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  1. Abbandonata dopo sole due generazioni: l’enigma della città romana di Neuenstadt

    Una città romana abitata per meno di un secolo e poi abbandonata, forse all’improvviso, per motivi ignoti. È un enigma archeologico ancora tutto da districare quello di Neuenstadt am Kocher, città del distretto di Heilbronn, nel Baden-Württemberg (Germania sud-occidentale). Sì, perché gli archeologi al lavoro sul sito ormai da oltre vent’anni stanno ancora cercando di ricostruire la storia dell’insediamento, fondato dai Romani nel II secolo d.C. nella provincia della Germania superior ma poi improvvisamente lasciato a se stesso – o almeno così sembra – dopo due sole generazioni.

    La scoperta del sito

    Le rovine dell’antico abitato furono individuate per la prima volta negli anni Ottanta del secolo scorso a nord dell’attuale Neuenstadt am Kocher. Gli scavi, condotti dal Landesamt für Denkmalpflege (LAD) del Baden-Württemberg in collaborazione con l’Università di Bamberga a partire dal 2003, hanno riportato alla luce i resti di una città romana di almeno 25 ettari, che sorgeva sulla riva settentrionale del fiume Kocher tra il II e il III secolo. Il nome della città è tuttora ignoto, ma dalle testimonianze epigrafiche si deduce che fu la capitale1 della “civitas A(urelia?) G...”, dove il nome “Aurelia” si riferirebbe all’imperatore Marco Aurelio (161-180 d.C.). La fondazione dell’insediamento sarebbe dunque legata allo spostamento del Limes germanico verso est, attorno al 155-160 d.C., sotto Antonino Pio e lo stesso Marco Aurelio.

    Neuenstadt. Pianta dell’insediamento romano basata sulle evidenze archeologiche (da: Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2004, 159 – Leiza)

    Il tempio di Apollo Grannus e gli altri edifici

    Negli anni seguenti alla scoperta, le indagini geofisiche e vari scavi esplorativi hanno fornito ulteriori informazioni sull’estensione, la struttura, lo stato di conservazione e la storia del sito. Finché tra il 2007 e il 2013, uno scavo approfondito condotto nel centro della città ha riportato alla luce i resti del tempio principale, dedicato al dio celto-romano Apollo Grannus e di cui si conserva un altare votivo. Il tempio sorgeva su un’area recintata piuttosto ampia, di 80 metri x 70 ed era accompagnato da due vasche/bacini esagonali (o ottagonali) per l’acqua sorgiva, di importanza fondamentale dato che Apollo Grannus era una divinità legata alle fonti termali e alla guarigione.

    Altare votivo di Apollo Grannus ( CIL XIII, CC BY-NC – CF-GeS-1118, hdl.handle.net/11471/504.50.1118)

    Le indagini archeologiche hanno in seguito documentato la presenza anche di altri importanti edifici pubblici. Tra questi spicca l’edificio A, posto nella parte settentrionale dell’insediamento, forse parte di una basilica a tre navate, lunga circa 45 metri, affacciante sul foro. E soprattutto una grande struttura di circa 50 metri x 50 (D2) disposta attorno a un cortile e dotata di diversi ambienti, due portici e, nella parte nord-ovest, le terme: secondo gli archeologi potrebbe trattarsi di una domus di rappresentanza o della sede ufficiale di un funzionario romano.

    L’edificio termale (da Leiza)

    Molti reperti riemersi dagli scavi, in particolare epigrafi e statue, sono attualmente esposti nel Lapidario del Württembergischen Landesmuseums di Stoccarda.

    Abitazioni e attività artigianali

    Se l’obiettivo principale degli scavi era, all’inizio, quello di stabilire l’estensione e la struttura dell’abitato, oggi l’attenzione si è spostata sui quartieri meno indagati, dove sorgevano le abitazioni private e le attività artigianali.

    Le prospezioni geofisiche hanno evidenziato la presenza di diverse strutture rettangolari, una delle quali è stata scavata: si tratta di un edificio di 9,5 metri per 12,5, con struttura lignea a graticcio e dotato, nella parte posteriore, di un vano interrato con murature in pietra.

    Uno degli edifici ritrovati nell’insediamento di Neuenstadt am Kocher. Foto: LAD/Michelangelo Maugeri.

