#archeologiadigitale — Public Fediverse posts
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📣 𝗔𝗿𝗿𝗶𝘃𝗮 𝗹’𝗔𝘁𝗹𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗦𝗮𝗿𝗱𝗲𝗴𝗻𝗮 𝗻𝘂𝗿𝗮𝗴𝗶𝗰𝗮
🏛️ Nasce #NuragicReturn, un progetto innovativo per proteggere e valorizzare l'immenso patrimonio nuragico, che conta oltre 10mila siti archeologici sparsi sull'isola.
#NuragicReturn #ArcheologiaDigitale #CiviltàNuragica #Sardegna #PatrimonioCulturale #PNRR #Unesco #Archeologia #UniversitàDiCagliari
🔗 Leggi l’articolo completo su Storie & Archeostorie: https://wp.me/p7tSpZ-b3p
https://storiearcheostorie.com/2025/11/13/atlante-digitale-civilta-nuragica-nuragicreturn-sardegna/
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🏛️ Nasce #NuragicReturn, un progetto innovativo per proteggere e valorizzare l'immenso patrimonio nuragico, che conta oltre 10mila siti archeologici sparsi sull'isola.
#NuragicReturn #ArcheologiaDigitale #CiviltàNuragica #Sardegna #PatrimonioCulturale #PNRR #Unesco #Archeologia #UniversitàDiCagliari
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Ecco il progetto Itiner-e: mappati quasi 300mila chilometri di strade dell’Impero romano
Elena Percivaldi
Quasi 300mila chilometri di vie romane, tutti mappati e resi “percorribili” virtualmente online. Un team internazionale guidato da studiosi dell’Universitat Autònoma de Barcelona e dell’Aarhus University (Danimarca) ha realizzato il progetto Itiner-e, la più dettagliata mappa digitale del sistema stradale dell’Impero ad oggi esistente. I nuovi dati documentano circa 299.171 km di vie antiche, quasi il doppio dei circa 188.555 km stimati finora.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Scientific Data” del gruppo Nature. Il dataset copre un territorio corrispondente alla massima estensione imperiale, attorno al 150 d.C., con oltre 4 milioni di km² tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente.
La mappa delle strade dell’impero sul sito di Itiner-eUn progetto in 3 fasi
Il progetto si è svolto in tre fasi. Nella prima gli studiosi hanno provveduto all’identificazione delle strade mettendo a confronto fonti archeologiche, epigrafiche, narrative e documentarie. Fondamentale è stato il censimento dei miliari presente nel database LIRE (Latin Inscriptions of the Roman Empire), che contiene ben 8.388 pietre miliari con iscrizioni latine. Quindi sono state utilizzate le informazioni desunte dall’Itinerarium Antonini, un registro delle stazioni e delle distanze tra località redatto nel III secolo, e ovviamente la Tabula Peutingeriana, la celebre carta che mostra le vie stradali dell’Impero intorno alla fine del III secolo, giuntaci in una copia redatta nell’XII-XIII.
Tabula Peutingeriana (Di Conradi Millieri – http://www.fh-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost03/Tabula/tab_pe00.html Ulrich Harsch Bibliotheca Augustana, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15858798)Quindi si è proceduto alla geolocalizzazione incrociando i dati desunti dalla cartografia moderna e storica e dalle immagini aeree e satellitari. Infine, tutti i 14 769 segmenti stradali – di cui circa 103 477 km sono «strade principali» e circa 195 693 km «strade secondarie» – sono stati digitalizzati manualmente. Con un caveat: solo il 2,7% delle tracce è noto con certezza; del restante 97,3%, l’89,8% è solo labilmente documentato mentre l’7,4% può essere solo ipotizzato.
A cosa serve questo atlante digitale? Per prima cosa, certo, ad avere un quadro più chiaro della viabilità romana, aggiornato allo stato attuale delle conoscenze e reso accessibile a tutti tramite internet. Oltre alle grandi vie già note, l’atlante censisce anche per la prima volta le strade secondarie, le vie rurali e quelle di servizio, evidenziando forme di interconnessione ben più ampie e complesse rispetto a quelle desunte dalla sola considerazione delle strade consolari o principali già note.
