pochi giorni fa, la MeRdoni diceva che l'Italia avrebbe potuto riconoscere lo stato Palestinese solo a condizione che #Hamas avesse rilasciato gli #ostaggi.
Oggi, Hamas sta rilasciando gli ostaggi.
Coraggio, GIOGGIA.
Stiamo aspettando.
#Gaza #sapevatelo -
Fino a pochi giorni fa, la MeRdoni diceva che l'Italia avrebbe potuto riconoscere lo stato Palestinese solo a condizione che #Hamas avesse rilasciato gli #ostaggi.
Oggi, Hamas sta rilasciando gli ostaggi.
Coraggio, GIOGGIA.
Stiamo aspettando.
#Gaza #sapevatelo -
Fino a pochi giorni fa, la MeRdoni diceva che l'Italia avrebbe potuto riconoscere lo stato Palestinese solo a condizione che #Hamas avesse rilasciato gli #ostaggi.
Oggi, Hamas sta rilasciando gli ostaggi.
Coraggio, GIOGGIA.
Stiamo aspettando.
#Gaza #sapevatelo -
📰 Il sollievo dei leader europei dopo il rilascio degli ostaggi. Meloni: «Ora costruire la pace». Kallas: «Riparte la missione Ue a Rafah»
#️⃣ #ESTERI #Cessateilfuoco #CommissioneUE #Egitto #Gaza #GiorgiaMeloni #GovernoMeloni #KajaKallas #MedioOriente #Negoziatidipace #Ostaggi #Palestina #Sequestridipersona #Unioneeuropea #Openonline #News #Notizie #Italia #mastomondo
🔗 https://www.open.online/2025/10/13/israele-hamas-gaza-rilascio-ostaggi-italia-ue-piano-pace/
-
📰 Donald Trump in Israele nel giorno del rilascio degli ostaggi: «Oggi è un nuovo inizio» – Foto e video
#️⃣ #ESTERI #DonaldTrump #Foto #Gaza #Hamas #Israele #MedioOriente #Ostaggi #Palestina #Sequestridipersona #USA #Video #Openonline #News #Notizie #Italia #mastomondo
🔗 https://www.open.online/2025/10/13/donald-trump-israele-netanayhu-ostaggi-knesset-video/
-
📰 Gaza, Hamas rilascia i primi 7 ostaggi. Trump: «La guerra è finita. Lo capite?»
#️⃣ #ESTERI #Cessateilfuoco #Criminidiguerra #DonaldTrump #Gaza #Hamas #Israele #MedioOriente #Negoziatidipace #Ostaggi #Palestina #Sequestridipersona #Terrorismo #USA #Openonline #News #Notizie #Italia #mastomondo
🔗 https://www.open.online/2025/10/13/gaza-hamas-rilascio-ostaggi-elenco/
-
📰 Palestina, Israele approva il piano per gli ostaggi. In vigore il cessate il fuoco a Gaza
#️⃣ #ESTERI #BenjaminNetanyahu #Cessateilfuoco #DonaldTrump #Gaza #Hamas #Israele #MedioOriente #Negoziatidipace #Ostaggi #Palestina #USA #Openonline #News #Notizie #Italia #mastomondo
🔗 https://www.open.online/2025/10/10/guerra-israele-palestina-aggiornamenti-10-ottobre/
-
📰 L’epic fail di Greta Thunberg e Flotilla: «Crudeltà disumana sui prigionieri palestinesi». Ma in foto c’è un ostaggio israeliano
#️⃣ #ESTERI #Carcere #Gaza #GlobalSumudFlotilla #GretaThunberg #Hamas #Israele #Ostaggi #Palestina #Sequestridipersona #Socialmedia #Openonline #News #Notizie #Italia #mastomondo
-
📰 Meloni: «Il 7 Ottobre una pagina buia della storia. Sosteniamo il piano di pace di Trump»
#️⃣ #ESTERI #Cessateilfuoco #DonaldTrump #Gaza #GiorgiaMeloni #GovernoMeloni #Hamas #Israele #MedioOriente #Negoziatidipace #Ostaggi #Palestina #Sequestridipersona #Terrorismo #USA #Openonline #News #Notizie #Italia #mastomondo
🔗 https://www.open.online/2025/10/07/giorgia-meloni-7-ottobre-hamas-israele-trump/
-
📰 Gaza, oggi al via i negoziati sul piano di Trump: «Evitiamo spargimento di sangue». A Sharm il focus sugli ostaggi e i nodi ancora da sciogliere
#️⃣ #ESTERI #Criminidiguerra #DonaldTrump #Egitto #Gaza #Hamas #Israele #MedioOriente #Negoziatidipace #Ostaggi #Palestina #Sequestridipersona #Terrorismo #Openonline #News #Notizie #Italia #mastomondo
🔗 https://www.open.online/2025/10/06/gaza-israele-hamas-guerra-aggiornamenti-6-ott/
-
📰 Israele cede a Trump: sì a un primo ritiro delle truppe da Gaza. Netanyahu: «Voglio che gli ostaggi tornino per il Sukkot»
#️⃣ #ESTERI #BenjaminNetanyahu #DonaldTrump #Gaza #Hamas #Israele #Negoziatidipace #Ostaggi #Openonline #News #Notizie #Italia #mastomondo
🔗 https://www.open.online/2025/10/05/israele-hamas-piano-pace-ostaggi-aggiornamenti-5-ottobre/
-
📰 Gaza, domani iniziano i negoziati. Trump: «Bene lo stop ai bombardamenti di Israele ma Hamas si muova. Non tollero ritardi» – La diretta
#️⃣ #ESTERI #Cessateilfuoco #Egitto #Gaza #Hamas #Israele #Negoziatidipace #Ostaggi #Palestina #USA #Openonline #News #Notizie #Italia #mastomondo
🔗 https://www.open.online/2025/10/04/israele-gaza-usa-diretta-4-ottobre/
-
📰 Cita la liberazione degli ostaggi per la pace a Gaza. Il sindaco di Reggio Emilia travolto dagli insulti, strigliato pure da Francesca Albanese: «Non lo dica più» – Il video
#️⃣ #POLITICA #EmiliaRomagna #FrancescaAlbanese #Gaza #Israele #MedioOriente #Ostaggi #Palestina #ReggioEmilia #Video #Openonline #News #Notizie #Italia #mastomondo