#lorenzotosa — Public Fediverse posts
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Lorenzo Tosa
La buona notizia è che l’intervento a cui è stato sottoposto Alessandro Di Battista è riuscito.
Ora Alessandro è sedato e in terapia intensiva, come da prassi in questi casi.
Lo riferiscono direttamente fonti mediche dell’ospedale Hermanos Ameijeiras dell’Avana.
Sarebbe dovuto tornare in Italia ieri, ma un peggioramento delle condizioni ha reso necessaria l’operazione.
Tutto il resto, com’è giusto, è sotto il più stretto riserbo voluto da medici e familiari.
Io, però, oltre a un pensiero a lui, alla sua famiglia e alla sua comunità politica in questo momento difficile, volevo rivolgerne uno su cui so che Alessandro sarebbe d’accordo, e ha avuto anche la forza di ricordarlo nei giorni scorsi.
È un omaggio e un ringraziamento doveroso ai medici cubani, che, assieme ai due colleghi italiani partiti da Roma, ancora una volta stanno dando prova di una straordinaria professionalità e resistenza, lavorando e curando i pazienti (non certo solo lui) in condizioni economiche e sanitarie difficilissime per l’osceno strangolamento a cui l’isola è sottoposta da decenni - e in particolare negli ultimi mesi - l’isola da parte dell’uomo più potente e pericoloso del mondo.
La sanità cubana pubblica e universale è una delle migliori del mondo e, per certi versi, la più simile alla nostra, prima che venisse depredata da interessi privati e politici.
Ne avevamo avuto un saggio durante la pandemia, ne abbiamo avuto conferma in questi giorni.
In tutta questa storia, è un dovere ricordarlo.
#dibba #cuba #medicicubani #lorenzotosa
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Lorenzo Tosa
Credo che dovreste ascoltare la storia incredibile di Angie Nixon, la donna che ha appena vinto contro ogni pronostico, e quasi senza soldi, le primarie democratiche in Florida, spostando ancora un po’ l’asticella dei Democratici verso sinistra.
42 anni, afroamericana di Jacksonville, una donna che letteralmente viene dal niente e si è fatta da sola, senza padrini né padroni.
Quando era bambina, la madre faceva due lavori per mantenere Angie e il fratello. E lei prendeva ogni giorno un autobus che attraversava l’intera città per poter andare a scuola, visto che quella del quartiere non possedeva risorse sufficienti.
Ha visto da vicino la povertà estrema e la violenza domestica del padre veterano nei confronti della madre.
Circostanze che matureranno in lei la vocazione per la politica e per i diritti delle donne e dei neri. Fa tutta la gavetta, dall’attivismo tradizionale al sindacato SEIU fino ad entrare a sorpresa nel 2020 nella Camera della Florida.
Anche allora nessuno ci credeva. Anche perché Angie Nixon ha sempre fatto politica senza nessun grande gruppo alle spalle, solo donazioni volontarie e il sostegno dei cittadini.
Quel sostegno è cresciuto negli anni della politica, diventando una delle più combattive oppositrici del governatore repubblicano Ron DeSantis, ma anche in difesa di Gaza con una risoluzione per il cessate il fuoco quando in pochi anche nel suo partito ne parlavano.
A maggio di quest’anno è stata protagonista di un clamoroso sit-in contro la nuova mappa elettorale di DeSantis che secondo lei avrebbe favorito i repubblicani.
Lei si piazza davanti al Campidoglio della Florida per cinque ore chiedendo un incontro con DeSantis, che si nega. Lei resta lì, non si muove neanche quando la polizia le intima di andarsene e viene arrestata.
È questa la donna che ha deciso di candidarsi quest’anno alle primarie democratiche per il Senato degli Stati Uniti.
Anche questa volta nessuno scommetteva su di lei, anche perché l’avversario era un certo Alex Vindman, l’uomo dell’establishment ed ex colonnello famoso per aver testimoniato nel primo impeachment di Trump.
Vindman ha raccolto circa 16 milioni di dollari per la campagna elettorale.
Angie Nixon meno di 950.000 dollari. Sedici volte meno.
E invece, alla fine, contro ogni logica e previsione, Angie Nixon si è imposta con il 56% dei voti conquistando una storica nomination al Senato.
Lo ha fatto grazie a una campagna socialista nel senso più autentico, radicale ma senza estremismi, di sinistra, diremmo noi: salari dignitosi, sanità pubblica, asili gratuiti, tassazione agli ultraricchi, accesso alla casa come diritto universale. Il programma Mamdani, insomma.
E a novembre se la vedrà con la repubblicana Ashley Moody per la sfida decisiva.
E anche questa volta, ormai lo avrete capito, parte nettamente sfavorita.
Chissà se avrà ripensato a quei lunghi viaggi in autobus da bambina per poter andare a scuola quando martedì notte è arrivato il risultato.
Angie Nixon ha dimostrato che si può fare politica e pure vincere con pochi soldi e venendo dal nulla, se hai idee e visione e abbastanza coraggio per sostenerle.
Mi sembra una discreta lezione da portare a casa.
#AngieNixon #PrimarieFlorida #primariedemocratiche
#lorenzotosa -
Alla fine ha dovuto rispondere direttamente lui, il Presidente della Repubblica in persona.
