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#autogestione — Public Fediverse posts

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  1. Ctrl Alt Canc - Autogestione digitale e collettività: contrastare il controllo e costruire alternative

    Giovedì 15 ottobre, dalle 18:30, presso Spazio Comune Cuore in Gola, Via Gola 21

    Ctrl Alt Canc

    Autogestione digitale e collettività: contrastare il controllo e costruire alternative

    Giovedì 15 ottobre alle ore 18.30 ci incontriamo al Cuore in Gola per un aperitivo e a seguire, alle 20.00, iniziamo una discussione a partire dalla vicenda di Autistici/Inventati; terzo incontro del percorso di iniziative in vista del corteo del 24 ottobre a Milano.

    Partiamo da un punto della situazione attuale legata alla chiusura di Autistici per poi andare oltre:
    Bisogna essere dei tecnici per l’autogestione digitale?
    Chiusa quest’esperienza, quali altre possibilità per sfuggire al controllo informatico ci sono o possono essere sviluppate?
    Quali alternative per la comunicazione e la divulgazione?

    #aperitivo #hackollo #AutisticiInventati #autogestione #hacking

  2. Ctrl Alt Canc - Autogestione digitale e collettività: contrastare il controllo e costruire alternative

    Giovedì 15 ottobre, dalle 18:30, presso Spazio Comune Cuore in Gola, Via Gola 21

    Ctrl Alt Canc

    Autogestione digitale e collettività: contrastare il controllo e costruire alternative

    Aperitivo e discussione a partire dall'esperienza di Autistici/Inventati

    #aperitivo #AutisticiInventati #hackollo #hacking #autogestione

  3. Ctrl Alt Canc - Autogestione digitale e collettività: contrastare il controllo e costruire alternative

    Giovedì 15 ottobre, dalle 20:30, presso Spazio Comune Cuore in Gola, Via Gola 21

    Ctrl Alt Canc

    Autogestione digitale e collettività: contrastare il controllo e costruire alternative

    Aperitivo e discussione a partire dall'esperienza di Autistici/Inventati

    #AutisticiInventati #hacking #hackollo #aperitivo #autogestione

  4. L’umanità sotto attacco
    I padroni, per continuare ad arricchirsi sempre e di più, scatenano le guerre e attaccano il popolo e i proletari inermi in varie parti del mondo come hanno sempre fatto (Palestina, Ucraina, Russia, Suda
    umanitanova.org/lumanita-sotto
    #2026 #Articoli #numero_26 #Anarchismo #autogestione #AutogovernoDelTerritorio #capitalismo #CrisiClimatica #CrisiEconomica #fame #Guerra #guerre #GuerreNelMondo #ilva #lavoratori #migrazioni #padroni #patriarcato

  5. Se 50 anni vi sembran pochi...

    Domenica 27 settembre, dalle 16:00, presso Ateneo libertario, Milano, viale Monza 255

    SE 50 ANNI VI SEMBRAN POCHI...

    Incontro in occasione dei 50 anni di vita della sede anarchica di Viale Monza 255, con lo sguardo rivolto al futuro.

    Saranno con noi:
    ore 16:30 - Federica Ermacora che presenta il suo ultimo libro ‘Contro-immaginari’ incentrato sul superamento dello Stato-nazione e sulle possibili alternative, fondate sull’autogestione;
    ore 17,30 – Lorenzo Pezzica che, in occasione del 90° dell’inizio della rivoluzione e della guerra di Spagna, ricorda le Olimpiadi Popolari nella Barcellona del luglio del 1936;
    ore 18,30 – Alberto ‘Abo’ Di Monte che commenta il lascito delle Olimpiadi Impopolari, le speculazioni edilizie e gli sgomberi in corso a Milano.
    E dopo la cena Alessio Lega in concerto!

    Mostre, manifesti e banchetti libri accompagnano l’iniziativa organizzata da:
    Ateneo Libertario
    Federazione Anarchica - Milano
    Zero in Condotta

    DOMENICA 27 SETTEMBRE
    DALLE 16:00

    VIALE MONZA 255
    (MM1 PRECOTTO) MILANO
    🚩puntello-ateneolibertario.vado
    🏴‍☠️t.me/faimilano

    #Spagna1936 #ateneolibertario #autogestione #festa #olimpiadi

  6. Assemblea cittadina, call for action

    Sabato 19 settembre, dalle 15:30, presso Piano Terra, via Federico Confalonieri 3, Milano

    Assemblea cittadina, call for action

    sabato 19 settembre alle 15:30

    Assemblea cittadina, call for action

    Questo è il momento di rilanciare l’autogestione virtuale, sostenendola attraverso una responsabilità distribuita. Perché, come la sproporzione della vicenda che ha toccato A/I ci ricorda: chi possiede il server è importante, chi controlla il dominio è importante, chi può terminare l’account è importante, chi sa come ricostruirlo da qualche altra parte è importante.

    A/I non fu costruita in un giorno, né lo sarà ciò che verrà dopo. Per muovere i prossimi passi dobbiamo ricordare da cosa iniziarono loro, ormai 26 anni fa: la necessità. Quali sono le esigenze dei movimenti? Che strumenti possiamo costruire per dare risposta a queste esigenze?
    È il momento che ogni collettiva torni a chiedersi quali sono i propri bisogni di spazi di comunicazione virtuale, che cosa vuole da questi strumenti e quali siano le competenze tecniche già presenti al suo interno.

    Sabato sarà il momento per fare il punto, capire le esigenze, sondare le competenze. Sarà anche il momento di porsi la fondamentale questione politica alla base dell’autogestione di spazi web liberati.

    Le vicende recenti ci portano a riconsiderare da principio il nostro bisogno di spazi, virtuali oltre che fisici, indipendenti e costruiti a partire da relazioni fiduciarie e gruppi territoriali. È oggi impossibile non chiedersi che rapporto debba esserci tra i movimenti e i gestori dell’infrastruttura digitale che questi usano per comunicare.

    In questi giorni sono evidenti le fragilità di un sistema accentrato e fortemente basato sulla delega: la costruzione, la gestione e la cura dello spazio virtuale è demandato a gruppi di “smanettoni”, mentre i più continuano ad utilizzarli senza avere idea di come funzionino, di che decisioni siano state prese per loro e perché.

    Dobbiamo abituarci a considerare lo spazio virtuale che occupiamo con la stessa attenzione e la stessa cura che mettiamo nella condivisione di spazi fisici. Chi lo usa lo lascia pulito; se c’è qualcosa fuori posto lo si ripara o lo si segnala; si agisce per tutelarne la sicurezza.

    I gestori delle grandi infrastrutture commerciali ci desiderano passivi, vittime delle tecnologie che utilizziamo, capaci solo di replicare quello a cui siamo abituati. Finché l’alternativa che conosciamo sia solo una, e l’internet che nasce libero sia completamente privatizzato.

    È ora di dare il via ad uno sforzo comune: da parte degli hacklab, alla comunicazione e all’organizzazione di momenti di formazione; da parte dei movimenti, ad un sostegno più ampio e generalizzato, a una responsabilità condivisa degli strumenti che tutte utilizziamo.

