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#centrisociali — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #centrisociali, aggregated by home.social.

  1. Centri sociali spazi di vita

    Parco Mitilini Moneta Stefanini, lunedì 16 marzo alle ore 18:15 CET

    Lunedì 16/03 alle 18.15 al Parco Resistente del Pilastro ci troviamo per un incontro su centri sociali, spazi di vita e forme di socialità sottratte al consumismo.

    Attraverso “Novanta” di Valerio Mattioli, “Bologna Novanta” di Nicola Donadio e “Rave was there for me to sleep” a cura di Martin Picciolo, attraverseremo tre opere diverse ma profondamente legate tra loro: tre sguardi che riportano al centro la memoria dei centri sociali, la loro forza creativa, la capacità di produrre cultura, linguaggi, immaginari e possibilità di vita collettiva.

    A renderlo ancora più importante sarà la presenza dei tre autori in dialogo tra loro e con il Comitato MuBasta, in un confronto aperto su cosa abbiano rappresentato e cosa possano ancora rappresentare oggi gli spazi autogestiti.

    Portare questo incontro al Parco Resistente del Pilastro non è casuale: significa riconoscere e affermare questo luogo come spazio di conflitto, autogestione e socialità, uno spazio vivo da abitare, difendere e trasformare insieme.

    Ci vediamo al parco.
    16/03 — ore 18.15
    Parco Resistente, Pilastro
    *(Parco Mitilini-Moneta-Stefanini)*

    Comitato MuBasta + Solidalx

    balotta.org/event/centri-socia

  2. Napoli: Solidali con chi lotta e costruisce solidarietà
    Oggi (14 febbraio ndr) abbiamo partecipato a una bellissima manifestazione a difesa degli spazi sociali minacciati dalle forze governative locali e nazionali.

    Una grave restrizione al respiro che molte realtà stanno dando in tutto il paese, al mutuo sostegno
    umanitanova.org/napoli-solidal
    #SenzaCategoria #CentriSociali #Napoli #occupazioni #repressione #SpaziOccupati #SpaziSociali

  3. Napoli: Solidali con chi lotta e costruisce solidarietà
    Oggi (14 febbraio ndr) abbiamo partecipato a una bellissima manifestazione a difesa degli spazi sociali minacciati dalle forze governative locali e nazionali.

    Una grave restrizione al respiro che molte realtà stanno dando in tutto il paese, al mutuo sostegno
    umanitanova.org/napoli-solidal
    #SenzaCategoria #CentriSociali #Napoli #occupazioni #repressione #SpaziOccupati #SpaziSociali

  4. Napoli: Solidali con chi lotta e costruisce solidarietà
    Oggi (14 febbraio ndr) abbiamo partecipato a una bellissima manifestazione a difesa degli spazi sociali minacciati dalle forze governative locali e nazionali.

    Una grave restrizione al respiro che molte realtà stanno dando in tutto il paese, al mutuo sostegno
    umanitanova.org/napoli-solidal
    #SenzaCategoria #CentriSociali #Napoli #occupazioni #repressione #SpaziOccupati #SpaziSociali

  5. Il cerchio e la saetta

    ExCentrale, venerdì 24 ottobre alle ore 18:30 CEST

    Il cerchio e la saetta

    un libro di Fabrizio C.

    L’esperienza dei centri sociali è definitivamente conclusa, o ha ancora qualcosa da dire al presente? Le elaborazioni e le lotte degli anni Ottanta e Novanta parlano ancora all’oggi? E ancora: quali furono i percorsi che portarono al politicizzarsi di una generazione di militanti? Quali erano i desideri di quelle ragazze e di quei ragazzi, di quelle donne e di quegli uomini?

    Ne parlano l'Archivio storico dei Movimenti Via Avesella, Centro di documentazione Lo russo-Giuliani e l'autore Fabrizio C.

    Il cerchio e la saetta. Storie dai centri sociali romani (Fandango, 2025)

    Il cerchio e la saetta racconta la lunga stagione delle occupazioni degli spazi sociali a Roma, dagli anni Ottanta a oggi, attraverso le voci di chi l'ha vissuta. Fabrizio C., militante del CSOA La Torre, intreccia testimonianze, documenti e memoria collettiva per restituire il significato politico, sociale e culturale di questi luoghi di resistenza e creatività, riflettendo sui cambiamenti nelle forme di repressione e nei desideri delle generazioni attive nei movimenti.

    balotta.org/event/il-cerchio-e

  6. Il cerchio e la saetta

    ExCentrale, venerdì 24 ottobre alle ore 18:30 CEST

    Il cerchio e la saetta

    un libro di Fabrizio C.

