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#scaviarcheologici — Public Fediverse posts

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  1. Graffiti di gladiatori e amori quotidiani: la vita di Pompei riemerge grazie alle tecnologie digitali | IL VIDEO

    Elena Percivaldi

    Nel quartiere dei teatri di Pompei, in un semplice corridoio di passaggio che collegava l’area teatrale alla via Stabiana, stanno riemergendo frammenti preziosi della vita quotidiana, dei gladiatori ma anche delle persone ordinarie. Non grandi affreschi né architetture monumentali, ma scritture spontanee, incise sugli intonaci: amori dichiarati (e, chissà, magari non corrisposti…), offese, invocazioni agli dei, riferimenti a combattimenti nelle arene. Tracce di un uno spazio pubblico intensamente vissuto, e oggi tornate nuovamente leggibili grazie alle tecnologie digitali applicate all’archeologia.

    Veduta d’insieme dei graffiti (©Parco Archeologico Pompei)

    Guarda e ascolta l’intervista a Zuchtriegel

    Il direttore del Parco Archeologico di Pompei racconta la scoperta dei graffiti dei gladiatori

    https://youtu.be/I-9Dhf3vdlU

    Un ambiente scavato da oltre due secoli, ma ancora capace di parlare

    Il corridoio fu scavato alla fine del XVIII secolo, nel 1794, ed è uno dei luoghi più frequentati dai visitatori del sito. Proprio per questo, non ci si attendevano ulteriori scoperte. Eppure, attraverso nuove metodologie di documentazione, è stato possibile rileggere sistematicamente le pareti, portando a quasi 300 iscrizioni, tra le circa 200 già note e 79 nuove identificazioni.

    Il corridoio dei teatri (©Parco Archeologico Pompei)

    Tra i testi emergono storie personali come l’iscrizione “Erato amat…” (“Erato ama”… Chissà chi?), allusioni a relazioni amorose, frasi di scherno, inviti, battute oscene e riferimenti a combattimenti gladiatori, che trasformano il corridoio in una sorta di bacheca collettiva dell’antica Pompei.

    Qui e sotto, il graffito in cui si legge “Erato Amat” (©Parco Archeologico Pompei)

    Il progetto “Bruits de couloir” e l’archeologia delle scritture informali

    Il corridoio dei teatri (©Parco Archeologico Pompei)

    Lo studio rientra nel progetto “Bruits de couloir” (Voci di corridoio), ideato da Louis Autin ed Éloïse Letellier-Taillefer (Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne) e Marie-Adeline Le Guennec (Université du Québec à Montréal), in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei. Le ricerche, condotte nel 2022 e nel 2025, hanno adottato un approccio multidisciplinare, integrando epigrafia, archeologia, filologia e le cosiddette “digital humanities” (informatica umanistica).

    ULTIM’ORA: Nuova scoperta a Fano, ecco i dettagli

    https://storiearcheostorie.com/2026/01/19/basilica-vitruvio-fano-scavi/

    L’uso di una griglia virtuale ha permesso di analizzare i rapporti spaziali e tematici tra le iscrizioni, restituendo la logica di frequentazione e interazione sociale dello spazio.

    Il luogo del ritrovamento (in rosso) (©Parco Archeologico Pompei)

    RTI e conservazione digitale: vedere ciò che l’occhio non vede

    Fondamentale è stato l’impiego della RTI – Reflectance Transformation Imaging, una tecnica di fotografia computazionale che consente di leggere incisioni impercettibili a occhio nudo, anche su superfici degradate. Questa metodologia non solo consente nuove letture, ma rappresenta uno strumento decisivo per la conservazione digitale di un patrimonio fragile e vulnerabile.

    Uno dei graffiti (©Parco Archeologico Pompei)

    È in fase di sviluppo una piattaforma 3D che integrerà fotogrammetria, dati RTI e metadati epigrafici, offrendo un ambiente digitale per lo studio, l’annotazione e la futura fruizione pubblica delle iscrizioni.

    Graffito dei gladiatori (©Parco Archeologico Pompei)

    Tecnologia e tutela: il futuro della memoria pompeiana

    Come ha sottolineato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, a Pompei sono note oltre 10.000 iscrizioni, un archivio straordinario della vita vissuta. Per questo è prevista anche la realizzazione di una copertura protettiva del corridoio, destinata a preservare gli intonaci e a consentire una visita integrata, in cui archeologia e tecnologia dialoghino senza mediazioni spettacolari, ma con rigore scientifico.

    📘 Fonte della notizia

    • 📄 Comunicato stampa ufficiale del Parco Archeologico di Pompei

      Il nostro articolo è una sintesi divulgativa della fonte scientifica citata.

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  2. Nuove scoperte a Castelseprio: lo scavo riporta in luce una tomba dell’età del Ferro, un’iscrizione romana e i resti di un edificio di epoca gota

    Elena Percivaldi

    Il Parco Archeologico di Castelseprio, nel Varesotto, continua a riscrivere la propria storia. Le indagini archeologiche condotte nel 2025 dall’équipe dell’Università di Padova, diretta da Alexandra Chavarría Arnau con la consulenza di Gian Pietro Brogiolo, hanno portato a rinvenimenti eccezionali che arricchiscono la conoscenza del sito, già riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO all’interno del sito seriale “Longobardi in Italia: i luoghi del potere”.