Leggi anche
Ma c’è di più. Il dataset open-access può aiutare a indagare meglio e in dettaglio come l’Impero romano organizzasse gli spostamenti, il controllo del territorio e i traffici commerciali, seguire il propagarsi di idee e religioni. E comprendere anche le dinamiche di diffusione di malattie ed epidemie.
La viabilità tra Mediolanum e Brixia come riportato nel progetto Itiner-eDel resto, some spiegano i ricercatori, la rete stradale non fu “solo” una infrastruttura militare o amministrativa, ma la sua esistenza e implementazione nel tempo favorì la mobilità ed ebbe enormi conseguenze politiche, sociali, economiche e culturali.
Guarda il video
https://www.youtube.com/watch?v=OTSe7MsJXbo
Ma c’è qualche limite…
Tuttavia, come avverte il team che ha seguito il progetto, nonostante l’enorme mole di lavoro svolto, la mappatura presenta ancora diversi limiti, il più vistoso dei quali sono le ampie zone del territorio poco documentate. Tra le regioni più dettagliate figurano infatti la Penisola Iberica, la Grecia, il Nord Africa, il Levante e l’Asia Minore, grazie a progetti già, esistenti quali Mercator-e e Desert Networks. Mentre più lacunose risultano le conoscenze relative alla Cornovaglia, all’Anatolia centrale, all’Inghilterra settentrionale, all’Anatolia centrale e… alla Toscana.
Per approfondire
Gli autori sottolineano infine che il dataset non registra (ancora) le evoluzioni temporali delle singole strade. Per questo invitano la comunità scientifica a contribuire in prima persona al progetto Itiner-e, che è concepito come risorsa viva e collaborativa.
Comunque sia, l’atlante Itiner-e cambia radicalmente la percezione della rete viaria dell’Impero romano: non più come un corpo fondato (solo o quasi) sulle grandi arterie, ma come un sistema complesso e vastissimo, che ha consentito per secoli l’organizzazione territoriale, il commercio, la mobilità e l’egemonia romana grazie anche alla viabilità secondaria.
L’atlante si configura dunque come una risorsa digitale aperta che invita a ripensare la storia delle infrastrutture antiche e la loro eredità nel presente.Per saperne di più:
- De Soto, P., Pažout, A., Brughmans, T. et al. Itiner-e: A high-resolution dataset of roads of the Roman Empire. Sci Data 12, 1731 (2025). https://doi.org/10.1038/s41597-025-06140-z
#archeologia #archeologiaDigitale #etàRomana #GIS #imperoRomano #ItinerE #notizie #reteViariaRomana #RomaAntica #stradeRomane #studi #viabilità
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Ecco il progetto Itiner-e: mappati quasi 300mila chilometri di strade dell’Impero romano
Elena Percivaldi
Quasi 300mila chilometri di vie romane, tutti mappati e resi “percorribili” virtualmente online. Un team internazionale guidato da studiosi dell’Universitat Autònoma de Barcelona e dell’Aarhus University (Danimarca) ha realizzato il progetto Itiner-e, la più dettagliata mappa digitale del sistema stradale dell’Impero ad oggi esistente. I nuovi dati documentano circa 299.171 km di vie antiche, quasi il doppio dei circa 188.555 km stimati finora.
La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Scientific Data” del gruppo Nature. Il dataset copre un territorio corrispondente alla massima estensione imperiale, attorno al 150 d.C., con oltre 4 milioni di km² tra Europa, Nord Africa e Medio Oriente.
La mappa delle strade dell’impero sul sito di Itiner-eUn progetto in 3 fasi
Il progetto si è svolto in tre fasi. Nella prima gli studiosi hanno provveduto all’identificazione delle strade mettendo a confronto fonti archeologiche, epigrafiche, narrative e documentarie. Fondamentale è stato il censimento dei miliari presente nel database LIRE (Latin Inscriptions of the Roman Empire), che contiene ben 8.388 pietre miliari con iscrizioni latine. Quindi sono state utilizzate le informazioni desunte dall’Itinerarium Antonini, un registro delle stazioni e delle distanze tra località redatto nel III secolo, e ovviamente la Tabula Peutingeriana, la celebre carta che mostra le vie stradali dell’Impero intorno alla fine del III secolo, giuntaci in una copia redatta nell’XII-XIII.