    L’esperienza dei centri sociali è definitivamente conclusa, o ha ancora qualcosa da dire al presente? Le elaborazioni e le lotte degli anni Ottanta e Novanta parlano ancora all’oggi? E ancora: quali furono i percorsi che portarono al politicizzarsi di una generazione di militanti? Quali erano i desideri di quelle ragazze e di quei ragazzi, di quelle donne e di quegli uomini?

    Ne parlano l'Archivio storico dei Movimenti Via Avesella, Centro di documentazione Lo russo-Giuliani e l'autore Fabrizio C.

    Il cerchio e la saetta. Storie dai centri sociali romani (Fandango, 2025)

    Il cerchio e la saetta racconta la lunga stagione delle occupazioni degli spazi sociali a Roma, dagli anni Ottanta a oggi, attraverso le voci di chi l'ha vissuta. Fabrizio C., militante del CSOA La Torre, intreccia testimonianze, documenti e memoria collettiva per restituire il significato politico, sociale e culturale di questi luoghi di resistenza e creatività, riflettendo sui cambiamenti nelle forme di repressione e nei desideri delle generazioni attive nei movimenti.

    balotta.org/event/il-cerchio-e

  7. Contro la città dei padroni - Casa, solidarietà, accoglienza, autogestione

    Sabato 6 settembre, dalle 12:00, presso Piazza Duca d'Aosta, Milano, piazza Duca d'Aosta

    Contro la città dei padroni. Casa, solidarietà, accoglienza, autogestione.

    Le lotte vive scendono in piazza.
    Corteo H12 da Piazza Duca d’Aosta a Porta Venezia

    Sabato 6 Settembre scenderemo in piazza contro lo sgombero del Leoncavallo per rivendicare lo strumento dell’occupazione e perché crediamo che difendere la memoria militante del Leoncavallo significhi difendere gli spazi e le lotte di oggi.

    L’appuntamento delle 14 a Porta Venezia non può essere sufficiente. Come lotte vive di questa città, vogliamo puntare il dito CONTRO LA CITTÀ DEI PADRONI. Contro la loro arroganza, la loro violenza liberticida, la loro sete di potere e denaro.
    Vogliamo dimostrare che Milano non è tutta come vorrebbero loro: una città grigia di cemento, acciaio e vetro, su misura di ricco. La Milano che chiamiamo in piazza è viva, colorata e moltitudinaria. La Milano degli Spazi Sociali, una Milano capace di dire a gran voce e senza timore: “Questa città di chi pensi che sia?”

    Occupare spazio nella città di Milano è di vitale importanza, di fronte a un modello di città sempre più escludente, trasformata da decenni di violenza speculativa e rincaro degli affitti, di grandi eventi e ora accelerato dalle prossime Olimpiadi invernali. Di fronte all’uso delle zone rosse, dei CPR, dei rimpatri, dello sfruttamento per espellere a colpi di profilazione e classismo le persone razzializzate e marginalizzare.

    Occupiamo spazio per evidenziare le responsabilità del governo Meloni, oltre che della Giunta Sala e di tutte le Giunte del Mattone, un governo che muove un attacco frontale contro le essenziali esperienze di lotta sociale e autonoma, unico soggetto reale in grado di proporre un’alternativa concreta a un mondo fatto di sopraffazione e soprusi.

    Occupiamo spazio, allora, per fermare la violenza della Destra, della Guerra, del Colonialismo, del liberismo estrattivista che in tutto il mondo incontrano fronti di Resistenza.

    Occupiamo spazio per lottare per il diritto alla casa, davanti ad affitti insostenibili e abitazioni prive di dignità. Per denunciare chi ha svenduto le case popolari, dall’alto della sua poltrona a Regione Lombardia o in MM, e non ha intenzione di assegnare quelle esistenti.
    Occupiamo spazio contro il “Modello Milano” della giunta Sala e delle giunte precedenti, che porta avanti la speculazione e la rendita trainato da tangenti e bustarelle.

    Occupiamo spazio contro la militarizzazione delle nostre città, e contro un governo che vuole gestire i bisogni sociali con la repressione ed il DL Sicurezza, criminalizzando chi rivendica diritti e lotta per una vita degna per tutt3.