    Nell’utopia che un giorno ciascun movimento possa gestire le proprie infrastrutture, e che nascano altri 10, 100, 1000 server autogestiti.

    #hacking #autogestione #hacktivism #AssembleaCittadina #tecnologie

  7. Autogestione: significato, anarchia ed esempi di autogestione dei lavoratori

    Indice dei contenuti

    Toggle

    Chi dovrebbe decidere come viene organizzato un luogo di lavoro? Chi possiede l’impresa oppure le persone che ogni giorno vi lavorano? E lo stesso principio potrebbe essere applicato a una scuola, un’associazione, uno spazio culturale, un servizio o perfino all’organizzazione di un quartiere?

    È da domande come queste che nasce il concetto di autogestione.

    L’autogestione non significa semplicemente fare qualcosa da soli. Significa attribuire a coloro che partecipano direttamente a un’attività anche il potere di prendere le decisioni che la riguardano. Nel lavoro significa superare la separazione tra chi produce e chi decide; nella vita sociale significa ridurre la distanza tra chi utilizza un servizio o vive un territorio e chi lo amministra.

    Per questo l’autogestione attraversa esperienze politiche molto differenti. La troviamo nella storia del socialismo, nel movimento operaio, nelle cooperative, nelle fabbriche recuperate, nei movimenti studenteschi e nei centri sociali. Ma soprattutto occupa un posto fondamentale nel pensiero anarchico, dove si collega a concetti come federalismo, mutualismo, azione diretta e organizzazione dal basso.

    L’autogestione pone, in fondo, una domanda molto semplice e ancora attuale: quanto possiamo controllare direttamente del nostro lavoro e delle decisioni che determinano la nostra vita?

    Cos’è l’autogestione: significato

    Nel suo significato economico più preciso, l’autogestione è la gestione di un’impresa da parte dei suoi stessi lavoratori, attraverso organismi da loro scelti. Le decisioni fondamentali sull’attività non vengono quindi prese esclusivamente dal proprietario o da dirigenti nominati dall’alto, ma da coloro che partecipano direttamente alla produzione.

    Il concetto può però essere esteso oltre la fabbrica.

    Si può parlare di autogestione quando una comunità, un’associazione, una scuola o un gruppo di persone assume direttamente la responsabilità di organizzare un’attività che la riguarda, dotandosi di propri strumenti decisionali. In questa accezione l’autogestione diventa una forma di autogoverno.

    Non si tratta quindi dell’assenza di organizzazione.

    Al contrario, autogestire significa organizzarsi assumendosi collettivamente responsabilità che normalmente vengono delegate a un’autorità superiore.

    Autogestione, auto-organizzazione e autogoverno

    I tre concetti sono strettamente collegati, ma possono essere distinti.

    L’auto-organizzazione è la capacità di un gruppo di organizzarsi autonomamente. L’autogestione riguarda la gestione diretta delle attività e delle risorse da parte delle persone coinvolte. L’autogoverno estende questo principio alle decisioni collettive che riguardano una comunità.

    In una prospettiva libertaria le tre dimensioni tendono inevitabilmente a incontrarsi.

    Una fabbrica può essere autogestita dai lavoratori. Un’associazione può organizzare autonomamente le proprie attività. Una comunità può dotarsi di assemblee attraverso le quali decidere come amministrare beni e problemi comuni.

    Il principio rimane lo stesso: le persone interessate da una decisione devono poter partecipare alla sua formazione.

    Autogestione non significa semplicemente partecipazione

    Bisogna però distinguere l’autogestione dalla semplice partecipazione.

    Un’impresa può consultare periodicamente i propri dipendenti senza mettere minimamente in discussione la struttura gerarchica dell’azienda.

    Allo stesso modo, distribuire una parte dei profitti ai lavoratori non rende automaticamente un’impresa autogestita se tutte le decisioni continuano a essere prese dal proprietario.

    Nell’autogestione il problema non riguarda soltanto la distribuzione della ricchezza.

    Riguarda anche la distribuzione del potere.

    Autogestione e anarchia

    L’incontro tra autogestione e anarchismo deriva dalla critica libertaria della gerarchia.

    Se si considera ingiustificato che una minoranza possa governare la società indipendentemente dalla volontà di coloro che ne fanno parte, la stessa domanda può essere posta all’interno dell’economia: perché chi possiede i mezzi di produzione dovrebbe avere il potere di decidere sul lavoro svolto dagli altri?

    L’anarchismo cerca di sostituire alle strutture verticali forme di associazione libera, federazione e organizzazione dal basso.

    L’autogestione diventa così il tentativo di trasferire questi principi nella vita economica e sociale.

    Da Proudhon all’autogestione dei lavoratori

    Uno dei riferimenti fondamentali è Pierre-Joseph Proudhon.

    Proudhon immaginava una società decentralizzata composta da produttori, associazioni di lavoratori e comunità autonome federate tra loro. Alla gestione burocratica contrapponeva proprio l’autogestione dei lavoratori e all’accentramento politico una struttura federativa.

    È qui che l’autogestione incontra il mutualismo libertario.

    Il produttore deve poter controllare il proprio lavoro; quando una produzione richiede necessariamente la cooperazione di molte persone, sono queste a doversi associare.

    Non è quindi necessario che un proprietario esterno organizzi il loro lavoro e trattenga il controllo dell’impresa.

    Bakunin, collettivismo e organizzazione dal basso

    Con lo sviluppo del movimento anarchico la questione si estende ulteriormente.

    Non si tratta più soltanto di rendere indipendente il singolo produttore, ma di immaginare la gestione collettiva dei mezzi di produzione attraverso associazioni di lavoratori federate tra loro.

    L’organizzazione rimane necessaria.

    Ciò che cambia è la sua direzione: invece di procedere dal vertice verso la base, dovrebbe nascere dalla base e coordinarsi progressivamente attraverso strutture federative.

    L’alternativa alla gerarchia non è quindi il caos, ma un’altra forma di organizzazione.

    Né capitalismo né semplice statalizzazione

    Questa distinzione diventa particolarmente importante quando parliamo di proprietà.

    Trasformare un’impresa privata in un’impresa statale non significa necessariamente renderla autogestita.

    Se il proprietario privato viene sostituito da una struttura burocratica che continua a prendere dall’alto le decisioni riguardanti produzione, investimenti e organizzazione del lavoro, il lavoratore continua a non controllare direttamente la propria attività.

    Autogestione dei lavoratori: come funziona?

    Non esiste un unico modello di impresa autogestita.

    Il principio generale prevede però che i lavoratori non siano soltanto esecutori delle decisioni prese da altri, ma partecipino direttamente alla definizione delle scelte fondamentali.

    In un modello di questo tipo l’assemblea dei lavoratori può decidere gli indirizzi generali, eleggere organismi incaricati di specifiche funzioni e affidare compiti tecnici a persone dotate delle competenze necessarie.

    Autogestione non significa infatti che tutti debbano occuparsi contemporaneamente di tutto.

    Un’impresa complessa continuerà ad avere bisogno di contabili, tecnici, responsabili della produzione e persone capaci di coordinare determinate attività.

