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  1. Dentro ogni fascio di luce ci sono dei buchi. Punti minuscoli dove la luce si annulla da sola e per un istante non c'è più niente: solo buio. Un team di ricerca è riuscito per la prima volta a filmarli, e ha scoperto una cosa strana: si muovono leggermente più veloci della luce stessa. Einstein traballa? No, dorme tranquillo. Il motivo è più semplice di quanto pensiate, e ha a che fare con l'ombra di un palo al tramonto.

    futuroprossimo.it/2026/05/sorp

    #fisica #scoperte #luce

  2. Dentro ogni fascio di luce ci sono dei buchi. Punti minuscoli dove la luce si annulla da sola e per un istante non c'è più niente: solo buio. Un team di ricerca è riuscito per la prima volta a filmarli, e ha scoperto una cosa strana: si muovono leggermente più veloci della luce stessa. Einstein traballa? No, dorme tranquillo. Il motivo è più semplice di quanto pensiate, e ha a che fare con l'ombra di un palo al tramonto.

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  3. Dentro ogni fascio di luce ci sono dei buchi. Punti minuscoli dove la luce si annulla da sola e per un istante non c'è più niente: solo buio. Un team di ricerca è riuscito per la prima volta a filmarli, e ha scoperto una cosa strana: si muovono leggermente più veloci della luce stessa. Einstein traballa? No, dorme tranquillo. Il motivo è più semplice di quanto pensiate, e ha a che fare con l'ombra di un palo al tramonto.

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  4. Dentro ogni fascio di luce ci sono dei buchi. Punti minuscoli dove la luce si annulla da sola e per un istante non c'è più niente: solo buio. Un team di ricerca è riuscito per la prima volta a filmarli, e ha scoperto una cosa strana: si muovono leggermente più veloci della luce stessa. Einstein traballa? No, dorme tranquillo. Il motivo è più semplice di quanto pensiate, e ha a che fare con l'ombra di un palo al tramonto.

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  5. Dentro ogni fascio di luce ci sono dei buchi. Punti minuscoli dove la luce si annulla da sola e per un istante non c'è più niente: solo buio. Un team di ricerca è riuscito per la prima volta a filmarli, e ha scoperto una cosa strana: si muovono leggermente più veloci della luce stessa. Einstein traballa? No, dorme tranquillo. Il motivo è più semplice di quanto pensiate, e ha a che fare con l'ombra di un palo al tramonto.

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  6. Studi | Romito 2, l’analisi del DNA di oltre 12mila anni fa rileva la più antica malattia genetica

    S&A

    Per la prima volta una malattia genetica rara è stata diagnosticata con certezza in un individuo vissuto nel Paleolitico superiore, oltre dodicimila anni fa. Lo studio, pubblicato sul New England Journal of Medicine, dimostra come gli strumenti della genetica clinica moderna possano essere applicati con successo al DNA antico, aprendo nuove prospettive sullo studio delle patologie nella preistoria.

    Al centro della ricerca vi è una celebre sepoltura rinvenuta nel 1963 nella Grotta del Romito, in Calabria: due individui deposti uno accanto all’altra, in un gesto interpretato come un abbraccio. Per decenni quella tomba ha sollevato interrogativi su identità biologica, parentela e condizioni fisiche dei due individui, noti come Romito 1 e Romito 2.

    Una sepoltura del Paleolitico superiore

    Il contesto archeologico della grotta è tra i più importanti dell’Italia meridionale per il Tardoglaciale. La doppia deposizione appartiene a gruppi di cacciatori-raccoglitori attivi in un ambiente ancora segnato dalle oscillazioni climatiche dell’ultima glaciazione.

    Romito 1, l’individuo adulto, presentava una statura inferiore alla media (circa 145 cm). Romito 2, adolescente, mostrava invece un marcato accorciamento degli arti e un’altezza stimata intorno ai 110 cm. Le anomalie scheletriche avevano suggerito già in passato l’ipotesi di una displasia acromesomelica, ma mancava una conferma molecolare.

    Il DNA dall’orecchio interno e la diagnosi genetica

    Un team internazionale con ricercatori della Sapienza Università di Roma, dell’Università di Vienna, del Centro Ospedaliero Universitario di Liegi e dell’Università di Coimbra ha estratto il DNA antico dalla porzione petrosa dell’osso temporale, nell’orecchio interno, oggi considerata una delle fonti più affidabili per la conservazione del materiale genetico negli scheletri antichi.