    Secondo gli archeologi, l’edificio potrebbe esser stato sede di un’attività di carattere artigianale o commerciale, una delle tante di questo settore cittadino posto a ridosso del fiume Kocher e dunque comodo per gli spostamenti e i commerci. Ma c’è un dettaglio che rende perplessi gli studiosi: i reperti recuperati sono pochissimi, come se le strutture fossero state utilizzate soltanto per un breve lasso di tempo.

    Perché l’insediamento fu abbandonato?

    Certo, la scarsità di materiali trovati nelle abitazioni non costituisce, da sola, la prova di un abbandono repentino del sito. Gli archeologi, tuttavia, hanno riscontrato una situazione simile anche per gli edifici pubblici di Neuenstadt: una coincidenza? Forse no. Il sospetto è che la città abbia davvero avuto vita più breve rispetto ad altri centri romani del territorio.

    Resta da stabilire allora perché la città fu abbandonata. Secondo gli archeologi, ciò potrebbe essere avvenuto nel III secolo d.C., quando la situazione lungo la frontiera settentrionale dell’Impero romano si fece via via più instabile. Intorno agli anni Trenta del III secolo, infatti, il Limes, il sistema di fortificazioni che presidiava il confine reno-danubiano, fu messo a dura prova dalla crescente pressione delle popolazioni stanziate al di là dei fiumi. E proprio l’instabilità e il pericolo rappresentato dalle incursioni “barbariche” potrebbero esser stati alla base della decisione di lasciare l’insediamento, in particolare dopo il collasso del Limes germanico-retico a seguito delle sfondamento delle fortificazioni tra il Reno e il Danubio da parte degli Alemanni e dei Franchi. È un’ipotesi di studio affascinante, ma che – come avvertono gli stessi studiosi – attende naturalmente le necessarie verifiche sul campo.

    Una relazione preliminare sulle indagini in corso, intanto, è stata pubblicata nel volume “Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2025” (Klaus Kortüm, Andrea Faber, Privathäuser im römischen Neuenstadt am Kocher, pp. 183-186).

    📘 Notizia verificata ✅

    1. La storiografia tradizionale ha a lungo ritenuto che la capitale della “civitas A(urelia?) G…” fosse Öhringen (Vicus Aurelianus), sia per la presenza di due importanti castra militari lungo il Limes, sia per l’importanza dei suoi ritrovamenti epigrafici. Le recenti scoperte monumentali a Neuenstadt, tuttavia, stanno indicendo gli studiosi a ritenere che la capitale fosse quest’ultima. ↩︎

    #archeologia #archeologiaRomana #BadenWürttemberg #cittàRomana #Germania #IIISecoloDC #imperoRomano #LADLandesamtFürDenkmalpflege #limes #NeuenstadtAmKocher #RomaAntica #scaviArcheologici #UniversitàDiBamberga
  2. Sulmona (AQ), a Case Pente gli scavi restituiscono 4.000 anni di storia nella Valle Peligna

    Proseguono le attività di ricerca nell’area archeologica di Case Pente, a Sulmona, dove dal marzo 2023 la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo conduce un’estesa campagna di archeologia preventiva nell’ambito del progetto della centrale di compressione Snam. Le indagini, sviluppate su circa 12 ettari, stanno offrendo nuove informazioni sull’evoluzione del popolamento della Valle Peligna, documentando una frequentazione continua che attraversa diversi millenni.

    Un villaggio preistorico con 52 capanne

    Tra le scoperte più significative figura un vasto villaggio della fine dell’Eneolitico e dell’età del Bronzo antico, riconosciuto grazie ai resti delle 52 capanne individuate attraverso le buche di palo che ne sostenevano le strutture lignee. Accanto all’abitato è emersa anche la relativa necropoli, insieme a numerose altre sepolture appartenenti alle fasi successive di occupazione dell’area.

    Le buche di palo (foto: ©SABAP AQ-TE)

    Lo scavo dell’insediamento preistorico è stato completato integralmente, consentendo agli archeologi di documentare e acquisire tutte le informazioni scientifiche conservate nel deposito archeologico, secondo le procedure previste dalla normativa sulla tutela.

    Le testimonianze di età romana

    Le indagini hanno inoltre portato alla luce importanti strutture di età romana, tra cui un edificio rustico e un articolato complesso con ambienti termali, sviluppato lungo un antico percorso viario che ha continuato a caratterizzare il paesaggio della valle anche nei secoli successivi.