    La differenza riguarda da dove deriva il loro potere.

    Un incarico tecnico non deve necessariamente trasformarsi in una posizione gerarchica permanente.

    Che fine fanno padrone e lavoro subordinato?

    È proprio questa la trasformazione più radicale.

    Nell’impresa tradizionale il proprietario possiede i mezzi necessari alla produzione e acquista il lavoro delle persone necessarie al suo funzionamento.

    Nell’autogestione questa separazione viene messa in discussione.

    I lavoratori diventano direttamente responsabili dell’attività economica e dei suoi risultati.

    Questo significa anche assumersi responsabilità: decidere come utilizzare le risorse, quali investimenti effettuare, come organizzare il lavoro e come distribuire ciò che viene prodotto.

    La libertà economica non consiste quindi semplicemente nel non avere un padrone.

    Consiste nella possibilità di governare collettivamente il proprio lavoro.

    Autogestione e cooperativa sono la stessa cosa?

    Non necessariamente.

    Una cooperativa può costituire uno degli strumenti giuridici attraverso cui organizzare un’impresa autogestita, ma la forma legale non garantisce automaticamente rapporti realmente orizzontali.

    Una cooperativa molto grande può sviluppare strutture manageriali nelle quali la partecipazione effettiva dei soci-lavoratori alle decisioni diventa marginale.

    Al contrario, possono esistere esperienze di autogestione che assumono forme giuridiche differenti.

    La domanda decisiva rimane quindi: chi possiede realmente il potere di decidere?

    Esperienze storiche di autogestione

    L’autogestione non è rimasta soltanto una teoria.

    Nel corso della storia sono stati sperimentati diversi modelli di gestione diretta dei luoghi di lavoro, con caratteristiche e risultati molto differenti.

    Le collettivizzazioni durante la Rivoluzione spagnola

    Uno degli esempi più importanti per la storia dell’anarchismo si verificò durante la Rivoluzione spagnola del 1936.

    In numerose zone nelle quali il movimento anarchico era particolarmente radicato, lavoratori e contadini assunsero la gestione di fabbriche, terreni, trasporti e altre attività.

    Nelle imprese collettivizzate furono creati organismi eletti dai lavoratori e responsabili nei loro confronti, mentre il principio federativo venne utilizzato per coordinare realtà produttive differenti.

    L’esperienza spagnola è particolarmente importante perché dimostra come l’autogestione, almeno in determinate circostanze storiche, abbia riguardato non soltanto piccole cooperative ma settori molto più ampi dell’economia.

    Non fu naturalmente un esperimento condotto in condizioni normali: si sviluppò nel contesto drammatico della guerra civile e della rivoluzione e dovette confrontarsi con enormi difficoltà economiche, politiche e militari.

    Fabbriche recuperate e autogestione: il caso GKN in Italia

    L’idea dell’autogestione può riapparire anche quando un’impresa viene abbandonata, delocalizzata o rischia di chiudere. Invece di accettare passivamente la perdita del posto di lavoro, i lavoratori possono tentare di recuperare l’attività produttiva e partecipare direttamente alla costruzione di una nuova organizzazione della produzione.

    In Italia uno dei casi più interessanti degli ultimi anni è quello della GKN di Campi Bisenzio. Di fronte alla chiusura dello stabilimento, i lavoratori non si sono limitati alla difesa dei posti di lavoro, ma hanno costruito attorno alla vertenza un progetto di riconversione industriale, coinvolgendo ricercatori, tecnici e una vasta rete di solidarietà.

    Il progetto della Cooperativa GFF ha cercato di trasformare la vertenza in qualcosa di più ambizioso: immaginare una fabbrica socialmente integrata, fondata sulla cooperazione, sulla partecipazione e su produzioni legate alla transizione ecologica. A questo si è aggiunto il ricorso all’azionariato popolare, attraverso il quale il sostegno alla fabbrica può provenire anche dalla comunità invece che esclusivamente da un investitore privato.Ne avevamo approfondito il modello nell’articolo dedicato al caso GKN e all’emancipazione dei lavoratori attraverso l’azionariato popolare.

    Ne avevamo approfondito il modello nell’articolo dedicato al caso GKN e all’emancipazione dei lavoratori attraverso l’azionariato popolare.

    L’esperienza è interessante perché porta l’autogestione fuori dalla dimensione puramente teorica. La domanda non è più soltanto se i lavoratori possano gestire un’impresa, ma se sia possibile costruire intorno a una fabbrica una comunità economica e sociale nella quale lavoratori, cittadini e territorio partecipino alla sua sopravvivenza e alla definizione della sua funzione.

    L’autogestione jugoslava

    Molto diversa fu l’esperienza della Jugoslavia socialista.

    A partire dagli anni Cinquanta venne sviluppato un sistema nel quale le imprese disponevano di organismi di gestione dei lavoratori. Assemblee e consigli operai partecipavano alle decisioni economiche, mentre le imprese conservavano una certa autonomia operativa.

    È un caso interessante proprio perché mostra la differenza tra autogestione economica e autogoverno politico.

    La democratizzazione di parte della gestione economica non corrispose infatti a una completa democratizzazione del sistema politico, che rimase caratterizzato dal partito unico. Anche le interferenze delle strutture politiche nell’economia limitarono l’autonomia effettiva del modello.

    Per questo l’esperienza jugoslava non coincide con l’autogestione anarchica, pur rappresentando uno dei maggiori tentativi storici di introdurre forme di gestione operaia nell’economia.

    Fabbriche recuperate e altre esperienze

    L’idea può riapparire anche quando un’impresa viene abbandonata o rischia di chiudere.

    Invece di accettare la perdita del posto di lavoro, i lavoratori possono tentare di recuperare l’attività produttiva organizzandone direttamente la gestione.

    Sono esperienze particolarmente interessanti perché rovesciano una convinzione profondamente radicata: che senza un proprietario o un vertice imprenditoriale i lavoratori non possano organizzare autonomamente la produzione.

    Dalla fabbrica alla società: cosa si può autogestire?

    Limitare l’autogestione alla fabbrica significa però coglierne soltanto una parte.

    Nel corso del Novecento il termine si è progressivamente esteso alla gestione di spazi, attività culturali, scuole e altre forme di aggregazione. L’autogestione può assumere una dimensione orizzontale, cooperativa e assembleare anche fuori dal luogo di lavoro. (Treccani)

    Da questo punto di vista può diventare un principio attraverso cui ripensare differenti aspetti della vita sociale.

    Produzione e lavoro

    È il campo più evidente.

    Laboratori artigianali, aziende agricole, fabbriche, servizi e attività professionali possono essere organizzati attraverso forme cooperative nelle quali chi lavora partecipa alla gestione.

    L’obiettivo non consiste necessariamente nel creare un unico gigantesco sistema produttivo collettivo.

    Possono convivere attività individuali, piccole realtà familiari, cooperative e strutture collettive più grandi, collegate attraverso reti di scambio e collaborazione.

    Agricoltura, distribuzione e cibo

    Anche la produzione del cibo permette di comprendere quanto l’autogestione possa uscire dalla fabbrica.

