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#udine — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #udine, aggregated by home.social.

  1. L’arcivescovo di #Udine fissa precisi limiti di orari e durata per le #campane così da limitare il rischio di contenziosi dopo diversi casi che hanno coinvolto la sua diocesi. Ma ribadisce che le scampanate vanno tutelate nel nome della tradizione. 👇
    udinetoday.it/cronaca/decreto-
    Lo scampanio liturgico è sì tutelato dal Concordato, ma ciò non implica che le chiese possano creare disturbo in orari improbabili e intensità intollerabile. Se accade i residenti possono tutelarsi.👇
    uaar.it/laicita/campane/

  2. Ostaggi dei tedeschi a Sacile

    Sacile (PN). Foto: Stefano Travasci.Fonte: Wikipedia

    [n.d.r.: quelle che seguono sono alcune pagine del diario di fra Benvenuto Grava, arrestato durante un rastrellamento tedesco a Motta di Livenza (TV) nel settembre 1944]
    Ad un tratto il convoglio si ferma e l’autocarro che conduceva me caracolla per una frenata robustissima. Al fianco nostro passa una piccola macchina mimetizzata, sulla quale, fra gli altri, siede l’ufficiale che aveva prelevato me a Motta. L’ufficiale scende e con due soldati entra verso il recinto della predetta chiesa, mentre gli altri si disperdono per i vigneti, riempiendo i loro elmetti di uva e di mele. Qualche vecchietta compare sul limite dell’orto con un piatto di uva che viene ricevuto senza tanti ringraziamenti. Dopo cinque minuti ecco comparire un prete di statura più che media, bello, liscio, rotondo, roseo, a fianco del mio autocarro. Lo saluto ed egli, inconscio della sorte che stava per toccargli, domandava, rispondeva, parlava con alcuni preti della macchina più vicina. Furono brevissime parole perché l’ufficiale lo interruppe e gli intimò di salire. Senza salutare alcuno, anch’egli si vide portare via senza sapere il perché e per quale destinazione. La macchina riprese la corsa verso S. Vito al Tagliamento.
    In queste ore di angoscia, i due signori che erano con me, Tonussi e Bertacco, dal loro parlare non dimostravano eccessiva apprensione e si facevano coraggio. Non nascondo che io ascoltavo volentieri le loro ottimistiche congetture e per qualche breve attimo mi sentivo un altro, ma poi ripiombavo in tristissime e sconvolgenti previsioni. Corri e corri, l’autocarro si fermò in piazza a S. Vito al Tagliamento e sostò per circa mezz’ora. Fui riconosciuto da qualche persona che non ardì avvicinarsi. La popolazione attonita ci guardava, ci compassionava, ma passava al largo. I soldati, almeno in parte, scesero ed entrarono presso i fruttivendoli dove pagando si portarono via ogni ben di Dio. I trenta minuti passarono. Nel frattempo mi ricordai del caro Santuario di Madonna di Rosa, del superiore e dei religiosi che colà si trovavano. Mi preoccupò fortemente il timore che, passando di là, non succedesse ciò che era successo a me a Motta.
    Costruivo la scena prima che avvenisse. Ripartimmo.
    Appena fuori porta Udine, l’autocarro, invece di proseguire dritto, girò immediatamente a sinistra, infilando la strada per Casarsa. Un nuovo e immenso polverone ci coperse del tutto, e il mio abito, da qualche giorno lavato e stirato, non ebbe più colore. Giunti a Casarsa, un po’ lentamente attraversammo il passaggio a livello, ripiegammo a sinistra sulla strada nazionale Pontebbana e via per Pordenone. Ebbi un momento di sollievo (se una circostanza simile poteva sollevare), ed allora dissi a me stesso: non a Udine, ma a Sacile. Se sulle altre strade l’autocarro correva molto, qui era diventato addirittura un bolide. Via via raggiungemmo e sorpassammo Pordenone, ed ecco Sacile. Lungo