home.social

#romaantica — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #romaantica, aggregated by home.social.

fetched live
  1. Perseverare nell'errore è diabolico. Cicerone: sbagliare è umano, ostinarsi è da stolti. Nelle Filippiche il grande oratore romano non parlava di crescita personale. Parlava di una ambasceria al senato. La frase, però, funziona ancora.
    Tutti siamo inciampati almeno una volta sulla stessa pietra. Più di duemila anni fa Marco Tullio...

    scienzamagia.eu/sociale-e-coll

    #Cicerone #Filippiche #Imperoromano #Romaantica #citazionilatine #filosofia #Senatoromano #MarcoAntonio #apprendimento #biascognitivi

  2. Abbandonata dopo sole due generazioni: l’enigma della città romana di Neuenstadt

    Una città romana abitata per meno di un secolo e poi abbandonata, forse all’improvviso, per motivi ignoti. È un enigma archeologico ancora tutto da districare quello di Neuenstadt am Kocher, città del distretto di Heilbronn, nel Baden-Württemberg (Germania sud-occidentale). Sì, perché gli archeologi al lavoro sul sito ormai da oltre vent’anni stanno ancora cercando di ricostruire la storia dell’insediamento, fondato dai Romani nel II secolo d.C. nella provincia della Germania superior ma poi improvvisamente lasciato a se stesso – o almeno così sembra – dopo due sole generazioni.

    La scoperta del sito

    Le rovine dell’antico abitato furono individuate per la prima volta negli anni Ottanta del secolo scorso a nord dell’attuale Neuenstadt am Kocher. Gli scavi, condotti dal Landesamt für Denkmalpflege (LAD) del Baden-Württemberg in collaborazione con l’Università di Bamberga a partire dal 2003, hanno riportato alla luce i resti di una città romana di almeno 25 ettari, che sorgeva sulla riva settentrionale del fiume Kocher tra il II e il III secolo. Il nome della città è tuttora ignoto, ma dalle testimonianze epigrafiche si deduce che fu la capitale1 della “civitas A(urelia?) G...”, dove il nome “Aurelia” si riferirebbe all’imperatore Marco Aurelio (161-180 d.C.). La fondazione dell’insediamento sarebbe dunque legata allo spostamento del Limes germanico verso est, attorno al 155-160 d.C., sotto Antonino Pio e lo stesso Marco Aurelio.

    Neuenstadt. Pianta dell’insediamento romano basata sulle evidenze archeologiche (da: Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2004, 159 – Leiza)

    Il tempio di Apollo Grannus e gli altri edifici

    Negli anni seguenti alla scoperta, le indagini geofisiche e vari scavi esplorativi hanno fornito ulteriori informazioni sull’estensione, la struttura, lo stato di conservazione e la storia del sito. Finché tra il 2007 e il 2013, uno scavo approfondito condotto nel centro della città ha riportato alla luce i resti del tempio principale, dedicato al dio celto-romano Apollo Grannus e di cui si conserva un altare votivo. Il tempio sorgeva su un’area recintata piuttosto ampia, di 80 metri x 70 ed era accompagnato da due vasche/bacini esagonali (o ottagonali) per l’acqua sorgiva, di importanza fondamentale dato che Apollo Grannus era una divinità legata alle fonti termali e alla guarigione.

    Altare votivo di Apollo Grannus ( CIL XIII, CC BY-NC – CF-GeS-1118, hdl.handle.net/11471/504.50.1118)

    Le indagini archeologiche hanno in seguito documentato la presenza anche di altri importanti edifici pubblici. Tra questi spicca l’edificio A, posto nella parte settentrionale dell’insediamento, forse parte di una basilica a tre navate, lunga circa 45 metri, affacciante sul foro. E soprattutto una grande struttura di circa 50 metri x 50 (D2) disposta attorno a un cortile e dotata di diversi ambienti, due portici e, nella parte nord-ovest, le terme: secondo gli archeologi potrebbe trattarsi di una domus di rappresentanza o della sede ufficiale di un funzionario romano.

    L’edificio termale (da Leiza)

    Molti reperti riemersi dagli scavi, in particolare epigrafi e statue, sono attualmente esposti nel Lapidario del Württembergischen Landesmuseums di Stoccarda.

    Abitazioni e attività artigianali

    Se l’obiettivo principale degli scavi era, all’inizio, quello di stabilire l’estensione e la struttura dell’abitato, oggi l’attenzione si è spostata sui quartieri meno indagati, dove sorgevano le abitazioni private e le attività artigianali.

    Le prospezioni geofisiche hanno evidenziato la presenza di diverse strutture rettangolari, una delle quali è stata scavata: si tratta di un edificio di 9,5 metri per 12,5, con struttura lignea a graticcio e dotato, nella parte posteriore, di un vano interrato con murature in pietra.

    Uno degli edifici ritrovati nell’insediamento di Neuenstadt am Kocher. Foto: LAD/Michelangelo Maugeri.

    Secondo gli archeologi, l’edificio potrebbe esser stato sede di un’attività di carattere artigianale o commerciale, una delle tante di questo settore cittadino posto a ridosso del fiume Kocher e dunque comodo per gli spostamenti e i commerci. Ma c’è un dettaglio che rende perplessi gli studiosi: i reperti recuperati sono pochissimi, come se le strutture fossero state utilizzate soltanto per un breve lasso di tempo.

    Perché l’insediamento fu abbandonato?

    Certo, la scarsità di materiali trovati nelle abitazioni non costituisce, da sola, la prova di un abbandono repentino del sito. Gli archeologi, tuttavia, hanno riscontrato una situazione simile anche per gli edifici pubblici di Neuenstadt: una coincidenza? Forse no. Il sospetto è che la città abbia davvero avuto vita più breve rispetto ad altri centri romani del territorio.

    Resta da stabilire allora perché la città fu abbandonata. Secondo gli archeologi, ciò potrebbe essere avvenuto nel III secolo d.C., quando la situazione lungo la frontiera settentrionale dell’Impero romano si fece via via più instabile. Intorno agli anni Trenta del III secolo, infatti, il Limes, il sistema di fortificazioni che presidiava il confine reno-danubiano, fu messo a dura prova dalla crescente pressione delle popolazioni stanziate al di là dei fiumi. E proprio l’instabilità e il pericolo rappresentato dalle incursioni “barbariche” potrebbero esser stati alla base della decisione di lasciare l’insediamento, in particolare dopo il collasso del Limes germanico-retico a seguito delle sfondamento delle fortificazioni tra il Reno e il Danubio da parte degli Alemanni e dei Franchi. È un’ipotesi di studio affascinante, ma che – come avvertono gli stessi studiosi – attende naturalmente le necessarie verifiche sul campo.

    Una relazione preliminare sulle indagini in corso, intanto, è stata pubblicata nel volume “Archäologische Ausgrabungen in Baden-Württemberg 2025” (Klaus Kortüm, Andrea Faber, Privathäuser im römischen Neuenstadt am Kocher, pp. 183-186).

    📘 Notizia verificata ✅

    1. La storiografia tradizionale ha a lungo ritenuto che la capitale della “civitas A(urelia?) G…” fosse Öhringen (Vicus Aurelianus), sia per la presenza di due importanti castra militari lungo il Limes, sia per l’importanza dei suoi ritrovamenti epigrafici. Le recenti scoperte monumentali a Neuenstadt, tuttavia, stanno indicendo gli studiosi a ritenere che la capitale fosse quest’ultima. ↩︎

    #archeologia #archeologiaRomana #BadenWürttemberg #cittàRomana #Germania #IIISecoloDC #imperoRomano #LADLandesamtFürDenkmalpflege #limes #NeuenstadtAmKocher #RomaAntica #scaviArcheologici #UniversitàDiBamberga
  3. Nette 3D-Simulation von Roma Antica, leider immer wieder durch Werbung unterbrochen...
    (Inwieweit das Gezeigte historisch akkurat ist, kann ich jedoch nicht beurteilen)

    #roman #römisch #rome #romaantica #romanitas #geschichte #history #simulation #3d

    youtu.be/NZ2NWXp-1Y4?si=oJkbz9

  4. Puls mit Fleisch, Linsen und Graupen: Das Essen des durchschnittlichen Otto-Normal-Römers, der sich keine kandierten Flamingozungen leisten konnte, zubereitet nach dem Rezept aus Edgar Comes’ Römerkochbuch. Puls ist proteinreich und lecker! Einzige Abweichungen vom röm. Rezept: KEIN Garum & Hackfleisch statt Fleischstücke.

