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#metodo — Public Fediverse posts

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  1. 📌En Vano: Danza contemporánea en la Sala Tarambana de Carabanchel
    📌‘The Mandalorian and Grogu’: el supermercado de las imágenes
    📌‘Titanes del bochorno’, Pedro Vera sigue en forma
    📌“De Carabanchel tenía que ser”: Teresa Olalla Tomey, escritora, hacer malabares para escribir
    carabanchel.net
    #Carabanchel #Madrid #VIDEOS
    #DanzaContemporánea #DanzaMobile #EnVano #espacios #SalaTarambana
    #cine #Disney #GeorgeLucas #pelicula #starwars #TheMandalorianAndGrogu
    #comic #comics #PedroVera #politica #TitanesDelBochorno
    #DeCarabanchelTeniaQueSer #escrituracreativa #lachata #método #taller #TeresaOlallaTomey

  2. 📌En Vano: Danza contemporánea en la Sala Tarambana de Carabanchel
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    📌‘Titanes del bochorno’, Pedro Vera sigue en forma
    📌“De Carabanchel tenía que ser”: Teresa Olalla Tomey, escritora, hacer malabares para escribir
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  3. 📌En Vano: Danza contemporánea en la Sala Tarambana de Carabanchel
    📌‘The Mandalorian and Grogu’: el supermercado de las imágenes
    📌‘Titanes del bochorno’, Pedro Vera sigue en forma
    📌“De Carabanchel tenía que ser”: Teresa Olalla Tomey, escritora, hacer malabares para escribir
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  4. 📌En Vano: Danza contemporánea en la Sala Tarambana de Carabanchel
    📌‘The Mandalorian and Grogu’: el supermercado de las imágenes
    📌‘Titanes del bochorno’, Pedro Vera sigue en forma
    📌“De Carabanchel tenía que ser”: Teresa Olalla Tomey, escritora, hacer malabares para escribir
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  5. Il post LinkedIn della professoressa Elisa Giomi, membro dissidente del collegio di AGCOM

    Rispetto alla sanzione di #Agcom da oltre 14 milioni a #Cloudflare ho preso convintamente le distanze, come sull’intero procedimento che ha portato alla nascita di #PiracyShield.
    Non condivido, però, neppure la concezione di tutele e #regole, per quanto perfettibili, come inutili fardelli.

    In ogni caso, tra chi ci vede una svolta nella lotta alla #pirateria e chi un preoccupante “salto di qualità” verso #blocchi infrastrutturali sempre più automatici, il provvedimento ha riaperto un confronto importante.
    Che merita meno tifoserie e più #metodo.

    Tipo: discutere di proporzionalità, #garanzie e sostenibilità operativa. Metto dunque a fattor comune gli aspetti che ritengo possano fare la differenza tra costruire uno strumento stabile o un #contenzioso permanente.

    1) Se l’enforcement si estende verso servizi infrastrutturali come #DNS pubblici, CDN o altri intermediari tecnici, il tema non è se i fornitori possano avere un ruolo nel contrasto ai contenuti #illeciti ma come evitare criteri troppo larghi che finiscano per trascinare nella rete anche usi pienamente leciti.
    Un’infrastruttura molto diffusa può comparire spesso anche nei contesti illeciti, ma questo non dovrebbe tradursi automaticamente in #obblighi applicati in modo indistinto.

    2) Alla velocità del blocco dovrebbe corrispondere una velocità comparabile di correzione, con procedure chiare, tracciabili e tempi di ripristino espliciti, perché gli errori o gli #overblocking per quanto non desiderati sono sempre possibili e quando accadono ne derivano danni immediati.

    3) È fisiologico che le segnalazioni operative arrivino dai titolari dei #diritti o da soggetti incaricati ma un sistema di accertamento delle #violazioni credibile nel lungo periodo dovrebbe poggiare su standard pubblici minimi di qualità della prova, #audit indipendenti periodici e un #contraddittorio effettivo e tempestivo, almeno nei casi dubbi o ricorrenti.

    4) Chi sostiene i #costi tecnici, legali e organizzativi di questa operatività quotidiana? Se una quota rilevante ricade su #ISP e intermediari, è ragionevole aprire una discussione su governance, cost-sharing (o criteri trasparenti di ripartizione), responsabilità in caso di segnalazioni errate e reportistica pubblica su volumi, #tempi ed esiti.

    In sintesi: proviamo ad uscire dal manicheismo del “pro” o “contro” e chiediamoci invece quali garanzie e quali metriche nel sistema dei blocchi è necessario implementare...

    linkedin.com/posts/elisa-giomi…

    @pirati

  6. Il post LinkedIn della professoressa Elisa Giomi, membro dissidente del collegio di AGCOM

    Rispetto alla sanzione di #Agcom da oltre 14 milioni a #Cloudflare ho preso convintamente le distanze, come sull’intero procedimento che ha portato alla nascita di #PiracyShield.
    Non condivido, però, neppure la concezione di tutele e #regole, per quanto perfettibili, come inutili fardelli.

    In ogni caso, tra chi ci vede una svolta nella lotta alla #pirateria e chi un preoccupante “salto di qualità” verso #blocchi infrastrutturali sempre più automatici, il provvedimento ha riaperto un confronto importante.
    Che merita meno tifoserie e più #metodo.

    Tipo: discutere di proporzionalità, #garanzie e sostenibilità operativa. Metto dunque a fattor comune gli aspetti che ritengo possano fare la differenza tra costruire uno strumento stabile o un #contenzioso permanente.

    1) Se l’enforcement si estende verso servizi infrastrutturali come #DNS pubblici, CDN o altri intermediari tecnici, il tema non è se i fornitori possano avere un ruolo nel contrasto ai contenuti #illeciti ma come evitare criteri troppo larghi che finiscano per trascinare nella rete anche usi pienamente leciti.
    Un’infrastruttura molto diffusa può comparire spesso anche nei contesti illeciti, ma questo non dovrebbe tradursi automaticamente in #obblighi applicati in modo indistinto.

    2) Alla velocità del blocco dovrebbe corrispondere una velocità comparabile di correzione, con procedure chiare, tracciabili e tempi di ripristino espliciti, perché gli errori o gli #overblocking per quanto non desiderati sono sempre possibili e quando accadono ne derivano danni immediati.

    3) È fisiologico che le segnalazioni operative arrivino dai titolari dei #diritti o da soggetti incaricati ma un sistema di accertamento delle #violazioni credibile nel lungo periodo dovrebbe poggiare su standard pubblici minimi di qualità della prova, #audit indipendenti periodici e un #contraddittorio effettivo e tempestivo, almeno nei casi dubbi o ricorrenti.