il percorso di circa 60 km la colonna dei cinque autocarri si era un po’ spezzata di modo che a un certo momento ci fecero fermare aspettando che il complesso di macchine si ricomponesse. A colonna riunita, tutti i civili e sacerdoti (e in quel momento ne scoprii più di quanti immaginassi) fummo fatti scendere per essere riuniti in due soli autocarri, sui quali ripigliammo la corsa per un paio di minuti. Quindi a destinazione… Dietro ordine preciso tutti scendemmo, ci sistemarono per quattro e ci fecero entrare per il portone di una caserma che, da quanto seppi dopo, era la sede del distretto militare di Sacile. Nel primo cortile fummo disposti a due a due, in due complessi, l’uno di fronte all’altro. Eravamo un misto di civili e preti in attesa. Dinnanzi a noi alcune guardie di finanza italiane, che ci guardavano ma non battevano ciglio: un tenente, un maresciallo e parecchi soldati tedeschi, armatissimi.
    Da ricordare che i nostri rastrellatori erano scomparsi ancor sulla strada. Quell’ambiente, quelle facce nuove, quelle disposizioni, la chiusura fragorosa del portone d’ingresso, produssero in ciascuno di noi un nuovo momento di terrore. Furono scelti quattro individui da Oderzo e portati verso il muro di fronte a noi. Siccome pareva fossero indiziati per partigiani, una manovra simile provocò nelle nostre menti le più nere previsioni: fucilazione immediata? come esempio per tutti? I quattro scoppiarono in pianto e si adattarono. Dopo qualche minuto furono accompagnati in una stanza da soli.
    Tutti noi poi fummo divisi in due gruppi di uguale numero. Il primo composto di 20 individui qualificati per sacerdoti, religiosi, medici, farmacisti, avvocati e grandi commercianti. Il secondo di gente non altrettanto qualificata. Alla prima compagnia appartenni anch’io. I primi furono avviati immediatamente ad una camerata a trenta metri dal corpo di guardia. I secondi in una camerata poco distante da noi, ma completamente separata. Entrammo accompagnati da un maresciallo e da alcune sentinelle. L’ambiente avrà avuto lo spazio di circa sette metri per quattro, altezza tre e cinquanta. Tre finestre grandi, alle quali non si arrivava se non salendo su un tavolone. Pavimento di cemento. Una tavola appoggiata alla parete. Un po’ di paglia per terra, due sgabelli tipo corpo di guardia. Era tutto. Ci guardammo in faccia. Ognuno lentamente, nella strettezza del luogo, in una specie di tranquillità, giacché eravamo completamente soli, incominciò la strana storia della propria cattura. In tutti c’era la medesima persuasione che si trattasse di qualche giorno e non di più. Dai primi contatti verbali con Mons. Visintin, abate di Oderzo, si comincia a capire qualche cosa della nostra posizione in questa circostanza: ostaggi! Possibile! Che centriamo?! Quel vocabolo “ostaggi” divenne fortemente indicativo, tanto che per qualche giorno occupò la mente di ognuno e divenne l’unico oggetto dei discorsi.
    Ostaggi! Intanto, con un certo impegno, ognuno dispose la propria paglia abbozzando la propria cuccia. Di fronte a me il Comm. Levada, avvocato di Oderzo <158. Assestati alla meno peggio, ci accorgemmo di essere tutti bianchi per la polvere; ci sedemmo sulla paglia a commentare la situazione. Mancavano spazzole, non c’erano pettini. E i servizi? E per lavarsi? Avevamo estremo bisogno di lavarci ma… e il sapone? E più che tutto i servizi? Rilievi che affioravano subito, tanto più che si trattava di persone distinte.