    #roman #römisch #romanitas #romancuisine #römischeküche #food #Essen #ancientrecipes #antikerezepte #edgarcomes #puls #terrasigillata #reenactment #ancientrome #romaantica

  5. I prodigi politici nella Roma antica. Nella storia romana nessun ambito fu più sensibile ai segni Divini della politica. La vita pubblica, infatti, non era separata dal Sacro, ma era il luogo in cui il Sacro si manifestava con maggior forza. Ogni decisione del Senato, ogni elezione, ogni guerra, ogni passaggio di potere era ...

    scienzamagia.eu/scienza-e-tecn

    #Prodigipolitici #Propagandaimperiale #Religioneromana #romaantica #Sacroepotere #Senatoromano #storiaromana #Svetonio #Tacito #TitoLivio

  6. I prodigi scientifici nella Roma antica. Nella storia religiosa di Roma esiste un territorio in cui il mistero e la scienza si toccano, si sfiorano e si confondono. È il territorio dei prodigi che oggi definiremmo scientifici: fenomeni naturali che gli antichi non potevano spiegare con gli strumenti della fisica...

    scienzamagia.eu/magia-ed-esote

    #eclissi #fenomeninaturali #Globidifuoco #Medicinaantica #Pioggedipietre #PlinioilVecchio #Prodigiscientifici #Religioneromana #romaantica #Scienzenaturali

  7. 🏛️ 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗕𝗿𝘂𝘁𝗼 𝗮 𝗧𝗶𝘃𝗼𝗹𝗶❟ 𝗹𝗼 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗼 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮 𝗹𝗮 𝗺𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶𝘁à 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮

    ⛏️ A Tivoli lo scavo archeologico conferma la monumentalità di una delle più grandi residenze dell'antica Tibur. Riemergono una spettacolare piscina circolare di 20 metri, giardini porticati e nuove testimonianze della vita delle élite romane.

    📖 I risultati nello studio condotto dall'Universidad Pablo de Olavide (@pablodeolavide)

    #Archeologia #Tivoli #VillaDiBruto #RomaAntica #VilleRomane #ScaviArcheologici…

  8. I prodigi astronomici nella Roma repubblicana e imperiale. Nella mentalità romana, il cielo non era un semplice scenario naturale o uno spazio neutro, ma un luogo abitato, un teatro in cui gli Dei manifestavano la loro costante volontà attraverso segni luminosi e apparizioni improvvise; fenomeni che oggi ...

    scienzamagia.eu/magia-ed-esote

    #Censuraimperiale #CometadiCesare #eclissidisole #fenomenicelesti #GiulioOssequente #LibriSibillini #Prodigiastronomici #romaantica #Segnicelesti #TitoLivio

  9. Pompei racconta la Dacia romana: una mostra multimediale nelle Terme del Foro

    Dal 6 luglio al 30 settembre un viaggio tra archeologia, tecnologia e cultura termale nella provincia più orientale dell'Impero romano...

    storiearcheostorie.com/2026/07

    #Pompei #Archeologia #RomaAntica #Dacia #Mostre #PatrimonioCulturale #Musei #Romania #Storia

  10. 𝗩𝗶𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮❟ 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝗮 𝘀𝗽𝗹𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝘀𝗮𝗶𝗰𝗼 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝗮𝘇𝘇𝗮 𝗕𝗶𝗮𝗱𝗲: 𝗮𝗹 𝘃𝗶𝗮 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗮𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗽𝗼𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗺𝘂𝘀𝗶𝘃𝗼

    Vicenza, torna a splendere il mosaico romano di piazza Biade: al via il restauro del capolavoro musivo...

    storiearcheostorie.com/2026/07

    #Archeologia #Vicenza #MosaicoRomano #Restauro #RomaAntica #Musei #PatrimonioCulturale #Veneto

  11. 🏺 𝗥𝗲𝗹𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗖𝗮𝗽𝗼 𝗠𝘂𝗹𝗶𝗻𝗶❟ 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝗶 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶 𝗼𝗿𝗶𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗺𝗲𝘀𝘀𝗶𝗻𝗲𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗰𝗮𝗿𝗶𝗰𝗼

    ✅ Le indagini archeometriche sulla nave affondata tra II e I secolo a.C. indicano che molte anfore potrebbero essere state prodotte nell'area dello…

    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: storiearcheostorie.com/2026/07

    foto 📷 ©Soprintendenza del Mare

    #Archeologia #ArcheologiaSubacquea #Sicilia #Relitti #RomaAntica #Mediterraneo

  12. 🏛️ 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶❟ 𝗹𝗮 𝗖𝗮𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗶𝘁𝗮𝗿𝗶𝘀𝘁𝗮 𝗿𝗶𝘃𝗶𝘃𝗲 𝗶𝗻 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁à 𝗮𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝘁𝗮 (𝗲 𝗰𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗲 𝗶𝗽𝗼𝘁𝗲𝘀𝗶 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗮𝘁𝘂𝗮 𝗱𝗶 𝗯𝗿𝗼𝗻𝘇𝗼 𝗱𝗶 𝗔𝗽𝗼𝗹𝗹𝗼)𝗹

    Il Parco Archeologico di Pompei inaugura una nuova esperienza immersiva: grazie all'app Portyl, i visitatori possono esplorare la città romana…

    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: storiearcheostorie.com/2026/06

    #Pompei #Archeologia #RealtàAumentata #Portyl #PatrimonioCulturale #Tecnologia #RomaAntica #Vesuvio #Musei #Apollo

  13. 🏛️ 𝗥𝗶𝗮𝗽𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗠𝘂𝘀𝗲𝗼 𝗔𝗿𝗰𝗵𝗲𝗼𝗹𝗼𝗴𝗶𝗰𝗼 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗿𝘀𝗶𝗻𝗮 (FC) 𝗰𝗼𝗻 𝘂𝗻 𝗻𝘂𝗼𝘃𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲𝘀𝘁𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼

    Dopo un intervento da 1,5 milioni di euro il Museo Archeologico Nazionale di Sarsina presenta nuove sale, percorsi accessibili e un allestimento che valorizza oltre…

    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: storiearcheostorie.com/2026/06

    #Archeologia #Sarsina #Musei #RomaAntica #EmiliaRomagna #PatrimonioCulturale #PNRR #Accessibilità #Mosaici

  14. 𝗘𝗿𝗰𝗼𝗹𝗮𝗻𝗼 𝗿𝗶𝗮𝗽𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗖𝗮𝗹𝗰𝗶𝗱𝗶𝗰𝗼: 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝘃𝗶𝘀𝗶𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗶𝗻𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗔𝘂𝗴𝘂𝘀𝘁𝗲𝘂𝗺

    🏛️ Dopo quasi vent’anni riapre uno degli spazi più monumentali dell’antica Ercolano: restaurato il Calcidico, vestibolo dell’Augusteum e simbolo del culto…

    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: storiearcheostorie.com/2026/06

    #Ercolano #Archeologia #RomaAntica #PatrimonioCulturale #Restauro #Campania #UNESCO #Storia #ParcoArcheologico #BeniCulturali

  15. 💥💥💥 𝗠𝗶𝘀𝘁𝗲𝗿𝗶𝗼𝘀𝗮 𝘁𝗮𝘃𝗼𝗹𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗲𝗻𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗺𝗮𝗹𝗲𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗶𝗻 "𝘀𝘁𝗶𝗹𝗲 𝗲𝗴𝗶𝘇𝗶𝗼" 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗳𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗻𝗲𝗶 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗕𝗮𝘀𝘀𝗶

    📜 Sulla tavoletta in piombo del II secolo d.C., rinvenuta nell’antica Coriovallum, l’attuale Heerlen, si leggono formule…

    I dettagli su Storie & Archeostorie: storiearcheostorie.com/2026/06

    #Archeologia #RomaAntica #ImperoRomano #MagiaAntica #Heerlen #Defixiones #StoriaAntica #ScoperteArcheologiche #Egitto #Archaeology

  16. 🇳🇱 🏛️ 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗮 𝗡𝗶𝗺𝗲𝗴𝗮 𝗶𝗹 𝗽𝗶ù 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘀𝘀𝗼 𝘁𝗲𝗿𝗺𝗮𝗹𝗲 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗼 𝗱𝗲𝗶 𝗣𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗕𝗮𝘀𝘀𝗶

    🏺 Gli archeologi riportano alla luce le monumentali terme di Ulpia Noviomagus: marmi, pavimenti riscaldati,…

    ➡️ L'articolo con le foto e tutti i dettagli su Storie & Archeostorie: storiearcheostorie.com/2026/06

    📷 foto: ©Gemeente Nijmegen

    #Archeologia #RomaAntica #TermeRomane #Nimega #Nijmegen #PaesiBassi #ImperoRomano #ScaviArcheologici #Bacco

  17. 🍇 𝗔𝗹𝘁𝗿𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗦𝗮𝗻𝗴𝗶𝗼𝘃𝗲𝘀𝗲: 𝗱𝘂𝗲𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗳𝗮 𝗻𝗲𝗹 𝗖𝗵𝗶𝗮𝗻𝘁𝗶 𝘀𝗶 𝗰𝗼𝗹𝘁𝗶𝘃𝗮𝘃𝗮。。。 𝘂𝘃𝗮 𝗯𝗶𝗮𝗻𝗰𝗮

    L’analisi genetica di semi d’uva conservati per duemila anni nei pozzi di Cetamura rivela che nel cuore del Chianti etrusco e romano predominava una varietà bianca, mantenuta inalterata per secoli....

    ➡️ Tutti i dettagli su Storie & Archeostorie 👇

    #Archeologia #Chianti #Vino #DNAAntico #Etruschi #RomaAntica #Archeogenetica #StoriaDelVino #Toscana

  18. Besser spät als nie:
    Hier poste ich römisch interessierter Mensch alles, was mir zum Thema „romanitas“ (Römisch-sein) einfällt – Archäologisches, Geschichtliches, Fotos, historische Repliken, Grabungsfunde, Infos zu Veranstaltungen & zu römischer Kultur & Festivitäten, etc… Kein Hollywood-„Phantasie-Römertum“, sondern faktenbasiert. Falls mir doch mal ein Fehler unterläuft, freue ich mich über eine Info!