    Le analisi hanno chiarito che entrambe erano di sesso femminile e parenti di primo grado, con ogni probabilità madre e figlia. Il dato più rilevante riguarda Romito 2: nel suo genoma è stata identificata una variante omozigote del gene NPR2, responsabile della displasia acromesomelica di tipo Maroteaux, una rara malattia ereditaria caratterizzata da grave riduzione della crescita e accorciamento delle porzioni distali e medie degli arti.

    Romito 1 risultava invece portatrice di una sola copia mutata del gene, condizione compatibile con una statura inferiore alla media ma priva delle manifestazioni più severe. Le caratteristiche genetiche osservate coincidono con i quadri clinici documentati nei pazienti contemporanei con mutazioni del gene NPR2.

    Paleogenomica e malattie rare: un nuovo scenario

    Lo studio segna un punto di svolta per la paleogenomica. Non solo consente di retrodatare con certezza la presenza di una specifica patologia genetica a oltre dodicimila anni fa, ma dimostra che le malattie rare non sono un fenomeno moderno. Varianti genetiche oggi considerate eccezionali erano già presenti nelle popolazioni preistoriche.

    L’applicazione delle metodologie della medicina genomica ai resti archeologici apre la possibilità di identificare altre condizioni finora invisibili all’analisi puramente osteologica, integrando diagnosi molecolari e studio morfologico.

    Un messaggio dal Paleolitico

    Al di là del dato clinico, la scoperta restituisce la dimensione sociale di quelle comunità. Romito 2 sopravvisse fino alla tarda adolescenza nonostante una grave limitazione motoria, in un contesto ambientale impegnativo. Ciò implica una cura continuativa, assistenza nell’approvvigionamento del cibo e probabilmente nel movimento durante gli spostamenti stagionali.

    In un’epoca spesso rappresentata come dominata esclusivamente dalla lotta per la sopravvivenza, la tomba della Grotta del Romito racconta invece una storia di relazioni, protezione e solidarietà. La genetica, intrecciandosi con l’archeologia, restituisce così non soltanto una diagnosi, ma un frammento di umanità condivisa attraverso i millenni.

    📘 Fonte scientifica (primaria)

    • 📄 Daniel M. Fernandes, Alejandro Llanos-Lizcano, Florian Brück, Victoria Oberreiter, Kadir Özdoğan, Olivia Cheronet, Michaela Lucci, Albert Beckers, Patrick Pétrossians, Alfredo Coppa*, Ron Pinhasi*, Adrian F. Daly* (* made equal contributions) A 12,000-Year-Old Case of NPR2-Related Acromesomelic Dysplasia
    • 🏛️ Sapienza Università di Roma, Università di Vienna, Centro Ospedaliero Universitario di Liegi e Università di Coimbra
    • 📚 New England Journal of Medicine (peer-reviewed) 2026, 394;5: 513-516
    • 🔗 https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc2513616
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  7. 🏺 ⛴️ 𝗜𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗠𝗮𝗿 𝗜𝗼𝗻𝗶𝗼❟ 𝗮𝗹 𝗹𝗮𝗿𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗚𝗮𝗹𝗹𝗶𝗽𝗼𝗹𝗶❟ 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗻𝗮𝘃𝗲 𝗼𝗻𝗲𝗿𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮 (𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗻𝗳𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝗴𝗮𝗿𝘂𝗺).

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    storiearcheostorie.com/2026/02

  8. 🏺 ⛴️ 𝗜𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗠𝗮𝗿 𝗜𝗼𝗻𝗶𝗼❟ 𝗮𝗹 𝗹𝗮𝗿𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗚𝗮𝗹𝗹𝗶𝗽𝗼𝗹𝗶❟ 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗻𝗮𝘃𝗲 𝗼𝗻𝗲𝗿𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮 (𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗻𝗳𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝗴𝗮𝗿𝘂𝗺).

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  9. 🏺 ⛴️ 𝗜𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗮𝘁𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗠𝗮𝗿 𝗜𝗼𝗻𝗶𝗼❟ 𝗮𝗹 𝗹𝗮𝗿𝗴𝗼 𝗱𝗶 𝗚𝗮𝗹𝗹𝗶𝗽𝗼𝗹𝗶❟ 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘂𝗻𝗮 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗻𝗮𝘃𝗲 𝗼𝗻𝗲𝗿𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮 (𝗰𝗼𝗻 𝗶𝗹 𝘀𝘂𝗼 𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗻𝗳𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗮 𝗴𝗮𝗿𝘂𝗺).