Tabula Peutingeriana (Di Conradi Millieri – http://www.fh-augsburg.de/~harsch/Chronologia/Lspost03/Tabula/tab_pe00.html Ulrich Harsch Bibliotheca Augustana, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=15858798)Quindi si è proceduto alla geolocalizzazione incrociando i dati desunti dalla cartografia moderna e storica e dalle immagini aeree e satellitari. Infine, tutti i 14 769 segmenti stradali – di cui circa 103 477 km sono «strade principali» e circa 195 693 km «strade secondarie» – sono stati digitalizzati manualmente. Con un caveat: solo il 2,7% delle tracce è noto con certezza; del restante 97,3%, l’89,8% è solo labilmente documentato mentre l’7,4% può essere solo ipotizzato.
A cosa serve questo atlante digitale? Per prima cosa, certo, ad avere un quadro più chiaro della viabilità romana, aggiornato allo stato attuale delle conoscenze e reso accessibile a tutti tramite internet. Oltre alle grandi vie già note, l’atlante censisce anche per la prima volta le strade secondarie, le vie rurali e quelle di servizio, evidenziando forme di interconnessione ben più ampie e complesse rispetto a quelle desunte dalla sola considerazione delle strade consolari o principali già note.
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Ma c’è di più. Il dataset open-access può aiutare a indagare meglio e in dettaglio come l’Impero romano organizzasse gli spostamenti, il controllo del territorio e i traffici commerciali, seguire il propagarsi di idee e religioni. E comprendere anche le dinamiche di diffusione di malattie ed epidemie.
La viabilità tra Mediolanum e Brixia come riportato nel progetto Itiner-eDel resto, some spiegano i ricercatori, la rete stradale non fu “solo” una infrastruttura militare o amministrativa, ma la sua esistenza e implementazione nel tempo favorì la mobilità ed ebbe enormi conseguenze politiche, sociali, economiche e culturali.
Guarda il video
https://www.youtube.com/watch?v=OTSe7MsJXbo
Ma c’è qualche limite…
Tuttavia, come avverte il team che ha seguito il progetto, nonostante l’enorme mole di lavoro svolto, la mappatura presenta ancora diversi limiti, il più vistoso dei quali sono le ampie zone del territorio poco documentate. Tra le regioni più dettagliate figurano infatti la Penisola Iberica, la Grecia, il Nord Africa, il Levante e l’Asia Minore, grazie a progetti già, esistenti quali Mercator-e e Desert Networks. Mentre più lacunose risultano le conoscenze relative alla Cornovaglia, all’Anatolia centrale, all’Inghilterra settentrionale, all’Anatolia centrale e… alla Toscana.
Per approfondire
Gli autori sottolineano infine che il dataset non registra (ancora) le evoluzioni temporali delle singole strade. Per questo invitano la comunità scientifica a contribuire in prima persona al progetto Itiner-e, che è concepito come risorsa viva e collaborativa.
Comunque sia, l’atlante Itiner-e cambia radicalmente la percezione della rete viaria dell’Impero romano: non più come un corpo fondato (solo o quasi) sulle grandi arterie, ma come un sistema complesso e vastissimo, che ha consentito per secoli l’organizzazione territoriale, il commercio, la mobilità e l’egemonia romana grazie anche alla viabilità secondaria.
L’atlante si configura dunque come una risorsa digitale aperta che invita a ripensare la storia delle infrastrutture antiche e la loro eredità nel presente.Per saperne di più:
- De Soto, P., Pažout, A., Brughmans, T. et al. Itiner-e: A high-resolution dataset of roads of the Roman Empire. Sci Data 12, 1731 (2025). https://doi.org/10.1038/s41597-025-06140-z
#archeologia #archeologiaDigitale #etàRomana #GIS #imperoRomano #ItinerE #notizie #reteViariaRomana #RomaAntica #stradeRomane #studi #viabilità
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🏛️Pompei, la “Casa del Tiaso” era una domus con torre per super-ricchi? L'ipotesi: "Anticipa le case torri del Medioevo"
Una scala che conduce “nel nulla” apre nuove ipotesi sulla presenza di torri residenziali nell’antica città. Un viaggio tra archeologia e tecnologia 3D nel progetto #PompeiiReset del Parco Archeologico di Pompei.