    Edificio romano in corso di scavo (foto: ©SABAP AQ-TE)

    Proprio per il loro elevato interesse storico e archeologico, questi resti saranno conservati in situ. È già in fase di progettazione un percorso di visita che consentirà al pubblico di conoscere direttamente le strutture emerse durante gli scavi.

    Edificio termale emerso a Case Pente, Sulmona (foto: ©SABAP AQ-TE)

    Ricerca, restauro e valorizzazione

    Il progetto non si limita alle attività di scavo. L’accordo di valorizzazione sottoscritto tra Soprintendenza e Snam prevede infatti un ampio programma di interventi che comprende il restauro dei reperti, la conservazione delle strutture archeologiche, la ricostruzione di una capanna preistorica accanto ai resti romani e un articolato piano di studi specialistici.

    Sono previste analisi antropologiche, genetiche, archeobotaniche, archeozoologiche e archeometriche, oltre a datazioni radiometriche, pubblicazioni scientifiche e una mostra conclusiva destinata a presentare al pubblico i risultati delle ricerche.

    Il restauro dell’edificio romano (foto: ©SABAP AQ-TE)

    Un cantiere aperto al pubblico

    Le attività di ricerca sono accompagnate da iniziative di divulgazione rivolte alla cittadinanza. Lo scorso 13 giugno, in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, il cantiere è stato aperto ai visitatori con ingressi contingentati, permettendo a studiosi, appassionati e cittadini di osservare da vicino il lavoro degli archeologi.

    Alla luce del dibattito sviluppatosi nelle ultime settimane, la Soprintendenza ha inoltre ribadito che tutte le operazioni sono state condotte nel pieno rispetto della normativa vigente. I reperti rinvenuti sono stati regolarmente documentati, studiati e sottoposti alle necessarie misure di tutela, mentre le evidenze più rilevanti saranno conservate e valorizzate nell’ambito dei progetti già avviati.

    Le indagini proseguiranno nelle prossime settimane con nuove attività di scavo, documentazione e ricerca, accompagnate da ulteriori iniziative di informazione pubblica. L’obiettivo è continuare ad arricchire il quadro delle conoscenze sull’antico popolamento della Valle Peligna e restituire alla comunità un patrimonio destinato a diventare parte integrante dell’offerta culturale del territorio.

    📘 Notizia verificata ✅

    • 📄 Fonte: Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province dell’Aquila e Teramo ✅
    #Abruzzo #archeologiaPreventiva #archeologiaRomana #CasePente #Eneolitico #EtàDelBronzo #LAquila #necropoli #PNRR #scaviArcheologici #Snam #SoprintendenzaABAP #Sulmona #termeRomane #VallePeligna
  3. Scoperte a Nimega le più grandi terme romane dei Paesi Bassi

    Straordinaria scoperta archeologica nei Paesi Bassi. A Nimega (Nijmegen), l’antica Ulpia Noviomagus, gli archeologi delle società di ricerca BAAC e RAAP hanno portato alla luce le più grandi terme romane mai rinvenute nel Paese.

    Veduta dell’area di scavo (©Gemeente Nijmegen)

    Gli scavi, avviati nel settembre 2025 nell’area del Waalfront, hanno consentito di riportare alla luce gran parte di un vasto impianto termale pubblico, oltre a diversi quartieri residenziali, strade, ricche dimore e persino una torre. Il sito si trova in una zona precedentemente occupata da diverse strutture industriali, ora destinata a un nuovo progetto urbanistico.

    I restauratori al lavoro sui reperti (©Gemeente Nijmegen)

    Un complesso termale monumentale

    Le nuove indagini hanno permesso di identificare i diversi ambienti (calidarium, tepidarium e frigidarium, le vasche di acqua calda, tiepida e fredda) destinati alla balneazione. Il complesso termale vanta una superficie di almeno 4.900 metri quadrati, oltre il doppio rispetto alle terme pubbliche romane già note di Forum Hadriani (l’odierna Voorburg) e di Coriovallum (Heerlen). Le pareti delle vasche erano rivestite in marmo, mentre i pavimenti erano decorati con lastre di calcare bianco e nero. Gli ambienti erano inoltre impreziositi da intonaci dipinti e da elementi decorativi in pietra calcarea e arenaria.

