#archeologiaromana — Public Fediverse posts
Live and recent posts from across the Fediverse tagged #archeologiaromana, aggregated by home.social.
-
Il mosaico erotico trafugato dai nazisti non era di Pompei: la vera origine nelle Marche
Elena PercivaldiNe avevamo parlato lo scorso luglio, e ora la sua storia è tornata sulla breccia con una svolta clamorosa. Sì perché il mosaico romano con scena erotica, restituito all’Italia nel 2025 dopo oltre ottant’anni, in realtà non è di Pompei ma marchigiano, e più precisamente dell’area di Folignano.
Il reperto era stato sottratto durante la Seconda guerra mondiale da un capitano della Wehrmacht, l’esercito della Germania nazista, e portato in Germania come bottino personale. La restituzione è avvenuta grazie agli eredi del militare, che hanno deciso di consegnare l’opera allo Stato italiano. Il recupero è stato gestito dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, l’unità specializzata dell’Arma impegnata nella lotta contro il traffico illecito di opere d’arte.
Per approfondire: Un mosaico erotico trafugato durante la guerra torna a casa
Poiché mancavano informazioni certe sulla provenienza del mosaico, il Ministero della Cultura lo aveva inizialmente assegnato al Parco Archeologico di Pompei, dove era stato consegnato nel luglio 2025. Qui infatti sono noti numerosi mosaici figurati di età romana realizzati con tecniche e motivi simili.
Ma le ricerche successive hanno cambiato completamente la storia dell’opera.
Il mosaico ritrovatoLe analisi archeometriche: un mosaico non vesuviano
Una volta giunto a Pompei, il mosaico è stato sottoposto a studi archeologici e analisi scientifiche condotte in collaborazione con l’Università del Sannio.
Gli studiosi hanno applicato indagini archeometriche, una disciplina che utilizza strumenti della chimica, della mineralogia e della fisica dei materiali per ricostruire l’origine e la tecnica di produzione dei manufatti antichi.
L’analisi delle tessere musive – piccoli cubetti di pietra o pasta vitrea che compongono l’immagine – ha mostrato caratteristiche incompatibili con i mosaici vesuviani. In particolare la composizione mineralogica delle pietre, la dimensione delle tessere e la tecnica di posa del tessellatum rimandavano piuttosto a officine musive attive nell’Italia centrale, probabilmente nel Lazio.
Questi dati hanno suggerito l’esistenza di laboratori specializzati nella produzione di mosaici figurati destinati al commercio su larga scala, capaci di rifornire ville aristocratiche in diverse regioni della penisola.
Il colpo di scena: la provenienza da una villa romana delle Marche
La svolta è arrivata grazie a un incontro quasi fortuito durante la presentazione pubblica del mosaico nel 2025. L’archeologa Giulia D’Angelo, originaria delle Marche e studiosa di archeologia romana, ha riconosciuto elementi che rimandavano a un sito del suo territorio.
Le ricerche archivistiche hanno portato alla vera provenienza del reperto: una villa romana situata a Rocca di Morro, frazione del comune di Folignano, nel territorio della provincia di Ascoli Piceno.
La presenza del mosaico in quell’area era già documentata alla fine del XVIII secolo, segno che il manufatto era noto agli studiosi locali molto prima della sua scomparsa.
Il taccuino ottocentesco che ha confermato l’identificazione
Una prova decisiva è emersa da un documento sorprendente: un taccuino manoscritto del XIX secolo realizzato dal pittore e archeologo ascolano Giulio Gabrielli.
Nel quaderno, databile intorno al 1868 e oggi conservato nella Biblioteca Comunale di Ascoli Piceno, compare uno schizzo dettagliato del mosaico accompagnato da annotazioni sul luogo del ritrovamento.
Gabrielli descrive la scena come quella di un uomo che porge una borsa di denaro a una giovane donna seminuda. L’autore interpreta il soggetto come “Il congedo di un’etera”, cioè una cortigiana di alto rango nel mondo greco-romano.
Il pittore annota anche la provenienza dell’opera: un podere appartenente alla famiglia Malaspina a Rocca di Morro. Il disegno ottocentesco coincide perfettamente con il mosaico restituito nel 2025, confermando definitivamente la sua origine marchigiana.
La scena erotica, un “classico” della cultura romana
Le scene erotiche nei mosaici romani non erano affatto rare. Al contrario, facevano parte della decorazione domestica di ville aristocratiche e ambienti di rappresentanza, soprattutto negli spazi dedicati al banchetto o al riposo.
Nel caso di questo mosaico il personaggio maschile è raffigurato mentre offre una borsa di denaro, probabilmente allusione al pagamento, mentre la figura femminile, seminuda, richiama l’iconografia delle eterae, le cortigiane, associate alla seduzione e al mondo del simposio
Queste immagini avevano spesso significati simbolici e culturali complessi, legati ai temi della ricchezza, del piacere e della vita aristocratica nel mondo romano.
Il valore della restituzione
Per il ministro della Cultura Alessandro Giuli, la storia del mosaico dimostra che la tutela del patrimonio non si conclude con il recupero materiale dell’opera.
Il lavoro congiunto tra Carabinieri, archeologi, università e funzionari del Ministero ha permesso di ricostruire la vera storia del reperto e ricollocarlo nel suo contesto originario.
Oggi il mosaico rappresenta non solo un esempio di arte romana, ma anche un frammento di memoria restituito alla collettività.