➡️ Scopri i dettagli su Storie & Archeostorie
#Pompei #Archeologia #ArcheologiaDigitale #PompeiiReset #CasaDelTiaso Unesco #3D
foto:…
https://storiearcheostorie.com/2025/10/20/pompei-torre-casa-tiaso-torre-archeologia-digitale/
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🏛️Pompei, la “Casa del Tiaso” era una domus con torre per super-ricchi? L'ipotesi: "Anticipa le case torri del Medioevo"
Una scala che conduce “nel nulla” apre nuove ipotesi sulla presenza di torri residenziali nell’antica città. Un viaggio tra archeologia e tecnologia 3D nel progetto #PompeiiReset del Parco Archeologico di Pompei.
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Una scala che conduce “nel nulla” apre nuove ipotesi sulla presenza di torri residenziali nell’antica città. Un viaggio tra archeologia e tecnologia 3D nel progetto #PompeiiReset del Parco Archeologico di Pompei.
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✨ 🏛️ 𝗥𝗼𝗺𝗮: 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗚𝗶𝘂𝗹𝗶𝗮 𝗶𝗻𝗮𝘂𝗴𝘂𝗿𝗮 𝗟𝗮 𝗠𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗧𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼
📽️ Uno spettacolo di videomapping immersivo che illuminerà il Tempio di Alatri e il cortile con luci, suoni e narrazione.
📅 A partire dal 4 ottobre, ogni sabato dalle 20:00 alle 22:30.👉 Leggi l'articolo completo su Storie & Archeostorie
#LaMacchinadelTempio #VillaGiulia #Videomapping #MuseoEtrusco #Etruschi #ArcheologiaDigitale #Vulci #Alatri #CulturaLazio #Etru
@museoetruscovillagiulia
https://storiearcheostorie.com/2025/10/02/macchina-del-tempio-villa-giulia-videomapping/
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✨ 🏛️ 𝗥𝗼𝗺𝗮: 𝗩𝗶𝗹𝗹𝗮 𝗚𝗶𝘂𝗹𝗶𝗮 𝗶𝗻𝗮𝘂𝗴𝘂𝗿𝗮 𝗟𝗮 𝗠𝗮𝗰𝗰𝗵𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗧𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼
📽️ Uno spettacolo di videomapping immersivo che illuminerà il Tempio di Alatri e il cortile con luci, suoni e narrazione.
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🏛️ 🌈 𝗜𝗹 𝗧𝗲𝗺𝗽𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗜𝘀𝗶𝗱𝗲 𝗮 𝗣𝗼𝗺𝗽𝗲𝗶 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗹’𝗮𝗯𝗯𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗺𝗮𝗶 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗼!
Al Digital Heritage 2025 di Siena debutta “Perceive Isis’ Colours”, la mostra che restituisce i colori perduti del Tempio di Iside grazie a AI, 3D e imaging multispettrale.
Un viaggio multisensoriale che unisce scienza e bellezza.👉 Scopri di più nell’articolo!
#Pompei #Mostre #PerceiveIsis #ArcheologiaDigitale #MANN #Iside
https://storiearcheostorie.com/2025/09/07/perceive-isis-colours-siena-mostra-pompei-iside/
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Al Digital Heritage 2025 di Siena debutta “Perceive Isis’ Colours”, la mostra che restituisce i colori perduti del Tempio di Iside grazie a AI, 3D e imaging multispettrale.
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Al Digital Heritage 2025 di Siena debutta “Perceive Isis’ Colours”, la mostra che restituisce i colori perduti del Tempio di Iside grazie a AI, 3D e imaging multispettrale.
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A Siena la mostra che restituisce i colori perduti del Tempio di Iside a Pompei
Redazione
Restituire la policromia all’antico, superando l’immagine stereotipata delle statue e dei templi “in bianco e nero”. È l’obiettivo di “Perceive Isis’ Colours”, la mostra che sarà inaugurata domani, lunedì 8 settembre alle ore 14:30 al Digital Heritage 2025 Expo di Siena.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) e il CNR ISPC – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, nell’ambito del programma europeo PERCEIVE – Perceptive Enhanced Realities of Coloured Collections through AI and Virtual Experiences, finanziato da Horizon Europe e avviato nel 2023.