    Leggi anche: A Nimega torna alla luce una grande necropoli merovingia: 130 tombe con spettacolari corredi di armi, gioielli e monete | FOTO

    https://storiearcheostorie.com/2025/09/28/necropoli-merovingia-nimega-130-tombe-corredi/

    Il sistema di riscaldamento romano a ipocausto

    Tra le scoperte più significative figurano le tracce del sistema di riscaldamento a ipocausto, la tecnologia utilizzata dai Romani per diffondere aria calda sotto i pavimenti. Sono stati rinvenuti ancora in situ i pilastrini in mattoni che sostenevano le pavimentazioni sopraelevate, permettendo il passaggio del calore al di sotto.

    Gli archeologi hanno rinvenuto le tracce del sistema di risaldamento a ipocausto (©Gemeente Nijmegen)

    Alcune delle murature si conservano ancora per circa due metri in alzato: sono tra le strutture romane meglio preservate mai rinvenute finora a Nimega; saranno inserite e rese visibili nel futuro progetto edilizio.

    Gioielli, monete e un’immagine di Bacco

    Dadi da gioco (©Gemeente Nijmegen)

    Gli scavi hanno restituito anche un’elevata quantità di reperti, che testimoniano il livello di benessere raggiunto dagli abitanti della città tra il II e il III secolo d.C.

    Aghi crinali in osso (©Gemeente Nijmegen)

    Tra gli oggetti più interessanti spiccano gli aghi crinali (spilloni) per capelli in osso, alcuni dei quali decorati con protomi a forma di gatto: uno è rappresentato con un’espressione particolarmente aggressiva.

    Vi sono poi anelli sigillo, gioielli con elementi in oro e diversi frammenti di statue in bronzo; notevole in particolare una piccola testa in bronzo raffigurante Bacco, il dio romano del vino, in origine appesa forse a un recipiente o a un elemento d’arredo.

    La piccola testa bronzea di Bacco (©Gemeente Nijmegen)

    La città prosperò fino al III secolo

    Le tante monete rinvenute, comprese quelle dell’imperatore Postumo (260-269 d.C.), dimostrano che questa parte della città continuò a prosperare anche durante la crisi dell’Impero romano, iniziata nel III secolo.

    Secondo gli studiosi, la scoperta conferma il ruolo di Ulpia Noviomagus come il più importante centro urbano romano dell’attuale territorio olandese.

    Il passato entra nel futuro

    L’impresa responsabile del progetto urbanistico che sorgerà nell’area ha garantito che le strutture manterranno un legame simbolico con l’antica città. Alcuni edifici richiameranno infatti le architetture romane con colonnati coperti, mentre la piazza centrale del nuovo quartiere sarà denominata Thermenplein, “Piazza delle Terme”, in omaggio proprio al monumentale complesso che per quasi due millenni è rimasto nascosto nel sottosuolo.

    📘 Notizia verificata ✅

    • 📄 Fonte: Comune di Nimega ✅
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  4. 🏛️ 𝗧𝗿𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮❟ 𝗶𝗻 𝗲𝘀𝘁𝗮𝘁𝗲 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝘃𝗶𝘀𝗶𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗹𝗮 𝗣𝗼𝗿𝘁𝗮 𝗩𝗲𝗿𝗼𝗻𝗲𝗻𝘀𝗶𝘀

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  5. 🏛️ 𝗢𝗿𝗮 è 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲: 𝗮 𝗙𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗕𝗮𝘀𝗶𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝗩𝗶𝘁𝗿𝘂𝘃𝗶𝗼

    Dagli scavi di piazza Andrea Costa emerge la Basilica descritta nel "De Architectura": l’unico edificio attribuibile con certezza al grande architetto romano.

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    storiearcheostorie.com/2026/01

  6. A Fano riemerge la Basilica descritta da Vitruvio: identificato l’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano

    Elena Percivaldi

    E alla fine la conferma è arrivata: è la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura l’edificio romano emerso dagli scavi di piazza Andrea Costa a Fano. La notizia, ufficializzata nel corso di una conferenza stampa alla Mediateca Montanari, segna un passaggio di grande rilievo per la storia dell’architettura antica: si tratta infatti dell’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano, autore del più influente trattato teorico dell’antichità.

    All’incontro erano presenti il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sindaco di Fano Luca Serfilippi, il Soprintendente Andrea Pessina; il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto in collegamento, sottolineando la portata scientifica della scoperta per la conoscenza delle origini della tradizione architettonica occidentale.

    Vitruvio e la sua basilica: dalla pagina al terreno

    Vitruvio menziona esplicitamente una basilica costruita a Fanum Fortunae, descrivendone forma, proporzioni e articolazione spaziale. Per secoli, quel passo del trattato è stato oggetto di interpretazioni, ipotesi localizzative e confronti con edifici noti, senza però una conferma archeologica definitiva.

