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#economico — Public Fediverse posts

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  1. #newbook

    Le #università, oltre alla loro missione formativa e scientifica, generano anche #valore #economico nei territori in cui operano. Il presente volume ne esamina in profondità l'#impatto locale, offrendo una tassonomia strutturata di indicatori e metodologie utili per la sua misurazione e valutazione

    ⬇️ Scaricalo ora in #OpenAccess: libri.unimi.it/index.php/MHEO/

    @cultura

  2. 1/4
    La “revolución cubana” es el fracaso mejor vendido de la #historia contemporánea… no hay ningún parámetro social en la #Cuba de hoy que puedan mostrar con orgullo.

    Fracasaron en lo #económico, fracasaron en lo #social y han fracaso también como proyecto #político.

    #Cuba #CrisisCuba #DerechosHumanos #Politica #SOSCuba #Libertad #Actualidad #CubaLibre

  3. a mostrare segni di rallentamento. Eppure, in modo paradossale, il sostegno popolare resta solido: secondo gli ultimi #sondaggi, la sua #coalizione continua a essere la prima #forzapolitica del Paese, con un ampio vantaggio sull’#opposizione. Questa combinazione di instabilità istituzionale, fragilità economica e consenso ancora elevato trasforma l’#Argentina in un caso di #StudioPolitico ed #economico di grande interesse anche per la #ComunitàInternazionale. 2/2

  4. Un fattore decisivo negli anni del “boom” è stato il basso costo del lavoro

    A metà degli anni ‘50 l’Italia era ancora per molti aspetti un paese sottosviluppato. L’industria poteva vantare un certo progresso nei settori dell’acciaio, dell’automobile, dell’energia elettrica, e i grandi centri produttivi sorgevano principalmente nelle regioni del Nord. La maggior parte dell’economia si reggeva grazie al mantenimento di settori tradizionali, costituiti da piccole imprese artigianali basate sullo sfruttamento intensivo, dalla pubblica amministrazione, e dall’agricoltura che restava il settore con il maggior livello di occupazione <28. Diversamente, nelle regioni meridionali, dove il settore agricolo non garantiva prospettive di occupazione, iniziava ad avanzare il fenomeno migratorio, sia fuori che dentro i confini nazionali.
    Nel periodo compreso negli anni 1958-1963, ricordato come il “boom economico”, il paese vedeva mutare profondamente le proprie strutture produttive, gli assetti urbanistici delle città, il mondo dell’agricoltura e le abitudini di grandi masse di cittadini <29. Allo sviluppo industriale si accompagnava qualitativamente anche un mutamento generalizzato dei consumi. Lo sviluppo industriale era concentrato nelle regioni dell’area definita, triangolo industriale, cioè nelle città di Milano, Genova e Torino, e nelle zone del Nord-Est dove si stavano sviluppando nuovi processi di industrializzazione nel settore petrolchimico <30.
    Agli albori del “boom economico” l’industria italiana aveva raggiunto un sufficiente livello di sviluppo tecnologico tale, da poter competere con i paesi europei più avanzati. Fiat, Eni, Edison e Montecatini, rappresentavano i settori più innovativi della grande industria.
    Un fattore decisivo negli anni del “boom” è stato il basso costo del lavoro. Gli alti livelli della disoccupazione negli anni ‘50 fecero in modo che la domanda di lavoro eccedesse abbondantemente l’offerta, con prevedibili conseguenze sull’andamento dei salari <31. La straordinaria crescita nell’industria elettrodomestica fu una delle espressioni più caratteristiche del “miracolo”; dietro questa trasformazione vi era un gran numero di fattori: l’abilità imprenditoriale dei proprietari delle nuove fabbriche, la loro capacità di autofinanziarsi, la tenacia nell’utilizzo di nuove tecnologie e nel rinnovamento continuo degli impianti, lo sfruttamento a basso costo del lavoro e l’elevata produttività.
    La produzione automobilistica, dominata dalla Fiat, fu per molti versi il settore più attivo dell’economia <32. Il fenomeno umano più drammatico, che ha caratterizzato gli anni del “boom”, è stato la fuga di grandi masse rurali dalle campagne, e dalle regioni del Sud, verso le città industriali del Nord <33. L’emigrazione più massiccia ebbe luogo tra il 1955 e il 1963, che coinvolse in particolare la città di Torino, la quale si trovò ad assorbire percentuali molto elevate dell’immigrazione meridionale.
    Uno degli aspetti più ragguardevoli del “miracolo economico” fu il suo carattere di processo spontaneo. Il piano economico, voluto dal ministro Vanoni nel 1954, aveva formulato una serie di progetti finalizzati ad uno sviluppo economico controllato e teso al superamento dei maggiori squilibri sociali e geografici, senza però produrre alcun risultato.
    Il “boom” si realizzò seguendo la sua logica, rispondendo direttamente alle forze in gioco del libero mercato, e dando luogo come risultato, a profondi scompensi strutturali, tra i quali, la cosiddetta distorsione dei consumi. Infatti, alla crescita dei beni di consumo, non vi era un corrispettivo sviluppo di beni pubblici <34.
    Il “miracolo economico” accrebbe in modo drammatico lo squilibrio tra le diverse aree del paese. Lo sviluppo produttivo e consumistico non ebbe distribuzione egemone su tutto il territorio nazionale, ma appunto, dette origine a sperequazioni sociali e distorsioni molteplici. In altri termini, l’Italia a cavallo tra i due decenni, 1950-60 si presentava come un paese diviso, attraversato da un processo di modernizzazione tanto rapido quanto squilibrato, che necessitava del supporto solido del governo, al fine di evitare consistenti lacerazioni nel paese <35.
    La modernizzazione economica ebbe riflessi anche nel mondo del lavoro e in particolare all’interno delle fabbriche del Nord, dove furono i giovani operai emigrati a rilanciare l’inizio di una nuova fase di lotte collettive <36.
    [NOTE]
    28 P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988, p. 283.
    29 Su questo tema mi limito a rimandare al testo di G. Crainz, Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni Ottanta, Donzelli Editore, Roma, 2005.
    30 G. Tamburrano, Storia e cronaca del centro-sinistra, Biblioteca Universale Rizzoli, Milano, 1990, pp. 89-94.
    31 P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988, pp. 288-289.
    32 Ivi, p. 290.
    33 Su questo tema mi limito a rimandare al testo di G. Crainz, Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni Ottanta.
    34 P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988, p. 292.
    35 Su questo tema mi limito a rimandare al testo di G. Crainz, Il paese mancato. Dal miracolo economico agli anni Ottanta. F. Barbagallo, La questione italiana. Il Nord e il Sud dal 1860 a oggi, Editori Laterza, Bari, 2013.
    36 P. Ginsborg, Storia d’Italia dal dopoguerra a oggi. Società e politica 1943-1988, p. 340.
    Paolo Vignali, Aspetti della critica alla modernizzazione nella cultura politica degli anni Sessanta in Italia, Tesi di laurea, Università degli Studi di Pavia, Anno Accademico 2023-2024