La processione: reenactors del Gruppo Storico Oplontino durante le riprese a Cinecittà. Credits: Federica Bonifazi CNR-ISPC (sotto)Il Tempio di Iside come non lo abbiamo mai visto
La mostra offre al pubblico un viaggio virtuale nel Tempio di Iside di Pompei, oggi custodito al MANN, riportando alla luce il ruolo culturale e rituale del colore nel culto isiaco. Il percorso si articola in due sezioni:
- Echoes of Loss, dedicata allo studio della policromia antica e alla fragilità dei pigmenti, con strumenti interattivi che mostrano le tecniche di analisi e ricostruzione digitale.
- The Gifts of Isis, un’esperienza immersiva e multisensoriale che ricostruisce il tempio prima della sua distruzione, restituendo la vividezza dei colori e il loro valore simbolico.
Grazie a ricostruzioni 3D, intelligenza artificiale, imaging multispettrale, repliche fisiche e installazioni interattive, la mostra sfida la percezione tradizionale dell’antichità e restituisce un mondo antico “a colori”, molto più vicino alla realtà storica.
le riprese per i video dell’applicazione (CNR ISPC)Un progetto di ricerca e comunicazione
Il Direttore generale Musei, Massimo Osanna, sottolinea come l’iniziativa rappresenti un esempio di nuova comunicazione museale, capace di unire “rigore scientifico e approccio emozionale”. Per la direttrice del CNR ISPC, Costanza Miliani, l’obiettivo è restituire non solo la bellezza cromatica, ma anche la consapevolezza del significato culturale dei colori nel mondo antico.
Ricostruzione del Tempio di Iside (CNR ISPC)Il progetto PERCEIVE ha sviluppato un metodo che integra analisi dei pigmenti, fonti storiche e iconografiche con ricostruzioni digitali ad alta precisione. Tra i risultati più significativi, la restituzione dei colori originari a opere come la Venere Anadiomene, che oggi possiamo rivedere nella sua vividezza cromatica.
ricostruzione del porticato del Tempio di Iside (CNR ISPC)La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Valtrend Editore, disponibile anche in open access (scaricalo QUI).
Immagine in apertura: Analisi diagnostiche (CNR ISPC)
#archeologiaDigitale #CNRISPC #DigitalHeritage2025 #MANN #mostre #PERCEIVE #policromiaAntica #pompei #Siena #TempioDiIside
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A Siena la mostra che restituisce i colori perduti del Tempio di Iside a Pompei
Redazione
Restituire la policromia all’antico, superando l’immagine stereotipata delle statue e dei templi “in bianco e nero”. È l’obiettivo di “Perceive Isis’ Colours”, la mostra che sarà inaugurata domani, lunedì 8 settembre alle ore 14:30 al Digital Heritage 2025 Expo di Siena.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) e il CNR ISPC – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, nell’ambito del programma europeo PERCEIVE – Perceptive Enhanced Realities of Coloured Collections through AI and Virtual Experiences, finanziato da Horizon Europe e avviato nel 2023.
La processione: reenactors del Gruppo Storico Oplontino durante le riprese a Cinecittà. Credits: Federica Bonifazi CNR-ISPC (sotto)Il Tempio di Iside come non lo abbiamo mai visto
La mostra offre al pubblico un viaggio virtuale nel Tempio di Iside di Pompei, oggi custodito al MANN, riportando alla luce il ruolo culturale e rituale del colore nel culto isiaco. Il percorso si articola in due sezioni:
- Echoes of Loss, dedicata allo studio della policromia antica e alla fragilità dei pigmenti, con strumenti interattivi che mostrano le tecniche di analisi e ricostruzione digitale.
- The Gifts of Isis, un’esperienza immersiva e multisensoriale che ricostruisce il tempio prima della sua distruzione, restituendo la vividezza dei colori e il loro valore simbolico.