    Dopo mezz’ora la porta si aprì e la sentinella con voce un po’ bonaria disse: – – Gabinetto? Volere gabinetto? Tutti rispondemmo in coro un sì interessato e prolungato. – Avanti gabinetto, riprese il soldato. Questo luogo tanto importante era vicinissimo alla nostra stanza; aveva un rubinetto di acqua potabile, due water chiusi da porte che sotto lasciavano uno spazio libero di almeno 20 centimetri per facilitare il lavaggio dell’ambiente. Alle due pareti d’entrata due orinatoi per parte. Tutto questo rose e fiori. Ma l’interessante ero lo stato in cui si presentavano questi angoli così necessari. Erano tanto sudici che non si sapeva dove posare i piedi. Un orrore! Un odore pestifero!
    Lo si fece capire e il giorno dopo venne sufficientemente rimediato. Intanto, con la scusa del gabinetto e della pulizia, abbiamo avuto una parvenza di libertà per circa tre quarti d’ora; però sempre nel corridoio.
    Nel frattempo si avvicinarono qualche soldato italiano di finanza, qualche maresciallo di detta caserma, i quali, per l’assenza del comandante tedesco, in presenza delle guardie si sono intrattenuti con noi, si fecero conoscere, ci promisero qualche favore e ci imbottirono di buone parole: un giorno, due giorni, poi tutti a casa. Interrogatorio semplice, visita dei documenti, poi… libertà. – Hanno sempre fatto così, altrettanto faranno con voi, non dubitate, non preoccupatevi -. Di costoro che si avvicinavano furtivamente tengo a mente un maresciallo piccolo che aveva tanta cordialità ma, per una certa frequenza con noi, per il suo continuo rovescio di buone parole, passò sulla bocca di tutti per un chiacchierone e non più. A me però diede una coperta e un po’ di pane bianco, dato che mi feci conoscere per malato. Per questo gli serbai e gli serbo tanta gratitudine. Un altro brigadiere di finanza mi fece un’ottima impressione, e così un soldato di Mogliano Veneto che mi comprò un po’ di uva. Terminata l’operazione pulizia, fummo pregati di rientrare nella nostra stanza.
    Che senso vedere tante persone distinte, tanti sacerdoti guardati e seguiti dalle guardie armate! Che senso sentir chiudere il catenaccio della porta, veder scendere la luce dall’alto! Dio mio! Erano le ore 20 circa e… la cena? Non si mangia? Nessuno aveva portato con sé qualche cosa che avesse potuto supplire almeno per la prima sera; anzi, qualcuno non aveva assaggiato nulla tutto il giorno. L’affare si faceva serio. Dopo un po’ si chiamò la guardia che venne subito e gli si chiese se avessero pensato qualche cosa per noi in quella sera. La sua risposta fu: “Langsam, aine moment.” Richiuse… e tutti: “Speriamo!” Tra il difficile convincersi della nuova situazione drammatica, tra i ragionamenti che ancora parevano insulsi, quindi senza costrutto, tra un sospiro e l’altro, si fece buio. Venne accesa la lampada di mezzo ma… la fame batteva. Anche la stanchezza era enorme, però non accasciante, almeno per quella sera, giacché la novità del fatto aveva caricato ognuno di un tale nervosismo che non permetteva neppure agli organi materiali di ricercare un po’ di riposo. Ad un tratto Mons. Visintin, dal suo angolo particolare, alzò la voce e chiese per cortesia un po’ di silenzio. Tutti tacquero e si volsero automaticamente verso di lui. L’ho ancora presente. Un omone grande e grosso, sebbene non grossissimo, reso voluminoso dalla veste talare, dalle braccia alzate e tese in avanti in atto di ottenere attenzione. – Sentite, sentite, – disse, – noi qui, ringraziando Iddio, ci conosciamo tutti o quasi tutti. Certamente siamo tutti cristiani e spero anche praticanti. A quest’ora circa, ogni sera, noi eravamo nelle nostre case accanto ai nostri cari e, giova crederlo, nella maggioranza delle nostre famiglie si recitava il S. Rosario. Per questo voglio dirvi la mia proposta. Sentite, sentite! Vi dispiacerebbe che noi per quel po’ di sere che ci tengono qui in prigione, lontano dai nostri cari, recitassimo a quest’ora il Rosario in onore della Madonna perché nella sua materna bontà si degni di venirci in aiuto in un momento tanto difficile? – Tutti risposero un sì interessato ma spontaneo e caloroso. – Ed allora, riprese Mons. Visintin, non perdiamo il tempo e, fin da questa sera, accaparriamoci il materno aiuto della Madonna con la recita del Rosario. – Deus in auditorium meum intende. – Domine…