    4) Chi sostiene i #costi tecnici, legali e organizzativi di questa operatività quotidiana? Se una quota rilevante ricade su #ISP e intermediari, è ragionevole aprire una discussione su governance, cost-sharing (o criteri trasparenti di ripartizione), responsabilità in caso di segnalazioni errate e reportistica pubblica su volumi, #tempi ed esiti.

    In sintesi: proviamo ad uscire dal manicheismo del “pro” o “contro” e chiediamoci invece quali garanzie e quali metriche nel sistema dei blocchi è necessario implementare...

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    @pirati

  7. Il post LinkedIn della professoressa Elisa Giomi, membro dissidente del collegio di AGCOM

    Rispetto alla sanzione di #Agcom da oltre 14 milioni a #Cloudflare ho preso convintamente le distanze, come sull’intero procedimento che ha portato alla nascita di #PiracyShield.
    Non condivido, però, neppure la concezione di tutele e #regole, per quanto perfettibili, come inutili fardelli.

    In ogni caso, tra chi ci vede una svolta nella lotta alla #pirateria e chi un preoccupante “salto di qualità” verso #blocchi infrastrutturali sempre più automatici, il provvedimento ha riaperto un confronto importante.
    Che merita meno tifoserie e più #metodo.

    Tipo: discutere di proporzionalità, #garanzie e sostenibilità operativa. Metto dunque a fattor comune gli aspetti che ritengo possano fare la differenza tra costruire uno strumento stabile o un #contenzioso permanente.

    1) Se l’enforcement si estende verso servizi infrastrutturali come #DNS pubblici, CDN o altri intermediari tecnici, il tema non è se i fornitori possano avere un ruolo nel contrasto ai contenuti #illeciti ma come evitare criteri troppo larghi che finiscano per trascinare nella rete anche usi pienamente leciti.
    Un’infrastruttura molto diffusa può comparire spesso anche nei contesti illeciti, ma questo non dovrebbe tradursi automaticamente in #obblighi applicati in modo indistinto.

    2) Alla velocità del blocco dovrebbe corrispondere una velocità comparabile di correzione, con procedure chiare, tracciabili e tempi di ripristino espliciti, perché gli errori o gli #overblocking per quanto non desiderati sono sempre possibili e quando accadono ne derivano danni immediati.

    3) È fisiologico che le segnalazioni operative arrivino dai titolari dei #diritti o da soggetti incaricati ma un sistema di accertamento delle #violazioni credibile nel lungo periodo dovrebbe poggiare su standard pubblici minimi di qualità della prova, #audit indipendenti periodici e un #contraddittorio effettivo e tempestivo, almeno nei casi dubbi o ricorrenti.

    4) Chi sostiene i #costi tecnici, legali e organizzativi di questa operatività quotidiana? Se una quota rilevante ricade su #ISP e intermediari, è ragionevole aprire una discussione su governance, cost-sharing (o criteri trasparenti di ripartizione), responsabilità in caso di segnalazioni errate e reportistica pubblica su volumi, #tempi ed esiti.

    In sintesi: proviamo ad uscire dal manicheismo del “pro” o “contro” e chiediamoci invece quali garanzie e quali metriche nel sistema dei blocchi è necessario implementare...

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  8. Il post LinkedIn della professoressa Elisa Giomi, membro dissidente del collegio di AGCOM

    Rispetto alla sanzione di #Agcom da oltre 14 milioni a #Cloudflare ho preso convintamente le distanze, come sull’intero procedimento che ha portato alla nascita di #PiracyShield.
    Non condivido, però, neppure la concezione di tutele e #regole, per quanto perfettibili, come inutili fardelli.

    In ogni caso, tra chi ci vede una svolta nella lotta alla #pirateria e chi un preoccupante “salto di qualità” verso #blocchi infrastrutturali sempre più automatici, il provvedimento ha riaperto un confronto importante.
    Che merita meno tifoserie e più #metodo.

    Tipo: discutere di proporzionalità, #garanzie e sostenibilità operativa. Metto dunque a fattor comune gli aspetti che ritengo possano fare la differenza tra costruire uno strumento stabile o un #contenzioso permanente.

    1) Se l’enforcement si estende verso servizi infrastrutturali come #DNS pubblici, CDN o altri intermediari tecnici, il tema non è se i fornitori possano avere un ruolo nel contrasto ai contenuti #illeciti ma come evitare criteri troppo larghi che finiscano per trascinare nella rete anche usi pienamente leciti.
    Un’infrastruttura molto diffusa può comparire spesso anche nei contesti illeciti, ma questo non dovrebbe tradursi automaticamente in #obblighi applicati in modo indistinto.

    2) Alla velocità del blocco dovrebbe corrispondere una velocità comparabile di correzione, con procedure chiare, tracciabili e tempi di ripristino espliciti, perché gli errori o gli #overblocking per quanto non desiderati sono sempre possibili e quando accadono ne derivano danni immediati.

    3) È fisiologico che le segnalazioni operative arrivino dai titolari dei #diritti o da soggetti incaricati ma un sistema di accertamento delle #violazioni credibile nel lungo periodo dovrebbe poggiare su standard pubblici minimi di qualità della prova, #audit indipendenti periodici e un #contraddittorio effettivo e tempestivo, almeno nei casi dubbi o ricorrenti.

    4) Chi sostiene i #costi tecnici, legali e organizzativi di questa operatività quotidiana? Se una quota rilevante ricade su #ISP e intermediari, è ragionevole aprire una discussione su governance, cost-sharing (o criteri trasparenti di ripartizione), responsabilità in caso di segnalazioni errate e reportistica pubblica su volumi, #tempi ed esiti.

    In sintesi: proviamo ad uscire dal manicheismo del “pro” o “contro” e chiediamoci invece quali garanzie e quali metriche nel sistema dei blocchi è necessario implementare...

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    @pirati

  9. Il post LinkedIn della professoressa Elisa Giomi, membro dissidente del collegio di AGCOM

    Rispetto alla sanzione di #Agcom da oltre 14 milioni a #Cloudflare ho preso convintamente le distanze, come sull’intero procedimento che ha portato alla nascita di #PiracyShield.
    Non condivido, però, neppure la concezione di tutele e #regole, per quanto perfettibili, come inutili fardelli.

    In ogni caso, tra chi ci vede una svolta nella lotta alla #pirateria e chi un preoccupante “salto di qualità” verso #blocchi infrastrutturali sempre più automatici, il provvedimento ha riaperto un confronto importante.
    Che merita meno tifoserie e più #metodo.