Ed è una risposta MONUMENTALE.
Per 24 ore l’hanno sciaguratamente tirato per la giacchetta sulla grazia per Mario Roggero.
Hanno sciacallato oltre ogni modo una sentenza impeccabile.
E, alla fine, di fronte a questa vergognosa canea tirata su dalla destra, da Salvini, da Vannacci e addirittura dal governo, dal ministro Crosetto e (ufficialmente) dal ministro della Giustizia Nordio, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha deciso di dar loro una lezione di stile e di Costituzione.
Ha convocato il Guardasigilli Nordio e lo ha immediatamente fermato, rivolgendo a lui privatamente e pubblicamente parole che meritano di essere scolpite nella pietra:
“Il Presidente della Repubblica ha ricevuto nel pomeriggio al Quirinale il ministro della Giustizia Carlo Nordio per puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia".
E ancora, citando Einaudi:
"È dovere del Presidente della Repubblica di evitare si pongano precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce".
Un messaggio di una chiarezza assoluta che rimette al loro posto questi dilettanti della politica, questi avventurieri della propaganda.
Ancora una volta c’è stato bisogno di Sergio Mattarella per rimettere i puntini sulle i, difendere le istituzioni, riaffermare lo Stato di diritto e riscattare la dignità di questo disastrato Paese.
Menomale che Sergio c’è!
🙏
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Lorenzo Tosa
Con un atto di grande coerenza ed enorme dignità, Tomaso Montanari si è dimesso dal comitato scientifico degli Uffizi.
E lo ha fatto come forma estrema di protesta nei confronti del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha piazzato una serie di nomi vicinissimi alla destra nel Cda della Galleria.
Durissima e circostanziata l’accusa di Montanari, pronunciata direttamente a “Otto e mezzo”:
"Ho appreso dalla stampa il decreto di nomina del nuovo Cda degli Uffizi in cui si nominano il segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta, un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini, un ex candidato di Fi alla regione Toscana trombato. Si riempiono la bocca con 'nazione', ma qui c'è un cambio di consonante: 'fazione'. Si stanno prendendo tutto. Non si tratta di egemonia culturale, ma lottizzazione del patrimonio culturale".
Non solo:
“Come ciliegina e foglia di fico, siccome erano tutti maschi e nessuno sapeva niente di storia dell'arte, hanno nominato anche una storica dell'arte importante, che però è la curatrice di un dipartimento del Metropolitan museum di New York, che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi e crea quindi un conflitto d'interesse. Non si può governare così il patrimonio del Paese. È uno scandalo e io non posso far altro che dire ‘Non in mio nome’, dimettermi e denunciare pubblicamente quello che stanno facendo al patrimonio culturale della patria, distrutto dai patrioti".
E di questo credo che tutti dovremmo ringraziarlo, non solo a sinistra, ma chiunque abbia ancora a cuore il patrimonio culturale e intellettuale di questo Paese.
Montanari ha fatto quello che nessuno in Italia fa mai (e la destra ancora meno):
DIMETTERSI. Per sostenere un principio e un’idea.
Ci vuole coraggio e coerenza per farlo, e Montanari ne ha da vendere entrambe.
In un Paese appena appena decente sarebbe lui il ministro della Cultura, quello a sinistra. E invece…
#Tomasomontanari #giuli #cdaUffizi #uffizigallery #lottizzazione
#lorenzotosa -
Lorenzo Tosa
Quest’individuo, Simone Carabella, influencer di estrema destra molto noto sui social, ha appena rimediato una delle più imbarazzanti figure a cui abbiate mai assistito.
Per giorni ha lanciato fango e odio sulla festa musulmana di Eid al-Adha, in programma ieri a Villa Gordiani a Roma, condite da vere e proprie fake news su una inesistente “macellazione di agnelli in pubblica piazza”.
Addirittura si è spinto ad associare l’evento e gli islamici in generale alla strage di Modena.E, il giorno della festa, ha fatto addirittura di più: come aveva annunciato, si è presentato provocatoriamente brandendo un panino con la porchetta, pensando così, nella sua meschineria, di suscitare la reazione rabbiosa degli islamici che festeggiavano, fare la vittima e dare poi tutto in pasto ai suoi follower sbavanti bile e islamofobia.
Ma gli è andata malissimo.
Non solo ha scoperto che non esisteva nessuna macellazione su pubblica piazza.
Non solo nessuno gli ha detto nulla, nessuna offesa, nessuna reazione, al massimo qualche sorriso di commiserazione.
Ma, anzi, Carabella - come riporta Fanpage - “è stato accolto con toni pacati e ironici dalla comunità islamica”
Addirittura Rabeh Ibrahim El Kerchaoui, del mercato arabo di Centocelle, l’ha invitato a mangiarlo con lui direttamente in moschea.
“Questo è un parco pubblico, può mangiare il panino con la porchetta dove vuole. Anzi, se viene domani lo porto con me a mangiarlo in moschea.
C’è gente che combatte per il salario minimo, gente che muore a Gaza… Se Carabella vuole combattere per il panino con la porchetta, chi sono io per dirgli di no?"La risposta è straordinaria.