    Chi aveva la corona in tasca la estrasse, chi non l’aveva pregò lo stesso. Tutti in quel quartino d’ora mantennero un comportamento edificante e non solo in quella sera ma anche nelle altre. La maggioranza in piedi, qualche sacerdote in ginocchio, tutti rispondevano con accorata fiducia. Da tenere presente che Monsignore da uomo pratico com’era, per non stancare troppo i detenuti, diceva 7 o 8 Ave Maria per ogni decina. Terminato il Rosario, un De Profundis per le anime purganti e una Salve Regina per i nostri cari e per quelli che si interessavano di noi. La recita di quella preghiera serale in quell’oscurità, sotto l’incubo dei pensieri più tristi, al termine di una giornata tra le più strane e penose della vita di ognuno, sembrava l’espressione di una fede illuminata che tutti avevano ma che non tutti, fino ad allora, sentivano ugualmente. Occhi fissi, visi preoccupati, sospiri prolungati!
    Per tutti, mai come in quella sera e durante quel Santo Rosario, le relazioni con i propri congiunti lontani sono state più affettuose e più strette. Mai nella fantasia di ognuno era apparsa tanto bella e adorabile la propria casa, mai tanto preziosi i propri figlioli, tanto bella e buona la propria moglie! Terminata la preghiera tornò alla ribalta il pensiero del mangiare e più che il pensiero del mangiare, la fame. Tutti si chiedevano se per la prima sera i nostri nuovi padroni non avessero voluto farci assaggiare la loro bontà e generosità.
    Ore 21. Poi le 21 e 30! Insomma si pensava che non ci fosse altro da fare che adagiarsi sulla paglia, calmi e più o meno placidi. Era caldo, zanzare in numero infinito, che i tedeschi chiamavano sthucas o moschitos. Alle 22 il catenaccio della stanza ruppe stranamente il silenzio; si aprì la porta, entrarono due soldati portando una marmitta: era la cena. Il cuoco era austriaco, sui quarant’anni, tipo assai buffo, il quale sapeva qualche cosa di italiano. Gli piaceva molto il vino e le sigarette, ma più il vino. Era grasso, con un faccione da scena, con due occhietti piccoli ma vivi. Piatti, scodelle, cucchiai?… In tutto quattro o cinque coperchi di gavette con neanche altrettanti cucchiai. Ci apprestammo a servirci per turno, si capisce, senza possibilità di lavare l’un per l’altro queste lussuose posate e stoviglie. Così si vide sorseggiare un po’ di brodo Mons. Visintin e tutti gli altri. Però per la prima sera e forse per ripagarci degli spaventi avuti e dell’ora tarda ci diedero anche una buona porzione di carne, un po’ dura, ma carne. Alla distribuzione erano presenti le sentinelle. Grazie a Dio per quella sera nessuno sarebbe più morto di fame.
    Fatta una fumata – chi aveva sigari, chi sigarette – si affievolì la conversazione che momentaneamente si era riaccesa. Uno dei più alti fra gli ostaggi abbrunò la luce e definitivamente ci coricammo sulla paglia preziosa. Ogni tanto affiorava qualche lamento, qualche ricordo, qualche espressione di timore dalle labbra di qualcuno. Vennero le 23, le 24, l’una , le due, … ma di oltre venti persone, una sola riuscì a dormire veramente sodo, il Dott. Sordoni di Oderzo, il quale ad un certo momento cominciò a russare e non la smise, con l’invidia di tutti, fino al mattino. Il Cav. Segati di Ponte di Piave iniziò la serie delle sue notti disteso sul tavolone di mezzo con la valigia per cuscino.