    Tipo: discutere di proporzionalità, #garanzie e sostenibilità operativa. Metto dunque a fattor comune gli aspetti che ritengo possano fare la differenza tra costruire uno strumento stabile o un #contenzioso permanente.

    1) Se l’enforcement si estende verso servizi infrastrutturali come #DNS pubblici, CDN o altri intermediari tecnici, il tema non è se i fornitori possano avere un ruolo nel contrasto ai contenuti #illeciti ma come evitare criteri troppo larghi che finiscano per trascinare nella rete anche usi pienamente leciti.
    Un’infrastruttura molto diffusa può comparire spesso anche nei contesti illeciti, ma questo non dovrebbe tradursi automaticamente in #obblighi applicati in modo indistinto.

    2) Alla velocità del blocco dovrebbe corrispondere una velocità comparabile di correzione, con procedure chiare, tracciabili e tempi di ripristino espliciti, perché gli errori o gli #overblocking per quanto non desiderati sono sempre possibili e quando accadono ne derivano danni immediati.

    3) È fisiologico che le segnalazioni operative arrivino dai titolari dei #diritti o da soggetti incaricati ma un sistema di accertamento delle #violazioni credibile nel lungo periodo dovrebbe poggiare su standard pubblici minimi di qualità della prova, #audit indipendenti periodici e un #contraddittorio effettivo e tempestivo, almeno nei casi dubbi o ricorrenti.

    4) Chi sostiene i #costi tecnici, legali e organizzativi di questa operatività quotidiana? Se una quota rilevante ricade su #ISP e intermediari, è ragionevole aprire una discussione su governance, cost-sharing (o criteri trasparenti di ripartizione), responsabilità in caso di segnalazioni errate e reportistica pubblica su volumi, #tempi ed esiti.

    In sintesi: proviamo ad uscire dal manicheismo del “pro” o “contro” e chiediamoci invece quali garanzie e quali metriche nel sistema dei blocchi è necessario implementare...

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    @pirati

  10. Risposte sicure non sono sempre affidabili: l’IA genera frasi probabilistiche, non “perché sa”.
    In questo video: test a crocette-trappola + matrice di confidenza per decidere quando fidarsi, quando verificare e quando fermarsi.
    @tecnologia
    youtube.com/watch?v=CbXOZWAU_QU

    #IA #usoConsapevoleDellaTecnologia #educazioneDigitale #metodo #bias

  11. Risposte sicure non sono sempre affidabili: l’IA genera frasi probabilistiche, non “perché sa”.
    In questo video: test a crocette-trappola + matrice di confidenza per decidere quando fidarsi, quando verificare e quando fermarsi.
    @tecnologia
    youtube.com/watch?v=CbXOZWAU_QU

    #IA #usoConsapevoleDellaTecnologia #educazioneDigitale #metodo #bias

  12. Risposte sicure non sono sempre affidabili: l’IA genera frasi probabilistiche, non “perché sa”.
    In questo video: test a crocette-trappola + matrice di confidenza per decidere quando fidarsi, quando verificare e quando fermarsi.
    @tecnologia
    youtube.com/watch?v=CbXOZWAU_QU

    #IA #usoConsapevoleDellaTecnologia #educazioneDigitale #metodo #bias

  13. metodo femcellico per piangere di meno stando a lettino da sola ma per un pochino quasi no…

    Stanotte, o stamattina, a seconda di come si vuole vederla, tra il sonno e la veglia, abbastanza per caso, ho scoperto un completamente nuovo meta da femcel, che è tipo… caspita, ma come ho fatto a non pensarci prima? Ed altro non sto parlando che del fare handholding in single player, ma con una delle due mani addormentata… così che si abbia l’impressione che si sta tenendo la mano ad un’altra persona (seppur una mano sospettosamente poco schifosa, non sudata, alla stessa temperatura dell’altra, eccetera…), e quindi magari che si stia dormendo con un’altra persona, e quindi boh, varie cose… ☺️😚🥰😍

    Ed è geniale per quanto è scema, questa roba. So che non ho in realtà scoperto nulla io, perché gente con anche meno fantasia di me racconterà proprio questa come tecnica utile per fare cose brutte con una fantasia diversa… non mi è affatto chiaro come, a causa delle difficoltà proprio tecniche che questa procedura nasconde, ma convinti i gooner contenti tutti. L’idea base è di applicare una minima pressione sul braccio — per esempio, stando a letto, tenendolo giusto sotto il lato del corpo, o altrimenti sotto il cuscino, boh — giusto abbastanza perché si addormenti… o, come dicono gli scienziati, perché si verifichi il fenomeno della parestesia, nello specifico parestesia transitoria (cioè, causata dallo stare in una posizione “scorretta”, non a fattori cronici); buono sapere il nome reale, e anche che che il tutto è causato non dal blocco dell’afflusso di sangue, bensì dalla semplice compressione di nervi, cosa che a volte va insieme alla prima, ma non sempre… e quindi in realtà non ci sarebbero pericoli quando contemporaneamente non si sta anche bloccando l’afflusso di ossigeno ai tessuti (cosa che avviene stando troppo sul trono idraulico, per dire, ma non tanto col braccio sotto un cuscino). Poi si addormenta anche la mano, e gnam. 😇

    Stranamente, stanotte mi è capitato a sorpresa nel secondo modo, cioè sotto al cuscino… ma non il cuscino su cui tengo la testa, bensì il secondo a cui mi appoggio o abbraccio e così via… cioè, è bastata la pressione del cuscino incastonato tra le lenzuola strette e l’altro cuscino, per farmi addormentare il braccio, wow. Me ne sono accorta in un momento in cui mi sono svegliata (prima della sveglia, quindi avevo ancora tempo di marcire a letto, e giustamente così ho fatto!!!), stavo cercando di rigirarmi, e muovendo una mano ho trovato l’altra che spuntava fuori, che però appunto non percepivo più, e lì viene il bello. (O il brutto, per chi si fa prendere dalla paura che magari uno spirito maligno possa essersi materializzato sotto forma di una mano estranea e inserito nel proprio letto per fare cose bruttissime…) ✋

    Chiaramente, ciò è non altro che la fiera del coping, eppure rimane una sensazione particolare tenere così la manina, secondo me… La mente (temo anche inconsciamente, purtroppo) sa si bene che non si sta tenendo la mano ad una persona esterna, però la fantasia è sempre pericolosamente potente e, se si riesce per un attimo a fare finta, per quell’attimo si può solo apprezzare, suppongo… e quindi ohh, in realtà non sono colpita da alcuna maledizione per cui devo rimanere da sola per la mia intera esistenza, e anzi mi sto intensamente tenendo la manina con qualcuno??? Assurdo per me. Una cosa da tenere a mente in realtà, quando ci si accorge di avere la sensibilità inibita, finché non subentra la sensazione di formicolio, è di non muoversi subito, così la sensazione di manine può durare anche minuti, anziché pochi miseri secondi, cosa di cui avrei decisamente bisogno, oohh come sono romantica… 😭