    Occupiamo spazio per socializzare stare insieme e praticare sport, senza dover sempre spendere soldi, senza essere serviti e servire, ma costruendo comunità autogestite, dove chiunque si possa mettere in gioco, dare una mano o ricevere aiuto.

    Occupiamo per sottrarre spazio e soldi ai padroni della Città, che lucrano sugli affitti brevi e privatizzano la Città Pubblica, contribuendo alla metropoli vetrina del turismo di lusso e della rendita.

    Occupiamo spazio autonomo da partiti e da poteri che alimentano, invece di combattere, lo sfruttamento, il razzismo, la violenza di genere e la trasformazione dei nostri territori in merce da cui escluderci.

    Occupiamo spazio per parlare di lotta anticoloniale, in tutte le lingue in cui vogliamo farlo.

    Occupiamo spazio per organizzare la solidarietà attiva alle resistenze del mondo, a partire dalle lotte per la liberazione della Palestina: finche la Palestina non sarà libera, nessun@ lo sarà.

    Occupiamo spazio per ballare, ma sopratutto vivere ed esistere senza essere molestat3, drogat3, stuprat3.

    Occupiamo spazio con i nostri corpi per ripartire dal desiderio, feroce e inarrestabile, per immaginare l’inimmaginabile e rovesciare tutto.

    Occupiamo il presente che ci vogliono sottrarre, per determinare il nostro futuro nel segno della solidarietà e dell’accoglienza, del mutuo aiuto e della comunità.

    Occupiamo contro la città dei padroni.
    Occupiamo per costruire una città diversa, una alternativa reale; occupiamo affinché tutt3 possano vivere bene.

    Qui siamo e qui restiamo.
    Spazi sociali occupati e di alternativa culturale

    #CentriSociali #autogestione #AlternativaCulturale #accoglienza #Corteo #solidarietà #OccupiamoLaCittà #LottaDalBasso #DirittoAllaCittà #DirittoAllAbitare

  8. su autoproduzione e autogestione nei centri sociali negli anni ottanta e novanta (1995)

    “Su ahida online, la rielaborazione di un testo scritto a seguito di un convegno sul tema dell’autogestione e dell’autoproduzione organizzato presso il Forte Prenestino all’inizio del 1995. Nonostante i trent’anni trascorsi credo che i suoi contenuti abbiano ancora una qualche attualità.
    In contemporanea alla diffusione di quel testo la rivista ‘DeriveApprodi’ realizzò un numero speciale dedicato ai Centri sociali in quel periodo in rilevante espansione. Il suo coordinamento editoriale vedeva la presenza oltre che di Sergio Bianchi e Mauro Trotta anche quella di Marco Philopat. Per l’occasione la grafica della rivista Andrea Wöhr realizzò un progetto speciale che non venne ripreso nei numeri successivi. La tiratura in mille copie andò presto esaurita e quel numero non fu più ristampato.
    Si tratta quindi, a suo modo, di una piccola rarità ora scaricabile e consultabile nel PDF a piede di pagina” (Sergio Bianchi)

    https://www.ahidaonline.com/post/archivisuautoproduzioneeautogestioneneicentrisocialineglianniottantaenovanta

    #ahida #ahidaonline

    #ahida #ahidaonline #centriSociali #cs #cso #csoa #DeriveApprodi #FortePrenestino #MarcoPhilopat #MauroTrotta #pdf #rivistaAndreaWöhr #SergioBianchi

  9. pap #077: la “catena social” e il genocidio

    Dalla “social catena” di Leopardi alla “catena social” il passo non è né breve né per forza solo distruttivo. I sistemi/sismi generalisti – sì – rubano dati e vendono i nostri contenuti (lavorati e semilavorati, sempre gratuiti) da circa un ventennio: fb, ig, x, youtube eccetera. Grosso modo anche io ci sono dentro, con l’ossessione della disseminazione di materiali nell’orizzontalità dei (vari) loci, contro la verticalizzazione implicita nell’ideologia egocentrica ed economicista dello “youtuber” (o “influencer”, “podcaster” eccetera).
    In mezzo, e insieme, e in legame, in questi ultimi venti e forse trent’anni: la demolizione dello stato sociale (sostituito, anche qui, dallo status sui social – let’s play), della sanità e della scuola pubbliche. E la parallela prassi di smantellamento dei centri sociali.
    Bon (malissimo): la parola “sociale”, se cade la “e”, pare proprio vada perdendo più di qualcosa. Ma è completamente vero? Cosa sarebbe stato, dal punto di vista della comunicazione della realtà di morte, il genocidio, senza i social, e senza la rete? Come avrebbero potuto i palestinesi comunicare, registrare in diretta, testimoniare, nelle condizioni oggettive imposte dal colonialismo israeliano? Alcune pezzi di appunti sono qui di séguito, disordinati in Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto. (A velocità 1.5, magari: per rendere meno intollerabili le mie micro e macropause).