    16 settembre [1944]
    Due novità inattese ci scombussolarono buonora. In Sacile era stato arrestato un capo partigiano, già maresciallo della medesima caserma. L’indomani in piazza, davanti a tutta la popolazione, doveva venire impiccato. Lascio immaginare l’impressione che fece in tutti noi, detenuti come ostaggi, tale notizia antelucana! I tristi presentimenti della sera precedente furono confermati. E qui in quest’occasione bisognerebbe che io descrivessi il pessimismo ad oltranza e contagioso dimostrato dai dottori Pellegrini e Sordoni. Qualche cosa di inaudito, di indicibile, di disastroso addirittura… La seconda novità, amara, specie per noi sacerdoti: la privazione della S. Messa e della Comunione. Mons. Visintin aveva chiesto al Comandante di poter celebrare ma aveva avuto per risposta che Dio è dappertutto perciò non era necessario. Nove sacerdoti e un chierico, Don Matteo Visintin, nipote del Monsignore, e tanta buona gente priva di messa e di comunione! Quanto dolore in tutti! Che delusione! – Tenteremo di nuovo, disse Mons. Visintin. Chiese rapporto col comandante una volta, più volte, ma nonostante le buone parole di un maresciallo e di alcuni subalterni, Mons. Visintin non venne mai ricevuto. Pazienza! Sabato 16 settembre, prima giornata di prigione. Con questa novità eravamo tutti storditi ed amareggiati all’estremo! Si pensava per lo meno che da un momento all’altro ci avessero chiamati per presentare i documenti e per venire interrogati… chissà su che cosa… ma nulla. Qualche soldato vedendo la nostra pena ci diceva: “oggi, domani, casa tutti”. Qualche altro: “fra due, tre giorni vi libereremo tutti”. Qualche altro ancora: “forse vi condurranno a Vittorio Veneto per essere interrogati”. – A piedi? – “Eh sì, a piedi!” Ogni tanto, oltre che nella mente di ognuno, affiorava anche nei discorsi l’argomento del disgraziato partigiano che all’indomani doveva venire impiccato. Qualcuno ripeteva: “che bella domenica domani! Forse faranno assistere anche noi a tale operazione. Mio Dio, che spavento!”. Inaspettatamente ci capitò in prigione Mons. Sandro, Arciprete di Motta di Livenza, con P. Paolino Visentin, mio Vicario nel Convento di Motta di Livenza. Entrarono di nascosto o in che forma non lo so. So solo che con loro non scambiai neppure dieci parole ed erano già usciti. Perché? Persuasione di tutti: temevano di subire la nostra medesima sorte. All’una ci viene portato un po’ di brodo con un bel pezzo di formaggio grana. Alcuni chiesero, e fu permesso, che venisse loro portato del pane e del vino. In mattinata furono iniziate le visite dei famigliari dei detenuti. Si incominciò a parlare con loro da quella finestra che, come dissi, per raggiungerla era necessario salire sul tavolone di mezzo e ancora su una seggiola. Più di uno però lo fece con profitto. Per quel mezzo si ebbero le prime impressioni di ciò che potessero pensare le nostre famiglie e i nostri paesi della nostra situazione.
    [NOTA]
    158 L’avvocato Aurelio Girardini, nell’annuario del martirio del patriota Giovanni, incaricò proprio l’avvocato opitergino Antonio Levada di tenere il discorso durante l’inaugurazione della lapide in memoria del figlio, che è tutt’oggi affissa sulla parete della villa in viale Madonna. Il discorso è stato poi stampato in un libretto a cura della famiglia. Alcune copie sono conservate nell’Archivio Aurelio Girardini a Motta di Livenza (Tv).
    Davide Drusian, Il diario di fra Benvenuto Grava e altre testimonianze inedite sull’occupazione nazifascista a Motta di Livenza (TV), Tesi di laurea, Università Ca’ Foscari – Venezia, Anno Accademico 2021-2022