    Peccato che non ho avuto modo di provare la cosa proprio per bene perché, nella casualità della scoperta, un po’ ho sbagliato, ci ho voluto riprovare ma un po’ mi sono riaddormentata quando non dovevo, visto che la procedura richiede minuti interi, un po’ poi è effettivamente suonata la sveglia, e allora pazienza… sarà per la prossima volta. (…Probabilmente su WikiHow ci saranno trucchi segreti per fare questa cosa più efficientemente, ma nel letto al buio non potevo mettermi a cercare su Internet… cercherò prima di stanotte.) Però oh, mannaggia alla merda e fuck my stupid shitty rotted femcel life, che sono e sarò costretta a pensare questo tipo di cose fino alla mia morte, poiché non interesso particolarmente a nessuna persona fisicamente esistente, e allora posso solo vivere nell’irrealtà. 💔

    #manine #dormire #metodo #femcel #coping #handholding #romanticismo

  14. 📰 “The Reasoner” – Rivista di #Logica fondata nel 2007 e sostenuta fino al 2024 dal Centre for Reasoning dell'Università del Kent.
    Raccoglie e promuove nuove ricerche che riflettono sul #ragionamento, sul processo di #inferenza e sul #metodo nella sua accezione più ampia.
    La rivista è oggi migrata sulla nostra piattaforma in modalità #OpenAccess, dove è possibile trovare tutti i numeri pregressi, ed è liberamente consultabile e scaricabile qui ⬇️

    riviste.unimi.it/index.php/the

  15. 📰 “The Reasoner” – Rivista di #Logica fondata nel 2007 e sostenuta fino al 2024 dal Centre for Reasoning dell'Università del Kent.
    Raccoglie e promuove nuove ricerche che riflettono sul #ragionamento, sul processo di #inferenza e sul #metodo nella sua accezione più ampia.
    La rivista è oggi migrata sulla nostra piattaforma in modalità #OpenAccess, dove è possibile trovare tutti i numeri pregressi, ed è liberamente consultabile e scaricabile qui ⬇️

    riviste.unimi.it/index.php/the

  16. 📰 “The Reasoner” – Rivista di #Logica fondata nel 2007 e sostenuta fino al 2024 dal Centre for Reasoning dell'Università del Kent.
    Raccoglie e promuove nuove ricerche che riflettono sul #ragionamento, sul processo di #inferenza e sul #metodo nella sua accezione più ampia.
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  17. 📰 “The Reasoner” – Rivista di #Logica fondata nel 2007 e sostenuta fino al 2024 dal Centre for Reasoning dell'Università del Kent.
    Raccoglie e promuove nuove ricerche che riflettono sul #ragionamento, sul processo di #inferenza e sul #metodo nella sua accezione più ampia.
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  18. 📰 “The Reasoner” – Rivista di #Logica fondata nel 2007 e sostenuta fino al 2024 dal Centre for Reasoning dell'Università del Kent.
    Raccoglie e promuove nuove ricerche che riflettono sul #ragionamento, sul processo di #inferenza e sul #metodo nella sua accezione più ampia.
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  19. 𝗦𝘂𝗼𝗻𝗮! #Manuale completo per lo studio personale. Vol. 1 Principiante/Intermedio
    di Filippo Cosentino
    È un #metodo completo di #chitarra per offrire un innovativo sviluppo tecnico sullo strumento

    In uscita il 18 ottobre. Pre-ordine: shorturl.at/RtUFZ

  20. 𝗦𝘂𝗼𝗻𝗮! #Manuale completo per lo studio personale. Vol. 1 Principiante/Intermedio
    di Filippo Cosentino
    È un #metodo completo di #chitarra per offrire un innovativo sviluppo tecnico sullo strumento

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  21. 𝗦𝘂𝗼𝗻𝗮! #Manuale completo per lo studio personale. Vol. 1 Principiante/Intermedio
    di Filippo Cosentino
    È un #metodo completo di #chitarra per offrire un innovativo sviluppo tecnico sullo strumento

    In uscita il 18 ottobre. Pre-ordine: shorturl.at/RtUFZ

  22. 𝗦𝘂𝗼𝗻𝗮! #Manuale completo per lo studio personale. Vol. 1 Principiante/Intermedio
    di Filippo Cosentino
    È un #metodo completo di #chitarra per offrire un innovativo sviluppo tecnico sullo strumento

    In uscita il 18 ottobre. Pre-ordine: shorturl.at/RtUFZ

  23. Il #problemino (tra i tanti!) delle #webapp è che saranno anche facili da #archiviare o #clonare spesso, ma non per questo anche semplici… (o per caso non sono neppure facili e la mia #esperienza mi fa sottovalutare la cosa?) 😫