La figuraccia di Carabella epocale.Pensava di mostrare la disumanità e le contraddizioni dei musulmani che “ci vogliono imporre le loro tradizioni”.
È finito per essere ridicolizzato e blastato ripetutamente su pubblica piazza e davanti alle telecamere.
Una grande lezione su come si risponde all’ignoranza. Con intelligenza e ironia.
Meravigliosi.
#lorenzoTosa
#RabehIbrahimElKerchaoui
#VillaGordianiRoma
#eidaladha -
Lorenzo Tosa
Siamo all’apoteosi.
Il Presidente del Senato Ignazio Benito Maria La Russa ha invitato ufficialmente e direttamente a Palazzo Madama nientemeno che la coppia della Famiglia nel bosco.
Sì, sì, proprio come lo leggete.
I due genitori, Nathan e Catherine Trevallion, cui sono stati sottratti i figli minori per averli fatti vivere privi di ogni condizione elementare igienica, sociale, sanitaria, culturale e cognitiva, sono stati trasformati in ospiti d’onore dello Stato dalla seconda carica dello Stato.
E loro hanno subito accettato.
Non è solo uno schiaffo ai giudici che stanno facendo il proprio lavoro in un clima infame. E che vivono sotto scorta per questo.
È uno sfregio alle istituzioni da parte di chi indegnamente le riveste, il cui unico scopo è quello di raccattare due voti al Referendum giocando sull’analfabetismo dei propri elettori.
È abuso di ignoranza.
È, per quanto mi riguarda, una vergogna di Stato.
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Lorenzo Tosa
Sembra incredibile, e invece è successo davvero.
Invece di presentarsi davanti al Parlamento e ai cittadini italiani, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni è andata in radio, a Rtl 102.5, per relazionare il Paese sulla più grave crisi della storia recente.
E ha infilato una supercazzola dietro l’altra.
Ha assicurato che “L’Italia non è in guerra e non intende entrarci”.
Già, peccato che invierà immediatamente armi, sistemi anti-droni e munizioni ai Paesi del Golfo ufficialmente per difendersi dall’Iran (dimenticandosi di dire che l’Iran si sta a sua volta difendendo da un attacco illegale).
Ha aperto esplicitamente all’utilizzo delle basi americane sul territorio italiano: “Ci atteniamo agli accordi bilaterali”.
E in caso di richieste ulteriori? “Decideremo insieme al Parlamento”.Parlamento di fronte a cui però si guarda bene di metterci la faccia, come invece avevano richiesto tutte le opposizioni, lasciando la patata bollente a Tajani e Crosetto. Aiuto!
E ancora:
Si dice preoccupata “da una crisi sempre più evidente del diritto internazionale e degli organismi multilaterali che sta generando un mondo sempre più governato dal caos”.
Solo che si dimentica di dire che chi viola sistematicamente e ripetutamente il diritto internazionale ha un nome e cognome: si chiama Donald Trump. Ieri in Venezuela, oggi in Iran.
Ma mica finisce qui:
Ha parlato di “reazione scomposta dell’Iran”.
E certo, dopo che due Paesi ti bombardano e ammazzano civili, cosa ti aspetti che facciano? Che rispondano con i fiori.
Non una parola neppure sull’imbarazzante caso di Crosetto a Dubai.
Nessuna condanna dell’aggressione unilaterale di Trump e Israele.
Nessuna autocritica per essere stata la più grande amica e alleata di due criminali di guerra.
E soprattutto: nessun passaggio in Parlamento davanti agli italiani.
Ma su una radio privata, come se fosse una cantante in gara a Sanremo che commenta la geopolitica, in spregio di qualunque ruolo e incarico istituzionale.
Che abisso rispetto al discorso monumentale pronunciato appena 24 ore fa dal premier spagnolo Sánchez.
Siamo in queste mani qui.
E di questi tempi mette i brividi.
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La Francia contro Francesca Albanese.
Segue l'articolo di #lorenzotosa#FrancescaAlbanese #gaza #GenocidioPalestina #gognamediatica
https://poliversity.it/@emama/116057006985584652 -
Lorenzo Tosa
È arrivata la notizia che tutti aspettavamo. La più bella.
Alberto Trentini è LIBERO!
Dopo 423 giorni di incubo, carcere e prigionia, è stato finalmente rilasciato il cooperante italiano detenuto illegalmente dal Venezuela.
L’unica notizia veramente bella di una serie di vicende veramente orribili.
Nessuno nel governo osi mettere il cappello su questa liberazione. Non ci provino nemmeno.
Trentini è libero non grazie ma nonostante il governo italiano, che nulla ha fatto in questo lunghissimo anno e mezzo.
E nemmeno grazie a Trump, a cui dei venezuelani, figuriamoci dei prigionieri, non è mai fregato assolutamente nulla.
Altro che “liberatore”.
Resta la grande notizia e la fine di un incubo per una persona che non aveva fatto nulla.
Il pensiero in questo momento va alla mamma Armanda che con grande dignità si è battuta per la sua liberazione, spesso lasciata sola, abbandonata dalla politica che oggi esulta, alla famiglia, agli amici, a tutti quelli che non hanno mai smesso di crederci.