    Produttori agricoli, gruppi di acquisto, mercati contadini, laboratori di trasformazione e consumatori possono costruire relazioni che riducono la dipendenza dalla grande distribuzione.

    Era anche uno dei principi alla base dell’esperienza di Cucina Sovversiva: non considerare il consumo come un gesto politicamente neutrale, ma cercare di costruire rapporti diretti con piccoli produttori, favorire l’autoproduzione e condividere conoscenze invece di delegare ogni fase della nostra alimentazione alle grandi aziende.

    La sperimentazione sulla fermentazione dei legumi nasceva proprio all’interno di questa ricerca: produrre in casa preparazioni vegetali invece di trasformarle immediatamente nell’ennesimo prodotto industriale brevettato e venduto dalla grande distribuzione.

    Spazi sociali, cultura e servizi

    Biblioteche, circoli culturali, centri sociali, mense popolari e spazi collettivi possono essere gestiti direttamente dalle persone che li frequentano.

    In questo caso l’autogestione produce qualcosa che difficilmente può essere misurato soltanto economicamente.

    Produce relazioni sociali.

    Un luogo non viene semplicemente utilizzato da utenti che acquistano un servizio, ma diventa uno spazio nel quale le persone contribuiscono alla sua stessa esistenza.

    Quartieri e comunità

    Lo stesso ragionamento può essere esteso alla dimensione territoriale.

    Perché gli abitanti di un quartiere dovrebbero essere chiamati soltanto periodicamente a eleggere qualcuno che amministri la città?

    Assemblee di quartiere e cittadine possono diventare luoghi nei quali discutere direttamente problemi locali, individuare beni da tutelare e organizzare attività collettive.

    L’autogestione economica comincia così a incontrare l’autogoverno.

    Autogestione e mutualismo: quali differenze?

    Autogestione e mutualismo sono concetti vicini, ma non sono sinonimi.

    L’autogestione è innanzitutto un principio organizzativo: chi partecipa a un’attività deve poter contribuire alla sua gestione.

    Il mutualismo libertario è invece una tradizione economica e politica più articolata, storicamente legata soprattutto a Proudhon, che affronta anche la proprietà, lo scambio, il credito, le associazioni dei produttori e la federazione.

    Un’impresa può quindi essere autogestita senza che l’intero sistema economico nel quale opera sia mutualista.

    Allo stesso tempo, un’economia mutualista difficilmente potrebbe prescindere dall’autonomia dei produttori e dall’autogestione delle attività che richiedono lavoro associato.

    È utile pensare ai due concetti su scale differenti.

    L’autogestione risponde alla domanda:

    chi decide all’interno di questa attività?

    Il mutualismo aggiunge:

    come possono attività autonome entrare in relazione tra loro senza ricreare nuove concentrazioni di potere?

    Dall’autogestione a un’economia alternativa

    È proprio il passaggio dalla singola esperienza alla rete a rappresentare uno dei problemi più interessanti.

    Una cooperativa autogestita può continuare a dipendere da grandi banche, acquistare materie prime da multinazionali, vendere attraverso piattaforme monopolistiche e competere sullo stesso mercato delle imprese tradizionali.

    L’autogestione di una singola attività non determina quindi automaticamente la trasformazione dell’economia.

    Occorre chiedersi come collegare tra loro le esperienze autogestite.

    Reti di produttori e circuiti economici locali

    È da questa domanda che nacque anni fa il Progetto Cafiero, un tentativo teorico di immaginare un circuito economico nel quale produttori, attività commerciali, cooperative e consumatori potessero rafforzarsi reciprocamente.

    Il progetto prevedeva una piattaforma capace di valutare le attività secondo criteri come organizzazione del lavoro, provenienza delle forniture e chilometro zero, affiancandola a una moneta complementare.

    L’aspetto interessante non era tanto la specifica soluzione tecnica, inevitabilmente legata al periodo nel quale venne immaginata, quanto il problema che cercava di affrontare.

    Come può sopravvivere un’economia autogestita se rimane completamente immersa nelle strutture economiche che vorrebbe superare?

    La risposta proposta era costruire una rete: produttori che acquistano da altri produttori del circuito, consumatori incentivati a scegliere attività maggiormente cooperative e risorse economiche che continuano a circolare all’interno delle comunità.

    Se lo Stato salva un’impresa, chi dovrebbe beneficiarne?

    Esiste poi una contraddizione particolarmente evidente nelle economie contemporanee.

    Quando un’impresa produce grandi profitti, questi rimangono prevalentemente privati. Quando attraversa una crisi capace di metterne a rischio la sopravvivenza, può invece essere la collettività a sostenerla attraverso finanziamenti, garanzie, agevolazioni o altri interventi pubblici.

    Durante la pandemia avevamo affrontato questo problema nell’articolo Collettivizzare in cambio di aiuti di Stato.

    La proposta può essere generalizzata oltre quella specifica emergenza: se un’impresa viene sostenuta attraverso risorse collettive, perché quel sostegno non dovrebbe comportare una maggiore partecipazione dei lavoratori alla proprietà, alle decisioni e alla ricchezza successivamente prodotta?

    L’intervento pubblico potrebbe diventare così non soltanto uno strumento per salvare l’impresa esistente, ma un’occasione per favorirne gradualmente la socializzazione.

    L’autogestione nella vita quotidiana

    Esiste infine una dimensione dell’autogestione che rischia di scomparire quando concentriamo l’attenzione esclusivamente sulle grandi trasformazioni economiche.

    Quella quotidiana.

    Una società autogestita non può probabilmente nascere soltanto da un cambiamento istituzionale.

    Richiede persone abituate a partecipare alle decisioni, cooperare, condividere responsabilità, risolvere conflitti, organizzare attività e costruire relazioni non gerarchiche.

    Per questo l’autogestione può essere considerata anche una pratica di trasformazione individuale e collettiva.

    Autoprodurre qualcosa che normalmente acquistiamo, partecipare a una cooperativa, creare una biblioteca condivisa, organizzare un gruppo di acquisto, sostenere direttamente un produttore, partecipare alla gestione di uno spazio comune o costruire una rete mutualistica sono esperienze molto diverse tra loro.

    Nessuna rappresenta da sola una rivoluzione.

    Possono però modificare progressivamente il modo in cui ci rapportiamo alla produzione, al consumo, al territorio e alle altre persone.

    È la differenza tra considerare l’anarchia esclusivamente come una società futura e provare a costruire forme di vita libertarie all’interno della società presente.

    Si può costruire l’autogestione dentro la società attuale?

    Una delle obiezioni più frequenti alle proposte libertarie consiste nel relegarle in un futuro indefinito.

    Prima dovrebbe avvenire una rivoluzione. Poi sarebbe possibile costruire una società differente.

    L’autogestione permette di rovesciare almeno in parte questo ragionamento.

    Non dobbiamo necessariamente aspettare la trasformazione completa della società per sperimentare forme differenti di organizzazione del lavoro, consumo, cultura e vita comunitaria.