    • 🅰️ Per quelle meno complesse, il metodo migliore è senza dubbio un bel wget -kp $URL, cioè scaricare la pagina #HTML con tutte le sue risorse collegate, e convertire i link da assoluti a relativi.
    • 🅱️ Quel #metodo però non è a conoscenza di tutte le risorse caricate dinamicamente, cioè dichiarate in posti diversi dall’HTML. Per prendere anche quelle (ed è spesso necessario, tutte le app moderne caricano roba così), bisogna aprire la app nel #browser, e guardare le richieste di #rete che macina con il normale uso.
      • 1️⃣ A questo punto, si può usare la funzione del browser per esportare le richieste in formato HAR, e poi tool come har-extractor o Har Extractor Online per ricavare i file effettivi da quel blob.
        • Ho notato però che Firefox in alcune situazioni genera #HAR corrotti (2 giochi fatti in Phaser avevo provato a scaricare, ed una volta estratti gli script tiravano errori; ho riprovato con Chromium, ed è andato tutto liscio), quindi a prescindere io userei l’altro #navigatore per questa cosa. 🥴
        • Poi, non ho ben capito se per via di come il file HAR in sé è generato, se come quegli #strumenti lo interpretano, o un misto delle cose, ma le risorse cross-domain (e credo anche caricate da iframe?) tendono a non venir estratte, quindi si deve andare poi a pescarle prelevando l’URL di ognuna a manina dai DevTools già aperti… 🤧
    • 🆎 Si potrebbero usare primo e secondo metodo insieme in linea di principio (copiando i file del primo passaggio su quelli del secondo, sovrascrivendo gli esistenti), ma nella pratica è inutile… se c’erano link assoluti da convertire in relativi nell’HTML, con spaventosa probabilità questi sono presenti anche nel #JavaScript o chissà dove, per cui, dato che bisognerà comunque andare a mano a modificarli da qualche parte, 1 o 2 file in più non cambiano (spesso) nulla.
    • 2️⃣ Se si è usato il secondo metodo, bisogna a questo punto effettivamente verificare che i link siano tutti corretti, le #risorse effettivamente scaricate, e la app funzionante indipendentemente dal dominio originale… il modo più efficiente che ho trovato è aprire già da subito un webserver locale sui file, navigarci nel browser, e controllare sia che tutto funzioni nel pratico, sia che tutte le #richieste di rete per risorse effettive (ossia, non contano chiamate di telemetria o simili) vadano al mio #server, anziché al dominio originale (attivando la colonna omonima della tabella nei #DevTools lo si vede a colpo d’occhio).
      • Quando ci sono richieste che falliscono o che vanno su altri server, bisogna capire da dove nel codice queste partono, e fare le opportune #modifiche per usare URL relativi. Quelle che partono dall’HTML o dal CSS (turns out, non molte, altrimenti avremmo usato direttamente wget) sono appunto una scemenza da sistemare… ma quando partono da #script, c’è poco da fare, con l’aiuto del debugger del browser (di nuovo, meglio Chromium, perché de-mininifica il JavaScript aggiungendo whitespace in automatico) si va a capire da che punto partono, e in base alla situazione si valuta che modifiche fare al #codice. Poi, si testa ancora, e ancora si applicano #fix, finché tutto non funziona. ♻️
      • In genere questo non è un problema, e anche per app più ostiche (come quella che ho ricaricato sulla #SalaMuseoGames ieri, Little Alchemy 2) si fa tutto in un quarto d’ora ben ristretto. Tuttavia, bisogna fare attenzione a quei programmi che caricano le risorse man mano che ne hanno bisogno e non tutto subito (in genere, maggior parte dei giochi, oppure parecchie #app React)… lì si può potenzialmente perdere un bel po’ di tempo, perché bisogna mettersi ad usare il #software raggiungendo idealmente il 100% del codice; cioè, cliccare tutti i bottoni, usare qualunque azione, giocare tutti i livelli… fino ad ora non ho mai incontrato #ostacoli, ma se succede, l’unica è navigare tra il codice già scaricato per vedere cos’è che manca (da qualche parte ci sono scritti i nomi delle risorse ancora da scaricare, per ovvi motivi). 🗡️
    • 🔚 Aggiustamenti finali: in base alla situazione, vanno fatte altre modifiche al source per ovviare a #problemi banali ma frequenti. La maggior parte riguardano i domini, che in certi casi sono hardcodati, e quindi o ci sono iframe che comunicano con la Messaging API e gli va cambiato il dominio (come per il gioco di ieri), o c’è del DRM che ostacola il #rehosting (come il giochino dell’altro ieri) ecc… con #pazienza si risolve tutto.
      • E alla fine di tutto, una cosa che mi piace fare ma che non sarebbe obbligatoria, è disattivare tutte le componenti potenzialmente dannose dell’ #applicazione, ossia commentare via eventuali inclusioni e chiamate a sistemi di analitiche o pubblicità. 🚯

    https://octospacc.altervista.org/2024/04/03/webaps-heist/

    #app #applicazione #archiviare #browser #clonare #codice #DevTools #esperienza #fix #HAR #HTML #JavaScript #metodo #modifiche #navigatore #ostacoli #pazienza #problemi #problemino #rehosting #rete #richieste #risorse #SalaMuseoGames #script #server #software #strumenti #webapp

  24. Il #problemino (tra i tanti!) delle #webapp è che saranno anche facili da #archiviare o #clonare spesso, ma non per questo anche semplici… (o per caso non sono neppure facili e la mia #esperienza mi fa sottovalutare la cosa?) 😫

    • 🅰️ Per quelle meno complesse, il metodo migliore è senza dubbio un bel wget -kp $URL, cioè scaricare la pagina #HTML con tutte le sue risorse collegate, e convertire i link da assoluti a relativi.
    • 🅱️ Quel #metodo però non è a conoscenza di tutte le risorse caricate dinamicamente, cioè dichiarate in posti diversi dall’HTML. Per prendere anche quelle (ed è spesso necessario, tutte le app moderne caricano roba così), bisogna aprire la app nel #browser, e guardare le richieste di #rete che macina con il normale uso.
      • 1️⃣ A questo punto, si può usare la funzione del browser per esportare le richieste in formato HAR, e poi tool come har-extractor o Har Extractor Online per ricavare i file effettivi da quel blob.
        • Ho notato però che Firefox in alcune situazioni genera #HAR corrotti (2 giochi fatti in Phaser avevo provato a scaricare, ed una volta estratti gli script tiravano errori; ho riprovato con Chromium, ed è andato tutto liscio), quindi a prescindere io userei l’altro #navigatore per questa cosa. 🥴
        • Poi, non ho ben capito se per via di come il file HAR in sé è generato, se come quegli #strumenti lo interpretano, o un misto delle cose, ma le risorse cross-domain (e credo anche caricate da iframe?) tendono a non venir estratte, quindi si deve andare poi a pescarle prelevando l’URL di ognuna a manina dai DevTools già aperti… 🤧
    • 🆎 Si potrebbero usare primo e secondo metodo insieme in linea di principio (copiando i file del primo passaggio su quelli del secondo, sovrascrivendo gli esistenti), ma nella pratica è inutile… se c’erano link assoluti da convertire in relativi nell’HTML, con spaventosa probabilità questi sono presenti anche nel #JavaScript o chissà dove, per cui, dato che bisognerà comunque andare a mano a modificarli da qualche parte, 1 o 2 file in più non cambiano (spesso) nulla.
    • 2️⃣ Se si è usato il secondo metodo, bisogna a questo punto effettivamente verificare che i link siano tutti corretti, le #risorse effettivamente scaricate, e la app funzionante indipendentemente dal dominio originale… il modo più efficiente che ho trovato è aprire già da subito un webserver locale sui file, navigarci nel browser, e controllare sia che tutto funzioni nel pratico, sia che tutte le #richieste di rete per risorse effettive (ossia, non contano chiamate di telemetria o simili) vadano al mio #server, anziché al dominio originale (attivando la colonna omonima della tabella nei #DevTools lo si vede a colpo d’occhio).
      • Quando ci sono richieste che falliscono o che vanno su altri server, bisogna capire da dove nel codice queste partono, e fare le opportune #modifiche per usare URL relativi. Quelle che partono dall’HTML o dal CSS (turns out, non molte, altrimenti avremmo usato direttamente wget) sono appunto una scemenza da sistemare… ma quando partono da #script, c’è poco da fare, con l’aiuto del debugger del browser (di nuovo, meglio Chromium, perché de-mininifica il JavaScript aggiungendo whitespace in automatico) si va a capire da che punto partono, e in base alla situazione si valuta che modifiche fare al #codice. Poi, si testa ancora, e ancora si applicano #fix, finché tutto non funziona. ♻️
      • In genere questo non è un problema, e anche per app più ostiche (come quella che ho ricaricato sulla #SalaMuseoGames ieri, Little Alchemy 2) si fa tutto in un quarto d’ora ben ristretto. Tuttavia, bisogna fare attenzione a quei programmi che caricano le risorse man mano che ne hanno bisogno e non tutto subito (in genere, maggior parte dei giochi, oppure parecchie #app React)… lì si può potenzialmente perdere un bel po’ di tempo, perché bisogna mettersi ad usare il #software raggiungendo idealmente il 100% del codice; cioè, cliccare tutti i bottoni, usare qualunque azione, giocare tutti i livelli… fino ad ora non ho mai incontrato #ostacoli, ma se succede, l’unica è navigare tra il codice già scaricato per vedere cos’è che manca (da qualche parte ci sono scritti i nomi delle risorse ancora da scaricare, per ovvi motivi). 🗡️
    • 🔚 Aggiustamenti finali: in base alla situazione, vanno fatte altre modifiche al source per ovviare a #problemi banali ma frequenti. La maggior parte riguardano i domini, che in certi casi sono hardcodati, e quindi o ci sono iframe che comunicano con la Messaging API e gli va cambiato il dominio (come per il gioco di ieri), o c’è del DRM che ostacola il #rehosting (come il giochino dell’altro ieri) ecc… con #pazienza si risolve tutto.
      • E alla fine di tutto, una cosa che mi piace fare ma che non sarebbe obbligatoria, è disattivare tutte le componenti potenzialmente dannose dell’ #applicazione, ossia commentare via eventuali inclusioni e chiamate a sistemi di analitiche o pubblicità. 🚯