    #römisch #roman #romanitas #introduction #history #archaeology #ancientrome #romaantica

  19. Im alten Rom würden ab morgen bis zum 15. Juno einschl. die „Vestalia“ zu Ehren der Göttin Vesta gefeiert. Als eine der 12 „dii consentes“, der 12 höchsten Götter, galt diese als Beschützerin des (heiligen) Herdfeuers, der Familie & des Heims; sie wurde nur selten in menschl. Gestalt abgebildet. Ihr Tempel war normalerweise geschlossen und während der Vestalia nur für Frauen zugänglich.

    #römisch #roman #romanitas #culture #antike # antiquity #kultur #vesta #ancientrome #romaantica #forumromanum

  20. 🏛️ Recuperata nel Veneziano una preziosa stele funeraria romana del I secolo d.C.

    ✅ I Carabinieri TPC l’hanno sottratta al mercato illecito e restituita allo Stato: sarà esposta a Campagna Lupia.
    #Archeologia #RomaAntica #Venezia #SteleRomana #PatrimonioCulturale #CarabinieriTPC #Epigrafia #StoriaAntica

    ➡️ Leggi l'articolo completo e guarda il video 📽️ su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-daw

    storiearcheostorie.com/2026/05

  21. 𝗘𝗰𝗰𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘃𝗲𝗹𝗮 𝗶 𝘀𝗲𝗴𝗿𝗲𝘁𝗶 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗼𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝘀𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗥𝗼𝗺𝗮

    ❓Come venivano assemblate e restaurate le statue dell’antica Roma? Lo svela il progetto HARMOGE, che studia i giunti metallici nascosti nelle grandi opere romane, dal Discobolo di Castel Porziano all’Ermafrodito addormentato.

    #Archeologia #RomaAntica #MuseoNazionaleRomano #Restauro #HARMOGE #UniPi #Archeometria
    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie 👇

    storiearcheostorie.com/2026/05

  22. ❗❗ 𝗡𝘂𝗼𝘃𝗲 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗮 𝗢𝗰𝗿𝗶𝗰𝘂𝗹𝘂𝗺

    🏛️ Gli ultimi scavi riportano alla luce una strada monumentale, una fontana ottagonale e possibili edifici del Foro dell’antica città lungo la via Flaminia.

    ✅ Un ritrovamento eccezionale che apre nuove prospettive sulla topografia urbana dell’Umbria romana.

    #Archeologia #Ocriculum #Otricoli #Umbria #RomaAntica #ScaviArcheologici #ViaFlaminia

    ➡️ L'articolo completo su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-d6K

    storiearcheostorie.com/2026/05

  23. 🎧 Nuovi podcast al Museo dell’Ara Pacis: i visitatori ora possono scoprire le storie di Augusto, Agrippa, Germanico e degli eredi della dinastia giulio-claudia direttamente davanti ai loro busti

    Un percorso immersivo tra archeologia, narrazione e tecnologia per vivere la Roma imperiale in modo nuovo.

    #AraPacis #Roma #Augusto #Archeologia #Musei #RomaAntica #Podcast #Cultura #StoriaRomana #MuseoAraPacis

    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-d3y

    storiearcheostorie.com/2026/05

  24. ❗ 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝗲𝗰𝗰𝗲𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗮 𝗧𝗶𝘃𝗼𝗹𝗶 ❗

    🏛️ Nel Santuario di Ercole Vincitore è riemersa un’iscrizione monumentale che conferma l’esistenza della basilica romana citata da Svetonio ai tempi di Augusto

    #Archeologia #RomaAntica #Tivoli #Augusto #ScaviArcheologici #ErcoleVincitore

    📷 Foto ©MiC

    ➡️ L’articolo completo su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-d0D

    storiearcheostorie.com/2026/05

  25. 🔬 𝗔 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶 𝗹𝗲 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗿𝗮𝗰𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗼

    🔍 Nei bracieri e nei bruciaprofumi domestici trovate resine dall’Africa e dall’Asia e tracce di vino, che raccontano nuovi dettagli sui rituali domestici

    ✅ I risultati delle analisi in un nuovo studio pubblicato su "Antiquity".

    #Pompei #archeologia #RomaAntica #scoperte #ricerca #storia #rituali #Vesuvio

    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-cJ3

    storiearcheostorie.com/2026/03

  26. ❗ 𝗟𝗶𝘃𝗼𝗿𝗻𝗼❟ 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗹𝗮𝗽𝗶𝗱𝗲 𝗳𝘂𝗻𝗲𝗿𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮 𝗶𝗻 𝘂𝗻 𝗰𝗮𝗻𝗮𝗹𝗲

    🏛️ L’iscrizione racconta la storia di una famiglia del II secolo d.C. Con un piccolo mistero...

    #archeologia #Livorno #RomaAntica #epigrafia #scopertearcheologiche #storia #Toscana

    📷 ©Roberto Tessari
    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-cFi

    storiearcheostorie.com/2026/03

  27. Livorno, scoperta una lapide funeraria romana in un canale. Che nasconde un piccolo mistero…

    S&A

    Una semplice uscita alla ricerca di asparagi si è trasformata in una scoperta archeologica di grande interesse. L’11 marzo 2026, nelle campagne di Livorno, Roberto Tessari, già Vigile del Fuoco e oggi membro del Gruppo Archeologico Paleontologico locale, ha individuato una lapide funeraria romana immersa in un canale.

    Il reperto, probabilmente scivolato dall’argine a causa delle recenti piogge, si trovava in un’area isolata e difficilmente accessibile. Dopo una prima segnalazione, corredata da immagini, alla funzionaria archeologa Lorella Alderighi, si è immediatamente attivata la macchina della tutela.

    Il recupero: un’operazione complessa

    Considerata la posizione impervia del ritrovamento e il peso della lapide, il recupero è stato affidato al Comando dei Vigili del Fuoco di Livorno, che ha operato in condizioni difficili.

    (foto ©Roberto Tessari)

    Una volta recuperato, il manufatto è stato trasferito prima presso la sede dei Vigili del Fuoco e successivamente alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Pisa e Livorno, diretta dall’architetto Valerio Tesi, dove è attualmente conservato in attesa di interventi di pulitura e studio.

    Una lapide romana quasi perfetta

    Il reperto si distingue per il suo stato di conservazione. Si tratta di una lapide funeraria in pietra con epigrafe integra, danneggiata solo in due angoli della cornice.

    (foto ©Roberto Tessari)

    Le dimensioni sono significative e rispettano moduli standard romani: 29 cm di altezza (circa un piede romano), 45 cm di larghezza e 9 cm di spessore. Le lettere, alte circa 4 cm, sono incise in capitali eleganti e ben allineate, distribuite su tre righe con un’accurata impaginazione.

    Sul quarto rigo compare la formula abbreviata “V.F.” (vivus fecit), che indica come il monumento sia stato realizzato dai dedicanti mentre erano ancora in vita.

    I nomi e lo status sociale dei defunti

    L’iscrizione ricorda tre individui appartenenti probabilmente alla stessa famiglia: Titus Anconius Severus, Anconius Priscus e Sabinia Severa.

    Si tratta di nomi non documentati in altre fonti note, ma alcuni elementi epigrafici offrono indizi importanti. L’assenza dei patronimici e della tribù di appartenenza, insieme alla struttura dei nomi, suggerisce che si potesse trattare di liberti o discendenti di liberti, gruppi sociali emergenti nell’Etruria settentrionale tra II e III secolo d.C.

    In questo contesto, la realizzazione anticipata del monumento funerario rappresentava una forma di auto-rappresentazione e legittimazione sociale, tipica delle classi economicamente attive ma non aristocratiche.

    Un reperto raro per il territorio livornese

    La scoperta è particolarmente significativa perché si tratta di una delle poche epigrafi romane perfettamente conservate rinvenute nel territorio di Livorno.

    L’area del ritrovamento, oggi isolata e a carattere boschivo, non ha restituito finora strutture murarie evidenti. Tuttavia, ulteriori indagini potranno chiarire meglio il contesto archeologico, non appena le condizioni del terreno lo permetteranno.

    La lapide appena ritrovata (foto ©Roberto Tessari)

    Un enigma: tomba o “laboratorio”?

    Un elemento sorprendente riguarda il retro della lapide, che appare grossolanamente sbozzato e privo di tracce di malta. Questo dettaglio apre a un’ipotesi alternativa: la lapide potrebbe non essere mai stata collocata in un vero monumento funerario.

    Gli archeologi non escludono che il reperto possa provenire da un laboratorio di lapicida, dove sarebbe rimasto incompiuto o mai utilizzato. Se confermata, questa ipotesi offrirebbe uno spaccato inedito sulle pratiche produttive e artigianali legate alla lavorazione della pietra in età romana.

    Prospettive di studio e valorizzazione

    Nei prossimi mesi la lapide sarà sottoposta a pulitura e analisi approfondite, che potranno restituire ulteriori informazioni sulla tecnica esecutiva e sul contesto storico.

    Non si esclude una futura esposizione pubblica del reperto, che rappresenta un tassello prezioso per la conoscenza della presenza romana nel territorio di Livorno e dell’evoluzione sociale delle comunità locali in età imperiale.