Nel frattempo, le amministrazioni locali di Folignano e Ascoli Piceno stanno valutando future iniziative di valorizzazione, tra cui possibili mostre o progetti di collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei.
Sul prezioso reperto è stato pubblicato oggi, sull’E-journal di Pompei, un articolo di approfondimento a cura di Giulia D’Angelo (Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Scienze dell’Antichità), Celestino Grifa (Università del Sannio, Dipartimento di Scienze e Tecnologie; SHerIL,Samnium Heritage Innovation Lab.), Simona Boscia, Andrea Lepore, Chiara Germinario, Mariano Mercurio (Dipartimento di Scienze e Tecnologie, Università del Sannio), Gianluca Frija (Università di Ferrara, Dipartimento di Fisica e Scienze della Terra), Alessandro Russo, Gabriel Zuchtriegel (Parco Archeologico di Pompei). L’articolo è consultabile a questo link.
#archeologiaRomana #Carabinieri #CarabinieriTPC #EJournalDiPompei #Folignano #mosaiciRomani #mosaicoRomano #pompei #RoccaDiMorro #SecondaGuerraMondialeArteRubata #trafficoOpereDArte #villaRomanaMarche -
🏛️ 𝗢𝗿𝗮 è 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲: 𝗮 𝗙𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗕𝗮𝘀𝗶𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝗩𝗶𝘁𝗿𝘂𝘃𝗶𝗼
Dagli scavi di piazza Andrea Costa emerge la Basilica descritta nel "De Architectura": l’unico edificio attribuibile con certezza al grande architetto romano.
#Vitruvio #ArcheologiaRomana #Fano #ArchitetturaAntica #BasilicaRomana #DeArchitectura #Scavi #Marche
➡️ Leggi tutti i dettagli su Storie & Archeostorie:
-
🏛️ 𝗢𝗿𝗮 è 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲: 𝗮 𝗙𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗕𝗮𝘀𝗶𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝗩𝗶𝘁𝗿𝘂𝘃𝗶𝗼
Dagli scavi di piazza Andrea Costa emerge la Basilica descritta nel "De Architectura": l’unico edificio attribuibile con certezza al grande architetto romano.
#Vitruvio #ArcheologiaRomana #Fano #ArchitetturaAntica #BasilicaRomana #DeArchitectura #Scavi #Marche
➡️ Leggi tutti i dettagli su Storie & Archeostorie:
-
🏛️ 𝗢𝗿𝗮 è 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲: 𝗮 𝗙𝗮𝗻𝗼 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗕𝗮𝘀𝗶𝗹𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗲𝘀𝗰𝗿𝗶𝘁𝘁𝗮 𝗱𝗮 𝗩𝗶𝘁𝗿𝘂𝘃𝗶𝗼
Dagli scavi di piazza Andrea Costa emerge la Basilica descritta nel "De Architectura": l’unico edificio attribuibile con certezza al grande architetto romano.
#Vitruvio #ArcheologiaRomana #Fano #ArchitetturaAntica #BasilicaRomana #DeArchitectura #Scavi #Marche
➡️ Leggi tutti i dettagli su Storie & Archeostorie:
-
A Fano riemerge la Basilica descritta da Vitruvio: identificato l’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano
Elena Percivaldi
E alla fine la conferma è arrivata: è la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura l’edificio romano emerso dagli scavi di piazza Andrea Costa a Fano. La notizia, ufficializzata nel corso di una conferenza stampa alla Mediateca Montanari, segna un passaggio di grande rilievo per la storia dell’architettura antica: si tratta infatti dell’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano, autore del più influente trattato teorico dell’antichità.
All’incontro erano presenti il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sindaco di Fano Luca Serfilippi, il Soprintendente Andrea Pessina; il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto in collegamento, sottolineando la portata scientifica della scoperta per la conoscenza delle origini della tradizione architettonica occidentale.
Vitruvio e la sua basilica: dalla pagina al terreno
Vitruvio menziona esplicitamente una basilica costruita a Fanum Fortunae, descrivendone forma, proporzioni e articolazione spaziale. Per secoli, quel passo del trattato è stato oggetto di interpretazioni, ipotesi localizzative e confronti con edifici noti, senza però una conferma archeologica definitiva.
Gli scavi in corso hanno ora permesso di ricondurre con precisione il testo alla realtà materiale, grazie a una straordinaria corrispondenza tra la descrizione vitruviana e i resti messi in luce: una pianta rettangolare con colonnato perimetrale, articolata in otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi, secondo uno schema che trova riscontro puntuale nelle fonti antiche.
Le strutture: colonne monumentali e piano superiore
La conferma definitiva è arrivata con un sondaggio mirato che ha restituito la quinta colonna d’angolo, consentendo di definire con sicurezza orientamento, posizione e dimensioni dell’edificio tra le due piazze dell’area urbana.
Le colonne, con un diametro di circa cinque piedi romani (147–150 cm) e un’altezza stimata attorno ai 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti, progettati per sostenere un piano superiore. Un dato che coincide perfettamente con il modello basilicale descritto da Vitruvio, confermando non solo l’identificazione dell’edificio, ma anche la fedeltà del progetto realizzato rispetto alla teoria.
La ricostruzione planimetrica, elaborata sulla base delle evidenze archeologiche e delle indicazioni testuali, mostra una corrispondenza quasi al centimetro, un caso rarissimo nel rapporto tra fonti scritte e dati di scavo.