Grazie a ricostruzioni 3D, intelligenza artificiale, imaging multispettrale, repliche fisiche e installazioni interattive, la mostra sfida la percezione tradizionale dell’antichità e restituisce un mondo antico “a colori”, molto più vicino alla realtà storica.
le riprese per i video dell’applicazione (CNR ISPC)Un progetto di ricerca e comunicazione
Il Direttore generale Musei, Massimo Osanna, sottolinea come l’iniziativa rappresenti un esempio di nuova comunicazione museale, capace di unire “rigore scientifico e approccio emozionale”. Per la direttrice del CNR ISPC, Costanza Miliani, l’obiettivo è restituire non solo la bellezza cromatica, ma anche la consapevolezza del significato culturale dei colori nel mondo antico.
Ricostruzione del Tempio di Iside (CNR ISPC)Il progetto PERCEIVE ha sviluppato un metodo che integra analisi dei pigmenti, fonti storiche e iconografiche con ricostruzioni digitali ad alta precisione. Tra i risultati più significativi, la restituzione dei colori originari a opere come la Venere Anadiomene, che oggi possiamo rivedere nella sua vividezza cromatica.
ricostruzione del porticato del Tempio di Iside (CNR ISPC)La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Valtrend Editore, disponibile anche in open access (scaricalo QUI).
Immagine in apertura: Analisi diagnostiche (CNR ISPC)
#archeologiaDigitale #CNRISPC #DigitalHeritage2025 #MANN #mostre #PERCEIVE #policromiaAntica #pompei #Siena #TempioDiIside
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A Siena la mostra che restituisce i colori perduti del Tempio di Iside a Pompei
Redazione
Restituire la policromia all’antico, superando l’immagine stereotipata delle statue e dei templi “in bianco e nero”. È l’obiettivo di “Perceive Isis’ Colours”, la mostra che sarà inaugurata domani, lunedì 8 settembre alle ore 14:30 al Digital Heritage 2025 Expo di Siena.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN) e il CNR ISPC – Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale, nell’ambito del programma europeo PERCEIVE – Perceptive Enhanced Realities of Coloured Collections through AI and Virtual Experiences, finanziato da Horizon Europe e avviato nel 2023.
La processione: reenactors del Gruppo Storico Oplontino durante le riprese a Cinecittà. Credits: Federica Bonifazi CNR-ISPC (sotto)Il Tempio di Iside come non lo abbiamo mai visto
La mostra offre al pubblico un viaggio virtuale nel Tempio di Iside di Pompei, oggi custodito al MANN, riportando alla luce il ruolo culturale e rituale del colore nel culto isiaco. Il percorso si articola in due sezioni:
- Echoes of Loss, dedicata allo studio della policromia antica e alla fragilità dei pigmenti, con strumenti interattivi che mostrano le tecniche di analisi e ricostruzione digitale.
- The Gifts of Isis, un’esperienza immersiva e multisensoriale che ricostruisce il tempio prima della sua distruzione, restituendo la vividezza dei colori e il loro valore simbolico.
Grazie a ricostruzioni 3D, intelligenza artificiale, imaging multispettrale, repliche fisiche e installazioni interattive, la mostra sfida la percezione tradizionale dell’antichità e restituisce un mondo antico “a colori”, molto più vicino alla realtà storica.
le riprese per i video dell’applicazione (CNR ISPC)Un progetto di ricerca e comunicazione
Il Direttore generale Musei, Massimo Osanna, sottolinea come l’iniziativa rappresenti un esempio di nuova comunicazione museale, capace di unire “rigore scientifico e approccio emozionale”. Per la direttrice del CNR ISPC, Costanza Miliani, l’obiettivo è restituire non solo la bellezza cromatica, ma anche la consapevolezza del significato culturale dei colori nel mondo antico.
Ricostruzione del Tempio di Iside (CNR ISPC)Il progetto PERCEIVE ha sviluppato un metodo che integra analisi dei pigmenti, fonti storiche e iconografiche con ricostruzioni digitali ad alta precisione. Tra i risultati più significativi, la restituzione dei colori originari a opere come la Venere Anadiomene, che oggi possiamo rivedere nella sua vividezza cromatica.
ricostruzione del porticato del Tempio di Iside (CNR ISPC)La mostra è accompagnata da un catalogo edito da Valtrend Editore, disponibile anche in open access (scaricalo QUI).