    📘 Notizia verificata ✅

    • 📄 Fonte: Soprintendenza ABAP per le province di Pisa e Livorno ✅
    #archeologia #archeologiaToscana #epigrafiaRomana #iscrizioniLatine #lapideRomana #libertiRomani #Livorno #ritrovamentiArcheologici #RomaAntica #SoprintendenzaPisaLivorno #Toscana
  28. ❗ 𝗡𝗨𝗢𝗩𝗔 𝗦𝗖𝗢𝗣𝗘𝗥𝗧𝗔 𝗟𝗨𝗡𝗚𝗢 𝗟𝗔 𝗩𝗜𝗔 𝗔𝗣𝗣𝗜𝗔 𝗡𝗘𝗟 𝗕𝗘𝗡𝗘𝗩𝗘𝗡𝗧𝗔𝗡𝗢

    🏛️ Un monumento funerario romano con scene di gladiatori riemerge ad Apollosa.
    ✅ Individuato anche l’accesso a una camera funeraria affrescata.

    #archeologia #ViaAppia #RomaAntica #gladiatori #Campania #scoperte #Benevento
    📷©MiC

    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-cEs

    storiearcheostorie.com/2026/03

  29. ❗ 𝗜𝗻 𝗜𝗿𝗽𝗶𝗻𝗶𝗮 𝗿𝗶𝗲𝗺𝗲𝗿𝗴𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗶𝘁𝘁à 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗹𝗮 𝗩𝗶𝗮 𝗔𝗽𝗽𝗶𝗮

    🏛️ Individuati Foro e Teatro grazie a droni multispettrali e indagini geofisiche. Un tassello decisivo per la romanizzazione dell’entroterra campano.

    #ViaAppia #Archeologia #Irpinia #RomaAntica #ForumAemilii #ScoperteArcheologiche #BeniCulturali#UniSalento

    📷 Foto ©Università del Salento

    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-ciS

    storiearcheostorie.com/2026/02

  30. ✨ 💀 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗲 𝗶𝗻 𝗚𝗲𝗿𝗺𝗮𝗻𝗶𝗮 𝘁𝗿𝗲𝗻𝘁𝗮 𝘀𝗲𝗽𝗼𝗹𝘁𝘂𝗿𝗲 𝗮 𝗰𝗿𝗲𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗲𝘁à 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮

    🏺 A Werne, in Vestfalia, riemerge un cimitero di duemila anni fa con circa trenta sepolture a cremazione databili tra I e II secolo d.C. Oltre alle urne, fibule e qualche elemento di corredo

    #Archeologia #RomaAntica #Germania #Vestfalia #LWL #scaviarcheologici #scopertearcheologiche

    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie. Link all'articolo nel primo commento 👇

    storiearcheostorie.com/2026/02

  31. 🏛️ 💧 𝗦𝗰𝗼𝗽𝗲𝗿𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗮𝗰𝗾𝘂𝗲𝗱𝗼𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗲𝗽𝗼𝗰𝗮 𝗿𝗼𝗺𝗮𝗻𝗮 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗖𝗮𝘀𝗼𝗻𝗶❟ 𝗻𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗠𝗼𝗻𝘁𝗼𝗽𝗼𝗹𝗶 𝗱𝗶 𝗦𝗮𝗯𝗶𝗻𝗮 (𝗥𝗶𝗲𝘁𝗶)

    Le indagini ricostruiscono il sistema idraulico che alimentava una delle ville più importanti della Sabina antica.

    #Archeologia #Sabina #RomaAntica

    ➡️ I dettagli su Storie & Archeostorie. Link all'articolo completo nel primo commento 👇

    storiearcheostorie.com/2026/02

  32. Das Wochenende ist da, der Trubel, den mir mein anderes Fandom beschert hat, nun vorbei - Zeit, um endlich wieder frischen Mulsum in meiner römischen Fassflasche (Isings 89) anzusetzen...

    #roman #römisch #romancuisine #mulsum #fassflasche #terrasigillata #würzwein #römischeküche #ancientrome #romanempire #romaantica #reenactment #history #geschichte

  33. 📍 𝗜 𝗥𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮𝗿𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗳𝗶𝗻𝗼 𝗮𝗹 𝗳𝗶𝘂𝗺𝗲 𝗘𝗹𝗯𝗮? 𝗦ì❟ 𝗲 𝗹𝗼 𝗱𝗶𝗺𝗼𝘀𝘁𝗿𝗮𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝘀𝗰𝗮𝘃𝗶

    ✅ Scoperti in Germania quattro accampamenti da marcia. Al loro interno fossati, strutture difensive, monete e i chiodi delle scarpe dei legionari

    Foto: ©Landesamt für Denkmalpflege und Archäologie Sachsen-Anhalt

    #archeologia #RomaAntica #Germania #scopertearcheologiche #scavi #LfDA

    ➡️ "Link ai dettagli e alle foto degli scavi nel primo commento! 👇

    storiearcheostorie.com/2026/01

  34. Roma | La Casa dei Grifi riapre al pubblico dopo il restauro: dal 3 marzo visite in “real time” sul Palatino

    Elena Percivaldi

    Il Parco archeologico del Colosseo apre al pubblico dal 3 marzo 2026 la Casa dei Grifi, uno dei complessi residenziali di età repubblicana più antichi e meglio conservati del Palatino. L’intervento rientra nel secondo dei dieci progetti finanziati dal PNRR Caput Mundi, nell’ambito della Missione 1 – Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo, e rappresenta un caso emblematico di integrazione tra tutela, ricerca scientifica, restauro e nuove forme di accessibilità.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Il progetto, concluso nel dicembre 2024 nel rispetto delle tempistiche previste dal Piano, ha visto come Responsabile unico del procedimento Federica Rinaldi, con Aura Picchione alla direzione dei lavori. L’intervento ha interessato sia le strutture sia le superfici decorate, affiancando alle operazioni di consolidamento e restauro un articolato sistema di valorizzazione tecnologica pensato per rendere fruibile un sito strutturalmente fragile e difficilmente accessibile.

    Una domus repubblicana preservata dall’oblio

    La Casa dei Grifi è convenzionalmente datata tra la fine del II secolo a.C. e la metà del I secolo a.C. e venne riportata alla luce nel 1912 durante gli scavi diretti da Giacomo Boni. La domus deve il proprio nome ai due grifi in stucco bianco raffigurati all’interno della lunetta di uno degli ambienti ipogei: animali fantastici con testa d’uccello e corpo di felino, disposti araldicamente ai lati di un rigoglioso cespo d’acanto, su fondo rosso.

    La casa si articola su più livelli, adattandosi al pendio del colle, e deve il suo straordinario stato di conservazione a un processo di obliterazione precoce avvenuto già nei primi anni dell’età imperiale. La costruzione dei grandi complessi palaziali dei Flavi – la Domus Flavia e la Domus Augustana – attraversò fisicamente i livelli della domus repubblicana, compromettendone l’assetto planimetrico ma proteggendone le superfici decorate da ulteriori trasformazioni e spoliazioni.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Gli ambienti conservano oggi un palinsesto stratificato di almeno tre secoli di utilizzi, rifunzionalizzazioni e abbandoni, leggibile nelle murature, nei pavimenti e nelle decorazioni parietali.

    Gli ambienti ipogei e le decorazioni pittoriche

    Il livello inferiore della domus, ipogeo, è quello di maggiore interesse conservativo, ma anche il più problematico dal punto di vista della fruizione. Vi si accede tramite una scala molto ripida, che rende impossibile una visita diretta generalizzata.

    Si conservano otto ambienti, con pareti decorate da pitture parietali associate a stucchi e pavimenti a mosaico a tessere bianche, spesso incorniciati da fasce nere e inserti policromi. Le pitture rappresentano alcuni degli esempi meglio conservati di illusionismo architettonico di età repubblicana: colonne, lesene e podi, un tempo realizzati in stucco plastico, sono qui resi con grande perizia pittorica.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Particolarmente significativo è il grande ambiente centrale, dove le pareti simulano un colonnato su podio aggettante davanti a una sequenza di ortostati e pannelli marmorei dipinti, creando l’illusione di un ricco apparato architettonico. Il pavimento è decorato da un tessellato a bianco e nero con pseudo-emblema centrale, bordato in rosso antico e arricchito da cubi prospettici ottenuti mediante l’accostamento di materiali lapidei di diverso colore: palombino, calcare marnoso verde del nord Lazio e ardesia nera.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    “Consolidare il consolidato”

    La complessità del contesto archeologico ha richiesto un progetto strutturale altamente calibrato, diretto da Stefano Podestà, capace di mediare tra tutela, nuove esigenze di fruizione e interventi pregressi. La sfida principale è stata quella di “consolidare il consolidato”, confrontandosi con opere realizzate nel corso del Novecento e oggi non più pienamente rispondenti ai criteri attuali di durabilità e reversibilità.

    Gli interventi hanno riguardato il rinforzo della copertura in legno lamellare realizzata alla fine del XX secolo, mediante protesi in legno e acciaio alle testate degradate delle travi del terrazzamento superiore, nonché iniezioni di malte a base di calce idraulica per il ripristino della continuità muraria in stati fessurativi ormai quiescenti.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Un ulteriore intervento ha interessato la realizzazione di un nuovo spazio di accesso, caratterizzato da una struttura in acciaio che dialoga con la volta rampante dello scalone monumentale, senza interferire con le strutture archeologiche. Il doppio rivestimento in lamiera microforata, interno ed esterno, ripropone il profilo mancante del vano scala del Palazzo Flavio e garantisce totale reversibilità.

    Il restauro delle superfici decorate

    Il restauro delle pitture murali, coordinato da Angelica Pujia e Francesca Isabella Gherardi, ha restituito la brillantezza cromatica e la finezza compositiva delle decorazioni, a lungo occultate da depositi superficiali, incrostazioni e alterazioni dovute a precedenti interventi.