Un percorso di ricerca avviato da tempo
L’identificazione della basilica non è un risultato isolato, ma l’esito di un percorso di ricerca pluriennale. Già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti murature e pavimentazioni in marmi pregiati aveva suggerito la presenza di edifici pubblici di alto livello, compatibili con un complesso monumentale centrale.
La nuova scoperta consente ora di rileggere in modo unitario anche altre evidenze note da tempo, come l’edificio sotto Sant’Agostino, inserendole in un quadro urbanistico più coerente e articolato.
Prospettive di studio e valorizzazione
Come ha sottolineato il Soprintendente Andrea Pessina, l’individuazione certa della Basilica vitruviana apre una nuova fase di ricerca, più consapevole e mirata, sul patrimonio archeologico di Fano. Le indagini proseguiranno all’interno del cantiere finanziato con fondi PNRR, con l’obiettivo di approfondire estensione, fasi edilizie e rapporti con il contesto urbano romano.
La scoperta restituisce alla città non solo un monumento di eccezionale valore, ma anche un punto di riferimento fondamentale per la storia dell’architettura, consentendo per la prima volta di osservare sul terreno un edificio progettato dall’autore del De Architectura.
Tutte le foto: ©MiC
Please follow and like us: #archeologia #archeologiaRomana #architetturaAntica #BasilicaRomana #DeArchitectura #Fano #Marche #notizie #scavi #scaviArcheologici #scoperte #Vitruvio -
A Fano riemerge la Basilica descritta da Vitruvio: identificato l’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano
Elena Percivaldi
E alla fine la conferma è arrivata: è la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura l’edificio romano emerso dagli scavi di piazza Andrea Costa a Fano. La notizia, ufficializzata nel corso di una conferenza stampa alla Mediateca Montanari, segna un passaggio di grande rilievo per la storia dell’architettura antica: si tratta infatti dell’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano, autore del più influente trattato teorico dell’antichità.
All’incontro erano presenti il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sindaco di Fano Luca Serfilippi, il Soprintendente Andrea Pessina; il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto in collegamento, sottolineando la portata scientifica della scoperta per la conoscenza delle origini della tradizione architettonica occidentale.
Vitruvio e la sua basilica: dalla pagina al terreno
Vitruvio menziona esplicitamente una basilica costruita a Fanum Fortunae, descrivendone forma, proporzioni e articolazione spaziale. Per secoli, quel passo del trattato è stato oggetto di interpretazioni, ipotesi localizzative e confronti con edifici noti, senza però una conferma archeologica definitiva.
Gli scavi in corso hanno ora permesso di ricondurre con precisione il testo alla realtà materiale, grazie a una straordinaria corrispondenza tra la descrizione vitruviana e i resti messi in luce: una pianta rettangolare con colonnato perimetrale, articolata in otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi, secondo uno schema che trova riscontro puntuale nelle fonti antiche.
SCOPRI ANCHE: Ultim’ora – Graffiti di gladiatori e amori quotidiani a Pompei: guarda il video della scoperta
https://storiearcheostorie.com/2026/01/20/pompei-graffiti-gladiatori-amori-scoperte/
Le strutture: colonne monumentali e piano superiore
La conferma definitiva è arrivata con un sondaggio mirato che ha restituito la quinta colonna d’angolo, consentendo di definire con sicurezza orientamento, posizione e dimensioni dell’edificio tra le due piazze dell’area urbana.
Le colonne, con un diametro di circa cinque piedi romani (147–150 cm) e un’altezza stimata attorno ai 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti, progettati per sostenere un piano superiore. Un dato che coincide perfettamente con il modello basilicale descritto da Vitruvio, confermando non solo l’identificazione dell’edificio, ma anche la fedeltà del progetto realizzato rispetto alla teoria.
La ricostruzione planimetrica, elaborata sulla base delle evidenze archeologiche e delle indicazioni testuali, mostra una corrispondenza quasi al centimetro, un caso rarissimo nel rapporto tra fonti scritte e dati di scavo.
Un percorso di ricerca avviato da tempo
L’identificazione della basilica non è un risultato isolato, ma l’esito di un percorso di ricerca pluriennale. Già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti murature e pavimentazioni in marmi pregiati aveva suggerito la presenza di edifici pubblici di alto livello, compatibili con un complesso monumentale centrale.
La nuova scoperta consente ora di rileggere in modo unitario anche altre evidenze note da tempo, come l’edificio sotto Sant’Agostino, inserendole in un quadro urbanistico più coerente e articolato.
Prospettive di studio e valorizzazione
Come ha sottolineato il Soprintendente Andrea Pessina, l’individuazione certa della Basilica vitruviana apre una nuova fase di ricerca, più consapevole e mirata, sul patrimonio archeologico di Fano. Le indagini proseguiranno all’interno del cantiere finanziato con fondi PNRR, con l’obiettivo di approfondire estensione, fasi edilizie e rapporti con il contesto urbano romano.
La scoperta restituisce alla città non solo un monumento di eccezionale valore, ma anche un punto di riferimento fondamentale per la storia dell’architettura, consentendo per la prima volta di osservare sul terreno un edificio progettato dall’autore del De Architectura.