    Il link promesso nell’audio, anzi due:
    https://slowforward.net/2025/01/13/uscire-o-non-uscire-dai-social-trumpi-zucki-muski/
    e https://slowforward.net/2024/11/17/pod-al-popolo-046-esche-ami-uscire-togliere/

    *
    Uno schema – dagli appunti:

    *
    Alcuni link aggiunti:

    separazione generalista vs coordinamento (nel) fediverso:
    https://slowforward.net/2025/03/27/dip-045-social/

    “questione palestinese”? la “questione” (o, meglio, “in questione”) è israele, non la Palestina:
    https://slowforward.net/2024/12/26/dip-035-questione-izr/

    durante/dopo:
    https://slowforward.net/2024/06/09/dip-016-auschwitz/

    censura:
    https://slowforward.net/?s=censura

    gli intellettuali italiani ancora al 27 maggio 2024:
    https://slowforward.net/2024/05/27/dip-014-gli-intellettuali-italiani/

    costituire e ampliare reti sociali indipendenti:
    https://slowforward.net/2024/05/27/costituire-e-ampliare-reti-sociali-indipendenti/

    #Gaza #genocidio #Palestina #sionismo #social #socialmedia #iof #idf #colonialism #sionisti #israelestatocriminale #bambini #massacri #deportazione #concentramento #famearmadiguerra #instagram #facebook #youtube #x #twitter #mediageneralisti #flusso

    #audio #bambini #cantenaSocial #catenaSocial #centriSociali #children #Cisgiordania #colonialism #comunicazione #concentramento #deportazione #disseminazione #facebook #famearmadiguerra #FB #FEDIVERSO #flusso #Gaza #genocide #genocidio #giornalismo #giornalisti #ICC #icj #IDF #IG #influencer #informazione #Instagram #internet #invasion #IOF #israelcriminalstate #israelestatocriminale #israelterroriststate #izrahell #Leopardi #massacri #media #mediageneralisti #Palestina #Palestine #PAP #pap077 #pap077 #podAlPopolo #podcast #sanitàPubblica #scuolaPubblica #sionismo #sionisti #social #socialCatena #socialGeneralisti #socialMedia #socialmedia #starvingcivilians #starvingpeople #twitter #warcrimes #WestBank #X #youtube #yt #zionism

  10. pap #077: la “catena social” e il genocidio

    Dalla “social catena” di Leopardi alla “catena social” il passo non è né breve né per forza solo distruttivo. I sistemi e sismi generalisti – sì – rubano dati e vendono i nostri contenuti (lavorati e semilavorati, sempre gratuiti) da circa un ventennio: fb, ig, x, youtube eccetera. Grosso modo anche io ci sono dentro, con l’ossessione della disseminazione di materiali nell’orizzontalità dei (vari) loci, contro la verticalizzazione implicita nell’ideologia egocentrica ed economicista dello “youtuber” (o “influencer”, “podcaster” eccetera).
    In mezzo, e insieme, e in legame, in questi ultimi venti e forse trent’anni: la demolizione dello stato sociale (sostituito, anche qui, dallo status sui social – let’s play), della sanità e della scuola pubbliche. E la parallela prassi di smantellamento dei centri sociali.
    Bon (malissimo): la parola “sociale”, se cade la “e”, pare proprio vada perdendo più di qualcosa. Ma è completamente vero? Cosa sarebbe stato, dal punto di vista della comunicazione della realtà di morte, il genocidio, senza i social, e senza la rete? Come avrebbero potuto i palestinesi comunicare, registrare in diretta, testimoniare, nelle condizioni oggettive imposte dal colonialismo israeliano? Alcune pezzi di appunti sono qui di séguito, disordinati in Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto. (A velocità 1.5, magari: per rendere meno intollerabili le mie micro e macropause).