    Le superfici sono state consolidate, stuccate e pulite, anche mediante strumentazione laser, consentendo di recuperare dettagli altrimenti illeggibili. Particolare attenzione è stata riservata alle figure in stucco dei grifi, riportate alla cromia originale, così come al rosso intenso degli sfondi delle lunette e alla resa minuta dei girali di acanto.

    La visita in real time: un nuovo modello di accessibilità

    Per preservare il microclima e l’integrità delle superfici decorate, è stata ideata una visita in modalità real time che non ha precedenti nel panorama archeologico italiano. I visitatori vengono accolti in un ambiente protetto, da cui assistono alla proiezione in diretta streaming della visita guidata, condotta da una guida munita di videocamera all’interno degli ambienti ipogei.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Durante il percorso, un sofisticato impianto illuminotecnico attiva dieci scenari luminosi progressivi, studiati per accompagnare la narrazione e valorizzare selettivamente mosaici e pitture. Il ritorno avviene con una diversa scenografia, che mette in evidenza le strutture tarde responsabili dell’abbandono della domus.

    La visita è arricchita da video di ricostruzione tridimensionale, dedicati alla topografia del Palatino e alla ricostruzione integrale della casa, realizzati da Katatexilux con la supervisione scientifica di Roberta Alteri, Paola Quaranta e Federica Rinaldi.

    Impianti, domotica e accessibilità aumentata

    Gli interventi impiantistici, realizzati da Comoli Ferrari, hanno riguardato l’illuminazione, i sistemi domotici, la trasmissione dati e l’audio-video. L’illuminazione utilizza proiettori LED ad altissima resa cromatica (CRI 98), con ottiche differenziate per luce diffusa e per la valorizzazione puntuale dei dettagli, integrati in un sistema DALI che consente la modulazione delle scenografie luminose.

    Il sistema domotico controlla anche la qualità dell’aria, monitorando temperatura e umidità a tutela della conservazione, mentre la trasmissione dati è garantita da una rete Wi-Fi potenziata, progettata per superare le criticità di ambienti con murature di oltre un metro di spessore.

    L’impianto audio-video consente la proiezione verticale delle immagini in diretta e dei contenuti ricostruttivi, rafforzando il contrasto tra realtà archeologica e virtualità. Una mappa tattile con testi in italiano, inglese e braille completa il progetto di accessibilità.

    Un modello per la valorizzazione futura

    Le visite sono programmate ogni martedì, a partire dal 3 marzo, alle 14.00 in italiano e alle 15.00 in inglese, con accesso riservato ai possessori di Forum Pass SUPER e integrazione per la visita guidata di 8 euro.

    Come sottolineato da Alfonsina Russo, il format “Casa dei Grifi in real time” ambisce a diventare un modello per future iniziative di divulgazione archeologica digitale, mentre per Simone Quilici rappresenta un esempio virtuoso di integrazione tra archeologia e tecnologia destinato a fare scuola.

    ℹ️ INFORMAZIONI UTILI

    ✅ Come visitare la Casa dei Grifi
    📍 Via Sacra, Arco di Tito
    📅 Dal 3 marzo 2026
    🌐 Info: www.colosseo.it

    Please follow and like us: #accessibilitàAumentata #CasaDeiGrifi #domusRepubblicana #eventi #Palatino #ParcoArcheologicoDelColosseo #pitturaRomana #PNRRCaputMundi #restauri #restauroArcheologico #Roma #RomaAntica
  35. 🔎 Un gesto semplice racconta la storia dei vetrai dell'antica Roma, autonomi maestri d'arte e iconici "brand". #Archeologia #RomaAntica

    🔗 tomshw.it/scienze/rotazione-sv

  36. Ecco il progetto Itiner-e: mappati quasi 300mila chilometri di strade dell’Impero romano

    Elena Percivaldi

    Quasi 300mila chilometri di vie romane, tutti mappati e resi “percorribili” virtualmente online. Un team internazionale guidato da studiosi dell’Universitat Autònoma de Barcelona e dell’Aarhus University (Danimarca) ha realizzato il progetto Itiner-e, la più dettagliata mappa digitale del sistema stradale dell’Impero ad oggi esistente. I nuovi dati documentano circa 299.171 km di vie antiche, quasi il doppio dei circa 188.555 km stimati finora.

    La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Scientific Data” del gruppo Nature. Il dataset copre un territorio corrispondente alla massima estensione imperiale, attorno al 150 d.C., con oltre 4 milioni di km² tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente.

    La mappa delle strade dell’impero sul sito di Itiner-e

    Un progetto in 3 fasi

    Il progetto si è svolto in tre fasi. Nella prima gli studiosi hanno provveduto all’identificazione delle strade mettendo a confronto fonti archeologiche, epigrafiche, narrative e documentarie. Fondamentale è stato il censimento dei miliari presente nel database LIRE (Latin Inscriptions of the Roman Empire), che contiene ben 8.388 pietre miliari con iscrizioni latine. Quindi sono state utilizzate le informazioni desunte dall’Itinerarium Antonini, un registro delle stazioni e delle distanze tra località redatto nel III secolo, e ovviamente la Tabula Peutingeriana, la celebre carta che mostra le vie stradali dell’Impero intorno alla fine del III secolo, giuntaci in una copia redatta nell’XII-XIII.

    Tabula Peutingeriana (Di Conradi Millieri – http://www.fh-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost03/Tabula/tab_pe00.html Ulrich Harsch Bibliotheca Augustana, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15858798)

    Quindi si è proceduto alla geolocalizzazione incrociando i dati desunti dalla cartografia moderna e storica e dalle immagini aeree e satellitari. Infine, tutti i 14 769 segmenti stradali – di cui circa 103 477 km sono «strade principali» e circa 195 693 km «strade secondarie» – sono stati digitalizzati manualmente. Con un caveat: solo il 2,7% delle tracce è noto con certezza; del restante 97,3%, l’89,8% è solo labilmente documentato mentre l’7,4% può essere solo ipotizzato.

    A cosa serve questo atlante digitale? Per prima cosa, certo, ad avere un quadro più chiaro della viabilità romana, aggiornato allo stato attuale delle conoscenze e reso accessibile a tutti tramite internet. Oltre alle grandi vie già note, l’atlante censisce anche per la prima volta le strade secondarie, le vie rurali e quelle di servizio, evidenziando forme di interconnessione ben più ampie e complesse rispetto a quelle desunte dalla sola considerazione delle strade consolari o principali già note.

    Leggi anche

    https://storiearcheostorie.com/2025/10/28/roma-basilica-costantiniana-appia-ardeatina-nuova-scoperta/

    Ma c’è di più. Il dataset open-access può aiutare a indagare meglio e in dettaglio come l’Impero romano organizzasse gli spostamenti, il controllo del territorio e i traffici commerciali, seguire il propagarsi di idee e religioni. E comprendere anche le dinamiche di diffusione di malattie ed epidemie.

    La viabilità tra Mediolanum e Brixia come riportato nel progetto Itiner-e

    Del resto, some spiegano i ricercatori, la rete stradale non fu “solo” una infrastruttura militare o amministrativa, ma la sua esistenza e implementazione nel tempo favorì la mobilità ed ebbe enormi conseguenze politiche, sociali, economiche e culturali.

    Guarda il video

    https://www.youtube.com/watch?v=OTSe7MsJXbo

    Ma c’è qualche limite…

    Tuttavia, come avverte il team che ha seguito il progetto, nonostante l’enorme mole di lavoro svolto, la mappatura presenta ancora diversi limiti, il più vistoso dei quali sono le ampie zone del territorio poco documentate. Tra le regioni più dettagliate figurano infatti la Penisola Iberica, la Grecia, il Nord Africa, il Levante e l’Asia Minore, grazie a progetti già, esistenti quali Mercator-e e Desert Networks. Mentre più lacunose risultano le conoscenze relative alla Cornovaglia, all’Anatolia centrale, all’Inghilterra settentrionale, all’Anatolia centrale e… alla Toscana.

    Per approfondire

    https://storiearcheostorie.com/2024/07/27/regina-viarum-la-via-appia-antica-e-il-60mo-sito-unesco-italiano/

    Gli autori sottolineano infine che il dataset non registra (ancora) le evoluzioni temporali delle singole strade. Per questo invitano la comunità scientifica a contribuire in prima persona al progetto Itiner-e, che è concepito come risorsa viva e collaborativa.

    Comunque sia, l’atlante Itiner-e cambia radicalmente la percezione della rete viaria dell’Impero romano: non più come un corpo fondato (solo o quasi) sulle grandi arterie, ma come un sistema complesso e vastissimo, che ha consentito per secoli l’organizzazione territoriale, il commercio, la mobilità e l’egemonia romana grazie anche alla viabilità secondaria.
    L’atlante si configura dunque come una risorsa digitale aperta che invita a ripensare la storia delle infrastrutture antiche e la loro eredità nel presente.