Tutte le foto: ©MiC
#archeologia #archeologiaRomana #architetturaAntica #BasilicaRomana #DeArchitectura #Fano #Marche #notizie #scavi #scaviArcheologici #scoperte #Vitruvio -
A Fano riemerge la Basilica descritta da Vitruvio: identificato l’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano
Elena Percivaldi
E alla fine la conferma è arrivata: è la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura l’edificio romano emerso dagli scavi di piazza Andrea Costa a Fano. La notizia, ufficializzata nel corso di una conferenza stampa alla Mediateca Montanari, segna un passaggio di grande rilievo per la storia dell’architettura antica: si tratta infatti dell’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano, autore del più influente trattato teorico dell’antichità.
All’incontro erano presenti il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sindaco di Fano Luca Serfilippi, il Soprintendente Andrea Pessina; il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto in collegamento, sottolineando la portata scientifica della scoperta per la conoscenza delle origini della tradizione architettonica occidentale.
Vitruvio e la sua basilica: dalla pagina al terreno
Vitruvio menziona esplicitamente una basilica costruita a Fanum Fortunae, descrivendone forma, proporzioni e articolazione spaziale. Per secoli, quel passo del trattato è stato oggetto di interpretazioni, ipotesi localizzative e confronti con edifici noti, senza però una conferma archeologica definitiva.
Gli scavi in corso hanno ora permesso di ricondurre con precisione il testo alla realtà materiale, grazie a una straordinaria corrispondenza tra la descrizione vitruviana e i resti messi in luce: una pianta rettangolare con colonnato perimetrale, articolata in otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi, secondo uno schema che trova riscontro puntuale nelle fonti antiche.
SCOPRI ANCHE: Ultim’ora – Graffiti di gladiatori e amori quotidiani a Pompei: guarda il video della scoperta
https://storiearcheostorie.com/2026/01/20/pompei-graffiti-gladiatori-amori-scoperte/
Le strutture: colonne monumentali e piano superiore
La conferma definitiva è arrivata con un sondaggio mirato che ha restituito la quinta colonna d’angolo, consentendo di definire con sicurezza orientamento, posizione e dimensioni dell’edificio tra le due piazze dell’area urbana.
Le colonne, con un diametro di circa cinque piedi romani (147–150 cm) e un’altezza stimata attorno ai 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti, progettati per sostenere un piano superiore. Un dato che coincide perfettamente con il modello basilicale descritto da Vitruvio, confermando non solo l’identificazione dell’edificio, ma anche la fedeltà del progetto realizzato rispetto alla teoria.
La ricostruzione planimetrica, elaborata sulla base delle evidenze archeologiche e delle indicazioni testuali, mostra una corrispondenza quasi al centimetro, un caso rarissimo nel rapporto tra fonti scritte e dati di scavo.
Un percorso di ricerca avviato da tempo
L’identificazione della basilica non è un risultato isolato, ma l’esito di un percorso di ricerca pluriennale. Già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti murature e pavimentazioni in marmi pregiati aveva suggerito la presenza di edifici pubblici di alto livello, compatibili con un complesso monumentale centrale.
La nuova scoperta consente ora di rileggere in modo unitario anche altre evidenze note da tempo, come l’edificio sotto Sant’Agostino, inserendole in un quadro urbanistico più coerente e articolato.
Prospettive di studio e valorizzazione
Come ha sottolineato il Soprintendente Andrea Pessina, l’individuazione certa della Basilica vitruviana apre una nuova fase di ricerca, più consapevole e mirata, sul patrimonio archeologico di Fano. Le indagini proseguiranno all’interno del cantiere finanziato con fondi PNRR, con l’obiettivo di approfondire estensione, fasi edilizie e rapporti con il contesto urbano romano.
La scoperta restituisce alla città non solo un monumento di eccezionale valore, ma anche un punto di riferimento fondamentale per la storia dell’architettura, consentendo per la prima volta di osservare sul terreno un edificio progettato dall’autore del De Architectura.
Tutte le foto: ©MiC
#archeologia #archeologiaRomana #architetturaAntica #BasilicaRomana #DeArchitectura #Fano #Marche #notizie #scavi #scaviArcheologici #scoperte #Vitruvio -
A Fano riemerge la Basilica descritta da Vitruvio: identificato l’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano
Elena Percivaldi
E alla fine la conferma è arrivata: è la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura l’edificio romano emerso dagli scavi di piazza Andrea Costa a Fano. La notizia, ufficializzata nel corso di una conferenza stampa alla Mediateca Montanari, segna un passaggio di grande rilievo per la storia dell’architettura antica: si tratta infatti dell’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano, autore del più influente trattato teorico dell’antichità.
All’incontro erano presenti il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sindaco di Fano Luca Serfilippi, il Soprintendente Andrea Pessina; il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto in collegamento, sottolineando la portata scientifica della scoperta per la conoscenza delle origini della tradizione architettonica occidentale.
Vitruvio e la sua basilica: dalla pagina al terreno
Vitruvio menziona esplicitamente una basilica costruita a Fanum Fortunae, descrivendone forma, proporzioni e articolazione spaziale. Per secoli, quel passo del trattato è stato oggetto di interpretazioni, ipotesi localizzative e confronti con edifici noti, senza però una conferma archeologica definitiva.
Gli scavi in corso hanno ora permesso di ricondurre con precisione il testo alla realtà materiale, grazie a una straordinaria corrispondenza tra la descrizione vitruviana e i resti messi in luce: una pianta rettangolare con colonnato perimetrale, articolata in otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi, secondo uno schema che trova riscontro puntuale nelle fonti antiche.