    Il link promesso nell’audio, anzi due:
    https://slowforward.net/2025/01/13/uscire-o-non-uscire-dai-social-trumpi-zucki-muski/
    e https://slowforward.net/2024/11/17/pod-al-popolo-046-esche-ami-uscire-togliere/

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    Uno schema – dagli appunti:

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    Alcuni link aggiunti:

    separazione generalista vs coordinamento (nel) fediverso:
    https://slowforward.net/2025/03/27/dip-045-social/

    “questione palestinese”? la “questione” (o, meglio, “in questione”) è israele, non la Palestina:
    https://slowforward.net/2024/12/26/dip-035-questione-izr/

    durante/dopo:
    https://slowforward.net/2024/06/09/dip-016-auschwitz/

    censura:
    https://slowforward.net/?s=censura

    gli intellettuali italiani ancora al 27 maggio 2024:
    https://slowforward.net/2024/05/27/dip-014-gli-intellettuali-italiani/

    costituire e ampliare reti sociali indipendenti:
    https://slowforward.net/2024/05/27/costituire-e-ampliare-reti-sociali-indipendenti/

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  11. pap #077: la “catena social” e il genocidio

    Dalla “social catena” di Leopardi alla “catena social” il passo non è né breve né per forza solo distruttivo. I sistemi/sismi generalisti – sì – rubano dati e vendono i nostri contenuti (lavorati e semilavorati, sempre gratuiti) da circa un ventennio: fb, ig, x, youtube eccetera. Grosso modo anche io ci sono dentro, con l’ossessione della disseminazione di materiali nell’orizzontalità dei (vari) loci, contro la verticalizzazione implicita nell’ideologia egocentrica ed economicista dello “youtuber” (o “influencer”, “podcaster” eccetera).
    In mezzo, e insieme, e in legame, in questi ultimi venti e forse trent’anni: la demolizione dello stato sociale (sostituito, anche qui, dallo status sui social – let’s play), della sanità e della scuola pubbliche. E la parallela prassi di smantellamento dei centri sociali.
    Bon (malissimo): la parola “sociale”, se cade la “e”, pare proprio vada perdendo più di qualcosa. Ma è completamente vero? Cosa sarebbe stato, dal punto di vista della comunicazione della realtà di morte, il genocidio, senza i social, e senza la rete? Come avrebbero potuto i palestinesi comunicare, registrare in diretta, testimoniare, nelle condizioni oggettive imposte dal colonialismo israeliano? Alcune pezzi di appunti sono qui di séguito, disordinati in Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto. (A velocità 1.5, magari: per rendere meno intollerabili le mie micro e macropause).

    Il link promesso nell’audio, anzi due:
    https://slowforward.net/2025/01/13/uscire-o-non-uscire-dai-social-trumpi-zucki-muski/
    e https://slowforward.net/2024/11/17/pod-al-popolo-046-esche-ami-uscire-togliere/

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    Uno schema – dagli appunti:

    *
    Alcuni link aggiunti:

    separazione generalista vs coordinamento (nel) fediverso:
    https://slowforward.net/2025/03/27/dip-045-social/

    “questione palestinese”? la “questione” (o, meglio, “in questione”) è israele, non la Palestina:
    https://slowforward.net/2024/12/26/dip-035-questione-izr/

    durante/dopo:
    https://slowforward.net/2024/06/09/dip-016-auschwitz/

    censura:
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    gli intellettuali italiani ancora al 27 maggio 2024:
    https://slowforward.net/2024/05/27/dip-014-gli-intellettuali-italiani/

    costituire e ampliare reti sociali indipendenti:
    https://slowforward.net/2024/05/27/costituire-e-ampliare-reti-sociali-indipendenti/

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  12. pap #077: la “catena social” e il genocidio

    Dalla “social catena” di Leopardi alla “catena social” il passo non è né breve né per forza solo distruttivo. I sistemi/sismi generalisti – sì – rubano dati e vendono i nostri contenuti (lavorati e semilavorati, sempre gratuiti) da circa un ventennio: fb, ig, x, youtube eccetera. Grosso modo anche io ci sono dentro, con l’ossessione della disseminazione di materiali nell’orizzontalità dei (vari) loci, contro la verticalizzazione implicita nell’ideologia egocentrica ed economicista dello “youtuber” (o “influencer”, “podcaster” eccetera).
    In mezzo, e insieme, e in legame, in questi ultimi venti e forse trent’anni: la demolizione dello stato sociale (sostituito, anche qui, dallo status sui social – let’s play), della sanità e della scuola pubbliche. E la parallela prassi di smantellamento dei centri sociali.
    Bon (malissimo): la parola “sociale”, se cade la “e”, pare proprio vada perdendo più di qualcosa. Ma è completamente vero? Cosa sarebbe stato, dal punto di vista della comunicazione della realtà di morte, il genocidio, senza i social, e senza la rete? Come avrebbero potuto i palestinesi comunicare, registrare in diretta, testimoniare, nelle condizioni oggettive imposte dal colonialismo israeliano? Alcune pezzi di appunti sono qui di séguito, disordinati in Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto. (A velocità 1.5, magari: per rendere meno intollerabili le mie micro e macropause).