    #16 #1944 #arresti #BenvenutoGrava #civili #DavideDrusian #fascisti #fra #MottaDiLivenzaTV #ostaggi #partigiani #Pordenone #rastrellamenti #religiosi #sacerdoti #SacilePN #settembre #tedeschi #Udine
  3. A cloudy, or rather foggy, morning at #Udine 🇮🇹 in December 2000, almost 25 years ago: an #FS Class E.444R “Tartaruga” (🐢) electric will soon depart with a southbound #Trenitalia #InterCity in tow.

  4. 📅 Rio Abierto – LA CREATIVITA’ AMOREVOLE: trovare l’equilibrio in amore vibrando verso l’espressione creativa
    Flavia e Piergiorgio ci accompagneranno con le tecniche del metodo Rio Abierto, dal quarto al quinto chakra, attraverso movimento, rilassamento, uso della voce, esercizi creativi, espressione d…

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    #bio #comunità #danza #ecologia #friuli #GaiaTerra #relazioni #RioAbierto #terapia #udine #vegan

  5. 📅 Danza terapia e 5 elementi
    Gaia Terra vi invita a 4 stupende giornate dedicate alla scoperta e approfondimento della danzaterapia, una pratica di movimento rigenerativo e attenzione spirituale.   Biografia Elena è DanzaMovimentoTerapeuta, insegnante di Danza Contempo…

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    #5Elementi #balli #bio #comunità #CrescitaPersona #danza #ecologia #ecovillaggio #feldenkrais #friuli #Km0 #permacultura #relazioni #terapia #udine #vegan

  6. A snapshot taken at #Udine 🇮🇹, I think, from the open window of the northbound #Romulus while travelling from #Rome to #Vienna in August 1985: pictured here is the driving trailer (cab-car) of an #FS regional train, operating in push-pull mode. On the right: a railcar of the Udine - Cividale Railway.

  7. 📅 Open day
    Domenica 25 maggio l’ecovillaggio Gaia Terra e la sua comunità aprono le porte ad incontri, scambi e racconti! Dalle ore 10.00 alle ore 17.00 sarà possibile visitare e conoscere questo progetto che avrà appena compiuto 7 anni! nonchè chiaccherare e interagire con le persone che vivono questa realtà, residenti e…

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  8. 📅 Gaia Camp 2025
    Se sei alla ricerca di un’esperienza indimenticabile immersa nella natura e desideri conoscere da vicino uno stile di vita sostenibile e rispettoso dell’ambiente, Gaia Camp è l’opzione perfetta per te. Durante questo campo estivo avrai l’opportunità di visi…

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    #acroyoga #bio #bioedilizia #comunità #ContactImprovisation #CrescitaPersonale #ecovillaggi #friuli #GaiaTerra #km0 #orto #permacultura #udine #vegan

  9. 🤗 “DIECI E LODE” è un'esperienza aperta a tutti: dieci giorni di #condivisione, #riflessione e #scoperta all’interno della nostra #comunità nell'#ecovillaggio @gaiaterra vicino #Udine (#FVG).

    ☀️ Potrai partecipare anche solo per un giorno, ma il tuo contributo sarà sempre prezioso.

    🦋 Ti aspettano #volontariato, #visite guidate, #laboratori, momenti di #incontro e nuove #connessioni. Che tu sia esperto, curioso o alle prime armi, sei il benvenuto.

    🐞 Unisciti a noi, ti aspettiamo!

  10. 🤗 “DIECI E LODE” è un'esperienza aperta a tutti: dieci giorni di #condivisione, #riflessione e #scoperta all’interno della nostra #comunità nell'#ecovillaggio @gaiaterra vicino #Udine (#FVG).

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  11. 🤗 “DIECI E LODE” is an experience open to everyone: ten days of #sharing, #reflection, and #discovery within our #community at the @gaiaterra ecovillage near #Udine (#Italy).

    ☀️ You can join us even for just one day—your presence will always be valuable.

    🦋 Get ready for #volunteering, #guidedtours, #workshops, moments of #connection, and new #friendships. Whether you’re experienced, curious, or just starting out, you’re welcome.