SCOPRI ANCHE: Ultim’ora – Graffiti di gladiatori e amori quotidiani a Pompei: guarda il video della scoperta
https://storiearcheostorie.com/2026/01/20/pompei-graffiti-gladiatori-amori-scoperte/
Le strutture: colonne monumentali e piano superiore
La conferma definitiva è arrivata con un sondaggio mirato che ha restituito la quinta colonna d’angolo, consentendo di definire con sicurezza orientamento, posizione e dimensioni dell’edificio tra le due piazze dell’area urbana.
Le colonne, con un diametro di circa cinque piedi romani (147–150 cm) e un’altezza stimata attorno ai 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti, progettati per sostenere un piano superiore. Un dato che coincide perfettamente con il modello basilicale descritto da Vitruvio, confermando non solo l’identificazione dell’edificio, ma anche la fedeltà del progetto realizzato rispetto alla teoria.
La ricostruzione planimetrica, elaborata sulla base delle evidenze archeologiche e delle indicazioni testuali, mostra una corrispondenza quasi al centimetro, un caso rarissimo nel rapporto tra fonti scritte e dati di scavo.
Un percorso di ricerca avviato da tempo
L’identificazione della basilica non è un risultato isolato, ma l’esito di un percorso di ricerca pluriennale. Già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti murature e pavimentazioni in marmi pregiati aveva suggerito la presenza di edifici pubblici di alto livello, compatibili con un complesso monumentale centrale.
La nuova scoperta consente ora di rileggere in modo unitario anche altre evidenze note da tempo, come l’edificio sotto Sant’Agostino, inserendole in un quadro urbanistico più coerente e articolato.
Prospettive di studio e valorizzazione
Come ha sottolineato il Soprintendente Andrea Pessina, l’individuazione certa della Basilica vitruviana apre una nuova fase di ricerca, più consapevole e mirata, sul patrimonio archeologico di Fano. Le indagini proseguiranno all’interno del cantiere finanziato con fondi PNRR, con l’obiettivo di approfondire estensione, fasi edilizie e rapporti con il contesto urbano romano.
La scoperta restituisce alla città non solo un monumento di eccezionale valore, ma anche un punto di riferimento fondamentale per la storia dell’architettura, consentendo per la prima volta di osservare sul terreno un edificio progettato dall’autore del De Architectura.
Tutte le foto: ©MiC
#archeologia #archeologiaRomana #architetturaAntica #BasilicaRomana #DeArchitectura #Fano #Marche #notizie #scavi #scaviArcheologici #scoperte #Vitruvio -
A Fano riemerge la Basilica descritta da Vitruvio: identificato l’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano
Elena Percivaldi
E alla fine la conferma è arrivata: è la Basilica descritta da Vitruvio nel De Architectura l’edificio romano emerso dagli scavi di piazza Andrea Costa a Fano. La notizia, ufficializzata nel corso di una conferenza stampa alla Mediateca Montanari, segna un passaggio di grande rilievo per la storia dell’architettura antica: si tratta infatti dell’unico edificio attribuibile con certezza all’architetto romano, autore del più influente trattato teorico dell’antichità.
All’incontro erano presenti il Presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, il Sindaco di Fano Luca Serfilippi, il Soprintendente Andrea Pessina; il Ministro della Cultura Alessandro Giuli è intervenuto in collegamento, sottolineando la portata scientifica della scoperta per la conoscenza delle origini della tradizione architettonica occidentale.
Vitruvio e la sua basilica: dalla pagina al terreno
Vitruvio menziona esplicitamente una basilica costruita a Fanum Fortunae, descrivendone forma, proporzioni e articolazione spaziale. Per secoli, quel passo del trattato è stato oggetto di interpretazioni, ipotesi localizzative e confronti con edifici noti, senza però una conferma archeologica definitiva.
Gli scavi in corso hanno ora permesso di ricondurre con precisione il testo alla realtà materiale, grazie a una straordinaria corrispondenza tra la descrizione vitruviana e i resti messi in luce: una pianta rettangolare con colonnato perimetrale, articolata in otto colonne sui lati lunghi e quattro sui lati brevi, secondo uno schema che trova riscontro puntuale nelle fonti antiche.
SCOPRI ANCHE: Ultim’ora – Graffiti di gladiatori e amori quotidiani a Pompei: guarda il video della scoperta
https://storiearcheostorie.com/2026/01/20/pompei-graffiti-gladiatori-amori-scoperte/
Le strutture: colonne monumentali e piano superiore
La conferma definitiva è arrivata con un sondaggio mirato che ha restituito la quinta colonna d’angolo, consentendo di definire con sicurezza orientamento, posizione e dimensioni dell’edificio tra le due piazze dell’area urbana.
Le colonne, con un diametro di circa cinque piedi romani (147–150 cm) e un’altezza stimata attorno ai 15 metri, erano addossate a pilastri e paraste portanti, progettati per sostenere un piano superiore. Un dato che coincide perfettamente con il modello basilicale descritto da Vitruvio, confermando non solo l’identificazione dell’edificio, ma anche la fedeltà del progetto realizzato rispetto alla teoria.
La ricostruzione planimetrica, elaborata sulla base delle evidenze archeologiche e delle indicazioni testuali, mostra una corrispondenza quasi al centimetro, un caso rarissimo nel rapporto tra fonti scritte e dati di scavo.