Buon ritorno a casa, Alberto!
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Da Lorenzo Tosa
Questa mattina la sindaca di Genova Silvia Salis ha fatto una cosa semplice e preziosa.
È andata a Reggio Emilia, città natale della famiglia Cervi e, di fronte ad Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli trucidati dai nazifascisti il 28 dicembre 1943, ha tenuto l’orazione ufficiale.
Sono parole di Memoria altissima, la risposta più bella a chi, come La Russa, straparla di “simboli di amore”.
“Ci sono storie che non chiedono solo di essere ricordate. Chiedono di essere raccontate.
Il massacro dei fratelli Cervi non è una tragedia privata.
È una domanda pubblica.
Una di quelle domande che attraversano il tempo e tornano, puntuali, ogni volta che una società deve decidere da che parte stare.Sette fratelli. Sette nomi, sette date di nascita, sette vite diverse. E una sola scelta comune: non voltarsi dall’altra parte.
Erano una famiglia: la loro casa era aperta ai fuggiaschi, agli stranieri, ai disertori, a chiunque scappasse dalla guerra e dalla violenza.Quando il fascismo chiedeva silenzio, loro offrivano rifugio. Quando chiedeva obbedienza, loro sceglievano la libertà.
Per questo furono catturati. E poi, senza difesa, fucilati. Sette fratelli uccisi come messaggio. Come avvertimento. Come lezione.
Il fascismo ha sempre avuto questa ossessione: non eliminare solo le persone, ma spezzare l’idea che portano.Ma qui sta il punto che il fascismo non ha mai capito. Si possono fucilare sette uomini. Non si può fucilare un’idea.
La libertà è un ciclo. Ogni volta che qualcuno prova a spezzarla con la forza, qualcun altro la risemina.
Ecco cos’è l’antifascismo. È la fiducia ostinata nel genere umano e nella sua capacità di seminare, di amare.
(…) Più volte mi è stato chiesto se ha ancora senso, nel nostro tempo, dirsi antifascisti.
E la risposta è semplice: non solo ha senso, ma è necessario.
Non dobbiamo mai stancarci di dirci antifascisti esattamente come non dobbiamo mai stancarci di chiamarci per nome.
Antifascismo è il nome dei fratelli Cervi, del popolo italiano, è il nome della nostra Costituzione, è il nome del sangue che è stato versato sulle colline che ci circondano, sui monti che stanno alle spalle della mia Genova.
Antifascismo è il nome delle tante donne che hanno reso possibile la Resistenza. Con la loro lotta, con la loro sofferenza. Come quella di Genoeffa Cocconi. Che ha visto morire i suoi figli, che non potuto seppellirli. E che non ha retto al ricordo del dolore, all’infamia fascista che dopo i figli ha provato a toglierle anche la casa e tutto il poco che le rimaneva.(…) Essere antifascisti oggi significa difendere chi è più fragile, anche quando non ci conviene.
Significa accettare che il potere vada sempre controllato, soprattutto quando ci piace.
Significa ricordare che la libertà di parola vale soprattutto per chi dice cose che non ci piacciono.
Il fascismo ha superato i confini di se stesso, ed è diventato sinonimo di “male assoluto”. Eppure, incredibilmente, ancora qualcuno fatica a definirsi antifascista.
(…) Non potevo dire di no in segno di riconoscenza per Adelmo e per la sua famiglia, per la testimonianza antifascista che non si stanca mai di portare avanti in tutta Italia. Ci siamo visti a Sant’Anna di Stazzema, ci siamo visti a Genova, non potevamo non vederci qui.
E per rendere ancora più saldo questo legame sono contenta di poter annunciare che molto presto anche il Comune di Genova aderirà formalmente all’Istituto Alcide Cervi. Ne abbiamo parlato in giunta, accogliendo il vostro invito. E presto approveremo tutti i documenti necessari.
Alcide Cervi è stata ‘una quercia che ha cresciuto sette rami, e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta’.
Poi, anche la quercia è morta, ma vorrei fare mio il suo invito: ‘Guardate il seme, perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l'ideale nella testa dell'uomo’. Perché ‘dopo un raccolto ne viene un altro’.
Per unire ancora di più questa terra e la mia terra vorrei che il prossimo 25 aprile, con la collaborazione dell’Anpi, anche a Genova organizzassimo una grandissima pastasciutta antifascista, a cui far partecipare tutta la città: un’unica grande famiglia unita a Casa Cervi.
Perché questi nostri sette fratelli ‘son morti sui 20 anni per il nostro domani, come vecchi partigiani. Sangue del nostro sangue’.
E, allora: ‘Teniamoci per mano. Di nuovo come un tempo, sopra l’Italia intera’”È questo il fiore🌹
Grazie Sindaca.
#AdelmoCervi #settefratellicervi #GenoeffaCocconi
#silviasalis
#28dicembre1943 #28dicembre2025
#casaCervi
#antifascismooggi -
Da Lorenzo Tosa
All’ennesimo attacco del leader dell’ultradestra franchista di Vox agli immigrati, il premier spagnolo Pedro Sanchez si è alzato in piedi in Parlamento e ha rivolto a Santiago Abascal questo discorso memorabile.