    Per saperne di più:

    #archeologia #archeologiaDigitale #etàRomana #GIS #imperoRomano #ItinerE #notizie #reteViariaRomana #RomaAntica #stradeRomane #studi #viabilità

  37. “Megalopolis”, un peplum per l’era digitale

    Una volta, partecipando ad una trasmissione televisiva su Ovidio, Alessandro Barbero disse che il mondo frequentato dal poeta augusteo doveva essere assai simile a quello della upper class di New York o di Washington fatto di feste, festini e intrighi a base di sesso, alcool e droga, di party a cui partecipano i rampolli di alti esponenti della politica e dell’economia. Barbero istituisce quindi un azzeccatissimo parallelismo fra le più alte classi sociali della Roma augustea e le frange più ricche della contemporanea società americana. Frequentando quel mondo e scrivendo di amori licenziosi, è assai probabile che Ovidio abbia fatto un passo falso tanto da incorrere nell’ira di Augusto, ed essere quindi condannato alla relegazione nell’oscura Tomi, sul Mar Nero, l’odierna Costanza (che il poeta dipinge fredda e tempestosa come il Polo Nord, ma che oggi, almeno fino a prima dello scoppio della guerra in Ucraina, era il luogo di vacanza privilegiato dai ricchi magnati russi).

    Un parallelismo fra la Roma antica e la contemporanea società americana viene realizzato anche da Francis Ford Coppola nel suo recente e ambizioso film Megalopolis (2024) che mostra un vero e proprio calderone di epoche e figure storiche. I nomi dei personaggi rievocano il truce periodo della guerra civile della Roma repubblicana: Crasso, Catilina, Cicerone, Clodio. Una fonte di ispirazione, secondo quanto affermato dallo stesso regista, è infatti La congiura di Catilina di Sallustio. Nel film, New York diventa New Rome e Cicerone è il corrotto procuratore distrettuale Francis Cicero mentre Catilina è il ricco architetto Cesar Catilina, nipote del banchiere Hamilton Crasso III e nipote di Crasso è anche il depravato Clodio. Quest’ultimo, ponendosi populisticamente alla guida delle classi più povere, vuole contrastare i progetti di ricostruzione della città (che sta per essere devastata dalla caduta di un satellite sovietico) di Catilina.

    Il ricorso al mondo classico operato da Coppola possiede diverse sfaccettature. Una più estetica e incline al kitsch, con la valenza metaforica generale di corruzione e degradazione. Ad esempio, in Italia, alla fine degli anni Sessanta, richiami al mondo antico con questa valenza metaforica erano stati attuati da Alberto Arbasino e da Federico Fellini con due loro opere del 1969: rispettivamente il romanzo Super-Eliogabalo e il film Fellini Satyricon. Un’altra sfaccettatura si lega più da vicino all’immaginario fantascientifico e distopico, per cui la romanità presente nel film assume una significativa rilevanza estetica nei suoi aspetti più catastrofici, secondo quanto ha osservato Susan Sontag relativamente all’immagine del disastro nella fantascienza americana degli anni Cinquanta e Sessanta. Infine, la Roma antica presente nel film appare come il frutto di una “omogeneizzazione” del passato e della storia nel senso espresso da Furio Jesi nel suo saggio Cultura di destra. Il linguaggio delle “idee senza parole” (1979): una omogeneizzazione della Roma antica attuata dallo stesso Mussolini e dal fascismo, una rilettura del passato alla luce del lusso spirituale e materiale realizzata generalmente anche dalla cultura di destra successiva. D’altra parte, una mescolanza incongrua di questo tipo veniva perseguita anche dal filone peplum hollywoodiano, vale a dire tutta la miriade di film ambientati nell’antica Roma, soprattutto negli anni Cinquanta e Sessanta. Esiste però anche un genere peplum precedente, squisitamente fascista come, ad esempio, Scipione l’Africano (1936) di Carmine Gallone, intriso di retorica del regime.

    Coppola, strizzando genialmente l’occhio al peplum, crea una “omogeneizzazione” della Roma antica fra elementi incongrui e appartenenti a epoche diverse, infarcita di citazioni shakespeariane (Cicerone, Catilina, Clodio e Crasso che leggono Marco Aurelio come un grande del passato ma che in realtà è vissuto molto dopo, la presenza del Colosseo come stereotipo della romanità, che in realtà venne costruito dai Flavi molti anni dopo il periodo delle guerre civili ecc.) unendola a elementi della contemporaneità come la tecnologia digitale o le automobili. Questa grande omogeneizzazione, anzi mega-omogeneizzazione in puro stile peplum digitale 4.0, serve a creare un’altra potente immagine metaforica, quella del capitale nelle sue più violente e incomprensibili (almeno da parte della ‘gente comune’) declinazioni: il potere economico e finanziario. Dietro lo strapotere e la ricchezza dei personaggi, guarda caso, ci sono le banche: il corrotto e depravato Clodio mira infatti ad impossessarsi della banca dello zio Hamilton. E lo strapotere finanziario può anche ergersi a guida populista (come fa Crasso nel film), manovrando la popolazione meno abbiente come tanti ignari burattini. Il travestimento estetico, kitsch, iperreale e postmoderno della Roma antica di Coppola cela un cuore fatto di violente e tribali guerre finanziarie ed economiche, le stesse che si consumano a Wall Street. Il cuore pulsante di questa società non è troppo diverso da quello che ci mostra un film che viene sempre propinato al pubblico televisivo la sera del giorno di Natale, e lo è stato immancabilmente anche pochi giorni fa, Una poltrona per due (Trading Places, 1983) di John Landis: i ricchissimi fratelli Duke, esponenti dell’alta finanza, decidono, per una scommessa, di far precipitare in miseria il loro dipendente Winthorpe. Quello che viene spacciato per un film di Natale sui buoni sentimenti, oltre ad esaltare il rampantismo primi anni Ottanta, mostra in realtà una violentissima guerra tribale, quella che si consuma ogni giorno nei palazzi dell’alta finanza e, ormai, neppure più nei palazzi, ma nell’universo digitale.

    La corruzione, i festini lussuosi, la depravazione, il sesso, la dimensione spettacolare volgare e ostentata, in Megalopolis, non sono altro che l’esoscheletro del cuore economico e finanziario del capitalismo maturo che ci circonda. Non è la romanità che è sopravvissuta fino ai giorni nostri, come nella trilogia ucronica di Sophie MacDougall Romanitas, ma è un universo ‘omogeneizzante’ che racchiude una cultura votata all’altare di un capitalismo che di romano ha assai poco. Certo, anche Petronio nel Satyricon (I sec. d.C.) intendeva affrescare la corruzione e la volgarità dell’età neroniana, un universo fatto di sesso, cibo e denaro, secondo la definizione di Gian Biagio Conte. Ma la rilettura del regista americano inserisce le figure antiche in un universo preciso: un mondo di lusso estremo che, dietro le apparenze, cade a pezzi in una tribale e violenta guerra fra bande. E poi, non dimentichiamo nemmeno che la Roma delle guerre civili era davvero una società attraversata da feroci regolamenti di conti fra bande rivali, come anche lo sarà la società medievale e rinascimentale.

    Non è un caso che l’auto privata di Catilina, sulla quale si muove attraverso la città accompagnato dal suo autista, spesso inquadrata in immagini compiaciute ed estetizzanti, sia una vettura simbolo dell’alta borghesia francese ed europea degli anni Sessanta e Settanta, cioè la Citroën DS, un’automobile che è stata, secondo Roland Barthes, un vero e proprio mito del lusso, dello spettacolo e del consumo: mezzo di trasporto, nonché sfoggio di ricchezza, dell’alta borghesia parigina e addirittura auto presidenziale negli anni Sessanta si è poi trasformata, ormai invecchiata, a partire dalla fine degli anni Settanta, in mito della controcultura giovanile ed è divenuta l’ideale mezzo di trasporto per nomadici vagabondaggi. Un vero “mito d’oggi”, secondo l’efficace espressione barthesiana, soggetto a metamorfosi ma, nemmeno ai giorni nostri, del tutto tramontato. L’auto di Catilina si spinge fino ai più poveri quartieri di New York, simili a quelli in cui si ritrova il povero Winthorpe caduto in miseria, laddove una colossale statua della dea Giustizia non riesce più a tenere in mano la sua bilancia, perché pende troppo da una parte. Quei bassifondi sono e saranno abitati sempre dalle vittime del capitale, sia nella New Rome, sia in Megalopolis, la nuova città ‘riqualificata’ che Catilina intende costruire (una versione fantascientifica delle smart cities?). Con Megalopolis tutti staranno bene, saranno felici e contenti come in una fiaba (e all’universo della fiaba rimanda lo stesso film): sarà veramente così, come si auspica durante la festa di Capodanno di questo parallelo e distopico 2024? Sarà vera utopia oppure una nuova, cupa e devastante distopia che non fa altro che incalzarci e rincorrerci, anche nella realtà, giorno dopo giorno?

    gvs

    #AlessandroBarbero #banche #capitalismo #capitalismoDigitale #cinema #FrancisFordCoppola #FurioJesi #Megalopolis #RolandBarthes #RomaAntica

  38. Pompei, dalla Regio V altre due domus con affreschi e mosaici. E un’iscrizione che rimette in discussione la data dell’eruzione