    Cooperative realmente partecipative, fabbriche recuperate, associazioni, reti mutualistiche, spazi autogestiti, circuiti di produttori, assemblee territoriali e forme di autoproduzione possono nascere dentro la società esistente.

    Questo non significa illudersi che una somma di piccole esperienze possa automaticamente far scomparire capitalismo, Stato e concentrazioni di potere.

    Significa costruire competenze, strutture e relazioni che permettano alle persone di dipendere un po’ meno dalle organizzazioni gerarchiche e un po’ di più dalla propria capacità di cooperare.

    Una rivoluzione libertaria, in questa prospettiva, non può essere soltanto la conquista o la distruzione di un centro di potere.

    Deve essere anche un processo attraverso il quale impariamo progressivamente a non averne bisogno.

    Ed è forse qui che la questione dell’autogestione incontra quella più generale che abbiamo posto chiedendoci che fine abbia fatto l’anarchia: se l’anarchismo vuole essere qualcosa di più della memoria delle rivoluzioni del passato, deve tornare a produrre pratiche, istituzioni e progetti capaci di mostrare nel presente come potrebbero funzionare relazioni economiche e sociali differenti.

    #anarchia #anarchismo #autogestione
  8. Livorno: Giù le mani dagli orti urbani. Come scompare la proprietà privata
    Lo scorso sabato 5 settembre a Livorno una manifestazione di oltre 3000 persone ha portato in piazza l'opposizione allo sgombero degli Orti Urbani di Via Goito. Sei ettari di terreno, all'interno della città, che n
    umanitanova.org/livorno-giu-le
    #2026 #Analisi #Articoli #DallItalia #numero_24 #ambiente #autogestione #ecologia #Livorno #OrtiUrbani

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    #2026 #Analisi #Articoli #DallItalia #numero_24 #ambiente #autogestione #ecologia #Livorno #OrtiUrbani

  10. Coltivare autogestione. La Ràkene in Alta Murgia
    Ogni volta che si parla di autogestione c'è sempre qualcuno che obietta: «Belle idee, ma nella pratica non funzionano». Poi si va a Ruvo di Puglia e si incontra una comunità che organizza collettivamente il lavoro agricolo, condivide il rischio economico, decide in assemblea, costr
    umanitanova.org/coltivare-auto
    #2026 #numero_24 #agricoltura #autoorganizzazione #autogestione #comunitarismo #puglia

  11. Basta cemento e speculazione. Giù le mani dagli Orti Urbani!
    La Federazione Anarchica Livornese esprime solidarietà al Collettivo degli Orti Urbani di Via Goito e fa appello a partecipare alle iniziative di mobilitazione contro nuovi progetti di speculazione nell'area che per 14 anni è stata un laboratorio di autogestion
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    #2026 #Comunicati #DallItalia #ambiente #autogestione #ecologia #Livorno #OrtiUrbani

  12. Wish Parade 2026. Per non arrendersi alla distopia
    Il 27 giugno 2026, durante un’ondata di caldo estremo diventato ormai quotidiano, migliaia di persone hanno attraversato il centro di Firenze. Occupando le strade da cui siamo espuls3 e riappropriandoci di quei luoghi cannibalizzati da lusso e dec
    perunaltracitta.org/homepage/2
    #FirenzeEDintorni #AcquaBeneComune #autogestione #cura #diritti #immaginazione #WishParade2026

  13. LA CASA BRUCIA!

    Da sabato 4 luglio a venerdì 24 luglio, dalle 10:00 alle 23:55, presso Spazi Autogestiti/Occupati, Milano

    LA CASA BRUCIA!

    Nessuna minaccia sarà senza risposta

    Gli spazi sociali, le esperienze di autogestione e lotta, gli abitanti, student* e Palestre popolari riunite giovedì 2 luglio nel cortile di via Torricelli 19 condividono un primo calendario di appuntamenti del mese di luglio, e una prossima assemblea pubblica, per la difesa collettiva di tutte le esperienze di occupazione e autogestione oggi sotto attacco.

    • SABATO 4 LUGLIO ORE 10/22

    Presidio a tutela del C.S. Cantiere, via Monterosa 84

    • DOMENICA 5 LUGLIO ORE 12

    Giornata di festa e di lotta per il diritto alla casa e la sanatoria, in q.re Ticinese (via Pichi ang. via Borsi)

    • DOMENICA 5 LUGLIO ORE 17

    Assemblea cittadina alla Panetteria Occupata di via Conterosso 18

    • MARTEDÌ 7 LUGLIO ORE 19

    Allenamento e cena antisgombero in Palestra Popolare di via Torricelli 19

    • VENERDÌ 24 LUGLIO ORE 20:30

    Cena antisgombero del Circolo anarchico Bruzzi-Malatesta, via Torricelli 19

    COLPIRE UNO SPAZIO AUTOGESTITO SIGNIFICA COLPIRE TUTTE LE LOTTE

    #SpaziSociali #presidio #convivialità #CenaSociale #autogestione #AssembleaCittadina #allenamento

  14. Assemblea pubblica sul probabile sgombero dell‘Auletta Occupata

    Mercoledì 1 luglio, dalle 17:30, presso Auletta Occupata, Chiostro Legnaia, via Festa del Perdono 7

    ASSEMBLEA PUBBLICA IN CHIOSTRO LEGNAIA mercoledì 01/07 ore 17.00

    Microonde e prese elettriche, tavoli e sedie per studiare, gruppi studio e chiacchiere per staccare dai libri.. che ne sarà a settembre? Nessuno lo sa con certezza, ma un altro sgombero è decisamente probabile. Sicuramente, se negli ultimi mesi tutta questa quotidianità è stata possibile, ciò è dovuto al fatto che chi ha sempre vissuto questo spazio non ha voluto rinunciarvi. Quando, durante l’ultimo weekend di marzo, l’università sgomberò l’auletta pensava che per chiudere un luogo bastasse bloccarne l’accesso. Non hanno fatto i conti con la determinazione di chi questo luogo lo ha abitato per anni. E nell’ultimo periodo le persone che lo abitano sono diventate sempre più, forse anche spinte dal timore di non sapere per quanto ancora questo luogo potesse rimanere così com’è: gruppi studio, iniziative, nuove amicizie si sono moltiplicate in questo periodo con una virulenza gioiosa e tutt* vorremmo continuare a vivere l’auletta e il chiostro per come insieme le abbiamo costruite. Troviamoci per parlarne! Vieni in legnaia e parliamo insieme del futuro del nostro chiostro preferito <3

    #UniversitàStatale #autogestione #estate #NoSgomberi #sgombero

  15. Fragole e sangue. Padroni assassini
    Il primo giugno ad Amendolara, paese dell’alta Calabria, si è consumata una strage di immigrati: quattro giovani vite di braccianti sono state arse vive dentro un’auto, per mano di altri immigrati che svolgevano la loro sporca e infame funzione di caporalato.
    Si chiamavano
    umanitanova.org/fragole-e-sang
    #2026 #Analisi #Articoli #DallItalia #InEvidenza #numero_20 #autogestione #calabria #caporalato #immigrati #immigrazione