    🐞 Come join us—we can’t wait to meet you!

  12. 📅 Masterclass in Cibo crudista ed erbe spontanee con Iryna Yalovenko
    🌸✨ Sabato 24 maggio dalle ore 15:00 alle 19.00, unisciti a noi per un masterclass di cucina crudista indimenticabile presso l’incantevole ecovillaggio Gaia Ter…

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  13. 📅 Masterclass: cibo crudista con erbe spontanee
    🌿✨ Domenica 27 aprile, unisciti a noi per un’esperienza unica al masterclass di cibo crudista con erbe selvatiche presso l’incantevole ecovillaggio Gaia Terra, vicino a Codroipo! 🌼 Inizieremo a…

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  14. 📅 Andar per erbe con Tea
    Ti aspetta una meravigliosa passeggiata in natura in compagnia di Tea, esperta erborista, che ti guiderà alla scoperta di piante straordinarie e dei segreti che nascondono. Durante l’escursione avrai la possibilità…

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  15. Die beiden Regionalzug-Paare zwischen #Udine/#Trieste 🇮🇹 und #Ljubljana 🇸🇮 werden schon seit paar Jahren in Villa #Opicina gebrochen. Die Züge verkehren zwar durchgehend mit der gleichen Nummer, aber ein Umstieg ist notwendig.

    Neu ist aber, dass im italienischen Abschnitt statt den CAF-Triebwagen nun erstmals seit Ewigkeiten auch wieder TI-Wendezüge nach Opicina kommen. Dadurch wird der internationale Verkehr zwar nicht unbedingt komfortabler, dafür aber bunter.

  16. 📅 AcroBreath 4
    Sarà un weekend di cura e rigenerazione, introspezione e connessione: per scoprire pratiche di ricarica e divertimento, tra leggerezza e profondità 🪶 Unico prerequisito: portare la versione più raggiante di te ☀️ – 4 Wo…

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  17. 📅 L’Arte di Vivere Giocosamente: Un Invito a Percorrere il Sentiero Giocoso
    Stai cercando di scappare dal circolo vizioso del “lavoro, lavoro, lavoro”? Vuoi esplorare la vita in comunità o in un eco-villaggio, ma non sai da dove cominciare? Questo workshop è per te! Unisciti a noi per: Un reset mentale che…

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    #bio #comunità #CrescitaPersonale #ecologia #ecovillaggio #friuli #GaiaTerra #gioco #teatro #udine #vegan #workshop

  18. 📅 Compleanno Debora di Gaia Terra
    Vi invito al mio compleanno! Accoglienza dalle 18, cena biologica vegana alle 19 e poi giochi!! Anche quest’anno vi chiedo di non portare regali, ma piuttosto del cibo da condividere per cena, meglio se fatto in casa, vegano e soprattutto senza imb…

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    #celebrazione #compleanno #comunità #DeboraSbaiz #ecologico #ecovillaggio #festa #flambruzzo #friuli #GaiaTerra #Km0 #rivignano #udine #vegan

  19. 📅 AL CENTRO DEL CERCHIO – Un’opportunità per sperimentare lo ZEGG FORUM
    Lo ZEGG FORUM, sviluppato nella comunità intenzionale ed ecovillaggio tedesco ZEGG, è uno strumento che crea e sostiene trasparenza e fiducia nei processi personali, relaz…

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    #biologico #community #comunità #CrescitaPersonale #ecovillaggio #facilitazione #FriuliVeneziaGiulia #fvg #GaiaTerra #rivignano #udine #vegan #VitaComunitaria #ZegForum

  20. 📅 AcroBreath³ : Natural Re-generation
    🌬️AcroBreath³: Natural Re-generation 🌱 è un weekend entusiasmante di acroyoga e respirazione, di danze e giochi, potenziato da bagni freddi e arricchito dall’atmosfera frizzante della vita comunitaria e dalla condivisione. Tutto il resto è sorpresa e m…