    https://octospacc.altervista.org/2024/04/03/webaps-heist/

    #app #applicazione #archiviare #browser #clonare #codice #DevTools #esperienza #fix #HAR #HTML #JavaScript #metodo #modifiche #navigatore #ostacoli #pazienza #problemi #problemino #rehosting #rete #richieste #risorse #SalaMuseoGames #script #server #software #strumenti #webapp

  25. Il #problemino (tra i tanti!) delle #webapp è che saranno anche facili da #archiviare o #clonare spesso, ma non per questo anche semplici… (o per caso non sono neppure facili e la mia #esperienza mi fa sottovalutare la cosa?) 😫

    • 🅰️ Per quelle meno complesse, il metodo migliore è senza dubbio un bel wget -kp $URL, cioè scaricare la pagina #HTML con tutte le sue risorse collegate, e convertire i link da assoluti a relativi.
    • 🅱️ Quel #metodo però non è a conoscenza di tutte le risorse caricate dinamicamente, cioè dichiarate in posti diversi dall’HTML. Per prendere anche quelle (ed è spesso necessario, tutte le app moderne caricano roba così), bisogna aprire la app nel #browser, e guardare le richieste di #rete che macina con il normale uso.
      • 1️⃣ A questo punto, si può usare la funzione del browser per esportare le richieste in formato HAR, e poi tool come har-extractor o Har Extractor Online per ricavare i file effettivi da quel blob.
        • Ho notato però che Firefox in alcune situazioni genera #HAR corrotti (2 giochi fatti in Phaser avevo provato a scaricare, ed una volta estratti gli script tiravano errori; ho riprovato con Chromium, ed è andato tutto liscio), quindi a prescindere io userei l’altro #navigatore per questa cosa. 🥴
        • Poi, non ho ben capito se per via di come il file HAR in sé è generato, se come quegli #strumenti lo interpretano, o un misto delle cose, ma le risorse cross-domain (e credo anche caricate da iframe?) tendono a non venir estratte, quindi si deve andare poi a pescarle prelevando l’URL di ognuna a manina dai DevTools già aperti… 🤧
    • 🆎 Si potrebbero usare primo e secondo metodo insieme in linea di principio (copiando i file del primo passaggio su quelli del secondo, sovrascrivendo gli esistenti), ma nella pratica è inutile… se c’erano link assoluti da convertire in relativi nell’HTML, con spaventosa probabilità questi sono presenti anche nel #JavaScript o chissà dove, per cui, dato che bisognerà comunque andare a mano a modificarli da qualche parte, 1 o 2 file in più non cambiano (spesso) nulla.
    • 2️⃣ Se si è usato il secondo metodo, bisogna a questo punto effettivamente verificare che i link siano tutti corretti, le #risorse effettivamente scaricate, e la app funzionante indipendentemente dal dominio originale… il modo più efficiente che ho trovato è aprire già da subito un webserver locale sui file, navigarci nel browser, e controllare sia che tutto funzioni nel pratico, sia che tutte le #richieste di rete per risorse effettive (ossia, non contano chiamate di telemetria o simili) vadano al mio #server, anziché al dominio originale (attivando la colonna omonima della tabella nei #DevTools lo si vede a colpo d’occhio).
      • Quando ci sono richieste che falliscono o che vanno su altri server, bisogna capire da dove nel codice queste partono, e fare le opportune #modifiche per usare URL relativi. Quelle che partono dall’HTML o dal CSS (turns out, non molte, altrimenti avremmo usato direttamente wget) sono appunto una scemenza da sistemare… ma quando partono da #script, c’è poco da fare, con l’aiuto del debugger del browser (di nuovo, meglio Chromium, perché de-mininifica il JavaScript aggiungendo whitespace in automatico) si va a capire da che punto partono, e in base alla situazione si valuta che modifiche fare al #codice. Poi, si testa ancora, e ancora si applicano #fix, finché tutto non funziona. ♻️
      • In genere questo non è un problema, e anche per app più ostiche (come quella che ho ricaricato sulla #SalaMuseoGames ieri, Little Alchemy 2) si fa tutto in un quarto d’ora ben ristretto. Tuttavia, bisogna fare attenzione a quei programmi che caricano le risorse man mano che ne hanno bisogno e non tutto subito (in genere, maggior parte dei giochi, oppure parecchie #app React)… lì si può potenzialmente perdere un bel po’ di tempo, perché bisogna mettersi ad usare il #software raggiungendo idealmente il 100% del codice; cioè, cliccare tutti i bottoni, usare qualunque azione, giocare tutti i livelli… fino ad ora non ho mai incontrato #ostacoli, ma se succede, l’unica è navigare tra il codice già scaricato per vedere cos’è che manca (da qualche parte ci sono scritti i nomi delle risorse ancora da scaricare, per ovvi motivi). 🗡️
    • 🔚 Aggiustamenti finali: in base alla situazione, vanno fatte altre modifiche al source per ovviare a #problemi banali ma frequenti. La maggior parte riguardano i domini, che in certi casi sono hardcodati, e quindi o ci sono iframe che comunicano con la Messaging API e gli va cambiato il dominio (come per il gioco di ieri), o c’è del DRM che ostacola il #rehosting (come il giochino dell’altro ieri) ecc… con #pazienza si risolve tutto.
      • E alla fine di tutto, una cosa che mi piace fare ma che non sarebbe obbligatoria, è disattivare tutte le componenti potenzialmente dannose dell’ #applicazione, ossia commentare via eventuali inclusioni e chiamate a sistemi di analitiche o pubblicità. 🚯