  16. Archivi in movimento
    Cartografare archivi e biblioteche radicali, ribelli, indipendenti è un esercizio complesso. Restituire in forma di mappatura esperienze caratterizzate da eterogeneità ideologica, documentale e funzionale, significa infatti cercare una chiave di rappresentazione per realtà persistenti e precarie, rivolte a ciascun* come a specialist*, in ogni caso "libere" dai
    bibliotecaria.noblogs.org/arch
    #Curiosit #General #archivi #autogestione #RobinBook

  17. Il Gattablu di Scampia. Esperienze di de-istituzionalizzazione della psichiatria
    Questo testo, curato da Nicola Valentino per le edizioni “Sensibili alle foglie”, racconta l’esperienza del “Gattablu”, uno dei primi centri di riabil
    umanitanova.org/il-gattablu-di
    #2026 #Articoli #Culture #DallItalia #numero_19 #arte #autogestione #basaglia #campania #cure #libri #Napoli #occupazioni #psichiatria #psichiatrico #sanit

  18. In bici contro la guerra
    A insindacabile parere di chi scrive, ci sono poche cose che aumentano il piacere di pedalare in buona compagnia, una è quella di farlo in una località di mare e durante la bella stagione.

    Il programma della "Critical Mass (CM) Interplanetaria" del 20
    umanitanova.org/in-bici-contro
    #2026 #Articoli #DallItalia #InEvidenza #numero_19 #antimilitarismo #autogestione #bicicletta #biciclette #CampDarby #CriticalMass #Livorno #mobilit #NoBasi #pisa

  19. ☆ LOTTA SPAZI E CULTURA / FESTIVAL ANTIFASCISTA E ANTIRAZZISTA / CESENA, MARTEDÌ 2 GIUGNO 2026 ☆

    Dalle ORE 11.00 e per tutta la giornata al Jurassic Skate Park, via Fausto Coppi, Cesena [ In caso di pioggia l’evento sarà spostato al Magazzino Parallelo – Via Genova 70, Cesena ].

    …PRESENTAZIONI / LABORATORI / INCONTRI / CONVIVIALITÀ / BANCHETTI INFORMATIVI / ARTIGIANATO / MUSICA DAL VIVO / PERFORMANCE / JAM SESSION / SERIGRAFIA / MOSTRE / GIOCOLERIA…

    Qui trovate il programma:
    osservatorioantifaromagna.nobl

    #antifascismo #antirazzismo #freeallantifas #festivalantifa #cesena #lottaspazicultura #lotta #spazi #cultura #autoproduzioni #autogestione

  20. 🔴 SABATO 18 APRILE 2026 / Spazio Autogestito Capolinea, via Volta 9, Faenza.

    * dalle 21.00 concerti con:
    - PAVEL (hardcore rap)
    - A Place For Murder (brutallo)
    - Estinzione (grindcore/hardcore)

    * Panini vegani

    Il posto è abitato da gatti, non portare cani!

    csacapolinea.noblogs.org

    #csacapolinea #faenza #spaziautogestiti
    #punkhc #autogestione

  21. ACROBAX città aperta

    LOA Acrobax, sabato 28 marzo alle ore 10:30 CET

    Acrobax CITTÀ APERTA

    28 marzo: 10:30-13:30 laboratorio per bambin3 - rugby frisbee box basket capoeira

    29 marzo: dalle 11 tutti i laboratori aperti, h18:00 gran spettacolo finale

    In questi mesi si parla molto di spazi sociali.

    Spesso senza entrarci mai.

    Si costruiscono narrazioni semplici: ordine contro disordine, sicurezza contro conflitto. Ma la realtà è molto più complessa e molto più bella.

    Gli spazi sociali sono luoghi politici, perché nascono da una scelta: costruire comunità, solidarietà e accesso ai diritti dentro città sempre più escludenti.

    Sono luoghi dove si fa cultura indipendente, mutualismo, organizzazione dal basso.

    Sono luoghi dove si discute, si prende parola, si immagina un futuro diverso.

    Sono anche luoghi che prendono posizione.

    Contro l’economia di guerra, contro un mondo che investe in armi invece che in scuole, sport, cultura e welfare.

    Crediamo che sicurezza significhi diritti, relazioni sociali, accesso allo spazio e alle opportunità non militarizzazione e paura.

    Ma gli spazi sociali sono anche luoghi vivi e quotidiani.

    Qui si studia.

    Qui si suona.

    Qui si organizza solidarietà.

    Qui si fa sport popolare.

    Le palestre popolari, le squadre autogestite, gli allenamenti aperti sono una parte fondamentale di questo progetto: uno sport accessibile, inclusivo, libero dalle logiche del profitto e della selezione economica.

    Uno sport che costruisce forza collettiva, rispetto solidarietà.

    La stessa cosa vale per i laboratori di musica e cultura, per le arti pratiche, per gli spazi di condivisione di saperi e competenze, in cui si generano relazioni, cura e mutualismo.

    Per questo abbiamo deciso di fare una cosa semplice e radicale allo stesso tempo:

    invitarvi a conoscere questa complessa, variegata e articolata realtà sociale in una (stra)ordinaria giornata e mezza in cui vivere quella che per noi è la quotidianità!

    Invitiamo il quartiere, chi è curioso, chi ha dubbi, chi non è mai entrato, ma anche chi è già complice e solidale a venire a vedere cosa succede tutti giorni dentro uno tra i tanti spazi sociali di Roma.

    Durante le giornate del 28 e 29 potrete partecipare e vivere quello che avviene quotidianamente ad Acrobax:

    laboratori - workshop - giochi - buon cibo - socialità - musica - parole - sport e pratiche condivise - libertà - autorganizzazione - adatta dagli 0 a 99 anni!

    Perché crediamo che la risposta alle narrazioni tossiche non sia chiudersi.

    La risposta è mostrare cosa costruiamo ogni giorno.

    Spazi sociali aperti.

    Sport popolare.

    Musica e cultura indipendente.

    No alla guerra.

    Politica dal basso.

    Non un problema da raccontare ma

    una comunità da vivere.

    roma.convoca.la/event/acrobax-

  22. STIAMOCI DENTRO: pratiche di autodifesa digitale

    Campus Luigi Einaudi, venerdì 17 aprile alle ore 17:30 CEST

    Nel 2026, il capitalismo della sorveglianza è ormai una realtà con cui ogni giorno siamo costrett3 a misurarci. Dal tracciamento della nostra attività online al riconoscimento biometrico tramite cui, con una semplice telecamera, il governo può sapere la nostra esatta posizione in ogni momento.

    Tutto questo passa anche - e soprattutto - dalle nostre tasche: spesso i primi strumenti della sorveglianza capitalistica sulle nostre vite sono i nostri stessi cellulari, rintracciandoci in base alla cella telefonica, leggendo i nostri messaggi, rubando i nostri dati, ormai la merce più in voga nel nuovo millennio. Lo vediamo anche nei processi: mezzi tecnologici sempre più precisi e sempre più accurati vengono usati contro chi lotta per una società migliore, contro chi passa le frontiere per fuggire dalla guerra, contro chi non ha i documenti; l'elenco è lungo e potrebbe continuare per ore. Ma questo deserto distopico non deve farci perdere la speranza: se è vero che queste nuove tecnologie sembrano onnipotenti, non siamo del tutto alla loro mercé e spesso con piccoli accorgimenti si può fare molto per la propria autodifesa e per la propria privacy. Numerose realtà si stanno già attivando da anni sul tema della sicurezza informatica e dell'autodifesa digitale: l'hacklab di Torino è una di queste.