Immagine in apertura: Analisi diagnostiche (CNR ISPC)
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Ötzi in 3D: la mummia dei ghiacci diventa un modello digitale ad alta risoluzione
Dal Perù arriva la rivoluzione nella conservazione delle mummie: il gemello digitale 3D dell’Uomo venuto dal ghiaccio, realizzato con fotogrammetria e intelligenza artificiale, apre una nuova era nello studio dei reperti.
E c’è anche una scoperta sulla sua salute: Ötzi soffriva di aterosclerosi.#Mummia #WorldMummyCongress #ArcheologiaDigitale #OetziTheIceman #AI #Bolzano
@oetzitheiceman
https://storiearcheostorie.com/2025/08/14/otzi-3d-fotogrammetria-ai/
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Ötzi in 3D: la mummia dei ghiacci diventa un modello digitale ad alta risoluzione
Dal Perù arriva la rivoluzione nella conservazione delle mummie: il gemello digitale 3D dell’Uomo venuto dal ghiaccio, realizzato con fotogrammetria e intelligenza artificiale, apre una nuova era nello studio dei reperti.
E c’è anche una scoperta sulla sua salute: Ötzi soffriva di aterosclerosi.#Mummia #WorldMummyCongress #ArcheologiaDigitale #OetziTheIceman #AI #Bolzano
@oetzitheiceman
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Ötzi in 3D: la mummia dei ghiacci diventa un modello digitale ad alta risoluzione
Dal Perù arriva la rivoluzione nella conservazione delle mummie: il gemello digitale 3D dell’Uomo venuto dal ghiaccio, realizzato con fotogrammetria e intelligenza artificiale, apre una nuova era nello studio dei reperti.
E c’è anche una scoperta sulla sua salute: Ötzi soffriva di aterosclerosi.#Mummia #WorldMummyCongress #ArcheologiaDigitale #OetziTheIceman #AI #Bolzano
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Dal Perù arriva la rivoluzione nella conservazione delle mummie: il gemello digitale 3D dell’Uomo venuto dal ghiaccio, realizzato con fotogrammetria e intelligenza artificiale, apre una nuova era nello studio dei reperti.
E c’è anche una scoperta sulla sua salute: Ötzi soffriva di aterosclerosi.#Mummia #WorldMummyCongress #ArcheologiaDigitale #OetziTheIceman #AI #Bolzano
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Dal Perù arriva la rivoluzione nella conservazione delle mummie: il gemello digitale 3D dell’Uomo venuto dal ghiaccio, realizzato con fotogrammetria e intelligenza artificiale, apre una nuova era nello studio dei reperti.
E c’è anche una scoperta sulla sua salute: Ötzi soffriva di aterosclerosi.#Mummia #WorldMummyCongress #ArcheologiaDigitale #OetziTheIceman #AI #Bolzano
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L'intrepido collega Maurizio, nei suoi sforzi di rimettere in ordine il mondo, almeno quello della nostra #biblioteca scolastica, ha ritrovato questi reperti di #ArcheologiaDigitale: una raccolta di floppy disk da 5 pollici e 1/4 con le programmazioni dell'anno scolastico 1988/89 #FloppyDisk #scuola @[email protected] @[email protected] @informapirata @filippodb @simonezanella @mauriziocarnago
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L'intrepido collega Maurizio, nei suoi sforzi di rimettere in ordine il mondo, almeno quello della nostra #biblioteca scolastica, ha ritrovato questi reperti di #ArcheologiaDigitale: una raccolta di floppy disk da 5 pollici e 1/4 con le programmazioni dell'anno scolastico 1988/89 #FloppyDisk #scuola @[email protected] @[email protected] @informapirata @filippodb @simonezanella @mauriziocarnago
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L'intrepido collega Maurizio, nei suoi sforzi di rimettere in ordine il mondo, almeno quello della nostra #biblioteca scolastica, ha ritrovato questi reperti di #ArcheologiaDigitale: una raccolta di floppy disk da 5 pollici e 1/4 con le programmazioni dell'anno scolastico 1988/89 #FloppyDisk #scuola @[email protected] @[email protected] @informapirata @filippodb @simonezanella @mauriziocarnago
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