    FOTO: (C) UFFICIO STAMPA Parco Archeologico di Pompei

    POMPEI,  16 ottobre 2018 (aggiornamento 27 ottobre) –  Due dimore di pregio con preziose decorazioni vengono alla luce e ridefiniscono lo spazio urbano nella Regio V di Pompei, grazie agli interventi di manutenzione e messa in sicurezza dei fronti di scavo previsti dal Grande Progetto Pompei. Riaffiorano integre dai lapilli, con diverse suppellettili, la Casa con giardino, con il bel portico affrescato e gli ambienti decorati da vivaci megalografie, e la Casa di Giove, con le pitture in I stile e gli eccezionali mosaici pavimentali dalle raffigurazioni senza precedenti. Iscrizioni e ulteriori resti delle vittime aggiungono, inoltre, dettagli alla storia dell’eruzione e della città antica. Un’iscrizione a carboncino, in particolare, traccia tangibile di un momento di vita quotidiana, supporta la teoria che la data dell’eruzione fosse a ottobre e non ad agosto: un’ipotesi già avanzata dagli studiosi da tempo. “La data dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. – scriveva ad esempio la nostra Elena Percivaldi  in un  articolo uscito ad agosto sul bimestrale Civiltà Romana – è attestata da una delle due lettere scritte da Plinio il Giovane a Tacito. Nella variante del manoscritto ritenuta più attendibile si legge “nonum kal. Septembres”, cioè nove giorni prima delle Calende di settembre, giorno che corrisponde al 24 agosto. Tuttavia alcuni dati archeologici hanno fatto sollevare dei dubbi: la frutta secca carbonizzata e il mosto in fase di invecchiamento, trovato sigillato nei contenitori, suggerirebbero che l’evento sia avvenuto in autunno, così come la presenza di bracieri, usati di solito per il riscaldamento. Inoltre, una moneta emersa a Pompei è datata alla quindicesima acclamazione di Tito a imperatore, avvenuta dopo l’8 settembre del 79. È quindi probabile che il giorno dell’eruzione sia stato il 24 ottobre, e che l’indicazione contenuta nel manoscritto sia frutto di un errore del copista”.

    L’iscrizione che sembra confermare la data “ottobrina” dell’eruzione. Vi si legge: “XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit pro masumis esurit[ioni]”, ossia “Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”.La scritta è, infatti, datata al sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, corrispondente al 17 ottobre. Vi si legge “XVI (ante) K(alendas) Nov(embres) in[d]ulsit
    pro masumis esurit[ioni]”, ovvero: “Il 17 ottobre lui indulse al cibo in modo smodato”: un testo ovviamente slegato dal contesto dell’eruzione, ma interessante come testimonianza di vita quotidiana (in questo caso, parrebbe trattarsi della presa in giro di un pompeiano molto amante della buona tavola).  Secondo la docente di Paleografia Latina presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, Giulia Ammannati, però, l’epigrafe va letta così: “IN OLEARIA / PROMA SUMSERUNT […]”, vale a dire “hanno preso nella dispensa olearia […]”. Comunque sia, l’iscrizione appare in un ambiente della casa in corso di ristrutturazione, a differenza del resto della stanze già completamente rinnovate; si dovevano essere, pertanto, lavori in corso nell’anno dell’eruzione. Inoltre, trattandosi di carboncino, fragile e evanescente, che non avrebbe potuto resistere a lungo nel tempo, è più che probabile che si tratti dell’ottobre del 79 d.C., una settimana prima della grande catastrofe che sarebbe, secondo questa ipotesi, avvenuta il 24 ottobre.

    Il grande intervento che sta interessando gli oltre 3km di fronti che costeggiano i 22 ettari di area non scavata ha lo scopo di riprofilare i fronti, rimodulandone la
    pendenza e mettendoli in sicurezza, al fine di evitare la minacciosa pressione dei terreni
    sulle strutture già in luce. Nell’area del cosiddetto “cuneo”, in  particolare, si è reso necessario, al fine di proteggere gli edifici emersi già nell’800, procedere a un vero e proprio scavo di oltre 1000mq che consentisse di arretrare il fronte e garantisse la sicurezza delle strutture in luce.

    LA CASA DI GIOVE
    La casa di Giove prende il nome dall’affresco del larario posto in giardino, nel quale è raffigurata la divinità. Il larario fu rinvenuto già nel corso degli scavi dell’ Ottocento, durante i quali la casa era stata solo in parte indagata.
    Al momento dell’eruzione del 79 d.C. l’abitazione era in corso di ristrutturazione.
    Gli scavi attuali hanno consentito di individuare diversi cunicoli, praticati in passato prima degli scavi ufficiali, allo scopo di recuperare oggetti preziosi, che hanno purtroppo compromesso in più punti la struttura della casa.


    Ciò nonostante si sono conservati, in ottimo stato, sia i pavimenti musivi, sia gli affreschi, sia, in alcuni ambienti, la ricca suppellettile fittile e metallica.
    L’intervento di scavo odierno ha restituito la struttura di una dimora con atrio centrale, circondato da stanze decorate, ingresso lungo il vicolo dei balconi, e sul fondo uno spazio aperto colonnato su cui si affacciano altri tre ambienti.

    Le pitture di I stile
    L’atrio e gli ambienti circostanti hanno svelato una ricca decorazione in primo stile (II sec a. C) con riquadri in stucco imitanti lastre (crustae) marmoree dipinte di vivaci colori (rosso, nero, giallo, verde) e cornici con modanature dentellate.
    L’atrio che mantiene, nella parte conservata, la decorazione in primo stile, era probabilmente completato, nella parte superiore, da un fregio dorico in stucco, con rifiniture in blu e rosso, attestato dai numerosi frammenti rinvenuti in crollo.
    È molto probabile che il proprietario di casa abbia volutamente mantenuto, in tali spazi, questa più antica decorazione in primo stile che, in altre dimore pompeiane, era stata frequentemente sostituita da decorazioni più moderne.

    I Pavimenti e i Mosaici figurati
    I pavimenti della domus sono, in gran parte, semplici cementizi a base fittile (cd. “signino” o “cocciopesto”), a volte con tessere marmoree bianche disposte a intervalli regolari o con scaglie di marmo collocate irregolarmente.


    In due ambienti, tuttavia, la parte centrale del pavimento è decorata da eccezionali riquadri a mosaico rettangolari di grande qualità artistica e con raffigurazioni straordinarie, prive, finora, di precisi confronti e che, a un primo esame, sembrano riferirsi a miti poco rappresentati, probabilmente di carattere astrologico.
    Tracce di un incendio, infine, sono state ritrovate in un ambiente della domus confinante con la casa delle Nozze d’Argento, già in buona parte indagato in passato. L’incendio aveva annerito la parete affrescata coinvolgendo elementi di arredo, tra cui probabilmente un letto, come sembrerebbe dimostrato dai frammenti di legno e di stoffa carbonizzati. Un rinvenimento straordinario considerato la rarità dei ritrovamenti di tessuti a Pompei.
    LA CASA CON GIARDINO
    La casa con giardino, prende nome dall’ampio spazio aperto con portico, all’interno del quale sono state condotte analisi paleobotaniche sulle tracce vegetali rinvenute, che stanno fornendo un quadro completo delle specie di piante ivi presenti al momento dell’eruzione.


    La casa, sebbene anch’essa compromessa da cunicoli, ha fortunatamente conservato in buone condizioni la maggior parte degli apparati decorativi, che presentano tracce di lavori in corso al momento dell’eruzione.
    Ingresso dal Vicolo dei Balconi
    Il complesso abitativo aveva il suo accesso principale dal vicolo dei Balconi, attraverso una porta monumentalizzata da due capitelli “a dado” e da una cornice in muratura; lo stretto ingresso immetteva in un atrio, a sua volta comunicante con un portico aperto sul giardino e sostenuto da colonne in muratura, poggianti su una zoccolatura decorata da affreschi su fondo nero raffiguranti piante fiorite.
    La stanza degli scheletri
    Una delle stanze che si affacciavano sul portico, e che, a differenza delle altre, ha resistito alla prima fase dell’eruzione (la caduta dei lapilli), è poi stata distrutta e riempita dal flusso piroclastico, all’interno del quale sono stati rinvenuti i resti scheletrici di almeno cinque individui, che evidentemente avevano cercato rifugio nella stanza più interna della casa, trovandovi la morte. L’indagine di questa stanza, ancora in corso, ha rivelato la presenza, indiziata anche da fori nelle pareti, di uno o più cunicoli di scavi precedenti (forse anteriori all’inizio delle ricerche ufficiali del 1748), che hanno causato uno sconvolgimento degli scheletri intercettati, le cui ossa sono state dislocate in vari punti dell’ambiente.
    Gli affreschi del Portico e delle stanze
    Sia il portico, sia le stanze che vi si affacciavano, presentano una ricca decorazione ad affresco. In particolare, una stanza ha restituito, al centro di una parete con finta decorazione architettonica, un quadretto idillico-sacrale, con scene di culto in un ambiente boschivo. Quadretti analoghi, ma in peggiori condizioni di conservazione, decoravano altre due pareti della stessa stanza.
    LE MEGALOGRAFIE
    L’ambiente adiacente era, invece, decorato con scene di maggiori dimensioni, quasi vere e proprie megalografie. In una si riconoscono Venere con una figura maschile (forse Adone o Paride) e con Eros, mentre in un altro riquadro è Venere raffigurata in atto di pescare con Eros. Sempre in questo ambiente è un raffinatissimo ritratto femminile, forse raffigurante la domina.