    Insieme all3 ragazz3 dell'hacklab, venerdì 17 aprile vogliamo provare ad affrontare la questione e capire cosa può fare ognun3 di noi per resistere alla sovreglianza totalitaria che ci viene imposta: potrai trovarci in aula Break, al Campus Luigi Einaudi, per un confronto gratuito e aperto a tutt3. Ti aspettiamo!

    👉 Dopo l’incontro ci saranno anche birrette e socialità.

    👉 Unisciti anche al nostro canale Telegram per restare aggiornat3 su news e iniziative e per partecipare a un questionario sul tema. https://t.me/stiamocidentro

    gancio.cisti.org/event/stiamoc

  23. SENZA CHIEDERE PERMESSO APRILE 2026

    Tettoia Nervi, giovedì 2 aprile alle ore 17:00 CEST

    CONTRO LA VOSTRA GUERRA, CONTRO LA VOSTRA PACE

    Un mercatino antimilitarista in compagnia del collettivo Samara ed Equal Rights da Forlì.

    ⚡ Chiacchiera sulla campagna contro il progetto ERiS a Forlì, 8000mq di terreno in cui dovrebbe sorgere un “polo” di produzione altamente tecnologico nell’ambito delle antenne satellitari “dual-use”. Partendo dalle riflessioni e dall’esperienza dei/delle compagne che si stanno muovendo e organizzando contro questo progetto di morte, un’occasione per condividere una geografia delle aziende e delle complicità sul territorio che abitiamo con chi finanzia stermini e genocidi. Le guerre partono anche da qua, ragioniamo assieme su come contrastarle! Qui il blog di riferimento della campagna NO ERiS.

    🏴‍☠️ Dalle 17:00 allestimento, dalle 19:30 chiacchiera, dalle 21 musichette.

    🖤 Gustosa cenetta a cura del Vascello Vegano (panini e fritti) e consueto vinello benefit prigionierx.

    😈 In serata fuoco da Mantova con gli FTA CREW
    In chiusura dj set di tabache

    PROGETTO ERiS FABBRICA DI MORTE!

    Contro la guerra, contro la pace
    Del patriarcato, dei produttori di armi, delle stragi sul lavoro, nelle carceri, alle frontiere.

    balotta.org/event/senza-chiede

  24. Presentazione libro Rugby Underground + Terzo tempo (aperitivo) @ OST Barriera by Dynamo Dora Rugby Popolare

    Circolo “Ost Barriera”, venerdì 20 marzo alle ore 19:00 CET

    Tornano gli appuntamenti culturali della Dynamo Dora da OST! Questa volta per un’occasione speciale di presentazione di libro con autore. Avremo il piacere di ospitare il grande giornalista ed ex rugbista Marco Pastonesi con il suo ultimo libro Rugby Underground! Una storia ambientata nella Milano degli anni ’70 e a fare da teatro un inagibile scantinato di un elettrauto che si trasforma in una cantina, o in un salotto, o in un circolo anche se rettangolare o forse in un’osteria, in un dopolavoro per disoccupati, in una biblioteca, in un presidio di resistenza umana. Insomma, in un rugby club. L’unico rugby club al mondo che disputa esclusivamente il terzo tempo. Per celebrare questo rituale, seguirà un ricco aperitivo a cura della vostra squadra di rugby preferita. Eventi come questi ci permettono di sopravvivere come realtà autogestita, vieni a sostenere la Dynamo!
    Ci vediamo venerdì 20 marzo dalle 19 al Circolo OST Barriera in via Pietracqua 9
    Info sul libro e autore:https://www.bottegaerranteedizioni.it/.../rugby-underground/

    gancio.cisti.org/event/present

  25. Serigrafia Aperta

    Strike, lunedì 16 marzo alle ore 15:00 CET

    Una giornata per stare insieme, sistemare il laboratorio, disegnare, condividere nuovi progetti, imparare tecniche nuove e sperimentarePuoi portare con te del materiale per rifornire il laboratorio e qualcosa di vegan da condividere per una merenda insieme :)

    strike, via umberto partini 21

    roma.convoca.la/event/serigraf

  26. 🔴 LUNEDÌ 2 MARZO 2026

    📣 CESENA: ASSEMBLEA APERTA DI AUTOGESTIONE DELLO SPAZIO LIBERTARIO "SOLE e BALENO"

    ➡️ ORE 20.00 - Partecipa con le tue idee/proposte!

    In un presente segnato da repressione, sfruttamento e guerra allacciamo rapporti, costruiamo insieme nuovi percorsi e progetti! 
    Ricordiamo che l’assemblea è aperta a tutt*, vieni e proponi!
    Sempre contro ogni forma di potere, razzismo e autoritarismo.
    Supporta gli spazi e i collettivi autogestiti!

    • Siamo in sobborgo Valzania 27 a Cesena (appena fuori da Porta Santi)

    ☆ IL NOSTRO SITO CON GLI AGGIORNAMENTI SULLE NOSTRE INIIZIATIVE E LE INFO SU CHI SIAMO/COSA FACCIAMO:
    spazio-solebaleno.noblogs.org

    #spaziosolebaleno #spaziautogestiti
    #anarchismo #autogestione #cesenalibertaria
    #antiautoritarismo #libertario #autorganizzazione

  27. Pranzo sociale e pulizie dello spazio

    De Lollis Underground, domenica 1 marzo alle ore 13:00 CET

    DOMENICA 1 MARZO dalle 13:00 ci vediamo al De Lollis Underground per un momento di pulizie di primavera e un pranzo veg tuttx assieme sotto il sole

    🐁✨🌷🌱

    Chi riesce/vuole può portare qualcosa di veg da mangiare o da bere 🍝🥬🍓

    roma.convoca.la/event/pranzo-s

  28. :anarchism: Bakunin e Malatesta, disegnati da Gabriele Roveda, per la copertina di "A" n. 76 dell'agosto-settembre 1979

    #autogestione #bakunin #malatesta #gabrieleroveda

  29. 💻 Sabotare il dominio, occupare il digitale! 🏴‍☠️

    Non basta usare la rete, dobbiamo liberarla. L'esperienza del collettivo Bida ci mostra come l'azione anarchica si traduca in infrastrutture autogestite, fuori dal controllo di Stato e Capitale. 🚫🏦

    Meno algoritmi estrattivi, più mutuo soccorso tecnologico. La resistenza digitale è qui e ora.✊🔥

    🔗 umanitanova.org/resistenza-dig

    #Anarchia #Bida #ResistenzaDigitale #Autogestione #Hacktivism #UmanitàNova

  30. La antagonismo, quando diventa fine a sé stesso, rischia di ridurre la lotta a pura opposizione simbolica: identità contro identità, nemico contro nemico. In questo schema il conflitto non costruisce alternative, ma si autoalimenta.