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    #AcroBreath #acroyoga #comunità #CrescitaPersonale #ecovilaggi #FriuliVeneziaGiulia #fvg #meditazione #respirazione #rivignano #udine

  21. 📅 Somatica della contact improvisation
    Mercoledì 30 ottobre, una serata per scoprire la contact improvisation o per ritrovarsi per chi già la pratica, riunirsi e danzare assieme 🌟 È un’occasione per (ri)trovarsi e (ri)conoscersi Chi lo desidera può venire a cena – ad offerta libera…

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    #ballo #CI #community #comunità #connessione #ContactImprovisation #danza #ecovillaggio #flambruzzo #GaiaTerra #jam #MicheleMarchesani #udine

  22. 📅 Somatica della contact improvisation
    Mercoledì 30 ottobre, una serata per scoprire la contact improvisation o per ritrovarsi per chi già la pratica, riunirsi e danzare assieme 🌟 È un’occasione per (ri)trovarsi e (ri)conoscersi Chi lo desidera può venire a cena – ad offerta libera…

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  23. 📅 Buon compleanno Gaia Terra
    Gaia Terra compie 7 anni!! 🙂 Siamo felici di condividere questo anniversario con quante/i avranno piacere di esserci! Sarà un tempo di celebrazione, compagnia, musica, danze, giochi e condivisioni. L’ecovillaggio proporr…

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    #anniversario #biologico #celebrazione #CommunityLife #compleanno #comunità #danza #ecovilaggi #GaiaTerra #giochi #km0 #musica #organic #rivignano #spiritualità #udine #vegan

  24. Ohne Genehmigung: #Italien holt Löschwasser

    Seit Tagen tobt ein #Waldbrand auf dem Berg #Cimadors in der Provinz #Udine. Fast 300 Hektar wurden zerstört, so der friulanische Zivilschutz, der bei der #Brandbekämpfung mittlerweile #Kärnten um Unterstützung bat. Allerdings waren schon am Dienstagvormittag – ohne Vorwarnung – zwei #Löschflugzeuge aus Italien am #Weißensee, um Wasser zu holen.

    kaernten.orf.at/stories/327154

    #Klimakrise

  25. 🌍 EVENTI & Libri
    "Africa contesa" di Enzo Nucci
    La risposta del continente all'assalto delle superpotenze.
    Umberto Marin, pres. di #Time4Africa animatore della Biblioteca dell'Africa dialogherà con l'autore.
    Venerdì 21 giugno 2024 // ore 18:00, #Udine #FVG

  26. Are you interested in #musicalAcoustics? An advanced course in "#PHYSICS OF MUSICAL INSTRUMENTS APPLIED TO INSTRUMENT MAKING" will be held at #CISM • INTERNATIONAL CENTRE FOR MECHANICAL SCIENCES in #Udine (#Italy), from the 27th to the 31st of May! #YAN #events #acoustics

    cism.it/en/activities/courses/

  27. Le arti in Friuli nel Settecento, tra Gorizia e Udine, sono protagoniste di una mostra al Castello di Udine e al Palazzo Attems Petzenstein di Gorizia: una terra di importanti artisti che guardavano sia a Venezia sia all’impero asburgico. Fino al 7 aprile 2024.
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    📸 finestresullarte.info/mostre/a
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    #friuli #barocco #gorizia #udine #attems #petzenstein #venezia #mostra #asburgo #elzevirista #art

  28. 🪗 Qui a Gaia si #danza assai! Recentemente si è tenuto un altro Gaia Folk Fest e le emozioni sono state intense, ecco qualche scorcio!

    🔥 Per chi si è perso la #festa non si disperi, è in arrivo il Capodanno Gaiaterrestre e tanti altri eventi!

    📅 progettogaiaterra.com/eventi/

    #balfolk #musicaldalvivo #gaia #fisarmonica #armonia #leggeri #happiness #fvg #fvglife #cosafareaudine #udine #pordenone #trieste
    #eventifvg #cosafareapordenone #gorizia