    https://octospacc.altervista.org/2024/04/03/webaps-heist/

    #app #applicazione #archiviare #browser #clonare #codice #DevTools #esperienza #fix #HAR #HTML #JavaScript #metodo #modifiche #navigatore #ostacoli #pazienza #problemi #problemino #rehosting #rete #richieste #risorse #SalaMuseoGames #script #server #software #strumenti #webapp

  26. Il #problemino (tra i tanti!) delle #webapp è che saranno anche facili da #archiviare o #clonare spesso, ma non per questo anche semplici… (o per caso non sono neppure facili e la mia #esperienza mi fa sottovalutare la cosa?) 😫

    • 🅰️ Per quelle meno complesse, il metodo migliore è senza dubbio un bel wget -kp $URL, cioè scaricare la pagina #HTML con tutte le sue risorse collegate, e convertire i link da assoluti a relativi.
    • 🅱️ Quel #metodo però non è a conoscenza di tutte le risorse caricate dinamicamente, cioè dichiarate in posti diversi dall’HTML. Per prendere anche quelle (ed è spesso necessario, tutte le app moderne caricano roba così), bisogna aprire la app nel #browser, e guardare le richieste di #rete che macina con il normale uso.
      • 1️⃣ A questo punto, si può usare la funzione del browser per esportare le richieste in formato HAR, e poi tool come har-extractor o Har Extractor Online per ricavare i file effettivi da quel blob.
        • Ho notato però che Firefox in alcune situazioni genera #HAR corrotti (2 giochi fatti in Phaser avevo provato a scaricare, ed una volta estratti gli script tiravano errori; ho riprovato con Chromium, ed è andato tutto liscio), quindi a prescindere io userei l’altro #navigatore per questa cosa. 🥴
        • Poi, non ho ben capito se per via di come il file HAR in sé è generato, se come quegli #strumenti lo interpretano, o un misto delle cose, ma le risorse cross-domain (e credo anche caricate da iframe?) tendono a non venir estratte, quindi si deve andare poi a pescarle prelevando l’URL di ognuna a manina dai DevTools già aperti… 🤧
    • 🆎 Si potrebbero usare primo e secondo metodo insieme in linea di principio (copiando i file del primo passaggio su quelli del secondo, sovrascrivendo gli esistenti), ma nella pratica è inutile… se c’erano link assoluti da convertire in relativi nell’HTML, con spaventosa probabilità questi sono presenti anche nel #JavaScript o chissà dove, per cui, dato che bisognerà comunque andare a mano a modificarli da qualche parte, 1 o 2 file in più non cambiano (spesso) nulla.
    • 2️⃣ Se si è usato il secondo metodo, bisogna a questo punto effettivamente verificare che i link siano tutti corretti, le #risorse effettivamente scaricate, e la app funzionante indipendentemente dal dominio originale… il modo più efficiente che ho trovato è aprire già da subito un webserver locale sui file, navigarci nel browser, e controllare sia che tutto funzioni nel pratico, sia che tutte le #richieste di rete per risorse effettive (ossia, non contano chiamate di telemetria o simili) vadano al mio #server, anziché al dominio originale (attivando la colonna omonima della tabella nei #DevTools lo si vede a colpo d’occhio).
      • Quando ci sono richieste che falliscono o che vanno su altri server, bisogna capire da dove nel codice queste partono, e fare le opportune #modifiche per usare URL relativi. Quelle che partono dall’HTML o dal CSS (turns out, non molte, altrimenti avremmo usato direttamente wget) sono appunto una scemenza da sistemare… ma quando partono da #script, c’è poco da fare, con l’aiuto del debugger del browser (di nuovo, meglio Chromium, perché de-mininifica il JavaScript aggiungendo whitespace in automatico) si va a capire da che punto partono, e in base alla situazione si valuta che modifiche fare al #codice. Poi, si testa ancora, e ancora si applicano #fix, finché tutto non funziona. ♻️
      • In genere questo non è un problema, e anche per app più ostiche (come quella che ho ricaricato sulla #SalaMuseoGames ieri, Little Alchemy 2) si fa tutto in un quarto d’ora ben ristretto. Tuttavia, bisogna fare attenzione a quei programmi che caricano le risorse man mano che ne hanno bisogno e non tutto subito (in genere, maggior parte dei giochi, oppure parecchie #app React)… lì si può potenzialmente perdere un bel po’ di tempo, perché bisogna mettersi ad usare il #software raggiungendo idealmente il 100% del codice; cioè, cliccare tutti i bottoni, usare qualunque azione, giocare tutti i livelli… fino ad ora non ho mai incontrato #ostacoli, ma se succede, l’unica è navigare tra il codice già scaricato per vedere cos’è che manca (da qualche parte ci sono scritti i nomi delle risorse ancora da scaricare, per ovvi motivi). 🗡️
    • 🔚 Aggiustamenti finali: in base alla situazione, vanno fatte altre modifiche al source per ovviare a #problemi banali ma frequenti. La maggior parte riguardano i domini, che in certi casi sono hardcodati, e quindi o ci sono iframe che comunicano con la Messaging API e gli va cambiato il dominio (come per il gioco di ieri), o c’è del DRM che ostacola il #rehosting (come il giochino dell’altro ieri) ecc… con #pazienza si risolve tutto.
      • E alla fine di tutto, una cosa che mi piace fare ma che non sarebbe obbligatoria, è disattivare tutte le componenti potenzialmente dannose dell’ #applicazione, ossia commentare via eventuali inclusioni e chiamate a sistemi di analitiche o pubblicità. 🚯

    https://octospacc.altervista.org/2024/04/03/webaps-heist/

    #app #applicazione #archiviare #browser #clonare #codice #DevTools #esperienza #fix #HAR #HTML #JavaScript #metodo #modifiche #navigatore #ostacoli #pazienza #problemi #problemino #rehosting #rete #richieste #risorse #SalaMuseoGames #script #server #software #strumenti #webapp