    Le teorie anarco-comuniste, invece, non si fermano alla negazione del potere: puntano alla costruzione materiale di relazioni sociali non gerarchiche, mutualismo, autogestione, comunizzazione della vita quotidiana. Senza questo orizzonte costruttivo, l’antagonismo resta sterile, facilmente recuperabile e incapace di produrre trasformazioni durature.

    Senza progetto, l’opposizione diventa rituale. Senza pratica comune, la rivolta si spegne.

    #InfernoAskatasuna #anarcoComunismo #criticaRadicale #antagonismo #autogestione #mutualismo #oltreLaProtesta

  31. 🔴 SABATO 31 GENNAIO 2026 Allo Spazio Libertario "Sole e Baleno", Sobborgo Valzania 27, Cesena.

    * Ore 15:00 - Apertura settimanale.

    * Ore 16:00 - PILLOLE DI PRIMO SOCCORSO.
    Incontri per condividere informazioni e pratiche su come affrontare situazioni critiche.

    👉🏿 Prima pillola: perdita di coscienza e massaggio cardiaco.

    ...a seguire Aperitivo.

    spazio-solebaleno.noblogs.org

    #spaziosolebaleno #cesena #spaziautogestiti #primosoccorso #autogestione

  32. 👾 HACKOLLO DICEMBRE // AUTODIFESA DIGITALE pt.4 👾

    Socs26, domingo, 21 de diciembre, 16:00 CET

    Ciao hackarie,

    già pensiamo proprio che non smetteremo con le puntate di "autodifesa digitale" fino a quando non arriveremo alla pt.1312...

    Domenica sfoglieremo e parleremo dell’opuscolo “Occhi indiscreti - Relazione sulle modalità e gli strumenti di repressione digitale”.

    (Leggilo qua: arachidi.noblogs.org)

    Impariamo a definire il concetto di “modello di rischio” partendo dalla consepovolezza degli strumenti di controllo utilizzati.

    A presto,

    <3

    hacker.convoca.la/event/hackol

  33. 👾 HACKOLLO DICEMBRE // AUTODIFESA DIGITALE pt.4 👾

    Domenica 21 dicembre, dalle 16:00, presso Socs26, Via Celoria 22

    Ciao hackarie,
    già pensiamo proprio che non smetteremo con le puntate di "autodifesa digitale" fino a quando non arriveremo alla pt.1312...
    Domenica sfoglieremo e parleremo dell’opuscolo “Occhi indiscreti - Relazione sulle modalità e gli strumenti di repressione digitale”.
    (Leggilo qua: arachidi.noblogs.org)
    Impariamo a definire il concetto di “modello di rischio” partendo dalla consepovolezza degli strumenti di controllo utilizzati.
    A presto,
    <3

    #hackollo #chiacchiere #AutodifesaDigitale #autoformazione #autogestione #tecnologie #socs #hacktivism #hackmeeting

  34. Benefit Cassa Trans

    Circolo Anarchico Berneri, sabato 6 dicembre alle ore 15:00 CET

    Sabato 6 Dicembre ci troviamo al Circolo Anarchico Berneri per un pomeriggio di laboratorie, serigrafia e cucinaggi a sostegno della Cassa Trans, un progetto di mutuo aiuto che punta a superare l’isolamento e le difficoltà economiche strutturali a cui spesso vanno incontro le persone trans.

    Dalle 15 – serigrafia e laboratoria live a cura di Matrioska, collettivo che inizia la sua riflessione a partire dai corpi pensati come contenitori di storie. Porta il tuo materiale per collage o la tua maglietta da serigrafare.

    Dalle 17 – Miclofficina aperta a tuttx. Hai bisogno di una zampa? Porta il tuo bolide

    Alle 18 – presentazione della Cassa Trans e chiacchierine su pratiche di mutualismo

    A seguire: cena benefit veg con verdure di recupera, vuoi venire a dare una mano per cucinare? Ti aspettiamo!

    Presabbene e musichino aperto, autogestione e consenso

    Lo spazio è accessibile tramite una rampa di scale.

    balotta.org/event/benefit-cass

  35. Hackrocchio 2025

    Mezcal Squat, viernes, 5 de diciembre, 16:00 CET

    Hackrocchio 2025https://hackrocchio.org/Un hackrocchio? ma cos'è? Boh, qua a Torino diciamo Tacun, ma in inglese dicono una patch, lo italianizziamo con patchare, ma dai si capisce quando si dice hackrocchio!? No??Per quanto instabili i nostri hackrocchi funzionano! Riusciamo a stamparli, a crearli e a distribuirli perche' crediamo nell'autogestione sui nostri corpi, sulla tecnologia che ci circonda e crediamo che tutto parta dalla condivisione. Questo mondo non ci fa paura e lo vogliamo hackerare!Sara' una tre giorni di Ascolto, Condivisione, Accrocchiamenti e Barbatrucchi La contaminazione è garantita, diamo spazio alla condivisione di saperi e riprendiamoci i nostri spazi.Per info e ospitalitàhttps://hackrocchio.org/info/

    hacker.convoca.la/event/hackro

  36. Ricordiamo il puntello di domani dalle 19.30 a Villa Occupata per cena, chiacchiere sull'esperienza di nebbia e sugli strumenti open source presenti e futuri che ci meritiamo!

    puntello.org/event/cena-di-tec

    #opensource #autogestione #autofinanziamento

  37. Caso GKN: l’emancipazione dei lavoratori con l’azionariato popolare

    Il caso GKN e la nascita di un nuovo modello economico e sociale

    La storia della GKN di Campi Bisenzio, un esemplare di resistenza e innovazione operaia, ci porta direttamente al cuore della nuova iniziativa di azionariato popolare della Cooperativa GFF (GKN For Futu

    magozine.it/caso-gkn-lemancipa

    #DaiMovimenti #autogestione #AzionariatoPopolare #gkn

  38. Perché dobbiamo abolire la scuola

    Perché dobbiamo abolire la scuolaCollana "Gli alternativi"Angelo GigliaSaggioEdizioni MontagFebbraio 2023152

    Un saggio che non risparmia critiche alla scuola e nel quale si svelano, attraverso lo smantellamento della retorica e dei luoghi comuni, i meccanismi e le logiche autoritarie nascoste e aberranti di ques

    magozine.it/perche-dobbiamo-ab

    #RecensioniLibri #anarchia #autogestione #libertario #pedagogia #scuola

  39. GKN chiude anche in Germania. 800 operai senza lavoro

    Comunicato del collettivo di fabbrica dei lavoratori GKN di Firenze

    Annunciata chiusura della Gkn di Mosel (800 posti di lavoro)Il fondo finanziario Melrose continua la sua azione: in nome del profitto e degli azionisti Pagano altri, quanto non siamo riusciti a fare noi

    magozine.it/gkn-chiude-anche-i

    #Comunicatieiniziative #Daimovimenti #autogestione #gkn #lavoro #multinazionali

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