Un percorso di ricerca avviato da tempo
L’identificazione della basilica non è un risultato isolato, ma l’esito di un percorso di ricerca pluriennale. Già nel 2022, in via Vitruvio, il rinvenimento di imponenti murature e pavimentazioni in marmi pregiati aveva suggerito la presenza di edifici pubblici di alto livello, compatibili con un complesso monumentale centrale.
La nuova scoperta consente ora di rileggere in modo unitario anche altre evidenze note da tempo, come l’edificio sotto Sant’Agostino, inserendole in un quadro urbanistico più coerente e articolato.
Prospettive di studio e valorizzazione
Come ha sottolineato il Soprintendente Andrea Pessina, l’individuazione certa della Basilica vitruviana apre una nuova fase di ricerca, più consapevole e mirata, sul patrimonio archeologico di Fano. Le indagini proseguiranno all’interno del cantiere finanziato con fondi PNRR, con l’obiettivo di approfondire estensione, fasi edilizie e rapporti con il contesto urbano romano.
La scoperta restituisce alla città non solo un monumento di eccezionale valore, ma anche un punto di riferimento fondamentale per la storia dell’architettura, consentendo per la prima volta di osservare sul terreno un edificio progettato dall’autore del De Architectura.
Tutte le foto: ©MiC
Please follow and like us: #archeologia #archeologiaRomana #architetturaAntica #BasilicaRomana #DeArchitectura #Fano #Marche #notizie #scavi #scaviArcheologici #scoperte #Vitruvio -
A Pompei scoperta la “panchina d’attesa” davanti alla Villa dei Misteri: i clienti aspettavano il padrone di casa tracciando graffiti | IL VIDEO
Elena Percivaldi
Non erano i visitatori in fila per ammirare i celebri affreschi dionisiaci, come accade oggi nelle giornate a ingresso gratuito, ma i clientes del padrone di casa ad affollare la strada davanti alla Villa dei Misteri a Pompei. Gli ultimi scavi condotti lungo il fronte nord-occidentale del complesso hanno riportato alla luce una panchina in cocciopesto posizionata proprio davanti al portone principale, sulla cosiddetta Via Superior.
Veduta dello scavo della Villa dei Misteri. Sotto, la foto zenitale (foto: ©Parco Archeologico di Pompei)Un dettaglio che apre una finestra sorprendente sulla vita sociale e politica dell’antica Pompei: la panchina serviva ad accogliere coloro che, secondo l’usanza della salutatio, si recavano al mattino dal loro patrono per chiedere favori, prestiti o aiuto giudiziario in cambio di sostegno politico.
La Villa dei Misteri e la pratica della salutatio
La panca affacciata sulla via Superior (in basso in vista frontale) (foto: ©Parco Archeologico di Pompei)Celebre in tutto il mondo per il ciclo di affreschi a tema dionisiaco scoperto nel 1909-10, la Villa dei Misteri era una delle residenze più prestigiose dell’area suburbana di Pompei. Qui il padrone riceveva clienti e supplici, mentre i più sfortunati – braccianti, mendicanti, viaggiatori diretti verso Boscoreale – potevano attendere anche per ore senza la certezza di essere ricevuti.
«Qualcuno, durante l’attesa, lasciava graffiti sui muri – racconta il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel – piccoli segni, date, forse nomi: un gesto di noia e di presenza che oggi possiamo ancora leggere».
Le panchine, spiega, erano un vero e proprio “biglietto da visita”: più erano affollate, maggiore era il prestigio del dominus.
Uno dei graffiti (foto: ©Parco Archeologico di Pompei)Gli scavi recenti e le nuove scoperte
Le indagini, riavviate grazie alla demolizione di costruzioni abusive che gravavano sulla villa, hanno portato alla luce non solo la panca, ma anche il monumentale ingresso con arco e paracarri, ambienti decorati in terzo stile pompeiano con raffinati fondi neri e gialli, e una cisterna collegata a un articolato sistema idrico.
Straordinaria anche la documentazione stratigrafica dell’eruzione del 79 d.C.: pomici di caduta, flussi piroclastici e persino un paleosuolo agricolo sistemato “a conchette”, che testimonia le tecniche di coltivazione e gestione del paesaggio in età romana.
L’eccezionale sequenza stratigrafica dell’eruzione (foto: ©Parco Archeologico di Pompei)Un progetto di ricerca e tutela
Lo scavo fa parte di un programma più ampio di tutela e valorizzazione, condotto dal Parco Archeologico di Pompei in sinergia con la Procura di Torre Annunziata. L’obiettivo è duplice: contrastare gli scavi clandestini e completare le ricerche iniziate oltre un secolo fa da Amedeo Maiuri, restituendo finalmente la parte ancora sepolta della villa, compreso il quartiere servile.
L’antica planimetria della Villa«Ciò che un tempo era un privilegio di pochi – osserva Zuchtriegel – oggi è accessibile a tutti, anche gratuitamente ogni prima domenica del mese».
La scoperta è stata pubblicata sull’E-Journal degli scavi di Pompei, consultabile in OpenAccess (disponibile QUI).