    Gli scavi in corso hanno ora permesso di ricondurre con precisione il testo alla realtà materiale, grazie a una straordinaria corrispondenza tra la descrizione vitruviana e i resti messi in luce: una pianta rettangolare con colonnato perimetrale, articolata in otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi, secondo uno schema che trova riscontro puntuale nelle fonti antiche.

    SCOPRI ANCHE: Ultim’ora – Graffiti di gladiatori e amori quotidiani a Pompei: guarda il video della scoperta

    https://storiearcheostorie.com/2026/01/20/pompei-graffiti-gladiatori-amori-scoperte/

    Le strutture: colonne monumentali e piano superiore

    La conferma definitiva è arrivata con un sondaggio mirato che ha restituito la quinta colonna d’angolo, consentendo di definire con sicurezza orientamento, posizione e dimensioni dell’edificio tra le due piazze dell’area urbana.

    Le colonne, con un diametro di circa cinque piedi romani (147–150 cm) e un’altezza stimata attorno ai 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti, progettati per sostenere un piano superiore. Un dato che coincide perfettamente con il modello basilicale descritto da Vitruvio, confermando non solo l’identificazione dell’edificio, ma anche la fedeltà del progetto realizzato rispetto alla teoria.

    La ricostruzione planimetrica, elaborata sulla base delle evidenze archeologiche e delle indicazioni testuali, mostra una corrispondenza quasi al centimetro, un caso rarissimo nel rapporto tra fonti scritte e dati di scavo.

    Un percorso di ricerca avviato da tempo

    L’identificazione della basilica non è un risultato isolato, ma l’esito di un percorso di ricerca pluriennale. Già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti murature e pavimentazioni in marmi pregiati aveva suggerito la presenza di edifici pubblici di alto livello, compatibili con un complesso monumentale centrale.

    La nuova scoperta consente ora di rileggere in modo unitario anche altre evidenze note da tempo, come l’edificio sotto Sant’Agostino, inserendole in un quadro urbanistico più coerente e articolato.

    Prospettive di studio e valorizzazione

    Come ha sottolineato il Soprintendente Andrea Pessina, l’individuazione certa della Basilica vitruviana apre una nuova fase di ricerca, più consapevole e mirata, sul patrimonio archeologico di Fano. Le indagini proseguiranno all’interno del cantiere finanziato con fondi PNRR, con l’obiettivo di approfondire estensione, fasi edilizie e rapporti con il contesto urbano romano.

    La scoperta restituisce alla città non solo un monumento di eccezionale valore, ma anche un punto di riferimento fondamentale per la storia dell’architettura, consentendo per la prima volta di osservare sul terreno un edificio progettato dall’autore del De Architectura.

    Tutte le foto: ©MiC

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  7. 🏛️❓ Un monumentale (ed enigmatico) tumulo romano riaffiora in Baviera: perché al suo interno non c'è una tomba?

    🌟 La scoperta, avvenuta a Wolkertshofen, apre nuove prospettive sulla presenza romana in Germania e sui rapporti con le locali popolazioni celto-germaniche.

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    Foto: ©Archäologiebüro Dr. Woidich GmbH / BLfD

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    storiearcheostorie.com/2025/11

  8. Germania / Chiodi per i calzari romani: scoperta un’officina militare (con magazzino) a Waldmössingen

    Elena Percivaldi

    Può un oggetto minuscolo come un chiodo di ferro, lungo appena un centimetro e mezzo, aprire scenari sorprendenti sulla storia di Roma? Sì, se il reperto in questione non è uno soltanto, ma sono decine. È quanto accaduto a Schramberg-Waldmössingen (Landkreis Rottweil, Germania), dove un’équipe del LAD – Landesamt für Denkmalpflege di Stoccarda e dell’Università di Friburgo ha individuato un’officina romana destinata alla produzione – o almeno al deposito – dei chiodi che servivano a rinforzare i calzari dei legionari, le celebri caligae.