Che potrebbe essere preso, cucito e incollato perfettamente a Meloni e Salvini in Italia.
“Io la ascolto e penso: quanto odio ha per gli stranieri che vivono in Spagna e lavorano e contribuiscono alla crescita economica del Paese, e quale ammirazione ha per gli oligarchi che lavorano dall’esterno per distruggere l’Europa e contro gli interessi della Spagna.
Onorevole, ciò che minaccia la prosperità della Spagna e dell’Europa non è l’immigrazione. Sono i dazi all’agricoltura e all’industria di fronte ai quali tacete.
Ciò che minaccia la democrazia del nostro Paese, sono quei tecno-oligarchi ai quali lei stende il tappeto rosso e che lavorano per lei diffondendo odio sui social.
Ciò che minaccia la nostra società e la nostra convivenza non sono i migranti, sono i governi come quello di Orban che ieri ha vietato le manifestazioni Lgbtqi+ in Ungheria, o quello che fate voi banalizzando e negando la violenza di genere.La vera minaccia per l’Europa e per la Spagna, onorevole, è l’internazionale dell’ultradestra che lavora dall’esterno per distruggere l’Europa all’interno, la cui filiale in Spagna è lei e il suo partito”.
Questo è quello che dice (e soprattutto fa) un uomo di sinistra degno di questo nome.
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È il 25 marzo 2025.
Pedro Sanchez dà una lezione in aula al leader dell’estrema destra franchista.
Anche per questo è per distacco la Persona dell’anno in Europa, e non solo.
#Lorenzotosa -
Da Lorenzo Tosa
Poco fa alla Camera Elly Schlein ha voluto fare qualcosa di inedito, ma molto efficace e assolutamente necessario.
Una lettera.
Una lettera di Natale inviata direttamente a Giorgia Meloni con cui ha messo letteralmente in fila i numeri, i fatti, i dati, i tempi d’attesa biblici di un Paese reale, lontanissimo da quello raccontato da Meloni pochi giorni fa ad Atreju.
“Cara Presidente,
Secondo le segnalazioni arrivate a CittadinanzaAttiva, le liste d'attese sono di un anno per una tac al torace, per una mammografia da fare entro 60 giorni ne aspetti 147, per una colonoscopia aspetti 2 anni, ma pure per quella urgente, che dovresti fare in tre giorni, un italiano su quattro ne aspetta 105.
Allora, se va tutto bene, Presidente, mi spiega perché durante il suo governo, nell'ultimo anno, gli italiani che rinunciano a curarsi sono aumentati da 4 milioni e mezzo a 6 milioni?
Secondo l'Istat i beni alimentari sono aumentati negli ultimi quattro anni del 25% e negli stessi anni gli stipendi reali degli italiani si sono abbassati di 9 punti percentuali.
Questo vuol dire che con lo stesso stipendio in tasca, quando vai a fare la spesa, non riesci a comprare le stesse cose.
Il pane costa il 28% in più, Presidente, ma che mangino le pastarelle, giusto? Mentre lei blocca il salario minimo a 4 milioni e mezzo di lavoratrici e di lavoratori.
La produzione industriale cala ormai da 34 mesi su 37 del suo governo.
Abbiamo le bollette più care d'Europa e le imprese perdono competitività. Ma in tre anni non avete fatto nulla per non intaccare gli extra profitti delle grandi società energetiche.
La pressione fiscale è la più alta degli ultimi dieci anni. E no, Presidente, non è perché aumentano i lavoratori. La pressione fiscale è il rapporto tra le tasse e il PIL. Se aumenta il lavoro, aumentano le tasse, ma aumenta anche il PIL, Presidente. Non è che cambia quel rapporto.
Lei prima ci ha detto di studiare, ma guardi, per noi non è un insulto, perché solo voi insultate gli studenti dicendo che sono ‘inutili’, quando l'unica cosa inutile qui sono le vostre bugie e la vostra arroganza al potere.
Scusi, non vorremmo mai disturbare la vostra propaganda con i fatti, ma questa è la condizione in cui versa il Paese dopo tre anni.
E anche oggi da lei ho sentito la lista delle responsabilità degli altri, ma dopo tre anni gli alibi sono finiti, Presidente.
Ho sentito da sua sorella che le priorità del Governo, nel 2026, sono il premierato e la legge elettorale.
Scusate se pensavamo che fossero i pensionati che non arrivano alla fine del mese, quelli che prendono 5 euro all'ora, i 10.000 lavoratori dell'ex Ilva che rischiano il posto.
Ma no, per voi la priorità è una riforma che indebolisce questo Parlamento e il Presidente della Repubblica. Io non so in che Paese vivete, Presidente, ma davvero le dico che il Governo deve risolvere i problemi degli italiani, non i suoi.
P.s.
Presidente, chiudo con un post scriptum la letterina degli italiani.Ieri avete riscritto la manovra e con una sola mossa fate una stangata sulle pensioni che è un furto sia ai giovani che agli anziani ed è una vergogna prendervi i soldi di chi ha studiato e ha già pagato per riscattare la laurea.