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  10. Graffiti di gladiatori e amori quotidiani: la vita di Pompei riemerge grazie alle tecnologie digitali | IL VIDEO

    Elena Percivaldi

    Nel quartiere dei teatri di Pompei, in un semplice corridoio di passaggio che collegava l’area teatrale alla via Stabiana, stanno riemergendo frammenti preziosi della vita quotidiana, dei gladiatori ma anche delle persone ordinarie. Non grandi affreschi né architetture monumentali, ma scritture spontanee, incise sugli intonaci: amori dichiarati (e, chissà, magari non corrisposti…), offese, invocazioni agli dei, riferimenti a combattimenti nelle arene. Tracce di un uno spazio pubblico intensamente vissuto, e oggi tornate nuovamente leggibili grazie alle tecnologie digitali applicate all’archeologia.

    Veduta d’insieme dei graffiti (©Parco Archeologico Pompei)

    Guarda e ascolta l’intervista a Zuchtriegel

    Il direttore del Parco Archeologico di Pompei racconta la scoperta dei graffiti dei gladiatori

    https://youtu.be/I-9Dhf3vdlU

    Un ambiente scavato da oltre due secoli, ma ancora capace di parlare

    Il corridoio fu scavato alla fine del XVIII secolo, nel 1794, ed è uno dei luoghi più frequentati dai visitatori del sito. Proprio per questo, non ci si attendevano ulteriori scoperte. Eppure, attraverso nuove metodologie di documentazione, è stato possibile rileggere sistematicamente le pareti, portando a quasi 300 iscrizioni, tra le circa 200 già note e 79 nuove identificazioni.

    Il corridoio dei teatri (©Parco Archeologico Pompei)

    Tra i testi emergono storie personali come l’iscrizione “Erato amat…” (“Erato ama”… Chissà chi?), allusioni a relazioni amorose, frasi di scherno, inviti, battute oscene e riferimenti a combattimenti gladiatori, che trasformano il corridoio in una sorta di bacheca collettiva dell’antica Pompei.

    Qui e sotto, il graffito in cui si legge “Erato Amat” (©Parco Archeologico Pompei)

    Il progetto “Bruits de couloir” e l’archeologia delle scritture informali

    Il corridoio dei teatri (©Parco Archeologico Pompei)

    Lo studio rientra nel progetto “Bruits de couloir” (Voci di corridoio), ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer (Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne) e Marie-Adeline Le Guennec (Université du Québec à Montréal), in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei. Le ricerche, condotte nel 2022 e nel 2025, hanno adottato un approccio multidisciplinare, integrando epigrafia, archeologia, filologia e le cosiddette “digital humanities” (informatica umanistica).

    ULTIM’ORA: Nuova scoperta a Fano, ecco i dettagli

    https://storiearcheostorie.com/2026/01/19/basilica-vitruvio-fano-scavi/

    L’uso di una griglia virtuale ha permesso di analizzare i rapporti spaziali e tematici tra le iscrizioni, restituendo la logica di frequentazione e interazione sociale dello spazio.

    Il luogo del ritrovamento (in rosso) (©Parco Archeologico Pompei)

    RTI e conservazione digitale: vedere ciò che l’occhio non vede

    Fondamentale è stato l’impiego della RTI – Reflectance Transformation Imaging, una tecnica di fotografia computazionale che consente di leggere incisioni impercettibili a occhio nudo, anche su superfici degradate. Questa metodologia non solo consente nuove letture, ma rappresenta uno strumento decisivo per la conservazione digitale di un patrimonio fragile e vulnerabile.

    Uno dei graffiti (©Parco Archeologico Pompei)

    È in fase di sviluppo una piattaforma 3D che integrerà fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici, offrendo un ambiente digitale per lo studio, l’annotazione e la futura fruizione pubblica delle iscrizioni.

    Graffito dei gladiatori (©Parco Archeologico Pompei)

    Tecnologia e tutela: il futuro della memoria pompeiana

    Come ha sottolineato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, a Pompei sono note oltre 10.000 iscrizioni, un archivio straordinario della vita vissuta. Per questo è prevista anche la realizzazione di una copertura protettiva del corridoio, destinata a preservare gli intonaci e a consentire una visita integrata, in cui archeologia e tecnologia dialoghino senza mediazioni spettacolari, ma con rigore scientifico.

    📘 Fonte della notizia

    • 📄 Comunicato stampa ufficiale del Parco Archeologico di Pompei

      Il nostro articolo è una sintesi divulgativa della fonte scientifica citata.

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  11. A Fano riemerge la Basilica descritta da Vitruvio: identificato l’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano

    Elena Percivaldi

    E alla fine la conferma è arrivata: è la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura l’edificio romano emerso dagli scavi di piazza Andrea Costa a Fano. La notizia, ufficializzata nel corso di una conferenza stampa alla Mediateca Montanari, segna un passaggio di grande rilievo per la storia dell’architettura antica: si tratta infatti dell’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano, autore del più influente trattato teorico dell’antichità.