    Studenti durante gli scavi presso il forte romano di Schramberg-Waldmössingen (Foto: ©Ufficio statale per la conservazione dei monumenti del Consiglio regionale di Stoccarda/Immagine: ©C. Wulfmeier)

    Roba… da chiodi

    Le indagini si sono concentrate su un grande edificio in pietra di oltre 1.000 mq, già esplorato nel 1896 ma da allora rimasto enigmatico e di difficile interpretazione. Le nuove ricerche hanno rivelato almeno due fasi costruttive, risalenti alla seconda metà del I secolo d.C. Ma soprattutto, sono stati trovati oltre cento chiodi di scarpa in ferro, tutti perfettamente conservati. Non si tratta di pezzi usurati, ma di elementi nuovi, pronti all’uso.

    Questi piccoli oggetti confermano che il sito aveva un ruolo chiave nella logistica militare romana: i chiodi davano ai soldati maggiore stabilità sui terreni accidentati, ma cadevano facilmente durante le marce. Per questo i legionari ricevevano un’indennità speciale, il clavarium, destinata all’acquisto dei ricambi.

    Studenti durante gli scavi presso il forte romano di Schramberg-Waldmössingen (Foto: ©Ufficio statale per la conservazione dei monumenti del Consiglio regionale di Stoccarda/Immagine: ©C. Wulfmeier)

    Waldmössingen, un nodo strategico sul Limes renano

    Il castrum di Waldmössingen, esteso su una superficie di circa 2 ettari, sorgeva lungo la strada che attraversava la Foresta Nera e collegava l’alto Reno con l’area del Neckar. Intorno, sotto il regno di Vespasiano (69–79 d.C.), sorsero numerosi presidi, dipendenti dal grande campo legionario di Rottweil (Arae Flaviae). Waldmössingen, con la sua posizione strategica nei pressi di un crocevia viario, sembra aver svolto la funzione di magazzino centrale per il rifornimento delle truppe stanziate lungo questo tratto del Limes. Al suo interno sono stati rinvenuti i resti di due edifici con fondamenta in pietra, di cui solo quello del personale (principia) è stato identificato con certezza; la funzione del secondo non è chiara. I reperti provenienti dall’area del vicus indicano la presenza di una fornace per la ceramica; una pietra d’altare e una tavoletta contenente il testo di una maledizione (defixio) provengono invece da un’area dove probabilmente sorgeva un tempio.

    Replica di una caliga e chiodi da scarpa dai reperti degli scavi di Schramberg-Waldmössingen (Foto: ©Università di Friburgo, L. Regetz)

    Archeologia “dal vivo”

    La campagna di scavo, iniziata il 4 agosto scorso, è stata l’occasione per fare divulgazione attraverso lezioni “a cielo aperto“: oltre 1.500 visitatori, in gran parte studenti e famiglie, hanno seguito da vicino il lavoro degli archeologi, osservando come gli strumenti moderni possano restituire la voce a reperti di quasi duemila anni fa.

    “È stata una delle esperienze didattiche più coinvolgenti che abbia mai diretto”, ha commentato Lena Regetz, ricercatrice dell’Università di Friburgo. Per Christoph Wulfmeier, del LAD, l’iniziativa è stata un’importante “vetrina” per l’archeologia della regione.

    La fine degli scavi è prevista per il 12 settembre.

    Immagine in apertura: Calzatura da soldato romano (caliga ) con suola chiodata. Sullo sfondo, la torre angolare del Forte di Waldmössingen, ricostruita nel 1975 (Foto: ©Università di Friburgo, L. Regetz)

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  9. 🏛️ Nuove scoperte a Suasa!

    Durante gli ultimi scavi dell’Università di Bologna, è emerso un quartiere produttivo romano con strutture profonde oltre 5 metri, vasi integri e centinaia di monete.

    ⚒️ Una nuova pagina di storia si aggiunge al sito archeologico delle Marche: artigianato, economia e urbanistica al centro della vita quotidiana nell’antica città.

    📍 Scopri di più nel nostro articolo.
    #Suasa #ArcheologiaRomana #Scavi2024 #MoneteRomane…

    storiearcheostorie.com/2025/08

  10. 💀🔥💀🔥 ARCHEOLOGIA | 𝐄𝐜𝐜𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨, 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐞𝐜𝐫𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐚 𝐋𝐢𝐭𝐞𝐫𝐧𝐮𝐦: 𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐮𝐬𝐨𝐥𝐞𝐢 𝐞 𝐥’𝐞𝐩𝐢𝐭𝐚𝐟𝐟𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐠𝐥𝐚𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞

    L'articolo completo, con tutte le FOTO, su @storieearcheostorie

    Foto: @soprintendenzadinapoli_areamet

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    storiearcheostorie.com/2025/03

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