    Nelle due stanze appena citate, e in un’altra stanza con una semplice decorazione parietale, sono stati rinvenuti, in posizione di crollo sul pavimento, i resti dei soffitti affrescati, con tracce dell’incannucciata su cui l’intonaco era fatto aderire; sebbene, naturalmente, in condizioni molto frammentarie, il recupero integrale dei pezzi conservati potrà permettere la ricostruzione dei motivi decorativi, offrendo un notevole contributo alla conoscenza della pittura romana dato che, com’è noto, i soffitti affrescati ricostruibili in estensione sono piuttosto rari.
    La casa, come già osservato, era in corso di ristrutturazione al momento dell’eruzione; ciò può spiegare come mai, accanto a stanze con pareti e soffitti affrescati, e con pavimenti cementizi in alcuni casi con tessere o con lastre marmoree, vi fossero alcuni ambienti con pareti semplicemente intonacate e addirittura privi di pavimento, come in particolare l’atrio e il corridoio di ingresso.
    Graffiti e iscrizioni a carboncino
    Le pareti dell’atrio e del corridoio di ingresso hanno conservato una notevole quantità di graffiti, in corso di studio, con frasi, in alcuni casi di carattere osceno, e con disegni (tra cui alcuni volti stilizzati).
    In maniera insolita, si sono conservati in buone condizioni, disegni tracciati con calce o gesso, tra cui uno raffigurante un volto umano caricaturale di profilo, e con carbone, anche in questo caso volti umani. Tra quest’ultimi anche l’iscrizione a carboncino, che supporterebbe l’ipotesi che l’eruzione del 79 d.C. possa essere avvenuta il 24 ottobre, piuttosto che il 24 agosto.
    LE SUPPELLETTILI
    In entrambe le dimore sono state ritrovate diverse suppellettili, oggetti di uso quotidiano, testimonianza della vita che scorreva ignara della imminente tragedia, ma anche oggetti di particolare pregio.


    Dalla Casa con Giardino provengono due brocche in bronzo (oinochoai) con anse figurate e arricchite di piccoli inserti in argento, nonché un braciere in ferro rinvenuto nel portico insieme ad un contenitore biconico in terracotta. Più ricca la suppellettile ritrovata all’interno della Casa di Giove, concentrata essenzialmente in due stanze. In particolare, il piano pavimentale dell’ambiente decorato in I stile era completamente coperto di vasi fittili e bronzei, di varia tipologia, che con ogni probabilità erano stati accuratamente riposti in quel vano a causa dei lavori di ristrutturazione in corso all’interno della domus.

     

    Sull’eruzione, leggi l’articolo di Elena Percivaldi pubblicato sul numero 1 del bimestrale “Civiltà Romana”, pubblicato da Sprea Editori

    GALLERY

     

    #anticaRoma #eruzioneVesuvio #Napoli #pompei #RegioV #RomaAntica #scavi #scaviArcheologici #ScaviDiPompei #storiaAntica
  39. Ecco il nuovo volto del Museo Archeologico di Aquileia (con tanti tesori esposti per la prima volta) [#FOTO]

    FOTO di apertura: MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI AQUILEIA. CREDIT © Alessandra Chemollo. Si ringrazia Civita Tre Venezie

    AQUILEIA (UD), 3 agosto 2018 –  Il 3 agosto 1882 nella villa neoclassica appartenuta ai conti Cassis Faraone il governo austro-ungarico apriva al pubblico l’Imperial Regio Museo dello Stato per raccogliere ed esporre le antichità di Aquileia, l’antica città romana celebrata come “moenibus et portu celeberrima”.  A distanza di 136 anni, oggi il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, fra le maggiori istituzioni dedicate all’archeologia romana, ha riaperto i battenti con una veste completamente rinnovata, che mette in risalto la ricchezza e l’importanza delle sue collezioni.  Si tratta del primo intervento complessivo di rinnovamento degli spazi della villa Cassis Faraone dal tempo del radicale restauro conclusosi nel 1955, che prevede il riallestimento dell’intera collezione.

    All’inaugurazione ha partecipato anche il Ministro per i beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli, che ha rimarcato come “l’ampliamento del Man permetta di offrire al pubblico tesori finora confinati nei depositi, facendo comprendere a pieno l’importanza e il rilievo dell’antico insediamento romano che, fino a tutto il periodo tardo antico, è stato uno dei centri irradianti di civiltà e sapere del bacino adriatico e dell’intero Mediterraneo”. Insieme a lui, l’Assessore alla Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia Tiziana Gibelli, il Sindaco di Aquileia Gabriele Spanghero, il Presidente della Fondazione Aquileia Antonio Zanardi Landi, e i Direttori del Polo Museale regionale e del Museo, Luca Caburlotto e Marta Novello.

    Museo Archeologico di Aquileia. Esterno © Alessandra Chemollo

    UN MUSEO PER TUTTI – Grazie all’approccio interdisciplinare, il nuovo percorso espositivo è stato concepito con l’obiettivo di rendere il museo un luogo aperto a tutti e non solo agli addetti ai lavori. Al centro della nuova impostazione di visita sarà la riscoperta e valorizzazione dell’antica città di Aquileia – dalla quale proviene la miriade di oggetti e testimonianze di età romana che il museo custodisce – nel rapporto con il suo territorio. Il criterio espositivo, per decenni improntato sulla classificazione tipologica dei reperti, è stato completamente ripensato nell’intento di offrire un percorso più coinvolgente, che consenta una maggior comprensione dell’area archeologica, iscritta al Patrimonio mondiale dell’umanità (Unesco) dal 1998.

    MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI AQUILEIA CREDIT © Alessandra Chemollo

     

    Le eleganti e innovative soluzioni del nuovo allestimento valorizzano gli straordinari reperti che Aquileia ha restituito nella sua lunga stagione di scavi e ricerche.

    TANTI TESORI MAI ESPOSTI… – Accanto ai materiali più noti, i visitatori potranno ammirare reperti mai esposti prima, recuperati dai depositi e restaurati grazie a un’attenta politica di crowdfunding. Tra questi vi sono i corredi funerari restaurati grazie all’intervento dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e preziosi oggetti d’arredo provenienti dalle ricche domus aquileiesi, già ampiamente note per la varietà e raffinatezza dei loro mosaici pavimentali. Proprio ai mosaici, uno dei fiori all’occhiello del sito archeologico di Aquileia, vengono riservate nuove forme di valorizzazione all’interno del progetto di allestimento.

    Alcuni dei pavimenti più importanti della collezione – prima conservati nei portici delle gallerie esterne e ora completamente rinnovati grazie ai restauri realizzati con il contributo di Intesa San Paolo e di Coop Allenza 3.0. – vengono ora presentati in associazione con affreschi e suppellettili in ceramica, vetro e metalli preziosi, utilizzate nel corso dei banchetti, per offrire un quadro della vita quotidiana dei ceti più agiati.

     

    …E TANTI TESORI RISCOPERTI – Fra i capolavori più noti vengono esposte in una luce completamente nuova, grazie al restauro realizzato con il contributo della Fondazione Friuli, alcune delle più note opere di scultura: dal monumentale ciclo imperiale di età giulio-claudia ai numerosi ritratti, che costituiscono una delle peculiarità della raccolta, il cui suggestivo allestimento consentirà al visitatore di essere accompagnato dai volti degli antichi abitanti in un viaggio ideale alla scoperta dell’antica Aquileia.

    Queste e altre novità veicoleranno una narrazione completamente inedita della città romana, con diversi focus sulle sue attività produttive, sui suoi costumi, sull’impianto urbano originario e sugli apparati decorativi che caratterizzavano i luoghi più rappresentativi dell’epoca. La nuova sezione dedicata al ruolo di Aquileia quale “porta del Mediterraneo” restituirà attraverso documenti e iscrizioni uno spaccato della vivace dimensione culturale del centro. Sarà così possibile immergersi nella sua realtà cosmopolita, che la rese una tra i più importanti realtà economiche, culturali e strategico-militari dell’impero romano. Il Museo, totalmente rinnovato, potrà contare su un adeguamento ai più moderni standard museali internazionali e su apparati di comunicazione e didattici totalmente ripensati in modo da offrire una nuova forma narrativa con approfondimenti sui singoli reperti.

    Il progetto è frutto di un lavoro di squadra che affianca professionalità interne al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – quali Luca Caburlotto, direttore del Polo museale del Friuli Venezia Giulia, Marta Novello, direttore del Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, Anna Chiarelli, Responsabile unico del procedimento, Stefania Casucci per la progettazione, Elena Braidotti e Annalisa De Franzoni per il supporto tecnico-scientifico – a professionisti come Giovanni Tortelli per l’allestimento museografico, a un comitato scientifico composto da esperti del settore – Gemma Sena Chiesa, Francesca Ghedini, Franca Maselli Scotti, Francesca Morandini, Matteo Ceriana.

     

    INFORMAZIONI

    Museo Archeologico Nazionale di Aquileia
    Aquileia (UD), 
    Via Roma, 1
    www.museoarcheologicoaquileia.beniculturali.it
    0431 91035; [email protected]

    Orari: mart-dom 8.30 – 19.30 (chiusura cassa alle 19.00)
    Biglietti: € 7 intero; € 3,50 ridotto
    Ingresso gratuito: Minori di 18 anni e tutte le categorie previste dal Mibac, FVG Card, Biglietto unico Aquileia

     

    #anticaRoma #Aquileia #beniCulturali #FriuliVeneziaGiulia #inaugurazioni #MuseoNazionaleArcheologicoDiAquileia #RomaAntica #scavi #scaviArcheologici
Share on Mastodon

Enter the server where you have an account.