IL VIDEO | Scoperta “panchina d’attesa” davanti alla Villa dei Misteri di Pompei, parla il direttore Zuchtriegel
#affreschiDionisiaci #archeologiaPompei #archeologiaRomana #clientiEPatroni #eruzioneVesuvio #ParcoArcheologicoDiPompei #pompei #salutatio #scaviArcheologici #VillaDeiMisteri
-
Germania / Chiodi per i calzari romani: scoperta un’officina militare (con magazzino) a Waldmössingen
Elena Percivaldi
Può un oggetto minuscolo come un chiodo di ferro, lungo appena un centimetro e mezzo, aprire scenari sorprendenti sulla storia di Roma? Sì, se il reperto in questione non è uno soltanto, ma sono decine. È quanto accaduto a Schramberg-Waldmössingen (Landkreis Rottweil, Germania), dove un’équipe del LAD – Landesamt für Denkmalpflege di Stoccarda e dell’Università di Friburgo ha individuato un’officina romana destinata alla produzione – o almeno al deposito – dei chiodi che servivano a rinforzare i calzari dei legionari, le celebri caligae.
Studenti durante gli scavi presso il forte romano di Schramberg-Waldmössingen (Foto: ©Ufficio statale per la conservazione dei monumenti del Consiglio regionale di Stoccarda/Immagine: ©C. Wulfmeier)Roba… da chiodi
Le indagini si sono concentrate su un grande edificio in pietra di oltre 1.000 mq, già esplorato nel 1896 ma da allora rimasto enigmatico e di difficile interpretazione. Le nuove ricerche hanno rivelato almeno due fasi costruttive, risalenti alla seconda metà del I secolo d.C. Ma soprattutto, sono stati trovati oltre cento chiodi di scarpa in ferro, tutti perfettamente conservati. Non si tratta di pezzi usurati, ma di elementi nuovi, pronti all’uso.
Questi piccoli oggetti confermano che il sito aveva un ruolo chiave nella logistica militare romana: i chiodi davano ai soldati maggiore stabilità sui terreni accidentati, ma cadevano facilmente durante le marce. Per questo i legionari ricevevano un’indennità speciale, il clavarium, destinata all’acquisto dei ricambi.
Studenti durante gli scavi presso il forte romano di Schramberg-Waldmössingen (Foto: ©Ufficio statale per la conservazione dei monumenti del Consiglio regionale di Stoccarda/Immagine: ©C. Wulfmeier)Waldmössingen, un nodo strategico sul Limes renano
Il castrum di Waldmössingen, esteso su una superficie di circa 2 ettari, sorgeva lungo la strada che attraversava la Foresta Nera e collegava l’alto Reno con l’area del Neckar. Intorno, sotto il regno di Vespasiano (69–79 d.C.), sorsero numerosi presidi, dipendenti dal grande campo legionario di Rottweil (Arae Flaviae). Waldmössingen, con la sua posizione strategica nei pressi di un crocevia viario, sembra aver svolto la funzione di magazzino centrale per il rifornimento delle truppe stanziate lungo questo tratto del Limes. Al suo interno sono stati rinvenuti i resti di due edifici con fondamenta in pietra, di cui solo quello del personale (principia) è stato identificato con certezza; la funzione del secondo non è chiara. I reperti provenienti dall’area del vicus indicano la presenza di una fornace per la ceramica; una pietra d’altare e una tavoletta contenente il testo di una maledizione (defixio) provengono invece da un’area dove probabilmente sorgeva un tempio.
Replica di una caliga e chiodi da scarpa dai reperti degli scavi di Schramberg-Waldmössingen (Foto: ©Università di Friburgo, L. Regetz)Archeologia “dal vivo”
La campagna di scavo, iniziata il 4 agosto scorso, è stata l’occasione per fare divulgazione attraverso lezioni “a cielo aperto“: oltre 1.500 visitatori, in gran parte studenti e famiglie, hanno seguito da vicino il lavoro degli archeologi, osservando come gli strumenti moderni possano restituire la voce a reperti di quasi duemila anni fa.
“È stata una delle esperienze didattiche più coinvolgenti che abbia mai diretto”, ha commentato Lena Regetz, ricercatrice dell’Università di Friburgo. Per Christoph Wulfmeier, del LAD, l’iniziativa è stata un’importante “vetrina” per l’archeologia della regione.
La fine degli scavi è prevista per il 12 settembre.