    All’incontro erano presenti il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sindaco di Fano Luca Serfilippi, il Soprintendente Andrea Pessina; il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto in collegamento, sottolineando la portata scientifica della scoperta per la conoscenza delle origini della tradizione architettonica occidentale.

    Vitruvio e la sua basilica: dalla pagina al terreno

    Vitruvio menziona esplicitamente una basilica costruita a Fanum Fortunae, descrivendone forma, proporzioni e articolazione spaziale. Per secoli, quel passo del trattato è stato oggetto di interpretazioni, ipotesi localizzative e confronti con edifici noti, senza però una conferma archeologica definitiva.

    Gli scavi in corso hanno ora permesso di ricondurre con precisione il testo alla realtà materiale, grazie a una straordinaria corrispondenza tra la descrizione vitruviana e i resti messi in luce: una pianta rettangolare con colonnato perimetrale, articolata in otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi, secondo uno schema che trova riscontro puntuale nelle fonti antiche.

    Le strutture: colonne monumentali e piano superiore

    La conferma definitiva è arrivata con un sondaggio mirato che ha restituito la quinta colonna d’angolo, consentendo di definire con sicurezza orientamento, posizione e dimensioni dell’edificio tra le due piazze dell’area urbana.

    Le colonne, con un diametro di circa cinque piedi romani (147–150 cm) e un’altezza stimata attorno ai 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti, progettati per sostenere un piano superiore. Un dato che coincide perfettamente con il modello basilicale descritto da Vitruvio, confermando non solo l’identificazione dell’edificio, ma anche la fedeltà del progetto realizzato rispetto alla teoria.

    La ricostruzione planimetrica, elaborata sulla base delle evidenze archeologiche e delle indicazioni testuali, mostra una corrispondenza quasi al centimetro, un caso rarissimo nel rapporto tra fonti scritte e dati di scavo.

    Un percorso di ricerca avviato da tempo

    L’identificazione della basilica non è un risultato isolato, ma l’esito di un percorso di ricerca pluriennale. Già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti murature e pavimentazioni in marmi pregiati aveva suggerito la presenza di edifici pubblici di alto livello, compatibili con un complesso monumentale centrale.

    La nuova scoperta consente ora di rileggere in modo unitario anche altre evidenze note da tempo, come l’edificio sotto Sant’Agostino, inserendole in un quadro urbanistico più coerente e articolato.

    Prospettive di studio e valorizzazione

    Come ha sottolineato il Soprintendente Andrea Pessina, l’individuazione certa della Basilica vitruviana apre una nuova fase di ricerca, più consapevole e mirata, sul patrimonio archeologico di Fano. Le indagini proseguiranno all’interno del cantiere finanziato con fondi PNRR, con l’obiettivo di approfondire estensione, fasi edilizie e rapporti con il contesto urbano romano.

    La scoperta restituisce alla città non solo un monumento di eccezionale valore, ma anche un punto di riferimento fondamentale per la storia dell’architettura, consentendo per la prima volta di osservare sul terreno un edificio progettato dall’autore del De Architectura.

    Tutte le foto: ©MiC

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  12. ✨ ✨ ✨ 𝗖𝗘𝗟𝗧𝗜: 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗶𝗻 𝗕𝗼𝗲𝗺𝗶𝗮!

    Centinaia di monete d’oro e d’argento, gioielli in bronzo e reperti mai visti sono stati scoperti in un sito che, per ora, rimane segreto.
    Ma un assaggio dei ritrovamenti è in mostra fino al 30 novembre.

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    #archeologia #Celti #scopertearcheologiche #mostra #scoperte #monete #Boemia #antichità #RepubblicaCeca #archeologia

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    storiearcheostorie.com/2025/10

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  15. 💥 Scoperta straordinaria in Repubblica Ceca!

    Gli archeologi hanno portato alla luce un villaggio celtico risalente al III secolo a.C., unico nel suo genere per la Boemia orientale.

    Tra i reperti: ceramiche, fibule, strumenti in ferro, semi carbonizzati e strutture abitative perfettamente conservate. Un ritrovamento che fornirà nuovi dati sulla presenza celtica nel cuore d’Europa!

    👉 Leggi l’articolo completo su @storieearcheostorie

    #Archeologia #Celti #Scoperte

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  16. 💥 Scoperta straordinaria in Repubblica Ceca!

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  17. Studi / Il boomerang più antico d’Europa (e forse del mondo) ha 42mila anni ed è stato trovato in una grotta polacca

    Alla ricerca internazionale ha partecipato anche l'Università di Bologna @unibo @plosjournals

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