  27. Il #problemino (tra i tanti!) delle #webapp è che saranno anche facili da #archiviare o #clonare spesso, ma non per questo anche semplici… (o per caso non sono neppure facili e la mia #esperienza mi fa sottovalutare la cosa?) 😫

    • 🅰️ Per quelle meno complesse, il metodo migliore è senza dubbio un bel wget -kp $URL, cioè scaricare la pagina #HTML con tutte le sue risorse collegate, e convertire i link da assoluti a relativi.
    • 🅱️ Quel #metodo però non è a conoscenza di tutte le risorse caricate dinamicamente, cioè dichiarate in posti diversi dall’HTML. Per prendere anche quelle (ed è spesso necessario, tutte le app moderne caricano roba così), bisogna aprire la app nel #browser, e guardare le richieste di #rete che macina con il normale uso.
      • 1️⃣ A questo punto, si può usare la funzione del browser per esportare le richieste in formato HAR, e poi tool come har-extractor o Har Extractor Online per ricavare i file effettivi da quel blob.
        • Ho notato però che Firefox in alcune situazioni genera #HAR corrotti (2 giochi fatti in Phaser avevo provato a scaricare, ed una volta estratti gli script tiravano errori; ho riprovato con Chromium, ed è andato tutto liscio), quindi a prescindere io userei l’altro #navigatore per questa cosa. 🥴
        • Poi, non ho ben capito se per via di come il file HAR in sé è generato, se come quegli #strumenti lo interpretano, o un misto delle cose, ma le risorse cross-domain (e credo anche caricate da iframe?) tendono a non venir estratte, quindi si deve andare poi a pescarle prelevando l’URL di ognuna a manina dai DevTools già aperti… 🤧
    • 🆎 Si potrebbero usare primo e secondo metodo insieme in linea di principio (copiando i file del primo passaggio su quelli del secondo, sovrascrivendo gli esistenti), ma nella pratica è inutile… se c’erano link assoluti da convertire in relativi nell’HTML, con spaventosa probabilità questi sono presenti anche nel #JavaScript o chissà dove, per cui, dato che bisognerà comunque andare a mano a modificarli da qualche parte, 1 o 2 file in più non cambiano (spesso) nulla.
    • 2️⃣ Se si è usato il secondo metodo, bisogna a questo punto effettivamente verificare che i link siano tutti corretti, le #risorse effettivamente scaricate, e la app funzionante indipendentemente dal dominio originale… il modo più efficiente che ho trovato è aprire già da subito un webserver locale sui file, navigarci nel browser, e controllare sia che tutto funzioni nel pratico, sia che tutte le #richieste di rete per risorse effettive (ossia, non contano chiamate di telemetria o simili) vadano al mio #server, anziché al dominio originale (attivando la colonna omonima della tabella nei #DevTools lo si vede a colpo d’occhio).
      • Quando ci sono richieste che falliscono o che vanno su altri server, bisogna capire da dove nel codice queste partono, e fare le opportune #modifiche per usare URL relativi. Quelle che partono dall’HTML o dal CSS (turns out, non molte, altrimenti avremmo usato direttamente wget) sono appunto una scemenza da sistemare… ma quando partono da #script, c’è poco da fare, con l’aiuto del debugger del browser (di nuovo, meglio Chromium, perché de-mininifica il JavaScript aggiungendo whitespace in automatico) si va a capire da che punto partono, e in base alla situazione si valuta che modifiche fare al #codice. Poi, si testa ancora, e ancora si applicano #fix, finché tutto non funziona. ♻️
      • In genere questo non è un problema, e anche per app più ostiche (come quella che ho ricaricato sulla #SalaMuseoGames ieri, Little Alchemy 2) si fa tutto in un quarto d’ora ben ristretto. Tuttavia, bisogna fare attenzione a quei programmi che caricano le risorse man mano che ne hanno bisogno e non tutto subito (in genere, maggior parte dei giochi, oppure parecchie #app React)… lì si può potenzialmente perdere un bel po’ di tempo, perché bisogna mettersi ad usare il #software raggiungendo idealmente il 100% del codice; cioè, cliccare tutti i bottoni, usare qualunque azione, giocare tutti i livelli… fino ad ora non ho mai incontrato #ostacoli, ma se succede, l’unica è navigare tra il codice già scaricato per vedere cos’è che manca (da qualche parte ci sono scritti i nomi delle risorse ancora da scaricare, per ovvi motivi). 🗡️
    • 🔚 Aggiustamenti finali: in base alla situazione, vanno fatte altre modifiche al source per ovviare a #problemi banali ma frequenti. La maggior parte riguardano i domini, che in certi casi sono hardcodati, e quindi o ci sono iframe che comunicano con la Messaging API e gli va cambiato il dominio (come per il gioco di ieri), o c’è del DRM che ostacola il #rehosting (come il giochino dell’altro ieri) ecc… con #pazienza si risolve tutto.
      • E alla fine di tutto, una cosa che mi piace fare ma che non sarebbe obbligatoria, è disattivare tutte le componenti potenzialmente dannose dell’ #applicazione, ossia commentare via eventuali inclusioni e chiamate a sistemi di analitiche o pubblicità. 🚯

    https://octospacc.altervista.org/2024/04/03/webaps-heist/

    #app #applicazione #archiviare #browser #clonare #codice #DevTools #esperienza #fix #HAR #HTML #JavaScript #metodo #modifiche #navigatore #ostacoli #pazienza #problemi #problemino #rehosting #rete #richieste #risorse #SalaMuseoGames #script #server #software #strumenti #webapp

  28. “Il metodo geniale” di Giulio Deangeli

    @libri

    Amicɜ lettorɜ,
    ammetto di essere sempre molto diffidente verso questo genere di testi ma, in questo caso, il CV dell'autore mi ha incuriosito.
    Al netto delle critiche, alcune anche sensate, che ho trovato in rete (su reddit principalmente) mi piacerebbe leggerlo perché l'argomento mi interessa.

    Domanda: Qualcuno l'ha letto? Opinioni?

    #scuola #libri #LibriSegreti #studio #metodo

    @libri @scuola

    letture.org/il-metodo-geniale-