Immagine in apertura: Calzatura da soldato romano (caliga ) con suola chiodata. Sullo sfondo, la torre angolare del Forte di Waldmössingen, ricostruita nel 1975 (Foto: ©Università di Friburgo, L. Regetz)
#AraeFlaviae #archeologiaRomana #caligae #castrum #chiodiRomani #esercitoRomano #Germania #GermaniaRomana #InEvidenza #LADLandesamtFürDenkmalpflege #logisticaEsercitoRomano #scaviArcheologiciGermania #SchrambergWaldmössingen #UniversitàDiFriburgo #Waldmössingen
-
💀🔥💀🔥 ARCHEOLOGIA | 𝐄𝐜𝐜𝐞𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐚 𝐆𝐢𝐮𝐠𝐥𝐢𝐚𝐧𝐨, 𝐬𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐧𝐞𝐜𝐫𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢 𝐫𝐨𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐚 𝐋𝐢𝐭𝐞𝐫𝐧𝐮𝐦: 𝐜𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐦𝐚𝐮𝐬𝐨𝐥𝐞𝐢 𝐞 𝐥’𝐞𝐩𝐢𝐭𝐚𝐟𝐟𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐠𝐥𝐚𝐝𝐢𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞
L'articolo completo, con tutte le FOTO, su @storieearcheostorie
Foto: @soprintendenzadinapoli_areamet
#archeologia #giugliano #liternum #necropoli #gladiatore #necropoliromana #archaeology #archeologiaromana #scoperte #scopertearcheologiche
https://storiearcheostorie.com/2025/03/21/giugliano-necropoli-romana-liternum/
-
#ARCHEONEWS / Rare glass depicting female deity personification of #Rome uncovered in Rome Metro C excavations
#ARCHEOLOGIA Scavi #MetroC, su un raffinato vetro dorato riemerge il volto della #DeaRoma, simbolo della città
📌 More on @storieearcheostorie :
https://wp.me/p7tSpZ-5KT#anticaroma #archeologiaromana
#romanarchaeology #archeology #archeologicalsite #archaeology #archaeologia #archeologia #archaeologylovers #archeonews #archaeo #archeologie #archaeologylife -
#ARCHEONEWS / Rare glass depicting female deity personification of #Rome uncovered in Rome Metro C excavations
#ARCHEOLOGIA Scavi #MetroC, su un raffinato vetro dorato riemerge il volto della #DeaRoma, simbolo della città
📌 More on @storieearcheostorie :
https://wp.me/p7tSpZ-5KT#anticaroma #archeologiaromana
#romanarchaeology #archeology #archeologicalsite #archaeology #archaeologia #archeologia #archaeologylovers #archeonews #archaeo #archeologie #archaeologylife -
#ARCHEONEWS / Rare glass depicting female deity personification of #Rome uncovered in Rome Metro C excavations
#ARCHEOLOGIA Scavi #MetroC, su un raffinato vetro dorato riemerge il volto della #DeaRoma, simbolo della città
📌 Read more on @storieearcheostorie :
https://wp.me/p7tSpZ-5KT#anticaroma #archeologiaromana
#romanarchaeology #archeology #archaeology #archaeologia #archeologia #archaeologylovers #archeonews #archaeo #archeologie #archaeologylife
@rogueclassicist @archaeology -
#ARCHEONEWS / Rare glass depicting female deity personification of #Rome uncovered in Rome Metro C excavations
#ARCHEOLOGIA Scavi #MetroC, su un raffinato vetro dorato riemerge il volto della #DeaRoma, simbolo della città
📌 Read more on @storieearcheostorie :
https://wp.me/p7tSpZ-5KT#anticaroma #archeologiaromana
#romanarchaeology #archeology #archaeology #archaeologia #archeologia #archaeologylovers #archeonews #archaeo #archeologie #archaeologylife
@rogueclassicist @archaeology -
#ARCHEONEWS / Rare glass depicting female deity personification of #Rome uncovered in Rome Metro C excavations
#ARCHEOLOGIA Scavi #MetroC, su un raffinato vetro dorato riemerge il volto della #DeaRoma, simbolo della città
📌 Read more on @storieearcheostorie :
https://wp.me/p7tSpZ-5KT#anticaroma #archeologiaromana
#romanarchaeology #archeology #archaeology #archaeologia #archeologia #archaeologylovers #archeonews #archaeo #archeologie #archaeologylife
@rogueclassicist @archaeology -
#ARCHEONEWS / Rare glass depicting female deity personification of #Rome uncovered in Rome Metro C excavations
#ARCHEOLOGIA Scavi #MetroC, su un raffinato vetro dorato riemerge il volto della #DeaRoma, simbolo della città
📌 Read more on @storieearcheostorie :
https://wp.me/p7tSpZ-5KT#anticaroma #archeologiaromana
#romanarchaeology #archeology #archaeology #archaeologia #archeologia #archaeologylovers #archeonews #archaeo #archeologie #archaeologylife
@rogueclassicist @archaeology -
#ARCHEONEWS / #Oplontis, ricollocate 15 statue originali mai viste della #VilladiPoppea: un "museo diffuso" per raccontare la città vesuviana e la sua #storia
📌 I dettagli e le #foto su @storieearcheostorie : https://wp.me/p7tSpZ-5FF
foto: © pompeii_parco_archeologico
#Pompeii
#archeomostre #archeoeventi #archeologiaromana #archeology #archeologicalsite #archaeology #archaeologia #archeologia #archeologylovers #archeo #archaeologylovers #archeonews #archaeo #archeologie #archaeologylife -
#ARCHEONEWS / #Oplontis, ricollocate 15 statue originali mai viste della #VilladiPoppea: un "museo diffuso" per raccontare la città vesuviana e la sua #storia
📌 I dettagli e le #foto su @storieearcheostorie : https://wp.me/p7tSpZ-5FF
foto: © pompeii_parco_archeologico
#Pompeii
#archeomostre #archeoeventi #archeologiaromana #archeology #archeologicalsite #archaeology #archaeologia #archeologia #archeologylovers #archeo #archaeologylovers #archeonews #archaeo #archeologie #archaeologylife -
#ARCHEONEWS / #Oplontis, ricollocate 15 statue originali mai viste della #VilladiPoppea: un "museo diffuso" per raccontare la città vesuviana e la sua #storia
📌 I dettagli e le #foto su @storieearcheostorie : https://wp.me/p7tSpZ-5FF
foto: © pompeii_parco_archeologico
#Pompeii
#archeomostre #archeoeventi #archeologiaromana #archeology #archeologicalsite #archaeology #archaeologia #archeologia #archeologylovers #archeo #archaeologylovers #archeonews #archaeo #archeologie #archaeologylife