    Il link promesso nell’audio, anzi due:
    https://slowforward.net/2025/01/13/uscire-o-non-uscire-dai-social-trumpi-zucki-muski/
    e https://slowforward.net/2024/11/17/pod-al-popolo-046-esche-ami-uscire-togliere/

    *
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    Alcuni link aggiunti:

    separazione generalista vs coordinamento (nel) fediverso:
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    “questione palestinese”? la “questione” (o, meglio, “in questione”) è israele, non la Palestina:
    https://slowforward.net/2024/12/26/dip-035-questione-izr/

    durante/dopo:
    https://slowforward.net/2024/06/09/dip-016-auschwitz/

    censura:
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    gli intellettuali italiani ancora al 27 maggio 2024:
    https://slowforward.net/2024/05/27/dip-014-gli-intellettuali-italiani/

    costituire e ampliare reti sociali indipendenti:
    https://slowforward.net/2024/05/27/costituire-e-ampliare-reti-sociali-indipendenti/

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  13. bologna: alternative art spaces since 1977

    https://www.moussemagazine.it/shop/skank-bloc-bologna-alternative-art-spaces/

    Skank Bloc Bologna: Alternative Art Spaces since 1977 is a book edited by Roberto Pinto and Francesco Spampinato that reconstructs the history of nonprofit exhibition spaces in Bologna from 1977 up to the present.

    By Mousse Publishing

    #alternativeArtSpaces #art #arte #centriSociali #cs #csoa #FrancescoSpampinato #Mousse #MoussePublishing #RobertoPinto #SkankBlocBologna

  14. bologna: alternative art spaces since 1977

    https://www.moussemagazine.it/shop/skank-bloc-bologna-alternative-art-spaces/

    Skank Bloc Bologna: Alternative Art Spaces since 1977 is a book edited by Roberto Pinto and Francesco Spampinato that reconstructs the history of nonprofit exhibition spaces in Bologna from 1977 up to the present.

    By Mousse Publishing

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  15. bologna: alternative art spaces since 1977

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    Skank Bloc Bologna: Alternative Art Spaces since 1977 is a book edited by Roberto Pinto and Francesco Spampinato that reconstructs the history of nonprofit exhibition spaces in Bologna from 1977 up to the present.

    By Mousse Publishing

    #alternativeArtSpaces #art #arte #centriSociali #cs #csoa #FrancescoSpampinato #Mousse #MoussePublishing #RobertoPinto #SkankBlocBologna

  16. bologna: alternative art spaces since 1977

    https://www.moussemagazine.it/shop/skank-bloc-bologna-alternative-art-spaces/

    Skank Bloc Bologna: Alternative Art Spaces since 1977 is a book edited by Roberto Pinto and Francesco Spampinato that reconstructs the history of nonprofit exhibition spaces in Bologna from 1977 up to the present.

    By Mousse Publishing

    #alternativeArtSpaces #art #arte #centriSociali #cs #csoa #FrancescoSpampinato #Mousse #MoussePublishing #RobertoPinto #SkankBlocBologna

  17. bologna: alternative art spaces since 1977

    https://www.moussemagazine.it/shop/skank-bloc-bologna-alternative-art-spaces/

    Skank Bloc Bologna: Alternative Art Spaces since 1977 is a book edited by Roberto Pinto and Francesco Spampinato that reconstructs the history of nonprofit exhibition spaces in Bologna from 1977 up to the present.

    By Mousse Publishing

    #alternativeArtSpaces #art #arte #centriSociali #cs #csoa #FrancescoSpampinato #Mousse #MoussePublishing #RobertoPinto #SkankBlocBologna

  18. Siamo mente #sovversiva. A tutte e tutti le sorelle e i fratelli, perseguitati, picchiati, arrestati perché liber*.
    L' #antifascismo non si processa.
    I #NoTav non si processano.
    I #centrisociali non si sgomberano.
    Prova ad ascoltare la canzone di #LouX Cinque Minuti di Paura, vera perla del #HipHopItaliano datata 1995. Strofa 4. Dimmi se sbagliava. Buona #militanza a tutte e a tutti.

    www.militanzagrafica.it