È un'altra manovra di promesse tradite. Dovevate abolire la Fornero e invece state allungando l'età pensionabile a tutti, compresa le forze dell'ordine.
Non ci provate!”Oggi Elly Schlein in quell’aula ha parlato a nome di tanti, ma veramente tanti italiani.
Anche a mio nome.
#ellySchlein #listedattesa #sanitaPubblica
#pressionefiscale #carrellospesa
#opposizioneparlamento #lavoro
#meloni
#lorenzotosa -
Lorenzo Tosa
Gravissimo quello che è appena accaduto in Senato!
Con un colpo di mano vergognoso, la maggioranza di destra ha fatto dietrofront rimangiandosi l’unica legge decente che aveva sostenuto: il Ddl Stupro.
Avete presente l’accordo che Elly Schlein è riuscita a strappare a Giorgia Meloni sul consenso? Oggi era in programma il voto, storico, in Senato, dopo il passaggio alla Camera.
E invece la Lega e a ruota Fratelli d’Italia e Forza Italia hanno bloccato di colpo tutto e fatto mancare l’unanimità con la scusa di alcune “migliorie” e un nuovo giro di audizioni.
E le opposizioni a quel punto hanno fatto l’unica cosa possibile: hanno abbandonato l’aula.
Il tutto, ironia della sorte, proprio nella Giornata contro la Violenza sulle donne.
Un fatto di una gravità inaudita, intollerabile, che fa cadere la maschera a una destra-destra che, almeno una volta, aveva fatto qualcosa di decente, di dignitoso, di giusto.
È durata pochissimo.
A prescindere da come andrà a finire, questa retromarcia è una ferita insanabile, uno schiaffo a tutte le donne che ci avevano creduto, che avevano chiesto almeno oggi di fare qualcosa di politicamente forte e simbolico.
Che immane vergogna.
#giornataInternazionaleControLaViolenzaSulleDonne
#SenatoDdlStupro
#DdlStuprobocciato
#LorenzoTosa
@attualita -
Quello che è venuto fuori è di una gravità inaudita.
Renato Brunetta, in qualità di Presidente dell’utilissimo CNEL, si è appena auto-aumentato lo stipendio da 250mila a 310mila euro l’anno.
E, insieme a lui, quello di tutti i suoi dirigenti.
Il tutto letteralmente raddoppiando la spesa per le retribuzioni dell’ente da 850mila euro a 1 milione e mezzo di euro, senza contare i quasi 200.000 per consiglieri, collaboratori e staff.
Ovviamente con soldi pubblici. Cioè nostri.
Non solo.
L’adeguamento ha anche valore retroattivo. Significa che Brunetta e dirigenti riceveranno anche gli arretrati a partire dal primo agosto di quest’anno.Lo ha raccontato il “Domani” e denunciato, tra gli altri, Nicola Fratoianni.
Lo stesso Brunetta che ha contrastato e bocciato in ogni modo il salario minimo a 9 euro - NOVE - si è appena aumentato lo stipendio di 60.000 euro l’anno.
Eccole, le priorità della destra. Non aumentare gli stipendi (miseri) degli italiani, figuriamoci.
Ma aumentare i propri già faraonici stipendi.Ma tutto questo la propaganda meloniana personale e pubblica non ve lo racconterà mai.
Siamo oltre ogni umana decenza, vergogna, ipocrisia.
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Lorenzo Tosa
Il suo nome è David Yambio, è stato torturato, picchiato, umiliato da Almasri e dai suoi aguzzini.
E ora, dopo l’arresto di Almasri ieri a Tripoli, l’attivista sud-sudanese fa una cosa semplicissima: ha annunciato che denuncerà e chiederà un risarcimento al governo italiano per averlo liberato e rispedito in patria con tanto di volo di Stato.
Il suo racconto mette i brividi.
“Sono stato torturato da lui e dai suoi uomini. Mi ha preso a calci, mi ha chiamato schiavo e mi ha picchiato con i tubi. Ha anche sparato a delle persone davanti a me sia a Jadida che a Mitiga” ha raccontato a “Repubblica”.
Non solo. Yambio, per aver denunciato Almasri, ha vissuto costantemente con la paura, si è dovuto nascondere per timore di ritorsioni.
Anche per questo ha deciso di fare causa al governo Meloni con la sua ong Refugees in Lybia. Lo ha spiegato lui stesso con una chiarezza assoluta, dando a Meloni, Nordio e Piantedosi una vera e propria lezione di diritto e di dignità.
“Da una parte l’arresto di ieri è una grande vittoria.
Dall’altra fa ancora più rabbia quello che è successo in Italia. Almasri è stato arrestato e poi liberato e riportato a casa. Meloni e i suoi ministri, invece di proteggere e rispettare le istituzioni per cui sono stati eletti, hanno scelto di inchinarsi alle milizie che li ricattano. E hanno deciso che le ragioni di“opportunità politica” pesano più del contrasto ai crimini contro l’umanità».Questa è la realtà fuori dalla propaganda meloniana.
Questa la vita vera e le conseguenze reali sulla pelle delle persone.Ne risponda Almasri, ma anche chi lo ha scandalosamente protetto.