    #1955 #1958 #1963 #basso #boom #costo #economico #Edison #emigrazione #Eni #FIAT #Genova #industria #lavoro #milano #miracolo #Montecatini #PaoloVignali #squilibrio #Sud #Torino #zone

  5. Terminando con el apronte para el año que viene, les dejo esta otra propuesta de servicios que voy a estar dando en un nuevo servidor que estoy configurando para este propósito. Hosting de blogs wordpress acá en uruguay, en forma autogestionada, económica, con software libre y sin corporaciones blogosfera.uy #blogs #hosting #económico #uruguay #autogestion #internet #wordpress

  6. En el Reino Unido han comenzado a construir carreteras con plástico reciclado. Este asfalto es 10 veces más resistente y económico.

    #asfalto #carreteras #plastico #reciclar #economico #JMS

  7. En el Reino Unido han comenzado a construir carreteras con plástico reciclado. Este asfalto es 10 veces más resistente y económico.

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  8. Dopo averla usata per praticamente 2 giorni, posso dire sicuramente che questa tastiera #meccanica mi piace, btw: #AZAJJ #AK33. ⌨️

    È uno dei miei regali di #Natale veri (a differenza di quello degli amici di #DuRove), e per quanto sia un modello estremamente #economico, non riprogrammabile, e senza #switch sostituibili, resta #fighissima rispetto alla #tastiera a membrana vecchia più di me che stavo usando fino all’altro giorno, e che mi stava sempre più abbandonando. Sound on per sentire gli #interruttori blu goduriosi nel video! 🔵

    https://octospacc.altervista.org/2023/12/26/817/

    #AK33 #AZAJJ #DuRove #economico #fighissima #interruttori #meccanica #Natale #switch #tastiera

  9. 📌 Vivimos en un mundo donde...

    - nos espantamos mas de que #China construya una carretera en #Africa que de #USA (o para los amigos U$A) haya aumentando a mas del 7% de su PIB su gasto en #armas ( #guerras e #invasiones ) y sus intenciones de apoyar el #terrorismo de la mano de la #OTAN

    - nos da mas miedo de que #Cuba no tenga la "democracia corrupta representativa" (que sufren paises como #Peru, #Brasil, #Honduras, #Haiti...) que del #bloqueo #economico #humanitario que aplican la #UE a las ordenes de Los Esclavos Unidos a decenas de paises, sin darles siquiera la oportunidad a que construyan su propio sendero (a pesar de que ellos mismo repiten como papagallos que la #libertad de cada Nacion es escoger su camino)

    (Por ahi he leido reiteradamente que desde hace unas decadas, la derecha, sea maquillada de neo-social democrata o extremista, ya no esta siquiera interesada en la democracia, cuando los resultados no le son favorables... y si mal no recuerdo de esto mismo hablaban anarquistas y marxistas hace ya 2 siglos atras, y que razon tenian 🤔 )