    Dalla fortezza tardoantica alla chiesa longobarda

    Gli scavi, realizzati tra settembre e ottobre nell’ambito del progetto Castelseprio centro di potere, hanno permesso di ricostruire nuove fasi edilizie nella zona della chiesa di San Giovanni, il principale edificio di culto del sito, celebre per la sua monumentalità e per il battistero annesso.
    Contrariamente a quanto ritenuto finora, la chiesa non risale al periodo tardoantico ma fu edificata all’inizio del VII secolo, in piena epoca longobarda. Prima della sua costruzione, l’area ospitava un grande edificio civile del V-VI secolo, quindi di epoca gota: di esso sono emersi due muri perimetrali, fosse e tracce di attività artigianali, accompagnate da ceramiche tardoantiche.

    Foto: ©Università di Padova

    Una sepoltura dell’età del Ferro: Castelseprio più antico di quanto si pensasse

    Fra i reperti più sorprendenti emersi durante la campagna 2025 vi è una sepoltura dell’età del Ferro, databile al VI secolo a.C..
    La tomba, costituita da una grande fossa con urna funeraria, frammenti ceramici e resti di metallo fuso, rappresenta una scoperta straordinaria: conferma che Castelseprio era frequentato già in epoche protostoriche, ben prima della fondazione della fortificazione tardoantica.

    Foto: ©Università di Padova

    La stele romana reimpiegata nel Medioevo

    Un altro rinvenimento di rilievo è una stele funeraria romana di grandi dimensioni, con iscrizione leggibile, dedicata a un soldato dell’età imperiale. La lastra, oggi esposta nell’Antiquarium del Parco, era stata reimpiegata in epoca altomedievale per coprire una sepoltura, con la scritta rivolta verso il terreno. Il riuso di materiali romani – spolia – è una pratica ben documentata nei siti medievali del territorio di Castelseprio e Torba, dove il passato romano si intreccia simbolicamente con la nuova cultura longobarda.

    La professoressa Chavarria con la stele appena scoperta (Foto: ©Università di Padova)

    Sepolture e storie di comunità

    Gli archeologi di Padova hanno inoltre proseguito l’indagine nel cimitero interno alla chiesa, individuando numerose sepolture che saranno oggetto di analisi antropologiche, isotopiche e paleogenetiche. Questi studi permetteranno di ricostruire le abitudini di vita, la dieta e le origini della popolazione sepolta tra l’Alto e il Basso Medioevo, offrendo un quadro sempre più preciso delle comunità che abitarono il Seprio.

    Leggi anche

    https://storiearcheostorie.com/2025/08/02/castelseprio-scavi-origini-edificio/

    Una sorpresa continua

    «Castelseprio continua a sorprenderci», ha dichiarato il sindaco Silvano Martelozzo. «Ogni scoperta è una finestra sulla nostra storia e un motivo d’orgoglio per tutta la comunità».

    Foto: ©Università di Padova

    Le nuove ricerche confermano il valore unico del sito, dove tracce protostoriche, romane e medievali convivono in un racconto continuo che attraversa più di duemila anni di storia. Castelseprio si conferma così uno dei laboratori più importanti dell’archeologia medievale italiana, luogo in cui la ricerca scientifica dialoga con la memoria collettiva e con la valorizzazione del territorio attraverso visite aperte alla cittadinanza, turisti e attività con le scuole del Varesotto.

    Nelle prossime settimane, la Direzione del Parco organizzerà visite guidate e incontri per illustrare le nuove scoperte, a partire dall’iscrizione del soldato romano, già esposta presso l’Antiquarium.
    La prima data sarà domenica 2 novembre, durante le consuete passeggiate con l’archeologo insieme al Direttore del Parco Luca Polidoro (partecipazione gratuita, prenotazione consigliata: [email protected]).

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  3. 🔍 Riemerge l’antica Cirene!

    Una missione archeologica italiana ha riportato alla luce una necropoli monumentale in Libia: tombe rupestri, sarcofagi decorati, corredi aristocratici e testine votive in marmo greco raccontano la storia di un’élite dimenticata.

    🤝 Un esempio straordinario di cooperazione culturale internazionale

    #Archeologia #Cirene #Libia #ScaviArcheologici #GreciaAntica #UNESCO #Cultura #MissioneItaliana #StoriaAntica #Necropoli #Archeologia #Cirene

    storiearcheostorie.com/2025/07

  4. 🔍 Riemerge l’antica Cirene!

    Una missione archeologica italiana ha riportato alla luce una necropoli monumentale in Libia: tombe rupestri, sarcofagi decorati, corredi aristocratici e testine votive in marmo greco raccontano la storia di un’élite dimenticata.

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    storiearcheostorie.com/2025/07

  5. 🔍 Riemerge l’antica Cirene!

    Una missione archeologica italiana ha riportato alla luce una necropoli monumentale in Libia: tombe rupestri, sarcofagi decorati, corredi aristocratici e testine votive in marmo greco raccontano la storia di un’élite dimenticata.

    🤝 Un esempio straordinario di cooperazione culturale internazionale

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    storiearcheostorie.com/2025/07