Una ferita indelebile di questo Paese.
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Lorenzo Tosa
Quello che sta succedendo in queste ore negli Stati Uniti è semplicemente straordinario.
Un’onda - letteralmente un’onda - di massa e di protesta nei confronti di Donald Trump.
Parola d’ordine: “No Kings”
No a sovrani assoluti, giù le mani dalla democrazia! “Giù le mani dai nostri diritti”. “Non arretreremo”.
2700 raduni in tutto il Paese. Da New York a Washington, da San Francisco a Chicago, a Philadelphia, fino a Mar-a-Lago, davanti alla sua residenza privata, in cui si trova in questo momento.
Milioni e milioni di persone da est a ovest scese in piazza per far sentire la propria voce, a distanza di quattro mesi dall’ultima volta.
Ovunque fiumi di gente in piena e maree umane.
C’è un’altra America, viva, vivissima, che resiste, combatte e non si piega a chi ha confuso una democrazia per una cosa propria.
Ed è bellissima. ❤️
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Da Lorenzo Tosa
Questa storia racconta moltissimo dei tempi balordi e di caccia alle streghe in cui viviamo.
Paw Che Go è da dieci anni uno dei più
importanti festival italiani dell’illustrazione, a Milano.Quest’anno gli organizzatori hanno deciso di utilizzare i colori della Palestina come immagine visiva identitaria della decima edizione.
Perché - hanno spiegato - “non consideriamo guerra o azione di difesa i fatti in terra e nei mari palestinesi. Piuttosto li vediamo assedio e sterminio, li sentiamo ricatto. Paw Chew Go Festival e Associazione Paciugo sono con il pensiero, e con le azioni che gli sono possibili, a fianco della popolazione della Striscia così come sono state e saranno al fianco delle comunità oppresse e delle minoranze non rappresentate.”
Eppure, per questa semplice scelta di umanità, il festival si è ritrovato di colpo, per la prima volta, senza sponsor e quindi sostegno economico.
Questo succede oggi a chiunque prenda una posizione su Gaza e per Gaza: viene escluso, bandito, isolato, trattato come un paria.
Ma non per questo sono tornati sui propri passi, anzi, dicono: “Per noi vestirci di anguria non è una provocazione, ma una cosa normale. Come normale dovrebbe essere andare a scuola, sentirci sicure e sicuri, mangiare, bere, ridere, respirare.”
E hanno lanciato una raccolta fondi dal basso per andare avanti con la coerenza delle proprie idee.
Io sono umanamente vicino al festival Paw Che Go per quello che hanno fatto e per come lo hanno espresso.
Anche solo esistere senza cambiare né piegarsi oggi è un atto di Resistenza.
Se volete sostenerli anche con una piccola ma preziosa donazione, questa è la raccolta fondi che hanno lanciato. Che spiega anche benissimo la situazione surreale che si sono trovati ad affrontare.
Grazie per tutti quelli che faranno la loro parte! 🙏#PawCheGo
#PalestinaLibera
#LorenzoTosa
#gofundme
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Bisogna spendere più di due parole per questa donna qui, Antonella Bundu, una che da sola, da candidata Presidente in Regione Toscana, ha preso oltre mezzo punto in più dell’intera Lega dei sedicenti capitani e degli ex generali.
Lei che me la ricordo quando ha cominciato a fare politica nel 2019, appena sei anni fa, e lo ha fatto proprio nel pieno del salvinismo più violento e straripante, quello del 40% e dei “pieni poteri”, per dimostrare a Salvini e al leghista medio che in questo Paese si può fare eccome politica in modo serio, coraggioso, dignitoso anche se hai la pelle nera e tuo papà viene dalla Sierra Leone e di cognome fa Bundu, non Brambilla o Vannacci.
Antonella che, ha cominciato dalle piazze, dall’attivismo puro a Liverpool com Oxfam,
e poi nella sua Firenze, mentre ancora faceva l’impiegata in uno studio di architettura.Antonella che trovavi e trovi tutt’ora sempre in prima linea a Firenze ogni volta che si tratta di scendere in piazza, di difendere un diritto negato, battersi contro l’emarginazione violenta, la discriminazione come sistema.
A 55 anni, dopo cinque da capogruppo in Comune, ha deciso di fare il grande passo, di candidarsi a Presidente della Regione.
Le hanno dato della “pazza”.
Ha ricevuto una quantità fuori scala di insulti razzisti dai soliti miserabili, a cui ha risposto con un’intelligenza rara e un’ironia invidiabile mostrando loro una banana.
Le hanno detto che si sarebbe andata a schiantare, e i sondaggi non le assegnavano più di uno 0,5%.
Lei ha tirato dritto per la sua strada con una campagna elettorale forte, radicale, coraggiosa.
Ha finito per prendere dieci volte tanto quello che avrebbe dovuto, superando di slancio il 5% e battendo persino la Lega di Vannacci e Salvini con un decimo dei fondi e un centesimo dei loro mezzi.
E solo per un pelo non entrerà in Consiglio regionale perché la sua lista ha preso moltissimo, ma non quanto lei e non abbastanza.
Una beffa atroce che non cancella una virgola di quello che ha fatto, della testimonianza che ha lasciato, ricordandosi e ricordandoci che esiste ancora spazio per una sinistra-sinistra e per battaglie che vanno combattute a prescindere da quanto sia comodo, vantaggioso. E magari non condivideremo tutto, ma non importa.
Conta la profonda traccia politica e civile che lascia e resta. Resterà.
E resterà soprattutto la faccia di Vannacci, battuto, anzi umiliato, da una che, a sentire lui, non avrebbe “i tratti dell’italianità” eppure se li è messi tutti in fila, capitani, generali e soldati semplici armati di ampolla e Decime.Fosse anche solo per questo, ad Antonella Bundu voglio dire GRAZIE.
E dirle che non è la fine, è solo l’inizio.
Lorenzo Tosa
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Lorenzo Tosa
All’inizio della fiaccolata per Gaza a Genova, è successo qualcosa di enorme.
Quando si è sparsa la voce del carico di una nave Zim con 10 container di materiale esplosivo diretto verso Israele, i camalli del Calp si sono staccati immediatamente dal corteo per dirigersi verso il ponte Etiopia e bloccare tutto.
E subito almeno cento manifestanti - soprattutto studenti - li hanno seguiti, “scortati”, supportati, entrando con loro in porto al grido di “Free Palestine”.
Studenti e portuali insieme per una causa giusta. A cui a poco a poco si sono uniti almeno duemila manifestanti fuori dal varco, presidiato dalla Celere.
I camalli hanno formato una catena umana impedendo fisicamente il carico dei container.
È finita con i portuali che hanno annunciato al megafono che la merce è stata bloccata e la nave israeliana è rimasta vuota e con le luci spente, costretta infine ad abbandonare il porto. Tra gli applausi dei genovesi.
Una grande vittoria dei camalli e, insieme, di tutti i cittadini.
Tutto ciò ha un nome preciso: si chiama RESISTENZA.
I portuali ci hanno mostrato fisicamente e moralmente come si fa.
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Gravissimo quello che è successo stanotte.
La nave principale della Global Sumud Flotilla è stata colpita da un drone militare mentre si trovava in acque tunisine.
Lo ha denunciato lo stesso equipaggio della imbarcazione, di cui fa parte anche Greta Thunberg, svegliati da un botto terrificante e poi dal fuoco che ha invaso il ponte.
Le autorità tunisine hanno provato subito a smentire, a negare, parlando di un incidente partito dai giubbotti di salvataggio.
Ma le immagini registrate da una delle imbarcazioni vicina sono inequivocabili: mostrano il drone partire e colpire la nave Family, che prende immediatamente fuoco.
Ma per fortuna nessuno dei membri dell’equipaggio è rimasto ferito e l’incendio è stato subito domato.
“No, non c’è stato un incendio casuale” ha dichiarato Movement to Gaza.
Questo è un atto intimidatorio gravissimo e in piena regola da parte di uno Stato terrorista, che dimostra quanto Israele tema una missione umanitaria e pacifica.
Se pensano di fermarli in questo modo, si sbagliano di grosso.
“La nostra missione umanitaria non si fermerà e non sarà influenzata da alcuna minaccia. La Tunisia è un paese sovrano e rifiutiamo qualsiasi assalto al suo territorio. I nostri occhi sono puntati a Gaza”.
Grandiosi.
Solidarietà e vicinanza a tutti i volontari della Global Sumud Flotilla colpiti.
#lorenzoTosa
#globalsumudflotilla
#attaccoDrone
#tunisiAttaccoDrone -
Lorenzo Tosa
Con uno straordinario atto di disobbedienza civile la Ong Mediterranea ha sfidato apertamente governo e ministero dell’Interno ed è sbarcata questa sera nel porto di Trapani - invece che nella lontanissima Genova - con a bordo dieci migranti, tra cui tre minori.
Il governo, con un atto di sadismo istituzionale, aveva indicato Genova come “porto sicuro”, a 1000 chilometri di distanza, ma l’equipaggio si è opposto in nome del diritto del mare e, soprattutto, della Costituzione italiana.
Il comandante Paval Botica e il capomissione Beppe Caccia si sono assunti la “piena responsabilità” di questa scelta con parole a cui non siamo più abituati.
“Non possiamo tollerare giochetti politici sulla pelle di dieci ragazzi che stanno male e devono essere curati, gettati in mare a calci e pugni, di notte, dai miliziani libici, con onde oltre il metro e mezzo, come fossero rifiuti.
Che il governo se la prenda con noi, non con i naufraghi superstiti. Disobbediamo a un ordine ingiusto e inumano del ministero dell’Interno. Ma così facendo obbediamo al diritto marittimo, alla Costituzione italiana e alle leggi dell’umanità”.Mi vergogno, da cittadino, di un governo che costringe vittime di torture e di odissee indicibili a fare mille chilometri in mare in condizioni psico-fisiche critiche per pura propaganda.
Mi inchino dinnanzi agli autori di un gesto di questi tempi eroico.
Con Mediterranea. Con chi salva vite in mare, con chi resta umano.
Sempre.
#ongmediterranea #naufraghi #soccorsoinmare #ministerointerno #lorenzoTosa